La strada verso il Socialismo è un campo di battaglia

da Rete “Caracas ChiAma”

«L’organizzazione era una necessità, perché la strada verso il Socialismo molto presto si trasformò in un campo di battaglia (…) la destra metteva in campo una serie di azioni strategiche volte a fare a pezzi l’economia e seminare il discredito contro il Governo.

La destra aveva nelle sue mani i mezzi di diffusione più potenti, contava con risorse economiche quasi illimitate e con l’aiuto dei ‘gringos’, che mettevano a disposizione fondi segreti per il piano di sabotaggio. A distanza di pochi mesi sarebbe stato possibile osservarne i risultati.

Il popolo si trovò per la prima volta con sufficiente denaro per soddisfare le proprie fondamentali necessità e per comprare alcune cose che sempre aveva desiderato, ma non poteva farlo, perché gli scaffali erano quasi vuoti.

La distribuzione dei prodotti cominciò a venire meno, fino a quando non divenne un incubo collettivo. Le donne si svegliavano all’alba per prepararsi alle interminabili file, dove al massimo avrebbero potuto acquistare uno scarno pollo, una mezza dozzina di pannolini o qualche rotolo di carta igienica.

Si produsse l’angustia da scarsità, il paese era scosso da ondate di dicerie contraddittorie che mettevano in allerta la popolazione sui prodotti che sarebbero venuti a mancare e la gente cominciò a comprare qualsiasi cosa trovasse, senza misura, preventivamente.

Si finiva per mettersi in fila senza sapere ciò che si stava vendendo, solo per non perdere l’opportunità di comprare qualcosa, anche quando non c’era bisogno. Cominciarono a sorgere i professionisti delle file, che per una somma ragionevole conservavano il posto agli altri, i venditori di dolciumi che approfittavano della folla per vendere le loro caramelle e quelli che affittavano le coperte in occasione delle lunghe file notturne. Si scatenò il mercato nero.

La polizia provò ad impedirlo, ma era come una peste che spuntava fuori da tutti i lati e per quanti sforzi facesse per ispezionare le auto ed arrestare coloro che portavano contenitori sospetti non poteva evitarlo. Persino i bambini trafficavano nei cortili delle scuole.

Per la premura di accaparrarsi i prodotti, avvenivano confusioni: chi non aveva mai fumato pagava qualsiasi prezzo per un pacchetto di sigarette, e chi non aveva bambini litigava per contendersi un barattolo di alimenti per lattanti.»

(da La Casa degli Spiriti, Isabel Allende, 1982)

1er Congreso Mundial por el Derecho al Retorno a Palestina

por Liga latinoamericana por Retorno a Palestina

La campaña Global por el derecho al Retorno del Pueblo palestino, El Comité parlamentario de apoyo a Palestina del Congreso Nacional de Chile junto a la Liga latinoamericana por Retorno a Palestina y El Comité Chileno de Solidaridad con Palestina, han organizado el Primer Congreso Mundial De parlamentarios Por el Derecho al Retorno a Palestina y la Paz en Medio Oriente, el cual se llevará a efecto en el Congreso Nacional de Chile los días 16 y 17 de junio de 2016, en la ciudad de Valparaíso.

La Campaña global por el derecho al retorno del pueblo palestino (THE RETURN), tiene como principal propósito fortalecer los lazos de fraternidad para incrementar y hacer más eficiente el aporte de los países, personas, movimientos y organizaciones a la solidaridad activa por la causa palestina.

En esta línea, y en concordancia con los objetivos, este Primer Congreso reviste una enorme importancia, pues abrirá paso a la adhesión y apoyo de los parlamentos de los diferentes países hacia los derechos nacionales del pueblo palestino y permitirá hacer frente al mal intencionado lobbie sionista que solapadamente actúa para encubrir los crímenes contra el pueblo palestino.

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Chile 23-31ene2016: Escuela de Formación “Hugo Chávez”

Cile 24ott2015: in marcia contro il nazi-sionismo

UNASUR e la geopolitica degli spazi marittimi complessi

di Patricio Carvajal* – dossiergeopolitico.com

La necessità di una strategia di sicurezza e di difesa comune

Qual è il futuro geopolitico dell’America latina? L’America continuerà a essere uno spazio geografico libero di conflitti? Questi due interrogativi ci addentrano nell’ambito della riflessione Geopolitica e dei Rapporti Internazionali. La Geopolitica costituisce la base della politica estera degli Stati Uniti ed è allo stesso tempo il fondamento di una sua strategia di difesa e di sicurezza. Nel caso dell’America latina, sin dalla costituzione dell’UNASUR, la sicurezza e la difesa si devono intendere come una proposta regionale. Non possiamo continuare più con una strategia di sicurezza e di difesa di carattere nazionale.

Questo tipo di strategia è ormai obsoleto e non rappresenta uno strumento idoneo alle sfide della politica mondiale del XXI secolo. Ebbene, da una prospettiva Geopolitica, l’America latina è stata considerata uno spazio marginale fino alla fine della Guerra Fredda. Tuttavia la Guerra delle Maldive (1982) ha dimostrato che la strategia britannica corrispondeva non solo a quella esclusiva di uno Stato sovrano, ma anche alla strategia dell’Unione Europea –in quel momento era comunità economica europea- e agli interessi militari della NATO. Con la fine della Guerra Fredda (1989-1991) si rende ancora più rilevante il significato geopolitico delle Maldive nella strategia europea.

Finita la Guerra Fredda, l’America latina ridefinisce la sua politica regionale con il resto del mondo in conformità a due principi: il realismo periferico proposto dallo specialista argentino di Rapporti Internazionali, Carlos Escudé, e quello della “centralidade da periferia” (centralità della periferia) proposto dal geografo brasiliano M. Santos.

Per Escudé il realismo periferico consiste nel compromesso assunto dagli Stati latinoamericani nell’ambito dei Rapporti Internazionali, ovvero, il rispetto del diritto internazionale e l’adempimento dei trattati e degli accordi che gli Stati hanno sottoscritto con il resto del mondo. Qualunque inadempimento di questa normativa riduce gli Stati latinoamericani alla condizione di Stati “paria” della comunità internazionale.

La proposta di Escudé era senza dubbio fortemente determinata dall’esperienza della dittatura militare argentina e la sua avventura bellica nelle isole Maldive. Per noi, latinoamericani, le Maldive sono argentine. Questo è indiscutibile se vogliamo che l’UNASUR si consolidi e raggiunga una politica regionale di sicurezza e di difesa. D’altro canto la proposta di M. Santos si riferisce agli spazi latinoamericani, che durante l’esistenza degli imperi coloniali europei, erano considerati la periferia del sistema mondiale, secondo alcuni criteri geostorici (Braudel, Wallerstein). Con il processo di globalizzazione che subentra alla Guerra Fredda, la politica mondiale passa da un bipolarismo (USA/URSS) a un multipolarismo (USA, UE, Russia, Cina, India, Brasile, Giappone).

Questo fatto implica che nuovi attori emergono come potenze regionali che aspirano a occupare un posto nella politica mondiale: le ex colonie europee: America, Asia, Africa. Il blocco geopolitico rappresentativo di questa nuova realtà corrisponde a quello dei BRICS. I paesi che conformano questa unità geopolitica s’inseriscono su un vettore internazionale diverso da quello dei paesi della TRIADE (USA-Giappone-Unione Europea).

