Saracena (CS) 22ago2017: Milagro Sala libera!


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progettodiritti.it

Martedì 22 agosto 2017 saremo a Saracena (CS) dove il gruppo Consiliare Saracena in comune organizza, presso la Sala Consiliare, un incontro dedicato alla campagna internazionale per la liberazione di Milagro Sala, la leader dell’organizzazione Tupac Amaru detenuta arbitrariamente dal 16 gennaio 2016 in Argentina.

Nell’incontro interverrà anche l’avvocato di Progetto Diritti Arturo Salerni, di recente tornato da una visita in Argentina dove ha incontrato le più importanti organizzazioni dei diritti umani con cui l’associazione Progetto Diritti ha stipulato dei protocolli d’intesa sui temi della lotta contro l’impunità per i crimini di lesa umanità e dell’impegno per la giustizia sociale. Oltre all’avvocato Salerni interverranno Leonide Spinelli (Saracena in Comune), Mario Occhinero (24marzo onlus), Salvador Gaudenti (maestro di pittura), Giulia Veltri (giornalista di Il Quotidiano), Alfredo Sprovieri (giornalista di Repubblica), Rossella Tallerico (ricercatrice), Claudio Di Benedetto (figlio del sindacalista Filippo Di B.), Marta Perrotta (attivista politica), Giuseppe Tiano (Unione Sindacale di Base), Luigi Pandofi (Saracena in Comune).

Lo scorso primo agosto il Comitato per la libertà di Milagro Sala ha consegnato al presidente argentino, Mauricio Macri, una petizione firmata da 45.970 persone per chiedere la liberazione immediata della dirigente sociale detenuta a Jujuy (nord dell’Argentina). I sottoscritti chiedono l’immediato rilascio della leader sociale e deputata di Parlasur Milagro Sala e degli altri prigionieri politici dell’organizzazione Tupac Amaru. ll governo argentino deve porre fine alle violazioni dei diritti umani e impegnarsi a non usare mai più arbitrarie reclusioni come una forma di persecuzione e repressione del dissenso politico. Nella petizione, pubblicata sul sito www.liberenamilagro.org, vi sono firme importanti tra le quali quelle di Dilma Roussef, Noam Chomsky, Julian Assange, Baltasar Garzón e Oliver Stone. Hanno inoltre aderito organizzazioni quali le Abuelas de Plaza de Mayo y Madres de Plaza de Mayo – Línea Fundadora, il Centro de Estudios Legales y sociales (CELS), la Liga Argentina por los Derechos del Hombre (APDH) e Human Rights Watch.

La consegna della petizione a Macri è avvenuta quattro giorni dopo che la Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani (CIDH) si era espressa a favore di Milagro Sala. L’ingiunzione era stata richiesta da CELS, Amnesty International e ANDHES. La CIDH, in seguito alla visita dei suoi commissari nel carcere di Alto Comedero avvenuta il 16 giungo scorso, ha invitato il governo argentino a provvedere al rilascio immediato richiesto dal Gruppo di lavoro sulle Detenzioni arbitrarie delle Nazioni Unite o, in alternativa, a concedere a Milagro Sala gli arresti domiciliari o la libertà vigilata elettronicamente. Il motivo della risoluzione sta nel fatto che Milagro “è in una situazione di gravità e urgenza, in quanto i suoi diritti alla vita e all’integrità personale corrono il rischio di un danno irreparabile”.

Milagro Sala, oltre ad essere deputata del Palasur, è la leader dell’organizzazione Tupac Amaru, il collettivo di base popolare e indigeno che lotta per i diritti economici, sociali e culturali nella provincia di Jujuy e in tutta l’Argentina. L’organizzazione è stata fondata negli anni Novanta nella città di San Salvador de Jujuy. Questa provincia ha indicatori sociali sotto la media nazionale e per questo il lavoro dell’organizzazione si è concentrato sull’empowerment dei gruppi più vulnerabili. Dal 2004, attraverso la gestione di programmi nazionali e provinciali, l’organizzazione sociale gestisce la costruzione di abitazioni, fornisce servizi sanitari e per l’istruzione, sviluppa attività di produzione e genera occupazione per oltre 4.500 persone, organizzate attraverso cooperative di lavoro.

L’arresto di Milagro ha suscitato sdegno e preoccupazione in tutto il mondo. In Argentina si sono costituiti cinquanta comitati per la sua liberazione e una decina all’estero, tra cui il Comitato italiano.

Per quanto riguarda il nostro Paese, occorre ricordare che numerose sono le imprese italiane coinvolte nello sfruttamento di litio nella provincia di Jujuy (terza riserva mondiale di litio). Il Governo Macri ha già detassato l’attività mineraria a favore delle multinazionali che possono così esportare le materie prime senza pagare imposte. Milagro Sala avrebbe tutelato le comunità indigene che subiranno le conseguenze ambientali e sociali dello sfruttamento del litio. Tra i veri motivi del suo arresto c’è infatti la sua proposta di costituire un’impresa statale che gestisca lo sfruttamento del litio, così come avviene per gli idrocarburi, nonché la sua capacità di organizzare la popolazione indigena locale per la difesa dei propri territori e diritti.

Recentemente, in una lettera al governatore della provincia di Jujuy, Gerardo Morales, il giornalista e scrittore Horacio Verbitsky aveva scritto: “La lista di perversioni che lei e i suoi complici hanno scaricato su questa donna non ha pari in tre decenni di democrazia in Argentina”.

Il 22 agosto l’iniziativa di Saracena vuole far conoscere l’opera della leader Tupaquera e denunciare la detenzione arbitraria degli attivisti, oltre al processo di criminalizzazione delle lotte sociali portato avanti dal governo argentino.

 

Venezuela 22ago2017: Solidarietà in tutto il mondo!

da albamovimientos.org

I movimenti latinoamericani propongono azioni urgenti di solidarietà in tutto il mondo per il Venezuela.

Giornata di solidarietà il 22 agosto 2017.

 
La Segreteria dei movimenti sociali verso l’ALBA, sezione brasiliana e l’Assemblea internazionale dei popoli rivolgono un appello urgente ai popoli dell’America latina e del mondo.
 

