(VIDEO) La Banda Bassotti al FMJE di Quito 2013

Il video del concerto di chiusura del XVIII Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti, Quito 7-13 Dicembre 2013

(VIDEO) Direzione socialismo XXI: intervista alla Banda Bassotti

“Direzione socialismo XXI”: intervista alla Banda Bassottida contropiano.org

Durante gli anni avete spesso suonato fuori dall’Italia, e molte volte in America Latina. Recentemente avete realizzato un concerto a Quito, in che occasione?

Effettivamente abbiamo suonato e visitato molte volte l’America Latina. Nel 94 ad esempio siamo stati in Salvador per sostenere l’FMLN (Fronte Farabundo Martì di Liberazione Nazionale) nella campagna elettorale subito dopo la guerra, poi a Cuba, in Messico, in Venezuela e Argentina. Strano a dirsi ma abbiamo un grande seguito in latinoamerica, il gruppo è molto apprezzato. Ci scrivono spesso anche dal Cile, dalla Colombia e ci chiedono di andare a suonare anche là, forse perchè le tematiche che affrontiamo nelle nostre canzoni sono particolarmente attuali da quelle parti. Anche noi pensiamo che, sebbene non sia tutto perfetto, in paesi come il Venezuela e l’Ecuador, ad esempio, si stiano facendo grandi passi e si stia realizzando un tentativo di creare delle società piu giuste, dove non ci siano le disparità che per esempio vediamo aumentare sempre di più qui da noi in Europa.

Con l’ecuador abbiamo un rapporto particolare, specialmente dopo che abbiamo scritto la canzone “Rumbo al socialismo XXI”, abbiamo trovato grandi consensi. Abbiamo realizzato a settembre un tour italiano per sostenere la “Revolución Ciudadana” di Correa insieme agli Assalti Frontali, a Zulù dei 99 posse e ai gang. Dopo di che ci hanno proposto di partecipare al XVII Festival mundial de la juventud y de los estudiantes (Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti), alla quale abbiamo partecipato avendo così l’opportunità di vedere con i nostri occhi quello che stanno facendo i compagni ecuadoriani e ci è piaciuto molto. Abbiamo trovato un Paese in grande crescita dove si stanno creando delle grandi opportunità per tutti. Siamo rimasti impressionati positivamente.

 

Quali erano gli altri gruppi musicali che hanno partecipato al Festival? Prima di noi ha fatto uno spettacolo una rappresentativa della Corea del Nord e dopo di noi c’erano gruppi locali. Il 13 dicembre eravamo noi il gruppo principale della serata essendo la band internazionale chiamata a chiudere il festival. L’apertura del festival, la settimana prima, avrebbero dovuto farla i “Reincidentes” (band punk rock radicale andalusa), ma purtroppo mentre si dirigevano a Quito, durante lo scalo a Miami, il cantante è stato “casualmente” messo in stato di fermo dalla polizia nordamericana e rilasciato dopo 3 giorni facendo così saltare la data della band al Festival. Un esempio questo della democrazia yankee che conosciamo bene. Fortunatamente noi abbiamo fatto scalo ad Amsterdam, altrimenti forse anche qualcuno di noi avrebbe fatto “casualmente” la stessa fine.

Ci potete spiegare che cos’è il festival della gioventù e degli studenti? Come si è articolato? Il ‘festival mondiale della gioventù e degli studenti’ è un evento che esiste dal lontano 1947 ed è orientato sin dalla prima edizione verso un dibattito e una rappresentazione di valori antimperialisti e pacifisti. Questi festival si caratterizzano per essere uno spazio a disposizione del movimento studentesco e giovanile di tutto il mondo (da questo punto di vista la Banda Bassotti poco c’entra in entrambi le categorie, hehehehe) dove si promuovono la solidarietà, l’amicizia, l’interscambio culturale, lo sport tra i giovani di diverse ideologie e nazionalità del mondo che comunque lottano contro l’imperialismo, il fascismo, il razzismo, il sionismo e contro tutte le forme di sfruttamento. Questo per spiegare in poche parole gli obiettivi che si propone un festival del genere. Quella di quest’anno era la diciottesima edizione dal 1947 ad oggi, il festival non ha una cadenza annuale e non sappiamo ancora quando faranno il prossimo e dove.

Il festival è durato una settimana e si è svolto nell’ex aereoporto di Quito, uno spazio immenso ormai in disuso che per l’occasione è stato trasformato in un’area di musica, dibattiti e stands dove si poteva trovare materiale interessantissimo proveniente da tutto il mondo, da Vietnam, Corea del nord, Angola, Venezuela, Cuba, Messico, Bolivia per dirne solo alcuni paesi. Abbiamo assistito ad un’iniziativa davvero differente dalle solite feste che si vedono in giro, dove diverse culture con un’idea comune si sono confrontate. Ci ha ricordato un po’ il festival dell’Avante, quello organizzato ogni anno dal Partito Comunista Portoghese al quale abbiamo partecipato una decina di anni fa a Lisbona.


Prima e dopo il concerto avete potuto farvi un’idea del processo democratico in corso nel paese tramite incontri politici, visite ecc. Ci potete fare un bilancio?

Abbiamo avuto occasione di andare a visitare l’Asamblea nacional (l’equivalente del nostro parlamento) e siamo stati ricevuti dalla vice presidente e dalla presidente dell’asamblea, entrambi donne e per giunta giovanissime, persone di grande spessore umano e politico. Diciamo che già il fatto stesso che due donne giovani (la presidente non ha neanche 30 anni) occupino dei posti di tale importanza la dice lunga sul processo democratico che è in corso in Ecuador. Abbiamo anche avuto l’occasione di conoscere il ministro degli esteri Ricardo Patiño che, come tutti i politici ecuadoriani che abbiamo conosciuto, è una persona alla mano che parla in modo semplice ed esaustiva, che si ferma tranquillamente a parlare con la gente e che, pensate un po’… risponde pure alle domande che la gente gli pone. Vogliamo però dire che, in questo caso come negli altri, non esiste la perfezione e che ci sono posizioni del governo di Quito che non ci trovano d’accordo e che comunque anche all’interno della politica ecuadoriana sono motivo di dibattito. Ma il bilancio è comunque positivo, abbiamo visto un Paese in crescita, un Paese accogliente e non arrogante (iniziando dalla polizia), un Paese dove tutti possono sognare di avere un futuro, cosa che qua da noi è praticamente impossibile. La grandissima differenza che noi abbiamo potuto osservare tra qua e là è che la politica in Ecuador è vicina ai bisogni della gente e i politici rendono partecipi le persone nelle attività di governo del paese, esattamente l’opposto di quanto succede da noi. Pensate che in Ecuador ogni sabato il presidente Correa (Chávez lo faceva la domenica in Venezuela) va in una località diversa dell’Ecuador e spiega tutto ciò che ha fatto il governo nella settimana precedente e va in onda sulla televisione nazionale in diretta.

Vorremmo approfittare di questa intervista per informare chi già non lo sapesse del fatto che è in atto un contenzioso giudiziario tra la Chevron Texaco e la popolazione amazzonica ecuadoriana. La Chevron Texaco infatti ha inquinato una buona parte dell’Amazzonia ecuadoriana lasciando delle pozze contaminate dopo aver estratto petrolio per anni sotto l’avallo dei precedenti governi; la multinazionale è stata condannata a pagare la somma di 19 milioni di dollari alle popolazioni colpite.. somma che la multinazionale yankee non vuole pagare tentando di far passare il governo dell’Ecuador come responsabile del disastro ambientale. Una cosa vergognosa, un tentativo di golpe bianco che metterebbe in ginocchio il sogno ecuadoriano. La guerra sporca che il governo di Washington ha per anni perpetrato contro governi socialisti latinoamericani, usando mercenari e generali golpisti adesso si è rifatta il vestito e nel caso ecuadoriano si chiama Chevron Texaco.

