¡Larga vida a la República Bolivariana de Venezuela!

por P-CARC

A las representaciones diplomáticas de la República Bolivariana de Venezuela en Italia

Este documento está dirigido a la Embajada de la República Bolivariana de Venezuela en Italia, y se envía a otros centros de representancia de la República en Italia, con la solicitud de brindar al Gobierno de la República y su presidente, Nicolás Maduro Moros, nuestras felicitaciones por la victoria alcanzada en las elecciones del 20 de mayo del año 2018. Esta victoria confirma que no hay ataque capaz de derrocar a un gobierno cuando representa los intereses y aspiraciones de las masas populares del país. Ni los enemigos del país dentro de él, ni los imperialistas del exterior, tienen éxito.

Esta es una enseñanza para el movimiento comunista y revolucionario de todo el mundo, y por lo tanto también para el italiano.

Para Italia, su victoria es una manifestación de fuerza que confirma que sólo un gobierno formado con la movilización y participación de la clase obrera y las otras masas populares es la fuerza decisiva para el salto del país al fin de su transformación revolucionaria. Sólo la movilización de la clase obrera y las masas populares hoy en día puede imponer un gobierno que implemente las medidas decisivas para garantizar los intereses y las aspiraciones de la mayoría de la población, y cuya política exterior apoya la Resistencia de los pueblos del mundo y de los Estados que oponen Resistencia a la agresión de los imperialistas, Estados entre los que se encuentra la República Bolivariana de Venezuela en la primera fila.

El Partido de los Comités de Apoyo a la Resistencia – para el Comunismo trabaja para la creación de este gobierno, y este trabajo es el paso de una obra más grande, la de hacer de Italia un nuevo país socialista. Cada paso adelante en este trabajo aumenta la debilidad de la Comunidad Internacional de los Estados Imperialistas, que incluye a los imperialistas estadounidenses, el principal enemigo de la República Bolivariana, e incluye a la Iglesia de Roma, cuya cúpula clerical en Venezuela siempre ha sido un enemigo del pueblo.

Cada paso adelante en nuestro trabajo es, por lo tanto, la mejor forma de apoyo a la Revolución Bolivariana, que opone Resistencia frente al ataque que la Comunidad Internacional de los Estados Imperialistas ha desplegado contra los pueblos de toda América Latina y que al resistir alimenta la fuerza de la lucha de las masas populares de todo el mundo y es un ejemplo de progreso en la historia de la humanidad.

¡Larga vida a la solidaridad internacional!

¡Larga vida a la República Bolivariana de Venezuela!

¡Adelante en la lucha para hacer de Italia un nuevo país socialista!

P-CARC – Partido de los Comités de Apoyo a la Resistencia – para el Comunismo

24 de mayo de 2018

[Trad. al castellano para ALBAinformazione por Alexandre Palma Araya]

Viva la Repubblica Bolivariana del Venezuela!

da P-CARC

Alle rappresentanze diplomatiche della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia

Questo documento è rivolto all’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, e inoltrato agli altri centri di rappresentanza della Repubblica in Italia, con richiesta di comunicare al Governo della Repubblica e al suo Presidente Nicolas Maduro i nostri complimenti per la vittoria conseguita nelle elezioni del 20 maggio. Questa vittoria conferma che non c’è attacco in grado di abbattere un governo quando questo rappresenta gli interessi e le aspirazioni delle masse popolari del paese. Non ci riescono né i nemici del paese al suo interno, né gli imperialisti dall’esterno. Questo è un insegnamento per il movimento comunista e rivoluzionario di tutto il mondo, e quindi anche per quello italiano. Nel caso dell’Italia la vostra vittoria è una manifestazione di forza a conferma che solo un governo costituito con la mobilitazione e la partecipazione della classe operaia e del resto delle masse popolari è forza decisiva per un salto del paese verso la sua trasformazione rivoluzionaria. Solo la mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari oggi può imporre un governo che attui le misure decisive per la garanzia degli interessi e delle aspirazioni della maggioranza della popolazione, e la cui politica estera appoggi la resistenza dei popoli del mondo e degli Stati che resistono all’aggressione degli imperialisti, Stati tra i quali la Repubblica Bolivariana è in prima fila.

