Il Brexit e l’implosione dell’Unione Europea

mongolfiera ukdi Samir Amin

Traduzione dal francese di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Pubblichiamo la traduzione italiana di questo testo che Samir Amin ci ha inviato qualche giorno fa. Esso ci sembra di particolare importanza per il modo in cui affronta, con le “lenti di Marx” e l’analisi degli interessi di classe, la questione della sovranità nazionale, prendendo nettamente le distanze dalle concezioni del “sovranismo” borghese: 

“La Gran Bretagna non intende certamente mettere in opera la propria sovranità per impegnarsi in una via che si allontani dall’ordoliberismo. Al contrario, Londra spera di aprirsi ancora di più soprattutto verso gli Stati Uniti (la Gran Bretagna non ha le reticenze di certi europei verso il trattato transatlantico di libero scambio TTIP), verso i paesi del Commonwealth e i paesi emergenti del Sud, che si sostituirebbero alla priorità europea. Nient’altro; e certamente non un migliore programma sociale. D’altra parte per i britannici l’egemonia tedesca è meno accettabile di quello che sembra per gli altri, in Francia e in Italia”. 

“I fascisti europei proclamano la propria ostilità all’Europa e all’Euro. Ma si deve sapere che il loro concetto di sovranità è quello della borghesia capitalista; il loro progetto è quello della ricerca della competitività nazionale all’interno del sistema dell’ordoliberismo, associato a campagne nauseabonde contro gli immigrati. I fascisti non sono mai i difensori della democrazia, neanche quella elettorale (salvo per opportunismo), e ancora meno lo sono di una democrazia più avanzata. A fronte della sfida, la classe dominante non ha esitazioni: meglio l’uscita fascista dalla crisi. Ne ha dato prova in Ucraina”.
Il nostro autore ribadisce quanto scrive da tempo: “Non c’è niente da attendersi dal progetto europeo, che non può essere trasformato dall’interno; bisogna decostruire per poi eventualmente ricostruire su altre basi. Poiché si rifiutano di arrivare a questa conclusione, molti movimenti in conflitto con l’ordoliberismo esitano riguardo agli obiettivi strategici delle loro lotte: uscire o restare in Europa (o nell’Euro)? In queste condizioni gli argomenti invocati dagli uni e dagli altri sono estremamente diversi, basati spesso su questioni insignificanti, a volte sui falsi problemi orchestrati dai media (la sicurezza, gli immigrati), che conducono a scelte nauseabonde, raramente sulle vere sfide. L’uscita dalla Nato, per esempio, è invocata raramente. Rimane il fatto che l’onda montante che si esprime nel rifiuto dell’Europa (come la Brexit) riflette la cancellazione delle illusioni sulla possibilità di una sua riforma. Ciononostante la confusione preoccupa”. 

“La difesa dell’illusione di una riforma impossibile dell’Europa non permette di evitarne l’implosione. Il progetto europeo si sbriciolerà allora a beneficio di una riemersione di quello che somiglia molto all’Europa degli anni ‘30 e ’40”

Samir Amin ribadisce la necessità di “un progetto di sovranità, con un contenuto esplicitamente popolare e democratico […] La sovranità nazionale è lo strumento inevitabile per l’avanzamento sociale e per il progresso della democratizzazione, al Nord come al Sud del pianeta. Queste avanzate sono guidate da logiche che si situano al di là del capitalismo, in una prospettiva favorevole all’emersione di un mondo policentrico e al consolidamento dell’internazionalismo dei popoli”.

Andrea Catone
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>>>continua>>>

L’Europa e la Nuova ALBA latinoamericana

di Paolo Becchi – www.ilfattoquotidiano.it

Nel racconto distorto dei media mainstream, la “crisi” in Europa è ormai finita, i paesi hanno agganciato la “ripresa” e le “riforme”, anche in Grecia, hanno funzionato. Per Renzi e tutti i media a reti unificate, l’economia italiana ha cambiato marcia.

La realtà e un’altra. La partecipazione alla zona euro ha prodotto per i paesi dell’Europa meridionale – ma questo difficilmente lo leggete sui giornali – una stagnazione-recessione permanente e una trappola debito-deflazione peggiore di quella registrata negli anni ’30. Con un giovane su due che non lavora e con la necessità di reprimere i salari all’infinito per compensare i gap di competitività all’interno della trappola euro: l’Europa del sud è di fronte a un bivio storico.

Continuare su questa strada che conduce al suicidio, oppure, fare come in America Latina è stato fatto dopo la “larga noche neoliberal” dove i paesi del subcontinente americano languivano sotto il tallone di ferro dei regimi neoliberisti.

Quindi rompere la gabbia e creare una nuova alleanza basata sulla razionalità economica, la solidarietà, la cooperazione. L’Alba-Tcp (Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America – Trattato di Commercio per i Popoli) è un progetto originale, una nuova forma di integrazione regionale completamente differente da quelle già conosciute e preesistenti. Concepita come Alternativa Bolivariana per i Popoli di Nuestra America, l’alleanza si definisce come un’opzione latinoamericana che lotta per l’indipendenza e la sovranità dei popoli della regione. Un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica promossa dal Venezuela e da Cuba il 14 dicembre 2004 a cui aderiscono oggi anche BoliviaNicaragua, Ecuador, Saint Vincent e Grenadine, Antigua e Barbuda, Dominica – in alternativa al modello dominante delle aree di libero scambio figlie del processo di globalizzazione e dei principi neo-liberisti, alla base della crisi senza fine dell’Occidente. In risposta alla brutale dissoluzione sofferta in più di un decennio di egemonia neoliberista – si legge nello Statuto – si impone il rafforzamento dello Stato sulla base della partecipazione del cittadino negli affari pubblici.

Le parole inserite nello statuto dell’Alba-Tcp evidenziano la volontà di creare un’unione tra Stati che conservano intatta la propria sovranità. Un’unione che sia strumento per raggiungere uno sviluppo giusto e sostenibile, la complementarità economica e la cooperazione tra i paesi partecipanti in luogo della competizione.

E’ lampante la differenza che intercorre tra l’alleanza latinoamericana e la fallimentare Unione europea basata sul liberismo sfrenato e la competizione, dove regole e moneta unica sono state congegnate al solo scopo di favorire il modello mercantilistico tedesco.

