Ecuador: un Ottobre che è stato un Febbraio

Risultati immagini per protestas en ecuador 2019di Atilio Boron

Conclusa la presunta trattativa tra la leadership del CONAIE e Lenin Moreno, il 14 ottobre, è stata decretata la sconfitta della rivolta popolare. La mobilitazione era iniziata, secondo un TWEET ufficiale del CONAIE, per porre fine “alle politiche economiche di morte e miseria generate dall’FMI e alle politiche estrattivistiche che interessano i nostri territori”. Nella più che completa e dettagliata “Dichiarazione dell’agenda per la lotta delle organizzazioni dei popoli indigeni e amazzonici, delle nazionalità e delle comunità, a sostegno della mobilitazione nazionale e dell’esercizio della nostra autodeterminazione”, approvata a Puyo (Pastaza), il 7 ottobre 2019, risaltavano, tra i contenuti più importanti, il rifiuto di “misure economiche, chiamate “pacchetto”, e si aggiungeva: “chiediamo la piena inversione della lettera d’intenti firmata con il Fondo Monetario Internazionale, il cui contenuto non è stato reso pubblico, in violazione dell’obbligo di trasparenza delle azioni dell’esecutivo; nonché l’abolizione dei tentativi di privatizzare le imprese pubbliche segrete sotto il termine di “concessioni””.

L’Agenda e altre dichiarazioni del CONAIE hanno anche denunciato “gli enormi benefici che la borghesia continua a ricevere attraverso molteplici politiche di rilancio dell’economia” e affermando che era giunto “il tempo dell’azione per realizzare le rivendicazioni popolari e impedire che il bulldozer delle riforme passasse sull’economia delle famiglie povere”. Ciò si è tradotto, secondo i leader del movimento, in misure oltraggiose a favore delle banche e delle grandi società, che sono state esentate dal pagamento di 4,295 milioni di euro di tasse e nella “colonizzazione” da parte dei loro rappresentanti dei principali servizi civili, nonché nella deregolamentazione e nella precarizzazione implicita nelle richieste del “pacchetto” dell’FMI.

Va ricordato che le misure annunciate da Moreno il 1° ottobre prevedevano che i lavoratori delle imprese pubbliche “dovessero contribuire ogni mese coi loro salari” e che, al fine di “ridurre la massa salariale, i contratti occasionali sarebbero stati rinnovati col 20% in meno di retribuzione, come anche il tempo della loro vacanza sarebbe stato ridotto da 30 a 15 giorni. A ciò si è aggiunto l’enorme aumento del prezzo dei carburanti, causato dall’eliminazione delle sovvenzioni stabilite quarant’anni fa, che renderebbero quasi tutti i beni di consumo popolari più costosi e genererebbero un netto taglio dei redditi della popolazione. È sorprendente che quest’articolata agenda sia stata completamente esclusa dalla discussione tra la leadership dei popoli originari e il presidente ecuadoriano.

Il trionfalismo di alcuni protagonisti e osservatori del conflitto nel parlare del “negoziato” che ha posto fine alla rivolta non è quindi comprensibile. Fatta eccezione per la questione del prezzo della benzina – certamente importante – tutto il resto rimane intatto, come se l’enorme mobilitazione popolare contro le imposizioni dell’FMI non ci fosse mai stata. Le questioni che hanno reso sorprendente il “pacchetto” sono state lasciate fuori dalla discussione, così come la denuncia, precedentemente espressa dalla leadership indigena, di invertire “in maniera inconsulta” la lettera di intenti firmata con il FMI. Non solo questo: è stato anche sepolto nell’oblio, almeno per ora, il fatto che Moreno era venuto al governo con il programma della Rivoluzione Cittadina dell’ex presidente Rafael Correa, che prevedeva di continuare ad attuare le misure di tipo post-neoliberali, le quali erano state ferocemente combattute dalle élite economiche dell’Ecuador e con un’agenda che ha riposizionato quel paese in linea con i governi progressisti della regione, lottando per emanciparsi dalla pesante protezione, che Washington aveva tradizionalmente esercitato sulle nazioni situate in quello che, in maniera davvero rispettosa per i nostri popoli, era chiamato il “cortile posteriore” degli Stati Uniti d’America.

Attraverso una spettacolare giravolta politica, Moreno ha tradito tale mandato con una velocità e radicalità inusitate, al tempo stesso che ha convertito Rafael Correa – che, fino al giorno dell’insediamento non si era stancato di dire, era stato una delle più significative figure dell’Ecuador, secondo solo a Eloy Alfaro – in un personaggio nefasto, responsabile delle più grandi disgrazie mai subite dall’Ecuador e da perseguitare – tuttora lo perseguita – con accanimento patologico e senza tregua.

Moreno non solo ha invertito la strada di Correa, ma lo ha fatto sottomettendosi da vile ai mandati di Washington: ha lasciato l’ALBA; ha consegnato una base militare nelle Galapagos (uno degli ultimi rifugi incontaminati dell’umanità); ha sfrattato le autorità e i funzionari dell’UNASUR dall’edificio costruito alla periferia di Quito, proprio sulla linea equatoriale; e si è inginocchiato davanti a Donald Trump, per soddisfare con ignominia ineguagliabile (in un continente pieno di lacchè dell’impero) i minimi capricci dell’imperatore. Per cominciare, ha cercato di distruggere Unasur e promuovere il nefasto Gruppo di Lima, per attaccare la rivoluzione bolivariana.

In breve, l’Ecuador è passato dall’autodeterminazione nazionale conquistata dal governo Correa a un “alleato-vassallo”, o meglio: uno stato-servo, che obbedisce semplicemente agli ordini emanati da Washington e alle oligarchie corrotte dominanti in Ecuador. Nulla, assolutamente nulla di tutto questo, è emerso nelle “negoziazioni”, che la leadership del CONAIE ha intrapreso con Moreno e che hanno posto fine al conflitto. Né in questa peculiare “negoziazione” vi è stata una condanna della brutalità della polizia e della repressione militare, delle uccisioni (almeno dieci), delle quasi 100 scomparsi, delle centinaia di ferimenti e delle migliaia di arresti e nulla si è detto della richiesta di dimissioni degli ultra-reazionari ministri dell’interno e della difesa e delle violazioni dei diritti umani. Tutta la confusione che ha scosso l’Ecuador era solo per il prezzo della benzina? E il “pacchetto” dell’FMI? A quanto pare, la montagna partorito il topolino.

Ci sia consentito di offrire qualche congettura, per cercare di svelare ciò che è successo e le sue ragioni.

In primo luogo, ciò che ha caratterizzato questa rivolta è stata la sua tremenda debolezza ideologica e politica, che si poteva difficilmente occultare sotto la sua mobilitazione di massa. Eppure, mancava una direzione politica, motivata da un genuino desiderio di cambiamento e di opposizione al regime al potere. Infatti, considerate le cose con il vantaggio del senno del poi, si potrebbe dire, con una certa esagerazione, che si è trattato di una disputa all’interno del progetto morenista e niente di più, e che lo spontaneismo della protesta innescata dal decreto del 1 ottobre è stato interpretato favorevolmente dai leader, per niente interessati a un’elevazione di consapevolezza delle masse insorgenti. Il resto sono stati fronzoli retorici aventi lo scopo di confondere le masse, più che chiarire la loro consapevolezza e il significato della loro lotta.

In secondo luogo, il tradimento di Moreno trova il riflesso in quello di alcuni dei più noti leader CONAIE, in particolare Jaime Vargas, che ha gettato fuori bordo i propri morti e dispersi, per ottenere in cambio la promessa – sia bene inteso, “la promessa” – di un nuovo decreto, che solo un illuso o un complice perverso può credere possa significare invertire la rotta della totale sottomissione all’FMI. Possiamo aspettarci una discussione approfondita all’interno del CONAIE, perché ci sono segnali che una parte della direzione, e non pochi alla base, non sono d’accordo con quanto pattuito con il regime morenista. Non solo con ciò su cui si è accordato Vargas, ma anche con il ruolo svolto da Salvador Quishpe, ex prefetto di Morona e feroce nemico di Correa, la cui animosità nei suoi confronti lo ha portato a entrare oscenamente in combutta con Moreno. Non è avventato prevedere che questo conflitto latente esploderà presto.

In terzo luogo, il presidente si è mosso astutamente, ben consigliato da Enrique Ayala Mora, presidente del Partito Socialista dell’Ecuador e da alcuni altri mercenari della politica ecuadoregna (uniti dal rancore malato che hanno verso l’ex-presidente Correa) come Pablo Celi, Juan Sebastiàn Roldàn e Gustavo Larrea, visitatori regolari e correveidiles dell'”ambasciata” (per non definirli “agenti segreti”), che gli indicavano come doveva negoziare con gli indigeni: promesse, gesti simpatici, foto, un montaggio televisivo, esaltazione della falsa unità del tipo “siamo tutti ecuadoregni”, una fraternità da operetta, messa in scena dal più grande camaleonte della politica latino-americana, Lenín Moreno, per far sì che i ribelli ritornino alle loro comunità, lasciando il campo liberato, in modo che il governo procedesse senza intoppi con il suo progetto.

In quarto luogo, il successo della strategia del governo è stato anche causato da un fatto tanto vero quanto deplorevole: la profonda penetrazione delle idee dell’”anti-politica” nella società civile dell’Ecuador, che concepisce i partiti come inguaribili nidi di corruzione, da qui l’attacco virulento e prolungato al correismo e a tutto ciò che gli assomiglia, la complicità della magistratura nel convalidare la violazione sistematica dello Stato di diritto durante il mandato di Moreno e il ruolo manipolativo dell’oligarchia mediatica, che non ha mai cessato di informare male e disinformare durante tutto il conflitto.

In quinto luogo, sebbene l’insurrezione indigena fosse sostenuta da ampie sezioni della popolazione, queste erano solo un coro che accompagnava passivamente le iniziative della leadership CONAIE. Non si può interpretare in maniera diversa il fatto anomalo che solo la leadership di tale organizzazione (molto influenzata, è noto, da alcune ONG, che agiscono in Ecuador e che sono i tentacoli invisibili dell’impero e anche di alcune agenzie federali del governo degli Stati Uniti) si è seduta al tavolo dei negoziati.

E gli altri settori del campo popolare? Nulla. Improvvisamente, tutti gli altri suoi componenti sono scomparsi e tutto quella materia solida “si è dissolta nell’aria”, senza lasciare tracce di sé nel conflitto. L’indebolimento dei partiti e dei sindacati ha reso le cose più facili per il governo e per la leadership conservatrice del CONAIE. È vergognoso e stravagante che il principale obiettivo dell’attacco di questa sarebbe risultato Rafael Correa e non il boia, che stava massacrando i suoi sostenitori per le strade di Quito.

Ciò rivela la profondità del conflitto tra l’ex-presidente e quell’organizzazione che, in questo frangente, ha servito a impedire al correismo, così come ad altre forze politiche e sociali, di convergere sulla guida della rivolta. Inoltre, il governo ha arrestato alcuni dei più importanti leader del correismo, a partire da niente meno che la prefetta di Pichincha, Paola Pabàn, senza la minima protesta da parte della leadership della CONAIE di fronte a una tale ingiustizia.

Per concludere: lungi dall’aver trionfato, ciò che è realmente accaduto è stata la consumazione di una sconfitta dell’insurrezione popolare, il cui enorme sacrificio è stato offerto senza nulla di concreto in cambio e, per giunta, a un falso tavolo negoziale. Una leadership indigena ingenua o corrotta perché, parafrasando ciò che il Che diceva a proposito dell’imperialismo, “a Moreno non si può credere nemmeno un pochino, niente!”. E questa leadership ha creduto al “capo” di un regime francamente dittatoriale e corrotto fino alle viscere. Ha creduto a un personaggio come Moreno, un traditore seriale che, se avesse tradito le sue promesse cento volte, le tradirebbe ancora un’altra volta, senza scrupoli e ridendo dei negoziatori indigeni! Naturalmente, il presidente è risultato anche indebolito dal conflitto: è dovuto fuggire da Quito e impostare una negoziazione, fraudolenta ma attraente e persuasiva, di fronte alle telecamere. Il FMI lo rimprovererà per il suo atteggiamento e tornerà all’accusa, costringendolo a mantenere ciò che ha accettato, nonostante le promesse al CONAIE.

