La Cina sempre più vicina

L'immagine può contenere: 3 persone, persone sedute e spazio al chiusodi Pino Cabras*

Il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio mi perdonerà se gli racconto già alcuni pezzi della trama del grande film cinese che vedrà nella sua visita ufficiale a Chengdu, nel cuore del Sichuan, il prossimo 20 settembre. Di Maio resterà fortemente colpito, come chiunque visiti per la prima volta questa smisurata megalopoli. E proverà stupore per la dimensione titanica dell’immenso spazio urbano ridisegnato con un’impressionante accelerazione della storia, così come per la fitta rete di grandi autostrade su più livelli, percorse da grosse auto di marche tedesche, giapponesi e cinesi, in corsa fra migliaia di altissimi edifici, grattacieli e insediamenti, che si slanciano verso il cielo grigio e umido in un’area piatta e urbanizzata grande quanto l’intera Campania.

Se il boom italiano degli anni sessanta conserva ancora oggi l’inerzia di quello slancio che lasciava stupefatto un paese agricolo che in poco tempo diventava industriale, qui siamo di fronte a un salto cento volte più travolgente ed energico, in grado di colmare i secoli in un decennio, in una città passata in poco tempo da 5 a 17 milioni di abitanti. La prima linea della metropolitana di Chengdu è stata inaugurata nel 2010, oggi siamo già all’inaugurazione della quinta linea, e nel 2030 la rete della metro servirà con decine di linee una città di oltre 25 milioni di abitanti. Chengdu sarà lo snodo centrale della Belt and Road Initiative (BRI), la nuova Via della Seta che integrerà lo spazio eurasiatico e coinvolgerà la maggior parte della popolazione mondiale. 

Su invito delle autorità cinesi ho partecipato con una delegazione di politici, imprenditori, diplomatici e ricercatori di tutta Europa a un intensissimo programma di dieci giorni tra Pechino e Chengdu. Un vortice di incontri e visite presso istituzioni, imprese innovative, scuole di partito, agenzie internazionali, mirante a stabilire relazioni solide fra la Cina e le personalità che in Europa vogliono comprendere e partecipare al grande impulso della BRI. Gli interlocutori che ho trovato in Cina stanno passando al setaccio ogni novità di ciascun paese europeo e perciò manifestano molta attenzione nei confronti del Movimento Cinque Stelle e del governo da esso guidato. Questo interesse mi ha aperto molte porte presso gente concreta e desiderosa di capire.

A Pechino ho visitato la fabbrica della Beijing Electric Vehicle (BJEV), i concorrenti della più famosa e americana Tesla nella produzione di veicoli elettrici. Ne hanno già prodotto 250mila e puntano a essere leader mondiali del nuovo mercato. Un dirigente BJEV si lascia scappare una battuta: «La Tesla è un costoso giocattolino per ricchi, noi siamo i fornitori di auto elettriche per le masse a prezzi popolari». Con il corrispettivo di 16mila euro, un cittadino della classe media cinese può portarsi a casa una berlina con un’autonomia di quasi 500 km a ogni carica, mentre crescono le infrastrutture che diffondono in mezza Cina i punti di rifornimento dedicati ai veicoli elettrici. Ed è ormai pronto a entrare in produzione un nuovo sistema che è l’uovo di Colombo rispetto ai tempi lunghi delle ricariche, ossia il cambio di batteria presso i punti di rifornimento: anziché aspettare ore per ricaricare, togli la batteria (ormai più piccola, compatta ed estraibile) quando è scarica e la sostituisci ogni volta con una già ricaricata. Solo il tempo ci dirà se davvero milioni di persone passeranno all’auto elettrica, e se questo sia il modello giusto di mobilità. Intanto gli investimenti accelerano e il settore automobilistico cinese nel suo insieme è trainante. In Italia in molti santificano i dirigenti Fiat, ma la storia ci ha già detto che non si sono mai accorti del risveglio dello sterminato mercato cinese. Dovremo tutti essere migliori dei dirigenti Fiat, per i tanti campi dell’economia che non sono irrimediabilmente perduti. L’attimo è ora.

Racconterò a parte delle altre imprese ad alta tecnologia che ho visitato a Pechino e nel Sichuan, dei parchi scientifici, delle migliaia di ingegneri che hanno regalato alla optoelettronica cinese la leadership per gli schermi ad altissima definizione, e così via. Mi concentro ora su un dato più politico di questa missione.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.Ho fatto da portavoce dell’intera delegazione nella serata finale del programma, dove ho pronunciato un discorso durante l’incontro ufficiale con il vicepresidente e responsabile delle Finanze del Sichuan, Ouyang Zehua, e altri dirigenti di questa regione di 91 milioni di abitanti, vasta quanto la Francia. Ouyang è un signore molto dinamico dallo sguardo ironico e curioso che sprizza ottimismo e pragmatismo da tutti i pori, mentre snocciola i risultati economici, e ne ha ben donde: il tasso di crescita del PIL del Sichuan nel 2018 è dell’8,2% in un anno, in aggiunta a una lunga serie storica di dati formidabili. L’orgoglio del dirigente cinese si combina con una cosa molto italiana: la passione per il cibo, la sua varietà, il suo legame con la cultura e il territorio. Il Sichuan è probabilmente l’area del pianeta che condivide di più con l’Italia una precisa caratteristica, ossia la ricchezza dell’assortimento di tradizioni culinarie, con infinite varianti subregionali spesso raffinatissime. Ora che il Sichuan ha ben motivate ambizioni da “ombelico del mondo”, combina questa sua millenaria tradizione gastronomica con un’apertura schietta e curiosa verso altre tradizioni. Il vino è ormai sempre più presente a tavola, e anche i formaggi e altri prodotti agroalimentari europei. Perciò prendete nota e siateci! Non siate come gli Agnelli e i loro manager sempre sopravvalutati! Un ottimo punto di partenza è la Western China International Fair di Chengdu che apre il 20 settembre 2018. Di Maio rappresenterà un’Italia in veste di paese ospite d’onore.

I pianificatori della nuova megalopoli, che abbiamo incontrato presso un parco scientifico dove tutto viene programmato come se il videogame Simcity prendesse davvero corpo, ci mostrano con grande orgoglio il gigantesco plastico della Chengdu del 2034. Non ragionano come i palazzinari a corto raggio nostrani, anche se non credo siano meno spregiudicati. Mentre oggi lo sviluppo asimmetrico di Chengdu sembra concentrarsi in mille mostruose lingue di cemento che turbano minacciosamente qualsiasi senso della misura urbanistica da noi conosciuta, per il futuro – un futuro immediato – la cura per la dismisura è un’ulteriore dismisura. Cioè un colossale rimodellamento e ri-bilanciamento dei poli di sviluppo, un investimento-monstre su “scala cinese” in tecnologie verdi, energie rinnovabili, opere idrauliche di rinaturalizzazione del paesaggio. Nel gioco Simcity puoi cambiare il paesaggio con la tempistica degli umani, ma puoi divertirti a usare il “God Mode”, la “modalità di Dio”, e mettere fiumi e laghi dove non c’erano e farlo in tempi rapidissimi. Ed ecco che nella Chengdu reale le aree dedicate a parchi avranno ciascuna dimensioni paragonabili a una grande città italiana, con specchi d’acqua estesi e insenature suggestive.

Il nuovo cuore di Chengdu sarà una città nella città, tutta da sviluppare, il nuovo distretto di Tianfu.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.Si tratta di una città-parco dove si concentreranno le attività commerciali e scientifiche legate alle nuove rotte eurasiatiche. Sarà tutto costruito entro sette anni, avrà una superficie di circa 600 kmq (superiore a quella di Roma entro il Grande Raccordo Anulare), i grattacieli più alti della Cina occidentale e dieci linee di metropolitana distinte dalle altre decine di linee del resto della città di Chengdu, un’enorme stazione ferroviaria che collegherà Chengdu a mezzo mondo, incluse le nuove linee superveloci. Ricordiamo che molte città cinesi si collegheranno entro pochi anni con treni a levitazione che viaggeranno a velocità vicine ai mille km/h.

