Oliver Stone: «Il giornalismo mondiale ha fallito»

da Yvke Mundial/Correo del Orinoco

7feb2017.- Oliver Stone è convinto che i responsabili della circolazione di tante notizie false nel mondo non sono i canali alternativi ma piuttosto i media più prestigiosi.

Presentando il documentario Ucraina on fire che ha prodotto e che racconta la “rivoluzione” Ucraina del 2014, Stone ha voluto portare il suo punto di vista secondo il quale i generatori delle fake news sono soprattutto i canali di stampa tradizionali. 

La “rivoluzione” Ucraina, la cui responsabilità è stata attribuita alla Russia di Vladimir Putin, è stata invece elaborata e finanziata dagli Stati Uniti per far ricadere la responsabilità sulla Russia e giustificare ancora l’esistenza della Nato. 

Stone ha inoltre definito ridicola la teoria secondo la quale Donald Trump sarebbe stato eletto grazie alle interferenze di Vladimir Putin. 

Il documentario è stato presentato durante la prima edizione di “Filming on Italy” un evento di promozione dell’Italia come set cinematografico organizzato a Los Angeles. Il regista e l’Ucraino Igor Lopatonok. Stone lo ha prodotto e ha intervistato i protagonisti del caso: Vladimir Putin e Victor Yanukovich, ex presidente ucraino deposto dopo che si è fatta passare quella ucraina, come una rivoluzione partita dal basso ma, secondo la versione del documentario, è stato invece un autentico colpo di Stato che ha goduto del finanziamento degli Stati Uniti. 

Gli Stati Uniti hanno un ruolo enorme ed una grande responsabilità e lo continuano a negare. Lo ha affermato il regista vincitore dell’Oscar per “Platoon” e “Nato il 4 luglio”, tra gli altri. Stone ha affermato che: “è una situazione dolorosa per la gente Ucraina. Quella che raccontiamo non è la narrazione ufficiale ma invece quello che è realmente successo. Non lo vedranno nei media statunitensi ma troveremo il modo di diffondere il nostro documentario anche se fosse attraverso YouTube”.

Stone ha criticato duramente il giornalismo statunitense responsabilizzandolo per aver accettato la versione del governo senza fare alcuna ricerca, senza andare a fondo. “Che fine ha fatto il giornalismo degli anni ’60, quello che ha portato alla luce lo scandalo del Watergate e ha mostrato la vera faccia della guerra del Vietnam?”, si chiede Stone, “Ad un certo punto la stampa ha smesso di avere senso critico. La sua funzione dovrebbe essere quella di analizzare le teorie delle fonti ufficiali e criticarle ma già non lo sta più facendo, e questo documentario mostra chiaramente il suo fallimento”. 

Il New York Times, il Washington Post e altre prestigiose testate statunitensi non stanno più svolgendo il ruolo di un tempo, ossia il loro lavoro, ha denunciato il regista Stone, anche commentato l’elezione di Trump alla Casa Bianca, e ha definito ridicole le teorie secondo le quali lo stesso Trump, abbia vinto grazie all’ingerenza russa. 

“Sono gli Stati Uniti ad avere una lunga tradizione di ingerenza nella politica degli altri Paesi, non la Russia”, ha ricordato.

[…]

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

Napoli 8dic2016: La Voce Dei Martiri Di Odessa

di Movimento Internazionale Antifascista

Silenzi, violenze e paure, sono le uniche verità dopo che un gruppo di manifestanti filo-russi, disarmati e ignari è stato costretto a rifugiarsi nel Palazzo dei Sindacati, il 2 maggio 2014, per colpa di squadristi che avevano circondato il palazzo e lo avevano incendiato con un fitto lancio di bombe molotov. I più fortunati sono arsi vivi o sono rimasti uccisi soffocati dal fumo o schiantati al suolo nel disperato tentativo di sfuggire alle fiamme lanciandosi dalla finestra. Ai meno fortunati è capitato il linciaggio, fino alla morte, o la terribile sopravvivenza. Ed è di quest’ultimi che ci occuperemo.

“La sede del sindacato è stata data alle fiamme. Le persone sono morte nell’incendio. Gli scontri sono violentissimi” ecco cosa recita un sms di un inviato sul posto. Eppure, di fronte alle prove schiaccianti dei video e delle testimonianze unanimi, quando ormai tutto il mondo riconosceva la matrice della strage, anche la stampa italiana ha corretto il tiro. E qui il fenomeno si fa curioso. Quasi come da manuale, viene messa in atto quella manipolazione delle notizie che gli studiosi hanno riconosciuto nel triplice processo di agenda-setting, priming e framing. Praticamente un silenzio dei colpevoli.

