ANC e lotta di classe

di Néstor Francia

Analisis de Entorno Situacional Politico
Giovedì 31 agosto 2017

Oggi prendiamo come punto di avvio un importante articolo di qualcuno che soffre del nostro medesimo difetto: l’anticonformismo. Si tratta del mio caro amico Eduardo Rothe, che qualcuno conosce come “Professor Lupa” per il suo celebre personaggio televisivo. Altri, a lui più vicini, lo conosco come il “Capitano Rothe” dai tempi in cui divenne una sorta di personaggio romanzesco e inconfondibile nella città di Macuro. Infine, l’articolo al quale ci riferiamo, si intitola suggestivamente: “Lotta di classe nella ANC” ed è stato pubblicato sul portare aporrea.org lo scorso 28 agosto.

Vediamo subito questa significativa frase del summenzionato articolo: “Adesso nella ANC si esprimono le due ali del Chavismo: riforma e rivoluzione, rivoluzione nazionale e rivoluzione sociale, entrambe antimperialiste. Si confrontano, senza rompere l’unità, coloro che chiedono di gestire meglio l’esistente “ciò che c’è”, e coloro che vogliono gestire la trasformazione permanente della società e rinnovare il socialismo. Da questa contraddizione deve nascere la sintesi di ciò che saremo”. Questo è ciò che pensiamo fin dall’inizio, sebbene non sia ancora stata formulata nei dibattiti, ma lo sarà, soprattutto quando si avvieranno le discussioni nelle commissioni su argomenti radicali e strategici come la sorte del Potere Popolare, i Consigli Comunali, le Comuni, strutture statali, e anche della sfera economica.

In questo senso scrivevamo nel nostro scritto del passato 24 aprile, che ha circolato per le reti sociali, intitolato “Verso la nuova Assemblea Nazionale Costituente”: “… i rivoluzionari venezuelani devono assumersi senza paura e con coraggio i compiti che gli sono posti. Devono assumersi il rischio che questi compiti comportano e abbandonare qualsiasi posizione conservatrice e conformista, perché, anche se abbiamo ottimi risultati, è molto di più ciò che ci manca da fare sopratutto nel senso della profonda trasformazione politica della società e nel senso delle profonde trasformazioni strutturali che questa società rivendica”.

Naturalmente, l’atteggiamento corretto, verso le differenze che dovranno essere espresse, è ben esposto dall’articolo di Rothe quando afferma che entrambe le correnti del Chavismo, la rivoluzionaria e la riformista (che noi preferiamo chiamare “conservatrice”) sono antimperialiste e devono confrontarsi senza rompere l’unità. Atteggiamento corretto anche quando afferma che “da questa unità deve nascere la sintesi di ciò che saremo”.

Abbiamo detto che le nostre proposte sul tema del Potere Popolare sono radicali e la nostra speranza che saranno approvate nella loro totalità è bassa. Tuttavia nessuno dovrebbe attendere che le proprie mozioni siano respinte. Nel nostro caso siamo chiari: la corrente conservatrice del chavismo ha molta forza e potere. Ciò nonostante è nostro dovere insistere su ciò che riteniamo giusto, perché è inevitabile che queste due correnti continueranno ad affrontarsi in futuro, così ci vorrà tempo affinché questa lotta abbia l’esito al quale puntiamo: che il popolo della base passi dalla raggiunta diffusa partecipazione politica al protagonismo ampio e reale del potere, finora molto limitato e insoddisfacente.

Un altro pezzo dell’articolo di Rothe: “… nell’ANC si manifesta la lotta di classe, il vero dialogo politico della Nazione che, grazie a Chávez e adesso a Maduro, si svolge in pace, nel dialogo e nella tolleranza. I costituenti non solo hanno come missione la difesa e il contrattacco nella guerra economica e il ristabilimento della giustizia, ma, una volta riaffermato chi è il padrone delle risorse, hanno il compito di definire chi dove essere il vero proprietario dei mezzi di produzione e distribuzione e quindi organizzare il passaggio dalla democrazia partecipativa alla democrazia diretta”. Dubitiamo che questo obiettivo si raggiunga del tutto nell’Assemblea Costituente, ma sicuramente si potranno fare passi in avanti in questo senso.

Abbiamo più volte affermato che l’obiettivo dei rivoluzionari non è quello di ridistribuire la ricchezza ma di trasformare la società. Siamo senza dubbio socialisti e insisteremo su questa strategia ad ogni costo. Ma ugualmente ci deve essere chiaro che la storia ci ha lasciato due importanti lezioni. La prima è che nessuno ha il monopolio della verità su come si costruisce il socialismo e che tutti noi stiamo imparando dal complesso libro della lotta di classe. L’altra è che il socialismo non può essere imposto o decretato, ma sarà raggiunto dopo una lunga e tortuosa strada, piena di ostacoli formidabili, avanzamenti e arretramenti, vittorie e sconfitte, passi in avanti e battute d’arresto.

Ugualmente abbiamo anche detto più volte che la contraddizione principale di questo momento storico dell’umanità è quella che esiste tra l’imperialismo e i suoi alleati, da un lato, e popoli sovrani e nazioni, dall’altro. A questa grande contraddizione devono essere subordinate tutte le altre, quindi i rivoluzionari venezuelani hanno il dovere di rimanere uniti di fronte all’aggressione imperialista, per cui è necessario continuare a discutere le nostre differenze privilegiando il dialogo e la tolleranza, come propone Rothe. Come sottolinea anche il professor Lupa: “Nella Costituente venezuelana ci saranno differenze, divergenze e controversie, ma nessuna dissidenza, che nella fortezza assediata equivale al tradimento”.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]

La guerra: continuación de la política por otros medios…

por Luigi Tini*

tatuytv.org

Italianos en Venezuela denuncian: “con los fascistas, aquí, ya no se juega. Muchos de ellos, como aquellos que quemaron el joven afro venezolano Orlando Figueroa, son de origen italiano”.

Los lazos históricos entre Italia y Venezuela ya cumplen varios siglos. Una historia que tiene que ver con el mismo Amerigo Vespucci que le dio el nombre al continente americano y a la misma Venezuela; tiene que ver con la sede de la Iglesia Católica, religión preponderante en el nuevo continente y en la misma Italia; el juramento de Bolívar en el Monte Sacro; Venezuela… pequeña Venecia; además de los lazos familiares y de lucha común por la libertad, el desarrollo y la democracia.

Quiero recordar por varias razones (que explicaré más adelante) a nuestro prócer Juan Germán Roscio, hijo del italiano Giovanni Roscio y de la venezolana Paula María Nieves. Fue abogado, escritor, periodista y político venezolano. Redactó el Acta de Proclamación de la Independencia (19-4-1810), el Acta de la Independencia (5-5-1811), el Reglamento Electoral para la elección del Primer Congreso; la Primera Constitución de Venezuela e Hispanoamérica. Fue Presidente del Congreso de Angostura de 1819 y vicepresidente de la Gran Colombia. Redactor de La Gaceta de Caracas y director del Correo del Orinoco, entre otros destacados cargos.

Roscio, era el segundo patriota de confianza de nuestro Libertador. Cuando Bolívar le pide reconstituir la República (1817-1819), Roscio le dice que antes debía de redactar su obra “Triunfo de la libertad sobre el despotismo”, publicado en Filadelfia en 1817. En 1818 estaría en Angostura apoyando a Bolívar en la reconstrucción de la Tercera República.

Como lo expresó el Presidente Maduro: “Juan Germán Roscio enalteció la labor inspiradora, legalista y constitucionalista del principal redactor del Acta de Independencia, firmada el 5 de julio de 1811”.

Lo apodaron despectivamente como uno de los “ocho ilustres monstruos” quienes fueron enviados presos a España en 1812 por el jefe realista Monteverde. Este ilustre prócer es sólo uno de los muchos hijos de italianos, que lucharon por la libertad y la independencia de Venezuela. Digno ejemplo para el Gobierno Italiano, para toda la comunidad  italo-venezolana en Venezuela y en Italia.

Muchos no conocen nuestra historia y parecen despreciar nuestras realidades. Digo esto, porque hace días, el Primer  Ministro italiano, Paolo Gentiloni, a través de un tweet solicitaba: “una respuesta diplomática europea contra la deriva autoritaria” en Venezuela; además, el Canciller italiano, Angelino Alfano, anunció un plan de emergencia de 1 millón de euros para los italianos en Venezuela que se encuentren en situación de necesidad, pidiendo además que no se repriman las manifestaciones en el país y exigiendo respeto por los DDHH de la oposición venezolana.

Qué triste que no se quiera ver la realidad. Evidentemente haciendo uso de la manipulación política para ponerle un velo, una mirada sesgada a esa realidad. Más grave aún, el intento de manipulación política de un gobierno extranjero hacia el venezolano. La idea es crear las condiciones propicias para la guerra civil en Venezuela con la excusa de solventar la inestabilidad política ficticia creada por los medios de comunicación y por voceros políticos.

Paradójicamente, son precisamente las turbulencias e inestabilidades las que han plagado a los gobiernos italianos después de la segunda guerra mundial. En 18 legislaturas, comprendida la Constituyente, han seguido 64 gobiernos con una duración promedio de un año cada uno.  

Dice un refrán popular que los que no estudian su historia están destinados a repetirla. Muchos gobiernos italianos han repetido su misma historia. La Revolución Bolivariana no está marcada de inestabilidad. Todos los ataques hacia Venezuela ocurridos en estos últimos meses a nivel nacional e internacional han sido manipulados mediáticamente de una forma descarada para hacer creer que Venezuela está a la deriva, para así provocar el caos político, social y económico.

Además, el año pasado sucedieron eventos extraños. Por ejemplo, representantes del parlamento italiano, encabezados por el Presidente de la Comisión de Política Exterior del Senado, Ferdinando Casini, se reunieron con Julio Borges y Ramón Guillermo Aveledo, políticos venezolanos de extrema derecha, para tratar la “crisis que atraviesa Venezuela”, alegando el senador, que los italianos en Caracas se encuentran sin comida, sin medicinas y asediados por los criminales. Debemos hacer un paréntesis para recordar los casos de “asociación mafiosa” y de “infiltración mafiosa“ en la política italiana, sin olvidar que no han podido controlar el crimen organizado.  