A pochi mesi dalla sua genesi, l’Alba bolivariana ha già iniziato a dare i suoi frutti. Il Venezuela, in cambio dell’export di petrolio e di materiali da costruzione verso Cuba, può attualmente beneficiare del lavoro di 20.000 dottori cubani, i quali hanno aperto cliniche mediche nei barrios e nelle comunità rurali che non hanno mai goduto dei servizi medici – i cosiddetti Centri Diagnostici Integrali, costantemente presi d’assalto dagli uomini dell’opposizione come accaduto durante le guarimbas – mentre grazie ai programmi di alfabetizzazione “milioni di venezuelani hanno imparato a leggere e a scrivere”. Il tutto è stato finora realizzato con grande fluidità, senza passare attraverso l’intermediazione dei sistemi bancari internazionali e tralasciando gli interessi delle grandi compagnie. Ma l’isola caraibica non è l’unico partner affidabile per il Venezuela bolivariano. L’iniziativa di Chávez si è fatta largo anche nel Cono Sud, coinvolgendo i principali governi della regione nella costruzione di solidi legami di cooperazione, a cominciare dall’Argentina “che paga per gli 8 milioni di barili di greggio venezuelani importati, non in contanti o in valuta, bensì con i bovini, di cui abbonda”.

Mentre  Geoge W. Bush voleva imporre l’Alca – un trattato di libero mercato che avrebbe annullato le sovranità e libertà dei singoli popoli per i profitti delle multinazionali – questi paesi hanno saputo dire di no con un progetto di integrazione innovativo e vincente per il benessere interno e la pace delle popolazioni. Prendendo a riferimento il Venezuela la spesa sociale è più che raddoppiata: nel 1998 veniva investito l’11,3% del Pil, mentre attualmente la cifra supera il 23%. Oltre 20 milioni di persone hanno beneficiato delle cosiddette Missioni Sociali“. Attualmente 2,1 milioni di persone ricevono una pensione di vecchiaia, mentre in epoca di regime neoliberista solo in 387mila ricevevano una pensione. Altro ambito dove il Venezuela ha compiuto grandi passi avanti rispetto al passato è quello relativo alla salute pubblica. La missione “Barrio Adentro“, che garantisce assistenza primaria grazie a 8300 medici cubani e 7000 cliniche, ha permesso di salvare la vita a circa 1,4 milioni di persone. La mortalità infantile è stata drasticamente ridotta, mentre aumenta il numero di medici per abitanti: dai 18 ogni 10mila del 1998 agli attuali 58.

Quando oggi Obama vuole imporre il Ttip (l’Alca europeo) e quando il regime di Berlino, Bruxelles e Francoforte umilia quotidianamente la nostra libertà, democrazia e sovranità, bisogna ricordare quest’esperienza nel dibattito. Ci si deve interrogare sull’apologia del libero commercio e del libero mercato, come se solo questi bastassero per garantire automaticamente migliori livelli di crescita e di benessere collettivo. Senza un chiaro intervento dello Stato diretto a ridurre le disuguaglianze tra i paesi, il libero commercio tra paesi diseguali non può condurre che al rafforzamento dei più forti a discapito dei più deboli. Rafforzare l’integrazione latinoamericana richiede un’agenda economica definita per gli Stati sovrani, al di fuori dell’influenza nefasta degli organismi internazionali. L’Alba sostiene che “il commercio e gli investimenti non debbano essere fini a se stessi ma come strumenti per ottenere uno sviluppo giusto e sostenibile”.

Tutti questi paesi dell’Alba sono oggi sotto attacco dalle forze neo-liberali con guerre economiche e golpe morbidi, dimostrando coma la via intrapresa sia quella giusta. Dopo l’umiliazione della democrazia in Grecia e Portogallo, è chiaro ormai a tutti gli osservatori che da questa trappola chiamata euro da soli è difficile uscire e che la lotta contro il tiranno di Bruxelles e Francoforte sarà  molto lunga e dura. Per affrontarla nel modo appropriato bisogna unire le forze in Europa del sud. Perché non guardare come modello a chi quelle catene le ha sapute spezzare nel nome della sovranità, autodeterminazione, pace e politiche sociali. Perché non guardare a chi invece del profitto, di parametri e stupidi vincoli d’austerità ha esportato solidarietà, medici e diritti sociali?

[Con la collaborazione di Alessandro Bianchi]

(VIDEO) Putin: «I siriani scappano dall’Isis non da Assad»

da rt

Il Presidente russo Vladimir Putin è arrivato, oggi, nella città di Vladivostok per intervenire al primo East Economic Forum dove partecipano delegazioni dei 24 paesi della regione Asia-Pacifico. Dopo il suo discorso, il presidente russo ha affrontato, tra le altre cose, il problema dei migranti che arrivano in Europa.

«Ci si aspettava la crisi dei migranti in Europa, la Russia ha messo in guardia sull’entità del problema», ha dichiarato il capo di stato russo, aggiungendo che la crisi dell’immigrazione è causata dalle “politiche sbagliate dell’Occidente.”

Secondo Putin, i paesi del continente «seguono ciecamente la politica USA nei confronti dei migranti per questo si trovano ad affrontare un problema molto grande». A questo proposito, il presidente russo ha confessato la sua sorpresa per le critiche che i media degli Stati Uniti hanno mosso sugli abusi subiti dai migranti in Europa.

Coalizione internazionale antiterrorismo

Inoltre, Putin ha precisato che i siriani sono «in fuga dal proprio paese non a causa del governo di Assad, ma dallo Stato islamico». Il leader russo ha aggiunto che la partecipazione della Russia alle operazioni militari contro il gruppo terrorista non è al momento all’ordine del giorno. Tuttavia, il presidente russo ha discusso con la sua controparte statunitense, in una conversazione telefonica, la creazione di una coalizione internazionale contro il terrorismo.

«Vogliamo davvero creare una sorta di coalizione internazionale per la lotta contro il terrorismo e l’estremismo, a tal fine ci sono state consultazioni con i nostri partner, anche con gli statunitensi», ha spiegato Putin.

Crisi Ucraina

Putin ha deplorato che Kiev non abbia accolto emendamenti alla Costituzione dell’Ucraina anche sul Donbass non soddisfacendo le quattro condizioni di base per la soluzione politica del conflitto in Ucraina. Si tratta di un nuovo ciclo di crisi interna nel paese.