Chengdu ha già un aeroporto da 45 milioni di passeggeri l’anno. Nel 2020 inaugureranno un secondo aeroporto internazionale da sei piste con altri 90 milioni di passeggeri l’anno. Il Sichuan diventerà la meta di un turismo d’affari che non si limiterà a vedere il parco dei panda (a proposito, sono bellissimi!). Sarà anche la base di partenza di una ormai vasta classe media pronta a girare quell’Europa che saprà accoglierla. Non dimentichiamo che a un’ora e mezzo da Chengdu c’è un’altra megalopoli ultramoderna, Chongqing, con i suoi 30 milioni di abitanti, anche loro parte di una “affluent society” pronta a viaggiare e già in pieno respiro internazionale. 

Quanti giornalisti e politici italiani si curano di raccontare queste città, dal peso demografico e industriale così cospicuo? Davvero pochi. È davvero così difficile raccontare un mondo così importante per il futuro nostro e dei nostri figli e smarrirlo invece come una traccia muta e indecifrabile? Non è un tantino squilibrata un’informazione che della Cina sa restituire ai cittadini solo il luogo comune dell’involtino primavera (mai visto in tutto il viaggio) o dei negozi di chincaglierie a poco prezzo? È come se di un grande palazzo sontuoso, fresco di lavori e ricco di tesori, si volesse vedere solo lo sgabuzzino delle scope. Troppi giornali italiani sanno vedere solo i bugigattoli della Storia, e infatti puzzano di muffa.

Sino a poco tempo fa, persino agli occhi di chi in Europa prendeva le decisioni che contano, Chengdu e altre grandi realtà cinesi erano solo dei luoghi remoti, un puntino ignoto sulla cartina dell’Asia. Ma oggi Chengdu e il Sichuan influenzeranno in modo diretto il lavoro di chi in Europa fa le leggi, programma le decisioni economiche e fa impresa, qualsiasi settore voglia considerare. 

Solo una parte è pronta a questa nuova realtà, mentre dobbiamo esserlo tutti. 

Ad esempio, vogliamo regalare alla Polonia il ruolo di principale terminale europeo della BRI, accontentandoci delle diramazioni secondarie? Oppure dobbiamo guardare all’Africa, dove la Cina ha innescato un altro gigantesco processo economico? Cioè guardare alla nostra geografia, alla nostra profondità strategica, a dove si collocano la penisola iberica, la Sardegna, la penisola italiana, la Sicilia. 

Ho chiesto dunque ai dirigenti cinesi se i terminali delle Vie della Seta fossero una pianificazione ormai conclusa, o se fossero aperti ad altre iniziative. 

«Naturalmente siamo aperti – mi risponde Ouyang – e penso anche che tra gli investimenti in Africa e quelli in Europa ci debba essere una cerniera». Il che corrisponderebbe a chiudere il cerchio. Colgo l’occasione per parlargli – come avevo già fatto con altri dirigenti cinesi – del grande valore pratico e simbolico che avrebbe una rapida ricostruzione congiunta del ponte di Genova con i campioni cinesi delle infrastrutture, una goccia rispetto al mare di cose che si possono fare, ma una goccia importante. Ouyang coglie la portata della proposta, e mi rivela che la prossima settimana ci sarà proprio a Chengdu un concerto dell’orchestra di Genova in memoria delle vittime, nel bellissimo auditorium da poco inaugurato. La cosa mi sorprende e mi fa piacere, forse avevo visto giusto. 

Facciamo in modo che le buone idee si diffondano, come le emozioni della musica.

* Parlamentare portavoce M5S 

El alcalde de Magistris: «Nápoles Ciudad Autónoma y moneda independiente»

La Consul venezolana Amarilis Gutierrez Graffe con el alcalde de Nápoles Luigi de Magistris durante la jornada final del Segundo Encuentro Italiano de Solidaridad con al Revolución Bolivariana de la Red Caracas ChiAma (Ex-Opg “Je So Pazzo”, 13 de Abril de 2015)

por Ciro Brescia 

Italia. Los desafíos del Alcalde de Nápoles a los poderes hegemónicos.

Los anuncios del alcalde de Nápoles Luigi de Magistris según las declaraciones publicadas en el principal periódico de la ciudad “Il Mattino”.

El Sur también existe diría el poeta uruguayo Mario Benedetti. Y también existe en Europa. «Las masas populares de la ciudad tendrán un papel cada día más protagónico», afirma el Alcalde de la capital sureña de Italia.

Tres las próximas medidas que tomará la administración partenopea:

1. Manifiesto Político de Nápoles Ciudad Autónoma;

2. La deuda odiosa será borrada;

3. La alcaldía lanzará su moneda local para fortalecer la economía del sur.

En el marco de las autonomías locales de las que se habla mucho en el escenario de la política italiana el alcalde de Nápoles lanza su desafío a las fuerzas hegemónicas contra el sistema y acatando el espíritu de la Constitución antifascista de Italia para un país y una nueva Europa de los pueblos protagónicos, unidos y solidarios sin razismo y xenofobia.

Roma 8set2018: Onore al Comandante Zakharcenko!

«È necessario ripristinare i Soviet e difendere le idee sovietiche. Perché combattiamo, che cosa vogliamo vedere oltre, quale futuro costruiremo? Idee di libertà, di coscienza, di giustizia, di uguaglianza. Sono quelle cose, che ora serbo nel cuore, e mi sembra che queste idee siano condivise dalla maggior parte dei nostri concittadini. E non a caso. L’Unione Sovietica, è quel paese nel quale siamo cresciuti, nel quale vivevamo, nel quale la maggior parte di noi era felice. Erano molte le cose buone. È un enorme “strato” della nostra storia. È ciò da cui noi tutti proveniamo. È l’amore verso la Patria, il rispetto per l’esercito, è l’educazione, è la premura per gli anziani, per i bambini. È la sanità gratuita, l’istruzione gratuita – la migliore del mondo. Noi non abbiamo diritto di dimenticare quanto di più buono vi era nell’URSS. I Soviet come metodo di governo non hanno perduto di attualità perfino adesso!»

(Aleksandr Zacharcenko, settembre 2016)

(VIDEO) En Nápoles el mural del Che más grande al mundo

por Rete Solidarietà Caracas ChiAma

En el “Bronx” de Nápoles nace el mega mural del Che Guevara más grande al mundo. Realizado por el artista napolitano Jorit Agoch, el mural es un detalle que el mismo artista hace al pueblo del barrio popular de Taverna del Ferro (San Giovanni a Teduccio en la periferia este de Nápoles).

El pueblo reconoce al artista que reconoce al pueblo y por esto la obra es autofinanciada por el mismo pueblo organizado, aunque el artista “clandestino” no da a conocer ni su cara ni su nombre verdadero.

Regresando de la entidad sionista donde pintó sobre el muro de la vergüenza el rostro de la activista palestina Ahed Tamimi (cosa que ha significado para el artista el arresto por parte de las fuerzas de represión sionistas pero también un empuje para la liberación de la misma activista que fue hace varios meses detenida por haber abofeteado a un soldado de la entidad sionista) Jorit de inmediato se puse en el nuevo trabajo.

