Non restiamo in silenzio sugli atti di terrorismo in Venezuela

di Juan Carlos Monedero*

Non facciamo mai tesoro degli errori degli altri. Forse è per questo che i ricchi sono ogni volta più ricchi e i poveri ogni volta più poveri. Già nel Sedicesimo secolo un giovane francese si chiedeva perché i poveri scelgano i propri boia. Dava la colpa alla routine. In Venezuela la routine la rompono un elicottero rubato e pilotato da un golpista che spara contro il Tribunale Supremo di Giustizia [TSJ, per le sue iniziali in castigliano, NdT], alcuni oppositori che bruciano vivo un chavista, gente che odia così tanto Maduro che spara dalle finestre dei quartieri altolocati e uccide i “suoi” stessi uomini.

Quando Ulisse e il suo equipaggio arrivano all’isola della ninfa Calipso, il problema non è la bellezza del paesaggio o la succulenza dei manicaretti, bensì che la ricerca della Patria è stata sconfitta dalla smemoratezza. La maledizione dell’oblio arresta il viaggio. Senza memoria non c’è progetto e senza storia la nave rimane ferma in un luogo senza gloria. In Venezuela da più di dieci anni ripetono un manuale di guerra scritto nelle cancellerie imperiali.

È accaduto in Spagna nel luglio 1936, quando le potenze occidentali decisero di abbandonare la Seconda Repubblica argomentando che aveva deviato a sinistra. È accaduto nel settembre 1973, quando le democrazie occidentali decisero di abbandonare il Cile di Allende e del Fronte Popolare perché la Guerra Fredda dettava le sue leggi. Sta accadendo in Venezuela dal dicembre 1998, da quando Hugo Chávez ruppe la maledizione che condannava alla solitudine il Venezuela e l’America Latina e il “mondo libero” capì che la libertà non si condivide con le maggioranze.

Il modello neoliberista non regge. Per questo è ogni volta più violento. E per questo le vittorie sono ogni volta più luminose.

Così abbiamo Lenín Moreno in Ecuador e Evo Morales in Bolivia. Così abbiamo Jeremy Corbyn in Gran Bretagna, Bernie Sanders negli Stati Uniti, Podemos in Spagna, come segnali che avanzano di fronte alla decadenza di Theresa May, alla pazzia di Donald Trump o alla corruzione di Mariano Rajoy. Allo stesso modo abbiamo i popoli in piedi dell’America Latina che si scontrano col corrotto Temer in Brasile, con Macri in Argentina, col pupazzo Peña Nieto in Messico o col bugiardo Santos in Colombia. E sono anche nelle strade di Santiago difendendo il Frente Amplio o in quelle di Caracas sostenendo il governo di Nicolás Maduro perché sanno che i pirati dell’opposizione arrivano col coltello in bocca e il passaporto nordamericano.

A Caracas c’è uno scontro di legittimità: il Legislativo non riconosce l’Esecutivo, e l’Esecutivo cerca vie d’uscita che ancora deve spiegare meglio. Anche in Spagna c’è uno scontro di legittimità. Il governo catalano non riconosce la Costituzione spagnola né gli ordini emanati dal governo. Il governo di Rajoy si appella alla legge in Spagna. Tuttavia tace quando l’opposizione commette atti di terrorismo in Venezuela.

L’opposizione venezuelana sta cercando un colpo di stato come in Spagna nel 1936, in Cile nel 1973, in Venezuela nel 2002. Perché tace l’OSA [Organizzazione degli Stati Americani, OEA per le iniziali in castigliano, NdT]? Perché tacciono gli Stati Uniti?

Perché tace la Spagna? C’è solo una spiegazione: hanno una comunanza di interessi con i terroristi venezuelani. È impensabile che in Spagna qualcuno contrario al governo rubi un elicottero e lanci granate e spari contro palazzi istituzionali dello Stato. Sarebbe additato come un tentativo di colpo di Stato e come atto di terrorismo.

L’Unione Europea si pronuncerebbe. Le polizie si metterebbero in stato di allarme per arrestare i terroristi. Ma Almagro [segretario dell’OSA, NdT] tace, Rajoy tace, Trump tace. Cosa condividono con i golpisti?

All’inizio vennero a prendere gli ebrei, ma siccome non ero ebreo non dissi niente… Così il sacerdote Martin Niemöller ha spiegato il nazismo. Quando si resero conto, era troppo tardi. Ogni democratico dinanzi a ciò che sta accadendo in Venezuela si sta comportando come quei timorosi tedeschi.

C’è solo una soluzione in Venezuela: pace, dialogo e rispetto della legge. E gli oppositori che stanno affondando una via d’uscita, che non sono tutti coloro che sono contro il governo di Maduro, dovrebbero sapere che in nessun luogo del mondo possono avere appoggio o guadagnare favori. Ogni volta che un governo riceve un golpista, ogni volta che un governo mette a tacere atti di terrorismo, ogni volta che una democrazia guarda dall’altra parte davanti ad azioni contrarie alla democrazia, ogni volta che tolleriamo in Venezuela l’incendio dei palazzi istituzionali, la violenza nelle strade, gli omicidi, gli assalti alle installazioni militari, il ripudio delle leggi, stiamo facendo un enorme danno a noi stessi. È legittima e necessaria l’opposizione a qualsiasi governo. Però costa troppo costruire una democrazia per non rendersi conto che in Venezuela c’è una chiara volontà di abbatterla. E se cade in Venezuela, gli autoritari di sempre in America Latina crederanno giunta l’ora della vendetta.