Nietzsche diceva che non esistono i fatti ma solo le interpretazioni. Talvolta la stampa italiana appare sbadata nel raccogliere e fornire notizia dei fatti; ma è sempre pronta e creativamente incoerente quando si tratta di interpretarli al posto dei lettori.

Govedì 8 dicembre alle ore 16.00, presso il sindacato USB, Via Carriera Grande, 32, 80139 Napoli, si darà voce ai sopravvissuti e alla verità il suo degno spazio. Affinché il mondo sappia che cosa si vive in quella parte d’Europa. Daremo voce ai sopravvissuti. Perché non possiamo dimenticare, il popolo ascolterà la voce di chi ha le mani bruciate dal rogo e l’anima distrutta dal ricordo di una manifestazione che si è trasformata in una tragedia mondiale.

Konstantin Nemanijc

Roma 10dic2016: Odessa non dimentica!

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(VIDEO) Novorossia: Intervista a Diana Volkova

di Danilo Della Valle

Lugansk, città martoriata dalle bombe e dai combattimenti casa per casa, cerca di ripartire e ricostruire ciò che è stato distrutto dalla guerra. All’orizzonte ci sono le elezioni che si incastrano in un momento in cui, si dice, il clima potrebbe tornare ad esser pesante. Proprio di poche ore fa è la notizia dell’attentato al Presidente della Repubblica Popolare di Lugansk, Igor Plotnitsky, rimasto ferito da un ordigno che ha fatto saltare in aria la sua auto. La città che portava il nome del generale sovietico Vorosilov e che oggi è la capitale dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk si prepara ad affrontare i prossimi mesi che saranno decisivi per le sorti del Donbass con consapevolezza e forza di volontà.

Ne abbiamo parlato con Diana Volkova, Presidente dell’Associazione “Lugansk città russa”, che allo scoppio della guerra ha lasciato la propria abitazione in Italia per tornare in Donbass, dalla sua gente, per partecipare attivamente alla costruzione della neonata Repubblica.

Ciao Diana, innanzitutto raccontaci la tua storia. Allo scoppio della guerra sei tornata in Patria, a Lugansk. Cosa ti ha spinto a prendere questa decisione?

Allo scoppio della guerra abitavo in Italia, studiavo in un liceo. Ogni sera però, quando tornavo a casa, sentivo le notizie sul Donbass. La preoccupazione per la mia gente andava via via aumentando con il passare del tempo, quando i bombardamenti erano sempre più frequenti e cruenti, quando cominciavano a morire molti dei nostri uomini che volevano difendere la propria terra. Per questa sofferenza, per la mia casa ed i mie affetti, ho pensato di tornare lì dove sono nata, a Lugansk. Volevo fare anch’io qualcosa per il nostro territorio con la speranza che tutto si sarebbe risolto con il tempo.

Che situazione hai trovato a Lugansk?

Quando sono arrivata a Lugansk, si sentivano ancora gli spari in lontananza, benché i bombardamenti fossero finiti. La prima cosa che mi è balzata agli occhi è stata la quantità di case distrutte dalle bombe e dai combattimenti. C’era disperazione e dolore tra la popolazione.

Oggi tu sei a capo del movimento giovanile “Lugansk città Russa” che fa parte dell’Associazione giovanile di Lugansk. Raccontaci come è nata questa associazione e quali obiettivi essa si prefigge?

Sì, esattamente, sono tra i fondatori del movimento giovanile “Lugansk città russa” che fa parte dell’Associazione giovanile di Lugansk. I presidenti di quest’organizzazione, nel gennaio del 2015, hanno pensato di riunire tutti i ragazzi giovani che condividevano pensieri ed idee nell’Associazione giovanile di Lugansk. Anzitutto quest’organizzazione ha lo scopo di unire i giovani e sviluppare in loro il patriottismo verso la propria terra natia, aiutare loro a sviluppare idee, proposte creative ed a realizzare progetti in diversi campi.

Attualmente i media principali sembrano aver dimenticato il Donbass facendo credere che si viva una tregua permanente dopo gli accordi di Minsk. È esattamente così oppure si continua a sparare?

Purtroppo la situazione non è cambiata molto, si continua a sparare anche nel territorio di Lugansk. Gli accordi di Minsk non sono del tutto rispettati.

Qual è attualmente la situazione umanitaria nel territorio di Lugansk?

Posso affermare che ora la situazione è sensibilmente migliorata rispetto a quando è scoppiata la guerra. Nella popolazione si avverte la voglia di ricominciare, ognuno fa qualcosa per lo sviluppo della città. La gente sta ritrovando la forza per ripartire e si sta sviluppando inoltre un grande senso della Patria. Soprattutto in noi giovani, posso dire che siamo la vera forza motrice di questa neonata Repubblica.