Care compagne e cari compagni,

 

tutti noi seguiamo da vicino la crisi sociale e politica del Venezuela. Ci impressiona l’escalation di violenza messa in atto dalle forze di destra, con vittime già numerose. Si è arrivati al punto che “civili” formati a Miami e in Colombia, forze di destra hanno attaccato postazioni militari, cercando di provocare più vittime.
 

Il governo di Maduro e le forze progressiste del Venezuela vedono nell’Assemblea Costituente un modo per rinegoziare il patto sociale nel paese; ampio è stato il sostegno del popolo venezuelano, con la partecipazione di oltre 8 milioni di elettori il 30 luglio, malgrado le numerose difficoltà.

I deputati della destra hanno detto pubblicamente che la loro tattica è produrre il massimo di violenza e caos, ottenendo un’ampia copertura mediatica internazionale così da provocare un intervento internazionale nel paese. Una tattica spiegata anche dall’ex primo ministro spagnolo, Felipe Gonzales.


Il governo di Trump, privo di qualunque etica e legittimità, sta cercando di influenzare gli eventi in Venezuela.
Il governo golpista del Brasile ha subito chiesto una riunione del Mercosur per sospendere il Venezuela. Dunque un governo illegittimo, sostenuto da circa il 3% dei brasiliani, osa condannare il Venezuela per mancanza di democrazia!Sulla base di diversi incontri e consultazioni fra i movimenti brasiliani e latinoamericani, CHIEDIAMO A TUTTI I MOVIMENTI POPOLARI  DEL BRASILE, DELL’AMERICA LATINA E DEL MONDO:

1)     
di esprimere solidarietà al popolo venezuelano, al governo e all’Assemblea Costituente, al diritto legittimo e sovrano di decidere del futuro nazionale;

2)    di creare “Comitati per la pace in Venezuela” nel maggior numero possibile di città e nazioni. Comitati ampi e unitari, con organizzazioni popolari e politiche, attivisti, artisti, intellettuali ecc., si impegneranno in azioni di solidarietà;


3)    
di organizzare proteste pubbliche contro l’ingerenza del governo statunitense negli affari interni di altri paesi. Come ha denunciato Julian Assange, il governo Trump vuole creare un nuovo Iraq nell’America del Sud. Non possiamo stare zitti;

4)    
di organizzare proteste in diverse forme, per mandare un messaggio chiaro agli Usa e agli altri: proteste in strada, eventi politici e culturali, azioni mediatiche;

5)    di organizzare una giornata internazionale di solidarietà con il Venezuela, il 22 agosto, durante la quale si tengano azioni simultanee in  diverse città del mondo, compresi sit-in ad ambasciate, consolati e altri simboli degli Stati uniti per consegnare lettere di protesta; 


6)    di 
accogliere firme per la lettera che intendiamo mandare a governi, ai parlamentari e alle organizzazioni  degli Stati uniti. Chiediamo il sostegno di tutti per diffondere il nostro appello e raccogliere firme di organizzazioni e individui da mandare entro il 20 agosto a: secretaria@asambleadelospueblos.org. Siamo a disposizione per informazioni.

Contiamo sul contributo di tutte e tutti per questo sforzo che richiederà da tutti noi molto impegno e generosità al fine di massimizzare il processo di costruzione unitaria, centrato sulla difesa della rivoluzione bolivariana, del governo venezuelano e della Costituente.


Joao Pedro Stédile
Segreteria operativa del Movimento dei popoli verso l’Alba – Brasile

Jaime Amorim
 MST –Via Campesina internazionale

Paola Estrada
, segreteria dell’Assemblea internazionale dei popoli

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marinella Correggia]

Marina di Massa 12ago2017: Con la Rivoluzione d’Ottobre e il Venezuela

Nessun testo alternativo automatico disponibile.___
12 Agosto 2017 a Marina di Massa: A cento anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, partecipa una delegazione venezuelana guidata dalla Console Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, Amarilis Gutiérrez Graffe.

ANC e il modello post-petrolifero

di Marinella Correggia (*) – cambiailmondo.org

La Costituente venezuelana, il Movimento Sem Terra, Via Campesina e il nuovo modello post-petrolifero

Fra gli obiettivi che sono stati dati all’Assemblea costituente votata il 30 luglio figurano il cammino verso «un nuovo modello di economia post-petrolifera, mista, produttiva, diversificata, che soddisfi le necessità di approvvigionamento della popolazione», «il consolidamento delle nuove forme della democrazia partecipativa, con la costituzionalizzazione dei consigli comunali e delle comunas» (unità organizzative di base che spesso sono anche unità produttive), e poi «la preservazione della vita sul pianeta, proteggendo la biodiversità e sviluppando una cultura ecologica».

Nei primi anni Duemila, proponendosi di investire nel settore agroalimentare i proventi petroliferi del Venezuela così da progredire verso l’indipendenza economica, l’allora presidente Hugo Chavez aveva creato a Barinas – suo Stato natale – l’Istituto di formazione in agroecologia Paulo Freire. Chiamò come consulente per lo sviluppo rurale il Movimento Sem terra (Mst) del Brasile, nel quadro della cooperazione Sud-Sud e di quello che ben presto sarà lo scambio paritario fra i paesi dell’alleanza Alba: Cuba Venezuela Bolivia Nicaragua Ecuador.

Questa solidarietà internazionalista costruttiva, concreta non retorica, non si è mai interrotta. Dal 2005, la brigata internazionalista Apolônio de Carvalho (il Mst ha brigate di lavoro in tanti contesti di crisi, Palestina, Haiti, paesi africani) fa un lavoro di formazione e produzione insieme a contadini e organizzazioni popolari venezuelane. Nel 2013, la brigata fu incaricata dal ministero dell’agricoltura di sviluppare un progetto nell’Unità di produzione sociale agricola (Upsa) Caquetíos, nello Stato di Lara, 220 ettari. Quattro anni dopo, oggi, si legge sul sito del Mst: «Abbiamo coinvolto collettivi, consigli delle comunas, movimenti rurali nella formazione tecnica e politica, nell’ottica di sviluppare anche una cultura dell’agricoltura».