«Per quanto riguarda i tragici eventi avvenuti [vicino al Parlamento di Kiev], penso che in nessun modo siano legati ai cambiamenti della Costituzione, perché tutto quelli che propongono come cambiamenti ha un carattere pienamente dichiarativo e, essenzialmente, non cambia la struttura del potere in Ucraina», ha osservato Putin.

«Le modifiche alla Costituzione sono utilizzati solo come un pretesto per intensificare lotta di potere», ha aggiunto il leader russo.

Inoltre, il presidente russo è convinto che i nuovi eventi che si verificano in Ucraina dipenderanno da quanto tempo il suo popolo “tollererà questo baccano”.

Difendere la verità sulla Grande Guerra Patriottica

La Russia farà tutto il possibile per difendere la verità sulla Grande Guerra Patriottica nella mente dei russi ed degli europei. Il leader russo ha sottolineato che è essenziale per garantire «che tutto questo non accada di nuovo nella storia del genere umano».

«Da parte nostra, stiamo facendo e faremo di tutto per garantire che la verità sulla Grande Guerra Patriottica e coloro che difesero la nostra indipendenza e la libertà, e che ha portato  libertà ai popoli d’Europa, resti non solo nella mente, ma anche nel cuore dei nostri cittadini e di quelli di altri paesi», ha evidenziato Putin.

Situazione economica

Putin sostiene che l’economia russa si è già quasi adattata alla volatilità dei prezzi mondiali del petrolio, anche se ci sono «elementi sui quali sia il governo che le imprese devono ancora lavorare». Il governo russo ha avviato una serie di misure volte a sostenere l’economia nella situazione attuale, ha annunciato il presidente russo.

Eastern Economic Forum che si terrà quest’anno per la prima volta nella storia e diventerà un evento annuale, darà agli investitori, agli esperti e uomini d’affari interessati i progetti sulle risorse naturali nel settore del petrolio e del gas, risorse di legname e marine, tra gli altri, per trovare e rafforzare i legami multilaterali necessari per un effettivo sviluppo della regione dell’Estremo Oriente.

Il Presidente Vladimir Putin è giunto questa mattina con  la delegazione russa a Vladivostok subito dopo la sua visita in Cina in occasione del 70° anniversario della vittoria della guerra di resistenza del popolo cinese contro il Giappone e la fine della seconda guerra mondiale, dove ha incontrato anche il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Maduro.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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Dichiarazione dell’ALBA-TCP sulla crisi umanitaria nel mediterraneo

IV RIUNIONE STRAORDINARIA DEL CONSIGLIO POLITICO DELL’ALBA-TCP

I ministri degli Esteri del Consiglio Politico dell’ALBA-TCP di fronte alla terribile situazione umanitaria che si verifica nel Mediterraneo dichiarano:

  1. La causa principale delle tragedie umanitarie che hanno trasformato il Mediterraneo in una immensa e profonda tomba è il modello capitalista coloniale e neocoloniale, che ha precipitato i popoli di Africa e Asia nel sottosviluppo e distrutto i loro modelli produttivi, ponendoli al servizio delle metropoli occidentali. Nel 2015 oltre 2000 persone hanno perso la vita per sfuggire alle severe condizioni di vita e all’instabilità in Africa e Asia.

  1. Le economie africane sono state schiacciate sotto il pesante fardello della tassazione imposta dalle metropoli imperialiste europee, che ha generato crisi umanitarie in molti dei suoi paesi, e reso vani tutti i tentativi di rilanciare le loro economie a beneficio dei popoli africani.

  1. L’Occidente utilizza la violenza terroristica per rovesciare quei legittimi governi che si rifiutano di applicare il modello capitalistico di sfruttamento e non soddisfano i suoi voraci interessi.

  1. Con il patrocinio e la complicità dell’Occidente, la violenza si è diffusa nei paesi africani, l’Afghanistan, la Siria, l’Iraq e il Medio Oriente perpetrati da gruppi terroristici impuniti che hanno causato profonda sofferenza ai popoli di queste vaste regioni.

  1. I processi di destabilizzazione della regione sono andati a sommarsi alle già nefaste conseguenze del colonialismo e del neocolonialismo. Le modalità con cui la Libia è stata smembrata nel 2011 rappresentano il massimo esempio di questo. Il rovesciamento illegittimo del suo governo, in contrasto con il diritto internazionale, ha costretto al trasferimento di migliaia di cittadini, che, nel tentativo di attraversare il Mar Mediterraneo, rischiano la vita per sfuggire alla violenza terroristica e alle carestie provocate dall’Occidente.

  1. Allo stesso modo, l’Occidente intende rovesciare il legittimo e costituzionale governo della Siria, promuovendo ulteriore violenza terroristica e destabilizzazione in tutta la regione.

  1. Riteniamo che questa nuova avventura imperialista incrementerà l’attuale tragedia umanitaria, e renderà l’Europa l’obiettivo principale delle terribili conseguenze umane derivanti da questa azione che è in contrasto con i principi fondamentali del Diritto Internazionale.

  1. Facciamo appello all’Europa affinché si svegli e reagisca immediatamente, con sensibilità e giustizia, e accetti la sua responsabilità storica che supera i limiti della tragedia umana.

  1. I paesi dell’ALBA-TCP chiedono ai governi e ai popoli del mondo di costruire un Piano di Solidarietà per i popoli che subiscono oggi le conseguenze del terrorismo internazionale, e di investire il 20% della spesa militare mondiale per sostenere il diritto alla salute, istruzione, cibo, abitazioni e diritti umani fondamentali di milioni di cittadini colpiti dal terrorismo promosso e supportato dall’Occidente.

  1. Inoltre, esprimiamo la nostra costante e seria preoccupazione per le deportazioni e i trasferimenti forzati in corso di cittadini dominicani di origine haitiana, e riaffermiamo i diritti umani fondamentali di tutti coloro che sono sfollati, e chiediamo una soluzione giusta e pacifica di questa crisi in conformità con i principi del diritto internazionale.

Caracas, Repubblica Bolivariana del Venezuela, 10 agosto 2015.

Iran e G5+1 hanno ratificato il testo finale dell’accordo sul nucleare

da hispantv

Fonti diplomatiche iraniane, vicine alla delegazione negoziale, hanno confermato la messa a punto del testo dell’accordo finale sul nucleare.

Segue il testo.