Non ci vorrà molto, prima che le masse popolari dell’Ecuador, non solo i popoli originari ma anche gli strati poveri della città e della campagna, i settori medi impoveriti e depotenziati, in breve, la maggior parte della popolazione dell’Ecuador si renda conto della grande truffa perpetrata da Moreno e dai suoi torvi consiglieri con l’imperdonabile complicità della leadership CONAIE e decida di scendere di nuovo in piazza. È una tradizione del popolo ecuadoregno degna di nota, quella di aver rovesciato diversi presidenti reazionari. E se questa volta, quando ha fatto uno sforzo incredibile, le cose sono andate male, è probabile che nella sua rinascita sicura i risultati saranno molto diversi.

Tracciando un parallelo con la storia della rivoluzione russa, quello che abbiamo visto in Ecuador sembrava essere un ottobre e si è rivelato un febbraio. Ecco perché il “Kerenski” ecuatoriano rimane ancora al potere, come il russo è rimasto al potere fino a quando è giunto il suo ottobre. Prima o poi, anche per l’ecuadoregno arriverà il suo ottobre e, se le masse popolari hanno imparato qualcosa da questa lezione, in futuro non si sbaglieranno. Quando si ribelleranno contro la loro opportunista leadership, metteranno fine a un regime servile, immorale e retrogrado come pochi nella storia della Nostra America.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Ecuador: un Octubre que fue Febrero

Risultati immagini per protestas en ecuador 2019por Atilio A. Boron

Concluida la supuesta negociación entre la cúpula dirigente de la CONAIE y Lenin Moreno este 14 de Octubre quedó sentenciada la derrota del alzamiento popular. 


La movilización había comenzado, según un tuit oficial de la CONAIE, para poner fin a “las políticas económicas de muerte y miseria que genera el FMI y las políticas extractivistas que afectan a nuestros territorios.” En la muy completa y detallada “Declaratoria de Agenda de Lucha de Organizaciones de Pueblos, Nacionalidades y Comunidades Indígenas y Amazónicas en Apoyo a la Movilización Nacional y el Ejercicio de Nuestra Autodeterminación”, aprobada en Puyo (Pastaza), el 7 de Octubre de 2019 destacaban como algunos de sus contenidos más sobresalientes el rechazo a “las medidas económicas, denominadas el ‘paquetazo’, y se agregaba que “demandamos la reversión íntegra de la carta de intención suscrita con el Fondo Monetario Internacional cuyo contenido no se ha hecho de carácter público violando la obligación de transparentar los actos del ejecutivo; así como la terminación de los intentos de privatización de las empresas públicas encubiertas bajo la figura de ‘concesión’.” La Agenda y otras declaraciones de la CONAIE también denunciaban “los enormes beneficios que la burguesía sigue recibiendo a través de múltiples políticas de reactivación económica” y diciendo que había llegado el “momento de una acción para conquistar reivindicaciones populares e impedir que la aplanadora de reformas pase sobre la economía de los hogares pobres”. Esto se traducía, según los líderes del movimiento, en escandalosas medidas a favor de los bancos y grandes empresas que fueron exoneradas del pago de 4.295 millones de dólares en impuestos así como la “colonización” por parte de sus representantes de los principales cargos de la administración pública así como la desregulación y precarización laboral exigida en el “paquetazo” del FMI. 

Recuérdese que las medidas anunciadas por Moreno el 1º de Octubre establecía que los trabajadores de las empresas públicas “deberían aportar cada mes un día de su salario” y que con el objeto de “reducir la masa salarial los contratos ocasionales se renovarían con un 20% menos de remuneración, al paso que el tiempo de sus vacaciones se baja de 30 a 15 días.” A esto había que añadirle el enorme aumento del precio de los combustibles ocasionado por la eliminación de unos subsidios establecidos hacía ya cuarenta años, lo que encarecería casi todas las mercancías de consumo popular y generaría un fuerte recorte en los ingresos de la población.

Sorprende que esta frondosa agenda quedara por completo al margen de la discusión entre la dirigencia de los pueblos originarios y el presidente ecuatoriano. No se entiende, por consiguiente, el triunfalismo que trasuntan algunos protagonistas y observadores del conflicto al hablar de la “negociación” que puso fin a la revuelta. Salvo la cuestión del precio de la gasolina -sin duda importante- todo lo demás sigue intacto, como si la enorme movilización popular en contra de las imposiciones del FMI no hubiera ocurrido. Los temas que hacían al “paquetazo” asombrosamente quedaron fuera de la discusión, lo mismo que el reclamo, anteriormente expresado por la dirigencia indígena, de revertir la carta de intención firmada con el FMI “de manera inconsulta.” No sólo esto: también quedaron sepultados en el olvido, al menos por ahora, el hecho de que Moreno hubiera llegado al gobierno con el programa de la Revolución Ciudadana del ex presidente Rafael Correa que contemplaba continuar aplicando las medidas de corte pos-neoliberal que habían sido encarnizadamente combatidas por las elites económicas del Ecuador y con una agenda que reposicionaba a ese país en línea con los gobiernos progresistas de la región, pugnando por emanciparse de la pesada tutela que Washington tradicionalmente había ejercido sobre las naciones ubicadas en lo que con tanto respeto por nuestros pueblos denominan el “patio trasero” de Estados Unidos. Mediante una espectacular voltereta política Moreno malversó ese mandato con una velocidad y radicalidad pocas veces vistas al tiempo que convirtió a Rafael Correa -quien hasta el día de la toma de posesión no se cansaba de decir que había sido una de las más señeras figuras del Ecuador, sólo superado por Eloy Alfaro-  en un nefasto personaje causante de las mayores desgracias jamás padecidas por el Ecuador y a quien persiguió -y persigue- con enfermiza saña y sin tregua. Moreno no sólo revirtió el camino transitado por Correa sino que lo hizo sometiéndose vilmente a los mandatos de Washington: abandonó el ALBA; entregó una base militar en Galápagos (uno de los últimos refugios incontaminados de la humanidad); desalojó a las autoridades y funcionarios de la UNASUR del edificio construido en las afueras de Quito, precisamente sobre la línea ecuatorial; y se puso de rodillas ante Donald Trump para satisfacer con inigualada ignominia (en un continente pródigo en lamebotas del imperio) los menores caprichos del emperador. Por empezar, tratar de destruir la Unasur y promover el nefasto Grupo de Lima para atacar a la Revolución Bolivariana. En suma, Ecuador pasó de la autodeterminación nacional conquistada por el gobierno de Correa a ser un  “proxy”, mejor dicho: un estado-peón que se limita a obedecer las órdenes emanadas de Washington y de las corruptas oligarquías dominantes en el Ecuador. Nada, absolutamente nada de esto, apareció en las “negociaciones” que la dirigencia de la CONAIE mantuvo con Moreno y que puso fin al conflicto. Tampoco hubo en esa peculiar “negociación” una condena de la brutalidad de la represión policial y militar, los muertos (mínimo diez), casi 100 desaparecidos, centenares de heridos y encarcelados, estos últimos por millares, y nada se dijo sobe el pedido de dimisión de los ultra-reaccionarios ministros del Interior y Defensa y sobre los atropellos a los derechos humanos. ¿Toda la conmoción que sacudió al Ecuador fue tan sólo por el precio de la gasolina? ¿Y qué hay del “paquetazo” del FMI? Por lo visto los montes parieron un ratón.

Permítasenos ofrecer algunas conjeturas para tratar de desentrañar lo ocurrido y sus razones. Primero, lo que caracterizó esta revuelta fue su tremenda debilidad ideológica y política que mal podía ocultare bajo lo multitudinario de su convocatoria. Pero carecía de una dirección política motivada por un genuino deseo de cambio y de oposición al régimen gobernante. En realidad, vistas las cosas con la ventaja que otorga el paso del tiempo, podría decirse con un cierto dejo de exageración que fue una disputa al interior del proyecto morenista y nada más, y que el espontaneísmo de la protesta gatillada por el decreto del 1º de Octubre fue visto con beneplácito por sus conductores, para nada interesados en una elevación del nivel de conciencia de las masas insurgentes. El resto era una hojarasca retórica que tenía por finalidad más confundir a las masas que clarificar su conciencia y el sentido de su lucha. Segundo, la traición de Moreno encuentra su espejo en la de algunos de los más connotados dirigentes de la CONAIE, en especial Jaime Vargas, que arrojó por la borda sus propios muertos y desaparecidos para obtener a cambio la promesa -entiéndase bien, “la promesa”- de un nuevo decreto que sólo un iluso, o un perverso cómplice, puede creer que significará desandar el camino del total sometimiento al FMI. Cabe esperar una profunda discusión en el seno de la CONAIE porque hay indicios de que un sector de la dirección, y no pocos en sus bases, no están de acuerdo con lo pactado con el régimen de Moreno. No sólo con lo acordado por Vargas sino también con el papel jugado por Salvador Quishpe, ex Prefecto de Morona y encarnizado enemigo de Correa y cuya animosidad hacia éste lo llevó a forjar un obsceno contubernio con Moreno. No es para nada arriesgado pronosticar que este conflicto latente no tardará en estallar. Tercero, el presidente se movió con astucia, bien aconsejado por Enrique Ayala Mora, presidente del Partido Socialista del Ecuador y algunos otros mercenarios de la política ecuatoriana (unidos por su enfermizo rencor que tienen con el ex presidente Correa) como Pablo Celi, Juan Sebastián Roldán y Gustavo Larrea, asiduos visitantes y correveidiles de “la embajada” (por no calificarlos de “agentes”) quienes le indicaron  de qué modo tenía que negociar con los indígenas: promesas, gestos simpáticos, fotos, un montaje televisivo, exaltación de la falsa unidad tipo “somos todos ecuatorianos”, una fraternidad de opereta a cargo del camaleón mayor de la política latinoamericana, Lenín Moreno, para hacer que los rebeldes se vuelvan a sus comunidades dejando el campo despejado para que luego el gobierno prosiga sin tropiezos con su proyecto. Cuarto, el éxito de la estrategia del gobierno se monta también en un hecho tan cierto como lamentable: la profunda penetración de las ideas de la “antipolítica” en la sociedad civil del Ecuador, que concibe a los partidos como incurables nidos de corrupción, amén del virulento y sostenido ataque contra el correísmo y todo lo que se le parezca, la complicidad del poder judicial en convalidar la sistemática violación del estado de derecho durante la gestión de Moreno y el papel manipulador de la oligarquía mediática que no cesó de (mal)informar y desinformar a lo largo del conflicto. Quinto, que si bien la insurgencia indígena contó con el apoyo de amplios sectores de la población, éstos no fueron sino un coro que acompañó pasivamente las iniciativas de la dirigencia de la CONAIE. No de otro modo puede interpretarse el hecho anómalo de que sólo la dirigencia de esa organización (muy influida, es sabido, por algunas ONGs que actúan en el Ecuador y  que son los invisibles tentáculos del imperio e inclusive algunas agencias federales del gobierno de Estados Unidos) hubiera estado sentada en la mesa de las negociaciones. ¿Y los otros sectores del campo popular, qué? Nada. De golpe y porrazo se esfumaron todos sus otros componentes y todo aquello sólido “se disolvió en el aire”, sin dejar huellas en el conflicto. El debilitamiento de los partidos y sindicatos facilitó enormemente las cosas para el gobierno y para la dirigencia conservadora de la CONAIE. No deja de ser un dato vergonzoso y extravagante que el principal blanco de ataque de ésta hubiera sido Rafael Correa y no el verdugo que estaba asesinando a sus seguidores en las calles de Quito. Esto revela la hondura de un conflicto entre el ex presidente y aquella organización que en esta coyuntura sirvió para impedir que el correísmo, así como otras fuerzas políticas y sociales, pudieran converger en la conducción de la revuelta. Es más, el gobierno encarceló a varios de los más importantes líderes del correísmo, comenzando por nada menos que la Prefecta de Pichincha, Paola Pabón, sin que hubiese la menor protesta de la dirigencia de la CONAIE  ante semejante atropello.

