Oliver Stone: «Gli USA sono putrefatti»

da Aporrea.org

Per il regista Oliver Stone il suo paese, gli Stati Uniti, «sono putrefatti… e nessuno ha avuto il coraggio di cambiare nulla», queste le considerazioni espresse in un’intervista rilasciata al quotidiano spagnolo, El Periodico, a proposito del recente lancio del suo ultimo lavoro intitolato «La storia non raccontata degli Stati Uniti», documentario in dodici capitoli che verrà trasmesso dalla Televisión Española.

Stone ha sottolineato la sua delusione dinanzi alla gestione del presidente Barack Obama. Ha dichiarato che la popolazione attendeva cambiamenti fondamentali nel sistema americano: con giustizia sociale e legalità, tuttavia, non vi sono grandi differenze rispetto al passato.

«Ogni volta che penso alle elezioni del 2008 mi si spezza il cuore. Mi sento ingannato da lui (Obama) perché il presidente non ha fatto ciò che ha promesso avrebbe fatto. Si è limitato semplicemente a prendere i soldi da Wall Street e mettere nel suo gabinetto conservatori come Hillary Clinton. E ha continuato le illegali politiche di Bush», ha detto Stone nell’intervista.

Il regista di 66 anni, che negli ultimi quattro decenni, si è dedicato a studiare il suo paese e descriverlo attraverso creazioni audiovisive, soprattutto in Salvador (1986) e Nixon (1995), dove il tema centrale è l’ingerenza statunitense e le irregolari politiche interne dei governi di questo paese, ritiene che negli Stati Uniti, vi siano stati solo due buoni presidenti: John Kennedy e Franklin Roosevelt.

Ha fatto anche riferimento al presidente Jimmy Carter, quello che, a suo parere, «ci ha provato, ma ha dovuto cedere e la sua presidenza ha finito per trasformarsi in uno dei peggiori esempi dell’impero americano».

Nel suo ultimo lavoro, la serie «La storia non raccontata degli Stati Uniti», ha voluto «capovolgere tutto, mettere in discussione ciò che è stabilito», mostrando che «gli Stati Uniti sono oggi il governo senza legge, siamo l’impero che controlla tutto, una società aggressiva e militarista, e racconto come ci siamo arrivati» ha spiegato Stone in una recente intervista con il quotidiano El Paìs.

In questa occasione ha definito Obama «un prodotto del sistema», come mostra nel documentario, e spiega che «nessun uomo può farcela contro l’impero soltanto Roosevelt e Kennedy sono riusciti a scuoterlo».

Stone, in quest’intervista, riflette: «Io sono parte dell’impero americano, vivo a New York, sono stato benedetto con un sacco di privilegi, ma devo ribellarmi a questi privilegi. Roosevelt lo fece nella sua presidenza. In caso contrario, tutto finirà come in La fattoria degli animali o 1984 di Orwell. Sono un regista con l’anima di uno storico».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

(VIDEO) Julian Assange solidale con la causa dei Cinque cubani

da vanguardia.co.cu

L’Avana, 26 set (PL).- Il fondatore del sito Wikileaks, Julian Assange, ha denunciato il blocco economico, finanziario e commerciale che gli Stati Uniti mantengono contro Cuba, durante una videoconferenza tenutasi a L’Avana. 

Julian Assange ha dichiarato la sua solidarietà con i Cinque cubani ingiustamente condannati negli Stati Uniti.

Nel corso della riunione, i giornalisti partecipanti, studenti di giornalismo e bloggers provenienti da diverse città, Assange ha espresso interesse per la situazione di Cuba a causa dell’accerchiamento anche informatico degli Stati Uniti.

Secondo la rivista digitale Cubahora, Assange ha affermato che tale scambio di opinioni ha permesso di rompere, almeno per un momento, il blocco immorale subito da Cuba da oltre 50 anni.

Ha anche detto che la sua organizzazione ha imparato dall’isola sugli sforzi per l’aggressione americana soprattutto sui principi, la determinazione, l’umanità, la chiarezza etica e l’intelligenza.

Inoltre ha espresso solidarietà con la causa dei quattro combattenti antiterroristi cubani imprigionati negli Stati Uniti per il monitoraggio delle azioni di gruppi violenti contro la nazione caraibica.

Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Antonio Guerrero, Fernando González e René González sono stati arrestati nel 1998 a Miami e condannati a pene lunghe in un processo che un gruppo di giuristi dell’ONU ha definito arbitrario.

Quest’ultimo è già a Cuba, perché dopo aver scontato la sua pena e posto sotto regime di libertà vigilata, ha rinunciato alla cittadinanza statunitense.

Per mostrare il suo sostegno a questi combattenti, Assange è apparso sullo schermo con un fiocco sul petto, simbolo giallo usato come parte della campagna internazionale per promuovere il suo ritorno all’isola dei quattro imprigionati.

Il dialogo ha rappresentato la chiusura di un workshop sul cibergiornalismo, tenuto da Pedro Miguel Arce, editorialista del quotidiano messicano La Jornada, evento promosso dall’Istituto Internazionale Cubano di Giornalismo José Martí.

[Si ringraziano per le segnalazioni Manolo Muoio e Gabriela Saiovici]

Un enigma latente sulla morte di Pablo Neruda

di Enrique Torres

da prensa-latina.cu – Santiago del Cile, 23set2013-. Dopo quarant’anni dalla morte del poeta cileno Pablo Neruda, è ancora attiva la ricerca che dovrà determinare se il poeta fu assassinato dagli agenti della dittatura di Augusto Pinochet o se il suo decesso sia stato conseguenza di un cancro alla prostata di cui era affetto. Il vate morì il 23 settembre 1973, all’età di 69 anni, nella clinica “Santa María de Santiago de Chile”, dopo dodici giorni dal colpo di stato contro il presidente Salvador Allende.

Due anni fa il suo autista, Manuel Araya, svelò che al Premio Nobel della letteratura 1971 era stata iniettata una sostanza sconosciuta nell’addome mentre era ricoverato in attesa di realizzare un viaggio in Messico previsto per il 24 settembre.
La rivelazione di Araya provocò una denuncia penale avanzata dal Partito Comunista del Cile (PCC) nel 2011, organizzazione in cui l’autore dei Venti poemi d’amore e una canzone disperata militò durante tutta la sua vita fino a diventare membro del Comitato Centrale, senatore e candidato alla presidenza della Repubblica.

Persino un nipote di Neruda, l’avvocato Rodolfo Reyes, si è presentato come parte lesa nel processo.
Rispondendo alla querela presentata l’8 aprile di quest’anno, sono state riesumate le spoglie del poeta presenti in quella che allora fu la sua casa a Isla Negra, nella costa di Valparaíso, per sottoporle a un esame forense al fine di determinare le reali cause del decesso.

Come parte del processo investigativo che si svolge in alcuni laboratori all’estero, dove si sta studiando il DNA con l’obiettivo di accertare se le spoglie riesumate nell’Isla Negra corrispondano a quelle di Neruda, è stata introdotta una richiesta da parte dell’avvocato querelante Eduardo Contreras.

In un’intervista rilasciata a Prensa Latina in seguito alla riesumazione, Contreras ha spiegato che quando l’intellettuale cileno è stato sottoposto a quella puntura sull’addome, si agitò a tal punto da chiamare sua moglie, Matilde Urrutia, addirittura cercò di entrare in comunicazione con Araya che quel giorno si trovava a Isla Negra.

Dopo la morte del poeta, il suo autista è stato arrestato e rinchiuso nello Stadio Nazionale, allora trasformato dalla dittatura in centro di tortura e di morte.

Fu in questo modo che i medici certificarono il decesso del poeta per malattia, senza che nessuno potesse obiettare il giudizio.

«Inoltre il forte clima di terrore che si respirava in quei terribili giorni inibiva qualsiasi tentativo di aprire una indagine, per la qual cosa i tribunali non l’avrebbero accettata come tante altre denunce e ricorsi di tutela», ha spiegato l’avvocato Contreras.

Alcuni anni dopo, la testimonianza di Araya fu pubblicata in un reportage apparso sulla rivista messicana Proceso, scritto dal giornalista cileno Francisco Marín.

Le rivelazioni dell’autista smentirono il giudizio dei medici che allora certificarono che lo scrittore morì per causa di una «cachessia cancerogena», che secondo quanto spiegato da Contreras «non è mai esistita».