Vista la congiuntura di guerra economica che il paese sta vivendo, «ci si dedica a due fronti di lavoro: produzione per il consumo, una richiesta urgente, e produzione di sementi autoctone – dal settore orticolo ai cereali e alla soia-, una prospettiva di strategia per la sovranità e l’indipendenza alimentare alla quale puntiamo», spiega Simón Uzcátegui, contadino che lavora nell’unità; «la difficoltà di accedere a fertilizzanti e insetticidi ci aiuta a sviluppare le loro alternative agroecologiche. Abbiamo preparato seimila litri di insetticidi naturali

«E’ un lavoro lento e nascosto, ma va avanti. E più si punta sull’agricoltura ecologica, più i giovani stessi se ne interessano»: secondo Verena Vásquez, 27 anni, collaboratrice del progetto, con la congiuntura avversa la popolazione coglie meglio la necessità di lavorare sul serio nel settore agricolo. Anche a livello urbano: la creazione pochi anni fa del Ministero dell’agricoltura urbana ha portato alla nascita di migliaia di piccolissimi orti; sono nati mercati comunali, circuiti di filiera corta, sistemi di acquisti collettivi come la Alpargata solidaria ecc.

Pochi giorni fa, in occasione della sua VII conferenza mondiale, il movimento agricolo La Vía Campesina (Lvc) – al quale aderiscono in Venezuela il Frente Nacional Campesino Ezequiel Zamora (Fncez)  e la Corriente Revolucionaria Bolívar y Zamora (Crbz) – ha puntualizzato in un documento: «La dinamica e le tendenze sembrerebbero far prevedere una situazione di crisi prolungata la cui evoluzione è difficile da prevedere. Certo è in atto un piano violento, con componenti di odio fascista. Dopo mesi di sforzi, la destra ha capito di non avere forza sufficiente a vincere, malgrado la guerra di quarta generazione messa in atto. La sua debolezza di fondo, sempre la stessa, è la mancanza dell’appoggio popolare nelle strade, di forza sul campo. E proprio questo fa temere una escalation dell’aggressione da parte di forze esterne

Il movimento agricolo denuncia il piano di destabilizzazione capeggiato dagli Usa, il quale «comprende da una parte l’azione sull’economia, con l’accaparramento di prodotti e la distruzione di centri di immagazzinamento e trasporto, così da creare scarsità, far crescere i prezzi e aumentare la fatica di vivere delle persone dal reddito più modesto; dall’altra le azioni nelle strade, con assedi di aree, terrorismo, uccisioni, saccheggi, roghi. Il movimento di opposizione è attualmente nelle mani dei settori più di destra, come Voluntad Popular e Primero Justicia».

Il documento segnala all’interno del paese gli sforzi di mobilitazione del mondo agricolo, organizzato nella difesa del territorio e delle comunas.

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(*) Autrice de El presidente de la paz, edizioni Sankara 2015 (Premio Trisol del Alba), coautrice de L’Alba dell’avvenire, Punto rosso 2007 e de La lunga marcia dei senza terra, Emi 2014.

Il Venezuela Bolivariano e la Vittoria Costituente

Nessun testo alternativo automatico disponibile.di Antonio Cippolletta

A tre giorni dal #30J, mi permetto di riportare qualche considerazione:

1) L’Assemblea nazionale costituente, votata da 8.089.320 di venezuelani (41,9 % dell’elettorato totale, dati CNE e confermati anche da osservatori internazionali indipendenti, a partire da quelli afferenti alle Nazioni Unite), è valida, legittima e legale in accordo agli articoli 347, 348 e 349 della CRBV relativi al potere di convocazione del Potere costituente originario da parte del Presidente della Repubblica;

2) Quest’organo, dunque, composto da 545 deputati eletti a suffragio universale, diretto e segreto tra tutti i settori sociali, economici, politici e culturali del Paese (lavoratori petroliferi, contadini e pescatori, insegnanti, artisti, studenti, imprenditori nazionali, soggetti con discapacità, pensionati, trasportisti, brigatisti delle missioni sociali, membri dei Consigli comunali e delle Comuni socialiste), si prefigge l’obiettivo di trasformare le strutture istituzionali, pubbliche e produttive dello Stato venezuelano, a partire dall’incorporazione delle Missioni e Grandi Missioni sociali (Edilizia pubblica, sanità, educazione, ammodernamento dei quartieri, autocostruzione, cultura, ecc.) e, in aggiunta, dalla formalizzazione di un nuovo modello economico fondato sulla transizione progressiva dal rentismo petrolifero (entrate statali dipendenti dai ricavi legati alla vendita del greggio sui mercati internazionali) alla diversificazione produttiva (agricoltura urbana, pesca, intensificazione dell’apparato turistico, industria di trasformazione, ecc.). Una volta terminati i lavori assembleari, tutte le proposte ed emendamenti fuoriusciti dalla discussione dovranno essere sottoposti necessariamente a referendum popolare ed ottenere la maggioranza dei voti per essere approvati; dunque, doppia legittimazione sovrana a livello elettorale (con questo, il Venezuela giunge a 20 processi elettorali realizzati in 19 anni di Rivoluzione bolivariana).

3) Sostenere che si tratta di un “golpe” (sic!) di Maduro contro le opposizioni è, semplicemente, un atto di disonestà intellettuale e politica da parte non solo delle frange estremiste, terroriste, golpiste e fasciste (i latinoamericani, purtroppo, non hanno mai smesso di affrontarlo a partire dagli anni ’60 con Cile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Bolivia in testa) ma anche dai mezzi di distrazione e menzogna di massa che a livello internazionale hanno dedicato paginate intere al processo elettorale sovrano, libero, indipendente e rivoluzionario che domenica scorsa ha coinvolto il popolo venezuelano. In questo contesto, giornali come La Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa, Fatto quotidiano (eccetto che per la nobile eccezione di Fabio Marcelli ed il suo blog) in aggiunta a El Mundo, El País, El Mercurio, El Universal, Le Monde, Le Figaro e Libération, giusto per citarne qualcuno che si è prodigato a diffondere il falso sul Paese in merito agli ultimi avvenimenti, andrebbero sanzionati disciplinariamente, a partire dal ritiro di articoli basati su fatti distorti, manipolati o, nei casi più gravi, inventati di sana pianta dalle centrali della disinformazione di Miami, Bogotá, Cúcuta o New York, città dove hanno riparato tutti i profughi della giustizia venezuelana negli anni passati (delinquenti, imprenditori collusi col narcotraffico, contrabbandieri, mafiosi);


4) Gentiloni, Alfano, Zanda, Casini, Tajani, Rajoy, Macron ed il loro amico Donald Trump dovrebbero soltanto pulirsi la bocca quando parlano di questo Paese, del suo sistema politico e della sua struttura istituzionale; imporre sanzioni economiche (divieto di transazioni finanziarie per il Presidente Maduro, alcuni membri del suo governo e funzionari pubblici, divieto di viaggiare per il continente europeo e di tenere vertici bilaterali con i paesi UE) è definitivamente ed irrimediabilmente un passo falso diplomatico e soltanto l’ultima, in ordine di tempo, reale aggressione imperialista da parte del blocco UE, USA ed i loro lacché in giro per il mondo, a partire dall’America Latina (Brasile, Perú, Argentina, Cile, Messico, Colombia, Paraguay).

