Simón Bolívar e la Carta di Giamaica tra i banchi di scuola

WhatsApp Image 2019-06-11 at 17.21.39(1)di Romina Capone

Passano i secoli ma le idee del Libertador sono sempre attuali. L’incontro ha visto impegnato il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Napoli e gli studenti di quarta I ed L del liceo Scentifico Artuto Labriola. Il tema: La carta di Giamaica. Tra le mura di Palazzo Reale, presso la Biblioteca Nazionale di Piazza del Plebiscito – sezione Venezuela per il ciclo di incontri tematici.

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La Carta di Giamaica è una missiva di risposta redatta da Simón Bolívar il 29 Agosto 1815 in Giamaica come risposta ad Henry Cullen. Una lettera considerata a tutti gli effetti un vero e proprio saggio politico-economico e sociale. In essa el libertador venezuelano risponde dettagliatamente, alle provocazioni del commerciante giamaicano; con minuziosa cura espone la situazione politica di tutta l’America Latina e la sottomissione spagnola. Possiamo affermare che con questa lettera si innesca il processo denominato Rivoluzione Bolivariana; processo che è ancora vivo. 

Simón Bolívar nel 1815 rivendicava quei princìpi fino ad allora violati dalle barbarie degli spagnoli: libertà, uguaglianza, fratellanza. In Europa, si lottava per gli stessi ideali. A trentadue anni denunciava l’imperialismo e cercava a gran voce un sistema repubblicano per il proprio paese.  Lungimirante confronta la situazione dell’America Latina con quella degli altri popoli del mondo e osserva la passività in cui si trova sommerso il continente prigioniero da molto tempo dal dominio spagnolo.  Un popolo quello campesino martoriato. Uomini, donne e bambini trucidati, decapitati ed impalati come trofei di guerra. Simón Bolívar voleva tagliare il cordone ombelicale da una madre infetta. Voleva che ogni paese del continente fosse unito sotto un’unica lingua e un’unica cultura. Ogni nazione doveva avere un proprio governo, organizzato, competente e repubblicano, dove fossero rispettati e riconosciuto i diritti dell’Uomo a tutte le razze.

WhatsApp Image 2019-06-11 at 17.21.39Bolívar analizza la situazione politica del Rio de la Plata in Argentina, del Cile, del Perù fino a quella della Nuova Granada. Viene passata in rassegna con la disamina che la rivoluzione ha di trionfare. Esso ha una visione continentale della guerra di indipendenza ed è evidente la volontà di generalizzare il problema a tutta l’America Latina la cui unità è il fine ultimo di tutta la sua strategia. La Carta di Giamaica contiene anche un implicito appello all’Inghilterra, all’epoca prima potenza marittima del mondo ed in piena espansione commerciale; si pensava fosse la più interessata a stringere rapporti economici e quindi la più interessata alla libertà delle colonie spagnole. Già nella prima metà dell’800 Bolívar comprende la necessità di un  riequilibro del mondo per un futuro migliore.

 

(VIDEO) La solidarietà con il Venezuela bolivariano parte dal Chikù di Scampia

di Romina Capone

Il 13 aprile del 2002 il comandante Chávez fu vittima di un colpo di stato da parte delle forze fasciste venezuelane. L’attacco fallì. Hugo Chávez fu liberato dal popolo bolivariano. Diciassette anni dopo a Scampia, periferia Nord di Napoli, la resistenza continua. L’anniversario organizzato dall’Associazione “Resistenza” e il Partito dei Carc-Napoli Nord come spunto di riflessione in un luogo simbolo dell’unione tra i popoli: il Chikù di Scampia.

 

«Quanto sta accadendo in Venezuela rappresenta appieno la situazione mondiale. In tutto il mondo si respira un’aria di fermento dagli esiti più disparati. In Italia è in corso una fase di resistenza spontanea da parte delle masse popolari con il rifiuto di un governo delle larghe intese, pur non essendoci un forte movimento comunista» afferma Marco Coppola militante del P-Carc e continua «In francia i Gilet Gialli sono l’espressione di tensione per contrastare la realtà. In Belgio e in Spagna i focolai sono accesi. L’Italia, un paese dove il governo è pieno di contraddizioni interne sin dagli albori della sua costituzione, vede il ruolo fondamentale delle masse popolari. La nostra solidarietà con il Venezuela significa rompere i rapporti con quei paesi imperialisti. La nostra solidarietà è il grande contributo alla causa della rivoluzione bolivariana».

La popolazione italiana compie piccole rivoluzioni ogni giorno e Scampia ne è un esempio.

Il Chikù, ristorante italo-balcanico, laboratorio e cucina oltre che del corpo anche della mente, non è stato scelto a caso come location per la realizzazione di questo incontro volto inoltre a contribuire alle spese processuali a carico di Rosalba Romano, la giornalista della redazione di Vigilanza Democratica sotto processo a Milano.

Chikù nasce dalla fusione di due progetti:

– La Kumpania è un’impresa sociale nata nel 2013 per valorizzare la passione per la cucina di un gruppo di donne che hanno fatto del loro talento, una professione con l’obiettivo di offrire un servizio “genuino e responsabile” attraverso un percorso di emancipazione.

-L’associazione “Chi rom e… chi no” è nata nel 2002 a partire dalla creazione di relazioni significative tra le comunità rom e italiana del quartiere Scampia e della città, attraverso interventi culturali e pedagogici, lavorando nella periferia intesa come luogo di sperimentazione e condivisione di buone pratiche.