Per saperne di piu potete andare su questo link: cancilleria.gob.ec
Inoltre, per chi non lo sapesse, esistono vari collettivi sparsi in Europa ed anche in Italia che si occupano di diffondere i valori della ‘Revolución Ciudadana’, se ne volete saperne di più e volete essere messi a conoscenza delle prossime iniziative potete andare a questo link: http://buenvivirecuador.org/
[Si ringrazia Federica Zaccagnini per la segnalazione]

Come farti capire che c’è sempre tempo?

https://i1.wp.com/www.psuv.org.ve/wp-content/uploads/2013/05/abn-18-12-2007-benedetti-chavez.jpgIn tempi di frenetico ed asfissiante consumismo, nonostante la crisi, un omaggio ad un altro grande figlio della Repubblica Orientale dell’Uruguay, il poeta di origine italiana Mario Benedetti.

Il migliore omaggio che possiamo fare, alla sua memoria e a chi legge, è divulgare la sua opera.

Mario Benedetti, un poeta del popolo. Un nostro poeta.

Buone Festività a tutti.

Come farti capire che c’è sempre tempo?
Che uno deve solo cercarlo e darselo,
Che nessuno stabilisce norme salvo la vita,
Che la vita senza certe norme perde forma,
Che la forma non si perde con l’aprirci,
Che aprirci non è amare indiscriminatamente,
Che non è proibito amare,
Che si può anche odiare,
Che l’odio e l’amore sono affetti,
Che l’aggressione è perché sì ferisce molto,
Che le ferite si rimarginano,
Che le porte non devono chiudersi,
Che la maggiore porta è l’affetto,
Che gli affetti ci definiscono,
Che definirsi non è remare contro corrente,
Che non quanto più forte si fa il segno più lo si scorge,
Che cercare un equilibrio non implica essere tiepido,
Che negare parole implica aprire distanze,
Che trovarsi è molto bello,
Che il sesso fa parte del bello della vita,
Che la vita parte dal sesso,
Che il “perché” dei bambini ha un perché,
Che voler sapere di qualcuno non è solo curiosità,
Che volere sapere tutto di tutti è curiosità malsana,
Che non c’è nulla di meglio che ringraziare,
Che l’autodeterminazione non è fare le cose da solo,
Che nessuno vuole essere solo,
Che per non essere solo devi dare,
Che per dare dovemmo prima ricevere,
Che affinché ci dìano bisogna sapere anche come chiedere,
Che sapere chiedere non è regalarsi,
Che regalarsi è, in definitiva, non amarsi,
Che affinché ci vogliano dobbiamo dimostrare che cosa siamo,
Che affinché qualcuno “sia” bisogna aiutarlo,
Che aiutare è potere incoraggiare ed appoggiare,
Che adulare non è aiutare,
Che adulare è tanto pernicioso come girare la faccia,
Che faccia a faccia le cose sono oneste,
Che nessuno è onesto perché non ruba,
Che quello che ruba non è ladro per suo piacere,
Che quando non c’è piacere nelle cose non si sta vivendo,
Che non ci si deve dimenticare che esiste la morte,
Che si può essere morto in vita,
Che si sente col corpo e la mente,
Che si ascolta con le orecchie,
Che costa essere sensibile e non ferirsi,
Che ferirsi non è dissanguarsi,
Che alziamo muri per non essere feriti,
Che chi semina muri non raccoglie niente,
Che quasi tutti siamo muratori di muri,
Che sarebbe meglio costruire ponti,
Che su di essi si va all’altro lato e si torna anche,
Che ritornare non implica retrocedere,
Che retrocedere può essere anche avanzare,
Che non per il molto portarsi avanti si leva prima il sole,
Come farti sapere che nessuno stabilisce norme salvo la vita?
Come farti sapere che c’è sempre tempo?

(VIDEO) Uruguay: Pepe Mujica, fare politica con l’esempio

Il Presidente Mujica con la divisa della FANB venezuelana

di

Mi ha sempre affascinato quell’angolo di mondo incastonato tra Montevideo e Buenos Aires. Un luogo a tutto tondo dove ingiustizia, genio letterario, calcistico e popolare si fondono. Da Mujica a Borges, da Soriano a Galeano, le vene aperte dell’America Latina, lì dove l’occidente si fa estremo, ci mostrano una terra che è l’Europa capovolta.

Quello che ci lega a quei luoghi è un legame antico, un trait d’union fatto di cognomi e assonanze, un filo rosso che ha il sapore di emigrazione verso terre lontane. Alberto, tassista di Buenos Aires, mi disse che l’Argentina era più simile all’Italia di quanto avesse mai potuto immaginare. L’Argentina è un’Italia dove tutto è andato male. Dalla ricchezza alla polvere. Una terra fra le più ricche al mondo che si trasforma, a causa delle tante scelte sbagliate, in un paradiso della rendita. Un luogo dove i ricchi prosperano e chi vive di lavoro onesto stenta e muore di fame.

Figlio di questi luoghi, così vicini e così lontani, è anche Pepe Mujica, il presidente dell’Uruguay. Fa sorridere che l’Economist abbia nominato l’Uruguay “paese del 2013″. Dopo averci innaffiato di neo-liberismo a secchiate, l’Economist ci dice di guardare con ammirazione a quel piccolo paese incastrato fra Argentina e Brasile, dove un presidente di formazione marxista e rivoluzionaria sta conducendo un esperimento eccezionale.

Pepe Mujica è un vecchio signore di 78 anni. Sin dai primi anni ’60 si è dedicato alla politica, aderendo al movimento Marxista-rivoluzionario dei Tupamaros. Per questa ragione, restò in carcere fino al 1985, anno in cui l’Uruguay diventò una democrazia. E così Pepe, come lo chiamano i suoi concittadini, dopo il carcere si convertì al parlamentarismo continuando a fare politica da sinistra. Si è fatto apprezzare negli anni per le sue doti oratorie e la sua semplicità, quella capacità unica di comunicare con la gente. Quella sua capacità di essere popolare senza mai scadere nel populismo. Dal 1994 al 2010, è prima deputato, poi senatore, poi leader del suo partito e infine Presidente della Repubblica.

Negli ultimi mesi hanno fatto molto rumore la legalizzazione della marijuana e il riconoscimento dei matrimoni fra omosessuali, ma anche i suoi interventi in grandi fori internazionali a difesa dell’ambiente e dell’austerità. Tuttavia l’austerità di Pepe è diversa da quella dei governi europei. La sua battaglia per “un’austerità alternativa” nasce dall’esempio, dalla sobrietà.

Del suo salario di 150.000 dollari l’anno Pepe riscuote solo il dieci percento, 1.250 dollari al mese. A chi lo intervista fa notare, sorseggiando il suo mate, che un incarico presidenziale non dovrebbe cambiare lo stile di vita di una persona. Perché un presidente dovrebbe guadagnare molto più della media dei suoi concittadini?

