(VIDEO) Per non dimenticare crimini e menzogne della NATO

SIBIALIRIAda sibialiria.org


I crimini e le menzogne dell’Asse delle Guerre (e complici volontari e involontari) dal 1991 a Libia, Siria, Yemen

Un gruppo di attivisti contro le guerre di aggressione ha realizzato in modo collettivo il video Tutto sarà dimenticato?, nel quadro del progetto “Verità contro le guerre”, in occasione del centesimo anniversario della fine della Prima guerra mondiale. Intanto la tragica situazione in Libia mette sotto gli occhi di tutti l’effetto standard degli interventi armati imperialisti, avviati e portati avanti grazie anche al carburante delle fake news: circoli viziosi di menzogne e omissioni che hanno coinvolto attori svariati.

Tutto sarà dimenticato?” si riferisce alla storia recente, alle ultime aggressioni internazionali a partire dal 1991, provocate da fake news di guerra e causa di immani tragedie, rapidamente dimenticate.

L’Asse delle guerre (i paesi della Nato e i suoi stretti alleati mediorientali) è riuscito a neutralizzare gli sforzi di altri paesi e del movimento pacifista – negli ultimi anni decisamente minoritario quando non incapace di comprendere gli accadimenti -, e a procurarsi una durevole immunità, l’altro nome dell’impunità.

Le aggressioni belliche sulle quali è stata concentrata l’attenzione si riferiscono ai seguenti paesi: Libia, Iraq, Siria, Afghanistan, Yemen, Jugoslavia.

Ma non vengono dimenticate le destabilizzazioni, quelle tentate e quelle riuscite.

__

P-CARC: Imparare dalla lotta antimperialista in Venezuela

L'immagine può contenere: una o più persone e testoda P-CARC

Ormai sono anni che la destra interna controrivoluzionaria e la comunità internazionale dei gruppi imperialisti americani, europei e sionisti cercano di affossare il governo Maduro e il movimento bolivariano: sabotaggi, campagne diffamatorie, attività eversive, disordine sociale, un colpo di Stato strisciante, ma sempre più aperto. Nel linguaggio dello stratega dell’imperialismo USA Zbigniev Brzezinski, assurto a ruoli governativi al tempo di Carter, si chiama “guerra di bassa intensità”.

L’obiettivo di imperialisti e controrivoluzionari è quello di eliminare il Presidente Nicolás Maduro e il suo governo, soffocare le organizzazioni popolari chaviste e installare un governo sottomesso alla comunità internazionale. Creare nel Paese un clima di caos, di insicurezza, di paura rendendo precari il rifornimento di beni e la prestazione di servizi essenziali, diffondendo nel Paese attività violente e criminali, ampliando la corruzione, alimentando in ogni modo la sfiducia nella capacità del governo di venire a capo dei problemi della popolazione e di difendere le conquiste realizzate è il modo con il quale controrivoluzionari e imperialisti provano a destabilizzare il Paese. Provano a creare il clima adatto a un intervento militare, sia dall’interno, utilizzando i gruppi paramilitari formati dalla destra e addestrati in Colombia, in Messico e altrove da agenti USA o israeliani e da mercenari delle tante società militari private (contractors), sia dall’esterno, dalla Colombia, dalle basi militari ufficiali e clandestine USA in America Latina, dalla 4° Flotta USA riattivata nel 2008 che pattuglia le acque dell’America Latina, anche se uno sbarco di Marines USA in Venezuela oggi sarebbe un’operazione ben più complessa che le invasioni di Grenada (1983) e di Panama (1989).

Ieri 4 agosto 2018, poi, un attentato vero e proprio. L’ennesimo e gravissimo: droni-bomba diretti contro Maduro, salvo solo grazie agli agenti di sicurezza. 

Il Venezuela è ora a un bivio. Cruciale nel processo di costruzione della rivoluzione bolivariana. 
Il governo Maduro e le organizzazioni popolari che lo sostengono hanno fatto grandi operazioni, finora con successo, per evitare di arrivare allo scontro armato in cui la destra e gli agenti dei gruppi controrivoluzionari e imperialisti li vogliono trascinare.

Non è affatto detto che la comunità internazionale dei Paesi imperialisti riesca a vincere e tanto meno a ripetere “imprese” come l’aggressione alla Libia del 2012. Il governo Maduro e il fronte di forze popolari che lo appoggiano stanno manovrando, come aveva manovrato Chávez, per impedire che la destra interna e i gruppi imperialisti riescano a creare nel Paese le condizioni per un’offensiva su grande scala. Ma la guerra è in corso.

Noi comunisti italiani, il Partito dei CARC, organizzazione che aderisce fin dalla prima ora alla Carovana del Nuovo – Partito comunista italiano, esprimiamo la nostra massima solidarietà al governo Maduro, con il quale lavoriamo da anni tramite il Consulado General de la República Bolivariana de Venezuela en Nápoles e sosteniamo i compagni venezuelani nel loro processo rivoluzionario per trasformare il loro Paese e guidare le masse popolari venezuelane a prendere il potere e sconfiggere definitivamente le vecchie classi dominanti e la comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. 

Noi comunisti italiani, però, siamo in un altro Paese e il nostro compito è la rivoluzione socialista innanzitutto nel nostro Paese. Per adempiere a questo compito traiamo il massimo profitto di che siamo capaci di trarre anche dalla lotta che il governo Maduro conduce contro la comunità internazionale dei gruppi imperialisti. Costruire la rivoluzione socialista in Italia è il maggiore contributo che, a nostra volta, possiamo dare alla lotta delle masse popolari venezuelane e alla rinascita del movimento comunista in Venezuela e nel mondo. 

Oggi i legami tra gruppi e partiti comunisti non sono ancora tali da essere noi in condizioni di contribuire direttamente all’orientamento del movimento comunista venezuelano.

Cerchiamo, però, di imparare dalla lotta antimperialista in corso in Venezuela e in America Latina, di farla conoscere nel nostro Paese per infondere fiducia nelle masse popolari italiane, mostrando loro che la lotta contro la borghesia imperialista prosegue in tutto il mondo, nonostante la grande diversità di composizione di classe, di storia e di relazioni internazionali che esiste tra i Paesi.