Il massimo esempio di integrazione di unione e solidarietà tra i popoli – spiega la fondatrice Barbara Pierro – . Un faro di speranza per gli abitanti di Scampia, una periferia che conta sessanta mila abitanti. Una periferia che si rimette in gioco per ritornare al centro della società, per il cambiamento.

img_2573Molte sono state le dirette e gli interventi telefonici da Caracas durante la serata. Presente anche il Consolato della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli; Anika Persiani rappresentante Esteri dei circoli bolivariani dello Stato Carabobo ci ha raccontato cosa è realmente accaduto a Caracas durante il lungo blackout dei giorni scorsi: «Attraverso la mancanza dell’energia elettrica vogliono sabotare il presidente Maduro e generare il panico tra la popolazione sperando che scoppino guerre civili. Ovviamente chi ha sofferto per la mancanza di corrente è stata la popolazione più povera; loro, i veri sostenitori del presidente Nicolás Maduro. Nelle zone ricche del Paese la corrente non è mai mancata; essi sono provvisti di potenti generatori ad uso privato di energia elettrica» continua Anika Persiani «ma i venezuelani sono forti e coraggiosi. Non hanno ceduto a questo sabotaggio, a questa trappola psicologica. Abbiamo vissuto con estrema tranquillità questi momenti: abbiamo comprato candele per illuminare le nostre case. Abbiamo acceso falò in giardino; abbiamo cucinato all’aperto tutti insieme. Nei quartieri abbiamo grigliato la carne e consumato insieme tutto il cibo restante, a causa dai congelatori ormai fuori uso. I cittadini venezuelani resistono e lottano contro l’egemonia degli Stati Uniti d’America i quali stanno facendo il possibile per piegarci al loro volere. Per sottometterci. Riflettiamo: l’aeroporto internazionale di Caracas Simón Bolívar è il primo dell’America meridionale. Possiede La Guaira, uno dei due porti principali di tutto il Mar dei Caraibi, secondo è quello di Cuba. Il vicino Canale di Panama collega gli oceani. Perché gli Stati Uniti inviano gli aiuti umanitari destinati al Venezuela in terra colombiana invece che utilizzare container su nave la quale con 12 ore di navigazione arriva diretto a Caracas via mare? Due parole: casus belli. Gli Stati Uniti vogliono annullare il voto di sei milioni di venezuelani, stanno provando ad instaurate un governo parallelo riconosciuto oltreoceano. Ci stanno minacciando di ucciderci con una guerra civile, ci stanno imponendo una persona autoproclamatasi presidente del Venezuela. Paghiamo un numero di sanzioni politiche e finanziarie. Non possiamo comprarci le medicine. Ci hanno confiscato un grande numero di risorse. Siamo preparati ad un’eventuale invasione da parte delle forze militari statunitensi che vorranno violare la sovranità nel nostro paese. Il popolo venezuelano non vuole che una forza straniera invada le nostre città distruggendo le nostre case, le nostre università, i nostri ospedali, le nostre vite».
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(VIDEO) Il senatore cileno Navarro: «L’Enel avvelena la comunità di Coronel»

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è img_2543.jpgdi Romina Capone

Napoli, 12apr2019.- Mercurio, arsenico, piombo, nichel e altri metalli pesanti contaminano la comunità di Coronel. La centrale termoelettirica Endesa Bocamina di proprietà del gruppo Enel, alimentata a carbone, intossica gli abitanti inquinando l’aria, la terra e le acque del sud del Cile. A denunciare quanto sta accadendo è il senatore cileno Alejandro Navarro Brain il quale è accompagnato in Italia da Juana Hernandez (rappresentante delle famiglie vittime dell’inquinamento) e dal dottor Fredy Jelvez per incontrare l’amministratore delegato della multinazionale. La centrale termoelettrica è situata a soli dieci metri dal centro abitato e a cento metri da un edificio scolastico. Le analisi cliniche di sangue e urine hanno riscontrato che 17 alunni, 5 docenti e 2 genitori sono stati contaminati da metalli pesanti. Risulta elevato il numero di tumori e malattie neurologiche geneticamente trasmissibili. La popolazione è affetta da allergie croniche a seguito dell’inalazione dei fumi di scarico. Inquinata è anche l’acqua apportando ingenti danni alla loro economia che si basa in parte sulla pesca. I terreni sono incoltivabili.

 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è img_2537.jpg«La centrale di proprietà italiana emette quotidianamente tonnellate di materiale tossico. Quando sono arrivato a Napoli mi hanno raccontato la triste realtà della Terra dei Fuochi. Capisco bene cosa vuol dire vivere in un territorio inquinato e contaminato. Stiamo sostenendo una dura lotta affinché vengano rispettati i diritti dell’ambiente e della salute. La causa contro in gigante Enel, portata in tribunale, l’abbiamo vinta una volta. Il giudice ha emanato, a 13 dirigenti dell’Enel, il divieto di lasciare il Paese» afferma Navarro e continua «Il nostro unico aiuto giunge dalle famiglie vittime dell’avvelenamento. Sono le mamme dei 17 alunni che lottano per avere giustizia. Solo grazie a loro abbiamo raccolto innumerevoli denunce. La mobilitazione popolare ci è di grande sostegno. Sarà una dura lotta contro la grande multinazionale capitalista che inizialmente chiedeva 138 dollari americani ogni megawatt/h ma siamo riusciti a far abbassare la cifra fino a 38 dollari MW/h. Inoltre l’azienda, dietro ricatto, non permette ai propri dipendenti di poter fare causa alcuna fino all’anno 2052. Ci ritroviamo in Cile a dover affrontare e risolvere un grave problema causato da una multinazionale italiana. Dopo aver appreso l’emergenza di Bagnoli, Acerra e tutta l’area della terra dei fuochi, ci siamo resi conto che la situazione ambientale è decisamente molto peggio della nostra. La politica deve responsabilizzarsi di fronte a questi disastri ambientali. Così come deve farlo il governo, i comuni e i cittadini. Se i politici non mettono in agenda il tema della salute ambientale e dell’uomo allora bisogna togliere di mezzo questi politici. Mi sento in colpa nei confronti delle nuove generazioni. La lotta per la vita è la prima lotta da vincere». Inoltre, il Senatore Navarro ha anche fatto riferimento allo scandaloso caso di Assange, un chiaro esempio oggi di prigioniero politico, per spiegare come funzione il sistema odierno di oppressione: «Vedete che chi come Assange mette a disposizione dei cittadini, gratuitamente, le informazioni delle grandi imprese multinazionali e di chi le comanda politicamente, viene perseguito ed arrestato, mentre chi invece consegna, dietro pagamento, le informazioni dei cittadini a quelle stesse grandi multinazionali, viene indicato ad esempio come uomo dell’anno», un lampante esempio di come funziona il mondo alla rovescia, per dirla con Eduardo Galeano.  