Dall’Italia e dal mondo, abbiamo soltanto da apprendere dalla Patria invitta di Bolívar, Zamora, Guaicaipuro, Chávez e Maduro per l’ennesima e schiacciante lezione di democrazia partecipativa e protagonistica e, dunque, di Potere popolare in azione.

Solidarietà incondizionata alla Rivoluzione bolivariana, alle Forze Armate e dell’ordine pubblico, al Presidente Maduro ed al popolo coraggioso e rivoluzionario.

#LaConstituyenteVa
#Victoriapopular
#ChávezVive
#MaduroSigue

Il Venezuela e la logica illogica

L'immagine può contenere: 5 persone, folladi Giuliano Granato

Febbraio 2005. Nello stato spagnolo si vota per la Costituzione Europea. Alle urne il 42% della popolazione. El País, uno dei principali quotidiani del paese, titola: “Un sonoro sì alla Costituzione Europea, con una partecipazione del 42%”.

2013. Elezioni presidenziali in Cile. Va a votare il 41,9% degli aventi diritto. L’anno prima alle elezioni municipali non si era raggiunto il 35%: ci si era fermati al 34,9%.

2014. Elezioni presidenziali in Colombia. Al primo turno si reca ai seggi il 40,6% di chi ne ha diritto. Al ballottaggio va un pochino meglio: 47,9%. Santos viene eletto col 50,7% di questo 47,9%, cioè l’ha votato meno di un colombiano su quattro.

2016. Sempre in Colombia si vota ad un referendum per approvare un accordo di pace tra governo e FARC, la più antica guerriglia continentale. A votare il 37,4% della popolazione. L’accordo è respinto. Viene rinegoziato e poi approvato, senza passare nuovamente tramite il voto popolare.

1996. U.S.A.. Clinton viene rieletto presidente con elezioni che vedono la partecipazione del 49% di coloro che si erano registrati per votare, quindi con una percentuale ancora inferiore degli aventi diritto.

2000. U.S.A.. Non va molto meglio quattro anni dopo, quando Bush diventa presidente grazie ad elezioni cui partecipò il 50,3% dei registrati. En passant va detto che divenne presidente pur prendendo circa 500.000 voti in meno dello sfidante, Al Gore.

In nessuno di questi casi si è parlato di “dittatura” o “golpe”.

Poi accade che il 30 luglio 2017 in Venezuela si vota per eleggere i rappresentanti alla Assemblea Costituente.

L’opposizione boicotta le elezioni e mette in atto violenze tese ad impedire il voto di chi vuole recarsi alle urne. Insomma, si vota in uno scenario caratterizzato – in alcune città e in alcuni quartieri – da un elevato tasso di violenza.

Vota il 41,5% degli aventi diritto, alcuni dopo ore in fila, dopo aver guadato a piedi fiumi o dopo aver viaggiato per ore.

Non appena resa pubblica l’affluenza diversi governi, tra cui quello italiano, si affrettano a “non riconoscere” i risultati, a gridare al “golpe”, all’instaurazione di una “dittatura”, di una “tirannia”.

Non c’è qualcosa che puzza in questa logica illogica?

PS: Per chi volesse verificare i dati sulla partecipazione elettorale che ho riportato sopra (fidarsi è bene, non fidarsi è meglio), basta andare a leggere su wikipedia. Niente Accademia delle Scienze dell’URSS, niente siti di “pericolosi castro-comunisti”.
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Dal Perù al Venezuela la Rivoluzione continua!

di Giorgio Langella (Vicenza – Italia)

Sull’onda dell’emozione per la grande prova del popolo venezuelano vorrei condividere alcuni ricordi.

Viva chi alza la testa e mantiene la schiena diritta di fronte al sopruso imperialista! Grazie al popolo chavista venezuelano!

Non so se avete sentito e letto i servizi e gli articoli dei principali organi di informazione italiani sulla situazione in Venezuela. Non so se avete notato come sembrano tutti identici (non simili, proprio uguali) quasi fossero dettati da una stessa fonte. Lo sono. Divulgano notizie palesemente false e commenti assolutamente dalla parte dei loro “datori di lavoro”. Quei padroni che vogliono azzerare qualsiasi forma di emancipazione dei popoli e dei governi di quello che lorsignori chiamavano “terzo mondo” e che continuano a considerare una loro colonia. 

Io ho vissuto in sudamerica un periodo di fermento progressista. All’epoca (era la fine degli anni ’60, il sessantotto per la precisione, quando arrivai con la famiglia a Lima) rimasi stupito, piacevolmente stupito, dal colpo di stato avvenuto in Perù in ottobre. Conoscevo quello che era successo in Grecia l’anno prima, nel 1967. Il colpo di stato dei colonnelli, la repressione e la violenza fascista, “l’orgia del potere”. Non mi aspettavo, certo, che dei generali potessero essere progressisti. Nazionalisti, certamente, ma di un nazionalismo diverso da quello esaltato dalla destra europea. Si parlava di riscatto nazionale nei confronti di chi sfruttava le immense ricchezze del paese. Si parlava di dignità, di alzare la testa di fronte al quell’ingombrante impero che controllava tutto e tutti dal nord. Si dava voce a chi non l’aveva, a chi non conosceva lo spagnolo ma solo il quechua o l’aymara. Si parlava e si agiva. Ci fu, dopo una settimana dal colpo di stato, l’occupazione militare dei pozzi petroliferi di “La Brea y Pariñas” a Talara nel nord del paese. Petrolio che era sfruttato dalla International Petroleum Company. Petrolio che era stato letteralmente rubato al popolo peruviano perché la “grande sorella” nordamericana non aveva mai pagato neppure un centesimo. 