Para concluir: lejos de haber triunfado lo que realmente ocurrió fue la consumación de una derrota de la insurgencia popular, cuyo enorme sacrificio fue ofrendado sin nada concreto a cambio y para colmo en una falsa mesa de negociaciones. Una dirigencia indígena que o bien es ingenua o si no corrupta porque, parafraseando lo que decía el Che a  propósito del imperialismo, “¡a Moreno no se le puede creer ni un tantito así, nada»! Y esta dirigencia le creyó al “capo” de un régimen francamente dictatorial y corrupto hasta las vísceras. ¡Le creyó a un personaje como Moreno, traidor serial que si faltó a sus promesas cien veces lo hará ciento y una, sin escrúpulo alguno y muriéndose de risa de los negociadores indígenas! Claro que el presidente también salió debilitado del conflicto: tuvo que huir de Quito y montar una negociación, fraudulenta pero vistosa y eficaz ante las cámaras de televisión. El FMI le reprochará su actitud y volverá a la carga, obligándole a cumplir con lo que pactó, pese a las promesas que le hiciera a la CONAIE. No pasará mucho tiempo antes que las masas populares del Ecuador, no sólo los pueblos originarios sino también las capas pobres de la ciudad y el campo, los sectores medios empobrecidos y desempoderados, en fin, la mayoría de la población del Ecuador caiga en la cuenta de la gran estafa perpetrada por Moreno y sus torvos asesores con la imperdonable complicidad de la dirigencia de la CONAIE y decidan tomar las calles nuevamente. Es una venerable tradición del pueblo ecuatoriano que derrocó a varios presidentes reaccionarios y si esta vez, cuando hizo un esfuerzo increíble, las cosas salieron mal es probable que en su segura resurgencia los resultados sean muy distintos. Trazando un paralelo con la historia de la revolución rusa lo que vimos en Ecuador parecía ser un Octubre y resultó ser un Febrero. Por eso el “Kerenski” ecuatoriano todavía se mantiene en el poder, como se mantuvo el ruso hasta que le llegó su Octubre. Más pronto que tarde también al ecuatoriano le llegará su Octubre y, si las masas populares algo aprendieron de esta lección en el futuro no se equivocarán y cuando se rebelen de su dirigencia entreguista y pondrán fin a un régimen cipayo, inmoral y retrógrado como pocos ha habido en la historia de Nuestra América.

Solidaridad Internacional con Julian Assange

L'immagine può contenere: 1 persona, testopor Solidaridad Internacional con Julian Assange

11apr2019.- Las organizaciones y personalidades firmantes expresamos nuestra solidaridad internacional con Julian Assange quien ha revelado información importante y necesaria para la humanidad toda acerca de las atrocidades y brutalidades cometidas por el Imperio en todo el mundo.

Así mismo repudiamos la actitud cipaya y traicionera del nefasto presidente de Ecuador Lenin Moreno. Esta no es más que una absurda maniobra de arrodillarse ante la Corona Británica y al presidente de EEUU Donald Trump.

La lucha contra el imperio, la justicia y la igualdad mundial nos hermana
Exigimos la inmediata libertad y el respeto de los derechos humanos. Y que no sea extraditado a los EEUU.

Firman Personalidades del Mundo:

1. Adolfo Pérez Esquivel, premio Nobel de la paz
2. Martin Almada (Paraguay) Premio Nobel Alternativo 2002, Miembro del Comité Ejecutivo de La Asociación Americana de Juristas Miembro de La REDH
3. Mel Zelaya, ex presidente de Honduras
4. Fernando Lugo; ex Presidente de Paraguay, actual Senador del Frente Guasu, Paraguay
5. Mariela Castro Espin, Diputada Nacional del Poder popular. Cuba
6. Piedad Córdoba, ex candidata a presidenta de Colombia
7. Yeidckol Polenvnky. Ex senadora. Presidenta de MORENA. Mexico
8. Manolo Pichardo, presidente de la Copppal, conferencia Permanente de partidos políticos de América latina y el caribe
9. Mónica Valente. Secretaria Ejecutiva del Foro de São Paulo
10. Ricardo Patiño, Canciller de Ecuador 2010-2016
11. Bélgica Guaña, Concejal Laborista distrito de Newham de Londres
12. Sixto Pereira, Senador Nacional del Frente Guasu. Paraguay 
13. Esperanza Martínez, Senadora Nacional del Frente Guasu. Paraguay
14. Carlos Filizzola, Presidente del Frente Guasu y Senador Nacional
15. Hugo Richer, Senador Nacional del Frente Guasu, Paraguay 
16. Jorge Querey, Senador Nacional del Frente Guasu, Paraguay
17. Adolfo Mendoza Leigue, Senador del Estado Plurinacional de Bolivia
18. Alejandro Navarro Brain, Senador de la República de Chile – Presidente de la Comisión de Derechos Humanos del Senado
19. Hugo Gutiérrez Diputado de Chile
20. Vladimir Cerrón, Presidente del Partido Perú Libre y Gobernador de la Región Junín
21. Mario Secco, Presidente Partido Frente Grande, Intendente del Municipio de Ensenada, Provincia de Buenos Aires, Argentina
22. Raúl Torres, diputado Asamblea Nacional, Cantautor, Cuba.
23. Ignacio Copani Canta-autor Argentino
24. Manuel Dammert Egoaguirre, congresista de Nuevo Perú, de Perú
25. Richard Arce Cáceres, congresista igualmente de Nuevo Perú
26. Jorge Rivas, ex diputado nacional. Titular de Socialismo para la Victoria. Argentina.
27. Rafael Méndez, diputado del PLD, República Dominicana. Copresidente de la Internacional Guevarista
28. Roy Daza, escritor y periodista venezolano, Integrante de la Comisión de Asuntos Internacionales del PSUV
29. Mónica Valente, Secretária Ejecutiva del Foro de São Paulo
30. Alicia Muñoz, ex ministra de gobierno de Bolivia
31. Nila Heredia Miranda, ex Ministra de Salud del gobierno del MAS – Bolivia
32. Hugo Moldiz, ministro de gobierno 2015 Bolivia
33. Carlos Fonseca Terán, Secretario Adjunto de Relaciones Internacionales del FSLN Nicaragua
34. Miguel Mejia, Ministro de Integración Regional y Secretario General del MIU Movimiento Izquierda Unida de República Dominicana
35. Juan Gómez, Fuerza de la Revolución, Rep. Dominicana
36. Nora Cortińas, Madres de Plaza de Mayo
37. Graciela Palacio de Lois, Fundadora de Familiares de Desaparecidos y Detenidos por Razones Políticas, Argentina
38. Atilo Boron, analista internacional
39. Stella Calloni, periodista y Analista Internacional
40. Ricardo Forster (filósofo, UBA, Argentina)
41. Oscar Laborde, diputado del Parlasur. Argentina
42. Fabio Basteiro, Presidente Unidad Popular. Caba. Argentina.
43. Álvaro Campana Ocampo, Secretario General del Movimiento Nuevo Perú.
44. Walter Aduviri líder aymara y gobernador de Puno y del partido mi región de ouno
45. Max Puig, presidente de la APD de República Dominicana, ex senador y ex ministro de medioambiente y recursos naturales y ex ministro de trabajo
46. Fidel Santana, diputado de República Dominicana. Presidente del Frente Amplio. Integrante de la internacional Guevarista
47. Alba Estela Maldonado, ex diputada al Congreso de Guatemala.
48. Carlos Aznarez (Coordinador del Periódico Resumen Latinoamericano)
49. Víctor Kot Secretario, General Del Partido Comunista De La Argentina
50. Alejandro Rusconi (Secretario de Relaciones internacionales Movimiento Evita)
51. Narciso Isa Conde (Presidente Ejecutivo de la Internacional Guevarista)
52. Jorge Kreines, Relaciones Internacionales del Partido Comunista De La Argentina
53. Lois Pérez Leira (coordinador General de la Internacional Guevarista)
54. Ezequiel Lopardo (Mesa Promotora de la Corriente NuestraPatria)
55. Jorge Drkos – Secretario de relaciones internacionales del Frente Transversal
56. Silvia Solorzano, Medica guatemalteca Miembro del Consejo Político del Partido URNG-MAIZ
57. Carolina Aedo, Vicepresidenta de Relaciones Internacionales. Partido Progresista de Chile.
58. Nestor Kohan, Universidad de Buenos Aires (UBA)
59. Juan Contreras, Coordinadora Simón Bolívar, la Radio Al Son Del 23 y el camarada Ex Diputado por el PSUV
60. Francisco Cafiero Vicepresidente Copppal
61. Osvaldo Chato Peredo. Copresidente Internacional Guevarista. Bolivia.
62. Graciela Rosenblum, Presidenta Liga Argentina por los Derechos humanos
63. Dra Fernanda Pereyra, Fundación de Investigación y Defensa Legal Argentina
64. Iris de Avellaneda, Copresidenta de la liga argentina por los derechos humanos
65. María Helena Nadeo, coprepresidenta Asamblea Permanente por los Derechos Humanos.
66. Tito Olivo, Alianza Democrática Republica Dominicana
67. Luisa Martin, presidenta de la Federación Republicana. Espańa.
68. Ricardo Gadea Acosta, presidente de la Coordinadora Peruana Ernesto Che Guevara Vicepresidente de la Internacional Guevarista Peru
69. Leonel Falcón Guerra, Secretario Nacional de Relaciones Internacionales del Partido Humanista Peruano y de Juntos por el Perú
70. Carlos Romainville Vasquez (Perú)
71. William Chavez (Perú)
72. Roberto Sánchez Palomino Presidente del Partido Humanista Peruano – Frente Político Junto por el Perú.
73. Balbina Mena Coordinadora Política Organización política Rojos Honduras
74. Alberto Gálvez Olaechea preso 27 años como dirigente del MIR y del MRTA Perú Vicepresidente de la Internacional GuevaristaVanessa Arce, Coordinara General, Internacional Guevarista Venezuela
75. Ricardo Canese. Secretario de Relaciones Internacionales del Frente Guasu y Parlamentario del Mercosur
76. Guillermo Verón De Astrada. Sub Secretario de Relaciones Internacionales del Frente Guasu.
77. Florencia Lagos Neumann. Corresponsal de Prensa de Crónica Digital y Analista Internacional
78. Belén Calcagno Valdés, Vice Presidenta Regional de Género, Partido Progresista de Chile, Región del Biobío
79. Camilo Lagos, Presidente Partido Progresista de Chile
80. Renzo Galgani, Vicepresidente Partido Progresista de Chile
81. Marcelo Cardenas, Vicepresidente Partido Progresista de Chile
82. Rodrigo Pinto, Presidente de la Juventud Progresista de Chile
83. Luis Jara Correa, Vicepresidente Nacional de Organizaciones Sociales, Partido Progresista de Chile
84. Pedro Abarca Castro, Vicepresidente partido Progresista de Chile, Encargado territorial
85. Carolina Ceballos, Presidenta Regional Bio Bio, Partido Progresista de Chile
86. Guillermo Pérez, Secretario General Juventud Progresista de Chile
87. Juan Bravo – Dirigente Secundario Juventud Progresista de Chile
88. Alan Fancelli – Vicepresidente de Organizaciones Juventud Progresista de Chile
89. Iván Escobar – Coordinador Estudiantil Juventud Progresista de Chile
90. Héctor Paz – Vicepresidente de la Juventud del Partido Progresista de Chile
91. Andrea Condemarin, tesorera Partido Progresista de Chile
92. Veronica Cifuentes, Vicepresidenta de comunicaciones Partido Progresista de Chile
93. Ricardo Godoy, Vicepresidente de Programas y Formación Partido Progresista de Chile
94. Esteban Silva Cuadra, Presidente Movimiento del Socialismo Allendista-MDP, Chile
95. Patricio Guzmán, Secretario General Movimiento del Socialismo Allendista-MDP, Chile
96. Guillermo Teillier del Valle, Presidente del Partido Comunista de Chile
97. Patricio Mery Bell, periodista chileno
98. Ciro Brescia, ALBAinformazione, Italia
99. Jandir Santin – Brasil
100. Paulo Gomes Neto – Brasl
101. Geraldo Jorge Sardinha –Brasil
102. Ricardo Zuniga Garcia – Niacarágua
103. Sandra Cabral Da Conceição – Brasil
104. Natal Aparecido Calixto Barbosa – Brasil
105. Leandro Nascimento Bertoldi – Brasil
106. Gina Carla Bastos – Brasil
107. Alberto Quintanilla congresista de Nuevo Perú
108. Richard Gonzáles secretario general de Poder Democrático Regional (PDR) Partido regional DEL Perú
109. Ana Muñoz, Rueda de la Secretaría de RRII del Partido Socialista del Perú
110. Julio Fuentes, Presidente Clate
111. Edgardo Depetri, Secretario General del Frente Transversal Argentina
112. Boris Ríos, Movimiento Guevarista – Cochabamba
113. Julio Gambina, Fundación de Investigaciones Sociales y Políticas, Argentina.
114. Rosa María Cabrera Lotfe, Ex Diputada Federal por el Partido de la Revolución Democrática. Internacionalista y defensora de derechos humanos. Feminista
115. Paula Klachko, Redh capítulo argentino
116. Mabel Franzone, (Investigadora-docente)
117. Lorenzo Canizares, de Venezuela
118. Guillermo Sequera, Director AXIAL, Naturaleza y Cultura Paraguay
119. Fernando Sánchez T, Instituto de Amistad Colombo-Coreano
120. Freddy Araque, Poeta venezolano.
121. Roland Denis, Movimiento 13 de abril Venezuela
122. Mauricio Macossay Vallado, activista social y profesor de la Universidad Chapingo, en Mérida, Yucatán, México.
123. Cesar Montes, ex comandante. Guatemala
124. Oswaldo Canica, presidente de Tupamaros Venezuela
125. Luis Semprún, Coordinador de La Red Informativa del Zulia (REDIZ)
126. Yhonny García Calles, Biólogo Venezuela
127. Prof. Arturo Menéndez Cabezas, Universidad de Ciencias Médicas de Camagüey, Cuba
128. Montserrat Ponsa, Periodista y Delegada en Catalunya de Fundación Cultura de Paz
129. Agustín Velloso Santisteban, Madrid España
130. Franklin Ledezma Candanedo, Fundador y Directivo de organizaciones Bolivarianas y culturales, de la Comisión Anti Bélica de Panamá y del Comité Panameño Mar para Bolivia
131. Guillermo Orrego Wauqi, prensa popular-Perú
132. Fabiola González Vivas, Diputada de la AN en desacato. Venezuela. Partido Redes.
133. José Eulícer, Mosquera Rentería Colombia.
134. Nelly Méndez, Plenario De La Militancia De Almirante Brown Argentina
135. Freddy J. Melo, venezolano, escritor.
136. Aldo Casas, antropólogo, Redacción de la Revista Herramienta
137. Fernando Medina, Docente en la Universidad Bolivariana de Venezuela
138. Claudia Viviana Norma Fernández, Ex-Comite por la Libertad de los Cinco. Movimiento de Solidaridad con Cuba.
139. Jesús Paredes (Profesor UCV, Venezuela)
140. Bernadette Paredes Vargas, Empleada Pública
141. Eugenio Alambario, VTV Canal 8, Venezuela
142. Lluís Alòs, Professor Universitat de Barcelona, Catalunya
143. Manuel Cabieses Donoso, periodista, Chile
144. Federico Tártara, Periodista
145. Alejandro Dausá, Teólogo – BOLIVIA
146. Nancy Espasandin, Maestra y Politologa (Uruguay)
147. Alberto Rabilotta, Periodista Argentino-Canadiense.
148. Prof. Elsa Bruzzone CEMIDA (Centro de Militares para la Democracia Argentina)
149. Gilberto Ríos Munguía, Secretario General OPLN Honduras
150. Mario Hernández, Periodista y escritor
151. Héctor Espínola, Animador Radio Canut, Lyon-Francia
152. Dr. Hassan Dalband, Ciudad de México
153. Susana Fernández Periodista. Locutora Nacional. Argentina
154. Alexéi Moraga, Chileno residente en Suiza, Lausanne
155. Dominique Salomon, Barcelona
156. Federico Lopardo, Docente de la Catedra Libre de Soberanía Alimentaria de la UNLP Argentina
157. Lucinda Hernández, Venezuela
158. Amable Fernández, Escritor venezolano.
159. Juana León Sánchez, Jubilada Diplomada en Psicología Madrid – España
160. Rubén Darío Guzzetti, IADEG (Instituto Argentino de Estudios Geopolíticos) – IDEAL (Instituto de Estudios de América Latina) – CTA.
161. Pedro Tostado Sánchez Sociólogo, Madrid (España)
162. Rubén Tamborindeguy, Docente Argentino
163. Ing. Carlos Yuli (Delegado Internacional del Movimiento al Socialismo).
164. Mariam Jesus Garcia Martin, Ciberactivista por los DDHH y la Justicia
165. Dolores Gandulfo, Directora Observatorio Electoral de la Conferencia Permanente de Partidos Políticos de América Latina y el Caribe (COPPPAL)
166. Ricardo Luis Plaul, (Escritor) Frente Popular Antiimperialista (Argentina)
167. Maglio Vargas, Coordinador Nacional Cenprofordh Venezuela
168. Manuel Pardo de Donlebún, miembro del Frente Antiimperialista Internacionalista, España
169. Antonio Maira, Politólogo, Analista en medios alternativos.
170. Gustavo Esmoris, escritor, Uruguay
171. Fernando Martínez-Pereda Girón
172. Ricardo Acuña, pensionado, socialista
173. Roberto Baschetti, Argentino. Sociólogo e Historiador
174. Nora Patrich, Argentina, Artista Plástica.
175. Javier Madrazo, Ex Consejero Gobierno Vasco
176. Gerardo Pisarello, teniente alcalde de Barcelona
177. Guillermo Fernández, Cantante Y Compositor. Argentina.
178. Alicia Muńos, ex Ministra de Gobierno de Evo Morales. Bolivia.
179. Duarte Correa, Analista Internacional De Galicia
180. Modaira Rubio, Poeta Y Periodista, Venezuela
181. Sergio Ortiz, Periodista Argentino, Secretario General Partido de La Liberación PL.
182. Carlos Raimundi, Solidaridad e Igualdad,
183. Aníbal Ibarra, ex Jefe de gobierno Ciudad de BsAs.
184. Pedro Wasiejko, CTA,
185. Silvia Vilta, Corriente Isauro Arancibia,
186. Juan Hubieres, Presidente del Movimiento Rebelde, Rep. Dominicana (firma)
187. Pedro Franco, Sec. de RRII del Frente Amplio, República Dominicana
188. Gallego Fernández, Peronismo Militante
189. José Manuel Rivero Pérez, Abogado. Presidente de la Asociación de Amistad Canario Cubana Antonio Pérez Monzón
190. Alberto López Girondo, Periodista, Argentina
191. Elsa Osorio, Escritora, Argentina
192. Luis Ubertalli O., periodista, poeta, escritor y músico, buenos aires, argentina
193. Annalisa Melandri, activista derechos humanos, República Dominicana.
194. Alejandro Álvarez, del Amo Responsable de Compromiso Socialista. España
195. Sonia Brito, Diputada MAS, Estado Plurinacional de Bolivia, Presidenta de la Comisión de Derechos Humanos de la Cámara de Diputados
196. Antonio Criado, responsable Estatal de ISA, Andalucía.
197. Acacio Puig, Editor de Afinidades Anticapitalistas. (España)
198. Juliana Marino, exembajadora en Cuba Dip. Nac. (mc)
199. Ramón Pedregal Casanova, Escritor, Antiimperialismo e internacionalismo.
200. Luis D. Zorraquino, Filhos e Netos por Memoria, Verdade e Justiça. Rio de Janeiro. Brasil
201. Luis Andrés Paniagua Rodríguez Lingüista, Corrector y Escritor Universidad de los Andes Mérida Venezuela
202. Elsa Laborde, IDEAL CTA
203. María Leonor Moyano (Nora), Docente Jubilada UNCUYO. Mendoza. Argentina.
204. Bill Hackwell, Resumen Latinoamericano Edicion EEUU
205. Alicia Jrapko, Resumen Latinoamericano Edicion EEUU y co-presidiente de la Red Nacional de Solidaridad con Cuba en EEUU
206. Ilda Marques, editora. (Argentina)
207. Nicolas Doljanin, periodista y escritor, Premio Casa de Las Américas 2013. (Argentina)
208. Lic. Amabe Amalia Molinari (licenciada en Gestión Cultural- ARGENTINA)
209. Lic. Silvia Graciela Fois, Bibliotecaria Facultad de Filosofia y
Humanidades de la Universidad Nacional de Córdoba. Argentina
210. María Eugenia Claros Bravo, Directora Periódico Visión Z, Bolivia
211. Ilda Teresa Lucchini, Carta Abierta, Argentina
212. Guillermo Wierzba, economista, Argentina
213. Gerardo Lugo Segarra, Presidente del Partido Nacionalista de Puerto Rico
214. María Cristina Meneses Albizu-Campos, Vice Presidenta del Partido Nacionalista de Puerto Rico
215. Carol Bendaña, Periodista, Nicaragua
216. Fernando Arellano Ortiz, director Observatorio Latinoamericano http://www.cronicon.net
217. Fernando Tapia Rivera, ex director de la Facultad de Psicología. México
218. Armando Acevedo Maestro, México
219. María Elena Luna Ortega, México
220. Erol Polat, periodista ,de Kurdistan
221. Eduardo “Negro” Soares, Convocatoria Segunda Independencia
222. Adriana Fernandez, psicoanalista, miembro del consejo de Carta Abierta
223. Pilar Estébanez, España
224. Pepe Mejía, periodista y activista social, miembro de la Asociación Puentes No Muros. Madrid-Spain
225. Ricardo Canese, Parlamentario del Mercosur Frente Guasu, Paraguay
226. Wiliam Gudiño, Vocero de la Red Nacional de Comuneras y Comuneros de Venezuela
227. Antonio Cipolletta, Rete Italiana Solidarietà Rivoluzione Bolivariana