Il Partito dei CARC opera per la creazione di questo governo, e questa opera è passo di un’opera più grande, quella di fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Ogni passo avanti in questa opera incrementa la debolezza della Comunità Internazionale degli stati imperialisti, che include gli imperialisti USA, nemico principale della Repubblica Bolivariana, e include la Chiesa di Roma, il cui clero in Venezuela è sempre stato nemico del popolo. Ogni passo avanti nella nostra opera quindi è la migliore forma di sostegno alla Rivoluzione Bolivariana, che resiste a fronte dell’attacco che la Comunità Internazionale degli Stati imperialisti ha dispiegato contro i popoli di tutta l’America Latina e che resistendo dà forza alla lotta delle masse popolari di tutto il mondo ed è esempio di progresso nella storia dell’umanità.

Viva la solidarietà internazionale!
Viva la Repubblica Bolivariana del Venezuela!
Avanti nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista!

24 maggio 2018

Venezuela: il Chavismo vince le elezioni

Il Chavismo ieri ha vinto le elezioni in Venezuela. Maduro è di nuovo presidente, con più di 6 milioni di voti, pari al 68% dei votanti.

Sfoglio le pagine dei quotidiani italiani. Si parla di brogli – copione tipico e ormai un po’ stantio. Occorre quindi un’altra arma, meno spuntata, da agitare contro il chavismo. Stavolta è quella dell’astensione.

Alle urne si è recato infatti il 46% degli aventi diritto. E i nostri si scatenano: “affluenza crollata” titola Il Fatto Quotidiano; “voto dominato dall’astensione” riporta La Repubblica.

L’obiettivo è chiarissimo: far passare l’idea che l’elezione di Maduro sia illegittima per avere un pretesto per stringere ancor di più l’assedio contro il chavismo e il Venezuela. U.S.A., U.E. e diversi stati latinoamericani governati dalle destre (Argentina, Colombia, Brasile, ecc.), prima ancora della giornata elettorale, avevano asserito di non voler riconoscere i risultati di queste elezioni e minacciato nuove sanzioni, che inevitabilmente andranno a colpire la popolazione venezuelana. E sul tavolo c’è sempre l’ipotesi di un intervento armato, “umanitario” lo chiamano. Come le bombe che i governi NATO negli ultimi 20 anni hanno sganciato su popolazioni inermi, seminando morte e distruzione.

46,1% di votanti sono tanti? Sono pochi? Sicuramente rispetto alle cifre fatte registrare in Venezuela in questi vent’anni di chavismo, non sono altissime. C’era il boicottaggio di parte dell’opposizione, quella riunita nella MUD, che rivendica l’intervento diretto di Colombia, USA e chiunque possa liberarli – costi quel che costi – dal nemico politico del chavismo, visto che da soli non ne sono assolutamente capaci. C’era la consapevolezza che Maduro avrebbe vinto, senza troppi problemi (solo il nostro Il Fatto Quotidiano poteva dare notizia di un sondaggio che dava per vincente l’oppositore Henri Falcòn), il che non ha sicuramente prodotto quella mobilitazione popolare ampia che si era invece registrata in momenti in cui la vittoria del chavismo poteva essere in forse. Infine, la guerra contro il Venezuela ha portato – in parte – ad una depoliticizzazione di fette della società, con il presentarsi del fenomeno del ripiegamento sul privato, necessario per chi deve “luchar la vida”, come dicono a Cuba. Vale a dire lottare per campare.

I titoloni dei nostri giornali sono però assolutamente pretestuosi, visto che in altre elezioni, con percentuali di astensione simili o addirittura maggiori, nulla si è detto. Non si è gridato allo scandalo, né alla illegittimità delle tornate elettorali. Di seguito solo alcuni esempi:

1) Cile: Elezioni presidenziali 2017: 50.98%;
2) Cile: Elezioni presidenziali 2012: 51.02%;
3) USA: Elezioni presidenziali 2016: 43,10%;
4) Colombia: Elezioni generali 2014: 57%

Ancora dubbi sulla portata di una guerra mediatica di cui anche noi siamo bersaglio, per ammansirci e poterci portare a scenari sempre più da guerra guerreggiata contro un popolo e un governo che hanno la duplice colpa – irredimibile – di voler scegliere il proprio cammino e di riposare su enormi giacimenti petroliferi?