Quello che colpisce in quest’uomo è la volontà di condurre con l’esempio. Lì dove, povertà e disuguaglianza dominano e non c’è fiducia nello Stato, il cittadino può darti credito solo se gli fornisci un esempio chiaro. Pensate a molti italiani, che oggi vedono lo Stato come un’inconcepibile astrazione, un’astrazione che impone tasse e sacrifici. In un’epoca di bassissima fiducia nelle istituzioni, crisi economica e crescita della disuguaglianza, il supporto popolare a misure rilevanti e radicali può nascere solo dall’esempio di una classe politica che rifiuta lusso e lustrini. Da Pepe avrebbe molto da imparare chi sperpera denaro pubblico a tutti i livelli e anche i tribuni della plebe che chiedono di tagliare mentre navigano nell’oro.

Alla domanda di una giornalista di Al Jazeera su come si sentisse a essere il presidente più povero del mondo, Mujica ha risposto che lui non è povero ma sobrio (consiglio a tutti di guardare questa intervista straordinaria in basso). Sobrio per perseguire l’interesse comune e non quello dei grandi poteri economici, sobrio per non essere corruttibile. Non è un caso che l’Uruguay sotto la sua presidenza abbia livelli di corruzione bassissima per un paese sudamericano.

Pepe Mujica mi ricorda maledettamente il poeta Evaristo Carriego, tratteggiato da Borges, e i suoi versi sempre ispirati al poverissimo (ai suoi tempi) quartiere Palermo di Buenos Aires. La povertà dei suoi vicini come unico motore della poetica:

Carriego pensava di avere un debito verso il suo rione povero: debito che lo spirito codardo dell’epoca interpretava come rancore, ma che lui avrebbe avvertito come una forza. Essere poveri suppone un più immediato possesso della realtà, un immergersi nell’originario gusto aspro delle cose, una conoscenza che sembra mancare ai ricchi, come se ogni cosa giungesse loro filtrata. Così indebitato verso il suo ambiente si sentiva Evaristo Carriego, che in due occasioni si scusa di scrivere versi a una donna, come se la considerazione dell’amara povertà dei suoi vicini fosse l’unico impiego lecito del proprio destino” (Evaristo Carriego, Jorge Luis Borges, p. 22).

[Si ringrazia Davide Matrone per la segnalazione]

Uruguay ha offerto lo sbocco sul mare a Bolivia e Paraguay

https://i1.wp.com/eldiario.com.uy/wp-content/uploads/2012/10/Foto-Chavez-Mujica.jpgda www.infobae.com

Questo articolo risale al marzo del 2010, ne riproponiamo qui la traduzione in italiano di Pier Paolo Palermo, alla luce dell’attualità del tema sulla pratica che deve caratterizzare l’integrazione latinoamericana su basi di solidarietà e complementarietà.

Il presidente uruguagio José Mujica si è espresso martedì scorso a favore di una maggiore integrazione in Sudamerica e ha reiterato l’offerta di installare nel suo territorio un porto che venga usato dai paesi senza sbocco sul mare come Bolivia e Paraguay.

Mujica, che è entrato in carica all’inizio di marzo, è stato in Cile e in Bolivia la settimana passata e visiterà il Brasile e il Venezuela alla fine del mese allo scopo di stringere i rapporti.

Il capo di stato promuove l’eventuale installazione di un porto sull’Oceano Atlantico che sia di proprietà dei governi della regione, affinché sia utilizzato dai paesi che si trovano all’interno del continente.

«Integrare significa costruire infrastrutture che ci integrino, offrire con generosità alla regione un porto che potrebbe essere addirittura, nel migliore dei casi, di proprietà dei governi interessati» ha osservato Mujica nel suo programma radiofonico.

«Che il Paraguay possa raggiungere con il suo legname, i suoi minerali e la sua soya l’Oceano Atlantico attraverso il nostro paese, e che lo stesso possa fare la Bolivia, significa sviluppo per la regione e creazione di posti di lavoro nella logistica per l’Uruguay» ha aggiunto.

Il presidente ha inoltre proposto come modello di integrazione lo scambio a livello energetico, che permetterebbe di affrontare in modo migliore le situazioni di deficit che soffrono molte nazioni.

Durante la sua visita in Bolivia, e dopo una riunione con Evo Morales, Mujica ha detto che per il suo paese sarebbe «importantissimo» poter comprare gas da questo paese. Il progetto coinvolgerebbe eventualmente l’Argentina come paese per il quale transiterebbe il gas.

Ha inoltre fatto notare il raggiungimento di un accordo di interconnessione delle reti elettriche di Uruguay e Brasile, che aziende energetiche di entrambi i paesi prevedono di firmare martedì.

Il progetto, che implica la costruzione di linee elettriche e stazioni di conversione, comincerebbe a funzionare nel secondo semestre dell’anno 2012 e sarà finanziato in parte dal Fondo di Convergenza Strutturale del Mercosur (Focem).

«Integrazione significa avere a disposizione canali per la somministrazione di energia in caso di emergenza, da una parte all’altra. Perché da una parte può esserci scarsità e da un’altra si produce energia molto più economica, e in abbondanza?» ha commentato Mujica.

«Significa trovare strade per condividere il gas della regione in modo ragionevole, lottare affinché i porti non siano in guerra fra loro, ma si complementino in tutto ciò che è possibile» ha detto il presidente uruguagio.

L’Uruguay fa parte del blocco commerciale del Mercosur, insieme ad Argentina, Brasile e Paraguay, con Cile e Bolivia come stati associati e in Venezuela in via di adesione.*

* Il Venezuela è ora a pieno titolo parte integrante del Mercosur

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Pier Paolo Palermo]

L’economia dell’Ecuador crescerà del 4,5%

 Alicia Bárcena Segretaria del CEPAL (Commissione Economica America latina e Caraibi)

Alicia Bárcena Segretaria del CEPAL (Commissione Economica America latina e Caraibi)

 

da Quitolatino

L’economia dell’Ecuador crescerà del 4,5% per il 2014. America Latina e Caraibi cresceranno del 3,2% (media)

Secondo l’ultimo rapporto del CEPAL (Commissione Economica per l’America Latina), l’Ecuador avrà una crescita economica per il 2014 pari al 4,5%. Una crescita moderata promossa dal dinamismo della domanda interna. Il paese ha uno dei sei migliori indici di crescita dell’intera regione.

 

Secondo il CEPAL, le economie di America Latina e dei Caraibi registreranno una crescita (in media) del 3,2% nel 2014. L’organismo delle Nazioni Unite, stima che quest’anno il PIL della regione chiuderà con una crescita (media) pari al 2,6%, cioè un 0,5% in meno rispetto al 2012.

L’imperialismo UE all’assalto dell’Ucraina

2013-11-29T195424Z_2_CBRE9AS170900_RTROPTP_2_UKRAINE-EUdi Valerij Kulikov*

Nove anni or sono, la rivoluzione arancione (il nome del colore deriva della bandiera di Viktor Jushenko) nacque in Ucraina con il sostegno finanziario e politico del governo e degli strateghi USA, con la partecipazione attiva dell’intelligence USA e diverse ONG e di ricerca come la Open Society Institute del miliardario George Soros, Harvard University, Albert Einstein Institute, International Republican Institute, National Democratic Institute, tra gli altri.