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è img_2539.jpgJuana Hernandez è la testimonianza diretta di quello che sta accadendo a Coronel: «Il servizio medico statale ci ha comunicato che un quarto dei bambini della scuola di cui io sono la preside sono malati. Sono affetti da allergie croniche permanenti. Da leucemia. Da cancro e da tumori mai visti prima. Hanno un elevato deficit di apprendimento» continua il suo racconto «il tema energetico ossia la corrente elettrica è senza dubbio indispensabile per poter vivere. Ma gli effetti collaterali nessuno li ha considerati. Lo stato cileno, il quale non si sente responsabile di quanto sta accadendo, ha deciso che il nostro vicino di casa doveva essere un mostro gigante che sbuffa cenere e carbone in una discarica a cielo aperto nel centro storico del paese. Noi ora ne stiamo pagando le conseguenze. Vogliamo che l’Enel ci dia ascolto. Il loro denaro non è quello che ci interessa. La comunità di Coronel ha bisogno di salute, di poter vivere in un ambiente libero dall’inquinamento. Vogliamo ricominciare a sognare insieme ai nostri figli su ciò che sarà il loro futuro ad oggi incerto».

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è img_2533.jpgDenunciare il danno ambientale è l’unica strada da intraprendere per il diritto alla salute dei popoli. Tramandare alle nuove generazioni l’importanza della qualità dell’ambiente, dei beni culturali per la salvaguardia dell’intero pianeta Terra spiega Maria Teresa Iervolino attivista politica, docente del liceo scientifico Labriola i cui studenti erano presenti all’incontro tenutosi a Palazzo San Giacomo.

«Ci siamo sentiti in dovere di ospitare a Napoli il senatore Navarro perché sono troppe le assonanze tra l’Italia e il Cile» sostiene Elena Coccia consigliera della città Metropolitana di Napoli e presidente della commissione cultura del Comune di Napoli affiancata da Laura Marmorale Assessore ai Diritti di cittadinanza ed alla Coesione sociale – relazioni internazionali, solidarietà popolare e cooperazione decentrata, da Ciro Borriello Assessore al verde urbano e allo sport, da Raffaele Del Giudice Assessore all’ambiente, da Amarilis Gutiérrez Graffe politologa ed esperta delle Relazioni internazionali, da Tommaso Sodano politico, agronomo e attivista per i diritti ambientali e da Gianmarco Pisa dei Corpi Civili di Pace.

“Se volete il lavoro dovete tenervi l’inquinamento” rimbomba in tutto l’universo questo slogan dai caratteri imperialisti. Rimbomba nella testa delle vittime dell’Italsider, nella testa delle vittime del termovalorizzatore di Acerra, rimbomba nella testa delle vittime all’Isochimica di Avellino, sul Formicoso dell’Irpinia. Rimbomba fino al sud del Cile, dove la centrale dell’Enel eroga energia per il Cile del Nord, dove di tutto lo stabilimento solamente quaranta operai sono cileni; il resto proviene dall’Italia. Sembra un film già visto con i sottotitoli in lingua italiana. L’Ilva di Taranto in Puglia, o l’Isochimica in Calabria, giusto per fare un esempio, tutte funzionali all’economia del nord Italia a dimostrazione che il liberismo non solo distrugge se stesso ma distrugge anche la Terra.


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Venezuela e Italia: A Napoli l’incontro di due popoli da 163 anni

di Romina Capone

Sono trascorsi esattamente centosessantatré anni da quando per la prima volta si aprirono le porte del Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli. Un numero che lascia spazio a profonde riflessioni storiche. Sono passate più di sette generazioni le quali hanno visto diverse trasformazioni politiche sia in Venezuela sia in Italia, dove Napoli da sempre è stata il baricentro dei cambiamenti.

Il popolo napoletano e quello latinoamericano: i due Sud. Ma c’è un volto in particolare che esprime la grandezza del Consolato venezuelano e il magistrale lavoro svolto sul territorio negli ultimi anni; è quello di Amarilis Gutiérrez Graffe: ad oggi Console Generale de Primera della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli. Senza di lei i rapporti di solidarietà internazionalista non sarebbero stati gli stessi. Nel corso del suo mandato alla guida del Consolato, durato circa quattro anni, Amarilis Gutiérrez Graffe ha costruito un collettivo di lavoro interno, e ha radunato, accorpato ed unito un collettivo di appoggio costituito da tutte quelle vastissime realtà popolari presenti ed attive nella Città Metropolitana di Napoli.

«Unità, passione. Voglia di resistere. Sono questi gli insegnamenti che ci tramanda il popolo venezuelano. Napoli e l’Italia intera è molto vicina alla questione venezuelana per le ragioni storiche che accomunano i nostri popoli. Sappiamo cosa significa vivere momenti difficili. Non ho mai sopportato le interferenze di governi stranieri verso una nazione. Sostengo l’autonomia dei popoli: il popolo decide e scrive le sorti del proprio destino. Bisogna lottare contro il sistema che ci rende infelici; contro le manipolazioni mediatiche. I popoli si devono unire e non dividere. Servono ponti di cultura, accoglienza e solidarietà e se è necessario realizzare un modello economico alternativo. Napoli farà la sua parte per stare vicino ai popoli che soffrono per aiutarli a costruire un futuro migliore». Così il Sindaco Luigi de Magistris nel corso della cerimonia per celebrare l’anniversario della fondazione del Consolato venezuelano a Napoli alla presenza dell’Ambasciatore Julián Isaías Rodríguez Díaz presso la sala Rari della Biblioteca Nazionale di Napoli nel Palazzo Reale di Piazza del Plebiscito.