Es importante que los políticos italianos recuerden que la oposición venezolana ha fracasado por sus mismas fechorías y por sus propias faltas. Han llegado al punto que el pueblo ya nos los quiere ver, ni confía en ellos. La oposición cumplió su labor subordinándose a un jugoso financiamiento siguiendo las órdenes de la oligarquía y sus socios lacayos en América para intentar desestabilizar a Venezuela.

El Canciller italiano se refirió a la represión. Se debe recordar que todo gobierno se defiende de los ataques de grupos violentos, no permite que se transgredan las leyes y garantiza el respeto de los DDHH. Demasiado hizo el gobierno bolivariano para evitar daños irreversibles. La versión que se le dio de los hechos fue falsa y prevaleció la manipulación mediática.  Las mismas estrategias que aplicaron en Ucrania, en Libia, fueron las que intentaron aplicar en Venezuela, pero esta vez no funcionaron. ¿Recuerda señor Canciller Alfano si se reprimían las manifestaciones cuando usted fue Ministro del Interior? ¿La policía norteamericana reacciona con la misma moderación que la venezolana ante la violencia en las manifestaciones (aunque las manifestaciones venezolanas sean más violentas)?

El pasado mes de marzo, el Canciller italiano realizó visita a su homólogo ruso Sergei Lavrov. Recordemos la respuesta del alto diplomático ruso cuando el Canciller Alfano abordó sutilmente el tema sobre las pasadas manifestaciones en Moscú: “Recuerdo bien los acontecimientos que ocurren en las capitales europeas o en los Estados Unidos si se violan las leyes para manifestar, si hay algunas no autorizadas y otras no respetan los itinerarios acordados: se usan bastones y lacrimógenas. Los mismos sucesos suscitan reacciones diferentes”.

¿Cómo un alto funcionario que pertenece a un país del G7 puede intentar manipular tan descaradamente a la opinión global utilizando el término “represión”? Imaginemos la reacción del Gobierno Italiano si un grupo de personas:

– quemara los hospitales en Roma y las escuelas en Milano; disparara contra la Magistratura; tomaran por asalto a los Carabinieri; contratara a mafiosos de la camorra para aterrorizar a la población; obstaculizaran el tránsito en el “Grande Raccordo Anulare” (autopista italiana más traficada que circunda la capital romana); quemase vivas a personas por pensar diferente.

No se puede defender a terroristas ni a paramilitares contratados para crear inestabilidad y la destrucción de un país, con nefastas consecuencias políticas, sociales y económicas. A la oposición y su combo, no les ha interesado ni les interesará jamás la vida de ningún ser humano, siempre y cuando se cumplan sus objetivos. Ahora llegó la hora, es su responsabilidad responder por la manipulación, el engaño, los muertos, la destrucción y en general por todos los delitos cometidos, pero rápido, antes de que algunos se unan a sus cómplices huyendo del país.

La utilización de la manipulación mediática y política puede convertirse en un efecto contrario y perjudicial. El famoso refrán popular: “El que es buen juez, por su casa empieza” puede aplicarse en este contexto. Por esto se deben analizar datos oficiales y evaluar la tendencia futura de un fenómeno determinado. Mejor aún y con mayor credibilidad, cuando los datos son emanados por una prestigiosa institución avalada por la Unión Europea como lo es la italiana ISTAT (Instituto Nacional de Estadística – http://www.istat.it/it/).

Los datos oficiales referidos a la pobreza en Italia para el año 2016 no son nada alentadores: 4 millones 742 mil personas viven en pobreza absoluta (incremento del 40% con respecto al año anterior – aumentando además el porcentaje entre los menores de edad: 1 millón 292 mil). En lo que respecta a la pobreza relativa, imagínese que son 8 millones 465 mil individuos, y que, según los expertos, estas cifras no se reducirán por ahora. Números impresionantes para un Estado perteneciente al G7. Recordemos que el grupo de los siete está conformado por los siete países desarrollados con la riqueza nacional neta más grande en el mundo. El Canciller italiano quiere enviar 1 millón de euros a sus compatriotas en Venezuela, y tiene más de 12 millones de italianos en la pobreza en su país.

¿Show mediático?

No es casualidad, sino causalidad: el efecto de la inestabilidad política. El pasado mes de abril, el Señor Ugo Di Martino, presidente de los “Comitatos de italianos en el exterior” (institución avalada por la Cancillería italiana), informaba sobre la organización de una protesta conjunta con los italos-venezolanos, en las adyacencias del Consulado General de Italia en Caracas. Entre las quejas se destacaban: la desasistencia a sus connacionales, la burocracia en los trámites consulares, el pésimo funcionamiento de la Misión, el favorecimiento a una élite de italianos privilegiados y la exclusión de italo-venezolanos más necesitados. Claramente se denotan serias violaciones de la Convención de Viena y los Tratados Internacionales sobre la materia. ¿Se pretende responsabilizar al gobierno bolivariano por la falta de atención a la comunidad italo-venezolana por parte de los diplomáticos? Cada quien tiene su respuesta.

Esto significa que la manipulación política es considerada como una excusa para la intromisión en los asuntos internos de Venezuela. Sin embargo, el 04 de diciembre del 2006 se efectuó en Italia el tercer referéndum constitucional; por cierto, rechazado por los italianos. En el mes de septiembre 2016, el embajador USA en Italia, John Phillips, en ocasión de un evento en el Instituto de Estudios Americanos en Roma, dijo: “El referéndum es una decisión italiana”. Pero el país “debe garantizar estabilidad política. Sesenta y tres gobiernos en 63 años no dan garantía”. EI voto en las reformas constitucionales continua, “ofrece una esperanza en la estabilidad de gobierno para atraer a los inversionistas que están observando que sucede en Italia”. (http://www.repubblica.it).

En los reportes enviados por la Embajada norteamericana en Italia al secretario de Estado Kerry el 31 de enero del 2015, pareciera que para los norteamericanos la democracia italiana es disfuncional. En otro reporte, Phillips recuerda que los “italianos no eligen líder desde el 2008, pero no parecieran particularmente ansiosos de rectificar este déficit de democracia”. (http://www.lastampa.it).

Como decía el poeta Maurice Maeterlinck, “cada vez que cometo un error me parece descubrir una verdad que aún no conocía”. El error de intromisión en los asuntos internos italianos por parte del diplomático norteamericano lo indujo a expresar para él sus verdades: la inestabilidad política y la rectificación del déficit de democracia en Italia.  

En el contexto político, las declaraciones del diplomático USA (como era de esperarse) suscitó reacciones de toda la clase política italiana:

– “El señor embajador USA se entrometa en sus asuntos y no interfiera, como muchas veces ha pasado, en los asuntos internos italianos” (Matteo Salvini).

– “Más que un auspicio, es una entrada con pies de plomo en los asuntos internos italianos. Intervenga el Presidente de la República”. (Renato Brunetta).

– “Al embajador quiero preguntarle si representa el pueblo norteamericano o algún banco. Somos aliados, no somos esclavos”. (Di Battista).

– “El representante en Italia de un gobierno extranjero no puede en ningún caso entrometerse en nuestra política interna”. (Giorgia Meloni).

Para finalizar, quiero recordar que ningún gobierno venezolano y menos el bolivariano, se ha inmiscuido en la política interna italiana, y menos aún, puso condiciones a los millones de inmigrantes italianos que buscaban un futuro después de la segunda guerra mundial. Italianos desprotegidos, sufriendo hambruna y enfermedades, sin hogar, que llegaron a Venezuela… incluyendo a mis padres. Recordemos que Venezuela dejó de ser colonia hace más de 200 años. Llegó la hora de abrir los ojos y convencerse que los enemigos son internos y externos, y que nunca podrán con nuestras fuerzas aliadas y el amor al prójimo. Italo-venezolano: no te dejes contaminar. Venezuela, como todo país, tiene problemas, pero el pueblo junto a su gobierno está trabajando en la solución.

* Luigi Tini es Politólogo y Analista Internacional italo-venezolano

Defender a Venezuela es defender a la democracia

por David Gómez Rodríguez,
JPSUV – Movimiento Internacionalista “De Miranda a Chávez”
@davidgomez_rp

En el proceso de la Revolución Bolivariana el debate cada día se agudiza más, y aunque hay muchos quienes reniegan de la idea y caen en el juego del imperialismo creyendo que Nicolás Maduro es un dictador, también es cierto que intelectuales del mundo, movimientos sociales e incluso gobiernos revolucionarios de diferentes latitudes valoran la experiencia de Venezuela como única y fundamental, pues revivió la idea del socialismo, promovió la unidad latinoamericana, avanzó en el desarrollo humano, hizo frente al imperialismo y redimensionó la democracia en un contexto en el que la tesis del fin de la historia ganaba terreno luego de la caída del Bloque Soviético. Vale la pena detenerse y hacer un análisis profundo de tal situación, al fin y al cabo a estas alturas nadie puede creer que Donald Trump sea el mejor analista político o el santo de la historia y que EEUU sea el ejemplo de democracia en el mundo y no una gran corporación disfrazada de estado nacional, la Plutocracia del Siglo XXI.

Por lo contrario, en Venezuela se minimizan las barreras que existen entre el poder constituido y el poder constituyente, más ahora que se ha activado y legitimado a través del voto una Asamblea Nacional Constituyente compuesta por diversos sectores sociales y en la cual se discute hoy un nuevo modelo de Estado que sea cónsono con las aspiraciones del pueblo Venezolano y que de respuesta a las necesidades del mismo. En tal sentido, los enemigos de Venezuela no buscan restituir la democracia en el país sudamericano, buscan destruir el proyecto democrático más radical que existe actualmente en el mundo, donde además se pone como centro al ser humano y no al capital, proponiendo un modelo de desarrollo que se contrapone al capitalismo.

El Socialismo Bolivariano del Siglo XXI se define por medio de la Democracia Participativa y Protagónica y asume la lucha de clases a través del Poder Popular organizado, cuestión que amplía las posibilidades de desarrollo de las personas por cuanto pueden acceder al poder de manera directa. Esto toma sentido al constatar que las comunidades se han constituido en comunas y que los sectores se han organizado en movimientos sociales, siendo esto parte del la llamada Explosión del Poder Popular que fue convocada por Hugo Chávez en su discurso Poder Popular: alma de la Democracia Revolucionaria y que asumió mayor radicalidad en el llamado Golpe de Timón. ¿Que no hay democracia en Venezuela? Hay mucho más que eso, hay un gobierno popular y un pueblo empoderado muy a pesar de lo dice la dictadura mediática que mantienen las corporaciones de la comunicación en el mundo ¡Será porque tienen intereses económicos, pues sus dueños son primos de los dueños de las trasnacionales petroleras! Es que resulta que en el mundo moderno la democracia como la verdad se cotiza al precio del barril.