Tale rivoluzione fu la logica conseguenza dell’operazione realizzata da Washington e dai suoi alleati UE, alla fine del secolo XX, avente per obiettivo il “rinnovamento politico” dell’Est Europa e dell’ex URSS, portando al potere propri regimi fantoccio. Tali regimi tendono a cancellare dalla memoria dei popoli di questa regione il sentimento di amicizia per la Russia e la collaborazione dalla Seconda guerra mondiale e la ripresa successiva delle loro economie. Ciò furono la “rivoluzione delle rose” in Georgia (2003), la “rivoluzione arancione” in Ucraina (2004), la “rivoluzione dei tulipani” in Kirghizistan (2005), come i tentativi di attivare la “rivoluzione dei fiordaliso” in Bielorussia (2006), e le rivoluzioni colorate in Armenia (2008) e in Moldavia (2009). Imponenti fondi per l’organizzazione di tali “rivoluzioni colorate” furono stanziati con l’appoggio della Fondazione targata USA, per la Democrazia in Est-Europa (SEED), finanziata dal dipartimento di Stato USA.

Seguendo l’esempio di tali “rivoluzioni” e delle matrici già collaudate, la Casa Bianca lanciò la “primavera araba” dopo pochi anni, ma le similitudini della matrice e della “guida” di tali processi da parte di Washington risultano palesi. Ciò vale per il ruolo “leader” di Washington nella destabilizzazione di queste nazioni, in un primo momento, e successivamente nell’erogazione dei finanziamenti alle autorità dell’opposizione attraverso “organizzazioni pubbliche di ricerca” internazionali, per comprarne volontà e discorsi, per mettere al potere burattini ed opportunisti ed avere l’accesso assicurato alle risorse naturali.

Inizialmente, la Casa Bianca ebbe gioco facile in Ucraina attraverso la “rivoluzione arancione”, l’ascesa al potere di Janukovich, che guardava alla Russia, fu ostacolata e fu piazzato il loro uomo Viktor Jushenko alla presidenza grazie all’opposizione promossa da Washington (2004). Nonostante ciò, durante gli otto anni della “presidenza arancione” gli strateghi politici d’oltreoceano non riuscirono a cambiare del tutto la mentalità della popolazione ucraina, non riuscendo a farla diventare anti-russa. Nel 2012, così come nel 2004, il popolo dell’Ucraina rielesse presidente a maggioranza Janukovich. Ma tale esito della lotta per il controllo dell’ex-repubblica sovietica, granaio dell’impero russo del XIX secolo, ovviamente, non andò a genio alla Casa Bianca. In queste condizioni, gli strateghi politici stranieri si affidarono allo slogan di presunti “fantastici benefici” per il Paese grazie all’alleanza con la UE e a detrimento delle relazioni commerciali ed economiche con la Russia; ulteriore strumento per destabilizzare la società ucraina e inimicarla alla Russia. In realtà, le “condizioni dell’alleanza” proposte dall’UE portano al chiaro peggioramento della situazione sociale ed economica ucraina: limitando le retribuzioni dei dipendenti del settore pubblico, aumentando le tariffe del gas per le famiglie e le società, vietando di partecipare all’Unione doganale. L’ultimo di questi aspetti è il più problematico per l’economia ucraina, incentrata sulla cooperazione con la Russia da decenni, la cui rottura porterebbe inevitabilmente al collasso della maggioranza delle aziende e accrescendo la disoccupazione nel Paese. Per aderire alle norme tecniche dell’UE, per essere competitivi e vendere i suoi prodotti sul mercato UE, l’Ucraina, secondo le stime del Premier Azarov, necessita di circa 160 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. L’UE è pronta a stanziarne solo una piccola parte, 1 miliardo, palesemente insufficiente, così si spiega la resistenza di Kiev verso tale falsa integrazione europea.

L’interesse dell’UE nei confronti dell’Ucraina è di facile comprensione. Stabilire rapporti solidi di alleanza e allontanarla dall’Unione doganale aiuterebbe non poco, commercialmente ed economicamente, l’UE rispetto alla Russia. L’Ucraina anche, con le sue risorse naturali, con terreni agricoli importanti e 46 milioni di abitanti, risulta essere di grande interesse per l’Europa, in primis per la Germania, in quanto obiettivo allettante per installare imprese tedesche che potrebbero produrre prodotti a prezzi più competitivi che in Cina. Un interesse che è stato più volte sottolineato dallo storico tentativo di occupare il territorio durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.

La Germania, l’Unione europea e gli Stati Uniti, quindi, perseguono obiettivi non solo economici, ma anche geopolitici, nella lotta per l’Ucraina. Alla luce della perdita di potere della Russia nell’Europa dell’est a causa del crollo dell’URSS, l’integrazione dell’Ucraina nell’UE contribuirebbe a un ulteriore indebolimento della Russia economicamente e politicamente in Europa. Per mettere in pratica questi piani, Washington e l’UE si sono concentrati sulla popolazione usando tre partiti ucraini “addomesticati”, che sono:

– l’Unione panucraina “Batkivshyna”, guidata dall’ex-primo ministro Julija Tymoshenko, oggi in carcere. A tal fine l’Unione ha anche ricevuto lo status di membro del Consiglio di Sorveglianza del Partito Popolare Europeo, Associazione dei partiti cristiano-democratici europei;

– Alleanza Democratica per la Riforma Ucraina (UDAR), guidato dal peso massimo del pugilato Vitalij Klitschko che vive in Germania da anni. Non essendo portavoce della popolazione ucraina, il partito che nel 2010 contava con quasi 10.000 aderenti, fu creato con l’aiuto del Partito democratico cristiano della cancelliera tedesca Angela Merkel e del suo centro di analisi, la Fondazione Konrad Adenauer che ha attuato una evidente interferenza negli affari interni dell’Ucraina, organizzando seminari per “addestrare gli attivisti” dell’alleanza utilizzando le reti sociali e internet;

– l’Unione panucraina “Svoboda”. Secondo le conclusioni del tedesco Friedrich Ebert Stiftung, “Svoboda” è un partito radicale dell’estrema destra nazionalista ucraina, che in precedenza utilizzava un simbolo simile alla svastica come logo. Le dichiarazioni antisemite e xenofobe dei leader di “Svoboda” sono state fortemente criticate in Ucraina come all’estero, evidenziando l’ideologia del partito, le cui dichiarazioni pubbliche e la retorica sono di chiara matrice neofascista e neonazista. In tutta evidenza la Casa Bianca non si vergogna di tali “servizi” da siffatti alleati per raggiungere i suoi obiettivi, in tal modo dimostrando di essere complice di xenofobi e nazisti.

Il governo come il Presidente dell’Ucraina non hanno accettato i termini palesemente sfavorevoli dell’integrazione UE; Washington e Bruxelles hanno inserito forze sempre più grandi per controllare tale repubblica, calpenstando il diritto internazionale che condanna l’ingenreza negli affari interni di uno Stato straniero. Leader politici USA ed UE sono stati inviati a sostenere gli oppositori che si scontrano con il legittimo presidente e con il governo ucraino. L’ex primo ministro e capo del partito conservatore polacco “Legge e Giustizia”, Jaroslaw Kaczynski ha in prima persona partecipato alle manifestazioni dell’opposizione a Kiev. I manifestanti di Maydan Nezalezhnosti si sono incontrati con la sottosegretaria di Stato USA, Victoria Nuland, che in tutta evidenza, dimentica che la sua agenzia avrebbe il compito di proteggere il diritto internazionale e non interferire negli affari interni di un Paese straniero! L’opposizione ucraina e, in primis, i neonazisti di “Svoboda”, sono sostenuti dal governo tedesco che aveva recentemente dichiarato la sua disapprovazione verso le attività neonaziste del Partito Nazionale Democratico di Germania. Mettendo a confronto la reazione dei politici europei e statunitensi alle misure di ripristino dell’ordine pubblico nel Paese da parte delle autorità ucraine, in assenza di qualsiasi reazione dei regimi politici occidentali alle recenti repressioni contro le manifestazioni in Grecia, Spagna e Portogallo, la loro faziosità politica e i loro pregiudizi risultano palesi. Ciò che accade intorno all’Ucraina, oggi, non rappresenta una mobilitazione per la democrazia e lo Stato di diritto come i media europei e statunitensi venduti a Washington cercano di far apparire. Si tratta di un palese attacco per la conquista dell’Ucraina, rivolto principalmente contro la Russia. Non è difficile comprendere le fasi seguenti degli strateghi in tale attacco, aumentare la destabilizzazione della società ucraina, maggiore corruzione e sostegno finanziario all’opposizione. E, come estrema opzione, Washington ha una buona esperienza nell’imporre soluzioni ai conflitti interni, come in Iraq, in Libia o in Siria…