(VIDEO) Orlando Watussi: atentos ante una posible invasión de EEUU

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por LaIguana.TV.

“La situación en Venezuela está grave desde el punto de vista económico… mas creo que todos deberíamos saber el motivo real de esta situación como el embargo económico que se está realizando desde los Estados Unidos hasta Europa”, declaró el cantante Watussi en exclusiva para LaIguana.TV.

(VIDEO) Alberto Fazolo: el modelo ‘Euromaidan’ en Ucrania y Venezuela

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por La Iguana.TV

El analista y escritor italiano Alberto Fazolo considera que las crisis generadas en Ucrania, en 2013, y en los últimos años en Venezuela, obedecen a un plan implementado por Estados Unidos y parte de la Unión Europea para generar un cambio de Gobierno.

 

En un video publicado en el canal de YouTube de LaIguana.TV, Fazolo explica que en Ucrania los planes resultaron de forma positiva y, actualmente, la población de esa nación europea vive en una guerra permanente.

 

Destaca el analista que el papel de los medios de comunicación de masas es trascendental, para lograr generar en la opinión pública la percepción de que el país está en la ruina y es necesario un cambio de Gobierno.

 

(VIDEO) Banda Bassotti – la brigata internazionale

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La Banda Bassotti è un gruppo musicale Ska–Punk-Oi! romano, uno dei più importanti sulla scena indipendente europea. In trent’anni ha suonato in tutto il mondo, dal Giappone al Sud America, e venduto più di 200.000 dischi. Sigaro, Picchio, David e Pasquale negli anni ’80 fanno i manovali nei cantieri di Roma. La pausa pranzo in cantiere è una tribuna politica, un giorno leggono su Il Manifesto: “si formano brigate del lavoro per il Nicaragua”. Laggiù il Fronte Sandinista combatte contro la dittatura, c’è la guerra e la guerra distrugge. Così i quattro manovali partono con pala e piccone perché la libertà si può costruire. Di ritorno a Roma i manovali continuano a fare i manovali e nelle manifestazioni di piazza costruiscono i palchi, è il loro modo di contribuire alla causa. Un giorno (i Clash, gli Specials, ranchere e ritmi latini nel cervello) i manovali salgono sul palco e nasce così la Banda Bassotti. In quegli anni in Inghilterra c’è la musica della working class, in Italia c’è la classe operaia che fa la musica. Dalle borgate romane la Banda viaggia e fraternizza con i Compagni di tutto il mondo, sostiene le lotte di liberazione e di indipendenza. La musica e le parole diventano il mezzo di comunicazione. Negli anni la famiglia è cresciuta, nella Banda Bassotti ci sono tante bandiere e un simbolo che non manca mai: falce e martello.

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Banda Bassotti is an Italian Ska–Punk-Oi! Band, one of the most important in the European independent scene. In thirty years it has played worldwide, from Japan to South America, selling more than 200.000 records. Synopsis Sigaro, Picchio, David and Pasquale in the ’80s are workers in the building sites of Rome. The lunch break in the building site is a political debate, one day they read on Il Manifesto: “work brigades are being formed for Nicaragua”. Down there the Sandinista Front is fighting against dictatorship, there’s the war and war destroys. So the four workers leave with shovel and pick because they believe that freedom can be built. Back in Rome the workers continue being workers and during the rallies they build the stages, it’s their contribution to the cause. One day (The Clash, The Specials, ranchere e Latin rhythms on their minds) the workers decide to go on one of those stages and play. That’s how Banda Bassotti was born. In those years in England there was working class music, in Italy there was the working class making music. From the working class suburbs of Rome Banda Bassotti travels the world and supports the populations which are fighting for independence with fundraisings and the creation of humanitarian corridors, with music and elbow grease: Nicaragua 1984, El Salvador 1994, Palestine 2002 e Donbass 2014 are the most important destinations. During the years the family has grown, in Banda Bassotti there are many flags and a symbol that never misses: hammer and sickle.