In Ucraina Occidentale invece, dopo il Maidan, molte cose sono cambiate. Cosa pensi riguardo quello che accade lì?

La gente in Ucraina Occidentale sta cominciando a capire ciò che sta succedendo nel Paese. I prezzi dei prodotti di prima necessita aumentano di giorno in giorno, gli stipendi e le pensioni sono sempre più bassi, ormai è davvero impossibile vivere in lì, non ci sono più le condizioni minime e la situazione è insostenibile.

Prossimamente ci saranno le elezioni in Donbass, come si avvia il popolo novorusso ad affrontare questo importante avvenimento? Come immagini il futuro prossimo per il Donbass?

Il popolo novorusso vuole esser innanzitutto libero, principalmente per questo le prossime elezioni saranno un banco di prova importantissimo per la nostra nascente Patria. Dal mio punto di vista, invece, mi piacerebbe vedere il Donbass parte della Federazione Russa. Non voglio che il nostro territorio torni a far parte dell’Ucraina dopo tutta la sofferenza ed il dolore che ci ha causato.

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(VIDEO) Festa di Riscossa Popolare con il Venezuela che resiste!

di P-Carc

Venerdì, 29 luglio 2016, presso la Festa Nazionale della Riscossa Popolare si è tenuto il dibattito copromosso dal Partito dei CARC ed il Consolato della Repubblica Bolivariana del Venezuela di Napoli. “Con il Venezuela che resiste! Contro le guerre imperialiste! Combattiamo il nemico in casa Nostra!”. Nel corso dell’iniziativa la Console Amarilis Gutiérrez Graffe ha illustrato le manovre golpiste condotte dagli imperialisti in Venezuela e la necessità di rafforzare la solidarietà internazionale. Il dibattito ha unito la riflessione sulla situazione attuale, e il che fare qui ed ora nel nostro Paese per avanzare verso l’instaurazione del socialismo, coscienti che la forma più alta di solidarietà con i popoli in lotta contro l’imperialismo è spezzare la catena qui nel nostro Paese.

Al dibattito ha contribuito anche Giorgio Cremaschi per la piattaforma sociale EuroStop, il quale ha riconosciuto l’impossibilità di terze vie e la necessità di costruire un fronte di resistenza popolare per difendere i diritti, per constrastare le politiche degli imperialisti USA e francotedeschi ed avanzare verso il socialismo, l’unica alternativa possibile. La mobilitazione contro la Riforma Costituzionale deve essere un terreno per la costruzione di questo fronte. Inoltre sono intervenuti anche rappresentanti del Donbass e dell’Ucraina e Patrick Boylan del Comitato NO war No NATO di “Cittadini USA contro la guerra”.
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Caracas ChiAma: Roma risponde!
Verso il V Incontro Italiano di Solidarietà con la
Rivoluzione Bolivariana
Roma, 28-29-30 Ottobre 2016
 
Hacia el V Encuentro Italiano de Solidaridad con la 
Revolución Bolivariana
Roma, 28-29-30 de Octubre de 2016 

caracaschiama.noblogs.org

Appello agli antifascisti: No alla messa al bando del PC Ucraino!

di CUA – Coordinamento Ucraina Antifascista 

APPELLO AGLI ANTIFASCISTI:
NO ALLA MESSA AL BANDO DELLE ORGANIZZAZIONI COMUNISTE UCRAINE! NO AL GOVERNO NAZIFASCISTA DI KIEV!

La corte di Kiev, lo scorso 17 dicembre, ha messo definitivamente al bando il Partito Comunista d’Ucraina (KPU) ed i suoi simboli, interdicendone l’attività politica, per “incitamento all’odio etnico” ed all’“usurpazione dei diritti umani e delle libertà”. Queste accuse demenziali non farebbero che sorridere, se non costituissero il tragico capovolgimento della realtà: da due anni esatti, infatti, sono le forze filoeuropeiste “rivoluzionarie”, attualmente al governo, a tenere sotto il tallone di ferro il popolo ucraino, affamandolo e privandolo dei diritti sociali dietro i diktat del Fmi, a perseguitare gli oppositori politici, i giornalisti, i russofoni e i semplici cittadini sospettati di essere “nemici della nazione”. Questo governo di oligarchi e nazisti riesce a governare soltanto alimentando l’odio antirusso e conducendo una guerra fratricida contro il popolo del Donbass.