*analista politico, esclusiva per la rivista on-line New Eastern Outlook
, 17.12.2013

[Trad. dall’inglese a cura di ALBAinformazione]

Por que os EUA e a União Européia sustentam a rebelião na Ucrânia?

https://i0.wp.com/www.voyagesphotosmanu.com/Complet/images/cartina_ucraina.gifNas últimas duas semanas o centro da capital, Kiev, permaneceu ocupado pela polícia para impedir que os manifestantes invadissem o Parlamento e o palácio da presidência. Por isso a oposição prometeu realizar a “Marcha” com um milhão de pessoas, que com a participação dos ultra-nacionalistas do partido Svoboda , não conseguiu mobilizar que 200.000 pessoas, em maioria vindas do interior do país.   

Achille Lollo (ROMA) — Os dois principais partidos da oposição, nomeadamente Bloco Nossa Ucrânia/Autodefesa Popular de Viktor Juscenko e o Partido da Pátria/Bloco Eleitoral de Julia Tymosenko decidiram enfrentar diretamente o presidente Viktor Jankovic e o primeiro ministro Mykola Azarov, após o presidente anunciar na televisão que o governo havia finalizado as negociações com a União Européia, postergando, mais uma vez, a eventual entrada no bloco dos países europeus. Além disso, Viktor Jankovic, ressaltava que era mais conveniente em termos econômicos e geoestratégicos para a Ucrânia reforçar o relacionamento com a Rússia.

Para os líderes da oposição, Viktor Juscenko e a riquerrima Julia Tymosenko – que, oficialmente, continua presa por fraude à receita —  esta foi a grande ocasião para obrigar o presidente Viktor Jankovic a demitir o primeiro-ministro, Mykola Azarov e, conseqüentemente, promover novas eleições.

De fato, a oposição alimentou nos jovens pobres o mito da riqueza dos países da União Européia, que qualquer um deles podia adquirir ao conseguir emigrar com um passaporte europeu. No mesmo tempo, as mesmas fontes manipulavam os jovens dizendo que Jankovic e Azarov haveriam rejeitado a proposta de entrar a fazer parte da União Européia, antes de tudo, para vetar a imigração dos jovens ucraínos na Europa. Além disso, para  acirrar ainda mais os  ânimos dos manifestantes, as lideranças da oposição diziam que o presidente Jankovic havia dito não a União Européia por imposição do presidente russo Vladimir Putim.

Argumentos que provocaram uma dura reação popular e que foi muito bem aproveitada pelos canais de televisão europeus e estadunidenses para pressionar o governo da Ucrânia em libertar Julia Tymosenko, condenada por crimes financeiros quando era presidente da Companhia Geral de Energia.

Nesse contexto a manipulação do clima político foi excepcional, conseguindo empolgar os eleitores dos dois partidos da oposição e, assim, construir facilmente uma rebelião popular, que ao juntar um milhão de pessoas nas ruas de Kiev, pretendia exigir a demissão do presidente Viktor Jankovic.

Uma espécie de ruptura institucional que deveria repetir o golpe branco de 2004, chamado de “revolução laranja”, que se deu com a direita sustentação dos serviços secretos dos EUA e dos principais países da União Européia, nomeadamente: Alemanha, França, Grã Bretanha e Países Baixos. Aliás, a estreita ligação da Cia com a líder do Partido da Pátria/Bloco Eleitoral, Julia Tymosenko e o envolvimento da Freedom House na campanha dela, bem como o uso de fundos secretos para comprar os votos em favor de seu partido, foi um dos argumentos explorados pelo jornalista Georgij Gongadze, cujo assassinado, aos 17 de setembro de 2000, permitiu a Julia Tymosenko, ao então presidente Leonid Kuchma e a outros oligarcas – escandalosamente  enriquecidos com as privatizações das  empresas públicas – de livrar-se das pesadas acusações que o jornalista havia gravado em suas reportagens.

A importância da Ucrânia   

Depois da Rússia, a Ucrânia é a nação mais densamente povoada – com cerca de 46 milhões de habitantes, dos quais um terço de etnia russa – e com mais centrais nucleares (11) construídas pela então União Soviética. De fato, o atual presidente Viktor Jankovic, assinou com a Rússia um novo protocolo para a construção de mais doze centrais nucleares, além de ampliar o acordo para o fornecimento do urânio enriquecido.

Um negócio que, juntamente ao fornecimento do gás, é o cherne das opções geoestratégicas do atual governo da Ucrânia, do momento em que foi a empresa russa Gazprom que construiu na Ucrânia todos os terminais de distribuição para abastecer os países europeus e por isso o governo de Kiev paga, ainda hoje, o gás à preço de favor (50 U$D no lugar de 230U$D).

Por outro lado, na Ucrânia há muitas empresas russas de aviação, metalúrgicas e mineração que os oligarcas ucrainos pretendem nacionalizar para depois privatizar com a ajuda de transnacionais ocidentais. Um processo que iniciou, em 1996, para depois expandir-se em 2000 quando Viktor Jankovic, foi presidente e Julia Tymosenko se assenhoreou o cargo de primeiro-ministro – até ser demitida por extrema incompetência .

Por outro lado, a azarada decisão do Departamento de Estado de apoiar a fraudulenta aventureira Julia Tymosenko, foi uma conseqüência política da necessidade dos EUA de ampliar sua influencia geoestratégica na Ucrânia e portanto estar cada vez mais perto da região do Cáucaso, onde a Geórgia, a Ossezia, a Inguscezia e a Abcasia querem romper com o protecionismo da Rússia para negociar com as multinacionais do Ocidente seu potencial de gás e de petróleo. Nesse contexto, somente um governo filo-ocidental, tal como Viktor Jankovic e Julia Tymosenko propõem, pode exigir da Rússia a saída da base naval de Sebastopoli e entregá-la à OTAN.

É claro que para realizar todas essas mudanças institucionais e geoestratégicas a Ucrânia deve, antes de tudo, sair pacificamente da orbita da Rússia. Por isso a oposição – graças ao dinheiro da ricaça Julia Tymosenko –  está arrastando para a capital Kiev dezenas de milhares de ucraínos para manifestar em favor da assinatura do protocolo de  adesão à União Européia. De fato, uma vez, dentro do bloco europeu, será mais fácil separar a Ucrânia da Rússia, sempre que o presidente Putim e o governo russo aceitem em silencio as jogadas políticas que os EUA e a União Européia estão fazendo na Ucrânia com Viktor Jankovic e Julia Tymosenko.

 Achille Lollo é jornalista italiano, correspondente do Brasil de Fato na Itália e editor do programa TV “Quadrante Informativo”.