Vi assicuro che vedere sventolare la bandiera peruviana sui pozzi petroliferi fu qualcosa di notevole e liberatorio. Fui orgoglioso anch’io, ragazzo straniero che stava iniziando a rispettare e amare un popolo così diverso dal mio. Come entusiasmante fu la proclamazione della riforma agraria. Quella frase di Tupac Amaru II, “contadino il padrone non potrà più mangiare la tua povertà”, che era scritta sulla copertina del testo della riforma mi sembrava (e lo era) qualcosa di semplicemente magnifico. Io non so cosa scrivessero qua in Europa di quello che stava succedendo allora in Perù. Da qualche lettera della nonna che era rimasta in Italia si poteva capire che si guardava con preoccupazione l’esperienza peruviana, ma quello che stavamo vivendo io e la mia famiglia era un’esperienza importante. Mio padre ricordava che un’aria così, di speranza e consapevolezza, l’aveva respirata quando, giovane partigiano, aveva partecipato alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

E ricordo quando aprirono l’ambasciata sovietica, quando i medici cubani arrivarono per primi a portare gli aiuti dopo il devastante terremoto del maggio del 1970. Ricordo il discorso del presidente generale Juan Velasco Alvarado quando annunciò la riforma dell’industria che prevedeva la socializzazione della proprietà delle industrie.

Ricordo che, in quegli anni, ci fu in Bolivia l’esperienza del generale progressista Juan José Torres. Che in Cile fu eletto Allende… Ricordo che il primo ad essere spodestato con un colpo di stato cruento fu Torres nel 1971 (poi ucciso nel 1976 in Argentina durante la dittatura di Videla… un assassino parte della famigerata “Operazione Condor”). Ricordo le serrate e gli scioperi dei trasportatori che paralizzavano il Cile. Ricordo ancora l’11 settembre del 1973, il colpo di stato di Pinochet finanziato dagli USA, l’assassinio di Salvador Allende. Ricordo che in Perù, a metà degli anni settanta, ci furono crescenti disordini e una crisi che portò alla destituzione del generale Velasco Alvarado e a una “restaurazione democratica” che riportò la “calma imperiale” nel paese, la dura repressione, la violenza, la corruzione. Ricordo la dittatura di Videla in Argentina. I “desaparecidos”. Tutto in nome della normalizzazione. Punizioni per chi aveva osato opporsi al potere imperiale degli Stati Uniti (non importa chi fosse il presidente del momento).

Io posso dire che ho vissuto i tentativi di riscatto e la loro repressione. Li ho respirati. Così sono diventato comunista.

Oggi sta succedendo lo stesso in Venezuela. La stessa modalità. Crisi indotta e sfruttata, violenze, serrate, aggiotaggi, falsa informazione per abbattere un governo legittimo che sta costruendo (con fatica, certo, e, probabilmente, con qualche errore) una nazione che non vuole essere asservita al “capitalismo imperiale statunitense”. Un tentativo di riscatto e dignità che non può, per lorsignori, né esistere né resistere alla periferia dell’impero.

Noi dobbiamo appoggiare il governo chavista venezuelano. Dobbiamo contrastare la falsa informazione dei media italiani (e occidentali). Dobbiamo opporci a questa campagna oscena contro il popolo e il governo venezuelano. Sappiamo che dopo Brasile e Argentina, la “normalizzazione imperiale” ha attaccato il Venezuela, la Bolivia di Evo Morales e non si fermerà di fronte a nulla. L’obiettivo è dimostrare chi è il padrone. Dobbiamo aiutare l’America latina a dimostrare qual è la dignità e la forze di un popolo libero (“dalla Patagonia al Bravo”).

“Ribelli” di giorno, feste di lusso la sera

di Danilo Della Valle 

In questi giorni i media italiani si stanno prodigando per la “causa delle opposizioni venezuelane”, senza avere ovviamente alcun inviato sul posto.

Ci raccontano di una realtà, quella venezuelana, dove i poveri sarebbero oppressi dal governo in carica, regolarmente eletto, che senza alcuna remora starebbe massacrando la popolazione.

Tanti “giornalisti” si sono affannati a scrivere e alimentare uno storytelling che vede in belle giovani “idealiste” barricadere e sognatori senza futuro i protagonisti da edulcorare.

Bene, mentre da Roma scrivono questo, un articolo molto interessante di Andrew Rosati di Bloomberg, non certo un socialista, sta facendo il giro del mondo, e ci racconta una storia ben diversa sui “democratici oppositori” venezuelani.

L’articolo in questione, che allegheremo di seguito in lingua originale, ci racconta di una composizione sociale ben definita alla testa delle proteste, quella dei giovani ricchi che di giorno sono barricaderi violenti e di notte festeggiano nei locali di lusso sulla collina di Chacao, quartiere bene di Caracas ed avamposto delle opposizioni venezuelane.

E così la storia della 24enne Lovrena che dopo una giornata di protesta torna nella Manhattan di Caracas e festeggia in un night di lusso con vari imprenditori locali il suo compleanno, la testimonianza di un proprietario di un ristorante nella zona bene di Caracas e tante altre riprese dall’articolo, si intrecciano mostrandoci un quadro ben diverso da quello dipinto dai nostri media.

Ed è proprio questa narrazione propagandistica di quelli che dovrebbero garantire un punto di vista quantomeno obiettivo, oltre che plurale (cosa ormai impossibile da trovare), che fa passare in secondo piano la grande mobilitazione popolare che ha visto gli afrodiscendenti, i campesinos, gli operai ed i  settori imprenditoriali produttivi formare code fin dal mattino per esprimere il proprio voto con gioia ed allegria, nonostante il boicottaggio, molto spesso violento, delle opposizioni. Come mai coloro che dovrebbero disinteressatamente raccontarci ciò che accade nel mondo evitano di dire tutto?

Come mai omettono che due candidati “chavisti” sono stati assassinati poco prima delle consultazioni? Eppure, nell’era di internet si trovano migliaia di video che sbugiardano questa narrazione. Ed inoltre, i nostri politici che si accalcano a condannare un governo regolarmente eletto, dimenticando quanto sopra e soprattutto dimenticando di condannare il golpe brasiliano, ad esempio, o i bombardamenti nello Yemen o la repressione violenta che invade le strade cilene e messicane, perché lo fanno? Forse la campagna elettorale e già cominciata e servono i voti della comunità italo-venezuelana che in gran parte ha degli interessi che cozzano con quelli della maggioranza del popolo?