Lo spessore di un paese si rispecchia, agli occhi dei popoli, nella classe politica e nei loro rappresentanti all’estero. Il testimone dunque ora passa nelle mani di Esquía Alejandra Rubin de Celis Nuñez, designata nuova Console Generale del Venezuela nella sede di Napoli.

Declaración ALBA Movimientos: Con la Revolución Bolivariana Patria o Muerte

Como ALBA Movimientos nuevamente ratificamos nuestro posicionamiento irrenunciable junto al pueblo y el gobierno de Venezuela.

¿Cuándo entenderán los halcones imperiales y sus serviles locales que ya estamos hartos de tanta prepotencia, de tanta mentira, de tanto cinismo, de tanta muerte cosechada por su injerencia?

Tendremos que decir mil veces que el problema de la democracia venezolana es que una parte minoritaria no reconoce a la mayoría de su pueblo,  esa parte que se dice llamar oposición democratica.

¿Cómo podemos creerle a una oposición que desconoce a la fuerza mayoritaria que existe en Venezuela y que lleva el nombre digno de “Chavismo”, que es el nombre político, de los pobres, las mujeres, los campesinos, los trabajadores, los pueblos originarios, los patriotas, las diversidades?
Lo que desde los medios de desinformación llaman oposición es en verdad un grupo fragmentado que compite entre sí para captar la mayor cantidad de dólares que llegan directo desde los Estados Unidos, y eso los obliga a llamar a acciones violentas para cobrar un cheque abultado. Grupo que no tiene apoyo ni legitimidad interna en Venezuela y depende de que le armen todo desde afuera.

Unos payasos patéticos que si no fuera por la gravedad de las consecuencias de sus actos serían hasta cómicos.
¿Quién puede considerar legítimo a un grupo que hace carrera política  rogando a EEUU que invada su propio país? Pero como si no fuese obvio, ¿Quién puede estar de acuerdo en pedir ayuda al estado criminal más sangriento de la historia?
¿Hay que seguir aclarando tanta farsa?
¿Cómo entender que un cualquiera como Juan Guaidó, designado a dedo por un puñado de personas sea un interlocutor legítimo y democrático mientras se desconoce a Nicolás Maduro como presidente, elegido por millones de venezolanos; que tiene el reconocimiento de decenas de estados de todo el mundo y que se ha cansado de llamar  al diálogo a la oposicion, la cual -vale recordar- se ha presentado a elecciones que ha ganado y perdido pero a la cual siempre se le reconoció su resultado.

Hay que entender que Venezuela es la puerta de entrada que busca Estado Unidos para generar caos y muerte en toda la region, quien piense que esto es solo un problema de Maduro, solo un problema del chavismo, padece de una miopía grave que puede costarle la vida y la historia a millones de personas en Nuestra América.

Y para quien no entienda estas razones, para quien no comulgue con el chavismo, quien tenga dudas, solo podemos decirle que ante la duda, evite ponerse del lado del imperio norteamericano y cualquier tipo de propuesta guerrerista. Esta postura podrá tener  errores pero seguro que no le cuesta la vida y la dignidad, como sí sería estar del lado de los yanquis.

Para quienes enceguecidos por su odio aplauden una guerra, una invasión o un golpe de estado, la historia los juzgará como traidores a la patria, a la nuestra que compartimos millones en Nuestra América.

En estos momentos no hay medias tintas, ALBA MOVIMIENTOS somos cientos de movimientos y organizaciones de 28 paises que no nos cansamos, ni nos cansaremos de decir que defenderemos a la Revolución Bolivariana porque es nuestra, es de todos y todas, y ya estamos cansados de tanta mierda.

Llamamos a todas nuestras organizaciones a pronunciarse en contra de la injerencia en Venezuela, a desconocer el gobierno títere y artificial que pretenden imponer, a respaldar la legitimidad de Maduro al frente del pueblo y la Revolución Bolivariana.

ALBA Movimientos

23 de enero de 2019

(FOTO+VIDEO) La Rivoluzione Bolivariana baluardo internazionale di dignità!

La Rivoluzione Bolivariana baluardo internazionale di dignità, sovranità popolare, indipendenza nazionale e resistenza antimperialista!

Sono passati più di due decadi dal trionfo elettorale con il Movimento Quinta Repubblica del Comandante Hugo Chavez Frias, massimo dirigente della Rivoluzione Bolivariana (dicembre 1998) e quest’anno si celebra il ventesimo anniversario della prima Costituzione Bolivariana della Repubblica Bolivariana del Venezuela (1999-2019).

Il trionfo della Rivoluzione Bolivariana ha rafforzato “l’asse dei paesi del bene” alimentato da Cuba Socialista, ha disegnato una nuova geopolitica internazionale creando meccanismi di integrazione necessari quanto promettenti come, tra gli altri, l’ALBA-TCP nucleo fondante per la costruzione del sogno bolivariano della Patria Grande latinoamericana. Per la seconda e definitiva indipenza

La plenipotenziaria Assemblea Nazionale Costituente democraticamente eletta è attiva ed insieme al Potere Popolare Costituente in Azione ha come obiettivo, elaborando una seconda costituzione bolivariana, di dare vita con essa ad una nuova tappa della Rivoluzione Bolivariana che non potrà non essere sempre più fondata sul protagonismo popolare democratico e partecipativo in stretta unità con i Consigli Produttivi dei Lavoratori.