Uruguay: Pepe Mujica, i ragazzi poveri e una scuola di campagna

Lara B. Vargas – «L’idea è di prendere 30 o 40 giovani poveri e portarli a vivere con me… Quando mi toglierò questo abito». Incontrando la scorsa fine settimana a Punta Cala un gruppo di imprenditori, il presidente uruguayano José ‘Pepe’ Mujica, 78 anni, ha di nuovo stupito tutti. Una volta concluso il suo mandato, all’inizio del 2015, ha intenzione di adottare almeno una trentina di ragazzi senza mezzi: il desiderio, coltivato da anni, è quello di aprire una «scuola agraria» nella sua umile ‘granja’, la sua fattoria a Rincón del Cerro, a pochi chilometri da Montevideo, dove vive ‘snobbando’ i fasti del palazzo presidenziale.
Già nel 2006, quando era ministro dell’Allevamento nel governo del suo storico predecessore Tabaré Vázquez, Mujica non aveva nascosto il suo ‘sogno’: «Ho già 71 anni – aveva detto – e devo pensare alla mia successione. I miei parenti sono i figli dei poveri che hanno voglia di lavorare. Per questo mi sono impegnato a creare una scuola del lavoro rurale». Mujica, nella sua ‘granja’ di 26 ettari, vive con la moglie, la senatrice del suo Frente Amplio di sinistra, Lucía Topolansky, con cui si è sposato nel 2005 dopo 20 anni di amore, se si comincia a contare da quando l’ex guerrigliero uscì di prigione, nel 1985, alla fine della dittatura. I due, che si conoscevano dagli anni Sessanta, cominciarono il loro rapporto ‘ufficiale’ a 50 anni lui, 41 lei. Non hanno avuto figli. Il desiderio svelato di Mujica, secondo alcuni, potrebbe essere strettamente collegato a quanto annunciato l’estate scorsa da Jorge Ferrando, vice-presidente dell’Istituto del bambino e dell’adolescente dell’Uruguay, l’Inau. Ferrando ha dichiarato che sono almeno 25 i bambini e giovani sotto la custodia dell’Istituto che nessuno vuole adottare. Alcuni sono fratelli, altri già maggiorenni, altri malati, in alcuni casi sieropositivi.

Dichiarazione finale del XVIII FMGS – Quito 7-13 dicembre 2013

festivalgioventu 2013
Gli 8000 delegati, provenienti da 88 Paesi, che si sono dati appuntamento a Quito con lo slogan: “gioventù unita contro l’imperialismo per un mondo di pace, solidarietà e trasformazione sociale”, dichiarano quanto segue:
Salutiamo il popolo ecuadoriano e esprimiamo la nostra piena solidarietà alle sue lotte e ai radicali cambiamenti politici e sociali ottenuti. Con il supporto della progressista e militante gioventù ecuadoriana, che negli anni passati ha realizzato importanti passi e decisive conquiste grazie alla lotta e al processo della Rivoluzione Ciudadana, il movimento giovanile anti-imperialista internazionale ha dato vita ad un altro importante momento nello sviluppo della sua lotta. Ci siamo incontrati in America Latina, un continente in cui il movimento giovanile sta crescendo costantemente, ancora una volta per dar vita al più grande evento mondiale giovanile anti-imperialista, rafforzando le nostre lotte e con l’obiettivo di sconfiggere l’imperialismo.

La 18° edizione del Festival è stata anche un momento in cui sono stati celebrati tutti i popoli ed i giovani che hanno dato la loro vita per gli ideali della pace e della solidarietà e combattuto per la fine dello sfruttamento e per il socialismo. In loro onore sono stati simbolicamente omaggiate le personalità che hanno contribuito a queste lotte, come Hugo Chavez, Eloy Alfaro e Kwame Nkrumah. Il Festival ha rappresentato anche l’occasione per rendere omaggio a Edwin Perez, segretario generale della gioventù comunista ecuadoriana ucciso dalle forze reazionarie nel 2010.
Il successo di questa 18° edizione mostra la nostra ferma volontà di continuare quello che le passate generazioni hanno realizzato partendo da Praga 1947 con la 1° edizione del Festival. Attraverso la Federazione Mondiale della Gioventù Democratica e i suoi alleati, la fiamma del Festival è stata nuovamente accesa.

Durante i suoi 68 anni di vita il Festival ha creato un importante spazio in cui sono state internazionalizzate le storiche lotte dei popoli contro il colonialismo, il fascismo, gli interventi militari, le guerre, gli attacchi contro la sovranità dei popoli e i diritti dei lavoratori e della gioventù. Non dimentichiamo il sostegno che il movimento dei Festival ha avuto dall’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e dagli altri paesi socialisti. Nonostante le nuove condizioni create dalla vittoria delle controrivoluzioni dei primi anni ’90, si assiste al prosieguo del movimento dei Festival che continua a connettere le forze giovanili più coscienti e militanti, e desideriamo che continui ad essere, come nelle ultime edizioni, un tratto distintivo della lotta anti-imperialista delle giovani generazioni. Il movimento internazionale giovanile anti-imperialista ha mostrato il cammino che i popoli devono intraprendere, il cammino della pace, la solidarietà e il progresso sociale, il cammino della lotta per la fine dello sfruttamento capitalista. È su questa strada che le nuove generazioni continuano la loro marcia.

Oggi stiamo vivendo un periodo non solo marcato da una forte aggressività imperialista, ma anche un periodo di grandi potenzialità per la lotta dei popoli, tra cui la possibilità della vittoria contro l’imperialismo nel quadro delle attuali condizioni oggettive.L’imperialismo continua la sua aggressione con nuovi strumenti, nuovi metodi, cosi come prosegue con quelli tradizionali della guerra, delle occupazioni e degli interventi militari. La macchina imperialista della guerra non ha mai smesso di servire gli interessi dei monopoli, dell’espansione dei mercati e del controllo delle risorse energetiche. Negli anni precedenti l’espansione militarista è cresciuta su scala mondiale. La crisi capitalistica mondiale genera la necessità da parte dei monopoli di aumentare le aggressioni imperialiste e espandere la guerra, poiché produce uno spostamento nel contesto delle relazioni internazionali e aumenta le contraddizioni inter-imperialiste. L’emersione di nuovi paesi che competono con le forze imperialiste acutizza queste tensioni.

A partire dalla scorsa edizione del Festival abbiamo assistito all’aumento delle aggressioni militari dirette specialmente in aree geografiche di grande interesse geopolitico per l’imperialismo. Prova di questo sono: la recente guerra in Medio Oriente, specialmente con la violenta minaccia contro la Siria, le crescenti aggressioni militari, la firma di nuovi trattati, la costruzione di basi in Africa, Asia e nella regione del Pacifico, cosi come la strategia imperialista di minacce e avvertimenti contro il popoli e le lotte progressiste in America Latina Per questa ragione oggi il Venezuela rappresenta uno dei principali obiettivi dell’imperialismo.

Gli interventi imperialisti non sono circoscritti esclusivamente al piano militare, ma sono condotti anche attraverso l’ingerenza politica, ricatti economici contro stati sovrani, finanziamento di mercenari, promozione del conflitto tra paesi confinanti, sostegno straniero alle forze reazionarie, uso del terrorismo, promozione di conflitti civili e/o di carattere religioso, ecc. In questo contesto assistiamo al tentativo della classe capitalista di accrescere la propria influenza dentro il sistema imperialista e nella sua distribuzione del potere. Per concretizzare questo obiettivo assistiamo ad un forte utilizzo della repressione statale, disinformazione, propaganda anti popolare, manipolazione delle lotte di massa, sostegno a gruppi fascisti, anticomunismo e persecuzione delle idee rivoluzionarie e radicali (come è previsto da varie risoluzioni dell’UE), e altri pretesti per dar vita ad aggressioni di varia natura.