Nel nostro, la lotta per la costituzione del #GovernodiBloccoPopolare, per la creazione delle condizioni della sua costituzione non potrà che giovarsi della conoscenza della lotta antimperialista in corso in Venezuela. La costruzione del Governo di Blocco Popolare in Italia, d’altro canto, sarà di sostegno immediato per la rivoluzione bolivariana in Venezuela, perché spezzerà la comunità dei Paesi imperialisti, avanzando nel processo rivoluzionario, per la prima volta nella Storia, proprio in un paese imperialista, il nostro.

Siamo, invece, assolutamente contrari a fare i “tifosi” inerti e ininfluenti, a scimmiottare la condotta dei compagni che combattono la loro battaglia e, ancora più, a dare lezioni ai venezuelani, come invece fanno alcuni “profeti molto acrobati della rivoluzione” che è sempre al di là dell’Oceano. A quei “profeti” diciamo di verificare la loro concezione del mondo anzitutto nel costruire la rivoluzione socialista “a casa nostra”, nel nostro stesso Paese. 

Ai compagni venezuelani diciamo che noi siamo con la loro rivoluzione senza se e senza ma e che per trasformare il Venezuela e resistere agli attacchi interni e esterni degli agenti dell’imperialismo devono avanzare e vincere facendo i conti con le loro concrete condizioni di lotta, elaborandone le forme alla luce della concezione comunista del mondo.

¡La Lucha sigue! 
¡Alelante, compañeros! 
¡No pasarán!

Napoli 9mag2018: In Donbass non si passa!

L'immagine può contenere: sMS

Nel racconto dell’esperienza di un combattente della brigata Prizrak e InterUnit, il gruppo di antifascisti internazionalisti al suo interno, il bilancio della resistenza antifascista alle porte dell’Europa. “In Donbass non si passa”, uno strumento per aiutare a conoscere e a capire la lotta di liberazione di ieri e di oggi, uno spunto di riflessione per poter affrontare le sfide del futuro, un modo per tenere viva la memoria della lotta del popolo del Donbass, che in armi ha lottato e lotta contro il fascismo, per la costruzione di un futuro diverso da quello riservatogli dalla comunità internazionale dei paesi imperialisti, un futuro migliore, di riscatto e autodeterminazione per il quale si è battuto e che, a dispetto dei disfattisti, ha vinto.

Ne discutiamo con Alberto Fazolo, uno dei due autori del libro.

GAlleЯi@rt – collettivo politico-culturale, presenta
IN DONBASS NON SI PASSA

L'immagine può contenere: una o più persone e sMS

(VIDEO) Napoli: intervista a “Terroni Uniti”

L'immagine può contenere: 12 persone, persone che sorridonodi Romina Capone

“Siamo tutti antifascisti”. Un coro che grida forte. Sorge viva la necessità di ribadire il proprio antifascismo: un concetto umano che dovrebbe essere assodato, acquisito, una volta per tutte da quel lontano 25 aprile. Eppure giornalmente viene calpestato, vilipeso; soprattutto in periodo di elezioni poiché il suo contrario affascina, fa presa tra le masse, è un collante. Lo scorso 25 febbraio in Galleria Principe di Napoli, per riconfermare l’alto valore di cui sopra, è stato organizzato un evento che vede coinvolto il collettivo GAlleЯi@rt Spazi XXVIII-XXXI, la Murga e alcuni membri del gruppo del progetto “Terroni Uniti”, nato l’11 marzo 2017. Trenta nomi del panorama artistico partenopeo che fondono il loro sound nel brano “Gente do Sud” come puro dissenso alla visita in città di Matteo Salvini, leader del movimento Leghista.

Di seguito l’intervista a cura di Paola De Girolamo a: Ciccio Merolla, Massimo Jovine, Maurizio Capone e Oyoshe.

Paola De Girolamo: Credo che ogni essere umano abbia una missione per guadagnarsi il proprio posto nel mondo. Qual è la vostra? Cosa fate per attuarla?

Ciccio Merolla: Qualsiasi movimento violento proviene da una frustrazione. Noi siamo persone che si sono realizzate con la musica. Il messaggio che cerchiamo di dare è proprio questo: attraverso una funzione artistica, sociale, umana, le persone si possono realizzare e questa cosa abolisce qualsiasi tipo di mentalità violenta e prevaricazione.

Massimo Jovine: Si può scegliere la musica per fare tante cose: raccontare la propria vita, la propria esistenza, l’amore. Quando da ragazzino ho scelto di fare musica, ho sempre pensato che si potesse fare anche qualcosa di più, come provare a raccontare la possibilità di costruire un mondo diverso da quello nel quale viviamo. Da ragazzino magari lo fai perché sei un ribelle, pensi di essere solo contro tutti; poi con il tempo ti rendi conto che può servire anche ad altro: a raggruppare persone come te, a raccontargli una realtà che è possibile realizzare, ma che è possibile farlo solo insieme agli altri. Poi la vita mi ha portato per vari motivi a trovarmi con persone che la pensavano come me, così ho iniziato con i 99 Posse fino ai Terroni Uniti. Questo percorso inizia l’11 marzo con la canzone “Gente do Sud”, che è la risposta veritiera alle parole di Salvini.

P.D.G: Quindi una musica che rivoluzioni.

Ciccio Merolla: La musica è rivoluzione.

Maurizio Capone: Che sostenga anche alcune lotte, che sia una miccia.

Alessio Decoro: Parlo come esponente di Galleri@rt. Il ruolo dell’artista: come si sposa la libertà dell’artista con il dovere che ognuno deve servire? A cosa serve l’arte?

Maurizio Capone: Io credo che l’arte sia un gesto spontaneo: nasce dal tuo essere.

Alessio Decoro: Un essere che però vive in un contesto. Come coniugare libertà e contesto?