Bergamo 13mag2018: Le nuove sfide del Venezuela Bolivariano

L'immagine può contenere: 2 persone, persone in piedi, folla, testo e spazio all'aperto

di  MAITE – Bergamo Alta Social Club

Il 20 maggio 2018 ci saranno in Venezuela le elezioni presidenziali che lo stesso presidente Maduro ha ritenuto opportuno anticipare. Suoi principali contendenti saranno l’ex chavista Henry Falcon e l’imprenditore nonché pastore Evangelico Javier Bertucci, oltre al candidato che si dichiara difensore della Rivoluzione Bolivariana, Reinaldo Quijada. Il nodo non è principalmente se Maduro vincerà o meno le elezioni (che salvo sorprese e particolari colpi di scena è l’ipotesi più accreditata) ma semmai il fatto che l’aggressione e le minacce ad ogni livello e costante dell’imperialismo principalmente USA, congiuntamente a UE e sionisti, non si fermerà di certo. Con ogni probabilità si farà più forte ed intensa, a prescindere dal risultato elettorale. Ricordando che il potere istituzionale plenipotenziario in Venezuela oggi è nelle mani della Assemblea Nazionale Costituente che ha il compito di redigere la nuova Costituzione con l’obbiettivo dichiarato di andare più a fondo nell’ottica dello sviluppo della Rivoluzione Socialista.

Tra gli ospiti e relatori:
Yusbely Jiménez produttrice audiovisivi indipendente
Ciro Brescia di ALBAinformazione
Emilio Ilic La Peruta del Periodico online Laiguana.tv

Ingresso libero – Iniziativa pubblica

Giovani in visita al Consolato venezuelano a Napoli

di Romina Capone, Paola De Girolamo, Fabiana Sacco

13mar2018.- La questione Venezuelana è sotto gli occhi del mondo. I media internazionali trasmettono però una realtà molto lontana da ciò che realmente sta accadendo; il presidente Nicolás Maduro vive un vero e proprio golpe mediatico.

In visita al Consolato della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, il 9 marzo 2018, abbiamo ascoltato le parole della console generale Amarilis Gutierrez Graffe, accolti dal calore dell’America latina nella persona di Indira Pineda Daudinot responsabile della sezione stampa e pubbliche relazioni.

Quando si parla dell’attuale situazione del Venezuela ecco proiettarsi davanti ai nostri occhi un’immagine al limite del catastrofico: “una dittatura sanguinaria, quella del presidente Maduro, che sta mettendo in ginocchio il suo popolo e la sua economia”.

Ministro degli Affari Esteri sotto il precedente governo Chávez, Nicolas Maduro, esponente della sinistra, è stato eletto dal popolo nel 2013. Nel 2017 il suo partito ha avuto la schiacciante maggioranza alle elezioni regionali.

Stando ai dati e a ciò che tv e giornali mostrano, ci viene da riflettere sull’incongruenza: ma perché un popolo scontento dovrebbe, in una repubblica presidenziale, far vincere sempre quello che sembra essere un tiranno?

La risposta in due parole. Golpe mediatico: il pilotaggio dei media privati da parte della borghesia
imperialista. All’estero, grazie anche all’appoggio e al sostegno che gli Usa forniscono
all’opposizione antimaduro, a passare sono notizie che sembrano la cronaca di un regime dittatoriale, di forte povertà e tensione sociale.

Il Venezuela rappresenta la costruzione del socialismo del ventunesimo secolo, in forte ripresa già
dall’ascesa di Chávez, nel 2002; sono stati portati avanti progetti contro analfabetismo e malnutrizione, realizzati con successo; si tende ad un’economia mista, volta alla nazionalizzazione delle grandi imprese per tutelare i lavoratori; esiste un reddito per le casalinghe e asili pubblici che vengono in aiuto alle donne che lavorano; si attuano programmi per la tutela di animali e ambiente.

Ma – spiegano dal Consolato – attualmente l’opposizione ricorre ad espedienti molto dannosi per la popolazione, per infangare il governo, come ad esempio quantità inaudite di beni sottratti e nascosti, tra cui anche medicinali, in combutta con le aziende private produttrici che ricevono finanziamenti pubblici per distribuire i beni tra la popolazione; o ancora atti violenti verso civili e militari, dei quali viene accusato il governo e puntualmente ripresi dalle telecamere che diffondono tutto ai media mondiali.