L’avvocato ha rammentato che si riunì con Araya quando seppe della sua testimonianza, la cui conversazione gli ha fornito la conoscenza di altri casi precedenti. Inoltre ciò gli ha consentito di servirsi della stampa dell’epoca, fino a quando non scoprì che il quotidiano El Mercurio aveva annunciato che il poeta era deceduto per una insufficienza cardiaca determinata da uno shock provocato dall’applicazione di una iniezione che doveva calmargli i dolori.

«Si dimostrò che il certificato di morte stilato dai medici della dittatura era falso», ha dichiarato Contreras, assicurando che, indipendentemente dagli esiti delle perizie tecniche che si svolgeranno dopo la riesumazione, esiste la certezza che la morte di Neruda non è stata dovuta per cause naturali.

Per l’avvocato Contreras non risulta neppure normale che la clinica “Santa María”, dove era stato ricoverato il poeta per tirarlo fuori dall’isolamento in cui si trovava in Isla Negra, non abbia badato a consegnare al tribunale la cartella clinica del paziente.

«Non solo era un suo obbligo legale conservarla, ma era anche un suo dovere etico come riconoscimento verso una delle grandi figure della letteratura continentale e universale», ha aggiunto il legale.

C’è da aggiungere, ha dichiarato l’avvocato querelante, che la clinica – dove è anche morto in circostanze strane l’ex presidente Eduardo Frei Montalvo – si è rifiutata di consegnare l’elenco di tutto il personale che lavorava lì nel settembre del 1973.

Secondo Contreras il centro di salute ha solo consentito l’accesso al registro di quei lavoratori che erano alle sue dipendenze in quella data e che lo sono ancora oggi, certamente, senza essere liberi di raccontare la verità, poiché non possono dichiarare nulla contro il loro datore di lavoro.

L’avvocato ha ricordato che Neruda fu ricoverato il 19 settembre 1973 e che il medico che ordinò l’iniezione, Sergio Draper, entrò a lavorare in clinica il giorno successivo.

«Non esiste nessuna attestazione che indichi che un medico con quel nome abbia frequentato i corsi nelle facoltà di medicina del Cile», ha esclamato Contreras, sostenendo che nutre forti dubbi sull’identità di quella persona.

Il legale ha insistito sui dubbi che esistono sulla sostanza che è stata somministrata a Neruda, poiché tra i lavoratori della clinica circolano voci che gli sia stata somministrata aria.

«Si è trattato di dipirone, batteri, aria, sostanze tossiche, “gas sarin”, acidi o altro?», si è chiesto Contreras, che insiste sull’incognita del nome del medico o dell’autorità che ordinò di procedere con l’iniezione.

Attualmente le analisi tossicologiche sulle spoglie di Neruda si stanno svolgendo presso il Servizio Medico Legale del Cile, l’Università di Murcia, in Spagna, e l’Università del Nord Carolina, negli Stati Uniti.

[Trad. dal castigliano per ALBAinFormazione di Vincenzo Paglione]

12 ottobre a Firenze: Giornata della Resistenza Indigena

[Si ringrazia per la segnalazione il Comitato Bolivariano “La Madrugada” di Firenze]

(VIDEO) Elías Jaua alla ONU: «Il sistema neoliberale è un sistema neofascista»

El canciller venezolano, Elías Jaua, denunció que países que dicen ser "excepcionales" mantienen secuestrada la Organización de Naciones Unidas y por consiguiente la paz del mundo. De igual forma expresó la necesidad de reformar el organismo, con la finalidad de convertirlo en una instancia equitativa.di Ciro Brescia

New York, 27 set 2013.- Il Ministro degli Esteri del Venezuela, Elias Jaua, ha riferito, venerdì presso la 68ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) che questa organizzazione è stata sequestrata da parte dei paesi che si definiscono “eccezionali” e dei suoi alleati, sollecitando lo spostamento della sede che è attualmente negli Stati Uniti in favore di una città del Sud America.

«Il Venezuela è qui per denunciare il sequestro dell’ONU, la pace del mondo è sequestrata», ha affermato il ministro degli Esteri venezuelano, durante la sua partecipazione alla 68ª Assemblea Generale dell’ONU che si svolge a New York.

Il capo del Ministero degli Affari Esteri del Venezuela, ha anche accennato al sostegno dell’iniziativa del presidente della Bolivia, Evo Morales, per spostare l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in un’altra sede di questo organismo mondiale.

In questo senso, si è chiesto perché l’ONU non sanziona il paese nordamericano che mantiene un blocco economico contro Cuba e che attualmente sta cercando di bombardare la Siria, dopo aver constatato che «questo può essere spiegato con il fatto che il presidente Barack Obama ha affermato di recente l’eccezionalità che rappresentano gli USA, ossia che non sono uguali a tutti gli altri paesi che esistono nel mondo».

Quindi aggiunge che quanto affermato sette anni fa dal presidente venezuelano Hugo Chávez sui presidenti imperiali, è più attuale che mai, «sette anni fa, il nostro comandante Hugo Chávez ha detto che qui c’è puzza di zolfo e ancora oggi puzza di zolfo tra quelli che credono di essere eccezionali».

A causa della marcata disuguaglianza di questo organismo, il rappresentante del Venezuela ha sostenuto la proposta del Presidente della Bolivia Evo Morales di utilizzare le sedi che si trovano in varie parti del mondo, ma non prima di esprimere l’indignazione del presidente Maduro, che non ha potuto presenziare alla riunione «a causa degli ostacoli, del condizionamento e per l’assenza di garanzie da parte degli Stati Uniti».

Durante il suo discorso, ha asserito che è impossibile rispettare le norme previste dalla Carta delle Nazioni Unite che stabilisce la pace come principio, se i rappresentanti di tale organismo internazionale sostengono l’intervento militare, il blocco economico e lo spionaggio, tra le altre irregolarità condotte dal governo degli Stati Uniti e dai suoi alleati.

Ha anche espresso il sostegno della nazione sudamericana a favore della risoluzione pacifica del conflitto in Siria, nonché della proposta del presidente iraniano, Hassan Rohani, che ha presentato un’iniziativa per il disarmo definitivo dei paesi che hanno questo tipo di armi.

Jaua ha denunciato il sistema neoliberale definendolo «un sistema neofascista» e ha fatto riferimento anche al caso di Edward Snowden, ex agente della CIA il quale ha presentato le prove al mondo della pratica dello spionaggio, ed ha proposto la creazione di un organismo per la privacy per evitare le continue violazioni da parte del paese nordamericano.

Giovedì, il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha denunciato l’ingerenza in cui incorrono gli Stati Uniti e le altre potenze contro diversi governi del mondo affermando che «infrange le regole della comunità internazionale, così ho dato mandato al Cancelliere del Venezuela di sollevare la questione alla 68ª Assemblea generale delle Nazioni Unite (ONU)».

Crise na Europa: decomposição da União, desagregação da Direita e profunda transição na Esquerda

http://www.sedufsm.org.br/inc/fotoresize.php?imagem=http://www.sedufsm.org.br/midia/2012/03/F23-943.jpg&tmh=400Entrevista de Achille Lollo com o Professor Osvaldo Coggiola

O que é hoje a Europa? O que sobra do projeto político institucional que na de cada de noventa fez tremer os Estados Unidos, do momento que com o novo bloco de nações européias poderia ter surgido uma nova potência financeira, industrial, e militar capaz de por em discussão a própria essência do imperialismo estadunidense, enfraquecido com a crise do dólar, e assim contribuir a rediscutir os elementos geo-estratégicos conflituais no mundo. Porém, nada disso aconteceu e, hoje a União Européia, mergulha em uma profunda crise sistêmica que ainda não tocou o fundo porque o governo da Alemanha impediu  a queda e a dissolução do bloco europeu. 

Argumentos que o professor da USP Osvaldo Coggiola –   convidado por falar dos processo políticos da América Latina em diferentes eventos realizados em Roma e Napoles – abordou na entrevista que Achille Lollo, realizou em Roma para o jornal Brasil De Fato

Brasil De Fato — Nos últimos anos, a maior parte dos países da União Européia sofreram com uma crise que não é apenas financeira, mas, sobretudo,  econômica, política e social. Uuma crise que  recolocou em discussão o conceito de Europa unida questionando, também, o projeto institucional da União Européia. Você não ficou surpreendido pela dinâmica desse fenômeno?