Innumerevoli sono state le aggressioni, le trappole e le infami provocazioni di ogni tipo contro la sovranità del paese: economiche, politiche, mediatiche, diplomatiche, criminali, militari, paramilitari e di terrorismo internazionale fino a configurare un vero e proprio insieme di azioni di guerra economico-finanziaria e speculativa tutt’ora in atto. Senza contare il sicuro assassinio del Comandante Eterno Hugo Chávez Frías da parte dell’imperialismo USA, così come l’hanno anche riconosciuto eminenti intellettuali, politologici, e politici di diversi paesi del mondo, come l’italo-argentino Atilio Boron, Premio Libertador al Pensiero Critico (2013).

Domani 10 gennaio 2019 il Presidente Nicolás Maduro Moros si insedierà ufficialmente per il suo secondo mandato (2019-2025) che gli imperialisti USA, dell’Unione Europea, e sionisti vogliono disconoscere utilizzando alcuni governi controrivoluzionari oggi in carica in America latina, colombiano e brasiliano in testa.

Oggi più che mai la Rivoluzione Bolivariana ha bisogno della nostra solidarietà, sostegno ed appoggio internazionale dei popoli del mondo, ancora più importante quando questo sostegno proviene dall’interno dei paesi imperialisti statunitensi ed europei.

Siamo certi che finché la Rivoluzione Bolivariana conserverà ed alimenterà la mobilitazione rivoluzionaria di massa, delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) e delle milizie operaie e popolari, finché conterà principalmente sulle proprie forze, finché avanzerà coerentemente verso l’instaurazione della società socialista, transizione dalla società capitalista alla società comunista, sarà invincibile ed aprirà la strada dell’indipendenza, della sovranità, del benessere sociale, dell’emancipazione e della liberazione, in una parola del socialismo, agli altri popoli del mondo.

VIVA IL SECONDO MANDATO DEL COMPAGNO PRESIDENTE NICOLÁS MADURO MOROS!
LUNGA VITA ALLA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA!
VIVA I POPOLI DEL MONDO!
VIVA IL SOCIALISMO! 

ALBAinformazione – per l’amicizia e solidarietà tra i popoli
Napoli, 9 gennaio 2019 

#NápolesConMaduro

(FOTO+VIDEO)

El ALBA de la Paz en el Mediterraneo de guerras!

por Marinella Correggia – sibialiria.org

Las actividades de Alba Malta North Africa Coordinación, una fuente de inspiración

La ultima actividad desarrollada por Alba Malta North Africa Coordinacion fue, el 1 de diciembre 2018 una proyección del documental “Will everything be forgotten? (en la sede del Partido comunista de Malta) sobre las agresiones de la Otan y de los otros países imperialistas, incluídas las destabilizaciones desde 1991.

En su comunicado final, Alba Malta North Africa escribe: “Esperamos con esta proyección haber contribuido al fortalecimiento del Movimiento por la Paz internacional desparecido de las calles del mundo y exigimos que el Consejo de seguridad de la Onu actúe para el desarmo de todos los mercenarios de la OTAN en Libia, Siria, Venezuela o Yemen”.

No es casualidad que Alba Malta North Africa organize un evento contra las guerras imperialistas y por supuesto no es el primero. Esta asociación lleva en su nombre mismo la referencia a un grupo de países, la Alianza ALBA (impulsada en 2004 por el comandante Fidel Castro y Hugo Chávez) que  historicamente se caracterizaron por ser naciones de Paz, compromitidas a contrastar las guerras de agresión, es decir el “crimen internacional supremo”, cualquier fuese el país victima.

Alba Malta North Africa trabaja desde su creación “por la solidaridad y la amistad con los países progresistas de América del Sur”.

Podemos decir también que esta asociación trata de difundir los valores del ALBA, una alianza de solidaridad, complementaridad, Paz,  en un Mediterraneo donde dominan guerras, competición, y despojo  de la clase obrera y campesina.

Al mismo tiempo Alba Malta North Africa da “su apoyo a todos los países comprometidos en la lucha de liberación nacional contra la agresión de la OTAN y de sus aliados”; “nuestro objectivo es fortalecer la lucha antiimperialista y el movimiento por la paz internacional”.

Es muy importante el lazo que Alba Malta North Africa establece entre la difusión de los principios del ALBA y el trabajo contra las guerras de agresión neocoloniales y contrarevoluciones en diferentes lugares. Lo mismo podemos decir del enfoque de la asociación sobre modelos economicos socialistas como el cubano o el sovietico hasta 1953.

Otro factor importante y especial es que esta asociación no trabaja solamente en Internet como parece hoy la regla! Alba Malta North Africa actua con campañas de información como conferencias, publicaciones, actividades en la calle, actos con sindicatos, universidades, centros culturales, partidos,… Frente al peligro de una desaparición de actividades polítcas externas, paradoxalmente debido a las redes sociales, Alba Malta North Africa trabaja afuera de la computadora también.

Entre las muchisimas actividades de Alba Malta North Africa – sin dinero de ninguna fundación – llevaron a cabo en poco tiempo en Tunez y Malta (además de su participaciones a eventos internacionales sobre los paises del ALBA) hay que recordar algunas (todas son visibles en su canal YouTube:

  •  Campaña de conferencias “No a la OTAN” (2016)Malta ;
  • En Túnez “Cuba, la capitulación del Capitalismo?” Historia y situación actual de la revolución Cubana –Universidad Al Manar , Facultad de Derecho y Ciencias Politicas ‘ 15 de Marzo 2017, Tunez
  • En Túnez encuentro con estudiantes, asociaciones y el Biologo Guillaume Suing  sobre “ Cuba y su modelo de agroecologico. Porque es un logro ?” Universidad de Industrias alimentarias y feria agricultura de Túnez,2017
  • Creación en 2017 de una colección de libritos para niños (R como Revolucion rusa, V como Venezuela no esta sola, C como Cuba libre y soberana, E como Egipto antiguo y negro…), Granada 2017
  • Traduccion del Libro De José Antonio Egido “ Siria es el centro del Mundo
  • Presentación del libro “Objetivo Gaddafi de Patrick Mbeko (2018) Túnez;

No falta la solidaridad concreta: en abril 2018, una acción social en una aldea  abandonada por el gobierno,  en apoyo a los campesinos de El foudhoul (Siliana).