P.s. Ma personaggi che non sono mai passati da un’elezione popolare come Alfano e Gentiloni, da che pulpito in queste ore parlano di consenso popolare per il governo Maduro?

Qui nel link il reportage del giornale peruviano elcomercio.pe

La Rivoluzione Bolivariana vince un’importante battaglia

da (n)PCI

Comunicato CC 10/2017 – 1° agosto 2017

1917, centenario della gloriosa Rivoluzione d’Ottobre, la svolta nella storia dell’umanità

La vittoria del governo Maduro in Venezuela rafforza la rivoluzione socialista nel nostro paese!

Eletta in Venezuela la nuova Assemblea Nazionale Costituente

Domenica 30 luglio la rivoluzione bolivariana ha vinto un’importante battaglia contro la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. Le forze reazionarie del Venezuela, le oligarchie imperialiste USA ed dell’Unione Europea e i governi asserviti di alcuni paesi dell’America Latina hanno mobilitato le forze di cui dispongono in Venezuela per impedire ad ogni costo che il popolo venezuelano partecipasse alle elezioni dell’Assemblea Costituente indette dal governo Maduro.

Nonostante le intimidazioni e le aggressioni messe in atto dalle forze reazionarie e dai mercenari degli imperialisti che operano in Venezuela e che in alcune regioni del paese hanno reso addirittura difficile se non impossibile il voto,

8.089.000 elettori hanno votato per l’ANC

È il numero più alto di voti raccolti dal fronte delle forze rivoluzionarie nelle elezioni degli ultimi anni. Avevano raccolto 5.620.000 voti nelle elezioni del 6 dicembre 2015 che diedero la maggioranza dell’Assemblea Nazionale alla destra, 7.505.000 nelle elezioni del 14 aprile 2013 che portarono Maduro alla presidenza e 7.444.000 nell’ultima elezione che confermò Chavez alla presidenza il 7 ottobre 2012, cinque mesi prima della sua morte il 5 marzo 2013.

Per capire appieno il significato del risultato, bisogna tener conto che in Venezuela la gerarchia cattolica è apertamente schierata con la reazione (fu alla testa del colpo di Stato che nel 2002 cercò di eliminare Chavez: i golpisti lo catturarono e lo tennero prigioniero per due giorni e ne uscì vivo solo perché i soldati del plotone d’esecuzione si ammutinarono). Il cardinale Urosa Savino, arcivescovo di Caracas e presidente della Conferenza episcopale venezuelana, ha dichiaro illegali le elezioni dell’ANC e il cardinal Parolin, segretario di Stato del Vaticano, gli ha fatto eco. La borghesia tiene ancora nelle sue mani gran parte dell’apparato produttivo e dell’economia del paese e sabota la distribuzione di viveri, medicinali e altri generi di prima necessità dando la colpa al governo. Quasi tutti i mezzi di comunicazione di massa sono nelle mani della borghesia. Bande armate di mercenari e di reazionari imperversano in varie parti del paese, compresi i quartieri ricchi della capitale. La prepotenza e la violenza della reazione è tale che una parte delle forze rivoluzionarie critica il governo Maduro perché procederebbe con troppa moderazione.

In questo contesto i risultati elettorali ottenuti dall’iniziativa di far eleggere una Assemblea Costituente con il compito di promuovere l’espansione del settore pubblico dell’economia e la partecipazione delle masse popolari all’attività politica sono un grande successo. Le forze armate venezuelane hanno sostenuto lealmente il governo Maduro e la sua iniziativa permettendo lo svolgimento delle elezioni benché per ordine del governo non potessero usare armi da fuoco neanche contro le bande reazionarie intente a commettere aggressioni e crimini. Le manovre della destra per arrivare presto alla guerra civile dispiegata che sarebbe sostenuta dall’aperto intervento militare degli USA e dei loro paesi satelliti (come fecero i governi di Hitler e di Mussolini in Spagna nel 1936, come fecero gli USA in Guatemala nel 1954, in Nicaragua nel 1979, come hanno fatto recentemente i governi USA ed europei in Libia e in Siria) sono state sventate dall’alta partecipazione popolare alle elezioni dell’ANC e dalla lealtà delle forze armate. I governi di altre grandi potenze, in particolare la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa, alle prese anch’esse con l’aggressività della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti, hanno solidarizzato con il governo bolivariano del Venezuela. Il governo cubano e vari governi progressisti dell’America Latina (Bolivia, Ecuador e Nicaragua in primo luogo) hanno dichiarato la loro solidarietà con il Venezuela bolivariano. Contemporaneamente la Repubblica Popolare Democratica di Corea ha proseguito con un lancio di missili il programma di rafforzamento delle sue forze armate con cui dissuade gli USA e i suoi satelliti dall’aggredirla. La Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti capeggiati dagli USA continua ovunque a fare danni ma è sempre più divisa al suo interno e con le sue manovre sono più le opposizioni che suscita che i successi che raggiunge.

In conclusione il governo Maduro ha vinto e l’Assemblea Nazionale Costituente è stata eletta con la maggior partecipazione che ci si poteva aspettare. La guerra continua, ma le forze rivoluzionarie hanno vinto una battaglia.

Gli avvenimenti venezuelani sono ricchi di insegnamenti per i comunisti e gli elementi avanzati delle masse popolari italiane. Oggi noi comunisti lottiamo perché nel nostro paese le masse popolari formino in ogni azienda e in ogni zona del paese organismi operai e popolari che, nei casi in cui è possibile farlo localmente, facciano fronte da subito almeno alle manifestazioni più gravi del corso catastrofico delle cose assumendo il ruolo di pubbliche autorità locali, che si coordinino tra loro fino a costituire un loro governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare e lo facciano ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia rendendo il paese ingovernabile per essi. Le manovre messe oggi in atto dalla destra e dai gruppi imperialisti in Venezuela sono analoghe a quelle che reazionari e gruppi imperialisti metteranno in atto in Italia dopo la formazione del GBP. Quindi la resistenza delle masse popolari venezuelane è esperienza anche per noi. La lotta sarà dura, ma anche noi possiamo vincere e arrivare fino a instaurare il socialismo.