Dunque, come si può concepire una Geopolitica e una Strategia marittima dell’UNASUR? Un punto di avvio potrebbero essere le proposte di Escudé e di Santos, già citate. D’altra parte abbiamo un pensiero geopolitico marittimo latinoamericano che ci consente formulare questa strategia comune. In effetti bisogna prestare attenzione ai discorsi geopolitici marittimi degli ammiragli Storni (Argentina), Buzeta, Ghisolfo, Martínez (Cile) e Vidigal (Brasile). Buzeta ha proposto nel suo scritto di Geopolitica del 1978 un programma che ha chiamato “Il Gran Progetto Sudamericano”, il cui fondamento è l’integrazione regionale.

Nel decennio del 1980 l’ammiraglio Ghisolfo aveva proposto una Geopolitica specificamente navale, il cui asse è l’isola di Pasqua. Questa strategia navale insulare s’integra con il dominio argentino delle Maldive, giacché possedendo il dominio di entrambi gli spazi insulari, si ha il controllo delle rotte oceaniche del Pacifico Sud e dell’Atlantico Sud. Nel 1993 l’ammiraglio Martínez aveva suggerito un’Oceano-Politica che faceva affidamento alla Convenzione di Giamaica (1982). Infine l’ammiraglio Vidigal nella sua proposta di un’Amazzonia Azzurra (2006), incorpora al territorio brasiliano le 200 miglia di ZEE (Zona Economica Esclusiva).

Secondo i criteri formulati da questi ammiragli nei loro rispettivi discorsi, l’UNASUR dovrebbe rendere esplicito che lo spazio marittimo degli Stati rivieraschi di cui formano parte corrisponde alle direttrici degli ammiragli sopra menzionati. Se si dovesse fare questa dichiarazione non sarebbe ancora sufficiente per consolidare una geopolitica e una strategia marittima dell’UNASUR.

Per quest’ultima si richiede una strategia specificamente navale. In altri termini definire l’esistenza di una Forza Navale congiunta dell’UNASUR che in un primo momento potrebbe essere composta dalle forze della marina più forti dell’alleanza: Argentina, Brasile e Cile. Lo sviluppo di questa strategia è imprescindibile per la sicurezza e la difesa dei cosiddetti spazi marittimi complessi. Difatti se seguiamo lo sviluppo delle forze navali sottomarine della Cina (T093/T094), dell’India (T Kilo, T Scorpene), del Giappone (Soryu class), della Russia (Borey class) e degli Stati Uniti (Virginia class), possiamo apprezzare l’importanza assegnata da questi Stati al controllo degli spazi marittimi.

A titolo di esempio si può rilevare che nella Marina degli Stati Uniti sono entrati in servizio i sottomarini classe Virginia, unità dai molteplici obiettivi che potenziano la strategia nucleare con operazioni tattiche specifiche. Una forza navale congiunta degli Stati dell’ABC necessita un incremento sostanziale da parte della forza dei sottomarini, la creazione di basi sottomarine negli spazi insulari del Pacifico e dell’Atlantico Sud e lo sviluppo di unità di superficie che possano operare permanentemente nei mari australi.

La Forza dei sottomarini dell’armata cilena con la classe Scorpene si colloca a un livello ad alto sviluppo tecnologico simile a quello delle Marine sopraelencate, anche se senza dubbio richiederebbe ulteriori unità di questo genere dovuto al grande spazio oceanico che caratterizza il nostro litorale. Il Programma Sottomarino nucleare brasiliano che è dotato di sottomarini classe Scorpene, costituisce un’adeguata risposta alle sfide di sicurezza e di difesa dello spazio regionale. Il caso della marina argentina è piuttosto preoccupante, dovuto alla costante riduzione dei fondi che colpisce le forze armate, così come la mancanza di una strategia marittima congrua con le sfide della politica mondiale del XXI secolo, compresa quella di una strategia d’insieme con il Brasile e il Cile.

L’esplosione demografica che colpisce il pianeta, la crescente domanda di risorse alimentari per questa popolazione, la necessità delle risorse idriche e di altri beni evidenzia che molto presto la Convenzione di Giamaica (1982) e il Trattato Antartico (1959) diverranno convenzioni internazionali appartenenti alla Storia del Diritto e non a una dogmatica giuridica internazionale. Di conseguenza si rendono necessarie nuove convenzioni internazionali sugli spazi marittimi complessi. Sotto quest’aspetto il concetto di Geogiurisprudenza sviluppato dalla Geopolitica tedesca e dal Diritto pubblico tedesco (Haushofer, Schmitt) ci possono fornire una base concettuale rigorosa al momento di concepire queste nuove convenzioni.

La cartografia elaborata dall’equipe del Professor Dott. Martin Pratt dell’IBRU (Centre for Borders Research), mette in evidenza la controversia che si è scatenata tra gli Stati membri della Comunità Internazionale per il controllo degli spazi marittimi complessi. Per finire citiamo le parole dell’ex cancelliere del Brasile e attuale ministro della Difesa, Dott. Celso Amorim, che può servire come base per la geopolitica marittima dell’UNASUR: Mas a política de defesa deve estar preparada para a hipótese de que o sistema de segurança coletivo baseado em normas venha a falhar, por uma razão ou por outra –como de resto tem ocorrido com indesejável frequência. Essa é uma das razões pelas quais devemos “fortificar” nosso poder brando, tornando-o mais robusto. Por isso, nossa estratégia regional cooperativa deve ser acompanhada por uma estratégia global dissuasória frente a possíveis agresores” (La politica della difesa deve essere pronta per affrontare l’eventualità che il sistema di sicurezza collettivo, fondato sulle norme, possa fallire per una qualsiasi ragione – come di fatti è già accaduto con una frequenza disdicevole. Questa è una delle ragioni per la quale dobbiamo “fortificare” il nostro soft power, rendendolo più solido. Per questo motivo la nostra strategia regionale cooperativa deve essere associata con una strategia globale dissuasora di fronte a possibili aggressori). (Amorim, 2012:14).

* Professore Associato, Università di Playa Ancha, Cile. Dipartimento Disciplinare di Storia, Cattedre di Storia Moderna e Contemporanea. Centro di Studi del bacino del Pacifico / CECPAC – UPLA.

Fonti:

Amorim, C (2012). A Política de Defesa de um País Pacífico, in “Revista da Escola de Guerra Naval”, Junho de 2012. vol. 18. Nº 1, pp. 7-15.

Carvajal, P; Monteverde, A (2012). La Geopolítica marítima de los Almirantes Buzeta, Ghisolfo y Martínez. Universidad de Playa Ancha, Centro de Estudios de la Cuenca del Pacífico / CECPAC.

Le Dantec, F; ¿Cooperación o conflicto? Relación Argentino–chilena, Santiago de Chile.

www.dur.ac.uk / IBRU / International Boundaries Research Unit.

www.geopolitique.net/ Institut Français de Géopolitique.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Vincenzo Paglione]

Napoli 5giu2015: Memoria della Resistenza in Cile

(FOTO) La Fiesta de los Abrazos: reminiscencia de la clandestinidad

por Flavio Salgado*

Entre los días 10 y 11 de  enero, el Partido Comunista de Chile (PCCh) realizó una vez más la tradicional Fiesta de los Abrazos, donde  la militancia de base y la dirigencia del partido compartieron como todos los años, una jornada caracterizada por la música, entusiasmo y la alegría de los asistentes. En el encuentro también se realizaron foros y conversatorios en torno a los desafíos del Chile actual, cuyas décadas de neoliberalismo convirtieron al país en el más desigual de Suramérica.