Esta acción internacional es loable para afirmar concretamente en el Mediterraneo los valores del ALBA que pueden ser fuente de inspiración  para otros movimientos por la Paz y la Solidaridad frente a los Tratados de Libre comercio de la UE/USA o de los ajustes estructurales de la FMI que  despojan y someten  a la clase obrera y campesina de estas naciones asi como en America del Sur .

Declaración del Capítulo Cubano de ALBA Movimientos: Jornada Internacional Antimperialista

Risultati immagini per comunas VenezuelaJORNADA ANTIMPERIALISTA – Declaración del Capítulo Cubano de ALBA Movimientos

25 al 30 de noviembre de 2018

Las organizaciones de masas, políticas y sociales que integramos el Capítulo Cubano de ALBA Movimientos, en respuesta a la convocatoria librada por las plataformas de movimientos sociales y populares: Jornada Continental por la Democracia y contra el Neoliberalismo, ALBA Movimientos y la Confluencia argentina Fuera G20-FMI, con vistas a la Jornada Internacional Antimperialista, que tiene como escenario principal de encuentro a la ciudad de Buenos Aires, donde se desarrollará la Cumbre del G20, declaramos que nuestra lucha, firme e inequívoca, es:

Contra el bloqueo económico, comercial y financiero impuesto por las sucesivas administraciones norteamericanas desde hace 58 años a nuestra patria. Denunciamos el carácter genocida de sus consecuencias en todas las esferas de la vida económica y social del país. Condenamos esa medida ilegal y arbitraria que Estados Unidos mantiene y refuerza, pese al aislamiento creciente de su empecinada postura ante la comunidad internacional y los pueblos del mundo, cuya solidaridad con Cuba no podrá ser bloqueada.

En defensa de nuestra Revolución Cubana y de su continuidad, del derecho inalterable a la independencia nacional y al ejercicio de la autodeterminación respecto al sistema político, económico, social y cultural que soberanamente hemos escogido. La presente y las jóvenes generaciones de cubanas y cubanos somos continuadoras del legado de Fidel y avanzamos unidas a los protagonistas del proceso revolucionario histórico que hace casi 60 años nos permitió conquistar la justicia y la dignidad.

En respaldo a la naturaleza democrática y participativa del pueblo en la construcción de nuestro socialismo próspero y sostenible, atributos que se confirman en la participación masiva de la sociedad en el proceso de consulta del proyecto de Reforma Constitucional en la que nos encontramos enfrascados para juntos actualizar el diseño de nuestro futuro. Estamos comprometidos a seguir trabajando por la necesaria profundización de la participación del pueblo en la construcción de los destinos de la nación.

En apoyo a la decisión de Cuba de no continuar participando en el Programa Mas Médicos en Brasil, en soberana respuesta a las provocaciones, amenazas y al cuestionamiento por el presidente electo de ese país a la calidad de los profesionales cubanos de la salud quienes, #MasQueMedicos, son símbolos de nuestro humanismo, solidaridad e internacionalismo.

En identificación con un paradigma civilizatorio anticapitalista que preserve la vida en armonía con la naturaleza. Contra las trasnacionales que significan el avance de la dominación del capital depredador sobre territorios y pueblos. En favor de modelos de desarrollo que prioricen las necesidades básicas de los seres humanos, garanticen el reclamo universal a techo, tierra y trabajo, a educación gratuita y de calidad, a la soberanía alimentaria, que coloquen en el horizonte sociedades libres de opresiones. Nos pronunciamos contra la mercantilización de nuestra propia existencia individual y colectiva, y contra la privatización de los bienes comunes.
En rechazo a todas las formas de discriminación, a las prácticas xenófobas contra los migrantes y otros grupos humanos, y a todas las manifestaciones de violencia de género, como las que sufren millones de personas, privadas de sus más elementales derechos en nuestro continente y el mundo.
En condena a las diversas expresiones de dominación colonial a las que continúan sometidos países y pueblos, entre las cuales resultan emblemáticas las causas de los pueblos de Puerto Rico, Palestina y el Sahara Occidental; a las agresiones imperiales en cualquier rincón del planeta, a la proliferación de amenazas con el uso de la fuerza, a la escalada de militarización, a la burla al multilateralismo y las violaciones del Derecho Internacional, a los afanes hegemónicos de dominación global de Estados Unidos y sus aliados.

En apoyo al avance del curso emancipador e integracionista de Nuestra América, objeto de una ofensiva contrarrevolucionaria de las oligarquías y el imperialismo que nos ha propinado algunos reveses pero no ha podido ni podrá derrotarnos. Somos y seguiremos siendo solidarios con todos los pueblos que luchan, que resisten la embestida neoliberal y los intentos de restauración conservadora del capitalismo, en cuya primera trinchera se ubica la Revolución Bolivariana de Venezuela.

En denuncia a la manipulación mediática, las artimañas reaccionarias puestas en práctica para judicializar a líderes políticos progresistas, y para criminalizar las protestas y a dirigentes sociales, encaminadas todas ellas a hacer retroceder las resistencias y acumulados de lucha por la democracia y la soberanía de nuestros pueblos, como ocurre hoy con particular saña en Brasil y Argentina.

Con nuestra lucha histórica y presente, desde Cuba, ratificamos la convicción de que la solidaridad y la cooperación entre pueblos hermanos son los principales instrumentos para edificar juntos un orden económico y social independiente y justo frente al pretendido hegemonismo del capitalismo, portador de desigualdad, subordinación, explotación y pobreza.