228. Eduardo Gonzales Viaña, novelista y escritor
229. Aida Garcia Naranjo, ex ministra de la Mujer y ex embajadora en Uruguay
230. Héctor Bejar Rivera, ex comandante del ELN y Sociólogo, Vicepresidente dela IG
231. José Pacheco Ampuero, maestro, Secretario General del Partido Pueblo Unido
232. Luis D Elia, preso politico, Presidente de Miles
233. Joel Linares Moreno, Poeta, Coordinador del Encuentro Poético del Sur, Venezuela/ Coordinador de Cultura de la Internacional Guevarista
234. Beatriz Talegon, periodista y abogada. Espańa
235. Carlos Pronzatto Cineasta y escritor. Brasil
236. Henrys Mogollón dirigente político PSUV, Venezuela
237. Julián Lacacta, Político Perú
238. Abelard Rodríguez i Llàcer (España)
239. Juan Carlos Tanus Tuiran, director asociación Colombianos en Venezuela y director nacional del Movimiento Colombianos por la paz . Venezuela
240. Félix de Alcazar, presidente Asociación de Colombianos en Venezuela.
241. Yolith campo Asociación Colombianos en Venezuela
242. Karelys Reyes, Coordinadora Nacional Chavez CONCHAVEZ, Dirigente político del Movimiento Electoral del Pueblo MEP, Directora del Círculo de Mujeres Loto Rojo
243. Jorge Diez, actor, director, escritor, docente. Director del grupo Planta Baja Teatro
244. Victoria Tedesco, Argentina
245. María Adela Antokoletz, Colaboradora de Madres de Plaza de Mayo Línea Fundadora Argentina
246. Nelson Magalhães da Costa Filho, Periodista Sao Paulo Brasil
247. Gustavo Guzman Castillo, España
248. José Luis Blanco, Argentina
249. Beatriz López Traductora Bs. As. Argentina
250. Cristian Mercado, Director Instituto Prisma, Argentina,
251. Xosé L. Rivera Jácome, Relacións Internacionais Confederación Intersindical Galega (CIG).
252. Rubén Sacchi, Poeta, Director de Revista Lilith
253. María Lucrecia Rovaletti, Prof. Emérita de la UBA, Argentina
254. Héctor Marrese, docente jubilado, Argentina
255. Félix Villarreal, Polo Ciudadano
256. Olmedo Beluche, Polo Ciudadano Panamá
257. Briseida Barrantes, Polo Ciudadano Panamá
258. Abdiel Rodríguez, Polo Ciudadano Panamá
259. Johana Garay, Polo Ciudadano Panamá
260. Aris Ridríguez, Polo Ciudadano Panamá
261. Mario De León, Polo Ciudadano Panamá
262. Alberto Espino, Polo Ciudadano Panamá
263. Tomás Correa, Polo Ciudadano Panamá
264. Jorge Rodríguez, Polo Ciudadano Panamá
265. Florencio Díaz, Polo Ciudadano Panamá
266. Virgínia Fontes – Historiadora – Rio de Janeiro – Brasil
267. Luciano Andrés, Valencia Escritor e historiador Argentina
268. Cintia Ini, Miembro de Carta Abierta y de Participación Popular\
269. Javiera Olivares M., ex presidenta del Colegio de Periodistas de Chile.
270. María Esther Burgos, Profesora Titular de la Universidad de Los Ades, Mérida, Venezuela
271. … 

Firman Organizaciones Políticas y Sociales:

Internacional Guevarista
Los Otros Judíos
Comité Internacional Paz, Justicia y Dignidad a los Pueblos

Alemania
CRC – HKB (comité Revolución Ciudadana en Hamburgo- Kiel – Berlin)

Argentina
CTA de Los Trabajadores
CTA Autónoma
Coordinadora Resistir y Luchar
Corriente NuestraPatria en Unidad Ciudadana
Movimiento Evita
Partido Comunista de la Argentina.
Resumen Latinoamericano
Liga Argentina por los Derechos Humanos
MPR Quebracho
Convocatoria Segunda Independencia
Frente Grande
Frente Transversal
REDH Capítulo Argentina
CTD “Aníbal Verón”
Tendencia Guevarista y el Movimiento Teresa Rodríguez
Movimiento De Los Pueblos – Por Un Socialismo Feminista Desde Abajo (Corriente Popular Juana Azurduy // Frente Popular Darío Santillán // Frente Popular Darío Santillán-Corriente Nacional // Izquierda Latinoamericana Socialista//Movimiento por la Unidad Latinoamericana y el Cambio Social)
CEMIDA (Centro de Militares para la Democracia Argentina)
Movimiento Estudiantil Liberación
Plenario De La Militancia De Alte Brown
FIDELA (Fundación de Investigación y Defensa Legal Argentina)
Solidaridad e Igualdad
RPL (Resistencia para la Liberación)
Centro Político, Social y Cultural El Plumerillo.
Red en Defensa de La Humanidad – Capítulo Argentina
Instituto Prisma

Asturias (Península Ibérica)
SOLdePaz.Pachakuti
Plataforma asturiana de Solidaridad con Chiapas.
Comité de Solidaridad con América latina.
Asamblea por la Paz de Siero.