La reforma educativa, la reforma laboral y tributaria, fueron temas comunes en las diversas actividades llevadas a cabo durante el evento, en el que se calcula que asistieron unas 30 mil personas. A diferencia de otras Fiestas de los Abrazos, el PCCh por primera vez forma parte de la administración del país a través de la Nueva Mayoría; movimiento político dentro de la Concertación que está más comprometido con la agenda social y política de la actual presidenta Michelle Bachelet.

La historia de la Fiesta de los Abrazos tiene su génesis en la dictadura militar, época donde fueron proscritos los partidos políticos. En ese clima de represión, muchos compañeros del PCCh fueron perseguidos, torturados y ejecutados por los cuerpos de seguridad tutelados por el dictador Augusto Pinochet.

Como una estrategia para no ser descubiertos por los esbirros, infiltrados y soplones de la dictadura, los camaradas del PCCh empleaban seudónimos, y estrictos códigos de seguridad. Claudio De Negri, encargado de Cultura del PCCh, recordó que los encuentros entre compañeros a pesar de no conocer sus nombres reales, comenzaban y finalizaban con un abrazo. El gesto simbolizaba la alegría del encuentro y la certeza de que el compañero se encontraba bien, habiendo burlado la férrea vigilancia y control de los cuerpos de seguridad que funcionaban al servicio del infame dictador. 

De Negri, señala que las Fiestas de los Abrazos aún después de tantos años, conserva ese espíritu de fraternidad, camaradería y hermandad. “Todavía hay compañeros que aún me llaman por mi alias Víctor; seudónimo utilizado en tiempos de dictadura para preservar mi vida y la de mis compañeros”.

Como ya es tradición, el PCCh está involucrado en toda la organización y convocatoria del evento. “En lugar de la empresa privada  hay mística, trabajo y compromiso y sobre todo mucho amor”, afirmó  De Negri.

Estuvieron presentes la presidenta de la Central Unitaria de Trabajadores, Bárbara Figueroa, el presidente del Colegio de Profesores, Jaime Gajardo y la presidenta del Colegio de Periodistas, Javiera Olivares, junto a otras y otros dirigentes sindicales y sociales.

Entre los artistas y grupos musicales asistieron Fanfare Revuelta, Sol y Lluvia, Gerardo Alonso de la Trova Cubana, Los Insobornables, Max Berrú, Nano Stern,Seidú, Sonora Barón y Tommy Rey.

La Fiesta de los Abrazos se celebra todos los años a partir de 1987 en el emblemático  Parque O’Higgins, constituyendo unos de los hitos relevantes en los más de 100 años del PCCh.

*Antropólogo, Venezuela (texto y fotos)

 

 

Educazione: Cuba leader mondiale negli investimenti

scuolacuba_zps61f49bd1da Telesur

Unesco: Cuba possiede il maggiore sviluppo educativo dell’America Latina

Secondo il ranking degli incentivi e degli investimenti sull’educazione stilato dalla Banca Mondiale (BM) per il periodo compreso tra il 2009 e il 2013, Cuba, la Bolivia e il Venezuela figurano tra i 10 paesi che in tutto il mondo hanno maggiormente investito in educazione.

 

La posizione di Cuba è riconosciuta a livello mondiale per i suoi alti indici d'attuazione degli obiettivi fissati nel piano “Educación Para Todos” rispetto a quanto fatto nei paesi sviluppati

La posizione di Cuba è riconosciuta a livello mondiale per i suoi alti indici d’attuazione degli obiettivi fissati nel piano “Educación Para Todos” rispetto a quanto fatto nei paesi sviluppati

Il Venezuela territorio libero dall’analfabetismo 

Cuba, Timor Est, Danimarca, Ghana, Islanda, Nuova Zelanda, Thailandia, Venezuela, Kyrgyzstan, Bolivia, Costa Rica e Argentina sono tra i paesi che effettuano i maggiori investimenti sull’istruzione in base al loro Prodotto Interno Lordo (PIL), secondo le cifre rese note dalla Banca Mondiale.

 

Lo studio, che ha analizzato il periodo 2009-2013, ha decretato Cuba come paese leader a livello mondiale nella percentuale di Prodotto Interno Lordo (PIL) destinato all’educazione. Una cifra che è stata pari al 13,1% nel 2009 e al 12,8% nel 2010.

Il 28 ottobre di nove anni fa l'Unesco dichiarò il Venezuela “Territorio libero dall'Analfabetismo”. Questo è il frutto della Misión Robinson, programma sociale lanciato dal leader della Rivoluzione Bolivariana, Hugo Chávez, per saldare il debito storico ereditato in materia d'istruzione

Il 28 ottobre di nove anni fa l’Unesco dichiarò il Venezuela “Territorio libero dall’Analfabetismo”. Questo è il frutto della Misión Robinson, programma sociale lanciato dal leader della Rivoluzione Bolivariana, Hugo Chávez, per saldare il debito storico ereditato in materia d’istruzione

La Bolivia nel ranking dei paesi che maggiormente investono in educazione

In seconda posizione vi è la Repubblica Democratica di Timor Est (Sud-Est asiatico), che ha investito l’11,3% nel 2009, il 10,5% nel 2010 e il 9,4% nel 2011.

 

In ordine, seguono i restanti paesi: la Danimarca con l’8,7%, il Ghana con l’8,1%, l’Islanda e la Thailandia con il 7,6%, la Nuova Zelanda 7,4%; Cipro 7.3%, Venezuela e Bolivia con il 6,9%, il 6.8% per la Finlandia così come il Kirghizistan; infine Belize con il 6.6%.

Il Ministro boliviano della Pubblica Istruzione, Roberto Aguilar, ha spiegato che l'investimento nell'istruzione della prima infanzia è aumentato del 319%, del105% nell'istruzione primaria e del 306% nell'educazione secondaria, rispetto agli importi investiti nel 2006

Il Ministro boliviano della Pubblica Istruzione, Roberto Aguilar, ha spiegato che l’investimento nell’istruzione della prima infanzia è aumentato del 319%, del 105% nell’istruzione primaria e del 306% nell’educazione secondaria, rispetto agli importi investiti nel 2006

In America Latina spiccano Cuba, Venezuela e Bolivia, e a seguire Argentina e Costa Rica con una percentuale del 6,3 del PIL; poi la Giamaica con il 6.1%, il Brasile con il 5,8%, il Messico con il 5.2%; il Cile al 4.5%; l’Uruguay investe il 5,3%, mentre il Paraguay il 4,8%.

 

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

(VIDEO) “La Forza della Ragione”: intervista di Rossellini a Salvador Allende

di Francesco Guadagni

Nel maggio del 1971 il regista Roberto Rossellini, autore di capolavori quali “Roma Città Aperta”, “Paisà”, “Germania Anno Zero”, si recò a Santiago del Cile per incontrare il Presidente Salvador Allende ed intervistarlo sul suo progetto politico.

Nacque così il documentario “La Forza della Ragione”. Acquistato dalla Rai, fu trasmesso solo la sera del 15 settembre 1973, in seguito alla notizia dell’assassinio del Compagno Presidente Allende.

Rossellini, in merito all’intervista, raccontò: «Nella primavera del ’71 Allende aveva promosso l’operazione che si chiamava “Verdad”, l’operazione verità. Aveva invitato personalità da tutte le parti del mondo perché si recassero a Santiago a vedere e toccare con mano l’autentica realtà cilena e il tentativo democratico di sviluppo socialista in Cile. Mio figlio Renzo, in quell’occasione, andò laggiù e io lo pregai di farsi latore di una mia preghiera: avrei amato incontrare Allende e avere un’intervista con lui. Allende mi fece sapere che sarebbe stato lieto di incontrarmi e così i primi di maggio andai in Cile».