– Le sanzioni economiche e finanziarie imposte dalla Unione Europea (UE) e gli Stati Uniti saranno abolite con l’avvio dell’attuazione dell’accordo.

– L’Iran sarà riconosciuta nei mercati globali come produttore di uranio arricchito e di acqua pesante.

– I divieti e le limitazioni imposte in materia di cooperazione economica all’Iran saranno sollevati in tutti i settori, come gli investimenti nelle industrie petrolifere, gasifere, petrolchimicche, etc.

– Nel settore nucleare, si sta preparando il campo ad un’ampia collaborazione internazionale con l’Iran, in particolare nei settori dell’industria nucleare e della costruzione di nuove centrali nucleari e reattori di ricerca.

– Secondo il testo dell’accordo finale, le potenze mondiali riconoscono il programma di energia nucleare della Repubblica islamica dell’Iran, la sua natura pacifica e il rispetto del diritto al nucleare della nazione iraniana, nel rispetto delle convenzioni internazionali.

– Il programma nucleare iraniano, presentato ingiustamente, alterando la realtà, come una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale, ora diventa oggetto di cooperazione internazionale con gli altri paesi, nel quadro delle norme internazionali.

– Il divieto di acquisto di beni a duplice uso è stato sollevato, la Commissione congiunta contro l’Iran e il gruppo 5+1 permetterà di soddisfare i bisogni del Paese persiano.

– Per la prima volta dopo tre decenni, si annullano le sanzioni ingiuste imposte per l’acquisto di aeromobili civili e per il rinnovamento dell’aviazione iraniana, aumentando così la sicurezza dei voli.

– Con il rilascio della nuova risoluzione, all’interno dell’articolo 25 della Carta delle Nazioni Unite, e con attenzione all’articolo 41 della suddetta, ci sarà un cambiamento fondamentale per il trattamento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riguardo alle clausole relative e alla cancellazione delle sanzioni irrogate in passato all’Iran.

– Le restrizioni imposte alle attività missilistiche iraniane sono ridotte a quelle attività che riguardano le armi nucleari. Attività che la Repubblica islamica dell’Iran non ha mai avviato

-L’embargo sugli studenti iraniani e le loro carriere legate ai settori nucleari sarà completamente abolito.

– L’Iran accetta le proposte per la costruzione di centrali nucleari e sulla ricerca per i reattori.

– L’Iran è stato riconosciuto come una potenza nucleare con il diritto all’arricchimento dell’uranio e l’accesso al ciclo del combustibile nucleare.

– Tutte le sanzioni economiche e finanziarie contro il paese persiano saranno abolite dopo la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC).

– Tutte le strutture nucleari iraniane continueranno la loro attività e l’Iran continuerà la sua attività di arricchimento dell’uranio.

– L’impianto di acqua pesante ad Arak rimane intatto, sarà modernizzato e dotato di nuove funzionalità, laboratori e strutture, con la collaborazione di esperti nelle tecnologie più avanzate e sicure di cui si dispone al momento. La richiesta iniziale sul suo smantellamento o conversione in impianto ad acqua leggera è stata respinta.

[Trad dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Las víctimas TTIP: Agricultura, Agua, Servicios, Medio Ambiente y Trabajo

por Achille Lollo, para el Correio da Cidadania, 24feb2015

Desde 1996, las “excelencias” del liberalismo americano y británico trataron de empujar un Acuerdo General sobre el Comercio de Servicios (AGCS) en el ámbito de la Organización Mundial del Comercio (OMC), para cancelar la lógica del Welfare State. Una operación que no fue aprobada, porque adentro de la OMC, prevaleció la idea que “los servicios públicos no ofrecen productos comerciales, sino que ligan los derechos universales de los ciudadanos con el funcionamiento de empresas publicas para la salud pública, el transporte, las telecomunicaciones, la energía, la educación y la cultura …”. Todo esto, de acuerdo con los “gurús” del liberalismo, tendría enormemente fortalecido los sindicatos, creando en los países europeos un clima opuesto al provecho y contrario a las empresas privadas.

 

La crisis financiera y económica que aqueja a los países europeos y la imposición de drásticas medidas de austeridad han permitido a las “excelencias” de la Casa Blanca de proponer a la Comisión Europea un nuevo tipo de tratado que sanaría la economía europea, cancelando el “Fiscal Compact” y las medidas de austeridad. En la práctica, las “excelencias” del liberalismo estadounidense argumentan que con la implementación del TTIP (acuerdo entre los EE.UU. y la Unión Europea), del TPIP (acuerdo entre los EE.UU. y Asia-Pacífico) y de la TISA (acuerdo sobre la globalización de servicios públicos) la economía capitalista entrará en una fase superior.

 

En la reunión del nuevo G7 (sin Rusia y China), Barak Obama ha impuesto que el Parlamento Europeo ratifique el TTIP sin andarse por las ramas, porque con este acuerdo los Estados Unidos serán la base de un gigante económico, tecnológico y financiero, capaz de rechazar la avanzada de los BRICS. China, por ejemplo, en el año 2014, registró un récord comercial mundial, con un activo de 4.160 billones de dólares, de los cuales más de la mitad, 2210 billones, representados por las exportaciones. En consecuencia, en 2014, los EE.UU. bajaron al segundo lugar, con un superávit de 3.560 billones de dólares, de los cuales, 368,4 de importaciones procedentes de China. Es por esta razón, que la Casa Blanca está utilizando 600 concejales en las negociaciones con la Unión Europea, para que el TTIP adopte plenamente la versión estadounidense con la cual se experimentarán profundos cambios en la economía europea y, especialmente, en la de los países del sur, es decir, Portugal, España, Italia, Francia, Grecia, Bulgaria y Rumania, seguidos de cambios profundos en la relación entre los ciudadanos y las instituciones y en el concepto de soberanía nacional de los estados.

 

Un escenario que debería preocupar a los pueblos de la Unión Europea, que se mantienen en la oscuridad, gracias a la aceptación servil de las negociaciones secretas por parte de los tecnócratas de la Comisión Europea; a la complicidad de los primeros ministros y respectivos presidentes de los veinte-ocho países de la UE; y a la “censura inteligente”, hecha por los directores del 98% de los periódicos, de las revistas y de todas las radios y televisiones. Por estas razones, se inició la campaña de STOP TTIP, con el objetivo de explicar a la gente lo que está sucediendo en Bruselas y luego de denunciar lo que sucederá en Europa con el TTIP.