Nos pidió alguna ayuda y la mejor ayuda que hemos podido proporcionar para él es contribuir en fortalecer la idea que el arma estratégica por cada iniciativa, también aquella artística, es la movilización revolucionaria de las masas populares que así se van organizándose tomando confianza en sus propias capacidades y sus propios esfuerzos.
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Nicaragua: ¡vamos a celebrar otra victoria!

plazanicapor nuovopci.it

Comunicado CC 13/2018 – 12 de agosto de 2018

Después del lanzamiento del Comunicado CC 12/2018 del 6 de agosto, un camarada del P.CARC de Italia (Partido de los Comités de Apoyo a la Resistencia – para el Comunismo) nos señaló que el imperialismo de EE. UU. y la Comunidad Internacional de los grupos imperialistas europeos, estadounidenses y sionistas en América Latina sufrieron en este momento otra amarga derrota, precisamente en Nicaragua, otro de los países de la Alianza promovida por Hugo Chávez. Esta es también una victoria para celebrar y una lucha para aprender.

El camarada tiene toda la razón e invitamos a todas y todos que nos leen a imitar su conducta: no nos ahorren las críticas que nos ayudan a mejorar nuestra comprensión de las cosas y nuestra actividad. También de esta manera se contribuye en hacer avanzar la revolución socialista que está en marcha en nuestro país, Italia, promovida por el Partido comunista.

Es realidad que en estos días tenemos dos victorias en América Latina para celebrar y dar a conocer a las masas populares de Italia, para alentar la lucha que deben conducir: la de Venezuela contra la intentona de golpe de Estado del 4 de agosto y la de la intentona de “cambio de régimen” en Nicaragua, promovida desde abril hasta julio de 2018.

Desde mediados de abril de 2018, el imperialismo estadounidense con sus cómplices y agentes locales ha arremetido contra Nicaragua con una campaña de atentados, ataques, devastaciones y disturbios con el objetivo de hacer renunciar al gobierno de Daniel Ortega y Rosario Murillo, a la cabeza del Frente de Liberación Nacional Sandinista (FSLN) que en noviembre de 2016 con más del 72% de los votos expresos ganó las elecciones presidenciales por tercera vez consecutiva.

Fue una intentona de golpe como la que tuvieron en Honduras en 2009 contra el presidente Manuel Zelaya, en Paraguay contra el presidente Fernando Lugo en 2012 y en Brasil contra la presidenta Dilma Rousseff en 2016.

Pero en Nicaragua, su intentona de “revolución de colores” y “cambio de régimen” ha fracasado. Factor importante fue que el FSLN es heredero de una larga lucha revolucionaria para la liberación nacional llevada a cabo en contra de las marionetas del imperialismo estadounidense y que culminó el 19 de julio de 1979 con el derrocamiento de Somoza por las fuerzas armadas revolucionarias del FSLN que mantuvieron el gobierno del país hasta 1990. En ese año, el FSLN tuvo que ceder el gobierno después de diez años de una guerra de desgaste financiada y respaldada por los Estados Unidos. Pero con las elecciones presidenciales a finales del año 2006 y en conformidad a un acuerdo con la Iglesia Católica y la asociación de la burguesía local (COSEP), ha retomado el gobierno que ha sido confirmado por las elecciones posteriores en 2011 y 2016 y ha podido resistir con firmeza y éxito a la intentona de golpe de este año. La intentona fue apoyada abiertamente por los aliados traidores del FSLN, el COSEP y gran parte de la Conferencia Episcopal y causó alrededor de 200 muertes, miles de heridos y daños materiales considerables en las estructuras públicas y privadas de 23 (de 153) municipios del país, incluyendo Managua y otras ciudades importantes, pero finalmente fracasó. La campaña de atentados, devastaciones y disturbios terminó a fines del mes de julio y los sandinistas celebraron con una gran participación de las masas populares el 39 aniversario de la salida de Somoza.

Con el Comunicado CC 12/2018 hemos: 1. convocando a las masas populares de nuestro país para celebrar la victoria del 4 de agosto junto con las fuerzas bolivarianas progresistas de Venezuela que han frustrado el intento del imperialismo estadounidense y sus cómplices y agentes, para decapitar al gobierno del presidente Maduro, 2. desafiando al “gobierno del cambio” M5S-Lega para que Italia se pusiera del lado del gobierno bolivariano de Venezuela contra la Comunidad Internacional de los grupos imperialistas europeos, estadounidenses y sionistas responsable del curso catastrófico de los acontecimientos que para que a esto se ponga fin, el 4 de marzo pasado M5S y Lega han tenido un amplio mandato electoral, 3. ilustrando las lecciones que tenemos que extraer de la lucha en curso en Venezuela para la lucha que estamos conduciendo en Italia.

La victoria lograda en Nicaragua por el FSLN liderado por Daniel Ortega y Rosario Murillo no es menos importante que la victoria lograda en Venezuela por el Gran Polo Patriótico liderado por Nicolás Maduro. Estas victorias confirman que incluso en América Latina, la Comunidad Internacional de los grupos imperialistas europeos, estadounidenses y sionistas deben recurrir a medidas cada vez más arriesgadas para continuar el curso catastrófico de los acontecimientos que ella impuso al mundo una vez que tomó su dirección debido al agotamiento (en los años ’70 del siglo pasado) de la primera oleada de la revolución proletaria (durante aproximadamente 60 años, desde 1917 hasta 1976, la burguesía imperialista ya no pudo dirigir el mundo y tenía que correr detrás del movimiento comunista: el movimiento comunista tenía la iniciativa en su mano).

El sistema político que ha servido a los grupos imperialistas estadounidenses en los últimos 40 años está en crisis en todos los países imperialistas y enfrenta crecientes dificultades en todo el mundo. Por su naturaleza, los grupos imperialistas no pueden cambiar el curso de los acontecimientos: cada uno de ellos debe continuar a toda costa aumentando la masa de dinero que tiene en su disposición (los capitalistas, por su naturaleza, no son capaces de dar una dirección conciente al curso de los acontecimientos: cada uno de ellos compite con los demás porque cada grupo imperialista debe aumentar su cantidad de dinero ni ellos pueden elaborar un “plan del capital” aunque por su naturaleza sean todos explotadores rapaces). Por eso, los capitalistas tienen que dañar al medioambiente, deben lanzarse en grandes obras sin otra razón de ser que su enriquecimiento (en Italia van desde la TAV -Tren Alta Velocidad- en Val de Susa hasta la TAP -Trans Atlantic Pipeline- en la costa sureste de la península), hacer que las empresas producan cada vez más cosas inútiles y perjudiciales siempre y cuando se venden bien, despedir a las trabajadoras y los trabajadores que no necesitan y hacer que trabajen más a las y los que quedan, transferir empresas para producir con menos gastos, expulsar a millones de personas de sus tierras para realizar plantaciones, minas y grandes obras y obligarlos a emigrar, multiplicar las guerras civiles, golpes de Estados y agresiones, extendiendo el hambre, la miseria y el embrutecimiento. Pero en todos los países el hartazgo e la indignación de las grandes masas crecerán cada vez más hasta que encuentren en los comunistas una dirección capaz de guiarlos a emanciparse definitivamente de la llamada Comunidad Internacional de los grupos imperialistas y cambiar el curso de los acontecimientos: el establecimiento del socialismo no solo es posible sino también necesario.

El punto de inflexión en la política mundial es un hecho: se acabó la época marcada por la llegada al poder de Margaret Thatcher en Gran Bretaña (1979), Ronald Reagan en los EE.UU. (1981) y en Italia por el “divorcio” entre el Banco de Italia y el gobierno de la República Pontificia (1981) tácitamente urdido por Aurelio Ciampi y Beniamino Andreatta con la bendición cómplice del secretario del Partido comunista italiano revisionista en aquel entonces Enrico Berliguer. Hoy, en cuanto a Italia, nos corresponde a nosotras y nosotros las y los comunistas identificar las condiciones que este punto de inflexión presenta en nuestro país para avanzar en la revolución socialista y beneficiarse de estas condiciones. La revolución socialista es una guerra popular revolucionaria promovida y dirigida por las y los comunistas que culminará en el establecimiento del socialismo. Las y los comunistas no esperan que estalle la revolución socialista. La historia del siglo pasado ha demostrado que la revolución socialista no estalla. Las y los comunistas proporcionan a sí mismos los medios para estar a la altura de su papel como promotores de la revolución socialista.