Il cineasta sulla morte di Allende affermò: «Io personalmente non credo affatto alle tesi del suicidio di Allende perché egli era uomo troppo cosciente dei suoi doveri e delle speranze che erano riposte in lui. Egli sapeva benissimo – io ne sono convinto – che per poter arrivare all’affermazione delle proprie idee bisogna spingersi a tutti gli estremi dell’eroismo, compresa la morte violenta».

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(FOTO) Brigadas Internacionales UNADIKUM

por UNADIKUM Chile

Las BRIGADAS INTERNACIONALES UNADIKUM, nacen el año 2010, con el objetivo de romper el bloqueo que sufren los Territorios Ocupados Palestinos en la Franja de Gaza, para acabar con la pasividad de la comunidad internacional, y servir de Observadores Internacionales dentro de la Franja. Las brigadas de voluntarios internacionales cumplen distintas funciones en Gaza; Servir de escudos humanos para proteger la vida de pescadores, agricultores y establecimientos amenazados que así lo requieran, asistencia a las víctimas y sus familias, a los prisioneros políticos, a los desplazados etc. Acudir a los lugares atacados, hospitales y morgues para prestar ayuda e informar. Lanzar en conjunto con organizaciones gazatíes campañas de petición y presión internacional entre otras actividades.

Nuestro Director de Unadikum, Manuel Pineda (Manu Abu Carlos) de nacionalidad Española, lleva ya 4 años en la Franja. Durante la mayoría de los meses del año se encuentra trabajando con distintos activistas que se suman a las brigadas de distintas nacionalidades. En estos momentos están en la Franja realizando todo lo humanamente posible para proteger y ayudar a los Palestinos y difundiendo todo lo que sucede. Junto a nuestra compañera Valeria Cortes, nos envían toda la información para difundirla en nuestros países.

Héroes modernos y anónimos. Son nuestra inspiración junto al valiente pueblo Palestino, Por ellos es que seguiremos luchando a su lado, hasta ver a una Palestina Libre.

Conversaciones entre Kissinger y Pinochet sobre derrocamiento de Allende


Igual que en el Chile de Salvador Allende, en el sector opositor venezolano hay quienes desprecian y rechazan las aseveraciones que hacen frecuentemente Nicolás Maduro, Presidente Constitucional de la República Bolivariana de Venezuela y otros líderes del proceso revolucionario que implican al Gobierno de los Estados Unidos de Norteamérica y a sus organismos de intervención convencional y no convencional en la patria de Bolívar.
Algunos actores políticos de la oposición “banalizan” tales aseveraciones porque tienen conciencia de que efectivamente esa intervención está en proceso y que, una vez concretada, ellos asumirían de nuevo el control del país para ponerlo al servicio de los intereses de quienes gobiernan el país del norte y de sus propios intereses particulares o grupales.
Existe otro sector mayoritario de la oposición que, por desconocimiento, odio inducido o ignorancia, no cree en tales procedimientos de intervención y los definen erróneamente como incapacidad o impericia de los líderes bolivarianos para conducir la República
Para contribuir con la difusión de la verdad y estimular el debate sobre este tipo de conducta injerencista, La Redoma aporta los diálogos realizados entre el ex presidente Nixon y Henry Kissinger, el equivalente al Canciller en Venezuela, lo cual es considerada una prueba contundente sobre la contribución que el presidente Richard Nixon prestó de manera directa para generar las condiciones políticas, económicas y sociales favorables para que se concretara el golpe de Estado militar contra el para entonces presidente constitucional de Chile Salvador Allende, el 11 de septiembre de 1973″.
Comencemos con un fragmento del diálogo entre Kissinger y Nixon:
Kissinger: Hola.
Nixon: Hola, Henry. 
Kissinger: Sr. Presidente. 
Nixon: ¿Dónde estás? ¿En Nueva York? 
Kissinger: No, estoy en Washington, trabajando. Tal vez vaya al juego de fútbol esta tarde, si termino. 
Nixon: Muy bien. Bueno, es que se inicia la temporada. Es mejor que en televisión. ¿Algo nuevo de importancia por allá? 
Kissinger: Nada de gran importancia. La cosa en Chile se sigue consolidando y por supuesto los periódicos se están desangrando porque ha sido derrocado un gobierno pro-comunista. 
Nixon: ¿No es increíble? ¿No es increíble? 
Kissinger: Quiero decir, en lugar de celebrar… en el período de Eisenhower seríamos héroes. 
Nixon: Bueno no lo hicimos, como sabes, nuestra mano no se muestra en este caso. 
Kissinger: Nosotros no lo hicimos. Quiero decir, los ayudamos…a crear las condiciones de la mejor forma posible. 
Nixon: Correcto. Y ese será el juego que haremos. Pero, oye, en lo que respecta a la gente, déjame decirte que no van a creer la mierda que dicen los liberales sobre este caso. 
Kissinger: Absolutamente no. 
Nixon: Ellos saben que es un gobierno pro-comunista. Y así es. 
Kissinger: Exacto. Y pro-Castro. 
Nixon: Bueno, lo principal era… olvidémonos de lo pro-comunista. Era un gobierno absolutamente anti-estadounidense.
Sobre documentos que habían sido publicados anteriormente
 