Entonces, defender a Venezuela es defender la democracia, no sólo por lo que promueve el proyecto político de Hugo Chávez y Nicolás Maduro, sino porque es fundamental que los pueblos del mundo puedan decidir sobre su destino sin ser amenazados con una guerra. Defendamos pues a Venezuela y al Socialismo del Siglo XXI, como a un parto o como a un principio inalienable, pues no se trata sólo de un país, se trata del destino del mundo y de su libertad.

ANC y lucha de clases

por Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político
Jueves 31 de agosto de 2017

ANC y lucha de clases

Hoy vamos a tomar como muleta un muy interesante artículo de alguien que padece del mismo defecto nuestro: el inconformismo. Se trata de mi dilecto amigo Eduardo Rothe, a quien algunos conocen como “Profesor Lupa”, por su célebre personaje de la televisión. Otros, más cercanos a él, como el Capitán Rothe, desde los tiempos en que se convirtió en una especie de personaje novelesco y distinguido en la población de Macuro. En fin, el artículo al que hacemos referencia se titula, sugerentemente, “Lucha de clases en la ANC” y salió publicado en el portal Aporrea.org el pasado 28 de agosto.

Veamos de una vez esta significativa frase del citado artículo: “Ahora en la ANC se expresan las dos alas del chavismo: reforma y revolución, revolución nacional y revolución social, ambas antiimperialistas. Compiten, sin romper la unidad, aquellos que quieren administrar mejor lo existente (‘lo que hay’), y los que quieren administrar la transformación permanente de la sociedad, y reinventar el socialismo. De esa contradicción debe nacer la síntesis que seremos”. Esto lo pensamos nosotros desde un principio, aunque aún no ha tenido expresión en los debates, pero la tendrá, sobre todo cuando se adelanten las discusiones en las comisiones, en temas tan trascendentes y estratégicos como el destino del Poder Popular, los consejos comunales, las comunas y las estructuras del Estado, y también en el ámbito de lo económico.

En ese sentido, escribimos en nuestro trabajo del pasado 24 de abril que circuló por redes sociales, titulado “Hacia la nueva Asamblea Nacional Constituyente”: “… los revolucionarios venezolanos deben asumir sin temores, con coraje las tareas que se les están planteando. Deben asumir los riesgos que esas tareas conllevan y abandonar toda posición conservadora, toda posición conformista, porque si bien tenemos grandes logros, es mucho más lo que nos falta por hacer y sobre todo en el sentido de la transformación política profunda de la sociedad y en el sentido de las transformaciones estructurales profundas que esa sociedad está reclamando”.

Por supuesto, la actitud correcta ante esas diferencias que habrán de expresarse la propone muy bien el artículo de Rothe, cuando plantea que ambas corrientes del chavismo, la revolucionaria y la reformista (que nosotros preferimos llamar “conservadora”) son antiimperialistas y que deben competir sin romper la unidad. Y también cuando se refiere a que “de esa unidad debe nacer la síntesis que seremos”.

Nosotros hemos dicho que nuestras propuestas en torno al tema del Poder Popular son radicales y nuestra expectativa de que sean aprobadas en su totalidad es baja. Pero nadie debe esperar que sus propuestas “arrasen”. En nuestro caso estamos claros de que la corriente conservadora del chavismo tiene mucha fortaleza y poder. No obstante, nuestro deber es insistir en lo que consideramos correcto, porque es inevitable que esas dos corrientes se sigan confrontando en el futuro, así que habrá tiempo para que esta lucha tenga el desenlace que deseamos: que el pueblo de base pase de la extendida participación política alcanzada al protagonismo real y amplio en el poder, hasta ahora muy limitada e insatisfactoria.

Otro fragmento del artículo de Rothe: “… en la ANC se manifiesta la lucha de clases, el verdadero diálogo político de la Nación que, gracias a Chávez y ahora a Maduro, transcurre en paz, en diálogo y tolerancia. Los constituyentes no sólo tienen como misión la defensa y contraataque en la guerra económica, y el saneamiento de la justicia, sino que, una vez reafirmado quién es el dueño de los recursos, definir quién debe ser el verdadero dueño de los medios de producción y distribución, y así organizar el paso de la democracia participativa a la democracia directa”. Nosotros dudamos que esto se logre enteramente en la Constituyente, pero seguramente sí podrá haber avances.

Hemos planteado más de una vez que el objetivo de los revolucionarios no es redistribuir la riqueza, sino transformar la sociedad. Somos indubitablemente socialistas e insistiremos en esa estrategia contra viento y marea. Pero igualmente tenemos que estar claros en que la Historia nos ha dejado dos importantes enseñanzas. Una es que nadie tiene el monopolio de la verdad en cuanto a cómo se construye el socialismo y todos estamos aprendiendo en el complejo libro de la lucha de clases. Otra es que el socialismo no puede ser impuesto ni decretado, sino que se alcanzará después de un largo y sinuoso camino, lleno de obstáculos formidables, con marchas y contramarchas,
victorias y derrotas, avances y retrocesos.

Igualmente hemos dicho más de una vez que la contradicción principal de este momento histórico de la Humanidad es la que existe entre el imperialismo y sus aliados, por un lado, y los pueblos y naciones soberanas, por el otro. A esa gran contradicción deben supeditarse todas las demás, por lo que los revolucionarios venezolanos tenemos el deber de permanecer unidos ante la agresión imperialista, para lo cual es necesario seguir debatiendo nuestras diferencias privilegiando el diálogo y la tolerancia, como lo plantea Rothe. Tal como señala también el “Profesor Lupa”, “En la Constituyente venezolana habrá diferencias, divergencias y polémicas, pero no disidencia, que en fortaleza asediada equivale a traición”.

Otra de Rothe: “La Asamblea Nacional Constituyente no puede cometer el error que cometió la MUD con la AN: limitarla a la política inmediata. Debe legislar -y gobernar- hacia el futuro, hacia un socialismo más allá y más acá de la retórica y las proclamas. Hacia la revolución práctica y la práctica revolucionaria”. Bien, algo se hará, pero no será todo. La lucha de clases sigue y seguirá más allá de la Constituyente.

ANC y Comunicación

por Néstor Francia 

Análisis de Entorno Situacional Político
Miércoles 30 de agosto de 2017

Comunicación de la ANC

La sesión de la Asamblea Nacional Constituyente del día de ayer fue una de las más importantes entre todas las que se han hecho, porque apuntó a la toma de posición ante la contradicción principal que está sobre el tablero político de Venezuela y del mundo todo al día de hoy: aquella que existe entre el imperialismo norteamericano y sus aliados, por un lado, y los pueblos y naciones soberanas, por el otro.

Los constituyentes aprobamos un decreto que, como todas las intervenciones que se dieron tras la convocatoria al debate por parte de la presidenta Delcy Rodríguez, presenta tres asuntos principalísimos: el rechazo a la orden ejecutiva de Donald Trump que pretende imponer un bloqueo financiero a Venezuela, la decisión inequívoca del pueblo revolucionario de defender la Patria ante las agresiones imperiales y la exigencia de castigo ejemplar a los cipayos del patio que traicionan a esa Patria y convocan la intervención extranjera.

La Asamblea Nacional Constituyente se ha convertido sin duda en el factor político más relevante en este momento del agudo conflicto político histórico que se vive en Venezuela desde hace casi tres décadas, tras la eclosión del Caracazo en 1989.

La ANC ha permitido a la Revolución retomar absolutamente la iniciativa política interna, ha coronado la derrota de la más reciente intentona golpista de la derecha criolla y ha abierto un camino de esperanza que, por supuesto estamos obligados a satisfacer, pues en ello va la vida de la Revolución. Es el detonante histórico del cual ha hablado el presidente Maduro. Claro, como hemos dicho, puede ser el detonante de una nueva etapa victoriosa del proyecto chavista o del severo retroceso del mismo que significaría la restauración neoliberal, esto último si fracasamos en ofrecer algunas soluciones y una perspectiva clara de futuro a esa Venezuela que apenas comienza a recuperar paulatinamente la confianza perdida bajo el ataque inclemente de nuestros enemigos históricos, ayudados, es verdad, por errores cometidos. Todo esto va a depender de los propios constituyentes, de la dirección política de la Revolución y, claro está, del pueblo revolucionario. Como solemos decir, nada está escrito, la pelea es peleando.

Toda esta perorata viene a lugar porque hay un asunto fundamental que debemos resolver a la brevedad posible: la comunicación de la Constituyente. Para hoy había sido convocada una reunión entre importantes comunicadores y la secretaría de la ANC para abordar el vital tema, pero hubo de ser suspendida por razones de agenda que han surgido. Este encuentro debería reprogramarse y cumplirse cuanto antes.

Asumiendo la conocida sentencia que da nombre al programa de Diosdado Cabello -a Dios rogando y con el mazo dando- aventuraremos algunas conjeturas que surgen a partir de una recomendación hecha ayer por la presidenta Delcy Rodríguez al ministro de comunicación e información, Ernesto Villegas. Como bien saben nuestros lectores, somos practicantes del análisis crítico y planteamos abiertamente nuestras posiciones, así vayan a contrapelo de alguna opinión de la dirección revolucionaria, con la única intención de contribuir al buen hacer del movimiento revolucionario, al cual nos debemos.

La señalada recomendación de Delcy, apuntó a la posibilidad de que se transmitieran en cadena nacional algunas intervenciones de los traidores que promueven la intervención foránea, como Julio Borges, por ejemplo, y que develaran ante el pueblo las aviesas intenciones de los apátridas. Nosotros vamos a disentir no del espíritu de la propuesta, sino de la forma en que se presenta. Por supuesto, el planteamiento de Delcy no fue una orden ni nada que se le parezca. Creemos que, precisamente, fue una idea puesta sobre la mesa para ser considerada y barajada.

En nuestra opinión, la comunicación de la Constituyente no puede caer en una costumbre de algunos comunicadores, que se fundamenta en la práctica de presentar las posiciones de los enemigos y contraponer las nuestras. Esto puede ser efectivo en algún contexto, pero no nos parece la mejor vía en el caso de la comunicación de la ANC.