È successo in molti altri luoghi in molti momenti della storia. C’è gente in Venezuela che vuole venir fuori dal governo di Maduro con un colpo di stato, con una guerra civile come in Libia o in Siria, con un golpe parlamentare come in Brasile. È il momento che ogni sincero democratico del mondo sia chiaro e precisi che tutto ciò non potrà accadere col suo silenzio.

* Juan Carlos Monedero è politologo, membro di Podemos, Spagna

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Giuliano Granato]

A no callar los actos de terrorismo

por Juan Carlos Monedero* 

Página/12, 3jul2017.- Cada vez que toleramos en Venezuela la quema de instituciones, la violencia callejera, los asesinatos, el asaltos a instalaciones militares, el desconocimiento de las leyes, nos estamos haciendo un enorme daño a nosotros mismos.

Nunca escarmentamos en cabeza ajena. Quizá por eso los ricos cada vez son más ricos y los pobres cada vez más pobres. Ya en el siglo XVI se preguntó un joven francés por qué los pobres escogen a sus verdugos. Le echó la culpa a la rutina. En Venezuela rompe la rutina un helicóptero robado y piloteado por un golpista que dispara contra el Tribunal Supremo de Justicia, unos opositores que prenden fuego vivo a un chavista, gente que odia tanto a Maduro que disparan desde las ventanas de los barrios caros y matan a los suyos.

Cuando Ulises y su tripulación llegaron a la isla de la hechicera Calipso, el problema no fue la hermosura del paisaje o la suculencia de los manjares, sino que la búsqueda de la patria había sido derrotada por la desmemoria. La maldición del olvido detiene el viaje. Sin memoria no hay proyecto y sin historia la nave se queda parada en un lugar sin gloria. En Venezuela llevan más de diez años repitiendo un manual de guerra escrito en las cancillerías imperiales.

Ocurrió en España en julio de 1936, cuando las potencias occidentales decidieron abandonar a la II República argumentando que se había escorado a la izquierda. Ocurrió en septiembre de 1973, cuando las democracias occidentales decidieron abandonar al Chile de Allende y el Frente Popular porque la Guerra Fría dictaba sus claves.

Lleva pasando en Venezuela desde diciembre de 1998 cuando Hugo Chávez rompió la maldición que condenaba a la soledad a Venezuela y a América Latina y el “mundo libre” entendió que la libertad no se comparte con las mayorías.
El modelo neoliberal no aguanta. Por eso cada vez está más violento. Y por eso las victorias cada vez son más luminosas.

Ahí está Lenín Moreno en Ecuador y Evo Morales en Bolivia. Ahí está Jeremy Corbyn en Gran Bretaña, Bernie Sanders en Estados Unidos, Podemos en España, como señales que avanzan frente a la decadencia de Theresa May, la insania de Donald Trump o la corrupción de Mariano Rajoy. Ahí están igualmente los pueblos alzados de América Latina enfrentados al corrupto Temer en Brasil, al envilecido Macri en Argentina, al peluche Peña Nieto en México o al mentiroso de Santos en Colombia. Y también están en las calles de Santiago defendiendo el Frente Amplio o en las calles de Caracas sosteniendo el gobierno de Nicolás Maduro porque saben que los corsarios de la oposición vienen con el cuchillo en la boca y pasaporte norteamericano.

En Caracas hay un choque de legitimidades: el Legislativo no reconoce al Ejecutivo, y el Ejecutivo busca salidas que todavía tiene que explicar mejor. También en España hay un choque de legitimidades. El gobierno catalán no reconoce la Constitución española ni las órdenes emanadas del gobierno. El gobierno de Rajoy apela a la ley en España. Calla sin embargo cuando la oposición comete actos de terrorismo en Venezuela. La oposición venezolana está buscando un golpe de Estado como en España en el 36, en Chile en el 73, en Venezuela en 2002. ¿Por qué calla la OEA? ¿Por qué calla Estados Unidos? ¿Por qué calla España? Solo hay una explicación: tienen una comunidad de intereses con los terroristas venezolanos. Es impensable que en España alguien contrario al gobierno robara un helicóptero y lanzara granadas y disparara contra instituciones del Estado. Sería señalado como un intento de golpe de Estado y como un acto de terrorismo. La Unión Europea se pronunciaría. Las policías se pondrían en alerta para detener a los terroristas. Pero Almagro calla, Rajoy calla, Trump calla. ¿Qué comparten con los golpistas?

Primero se llevaron a los judíos, pero como yo no era judío no dije nada… Así explicó el clérigo Martin Niemöller el nazismo. Cuando se dieron cuenta era demasiado tarde. Cualquier demócrata que calle ante lo que está sucediendo en Venezuela está comportándose como aquellos temerosos alemanes.