 

1) Agricultura, Ganadería y Soberanía Alimentaria – Estas áreas se verán afectadas con la llegada de los productos OGM (genéticamente modificados), que en los EE.UU. se venden a precios de ganga, principalmente en la industria de la alimentación, que inundará los supermercados europeos con sus productos. De hecho, mediante la reducción de la información de las etiquetas, los consumidores no sabrán distinguir los productos naturales de los OGM. Es decir, nadie puede saber si la carne de res o de cerdo proviene de un animal que ha sido engrasado con hormonas o fitohormonas. Si los pollos son criados con alimentos llenos de antibióticos y si su carne se conserva con el lavado químico de cloro. La experiencia mexicana del NAFTA enseña que las multinacionales del agro-business de los Estados Unidos tienen una estructura financiera perfecta y preparada para invadir las campañas, vendiendo semillas transgénicas, nuevos fertilizantes y pesticidas (sin ningún tipo de garantía sobre el potencial de los componentes tóxicos) a precios muy bajos en los tres primeros años de producción. Por lo tanto, los pequeños y medianos terratenientes europeos, que se negaron a unirse al carro de la publicidad del agro-business se verán obligados a vender sus tierras, a causa de la competencia desleal de los productos OGM. Al mismo tiempo, otros agricultores serán ganados por las campañas publicitarias de las empresas de bio-combustibles y pasarán a cultivar productos super-OGM, destinados a la producción de bio-combustibles. De este modo, la soberanía alimentaria, es decir, el derecho a una alimentación de calidad y el derecho a la defensa de un medio ambiente saludable serán de hecho alterados.

 

2) Agua – Todos los gobiernos que en Italia se sucedieron después del referéndum del agua, en 2011,  fingieron de haber olvidado que la soberanía del pueblo decidió que el agua no puede ser privatizada. Para evitar este obstáculo, el gobierno de Berlusconi inventó la simplificación administrativa de las empresas municipales del agua. Después, el gobierno de Matteo Renzi ha redactado un decreto en el cual se pide a estas empresas de constituirse en SpA y luego de asociarse entre sí para vivir mejor en el mundo de las bolsas de valores. De esta manera, se hizo una privatización “blanca”, ya que el objetivo principal de estas empresas ya no es el servicio universal de la distribución de agua potable, sino el provecho y la renta de las mismas empresas, que, para obtenerlos, tendrán que ser manejadas como cualquier empresa comercial. Eso es lo que está haciendo la ACEA ATO2 en Roma y en el Lazio. Cabe destacar que la salida a la bolsa implica el riesgo de ataques especulativos, con los cuales las acciones de la parte mayoritaria (pública) podrán ser compradas o incluso vendidas para “equilibrar el presupuesto”. Pero si un municipio o una región se niega a vender la compañía municipal al inversor privado u se requerirá la intervención de los tribunales nacionales para impugnar el incremento de los precios para la distribución del agua, impuesto por la nueva empresa (filial de una multinacional de los EE.UU.), el inversor estadounidense se dirigirá al arbitraje internacional Estado-Empresa, el llamado ISDS (Investor State Dispute Settlement). El ISDS llevará a cabo el proceso en los Estados Unidos, para condenar la ciudad, la región o incluso el estado, ratificando una condena con una multa de varios millones de euros, a pagar al inversor por este “haber perdido el beneficio esperado”.

 

Además, si por ejemplo, el Parlamento italiano, antes de la entrada en vigor del TTIP, aprueba una ley que establece normas para la fijación de precios y obligaciones para la distribución del agua, cualquier corporación de los EE.UU. y de otros países europeos, interesada ​​en la gestión de los servicios del agua en Italia, podrá emprender acciones judiciales contra el Estado italiano, recurriendo al llamado ISDS y avanzando solicitud de indemnización por varios miles de millones de euros, mediante la invocación del “fracasado beneficio esperado”. De este modo, el fracasado beneficio esperado se convierte en una especie de chantaje preventivo a las instituciones y organismos de control, que cuestionan las filiales de las multinacionales.

 

3) Servicios Públicos – sin querer considerar lo que se establecerá con el nuevo tratado TISA sobre la venta de los productos de los servicios públicos no privatizables, el TTIP prevé la anulación de la noción de servicio público universal. De esta manera, cada servicio prestado por una institución o una empresa pública (escuela, salud, transporte, electricidad, etc.) debe ser considerado “… un producto comercializado entre un proveedor privado y un cliente”. Desaparece, entonces, el derecho universal a la educación, a la salud y todos aquellos servicios garantizados por el “Welfare State”.

 

Con el TTIP, será revolucionado el sistema de tickets de salud pública y desaparecerán los médicos de familia. De hecho, los primeros se extenderán a todos los servicios de atención de salud que no sean de emergencia grave, pero quien no tiene seguro será dirigido en los hospitales públicos para “sin seguro”, es decir, para los más “pobres”, con evidentes diferencias en la calidad de los beneficios para la salud. En las escuelas, los padres tendrán que recurrir al “bono institucional” para inscribir al niño en una escuela pública, que, sin embargo, está organizada como una escuela privada. Está claro que las universidades y las escuelas secundarias se transformarán en “empresas”, con un presupuesto que no podrá superar en ningún caso los limites establecidos.

 

Sin embargo, aún peor le irá al transporte y a la electricidad pública, donde las grandes empresas públicas estarán bajo asalto por los inversionistas estadounidenses y europeos, lo que obligará al Estado a asumir la carga de las líneas de transporte que no producen provechos. Por ejemplo, los trenes de cercanías, las líneas de autobús en territorio suburbano. Por otra parte, la liberalización de los servicios públicos también se refiere a la contratación pública, donde será prohibido ofrecer “trato más favorable” para las empresas y la mano de ópera local. Al final, las empresas europeas podrán participar en las licitaciones de los Estados Unidos y viceversa podrán “importar” trabajadores, sin la obligación de utilizar mano de obra local.