Ayer por ejemplo, se dieron intervenciones brillantes en torno al tema de las sanciones de Trump. A nosotros nos gustó especialmente la de Gladys Requena, por su claridad política, su combatividad, su clamor de justicia y su tono épico que concitó la algarabía aprobatoria de los constituyentes. Pero en todas las intervenciones hubo momentos de muy alta calidad ¿No es eso lo que fundamentalmente debemos transmitir? ¿No es acaso esta nueva y potente voz, la propia voz histórica de la Constituyente, la que debe privar en este momento, y dejar que la justicia se ocupe de los traidores? Pero vamos de propuestas concretas, como debe ser.

Proponemos que se establezca el uso de la “Cadena Constituyente”, un micro diario de diez minutos, que se transmita en cadena nacional de radio y televisión, en horario estelar, contentiva de extractos escogidos contentivos de los mejores momentos de las intervenciones de las y los constituyentes en las distintas sesiones. Deberían ser seleccionados con alto criterio político, sin timideces, apuntando a la contundencia y fuerza esclarecedora de los mensajes. Que estas cadenas tengan correspondencia en medios impresos, con publicación transcrita de los contenidos de las mismas.

Igualmente proponemos la creación de una publicación semanal (que podría denominarse algo así como La Voz Constituyente), que dé cuenta de los avances, decretos, intervenciones, y otras decisiones e informaciones de la ANC.

Finalmente y por ahora, proponemos la creación de los “Dazibaos Constituyentes”, murales o carteleras en sedes de instituciones y empresas públicas, escuelas, universidades, calles, que informen de manera creativa sobre los temas, decisiones y decretos de la ANC.

Por supuesto, la realización de estas ideas requeriría el establecimiento de una comisión de comunicadores, conformada entre el MIPPCI y la ANC, que dirigiría y organizaría las tareas. Adelantemos este debate.

Jornada mundial todos somos Venezuela 16/17sept2017

MENSAJE A LOS PUEBLOS DEL MUNDO POR LA PAZ, LA SOBERANÍA Y LA DEMOCRACIA EN VENEZUELA

Nosotr@s, ciudadan@s del mundo, trabajador@s, miembros de movimientos sociales, organizaciones de derechos civiles, partidos políticos, académic@s, intelectuales y creador@s, denunciamos ante la humanidad la conspiración internacional encabezada por el Gobierno de Donald Trump contra el pueblo de la República Bolivariana de Venezuela, su Gobierno y sus legítimas autoridades.

Al amparo un discurso de supremacía racial, intolerancia y guerrerismo que rememora los más oscuros tiempos del fascismo, el Gobierno de Donald Trump, ejecuta una agresión política, diplomática, económica y mediática, incluyendo la opción militar, para desestabilizar la democracia venezolana, derrocar al Presidente Nicolás Maduro, e instaurar un Gobierno sometido a los intereses de Washington. El proyecto de restauración neocolonial en Venezuela pretende despojar al pueblo venezolano de su soberanía y devolver a los poderes globales el control sobre las inmensas riquezas y recursos del país.

Esta conspiración contra un país soberano, abiertamente violatoria del derecho internacional, avanza con el masivo apoyo de las grandes transnacionales de la información, y el vergonzoso respaldo de gobiernos neoliberales y antipopulares.

Desde abril pasado, con financiamiento y apoyo estadounidense – a través de la oposición venezolana- se inició una campaña de violencia política presentada al mundo como protestas civiles y pacíficas. A esta campaña de desinformación se sumó la descalificación mediática de la democracia venezolana ante la opinión pública mundial presentando a Venezuela como una dictadura que viola los derechos humanos y que ha hundido al país en una supuesta crisis humanitaria.

La verdad es que la única intención de esta campaña es derrocar al Gobierno legítimo de Venezuela mediante la propagación de la muerte, el caos y la violencia, al estilo de las llamadas “Revoluciones de Colores”. Desde entonces, más de cien personas han fallecido y más de dos mil resultaron heridas. La violencia política impulsada por Washington ha generado cuantiosos daños materiales y sufrimientos al pueblo venezolano.

La más reciente manifestación de este complot es la desacreditación del proceso electoral llevado a cabo el 30 de julio, en el que más de ocho millones de venezolan@s eligieron una Asamblea Nacional Constituyente. Con la elección de la Asamblea Nacional Constituyente, el pueblo venezolano derrotó la violencia en las calles y ha recuperado la paz. Desde el 30 de julio ha comenzado un proceso de normalización de la vida civil y política, mediante la participación de todos los partidos políticos en las próximas elecciones de Gobernadores, convocadas para octubre.

Con la reciente amenaza del uso de la fuerza militar emitida por Donald Trump, y la imposición de un bloqueo financiero a Venezuela, el Gobierno supremacista de Washington ha escalado el conflicto, declarando abiertamente la intención de “ahogar” la economía venezolana.

Repudiamos la peligrosa escalada de agresiones contra Venezuela por parte de la administración estadounidense.

Venezuela es una nación que desde hace 18 años construye pacíficamente una democracia popular. La democracia bolivariana devolvió al país el control sobre los recursos naturales, ha redistribuido la riqueza en favor de los trabajadores y de los sectores humildes, y ha garantizado los derechos sociales para todos sus habitantes.

Los logros sociales de Venezuela en educación, salud, protección social, universalización de la seguridad social y derechos de las comunidades originarias, demuestran que es posible hacer más democrática la democracia.

Su visión ecosocialista desafía a quienes imponen el saqueo de los bienes comunes de la humanidad por parte de las élites transnacionales.

Venezuela no es una amenaza para ningún país del mundo. Desde su independencia, hace más de 200 años, nunca ha mantenido un conflicto militar, ni ha participado en guerras o agresiones contra otras naciones.

Para los amantes de la paz, y para los pueblos del mundo, Venezuela es un faro de esperanza. Esa esperanza está hoy amenazada por la ideología supremacista instalada Washington. La decisión de la élite gobernante de EEUU es bloquear el diálogo político diálogo en Venezuela y lanzar al país a un conflicto fratricida para justificar así sus planes de intervención.

Alertamos al mundo sobre la grave amenaza para la paz mundial derivada de la obsesión guerrerista de Donald Trump. Una agresión militar a Venezuela, o el derrocamiento de la Revolución Bolivariana, provocará en el hemisferio una crisis de dimensiones históricas en todos los órdenes y quebrará el esfuerzo integracionista, echando por tierra el objetivo de todas las naciones de la región, que han declarado a América Latina y el Caribe una zona de paz.

El mundo debe detener la locura de Washington. En nombre de la humanidad, exigimos a Donald Trump que retire la amenaza de agresión militar y derogue las sanciones económicas y el bloqueo financiero contra el pueblo venezolano.

Por todas estas razones, convocamos a los hombres y mujeres de bien, de todos lugares, ideologías y creencias, a los que sueñan un mundo de justicia e igualdad, a sumarse a la JORNADA MUNDIAL TODOS SOMOS VENEZUELA.

DIÁLOGO POR LA PAZ, LA SOBERANÍA Y LA DEMOCRACIA BOLIVARIANA a realizarse en Caracas, Venezuela, el 16 y 17 de septiembre, y a partir de esa fecha, en diversos lugares del mundo. Esta jornada de movilización mundial aglutinará la respuesta solidaria de los pueblos con la Patria de Simón Bolívar.

Venezuela no está sola. Hoy honramos al bravo pueblo venezolano en su lucha por la paz, el diálogo y su defensa de la dignidad y la soberanía nacional.

Mahatma Gandhi dijo “no hay caminos a la paz. La paz es el camino” y el Ché Guevara, con su ejemplo de humanidad, afirmó “la solidaridad es la ternura de los pueblos”.

Frente a la amenaza imperial y el guerrerismo, digamos hoy con el gigante Pablo Neruda, nuestra bandera y nuestra victoria será la paz.

“Paz para los crepúsculos que vienen (…) para la ciudad en la mañana, cuando despierta el pan…”.

Paz para que Venezuela siga alumbrando el futuro.

Caracas 25 de agosto de 2017

Revolución y crisis capitalista

por Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político
Martes 29 de agosto de 2017

Revolución y crisis 

Aunque no somos partidarios de establecer paralelismos históricos, ya que cada época tiene sus propias características y condiciones, es interesante constatar cómo suelen repetirse algunas líneas gruesas de la Historia en torno a situaciones globales, por ejemplo, cómo todos los imperios han entrado en períodos de crisis global, integral y terminal que llevan ineluctablemente a su caída y en consecuencia a la recomposición geopolítica de sus áreas de influencia, que en el caso del Imperio capitalista ha terminado siendo el mundo todo.

Hoy vamos a aventurar una breve indagación en torno a las crisis imperiales que antecedieron (o acaso abrieron paso) tanto a la guerra de independencia de América, en el primer cuarto del siglo XIX, como a la actual lucha continental por retomar y reformular la independencia, que dio inicio a una nueva etapa a finales del siglo XX.

En la primera década de aquel siglo XIX se dio la eclosión de la crisis terminal del imperio español. Según Anthony McFarlane, académico de la Universidad de Warwick (Inglaterra), “… para los historiadores resulta cada vez más claro que la transformación de las colonias hispanoamericanas en Estados independientes se originó en la inesperada caída de la monarquía borbónica de España en 1808”.

McFarlane otorga especial importancia a la actitud y el comportamiento de las fuerzas militares españolas durante los años críticos de 1808 a 1810, cuando la monarquía española se vio envuelta en una crisis generalizada. Derrotada su flota en Trafalgar a manos de los británicos en 1805 y su ejército en su propio territorio a manos de los franceses en 1809, España no estaba en las mejores condiciones para enviar refuerzos a cruzar el Atlántico y ayudar a reprimir a las fuerzas alzadas contra sus gobiernos coloniales en América. Ocupada por los ejércitos franceses y con un gobierno interino de dudosa autoridad que se oponía a las fuerzas invasoras, España tuvo que dejar que sus gobiernos coloniales defendieran sus propios puestos con los recursos que tuvieran a la mano. Se otorgó a los ocupantes de las colonias un papel central en su propia defensa, convirtiéndolos en una ciudadanía armada y lista para mostrar lealtad a la Monarquía española defendiendo sus territorios en tiempos de guerra. En esa perspectiva, se elevó el nivel de participación militar en las sociedades coloniales o, en términos más amplios, se militarizó a las comunidades coloniales americanas exigiendo que todos los hombres aptos para hacerlo se alistaran en unidades de milicia y se entrenaran en el uso de las armas.