Nonostante la stampa nostrana abbia fatto di tutto per far passare un golpe reazionario come “rivoluzione democratica dei giovani per la libertà”, la natura nazista dei “ribelli” di piazza Maidan non ha tardato a rivelarsi: abbiamo visto paramilitari col viso coperto abbattere le statue di Lenin, il partito Svoboda sfilare per le strade d’Ucraina con il ritratto del nazista Stepan Bandera, dirigenti del KPU perseguitati, roghi di libri, sedi di partito bruciate, linciaggi di piazza, sequestri di giornalisti, seviziati e poi uccisi. I pogrom di Odessa e Mariupol ed i bombardamenti col fosforo bianco sugli abitanti inermi di Slaviansk, Lugansk e Donetsk, sono stati il preludio dell’aggressione di Kiev che sinora ha mietuto più di 8000 vittime. Il popolo operaio e antifascista del Donbass resiste nuovamente alla peste bruna, resuscitata dall’imperialismo Usa e Ue, che ha giocato un ruolo determinante nella destabilizzazione dell’Ucraina, dando sostegno politico, finanziario e mediatico ai golpisti.

La messa al bando del Partito Comunista è dunque l’atto finale di una persecuzione politica. Autorizza la repressione di qualsiasi opposizione al governo di Kiev. Allontana sempre più dalla democrazia, dal rispetto dei diritti umani, dalla tolleranza e dalla libertà. Sinora la propaganda della stampa, organica agli interessi imperialisti, ha mostrato una realtà capovolta in cui i nazisti erano i ribelli democratici e le vittime delle persecuzioni i “burattini” nelle mani del “dittatore Putin”. Una certa sinistra italiana, condizionata da questa propaganda, dinnanzi alla repressione, alla guerra e ai crimini di un imperialismo che resuscita la canaglia nazista, è rimasta in silenzio perché “dall’altro lato c’è Putin”, perché in Donbass ci sarebbero delle fantomatiche formazioni fasciste. Ma adesso, dinnanzi alla definitiva messa al bando del KPU ad opera di forze naziste, non ci sono più scuse per non prendere posizione!

Il KPU è una forza democratica e garante della democrazia Ucraina, una forza progressista che rappresenta i lavoratori, una forza erede di quei partigiani che durante la grande guerra patriottica hanno respinto la quinta colonna banderista, quelle SS criminali e genocide assurte ad eroi nazionali dal governo di Kiev. Il KPU e le altre forze comuniste, costituiscono l’unica resistenza alla junta neonazista e all’aggressione imperialista.
In quanto comunisti, quindi progressisti, antifascisti e antimperialisti, riteniamo un pericoloso atto di repressione la messa al bando del KPU e dei nostri simboli. Riteniamo inaccettabile che le forze che si dicono progressiste rimangano in silenzio: non si può più stare a guardare, o antifascisti o con i fascisti di Kiev!

Solidarietà ai compagni di Ucraina e a tutte le forze progressiste perseguitate dal regime di Kiev! Solidarietà al popolo del Donbass, ai minatori, operai e antifascisti che resistono all’aggressione nazista! NO PASARAN!

Coordinamento Ucraina Antifascista
Comitato Catanese di Solidarietà con l’Ucraina Antifascista
Banda Bassotti
Banda POPolare dell’Emilia Rossa
Carovana Antifascista
Comitato Ucraina Antifascista Bologna
Comitato No Guerra No Nato Milano
Comitato Contro la Guerra Milano
Comitato Donbass Antinazista Roma
Noi Saremo Tutto
Fronte Popolare
Movimento Internazionale Antifascista
Libreria Aurora Spoleto
Collettivo Arditi del Popolo Civitavecchia
Culletivo s’Idea Libera
Area Globale
Fronte Antimperialista
Comitato Veronese di Solidarietà con l’Ucraina Antifascista
Collettivo Stella Rossa Nord Est
Collettivo Padovano di Solidarietà con l’Ucraina Antifascista
Assemblea Antifascista Bassano del Grappa
Associazione per la Ricostruzione del Partito Comunista – Palermo
Patria Socialista
Partito Comunista
Marx21.it
Partito della Rifondazione Comunista
Rete dei Comunisti
Partito Comunista (Svizzera)
Collettivo Comunista Veneto Orientale
La Casa Rossa
Scintilla Milano
Comitato Ucraina Antifascista Milano
P38 punk
Premio Goebbels per la Disinformazione
Manlio Dinucci, Comitato No Guerra No Nato

per aderire: ucrainantifascista@yandex.com

(VIDEO) Ricordando Odessa

Napoli 8mag2016: Il “Reggimento degli Immortali” scende in piazza

di Movimento delle Donne Ucraine Antifasciste di Napoli

In occasione della Giornata della Vittoria sui fascisti, il Movimento delle Donne Ucraine Antifasciste di Napoli propone una camminata commemorativa come avviene in diverse città del mondo.