Ayuda encubierta:
Los Norteamericanos, que se jactan de ser ejemplo de democracia para el planeta, intervienen, desestabilizan, derrocan gobiernos, dividen y fraccionan países con gobiernos incómodos, invaden y matan en nombre de la libertad; sin embargo, su legislación exige la desclasificación de documentos sobre sus “acciones”  aunque, luego de años y décadas de haber cometido esos actos condenables.
Durante el año 2001, los Estados Unidos de Norteamérica hizo público miles de documentos secretos hasta entonces, que guardaban relación con las operaciones encubiertas realizadas en el Chile de la Unidad Popular por parte de la Agencia Central de Inteligencia (CIA), antes y durante la dictadura militar de Augusto Pinochet
El número de documento superaba los 16.000 y entre ellos se encontraba específicamente uno que categóricamente confirmó el financiamiento, por parte del gobierno norteamericano, de agrupaciones, partidos políticos, ONG, sindicatos y grupos de ciudadanos con el fin de desestabilizar al gobierno de presidente socialista de la República de Chile, Salvador Allende.
Resulta relevante señalar que tres semanas antes del derrocamiento del presidente Allende y su muerte, funcionarios de Estados Unidos aprobaron un millón de dólares para ayuda encubierta para esas organizaciones.
Aunque algunos se han empeñado en señalar que este tipo de cosa no ocurre, en el estudio de otro archivo desclasificado se puede apreciar que en una reunión realizada por Nixon con el Consejo de Seguridad Nacional, éste dirigió los esfuerzos para atacar y desajustar la economía chilena, una vez fuese elegido Allende, cuestión que para el momento resultaba inminente.
Entre las medidas acordadas en esa reunión y que fue aplicada con fuerza, se propuso la venta de las reservas norteamericanas de cobre para influenciar la baja de los precios internacionales del preciado metal, sostén importantísimo de la economía chilena. 
Conversaciones Kissinger-Pinochet:
Esta conversación se realizó el día 8 de junio de 1976 en el marco de la Asamblea General de la Organización de Estados Americanos (OEA) en las oficinas del Presidente de facto Augusto Pinochet en Santiago de Chile a las 12 del mediodía.
Participaron en la reunión por Chile: 
El dictador Augusto Pinochet, el ministro de Relaciones Exteriores Patricio Carvajal, el Embajador de Chile en Estados Unidos Manuel Trucco, y Ricardo Claro Valdés coordinador de la conferencia de la OEA.
Participaron en la reunión por USA:
El Secretario de Estado (Canciller) Henry Kissinger, el Subsecretario para Asuntos Interamericanos William D. Rogers y el intérprete Anthony Hervas.
KISSINGER: Este es un hermoso edificio. La conferencia está bien organizada. ¿Usted se está reuniendo con todas las delegaciones?
PINOCHET: Sí. Dos o tres al día. Quiero decirle que estamos muy agradecidos que usted haya venido a la conferencia.
KISSINGER: Es un honor. Quedé muy impresionado con la recepción popular cuando llegué. Tengo fuertes sentimientos de amistad hacia Chile.
PINOCHET: Este es un país de gente de buen corazón que ama la libertad. Esta es la razón por la cual no aceptaron el comunismo cuando los comunistas intentaron tomarse este país. Es una larga lucha de la cual somos parte. Es una etapa del mismo conflicto que explotó durante la guerra civil española. Y destacamos el hecho de que a pesar de que los españoles trataron de parar al comunismo hace 40 años, en España está floreciendo otra vez.
KISSINGER: Recientemente recibimos al rey español y discutí con él exactamente ese mismo tema.
PINOCHET: Yo he estado siempre en contra del comunismo. Durante la guerra de Vietnam yo me reuní con algunos de sus militares y les dejé claro mi anticomunismo y les dije que esperaba que ellos pudieran derrotarlo.
KISSINGER: En Vietnam nos derrotamos a nosotros mismos debido a nuestras divisiones internas. Hay una campaña comunista internacional.
PINOCHET: Chile está sufriendo debido a esa propaganda. Desgraciadamente no tenemos los millones necesarios para hacer contra-propaganda.
KISSINGER: Debo decir que su representante (Sergio Diez) fue muy efectivo al explicar su posición durante la Asamblea General de esta mañana. En los Estados Unidos, como usted sabe, tenemos simpatía por lo que usted está tratando de hacer aquí. Yo pienso que el gobierno anterior iba en la dirección del comunismo. Nosotros le deseamos lo mejor a su gobierno. Al mismo tiempo, nosotros enfrentamos problemas domésticos masivos respecto al
tema de los derechos humanos en todas las ramas del gobierno, especialmente en el Congreso pero también en el Ejecutivo. 
Como usted sabe el Congreso está ahora debatiendo mayores restricciones en la ayuda a Chile. Nosotros nos oponemos a ello. Pero básicamente nosotros no queremos intervenir en sus asuntos domésticos. Nosotros no podemos ser precisos en nuestras propuestas sobre lo que usted debe hacer. Sin embargo, este es un problema que complica nuestras relaciones y los esfuerzos de aquellos que son amigos de Chile. Esta tarde yo voy a hablar sobre derechos humanos en la Asamblea General. Yo postergué mi discurso hasta que pudiera hablar con usted. Yo quería que usted entendiera mi posición.
Nosotros queremos manejar el asunto en términos de persuasión moral y no en términos de sanciones legales. Por esta razón nos oponemos a la Enmienda Kennedy. En mi discurso voy a tratar el asunto de derechos humanos en términos generales y los derechos humanos en el contexto mundial. Me voy a referir en dos párrafos al informe sobre Chile de la Comisión de Derechos Humanos de la OEA. Yo voy a decir que el tema de los derechos humanos ha afectado las relaciones entre Estados Unidos y Chile. Esto es en parte el resultado de las acciones del Congreso. Voy a agregar que yo espero que usted elimine estos obstáculos pronto.
También voy a destacar el informe sobre Cuba y la hipocresía de algunos que manejan el tema de los derechos humanos como un medio para intervenir en los gobiernos. Yo no puedo hacer menos que esto sin provocar en Estados Unidos una reacción que lleve a restricciones legislativas. El discurso no es contra Chile. Yo le quería decir esto. Mi evaluación es que usted es una víctima de los grupos izquierdistas alrededor del mundo y que su mayor pecado fue derrocar a un gobierno que iba en dirección del comunismo. 
Pero tenemos un problema práctico que debemos tener en cuenta sin provocar presiones incompatibles con su dignidad y que al mismo tiempo no conduzcan al establecimiento de legislación que dañe nuestra relación. Sería de gran ayuda que usted nos informe sobre las medidas que está tomando en el campo de los derechos humanos.
Nada de esto es dicho con la intención de minar a su gobierno. Yo quiero que usted salga adelante y quiero mantener la posibilidad de ayuda. Si derrotamos la Enmienda Kennedy (Yo no sé si usted escucha mis conversaciones telefónicas, pero si usted lo hace, usted acaba de escuchar mis instrucciones a Washington para hacer exactamente eso), nosotros vamos a hacerle llegar los F-5 que hemos acordado. Vamos a esperar un poco en otros temas para evitar darles munición adicional a nuestros enemigos.
PINOCHET: Estamos volviendo paso a paso a la institucionalidad. Sin embargo, estamos siendo constantemente atacados por los demócratas cristianos. Ellos tienen una voz muy fuerte en Washington. No la gente en el Pentágono, pero se las arreglan para meterse en el Congreso. Gabriel Valdez tiene acceso. También Letelier.
KISSINGER: Yo no he visto un demócratacristiano por años.
PINOCHET: También Tomic y otros que no recuerdo. Letelier tiene acceso al Congreso. Nosotros sabemos que están dando información falsa. Vea usted, nosotros no tenemos experiencia en cuestiones de gobierno. Estamos preocupados por nuestra imagen. En unos pocos días vamos a publicar el artículo constitucional sobre derechos humanos y también otro que va a establecer el Consejo de Estado. Hay varios esfuerzos que estamos realizando para establecer la institucionalidad.
En el área económica, hemos pagado nuestras deudas después de renegociarlas. Estamos pagando 700 millones en deudas con intereses este año. Hemos hecho una reforma agraria. Y estamos tomando otras medidas constitucionales. Hemos liberado a la mayoría de los prisioneros detenidos. Recientemente a 60 más. El 11 de septiembre de 1974 yo desafié a los soviéticos a que liberen a sus prisioneros. Sin embargo, no lo han hecho, mientras que nosotros solamente tenemos 400 personas que están actualmente detenidas. En el plano de las relaciones internacionales, estamos funcionando bien. En el caso de Bolivia, hemos expresado nuestra buena voluntad. Todo depende de Perú ahora.
KISSINGER: Tengo la impresión de que Perú no tiene muchas simpatías.
PINOCHET: Usted está en lo correcto. Perú no quiere que prospere la idea.
KISSINGER: Los peruanos me dijeron que no obtendrían un puerto según el arreglo.
PINOCHET: Perú se está armando. Perú está tratando de comprar un portaaviones de los británicos por 160 millones. También está construyendo 4 torpederos en Europa. Perú está rompiendo el equilibrio de armas en el Pacífico Sur. Tiene 600 tanques de la Unión Soviética. Nosotros estamos haciendo lo que podemos para mantenernos en pie en caso de una emergencia.
KISSINGER: ¿Y qué están haciendo?
PINOCHET: Principalmente, estamos modificando viejos armamentos, arreglando chatarra. Nosotros somos un pueblo con mucha energía. No tenemos peones.