Brasil
Coletivo Feminista Classista “Ana Montenegro”
Filhos e Netos por Memoria, Verdade e Justiça.
Partido Comunista Brasileiro – PCB,
União da Juventude Comunista – UJC,
Unidade Classista e o Coletivo Feminista Classista Ana Montenegro
Liga Latino Americana Dos Irredentos

Chile:
Partido Progresista
Movimiento del Socialismo Allendista-MDP,
Movimiento Democrático Popular- Frente Amplio.

Galicia (Península Ibérica)
Confederación Intersindical Galega (CIG).

Guatemala
Juventud del Movimiento Político Winaq

Honduras
Organización Política Rojo
Organización Política Los Necios (OPLN)

Líbano
Asociación de Solidaridad Árabe Latinoamericana ¨Jose Marti¨

México
Partido Comunista Mexicano
Juventud del Partido Comunista Mexicano
Partido del trabajo (PT)
Unidad de las izquierdas.
Sindicato Mexicano de Electricistas SME.
Movimiento de bases magisteriales de Tlaxcala.
Coordinadora Nacional de Trabajadores sin Salario Patronal.
Fundación desarrollo social y cultural Tlaneci a.c. México
Motor de Sueños.
Grupo Plural de San Luis Potosí.
Grupo Plural de Querétaro.
Movimiento Nacional Para la Construcción de Una Nueva Sociedad.
Unión de Ejidos de Lázaro Cárdenas, Michoacán.
Frente Amplio de Lucha Popular de Michoacán.
Frente Amplio de Lucha Popular de Querétaro.
Red de Municipios y Pueblos Costeros del Mar, Campo y Ciudad, Pueblos Indígenas y Actividades Múltiples.
Unión de Trabajadore Democráticos en Defensa del Petróleo.
Colectivo Sembrando Dignidad.
Frente Emiliano Zapata.
Colectivo Rosa Roja de Ecatepec.
Frente Nacional Para el Desarrollo Emiliano Zapata.
Coordinadora Socialista.
Movimiento Revolucionario del Magisterio.
Comité Ciudadano de Santa Inés, Azcapotzalco
Comuna en Ofensiva.
Colonos en Defensa de la Democracia de San Juanico.

Nicaragua
Frente Sandinista de Liberación Nacional.

Palestina
Frente Democrático para la Liberación de Palestina (FDLP)

Panamá
Polo Ciudadano
Coordinadora Victoriano Lorenzo “CVL”

Paraguay
Frente Guazu

Perú
Partido Humanista Peruano
Movimiento Comunitario Alfa y Omega
Partido Pueblo Unido
Asociación de Periodistas y Comunicadores de Prensa Nacional (ASPREN-PERÚ)
Partido Perú Libre
Movimiento Nuevo Perú

Puerto Rico
Partido Nacionalista de Puerto Rico
Movimiento Libertador
Juventud Nacionalista, Partido Nacionalista de Puerto Rico, Junta de Nueva York.
República Dominicana
Alianza por la Democracia
Fuerza de la Revolución
Frente Amplio
Movimiento Rebelde

Suecia
La Asociación Latinoamericana de Derechos Humanos de Gotemburgo

Uruguay
MLN Tupamaros
MPP

Venezula
Red Informativa del Zulia
PPT
PSUV
Tupamaros
Movimiento Nacional de Amistad y Solidaridad mutua Venezuela Cuba
Centro de promoción y Formación en Derechos Humanos (Cenprofordh)
Movimiento 13 de Abril
Asociación de Colombianos en Venezuela
Coordinadora Simón Bolivar

Mandar las Firmas en Adhesiones al Correo Elehctrónico: solidaridad.assange@gmail.com

(VIDEO) Julian Assange: el enemigo N°1

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Roma 9feb2019: l’Ecuador a 12 anni dalla Vittoria della Rivoluzione Ciudadana

La persecuzione del Vicepresidente dell’Ecuador, vittima d’inasprimento del regime carcerario e di ritorsioni

Risultati immagini per Comitato Jorge Glasdi Comitato per la liberazione di Jorge Glas

Comunicato Stampa

La madre di Jorge Glas: “La vita di mio figlio è in serio pericolo”

“La vita di mio figlio è in serio pericolo” lo assicura l’81enne madre del vicepresidente dell’Ecuador Jorge Glas. Questi, già vicepresidente dell’internazionalmente apprezzato Rafael Correa, è in sciopero della fame da quando è stato trasferito in un carcere insalubre e di massima sicurezza. Inoltre, anche la sua salute ha subito un notevole peggioramento.

Glas, tredici mesi fa viene incarcerato ignorando le norme nazionali sulla prigione preventiva e successivamente condannato in assenza di prove e con l’applicazione di un codice penale in deroga, cioè facendo riferimento ad un antico codice penale con la finalità di poter applicare una sentenza più dura che non fosse convertibile ai domiciliari.

Sabato scorso, senza avvertire né i famigliari, né l’avvocato di Glas (come previsto dalla legge) questi viene trasferito in un carcere di massima sicurezza, durante la notte e senza la possibilità di portare con se le proprie medicine. Questo carcere, collocato in una zona remota del paese, noto per le condizioni degradanti in cui vivono i reclusi, super affollato, con criminalità comune, e, senza la scorta che come vicepresidente gli spetterebbe, potrebbe far aggravare Glas. Per questo i familiari, e soprattutto la madre, stanno realizzando una corsa contro il tempo per sensibilizzare le istituzioni internazionali al fine di salvaguardare la vita di colui che è ormai noto come un prigioniero politico.

Ma perché non ha la scorta? Perché nel totale irrispetto delle norme costituzionali, viene fatto decadere dalla carica di vicepresidente da una maggioranza parlamentare composta da una parte dei deputati eletti nelle file del governo (la sinistra che fino a pochi mesi prima era legata a Correa) e da quelli appartenenti alla destra oligarchica più estremista, legata alla vecchia dittatura di Leon Febres Cordero ed agli interessi dell’alta finanza, del commercio internazionale e agli Stati Uniti.

Il già malato vicepresidente è in serio pericolo di vita per via della mancanza di una protezione speciale e per la sua particolare condizione medica, che potrebbe essere fortemente aggravata delle cattive condizioni igienico sanitarie del carcere (senza acqua, proibitive condizioni climatiche, super affollato).

Perché Glas è stato cambiato di Carcere?

Per ritorsione. Durante il fine settimana, infatti, un ex ministro di Correa ha abbandonato il paese poiché, anche per lui, si prospettava una ingiusta ed illegale detenzione. Per questo il governo decide di inasprire il regime carcerario di Glas ed annuncia che tutti gli ex funzionari, sia di rango medio sia di rango alto, del precedente Governo di Correa non potranno lasciare il paese e annuncia il ricorso straordinario all’utilizzo della prigione preventiva.

 

El pueblo ecuatoriano seguirá siendo parte del ALBA-TCP

por ALBA-TCP


COMUNICADO DEL SECRETARIO EJECUTIVO DEL ALBA-TCP 

SOBRE LA DECISIÓN DE LA REPÚBLICA DEL ECUADOR DE FINALIZAR SU PARTICIPACIÓN EN EL 
ALBA-TCP

La Secretaria Ejecutiva de la Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América – Tratado de Comercio de los Pueblos (ALBA-TCP), lamenta las declaraciones del Canciller ecuatoriano, ofrecidas en una rueda de prensa el día 23 de agosto de 2018 donde manifiesta el deseo de su gobierno, de poner fin a su participación en la Alianza. La Secretaria Ejecutiva toma debida nota y respeta esta decisión soberana del Ecuador.

Sin embargo, el utilizar la situación política actual del pueblo de Venezuela y así sumarse a los esfuerzos de algunos Gobiernos de la región por buscar la salida del Gobierno del Presidente Nicolás Maduro, deja claro la línea que Quito ha decidido asumir sobre estos temas los cuales sirven hoy de argumento para finalizar su participación en el ALBA-TCP.

La anunciada salida del Ecuador del ALBA-TCP coincide con la estrategia política que se desarrolla actualmente en Suramérica, por parte de algunos gobiernos, de atacar a la integración latinoamericana y caribeña como por ejemplo ya ha venido ocurriendo con la Unión de Naciones Suramericanas (UNASUR) y que con seguridad se extenderá a otros espacios de integración en Nuestra América.

La Secretaria Ejecutiva del ALBA-TCP se permite respetuosamente recordar al Gobierno del Ecuador que el ALBA-TCP se rige por principios de justicia, solidaridad, equidad, cooperación, complementariedad y la voluntad común de avanzar en un desarrollo equitativo basado en el respeto a la soberanía y autodeterminación de los pueblos, con énfasis en el desarrollo humano, social, político y económico. Mismos principios que en su momento impulsaron la incorporación del Ecuador al ALBA-TCP y fueron apoyados pública y reiteradamente por Quito.

El noble y aguerrido pueblo ecuatoriano seguirá siendo parte importante y protagónica del ALBA-TCP y de la integración de los Pueblos de Nuestra América.

Caracas, 24 de agosto de 2018.

David Choquehuanca Céspedes
Secretario Ejecutivo

(VIDEO) Rafael Correa conversando con Beppe Grillo

da beppegrillo.it

Beppe Grillo intervistato dall’Ex Presidente dell’Ecuador Rafael Correa. Ecco la trascrizione dell’intervista.

Rafael Correa: Benvenuti agli amici del programma “Conversando con Correa”. Quest’oggi un tema di grande attualità e interesse: la crisi dei sistemi politici tradizionali e le alternative all’Europa. Come sempre con noi un ospite veramente prestigioso. Abbiamo il privilegio di riceverti. Mi riferisco ad un fenomeno politico, anche se non gli piace essere definito un politico, ma un rappresentante dei cittadini. Il grande Giuseppe Grillo, meglio conosciuto come Beppe Grillo. Comico, attore teatrale… Ed ora protagonista della vita pubblica del suo paese. Benvenuto, Beppe, grazie mille per aver accettato il nostro invito.

Beppe Grillo: Vi ringrazio molto. Grazie tante.

Rafael Correa: Ebbene, tu hai rivolto una critica profonda ai sistemi politici europei, altamente istituzionalizzati, tecnocratici, elitari, lontani dai cittadini proprietari della democrazia. E’ ovvio che in Europa c’è una crescente insoddisfazione per la democrazia, per i partiti politici tradizionali, che non riescono a risolvere le preoccupazioni dei cittadini: la crisi economica iniziata nel 2008, il problema dell’immigrazione, il problema del terrorismo estremista. E poi c’è il Movimento 5 Stelle, il Movimento 5 Stelle (questo è il mio italiano fluente). Ho imparato le parolacce in italiano solo perché ho lavorato con gli italiani a Zumbahua, nel Mato Grosso, persone straordinarie, ma parlavano utilizzando parolacce.  Il M5S è vincitore sorprendente alle ultime elezioni parlamentari, è stato il partito più votato, incentrando la sua campagna politica sul Web, sull’accesso diretto dei cittadini, (con Rousseau) con proposte provenienti dai cittadini stessi. Il Movimento 5 Stelle è attualmente la più grande organizzazione politica digitale del mondo. Ciò che ha realizzato il Movimento 5 stelle è una sfida alla democrazia rappresentativa.