 

4) Medio Ambiente – El conflicto geo-estratégico que opone los EE.UU. a Rusia llevó al presidente Obama a proponer a los jefes de gobierno de los principales países europeos de reemplazar los suministros de gas ruso con gas de esquisto producido en los EE.UU. El problema es que para llegar al gas y al petróleo de esquisto, las empresas utilizan la técnica del fracking, que es un verdadero desastre para el medio ambiente. En la práctica, con el TTIP, el gobierno estadounidense legitimará el fracking y por lo tanto alentará a todas las formas de destrucción del medio ambiente natural, para obtener ganancias con la extracción de minerales, la talla indiscriminada de los bosques o la retirada de arenas masivas y piedras de los lechos de los ríos. Igualmente, con el TTIP vendrán menos todas aquellas normas que limitan el uso excesivo de los vertederos y que requieren una funcionalidad específica para el tratamiento de residuos orgánicos, tóxicos y reciclables.

 

5) Trabajo y sindicatos – como se ha dicho, el trabajo es el capítulo que ocupa menos espacio en las negociaciones, ya que incluso en Europa la lógica neo-liberal ha querido cancelar la “importancia social y política del trabajo”, sólo para rebajarlo al simple recuento de los costos laborales. La Ley de Empleo de Matteo Renzi es una propuesta que encaja perfectamente en la lógica del TTIP, minimizando los derechos fundamentales de los trabajadores. Casi todos los grandes economistas no comprometidos con las multinacionales han previsto la reducción de los salarios, ya que, como resultado de la llamada libertad de movimiento, las empresas de un país podrán aplicar en otros países los salarios aplicables en lo suyo. Esto significa que las empresas de Estados Unidos, que se establecerán en Europa, se beneficiarán de la reducción de los salarios hasta los valores existentes en los EE.UU..

 

Con el TTIP, la definición de los derechos sindicales en Europa será cada vez más indefinida, ya que se eliminará si será contraria a las normas sobre el libre comercio y la libre circulación. Es decir, si es diferente de las normas adoptadas en los Estados Unidos, donde, como todos sabemos, el sindicalismo es uno de los peores del mundo. Además, si por ejemplo, la unión de un sector de los trabajadores quiere desafiar a la cancelación de algunos derechos sindicales, no pueden hacerlo demandando a la industria ante el tribunal laboral local. Debe, sin embargo, armarse de paciencia y de dólares para abrir un proceso en los EE.UU., frente a un tribunal de arbitraje estadounidense. Procesos que siempre irán a ser ganados por las empresas de Estados Unidos, ya que ellos han ratificado sólo dos de las ocho normas básicas establecidas por la ONU, a través de la Organización Internacional del Trabajo (OIT).

 

Además de estos capítulos específicos, el TTIP elimina la mayoría de las “normas no arancelarias” que rigen en el comercio de productos de energía, productos químicos, productos farmacéuticos, desintegrando, también, las medidas legislativas relativas a la ejecución de proyectos de inversión en las áreas antes mencionadas. No podemos olvidar que las multinacionales estadounidenses quieren reproducir en el TTIP las normas sugeridas por el ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement), con el cual se quería imponer un tratado internacional sobre la propiedad intelectual, pero las movilizaciones europeas en defensa de la libertad de expresión on-line impusieron al gobierno de suspender esas negociaciones.

 

Por otro lado, la seguridad de los datos personales es fundamental para el libre funcionamiento de las redes telefónicas y de los grandes servers. El riesgo que se corre con el TTIP es que la violación de la privacidad sea legalizada, para comercializar los datos personales de clientes potenciales. Lo que algunos hackers ya están haciendo en los Estados Unidos. De hecho, el reciente escándalo “Datagate”, que estalló el año pasado en los EE.UU., ha demostrado que, cuando las reglas son muy bajas, las escuchas telefónicas y la violación de los grandes servers como Google, Yahoo, Facebook, Apple y YouTube, se puede realizar con extrema facilidad por cualquier persona, no sólo por funcionarios del FBI o la CIA.

 

Para concluir, es evidente que las “reglas del libre mercado americano”, que Barack Obama quiere imponer a los países de la Unión Europea a través del Tratado de Asociación Transatlántica de Comercio e Inversiones (TTIP), en realidad es sólo una estafa metodológica, más o menos inteligente. Hoy en día, las excelencias del capitalismo mundial pretenden obligarnos a vivir con la disminución de los estándares de calidad; con mayores riesgos para la salud y el medio ambiente. Quieren, en la práctica, cancelar los derechos en el trabajo y presentar el falso sueño de un mercado que resuelve todos los problemas y que también sustituye a la democracia.

 

Así que no somos extremistas, cuando decimos que el TTIP es, sobre todo, el último intento de los EE.UU. para imponer la centralidad de un imperialismo arrogante y absolutista, y que debemos luchar contra ello.

 

[Traducción del italiano por Marco Nieli para ALBAinformazione]

 

Achille Lollo es un periodista italiano, correspondiente de Brasil de Fato en Italia, editor del programa TV “Quadrante Informativo” y columnista del “Correio da Cidadania”

Contra el TTIP: para la defensa de nuestros territorios

por Achille Lollo, para el Correio da Cidadania, 23feb2015

El 9 de Octubre del 2014, el director de la Dirección General del Comercio de la Comisión Europea, el belga Karel De Gucht, – substituido hoy por la sueca Cecilia Mallstrom – daba para conocer públicamente un documento de diez-ocho paginas, en las cuales se resumían, de forma sucinta, los términos del intercambio de libre comercio que se están negociando entre la Unión Europea y los Estados Unidos de América. Acuerdo identificado por las iniciales TTIP, (Transatlantic Trade and Inversion Partnership o Asociación Transatlántica para el Comercio y la Inversión).

 

El texto completo de las cuestiones debatidas por los comités presididos por los dos negociadores, el español Ignacio García Bercero para la UE y Dan Mulley para los EE.UU., sigue siendo, todavía, un secreto de estado misterioso, del cual tan sólo ocho funcionarios de la Comisión Europea sabrán el contenido. Incluso los miembros del Parlamento Europeo, que en junio deberán ratificar el texto del acuerdo, no estan al tanto de estas negociaciones. Por desgracia, sólo se conocen unos pocos capítulos sobre el comercio de los servicios públicos y de la electrónica (e-commerce), que fueron publicados el año pasado por el semanal alemán Die Zeit. Por su parte, el Huffington Post retomó más tres capítulos sobre la energía, mientras que la organización estatunidense Center for International Environmental Law lograba recuperar algunos extractos sobre la estandarización arancelaria del sector químico.