¡Fortalecemos el movimiento comunista conciente y organizado!

¡El futuro está en nuestras manos!

¡Atrévete a soñar, atréverte a pensar, atréverte a ver más allá del horizonte de la sociedad burguesa!

¡Atrévete a ganar! ¡Construimos nuestro futuro!

Nicaragua: un’altra vittoria da festeggiare!

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Comunicato CC 13/2018 – 12 agosto 2018

[Scaricate il testo del comunicato in Open Office / Word

Dopo la diffusione del Comunicato CC 12/2018 del 6 agosto un compagno del P.CARC ci ha fatto osservare che l’imperialismo USA e la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti in America Latina hanno subito in questo periodo un’altra cocente sconfitta, precisamente in Nicaragua, un altro dei paesi dell’Alleanza promossa da Hugo Chavez. Anche questa è una vittoria da festeggiare e una lotta da cui imparare.

Il compagno ha perfettamente ragione e invitiamo tutti i nostri lettori a imitare la sua condotta: non risparmiarci critiche che ci aiutano a migliorare la nostra comprensione delle cose e la nostra attività. Anche in questo modo si contribuisce a far avanzare la rivoluzione socialista che è in corso nel nostro paese, promossa dal Partito comunista.

Effettivamente in questi giorni abbiamo in America Latina due vittorie da festeggiare e da far conoscere alle masse popolari del nostro paese, a incoraggiamento per la lotta che esse devono condurre: quella in Venezuela contro il tentativo di colpo di Stato dello scorso 4 agosto e quella contro il tentativo di “cambio di regime” in Nicaragua protrattosi da aprile a luglio 2018.

Da metà aprile 2018 l’imperialismo USA con i suoi complici e agenti locali hanno investito il Nicaragua con una campagna di attentati, rivolte, devastazioni e disordini con l’obiettivo di far dimettere il governo di Daniel Ortega e Rosario Murillo, alla testa del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) che nel novembre 2016 con più del 72 % dei voti espressi ha vinto per la terza volta consecutiva le elezioni presidenziali.

È stato un tentativo di colpo di Stato come quello che è loro riuscito in Honduras nel 2009 contro il presidente Manuel Zelaya, in Paraguay contro il presidente Fernando Lugo nel 2012 e in Brasile contro la presidente Dilma Roussef nel 2016.

Ma in Nicaragua il loro tentativo di “rivoluzione colorata” e di “cambio di regime” è fallito. Fattore importante è stato che il FSLN è erede di una lunga lotta rivoluzionaria di liberazione nazionale condotta contro i fantocci dell’imperialismo USA e culminata il 19 luglio 1979 con la cacciata di Somoza da parte delle forze armate rivoluzionarie del FSLN che tenne il governo del paese fino al 1990. In quell’anno il FSLN aveva dovuto cedere il governo dopo dieci anni di una guerra di logoramento finanziata e spalleggiata dagli USA. Ma con le elezioni presidenziali della fine del 2006 e sulla base di un accordo con la Chiesa Cattolica e l’associazione della borghesia locale (COSEP), ha preso nuovamente in mano il governo che è stato confermato dalle successive elezioni del 2011 e del 2016 e ha saputo resistere con fermezza e successo al tentativo di colpo di Stato di quest’anno. Il tentativo è stato apertamente appoggiato dagli infidi alleati del FSLN, il COSEP e gran parte della Conferenza Episcopale Cattolica e ha causato quasi 200 morti, migliaia di feriti e grandi danni materiali in strutture pubbliche e private di 23 (su 153) municipi del paese, tra cui Managua e altre importanti città, ma alla fine è fallito. La campagna di attentati, devastazioni e disordini si è esaurita alla fine di luglio e i sandinisti hanno festeggiato con grande partecipazione di masse popolari il 39° anniversario della cacciata di Somoza.

Con il Comunicato CC 12/2018 abbiamo 1. chiamato le masse popolari del nostro paese a festeggiare la vittoria del 4 agosto assieme con le forze progressiste bolivariane del Venezuela che hanno sventato il tentativo dell’imperialismo USA e dei suoi complici e agenti, di decapitare con un attentato il governo del Presidente Maduro, 2. sfidato il “governo del cambiamento” M5S-Lega a schierarsi a fianco del governo bolivariano del Venezuela contro la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti responsabile del corso catastrofico delle cose per porre fine al quale il 4 marzo scorso M5S e Lega hanno avuto ampio mandato elettorale, 3. illustrato gli insegnamenti che dalla lotta in corso in Venezuela dobbiamo trarre noi italiani per la lotta che stiamo conducendo.

La vittoria ottenuta in Nicaragua dal FSLN capeggiato dal Daniel Ortega e Rosario Murillo è non meno importante della vittoria ottenuta in Venezuela dal Fronte Patriottico capeggiato da Nicolas Maduro. Queste vittorie confermano che anche in America Latina la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti deve ricorrere a misure sempre più arrischiate per far proseguire il corso catastrofico delle cose che essa ha imposto al mondo dopo che ne ha preso nuovamente in mano la direzione a causa dell’esaurimento (negli anni ’70 del secolo scorso) della prima ondata della rivoluzione proletaria.

Il sistema politico che negli ultimi 40 anni ha servito i gruppi imperialisti della CI è in crisi in ogni paese imperialista e incontra difficoltà crescenti in tutto il mondo. Per loro natura i gruppi imperialisti non possono cambiare il corso delle cose: ognuno di essi deve continuare a tutti i costi ad aumentare la massa di denaro di cui dispone. Per questo devono devastare la terra, lanciarsi in grandi opere senza altra ragion d’essere che il loro arricchimento (in Italia vanno dalla TAV della Val di Susa al TAP della costa orientale della penisola), far produrre alle aziende sempre più cose inutili e dannose purché si vendano bene, licenziare i lavoratori di cui non hanno bisogno e far lavorare di più quelli che tengono, trasferire aziende dove far produrre gli costa di meno, cacciare milioni di persone dalla loro terra per farvi piantagioni, miniere e grandi opere e costringerli a emigrare, moltiplicare guerre civili, colpi di Stato e aggressioni, diffondere fame, miseria e abbrutimento. Ma in ogni paese l’insofferenza e l’indignazione delle grandi masse cresceranno sempre di più finché troveranno nei comunisti una direzione capace di guidarle a emanciparsi definitivamente dalla CI e a cambiare il corso delle cose: l’instaurazione del socialismo è non solo possibile ma anche necessaria.

La svolta nella politica mondiale è un fatto: è finita l’epoca segnata dall’avvento al potere di Margaret Thatcher in Gran Bretagna (1979) e Ronald Reagan negli USA (1981) e in Italia dal “divorzio” tra la Banca d’Italia e il governo della Repubblica Pontificia (1981) tacitamente imbastito da Aurelio Ciampi e Beniamino Andreatta con la complice benedizione di Enrico Berlinguer. Oggi quanto all’Italia sta a noi comunisti individuare le condizioni che questa svolta presenta nel nostro paese per far avanzare la rivoluzione socialista e giovarcene. La rivoluzione socialista è una guerra popolare rivoluzionaria promossa e diretta dai comunisti che culminerà nell’instaurazione del socialismo. I comunisti non stanno ad aspettare che la rivoluzione socialista scoppi. La storia del secolo scorso ha dimostrato che la rivoluzione socialista non scoppia. I comunisti si danno i mezzi per essere all’altezza del loro ruolo di promotori della rivoluzione socialista.

Rafforziamo il movimento comunista cosciente e organizzato!

Il futuro è nelle nostre mani!