KISSINGER: Entiendo que Chile generalmente gana sus guerras.
PINOCHET: Nunca hemos perdido una guerra. Nosotros somos un pueblo orgulloso. En el frente de los derechos humanos, estamos progresando lentamente. Ahora sólo tenemos 400. Hemos liberado a más. Y también estamos cambiando algunas sentencias de modo que los prisioneros puedan salir del país.
KISSINGER: Si usted pudiera agrupar las liberaciones, en vez de 20 a la semana, tener un programa más grande de liberaciones, eso sería mejor para el efecto sicológico de las liberaciones. Lo que quiero decir no es que usted debería demorarlas, pero que usted debería agrupar las liberaciones. Pero para volver a la cuestión de la ayuda militar, yo realmente no sé qué va a pasar mañana en el Senado.
TRUCCO: La Enmienda Buchanan es posible.
KISSINGER: Repito que si la versión de la Cámara de Representantes tiene éxito, entonces vamos a enviar los aviones [Trucco discute los aspectos técnicos de la legislación en efecto en 1975-1976-1977]
TRUCCO: El problema está ahora en el Senado en relación a la Ley [de Presupuesto] para el año fiscal 1977. La Cámara de Representantes ya ha aprobado la Enmienda Fraser.
KISSINGER: Yo entiendo. Nosotros tenemos una posición respecto a eso. Mi discurso y nuestra posición están diseñados de modo que podamos decirle al Congreso que estamos conversando con el gobierno chileno y, por tanto, el Congreso no necesita actuar. Teníamos la opción de que yo viniera o no viniera. Decidimos que era mejor para Chile que yo viniera. Mi discurso no es ofensivo para Chile. Noventa y cinco por ciento de lo que digo vale para todos los gobiernos del hemisferio. Ello incluye cosas que vuestra propia gente ha dicho.
TRUCCO: Eso es cierto. Nosotros estamos fuertemente a favor de reforzar la Comisión [de DD.HH.] de la OEA.
KISSINGER: Nosotros no le estamos pidiendo a la OEA que apoye nada. Yo he hablado con otras delegaciones. Queremos una salida que no sea profundamente embarazosa para ustedes. Pero como amigos, yo debo decirles que nosotros enfrentamos una situación en los Estados Unidos según la cual debemos ser capaces de señalar ciertos hechos aquí en Chile, o de lo contrario vamos a ser derrotados. 
Tal como Angola ha demostrado, el Congreso se encuentra en un estado de tendencia destructiva. Nosotros estábamos en una buena posición
en Angola. Nosotros creíamos que Angola podría convertirse en el Vietnam de Cuba. Esto podría haber ocurrido si Cuba hubiera comenzado a tener 20 caídos en combate por semana. Cuba no podría haberse mantenido por mucho tiempo. Nosotros teníamos las fuerzas para ello.
El Congreso nos paró pero yo tengo la convicción de que el Ejecutivo, quienquiera que sea elegido, va a ser más fuerte después de la elección.
PINOCHET: ¿Cómo ven los Estados Unidos el problema entre Chile y Perú?
KISSINGER: [Después de una pausa] No nos gustaría ver un conflicto. Todo depende de quién lo empiece.
PINOCHET: La cuestión es realmente cómo prevenir el inicio.
KISSINGER: El pueblo americano se preguntaría quién está moviéndose contra quién.
PINOCHET: Pero ustedes saben lo que está pasando aquí. Ustedes lo ven con sus satélites.
KISSINGER: Bueno, yo le puedo asegurar a usted que si usted se toma Lima, usted va a tener poco apoyo de los Estados Unidos.
PINOCHET: Ya lo hicimos una vez, cien años atrás. Sería muy difícil ahora en vista del actual equilibrio de fuerzas.
KISSINGER: Si Perú atacara esto sería un asunto muy serio para un país armado con equipo soviético. Sería muy serio. Claramente, nosotros nos opondríamos diplomáticamente. Pero todo depende, más allá de eso. No es fácil generar apoyo para acciones militares de losEstados Unidos en estos días.
PINOCHET: ¿Tenemos que combatir con nuestras propias armas?
KISSINGER: Yo distingo entre preferencias y probabilidades. Todo depende de cómo ocurra. Si hay una agresión frontal, eso significa una resistencia más fuerte, más generalizada.
PINOCHET: Supongamos lo peor, es decir, que Chile es el agresor. Perú se defiende y nos ataca. ¿Qué pasa?
KISSINGER: No es tan fácil. Nosotros vamos a saber quién es el agresor. Si usted no es el agresor, usted va a tener apoyo, pero la agresión no resuelve disputas internacionales. Un lado puede montar un incidente. Sin embargo, generalmente, nosotros vamos a saber quién es el agresor.
CARVAJAL: En el caso de Bolivia, si le damos algo de territorio a Bolivia, el territorio boliviano puede ser garantizado por los Estados Americanos.
KISSINGER: Yo he apoyado a Bolivia en sus aspiraciones de una salida al mar, pero de la Flor no está contento con ello.
CARVAJAL: Si nosotros le diéramos algo de territorio a Bolivia y después Perú usara el puerto, Perú obtendría todo lo que necesita.
KISSINGER: Presiento que Perú no aceptaría.
PINOCHET: Estoy muy preocupado por la situación peruana. Las circunstancias pueden provocar una agresión por parte de Perú. ¿Por qué están comprando tanques? Ellos tienen artillería pesada, de 155. Perú se inclina más hacia Rusia que hacia Estados Unidos. Rusia apoya a su gente 100%. Nosotros estamos tras de ustedes. Usted es el líder. Pero usted tiene un sistema que castiga a sus amigos.
KISSINGER: Hay mucho mérito en lo que usted dice. Esta es una época muy curiosa en los Estados Unidos.
PINOCHET: Nosotros resolvimos el problema de las grandes empresas transnacionales. Nosotros renegociamos las expropiaciones y demostramos nuestra buena fe haciendo pagos oportunos sobre nuestra deuda.
KISSINGER: Es una desgracia. Nosotros hemos pasado por Vietnam y Watergate. Tenemos que esperar hasta las elecciones. Nosotros recibimos muy bien el derrocamiento del gobierno pro comunista aquí. Nosotros no tenemos por propósito debilitar su posición. Respecto a agresión extranjera, sería una grave situación si uno fuera atacado. Eso constituiría una amenaza directa al sistema interamericano.
CARVAJAL: Hay una influencia cubana masiva en Perú. Hay muchos cubanos allí. Los peruanos pueden ser empujados. ¿Y qué va a pasar con los miles de soldados cubanos actualmente en Africa, cuando ya no se les necesite allí?
KISSINGER: Si hay tropas cubanas involucradas en un ataque peruano, entonces el problema es fácil. Nosotros no vamos a permitir una fuerza militar cubana de 5000 cubanos en Perú.
CARVAJAL: Ahora tienen un sistema según el cual los peruanos [debió decir ‘cubanos’ en vez de ‘peruanos’] entran en grupos de 20 pero el registro peruano sólo registra 1.
KISSINGER: Los cubanos no son buenos soldados.
CARVAJAL: Sin embargo, existe la posibilidad de un ataque irresponsable.
CLARO: Yo tengo fuentes en Perú. Se me dice que existe la posibilidad muy real de que Cuba pueda enviar tropas por vía aérea a Perú.
KISSINGER: Esto cambia la situación y el asunto resulta fácil entonces. Nosotros no le vamos a permitir a Cuba otra aventura militar. Una guerra entre Perú y Chile sería un asunto complicado pero una guerra entre Cuba y Chile u otros, no nos sería indiferente.
CLARO: Vuestros planificadores estuvieron aquí en 1974. Ellos no creyeron que había una amenaza cubana. Los soviéticos usan Cuba para agredir, yo argumenté. Desde entonces, Angola ha confirmado esto.
KISSINGER: Nosotros no vamos a tolerar otra movida militar cubana. Después de la elección, vamos a tener problemas masivos si ellos no han salido de Angola. Segundo, yo también creo muy firmemente que no podemos aceptar coexistencia y subversión ideológica. Ahora tenemos las condiciones para una política más realista. A ustedes les ayudaría mucho si hicieran algún progreso respecto a los derechos humanos, el cual podría ser anunciado en paquetes. Lo más importante son las garantías constitucionales.
El número preciso de prisioneros es lo de menos. El derecho de habeas corpus también es importante. Y si ustedes pudieran darnos información anticipada respecto a vuestros esfuerzos en materia de derechos humanos, nosotros podríamos usar esto. Respecto a los demócratas cristianos, nosotros no los tenemos en cuenta. Yo no he recibido a ninguno desde 1969. 
Lo que queremos hacer es quitarles las armas a nuestros enemigos. Este es un fenómeno que manejamos de manera especialmente severa con nuestros amigos. Yo quiero ver que nuestras relaciones y nuestra amistad mejoren. Yo incentivé a la OEA a que tuviera su Asamblea General aquí. Yo sabía que iba a ser de prestigio para Chile. Yo vine por esa razón. Nosotros tenemos sugerencias. Nosotros queremos ayudarlos, no debilitarlos. Ustedes le prestaron un gran servicio al occidente al derrocar a Allende. De otra manera Chile habría seguido a Cuba. Entonces no habría habido derechos humanos o una comisión ! de derechos humanos.
TRUCCO: Nosotros le entregamos a la Asamblea General nuestras respuestas a algunas de las sugerencias del señor secretario. Lo que va a faltar será nuestra explicación de las Actas Constitucionales que se están preparando.
KISSINGER: ¿Podrían terminarlas mientras la OEA está aquí?
PINOCHET: Nosotros hemos querido no hacer nada mientras la OEA está aquí, pues de lo contrario parecerá que lo estamos haciendo para evitar las presiones de la OEA. Es posible que lo podamos hacer en unos 30 días.
KISSINGER: Si podemos, nosotros estamos dispuestos a decir que tenemos la impresión de que el Acta Constitucional es de mucha ayuda.
PINOCHET: Yo lo discutí en mi discurso inaugural.