 Osvaldo Coggiola: “Todo o mundo ficou surpreendido porque a União Européia era um projeto que se afirmou logo depois o fim do bloco socialista, em 1991, anexando pacificamente alguns estados que integravam o Pato de Varsóvia, além de espalhar sua influência em todas as nações da ex-URSS. É bom lembrar que a União Européia se apresentava com um rico mercado interno de 500 milhões de consumidores e uma estrutura política e institucional cuja principal novidade era a diversidade política e pluri-nacional. Um novo bloco capitalista que, em termos estratégicos, havia contribuído bastante em derrotar o bloco dos paises socialistas. Características que reforçavam sua estabilidade econômica.

Agora temos outra surpresa, pois a União Européia que foi o maior projeto do capitalismo, em nível mundial, hoje, em função da crise econômica está vivendo um processo de decomposição cujas imediatas conseqüências são os sinais de uma forte e longa recessão.”

Brasil De Fato —  A introdução do Euro e a criação da BCE (Banco Central Europeu) foram o símbolo da magnitude da União Européia, tanto que Saddam Hussein e tantos outros governos do Terceiro Mundo haviam começado a trocar suas reservas em dólares, além de exigir que os pagamentos das matérias primas fossem em Euro. Como explica que, hoje, em muitos países  europeus haja quem considera o Euro e a BCE a causa principal da crise do projeto institucional da União Européia?

 Osvaldo Coggiola: “ Quando a União Européia atingiu seu o nível de novo bloco capitalista com uma economia industrial pujante e uma moeda muito mais forte que o dólar houve a impressão de que esse novo bloco veio para substituir os Estado Unidos na liderança do mundo capitalista. Porém,  em termos políticos, isso não  aconteceu e no seu lugar, após os primeiros vinte anos reparamos que o processo de desagregação começou a se manifestar em muitas regiões da União Européia como resposta para romper as rígidas regras da união monetária que salvaguardam a existência do Euro.”

Brasil De Fato — E quais  são os tempos desse processo de desagregação?

 Osvaldo Coggiola: “  É evidente que não teremos uma explosão estelar mas, sim, haverá o que estamos vivendo hoje, isto é um fenômeno de gradual desagregação do projeto europeu a  partir do contexto social para depois  atingir, as estruturas políticas. Um processo que a Grécia está vivendo do momento que somente com a saída da União Européia o governo grego poderia livrar-se das rígidas regras de política monetária do Euro e, assim, voltar a antiga moeda nacional, a dracma. Somente fora do Euro o governo grego pode desvalorizar sua moeda quanto for necessário para transformar a Grécia em uma potência micro-exportadora de  serviços e produtos manifaturados.  É também verdade que com  o retorno à dracma e a retomada soberania monetária o governo poderia, de fato, acertar o ajuste da  economia, mas os trabalhadores pagarão um preço enorme porque  seus salários serão os mais inflacionados.”

Brasil De Fato — Em todas as manifestações contra a crise realizadas nos países da União Européia o vilão foi  sempre a Alemanha. Por qual motivo a Alemanha promove o crescimento na sua economia e, depois, no Parlamento Europeu exige políticas recessivas para os países europeus que estão em crise?

 Osvaldo Coggiola: “ As manifestações dos jovens  e dos desempregados, bem como as greves gerais que as  centrais sindicais promoveram na Espanha, Portugal, França, Bélgica, Irlanda, Itália e sobretudo na Grécia visam denunciar a postura da política recessiva do bloco europeu, cujo coração e  cérebro são representados unicamente pelo governo da Alemanha e seu Banco Central. Agora, para  salvar os bancos  alemães – que  são os que mais se apoderaram dos títulos soberanos da divida pública dos outros  estados  europeus – e para dar continuidade ao expansionismo industrial alemã, Ângela Merker não tem outra saída que exigir aos outros governos  europeus mais cortes nos seus orçamentos juntamente. Em segundo lugar a Alemanha e  a BCE exigem que o pagamento das dividas seja garantido com os capitais que originariamente deveriam financiar os investimentos infra-estruturais. É nessas condições de crise que a Alemanha se confirma como o único grande centro econômico eficiente do bloco europeu. De forma que, em termos político, é o governo da Alemanha que começa  a ditar regras para os países da União Européia transformando-se no verdadeiro dominador do bloco europeu. Uma preponderância que em termos geo-estratégicos é muito complexa e até perigosa porque evidencia  certas tendências da Alemanha que levam a tratar as nações em crise como seus protetorados.”

Brasil De Fato — Nessa situação os governo da direita européia  se transformam em meros serventes do mercado e  da BCE perdendo seu original papel nacionalista. Quais as conseqüências?

 

Osvaldo Coggiola: “ Sem duvida isso tudo alimenta a decomposição da direita na Europa e o exemplo mais vibrante é a crise dissolvente do partido de Berlusconi, o PDL. De fato, o principal partido da  direita italiana está sofrendo uma grave crise política porque lhe faltam os conteúdos ideológicos, do momento que o agravar-se da crise econômica na realidade é um fenômeno de crise recessiva provocada pelo próprio bloco capitalista que eles tanto apóiam. Por isso, e não há mais dúvida, todos os partidos da direita européia entraram nesse processo, gradual,mas também muito dinâmico de decomposição ideológica e também política.”.

Brasil De Fato — Também os partidos social-democratas e os socialistas reformistas que apoiaram os projetos neoliberais sofreram pesadas derrotas e seus eleitores continuam diminuindo. Acha que nunca mais teremos maiorias e governos como os de Mitterrand, Willy Brandt ou Olaf Palme?

Osvaldo Coggiola: “  É evidente que essa crise tem raízes mais profundas das que já apontei e que, por isso, abrangem também os partidos da dita social-democracia e os socialistas reformistas que, sobretudo nos anos oitenta integraram o poder do estado capitalista que  se  serviu deles para  atrair na área do poder também partidos da esquerda comunista. Foi o que  aconteceu na França com o governo de François Mitterrand onde o Partido Comunista Francês (PCF) ocupava importantes pastas. Hoje, nas últimas  eleições o PCF não consegui alcançar nem o 3% e por  absurdo, em um país como a França os comunistas do PCF foram superados pelos trotskistas! Na Espanha o PSOE foi facilmente derrotado porque amplas faixas de seus eleitores não foram votar por considerar o PSOE responsável da crise.

Portanto todos esses partidos que ocupam a área do centro-esquerda entraram em decadência pelo simples fato de ter acreditado que o processo de acumulação nos países da União Européia continuaria estável e, assim continuar a representar nos parlamentos as camadas sociais que se beneficiavam da estabilidade.  Porém quando esse cenário se  inverteu com a ruptura da estabilidade e o avanço de uma grande crise social, esses partidos, social-democratas, socialistas-reformistas, euro-comunistas amargaram o sabor das derrotas, da decadência e sobretudo da anti-política de que o  exemplo mais evidente é o Movimento 5 Estrelas de Beppe Grillo na Itália.”

Brasil De Fato — Você acredita que para  além dos grupos da anti-política e os partidos da esquerda organizada em decadência há uma outra esquerda em formação que está surgindo das cinzas históricas da esquerda comunista e também das cinza do movimentismo pacifista, altermondista, ambientalista?

Osvaldo Coggiola: “  Quando o processo de acumulação capitalista – que se pensava não ser eterno mas que deveria durar ainda por um longo período nas nossa história – entrou em crise a partir de 2006, houve explosões  sociais a quem a esquerda organizada não soube dar uma resposta política e organizativa adequada. Não soube transformar essas explosões em um projeto alternativo à crise. Os  exemplos mais  claro disso tudo os  encontramos na Grécia e na Espanha onde houve autênticas rebeliões populares contra a crise profunda que, se diluíram no tempo porque a esquerda organizada não conseguiu construir uma alternativa.

Consequentemente, na Espanha o movimento “Os Indignados” começou a  questionar todos os partidos políticos, inclusive os da esquerda misturando a  anti-política com a  alternativa. Criou-se um vaquo  e nas eleições de 2011 a direita ganhou com muita facilidade. Na Grécia surgiu o movimento “Siriza” que dizia querer reunificar a esquerda popular, porém a esquerda organizada, isto é os  comunistas do PKK  permaneceram fora desse movimento. Mesmo assim o “Siriza, apesar de ser  praticamente improvisado, quase foi majoritário nas  eleições onde não quis formar uma frente popular com os  comunistas do PKK.

Isso tudo significa que, na Europa estamos em um período de profunda e complexa transição política que abrange, antes de tudo a esquerda organizada e os movimentos.  Uma transição que vai definindo os conteúdos de suas propostas políticas e organizativas em conseqüência dos fenômenos que a crise do bloco europeu irá produzir em cada país”.