Maurizio Capone: Non seguendo il mainstream; con la capacità di essere distanti da ciò che ti succede intorno, ma allo stesso tempo addentro. Un musicista, un artista in generale, mediamente è un “disadattato”. Io ho molta stima per loro (i Terroni Uniti n.d.r) siamo fratelli perché abbiamo una sensibilità comune, percepiamo la dissonanza della società. Noi non riusciamo ad essere del tutto liberi. Scegliere significa rinunciare a qualcosa. Credo che ognuno di noi abbia rinunciato a dei momenti di grande visibilità in nome della dignità e dell’immagine dell’artista.

P.D.G: L’artista non è solo colui che produce semplici opere d’arte, ma colui il quale è dotato di sensibilità particolare la quale ti permette di cogliere il mondo.

Ciccio Merolla: L’arte però si basa su delle opere che vengono messe a servizio di tutti, compreso l’artista stesso. Se chi realizza delle opere ha un pensiero, per quanto puro possa essere, tenendolo per sé, alimenta una forma di egoismo. L’artista è quello che dà. Ci sono dei concetti umani che stanno crollando e l’arte può sensibilizzare e riattivare il cuore delle persone.

Maurizio Capone: Noi siamo abituati ad essere nudi. Quando scriviamo una canzone e saliamo a cantarla sul palco, ci spogliamo della nostra forma all’interno della società; il pubblico lo sa, se ne accorge se dici una cazzata, se ti stai travestendo. In un certo senso facciamo politica. È un mettersi in discussione.

P.D.G: Se voi non foste nati a Napoli, in questa realtà piena di contraddizioni, sareste comunque gli artisti che siete?

Massimo Jovine: Penso che i 99 Posse non si sarebbero potuti formare in nessun altra città. E’ il contesto che ti rende quello che sei.

Maurizio Capone: E’ chiaro che l’ambiente ti influenzi in maniera impressionante. Noi siamo rimasti volontariamente.

P.D.G: Qual è il sentimento nei confronti di Napoli?

Maurizio Capone: Credo che ognuno di noi percepisca una sorta di rabbia nonostante riusciamo a metabolizzarla e a trasformarla in arte, in bellezza. La rabbia è però forte perché hai la sensazione di aver vissuto in un periodo storico nel quale non hai avuto delle occasioni, non a livello personale ma a livello sociale. Per esempio Via dei Tribunali si è trasformata. Io ho vissuto a San Gaetano quando il centro storico era in mano alla camorra e oggi quando ci passo mi commuovo, mi scendono le lacrime. Ma vedere tante persone che ammirano il luogo nel quale hai vissuto, dove io per primo mi sono reso conto del suo valore, ma che purtroppo non abbiamo saputo curare, mi fa soffrire molto ed è uno dei motivi per cui sono rimasto a Napoli.

Romina Capone: Napoli non è solo centro città, è anche Scampia, Barra, Bagnoli e San Pietro a Patierno; molte delle storie di cui cantate nascono proprio da lì. Qual è il vostro rapporto con la periferia?

Massimo Jovine: Ci sono delle periferie anche nel pieno della città come la Sanità, i Quartieri Spagnoli, etc. Bisognerebbe dare più strumenti a chi vive in queste zone. Ti faccio un esempio proprio di Scampia: nell’ultimo periodo, nell’ultimo anno iniziano a sorgere teatri, asilo, nati molto spesso in modo spontaneo, in maniera autorganizzata.

Oyoshe: Faccio il rapper ormai da moltissimi anni e grazie a ciò ho avuto la possibilità di integrarmi in contesti dove cerco di creare una via di speranza per le generazioni future e trovare una valvola di sfogo e canalizzare tutte le loro energie. Per cosa? Per lo sviluppo, che è bloccato nelle sue numerose declinazioni. Bloccato perché le persone si adagiano. Questo teniamo a Napoli: l’art e s’arrangià, che delle volte può fare del bene ma più spesso del male. Nelle periferie c’è odio, c’è rabbia; gente la quale crede che, purtroppo, il proprio agire sia ben giustificato.

P.D.G: Fascismo, antifascismo. Siamo passati dalle camicie nere ad una forma più latente ma pur sempre presente, tristemente.

Massimo Jovine: La camicia nera è solo un simbolo. Il fascismo si giudica dalle azioni: quello che proferisce Salvini è fascismo. Se nei posti in cui ci sono disagi non si danno gli strumenti necessari per creare uguali opportunità sociali si crea dislivello. Strumento per il controllo delle le masse popolari.

Maurizio Capone: Il fascismo è anche menefreghismo. La cultura è la vera risposta. Con l’arte, con la musica cerchiamo di portare cultura, libertà di pensiero, per uscire da qualunque forma di dominazione.
___

Napoli 22dic2017: Con la RPD di Corea!

L'immagine può contenere: 1 persona, sMSda  Partito dei CARC – Federazione Campania

Dall’inizio del 2017 la Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC) è oggetto di minacce militari da parte degli imperialisti USA e dei loro servi, accompagnate dall’inasprimento delle sanzioni economiche da parte dell’ONU. I media di regime sostengono a loro volta questa operazione con una martellante campagna di denigrazione, falsificazione e ridicolizzazione dell’esperienza coreana (di cui la sinistra borghese è complice): una vera e propria propaganda di guerra finalizzata a giustificare agli occhi dell’opinione pubblica l’invasione del paese.

La verità è che la resistenza della RPDC, del Partito del Lavoro di Corea e del popolo coreano rafforza la rinascita del movimento comunista internazionale e di quello antiimperialista perché contrasta il disfattismo seminato dalla sinistra borghese e infonde coraggio e fiducia in tutti coloro che nel Mondo lottano contro la Comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti, i veri terroristi e criminali di guerra della nostra epoca.