Sólo hay una solución en Venezuela: paz, diálogo y respeto a la ley. Y los opositores que están anegando una salida, que no son todos los que se sienten contrarios al gobierno de Maduro, debieran saber que en ningún lugar del mundo pueden tener favor ni apoyo. Cada vez que un gobierno recibe a golpistas, cada vez que un gobierno silencia actos terroristas, cada vez que una democracia mira para otro lado ante actos contrarios a la democracia, cada vez que toleramos en Venezuela la quema de instituciones, la violencia callejera, los asesinatos, el asaltos a instalaciones militares, el desconocimiento de las leyes, nos estamos haciendo un enorme daño a nosotros mismos. Es legítima y necesaria la oposición a cualquier gobierno. Pero cuesta demasiado levantar una democracia para no darnos cuenta de que hay en marcha un intento claro de tumbarla en Venezuela. Y si cae Venezuela, los autoritarios de siempre en América Latina creerán que les ha llegado la hora de la venganza.

Ha pasado en muchos otros lugares en muchos momentos de la historia. Hay gente en Venezuela que quiere salir del gobierno de Maduro con un golpe de Estado, con una guerra civil como en Libia o en Siria, con una golpe parlamentario como en Brasil. Es momento de que cada demócrata del mundo deje claro que eso no puede ocurrir con su silencio.

* Politólogo. Miembro de Podemos, España.

 

Terrassa (Barcelona) 15giu2017: con la Venezuela Bolivariana!

Bilbao 18giu2017: Con il Venezuela bolivariano!

Tenerife 15giu2017: le Canarie con la Rivoluzione Bolivariana!

Autores de amenazas contra el chavismo enfretarán los tribunales

por vtactual.com

Una ola de amenazas se ha desatado por parte de la ultraderecha venezolana dentro y fuera de sus fronteras, en una especie de “cacería de brujas” contra los militantes del Chavismo en varias partes del mundo.

En el transcurso de la última semana las agresiones -terrorismo psicológico y acciones de guerra- han trascendido intensamente al plano internacional.

Diana Carbajal Van De Kerkhof, Fundadora del Comando Hugo Chávez Frías en el Reino de España y miembro de los Movimientos Sociales de Europa en apoyo a la Revolución Bolivariana, otorgó a Venezuela Times una entrevista exclusiva en la que fija posición ante las acciones fascistas articuladas contra los venezolanos en el exterior.

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Solidaridad con el Pueblo y el Gobierno de la República Árabe Siria

por movimientodeapoyoasiria

Convocatoria de Conferencia en solidaridad con el Pueblo y el Gobierno de la República Árabe Siria 

Tras 6 años de brutal guerra de agresión contra la Siria progresista y laica ha llegado el momento de que las fuerzas amantes de la Paz se agrupen y eleven una voz contundente a favor del fin inmediato de la agresiones y sanciones, el fin del apoyo de diversos países del bloque imperialista a los diferentes grupos terroristas que lo asolan y devastan desde 2011, el fin de las injerencias imperialistas y el fin de la agresión militar de Israel y Turquía contra este heroico país.

La Paz inmediata en Siria es un grito unánime de los Pueblos del Mundo pero lamentablemente es una demanda despreciada por los países de la OTAN y sus aliados de Israel, Arabia Saudí y Qatar que buscan eternizar la guerra imperialista para que este país árabe siga siendo asolado, destruir su infraestructura y patrimonio cultural,  diezmar su población y borrar su pasado histórico.

Es demasiado el sufrimiento que se le ha impuesto al pueblo sirio y demasiada la injusticia que sufre a causa de las potencias occidentales para que no sea una obligación política y moral fundamental decir BASTA YA y mostrar una solidaridad completa con Siria y su Gobierno legítimo que viene encabezando y organizando la Guerra de todo el Pueblo por su Libertad, su Dignidad, su Existencia y su Vida.

Parte de esta criminal agresión contra Siria, para convertirla nuevamente en colonia, “mandato” extranjero o simple campo de ruinas en manos del imperialismo, es la mentira sistemática bien organizada por los poderes que controlan los medios de comunicación masiva. Por eso se hace necesaria una respuesta en dos terrenos:

  •  En el social y político creando un amplio frente que reúna a las fuerzas progresistas y ciudadanos amantes de la paz contra la guerra imperialista y en defensa de la República Árabe Siria.
  • En el mediático e informativo crear un altavoz alternativo para llegar a la sociedad con el mensaje de lo que realmente está ocurriendo en Siria, y que los medios ocultan y deforman de manera escandalosa.

 A pesar de la brutal campaña mediática de desinformación desatada y ante la participación no declarada y silenciosa de los estados  miembros de la OTAN en esta guerra de agresión, es posible levantar un movimiento de solidaridad con el digno pueblo de Siria y su legítimo gobierno al que se unan partidos políticos, sindicatos, organizaciones sociales, trabajadores, intelectuales y profesionales, ayudando de forma solidaria e internacionalista a parar esta guerra de rapiña, y a que el pueblo sirio pueda reconquistar la paz y recuperar la independencia y su unidad e integridad territorial.

Convocamos a todas las fuerzas amantes de la Paz a una Conferencia en solidaridad con la República Árabe Siria, a celebrar el próximo 22 de abril de 2017, coincidiendo con el mes en que se conmemora la Fiesta de la Independencia, cuando las tropas ocupantes francesas se retiraron en 1946 y fue proclamada la República.

Este encuentro tiene que servir para que llegue al pueblo y gobierno de Siria un mensaje claro e inequívoco de las fuerzas progresistas en solidaridad con su lucha, y de exigencia de paz a las potencias belicistas que la agreden, destruyen y ocupan desde 2011.