Osare sognare, osare pensare, osare vedere oltre l’orizzonte della società borghese!

Osare vincere! Il nostro futuro lo costruiamo noi!

(VIDEO) La entrevista con el alcalde de Nápoles de Magistris

 

La entrevista con Luigi de Magistris, alcalde de Nápoles para la televisión venezolana LaIguana.TV, el 13 de julio de 2018 en su oficina en el Palazzo San Giancomo, en Piazza Municipio.

¡Luigi de Magistris con la Venezuela Bolivariana! El primer alcalde en Europa en firmar, precisamente con ocasión del Segundo Encuentro Italiano de Solidaridad con la Revolución Bolivariana de nuestra Red “Caracas ChiAma”, contra el decreto de Obama en 2015. Unos años más tarde, confirma su posición con mayor convicción. Dadas las proporciones adecuadas, nos dice, Nápoles sabe bien lo que significa vivir en estado de sitio bajo el chantaje de los poderosos. Compartimos el video de la entrevista realizada por los camaradas de Manguangua Producciones el 13 de julio de 2018 a Luigi de Magistris para la plataforma venezolana LaIguana.TV.

¡Celebrar el fracaso de la intentona de golpe en Venezuela!

L'immagine può contenere: 5 persone, folla e spazio all'apertopor (nuevo)Partido comunista italiano

Comunicado CC 12/2018 – 6 de agosto de 2018

¡Que todas las fuerzas revolucionarias y progresistas de nuestro país y el mundo se unan para celebrar el fracaso de la intentona de golpe de Estado de las fuerzas reaccionarias en Venezuela el pasado sábado!

¡Que todas las fuerzas progresistas de nuestro país exijan del “gobierno del cambio” M5S-Lega una demostración de independencia de Italia de la Comunidad Internacional de los grupos imperialistas europeos, estadounidenses y sionistas y de solidaridad con el gobierno Bolivariano del Presidente Maduro!

El boicot y las sanciones comerciales y financieras, la guerra económica, la eliminación de los líderes locales y la corriente sin fin de las operaciones subversivas no fueron suficientes para derribar al gobierno bolivariano del presidente Maduro y llevar a la Venezuela bolivariana bajo el protectorado de Estados Unidos, abrir a las incursiones de los grupos imperialistas y someterla a las imposiciones de sus instituciones. Luego, la coalición de fuerzas reaccionarias encabezada por el complejo militar y financiero de los EE. UU., el sábado 4 de agosto intentó decapitar, mediante un atentado, la República Bolivariana de Venezuela, buscando eliminanar al propio presidente Maduro y un grupo de altos funcionarios del Estado reunidos en una manifestación pública. El golpe fracasó gracias a la pronta intervención de los servicios de seguridad bolivarianos, y ciertamente el fracaso de los reaccionarios dará un mayor ímpetu a las fuerzas comprometidas a crear un sistema productivo nacional abierto a las relaciones internacionales pero que ya no estará sujeto al chantaje de la oligarquía imperialista mundial.

Hoy en día, después de la creación en Italia del “gobierno del cambio” Di Maio-Salvini, el fracaso de la intentona de golpe en Venezuela por la CI es también una prueba para el M5S y la Lega. Con el “gobierno del cambio” han prometido terminar con la devastación de nuestro país. Desde hace unos 40 años Italia también ha ido convirtiendose en una zona donde los grupos imperialistas italianos y extranjeros multiplican a su discreción grandes obras especulativas, eliminan los logros de civilización y bienestar que las masas populares habían arrancado a la burguesía en los 30 años anteriores (cuando el movimiento comunista era fuerte en el mundo y la burguesía tuvo que defenderse para quedarse en el poder), desintegran a las empresas y las desplazan a países donde pueden explotar más a las trabajadoras y los trabajadores y contaminar con menos límites, vuelven precario el trabajo del proletariado, imponen la degradación moral e intelectual necesaria para hacer que este curso de los acontecimientos sea aceptado por las masas populares. La constitución del “gobierno del cambio” es el resultado de la erupción en las elecciones del 4 de marzo de 2018, del hartazgo e indignación de las amplias masas debido a los efectos de los 40 años de devastación y arremetidas de los grupos imperialistas. Este gobierno, sin embargo, no nació con la fuerza para cumplir las promesas que M5S y Lega hicieron a sus electores. ¿Tratará de tomarla? Este es el problema al que se enfrenta y el fracaso del golpe en Venezuela lo pone a prueba. Establecer relaciones de cooperación y solidaridad con los Estados y fuerzas que en el mundo se oponen a las incursiones y las imposiciones de la CI es una de las pruebas de la voluntad y la capacidad para poner en práctica las promesas con las cuales M5S y la Lega han tenido el consentimiento recibido el 4 de marzo pasado. Venezuela, Irán, Yemen, Afganistán, Siria, Nicaragua, Cuba, Corea del Norte son algunos de los países que enfrentan al mismo enemigo: la Comunidad Internacional de los grupos imperialistas de la UE, los EE. UU. y sionistas. El “gobierno del cambio” si quiere mantener las promesas tiene que establecer crecientes relaciones de alianza y solidaridad con los gobiernos de estos países y, en un nivel diferente, con los de la Federación de Rusia y la República de China.

Es interés de las masas populares italianas que quien tiene cierta influencia sobre el gobierno italiano lo presione para que tome la iniciativa en esta dirección. El fracaso del intento de golpe de Estado en Venezuela de la CI es una oportunidad, el desencadenamiento de las sanciones contra la República Islámica de Irán es otra, las leyes racistas impuestas por los grupos sionistas en Israel un tercero.

El sistema político que ha servido a los grupos imperialistas de la CI en los últimos 40 años está en crisis en todos los países imperialistas y enfrenta crecientes dificultades en todo el mundo. Por su naturaleza, los grupos imperialistas deben continuar aumentando cada una de las masas de dinero disponibles para ellos. Por eso tienen que devastar la tierra, lanzarse a grandes obras sin ninguna otra razón que por su enriquecimiento (en Italia pasan del TAV  -Tren Alta Velocidad- de la Val di Susa al TAP -Trans-Adriatic Pipeline- de la costa este de la península), desplazar a millones de personas de sus tierras para realizar plantaciones, minas y grandes obras y obligarlas a emigrar, multiplicar las guerras civiles y las agresiones, propagando el hambre, la miseria y la degradación moral e intelectual. En todos los países, el hartazgo y la indignación de las grandes masas crecerá cada vez más hasta que encuentren una dirección capaz de conducirlas a emanciparse de la CI y cambiar el curso de los acontecimientos.

El punto de inflexión en la política mundial es un hecho: la era marcada por la llegada al poder de Margaret Thatcher en Gran Bretaña (1979) y Ronald Reagan en Estados Unidos (1981) ha terminado. En cuanto a Italia, nos corresponde a nosotras y nosotros las y los comunistas identificar las condiciones que este punto de inflexión presenta en nuestro país para avanzar en la revolución socialista y beneficiarse de esto. La revolución socialista es una guerra popular revolucionaria promovida y dirigida por las y los comunistas que culminará con el establecimiento del socialismo. Las y los comunistas no esperan que estalle la revolución socialista. La historia del siglo pasado ha demostrado que la revolución socialista no estalla. Las y los comunistas se dan a sí mismas y mismos los medios para estar a la altura de su rol como promotores de la revolución socialista.

 

¡Fortalecemos el movimiento comunista conciente y organizado!

¡El futuro está en nuestras manos!

¡Atrévete a soñar, atrévete a pensar, atrévete a ver más allá del horizonte de la sociedad burguesa!

¡Atrévete a ganar! 

¡Construimos nuestro futuro!

Festeggiare il fallimento del tentato golpe reazionario in Venezuela!