La RPDC e il Partito del Lavoro di Corea mostrano infatti con la loro lunga storia alle masse popolari e ai popoli oppressi di tutto il Mondo che è possibile resistere agli imperialisti USA e ai loro servi e affrontare situazioni estremamente difficili e complesse: sono riusciti a restare in piedi nonostante la guerra del 1950-53, l’occupazione del Sud del paese da parte degli USA, le sanzioni economiche, le provocazioni continue, il crollo o cambiamento di colore del resto dei primi paesi socialisti. Sono riusciti inoltre a dotarsi di un proprio armamento nucleare come deterrente rispetto alle invasioni e attacchi degli imperialisti, facendo tesoro delle lezioni provenienti dall’invasione dell’ex Jugoslavia, Iraq, Afganistan e Libia.

Di questo tratteremo venerdì 22 dicembre 2017, alle ore 17:30 in Galleria Principe di Napoli (zona Museo), attraverso gli interventi di Fabiola D’Aliesio della Direzione Nazionale del P.CARC, del senatore della Repubblica Bartolomeo Pepe che racconterà di quanto constatato di persona durante i due viaggi nella RPDC e con i saluti della Console del Venezuela a Napoli Amarilis Gutierrez Graffe.

Banda Bassotti per il Donbass

L'immagine può contenere: 1 persona, sMS

Cile e Venezuela: a 44 anni dal golpe fascista contro Allende

di Leandro Grille
(Caras y caretas – Uruguay)

Nicolas Maduro non è Salvador Allende. E non è nemmeno Hugo Chavez. Il Venezuela, inoltre, non è il Cile. E fin qui le affermazioni sono talmente triviali che potrebbero essere trascurate. Tuttavia, le similitudini tra la Rivoluzione Bolivariana e il Governo di Unità Popolare, guidato dall’indimenticabile presidente martire, sono enormi. E negarlo, disconoscerlo o eluderlo è la condizione necessaria per disinteressarsi e non comprendere un processo politico contemporaneo senza la necessità di rivedere vecchi amori ancora vigenti.

Mi propongo di esporre brevemente, entro i limiti della mia formazione, alcune chiavi di questo parallelismo, tenendo presente che non esistono processi storici e politici omologabili in senso profondo, tanto più quando avvengono in società e tempi differenti.

Storicamente il Venezuela ha avuto una economia basata sull’estrazione e commercializzazione delle sue enormi riserve petrolifere. Dal canto suo, il Cile, per decenni aveva basato la sua economia sullo sfruttamento del salnitro, sino al declino dell’industria seguito alla produzione del salnitro sintetico, dopo di che visse esclusivamente dell’estrazione e esportazione di rame che, al momento dell’arrivo di Salvador Alliende alla Presidenza, significava il 75% della produzione cilena e più del 30% del gettito fiscale. Entrambe erano economie estrattive fortemente dipendenti dal prezzo internazionale di una risorsa naturale prevalente.

Una prima grande similitudine tra il governo di UP e il progetto politico inizialmente guidato da Hugo Chávez fu la manifesta volontà di costruire una via democratica al socialismo in un paese del terzo mondo, ricorrendo alle urne e non alle armi. Questo proposito comune di risolvere in maniera pacifica le contraddizioni capitale-lavoro a favore degli sfruttati, mediante la costruzione di uno stato socialista per via elettorale, non ha ancora provato la sua fattibilità in nessuna parte del mondo, non ha precedenti.

Non è straordinario quindi che i due processi politici siano stati concentrati sulla vocazione socializzante della rendita prodotta nel settore economico principale, né può sorprendere che l’artificioso crollo del prezzo del rame tra l’anno 1971-73, per il Cile, e della caduta del prezzo del petrolio al barile a partire dall’anno 2014, per il Venezuela, abbiano avuto le conseguenze economiche devastanti che si sono verificate in entrambi i paesi.

La crisi economica del Cile di Salvador Allende fu tanto grave e tanto provocata dagli Stati Uniti quanto la crisi venezuelana. Appena Allende ottenne la presidenza del Cile, gli Stati Uniti, allora governati da Richard Nixon con il genocida Henry Kissinger a capo del dipartimento di stato, presero la decisione di destituirlo e a tal fine orchestrarono un piano, conosciuto come Fubelt: per distruggere l’economia cilena, radiarla dal mondo e provocare un colpo di stato che avrebbe abbattuto quel governo marxista considerato una minaccia per propri interessi.

Le prove di queste azioni sono state svelate dopo 25 anni, dopo aver levato il segreto ai relativi documenti, ma ciò era già evidente a qualsiasi osservatore che non fosse politicamente ingenuo o complice. Se il primo anno di Allende aveva significato un sostanziale miglioramento nelle capacità di acquisto della popolazione, crescita economica, espansione dei diritti, spinta alle politiche pubbliche di avanzata, gli anni successivi, caratterizzati da una guerra economica interna e esterna condotta dagli Stati Uniti e eseguita dai settori più potenti del Cile e i suoi relativi media, più la brusca – ed eterodiretta –  caduta del prezzo internazionale del rame in seguito alla nazionalizzazione del 1971, segnarono un crollo dell’economia, due anni consecutivi di caduta del prodotto interno lordo, deterioramento dei salari reali e iper-inflazione, che negli ultimi due anni del governo Allende arrivò ad essere la più alta del mondo, superando il 600%.

La politica di controllo dei prezzi applicata dal governo per contenere l’inflazione è perfettamente paragonabile alla legge venezuelana del giusto prezzo, e uguale la riposta del potere economico: destabilizzazione e accaparramento. I cileni dovevano fare code di vari isolati per ottenere i prodotti fondamentali a prezzi regolati o pagare prezzi tremendamente alti al mercato nero, dove si eludeva il controllo statale. Lo stesso succede oggi in Venezuela. E alla scarsità indotta la risposta del governo venezuelano è identica a quella che diede il governo di UP: Allende creò la JAP (Juntas de Abastecimiento y Control de Precios), Maduro ha creato i Clap (Comité Locales de Abastecimiento y Producion) che forse hanno funzionato meglio delle Jap, tra le altre cose perché, evidentemente, le autorità venezuelane hanno analizzato quell’esperienza e hanno fatto il possibile perché, a differenza della JAP cilena, i Clap non fossero sabotati e perseguitati.