Beppe Grillo: Sì, credo che siamo giunti a un punto in cui ci sono due mondi in contrasto. C’è un mondo che sta scomparendo, quello della vecchia politica, quello dei vecchi partiti, quello in cui si delegano i propri interessi a qualcun altro. Quel mondo è finito. In realtà, i partiti si stanno sciogliendo, per così dire, la storia e la rete hanno accelerato lo scioglimento dei partiti con lo scontro tra questi due mondi. Ho 70 anni, quindi ho un piede nell’analogico, nel vecchio mondo, e un altro nel digitale, dall’altra parte. Ho 6 figli, 6 figli che utilizzano Internet per informazioni, TV. I giornali, i telegiornali classici, non li vedono più. Viviamo in un mondo in evoluzione, in cui in dieci anni la metà dei posti di lavoro conosciuti non esisterà più; vi sono poi le università, le scuole, in cui la cultura è in difficoltà, perché deve preparare le persone a un mondo che non si conosce e che non può avanzare e il 50 per cento dei nuovi posti di lavoro sarà creativo. Creatività. Servizi e creatività. E poi c’è l’industria, l’ingegneria, il design, l’antropologia… L’antropologia è importante, in quanto si tratta di un movimento antropologico. Il cambiamento che stiamo vivendo è antropologico piuttosto che politico. Il mondo sta cambiando a un ritmo spaventoso e la nostra generazione di politici non percepisce questo cambiamento, non lo percepisce. Hanno una visione del mondo di 3, 4 e 5 giorni. Gli Stati non esistono più. Hai un dispositivo, un iPad, che ti permette di essere in contatto con le persone e in quell’atto c’è la conoscenza. Mio figlio non compra una macchina o una casa, come ho fatto io: ho comprato una casa, una macchina, e ho lavorato per la casa e la macchina, ho messo i soldi in banca, mio figlio non ha fatto tutto ciò. Utilizza il car sharing, il carpooling, con 40 euro va nel vostro paese con un volo charter, va alle Galapagos. I giovani si scambiano cultura, conoscenze. In un certo senso, il tuo paese ha dato vita a Darwin nelle Galapagos, ha permesso la scoperta della selezione naturale. E Darwin era una persona che lavorava tre ore al giorno. Eppure cambiò il mondo. Sono curioso, e il Movimento è nato dalla mia curiosità, dalla curiosità di un leader che si è sacrificato per questo movimento, ha riunito le persone attraverso un sistema operativo chiamato Rousseau, dove chiunque può indire un referendum al giorno, se vuole. Si può votare attraverso questo sistema. Sono le persone, non il mercato del lavoro, che devono essere messe al centro. Ci sono otto milioni di poveri che svolgono tre lavori e, pur avendo tre lavori, non possono più sostenersi da soli. Voglio dire, i giovani, i miei figli, hanno tutti una laurea, uno è un cuoco con una laurea in filosofia e pedagogia, un altro è un ingegnere e lavora in un complesso turistico. Possono adattarsi a qualsiasi cosa. C’è il rischio di far crescere generazioni di frustrati perché non fanno quello che hanno studiato, ma invece io mi batto per mettere al centro l’essere umano, per dare un reddito all’individuo: ti do un reddito e poi esprimi la tua creatività! Quanti Leonardo da Vinci ci sono in Italia, quanti Shakespeare? Forse Shakespeare lavora come responsabile delle risorse umane in un’azienda multinazionale, o Rembrandt progetta automobili. Potrebbe essere. Se avessero un reddito, se lo Stato lo riconoscesse, avremmo un’esplosione di creatività nel nostro paese. L’italiano è creativo. Non si può competere con i cinesi in economia di scala. Ma per quanto riguarda la creatività, la bellezza e lo spirito è possibile. Questo deve essere il nostro obiettivo.

Rafael Correa: Siamo d’accordo, l’unica economia – e perdonami se penso con la mia deformazione da economista – l’unica economia basata su risorse illimitate è l’economia delle idee, l’economia della conoscenza. Siamo pienamente d’accordo su questo punto. Tu hai detto che hai 70 anni, ma hai la vitalità di un ventenne. E grazie per aver parlato del nostro paese, un paese meraviglioso con le sue Isole Galapagos, uniche al mondo, con Charles Darwin, che ho appena scoperto che lavorava tre ore al giorno, ha sviluppato la teoria dell’evoluzione delle specie, ha rivoluzionato la scienza. Quello che Charles Darwin ha detto, tra le altre cose, è che le specie che sopravvivono non sono le più forti, ma quelle che meglio si adattano al cambiamento. E sembra che la tecnologia abbia superato la capacità di cambiamento dei sistemi politici, infatti noi manteniamo essenzialmente un sistema politico che ha quasi tre secoli di vita. Ma siamo nel XXI secolo, dove, online, è possibile conoscere immediatamente la decisione dei cittadini come ciò che hai detto, vale a dire, una democrazia diretta, che utilizza meccanismi tecnologici. Siamo d’accordo, credo che la tecnologia abbia superato molto tempo fa un sistema politico che richiede molto tempo per adattarsi ai suoi progressi e i cittadini vogliono una maggiore partecipazione, e i mezzi per tale partecipazione esistono. Credo che il Movimento a 5 stelle ne abbia fatto buon uso.

Beppe Grillo: Io vengo da quel mondo. La tecnologia ha anche un altro lato, ha un lato “B”. Bisogna stare molto attenti. Io e te stiamo parlando, ma mentre parliamo c’è una terza persona al mondo che usa le cose che ci diciamo. Mi riferisco a Facebook, alla Apple, a quelle grandi multinazionali che si appropriano delle informazioni relative alla tua vita. Sei monitorato. L’internet delle cose fornisce una tecnologia con la quale tutte le nostre azioni sono monitorate, e grazie ai big data si possono prevedere cose che vogliamo fare. Lo prevedono. Ecco perché la politica è fondamentale, perché la politica deve dire che tipo di mondo vogliamo tra 20 anni: qual è il pericolo? Il pericolo è quello di perdere il controllo della nostra tecnologia. Questo è il grande pericolo. Sto quindi riflettendo sui passi da compiere per accettare alcune tecnologie e respingerne altre. Questa è la politica. Immagina di essere controllato da una sorta di “grande fratello” che mette un sensore sulla lampadina, cammini in casa e la casa ti riconosce e dice: “Oggi sei un po’ triste, ho intenzione di mettere su un po’ di musica e accendere la luce. Senti poi la voce che dice: “Vuoi che ti ordini una pizza? E tu sei lì, gestito da quelle cose che inviano informazioni a un database. E mentre mangi la pizza, hanno scoperto che musica ascolti, come ti muovi, cosa mangi… la toilette è collegata al frigorifero, il frigorifero è collegato al supermercato. Ti analizzano la pipì e ti dicono: “Il tuo colesterolo è alto”. Poi la toilette lo dice al frigorifero: “Smettete di comprare il formaggio al supermercato perché contiene colesterolo!”. Siamo gestiti in questo modo. Può essere il migliore del mondo o il più catastrofico del mondo.

Rafael Correa: La tecnologia è uno strumento, può essere usato in modo giusto o sbagliato. Tu hai parlato dell’impegno e della genialità dei nostri giovani. Non siamo solo sorpresi dall’innovazione, l’esempio di tuo figlio, nel caso delle mie figlie, per esempio, la loro responsabilità verso il pianeta, verso le generazioni future; mia figlia maggiore è vegana, la mia seconda figlia vegetariana. Non è che non le piaccia la carne, le piace, lo fa per conservare il pianeta, perché gli allevamenti consumano molta energia. Anche per motivi etici. Contro il maltrattamento degli animali. Quindi si tratta di responsabilità, moralità, etica. Ma tu hai anche parlato della scarsa partecipazione dei cittadini alle elezioni. Ci può essere disillusione con il sistema politico, ma anche interesse. Ecco perché ti dicevo che, perché questa democrazia diretta funzioni, ci devono essere cittadini responsabilizzati, informati e formati. Che che cosa intendo per formati? Con principi e valori, che non pensino solo al bene individuale ma al bene comune. E non è facile passare da quella logica individuale alla logica del bene comune. Ad esempio, il fumatore che sostiene la legge per vietare il fumo nei luoghi pubblici. Quanti cittadini sono in grado di passare da quella logica individuale a quella del bene comune? Quindi, così come la democrazia diretta ha un grande potenziale, senza quei cittadini dotati di potere, perdonami se insisto, se sono informati e istruiti, ci sono anche grandi rischi.

Beppe Grillo: Per questo, prima di fondare il Movimento, mi sono dedicato alla controinformazione su Internet, senza passare per i giornali. Ero sotto il radar di giornali e televisioni. La disinformazione è terrorismo, vero terrorismo. Così ho informato le persone attraverso Internet. Ho fatto sì che la gente guardasse all’energia, dicendo: “Si possono creare case che producono energia, eccole, guardatele”, e inserivo un link per far visionare quelle case. Ho informato le persone prima di creare il Movimento. Le persone devono essere informate e avere la capacità di prendere decisioni. Non attraverso la televisione, ma sul Web, e per me era l’unico modo per farlo. Sono nato in TV, sono un comico televisivo e mi hanno mandato via a calci perché ho detto che il governo stava rubando. E così sono diventato un eroe. Per questo motivo ho avuto successo in rete, perché avevo una reputazione. E ho vinto. Non sono passato attraverso i media mainstream e sono riuscito a condividere il mio sogno con 11, 12, 13 milioni di persone che condividono le mie idee.

Rafael Correa: Tu hai detto che ti hanno mandato via dalla TV perché hai detto che il governo rubava, ma solo il governo ruba? A volte mi sembra che sia come scaricare le nostre responsabilità. Tu hai detto: “Essere un rivoluzionario significa essere onesti in un sistema corrotto. Ma perché esista un sistema corrotto, non deve esserci, forse, accettazione, permissibilità sociale? Quando ero presidente ci è stata affidata la piena responsabilità della lotta contro la corruzione. La lotta contro la corruzione è la lotta di un intero popolo. Le persone sapevano che c’era un burocrate che rubava, perché tre mesi dopo essere entrato nel settore pubblico aveva due auto, tre case, organizzò il matrimonio delle sue figlie con una grandissima festa, e tutti partecipavano al banchetto. Quindi, se noi come società non rifiutiamo queste pratiche immorali, un presidente, un governo non sarà in grado di farlo. Quindi, sì, probabilmente ci sono sistemi corrotti, ma per farli esistere ci può essere, almeno, indifferenza sociale. E ci deve essere un impegno da parte di tutta la società. Quello che voglio dire è che non si porrà rimedio a questa situazione con leggi, ma con sanzioni sociali.

Beppe Grillo: Hai ragione. Guarda, quando ci siamo candidati con liste civiche e abbiamo fatto politica, abbiamo ottenuto il 25 per cento dei voti. Avevamo diritto a 42 milioni di euro per le spese elettorali. Immaginate, 42 milioni. Che tutti i partiti hanno ricevuto, tutti. Noi abbiamo detto No! Volevamo dimostrare che si può fare politica senza soldi, quindi non li abbiamo accettati. Siamo entrati nelle Istituzioni. Abbiamo detto, vediamo, quanto guadagna un parlamentare? La metà di quel denaro sarà restituita. Abbiamo rimborsato circa 40 milioni di euro, ossia più degli 80 milioni di euro che non avevamo accettato all’inizio, e abbiamo finanziato 6000 piccole imprese con strutture e microcrediti, con il denaro dei parlamentari. Non abbiamo sottratto denaro alla politica, abbiamo dimezzato gli stipendi dei nostri parlamentari e abbiamo dimostrato che senza denaro possiamo governare pacificamente. Abbiamo dato loro due schiaffi di moralità, di onestà e intelligenza politica. E ora siamo messi alla prova. Siamo al governo, con una forza che si sta dimostrando obiettiva. Abbiamo creato un programma di 20 punti e lo stiamo seguendo. Non ci sono sentimenti contrastanti tra noi e la Lega. Andiamo molto d’accordo. Stiamo facendo un lavoro straordinario, ora faremo la legge anticorruzione, la legge sul conflitto di interessi, perché non si possono avere tutte le televisioni, la pubblicità, il monopolio dell’informazione… tutto questo è finito. E lo sanno, lo sanno.