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Comunicato CC 12/2018 – 6 agosto 2018

[Scaricate il testo del comunicato in Open Office / Word]

Che tutte le forze rivoluzionarie e progressiste del nostro paese e del mondo si uniscano a festeggiare il fallimento del colpo di Stato tentato sabato scorso dalle forze reazionarie in Venezuela!

 

Che tutte le forze progressiste del nostro paese esigano dal “governo del cambiamento” M5S-Lega una dimostrazione di indipendenza dell’Italia dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti e di solidarietà con il governo bolivariano del Presidente Maduro!

 

Il boicottaggio e le sanzioni commerciali e finanziarie, la guerra economica, l’eliminazione di dirigenti locali e lo stillicidio di operazioni sovversive non sono bastati per abbattere il governo bolivariano del Presidente Maduro e riportare il Venezuela sotto il protettorato USA, aprirlo alle scorrerie dei gruppi imperialisti e sottometterlo alle imposizioni delle loro istituzioni. Allora la coalizione di forze reazionarie che fa capo al complesso militare e finanziario USA sabato 4 agosto ha cercato di decapitare con un attentato la Repubblica Bolivariana del Venezuela eliminando lo stesso Presidente Maduro e un gruppo di alti dirigenti dello Stato riuniti per una manifestazione pubblica. Il colpo è fallito grazie al pronto intervento dei servizi di sicurezza bolivariani e certamente il fallimento dei reazionari darà maggiore slancio alle forze impegnate a creare un sistema produttivo nazionale aperto alle relazioni internazionali ma non più sottoposto ai ricatti dell’oligarchia imperialista mondiale.

La guerra condotta dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti (CI) contro il Venezuela è una scuola anche per noi comunisti italiani, promotori della costituzione del Governo di Blocco Popolare (GBP), il governo di emergenza delle masse popolari organizzate composto da esponenti delle forze progressiste del nostro paese che godono della fiducia delle masse. Essa ci mostra a cosa le masse popolari del nostro paese dovranno far fronte dopo che esse avranno fatto ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia la costituzione del GBP. L’Italia dovrà certamente far fronte a ogni tipo di tentativi della CI di soffocare il governo delle masse popolari organizzate: guidando le masse popolari a far fronte con successo alla guerra con la quale la CI cercherà di eliminare il GBP, noi comunisti porteremo in porto la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato e faremo avanzare la rivoluzione fino all’instaurazione del socialismo.

Oggi, dopo la costituzione del “governo del cambiamento” Di Maio-Salvini, il fallimento del colpo di Stato tentato dalla CI in Venezuela è anche una prova per il M5S e la Lega. Con il “governo del cambiamento” essi hanno promesso di porre fine alla devastazione del nostro paese. Da circa 40 anni a questa parte anche l’Italia è sempre più diventata un terreno dove i gruppi imperialisti italiani e stranieri moltiplicano a loro discrezione le grandi opere speculative, eliminano le conquiste di civiltà e di benessere che le masse popolari avevano strappato alla borghesia nei 30 anni precedenti (quando il movimento comunista era forte nel mondo e la borghesia doveva correre ai ripari per mantenere il potere), disintegrano le aziende e le delocalizzano in paesi dove possono sfruttare di più i lavoratori e inquinare con meno limiti, rendono precario il lavoro dei proletari, impongono l’abbrutimento morale e intellettuale necessario per  fare accettare alle masse popolari questo corso delle cose. La costituzione del “governo del cambiamento” è il risultato dell’erompere nelle elezioni del 4 marzo scorso dell’insofferenza e dell’indignazione delle ampie masse per gli effetti dei 40 anni di devastazione e scorrerie dei gruppi imperialisti. Questo governo però non è nato con già la forza di mantenere le promesse che M5S e Lega hanno fatto ai loro elettori. Cercherà di darsela? Questo è il problema a cui è confrontato e il fallimento del colpo di Stato in Venezuela lo mette alla prova. Stabilire relazioni di collaborazione e solidarietà con Stati e forze che nel mondo si oppongono alle scorrerie e alle imposizioni della CI è una delle prove della volontà e della capacità di attuare le promesse in forza delle quali M5S e Lega hanno avuto il consenso riscosso il 4 marzo. Venezuela, Iran, Yemen, Afghanistan, Siria, Nicaragua, Cuba, Corea del Nord sono alcuni dei paesi che devono far fronte allo stesso nemico: la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti UE, USA e sionisti. Il “governo del cambiamento” se vuole mantenere le promesse deve stabilire crescenti relazioni di alleanza e solidarietà con i governi di questi paesi e, a un livello diverso, con quelli della Federazione Russa e della Repubblica Popolare Cinese.

È nell’interesse delle masse popolari italiane che tutti quelli che hanno una qualche influenza su questo governo lo incalzino perché prenda l’iniziativa in questo senso. Il fallimento del colpo di Stato tentato dalla CI in Venezuela è un’occasione, lo scatenamento delle sanzioni contro la Repubblica Islamica dell’Iran è un’altra, le leggi razziste imposte dai gruppi sionisti in Israele una terza.

Il sistema politico che negli ultimi 40 anni ha servito i gruppi imperialisti della CI è in crisi in ogni paese imperialista e incontra difficoltà crescenti in tutto il mondo. Per loro natura i gruppi imperialisti devono continuare ad aumentare ognuno la massa di denaro di cui dispone. Per questo devono devastare la terra, lanciarsi in grandi opere senza altra ragion d’essere che il loro arricchimento (in Italia vanno dalla TAV della Val di Susa al TAP della costa orientale della penisola), cacciare milioni di persone dalla loro terra per farvi piantagioni, miniere e grandi opere e costringerli a emigrare, moltiplicare guerre civili e aggressioni, diffondere fame, miseria e abbrutimento. In ogni paese l’insofferenza e l’indignazione delle grandi masse cresceranno sempre di più finché troveranno una direzione capace di guidarle a emanciparsi dalla CI e a cambiare il corso delle cose.

La svolta nella politica mondiale è un fatto: è finita l’epoca segnata dall’avvento al potere di Margaret Thatcher in Gran Bretagna (1979) e Ronald Reagan negli USA (1981). Quanto all’Italia, sta a noi comunisti individuare le condizioni che questa svolta presenta nel nostro paese per far avanzare la rivoluzione socialista e giovarcene. La rivoluzione socialista è una guerra popolare rivoluzionaria promossa e diretta dai comunisti che culminerà nell’instaurazione del socialismo. I comunisti non stanno ad aspettare che la rivoluzione socialista scoppi. La storia del secolo scorso ha dimostrato che la rivoluzione socialista non scoppia. I comunisti si danno i mezzi per essere all’altezza del loro ruolo di promotori della rivoluzione socialista.

Rafforziamo il movimento comunista cosciente e organizzato!

Il futuro è nelle nostre mani!

 

Osare sognare, osare pensare, osare vedere oltre l’orizzonte della società borghese!

Osare vincere! Il nostro futuro lo costruiamo noi!

(VIDEO) Luigi de Magistris ed il Venezuela Bolivariano

 

L’intervista a Luigi de Magistris, sindaco di Napoli realizzata per la televisione venezuelana LaIguana.TV, il 13 luglio 2018 nel suo ufficio a Palazzo San Giancomo, a Piazza Municipio. 

Luigi de Magistris con il Venezuela Bolivariano! Il primo sindaco in Europa a firmare, proprio in occasione del Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana della nostra Rete “Caracas ChiAma”, contro il decreto Obama nel 2015. A distanza di qualche anno ci conferma con maggiore convinzione la sua posizione. Fatte le debite proporzioni, ci dice, Napoli sa bene cosa significa vivere in stato di assedio sotto il ricatto dei poteri forti. Condividiamo il video dell’intervista realizzata dai compagni di Manguangua Producciones il 13 luglio 2018 a Luigi de Magistris per la piattaforma venezuelana LaIguana.TV.

 

P-CARC: Imparare dalla lotta antimperialista in Venezuela

L'immagine può contenere: una o più persone e testoda P-CARC

Ormai sono anni che la destra interna controrivoluzionaria e la comunità internazionale dei gruppi imperialisti americani, europei e sionisti cercano di affossare il governo Maduro e il movimento bolivariano: sabotaggi, campagne diffamatorie, attività eversive, disordine sociale, un colpo di Stato strisciante, ma sempre più aperto. Nel linguaggio dello stratega dell’imperialismo USA Zbigniev Brzezinski, assurto a ruoli governativi al tempo di Carter, si chiama “guerra di bassa intensità”.

L’obiettivo di imperialisti e controrivoluzionari è quello di eliminare il Presidente Nicolás Maduro e il suo governo, soffocare le organizzazioni popolari chaviste e installare un governo sottomesso alla comunità internazionale. Creare nel Paese un clima di caos, di insicurezza, di paura rendendo precari il rifornimento di beni e la prestazione di servizi essenziali, diffondendo nel Paese attività violente e criminali, ampliando la corruzione, alimentando in ogni modo la sfiducia nella capacità del governo di venire a capo dei problemi della popolazione e di difendere le conquiste realizzate è il modo con il quale controrivoluzionari e imperialisti provano a destabilizzare il Paese. Provano a creare il clima adatto a un intervento militare, sia dall’interno, utilizzando i gruppi paramilitari formati dalla destra e addestrati in Colombia, in Messico e altrove da agenti USA o israeliani e da mercenari delle tante società militari private (contractors), sia dall’esterno, dalla Colombia, dalle basi militari ufficiali e clandestine USA in America Latina, dalla 4° Flotta USA riattivata nel 2008 che pattuglia le acque dell’America Latina, anche se uno sbarco di Marines USA in Venezuela oggi sarebbe un’operazione ben più complessa che le invasioni di Grenada (1983) e di Panama (1989).

Ieri 4 agosto 2018, poi, un attentato vero e proprio. L’ennesimo e gravissimo: droni-bomba diretti contro Maduro, salvo solo grazie agli agenti di sicurezza. 

Il Venezuela è ora a un bivio. Cruciale nel processo di costruzione della rivoluzione bolivariana. 
Il governo Maduro e le organizzazioni popolari che lo sostengono hanno fatto grandi operazioni, finora con successo, per evitare di arrivare allo scontro armato in cui la destra e gli agenti dei gruppi controrivoluzionari e imperialisti li vogliono trascinare.

Non è affatto detto che la comunità internazionale dei Paesi imperialisti riesca a vincere e tanto meno a ripetere “imprese” come l’aggressione alla Libia del 2012. Il governo Maduro e il fronte di forze popolari che lo appoggiano stanno manovrando, come aveva manovrato Chávez, per impedire che la destra interna e i gruppi imperialisti riescano a creare nel Paese le condizioni per un’offensiva su grande scala. Ma la guerra è in corso.

Noi comunisti italiani, il Partito dei CARC, organizzazione che aderisce fin dalla prima ora alla Carovana del Nuovo – Partito comunista italiano, esprimiamo la nostra massima solidarietà al governo Maduro, con il quale lavoriamo da anni tramite il Consulado General de la República Bolivariana de Venezuela en Nápoles e sosteniamo i compagni venezuelani nel loro processo rivoluzionario per trasformare il loro Paese e guidare le masse popolari venezuelane a prendere il potere e sconfiggere definitivamente le vecchie classi dominanti e la comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. 

Noi comunisti italiani, però, siamo in un altro Paese e il nostro compito è la rivoluzione socialista innanzitutto nel nostro Paese. Per adempiere a questo compito traiamo il massimo profitto di che siamo capaci di trarre anche dalla lotta che il governo Maduro conduce contro la comunità internazionale dei gruppi imperialisti. Costruire la rivoluzione socialista in Italia è il maggiore contributo che, a nostra volta, possiamo dare alla lotta delle masse popolari venezuelane e alla rinascita del movimento comunista in Venezuela e nel mondo. 

Oggi i legami tra gruppi e partiti comunisti non sono ancora tali da essere noi in condizioni di contribuire direttamente all’orientamento del movimento comunista venezuelano.

Cerchiamo, però, di imparare dalla lotta antimperialista in corso in Venezuela e in America Latina, di farla conoscere nel nostro Paese per infondere fiducia nelle masse popolari italiane, mostrando loro che la lotta contro la borghesia imperialista prosegue in tutto il mondo, nonostante la grande diversità di composizione di classe, di storia e di relazioni internazionali che esiste tra i Paesi.

Nel nostro, la lotta per la costituzione del #GovernodiBloccoPopolare, per la creazione delle condizioni della sua costituzione non potrà che giovarsi della conoscenza della lotta antimperialista in corso in Venezuela. La costruzione del Governo di Blocco Popolare in Italia, d’altro canto, sarà di sostegno immediato per la rivoluzione bolivariana in Venezuela, perché spezzerà la comunità dei Paesi imperialisti, avanzando nel processo rivoluzionario, per la prima volta nella Storia, proprio in un paese imperialista, il nostro.

Siamo, invece, assolutamente contrari a fare i “tifosi” inerti e ininfluenti, a scimmiottare la condotta dei compagni che combattono la loro battaglia e, ancora più, a dare lezioni ai venezuelani, come invece fanno alcuni “profeti molto acrobati della rivoluzione” che è sempre al di là dell’Oceano. A quei “profeti” diciamo di verificare la loro concezione del mondo anzitutto nel costruire la rivoluzione socialista “a casa nostra”, nel nostro stesso Paese. 

Ai compagni venezuelani diciamo che noi siamo con la loro rivoluzione senza se e senza ma e che per trasformare il Venezuela e resistere agli attacchi interni e esterni degli agenti dell’imperialismo devono avanzare e vincere facendo i conti con le loro concrete condizioni di lotta, elaborandone le forme alla luce della concezione comunista del mondo.

¡La Lucha sigue! 
¡Alelante, compañeros! 
¡No pasarán!

Ucraina: manifestazioni, scioperi e scontri in piazza

a cura di Enrico Vigna, 17 luglio 2018
SOS Ucraina resistente/civg

Guidati dai minatori, pensionati, reduci della guerra in Afghanistan, familiari dell’Associazione vittime di Chernobyl, protestano davanti al Parlamento di Kiev

Con una manifestazione di piazza guidata dai minatori, pensionati, reduci afgani e familiari delle vittime di Chernobyl sono scesi in piazza per protestare contro le misure economiche adottate dal governo ucraino, per annullare i provvedimenti che colpiscono in particolare l’industria del carbone, già in crisi profonda con la guerra nel Donbass, e contro le intenzioni delle autorità di chiudere numerose miniere, attualmente sono ancora circa 30.

Mikhail Volynets capo del Sindacato indipendente dei minatori ucraini, ha tenuto un comizio minacciando azioni sempre più dure se non verranno accettate le richieste dei lavoratori. “…I minatori di tutta l’Ucraina sono venuti a Kiev, ci siamo riuniti qui davanti alle mura della Verkhovna Rada dell’Ucraina per denunciare la sempre più critica situazione che si è sviluppata nel settore del carbone statale. Il debito dell’industria statale dell’energia comprendente il credito dei minatori delle miniere di carbone statali, è di 761,1 milioni di grivne (circa 28,9 milioni di dollari, ndt).

I manifestanti con dei picchetti hanno bloccato tutti gli ingressi e le uscite del Parlamento ucraino per ottenere un incontro con esponenti governativi.

La polizia indossava giubbotti antiproiettile mentre il servizio d’ordine dei minatori conteneva la rabbia dei dimostranti, che intendevano attaccare il palazzo, ma alcuni scontri nei dintorni della Rada sono comunque avvenuti.

La vice presidente del parlamento, Irina Gerashchenko, è uscito per parlare coi manifestanti ma è stata subissata da fischi e ingiurie; per placare la folla ha promesso di preparare un incontro di una rappresentanza dei dimostranti con esponenti della Verkhovna Rada.

“Tu parli e prometti, mentre qui i lavoratori e i cittadini sono gonfi di gas lacrimogeni… ci state avvelenando senza motivo. Fai uscire Paruby (il presidente del parlamento) adesso…”, urlavano dalla piazza.

Il deputato Andrey Nemirovsky uscito per incontrare i manifestanti è dovuto rientrare nel palazzo, invitando Paruby a uscire perché il clima in piazza era infuocato.

I dimostranti hanno ribadito la richiesta di indirizzare 6 miliardi di grivna per lo sviluppo dell’industria mineraria, di abolire la monetizzazione delle prestazioni, aumentare l’importo delle indennità e saldare gli arretrati degli stipendi.

Il Ministero dell’Energia dell’Ucraina ha dichiarato che i minatori devono smettere con le proteste che hanno solo lo scopo di attirare l’attenzione sul problema degli stipendi in ritardo.

Dallo scorso anno a oggi, ci sono state numerose proteste e scioperi dei minatori, dai minatori della miniera Kapustin, che per alcuni giorni si erano rifiutati di risalire in superficie, chiedendo il pagamento dei salari arretrati. A quelli della miniera di “Novodruzhesk”. Nonostante incontri e promesse con il Ministro dell’Energia e dell’Industria del carbone dell’Ucraina Igor Nasalik, il problema è rimasto irrisolto.

Il 22 maggio c’è stata a Kiev una conferenza stampa di attivisti sindacali, dal titolo: “Lo sciopero seguendo le regole, che ha provocato la paralisi della rete ferroviaria Ucraina, Ukrzaliznytsia”.

Nelle relazioni tra cui quella del presidente del Sindacato Indipendente dei Minatori di Ucraina e della Confederazione dei Sindacati Liberi di Ucraina, Mikhail Volynets, si è fatto il punto sui risultati dello sciopero ferroviario ad oltranza che c’è stato in Ucraina, durato otto giorni.

Lo sciopero partito dal deposito della città di Kremenchug il 14 maggio scorso, ha man mano coinvolto nella protesta, macchinisti dei depositi locomotive in diverse parti del paese: Kiev, Poltava, Zaporozhye, Lvov, Krivoy Rog, Sinelnikovo, Mironovka, Korosten. La richiesta è stata di maggior sicurezza nelle condizioni di lavoro e aumenti salariali.

Nel KSPU ( Sindacato Indipendente) hanno optato per uno “sciopero italiano”, così viene definito il tipo di sciopero, quando i lavoratori assunti seguono scrupolosamente tutte le regole e le istruzioni di legge e contrattuali relative alle norme del lavoro. Questo rallenta in modo significativo il processo di produzione, e lo sciopero “italiano” nelle ferrovie ha provocato la paralisi del lavoro di molte aziende che dipendono in maniera basilare dalle comunicazioni ferroviarie.

Questo è esattamente quello che è successo in una delle più grandi imprese ucraine la PJSC “ArcelorMittal di Kryviy Rih”, la più grande azienda siderurgica ucraina. Dato che l’intero ciclo di produzione, dal ricevimento delle materie prime alla distribuzione all’esterno dei prodotti finiti, a seguito degli scioperi si è fermato, nell’impianto metallurgico si è creato un vero e proprio panico. Il giornale filo-governativo “Nuovo tempo” ha denunciato questo tipo di proteste: “…Già ora si può sostenere che gli scioperi dei lavoratori delle ferrovie, porteranno a conseguenze estremamente negative nel paese. Anche senza prendere in considerazione la minaccia grave di un disastro causato dagli scioperanti nelle grandi imprese metallurgiche del paese, l’azione dei lavoratori delle ferrovie ridurrà le entrate in valuta estera in Ucraina che interesseranno la grivna e l’intera economia… “, ha scritto con inquietudine per gli eventi accaduti.

Anche il presidente dell’Associazione degli industriali “Ukrmetallurgprom” Alexander Kalenkov, ha lanciato l’allarme: “… In soli quattro giorni non abbiamo potuto caricare 126 mila tonnellate di prodotti. Per un mese si può calcolare un danno di 85-90 milioni di dollari. In questi giorni abbiamo perso un terzo delle esportazioni di tutto il minerale di ferro dall’Ucraina. Circa il 20-25% del deficit del commercio estero dell’Ucraina, che ora è in rosso per 400 milioni dollari, si è lamentato con forte preoccupazione…”.

Ovviamente egli ha anche evidenziato che la protesta dei lavoratori sono nell’interesse del Cremlino: “… possiamo già dire che lo sciopero dei ferrovieri porterà a conseguenze estremamente negative… Se la situazione persisterà l’industria metallurgica semplicemente perderà i suoi mercati esteri, che si rivolgeranno, prima di tutto, alle società russe… “.

Il 21 maggio è stato annunciato la fine dello sciopero. I lavoratori hanno raggiunto alcuni degli obiettivi, il che ha consentito la ripresa della produzione nel cuore delle industrie.

Ma altri lavoratori associati alla Confederazione dei Sindacati Liberi dell’Ucraina continuano altre azioni di protesta, come ha detto Mikhail Volynets. Il KSPU sottolinea che le azioni e le richieste dei lavoratori sono assolutamente legali e intendono “italianizzarsi” fino alla piena soddisfazione delle loro richieste.

Gli scioperi sono comuni in Europa, ma non in Ucraina, dove il movimento sindacale negli ultimi anni è stato calpestato e criminalizzato, così come ogni protesta sociale repressa, accusandola di essere diretta dalla Russia. Invece questo nuovo tipo di protesta, lo “sciopero italiano”, ha incrinato la dura repressione mostrando la realtà della situazione sociale dei lavoratori e della popolazione.

Inoltre, questo tipo di sciopero è particolarmente indicato da organizzare nelle piccole e più deboli realtà, quando le norme del diritto del lavoro prescritte ufficialmente non sono quasi mai osservate nel concreto del processo di produzione. Non sorprende che la classe dirigente dell’Ucraina cerca di screditare gli scioperi attraverso i media locali tutti controllati, mentre intimidisce i sindacalisti e i lavoratori minacciando rappresaglie, richiedendo agli scioperanti certificazioni particolari, sospensioni e altre sanzioni.

La ripresa e la presenza di organizzazioni di massa dei lavoratori organizzati, è un presupposto imprescindibile per la ripresa sociale, economica e politica del paese.

Sindacati attivi e legati ai lavoratori, potranno non solo arginare gli aumenti vertiginosi di prezzi, servizi e tariffe, ma anche impedire la distruzione delle imprese che sono state liquidate o smantellate in seguito ai risultati di Euromaidan.

Potrebbero ridare una speranza nel futuro a milioni di onesti cittadini ucraini, lavoratori, giovani, pensionati, attraverso il raggiungimento di un livello normale di vita, riconquistando servizi sociali e salari più alti, che ora sono al livello di indigenza, ma anche una resistenza popolare a questi governi golpisti e illegali.

Dopo il golpe di “Euromaidan” e tutto ciò che ne è conseguito, questo paese potrà trovare una via di ripresa e di sviluppo solo quando i diritti e gli interessi dei lavoratori e della gente comune, saranno non più calpestati ma rispettati. Forse allora anche scenari di pace relativi al conflitto nel Donbass potranno essere all’orizzonte.

Chissà che questa esperienza di lotta dei ferrovieri ucraini, utilizzando lo “sciopero italiano”, contribuisca a sperare, che un giorno tutto questo, sarà possibile in Ucraina… almeno di questo, nel nostro paese potremmo essere orgogliosi.

Fonti: RIA Novosti. Volyntsa. Nabat TV

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