I partecipanti al 18° Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti chiamano tutti i giovani uomini e donne ad unire la propria lotta alla lotta popolare, dei lavoratori e del movimento studentesco, sul piano nazionale ed internazionale; ad unirsi alla lotta del movimento anti-imperialista e per la Pace nei propri paesi. Crediamo fortemente che gli interessi dei giovani e la lotta per la pace e la fratellanza tra i popoli si possa raggiungere solo attraverso questa grande alleanza, e mai con l’allineamento agli interessi imperialisti.

In questo contesto noi ci poniamo al fianco di tutti i popoli che lottano per la pace, per la sovranità popolare, per l’indipendenza e per il socialismo. Esprimiamo la nostra solidarietà ai popoli eroici che nonostante la guerra, l’occupazione, l’embargo, la repressione, continuano la loro resistenza e la loro lotta per l’autodeterminazione e contro gli interessi imperialisti a favore dei diritti dei popoli. Manifestiamo il nostro appoggio militante al popolo cubano, al popolo palestinese, al popolo cipriota (sotto occupazione turca dal 1974), al popolo del Sahara occidentale, appoggiamo il processo di pace in Colombia, ci opponiamo fortemente all’intervento in Siria, alle minacce alla Nord Corea e all’Eritrea, condanniamo la guerra imperialista e l’occupazione in Afghanistan, Iraq e Libia, e l’intervento in Mali e nella Repubblica Centro Africana. Alla lotta di questi popoli, e a quella di molti altri, esprimiamo la nostra solidarietà. Con il nostro appoggio siamo sicuri che queste lotte saranno vittoriose e che la fine degli interventi imperialisti sarà un passo in avanti verso la pace e la solidarietà.

Allo stesso modo esprimiamo la solidarietà a tutti coloro che soffrono ma che non smettono di lottare contro le conseguenze della crisi economica capitalista e contro gli attacchi dei capitalisti ai loro diritti. Per questo motivo chiamiamo i giovani all’unità con la classe lavoratrice e con i movimenti popolari per rovesciare in modo rivoluzionario l’attuale sistema imperialista.

Questa crisi ha rilevato ancora una volta il vicolo cieco rappresentato dal sistema capitalista e la sua incapacità a risolvere i problemi dell’umanità. Questa crisi spiega la natura degli attacchi contro i diritti sociali e del lavoro contro i giovani e la classe lavoratrice. La disoccupazione giovanile in Europa aumenta costantemente. I monopoli, per superare questa crisi, stanno forzando i lavoratori a pagarne le conseguenze. Con il taglio dei salari, la disoccupazione di massa, la distruzione e la privatizzazione della funzione sociale dello stato hanno messo il mercato all’interno di ogni aspetto della vita sociale. La salute, l’educazione, l’ambiente e la cultura vengono mercificati ogni giorno sempre più rapidamente, mentre la classe dominante sta guidando i giovani ed i popoli verso un futuro fatto di miseria e sfruttamento. In molti paesi capitalisti l’educazione sta diventando un privilegio per pochi grazie alle politiche di privatizzazione, che pongono al centro gli interessi del capitale al posto degli interessi degli studenti e delle necessità di sviluppo del paese. A causa di queste politiche molti studenti sono costretti a lasciare gli studi.

Per raggiungere l’obiettivo dello sfruttamento generale della classe lavoratrice, si dividono i lavoratori e si aumenta lo sfruttamento nei confronti delle donne e dei migranti. Noi siamo dalla loro parte e lanciamo un appello affinché si uniscano alla nostra battaglia per l’uguaglianza.

I partecipanti al festival salutano le lotte sviluppate dalla gioventù e dai movimenti popolari assieme alla lotta del movimento operaio e dei sindacati con orientamento di classe, non solo per salvaguardare i diritti acquisiti con importanti lotte di massa, ma per conquistarne nuovi altri. Noi siamo parte di queste lotte e crediamo nella vittoria finale dei popoli e dei giovani per i loro diritti. Riaffermiamo il nostro impegno a lavorare assieme al movimento anti-imperialista mondiale, come la Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (WFDY), il Consiglio Mondiale della Pace (WPC), la Federazione Sindacale Mondiale (WFTU) e la Federazione Mondiale delle Donne Democratiche (WFDW), e le organizzazioni regionali studentesche e anti-imperialiste.

Salutiamo la lotta dei giovani per un lavoro dignitoso, con diritti e senza precarietà. Salutiamo i milioni di studenti che lottano per una educazione pubblica, gratuita e di qualità. Appoggiamo questa lotta perché rivendica un’istruzione a favore degli interessi popolari e contro gli interessi dei monopoli capitalisti.

Salutiamo le importanti manifestazioni di lotta giovanile, popolare e anti-imperialista che si sono sviluppate in tutto il mondo. Crediamo tuttavia che queste lotta debbano aumentare il proprio livello organizzativo e di mobilitazione. Crediamo che i lavori del 18° Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti aumenti la capacità di organizzazione e di mobilitazione di questi movimenti unendo le lotte che si sviluppano nei vari paesi e nei vari continenti.

La certezza nella nostra lotta si basa sulla convinzione che l’imperialismo è un sistema con una base economica specifica, cioè la fase ultima dello sviluppo capitalistico, che impone forme differenti di sfruttamento che sempre mirano allo stesso obiettivo. Conseguentemente la nostra lotta ha come scopo l’abbattimento di questo sistema e per la costruzione di un nuovo mondo: un mondo di pace, solidarietà e trasformazione sociale, un mondo il cui sistema economico e sociale garantisca che i principali strumenti di produzione siano nelle mani dei popoli e dei lavoratori e in cui l’economia si sviluppi sulla base delle necessità popolari.

È il momento della lotta giovanile anti-imperialista e dell’unità; il 18° Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti sottolinea la necessità di cambiamenti rivoluzionari e di trasformazioni sociali. Per raggiungere questi obiettivi l’unità sulla base dei principi qui esposti è fondamentale.

La gioventù del mondo deve unirsi e promuovere campagne in favore della conquista dei nostri diritti e delle nostre richieste.

In questo contesto internazionale la nostra lotta assume un significato importantissimo. Noi siamo capaci di scegliere il nostro futuro e costruire un nuovo mondo. La 18° edizione del Festival manda un messaggio militante di speranza a tutti i popoli del mondo. La nostra speranza è quella di far si che vi siano le condizioni per realizzare la 19° edizione del Festival nel 2017, in concomitanza dei 100 anni del trionfo della rivoluzione d’Ottobre, data significativa per la lotta anti-imperialista.

Insieme alla gioventù anti-imperialista dell’Ecuador e dell’America Latina riaffermiamo il nostro impegno per la cooperazione internazionale dei movimenti anti-imperialisti, per la nostra controffensiva verso la vittoria finale!

Quito, Ecuador, 13 Dicembre, 2013

Quito 2013: Le interviste al XVIII Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti/4

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di Davide Matrone

Quito dicembre 2013

José Antonio delegato dell’Ecuador della Federazione Studentesca della Provincia 

“E’ divertente incontrarsi con tutti i rappresentanti dei vari paesi. Qui, abbiamo un solo obiettivo cioè quello di unirci per la stessa causa. E’ giusto che il mio paese abbia messo in piedi un evento cosi importante e ben organizzato”.