Durante il nostro incontro in via Depretis, apprendiamo che, essendo il Venezuela un paese ricco di risorse, specie petrolifere, è entrato nel mirino degli interessi economici del mondo imperialista; da qui “l’alleanza” con l’opposizione. Trump minaccia l’embargo, ma per Maduro viene prima il benessere del popolo. Fu proprio con la partecipazione e l’approvazione di quest’ultimo che nel 1999 Chávez riscrisse la Costituzione oggi in vigore, è il popolo ad essere messo al primo posto nella guida del Paese.

L’America latina è terra di felicità. Ed è proprio questo sentimento che emerge dai racconti entusiasti e speranzosi di un Paese che, con la guida del presidente Chávez prima e Maduro poi, sta vogando verso diritti e democrazia. Chi è responsabile della falsa credenza? Perché sentire che nella Repubblica Bolivariana del Venezuela le decisioni, anche quelle apparentemente più semplici come l’architettura di nuovo palazzo del quartiere, sono prese in sede assembleare cercando la più ampia partecipazione popolare, ci stupisce? Per quale ragione risulta difficile credere che le università siano gratuite, in quanto l’istruzione è un diritto fino al più alto grado non come qui in Italia dove le tasse esorbitanti rendono il sistema scolastico sempre più classista e le casalinghe sono stipendiate poiché l’educazione dei figli è un lavoro degno?

Un mondo sempre in lotta, dove a farla da padrone sono la falsa informazione e il controllo delle menti. “La menzogna diventa realtà e passa alla storia” scrive George Orwell in 1984. Per capire qual è la verità bisogna corazzarci contro le bugie che ogni giorno mastichiamo e ingurgitiamo, guardando con spirito critico il mondo.

Napoli 17mar2018: Donbass e Palestina, sabato Internazionalista in GAlleЯi@rt!

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17 marzo 2018 Sabato Internazionalista in GAlleЯi@rt!/1

Pranzo sociale di autofinanziamento per il Donbass antifascista ed incontro con il compagno Stanislav Retinskiy, Segretario Generale del Partito comunista della Repubblica Popolare di Donetsk. Dalle 12,30 alle 16,30.


17 marzo 2018 Sabato Internazionalista in GAlleЯi@rt!/2

L’Apartheid dimenticato ed il Giro D’Italia: quando lo sport serve solo a nascondere il crimine.

 

 

Napoli 16mar2018: 162 anni di Venezuela a Napoli!

(VIDEO) Chávez VIVE Maduro SIGUE!

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A 5 anni dalla “siembra” (scomparsa fisica) del Comandante Eterno Hugo Chávez, noi rivoluzionari italiani, membri di movimenti, gruppi, associazioni per la fratellanza, amicizia e solidarietà tra i popoli in lotta antimperialista ne ricordiamo l’eroica figura di Gigante storico, unitamente a Fidel, per essere stato uno dei più tenaci leader latinoamericani che ha condotto avanti un processo di seconda liberazione nazionale, concependo e gettando le basi per la Rivoluzione bolivariana, creativo paradigma politico, culturale, ideologico e valoriale di enorme spessore e validità.

L’eredità del “Arañero” è ad oggi, per il Venezuela e l’America Latina, per l’Africa e l’Asia, infine per l’Europa, materia viva, fuoco ardente di un nuovo modo di fare politica sempre dalla stessa parte, quella della gente umile, lavoratrice, instancabile fautrice della storia collettiva; Chávez diceva che “un altro mondo è possibile se è socialista” e questo è stato, con la dichiarazione del carattere socialista del processo bolivariano, l’obiettivo perseguito nella sua amata Patria per costruire una società più equa, solidale, fondata su Libertà con Giustizia Sociale, Pace e dignità del lavoro, dove nessuno fosse escluso, anzi, dove tutti dessero il proprio contributo al netto di errori, contraddizioni, retrocessioni, ecc.

Egli è stato, è e sarà il canto ribelle di un rivoluzionario che a gran voce reclama e cerca di realizzare nel quotidiano i diritti delle fasce sociali più deboli, è l’espressione più viva di un mondo, di una concezione nuova che sta per sorgere nonostante il vecchio sia restio a scomparire definitivamente.

In definitiva, Il Presidente Chávez è simbolo vigoroso di un’America Latina che cammina sulle proprie gambe, senza il “supporto della democrazia yankee”, delle sue bombe, dei suoi blocchi economici, dei suoi crimini contro l’ umanità.