Reiteramos el compromiso de continuar contribuyendo a construir unidad, en la cual radica nuestra esencial fortaleza.

Por la democracia, contra el neoliberalismo y el imperialismo: ¡Ni un paso atrás, seguimos en lucha!

Central de Trabajadores de Cuba

Federación de Mujeres Cubanas

Asociación Nacional de Agricultores Pequeños

Unión de Jóvenes Comunistas

Federación Estudiantil Universitaria

Red En Defensa de la Humanidad – Capítulo Cuba

Centro Memorial Martin Luther King Jr.

Organización Continental Latinoamericana y Caribeña de Estudiantes

Organización de Solidaridad de los Pueblos de África, Asia y América Latina

La Habana, 30 de noviembre de 2018.

Malta 1°dic2018: Verdad contra las guerras con Marinella Correggia

https://www.facebook.com/events/253015978699062/

Este es el enlace de la iniciativa que tendrá lugar el 1 de diciembre en Malta, con la presencia de nuestra querida compañera y amiga periodista Marinella Correggia para tratar el tema de la guerra terrorista contra la Libia soberana e indipendiente de Kadafi, así como de otros conflictos sangrientos realizados por la OTAN (brazo armando del Imperio yankee) a lo largo y ancho del territorio europeo y mediterraneo.

El avance circunstancial de la ultraderecha en América Latina y el reencuentro en el ALBA

Immagine correlatapor David Gómez Rodríguez
@davidgomez_rp

El reencuentro, como estrategia política, constituye una vía vital para asumir los nuevos retos que cada país y la región tiene frente a una avanzada de la ultraderecha en el terreno político. Tras la llamada “década ganada” del ALBA muchos pensaron que este escenario era casi imposible y se ocuparon en resolver los enredos que la administración que el propio Estado supone, desplazando al segundo plano, en mayor o menor medida (según el caso), la transformación de ese Estado y las medidas para la ampliación del poder del tejido social que se venía organizando en torno a categorías y realidades que dieron un nuevo aire para el socialismo. Finalmente, nuestros errores son tan reales como el imperialismo y hay que aprender de ellos.

Si ponemos como ejemplo a Brasil, podemos decir con las palabras de Marcelo Brignoni “El triunfo de Bolsonaro se viene construyendo en la descomposición del tejido social brasileño desde hace mucho tiempo y también forman parte de esa historia, errores de gran tamaño de los gobiernos del PT” cuestión que nos deja como tarea “Aprender que las fuerzas populares tienen que entender y respetar la cultura y la identidad de los pueblos a los que quieren representar, porque el pueblo no se equivoca, se equivocan los dirigentes que no son capaces de construir los canales para que el pueblo pueda expresarse en su propia defensa, sin subestimaciones, ni agendas impuestas que no son de su interés”, cuestión que se suponía, en la izquierda, ya habíamos aprendido hace mucho. Nos damos cuenta entonces que no bastan los libros de marxismo, las consignas o las anécdotas heroicas del Che para gobernar, vale más ejercer el materialismo histórico y dialéctico como método, renovarnos desde el punto de vista discursivo y construir en la práctica un sistema complejo y orgánico de organización, que priorice la capacidad del pueblo para ejercer el poder del soberano y que proporcione mayor alcance a las organizaciones populares para profundizar y proteger tanto las conquistas sociales como los mecanismos de integración que se procuran en el continente desde los tiempos de Bolívar.

Enemigos no faltarán. No debemos obviar que los planes de conspiración contra esta unidad son tan antiguos como el propio sueño al que se empeñan en desaparecer, basta leer las palabras de William Tudor, quien escribe el 3 de febrero de 1827 al Departamento de Estado de EEUU. “La esperanza de que los proyectos de Bolívar están ahora efectivamente destruidos, es una de las más consoladoras (…) los Estados Unidos se ven aliviados de un peligroso enemigo en el futuro, de haber triunfado estoy seguro hubiésemos sufrido su animosidad”. En este instante me imagino (si es que hace falta imaginarlo) a alguien como Duque, Almagro o Bolton diciendo exactamente lo mismo, pero a través de otros medios. Las herramientas del imperialismo se han modernizados y hoy día tenemos el Caballo de Troya dentro de nuestras cabezas. Debemos hacer frente a ellas entendiendo que “No se corrompe al pueblo, pero frecuentemente se le engaña, y solamente entonces es cuando parece querer lo malo”, es decir presidentes como Macri, esto lo dice Rousseau. Nosotros no hemos perdido, la historia no ha acabado.

Nos vemos golpeados en un escenario que podríamos comparar, como bien lo hizo el profesor Luis Salas en su reflexión sobre la atroz victoria de Bolsonaro, con los difíciles momentos que vivió Chávez al oponerse al ALCA en un escenario totalmente adverso, o con aquellos tiempos tormentosos que Bolívar vivió en medio del proceso de independencia, donde la traición y el egoísmo no se hicieron esperar. No obstante, la realización de nuestro proyecto requiere de una voluntad del tamaño del cielo, aquellos hombres lo entendieron. En medio de la adversidad hay que continuar luchando y prepararse para la victoria, porque, como dijo el poeta Miguel Otero Silva “Arar nunca es en vano, ni en el mar”. Y sólo en la medida que afinemos nuestra estrategia de contraofensiva veremos nuevamente los frutos de nuestra siembra florecer como el alba.