Proponiamo di costituire il “Reggimento Immortale”. Così è chiamata un’azione civile su larga scala in memoria dei veterani della Seconda Guerra Mondiale, dei lavoratori delle retrovie e dei prigionieri dei campi di concentramento. Il giorno scelto per la marcia del “Reggimento degli Immortali” è la Giornata della Vittoria Sovietica sulla Germania nazista, il 9 maggio.

A Napoli lo terremo però domenica 8 maggio 2016 a Piazza Vittoria, appuntamento alle ore 10,00

Per saperne di più: ogni invitato può portare la foto o oggetti ricordo del parente che è stato coinvolto nella Seconda Guerra Mondiale, partigiani, soldati, vittime del nazi-fascismo. Per costituire un Reggimento che non muore mai.

Ucraina: muore Igor Astakhof prigioniero politico antifascista

Ucraina: gli antifascisti “uccisi” dal carceredi Enrico Vigna

28 aprile 2016.- Igor Astakhov, prigioniero politico e attivista antifascista di Odessa, è morto in carcere, ucciso dalla mancanza di cure delle autorità ucraine.                  

Nella tarda serata del 23 aprile 2016 è morto nel carcere di Odessa il prigioniero politico Igor Astakhov, ucciso dalla illegalità e dalla mancanza di cure, oltreché per le torture e violenze subite in detenzione. Il cuore malato dell’uomo si è fermato. Era il giorno del suo compleanno.

Il regime di Kiev ha comunicato che “è morto per insufficienza cardiaca“.

Igor Astakhov era nato 48 anni fa, era stato arrestato il 20 gennaio 2015, accusato per i fatti del 2 maggio ad Odessa; era stato accusato per il sospetto coinvolgimento nell’uccisione di un noto esponente neonazista dei Battaglioni ATO, Yanu Shishman, e delle sue due guardie del corpo.                                                                                           
Secondo le informazioni disponibili e i documenti video e fotografici, Shishman era uno dei capi dell’assalto neonazista alla Casa del Sindacati, dove il 2 maggio furono assassinate 48 persone e oltre 200 rimasero mutilate e ferite; questi era uno di quelli che lanciarono le molotov alla Casa dei Sindacati a Odessa il 2 maggio, e che avevano personalmente bruciato persone lì rifugiate.

Astakhov era stato accusato sulla base del codice penale ucraino, dell’articolo 115 parte 2: uccisione di diverse persone; dell’articolo 263 parte 1: possesso illegale di armi e dell’articolo 294: parte 2, partecipazione a disordini di massa il 2 maggio. Egli fin dall’inizio era stato membro attivo delle milizie di autodifesa popolare contro i nazisti di Odessa e contro il golpe di EuroMaidan. Un vero patriota ucraino antifascista, come si definiva.

Il suo avvocato in questi sedici mesi ha denunciato e documentato le orribili torture e violenze a cui è stato sottoposto, non solo all’inizio della detenzione, ma anche pochi mesi fa.                                                         

Astakhov a partire dal primo giorno della sua detenzione è stato sottoposto a torture terribili. Ogni giorno è stato sottoposto a metodi illegali di interrogatorio. E ‘stato picchiato, torturato con scosse elettriche, unghie strappate, dita schiacciate, costole rotte, chiedendogli di ammettere le accuse e deporre contro i suoi compagni. Igor aveva una valvola artificiale nel cuore e dopo le torture stava sempre peggio, di recente aveva avuto un attacco di cuore e la richiesta di chiamare un medico non aveva avuto risposta“, ha denunciato il suo avvocato. 

Persino la sua famiglia poteva incontrarlo solo saltuariamente e solo a molti mesi dal suo arresto. 

Anche le continue richieste di maggiori cure e assistenza sono state negate, tutte cadute in un letale silenzio. Tutto Invano. Attese, rinvii e tutto è rimaso in attesa, mese dopo mese, anno dopo anno. Hanno aspettato e sperato: ma la Giunta di Kiev è sorda ai diritti umani ed alla legalità internazionale.

I suoi avvocati hanno anche coinvolto le parti che partecipano agli “Accordi di Minsk”, Ucraina, Russia, Bielorussia, L/DNR, UE, fornendo le documentazioni relative alle bestiali violenze e torture a cui era sottoposto e chiedendo che fosse incluso negli scambi di prigionieri di guerra tra le parti.

Igor Astakhov non tornerà più, né dalla sua famiglia, né tra il suo popolo, in nome del quale ha donato la vita. Uomo buono, altruista, che secondo le testimonianze degli altri prigionieri usciti dal carcere, anche nel buio delle segrete del regime di Kiev riusciva a contribuire a mantenere alto il morale dei prigionieri politici e di guerra.

Ad Memoriam Igor Astakhov!

 

“Da sotto la copertura delle tenebre della notte

Dal buco nero dei terribili tormenti

Ringrazio tutti gli dèi

Per il mio spirito inviolato.