L’esempio portante di una nuova umanità.

Chávez ViVe
Maduro SiGuE!

Lunedì 5 marzo, ore 18.30 – presso la Galleria Principe di Napoli

Chávez ViVe
Maduro SiGuE! 

Promuovono:
Partito dei CARC
GalleRi Art
ALBAinFormazione – per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli
Associazione Resistenza

Patrocina:
Consulado General de la República Bolivariana de Venezuela en Nápoles

(VIDEO) Napoli: intervista a “Terroni Uniti”

L'immagine può contenere: 12 persone, persone che sorridonodi Romina Capone

“Siamo tutti antifascisti”. Un coro che grida forte. Sorge viva la necessità di ribadire il proprio antifascismo: un concetto umano che dovrebbe essere assodato, acquisito, una volta per tutte da quel lontano 25 aprile. Eppure giornalmente viene calpestato, vilipeso; soprattutto in periodo di elezioni poiché il suo contrario affascina, fa presa tra le masse, è un collante. Lo scorso 25 febbraio in Galleria Principe di Napoli, per riconfermare l’alto valore di cui sopra, è stato organizzato un evento che vede coinvolto il collettivo GAlleЯi@rt Spazi XXVIII-XXXI, la Murga e alcuni membri del gruppo del progetto “Terroni Uniti”, nato l’11 marzo 2017. Trenta nomi del panorama artistico partenopeo che fondono il loro sound nel brano “Gente do Sud” come puro dissenso alla visita in città di Matteo Salvini, leader del movimento Leghista.

Di seguito l’intervista a cura di Paola De Girolamo a: Ciccio Merolla, Massimo Jovine, Maurizio Capone e Oyoshe.

Paola De Girolamo: Credo che ogni essere umano abbia una missione per guadagnarsi il proprio posto nel mondo. Qual è la vostra? Cosa fate per attuarla?

Ciccio Merolla: Qualsiasi movimento violento proviene da una frustrazione. Noi siamo persone che si sono realizzate con la musica. Il messaggio che cerchiamo di dare è proprio questo: attraverso una funzione artistica, sociale, umana, le persone si possono realizzare e questa cosa abolisce qualsiasi tipo di mentalità violenta e prevaricazione.

Massimo Jovine: Si può scegliere la musica per fare tante cose: raccontare la propria vita, la propria esistenza, l’amore. Quando da ragazzino ho scelto di fare musica, ho sempre pensato che si potesse fare anche qualcosa di più, come provare a raccontare la possibilità di costruire un mondo diverso da quello nel quale viviamo. Da ragazzino magari lo fai perché sei un ribelle, pensi di essere solo contro tutti; poi con il tempo ti rendi conto che può servire anche ad altro: a raggruppare persone come te, a raccontargli una realtà che è possibile realizzare, ma che è possibile farlo solo insieme agli altri. Poi la vita mi ha portato per vari motivi a trovarmi con persone che la pensavano come me, così ho iniziato con i 99 Posse fino ai Terroni Uniti. Questo percorso inizia l’11 marzo con la canzone “Gente do Sud”, che è la risposta veritiera alle parole di Salvini.

P.D.G: Quindi una musica che rivoluzioni.

Ciccio Merolla: La musica è rivoluzione.

Maurizio Capone: Che sostenga anche alcune lotte, che sia una miccia.

Alessio Decoro: Parlo come esponente di Galleri@rt. Il ruolo dell’artista: come si sposa la libertà dell’artista con il dovere che ognuno deve servire? A cosa serve l’arte?

Maurizio Capone: Io credo che l’arte sia un gesto spontaneo: nasce dal tuo essere.

Alessio Decoro: Un essere che però vive in un contesto. Come coniugare libertà e contesto?

Maurizio Capone: Non seguendo il mainstream; con la capacità di essere distanti da ciò che ti succede intorno, ma allo stesso tempo addentro. Un musicista, un artista in generale, mediamente è un “disadattato”. Io ho molta stima per loro (i Terroni Uniti n.d.r) siamo fratelli perché abbiamo una sensibilità comune, percepiamo la dissonanza della società. Noi non riusciamo ad essere del tutto liberi. Scegliere significa rinunciare a qualcosa. Credo che ognuno di noi abbia rinunciato a dei momenti di grande visibilità in nome della dignità e dell’immagine dell’artista.