Si nos trasladamos a la época contemporánea, vemos que nos hallamos ante una crisis general capitalista, la primera de una magnitud comparable a la que estallara en 1929 y a la llamada “Larga Depresión” de 1873-1896. Se trata de una crisis integral, civilizatoria, multidimensional, cuya duración, profundidad y alcances geográficos son de mayor envergadura que las que le precedieron.

Este proceso tuvo algunos antecedentes en la crisis mexicana en 1995 conocida también como la crisis “Efecto tequila”, en 1997 en la crisis financiera del Sudeste Asiático con repercusión y resonancia en otras regiones del mundo, en la crisis rusa de 1998, en la crisis brasileña de 1999 conocida como efecto de samba y la crisis argentina del 2001 de la cual se habló mucho debido a su corralito financiero. En ese año 2001 la economía norteamericana fue muy afectada por la crisis de la Empresas DOT.com y del sector de las Nuevas Tecnologías de la Información y de la Comunicación. Se iniciaría allí un proceso de deterioro que se profundizó con el posterior surgimiento de dos burbujas, una relacionada con el mercado inmobiliario y otra con el crédito. Y con los primeros síntomas de recesión en el sector de la vivienda y el alza de tipos de interés, se ampliaron los problemas. A la crisis financiera se sumó una crisis de confianza y una pérdida de credibilidad no menos dañina. Como toda gran crisis económica capitalista, la actual ha traído consecuencias nefastas: destrucción de fuerzas productivas, ruina, desempleo a nivel global, y su impacto ha sido mayor allí donde las leyes del mercado funcionan con crudeza no atenuada por la voluntad política de proteger a la población y reducir el impacto sobre ella. Es el caso de las crisis de los gobiernos neoliberales de América Latina, que comienzan a derrumbarse en los albores del siglo XXI, dando paso al crecimiento y empoderamiento de fuerzas progresistas y nacionalistas en todo el continente.

La crisis estructural y global del imperialismo puede ser también una oportunidad para avances en la lucha antiimperialista y anticapitalista, si son aprovechados por las fuerzas políticas el descrédito y desgaste que para el sistema implica la quiebra económica, la falsedad de su discurso prometedor de riquezas, la reiteración de crisis periódicas que destruyen fuerzas productivas y que ahora se funden con muy peligrosas tendencias a la destrucción de las condiciones para la vida en el planeta. Puede ser también un factor favorable para el avance de la integración latinoamericana y caribeña como defensa regional frente a la crisis que desde Estados Unidos y las economías desarrolladas, se exporta a la región.

Es en ese contexto que se requiere comprender la importancia de la Revolución Bolivariana en la época actual. Tal como ocurrió a principios del siglo XIX con el imperio español, la crisis global e integral del capitalismo genera grandes dificultades al imperialismo yanqui para intervenir militarmente contra Venezuela. Por eso ensaya otras formas de intervención, como las sanciones económicas, lo cual ya aplicó ante la imposibilidad de intervenir directamente en Cuba, en otro contexto, por supuesto. Y tal como ocurrió en aquella circunstancia, la intervención militar directa trata de ser sustituida por fuerzas militares internas en los países, como ha pasado en Venezuela con los comandos paramilitares y guarimberos de reciente actuación.

Que la Revolución Bolivariana salga victoriosa en esta difícil coyuntura representaría un hito de dimensión histórica para toda la Humanidad, en el sentido de la lucha mundial antiimperialista y anticapitalista. Acaso le toca jugar a Venezuela el mismo papel cimero que desempeñó en la guerra de independencia, en la primera mitad del siglo XIX.

Como hemos dicho más de una vez, quien no entiende esto no entiende nada.

Hora de definiciones

L'immagine può contenere: 10 persone, persone che sorridono, folla e spazio all'apertopor Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político
Lunes 28 de agosto de 2017

La hora de las definiciones

Ya hemos dicho en un Análisis anterior que ante la estruendosa derrota de la violencia terrorista en Venezuela; la victoria electoral del 30 de julio; la instalación exitosa, la ejecutoria y la paulatina legitimación de la Asamblea Nacional Constituyente; la fijación y el adelanto de las elecciones regionales y por consiguiente la recuperación de la iniciativa política por parte de la Revolución Bolivariana, se ha arreciado exponencialmente la presión internacional sobre nuestro país. Las recientes sanciones económicas ordenadas por el gran capo fascista Donald Trump son un hito más en esa escalada que pretende hacerles el trabajo a los ineptos y desvencijados agentes de la oposición criolla.

Es en este contexto en el que se producen las sanciones impuestas mediante la firma de una orden ejecutiva por parte de Donald Trump, destinadas a prohibir al sistema financiero estadounidense la compra de bonos públicos y deuda del Gobierno de Venezuela y de PDVSA.

La orden ejecutiva de Trump coincide con el desarrollo del ejercicio cívico-militar Soberanía Bolivariana 2017, programado después de la reciente amenaza militar del presidente yanqui, pero que es ya una respuesta inmediata a la agresión económica.

La situación de ataque creciente de la derecha internacional contra Venezuela, con papel cada vez más abierto de imperialismo norteamericano, es una señal más del momento histórico de definiciones que se vive en nuestro continente. Se acerca la hora de profundizar la brecha entre patriotas y pro imperialistas. Ante la agresión imperial, se debe avanzar en las acciones de justicia contra quienes traicionan a la Patria y promueven la intervención foránea.

En ese sentido, no pueden quedarse en palabras las respuestas que se ha comenzado a dar. El presidente Maduro ha dicho que “Yo le he pedido al presidente del Tribunal Supremo de Justicia y a la presidenta de la Asamblea Nacional Constituyente que se inicie un juicio histórico por traición a la patria a todos los que han pedido estas sanciones económicas que hoy han sido tomadas y que dañan nuestra vida económica”. Manos a la obra pues, sin remilgos ni timideces: cárcel ya para los traidores debe ser la orden. Que el Imperio sepa que no nos vamos a doblegar ni vamos a perdonar a sus agentes en nuestra tierra.

De hecho, se ha sabido que la Asamblea Nacional Constituyente ha abierto una investigación contra Borges por las cartas enviadas por este a bancos de inversión y otros actores económicos internacionales pidiéndoles que no hicieran negocios con nuestro país ¿Qué deberíamos hacer? ¡Pues cárcel para Borges!

Pero el presidente de la Asamblea Nacional en desacato no es el único en el combo de vendepatrias. Fíjese los tuits que ha enviado María Corina Machado después de la orden ejecutiva de Trump: “Estas sanciones son contra Maduro, y fueron provocadas por su criminal irresponsabilidad”. Además: “Maduro subestimó a la comunidad internacional como subestimó al pueblo de Venezuela. Que se atenga a las consecuencias”. Y también: “Estas sanciones son quirúrgicas y efectivas; con fuerte impacto financiero, comercial y político” ¿Vamos a seguir esperando para ponerle los ganchos a esta “burguesa de fina estampa”, como la definió Chávez alguna vez?

La tapa de ese frasco de porquerías es el comunicado abyecto de la MUD apoyando sin tapujos la orden ejecutiva de Trump y solicitando sanciones de otros países contra Venezuela. Tal como lo señala una comunicación del MIPPCI, el comunicado de la MUD es “un texto enmarcado en el odio, de corte guerrerista, antipatriota, antinacionalista y antiintegracionista”.

La respuesta política debe ser contundente, agresiva, sin dilaciones. Lo correcto es ir con todo contra los traidores, terminar de ajustar cuentas, atacar con fuerza y con decisión. Enviar una clara señal de poder y firmeza al imperialismo, que no crea que se va a salir con la suya, que sienta como sus cipayos pagan las consecuencias de su iniquidad.

En cuanto a la respuesta económica, no es mucho lo que podemos decir, no somos expertos en el área, pero nuestro Gobierno no parece estar de manos atadas ni dispuesto a quedarse de brazos cruzados. El presidente Maduro pidió a los responsables de la industria petrolera nacional aumentar la participación accionarial de los socios chinos y rusos. También convocó una reunión extraordinaria en Venezuela con las empresas petroleras de Estados Unidos a las que PDVSA les vende crudo, para afinar mecanismos de funcionamiento tras el ataque económico impuesto por el gobierno de Donald Trump.

Por otra parte, no se crea que la amenaza militar ha cesado, acaso solo ha sido postergada por ahora. Con absoluto cinismo el principal asesor de seguridad nacional de la Casa Blanca, el teniente general H.R. McMaster ha dicho: “Evaluamos una amplia gama de opciones. Cualquier decisión será tomada en acuerdo con nuestros socios en la región. Ninguna acción militar está planteada en el futuro cercano” ¿Acaso sí en el mediano plazo? Esto no es un paso atrás de la amenaza militar, sino más bien una confirmación de la misma.

Todo venezolano que ame su Patria, al margen de su posición respecto al Gobierno de Nicolás Maduro, debería seguir el ejemplo de alguien que no vive cerca de aquí, pero que muestra una comprensión diáfana de lo que ocurre. Se trata de Jean-Luc Mélenchon, el líder del movimiento político Francia Insumisa, quien se refirió al tema que nos ocupa: “Nosotros no perdemos nuestro tiempo tirando piedras a nuestros amigos, que sabemos que no son perfectos porque nosotros mismos tampoco lo somos… Sin importar qué errores cometan nuestros amigos, nosotros no perdemos de vista que el principal responsable del mal, del desorden y de la guerra civil es el imperialismo estadounidense”.

En cuanto a nosotros, una vez más el presidente Maduro da en el mero clavo: “La respuesta debe ser el proceso de liberación nacional, de independencia rebelde de Venezuela y América Latina frente a las amarras antiguas que tuvimos 100 años o más. Hemos entrado en la etapa post hegemonía estadounidense sobre Venezuela, América Latina y el mundo”. La hora de las definiciones, como se ha dicho.

Cuba: visita al Sur de Italia de la delegación gobernativa cubana

L'immagine può contenere: 3 persone, persone che sorridono, persone sedutepor Emilio Lambiase

Reporte de la visita al Sur de Italia de la delegación gobernativa cubana los días 17, 18 y 19 de agosto del 2017                 

Queridos amigos:

 

Con un imenso gusto recibí en casa a la delegación proveniente de Cuba compuesta por el Cro. Roberto Verrier Castro que es el director de ProCuba del MINCEX.