Ed io, caduto nella morsa della disgrazia

Non ho tremato e non ho gemuto

E sotto i colpi del destino

Sono stato ferito, ma non sono caduto.

Passa un sentiero tra il male e le lacrime

Anche se la strada da fare non è chiara

Di difficoltà e disgrazie

Io, come prima, non ho paura.

Non importa che la porta è stretta

Il pericolo non mi spaventa

Io sono padrone del mio destino

Io sono capitano della mia anima”

Igor Astakhov

 

“E  sorridendomi mi spezzavano le ali

La mia voce rauca a volte sembrava un ululato.

Io diventavo muto dal dolore e dalla fiacchezza

E solo sussurravo: Grazie che sono vivo”

Igor Astakhov

“IN MEMORIA DI IGOR ASTAKHOV ucciso nel carcere di ODESSA il 23 aprile 2016 giorno del suo ultimo compleanno”                          

– di Sergey Barkovskii
Volontariamente ho messo la testa sul ceppo,
Non aspettare!, No, no, io voglio metterla !
Io, combattente antifascista Igor Astakhov,
Io disprezzo le autorità di Kiev,
Forza, cattiveria, meschinità, l’inganno
regnano in Ucraina!

“Così ho deciso: non starò in silenzio!
Ma la mia lotta non sarà un mistero.
Ho combattuto per la libertà, con volontà,
Ho cercato di spazzare tutto lo sporco.
E il giorno della battaglia di Kulikovo
Ho camminato eretto  e apertamente!
C’erano canaglie
Con tante forze,
La povertà morale galoppa furiosamente.
Negli ultimi due anni, questi idioti
Volevano insegnami ad “amare la patria!”
Sono in carcere sotto tortura, ma non mi arrendo,
Nessuno che ha donato agli altri, può angosciarsi per la sua lotta.
Pur in un orrore misterioso, non mi spezzano,
E io continuo a combattere fino alla morte!
E ora, in piedi sul bordo della tomba,
Alla fine dei miei giorni di vita,
Chiedo a Dio di dare ancora più forza
No, non a me, ma alla mia Patria!
L’oscurità scomparirà. Nella nostra casa la luce vincerà!

Tornerà il paese in cui regna la felicità.
Per i nazisti sarà finita
Allora l’Ucraina rinascerà!”

 

 

Esprimendo le nostre condoglianze alla famiglia, agli amici, ai suoi compagni di lotta, riteniamo che la cosa più importante da fare è mantenere vivo il suo ricordo con un impegno attento alla sorte degli altri prigionieri politici e di guerra, contro l’illegalità della Giunta Ucraina di Kiev, con la convinzione che:

 NULLA E’ DIMENTICATO. NESSUNO DIMENTICA!

Napoli 2mag2016: ricordiamo i martiri di Odessa

di Comunità Ucraina Antifascista

lunedì 2 maggio – dalle 17 – Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo

– “Accendi la candela della memoria…”

Mostra fotografica e commemorazione dedicata alla strage di Odessa, organizzata con la comunità ucraina antifascista!


– Aperitivo

– Proiezione di NAPOLI – ATALANTA e braciata!

Il 2 maggio 2014 gli squadroni di Pravy Sektor e Svoboda, le principali organizzazioni naziste in Ucraina attaccano alcuni gruppi di oppositori al governo di Kiev che avevano allestito tende e gazebo per chiedere la federalizzazione dell’Ucraina, il riconoscimento della lingua russa e per protestare contro il colpo di stato con cui, nel febbraio precedente, era stato deposto il legittimo presidente Viktor Janukovič. I manifestanti si rifugiano dentro la Casa dei Sindacati, che viene circondata dal folto gruppo di neonazisti. A questo punto entrano in azione veri e propri gruppi paramilitari, che bloccano l’ingresso del palazzo e iniziano a incendiarlo con un fitto lancio di bottiglie molotov. Oltre 100 morti, tantissimi arsi vivi, con la piena complicità mediatiche e politiche delle Istituzioni Internazionali e dei Governi Occidentali – che hanno fatto di tutto nei giorni immediatamente successivi per insabbiare l’accaduto e nasconderne i responsabili.

http://ilmanifesto.info/a-odessa-si-ricorda-la-strage-neonazista/

http://www.carmillaonline.com/2015/05/05/dossier-odessa/
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Je so’ pazzo è un ex-opg (ospedale psichiatrico giudiziario) occupato nel marzo 2015 da un gruppo di studenti, lavoratori, disoccupati, per sottrarlo all’abbandono e per restituirlo alla città, per ricostruire la memoria di questo luogo terribile di esclusione e tortura, e lanciare percorsi di mobilitazione a partire dalle nostre concrete esigenze: dal lavoro al territorio, dalle scuole alle università, dalla casa alla sanità.