Il Potere Costituente delle Elite ed il carattere fallito degli Stati latinoamericani

di Héctor Testa Ferreira*

Vista la crescente egemonia dei paesi occidentali nei processi di mondializzazione stimolati dal movimento espansivo del capitalismo industriale e dalle dinamiche colonialiste e imperialiste a esso consustanziali, i processi di costruzione dello Stato nel nostro continente (e negli altri del cosiddetto “terzo mondo”) sono la conseguenza di un processo esterno, coloniale, con alti livelli di disparità sociale. Nelle sue sfaccettature estreme, ma non per questo meno comuni, vi sono state diffuse realtà d’intenso sfruttamento economico, nelle quali ha vissuto la maggior parte della popolazione, compresa quella dei territori nazionali, sottoposta all’estrazione intensiva delle loro risorse. Senza per questo tacere dei molteplici aspetti sotto i quali si sono manifestati le violenze statali o parastatali compiute dalle varianti autoritarie dell’ordine oligarchico. Di modo che il “potere costituente” nel quale le élite e le oligarchie hanno rovesciato il loro progetto storico (di carattere rimodernatore e occidentale, o almeno nel tentativo di esserlo) ha per questa ragione una insolvenza sin dalle sue origini e nella propria essenza: il poco radicamento e la mancanza di legittimità nelle realtà sociali dove vive la maggioranza della popolazione e la maggior parte dei territori dove questa si sviluppa[1]. È quello che nel linguaggio giuridico è stato considerato come mancanza o carenza di effettività e di applicazione del diritto[2], e dalla teoria sociale e storiografica indicato con il termine di “Stato fallito”. La mancanza di legittimità che tante volte hanno sofferto i progetti storici delle élite nel continente ha la sua origine in questo carattere esterno, di “instaurazione” di un progetto, formulato e stimolato da una minoranza radicalmente differenziata e separata dal resto della maggioranza.

Se accettiamo la distinzione effettuata dalle teorie neocostituzionaliste[3], potremmo affermare che i paesi del nostro continente hanno avuto una Costituzione in senso formale (un testo scritto con alcune formulazioni e dichiarazioni), ma non una Costituzione in senso materiale (un ordinamento politico, sociale e giuridico, intriso dalle norme costituzionali). Ciò avrebbe una spiegazione o giustificazione dottrinale, il formalismo e l’anelito conservatore con il quale si finì per assumere i propri testi costituzionali nel corso del XIX secolo (fatto verificatosi anche nei luoghi dove sorsero le rivoluzioni liberali): questi testi sarebbero piuttosto da considerare delle formulazioni programmatiche o raccomandazioni ai poteri dello Stato che non hanno la forza giuridica della legislazione civile, commerciale, penale o processuale. In altri termini le pretese democratiche sono state sussunte e subordinate all’impeto dell’espansione capitalista. In questo modo le reazioni e le resistenze dei poteri monarchici, e quelle derivanti dagli ancien regime, alle trasformazioni messe in moto dall’avanzata del capitalismo industriale e dalle loro borghesie, ora sempre più coinvolte nella disputa del potere politico, produrranno uno spostamento conservatore nei confronti delle proprie teorie liberali, nel cui seno le varianti più democratiche e popolari andarono perdendo forza e incidenza politica, lasciando lo sviluppo concreto e l’approfondimento dei principi del costituzionalismo classico in una data da definirsi.

Nel nostro continente questa fase si plasmò in un “costituzionalismo di adattamento”[4] in cui le formulazioni, i dibattiti e le costruzioni dottrinali sono state importate in modo diretto e spesso senza riflettere, senza prendere in considerazione le singole realtà dei paesi latinoamericani. La deriva conservatrice e autoritaria in cui incapparono le rivoluzioni indipendentiste e i processi di edificazione degli Stati in ciascuno di questi paesi, si andò attuando in maniera radicale sin dalle origini e, man mano che trascorreva il tempo, questo gesto si sviluppò senza maggiori contrappesi. Le rivolte delle classi medie o popolari contarono, come avversario e nemico dichiarato, con uno Stato pervaso nella sua totalità dalle élite e dalle oligarchie nazionali[5].

A questo crollo di legittimità iniziale del potere costituente da parte delle élite come prodotto del loro carattere “esterno” alla maggioranza sociale si aggiungerà un altro elemento con le caratteristiche proprie dell’ideologia e del programma politico di derivazione europeo-occidentale ricevuto durante e dopo i processi d’indipendenza. A questo punto non è più necessario rimarcare in modo eccessivo il ruolo fondamentale delle ideologie e delle diverse formazioni culturali nel processo di costruzione delle legittimità e dei consensi sociali. Nemmeno il fatto che tali ideologie esprimono sempre un universo simbolico che, anche se prodotto dalle loro basi materiali, non necessariamente coincide con esso. Quindi secondo quanto detto fin qui la ricezione delle teorie e delle politiche del liberalismo classico europeo e nordamericano aggiunse al carattere esterno del potere costituente delle élite la possibilità e le attese sociali circa la concreta realizzazione dell’ideologia modernizzatrice e rivoluzionaria del liberalismo classico: la sovranità popolare e l’ampliamento della democrazia, la modernizzazione e i diritti dei cittadini. In modo particolare le bancarotte e le visibili fratture e contraddizioni che si riscontravano nella sfera sociale, straziavano a ciascuna delle nazioni latinoamericane. Dagli inizi del XX secolo questi avvenimenti avrebbero generato diverse correnti e progetti politici di carattere nazional-liberale, nazional-popolare, ricerche e riforme per lo sviluppo nazionale, inclusione sociale e nazionalizzazione economica.