Solo costituendo un governo d’emergenza della masse popolari l’Italia spezzerà effettivamente le catene della NATO, dell’Unione Europea e dell’Euro (Banca Centrale Europea). Spezzare queste catene è indispensabile per porre fine al catastrofico corso delle cose ma l’idea, circolante nel movimento sociale e politico Eurostop fondato a Roma il 1° luglio, che per liberarsene basti fare dimostrazioni e proteste è campata in aria. Per rompere effettivamente quelle catene bisogna creare le condizioni necessarie a costituire un governo d’emergenza che abbia la volontà e la forza per spezzarle e far fronte alle manovre dei gruppi imperialisti e delle forze reazionarie per ristabilirle. Per questo bisogna avere un preciso piano d’azione. Questa è la linea del Governo di Blocco Popolare.

Il corso delle cose è oggi così catastrofico in ogni campo e le situazioni create dalla borghesia imperialista così gravi che chi si lascia andare alle impressioni che quello che accade suscita di momento in momento in lui, o diventa cinico o si dispera. Ciò che caratterizza noi comunisti è che invece abbiamo una analisi del corso delle cose, ne conosciamo la ragione e attuiamo una linea per venirne a capo. Proprio perché queste (analisi, causa e linea) le abbiamo ben ragionate e le abbiamo definite a ragion veduta (salvo verificarle e apportare le eventuali rettifiche), ognuno di noi agisce serenamente e attua al meglio delle sue capacità il compito che gli è assegnato nel piano d’azione del partito.

Avanti quindi!
Per il GBP, per la rinascita del movimento comunista, per l’instaurazione del socialismo!

Con il socialismo nessuna donna e nessun uomo è un esubero!

Con il socialismo c’è posto per tutti quelli che sono disposti a far la loro parte dei compiti di cui la società ha bisogno!

Non c’è problema, “disastro naturale” e malattia a cui gli uomini oggi non sanno far fronte: è il capitalismo che ce lo impedisce!

Osare sognare, osare pensare, osare vedere oltre l’orizzonte della società borghese!

PRC si congratula con Maduro per la vittoriosa elezione della ANC

da Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale
Area Esteri e Pace

00196 – Via Scialoja 3, Roma – tel. 06.441821

http://www.rifondazione.it

VENEZUELA: VITTORIA POPOLARE PER L’ASSEMBLEA COSTITUENTE

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea saluta il risultato straordinario di partecipazione al voto per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente in Venezuela. Secondo i dati emessi dal CNE (Consiglio Nazionale Elettorale, uno dei 5 poteri in cui è articolato lo Stato venezuelano), gli elettori che hanno partecipato alla consultazione sono stati 8.089.320. Il consistente blocco sociale che sostiene il Governo Maduro si basa sul 41,53% di votanti (su una base elettorale di circa 20 milioni di elettori).

Un risultato particolarmente significativo, ottenuto dopo più di 3 mesi di manifestazioni violente organizzate dai settori oltranzisti dell’opposizione, in un clima di intimidazione squadrista che non è cessata neanche durante il voto.

Anche nei quartieri ricchi di Caracas, una consistente parte della popolazione ha votato e non si è riconosciuta nelle posizioni dell’opposizione che aveva chiesto di astenersi, rifiutando il confronto elettorale.

Nonostante una situazione di grave crisi economica (per molti aspetti provocata artificialmente dall’esterno) e politica, il voto dimostra che il Venezuela desidera la pace e non vuole tornare alle politiche neoliberiste in vigore prima della vittoria di Chavez.

Naturalmente il risultato elettorale non risolve di per sé la crisi: in base al diktat di Washington alcuni governi neoliberisti latino americani (Argentina Brasile, Cile, Colombia, Messico, Costa Rica, Panama e Perù) hanno dichiarato di non riconoscere il voto. In Europa il governo spagnolo e diversi dirigenti della UE (a partire da Federica Mogherini) si sono schierati con Trump, prefigurando scenari di conflitto destinati ad approfondirsi, in attesa di un intervento esterno. In Italia alcuni esponenti del PD e del governo mentono sapendo di mentire e confermano il loro scandaloso appoggio ai settori oltranzisti dello squadrismo fascista.

Il risultato delle elezioni di ieri per l’Assemblea Costituente va rispettato e rappresenta un’occasione per superare la crisi, riprendendo il dialogo interrotto tra governo e opposizione, sostenuto anche dal Papa Francesco e da diversi ex-presidenti.

Il PRC-SE si congratula con il popolo venezuelano e con il suo legittimo governo guidato dal Presidente Costituzionale Nicolàs Maduro per questa vittoria della democrazia.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE

Venezuela: la strana “dittatura”

di Giuliano Granato

Ieri si è votato in un paese lontano e che pure negli ultimi mesi è diventato quasi familiare a tanti italiani, quelli che leggono i giornali, ascoltano una rassegna stampa alla radio o guardano un TG alla TV: il #Venezuela. Negli ultimi quattro mesi il paese latinoamericano si è guadagnato paginate intere perché c’era da portare avanti una battaglia della democrazia contro la “dittatura” che il presidente Maduro sta cercando di impiantare nel paese, a forza di repressione nelle strade e galera per gli oppositori politici.

Una strana “dittatura” quella chavista: in 18 anni di governi di “caudillos autoritari” ci sono state 20 elezioni. Quella di oggi è la numero 21. E manco si possono invocare brogli perché il sistema di voto venezuelano è considerato tra i più sicuri, trasparenti e corretti al mondo, secondo quanto dichiarato non da pericolosi castro-comunisti ma niente poco di meno che dall’ex presidente a stelle e strisce Carter.

Una strana dittatura quella in cui la maggioranza al governo perde due volte, l’ultima alle legislative del 2015, e immediatamente riconosce la vittoria dell’opposizione.

E anche questa opposizione è ben strana: si appella al voto tutti i giorni e oggi che ci sono le elezioni per l’Assemblea Costituente chiama al boicottaggio delle urne, promuovendo anche l’incendio dei centri elettorali, oltre che la violazione del “silenzio elettorale” e blocchi stradali per impedire ai cittadini di recarsi a votare. Non importa che l’ONU stessa (e l’ex primo ministro dello stato spagnolo, Zapatero) abbia invitato a rispettare il diritto di voto dei cittadini venezuelani; per l’opposizione, e per i media che ne diffondono la voce, il parere della massima organizzazione internazionale stavolta conta zero.