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Come arrivarci?
– Metro Linea 1: Fermata Materdei
(5 minuti a piedi verso Salita San Raffaele)
– Dal centro storico (15 minuti a piedi):
arrivare al museo nazionale e salire via Salvator Rosa,
all’incrocio con via Imbriani ci trovate sulla destra.

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Ex Opg Occupato – Je so’ pazzo
pagina facebook: https://www.facebook.com/exopgjesopazzo
sito web: http://jesopazzo.org/
twitter: https://twitter.com/ExOpgJesopazzo

Appello: no al governo nazifascista di Kiev!

di Comitato Catanese di Solidarietà con l’Ucraina Antifascista

La corte di Kiev, lo scorso 17 dicembre, ha messo definitivamente al bando il Partito Comunista d’Ucraina (KPU) ed i suoi simboli, interdicendone l’attività politica, per “incitamento all’odio etnico” ed all’“usurpazione dei diritti umani e delle libertà”. Queste accuse demenziali non farebbero che sorridere, se non costituissero il tragico capovolgimento della realtà: da due anni esatti, infatti, sono le forze filoeuropeiste “rivoluzionarie”, attualmente al governo, a tenere sotto il tallone di ferro il popolo ucraino, affamandolo e privandolo dei diritti sociali dietro i diktat del Fmi, a perseguitare gli oppositori politici, i giornalisti, i russofoni e i semplici cittadini sospettati di essere “nemici della nazione”. Questo governo di oligarchi e nazisti riesce a governare soltanto alimentando l’odio antirusso e conducendo una guerra fratricida contro il popolo del Donbass.

Nonostante la stampa nostrana abbia fatto di tutto per far passare un golpe reazionario come “rivoluzione democratica dei giovani per la libertà”, la natura nazista dei “ribelli” di piazza Maidan non ha tardato a rivelarsi: abbiamo visto paramilitari col viso coperto abbattere le statue di Lenin, il partito Svoboda sfilare per le strade d’Ucraina con il ritratto del nazista Stepan Bandera, dirigenti del KPU perseguitati, roghi di libri, sedi di partito bruciate, linciaggi di piazza, sequestri di giornalisti, seviziati e poi uccisi. I pogrom di Odessa e Mariupol ed i bombardamenti col fosforo bianco sugli abitanti inermi di Slaviansk, Lugansk e Donetsk, sono stati il preludio dell’aggressione di Kiev che sinora ha mietuto più di 8000 vittime. Il popolo operaio e antifascista del Donbass resiste nuovamente alla peste bruna, resuscitata dall’imperialismo Usa e Ue, che ha giocato un ruolo determinante nella destabilizzazione dell’Ucraina, dando sostegno politico, finanziario e mediatico ai golpisti.

La messa al bando del Partito Comunista è dunque l’atto finale di una persecuzione politica. Autorizza la repressione di qualsiasi opposizione al governo di Kiev. Allontana sempre più dalla democrazia, dal rispetto dei diritti umani, dalla tolleranza e dalla libertà. Sinora la propaganda della stampa, organica agli interessi imperialisti, ha mostrato una realtà capovolta in cui i nazisti erano i ribelli democratici e le vittime delle persecuzioni i “burattini” nelle mani del “dittatore Putin”. Una certa sinistra italiana, condizionata da questa propaganda, dinnanzi alla repressione, alla guerra e ai crimini di un imperialismo che resuscita la canaglia nazista, è rimasta in silenzio perché “dall’altro lato c’è Putin”, perché in Donbass ci sarebbero delle fantomatiche formazioni fasciste. Ma adesso, dinnanzi alla definitiva messa al bando del KPU ad opera di forze naziste, non ci sono più scuse per non prendere posizione!

Il KPU è una forza democratica e garante della democrazia Ucraina, una forza progressista che rappresenta i lavoratori, una forza erede di quei partigiani che durante la grande guerra patriottica hanno respinto la quinta colonna banderista, quelle SS criminali e genocide assurte ad eroi nazionali dal governo di Kiev. Il KPU e le altre forze comuniste, costituiscono l’unica resistenza alla junta neonazista e all’aggressione imperialista.
In quanto comunisti, quindi progressisti, antifascisti e antimperialisti, riteniamo un pericoloso atto di repressione la messa al bando del KPU e dei nostri simboli. Riteniamo inaccettabile che le forze che si dicono progressiste rimangano in silenzio: non si può più stare a guardare, o antifascisti o con i fascisti di Kiev!

Solidarietà ai compagni di Ucraina e a tutte le forze progressiste perseguitate dal regime di Kiev! Solidarietà al popolo del Donbass, ai minatori, operai e antifascisti che resistono all’aggressione nazista! NO PASARAN!

