Roma 19apr2017: Incontro internazionalista con il JVP Sri Lanka

di JVP Italia 

Incontro internazionalista con il Leader del JVP Sri Lanka!

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Mercoledi 19 aprile 2017 alle ore 18.30

Presso: Casa del Popolo “Giuseppe Tanas”
via Girolamo Casanate 2a, (PRIMAVALLE) ROMA

Care compagne, cari compagni,

in occasione della visita in italia del compagno Anura Disanayaka (Leader del Fronte di Liberazione del Popolo dello Sri Lanka), noi, come Comitato in Italia del JVP Sri Lanka, organizziamo un incontro pubblico con le organizzazioni anticapitaliste e antimperialiste, con le compagne e i compagni italiani e immigrati. In questo incontro si parlerà dell’attuale situazione in Sri Lanka e mondiale.

Quindi vi invitiamo fraternamente a partecipare a questo evento per scambiarci informazioni sulla lotta comune che conduciamo contro il capitalismo e l’imperialismo.

Con i più calorosi e fraterni saluti!

il Comitato del J.V.P. in Italia
28 Marzo 2017


FRONTE DI LIBERAZIONE DEL POPOLO (JVP) – SRI LANKA Comitato in Italia

Via Giolitti 231,00185 – Roma.
Fax; 06 62202704 E-mail; jvpsrilanka.italia@gmail.com http://www.facebook.com/JVPItalia

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19apr2017 Giornata mondiale con il Venezuela bolivariano!

19 APRILE 2017

GIORNATA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETÀ CON IL VENEZUELA

CASA SUCRE – VENEZUELA.

Dal suo inizio, la Rivoluzione Bolivariana ha vissuto sotto l’assedio e la minaccia imperiale, così come è accaduto alla Rivoluzione cubana nel suo momento. Questa stessa situazione la soffrono tutti i popoli del mondo che in qualche modo cercano il cammino della dignità, della autonomia e della indipendenza.

Ben si sa da altre esperienze che questo cammino non è facile, soprattutto se si posseggono in grande quantità risorse energetiche, minerali e strategiche, acqua e biodiversità; e, inoltre, una ubicazione strategica per la penetrazione nel continente sudamericano, come è nel caso del Venezuela.

Queste minacce si sono fatte concrete in diversi momenti: colpo di Stato dell’aprile del 2002, serrata petrolifera del 2002/2003, chiamata alo sciopero generale in questa stessa epoca, tentativi di destabilizzazione iniziati nel 2013 con le cosiddette “guarimbas”, che hanno portato a perdite umane e materiali e al peggioramento della qualità della vita dei cittadini; proteste violente nel 2014 e 2015 e tutto il processo di guerra economica, scarsità di beni, accaparramento, contrabbando e inflazione indotta e rinnovati intenti golpisti nel 2016 e 2017, attraverso la OSA, per far applicare la “carta democratica”, come strumento imperiale, e preparare il terreno per una invasione militare.

Questo piano orchestrato dall’estero e dall’interno, da parte della destra nazione ed internazionale e dai grandi monopoli informativi del pianeta, ha portato ad una situazione inoltre delicata, che non si è fermata nei giorni sacri della settimana santa.

I demoni scatenati dalla destra fascista venezuelana hanno generato diversi fuochi di violenza in diversi punti del paese con la speranza di provocare una esplosione sociale per mettere in discussione le istituzioni bolivariana, ma il tempo previsto al fine di produrre il suo tanto auspicato “sollevamento popolare” sta per terminare, situazione che rende più pericolosi coloro che la pianificano, finanziano e dirigono.

Abbiamo ben chiaro che la Revolución Bolivariana è per l’impero una appetibile preda, non solo per le risorse che gestisce indicate precedentemente, ma anche perché la sua vigenza e la sua consolidazione è un duro colpo per l’avanzamento e la restaurazione delle politiche neo-liberali nella Patria Grande. Oggi siamo diventati il loro obiettivo maggiore, come lo saranno domani altri processi politici in America Latina e ai Caraibi e in qualsiasi posto del mondo dove si senta la voce dei popoli che lottano per la loro indipendenza.

Oggi tutti i grandi media di comunicazione: stampa, televisioni, radio, reti nelle loro diverse forme trasmettono “informazioni” che confondono e deformano la vera realtà di pace e progresso che si sviluppa all’interno del Venezuela. Tutta questa politica di disinformazione, sulla base di un intreccio di menzogne e mezze verità, tenta di giustificare davanti al mondo un intervento “umanitario” nel nostro paese, come accaduto ad altre latitudini con risultati disastrosi.

Di conseguenza, facciamo appello a tutti i popoli del mondo, ai loro gruppi e collettivi sociali, ai loro raggruppamenti ed organizzazioni politiche nella difesa della verità, la nostra più grande arma, per contrastare la guerra mediatica, ad esprimere la loro solidarietà e stringere le file con il Venezuela di pace che stiamo costruendo.

Con l’eredità e l’esempio del Comandante Chávez non abbiamo alcun timore di fronte alla battaglia, ma farlo accompagnati con la solidarietà e l’appoggio degli uomini e delle donne di buona volontà del pianeta ci rafforza e ci stimola.

Il mondo deve sapere che questa settimana, sopratutto tra il 17 aprile ed il 19 aprile del 2017, la controrivoluzione si sta giocando le sue ultime carte nel suo tentativo di distruggerci. Siamo sicuri che non vinceranno, no pasarán, soprattutto grazie alla eroica resistenza del nostro popolo.

Insieme ai popoli degni del mondo saremo invincibili.

¡VIVIREMOS Y VENCEREMOS!

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia – si ringrazia Alfredo Viloria per la segnalazione]

Jornada Internacional de Solidaridad con Venezuela

19 DE ABRIL DE 2017

JORNADA INTERNACIONAL DE SOLIDARIDAD CON VENEZUELA

CASA SUCRE. VENEZUELA.

Desde sus inicios, la Revolución Bolivariana ha vivido bajo el acecho y la amenaza imperial, al igual que lo vivió la revolución cubana en su momento. Esta misma situación la sufren todos los pueblos que de alguna manera intentan buscar caminos de dignidad, autonomía e independencia.