Sulla base delle mancanze di legittimità del potere costituente delle élite oligarchiche si poterono costituire i diversi processi politici che cercavano di mettere in discussione il limitato e conservatore quadro istituzionale. Fu grazie ad esso che le costruzioni statali si plasmarono subito dopo i processi d’indipendenza e finirono di configurare un XX secolo apertamente antiliberale. La particolarità di questo percorso che ha attraversato ogni paese sarebbe lunga da descrivere in questo spazio, ma è rilevante porre l’accento su alcune delle caratteristiche generali del quadro nel quale sorse. Sebbene le guerre d’indipendenza avessero un forte accento americanista (a livello continentale), libertario e integratore di culture e popoli (all’interno di ciascun paese), queste potevano raffigurare anche come possibile e necessaria una unità sudamericana delle nazioni e una integrazione dei popoli originari e meticci nelle incipienti costruzioni nazional-statali. Le oligarchie e le élite militari che condussero questi processi o non ebbero le capacità e le circostanze per portare a termine questo programma politico o furono sconfitte da coloro che non lo consideravano prioritario o desiderabile. Forse è dipeso anche dal fatto che le medesime circostanze storico-sociali del continente lo impedivano o lo rendevano impossibile. In ogni caso i nuovi Stati si andarono configurando con una forte egemonia oligarchica e conservatrice (e, nel migliore dei casi, mediante accordi liberal-conservatori), il che sottopose a invisibilità e insufficienza di portata politica quelle forze e tendenze più progressiste come il federalismo più genuino e decentralizzato, oppure gli stessi attori più direttamente liberali democratici o popolari.

In alcuni paesi queste dispute finirono col concretarsi in scenari fortemente centralisti, conservatori e autoritari (il caso del Cile appare sotto questo aspetto un buon riferimento), in altri invece, si presentarono sotto forma di centralismo appena attenuato dalle stesse condizioni geografiche delle loro estensioni territoriali (Argentina, Brasile, Colombia o Venezuela e i loro rispettivi federalismi piuttosto attenuati e, in molti sensi, centralizzati). In molti casi, per non dire nella loro quasi totalità, con la presenza di notevoli instabilità e precarietà istituzionali che, a lungo termine, aggravarono la mancanza di legittimità dell’ordine politico-sociale (qui, si potrebbe citare come eccezione relativa l’Uruguay e, in tono minore, Argentina e Cile, fino ad allargarsi ai nuclei urbani delle capitali e delle città più grandi di ogni paese). La presenza di questo carattere esterno, coloniale o fallito dello Stato aveva nei paesi e nelle regioni con maggiore presenza di popoli originari e di una elevata popolazione afroamericana i loro esempi più visibili, il che non è una novità se tali questioni siano considerate prioritarie e fondamentali nel momento di caratterizzare i nuovi processi costituenti contemporanei: il riconoscimento del pluri-nazionalismo, i conflitti territoriali, la messa in discussione di un ordine caratterizzato da un alto centralismo dei poteri e delle ricchezze e dalla considerazione dei rapporti di classe sotto una prospettiva di tipo razziale.

*Héctor Testa Ferreira, “Aproximación a los procesos y tendencias constituyentes recientes en América Latina”, capitolo pubblicato nel libro di Jorge Riquelme, Máximo Quitral e Carlos Huerta, América Latina: Nuevas Miradas desde el Sur, Santiago de Chile, Minimo común Ediciones, 2013, in http://www.rebelion.org/docs/182078.pdf

 

[trad. dal castigliano per AlbaInformazione di Vincenzo Paglione]

 —

 

[1] Come fondamento critico per una teoria critica da e per quelle circostanze è di particolare attinenza l’opera di Boaventura de Sousa Santos, si veda, ad esempio, la sua Refundación del Estado en AméricaLatina. Perspectivas desde una epistemología del Sur (Bolivia: Alianza Interinstitucional CENDA-CEJIS-CEDIB, 2006). Si veda anche Marcos Roitman, Pensar América Latina. El desarrollo de la sociología latinoamericana (Argentina: CLACSO, 2008).

[2]Mauricio García Villegas, Ineficacia del derecho y cultura de incumplimiento de reglas en América Latina”,in El derecho en América Latina. Un mapa para el pensamiento jurídico del siglo XXI, coord. César Rodríguez Garavito, Argentina, Siglo Veintiuno Editores,2011.

[3]Un buon ripasso del nuovo costituzionalismo è presente nella compilazione della Corte Costituzionale dell’Ecuador per quanto concerne il periodo di transizione, El nuevo Constitucionalismo en América Latina, Quito: Corte Constitucional de Ecuador, Ecuador, Corte Constitucional de Ecuador para el período de transición, 2010; Roberto Gargarella, “Pensando sobre la reforma constitucional enAmérica Latina” in El derecho en América Latina. Un mapa para el pensamiento jurídico del siglo XXI, coordCésar Rodríguez Garavito, Argentina, Siglo Veintiuno Editores, 2011, pp. 67-80; Rubén Martínez DalmaueRoberto VicianoPastor,“Los procesos constituyentes latinoamericanos y el nuevo paradigma constitucional”, IUS. Revista del Instituto de Ciencias Jurídicas de Puebla 25 (2010), pp.7-29,e “Fundamentosteóricosy prácticosdelnuevo constitucionalismo latinoamericano”,in Revista Gaceta Constitucional, Lima, 2011, pp.307-328; José María Serna de la Garza, comp. Procesos constituyentes contemporáneos en América Latina.Tendencias y perspectivas, México, Instituto de Investigaciones Jurídicas de la UNAM, 2009; Carlos Villabela,“Constitucióny democracia en el nuevo constitucionalismo latinoamericano”IUS. Revista del Instituto de Ciencias Jurídicas de Puebla 25, 2010, pp.49-76. Questi volumi servono come fondamento e introduzione a buona parte delle riflessioni qui sviluppate, in particolare alle argomentazioni di carattere più strettamente giuridiche costituzionali.

[4] Vicepresidencia de la República y Presidencia del Congreso Nacional, Cuadernos de reflexión.Elproceso constitucionalenBolivia.Perspectivas desde el nuevo constitucionalismo latinoamericano. Exposición del constitucionalista Rubén Martínez Dalmau, La Paz, Vicepresidencia de la República y Presidencia del Congreso Nacional, 2008.

[5] Nel Cile, tanto per indicare un riferimento in quanto a costruzione statale in ordine, forte, con una certa stabilità politica e senza maggiori dispute tra le élite, già nel 1829 le correnti liberali e federaliste subirono la loro sconfitta definitiva da parte della tendenza conservatrice e centralista. Per quanto concerne la costruzione dello Stato in Cile si veda Gabriel Salazar, Construcción del Estado en Chile (1800-1937). Democracia de los “pueblos”. Militarismo oligárquico, Chile, Editorial Sudamericana,2005.

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