Achille Lollo é jornalista italiano, correspondente do Brasil de Fato na Itália e editor do programa TV “Quadrante Informativo”.

Maduro: «Solidali con la Siria nella guerra contro il terrorismo»

da Agenzia SANA

Caracas, 26 settembre, 2013.- Il Presidente Bashar al-Assad, ha ricevuto, ieri sera una telefonata dal Presidente Maduro.

Durante la chiamata, entrambi i presidenti si sono scambiati opinioni sugli ultimi sviluppi in Siria, dove Maduro ha ribadito il sostegno per una soluzione politica alla crisi in Siria e il rifiuto del suo paese per qualsiasi tipo di intervento, soprattutto contro le minacce di aggressione militare, ribadendo che l’estrema fermezza della Siria del suo popolo, esercito e Governo, sta cambiando la mappa degli equilibri globali.

Il Presidente Al-Assad ha ringraziato il Presidente Maduro e il popolo venezuelano per le loro posizioni di solidarietà con il popolo siriano, sottolineando che questa posizione rafforza le forti relazioni fraterne che uniscono i popoli dei due paesi, affrontando i tentativi di ostacolare l’indipendenza delle loro decisioni sovrane.

[Trad. dal castigliano di Francesco Guadagni]

Luis Britto García: «Salam Haleikum, la pace sia con te»

di Luis Britto García* – www.resistenze.org

osservatorio – mondo – politica e società – 19-09-13 – n. 467

12/09/2013.- La Siria ha resistito perché dispone di un esercito numeroso e agguerrito, addestrato e equipaggiato in altri tempi dai sovietici, e di un’aviazione moderna ed efficace che le permette di controllare il territorio. Il popolo disarmato sarà sempre massacrato. La pace sia con te, se sai difenderti. 

1. Ogni volta che camminiamo sul territorio dell’Islam, ascoltiamo un solo saluto: Salam Haleikum, la Pace sia con te. Non sappiamo cosa sia la pace finché non la perdiamo. L’avversità è un duro maestro. Impariamo meglio dall’esempio. Occupare una posizione strategica o possedere risorse naturali indispensabili rende qualsiasi paese vittima dell’intervento imperiale. Il modo di vita del Venezuela è, come direbbe Carlos Monsivais, “la catastrofe differita”.
Se non puoi cambiare la tua geografia, prepara la tua difesa.

 2. Il Messico ricevette a braccia aperte i coloni statunitensi che in seguito gli avrebbero rubato più della metà del suo territorio; la Bolivia nominò nella sua cancelleria brasiliani con la doppia nazionalità che avrebbero finito per strapparle un terzo del suo territorio; la Palestina accolse con tenerezza gli israeliani che l’avrebbero poi ridotta al nulla. La Siria lasciò che si infiltrassero, per un periodo, i fondamentalisti e i mercenari che oggi massacrano la sua popolazione civile. Il Venezuela deve prendere misure contro le infiltrazioni paramilitari.
Per evitare l’invasione violenta, bisogna sventare quella pacifica.

3. Saddam Hussein aveva migliorato le condizioni del popolo iracheno fino a che il blocco statunitense non glielo impedì; la Libia aveva il più alto livello di sviluppo umano dell’Africa finché non fu demolita con le bombe; il Venezuela ha il minor indice di disuguaglianza dell’America Latina e ha raggiunto la maggioranza delle mete del millennio.
Un’economia che utilizzi le sue risorse naturali e i suoi sforzi a favore del popolo si trova in imminente pericolo di intervento.

4. In tempi di imperialismo umanitario e di genocidi filantropici, gli imperi sterminano a fini caritativi. L’Afganistan  fu invaso per una presunta partecipazione in quello che sembra un auto-attentato statunitense. L’Iraq fu distrutto per impedirgli di usare armi di sterminio di massa che non esistevano. La Libia fu incenerita per salvare manifestanti che – secondo TeleSur e secondo la vigilanza satellitare russa e statunitense – non furono mai attaccati.

Si pretende di giustificare la distruzione della Siria per un presunto uso di armi chimiche le cui immagini sono apparse sulla stampa prima che succedesse. In più il ministro degli Esteri russo informa che il proiettile portatore del gas non appartiene alle munizioni standard dell’Esercito siriano e appartiene invece al tipo di missili fabbricati nel nord della Siria dalle brigate di Bashair al Nasr, e che le prove del suolo e dell’obice presentano tracce di un agente usato dagli Stati occidentali per produrre armi chimiche, agente diverso dal sarin (www.almanar.com). Il Venezuela viene presentato come un potere maligno nelle reti mondiali.
Chi non può far pubblicare la sua versione dai media, verrà giudicato per quella del nemico. I paesi che vogliono resistere ad un’invasione devono creare e gestire reti informative proprie.

5. La nefasta OEA (Organizzazione degli Stati Americani) ha legittimato, fra le altre, le aggressioni degli Stati Uniti contro il Guatemala e Cuba; il Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca non si attivò contro l’aggressione inglese in Argentina. Nulla di concreto hanno fatto l’Unione Africana o la Lega Araba contro il genocidio in Libia. Le monarchie della Lega del Golfo sono le principali promotrici dell’aggressione contro i siriani. La Lega Araba espulse la Siria. Questa firmò nel 2007 un TLC (Trattato di libero commercio) con la Turchia, la quale rispose infiltrando armi e mercenari per l’opposizione. Nella loro dottrina militare gli Stati Uniti si auto-attribuiscono il diritto a guerre “preventive” anche contro il parere negativo della comunità internazionale.  Il Premio Nobel per la Pace Obama si accanisce a scatenare una guerra contro la Siria senza il consenso della Germania, dell’Inghilterra, della Lega Araba, del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dello stesso Congresso statunitense.

Organizzazioni regionali decise dissuadono dalle aggressioni, organizzazioni compiacenti o manipolate dall’Impero le legittimano; la decisione di assassinare il mondo viene presa da un solo uomo di una sola potenza.

6. Un paese che non sappia mobilitare appoggi internazionali sarà irrimediabilmente attaccato. Le potenze guardarono con indifferenza Hitler che assaltava la Cecoslovacchia. Quando invase la Polonia compresero di essere nel mirino; l’URSS lo capì solo quando fu, a sua volta, invasa. La Libia è stata distrutta senza che russi e cinesi facessero altro che vaghi gesti. La Siria non è stata completamente fulminata perché Russia e Cina hanno capito che Damasco è il primo passo di una strada che conduce a Mosca e a Pechino, con fermata a Teheran. Per questo l’esercito russo è in allerta e la flotta russa del Mediterraneo è ancorata nel porto siriano di Tartùs. Da parte sua l’Egitto annuncia che non permetterà la navigazione attraverso il canale di Suez alle navi di Italia, USA e Gran Bretagna in rotta verso la Siria, e anche l’esercito cinese invia una nave da guerra in questo paese.
Le grandi potenze difendono gli aggrediti solo quando è in gioco la loro sopravvivenza.

7. L’Inghilterra dominò l’India avvalendosi delle differenze religiose dei suoi popoli e fomentandole. La Turchia sottomise l’Egitto e il Medio Oriente approfittando dei rancori interni tra loro. Gli imperi interferiscono con i paesi del mondo islamico usando credo contro credo, setta contro setta, famiglia contro famiglia, sunniti contro sciiti, salafiti contro Fratelli Musulmani. Una popolazione irriconciliabilmente divisa in religioni, sette, caste, etnie o regioni può essere mobilitata a beneficio dell’impero. Il Venezuela è uno dei paesi del mondo con meno contrasti culturali: lavoriamo per continuare ad integrarla.
Dobbiamo rispettare le differenze culturali, non inventarle e fomentarle.

8. L’umanitarismo porta al pacifismo: la sopravvivenza al diritto alla difesa. La Siria ha resistito in parte perché dispone di un esercito numeroso e agguerrito, addestrato e equipaggiato in altri tempi dai sovietici, e di un’aviazione moderna ed efficace che le permette di controllare il territorio. Il popolo disarmato sarà sempre massacrato. Il Venezuela deve esaminare la possibilità di un grande conflitto.

La pace sia con te, se sai difenderti.