 

Oficialmente, el TTIP nació en junio de 2013, cuando el presidente Barack Obama y el entonces presidente de la Comisión Europea, José Manuel Barroso, iniciaron la primera ronda de negociaciones, poniendo fin a una preparación compleja que duró doce años. En este largo período, se registró el fracaso del AMI (Acuerdo Multilateral sobre Inversiones), la congelación de los acuerdos promovidos dentro de la Organización Mundial del Comercio (OMC), el Tratado de Libre Comercio TLC entre los EE.UU., Canadá y México y las infructuosas negociaciones para el ALCA (EE.UU. y los países de América del Sur).

 

La experiencia acumulada en la definición de estos acuerdos ha sido utilizada por los EE.UU. y la UE para definir el TTIP y también el CETA (Acuerdo bilateral UE-Canadá), el TISA (Acuerdo General sobre los servicios públicos), el acuerdo de libre comercio entre la Unión Europea y los países del Magreb y, finalmente, el TPIP, acuerdo de libre comercio transpacífico entre los EE.UU. y los países de Asia, excluyendo a China, Corea del Norte, Vietnam e India.

 

Todos estos acuerdos tienen en común la lógica geo-política de la globalización del capitalismo, revelandose, por lo tanto, como una poderosa herramienta al servicio de la estrategia global de los Estados Unidos y, al mismo tiempo, necesaria para establecer un sistema de control económico a nivel mundial por parte de las corporaciones y de los conglomerados financieros.

 

Hoy en día, las alegaciones de los Estados Unidos reafirman su liderazgo imperial en el nuevo contexto internacional, ya que los efectos y las consecuencias de la dinámica de los diferentes procesos de la globalización (económica, comercial, cultural y mediática) han producido cambios importantes en el mundo. En primer lugar, la afirmación de una geo-política alternativa, representada por los países emergentes, hoy en día conocidos por el acrónimo BRICS (Brasil, Rusia, India, China y Sudáfrica). De hecho, el resultado directo de la liberalización de los mercados ha provocado también la rápida disminución de la “Trilateral” (EE.UU., Japón y la Unión Europea) que, desde 1997, es decir, inmediatamente después de la imposición del Acuerdo Multilateral de Inversiones (AMI), no pudo hacer valer su centralidad, a pesar de que los EE.UU. hubiesen logrado desintegrar la URSS y atrincherarse militarmente en el Medio Oriente.

 

Para recuperar una centralidad geo-política y geo-estratégica, las “excelencias” de la Casa Blanca, además de desempolvar las viejas teorías de los años cincuenta, desarrolladas durante la ejecución del Plan Marshall en Europa, han prestado mucha atención a los estudios del Instituto CATO y del Consejo Atlántico, que han analizado las consecuencias geo-políticas de la globalización, cada vez más profundas y dinámicas, y la afirmación de la liberalización del mercado. Por otra parte, estos estudios estaban preparando una “hoja de ruta”, identificando los elementos que la Casa Blanca tendría que perseguir, con el fin de reafirmar el liderazgo económico mundial de Estados Unidos. En la práctica, se sugirió a las excelencias de la Casa Blanca, para ejercer la autoridad política y el poder militar y para comenzar a redefinir los estándardes de la producción mundial, el establecimiento de disciplinas capaces de ordenar los mercados, así como la superación del concepto de trabajo asalariado. Un escenario, en el cual los EE.UU. se trasladaron a la perfección, tratando de fijar las nuevas reglas para el movimiento de mercancías y capitales y, a continuación, establecer los procesos de regulación de las distintas áreas de negocio, con el objetivo de garantizar a las empresas y a los conglomerados financieros de Wall Street más ganancias capitalistas y una alta capacidad de penetración en todos los sectores de la economía mundial.

 

 

Elementos que se convertirán afirmativamente en geo-políticos y geo-estratégicos, cuando los EE.UU., después de la decepcionante experiencia del AMI, en 1997, comenzaron a usar el arma del comercio bilateral y de la inversión, con el objetivo de redefinir su ámbito de influencia geo-estratégica y de ampliar el potencial de desarrollo económico, tecnológico y cultural de las multinacionales en los mercados mundiales, gracias al poder de la industria militar, de los medios y de los conglomerados financieros de Wall Street.

 

El acuerdo de libre comercio entre los EE.UU., Canadá y México llamado NAFTA (North-American Free Trade Agreement, Acuerdo de Comercio de América del Norte Libre), ratificado en 1994 por Bill Clinton, fue la primera experiencia en la que las excelencias de la Casa Blanca se enfrentaron al reto de “armonizar las leyes del comercio bilateral con México y Canadá y, por lo tanto, proveer más dinámica a la economía de los tres países”. De hecho, fue un brillante intento a expensas de México, donde el potencial de las multinacionales estadounidenses y canadienses logró desarrollar formas de monopolio en esa parte del continente americano, que resultaron ser las primeras herramientas metodológicas para desafiar la soberanía del Estado, el concepto de nación, la esencia de los derechos de los ciudadanos y, sobre todo, la función de los sindicatos y del trabajo.

 

A seguir, George W. Bush trató de vasalizar América del Sur y América Central con el tratado por la Zona de Libre Comercio de las Américas llamado FTAA (Free Trade American Agreement, Área de Libre Comercio de las Américas, ALCA en español) que, sin embargo, en 2005, fue menos a sus expectativas, gracias a la posición crítica de los países vinculados al MERCOSUR y a la intransigencia de Brasil. Un tratado que luego fue finalmente enterrado en 2008, cuando los EE.UU. explotaron la insolvencia de la propiedad de valores (bonos), provocando una crisis financeira mundial, que puso al descubierto las contradicciones del capitalismo estadounidense, además de causar desastres auténticos en Europa, Asia y en el resto del mundo.

 

En 2009, después del apoyo masivo de la FED, la economía estadounidense comenzó a preferir más las relaciones políticas y económicas con los países de la Unión Europea, que en 2010 exportaron $ 220.000 millones, es decir 720 millones de productos, con un valor que, en general, representa el 40% del PIB mundial. El mantenimiento de esta tendencia comercial y la conclusión de los trabajos de la Comisión Prodi – favorable, sin embargo, a los tratados multilaterales con otros países del mundo -, ponen en marcha la idea de un tratado bilateral entre Europa y los EE.UU..