Il malcontento sociale venezuelano degli ultimi anni e quello cileno all’epoca di Allende, causato dalla guerra economica e dalle sue dure conseguenze sulla vita dei cileni, sono ugualmente comparabili. Nelle elezioni parlamentari del 1973, la Confederazione per la Democrazia (CODE, la versione cilena dell’attuale Mesa de la Unidad Democratica che raggruppa la destra venezuelana), ottenne il 56% dei voti, contro il 43% ottenuto dall’Unità Popular di Salvador Allende, ottenendo la maggioranza dei seggi, con proporzioni che sono simili alle elezioni dell’Assemblea Nazionale, che ha perso il chavismo a causa di una crisi identica, perché nel 2015 la MUD venezuelana ottenne il 56% dei voti contro il 41% del Partido Socialista Unido de Venezuela.

Che fece Allende con un Parlamento all’opposizione? L’opposizione cilena riunita della CODE voleva i 2/3 del parlamento per poter accusare e, eventualmente, destituire Allende, come è stato fatto da poco con Dilma, e come hanno tentato di fare con Maduro. Non riuscirono ad arrivare a tanto. Però controllavano il parlamento, e l’opposizione cilena tentò di usare la sua maggioranza amplia per promuovere una riforma costituzionale conosciuta come il progetto Hamilton- Fuentealba che tentò di fermare la politica socialista e di statalizzazioni di Salvador Allende. Allende pose il veto al progetto e per questo fu accusato di calpestare la legalità e passare sopra al potere legislativo. Termini simili sono stati utilizzati per accusare Nicolás Maduro e l’odio politico delle classi medio alte si espresse per le strade, con mobilitazioni sempre più violente, e anche massive, a cui partecipavano anche studenti universitari – non furono solo i camionisti – e ingenti settori sociali, tra cui settori medi e professionali, come medici, dentisti, avvocati e commercianti. Con Allende si scaldarono le strade, non si ebbero 60 morti, ma più di 100, e per questo venne accusato di essere un assassino, un tiranno, e molto altro. Nel frattempo, i settori alleati della borghesia promuovevano il colpo di stato, si concentravano alle porte delle caserme e partecipavano alle cospirazioni. Se in questi giorni la procura generale del Venezuela si è piegata all’opposizione, allo stesso modo si era piegata la Corte dei Conti in Cile quando Allende venne accusato di disconoscere la Costituzione per aver posto il veto sul progetto degli oppositori di destra, che si proponeva di impedire l’espropriazione delle terre e l’intervento nel commercio e nel settore dei trasporti.

Perché molti credono che Salvador Allende fosse un uomo democratico, pacifico e il suo governo un esempio indimenticabile mentre, contemporaneamente si permettono di denigrare il progetto bolivariano? Non è un caso di incoerenza? Fino ad ora l’unica differenza è l’esito. Salvador Allende fu vittima di un colpo di stato a cui resistette con la propria stessa vita, mentre il governo venezuelano ancora non è stato abbattuto, neanche da un colpo di stato, anche se questa strada è stata tentata. Il Venezuela si difende come può. Hugo Chávez lo aveva detto: a differenza di quella cilena, la nostra non è una rivoluzione disarmata. Fidel lo aveva anticipato a Salvador Allende, nel suo discorso di commiato nello Stadio Nazionale, alla fine di un viaggio di tre settimane in Cile, nel dicembre 1971. Dopo aver visto l’esperienza – l’unica nella storia – della costruzione del socialismo per via pacifica, avvertì il popolo del Cile che la violenza è inesorabile, perché la destra l’avrebbe imposta. “Tornerò a Cuba più rivoluzionario di prima! Tornerò a Cuba più radicale di prima! Tornerò a Cuba più estremista di prima!”. 

Quanto sta accadendo in Venezuela non è una novità in America Latina. Né l’atteggiamento dell’Osa lo è. Né la violenza lo è. Né le menzogne dei media. Né la mano nera degli Stati Uniti. Né la pianificazione della scarsità di beni. Né l’accaparramento criminale. Né le gigantesche code, né l’inflazione astronomica, né il mercato nero, né il controllo dei prezzi, né i CLAP, né le sconfitte elettorali all’interno di crisi eterodirette, né il crollo spaventoso del prezzo della risorsa principale, né le manifestazioni delle classi medie e alte. Né le accuse di incostituzionalità. Né quelle di dispotismo e tirannia. Perché quanto sta succedendo è organizzato dalle stesse forze, con lo stesso obiettivo di 44 anni fa. E’ perpetrato contro le stesse forze. Sono soltanto stati aggiornati i metodi, perché come disse Fidel quel giorno, allo stadio nazionale del Cile, la destra impara prima del popolo umile. Però anche il popolo umile impara. E poiché adesso è difficile che compaia un Pinochet in Venezuela, allora la destra chiede l’intervento internazionale. Anche in Cile si preparava una guerra civile. Di questo si parlava nel 1973. Per me, sostanzialmente non vi è nulla di diverso. Non è nemmeno diverso chi non vuole che si sviluppi la Rivoluzione Venezuelana. Né è diversa la destra che vi si oppone.

Ché le lenti di Salvador Allende non si spezzino di nuovo.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Clara Statello]

Autores de amenazas contra el chavismo enfretarán los tribunales

por vtactual.com

Una ola de amenazas se ha desatado por parte de la ultraderecha venezolana dentro y fuera de sus fronteras, en una especie de “cacería de brujas” contra los militantes del Chavismo en varias partes del mundo.

En el transcurso de la última semana las agresiones -terrorismo psicológico y acciones de guerra- han trascendido intensamente al plano internacional.

Diana Carbajal Van De Kerkhof, Fundadora del Comando Hugo Chávez Frías en el Reino de España y miembro de los Movimientos Sociales de Europa en apoyo a la Revolución Bolivariana, otorgó a Venezuela Times una entrevista exclusiva en la que fija posición ante las acciones fascistas articuladas contra los venezolanos en el exterior.