* Scrittore, storico e drammaturgo venezuelano. Da: lahaine.org; 12.9.2013 

[Traduzione dal castigliano di Daniela Trollio – ciptagarelli.jimdo.com – Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” – Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni – Si ringrazia Leonardo Landi per la segnalazione]

Ernesto Cardenal: «Io, poeta ispirato dalla Teologia della Liberazione dico che questo Papa è rivoluzionario»

di Alver Metalli – terredamerica.com
La sua popolarità la deve alla rivoluzione sandinista vittoriosa nel 1979, di cui fu animatore e ministro di governo nella prima giunta, ma anche al dito alzato di Giovanni Paolo II nel marzo del 1983, con cui il pontefice polacco lo redarguisce assieme al fratello Fernando nell’aeroporto di Managua, da poco ribattezzato Augusto Cesar Sandino. La fotografia di Ernesto Cardenal inginocchiato davanti al Papa con l’indice alzato fece il giro del mondo. Ed anche quel che successe dopo alla presenza di Giovanni Paolo II, nella piazza della rivoluzione di Managua, con centinaia di migliaia di persone e il coro sandinista davanti all’altare, sapientemente amplificato dal sistema televisivo, che scandiva «entre cistianismo y revolución no hay contraddicion», il celebre slogan coniato da Cardenal.
Sono passati trent’anni da quel momento e a vederlo oggi, 88enne, camminare lentamente appoggiato al tripode, incurvato e con la folta chioma bianca cinta dall’immancabile basco nero alla Che Guevara, si direbbe che il tempo è passato anche per lui, e che l’isolamento nell’isola di Solentiname, nel Lago Nicaragua, non l’abbia preservato dalla corruzione degli anni. Ma è una impressione esteriore, perché dopo le prime parole si capisce che Ernesto Cardenal non è cambiato affatto. Tra cristianesimo e rivoluzione non c’è proprio contraddizione, ripete imperterrito. «Non sono la stessa cosa, ma sono perfettamente compatibili. Si può essere cristiani e marxisti o scientifici» ribadisce mentre non nasconde la sua sorpresa per l’elezione di un Papa del suo stesso emisfero, anche se di qualche meridiano più a sud rispetto al Nicaragua. «Ero appena arrivato a Mendoza, in Argentina, lo scorso aprile quando un giornalista mi ha chiesto cosa pensassi del Papa argentino. Non potevo crederlo e per tre volte gli ho chiesto di chi stesse parlando» ricorda. «Non mi aspettavo proprio un Papa di questo continente, un Papa rivoluzionario in questo momento e per di più eletto da un collegio di cardinali conservatore».
Perché Ernesto Cardenal non ha dubbi che con lui, Francesco, le cose cambieranno in profondità. Sono cambiate, dice, stanno cambiando. «All’inizio non pensavo che potesse fare quello che sta facendo… qualcosa di veramente incredibile perché sta mettendo le cose al rovescio. O meglio, al loro posto, dove devono stare… Gli ultimi saranno i primi, ecco quello che sta facendo Francesco».
Su Ernesto Cardenal grava ancora la sospensione a divinis che gli venne inflitta dal cardinal Ratzinger nella sua veste di Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede. Ma la cosa non gli pesa. «La proibizione è per amministrare i sacramenti e io non mi sono fatto sacerdote per amministrare sacramenti e passarmela celebrando battesimi e matrimoni, ma per essere contemplativo». Ernesto Cardenal vive nella comunità contemplativa di Solentiname, in Nicaragua, che fondò negli anni 70 con Thomas Merton.
E se il successore di Benedetto XVI quel Papa “rivoluzionario” che elogia, gliela togliesse? Il “poeta della Teologia della Liberazione” come viene chiamato, non fa affatto salti di gioia. «Mi complicherebbe la vita…».
[Si ringrazia Leonardo Landi per la segnalazione]

(VIDEO) Telesur: intervista al Presidente della Repubblica Araba di Siria, Al Assad

Bashar Al Asad: «Non escludo un’aggressione armata americana contro la Siria».

Il presidente siriano ha concesso un’esclusiva intervista all’inviato di Telesur, William Parra, dove ha spiegato che, nonostante le iniziative di pace intraprese da alcune nazioni per cercare una soluzione pacifica del conflitto siriano, non esclude che gli Usa sviluppino un’offensiva militare. «Per quanto riguarda la possibilità che gli Stati Uniti lancino un attacco contro la Siria, sarà sempre presente», ha ribadito Assad.

In tale contesto, ha sottolineato che «se guardiamo alle guerre precedenti nella politica degli Stati Uniti, almeno dalla prima metà degli anni Cinquanta, si vede che è una politica fatta di un attacco dopo l’altro».

Assad ha fatto riferimento alle guerre, dirette e indirette, intraprese dagli Stati Uniti in Corea, Vietnam, Libano, Somalia, Afghanistan e Iraq, «per non parlare di quello che ha fatto in Sud America, dove ha istigato colpi di stato e provocato la morte di milioni di persone, portando al rovesciamento di decine di governi».

Assad ha osservato che «questa è la stessa politica che vediamo oggi e che esiste da decenni. Non è cambiata ora, non vedo una ragione principale per cambiarla in seguito».

In base alla sua valutazione, Assad ritiene che «il potenziale per una offensiva militare sarà sempre presente. Oggi con il pretesto delle armi chimiche, e altre volte con diversi pretesti».

In tale contesto, egli ha detto che per decenni gli Stati Uniti «hanno oltrepassato il Consiglio di Sicurezza, in violazione della Carta di Sicurezza dell’ONU, e la sovranità degli Stati e di tutti i valori umani e morali».

Il Presidente Al Assad ha poi affermato: «Forse dovremmo mettere in considerazione questa possibilità in ogni luogo del mondo. Questo è ciò che facciamo in Siria. Ci chiediamo se vi è la possibilità di una successiva offensiva».

Inoltre, ha indicato che questo tentativo di attacco «non può accadere in questo momento, ma nessuno sa per certo (…) non si sa quando questa possibilità potrebbe divenire una realtà. C’è sempre questa possibilità e non dobbiamo escluderla».

Interessi degli Stati Uniti in Siria

Il capo di Stato siriano ha detto circa i potenziali interessi degli Stati Uniti in Siria, che sono contraddittori.

Secondo Assad la nazione americana è «una grande potenza, politica, economica, militare e di altro e può essere raggiunta una posizione di rispetto reciproco, con buoni rapporti, attraverso la fiducia, la credibilità e la promozione, la divulgazione della scienza e le conoscenze che ha».

In tal senso, ha messo in dubbio che la nazione americana possa farlo attraverso la diffusione di «terrorismo, distruzione e paura».

Ha aggiunto che «non vi è dubbio che, come una grande potenza come Stati Uniti ha interessi in tutto il mondo. Ma tali interessi dovrebbero essere basati, in primo luogo, sulla stabilità nel mondo».

Quindi ha sostenuto che «non si può avere alcun tipo di interesse in un luogo instabile, dove c’è la guerra e il terrorismo, ma le politiche americane e tutto quello che fanno contraddice i loro interessi stessi e quelli del popolo americano».

Sottolinea la visione comune con Hugo Chávez e Nicolás Maduro

Assad ha parlato della visione condivisa con il Comandante Hugo Chávez nella politica internazionale. «Chávez ha tracciato un percorso di indipendenza e di libertà (…). Il Presidente Chávez e Fidel Castro seguono la stessa linea, guardano nella stessa prospettiva e prendono la stessa strada», ha detto il presidente siriano.

Allo stesso modo, ha fatto riferimento al presidente Nicolás Maduro e ha sottolineato che «rappresenta la stessa linea di Chávez, perché ha la tenacia, l’energia nella nostra regione (…) segue la strada per l’Indipendenza del Venezuela».

Assad ha osservato che le speranze di molte nazioni che «il Venezuela ritorni il cortile degli Stati Uniti senza Maduro, sono state deluse. Il percorso è lo stesso, quello che ha fatto l’America Latina dovrebbe essere seguito dai paesi arabi».

Intorno al futuro politico della Siria in caso di un attacco, il capo di Stato Siriano ha avvertito che il futuro politico del Medio Oriente dipende da ciò che accade in Siria. «Noi non difendiamo solo i nostri interessi o principi, ma quelli della regione (…) il mondo è un piccolo paese, quello che accade in Siria influenzerà il loro ambiente e le aree remote del pianeta».

[Trad. dal castigliano per ALBAInFormazione a cura di Francesco Guadagni]

Rafael Correa: «Un privilegio riunirsi con Fidel Castro»

L’Avana. 23 Settembre 2013.- Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha definito come «un immenso privilegio l’incontro con il leader della Rivoluzione cubana, Fidel Castro», che considera una leggenda vivente.