 

Así, en 2010, los EE.UU. revivieron la propuesta de un acuerdo de libre comercio, que la Comisión Europea acordó con los ojos cerrados, a sabiendas de que las negociaciones no se habrían restringido a la definición de los productos y a la reducción de los derechos de aduana, ya muy bajos y que en promedio tocaban el 3%, a excepción de ciertos productos textiles y artículos de componentes de la automoción, que alcanzaban el 8%.

 

Pero hoy sabemos que el Tratado TTIP aspira a “armonizar los reglamentos que reducen las barreras no arancelarias”, que impiden a las multinacionales y a las grandes empresas exportadoras de los Estados Unidos de poder invadir los mercados europeos. En la práctica, el TTIP es una especie de barra de hierro con la que la Chevron y otras enormes empresas energéticas, la Monsanto y la Cargill, junto con otros gigantes de la industria del agro-bussiness, de la farmacología, de la química, de la electricidad, del transporte y de los conglomerados financieros de los Estados Unidos, van a tratar de socavar los elementos normativos, que hasta ahora han obstaculizado las exportaciones de Estados Unidos a países de la Unión Europea, ya que no tenían las garantías necesarias, que al contrario los productos europeos tienen.

 

Ustedes deben recordar que el comportamiento de Karel De Gucht, Director de la Dirección General de Comercio de la Comisión Europea, ha sido determinante en la imposición de un avance en las negociaciones del TTIP. De hecho, De Gucht provocó una pasión frenética para el TTIP, declarando a la prensa que: “… un estudio solicitado por las industrias estadounidenses sobre el TTIP destaca el crecimiento anual del PIB del 1% de la Unión Europea, además de registrar la creación de cientos de miles de puestos de trabajo”. Declaraciones impactantes, que permitieron al Presidente de la Comisión Europea, José Manuel Barroso, de “secretar” las negociaciones, para evitar las críticas, ya que un estudio económico solicitado por la Comisión Europea, señalaba que “… El impacto del  TTIP sobre el PIB de los países de la UE se limitaría a una tasa de crecimiento de 0.1% con respecto a un periodo de diez años…. “. Un valor que los economistas definieron “insignificante”.

 

Pero las críticas más importantes que se realizan frente al TTIP son principalmente de naturaleza política y económica, ya que con la llamada “armonización de los reglamentos”, en realidad, las multinacionales estadounidenses, finalmente, logran evadir el “principio de precaución” que la Unión Europea ha adoptado en 1992, después de la Cumbre de la ONU en Río de Janeiro. Un principio que se basa “… en la lógica de la prioridad absoluta de los derechos de las personas físicas sobre los derechos de las personas jurídicas.” Por esta razón, en la Unión Europea un producto no puede ser vendido a menos que haya superado una serie de pruebas obligatorias, con el que las agencias de controles tienen la certeza de que eso no va a perjudicar a los consumidores. Un principio que no existe en los EE.UU., donde los organismos de control, de acuerdo con la lógica del liberalismo económico, permiten la puesta en marcha inmediata de los productos, que sólo se detendrán, cuando miles de consumidores informasen que han sido perjudicados por envenenamiento u otros dramas de carácter físico. Además, el consumidor estadounidense tendrá que asumir todos los gastos jurídicos para procesar a la industria de transformación y pedir una indemnización.

 

Por esta razón, la multinacionales farmacológicas en los EE.UU., en Mayo de 2013, impusieron al entonces jefe negociador de Estados Unidos, Michael Froman, de presentar en la mesa de negociaciones en Bruselas dos cuestiones importantes: a) la retirada del principio de precaución, ya que aumentaría los costos de producción, además de retrasar el lanzamiento de nuevos productos en el mercado; b) el reconocimiento de patentes y derechos de propiedad intelectual, para evitar la producción de medicamentos genéricos. Según “Big Pharma”, estos dos temas serían “… Una barrera no arancelaria, que impide el ejercicio de su derecho al provecho…”.

 

Al propósito, el Premio Nobel de la Economía en el 2001, Joseph Stiglitz, en el agosto del 2014, en una conferencia realizada en la Galería Nacional de Escocia, Edimburgo, declaró: “… En esencia, el TTIP dará lugar a la reducción de las garantías y a la falta de protección de los derechos de los consumidores. Por su parte, los partidarios del TTIP dicen que el acuerdo estimulará el crecimiento económico en los países de la UE. Un crecimiento, sin embargo, que un estudio de la Universidad de Tufts en Massachusetts pone en discusión, recordando que el TTIP tiene otros efectos adversos, inclusive la desarticulación del mercado interior europeo, la depresión de la demanda interna y, por lo tanto, la consiguiente reducción del PIB en la mayoría países de la UE. El estudio de la Universidad de Tufts es importante, porque se centra en el futuro de la agricultura europea, hecho generalmente con pequeñas propiedades, que no pueden soportar la competencia desleal de los productos OGM, y mucho menos evitar que las multinacionales estadounidenses del agro-business, con la escalada de la crisis en el sector agrícola, vayan a comprar a precios de plátano las tierras de los pequeños productores, para hacer plantaciones de OGM. Y entonces ¿qué pasa con las diferencias cualitativas en la cría del ganado, que en los EE.UU. está engrasado ​​con productos a base de hormonas y fitohormonas, mientras que los pollos son sometidos a baños de cloro?”

 

Más tarde, Joseph Stiglitz fue exhaustivo al afirmar que “… la gran meta del TTIP es la desclasificación de la función social del trabajo. Con el TTIP, en Europa la mayoría de los asalarios se bajará, para llegar al nivel de los de EE.UU., que, como todo el mundo sabe, es más bajo que lo de Europa. Así que los únicos beneficiarios serán las filiales europeas de las multinacionales estadounidenses, que finalmente podrán pagar a sus trabajadores en Europa de acuerdo con los parámetros vigentes en los EE.UU.. Entonces, si alguien trata de oponerse, no puede acudir a un tribunal nacional tradicional, donde el juez utiliza los códigos nacionales (penal y civil). ¡No! Con el TTIP, el recurso debe hacerse a través de un tribunal de arbitraje de Estados Unidos, que es un tribunal de carácter privado, dominado por los abogados del personal de las multinacionales, muchas de las cuales también realizan la función de los jueces!”

 

[Traducción del italiano por Marco Nieli]

 

Achille Lollo es un periodista italiano, correspondiente de Brasil de Fato en Italia, editor del programa TV “Quadrante Informativo” y columnista del “Correio da Cidadania”

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