Ben strana l’opposizione “democratica” che rifiuta l’esercizio della democrazia e invoca invece la violenza, che giustifica chi ha bruciato vive più di 20 persone, solo perché nere e quindi povere e quindi chaviste. 


Ben strana un’opposizione che dichiara tutti i giorni alla stampa che Maduro non vuole elezioni perché sa che gode del sostegno di una striminzita minoranza della popolazione e che poi non approfitta della tornata elettorale per far pesare i milioni e milioni di voti che dice di avere.

Nel mezzo di tutte queste “stranezze”, ciò che ieri in Venezuela si è votato per eleggere l’Assemblea Costituente, che avrà poi il compito di sottoporre al popolo un progetto di modifica della Costituzione vigente, approvata nel 1999. 

L’obiettivo è far sì che il 1.700.000 abitazioni date alle classi popolari non possano essere immesse sul mercato immobiliare da un futuro governo, che la casa continui ad essere un diritto; che “Misiones” come Barrio Adentro, che ha portato medici in quartieri e paesi dove un medico non l’avevano mai visto, possano entrare in Costituzione, affinché il diritto alla salute non possa essere cancellato con un colpo di penna; che “comunas” e “consejos comunales”, organi di governo territoriali, che promuovono, pur in mezzo a evidenti contraddizioni, la partecipazione ed il protagonismo popolare, possano divenire impalcatura di uno stato che si va trasformando, rispondendo alle esigenze popolari.

Si può essere d’accordo o meno col progetto chavista. Ci può sembrare un bene, un male, quello giusto, quello sbagliato, ma va riconosciuto che è un progetto politico che ha legittimità di esistere. Non possiamo assumere acriticamente le informazioni e le notizie che ci arrivano quotidianamente dalla stampa mainstream. Altrimenti va a finire che finiremo per odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono.

 

Firenze con il Venezuela Bolivariano e la ANC!

L'immagine può contenere: albero e spazio all'apertodi CPA FI SUD

Oggi i militanti del Cpa fi-sud e del Collettivo di Scienze Politiche di Firenze hanno effettuato un volantinaggio e appeso alcuni striscioni a sostegno del Venezuela bolivariano, contro i tentativi di golpe, le ingerenze imperialiste e le menzogne dei media nazionali a poche ore dal voto per la Costituente.

AL FIANCO DEL VENEZUELA BOLIVARIANO

Difendiamo il governo venezuelano e le conquiste politiche e sociali del movimento chavista!

Da mesi assistiamo ad un attacco portato avanti dai nostri media, e più di recente anche direttamente dal governo e dal parlamento italiano, nei confronti del governo del Venezuela e del suo leader Politico Maduro accusati di reprimere nel sangue pacifiche manifestazioni dell’opposizione.

Descritti da media e politici occidentali, come “pacifici dimostranti”, in Venezuela sono in azione gruppi paramilitari armati ed addestrati che con un escalation di violenza sono arrivati ad assaltare edifici governativi e ad uccidere (anche bruciandoli vivi) e torturare militanti filo-governativi per le strade delle maggiori metropoli del paese.

La verità è che in Venezuela è in atto l’ennesimo tentativo di golpe dell’estrema destra locale, sostenuto economicamente e politicamente dagli U.S.A. Lo scopo dei golpisti è quello di riportare al governo le vecchie oligarchie ed interrompere il processo rivoluzionario iniziato da Chavez.

Non è difficile immaginare il motivo. 

Il Venezuela ha le più importanti riserve petrolifere mondiali oltre che un sottosuolo ricco di giacimenti minerari: si tenta quindi di privatizzare nuovamente i guadagni derivanti dall’estrazione e di rimetterle nelle mani della borghesia locale fedele a quelle statunitensi ed europee.

Non solo. Il Venezuela, da Chavez a Maduro, ha socializzato questi guadagni redistribuendoli in termini di investimenti nell’edilizia popolare, nella scuola, nella sanità e nei servizi sociali. 

A livello internazionale ha scambiato le ricchezze del sottosuolo, non per soldi strozzando i suoi debitori, ma con aiuti di altro genere: per esempio con Cuba ha scambiato petrolio con l’arrivo sul suolo venezuelano di centinaia di medici.

L’imperialismo tenta quindi di mettere in piedi la stessa macchina destabilizzatrice utilizzata molte altre volte, costruendo un’immagine del Venezuela distorta, facendolo apparire come un regime oppressivo al fine di giustificare l’ingerenza esterna come umanitaria, per imporre un nuovo ordine politico ed economico, funzionale a propri interessi.

Siamo ormai abituati alla retorica della difesa della democrazia, dei diritti umani, contro le armi di distruzione di massa e i regimi dittatoriali. Dopo arriva sempre il terribile intervento armato degli Stati Uniti. 

Per uscire da questa spirale di violenza il Presidente Maduro ha scelto la via politica annunciando la volontà di modificare la costituzione in modo da riportare al più presto la pace interna.

Domenica 30 luglio si terranno le elezioni dei 500 deputati per la nuova assemblea costituente quali rappresentanti dei settori più significativi della società Venezuelana: sindacati dei lavoratori, associazioni di imprese, pensionati, esercito e molto altro.

L’estrema destra golpista ha già dichiarato che boicotterà le elezioni arrivando a minacciare l’utilizzo delle armi contro chiunque si recherà a votare nei seggi situati all’interno dei quartieri di cui ha il controllo: per questo il governo ha previsto la possibilità per chi vive nei quartieri a rischio di andare a votare altrove.

Se degli USA abbiamo già detto l’Unione Europea non vuole essere da meno con le dichiarazioni di Federica Mogherini che “invita” Maduro a disdire le elezione e le minacce di sanzioni economiche. 

Per questo sentiamo la necessità di portare solidarietà alla Repubblica Bolivariana del Venezuela e alla sua rivoluzione, che in questi anni ha saputo costruire un percorso di autodeterminazione nazionale contro l’imperialismo americano e di emancipazione popolare, ma anche per l’importanza che le sue conquiste sociali hanno e devono avere per tutta l’America Latina martoriata dalla barbarie del capitalismo!

SOLIDARIETA’ ALLA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA!
Contro l’imperialismo, per la rivoluzione bolivariana!

Centro Popolare Autogestito – Firenze Sud
Collettivo Politico di Scienze Politiche 
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