ProCuba es el “Centro de promoción del comercio exterior e inversión extranjera de Cuba”

El Cro. Verrier ha sido el presidente de la asociación de los economistas cubanos por más de 15 años, y a él se debe el impulso de la nueva ley 118 de la progresiva y controlada apertura de la economia cubana a capitales extranjeros.

 “Estamos promoviendo una amplia ventaja de oportunidad de inversión y de desarrollo comercial y economico, en esta actividad de promoción hemos observado un fuerte interés y presencia de empresas italianas.

Registramos un interés de inversores italianos en campos que consideramos prioritarios como el turismo, energias renovables, agricultura, biotecnologia y agroalimentario”

Bajo estos auspicios, los días 17, 18 y 19 de agosto del 2017 recibí los ilustres invitados guiados por el Cro. Verrier, presente también Roberto Rodriguez (ex Icap) y Michele Curto, presidente de AICEC en Torino.

 

  • Viernes, 17 de Agosto

Hora: 12 md, inicia la visita a la alcaldía de Napolés, siendo recibidos por el Vice alcalde el Dr. Raffaele del Giudice. (segue foto)

 

Hora: 03 pm , una importante entrevista en el Consulado General de la Republica Bolivariana de Venezuela con la Consul Amarilys Gutierrez Graffe. (MPPRE)

 

En la Sede del Consulado General de Venezuela en Nápoles se llevó a cabo un encuentro entre la delegación Pro Cuba, el Centro de Estudios de Tecnología Avanzadas (CETA), y la Cónsul General Amarilis Gutiérrez, con el fin de promover las relaciones cooperación y amistad de estos países caribeños con la hermana República Italiana.

A la actividad asistieron el director del Centro para la Promoción del Comercio Exterior y la Inversión Extranjero Pro Cuba, Roberto Verrier Castro Castro; el presidente de la Agencia para el Intercambio Cultural y Económico con Cuba, Michele Curto; el consultor del Centro de Estudios de Tecnología Avanzadas (CETA), Roberto Rodriguez Dicks y representantes del Centro Homólogo Pro Cuba para Italia.

Durante el evento los presentes mostraron su interés en realizar un trabajo conjunto con el Consulado, para difundir las potencialidades de invertir tanto en Cuba como en Venezuela, asimismo se sentaron las bases organizativas para la realización de un evento con el apoyo y patrocinio de las autoridades locales.

Por su parte, la Cónsul Gutiérrez Graffe aprovechó la ocasión para explicar la importancia de desarrollar relaciones económicas fructíferas sobre la base del respeto mutuo, y el bienestar del ser humano.

De igual manera, la Diplomática destacó que los principios de la política económica venezolana se basan en reinvertir las ganancias obtenidas en los sectores sociales, para continuar beneficiando a la población.

Igualmente, Gutiérrez señaló la intención de Venezuela de seguir trabajando en su diversificación económica, sustituyendo importaciones por exportaciones, con el interés de desarrollar aún más sus capacidades productivas dentro del territorio, en pro de defender la independencia y soberanía nacional.

Por su parte los presentes destacaron la importancia de seguir trabajando por la integración latinoamericana y caribeña, para hacer frente a la crisis económica y social provocada por el capitalismo.

Los representantes de Pro Cuba previamente sostuvieron un encuentro con el Vice Alcalde de Nápoles, Raffaele del Giudice, para definir estrategias con el objetivo de llevar a cabo una exposición que incentive el intercambio comercial entre Venezuela, Cuba e Italia. 

 

Hora: 07 pm, visita a la fábrica de pasta artesanal en el municipio “Gragnano” (Napolés) www.pastagentile.it

 

De Luciano Pignataro:

“Fábrica de pastas Gentile, la leyenda de la pasta de Gragnano. Gragnano, es decir una pasta artesanal, dibujado en bronce, un verdadero arte incluido en una historia de más de quinientos años.

Y es una historia que atrae, si sólo se piensa en el hecho de que, aún hoy, algunas de las pastas históricas siguen manteniendo intactas las tradiciones del pasado, aquellas que hicieron de la pasta Gragnano uno de los productos más populares del mundo.

El camino historico de esta pasta es que, el producto se seca al aire libre en Vía Roma gracias a “marino”, el viento proveniente de las bahías vecinas de Nápoles y Salerno.

Cabe destacar que el viento “marino” no siempre se hacia presente, por lo cual el ingeniero Cirillo, de Torre Annunziata, inventó este método para secar la pasta de manera artificial, un ventilador mecánico que distribuye el calor creado por un brasero en una caja de madera.

Hoy en día el calor es producido por el radiador, pero el ventilador mecánico está siempre allí.

Los hermanos Alberto y Pasquale Zampino, la tercera generación de la fábrica de pasta Gentile, junto con el valioso apoyo de su padre, Natale, cada día emplean sus fuerzas para promulgar la cultura de pasta de Gragnano en todo el mundo.

El oro es Spaghettone I.g.p. De un diámetro de 2,7 mm; Fusilli todavía están rizados a mano, con hierro, por los trabajadores de pasta.

Es importante conocer el origen de esta pasta y para ello tenemos que trasladarnos a la región de Basilicata, específicamente en Irsina, provincia de Matera, donde se cultiva el trigo utilizado en la fábrica de pasta.

En 2012 hubo un cambio: la familia Zampino distribuye por primera vez la pasta producida a partir de la calidad del trigo duro llamado “Senatore Cappelli”, un tipo de trigo hoy distribuido en Basilicata, Puglia y Cerdeña y utilizada durante la Segunda Guerra Mundial para alimentar a la población agotada. Es un grano orgánico, se reconoce por el bigote negro de la oreja.

Hay pocas fabricas certificadas que siguen creciendo en la agricultura ecológica, una de ellas es la empresa Scaraia, donde los dos hermanos Peppino y Felice, los productores de cereales, desde 1980 se dedican a este tipo de trigo y han recuperado el valor, obteniendo  la certificación de la Fondazione Bolognini.

La familia Zampino está dedicada no sólo a la masa, produce aceite, ortice y ravece, la madre María está dedicada a San Nicolás de Miri  de las latas de tomates San Marzano, albaricoques Vesubio y verduras y frutas de temporada.”

 

Hora: 09 pm, pausa en casa de Susy y Giovanni, amables acompañadores en el corazón de Gragnano, para un aperitivo de equilibrio glicémico. 

 

Hora: 10 pm, después de 14 horas consecutivas de actividad, fuimos invitados por Giovanni Lanzetta e Lucia, Presidente de Ong Goree, para una cena. 

 

– Viernes, 18 de Agosto

Hora: 11 am, anticipadamente, sentandos en un banco de plaza  en el ingreso del Tenuta Vannulo en Capaccio-Paestum (Salerno), esperando al proprietario Nicola Palmieri de la fabrica de Bufala, para un tour en la hacienda. www.vannulo.it

 

“…A la mañana siguiente, durante mucho tiempo,

Caminamos por senderos infranqueables

Y aquí y allá se hunden los pies

De dos hermosas montañas,

Cruzando canales y arroyos

Y encontrando búfalos

Del aspecto de hipopotamos

Y de ojos salvajes

E inyectados con sangre.”

  1. Goethe

 

“Hacienda biologica certificada por la ICEA.

Cultivamos el forraje necesario para alimentar a nuestros 600 búfalos.

Cada uno de ellos se cura sólo con remedios homeopáticos.

Duchas y cepillos, esteras de goma y música, técnicas de ordeño de vanguardia para salvaguardar el bienestar animal, la higiene y la calidad de la leche.

Los robots de ordeño permiten al animal autogestión con un ciclo de vida más natural y menos estresante.

El procesamiento de la mozzarella se realiza enteramente a mano, en el pleno respeto de una higiene escrupulosa, exclusivamente con leche, es el único lugar donde se vende la mozzarella.

Los productos tradicionales se combinan con la experimentación de nuevos sabores tales como yogur, budines y helados, en uso común de materias primas de alta calidad y artesanía de la mano de obra.

De la combinación de los granos de cacao crudos y de la leche del búfalo nacen los productos del chocolate, crema de chocolate, el pistacho y las avellanas.

Cereales cultivados siguiendo los dictados de la agricultura orgánica con molienda natural de grano entero y “levadura madre” para un producto más digerible y natural.

Una forma de degustar los productos de la empresa acompañados de platos sencillos preparados con las verduras del jardín cultivado a la entrada de la sala de degustación.

Cada objeto nace inspirado en las líneas del antiguo mundo campesino.

Exclusivamente piel de búfalo con planta de bronceado.

Hecho a mano por expertos artesanos.

Herramientas y utensilios de diversas epocas, de uso diario, alojadas en un Museo Permanente de la Agricultura.

Un paseo para admirar el búfalo, con olores y ruidos que se integran con la modernidad de los establos.

La sabiduría de la artesanía. El camino se cierra con la reunión y degustacion de los productos lácteos.”

 

 

Hora: 05 pm, encuentro a Cava de’ Tirreni con el alcalde, Enzo Servalli, en la sede de la sociedad Metellia Servizi, guiada por Giovanni Muoio. www.metelliaservizi.it

Esta empresa, de total propiedad pública, ha realizado un interesante proyecto de recuperación de residuos sólidos urbanos, junto con Cuba (La Habana Vieja y el Historiador Eusebio Leal Spengler), Haití y Santo Domingo.

Un proyecto financiado por la Comunidad Europea, que ya se ha completado.www.revime.org

Con el Cro. Verrier se discutió la posibilidad de completar la experiencia pasada con un nuevo proyecto que prevé la recuperación de la parte orgánica de los residuos sólidos municipales.

El proyecto se articula para módulos que se ajustan al tamaño variable de cada ciudad. La fracción orgánica del r.s.u. (Residuos sólidos urbanos) se convierte en “compost” para fertilizar las tierras agrícolas.

Sería interesante insertar este tipo de recuperación en un plan nacional de planificación territorial, que nos permita “avanzar” en la realización de instalaciones de tratamiento para cada ciudad, donde la perspectiva del financiamiento no sólo es proporcionada por Europa, sino también por la Cooperación Internacional de la FAO u otros organismos nacionales y supranacionales.