Comitato Catanese di Solidarietà con l’Ucraina Antifascista
Banda Bassotti
Carovana Antifascista
Comitato Ucraina Antifascista Bologna
Comitato No Guerra No Nato Milano
Comitato Donbass Antinazista Roma
Noi Saremo Tutto
Fronte Popolare
Associazione per la Ricostruzione del Partito Comunista – Palermo

per aderire: ucrainantifascista.ct@gmail.com

Esercitazioni Nato in Ucraina, infranta la tregua

Treno cargo di carri armati ucraini alla stazione di Jerson

di Clara Statello

Markov: Abbiamo l’impressione che il cessate il fuoco non sia redditizio per Kiev. Intanto l’Unicef  denuncia: quasi 700.000 bambini residenti in Novorossya rischiano crisi umanitaria all’approssimarsi dell’inverno.

 

Il 19 novembre., mentre il paese sprofonda nel baratro, il primo ministro Yatseniuk presenta nel piano di bilancio statale per il 2016 un aumento delle spese per la difesa e la sicurezza nazionale.

Il ministro della difesa delle DPR ritiene che queste spese rivelino l’intenzione di continuare e intensificare la guerra in Donbass: “Il piano di Kiev di finanziamento delle Forze Armate Ucraine per il prossimo anno è volto solamente ad una escalation del conflitto in Donbass. La leadership di Kiev beneficia di questa guerra”.

Nonostante la tregua imposta da Minsk 2, la guerra difatto non si è mai fermata. “Ufficialmente c’è il cessate il fuoco” dichiara a Voxkomm Alexei “Dobry”Markov, comandante della Brigata comunista Prizrak, di stanza a Alchevsk “ma la guerra è soltanto entrata nella fase delle tattiche sovversive. L’esercito ucraino mina tutte le strade che portano alle nostre posizioni. I cecchini sparano. Non c’è una vera e propria guerra, non c’è una vera e propria pace, ma entrambe le parti si stanno preparando per una continuazione della guerra”.

Nelle ultime settimane, infatti la situazione sembra peggiorare, dando conferma all’ipotesi di escalation del conflitto. Solo nella zona di Donetsk, l’agenzia DNInews riporta di 12 violazioni del cessate il fuoco. 46 missili 122mm di calibro, e più di 40 mortai dello stesso calibro sono stati lanciati in un solo giorno. Bersagliati anche obiettivi civili. Riporta Sputnik Italia che la notte del 14 novembre carri armati bombardavano il villaggio di Spartak, nei dintorni di Yasinovatsk nella DPR. “La notte ci sparavano contro, la gente è stata costretta a trovare riparo nei rifugi delle proprie case” riferiscono gli abitanti del villaggio. Lunedì scorso invece sono ripresi i bombardamenti sull’aeroporto di Donetsk “l’esercito ucraino ha aperto il fuoco sull’aeroporto verso le 20.30” riporta l’agenzia russa Tass “durante la notte sono state sparate 42 mine di calibro 82 e 120mm”.

Le autorità della DPR denunciano inoltre la concentrazione di soldati e armi dell’esercito ucraino, attorno alla propria area: più di 60 carri armati e mezzi pesanti, con unità e munizioni, si sono approssimate nelle aree di Dyleyvka, Zamozhnoe, Novobahmutovka.

Dinnanzi a queste provocazioni il vice comandante delle milizie popolari della DPR Basurin ha chiesto l’intervento dell’Ocse e delle ONG per i diritti umani, per fermare gli atteggiamenti aggressivi e affrontare la crisi umanitaria dovuta alla carenza di acqua e all’approssimarsi del freddo, che potrebbe coinvolgere quasi 700mila bambini residenti nella zona del conflitto, come denuncia l’Unicef.

Anche la zona di Lugansk è esposta a provocazioni simili. Nelle scorse settimane i carri armati ucraini si sono appostati sulla linea del fronte. La città di Donetskiy, dove si trova il quartier generale della Prizrak, è stata bombardata, riferisce Markov aggiungendo “abbiamo l’impressione che il cessate il fuoco non sia redditizio per Kiev”.

La ripresa delle ostilità ha causato due vittime in una sola settimana: Talib, il comandante degli esploratori della Prizrak e Ruslan Shdrov, un giovane miliziano del Battaglione Vostok colpito da un cecchino. Fortunatamente non ci sarebbero vittime tra la popolazione civile.

Le speranze di pacificazione sono tenute a distanza anche dall’esercitazione NATO  che ha preso il via il 16 novembre e che risulta una ennesima provocazione, forse la più grave. Un’esercitazione militare degli eserciti dei paesi che sostengono Kiev e la tregua infranta. L’inverno è alle porte.  

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