EN SIRIA NO HAY UNA REVOLUCIÓN, HAY UNA INVASIÓN IMPERIALISTA Y NEOCOLONIAL POR MEDIO DE MERCENARIOS DE MÁS DE 80 PAÍSES ARMADOS Y PAGADOS POR EE.UU. Y SUS ALIADOS.

SIRIA ES LA CUNA DEL SOCIALISMO ÁRABE.

SIRIA ES EN ESTOS MOMENTOS EL CENTRO DEL MUNDO.

 

ANDALUCÍA COMUNISTA · SOLIDARIDAD ARAGÓN-DONBASS · ATENEO REPUBLICANO DE LAVAPIÉS · OJOS PARA LA PAZ · PARTIDO COMUNISTA DE ESPAÑA · PARTIDO COMUNISTA DE LOS PUEBLOS DE ESPAÑA · PLATAFORMA GLOBAL CONTRA LAS GUERRAS · XEIRA · INICIATIVA COMUNISTA · PLATAFORMA UNITARIA Y POPULAR CONTRA LA GUERRA Y LA OTAN · NULLA POLÍTICA SINHE ÉTICA · LOS VERDES · EUSKAL HERRIA DONBASS ELKARTASUN KOMITEA · MOVIMIENTO DEL POBLE · COMITÉ DE SOLIDARIDAD Y APOYO INTERNACIONALISTA DE CUENCA · IZQUIERDA CASTELLANA · YESCA · EUSKAL HERRIA KOMUNISTEN BATASUNA · GAZTE KOMUNISTEN BATASUNA · A.C. ANTON MAKARENKO · A.C. LOS QUE SOMOS  · CONSTRUYENDO LA PAZ · L´ESQUERDA · COMITÉ ANTIIMPERIALISTA DE CATALUNYA · A.S.C. MAXIMILIANO TORNET · ALBA MALTA NORTH AFRICAN COORDINATION · AL WALADI · A.L. PCA FRANCISCO DÍAZ ALMENSILLA · BRIGADA ARTÍSTICA REVOLUCIONARIA TINA MODOTTI · PARTIDO REVOLUCIONARIO MARXISTA LENINISTA DE CHILE · C.C.A.D. VILLA SUR (COMUNIDAD PEDRO AGUIRRÉ CERDÁ) · PARTI DE L´UNITÉ POPULAIRE · ESCRITORES EN EL EXILIO SAKER TI NUEVO AMANECER · UNIDAD DEL PUEBLO (CANARIAS) · COMITÉ ANTI OTAN DE CANARIAS · A.I.N. LOSPUEBLOS HABLAN ·

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ONU, Diritti Umani: Venezuela promosso Stato Spagnolo bocciato

da RNV

Il Comitato per i Diritti Umani dell’ONU ha divulgato le sue osservazioni sull’applicazione dei Diritti Civili e Politici nello Stato Spagnolo, in Venezuela, nel Regno Unito, nella ex Repubblica Jugoslava della Macedonia, nel Canada, in Uzbekistán e in Francia. Contraddicendo l’opinione diffusa fino alla nausea praticamente dalla totalità dei mezzi di comunicazione di massa spagnoli, il Comitato dei Diritti Umani dell’ONU ha promosso il Venezuela, al quale si limita a fare alcune raccomandazioni, mentre ha duramente ammonito la Spagna in ben 26 materie.

Le osservazioni finali del Comitato dei Diritti Umani della ONU si riferiscono agli aspetti positivi della applicazione in Venezuela del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici (PIDCP), ratificato dal paese nel 1978. Inoltre mettono in evidenze le principali preoccupazioni degli esperti  in materia ed elencano le raccomandazioni da compiere da parte del Comitato allo Stato esaminato.

Simultaneamente si è reso pubblico il report “Osservazioni finali sul sesto report periodico della Spagna”.

Lo Stato spagnolo dovrà ripetere il corso sui Diritti Umani dopo che le Nazioni Unite lo ha bocciato in diverse materie con titoli tremendi: Espulsioni a caldo, Razzismo poliziesco, Disuguaglianza di genere, Violenza Maschilista, Traffico di persone, Legge Bavaglio, Sterilizzazione dei portatori di Handicap, Aborto illegale, Centri di Internamento per stranieri.

Una rappresentanza dello Stato spagnolo – sei Ministeri, il Procuratore Generale e la Missione Diplomatica presso l’ONU – è comparsa davanti al Comitato dei Diritti Umani dell’ONU, che esaminava vari paesi sul Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici per gli Stati appartenenti.

Dopo aver analizzato quanto presentato dalla Spagna, le Nazioni Unite hanno emesso il loro giudizio: sospeso. Il report si riferisce a ben 26 «preoccupazioni» per violazione del Patto e critiche per la persistenza di leggi e pratiche contrarie ai Diritti Umani.

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– RACISMO POLICIAL. Naciones Unidas afea la existencia de «controles policiales basados en perfiles raciales y étnicos, en particular los romaníes». Pide a España que «elimine el uso de perfiles étnicos por los policías y funcionarios», que se «incremente la capacitación para esos agentes sobre sensibilidad cultural» y que «lleve a los responsables ante los tribunales».

– DISCRIMINACIÓN. El informe refleja «discriminaciones» a inmigrantes y minorías étnicas «en el acceso a la vivienda, educación, empleo y salud».

– ESTERILIZACIONES FORZADAS. La ONU critica la «esterilización forzada a personas con discapacidad, cuya capacidad jurídica no se reconoce». El Comité exige que se «obtenga el consentimiento informado de las personas con discapacidad».