Hoy en día, la situación es paradójica: hay recursos financieros que no se explotan por falta de proyectos.

De hecho, en la edición anterior en el anuncio del concurso (2017), Italia no presentó ningún proyecto, a pesar de un flujo financiero sustancial en stock.

Por esta razón, y por los contactos con las instituciones encargadas, estamos motivados para presentar, hasta la fecha, propuestas de intervención para la realización de plantas de procesamiento para la parte orgánica del r.s.u. En las ciudades cubanas, según la prioridad dada por el Gobierno. 

 

  • Sábado 19 de Agosto

Hora: 10 am, visita al Area Arqueológica de Pompeya, con un guía de lengua española y apoyo logistico y de seguridad dispuesto por el Director Prof. Massimo Osanna, de la Dra. Giuseppina Tarallo y del inspectorado de la policia. www.pompei.it 

 

Después del almuerzo, y después de una parada en mi “Comandancia” donde hago el trabajo del arquitecto Martiano, concedo un cálido saludo, y ¡hasta la próxima! 

El Cro. Roberto Verrier, invitado de la Aicec (agencia de intercambio cultural y económico de Cuba), el centro homólogo de ProCuba en Italia, realiza la promoción de Cuba como destino de inversión extranjera, continuando su viaje hacía el norte de Italia.

La misión de la organización en el norte es visitar importantes empresas de producción en las ciudades de Siena, Roma, Florencia, Bolonia, Módena, Belluno, Milán y Turín, pero esto es otra historia.

 

Escrito en Cava de ‘Tirreni el 25 de agosto de 2017.

                                                            

Hasta la Victoria Siempre!

 

Arquitecto Emilio Lambiase

Presidente de la asociación Italia-Cuba-Salerno

 

Traducido por: Amarilys Sánchez Gutiérrez (estudiante de Lengua y Cultura Comparada de la Università degli Studi di Napoli l’Orientale)
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Estado y poder

por Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político

Viernes 25 de agosto de 2017

Sobre el Estado y el poder

En una muy buena entrevista que le hiciera RT en español al conocido periodista e investigador Aram Aharonian, sobre las argumentaciones que este expone en su libro “El progresismo en su laberinto”, recientemente publicado en Argentina, podemos leer muy interesantes opiniones, que atañen a la situación y al destino de la Revolución
Latinoamericana.

Según Aharonian, el objetivo era “la construcción de nuevas sociedades, pero no se logró avanzar en eso… la anterior fue una década desesperada en muchos países latinoamericanos, porque en lugar de las nuevas sociedades, nos quedamos solo en una redistribución del bienestar”. Esto es claro para nosotros desde hace mucho tiempo. No solo es el hecho de que sobre todo nos hemos quedado en esa redistribución del bienestar, sino que al colocar simbólicamente tal logro como fin último de la revolución, y al actuar a menudo solo en función de ello, hemos generado el fenómeno del clientelismo y limitado la concientización político-ideológica de amplias capas del pueblo. A veces la excesiva ponderación de los beneficios materiales, sin acompañarla de contenidos profundos de carácter estratégico, ha dado como resultado que muchos hombres y mujeres que nos granjean su apoyo, nos den la espalda apenas asoma en el horizonte una época de vacas flacas.

Aharonian opina, al referirse a los gobiernos que se asumen de izquierda en Latinoamérica, que estos “no han sabido vender esperanza” y que cuando hacen promesas, en un marco electoral, se quedan en exponer “lo que les dimos en estos cinco, diez o quince años, y no hay mensajes de esperanza para construir un futuro mejor, sobre todo para las nuevas generaciones”. Nosotros opinamos que esto tiene que ver con el hecho de que hay tendencias conservadoras, en el seno de la izquierda, que son muy fuertes e influyentes en el aparato del poder político, y que no se trata solo del carácter del mensaje, sino sobre todo del ritmo que se da en los avances hacia la construcción de estructuras realmente revolucionarias al nivel del Estado.

A esto último se refiere también Aharonian cuando afirma que “lo más grave es un dilema sobre si nuestros países transitan hacia el fortalecimiento del sistema republicano, o si deben ayudar a que se derrumbe”. Para él, tal sistema republicano (que también podríamos llamar “democracia” representativa, régimen burgués o Estado burgués) “oculta un poder fáctico que está mucho más allá del gobierno formal… la izquierda llega al gobierno y generalmente no consigue el poder”. El problema, en nuestra opinión, es que algunos, en el campo revolucionario, son tímidos (o interesados por conveniencia) a la hora de considerar la posibilidad de verdaderos cambios revolucionarios, radicales, en la estructura del Estado burgués que contribuyan a su transformación en Estado comunal, popular, y al objetivo estratégico de la extinción del viejo Estado, meta que fue fijada expresamente por Chávez. Finalmente estas posiciones conservadoras terminan reforzando y prolongando el dominio del Estado burgués, acaso el más pesado fardo que arrastra la Revolución.

¿Cuál era el planeamiento estratégico original de Chávez con relación al carácter del Estado y sobre el tema del poder? Citemos, relativamente en extenso: “Determinar quién ejerce el poder y como lo ejerce es el principal problema político en toda sociedad… la relación entre la masa y los órganos del poder constituye la clave para la instauración y conservación, sin degeneraciones ni engaños, de un régimen donde el pueblo en todo momento sea la fuerza dirigente. En los niveles primarios, el barrio, el municipio, la ciudad, los órganos del poder serán creados por la propia masa. La masa solo podrá crear órganos de poder de abajo a arriba, con facultad soberana, cuando una crisis, que la sacuda y al mismo tiempo pulverice las estructuras hoy existentes, haga ineludible la insurgencia de civiles y militares concertados para la salvación de la patria. Este camino juntara a campesinos, obreros, estudiantes, medianos y pequeños empresarios, intelectuales, la masa de la nación, para ejercer ella, sin intermediarios y bajo su vigilancia, las potestades soberanas del Estado. Tendremos un Estado Popular, sometido hasta en sus órganos más altos a la fiscalización de la masa…tendríamos una democracia directa en la que la masa escrutará al poder para hacer efectivo su control sobre él y asegurar el curso fidedigno al interés popular de toda la política nacional” (Proyecto de Declaración Programática MBR-200, publicado por MINCI, 2007).

Nosotros nos comprometimos, en nuestra campaña electoral, a presentar ante la Asamblea Nacional Constituyente propuestas radicales que apunten hacia ese concepto original de Chávez, con elementos novedosísimos, como la eliminación de la figura antiquísima del Alcalde y los cabildos, y su sustitución por el Concejo Municipal Popular, construido de abajo hacia arriba. Así lo hemos difundido y lo seguiremos haciendo, aunque nuestra expectativa de que se aprueben ideas de este tenor radical no es alta. Pero al menos trataremos que entren en el debate, para ir confrontándonos con las posiciones conservadoras que actúan en el campo revolucionario. Seguiremos promoviendo esas ideas sin prisa pero sin pausa. La auténtica transformación revolucionaria del Estado no puede ser sino producto de una lucha que recorrerá un largo y sinuoso camino.

Aharonian toca en la entrevista otros temas de gran interés, como el comunicacional, el cultural y la importancia de la defensa de la Revolución Bolivariana.

Acaso los abordaremos en otros Análisis. Por lo pronto trataremos de ponerle mano, lo más pronto posible, a esta publicación con la firma de Aharonian, que promete una lectura aleccionadora.

Intervista a Eugenia Russian: «Il popolo è con la Rivoluzione!»

di Claudia Fanti

La voce di una suora sulla situazione venezuelana: i poveri sono con la rivoluzione!

Eugenia Russian, membro della Commissione per la Verità e la Giustizia della ANC – Assemblea Nazionale Costituente della Repubblica Bolivariana del Venezuela

Se la lista dei nemici del governo bolivariano non è mai apparsa tanto lunga,  i movimenti popolari latinoamericani si schierano decisamente dalla parte del presidente Maduro, difendendo l’Assemblea Nazionale Costituente in quanto mezzo per ridefinire il patto sociale nel Paese e condannando l’escalation di violenza messa in atto dalle forze di destra con l’obiettivo di provocare un intervento straniero nel Paese. Così, la sezione brasiliana dei Movimenti Popolari dell’ALBA, il Movimento dei Senza Terra, Vía Campesina Internazionale e la Segreteria dell’Assemblea Internazionale dei Popoli hanno lanciato un appello a favore del popolo venezuelano, invitando a organizzare Comitati per la pace in Venezuela e a promuovere manifestazioni contro il disegno del governo statunitense di creare un nuovo Iraq in America Latina.

E in difesa della rivoluzione bolivariana si levano voci anche della Chiesa di base venezuelana, come quella di suor Eugenia Russian, presidente dell’organizzazione cristiana-ecumenica Fundalatin (Fondazione latinoamericana per i diritti umani e lo sviluppo sociale) e coordinatrice della Comunità di teologia della liberazione Juan Vives Suria.

La nuova Assemblea Costituente è stata etichetta come un golpe e contestata anche da chavisti critici. Qual è la tua opinione?

L’Assemblea Nazionale Costituente è stata convocata, a giudizio della nostra comunità ecumenica, nel pieno rispetto della Costituzione. E rappresenta un’istanza totalmente popolare e democratica per fermare la spirale di violenza, promuovere un dialogo ampio e ridare stabilità al Paese. Bisogna ricordare che il presidente Maduro ha tentato più volte la via del dialogo e che, per tutta risposta, i settori estremisti dell’opposizione hanno alzato il livello della violenza. Il tavolo dei negoziati costituito con l’accompagnamento del Vaticano, di tre ex presidenti (Zapatero, Torrijos e Fernández) e dell’Unasur, e che ha prodotto, nel novembre del 2016, un documento congiunto tra governo e opposizione dal titolo “Convivere in pace”, è fallito a causa degli ostacoli posti dall’ala della destra più estremista.

Cosa pensi delle denunce di frode?