¿Cómo empezar? 1) Dar continuidad a lo que resultó positivo; 2) Entender que, como dijo Sandino, “sólo los obreros y campesinos irán hacia el fin, sólo su fuerza organizada logrará el triunfo”, es vital practicar este principio de la lucha popular y darle nuevas dimensiones; 3) Iniciar un profundo debate sobre los intereses del pueblo en este siglo, no sobre las aspiraciones de los representantes de partidos, y del resultado hacer un programa de lucha; 4) Desnudar y deslegitimar al enemigo y no subestimarlo, pues algo está diciendo y haciendo que es lo suficientemente poderoso como para manipular, engañar o convencer a la gente para que vote contra sí misma, hay que identificarlo y revertir su efecto. Defender la verdad; 5) Ser creativos y resilientes; y 6) Hay que reencontrarnos dando sentidos orgánicos a nuestras relaciones. No hacen falta encuentros interminables para darnos golpes de pecho, sino asumir con actitud propositiva y coherente luchas concretas que conciencien, movilicen y organicen.

Entonces, frente al escenario de conflicto nuestra respuesta debe ser revisarnos y redoblar el trabajo. Por ahora, el escenario es adverso, pero vendrán nuevas condiciones y tiempos mejores para el proyecto de Bolívar y Chávez, para la justicia social, la equidad económica y el desarrollo humano. El alba.

Honduras 25>27oct2018: Foro Mesoamericano ALBA Movimientos

Lettera aperta a Beppe Grillo: appello al governo Conte e governo bolivariano!

Caro Beppe,

da oltre 15 anni diversi milioni di lettori seguono il tuo blog, il quale ha contribuito alla loro informazione e formazione. Tra i milioni di questi lettori ci siamo anche noi ed abbiamo apprezzato la tua attenzione agli avvenimenti latinoamericani. Abbiamo apprezzato la tua sensibilità alle parole di Fidel[1] ed il futuro del mondo, i messaggi della figlia del Che, Aleida Guevara[2] contro il blocco economico imposto dagli USA contro Cuba, la vicinanza espressa a Rafael Correa[3] in diverse occasioni, non ultima l’intervista[4] che Correa ti ha dedicato su RussiaToday, la solidarietà espressa al leader del PT Brasiliano ed ex presidente Lula[5] oggi un prigioniero politico di un regime golpista, o anche l’attenzione rivolta ai casi Snowden e Assange[6] così come abbiamo apprezzato i convegni realizzati successivamente dal M5S nella passata legislatura con i rappresentanti dell’ALBA-TCP[7] (in primis, Cuba, Venezuela, Bolivia, Nicaragua, e l’Ecuador durante i governi di Rafael Correa), sui BRICS[8] (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) e sulle problematiche relative alla NATO[9] (La lista degli eventi interessanti potrebbe essere molto più lunga, non ultima la visita ufficiale di Di Maio in Cina per promuovere la moderna “Via della Seta”).

L'immagine può contenere: 4 persone, persone che sorridono, persone in piediTutte queste esperienza hanno in comune la volontà di non piegarsi alle ingerenze da logica imperiale, alle minacce degli organismi finanziari internazionali, rivendicano con forza la propria sovranità ed indipendenza, mettono in primo piano il principio dell’autodeterminazione dei popoli, del rispetto della volontà popolare, del rispetto autentico del protagonismo democratico e partecipativo e dei veri diritti umani.

Il Venezuela bolivariano oggi è uno dei centri nevralgici di questa resistenza che organismi come il FMI vorrebbero ridurre come l’Argentina del signor Macri. Il primo “esperimento” neoliberista in America latina è stato il Cile del golpista Pinochet nel 1973, e per fare questo “esperimento” non si sono fatti scrupoli di passare sul cadavere di Salvador Allende e di decine di migliaia di patrioti cileni, con la complicità, in primis, degli imperialisti USA. Il governo del “democratico” Obama dichiarò ufficialmente il Venezuela “una minaccia inusuale e straordinaria”, per gli interessi e le ingerenze USA sul subcontinente americano, si intende.

L'immagine può contenere: 4 persone, tra cui Teresa Maniglia, persone che sorridono, persone in piediTrump non si è fatto scrupolo di seguire la strada segnata dal suo predecessore e in queste ore sta intensificando le minacce senza scartare una nuova invasione militare e una potenziale guerra su larga scala. Oggi quegli stessi “poteri forti” – gli stessi che alimentano la guerra contro “i populisti” e sono preoccupati di non riuscire più a controllare il governo italiano come un tempo – vogliono ridurre il Venezuela a un nuovo Cile di Pinochet. Non possiamo consentirglielo!

L'immagine può contenere: 9 persone, tra cui Yasmín Faundez Gonzalez Gavilán, persone che sorridono, persone in piedi e vestito eleganteTutte le forze che in Italia lottano davvero per il cambiamento non possono lasciare da solo il Venezuela bolivariano e devono collaborare, a cominciare dal Governo Conte, con il governo Maduro per evitare le minacce guerrafondaie alimentate servilmente dal signor Almagro, segretario della Organizzazione degli Stati Americani (OSA) e dalle sanzioni dell’Unione Europea (l’amico di Berlusconi, Tajiani, oggi non a caso presiede il Parlamento Europeo) che non fanno altro che rendere più precario e pericoloso l’equilibrio internazionale.

28 Settembre 2018

[1] http://www.ilblogdellestelle.it/2007/04/fidel_e_il_futuro_del_mondo.html

[2] http://www.beppegrillo.it/la-figlia-del-che/, https://www.youtube.com/watch?v=LsUEqjJD1dc, http://www.beppegrillo.it/la-figlia-del-che-e-lembargo-a-cuba/

[3] http://www.farodiroma.it/beppe-grillo-scrive-al-presidente-dellecuador-correa-ci-ispiriamo-alla-sua-revolucion-ciudadanaa/

[4] http://www.beppegrillo.it/conversando-con-correa/

[5] http://www.beppegrillo.it/lula-vale-a-luta/

[6] http://www.beppegrillo.it/edward-snowden-una-spy-story-internazionale/

[7] http://www.ilblogdellestelle.it/2015/03/lalba_di_una_nuova_europa.html

[8] http://www.beppegrillo.it/il-nuovo-mondo-con-i-brics/

[9] https://www.youtube.com/watch?v=am4pEd8FtCU

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