– DESIGUALDAD DE GÉNERO. Las mujeres están «insuficientemente representadas en los puestos decisorios». Inquietan las «notables diferencias salariales entre hombres y mujeres».

– VIOLENCIA MACHISTA. Naciones Unidas apunta la «persistencia» de la violencia machista y alerta sobre el «alto grado de violencia que sufren las inmigrantes, que no suelen denunciar las violaciones sufridas». Propone «aumentar» la protección a las mujeres de origen romaní e «investigar» las denuncias de mujeres «especialmente vulnerables y marginadas».

– ABORTO ILEGAL. La ONU no está de acuerdo con la reforma de la ley, que obliga a las mujeres de entre 16 y 18 años, incluso en situaciones de violencia familiar, a obtener el consentimiento de sus padres para interrumpir el embarazo. Ello «puede aumentar los abortos ilegales y poner en riesgo la salud de las mujeres».

– MALOS TRATOS POLICIALES. El informe refiere un «uso excesivo de la fuerza y malos tratos» de agentes del Estado, critica la «debilidad en las investigaciones» y rechaza los indultos a policías condenados por torturas. Exige «eliminar la tortura, establecer órganos de denuncia independientes, asegurar que los exámenes forenses sean imparciales y prohibir indultos a culpables de torturas». Alaba la grabación de interrogatorios, pero lamenta que no sea sistemática.

– LOS CIE. A Naciones Unidas le preocupa el «uso recurrente de la privación de libertad a inmigrantes en situación irregular» y pide que todos los CIE tengan instalaciones sanitarias.

– AISLAMIENTO DE DETENIDOS. Aunque celebra que la Ley de Enjuiciamiento Criminal «reduce» el uso del régimen de incomunicación, la ONU pide que se «elimine la detención en condiciones de incomunicación».

– EXPULSIONES DE REFUGIADOS. El informe critica las «expulsiones en caliente», los «vuelos de deportación» y las «denegaciones de asilo» a solicitantes no sirios. Y todo ello con «malos tratos». Pide que España revise la Ley de Seguridad Ciudadana y que garantice que «autoridades extranjeras no cometan violaciones de Derechos Humanos en territorio español» (en referencia a la Policía marroquí en las vallas de Ceuta y Melilla).

– LEY DE AMNISTÍA DE 1977. La ONU pide que se derogue, porque «impide la investigación de las torturas, desapariciones y ejecuciones» del franquismo. Pide que se revise la legislación de la exhumación de las fosas para que no recaiga en las familias y se garantice la igualdad en todas las CCAA.

– TRATA DE SERES HUMANOS. El documento de Naciones Unidas lamenta que España «siga siendo un país de destino, tránsito y origen de mujeres, hombres y niños víctimas de trata sexual y de trabajo forzoso».

– ‘LEY MORDAZA’. A Naciones Unidas le preocupa el «efecto disuasorio» para la libertad de expresión y de reunión de la Ley Mordaza. Cita el «uso excesivo de sanciones» y la prohibición de grabar a agentes de Seguridad del Estado. Pide a España que «revise la Ley de Seguridad Ciudadana».

T/Revista venezolana

ONU aprueba a Venezuela y suspende a España en DD.HH

Foto referencialpor RNV

El Comité de Derechos Humanos de la ONU divulgó sus apreciaciones sobre la implementación de los Derechos Civiles y Políticos en España, Venezuela, Reino Unido, la ex República Yugoslava de Macedonia, Canadá, Uzbekistán y Francia. Contradiciendo la opinión difundida hasta la saciedad por la práctica totalidad de los medios de comunicación de masas españoles, el Comité de Derechos Humanos de la ONU aprobó a Venezuela, a la que hace algunas recomendaciones, mientras que reprobó duramente a España hasta en 26 apartados.

Las observaciones finales del Comité de Derechos Humanos de la ONU se refieren a los aspectos positivos de la implementación en Venezuela del Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos (PIDCP), ratificado por el país en 1978. También resaltan las principales áreas de preocupación en la materia para los expertos y detallan recomendaciones de acción por parte del Comité al Estado examinado.

Simultáneamente se hizo público el informe Observaciones finales sobre el sexto informe periódico de España.

España tendrá que repetir el curso de Derechos Humanos después de que Naciones Unidas le haya suspendido un puñado de asignaturas con títulos tremendos: Expulsiones en caliente, Racismo policial, Desigualdad de género, Violencia machista, Trata de personas, Ley Mordaza, Esterilización de discapacitados, Aborto ilegal, Centros de Internamiento de Extranjeros.

Una representación de España -seis Ministerios, Fiscalía General y Misión ante Naciones Unidas- compareció ante el Comité de Derechos Humanos de la ONU, que examinaba a varios países sobre el cumplimiento del Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos por los Estados Parte.

Tras analizar lo presentado por España, Naciones Unidas acaba de dar las notas: suspenso. El informe suma hasta 26 «preocupaciones» por el incumplimiento del Pacto y críticas por la persistencia de leyes y prácticas contrarias a los Derechos Humanos.

– RACISMO POLICIAL. Naciones Unidas afea la existencia de «controles policiales basados en perfiles raciales y étnicos, en particular los romaníes». Pide a España que «elimine el uso de perfiles étnicos por los policías y funcionarios», que se «incremente la capacitación para esos agentes sobre sensibilidad cultural» y que «lleve a los responsables ante los tribunales».