>>>sigue>>>

Napoli 14mag2017: “Attuare la Costituzione, un dovere inderogabile”

INVITO ALLE ORGANIZZAZIONI

Domenica 14 maggio 2017, a Napoli, si svolgerà l’ultima tappa – dopo Roma e Milano – del primo ciclo di assemblee “Attuare la Costituzione, un dovere inderogabile” che Paolo Maddalena, Vice Presidente emerito della Corte Costituzionale, ha promosso insieme alle organizzazioni territoriali.

Con questa lettera la invitiamo ad aderire all’assemblea “Napoli, città per l’attuazione della Costituzione” dedicata alla Costituzione per continuare il lavoro di difesa, che ha portato al successo del No nel referendum costituzionale, ed avviarne concretamente l’attuazione. La campagna referendaria ha visto la partecipazione attiva di milioni di persone, anche giovanissime, lavoratori e lavoratrici, di tanti esponenti sinceramente democratici del mondo accademico – specificamente giuristi e costituzionalisti – ma anche sindaci, amministratori locali, esponenti del mondo sindacale e politico, associazioni, comitati, reti sociali e coordinamenti, diffusi in tutta Italia, che hanno fatto propria la convinzione che l’unico modo per difendere la Costituzione è attuarla.

Siamo convinti che la costruzione del cambiamento del nostro Paese debba avvenire dal territorio, grazie alle realtà di base che si devono organizzare e coordinare, con un percorso di attuazione “dal basso” della Costituzione, garantendo che i principi e i valori in essa contenuti possano porre fine alla supremazia dei poteri forti e della finanza internazionale che oggi agiscono sul territorio nazionale come i veri centri decisionali riducendo il Parlamento ad un mero esecutore di decisioni prese da un gruppo ristretto di persone.

Le rivolgiamo quest’invito nella convinzione che sia necessario dare vita ad una forza popolare che lavori come fronte comune per l’attuazione della Costituzione, una forza non partitica, e senza alcun obiettivo elettorale, che lavori senza soluzione di continuità, qualunque sia il Governo e la rappresentanza parlamentare. Il tradimento del dettato costituzionale ad opera di moltissimi partiti si è tradotto in un’occupazione sistematica delle istituzioni democratiche e di ogni spazio di rappresentanza politica: ecco perché, come afferma Paolo Maddalena ispiratore di questo percorso, “i partiti siamo noi, uomini e donne libere, in libere associazioni”.

È da questa forza popolare che bisogna ripartire per ricostruire il senso di comunità, sia che lo si faccia per difendere il diritto a un lavoro utile e dignitoso, che per promuovere attività sociali e/o solidali o ancora per rivendicare la proprietà collettiva laddove la funzione sociale della proprietà privata sia venuta a mancare.

L’amministrazione comunale di Napoli, con il Sindaco de Magistris, ha aderito patrocinando l’evento.

Il Comitato Promotore fa appello a tutte le Organizzazioni perché possano esprimere adesione all’iniziativa, con la propria testimonianza e contribuendo a promuovere l’evento attraverso la propria rete di contatti.

Restiamo a disposizione per tutti i chiarimenti necessari e per eventuali incontri che lei dovesse ritenere utili e la ringraziamo anticipatamente per la sensibilità e la cortesia, e per tutto ciò che vorrà fare a sostegno dell’iniziativa

Cordiali saluti
Il Comitato Promotore
servizio di segreteria: attuarecostituzione@gmail.com

Solidaridad con Venezuela se hace sentir desde Nápoles

index0

por MPPRE

Italia, 20 de abril de 2017 (MPPRE).-
La solidaridad internacional con Venezuela se hizo sentir desde la tribuna de la Plaza Dante Alighieri, del centro de la ciudad de Nápoles, en el que representantes de los grupos de apoyo a la Revolución Bolivariana expresaron la importancia de denunciar los intentos de golpe de Estado y la guerra mediática contra la Patria de Bolívar.

Giuliano Granato, miembro de la Asociación “Ex-OPG” y Antonio Cipolletta, estudiante de la Universidad “L’Orientale”, miembro de AlbaInformazione recordaron que Venezuela representa uno de los estados más avanzados en materia de poder popular y democracia participativa, así como en la proclamación de derechos para sus ciudadanos, razón por la cuál viene fuertemente atacado.

Fueron importantes las palabras de los representantes del Frente de Liberación Popular de Sri Lanka, a la amplia comunidad srilankese presente.

Los mismos fueron recibidos además en la sede del Consulado General de Venezuela en Nápoles, por la cónsul Amarilis Gutiérrez Graffe quien agradeció la solidaridad hacia Venezuela.

La diplomática explicó los principios de la Diplomacia de Paz venezolana, recordó la vigencia del 207 Aniversario del Grito de Independencia, retomado hoy por los venezolanos durante la marcha del 19 de abril. /Consulado.

Fotogalería:


18033454 1398390903541127 8715831432145027294 n

 

Banda Bassotti: La Brigata Internazionale

da ilbuioinsala.blogspot.it

Sigaro, Picchio, David e Pasquale negli anni ’80, fanno i manovali nei cantieri di Roma. La pausa pranzo è una tribuna politica, un giorno leggono su Il Manifesto: “si formano brigate del lavoro per il Nicaragua”.

Laggiù, il Fronte Sandinista combatte contro la dittatura, c’è la guerra e la guerra distrugge. Così i quattro manovali partono con pala e piccone perché la libertà si può costruire.

Di ritorno a Roma i manovali continuano a fare i manovali, tirano su palchi per i concerti dopo i cortei, è il modo di contribuire alla causa.

Un giorno, i Clash, gli Specials e ritmi latini nel cervello, i manovali salgono sul palco. Così nasce Banda Bassotti.

In quegli anni in Inghilterra c’è la musica della working class.

In Italia c’è la classe operaia che fa Ska–Punk-Oi!

In trent’anni la Banda viaggia dal Giappone al Sud America per sostenere le lotte di 
liberazione e di indipendenza. 

In valigia si accumulano i colori di tante bandiere diverse, ma c’e un simbolo che non manca mai: la falce e martello.