P.D.G: L’artista non è solo colui che produce semplici opere d’arte, ma colui il quale è dotato di sensibilità particolare la quale ti permette di cogliere il mondo.

Ciccio Merolla: L’arte però si basa su delle opere che vengono messe a servizio di tutti, compreso l’artista stesso. Se chi realizza delle opere ha un pensiero, per quanto puro possa essere, tenendolo per sé, alimenta una forma di egoismo. L’artista è quello che dà. Ci sono dei concetti umani che stanno crollando e l’arte può sensibilizzare e riattivare il cuore delle persone.

Maurizio Capone: Noi siamo abituati ad essere nudi. Quando scriviamo una canzone e saliamo a cantarla sul palco, ci spogliamo della nostra forma all’interno della società; il pubblico lo sa, se ne accorge se dici una cazzata, se ti stai travestendo. In un certo senso facciamo politica. È un mettersi in discussione.

P.D.G: Se voi non foste nati a Napoli, in questa realtà piena di contraddizioni, sareste comunque gli artisti che siete?

Massimo Jovine: Penso che i 99 Posse non si sarebbero potuti formare in nessun altra città. E’ il contesto che ti rende quello che sei.

Maurizio Capone: E’ chiaro che l’ambiente ti influenzi in maniera impressionante. Noi siamo rimasti volontariamente.

P.D.G: Qual è il sentimento nei confronti di Napoli?

Maurizio Capone: Credo che ognuno di noi percepisca una sorta di rabbia nonostante riusciamo a metabolizzarla e a trasformarla in arte, in bellezza. La rabbia è però forte perché hai la sensazione di aver vissuto in un periodo storico nel quale non hai avuto delle occasioni, non a livello personale ma a livello sociale. Per esempio Via dei Tribunali si è trasformata. Io ho vissuto a San Gaetano quando il centro storico era in mano alla camorra e oggi quando ci passo mi commuovo, mi scendono le lacrime. Ma vedere tante persone che ammirano il luogo nel quale hai vissuto, dove io per primo mi sono reso conto del suo valore, ma che purtroppo non abbiamo saputo curare, mi fa soffrire molto ed è uno dei motivi per cui sono rimasto a Napoli.

Romina Capone: Napoli non è solo centro città, è anche Scampia, Barra, Bagnoli e San Pietro a Patierno; molte delle storie di cui cantate nascono proprio da lì. Qual è il vostro rapporto con la periferia?

Massimo Jovine: Ci sono delle periferie anche nel pieno della città come la Sanità, i Quartieri Spagnoli, etc. Bisognerebbe dare più strumenti a chi vive in queste zone. Ti faccio un esempio proprio di Scampia: nell’ultimo periodo, nell’ultimo anno iniziano a sorgere teatri, asilo, nati molto spesso in modo spontaneo, in maniera autorganizzata.

Oyoshe: Faccio il rapper ormai da moltissimi anni e grazie a ciò ho avuto la possibilità di integrarmi in contesti dove cerco di creare una via di speranza per le generazioni future e trovare una valvola di sfogo e canalizzare tutte le loro energie. Per cosa? Per lo sviluppo, che è bloccato nelle sue numerose declinazioni. Bloccato perché le persone si adagiano. Questo teniamo a Napoli: l’art e s’arrangià, che delle volte può fare del bene ma più spesso del male. Nelle periferie c’è odio, c’è rabbia; gente la quale crede che, purtroppo, il proprio agire sia ben giustificato.

P.D.G: Fascismo, antifascismo. Siamo passati dalle camicie nere ad una forma più latente ma pur sempre presente, tristemente.

Massimo Jovine: La camicia nera è solo un simbolo. Il fascismo si giudica dalle azioni: quello che proferisce Salvini è fascismo. Se nei posti in cui ci sono disagi non si danno gli strumenti necessari per creare uguali opportunità sociali si crea dislivello. Strumento per il controllo delle le masse popolari.

Maurizio Capone: Il fascismo è anche menefreghismo. La cultura è la vera risposta. Con l’arte, con la musica cerchiamo di portare cultura, libertà di pensiero, per uscire da qualunque forma di dominazione.
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