Sono parte della campagna mediatica in atto contro il Venezuela: è stato lo stesso Consiglio Nazionale Elettorale oggi accusato di frode ad avallare i risultati delle elezioni parlamentari vinte dall’opposizione. Il sistema automatizzato, con la stampa di una ricevuta di carta del voto elettronico da depositare nell’urna sigillata, è continuamente sottoposto a verifiche e controlli, ottenendo il riconoscimento di organismi come il Centro Carter. La realtà è che, in occasione delle elezioni per la Costituente, i settori più estremisti hanno cercato di impedire l’esercizio del voto mediante azioni violente. E la risposta sorprendente della popolazione è stata quella di recarsi in massa alle urne. Così, al Poliedro, uno spazio adibito a seggio elettorale dal CNE, per permettere di votare a chi come me non ha potuto farlo nella propria zona a causa delle violenze dei gruppi estremisti, la gente era talmente tanta che ha dovuto aspettare in fila dalle sei e mezza della mattina alle cinque e mezza del pomeriggio, in un clima, peraltro, profondamente fraterno.

Quali sono le aspettative del popolo in relazione alla Costituente?

Il principale obiettivo, oggi, è quello di ottenere la pace. Attualmente una delle leggi a cui si sta lavorando è quella dell’istituzione di una Commissione per la Verità, la Giustizia e la Pace, mirata proprio a mettere fine alla violenza e a ripristinare la pace nel Paese. Ma vi sono anche altri grandi problemi da affrontare, come il miglioramento del sistema di giustizia, il superamento del burocratismo e la lotta alla speculazione e all’accaparramento di beni di prima necessità da parte delle mafie imprenditoriali, come pure la lotta a quella distorsione mediatica che impedisce il riconoscimento delle conquiste realizzate, rimaste generalmente sconosciute a livello internazionale. Del resto, quando mai si legge che sono state consegnate ai poveri più di un milione e mezzo di case, che sanità ed educazione sono gratuite, che le pensioni sono collegate al salario minimo e dunque periodicamente riviste al rialzo?

Ma che ne è oggi, in piena crisi economica, di queste missioni sociali? E quanto sta risentendo il popolo povero della carenza di prodotti essenziali?

Malgrado la caduta del prezzo del petrolio, le missioni sociali sono state mantenute. La gente si difende dalla scarsità di beni sostituendo per esempio alcuni alimenti con altri più accessibili e dando prova di grande creatività. Ancora non basta, ma le risposte locali cominciano ad arrivare. D’altra parte si rimarrebbe sorpresi ad osservare l’enorme varietà di prodotti, locali e importati, presenti, a prezzi siderali, nei negozi delle zone in cui vivono le classi alte. Proprio per far fronte a tale situazione si è dato vita a un programma di distribuzione di beni a prezzi regolati denominato Clap, Comitati locali di approvvigionamento e produzione, esteso in tutto il Paese. In molte zone tale programma funziona in maniera efficace, in altre si trova ancora a uno stadio iniziale. Ma, tenendo conto di tali esperienze, la Costituente cercherà di mettere a punto misure più strutturali per combattere l’accaparramento e le speculazioni. Una questione di cui si occupano la Commissione sul “Nuovo sistema economico post-petrolifero” e quella sulla promozione delle “Nuove forme di partecipazione”.

I mezzi di comunicazione presentano l’immagine di un Paese in guerra, devastato dalla violenza (attribuita in buona misura al governo), oltre che dalla crisi economica e dalla corruzione. Qual è la situazione che vivi tu?

Quando si parla di violenza governativa, si vuole accreditare l’idea di un governo dotato di una forza armata simile a quella di un Pinochet o di un Videla, quella formata in America Latina negli anni Settanta sotto l’impulso della Dottrina della Sicurezza Nazionale. Ma il concetto di Sicurezza della Nazione nella Costituzione vigente non risponde affatto a criteri repressivi, ispirandosi piuttosto a una forma di corresponsabilità civico-militare in difesa dei diritti umani e della pace. Durante le elezioni per la Costituente del 30 luglio, quando alcuni terroristi di una zona dello Stato Miranda hanno realizzato un blocco stradale e mezzi motorizzati della Polizia Nazionale Bolivariana si sono recati sul posto per garantire il diritto alla mobilità, i terroristi hanno attivato un ordigno esplosivo, ferendo 9 poliziotti. Eppure, benché l’esplosione sia stata nitidamente fotografata, su un giornale spagnolo questa foto è apparsa a tutta pagina con il seguente titolo: “Maduro copre con la violenza e la repressione il fallimento della sua Costituente”. Le vittime, i poliziotti, sono stati trasformati in carnefici e i carnefici in vittime innocenti. E tutto per cercare di nascondere il fatto che più di 8 milioni di persone si sono recati alle urne anche in mezzo alla violenza terrorista.

Le ultime elezioni parlamentari hanno consegnato l’Assemblea Nazionale all’opposizione, rivelando una grande perdita di consensi da parte del governo bolivariano. Il popolo ha perso fiducia nella rivoluzione?

La grande affluenza alle elezioni per la Costituente, soprattutto nelle condizioni estremamente avverse in cui si sono svolte, è un indicatore più significativo di qualsiasi sondaggio, rispetto alla speranza di riprendere la giusta direzione, insieme a un forte appello, questo sì, a superare i problemi, correggere gli errori, combattere la corruzione e potenziare le conquiste realizzate.

L’arcivescovo di Caracas ha dichiarato che tutta la Chiesa è unita contro la Costituente, dai vescovi ai preti delle comunità povere…

L’arcivescovo di Caracas non è un punto di riferimento per la comunità cattolica venezuelana, in quanto le sue posizioni riflettono costantemente quelle dell’opposizione: per il ruolo che svolge, l’arcivescovo dovrebbe essere il primo a creare percorsi di dialogo e a costruire ponti e invece preferisce chiudere gli occhi su qualunque aspetto positivo legato all’azione del governo, su qualsiasi conquista in materia di diritti umani, su qualsiasi politica sociale a favore delle fasce più vulnerabili, condannando a una totale invisibilità tutti quei cattolici che fanno parte dei consigli comunali e che hanno votato per la Costituente. Ma la voce della gerarchia ecclesiastica non è né la voce di Dio né quella del popolo. La gerarchia è un altro partito politico della destra. Ed è da molto tempo che sta seguendo la strada opposta a quella indicata dal vescovo argentino Enrique Angelelli, il quale invitava a prestare un orecchio al popolo e uno al vangelo. Ci troviamo di fronte a una Chiesa gerarchica che benedice i terroristi – gli stessi che danno fuoco a esseri umani identificati con il chavismo e che distruggono beni e servizi in nome di una presunta libertà -, che è sensibile solo agli interessi dei potenti, che manipola i fedeli attraverso i simboli della religiosità popolare, facendo loro credere che ci troviamo in una dittatura. Ma, al di là delle posizioni della gerarchia venezuelana, si incontra un popolo sempre più cosciente. Nelle nostre comunità ecumeniche popolari, di cui fanno parte cattolici, protestanti, anglicani e appartenenti ad altri cammini spirituali, compresi quelli dei popoli originari, tutti condividono una visione solidale e accogliente nei confronti del diverso.

Cosa pensi della richiesta di papa Francesco di sospendere la Costituente?

Il vescovo di Roma ha invitato costantemente al dialogo e all’incontro, ha ricevuto il presidente Nicolás Maduro e si è offerto di mediare tra governo e opposizione. Bisogna chiarire che il comunicato della Santa Sede contro la Costituente è stato firmato solo dal segretario di Stato Pietro Parolin, il quale, quando era nunzio in Venezuela, non faceva altro che criticare e creare divisioni, schierandosi con l’estrema destra, complottando contro il governo e opponendosi alla democrazia partecipativa dominante nel nostro Paese.

[Trad. dal castigliano di Claudia Fanti]

(FOTO+VIDEO) Un llamamiento a Macri y Trump

por Gian Giacomo Girona

UN LLAMAMIENTO A MACRI Y TRUMP POR MILAGRO SALA Y VENEZUELA

Desde Calabria, la región de Italia que cuenta con más de 50 detenidos desaparecidos durante la actuación del Plan Condor en América del Sur y de donde es también originario el mismo presidente argentino, se pidió a Macri por la inmediata liberación de Milagro Sala y la aparición con vida de Santiago Maldonado y al presidente Trump el cese de las injerencias y amenazas de intervención en Venezuela.

El martes 22 de agosto 2017 en Saracena, ubicada en la provincia de Cosenza en el sur de Italia, se realizó un encuentro organizado por los consejeros municipales Luigi Pandolfi y Leonide Spinelli del movimiento Saracena in Comune, al cual adhirieron prestigiosas organizaciones de derechos humanos italianas, el colectivo de solidaridad de AlbaInformazione y la Unión Sindical de Base.

Inicialmente la actividad se colocaba exclusivamente en el marco de la campaña internacional por la liberación de Milagro Sala, pero el precipitar de los eventos, o sea la consecuente desaparición del detenido Santiago Maldonado determinó la urgencia de incorporar el caso a la atención.

Las amenazas del presidente de Estados Unidos, Donald Trump, de no exclusión de intervención militar en Venezuela y la coincidencia con la fecha de la jornada mundial de solidaridad con la Venezuela Bolivariana hicieron si que los organizadores invitaran como huésped de honor a la Cónsul de Venezuela en Nápoles, Amarilis Gutiérrez Graffe.

Al encuentro participaron además Mario Occhinero en representación de “24marzo onlus”, y Arturo Salerni en representación de Progetto Diritti onlus, junto a ellos el periodista Alfredo Sprovieri, la investigadora Rossella Tallerico y el activista politico Claudio Di Benedetto.

Entre los temas enfocados también el liberalismo económico, el Plan Cóndor, las responsabilidades de los medios de información, hasta llegar a los nuevos desaparecidos, los emigrantes que pierden la vida atravesando el mar.

Gutiérrez Graffe, haciendo referencia a la resistencia anti-imperialista de los pueblos latinoamericanos y sus líderes, como Milagro Sala, expresó “Somos pueblos hermanos y caminamos unidos hacia un mismo objetivo. Venezuela y el presidente Nicolás Maduro sostienen la lucha por la liberación de Milagro Sala, quien defiende los derechos indígenas desde Argentina, el gobierno de país pretende hoy opinar sobre el destino de Venezuela”.

Se recordó la conversación telefónica sostenida entre el presidente Nicolás Maduro y Milagro Sala el reciente 5 de agosto, así como el fuerte apoyo manifestado por la activista social a la Constituyente.

Después de las intervenciones de los oradores se instauró un dialogo colectivo con el publico que contribuyo con preguntas e intercambio de opiniones y se concluyo con el envío de un video-mensaje de solidaridad de parte de los presentes al Presidente Nicolás Maduro.

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