«Abbiamo avuto l’immenso privilegio di stare per più di due ore con il Comandante Fidel Castro», ha detto Correa, commentando nel suo abituale programma  del sabato, trasmesso in catena radio e TV, la visita di lavoro che aveva appena fatto nell’Isola di Cuba.  Correa ha detto di sentirsi onorato anche per il ricevimento del presidente dell’Isola, Raúl Castro, nel  Palazzo della Rivoluzione.

«Conversare con Fidel e Raúl è sempre un onore», ha ripetuto  il capo dello Stato ecuadoriano, che ha offerto dettagli alla cittadinanza sulla fitta agenda di lavoro svolta a Cuba.

Correa ha parlato del suo incontro con i militari ecuadoriani che aiutano a riparare la Facoltà di Medicina e a costruire case per i danneggiati dall’uragano Sandy a Santiago di Cuba, ed ha aggiunto che anche a L’Avana si è riunito con le autorità locali.

«Si deve apprendere con umiltà da chi sa di più», ha detto, dopo aver segnalato gli alti indici di salute realizzati dal Governo cubano dopo il trionfo della Rivoluzione del 1959.

Correa ha sottolineato che centinaia di giovani ecuadoriani studiano medicina a Cuba e non ha scartato di portare un migliaio di medici cubani in Ecuador, per garantire la copertura di pronto soccorso per  la popolazione del suo paese.  

«Dobbiamo seguire i buoni esempi nel sistema della sanità, come quello che sviluppano a Cuba», ha dichiarato ancora Correa che si è interessato ai programmi d’attenzione agli invalidi  che le autorità dell’Isola pongono da molto tempo in pratica 

[PL/Traduzione Granma Int., si ringrazia Fabrizio Verde per la segnalazione]

Dall’autogestione in America latina al No TAV: intervista a Daniele Forte

da carc.it

Nei giorni scorsi Panorama e il Giornale sono scesi in campo contro il movimento No TAV, gli Stati Generali del Lavoro ed Etinomia, definita “associazione poco conciliante”. Vuoi presentare questa “associazione poco conciliante”… giustamente poco conciliante? 

Etinomia è un’associazione di imprenditori etici per la difesa dei beni comuni, che è nata per riportare al centro della questione economica il tema della dignità e della solidarietà, di rapporti sostenibili tra i soggetti che sono protagonisti del, chiamiamolo, mercato economico.

Parliamo di imprenditori che offrono beni e servizi, ma anche di fornitori e di clienti. Chiaramente abbiamo fatto tesoro dell’esperienza che il movimento NO TAV ha lasciato sul territorio in termini di solidarietà e di costruzione di un senso di comunità, che secondo noi è proprio la base di partenza per poter pensare a un’economia sostenibile. Io richiamo sempre il concetto di “riconoscenza”, termine che utilizzo con una doppia valenza: riconoscenza nel senso che sono grato per un servizio ben offerto, per un prodotto di qualità, per il fatto di operare con dignità e rispetto dell’ambiente e del territorio, ma anche nel senso che mi piace riconoscere negli occhi di chi mi offre un servizio e della persone a cui offro un servizio una comunità di valori, ecco questo è un tema importante: per far ripartire un’economia di base, bisogna ripartire da questo tipo di concetto.

A parte che “poco conciliante” è una frase sintatticamente incompleta, da consumato giornalista, noi siamo certamente poco concilianti nei confronti dei comportamenti mafiosi, dell’appropriazione indebita di beni comuni, di una pratica economica ultraliberista, del mancato rispetto della legalità nei contesti economici. Nei confronti di questi temi siamo ampiamente poco concilianti, per il resto come dimostrano le iniziative che promuoviamo sono di solito di grande apertura, anzi cerchiamo di coinvolgere il più possibile anche soggetti apparentemente lontani dalla lotta contro il TAV.

Un po’ di storia di Etinomia…

Etinomia è nata durante i dibattiti all’interno del movimento NO TAV nell’estate del 2011, un momento in cui c’erano delle importanti azioni di presidio e difesa del territorio prima dell’installazione del cantiere che adesso si vede per il tunnel geognostico. Lì si è cominciato a riflettere del tipo di ruolo che potessero avere anche gli imprenditori che si riconoscono dietro quel tipo di bandiera, per proporre qualcosa di diverso al territorio che non fosse solo devastazione. Ci siamo subito interrogati su che tipo di proposta più generale potevamo fare. Un programma generale lo stiamo sviluppando, la situazione è mutevole e non abbiamo la pretesa di avere la ricetta da proporre per cambiare il mondo del lavoro e dell’economia domani. Quello di cui siamo certi è che bisogna rimettere al centro le necessità essenziali della persona, non solo materiali, ma anche legate al benessere psicologico, alla cura, le necessità culturali e sociali, in ogni campo. Se si parte da questo, si capisce cosa si può cominciare a produrre e scambiarsi, anche non in forma meramente monetaria, a partire da contesti territoriali riconoscibili innescando una potenzialità produttiva che può far ripartire  una macchina che attualmente è asfittica.

La cooperativa “dALa TERra NATIVA” è stata l’esordio di Etinomia. Gli ingredienti di partenza sono stati un gruppo di disoccupati che si organizzano e alcuni terreni incolti sono gli “ingredienti” base da cui è nata la cooperativa. Quali sono state le  tappe che hanno portato alla sua costituzione e che ruolo ha avuto Etinomia?

A onor del vero la cooperativa si è costituita prima di Etinomia e, soprattutto in una fase iniziale, ha contribuito molto a ispirare Etinomia, a proporre le idee che la sorreggono. La storia è una storia semplice, che probabilmente trova delle analogie anche in molte altre parti d’Italia. Si tratta di persone che, nel momento in cui hanno perso il lavoro, hanno deciso di scommettere sul valore della terra per capire se poteva diventare un sostentamento all’economia familiare. Quindi hanno recuperato dei terreni, sono riusciti anche con la solidarietà popolare (e qui ritorna il senso di comunità e di territorio percepibile) a recuperare dei terreni che difficilmente in altre occasioni sarebbero stati dati in concessione… qui l’attaccamento alla terra è molto forte, in epoche passate difficilmente i proprietari avrebbero consegnato i loro terreni da coltivare. 

Cioè i terreni incolti sono stati ceduti gratuitamente dai proprietari? 

Magari anche non gratuitamente, ma bisogna considerare che anche solo affittare un terreno a un soggetto terzo per un ex agricoltore e un ex proprietario terriero è un tabù incredibile. Questa logica individualista è stata superata indipendentemente dal fatto della gratuità e dell’affitto, ma come gesto di apertura che prima non si era manifestato. Il bello di questa esperienza è di aver rotto il muro di diffidenza e di aver ricostruito la solidarietà tra le persone.   

La cooperativa dALa TERra NATIVA ci ha fatto conoscere questo tipo di solidarietà extraeconomica, che Etinomia ha interiorizzato e fatto diventare una proposta anche per altre realtà economiche che a questa solidarietà possono attingere per  ricavare speranza e fiducia in un modo diverso di fare economia.

Qualche esempio di attività che Etinomia svolge? Ad esempio ci risulta che avete promosso la creazione di alcuni mercati di vendita…

Questa è stata una delle prime attività a cui ci siamo dedicati, la promozione di alcuni mercatini per allargare la base di vendibilità dei prodotti di alcuni nostri associati, stimolando la partecipazione e quindi l’ampliamento dell’attività in senso stretto. Ma l’attività su cui effettivamente lavoriamo e che secondo me funziona molto è proprio la creazione di una rete tra imprenditori.
Etinomia, oltre ad avere un organo direttivo tipico di ogni associazione, è divisa in gruppi di lavoro, ci sono gruppi che si occupano di tematiche specifiche. I più fertili sono ad esempio quelli dedicati all’edilizia, all’energia, al commercio che raggruppano soggetti non per forza specialisti del settore, ma che vedono in quella tematica un campo interessante di riflessione e gli scambi di lavori tra soggetti complementari cominciano ad essere notevoli come anche la capacità di coinvolgimento. Quindi, come prima cosa, strutturare la rete in modo che le collaborazioni permettano di contrastare il fenomeno delle delocalizzazioni e l’importazione dall’esterno di beni di scarso valore, in modo da fare economia sul posto (a questo fine abbiamo creato anche un embrione di moneta complementare).
Poi promuoviamo il dialogo tra tutta una serie di associazioni per valutare quali sono le azioni comuni laddove ci siano delle visioni del mondo non coincidenti ma perlomeno conciliabili.
Oltre a questo c’è uno sportello molto attivo che offre servizi di consulenza su tematiche sociali, su tematiche del benessere, supporto psicologico. Non è un’attività economica perché in prima battuta la consulenza è gratuita, ma fa anche orientamento al lavoro, quindi permette a chi ha dei progetti di misurarli ed eventualmente renderli realizzarli.
Infine c’è il rapporto con le istituzioni. Fin dall’inizio abbiamo avuto un rapporto molto stretto con la Comunità montana, partecipiamo ad alcuni bandi europei su tematiche che vanno dai rifiuti all’energia, per iniziare a fare una programmazione su queste tematiche, magari di medio termine in un territorio dove mancherà assolutamente un organismo che sia in grado di assumere questo compito. La chiusura della Comunità montana diventa un vulnus ulteriore in questa debolezza, su questo bisognerebbe riflettere molto perché, al di là del significato politico di eliminare la Comunità montana in un territorio dove si combatte contro il TAV, mancherà davvero un soggetto che potrà fare una programmazione per 60mila abitanti, in un contesto di valle ampia e popolosa e che quindi merita una programmazione autonoma. Etinomia potrebbe diventare in futuro un soggetto che si assume parte di questi compiti.