 

Es bien sabido por otras experiencias que este camino no es fácil, sobre todo si se posee en grandes cantidades,recursos energéticos, minerales y estratégicos, agua y biodiversidad; y, además, unaestratégica ubicación de entrada al continente suramericano,  como es el caso de Venezuela.

 

Esas amenazas se han concretado en diversos momentos: Golpe de estado de abril de 2002, paro petrolero de 2002/2003, llamado a huelga general en esa misma época, intentos de desestabilización iniciados en 2013 con las llamadas “guarimbas”, asociadas a pérdidas humanas y materiales y deterioro de la calidad de vida de los ciudadanos; asonadas golpistas en 2014 y 2015 y todo el proceso de guerra económica, desabastecimiento, acaparamiento, contrabando e inflación inducida y renovados intentos golpistas en 2016 y 2017, a través de la OEA, para aplicar la llamada “carta democrática”, como instrumento imperial, y preparar el terreno para una intervención militar.

 

Este cuadro orquestado desde afueraydesde adentro, por la derecha internacional y nacional y los grandes monopolios de la información del planeta, ha conducido a una situación por demás delicada, que no ha cesado ni siquiera en los sagrados días de la semana santa.

 

Los demonios desatados de la derecha fascista venezolana han generado focos de violencia en diversos puntos del país con la esperanza de provocar un estallido social que dé al traste con la institucionalidad bolivariana, pero el tiempo previsto para que se produzcasu anhelado “levantamiento popular” se les está agotando, circunstanciaque torna más peligrososa quienes los planifican, financian y dirigen.

 

Tenemos claro que la Revolución Bolivariana es para el imperio una apetecible presa, no solo por los recursos señalados anteriormente, sino que su vigencia y consolidación es un duro golpe para el avance y restauración de las políticas neoliberales en la Patria Grande. Hoy nos convierten en su mayor objetivo, como lo serán mañana otros procesos políticos en América Latina y el Caribe y en cualquier lugar del mundo donde se oiga y se sienta la voz de los pueblos luchando por su independencia.

 

Hoy todos los grandes medios de comunicación: prensa escrita, televisión, radio, redes en sus diversas formas trasmiten “informaciones” que desdibujan y deforman la verdadera realidad de paz y progreso que se desarrolla internamente en Venezuela. Toda esta política de desinformación, sobre la base de un entramado de mentiras y medias verdades, busca justificar ante el mundo una intervención “humanitaria” en nuestro país, como ha ocurrido en otras latitudes con resultados desastrosos.

 

En consecuencia, hacemos un llamado a todos los pueblos del mundo, a sus grupos y colectivos sociales, asus organizaciones y agrupaciones políticas a defender la verdad, nuestra mayor arma, para contrarrestar la guerra mediática, a expresarsu solidaridad y cerrar filas con la Venezuela de paz que estamos construyendo.

 

Con el legado y el ejemplo de Chávez no le tenemos el menor miedo a la batalla, pero hacerlo acompañado con la solidaridad y el apoyo delos hombres y mujeres de buena voluntaddel planeta nos fortalece y nos estimula.

 

El mundo debe saber que esta semana, sobre todo entre el 17 y el 19 de abril de 2017, la contrarrevolución se estará jugando sus últimas cartas en su empeño por derrocarnos. Estamos seguros de que no vencerán, no pasarán, sobre todo por la resistencia heroica de nuestro pueblo.

 

Junto a los pueblos dignos del mundo seremos invencibles.

 

 ¡VIVIREMOS Y VENCEREMOS!

(VIDEO) Napoli: i migranti dello Sri Lanka con il Venezuela bolivariano

di Ciro Brescia

In vista della IV Giornata Mondiale di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana che si terrà il 19 aprile 2017, già nella mattina del 17 aprile del 2017 siamo stati nelle strade della città di Napoli, in Piazza Dante, nel cuore di questa città, per esprimere il nostro appoggio internazionalista al Venezuela bolivariano, con i compagni e le compagne lavoratrici migranti del Fronte di Liberazione del Popolo dello Sri Lanka ed il compagno Anura Disanayaka, dirigente del Frente di Liberazione del Popolo dello Sri Lanka (JVP).

Molto numerosa e attiva politicamente questa comunità di popolo lavoratore dello Sri Lanka a Napoli. Anura Disanayaka, nel suo intervento ha sottolineato come lo Sri Lanka da decenni è dominato da due partiti borghesi che si contendono il governo alle spalle dei diritti popolari. Una situazione che porta subito alla mente, tra le altre, la storia passata del Venezuela oggi bolivariano e prima del trionfo della Rivoluzione guidata dal Comandante Chávez.

Sul palco hanno preso posto anche due giovani rappresentanti dei movimenti popolari della città, Antonio Cipolletta di ALBAinformazione/ANROS Italia, “per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli”, e Giuliano Granato dell’Ex-OPG “Je so’ Pazzo”, Ex ospedale psichiatrico giudiziario abbandonato dalle autorità costituite italiane e recuperato come spazio sociale dal Potere Popolare Costituente in Azione. I due compagni hanno ricordato entrambi nel loro intervento che il Venezuela bolivariano è minacciato pesantemente dall’imperialismo che colpisce tutti i popoli del mondo in resistenza e che è importante per i popoli sostenere la Rivoluzione Bolivariana, e non soltanto durante la campagna del 19 Aprile, ma tutti i giorni. Il Sindaco napoletano Luigi de Magistris, nello stesso spazio recuperato dalla comunità ha messo, già due anni fa, la sua firma per la campagna “Obama deroga el decreto ya!”.

Oggi, 18 aprile 2017, il dirigente  del JVP Anura Disanayaka incontrerà la compagna Console della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, Amarilis Gutierrez Graffe nel suo ufficio, per offrirle la sua solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e al popolo venezuelano tutto. Nel pomeriggio il massimo dirigente del JVP invece si incontrerà con il Sindaco della Città metropolitana di Napoli Luigi de Magistris per approfondire la conoscenza reciproca e le loro relazioni.

Alla fine del comizio, Anura Disanayaka si è diretto, scortato da due ali di folla, verso l’Ex-OPG “Je so’ Pazzo”, per passare con i migranti e i giovani italiani, la giornata del lunedì di Pasqua. Superando proprio quei vicoli del “Cavone” – dietro piazza Dante che collegano la stessa Piazza con la struttura dell’Ex OPG – che negli ultimi decenni hanno visto moltiplicarsi le famiglie operaie srilankesi nei classici appartamenti popolari dei “bassi napoletani” che oggi vedono la massiccia presenza dei migranti dello Sri Lanka.
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por Ciro Brescia

Ya en la mañana del 17 de abril 2017 fuimos en las calles de la ciudad de Nápoles, en Piazza Dante, en el corazón de la Ciudad, para demostrar nuestro apoyo internacionalista a la Venezuela bolivariana, con los camaradas trabajadores migrantes del Frente de Liberación del Pueblo de Sri Lanka y el camarada Anura Disanayaka, líder de esta organización

Muy numerosa y activa politicamente es la comunidad del pueblo trabajador de Sri Lanka en Nápoles. Anura Disanayaka, en su intervención subrayó como Sri Lanka hace decadas está dominada por dos partidos burgueses que se reparten el poder, a costa de los derechos populares. Una situación que lleva a la memoria, entre otras, la historia pasada de Venezuela antes del triunfo de la Revolución Bolivariana liderada por el Comandante Hugo Chávez.

En la tarima estuvieron también dos jovenes representantes de los movimientos sociales italianos: Antonio Cipolletta de ALBAinformazione/ANROS Italia – “para la amistad y la solidaridad entre los pueblos”, y Giuliano Granato dell’Ex-OPG “Je so’ Pazzo”, ex hospital siquiátrico judiciario abandonado por las autoridades constituidas italianas y recuperado como espacio social por el Poder Popular Constityente en Acción. Los dos camaradas recordaron que el Venezuela bolivariano está bajo la amenaza del imperialismo que arremete en contra de todos los pueblos del mundo en resistencia y que es importante para los pueblos respaldar a la Revolución Bolivariana. No solo en la campaña del 19 de Abril, pero todos los días. El Alcalde napolitano Luigi de Magistris en el mismo espacio recuperado por la comunidad, puso su firma, dos años atrás, a disposición de la campaña “Obama deroga el decreto ya!”.

Hoy en la mañana del 18 de abril 2017 el líder del JVP Anura Disanayaka se econtrará con la compañera Consul de la República Bolivariana de Venezuela en Nápoles, Amarilis Gutiérrez Graffe en su oficina, para brindarle su solidaridad a la Revolución Bolivariana y al pueblo venezolano todo. En la tarde el compañero máximo dirigente del JVP también se econtrará con el Alcalde de la Ciudad metropolitana de Nápoles, Luigi de Magistris para profundizar conocimientos y relaciones.

Al final de la manifestación, Anura Disanayaka se dirigió, escoltado por dos alas de multitud, al Ex-OPG “Je’ So Pazzo”, para acompañar los migrantes y los jóvenes italianos, el Lunes de Pascua. Superando esas mismas calles del “Cavone” – detrás de Piazza Dante que unen la misma plaza con la estructura del Ex OPG – que en las últimas décadas han sido testigos de una multiplicación de las familias trabajadoras de Sri Lanka en los apartamentos de las “bajadas napolitanas” clásicos populares que ahora veen la masiva presencia de migrantes de Sri Lanka.

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Napoli 19apr2017: in GAlleЯi@rt con il Venezuela bolivariano

Todo 11 tiene su 13: due parole sul golpe del 2002

di Giuliano Granato

Ovvero due parole sul golpe del 2002 in Venezuela contro Chávez

Il 14 aprile di 15 anni fa Hugo Chávez rientrava a Miraflores, il palazzo presidenziale venezuelano. Il suo ritorno significava che il golpe era fallito, che “loro” non avevano vinto, non quella volta.

Solo pochi giorni prima, l’11 aprile, l’opposizione, l’ambasciata statunitense e la CIA avevano infatti messo in atto un piano ordito per abbattere il legittimo governo venezuelano.

La trama del golpe

Giorni di manifestazioni di piazza, violenza. Poi la marcia dell’11 aprile che si sarebbe dovuta concludere dinanzi alla sede della PDVSA, l’azienda petrolifera venezuelana che Chávez voleva utilizzare per distribuire risorse alle classi subalterne e non ai soliti noti. Ma il piano dell’opposizione è un altro: dal palco i dirigenti invitano i manifestanti a dirigersi a Miraflores, per tirar giù, “con le buone o con le cattive”, il “dittatore” Chávez. A Miraflores, però, ci sono i sostenitori del presidente, a migliaia.

Le forze dell’ordine cercano di impedire che le due manifestazioni vengano a contatto. Cominciano a sentirsi gli spari. Diverse persone stramazzano al suolo, tutte colpite alla testa. I media privati addossano tutte le responsabilità al governo, manipolano i video, chiedono la testa di Chávez. La situazione si fa ancora più tesa. Alti comandi militari minacciano il bombardamento di Miraflores. Chávez decide di consegnarsi ai golpisti per evitare un massacro, ma non rinuncia. Non rinuncia. Sembra così uscire di scena il governo che aveva provato a redistribuire la ricchezza, a costruire partecipazione e protagonismo politico degli “invisibili”, quegli abitanti delle “barriadas”, le favelas venezuelane, che fino ad allora non esistevano nemmeno sulle carte geografiche di Caracas (e non è un’esagerazione – è un fatto vero!), a mettere in piedi una sanità ed un’istruzione che non fossero solo per i ricchi bianchi, ma anche per il popolo, quello brutto, sporco e cattivo.

Cambio di scena a Miraflores

Tornano i padroni di sempre, quelli ben vestiti, coi loro completi e i loro tailleur. C’è gioia nelle stanze del palazzo, l’oligarchia si è ripresa quello che era suo, quello che da decenni era nelle sue mani e che per un momento sembrava stesse sfuggendo. Le grida di giubilo non si contengono. Si esulta quando il nuovo Fiscal General annuncia la deposizione di tutti i poteri costituiti. Pedro Carmona, segretario di Fedecamaras, la Confindustria locale, è il nuovo presidente, sostenuto dalle alte sfere della Chiesa cattolica, da sindacati corrotti, dalla borghesia e dalla oligarchia nazionale, oltre che, ovviamente dagli Stati Uniti. Si fa festa a palazzo.

Il popolo “todopoderoso”

E fuori? Fuori è diverso. Dopo le prime ore di smarrimento, ci si comincia ad organizzare. Si prova a far arrivare la notizia del golpe ai media internazionali, a ribadire che no, Chávez non ha rinunciato, è tenuto prigioniero. “No ha renunciado, ha sido secuestrado” è lo slogan che in tanti, sempre più numerosi, cominciano a cantare nelle strade. È il popolo chavista che si mobilita e si organizza. Con i media alternativi, col tam tam di quartiere in quartiere, fanno rimbalzare le poche notizie che arrivano. “È un golpe contro la democrazia, contro i poveri”. “Bisogna reagire subito”. E così fanno.

Oscurati da tutti i media privati venezuelani, che continuano a parlare di situazione calma e sotto controllo, a migliaia scendono di nuovo per strada. Si dirigono a Miraflores, per gridare che Chávez deve tornare. E quella straordinaria mobilitazione popolare, che sfida la repressione, sortisce i suoi effetti. La guardia presidenziale, i corpi militari fedeli a Chávez, si convincono che si può, che è il momento di passare al contrattacco: riconquistano Miraflores, arrestano i golpisti, almeno quelli che non erano riusciti a darsi alla fuga. Nemmeno due giorni è durato il golpe, eppure abbastanza per trovare le casseforti già svuotate. “Ladrones”, ecco di che pasta sono fatti gli oligarchi venezuelani. Miraflores è stato ripreso, ma non si può ancora cantare vittoria. Bisogna riconquistare almeno il canale televisivo statale, per dare la notizia e metter fine alle bugie dell’opposizione. Dopo qualche ora, con mezzi improvvisati si riesce nell’impresa: il paese intero ora sa che Chávez non ha rinunciato, che il suo gabinetto è di nuovo riunito a palazzo, che i golpisti sono stati sconfitti. Le guarnigioni militari inviano fax, confermando la fedeltà al legittimo governo, il popolo nelle strade festeggia. È la saldatura di quell’alleanza civico-militare che tutt’ora costituisce l’ossatura del progetto bolivariano.

Il ritorno di Chávez

E poi anche Chávez ritorna. Sequestrato e portato su un’isola, i golpisti avrebbero voluto trasportarlo fuori dal paese, ma non hanno fatto in tempo. Così il 14 aprile 2002 il presidente legittimo rientra a Miraflores, tra la gioia e la commozione generale.

Chávez ha vinto, il governo bolivariano ha vinto. Ma è soprattutto il popolo venezuelano – sì, sempre lui, quello brutto, sporco e cattivo – ad aver vinto, dimostrando che la mobilitazione popolare è l’ingrediente fondamentale capace di smuovere montagne, di abbattere gli ostacoli più enormi che ci si possa aspettare. Il popolo venezuelano ha dato una mazzata incredibile all’imperialismo e ai suoi lacché. Una cosa non da poco. Una di quelle cose che se stai ad una scrivania, leggendo e studiando, ti dici che è impossibile. Che i rapporti di forza sono troppo sfavorevoli. Che il nemico è esperto, potente, feroce. E che invece noi e i “nostri” siamo deboli, disorganizzati, divisi. Eppure la storia si è incaricata più volte di presentarci pagine straordinarie, nel senso letterale di fuori dall’ordinario, da ciò che accade tutti i giorni e che secondo le classi dominanti dovrebbe continuare ad accadere nei secoli dei secoli. La vittoria contro il golpe del 2002 è una lezione tutt’ora valida in ogni angolo del mondo. Bisogna saper leggere quelle giornate, imparare e ributtare nella pratica quotidiana quegli insegnamenti. Nostra patria il mondo intero, in fondo, significa anche questo.

Con il Venezuela bolivariano giornata internazionale 19apr2017

Prepararnos para la guerra

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Análisis de Entorno Situacional Político

Lunes 10 de marzo de 2017

Prepararnos para la guerra

En octubre del año pasado, la oposición venezolana inició un proceso que apuntaba a la acumulación de fuerzas en la calle en su intención de dar al traste con el Gobierno de Maduro y acabar con la Revolución Bolivariana. Entonces, como hoy, su objetivo principal era presionar la convocatoria a unas elecciones -el revocatorio- en condiciones absolutamente negativas para el chavismo. Aquel intento terminó en fracaso y provocó un reflujo de masas opositoras que se ha prolongado hasta hoy, cuando de nuevo la derecha trata de mostrar músculo de calle y acumular fuerzas. Una vez más, su objetivo es presionar, principalmente, por el anuncio de un cronograma electoral, cuando aun el chavismo no ha recuperado la fortaleza popular que tuvo en otras épocas. La opción de la intervención foránea directa la manejan, por supuesto, pero es claro que para ellos sería mejor si el chavismo deja el poder por medio de elecciones, como le ocurrió al peronismo en Argentina y casi le pasa a la Revolución Ciudadana en Ecuador.

Ayer el presidente Maduro dijo estar ansioso por que se realicen elecciones. No menos ansiosa por lo mismo parece la oposición, hasta el punto de que las declaraciones del Presidente sobre tal ansiedad encabezaron las primeras planas de muchos e importantes diarios del país el día de hoy, casi todos de oposición. Es el caso de El Universal, 2001, Versión Final (Zulia), El Clarín (La Victoria), El Aragüeño (Maracay), Visión Apureña (San Fernando de Apure), Notitarde (Valencia), La Calle (Valencia), La Voz (Guarenas), Ultima Hora (Acarigua), La Nación (San Cristóbal). El Nacional, entre tanto, destacó como titular principal en su primera plana declaraciones del secretario general de la OEA: “Almagro: ‘son las elecciones las que legitiman un gobierno’”. Vemos, pues, como la institucionalidad burguesa y las elecciones que la misma consagra, y que son las que santifica la Constitución de 1999, son el tema principal de la derecha en medio de la violencia y la campaña internacional que presenciamos (resérvese esto el lector, pues abordaremos el tema constitucional después de Semana Santa). Lo electoral no es el único objetivo que los mueve, por supuesto. Si no logran que se convoque elecciones, tienen las cartas del golpe de Estado, o el estado de conmoción nacional, o cualquier cosa que justifique la intervención foránea. Pero solo si no hay cronograma electoral.

Por lo pronto, la derecha anuncia nuevas acciones e insiste en generar situaciones de calle, en su intención de no dejar pasar el “moméntum” internacional que la favorece, al menos desde el punto de vista mediático. Se ha fijado un clímax para esta etapa: el 19 de abril, mientras se moviliza de nuevo hoy y habla de recolección de firmas contra el TSJ durante la Semana Santa.

Por supuesto, nuestro principal enemigo es el imperialismo y sus lacayos, y el máximo peligro para nuestro pueblo es la intervención imperial directa en cualquier modalidad, que cada vez se asoma como muy probable. Las recientes acciones contra Siria son un alerta y así lo expone Rafael Ramírez, nuestro representante en el Consejo de Seguridad de la ONU, en artículo publicado en Aporrea.org: “Al momento de escribir estas líneas, los Estados Unidos, de manera ilegal y unilateral, bombardean una base aérea en Siria; al mismo tiempo los medios de comunicación insisten en su campaña contra el país, mostrando imágenes de la violencia opositora en las calles de Caracas y a los más connotados líderes de la misma clamando por la intervención extranjera en el país”.

La administración de Trump ha comenzado a mostrar abiertamente las garras y perfila amenazante una política belicista y la intención de pasarles por encima a todos los acuerdos y organizaciones internacionales. El Pentágono reveló ayer que ha movilizado al portaaviones USS Carl Vinson y a su grupo de ataque a aguas cercanas a Corea del Norte, mientras que hoy el nuevo asesor de Seguridad Nacional de Trump, H.R. McMaster, alertó sobre posibles acciones en ese delicado conflicto: “El Presidente ha pedido preparar un amplio abanico de opciones para eliminar la amenaza al pueblo estadounidense y aliados en la región”. Así que hoy, más que nunca, tenemos que poner nuestras barbas en remojo.

La derecha criolla sigue mostrando, con total desvergüenza, su intención de promover la intervención foránea en Venezuela. El alcalde fascista David Smolansky, entre otros de su misma ralea, ha denunciado el supuesto uso de armas químicas contra manifestantes opositores, estableciendo un evidente parangón con las infamias que se levanta actualmente contra Siria. Las falsedades de Smolansky quedan en claro con declaraciones de expertos químicos de la UCV y de la Universidad Simón Bolívar, como Christian Fuentes, Werther Blanco, Ángel Santorelli y Mónica Kräuter, quienes concuerdan en desestimar la denuncia de marras y expresar que las bombas lacrimógenas usadas por la policía en Venezuela solo podrían tener colorantes con fines legítimos y distintos al uso de sustancias tóxicas.

Entretanto, la canalla mediática internacional también apunta a diseñar un escenario del tipo sirio cuando pretende presentar a los violentos como héroes que provienen del pueblo común y solo “resisten” a la represión. En una reseña de la agencia derechista AFP, que citaremos largamente porque de verdad vale la pena, se asienta que “Francis Rodríguez llega con bolsas de tela llenas de piedras para que los muchachos las lancen a la policía en la línea de choque de una manifestación en Caracas… El paso veloz con el que va y viene esconde bien sus 59 años. ‘Es que yo soy guerrera’, se justifica… Forma parte de la llamada ‘Resistencia’, un improvisado ejército que representa al ala más radical de las protestas opositoras.

Muchos ni siquiera se conocen entre sí, no hay rangos entre ellos, ni uniformes. Solo tienen en común su posición radical contra el gobierno de Nicolás Maduro… ‘¡Resistencia!’, gritan cada vez que salen a la carga… Rodríguez recoge la carga en el medio de la extensa Avenida Libertador. ‘Llénenla bien’, dice a unos chicos que se encargan de estrellar peñascos contra el suelo para convertirlos en rocas menores.

Esa operación la dirige María Elena González, una mujer de 52 años que lleva una bandera venezolana amarrada al cuello como una capa y al saludar lo primero que hace es encomendarte a San Miguel Arcángel. ‘Si ellos nos agreden, tenemos que defendernos’, asegura mientras apunta con el dedo los trozos de calzada o brocales sueltos, que sirven de materia prima para la munición.

Y bajo el subtítulo “Escena bélica”, continúa el puñetero “reportaje”: ‘Gracias señora’, le dijo uno de los muchachos a Rodríguez al recibir la carga. ‘Ya vengo con más’, respondió ella. El combate encaja perfectamente en el guión de cualquier escena bélica: los diálogos. ‘¡Malditos!’, gritaba uno; los llamados a los paramédicos para atender un herido, principalmente por asfixia; el ruido de las detonaciones; el helicóptero que sobrevuela el área; y el ‘soldado’ rebelde que no se mueve de la primera fila firme con una bandera venezolana… En un momento se asoma la ‘Ballena’, un camión antimotines que lanza chorros de agua. ‘No corran, solo es agua, tranquilos’, grita un muchacho en la línea de combate, con actitud de líder. ‘No sigan lanzando piedras, están esperando que nos cansemos. Calma’, advierte poco después.

Los chorros comienzan acompañados con centenares de bombas y no hay orden que los detenga. En el camino se ven además de las rocas, botellas y hasta un lavamanos y un inodoro de cerámica hechos añicos. ‘Uno no ha terminado de llegar y ya te reprimen con bombas, sin dialogar. Y los policías lanzan las piedras de vuelta’, aseguró un joven estudiante que pide reserva por temor a entrar en una lista de buscados que la policía divulgó por Twitter. En la arremetida de la ‘Ballena’, Amparo Rodríguez va con el paso que le dan sus 67 años. También está armada con una piedra ‘por si acaso’. ‘Ay, volvimos a perder terreno’, lamenta, mientras muchos jóvenes la asisten en la retirada.

‘Yo estoy en la lucha desde que tengo siete años y cayó Marcos Pérez Jiménez’, dictador de Venezuela entre 1952 y 1958. ‘Y seguiré luchando’, promete”.

Así, con este tipo de farsa épica, se construye la imagen de los “ejércitos” de pacotilla, que eventualmente serán sustituidos por paramilitares y mercenarios, como en Siria. Por eso es que tenemos que prepararnos para la guerra.

 

Fundalatin: mensajes de las comunidades ecuménicas

por Fundalatin

MENSAJE DE LAS COMUNIDADES ECUMÈNICAS Y MOVIMIENTOS SOCIALES DE DEFENSA ÈTICA DE LOS DERECHOS HUMANOS CON SEDE EN LA REPÙBLICA BOLIVARIANA DE VENEZUELA EN EL ANIVERSARIO DE LA RECUPERACIÒN POPULAR DE SU CONSTITUCIÒN LUEGO DEL GOLPE DE ABRIL DE 2002.
LA VERDAD NOS HARÁ LIBRES

Hace 15 años de los sucesos del año 2002 cuando sectores antidemocráticos promovieron un enfrentamiento entre hermanos, que causó la muerte de 19 compatriotas y generaron una matriz de opinión nacional e internacional pretendidamente justificadora de un golpe de Estado; acciones semejantes a las de quienes hoy no cesan su ataque contra el pueblo venezolano y hasta claman por una intervención extranjera.

Las comunidades ecuménicas de Fundalatin, Idhes y Movimientos Sociales llaman a la reflexión y exhortan al Partido Voluntad Popular, Primero Justicia y a la Conferencia Episcopal Venezolana, a abandonar todos estos actos violentos de terrorismo, a no usurpar los espacios litúrgicos de la religiosidad popular para promover sectarismos, enfrentamientos fratricidas y apología al odio.

En medio de los conflictos actuales que vive nuestro país, nuestras comunidades instan a la oposición venezolana a que detenga el constante llamado a la violencia y al no reconocimiento del orden democrático venezolano, lo cual ha propiciado una violencia extrema, caracterizada por destrozos a bienes e instituciones públicas y privadas con bombas incendiarias y el bloqueo de calles con cables tensados para degollar a los motorizados e incluso vierten aceite en las vías para producir accidentes intencionalmente, generando zozobra y terror en la población. Todas esas acciones, tal como lo han declarado públicamente quienes han asumido la dirección de estas acciones, persiguen asaltar el poder político, intentando peligrosamente repetir los actos terroristas perpetrados el 11 de abril de 2002, así como los sucesos violentos del 2013 y 2014, cuyos actos terroristas dejaron 43 personas fallecidas y más de 870 personas con alguna discapacidad en nuestra amada patria.

Nuestras comunidades y movimientos sociales hacemos un llamado especial a la Conferencia Episcopal Venezolana a que no reedite la complicidad con los sectores violentos antidemocráticos que han dirigido los hechos que cubrieron de luto al país, al pedir al pueblo opositor asumir la desobediencia civil y llamar al desconocimiento de la Constitución. Por el contrario, hagan su aporte al rejuvenecimiento pastoral ecuménico siguiendo el horizonte nuevo y la luz de la esperanza que llegó con el nuevo obispo de Roma. Francisco cuando dice “si quieren sintonizar con los seres humanos que sufren la plaga de la crisis, pónganse de su parte y en contra de las pretensiones de los Mercados”; a asumir, en esta gran crisis que atraviesa la humanidad entera, las directrices del Papa Francisco con la exhortación apostólica Evangelii Gaudium y la Encíclica Laudato Si, Sobre el Cuidado de la Casa Común.
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Alertamos a la comunidad internacional sobre las operaciones psicológicas que intentan causar daño en la población y generar una matriz de opinión negativa y de ingobernabilidad ante el mundo.

Rechazamos que el Sr. Luis Almagro pretenda invocar la carta Democrática a nuestra Patria. Almagro no nos representa y no le reconocemos facultad alguna para hablar o actuar en nombre del pueblo venezolano.

Nuestras comunidades y movimientos sociales apoyan plenamente las iniciativas para seguir el camino de unidad en la diversidad, el diálogo constructivo en el tratamiento de los conflictos, como el que actualmente se avanza impulsado por el actual gobierno del Presidente Maduro entre diversos sectores del país con acompañamiento de UNASUR, el Papa Francisco y los ex presidentes Rodríguez Zapatero, Martín Torrijos y Leonel Fernández.

Nuestras comunidades en esta Semana Santa, oran por seguir fortaleciendo la espiritualidad liberadora ecuménica amplia y el diálogo interreligioso, siguiendo el legado de las y los profetas y mártires de nuestra Patria Grande. Que, entre todas las comunidades de buena voluntad y gobiernos responsables, se puedan superar las maniobras internas y externas sembradoras de odio, de intolerancia, de violencia fratricida que pretenden grupos opresores antidemocráticos.

Que las hermanas y hermanos caídos, refuercen el mensaje de Jesús Liberador, nuestro guía en la misión común para avanzar en la construcción social hacia el Buen Vivir, desde la verdad y la solidaridad internacional, para ofrecer una ventana de Paz con Justicia abierta al presente y a las futuras generaciones. Con la Alegría del Evangelio. Amen.

Nota. Por favor para cualquier comentario comunicarse por vía de correo electrónico a fundalatin@gmail.com o por los teléfonos 04123368871 – 04122969733
En Caracas 12 de abril 2017
Firmas
Fundalatin
Idhes
Red Inquilinos Área Metropolitana
Consejo Patriótico por el Diálogo y La Paz
Movimiento Nuevo Constitucionalismo Americano
Movimiento Ética Socialista
Praxis de Derechos Humanos
Red Ecuménica
Fundación Martin Luther King

(VIDEO) Todo 11 tiene su 13! Siempre

La Rivoluzione non sarà teletrasmessa!

I fatti dell’11 Aprile del 2002. Un documento straordinario: una troupe europea, impegnata a filmare il movimento bolivariano, si è trovata ad essere involontaria testimone e cronista del colpo di Stato con cui la cosiddetta opposizione “democratica” provò a rimuovere il governo venezuelano del presidente Hugo Chávez.

Il governo golpista di Pedro Carmona (presidente della Confindustria venezuelana) durò appena tre giorni, spazzato via dalla mobilitazione popolare che impose il ritorno di Chávez e dalla scelta del grosso dell’esercito di restare fedele alla Costituzione, ma fu inizialmente riconosciuto come legittimo dagli Usa, dal governo Aznar in Spagna e dai Ds in Italia. Nel filmato è apprezzabile anche il ruolo golpista giocato dai mass-media venezuelani. Nessuna delle televisioni golpiste però fu chiusa. Dopo anni non furono rinnovate le licenze per le frequenze nazionali in chiaro a Rctv, facendo gridare ai “democratici” di tutto il mondo (magari gli stessi che appoggiavano il golpe) allo scandalo e all’attentato al pluralismo dell’informazione…
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(VIDEO) PCV incita la classe operaia a lottare per il potere

Risultati immagini per tribuna popularda Tribuna Popular

Caracas, 3apr2017, Tribuna Popular TP.- Il Buró Político del Partito Comunista del Venezuela (PCV) ha incitato la classe operaia, le lavoratrici ed i lavoratori della città e della campagna, le comuneras e i comuneros, i partiti politici rivoluzionari, le intellettuali e gli intellettuali, a dare forma ad un grande movimento rivoluzionario capaci di contendere il potere alla destra filo-imperialista e al riformismo che stanno distruggendo le conquiste sociali realizzare dal popolo.

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Caracas, 3 de abril 2017, Tribuna Popular TP.- El Buró Político del Partido Comunista de Venezuela (PCV) hizo un llamado a la clase obrera; a las y los trabajadores de la ciudad y el campo; a las y los comuneros; a los partidos políticos revolucionarios y a la intelectualidad a impulsar un gran movimiento revolucionario que sea capaz de disputar el Poder a la derecha proimperialista y al reformismo que está entregando las conquistas alcanzadas por el pueblo.
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L’Honduras è controllato da una élite criminale

da Notas de Periodismo Popular 

Intervista di Fernando Vicente Prieto a Olivia Zúñiga

2maR2017.- Notas ha intervistato Olivia Zúñiga – candidata a deputata e figlia della militante honduregna Berta Cáceres (1) , assassinata un anno fa da sicari – che ha analizzato la situazione del paese latinoamericano e il suo ruolo geopolitico, col colpo di stato del 2009 (2) come punto di rottura.

Qual è la situazione del popolo Lenca (3) e dei movimenti popolari – in particolare del Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras (COPINH) – ad un anno dall’omicidio di Berta?

Il contesto attuale è fatto di criminalizzazione, persecuzione, minacce, omicidi. Lo Stato honduregno cerca di imporsi con l’implementazione di politiche del terrore. L’assassinio di Berta Cáceres non è stato il primo e nemmeno l’ultimo: ci sono stati diversi omicidi dopo che hanno ammazzato mia madre. E il popolo Lenca, malgrado questo messaggio di terrore, continua a lottare, ad organizzarsi. È il più numeroso dei nove popoli indigeni che abitano l’Honduras e, storicamente, il più ribelle. Ancora non sono arrivati al nostro sterminio, ancora sopravviviamo, siamo qui. Sappiamo che si avvicina un periodo ancor più pieno di battaglie e per questo la dittatura ha approvato un nuovo codice penale sul “terrorismo”, grazie al quale tutti noi, come movimenti sociali, saremo danneggiati. A questo ha portato la guerra mediatica e giuridica che si è imposta da diversi anni e che cerca di criminalizzarci ancor di più. In mezzo a tutto il dolore e il terrore non sono riusciti a fermarci: abbiamo continuato ad andare avanti, lottando, con grandi limiti. Nel caso del COPINH, l’organizzazione che coordinava mia madre, ancora si resiste alle cariche del progetto capitalista e neoliberista, di tutte queste politiche di morte e fasciste con cui cercano di sterminarci.

Che implicazioni ha questo crimine nel quadro della situazione politica e sociale in Honduras?

L’omicidio politico di Berta Cáceres segna un prima e un dopo nella storia dell’Honduras. Ha prodotto chiarezza tra la popolazione, coscienza sul pericolo che comporta la difesa della Madre Terra, la difesa della vita e della dignità dei popoli. Malgrado un’esposizione internazionale notevole, sebbene fosse una leader conosciuta a livello mondiale, nulla di tutto ciò ha fermato le elite criminali, che la mandarono ad uccidere con squadroni della morte e con una guerra contro i nostri popoli combattuta da truppe di elite addestrate dagli Stati Uniti, dalla Colombia, da Israele. E bisogna ammettere che senza dubbi tutto ciò produce coscienza ma anche terrore tra la popolazione. Ora essere ambientalista o difensore della vita, essere un/una militante sociale in questo paese significa firmare capo una sentenza di morte. Il crimine di Berta Cáceres conferma tutti i sospetti che aveva sul fatto che molte compagne e molti compagni sono stati assassinati dagli squadroni della morte perché colpevoli di difendere la vita. Come movimenti sociali abbiamo avuto certezza di tutto ciò e lo abbiamo sempre denunciato: così come negli anni ’80, un nuovo Piano Condor si è imposto a partire dal colpo di stato in Honduras. Il golpe del 2009 è stato cruciale per la riattivazione di tutti i gruppi paramilitari, gli squadroni della morte. La crisi umanitaria, politica e sociale che vive il nostro paese è il risultato di questo colpo di Stato, ed è responsabilità di un’elite criminale incuneatasi nello Stato honduregno, un’elite formata anche da imprenditori che lavorano per favorire al capitale transnazionale e non in favore della grande maggioranza del nostro popolo honduregno.

A quali obiettivi economici e politici risponde quest’offensiva?

Quest’offensiva contro il popolo honduregno risponde ad interessi economici del capitale transnazionale che controlla il mondo e che vuole saccheggiare i nostri territori, dal momento che l’Honduras è un paese estremamente ricco in biodiversità, risorse naturali, ha accesso ai due oceani (Atlantico e Pacifico), un clima tropicale umido, oro, petrolio, argento, minerali in abbondanza e, anche, acqua in abbondanza. Siamo paesi ricchi ma impoveriti economicamente: storicamente saccheggiati, sfruttati. Siamo coscienti del fatto che questi governi sono servili agli interessi del capitale transnazionale perché le elite politiche e imprenditoriali dei nostri paesi hanno i loro profitti, a costo di organizzare colpi di stato. Non è un caso che dopo il golpe del 2009 siano state date più di 300 concessioni per progetti estrattivisti, senza fare alcun processo di consultazione previa, libera e informata, secondo quanto prescritto dall’accordo 169 della OIL (Organizzazione Internazionale dei Lavoratori). I beneficiari sono un’elite imprenditoriale di questo paese, il capitale transnazionale e funzionari pubblici che sono parlamentari ma a volte anche imprenditori, in quanto azionisti dei progetti estrattivisti. Chi ha controllato questo paese sono elite criminali. L’Honduras è stato un paese storicamente occupato dagli anni ’70, visto che era il luogo in cui operavano i gruppi contro-insorgenti denominati “contras”, che agivano contro i processi rivoluzionari di liberazione nei momenti di scontro armato più importanti del Centro America. Da allora è un paese strategico per lanciare attacchi contro i processi rivoluzionari e di liberazione di altri paesi. Oggi l’Honduras è geopoliticamente strategico e viene utilizzato per attaccare paesi come Venezuela, Bolivia, Ecuador o Argentina. L’Honduras è stato un laboratorio di nuovi colpi di Stato, del “golpe blando”, così come lo chiamano. È un nuovo esperimento che poi è stato ripreso in tutto il continente. Ora stiamo vivendo le gravi conseguenze. Il golpe in Honduras è stato un golpe contro la democrazia in tutto il continente. Tutto ciò risponde ad interessi economici per i quali non importa la vita delle persone, soprattutto dei popoli indigeni e di noi che abitiamo i paesi del cosiddetto Terzo Mondo. Tutto gira intorno al capitale. Per questo continuiamo a condannare questo sistema – come diceva mia madre – capitalista, razzista e patriarcale.

Qual è la situazione giudiziaria e a che punto ci troviamo per il progetto Agua Zarca?

Fino a questo momento gli autori intellettuali non sono stati nemmeno indagati, figuriamoci incarcerati. Delle 33 denunce promosse da mia madre nel 2015 per le minacce di morte, di stupro, di sequestro dei figli e del nipote, nessuna è stata ascoltata. Aveva misure cautelari concesse dalla Commissione Interamericana di Diritti Umani (CIDH)). Ciononostante, lo Stato honduregno non ha fatto nulla per proteggerla e, al contrario, è stato complice del suo assassinio. Mia madre aveva denunciato più volte di essere oggetto di minacce da parte di funzionari pubblici, sindaci, deputati. Che la stavano perseguitando sicari, squadroni della morte, gruppi paramilitari che la aggredivano fisicamente e verbalmente. Ad oggi continuiamo ad esigere che si aprano indagini contro gli organi dirigenti dell’impresa Desarrollos Energéticos S.A. (DESA) e che gli autori intellettuali di questo omicidio siano puniti con tutto il peso della legge. Al momento ci sono otto persone in carcere, tra cui vari militari – alcuni ancora in attività, altri in pensione. Uno è maggiore delle Forze Armate del Dipartimento di Forze Speciali di Intelligence e Controspionaggio dello Stato honduregno, che per di più aveva svolto missioni in altri paesi per conto dell’ONU, per “risolvere situazioni ostili di guerra”. Si tratta di persone addestrate dagli U.S.A., riunite in gruppi paramilitari. Continuiamo a rivendicare che il río Gualcarque venga dichiarato Patrimonio dell’Umanità, ad esigere che si cancellino, immediatamente e definitivamente, le concessioni del progetto idroelettrico Agua Zarca e tutte le concessioni date illegalmente nel paese. Il progetto Agua Zarca è temporaneamente sospeso, ma la concessione non è stata cancellata in maniera definitiva. Nonostante tutte le minacce, la campagna d’odio e di discredito messa su da più di diciottomila call center che lavorano per il governo honduregno, continuiamo a lottare dall’interno di questo paese. Non ci ferma la paura, non ci ferma il dolore. Crediamo che sia momento di agire a favore delle generazioni future, che un altro Honduras è possibile e che lo possiamo costruire.

[Trad. dal castigliano e note a cura di Giuliano Granato] 

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1 Berta Cáceres, leader del popolo Lenca e cofondatrice della Copinh, è stata assassinata, dopo anni di minacce, il 3 marzo del 2016 all’età di 43 anni. Da sempre alla testa delle lotte per la difesa delle terre ancestrali del suo popolo, il suo omicidio è legato alla battaglia per difendere il Río Gualcarque, fiume sacro al popolo Lenca, dalla costruzione di una diga ad opera di una joint venture tra l’honduregna DESA e la cinese Sinohydro.

2 Il 28 giugno 2009 il presidente honduregno Manuel Zelaya fu arrestato e costretto all’esilio da un colpo di stato militare ordinato dalla Corte Suprema. Il golpe mirava ad impedire le elezioni di un’assemblea costituente, indette dal presidente Zelaya, per timore di un avvicinamento dell’Honduras ad altri paesi progressisti latinoamericani, Venezuela e Cuba in primis. La traiettoria presidenziale di Zelaya, che si era andato poco a poco radicalizzandosi, metteva infatti in discussione gli interessi di chi ha retto l’Honduras fino ad oggi, che siano attori interni al paese o anche esterni.

3 I Lenca sono un popolo indigeno che abita il territorio al confine tra Salvador e Honduras. In quest’ultimo paese costituiscono il gruppo indigeno più numeroso. Il governo honduregno non riconosce la loro lingua, né la loro religione né qualsivoglia autonomia sulle terre ancestrali. Proprio su quest’elemento negli ultimi anni si sta producendo una estrema conflittualità.

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