Rafael Correa: Ecco perché dobbiamo essere molto cauti, perché almeno in America Latina si parla di lotta contro la corruzione. Chi la combatterà? Il caso più concreto è quello del nostro amico comune Ignacio Lula da Silva.
Caro Beppe, è stata una conversazione molto piacevole… Beh, dicono che Beppe Grillo è un populista. Benvenuti nel club: sei definito “populista”?

Beppe Grillo: Grazie, grazie mille. Guarda, ogni volta che ho un incontro, nei primi 5 minuti devo mostrare al mio interlocutore che non salgo sul tavolo, che non grido, che non sono un selvaggio, devo mostrargli che ho un po’ di intelligenza, e tutti sono sorpresi. Tutta la stampa straniera mi ha descritto come un populista di destra, con metodi strani, un po’ come Trump. Tutte quelle cose che si dicono contro qualcuno finiscono per avere l’effetto opposto. Fortunatamente i giornali sono in caduta libera, vivono di sussidi. La prima cosa che faremo ora è togliere le sovvenzioni ai giornali. Devono essere pagati grazie ai loro lettori, non finanziati dallo Stato. Per quanto riguarda il populismo, sono orgoglioso di essere populista, se la parola popolo ha ancora qualche significato. Oggi, se 10 persone, se 60 famiglie nel mondo hanno la stessa ricchezza di 3,5 miliardi di persone, qualcosa non va. Non funziona più. Si tratta di un capitalismo morto basato sul furto e sulla trasformazione di un povero in un semplice file. Devono vincere con i poveri, sono i poveri che li fanno vincere. Sono quindi totalmente d’accordo con te e con il povero Lula. L’ho incontrato qui in Italia, era un sindacalista. Abbiamo partecipato insieme ad una marcia per la pace, è un uomo straordinario, un uomo che ha intrapreso molte politiche per i poveri, ha creato un reddito per i poveri, per questo è successo quel che è successo. Spero davvero che lo riabiliteranno perché capisco tutti i meccanismi. Questi sono gli effetti collaterali. Dobbiamo renderci conto che siamo fastidiosi. Tu mi stai preoccupando in questo momento, e io sto preoccupando anche te…”.

Rafael Correa: Beppe, naturalmente, i leader progressisti latinoamericani non ci perseguitano per i nostri errori, ma per le nostre tasse. Avere fatto pagare le tasse alle élite, che le eludevano sempre, per dare valore all’essere umano e non al capitale, per fare rispettare la sovranità e la dignità dei nostri paesi. Ad ogni modo, quelli di noi che vogliono fare giustizia, quelli di noi che sono contrari allo status quo, sono populisti. E si può definire precisamente il “populismo”, più di tutta quella caratteristica negativa, peggiorativa, demagogica … Se ci sono definizioni per questo, perché hanno usato la categoria del populismo? Perché l’anti-populismo è un’arma di attacco. Chiunque mette in pericolo il sistema è populista. Questo è uno strumento ideologico, direi, per mantenere lo status quo: anti-populismo. Tutto ciò che mette in pericolo il sistema è il populismo. Ma potremmo definire il populismo come la mancanza di mediazione tra il leader e le masse. Sembra brutto. Ma suona meglio se dici “tra il rappresentante e i cittadini”. E questo è perfettamente legittimo. Ancor più quando le istituzioni erano sfinite. Le istituzioni non rispondono ai bisogni dei cittadini. Ecco perché possiamo anche definire il populismo, nello stile di Laclau, come un linguaggio in cui le persone sono unite sulla base di significanti vuoti, beh, sono concetti piuttosto complicati che Laclau usa. Ma basato su un progetto nazionale quando le istituzioni sono state insufficienti. Questo spiega anche perché c’è il populismo di destra e perché c’è il populismo di sinistra.

Beppe Grillo: Sì, sono assolutamente d’accordo. È una lingua. Qui in Italia la sinistra è morta per mancanza di linguaggio, di narrazione, di storia. I giovani non si appassionano più. Le ideologie sono finite. Destra, sinistra,… Né “destra” né “sinistra” hanno più senso per un giovane. Ci sono idee buone e cattive, che non sono né a destra né a sinistra. Viviamo in un’epoca in cui è possibile cambiare il mondo con un tweet. Trump può scrivere un tweet e avere un migliaio di aziende chiuse nel vostro paese. Abbiamo un’Europa in cui il senso di moralità, è importante per le persone; moralità significa avere una direzione, punti di ancoraggio nella propria vita, punti fermi. Questo è ciò che abbiamo perso. Abbiamo perso i nostri punti di riferimento.
Ma sono ottimista al riguardo, perché vedo che c’è un’Europa che ha capito che abbiamo bisogno di un’Europa degli scambi e che capisce che alcuni parametri che sono stati introdotti non sono buoni e devono essere modificati. L’Europa è nata con obiettivi di sussidiarietà: dov’è la sussidiarietà ora? Vale a dire, le entità organizzate dai cittadini, se ben organizzate, devono essere spinte ad emergere; dov’è questa prospettiva ora? Era un principio europeo e oggi non esiste più. Cominciamo con la moneta invece che con il sistema fiscale. Ci sono paradisi fiscali in cui è possibile inviare denaro con un clic, e abbiamo due Europe con due velocità economiche diverse, il nord e il sud, e abbiamo il senso morale dell’Europa. Il burro e il petrolio provenienti dalla Spagna sono un problema europeo, in quanto fissano prezzi e quantità. L’Europa può occuparsi del burro e dell’olio. La Catalogna, invece, è un problema per la Spagna, non per l’Europa! E’ fantastico! Vorrei vedere una Catalogna indipendente in Europa, perché ha tenuto un referendum e ha deciso di esserlo. E allora, dov’è la moralità? Abbiamo un unico pensiero, e quello che cerchiamo di fare è far riflettere le persone con la propria testa, dare loro gli strumenti per poter realizzare le proprie idee. Quando questo accadrà, il Movimento potrebbe finire. Guarda, c’è un esempio incredibile: Napster ha cambiato il modo in cui i giovani ascoltano la musica. Miliardi di persone. Musica gratis in rete. Cosa è successo? Le multinazionali si sono unite e l’hanno chiuso. Napster non esiste più. Ma nessuno oggi aprirebbe un negozio di CD o DVD. Il modo di fare musica è cambiato. Sebbene Napster non esista più. Il Movimento 5 stelle ha cambiato il modo di fare politica in questo paese e se domani non ci saremo più non importa, perché avremo già cambiato la politica di questo paese.

Rafael Correa: Movimento 5 stelle, un’alternativa alla crisi dei sistemi politici tradizionali in Europa. Eccoci arrivati alla fine, cari spettatori. Grazie mille, Beppe. Non ti piace essere definito un politico, ma un rappresentante dei cittadini. Ma tutti noi dobbiamo essere politici, dice papa Francesco, nel buon senso della parola: poliziotti, città, bene comune, etica, regole che governano la città. E noi tutti dobbiamo impegnarci a favore di questo bene comune. Affinché la democrazia funzioni, dobbiamo tutti essere coinvolti.

Beppe Grillo: Sì, certo. Vorrei concludere dicendo che facciamo politica ogni giorno. Quando si acquista, quando ci si sposta, con quello che si beve, cosa si mangia, come si respira. Siamo noi che facciamo politica. Quando si entra in un supermercato e si compra qualcosa, si può comprare una cosa o l’altra, si fa un vero e proprio atto politico.
Ti ringrazio molto e se tornerai in Italia sarai il nuovo Presidente del Movimento 5 Stelle. Ciao e grazie a tutti voi.

Rafael Correa: «In Ecuador c’è un colpo di stato»

Rafael Correa a Roma: In Ecuador c'è un colpo di stato. Non c'è più stato di diritto e ci sono prigionieri politici ma all'Europa non interessada cuba-si.ch/it/

“In Ecuador un anno fa ha vinto la Revolucion Ciudana grazie a 10 anni di nostri successi straordinari, ma alla guida del paese c’è oggi un traditore che applica il programma delle destre, distrugge tutte le nostre conquiste sociali e si macchia di arresti arbitrari. In Ecuador sono tornati i prigionieri politici”. L’ex Presidente dell’Ecuador e una delle figure più carismatiche della stagione d’oro del progressismo in America Latina, Rafael Correa era a Roma nella giornata di ieri, giovedì 17 maggio, per denunciare l’arresto anticostituzionale di Jorge Glas e per partecipare ad una cena di raccolta fondi per le spese legali del suo ultimo vice-presidente. “Gli danno del corrotto. Ma per le spese legali servono soldi. Lo hanno arrestato senza una prova. Dove sono i soldi? Per la difesa serve lo sforzo di tutti per questo sono qui, per una cena di raccolti di fondi”.

Su Lenin Moreno, suo primo vice-presidente e oggi il principale nemico della Revolucion Ciudadana, solo parole di fuoco. “E’ un traditore. E’ un bugiardo. Mi definiva il miglior presidente della storia dell’umanità e oggi sono un corrotto, un autoritario. E’ un bugiardo. Sta distruggendo tutti i nostri risultati, le nostre istituzioni, il nostro partito. Perché non lo ha detto prima che era contro? E’ un bugiardo. Contro di me si sono aperti dei procedimenti penali che sono un assurdo e il tutto solo per arrivare ad una condanna di peculato che possa impedire di ricandidarmi. In soli due mesi hanno arrestato in modo anti-costituzionale il vice-presidente Glas e per la parola di un noto corrotto senza presentare una singola prova, è stato destituito sempre in modo anti-costituzionale il Fiscal General, e si applicano leggi in modo retroattivo. Non c’è più uno stato di diritto in Ecuador. Non c’è più democrazia perché non c’è più separazione di poteri nel paese. E’ in corso un colpo di stato”.

Sui suoi ex collaboratori, amici e sostenitori che hanno deciso di seguire la virata a destra di Moreno, Correa ha dichiarato come sia “davvero duro per me vedere persone con cui ho collaborato negli anni precedenti, che devono la loro posizione ai nostri successi, che oggi mi danno dell’autocrate. Ed è poi duro anche combattere ogni giorno contro le fake news che creano contro di me”, ha proseguito Correa.

Riprendendo anche il caso di Lula – “se fosse successo in Venezuela che il candidato sicuro di vincere venisse arrestato senza prove avremo avuto l’invasione il giorno stesso” – Correa non ha paura di dire che in America Latina “è in corso un nuovo Piano Condor.” In questo nuovo Piano Condor un ruolo importante lo hanno i mezzi di stampa. “Se sei dalla loro parte, sei un democratico anche se ci sono giornalisti e attivisti arrestati ogni giorno, se applichi politiche di sinistra che eliminano dalla povertà 92 milioni di persone sei invece un dittatore. Se Temer in Brasile fa un colpo di stato e Lula viene arrestato sicuro di vincere le sue elezioni tutto è democratico. Se Lenin Moreno sceglie politiche di destra e rompe l’ordine costituzionale c’è indifferenza dei media. Perché? Perché è passato dalla loro parte. Fosse successo in Venezuela un caso Lula o un caso Glas avreste avuto tutti i giorni le prime pagine per mesi che chiedevano interventi politici. Le grandi corporazioni dell’informazioni sono parte di questo nuovo Piano Condor”. 

Il caso Assange, i 4 morti nella frontiera nord con la Colombia e la richiesta di aiuto alle organizzazioni internazionali da parte di Moreno, venendo alla politica internazionale Correa non ha dubbi sul “riallineamento” dell’Ecuador di oggi. “Moreno sta tradendo la Revolucion Ciudadana in politica estera”.

In America Latina è inutile nasconderlo c’è un cambio geopolitico in corso. Con l’appoggio della stampa internazionale, della speculazione e con diversi colpi di stato “blandi” è tornato il neo-liberismo. “Hanno distrutto l’Unasur con 6 paesi della destra che sono usciti, la Celac è congelata e tutte le straordinarie conquiste sociali sono a rischio. Abbiamo tirato fuori dalla povertà 92 milioni di persone. Semplicemente non lo hanno tollerato”. Sul futuro e sul “pendolo dell’America Latina” Correa non ha dubbi. “Torneremo a vincere. La Revolucion Ciudana vincerà nuovamente. Ma il problema è quando? Mi preoccupa il paese che troveremo e credo che solo una nuova Assemblea Costituente potrà rimarginare le ferite attuali”.

Intervista alla militante di Alianza Pais Gabriela Pereira

di Luca Bagatin – pensalibero.it

Le elezioni presidenziali in Ecuador, conclusesi il 2 aprile scorso, sono state vinte dal candidato del partito di governo Alianza Pais (Patria Altiva y Soberana, ovvero Patria Orgogliosa e Sovrana), il socialista Lenin Moreno e ciò assicura una piena conferma della Revolucion Ciudadana, ovvero della Rivoluzione Civica portata avanti dall’economista Rafael Correa, che ha governato il Paese dal 2007 ad oggi.