– DISCRIMINACIÓN. El informe refleja «discriminaciones» a inmigrantes y minorías étnicas «en el acceso a la vivienda, educación, empleo y salud».

– ESTERILIZACIONES FORZADAS. La ONU critica la «esterilización forzada a personas con discapacidad, cuya capacidad jurídica no se reconoce». El Comité exige que se «obtenga el consentimiento informado de las personas con discapacidad».

– DESIGUALDAD DE GÉNERO. Las mujeres están «insuficientemente representadas en los puestos decisorios». Inquietan las «notables diferencias salariales entre hombres y mujeres».

– VIOLENCIA MACHISTA. Naciones Unidas apunta la «persistencia» de la violencia machista y alerta sobre el «alto grado de violencia que sufren las inmigrantes, que no suelen denunciar las violaciones sufridas». Propone «aumentar» la protección a las mujeres de origen romaní e «investigar» las denuncias de mujeres «especialmente vulnerables y marginadas».

– ABORTO ILEGAL. La ONU no está de acuerdo con la reforma de la ley, que obliga a las mujeres de entre 16 y 18 años, incluso en situaciones de violencia familiar, a obtener el consentimiento de sus padres para interrumpir el embarazo. Ello «puede aumentar los abortos ilegales y poner en riesgo la salud de las mujeres».

– MALOS TRATOS POLICIALES. El informe refiere un «uso excesivo de la fuerza y malos tratos» de agentes del Estado, critica la «debilidad en las investigaciones» y rechaza los indultos a policías condenados por torturas. Exige «eliminar la tortura, establecer órganos de denuncia independientes, asegurar que los exámenes forenses sean imparciales y prohibir indultos a culpables de torturas». Alaba la grabación de interrogatorios, pero lamenta que no sea sistemática.

– LOS CIE. A Naciones Unidas le preocupa el «uso recurrente de la privación de libertad a inmigrantes en situación irregular» y pide que todos los CIE tengan instalaciones sanitarias.

– AISLAMIENTO DE DETENIDOS. Aunque celebra que la Ley de Enjuiciamiento Criminal «reduce» el uso del régimen de incomunicación, la ONU pide que se «elimine la detención en condiciones de incomunicación».

– EXPULSIONES DE REFUGIADOS. El informe critica las «expulsiones en caliente», los «vuelos de deportación» y las «denegaciones de asilo» a solicitantes no sirios. Y todo ello con «malos tratos». Pide que España revise la Ley de Seguridad Ciudadana y que garantice que «autoridades extranjeras no cometan violaciones de Derechos Humanos en territorio español» (en referencia a la Policía marroquí en las vallas de Ceuta y Melilla).

– LEY DE AMNISTÍA DE 1977. La ONU pide que se derogue, porque «impide la investigación de las torturas, desapariciones y ejecuciones» del franquismo. Pide que se revise la legislación de la exhumación de las fosas para que no recaiga en las familias y se garantice la igualdad en todas las CCAA.

– TRATA DE SERES HUMANOS. El documento de Naciones Unidas lamenta que España «siga siendo un país de destino, tránsito y origen de mujeres, hombres y niños víctimas de trata sexual y de trabajo forzoso».

– ‘LEY MORDAZA’. A Naciones Unidas le preocupa el «efecto disuasorio» para la libertad de expresión y de reunión de la Ley Mordaza. Cita el «uso excesivo de sanciones» y la prohibición de grabar a agentes de Seguridad del Estado. Pide a España que «revise la Ley de Seguridad Ciudadana».

T/Revista venezolana

Venezuela: Operativo Comunicacional Antigolpe!

Siria: el centro del mundo

Ya a la venta en España

SIRIA ES EL CENTRO DEL MUNDO

José Antonio Egido.
238 páginas.
15 euros (+ gastos de correo).
Pedidos:
maimar_1@hotmail.com
Whtsp: 667538705
http://www.librosml.blogspot.com