Con gli Stati Generali del Lavoro, Etinomia e il movimento NO TAV chiamano al confronto, all’elaborazione di proposte concrete e al coordinamento per “dare vita ad un percorso di revisione e progettazione dell’intero sistema di lavoro”.  Come si svolgeranno gli SGL?

A parte la serata di presentazione di venerdì 27 settembre, che è una serata di accoglienza e di avvio dei lavori che farò io in qualità di presidente di Etinomia e probabilmente Alberto Perino del Movimento NO TAV, il cuore dell’iniziativa si tiene sabato 28 settembre. In otto locali nel comune di Vaie, nella palestra, in biblioteca, al presidio NO TAV, in sala consiliare, si riuniscono otto tavole rotonde, in cui è possibile discutere liberamente e affrontare temi specifici che non sono solo quelli classici del lavoro, quindi il mero ruolo dell’impresa, l’attività sindacale, la tutela, ecc., ma anche argomenti come il benessere e la dignità della persona, il senso primo del lavoro in quanto tale, il ruolo che possono avere gli amministratori in una fase molto critica come questa, la svolta che questa crisi può avere e che rotta le vogliamo dare. Noi crediamo fermamente che si debbano ridiscutere i paradigmi economici e dare una coscienza nuova alle persone. Quello che immaginiamo possa essere fatto da una discussione aperta, fertile e partecipata è la produzione di un documento che tracci un sentiero e che dia delle indicazioni per stravolgere questi paradigmi, che contenga proposte molte concrete: cosa va cambiato e che tipo di azioni devono essere poste in essere (ad esempio il tema della programmazione territoriale per invertire la rotta).
Abbiamo offerto un’apertura totale in termini di partecipazione, anche a realtà potenzialmente molto distanti da Etinomia perché vogliamo inserire contributi che provengano da ogni tipo di realtà le più diverse per ampliare questo tipo di proposta che verrà presentata poi domenica 28 settembre insieme agli amministratori alla popolazione in una giornata dove ci saranno anche momenti culturali, ludici e di intrattenimento.
Siamo convinti che, in questa fase di crisi, intorno a un tema come il lavoro utile non si possa non creare unità d’intenti e d’azione tra realtà anche diverse, quindi l’appello è stato aperto a tutti perché dobbiamo individuare quale è il lavoro utile, fattibile e sostenibile che serve a uscire da questa crisi.

E finora chi ha aderito all’appello alla partecipazione?

Le realtà più variegate, perché abbiamo dai sindacati agli istituti di microcredito, dai politici ad alcuni industriali della Val di Susa, da direttori di ospedale fino a docenti universitari, cittadini, il movimento NO TAV, realtà che hanno proposte politiche come le vostre, aziende occupate come la ri-Maflow di Milano… l’elenco è lunghissimo, potrei andare avanti per mezz’ora… ricordo ancora anche associazioni che si basano sulla difesa dei beni comuni come ReCommon, organi di stampa come fabionews.info e il cambiamento, intellettuali, realtà che hanno progetti di programmazione microeconomica ben chiari e definiti… insomma una partecipazione veramente variegata e su scala nazionale. Sarà veramente interessante. Abbiamo coinvolto anche realtà solitamente distanti dal movimento, associazioni di categoria come il CNA e Coldiretti. Un’apertura completa e un’adesione altrettanto ampia, la strutturazione dei tavoli tematici permette la più larga partecipazione, e la risposta che abbiamo avuto dimostra che la scelta è stata vincente.

Gli SGL sono il segno del salto fatto dal movimento NO TAV, da  centro promotore della resistenza e l’opposizione a una grande opera di speculazione e devastazione a centro che promuove la costruzione dell’alternativa al sistema della crisi, della devastazione ambientale, della speculazione, della precarietà e della disoccupazione, dell’abolizione dei diritti?

Sì, questo è vero. In realtà il movimento ha sempre avuto questa tipo di capacità propulsiva. Secondo me questa capacità propulsiva è stata il vero spauracchio dei cosiddetti poteri forti. Se si analizza bene il tipo di azione mediatica, giudiziaria, politica condotta contro il movimento NO TAV, tutto va nella direzione non solo di cercare di soffocare il dissenso, e questo è un compito in qualche modo scontato per uno stato conservatore come questo, ma soprattutto spezzare la capacità di coinvolgimento del movimento NO TAV. Dopo i fatti del 2011, una delle azioni più efficaci che il movimento NO TAV ha condotto in Italia è per esempio il NO TAV Tour, che nei capoluoghi e non solo di provincia di tutta Italia ha chiamato a raccolta tutte le forze che si riconoscono nella difesa dei beni comuni, del territorio e dei diritti fondamentali.
Noi di Etinomia abbiamo forse avuto il coraggio, in un momento di offuscamento anche mediatico di questa capacità, di riproporre il tema del coinvolgimento più generale e allargato possibile, il lavoro per un’associazione di imprenditori è un tema naturale. Va da sé che il connubio tra NO TAV e tema del lavoro è stato di fatto dirompente. Se ci vogliamo assumere un merito è quello di rimettere al centro la capacità di coinvolgere il maggior numero di realtà possibile e cominciare a coordinare le azioni in vista di una sollevazione (voglio usare questo termine, ma la sollevazione è anche di coscienze) che abbia delle caratteristiche collettive.

Parli di “associazione di imprenditori” Ma Etinomia è composta solo da imprenditori, ci collaborano solo imprenditori? E quando parli di imprenditori, puoi specificare? Anche Marchionne, Riva, Benetton, ecc. sono imprenditori…

No. Etinomia non è solo un’associazione di imprenditori. Fin dalla sua nascita, al tavolo costituente erano seduti cittadini comuni, dipendenti del settore pubblico e privato, disoccupati e precari, studenti, tutte persone che avevano intuito fin dall’inizio che non si stava dando vita all’ennesima associazione di categoria, ma che tutti insieme si sarebbe potuto lavorare, sotto l’egida di valori condivisi, per cercare di creare un mondo a misura d’uomo. Questo mix di competenze, esperienze ed estrazioni è la vera ricchezza di Etinomia, permette di pensare e vivere il ruolo di imprenditori sapendo di poter orientare (e promuovere) i propri passi e le proprie azioni in una direzione che rispetti quanto è utile e necessario alla popolazione e al territorio.

Gli SGL sono anche una “dichiarazione d’intenti” da parte di Etinomia, che la prospettiva è di allargare la sua sfera di attività anche al di fuori della Valle?

Si certo, ma in realtà questo è sempre stato nelle corde dell’associazione. Ho sempre detto andando in giro che Etionomia è un format riproponibile, quello che immagino è che possa esistere un’Etinomia in ogni città, in ogni valle, in ogni contesto in cui può nascere o già esistono (perché ne esistono tante) realtà di comunità sufficientemente fertile.
Sicuramente Etinomia può raccogliere le istanze collettive e farsi promotrice e coordinatrice di un’azione condivisa. Il nostro sito internet e il nostro modo di raccolta di adesione non pone limiti. Attualmente, a livello simbolico abbiamo qualche iscritto in Sicilia e sicuramente qualcuno in Toscana. La vocazione nazionale già esiste, attualmente Etinomia è un’associazione di volontariato, quindi chiaramente opera con i limiti che questa caratteristica riproduce e comporta. Il mio desiderio, ripeto, è che il nostro tipo di proposta possa essere replicato, con qualità specifiche che ogni territorio può esprimere. E in questo senso possiamo immaginare a incontri periodici tra le realtà locali di Etinomia per confrontare percorsi e iniziative e in quel contesto potremo condividere azioni di lotta, di contrasto, denuncia… noi abbiamo una visione a lungo termine.