Lenin Moreno, sostenitore del proseguimento delle politiche sociali del suo predecessore, oltre che di un “piano per tutta la vita” che assicuri benessere sociale a tutti gli ecuadoriani, ha infatti raccolto il 51% dei voti, che purtuttavia è pesantemente contestato dal suo oppositore, il banchiere Guillermo Lasso – già in passato compromesso con i corrotti governi democristiani – che ha raccolto il 49% dei voti e ritiene ci siano stati dei brogli.

Ne parliamo in merito con la militante di Alianza Pais Gabriela Pereira, la quale risiede da diversi anni in Italia.
 
Luca Bagatin: Che ne pensi dell’attuale vittoria di Lenin Moreno in Ecuador e delle accuse di brogli lanciate da Lasso ?
Gabriela Pereira: Dopo questa campagna elettorale, che è stata una delle più sporche degli ultimi anni, il popolo ha deciso il suo destino politico, che è quello di continuare con le conquiste fatte con la Rivoluzione Cittadina, cioè inclusione sociale, riduzione della povertà, diritti per le donne, per i disabili, o meglio, diversamente abili. E’ vero che ci sono cose che devono evolversi o cambiare, però il cambiamento che offriva il candidato delle destre, il banchiere Guillermo Lasso, era ritornare al passato neoliberista, che ci ha ridotto nella disugualianzza in un Paese con tante risorse.
E’ accaduto che già prima di conoscere i resultati il 17 febbraio scorso, il violento Andrès Paez, candidato a Vicepresidente di Guillermo Lasso, in complicità con il Sindaco di Quito, Mauricio Rodas, anche lui rappresentante della destra oligarchica in Ecuador, hanno invitato la popolazione a ribellarsi in maniera violenta contro i primi risultati, che avrebbero dato Lenin Moreno in vantaggio, credendo che non ci sarebbe stato il ballotaggio. Quindi il loro piano contempla pure le rivolte violente se i liberisti non ottengono il potere: è lo stesso stratagemma delle destre ovunque: in Venezuela, in Bolivia, in Paraguay, in Argentina, sempre la stessa violenza e proveniente dalle stesse formazioni politiche.
 
Luca Bagatin: Pensi che Lasso sarà disposto a tutto pur di ribaltare il risultato delle elezioni ? In questo senso quanto pesa, secondo te, l’affare “Julian Assange”, l’attivista libertario fondatore di Wikileaks attualmente protetto dall’ambasciata ecuadoriana a Londra ?
Gabriela Pereira: Guillermo Lasso è un uomo che non lo si può definire come un uomo politico, in quanto egli è il rappresentante dei ceti sociali più alti, oligarchici. Pensa che lui è direttamente coinvolto nella peggiore rapina fatta agli ecuadoregni nel marzo de 1999 col “Feriado Bancario”. Ai tempi lui ricopriva l’incarico di Superministro dell’Economía ed a sua volta era anche Presidente del Banco de Guayaquil e fu proprio in quel periodo che andarono in fallimento più di dieci banche, che trattennero i risparmi di milioni di persone. Fu così che tutta questa gente impoverita da un giorno all’altro fu costretta a lasciare il Paese per migrare al fine di cercare un futuro migliore per i propri figli. Le conseguenze di quella catastrofe finanziaria furono terribili: suicidi di bambini e adolescenti che rimasero senza i loro genitori; malati che non potevano pagare le cure e sono morti; gente che perse i suoi negozi e si uccise. Tre milioni di persone divenute mano d’opera precaria per i Paesi industrializzati…una situazione davvero terribile. Ed oggi questo tizio ha avuto la faccia tosta di ricandidarsi pur con tutto il male che ha causato !
Sul fatto di Julian Assange, è lui stesso che ha consigliato a Lasso – in caso di sconfitta alle elezioni presidenziali – che è meglio che se ne vada dal Paese.
 
Luca Bagatin: Pensi che le proteste di Lasso si inseriscano nell’ambito dei tentativi di destabilizzazione dei governi socialisti latinoamericani attuata dalle opposizioni oligarchiche e dalle multinazionali (pensiamo ai casi Brasile, Venezuela ed anche nel recente passato i tentativi di golpe contro l’Ecuador di Correa)?
Gabriela Pereira: Da quando nel 1998 Hugo Chavez è diventato Presidente del Venezuela ed ha motivato ed invitato anche gli altri Paesi latinoamericani a ritrovare una piena sovranità politica ed economica, subito le oligarchie latinoamericane, con l’aiuto delle multinazionali e della CIA, hanno iniziato a riprendere l’operazione Condor. Quel Piano Condor che negli anni ’70 e ’80 in Argentina, Cile, Paraguay, Uruguay e Brasile, ha portato morte e desaparecidos. Ed è la stessa macchina oligarchica che ha combattuto, dal 1959 in poi, contro la Cuba di Fidel Castro. Coloro i quali hanno orchestrato il golpe contro il Presidente Correa nel 2010 sono sempre coloro i quali oggi cercano di diffondere l’idea che ci sia stata una frode elettorale al fine di destabilizzare la democrazia in Ecuador. Però la grande maggioranza del popolo ormai non si fa più trascinare dalle bugie dei media mainstream disinformatori, i quali sono stati anche loro i protagonisti diretti nelle destabilizzazioni dei Paesi con governi a guida socialista.
 
Luca Bagatin: Tu e tuo marito, Roberto Pazmino, da anni vi occupate di diffondere gli ideali della Revolucion Ciudadana e del Socialismo del XXI secolo in Italia, attraverso una vostra web radio. Puoi raccontarci meglio la vostra attività e come è nata ?
Gabriela Pereira: Sia mio marito che io apparteniamo alla classe proletaria. Non abbiamo studiato giornalismo, siamo diventati migranti per la grave crisi ecuadoregna del ’99, quindi non abbiamo avuto l’opportunità che oggi hanno tanti giovani nel mio Paese di poter andare all’Università in modo gratuito, come un diritto. Noi siamo autodidatti ed abbiamo colto l’occasione che ci ha presentato un compagno cubano che vive in Canada, sulla base dell’idea del Professore Universitario e scrittore cubano Raul Capote, autore del libro “Il Nemico”. E’ così che abbiamo deciso di fare controinformazione attraverso una radio web – Revolucionarios al Poder – con un programma che noi abbiamo prodotto, ovvero Artilleria de la Palabra. Sappiamo che i grandi media sono guidati da multinazionali che devono difendere il capitalismo e quindi diffondono informazione distorte. Attualmente in America Latina esiste Telesur ed altri media che combattono contro la disinformazione. E così noi abbiamo pensato di contrastare l’informazione distorta e diffondere la verità usando un linguaggio semplice. E un programma fatto da gente del popolo come noi e per il popolo. Ed è così che ogni sabato si trasmette il nostro programma. Pensiamo che in questi tempi l’informazione sia un’arma molto potente in quanto la gente bene informata può essere così meno manipolabile.
 
Luca Bagatin: Come immagini il futuro dell’Ecuador e dell’America Latina ?
Gabriela Pereira: Il mio Paese è piccolo, ma è uno dei più variegati al mondo: ricco di risorse naturali, con paesaggi magici, ma purtroppo si trova anche nel continente nel quale le disuguaglianze sono anche maggiori. La Storia ci racconta che i più emarginati e vulnerabili sono sempre stati gli indigeni, gli uomini di colore, contadini, operai, gente umile, mentre la classe dei borghesi ha sempre mantenuto il potere in ogni modo. Oggi finalmente il vento è cambiato e nel mio Paese tutti hanno gli stessi diritti, il diritto ad una educazione avanzata gratuita ed alla salute ed io voglio per il mio Paese la continuità di questa nuova era. La Rivoluzione Cittadina portata avanti da Correa ed oggi da Lenin Moreno è una realtà di giustizia sociale e pace per tutti, ma non quella pace che ci voleva imporre la Chiesa cattolica, quella quella che ci imponeva di obbedire ai padroni e ad abbassare la testa. La pace che ci ha insegnato Rafael Correa è quella racchiusa in questa frase: “La pace non è soltanto la mancanza di guerre. La pace è soprattutto presenza di giustizia, di salute, educazione, sicurezza sociale, reddito dignitoso, bisogni fondamentali soddisfatti. L’offensiva opulenza accanto a intollerabili livelli di povertà, anche questi diventano proiettili di tutti i giorni, contro la dignità umana”.

Ecuador 1 – Fin De Ciclo 0

L'immagine può contenere: 2 persone, sMSpor Alfredo Serrano Mancilla – telesurtv.net
Ecuador se decanta nuevamente por una opción no neoliberal. Lenín Moreno, candidato del movimiento Alianza PAIS, ha sido el ganador en esta segunda vuelta

Disculpen el baile de números. Son 25 elecciones presidenciales en los últimos 15 años en 7 países (Venezuela, Bolivia, Uruguay, Nicaragua, Argentina, Brasil y Ecuador), y solo una vez, una única vez, la oposición neoliberal ganó en las urnas. 1 de 25; 4% es el porcentaje alcanzado por la restauración conservadora cuando se trata de elegir en las urnas al nuevo presidente en un país gobernado por un proyecto progresista. Lo logró Macri en Argentina en el 2015. La única excepción que confirma la regla. Lo de Brasil no cuenta porque fue a través de un golpe de Estado parlamentario. Y en el resto de ocasiones, Capriles, Doria Medina, Aécio Neves, Lacalle Pou -y así un listado interminable de nombres- no lograron obtener los votos suficientes para ser electos Presidente. El último de esta serie ha sido el Guillermo Lasso en Ecuador como nuevo capítulo en esta larga lista de derrotados. De hecho, este banquero ya sabía lo que era perder contra la Revolución Ciudadana (en 2013).  

Ecuador se decanta nuevamente por una opción no neoliberal. Lenín Moreno, representante del Alianza PAIS, ha sido el ganador en esta segunda vuelta con un 51,04% de los votos válidos. Esta vez le sacó 2 puntos a su contrincante; y en la primera vuelta fueron 11 puntos. Una vez más, los exponentes de la Restauración Conservadora vuelven a perder en las urnas frente a una propuesta progresista.  

El fin de ciclo ha muerto en América Latina. De la misma manera que lo hicieron los portavoces de la derecha, y otros tantos que tiraron la toalla ante la mínima dificultad, ahora se debería afirmar, con resultado en mano, que nunca jamás hubo fin de ciclo. Ecuador calló la boca a todos aquellos que creyeron que el desgate, los errores y las mismas contradicciones al interior de los procesos de cambio se traducirían inmediatamente en el ocaso de una época. No. De ninguna manera existen vasos comunicantes tan directos entre lo uno y lo otro. Nadie puede dudar de que estamos en una nueva etapa en la que los gobiernos progresistas han de reconducir los proyectos, sorteando nuevos obstáculos procedentes de una severísima restricción económica mundial. No son tiempos para posponer la necesidad de identificar cuáles son las nuevas demandas de las mayorías para volver a sintonizar con ellas mirando más hacia el futuro en lugar de continuar recordando excesivamente todo lo logrado en el pasado. Estos y otros tantos dilemas de épocas son fruto de las transformaciones políticas, económicas, culturales y sociales que se han producido en un tiempo histórico muy reducido. Sin embargo, esto no significa que el ciclo progresista en América Latina haya muerto.  

La victoria de Macri en Argentina, la derrota en las legislativas en Venezuela y el No en el referendo en Bolivia provocaron una catarata de sentencias apresuradas sobre el fin de ciclo. Lo que debía haber sido interpretado como un socavón, con un alto grado de incertidumbre hacia lo que podría venir en el futuro, fue rápidamente considerado como un punto final concluyente. Estos traspiés coyunturales fueron concebidos como crepúsculo de una época sin más criterio que el deseo de que se cumpliera una profecía autocumplida. Pues en Ecuador se ha demostrado lo contrario.  

Con un contexto económico adverso, con un candidato que le tocaba suceder a un líder histórico como lo es Rafael Correa, con todos los expertos en campaña sucia aterrizados en el país, con diez años a cuestas que impiden presentarse electoralmente como lo nuevo, con todo eso en contra, Ecuador ha dicho no al fin de ciclo. Ha optado por la continuidad de la Revolución Ciudadana como proyecto político para cambiar el país a favor de su gente. Así que, Lenín Presidente. La Historia, siempre tan caprichosa. 

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