INDICE
Introducción
Capítulo I. Una historia antigua como la Humanidad.
– Siria es una cuna prestigiosa de la humanidad.
– Una historia milenaria de resistencia.
– En el Creciente Fértil sirio se produce la mayor revolución cultural de la Historia: la escritura alfabética.
– Palestina y Siria son exactamente la misma región milenaria
– Una civilización comerciante.
– Las religiones y los dioses se superponen y entrelazan en el respeto y la fusión
– Damasco es capital y centro milenario de la cultura
– Alepo, ciudad milenaria, mártir y combatiente
– Siria, cuna del cristianismo
– La era arabo-musulmana
– Siria, centro del arabismo
– Siria es fragmentada y oprimida bajo el dominio imperialista occidental.
Capítulo II. Un gobierno progresista y antiimperialista
– El Partido Comunista sirio (PCS)
– El partido Baas Àrabe Socialista creado en Siria
– Toma del poder por el Partido Baas
– Republica Árabe Unida.
– Reforma agraria.
– Socialismo árabe sirio.
– Resistencia económica a la guerra terrorista.
– El Partido Baas, la fuerza rectora del país
– Bastión de la resistencia libanesa, palestina, kurda, turca, iraquí y libia
– Frente Nacional Progresista (FNP).
Capítulo III. ¿Por qué el imperialismo quiere liquidar Siria?
– Para aplastar el panarabismo
– Para liquidar todo gobierno progresista en la región
– Para frenar las rebeliones y resistencia árabes.
– Para consolidar las tiranías árabes y a Israel
– Para controlar el Mediterráneo Oriental.
– Para destruir los ejes geoestratégicos Irán-Irak-Siria-Palestina-Líbano, Siria-Rusia-China, Siria-Irán-Venezuela-Cuba y otros ejes emancipadores posibles y consolidar el eje reaccionario Turquía-Israel-Arabia Saudí.
– Para impedir toda revolución en Egipto, país clave en la región
– Para dividir y enfrentar entre ellos a los pueblos de Oriente Medio y del Mundo árabe.
– Para golpear a Irán, potencia regional emergente.
Capítulo IV. Las fases de la guerra de agresión imperialista contra Siria
– Primeros levantamientos terroristas y creación de una oposición marioneta del imperialismo
– Intervención de grupos terroristas creados por el imperialismo.
– Creación del grupo criminal Estado islámico
– Agresión militar de Turquía e Israel.
Capitulo V. La resistencia heroica del pueblo y gobierno sirios
– La unidad de sus diversos componentes políticos, sociales, religiosos, étnicos y culturales
– La cuestión kurda.
– La cuestión palestina en el interior de la República Árabe Siria.
– La izquierda revolucionaria nexo de enlace entre los luchadores turcos, kurdos y árabes contra el imperialismo.
– La unidad de los partidos en el Frente Nacional Progresista (FNP).
– El su
– frimiento de la clase obrera siria por la independencia y en apoyo al gobierno sirio.
– La política de reformas emprendida por Bashar
– Cambios dentro del Baas.
– ¿Quiénes apoyan en Siria al presidente Bashar al Assad?
– Ejercito Arabe Sirio, columna vertebral de la resistencia del Pueblo contra el ataque imperialista/terrorista/sionista/feudal.
Conclusiones

Poder popular y ‘antimafia’ social en Nápoles

Integrantes de las Brigadas, que han tratado de impedir el fenómeno de la compraventa de votos.

por Davide Angelilli – diagonalperiodico.net

Hablamos con Giuliano, de las Brigadas de Control Popular que han ejercido de observadores en las últimas elecciones municipales.

LOS ÚLTIMOS COMICIOS LOCALES DIERON EL GOBIERNO DE LA CIUDAD AL PROGRESISTA DE MAGISTRIS

Además de ser una de las ciudades más fascinantes del mundo, Nápoles es la capital simbólica del sur de Italia. En la última década, esta ciudad se ha identificado en el imaginario popular como un lugar donde habita la violencia y la criminalidad y donde se ubica el centro de poder de la Camorra, la organización mafiosa que opera en esta región italiana. Publicado en el 2006 y traducido en todo el mundo, el libro Gomorra, del conocido escritor italiano Roberto Saviano, ilustra cómo el sistema económico de la Camorra se fundamenta en el control de la ciudad napolitana con la finalidad de gestionar los flujos de mercancías que llegan a Europa desde distintas partes del globo.

“Camorra y Estado no son dos actores antagónicos; más bien actúan en la misma dirección”

Así, Nápoles ha venido a ser sinónimo de peligrosidad por la red de actividades criminales y mafiosas que se articulan en sus espléndidas calles históricas, sus plazas encantadoras y en la mágica atmósfera que abraza sus barrios. Sin embargo, esta visión parcial de la compleja sociedad partenopea esconde una increíble vivacidad cultural y social que caracteriza la ciudad. Una vivacidad que en los últimos tiempos se está transformando en un sólido proyecto político basado en la participación popular y en la democracia participativa.

En las últimas elecciones del pasado 19 de junio, diferentes movimientos populares de la ciudad han apoyado la candidatura del alcalde Luigi de Magistris, que ganó holgadamente las elecciones, confirmando su liderazgo al frente de la ciudad para otros 5 años de legislatura. Unos días antes de la votación, desde Barcelona, la “alcaldesa del cambio”, Ada Colau, apoyó públicamente a Luigi de Magistris, y señaló a Nápoles como una ciudad fundamental para construir otro Mediterráneo posible.

Tras la figura de Luigi de Magistris se ha consolidado un proceso progresista y transformador que apuesta enérgicamente por la democracia participativa como antídoto a la criminalidad difusa, pero también a la injusticia del modelo capitalista neoliberal. Un ejemplo de este resurgimiento que sacude la ciudad han sido las Brigadas de Control Popular: comités que han vigilado el funcionamiento democrático de las dos rondas de votaciones electorales, impidiendo un fenómeno tan difuso como determinante en Nápoles: la compraventa de votos. Esta estrategia de control popular ha demostrado mediáticamente como esta infame acción es manejada por los partidos conservadores, con el apoyo de parte del crimen organizado. Una iniciativa de “antimafia social”, entonces, promovida por jóvenes, mujeres, estudiantes, trabajadores y desocupados que militan en el centro autogestionado Je so’ Pazzo: un viejo manicomio ocupado que se ha convertido en una “Casa del popolo” al servicio del barrio y de todos los sectores populares. Uno de los protagonistas de este espacio, Giuliano (30 años), nos explica lo que está pasando en esta rebelde ciudad del Mediterráneo y porqué su significado es de gran interés para todos los movimientos de izquierda.