Tra i temi del Festival c’è il concetto di sovranità. Il Governo Ecuadoriano ha inserito, nella sua agenda politica dal 2006, il recupero della propria sovranità territoriale.

Si, questo è molto importante perché da quando c’è Correa ci sono stati dei cambiamenti positivi tra i quali il recupero della sovranità territoriale. Ci sono dei cambiamenti anche nel campo dell’istruzione. Già non è più come prima. Oggi il governo cerca di dare a tutti le stesse possibilità e risorse mentre in passato era un’esclusiva il diritto all’istruzione.

José Antonio delegato'EcuadorianoTu di quale città sei? e con quale gruppo sei arrivato qui?

Io sono di Manta, cioè della costa e sono con il mio gruppo di scuola secondaria (scuola superiore). Siamo qui come delegazione degli studenti della provincia di Manabì. Il nostro impegno qui è quello di stimolare il processo di cambiamento che stiamo vivendo nel mondo della scuola. Prima il sistema istruttivo era mediocre, oggi invece c’è volontà di cambiarlo e migliorarlo e noi siamo qui per ribadirlo.

Lettera del Presidente Bashar Al-Assad al 18° FMGS

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Da Damasco, la più antica città abitata della storia, dalla Siria portatrice di una civiltà di oltre 7000 anni, mi rivolgo a voi in Ecuador, questo paese erede di generazioni successive che hanno arricchito e migliorato il suo popolo con la cultura e la diversità.

Io scrivo a nome mio personale e a nome del popolo arabo siriano, attraverso la delegazione giovanile e studentesca che è la base del presente e il baluardo del futuro, che partecipa con voi in questo festival internazionale, l’evento più importante al mondo nella vita dei giovani, e dico:

Nessun paese è costruito senza le braccia della sua gioventù, nessun paese progredisce senza gli obiettivi dei loro studenti e giovani… Questo è stato sperimentato dalla Siria in più generazioni… La Siria ha garantito l’educazione e la cultura alla sua gioventù e alle sue capacità, affinché emergesse per la scienza, il lavoro, il pensiero e la lotta… e in casi di bisogno i giovani rispondono al meglio come difensori della loro terra, come i migliori protettori dei loro valori, dei principi, della storia e della civiltà, questo è… ciò che è accaduto e sta accadendo in Siria.

Giovani e studenti…

La Siria, come sapete e come si sa in tutto il mondo, affronta da oltre due anni e mezzo una lotta contro il terrorismo takfiro… Un terrorismo che cerca di minare la sua identità e la sua diversità, la sua vera storia di civiltà radicata, e il suo presente ricco di tolleranza e di affetto…

Dico questo mentre siete riuniti in Ecuador, un paese che conosce molto bene il significato della diversità culturale, il senso della storia e della civiltà. L’Ecuador conosce anche il significato del colonialismo e della lotta per la liberazione, l’indipendenza e la sovranità.

In Siria, ragazzi, ci sono quelli che uccidono i bambini sotto la bandiera della libertà, uomini che uccidono sotto la bandiera della religione, che violentano le donne sotto la bandiera della jihad… In Siria, ci sono quelli che cercano di ristabilire un ordine di centinaia di anni fa, e schiavizzano le persone che sono nate libere.

In Siria ci sono quelli che saccheggiano le chiese, devastano le moschee e distruggono statue di letterati e pensatori. In Siria ci sono quelli che cercano di cancellare il nostro passato, di seppellire il nostro patrimonio, di uccidere i giovani per uccidere la gioventù dentro di noi, e così uccidere il nostro futuro a cui aspiriamo.

Abbiamo affrontato e resistito a tutto questo appoggiandoci all’edificio della nostra storia e del nostro presente potente in cui i nostri giovani, uomini e donne con la loro cultura e la consapevolezza di ciò che sta accadendo, sono state le sue fondamenta.

Giovani, siamo il paese della pace, della giustizia e delle cause giuste e siamo anche quelli che ora difendono questi principi con il nostro sangue, con il cibo della nostra gente e la vita dei nostri giovani, donne e bambini.

Siamo il paese dei giusti, poiché possiamo garantire i nostri diritti e il nostro territorio e la sovranità. Siamo uno stato che non si arrese alle pressioni, all’egemonia e all’occupazione, dall’esterno o dall’interno.

Hanno introdotto il terrorismo nella terra di pace, hanno introdotto l’estremismo nella terra della tolleranza, hanno introdotto la morte nel paese del gelsomino, ma non sono riusciti a introdurre la disperazione nelle nostre anime, la resa o la sottomissione del nostro pensiero e dei nostra principi.

Più intensificano il loro terrorismo, più aumenta la nostra determinazione a resistere. Più aumenta l’ estremismo, più aumentano i sacrifici della nostra gente e del nostro esercito… La Siria sarà meglio di prima… e questo non accadrà senza le braccia della sua gioventù e dei suoi confratelli dei paesi amici.

A voi, giovani del mondo, affidiamo le nostre speranze e le nostre mani tendono a voi… Siate la miglior generazione per il futuro dei vostri paesi. Che le vostre armi siano l’istruzione e il lavoro… come i giovani e gli studenti siriani che hanno difeso il loro paese, ognuno dal suo posto: gli studenti con i loro libri, il medico con il bisturi e gli ingegneri con le loro matite… e il soldato con la sua pistola, tutti hanno sostenuto e difeso la patria… si vede e sente ciò che sta accadendo in Siria, soprattutto negli ultimi mesi, la resistenza conduce alla vittoria, i grandi sacrifici sono degni dei nobili obiettivi e abbiamo resistito, abbiamo sofferto, e noi ancora lo faremo, perché la Siria è il nostro obiettivo nobile.

Gioventù del mondo,

la celebrazione di questa festa è in Ecuador. Indirizzo un cordiale saluto al presidente e al popolo dell’Ecuador, che si continuino i progressi, la prosperità e il successo nella vostra politica basata sulla democrazia e il rispetto dei popoli e l’autodeterminazione, e non nell’ interferenza negli affari interni degli Stati.

Questo è ciò che raccogliamo e che sui libri di storia si leggerà nelle future generazioni su di noi e voi, e perché siamo i proprietari del primo alfabeto della storia, sarà dall’altezza di Ugarit, che ha dato le lettere al mondo per scrivere con loro la loro storia e della civiltà, e la civiltà del Regno di Ebla, che ha arricchito la storia con le sue Tavole e ha dato una nuova dimensione alla civiltà della regione e del mondo.

Dalla Siria, da questa terra, io dico: “Dal cuore della sofferenza nasce la vita”, e qui siamo, attraverso i nostri giovani e i nostri studenti che aspiravano e continuare ad aspirare alla giustizia e alla pace nel mondo, e a tendere le nostre mani ad ogni persona libera, onesta e indipendente nel mondo per costruire un domani più bello insieme, per una generazione che merita…

Spero che il vostro Festival abbia successo. Sono sicuro che voi, insieme con i vostri colleghi giovani e studenti siriani che partecipano a questo evento, lavorerete duro per raggiungere il successo di quello che è stato proposto quando avete deciso di incontrarvi e scelto il titolo del convegno: “Giovani uniti contro l’imperialismo, per un mondo in cui prevalga la pace, la solidarietà e il cambiamento sociale”, che è quello dove voglio arrivare tutti.

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Presidente della Repubblica Araba di Siria

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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