A raccontare questa storia, il 23 ottobre scorso è uscito su Vimeo il documentario Banda Bassotti – La Brigata Internazionale.

Un film musicale e politico che parla a tutti perché, tra tutto il popò di roba che racconta, sa mettere a fuoco una realtà di tutti noi, ovvero la condivisione di valori, passioni ed emozioni: la si chiami banda, fratellanza, comunità, non cambia granchè.

Il regista, classe 1978, è Antonio Di Domenico, gavetta da fotografo e cameraman, poi DOP per documentari e programmi tv, è uno abituato a sbattersi e sudare sul campo; uno che sogna ancora tanto, però. Sono vent’anni che, un ciak dopo l’altro, sta costruendo, letteralmente con le sue mani, il suo sogno di “fare cinema”.

E come la Banda, su quel palco che, per lavoro, passione ed esperienza ha costruito per anni agli altri, ora c’è salito lui.

Ed è così bravo però, che lui, pur alla prima esperienza di regia, nel film scompare.

Antonio, com’è nata l’idea di “Banda Bassotti – La Brigata Internazionale”?

Già negli anni ’90 ero un loro fan. Avevo la cassettina di “Balla e Difendi”, una raccolta in cui c’erano brani di Banda e di altri gruppi dell’underground romano. E’ stata la colonna sonora della mia adolescenza. Poi nel 2013 li ho conosciuti. Stavo seguendo e documentando il tour europeo a sostegno della Revolucion Ciudadana ecuatoriana. In Ecuador era stato finalmente eletto democraticamente un nuovo governo socialista e le associazioni dei migranti si riunivano per sostenerlo. La Banda Bassotti partecipava portando in giro la sua musica e aveva anche scritto un brano per l’Ecuador, “Rumbo al socialismo del siglo XXI”. Mi ha colpito molto vedere quanto fossero attivi in campo internazionale, e mi ha colpito la forza e la trasparenza con cui portavano in giro le loro idee. Così abbiamo parlato e gli ho fatto capire che volevo assolutamente raccontare la storia della Banda Bassotti in un documentario.

E loro come hanno reagito?

All’inizio ne ho parlato con i manager, Luca Fornasier e David Cacchione. Mi sembravano interessati. Però mi hanno detto che dovevano discuterne con gli altri. Mi sono immaginato una scena tipo quella di “Terra e Libertà” di K.Loach, in cui i miliziani e i contadini si riuniscono, dopo aver liberato il villaggio dai Franchisti, per discutere se adottare la proprietà comune delle terre: quaranta, cinquanta persone in uno stanzone, ognuno può prendere la parola, ogni parola ha lo stesso valore. Non si decideranno mai, ho pensato. Invece dopo qualche settimana mi hanno risposto e per fortuna hanno accettato.

Il film è in perfetto equilibrio tra racconto umano, musicale e politico. Anche questo è stato deciso insieme?

L’equilibrio, nel racconto, è una cosa che abbiamo ricercato in modo maniacale al montaggio con Luigi Conte. Abbiamo scomposto e ricomposto la storia diverse volte perché quello che scrivi, in un documentario, non sempre trova una corrispondenza nelle immagini. Questo equilibrio c’è nella vita dei Bassotti, è reale ed è un aspetto affascinante. Si fanno in quattro per sostenere le cause dei compagni in ogni angolo del pianeta. Poi c’è il lavoro. I Bassotti sono operai, contadini, netturbini e la loro musica nasce da queste esperienze. Racconto umano, musicale e politico sono effettivamente inscindibili dal mio punto di vista.

E’ un equilibrio prezioso che consente a “Brigata internazionale” di parlare a e con tutti, anche chi è al di fuori del percorso militante della Banda. La sensazione è che siate stati bravi e pazienti come autori ad arrivare a questo risultato, dove forse non c’era interesse a mettersi in gioco nel lato più privato e famigliare in favore di un discorso politico militante e attualissimo che, invece, di carne al fuoco ne tira fuori parecchia.

-‘Sta moria de polli, ‘sta processione d’abbacchi, rosari de sarsicce! – “Sigaro” descrive così le scene della “braciata”, che personalmente sconsiglio ai non carnivori. In effetti di carne al fuoco c’è n’è tanta. Ma non ti prendo in giro, non sto uscendo fuori tema. Perché è proprio durante il pranzo, al cantiere come nei giorni di festa, che si discute di politica. E per la Banda Bassotti fare politica vuol dire prima di tutto agire in aiuto dei popoli oppressi in qualsiasi parte del mondo essi siano. Nel 1984 fecero il loro primo viaggio internazionalista in Nicaragua arruolandosi nelle brigate del lavoro. Portarono con loro gli attrezzi dal cantiere perché la guerra civile laggiù stava distruggendo ogni cosa e c’era bisogno di ricostruire: scuole, case e anche trincee. Oggi la Banda Bassotti è cresciuta ed è in grado di creare corridoi umanitari e di portare medicine, viveri e beni di prima necessità nelle zone di guerra, oltre alla musica naturalmente!

L’ultima di queste carovane è diretta in Donbass. I compagni della Banda sembrano molto legati a quella regione e attenti a quello che succede.

Nella regione del Donbass, ad est dell’Ucraina, dalla primavera del 2014 è in corso un conflitto armato. Da una parte c’è l’esercito del governo di estrema destra di Kiev, dall’altra ci sono le milizie armate formate dai cittadini del Donbass che sono per lo più operai con una tradizione culturale comunista. Le guerre sono controverse e difficili da capire ma per i Bassotti, da sempre operai sotto il segno della falce e del martello, è stato facile capire da che parte stare. E nell’era cibernetica gli operai non hanno bisogno dei partiti per mettersi in contatto fra loro. Poi, certo, ad andare in una zona di guerra ci vuole del coraggio. Anche se si va con l’intenzione di aiutare la popolazione civile, si può diventare facilmente un bersaglio militare, e anche politico naturalmente.

I Bassotti come “Famiglia” come sono? chi fa parte della “banda”?”