“Juntos podemos ejercer control sobre los poderes legales e ilegales que parecen existir desde siempre en nuestra ciudad”

El control popular ha sido históricamente una reivindicación del movimiento obrero para una redistribución de las relaciones de poder, por ejemplo, en la producción económica. ¿Cómo nació la idea de realizar un control popular sobre las votaciones de un ayuntamiento tan importante como Nápoles?

La idea nació de una doble necesidad. La primera, y quizás la más obvia a los ojos de quien mira desde el exterior, fue la necesidad de controlar el proceso electoral para evitar y denunciar fraudes. Especialmente en el sur de Italia, y sobre todo para la elección de las administraciones comunales, hay mecanismos sucios, compraventa de votos, clientelismo… Nuestra función fue la de impedir todo eso y parcialmente, lo conseguimos. La segunda idea fue construir un rol protagónico para el pueblo. El proceso electoral es el que, entre todas las actividades políticas, fomenta más la delegación del poder. Es decir, cada cuatro años pones una papeleta y todo termina ahí. Nosotros/as pensamos diferente. Pensamos que el pueblo tiene que ser protagonista de la política.

Entonces, quisimos comunicar al pueblo que juntos/as podemos ejercer control sobre los poderes legales e ilegales que parecen existir desde siempre en nuestra ciudad. Y la participación en la iniciativa de control popular nos demuestra que hay una amplia voluntad para acabar con todos estos mecanismos. Pero el control popular fue también una promesa. Es como si hubiéramos dicho a todos los candidatos: hoy en día estamos aquí y mañana también seguiremos controlando tu trabajo de representante de los intereses populares. El control popular no termina con las elecciones, el control popular debe ser activado en los puestos de trabajo, en los territorios, en los hospitales…

Una forma de luchar contra el poder mafioso mediante la lucha social y la organización popular…

Cabe precisar que nuestra iniciativa no fue una iniciativa por la legalidad del Estado contra la ilegalidad de la camorra. Camorra y Estado no son dos actores antagónicos; más bien actúan en la misma dirección. Hay condiciones sociales que permiten a la “camorra” estar arraigada en muchos barrios. Si no hay liberación a través de la educación, ¿cómo podemos pensar que cada uno pueda aceptar pasivamente estar en los últimos puestos de la sociedad para siempre? La camorra funciona también como estado social, ofrece trabajo, dinero, protección… Pero, no es un “anti-Estado”, ni “otro Estado”. Es un capitalismo con rostro criminal. Muchas veces los hombres de la camorra son los encargados de asegurar que los/as trabajadores/as no luchen por sus derechos. Si alguien decide protestar tiene que enfrentarse no solamente a la patronal, sino también a la posible violencia de la camorra.

¿El lema de vuestra lucha política y social es Potere al popolo? ¿Qué queréis decir realmente con esta idea de poder popular?

Poder popular significa que el pueblo decide. No vemos al pueblo como un niño que necesita ser controlado por un padre autoritario. El pueblo conoce sus problemas, sus debilidades, sus potencialidades. Al mismo tiempo, entre la gente hay un océano de desconfianza, resignación, resentimiento. No hacemos ninguna idealización del “pueblo”. No es perfecto, pero tampoco es una manada de ovejas. Nuestra labor como sujeto político debería ser dar espacio y organicidad a las exigencias que vienen desde abajo, articulándolas junto al pueblo. Por otro lado, crear poder popular significa también construir organismos que permitan la máxima democracia posible, y la efectividad de las decisiones. Es una dialéctica difícil, un equilibrio que siempre va cambiando. No hay fórmulas, a lo sumo referencias útiles. Por ejemplo, lo que está pasando en Venezuela desde 1999 puede ser una inspiración. Pero nuestra tarea es una creación original, “ni calco, ni copia” de ninguna experiencia ocurrida en otra latitud.

Ex OPGTítulo de una conocida canción napolitana, “Je so Pazzo” quiere decir “yo estoy loco”. ¿Por qué habéis dado este nombre a vuestro proyecto?

“Je so pazzo” es el nombre de una canción arraigada en la tradición napolitana. Su autor, Pino Daniele, está también en el corazón de esta ciudad. Y nuestro proyecto tiene la ambición de estar inscrito en la historia de esta ciudad y en sus tradiciones. Elegimos esta canción suya porque el sitio que ocupamos en marzo de 2015 fue un hospital psiquiátrico penitenciario, donde fueron encarcelados/as centenares de “locos/as”. Muchos de ellos/as fueron anarquistas, comunistas, luchadores/as sociales o simplemente personas que habían osado a rebelarse en contra de la autoridad. Hemos aprendido a conocer muchas de estas historias, de su dolor y sufrimiento. Porque nosotros/as también estamos locos/as. Porque hemos ocupado un sitio administrado por la policía penitenciaria, protagonista de violencia y también masacres en las cárceles italianas. Porque hemos iniciado un proceso de transformación de los espacios físicos, con el objetivo de construir libertad donde había prisión, alegría donde había dolor… De convertir la recuperación de espacios abandonados en un proceso de transformación social, política y económica de la ciudad. Sí, es verdad, estamos locos/as, somos soñadores/as. Como decía Lenin, es preciso soñar, pero a condición de creer verdaderamente en nuestros sueños, de estudiar con atención la vida real, de confrontar nuestra atenta observación con nuestros sueños. Y, entonces, trabajar escrupulosamente hasta hacer de estos sueños una concreta realidad.

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