Nel nostro paese migliaia di lavoratori sono mobilitati per difendere il lavoro (e insieme al lavoro anche i loro diritti e l’ambiente), tra di essi ce ne sono alcuni che hanno intrapreso percorsi di autogestione. Che cosa possono portare e che cosa possono prendere dagli SGL?

Fiducia. La fiducia è un valore che va rimesso al centro della questione. La fiducia di poter difendere il lavoro, di poter intraprendere un percorso autonomo per creare lavoro e uscire da un percorso di crisi dell’azienda. Chi viene agli SGL ha la possibilità di confrontarsi con altre realtà simili e di usufruire della capacità di Etinomia di dare un senso pratico  alle iniziative di autogestione. Soggetti che si confrontano su questo tema ce ne sono specialmente al tavolo n. 4, che si occupa di crisi e transizione. Noi vediamo nella capacità di riappropriarsi della propria capacità di costruirsi un futuro economico uno dei meccanismi per uscire da questa crisi, riappropriarsi del proprio futuro vuol dire distruggere legami che attualmente stanno portando il lavoro, soprattutto quello salariato e dipendente, verso una nuova forma di schiavitù. La riappropriazione di questi spazi va alimentata con la fiducia e con tutta una serie di supporti di carattere tecnico e giuridico, ci sono negli SGL degli avvocati che si occupano della tematica della riappropriazione, sindacalisti e avvocati (come Maurizio Poletto e Alessio Aliotto, che fanno parte del team legale NO TAV), di supporto anche di carattere pratico per capire come innescare questo tipo di percorso. Agli SGL partecipano anche soggetti (come Fulvio Perini, sindacalista italiano che è stato per parecchio tempo in Sudamerica) che hanno affrontato e analizzato il tema dell’occupazione delle fabbriche in Sudamerica, quindi può indicare quali sono aspetti positivi e i limiti, le difficoltà e gli errori di dribblare. 

Agli SGL c’è un tavolo espressamente dedicato alle amministrazioni e alle istituzioni. Qual è il ruolo che le amministrazioni locali, o alcune di esse, svolgono relativamente alla creazione di una rete di produzione e distruzione su base solidaristica a livello locale?

Il tema del lavoro in Val di Susa finora è stato delegato soprattutto alla Comunità montana, che aveva anche un assessorato apposito, in cui sono rappresentati tutti i sindaci. Il coinvolgimento di Etinomia è stato diretto fin dall’inizio, la particolarità è che sono state le istituzioni a cercare Etinomia a differenza di quello che succedi in altri contesti in cui sono le associazioni che devono cercare con molta fatica gli amministratori. Questa è un’altra cosa che non si deve a Etinomia e che dovrebbe essere esportata, cioè la capacità di coinvolgere amministratori locali e condizionare la politica locale, anche tramite il voto. La fortuna della Val di Susa è stata quella di poter eleggere tutta una serie di sindaci molto vicini alle tematiche di movimento, tramite liste civiche e formazioni non partitiche, costituendo un nucleo con una capacità rilevante di incidere nel dibattito politico, anche perché ci sono sindaci di municipalità importanti  come Avigliana, quindi delle vere e proprie conquiste politiche. Ci sono poi alcune minoranze molto forti anche in contesti municipali in cui la maggioranza è di avviso diverso. Bisogna compiere un’azione coordinata tra capacità elettorale e capacità di condizionamento degli amministratori. Parlo di condizionamento in un’accezione serena, cioè la capacità di portare le istanze popolari a dei soggetti in grado di ascoltarle e farle diventare parte della programmazione. Gli amministratori ci saranno e porteranno  le proprie proposte e iniziative nei limiti di azione concessi a una Comunità montana che sta andando a chiudere come atto di contrasto politico a livello nazionale. Oltre a quello, gli amministratori sono i naturali interlocutori e destinatari delle proposte che gli SGL sapranno elaborare. In questo senso non avremo solo amministratori locali, ma anche regionali, credo per lo più del M5S, in contatto con alcuni senatori della Repubblica, quindi le nostre proposte arriveranno a tutti i livelli istituzionali. La capacità di trasformare quelle proposte in un percorso pratico è il vero e proprio ruolo che Etinomia intende assumersi nel corso dell’anno e che porterà, lo anticipo già, all’edizione 2014 degli SGL, che servirà a fare il punto della situazione rispetto agli impegni che in questo fine settembre decideremo di prendere.

A proposito del ruolo delle amministrazioni e del condizionamento della loro azione da parte della popolazione: l’anno scorso, in un dibattito alla Festa della Riscossa Popolare di Massa, il sindaco di Venaus raccontava che il Comune aveva requisito, destinandola a fini sociali, l’area in cui doveva essere costruito il cantiere. E’ un esempio del fatto che un’amministrazione per rappresentare e attuare le istanze e gli interessi popolari deve assumere iniziative di rottura con vincoli, leggi e prassi.

Sono d’accordo, anche se bisogna capire che i ruoli istituzionali richiedono linguaggi e passi adeguati a quel tipo di posizione. Se vogliamo continuare a  pensare che sindaci e amministratori siano al nostro fianco in questo percorso che prevede sicuramente le pratiche come quelle dell’esproprio,  bisogna capire che gli amministratori possono assumersi la responsabilità di alcune azioni con dei limiti che stanno nell’ambito del mandato che hanno ricevuto. Secondo me i sindaci devono saper rappresentare anche la minoranza che non lo ha eletto, lo dico a chi lamenta la mancanza di presa di posizione sul campo degli amministratori. In realtà in Val di Susa li abbiamo visti alle manifestazioni, non si contano le conferenze stampa in difesa delle ragioni del movimento, non solo quelle legate al tema della TAV, ricordo ad esempio una conferenza stampa indetta dal sindaco di Avigliana e da quello S. Ambrogio contro il passaggio dei treni nucleari in Val di Susa. Chiaramente però non abbiamo mai potuto vedere né immaginare la presenza dei sindaci sui binari durante le occupazioni notturne e nemmeno i sindaci hanno potuto dare il placet a iniziative di contrasto di quel tipo. Però nella denuncia, nella chiamata alla partecipazione popolare, nello stimolare le iniziative di contrasto e di lotta, di fatto partecipano anche loro a un percorso di affrancamento e di maggiore consapevolezza. Ognuno in un movimento svolge il compito che gli è tipico, la somma di tutti questi passi, dal più istituzionale al più antagonista (nell’ambito di quello che un movimento assume come legittimo), rende grande un movimento. Detto questo, Etinomia vede negli amministratori i soggetti con cui confrontarsi e a cui portare proposte, stimoli e orientamenti.

Per degli amministratori locali “iniziative di rottura” non significa necessariamente occupare i binari, ma ad esempio violare i Patti di Stabilità per usare i fondi che ci sono, ma sono bloccati, per creare posti di lavoro, migliorare i servizi sanitari e scolastici, ecc.  

Questa volontà di rompere negli amministratori con cui ci confrontiamo c’è, però finché non si creano gli strumenti per poter operare fattivamente quel tipo di scelta e di decisione è difficile che un’amministrazione, che tra l’altro è regolata da segretariati e uffici di ragioneria che hanno un’autonomia rispetto alle decisioni della Giunta, è difficile che questo tipo di decisione e percorso possano essere portati fino in fondo fintanto che  non ci siano i margini per farlo nella più  completa correttezza istituzionale.
Questi temi però saranno ampiamente dibattuti nel corso degli SGL. La Comunità montana, per esempio farà una proposta dove destinerà quasi tutto il suo bilancio dell’anno prossimo, ovvio che è un’iniziativa simbolica perché è destinata alla chiusura, proprio al discorso del dibattito sul lavoro. Vi anticipo anche che, al tavolo che si occuperà di moneta complementare, una delle proposte che noi faremo è che i fondi bloccati dal Patto di Stabilità siano usati per andare a garantire una moneta locale che ha un corrispettivo in ricchezza reale e che i Comuni possano emettere una sorta di obbligazioni in qualche modo coperte dai fondi che sono intoccabili per questo scellerato Patto di Stabilità che costringe a un’austerità immotivata.

Quindi,  ci vediamo agli SGL…

Spero proprio di vedervi numerosi!

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