La Banda Bassotti è la dimostrazione che i comunisti non hanno nessuna intenzione di distruggere i valori della famiglia tradizionale. La famiglia dei Bassotti è tradizionale, proletaria, inclusiva e al passo con i tempi. Nella prima scena del documentario c’è proprio questa famiglia, fatta di tanti colori, unita e forte. Non si vedono molto le donne nel documentario ma è solo perché chi in genere va sul palco è meno intimidito dalle telecamere. Donne e uomini nella Banda Bassotti si battono fianco a fianco per le stesse cause. La “banda” che fa la musica esiste per gridare più forte, ma della “banda” fa parte chi ha voglia di lottare, chi non accetta che il capitalismo divori la natura del pianeta terra. Non ci sono esclusioni di alcun genere, neanche di specie o regno! Perché nel brano “No Tav” “Sigaro” canta per le montagne e in “Negli Occhi il Buio”, brano bellissimo a mio avviso, “Picchio” canta gli orrori della vivisezione visti dagli occhi di un cane.  

Come vi siete finanziati il film? Avete un piano per la distribuzione?

Il documentario è stato autoprodotto e autofinanziato dalla Rizoma Film. Ma questo è stato possibile anche grazie alla rete sociale della Banda Bassotti. Prima di tutto quando sei con i compagni dei Bassotti puoi stare sicuro che, dovunque vai, mangi, bevi e dormi. Ma anche tecnicamente siamo stati aiutati. La Video Master digital ci ha offerto i suoi studi per la color correction grazie all’amicizia del colorist, Andrea Faro; Radio Venceremos, grazie alla militanza nelle sue fila di Federico Mariani, da sempre anche membro della Banda, ci ha concesso l’utilizzo delle immagini d’archivio, che sono state preziosissime; il cinema Tibur di Roma ci ha offerto la sala per l’anteprima. E non solo! Ci sono arrivati foto e video da ogni parte del mondo dai compagni che hanno condiviso tante avventure con la Banda Bassotti. Senza questa rete sociale non sarebbe stato possibile ricomporre un mosaico di trent’anni di storia al di fuori dei circuiti convenzionali. Senza questa rete non saremmo riusciti a realizzare il film.

E per la distribuzione sarà lo stesso. Per noi questo tipo di produzioni sono un’esigenza. La storia della Banda Bassotti andava raccontata perché la Banda è nata per “dar voce a chi non ce l’aveva”, come dice Luca Fornasier nel film, e Rizoma Film ha voluto dargli anche un’immagine.

Il documentario è disponibile on demand su Vimeo e da gennaio stiamo cercando di farlo girare in alcune sale italiane grazie ad un accordo con un distributore.

Il 2 dicembre invece ci sarà la prima proiezione pubblica, alle ore 19, a Roma, prima del concerto al CSOA La Strada. Tutte le info si trovano sulla pagina facebook di Rizoma Film o su quella della Banda Bassotti. Quindi per ora siamo tutti responsabili della diffusione di questa storia.

La solidarietà fra i popoli, la giustizia sociale, la lotta per la libertà, sono idee e valori che non basta esprimere su un social network.

Il nostro auspicio è che arrivi al maggior numero di persone possibile perché lo spirito della Banda Bassotti è coinvolgente, al di là delle idee politiche che ognuno di noi può avere.

Napoli 13nov2016: Commemorazione di Rohana Wijeewera all’Ex-OPG

27º ANNIVERSARIO 13 NOVEMBRE 1989: ASSASSINIO DEL  COMPAGNO ROHANA WIJEWEERA, DIRIGENTE E FONDATORE DEL JVP!

Care compagne, cari compagni,

il 13 novembre di 27 anni fa, nel 1989, il fondatore e dirigente del Fronte di Liberazione del Popolo venne ucciso barbaramente dalle forze di polizia dello Sri Lanka. Da due anni il JVP aveva ingaggiato una lotta senza quartiere contro un governo dittatoriale di destra che, appena giunto al potere, aveva abolito la costituzione, soppresso i fondamentali diritti democratici, messo fuori legge la sinistra rivoluzionaria.

Sul piano economico – sociale la destra aveva imboccato la via di un neoliberismo selvaggio fatto di privatizzazioni e di misure antipopolari che svendevano l’economia del paese alle multinazionali e all’imperialismo.

Con l’appoggio della sinistra opportunista la dittatura aveva portato il paese sull’orlo del collasso e all’affamamento delle masse popolari. Assieme alle ingiustizie, crescevano le ricchezze della borghesia compradora.

Stanchi di 10 anni di tirannia capitalista nel 1987 il proletariato e la gioventù dello Sri Lanka iniziano una lotta con scioperi e mobilitazioni. Il governo rispose con lo stato d’emergenza e la persecuzione più feroce.

Ai comunisti non restava che passare alla resistenza armata popolare alla quale il governo rispose con la ferocia, il piombo e gli squadroni della morte. Per due anni lo Sri Lanka è il teatro in cui si affrontano faccia a faccia la controrivoluzione e la rivoluzione di cui il JVP è stata guida indiscussa. Due anni di fuoco in cui persero la vita, vittime del terrore controrivoluzionario quasi 60.000 giovani, operai e contadini.

L’assassinio a sangue freddo del massimo dirigente del JVP Rohana Wijeweera, il 13 novembre 1989, fu l’atto conclusivo dello sterminio reazionario.

A 27 anni di distanza noi invitiamo tutti comunisti e gli antimperialisti a commemorare Rohana Wijeweera, i martiri del JVP e tutti i proletari caduti in combattimento.

Siete pertanto caldamente invitati a partecipare alla commemorazione degli eroi di novembre, che si terrà

DOMENICA 13 NOVEMBRE 2016 ORE 10,00

presso l’Ex-Opg, in Via Matteo Renato Imbriani, 218, Napoli

 Con i più calorosi e fraterni saluti

Il Comitato del J.V.P. a Napoli

31 Ottobre 2016

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al fascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Planetasperger

sindrome de asperger u otros WordPress.com weblog

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

www.logicaecologica.es/

Noticias saludables

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: