Chi minaccia la democrazia in Venezuela?

di Ignacio Ramonet

Nei mesi scorsi, in Vene­zuela, ci sono state quat­tro ele­zioni deci­sive: due pre­si­den­ziali, il voto per i gover­na­tori e infine le muni­ci­pali. Tutte vinte dal blocco della rivo­lu­zione boli­va­riana. Nes­sun risul­tato è stato impu­gnato dalle mis­sioni degli osser­va­tori inter­na­zio­nali. La vota­zione più recente ha avuto luogo appena due mesi fa… E si è con­clusa con una netta vit­to­ria –11,5% di dif­fe­renza – dei cha­vi­sti. Da quando Hugo Chá­vez ha assunto la pre­si­denza nel 1999, tutte le tor­nate elet­to­rali mostrano che, socio­lo­gi­ca­mente, l’appoggio alla rivo­lu­zione boli­va­riana è maggioritario.

In Ame­rica latina, Chá­vez è stato il primo lea­der pro­gres­si­sta – dai tempi di Sal­va­dor Allende – che ha scelto la via demo­cra­tica per arri­vare al potere. Non si può capire il cha­vi­smo se non si con­si­dera il suo carat­tere pro­fon­da­mente democratico.

La scom­messa di Chá­vez ieri, e di Nico­lás Maduro oggi, è il socia­li­smo demo­cra­tico. Una demo­cra­zia non solo elet­to­rale. Anche eco­no­mica, sociale, cul­tu­rale… In 15 anni il cha­vi­smo ha con­sen­tito a milioni di per­sone – che in quanto poveri non ave­vano carta d’identità – lo sta­tuto di cit­ta­dini e ha con­sen­tito loro di votare. Ha devo­luto oltre il 42% del bilan­cio dello Stato agli inve­sti­menti sociali. Ha tolto dalla povertà 5 milioni di per­sone. Ha ridotto la mor­ta­lità infan­tile. Ha sra­di­cato l’analfabetismo. Ha mol­ti­pli­cato per cin­que il numero di mae­stri nella scuola pub­blica (da 65.000 a 350.000). Ha creato 11 nuove uni­ver­sità. Ha con­cesso pen­sioni d’anzianità a tutti i lavo­ra­tori (incluso quelli del set­tore infor­male)… Que­sto spiega l’appoggio popo­lare che ha sem­pre avuto Chá­vez, e le recenti vit­to­rie elet­to­rali di Nico­lás Maduro.

Per­ché allora le pro­te­ste? Non dimen­ti­chiamo che il Vene­zuela cha­vi­sta – che custo­di­sce le prin­ci­pali riserve di idro­car­buri del pia­neta – è stato (e sarà) sem­pre oggetto di ten­ta­tivi di desta­bi­liz­za­zione e di cam­pa­gne media­ti­che siste­ma­ti­ca­mente ostili.

Nono­stante si sia unita sotto la lea­der­ship di Hen­ri­que Capri­les, l’opposizione ha perso quat­tro ele­zioni in suc­ces­sione. Di fronte a que­sto fal­li­mento, la sua fra­zione più di destra, legata agli Stati uniti e diretta dal gol­pi­sta Leo­poldo López, punta ora su un colpo di stato a lenta com­bu­stione. E applica le tec­ni­che del manuale di Gene Sharp.

In una prima fase: creare lo scon­tento mediante l’accaparramento mas­sic­cio dei pro­dotti di prima neces­sità; far cre­dere nell’incom­pe­tenza del governo; fomen­tare mani­fe­sta­zioni di scon­tento; e inten­si­fi­care la per­se­cu­zione mediatica.

Dal 12 feb­braio, gli oltran­zi­sti sono pas­sati alla seconda fare, pro­pria­mente insur­re­zio­nale: uti­liz­zare lo scon­tento di un gruppo sociale (una mino­ranza di stu­denti) per pro­vo­care pro­te­ste vio­lente, e arre­sti; orga­niz­zare mani­fe­sta­zioni di soli­da­rietà con i dete­nuti; intro­durre tra i mani­fe­stanti pisto­leri con il com­pito di pro­vo­care vit­time da ambe­due i lati (la peri­zia bali­stica ha sta­bi­lito che gli spari che hanno ucciso a Cara­cas, il 12 feb­braio, lo stu­dente Bas­sil Ale­jan­dro Daco­sta e il cha­vi­sta Juan Mon­toya pro­ve­ni­vano dalla stessa pistola, una Glock cali­bro 9 mm); incre­men­tare le pro­te­ste e il loro livello di vio­lenza; rad­dop­piare l’attacco media­tico, con l’appoggio delle reti sociali, con­tro la repres­sione del governo; fare in modo che le grandi isti­tu­zioni uma­ni­ta­rie con­dan­nino il governo per l’uso smi­su­rato della vio­lenza; otte­nere che i governi amici lan­cino avver­ti­menti alle auto­rità locali…

Siamo in que­sta tappa. E dun­que: è a rischio la demo­cra­zia in Vene­zuela? Sì, per­ché è minac­ciata, una volta di più, dal gol­pi­smo di sem­pre.

* Diret­tore dell’edizione spa­gnola del Diplo

Appello ai volontari internazionali: stop all’impunità di Israele!

Appello ai volontari internazionali: stop all’impunità di Israele!

È tempo di andare a Gaza per proteggere gli agricoltori durante il raccolto.

Unisciti alla Campagna congiunta dello UAWC e di UNADIKUM.

Primavera a Gaza : lotta contro l’impunità di Israele per il futuro raccolto.

Un carro armato corre lungo una tranquilla valle di olivi, una piccola casa si affaccia sulla campagna. Improvvisamente, il veicolo militare blindato si ferma, prende di mira la casa e la bombarda con un potente carico esplosivo.

La parete frontale della casa esplode in mille pezzi che mostrano l’interno delle stanze devastate dalle schegge. Hala è morta, il suo corpo fragile, di appena tre anni, si trova ancora raggomitolato intorno alla ciotola da dove stava tranquillamente mangiando la sua merenda, seduta nel piccolo giardino di famiglia.

A Gaza era 24 dicembre 2013. Il resto del mondo stava celebrando la vigilia di Natale.

Il terribile meccanismo che porta a questo tipo di crimini ha un nome: impunità.

E può essere facilmente sintetizzata: qualunque siano gli omicidi, qualunque sia la distruzione, qualunque sia la sofferenza che le Forze di Occupazione Israeliana impongono ai palestinesi, avrà come unica risposta un cipiglio delle numerose, complesse e potenti organizzazioni internazionali auto-nominatesi per esercitare il diritto di emanare e far rispettare la cosiddetta “regola del diritto internazionale”.

Tra queste organizzazioni occupa una posizione di rilievo il sistema delle Nazioni Unite, ma anche le potenze economiche, alle quali è stata concessa una certa legittimità di parlare in nome dell’umanità, e cioè il governo degli Stati Uniti e gli organi dell’Unione Europea.

È una situazione impossibile da comprendere quella che porta a tale inerzia da parte della comunità internazionale?

No.

Da circa cento anni ad oggi il movimento sionista ha dichiarato che si sarebbe stabilito nel territorio della Palestina storica – e si è sforzato in questo compito, utilizzando tutti i mezzi possibili, compreso il terrorismo e gli attacchi di massa contro la popolazione civile.

Ignorando sprezzantemente le numerose “risoluzioni” delle Nazioni Unite (senza il minimo tentativo di rispettarle) che affermavano i diritti inalienabili del popolo Palestinese, i successivi responsabili delle decisioni israeliani hanno calpestato la popolazione locale, incrementato la colonizzazione delle terre, gli omicidi, lo spostamento e la segregazione di persone su base razziale, mentre si accumulano le dichiarazioni che rendono esplicita la loro certezza di essere sopra le leggi umane universali e la loro lunga volontà di sradicare i Palestinesi dalla loro terra.

I Comitati degli Agricoltori (UAWC) nella Striscia di Gaza e l’Associazione UNADIKUM lanciano un appello congiunto ai volontari internazionali per dirigersi a Gaza per proteggere gli agricoltori mentre questi sono impegnati nella stagione del raccolto tra aprile e luglio. C’è bisogno urgentemente di volontari che proteggano con la loro presenza gli agricoltori durante il lavoro, interponendosi pacificamente tra i soldati israeliani che pattugliano lungo il recinto e di modesti contadini disarmati che cercano unicamente di raccogliere alimenti per sopravvivere. La semplice presenza di volontari internazionali rende difficile all’esercito israeliano il suo abituale e criminale compito di uccidere e ferire impunemente questi lavoratori della terra.

Inoltre sono necessari volontari per informare sulla drammatica situazione della quale saranno testimoni, rompendo così le montagne di menzogne mediatiche e politiche che si sforzeranno di coprire i crimini di lesa umanità commessi dalle forze israeliane di occupazione.

«Abbiamo attaccato un obiettivo terrorista», dichiarò l’esercito occupante dopo il bombardamento del carro armato contro l’umile casa di Hala, la bambina di tre anni assassinata durante l’attacco. Dopo, i portavoce israeliani ritrattarono e ci provarono con un’altra menzogna: «iniziativa individuale» dichiararono cinicamente dopo che le immagini della casa distrutta della famiglia della piccola Hala cominciò ad essere diffuso nella web. L’abusato termine di “terrorismo” di cui blatera tutto l’esercito invasore quando si scontra con la resistenza di un popolo è una scusa futile per avallare crimini di guerra. Gli agricoltori di Gaza rispondono: Venite, condividetele nostre vite, informate i vostri paesi!

Il Comitato di Agricoltori di Gaza e le Brigate Unadikum ti convocano:
Per la piccola Hala è già troppo tardi, ma per le sue sorelle e i suoi fratelli di tutta la striscia di Gaza, per i loro padri e le loro madri che lavorano senza riposo le loro terre sotto la mortale minaccia delle armi, agire ora è possibile, necessario, vitale. 
Qualsiasi sia la quantità di tempo che puoi concedere al popolo di Gaza, se è possibile dedicare due settimane, mettiti in contatto con Unadikum e unisciti a noi.

Sito Web Unadikum: www.asociacionunadikum.org
Indirizzo mail Unadikum Italia: unadikumitalia@gmail.com

Appello per la verità sul Venezuela

Ai mezzi di infomazione italiani

Maduro con bandieraNelle ultime settimane stiamo assistendo ad una martellante campagna mediatica sulla situazione in Venezuela.

Un coro quasi unanime sta dipingendo un governo legittimo ed un progetto politico, quello bolivariano, che ha vinto 14 elezioni consecutive come una feroce dittatura che reprime il proprio popolo.

Al contempo una opposizione violenta che in passato ha già utilizzato gli stessi metodi per tentare un golpe con l’appoggio degli USA viene corteggiata e rappresentata come la vittima della situazione.

Siamo al capovolgimento della realtà.

Queste campagne di disinformazione e di falsificazione di ciò che sta accadendo in Venezuela, partono dai media statunitensi e dal governo di Washington, che da sempre ha tentato con ogni mezzo di sbarazzarsi del progetto politico bolivariano e socialista. Chávez ieri e Maduro oggi hanno infatti reso libero il Venezuela dalla influenza USA e ne hanno fatto uno dei cardini fondamentali del processo d’integrazione politica ed economica del continente latinoamericano come dimostra l’enorme successo compiuto nel II vertice CELAC celebratosi questo gennaio a La Habana.

Le accuse del Presidente Maduro agli USA di essere parte attiva nella destabilizzazione del paese e nel finanziamento di gruppi eversivi in azione non trovano però spazio sui media internazionali.

Grande risalto trova invece una opposizione violenta quasi che sia legittimo cambiare con le armi ciò che è stato deciso nelle urne in processi elettorali che sono stati sempre ritenuti legittimi e corretti da osservatori internazionali assolutamente imparziali come l’ex presidente degli Stati Uniti Carter.

Purtroppo però anche nel nostro paese questa campagna di denigrazione e falsificazione verso il processo rivoluzionario Bolivariano ha coinvolto la quasi totalità della grande informazione oramai priva di qualsiasi indipendenza dai gruppi di pressione internazionali.

Negli anni abbiamo visto come le guerre di aggressione prima vengono combattute sui media e poi con le armi. Accogliere sulle testate, sui blog, sui siti, sulle bacheche dei social network la campagna di disinformazione in atto significa divenire complici di un progetto di attacco alla democrazia venezuelana.

Ci rivolgiamo quindi alla stampa, ai media, a tutti i mezzi di informazione italiani perché diano almeno eguale spazio alle posizioni del Governo legittimo del Presidente Maduro, alle forze socialiste e bolivariane che lo sostengono, ai milioni di venezuelani che hanno votato in grande maggioranza per questo progetto politico e sociale ed alle posizioni di una opposizione che pratica la violenza di piazza, che si fa appoggiare da potenze straniere e da multinazionali interessate a rimettere le mani sulle risorse del Venezuela, che è già stata smascherata nel suo intento golpista.

Chiediamo a voi operatori dell’informazione di essere portatori di verità e non strumento di violenza e prevaricazione. Raccontare i successi sociali del Venezuela bolivariano nella lotta alla povertà, all’analfabetismo, alle malattie; raccontare la partecipazione politica e la voglia di riscatto di milioni di persone che erano escluse dalla vita pubblica prima di Chávez; raccontare la dignità di un paese che ha riacquisito la sovranità sulle proprie risorse e ha ripreso in mano il proprio futuro, servirebbe a far capire meglio cosa vuole il governo e cosa vuole l’opposizione, da dove viene la crisi economica generata dalle multinazionali, cosa e chi sono coloro che impugnano le armi per le vie di Caracas.

In attesa che la stampa e l’informazione faccia la sua parte spetta a noi progressisti, a noi donne e uomini di sinistra, a noi che vogliamo davvero poterci dire democratici attivarci subito per respingere questa campagna di disinformazione e mobilitarci in appoggio e a sostegno del legittimo governo Bolivariano.

 

Verità per il Venezuela bolivariano
Una petizione ai mezzi di informazione italiani 
Firmiamo, Diffondiamo, Condividiamo!

Per aderire collegatevi al sito: change.org/it/

venezuela@liberarete.org

25 verità sulle manifestazioni in Venezuela

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Come nel 2002, l’opposizione ‘radicale’, incapace di arrivare al potere attraverso le urne, moltiplica le azioni con l’obiettivo di rompere l’ordine costituzionale.

Telesur – di Salim Lamrani*

1. Nicolas Maduro, legittimo presidente del Venezuela dall’aprile del 2013, affronta una poderosa opposizione, sostenuta dagli Stati Uniti, che mira a riconquistare il potere perduto nel 1998.

2. Sconfitta alle elezioni presidenziali di aprile 2013 con un margine del 1,59%, l’opposizione rifiutò di riconoscere i risultati elettorali, nonostante fossero stati avallati dalle più importanti istituzioni internazionali, dall’Unione Europea all’Organizzazione degli Stati Americani, passando per il Carter Center, ed espresse tutta la sua rabbia in atti violenti che costarono la vita a undici militanti chavisti.

3. Tuttavia, il margine debole che separava il candidato dell’opposizione Henrique Capriles dal vincitore Nicolás Maduro, galvanizzò la destra, motivata dalla prospettiva di riconquistare il potere. Così, fece delle elezioni comunali del dicembre 2013, un obiettivo strategico.

4. Contro ogni previsione, le elezioni municipali si trasformarono in un plebiscito a favore del potere chavista, che vinse nel 76% dei comuni (256) contro il 23% (76) per la MUD, coalizione che raggruppava tutta l’opposizione.

5. Demoralizzata da questa grave battuta d’arresto, vedendo la prospettiva della conquista del potere per via democratica allontanarsi un’altra volta – le prossime elezioni legislative sono previste a dicembre del 2015 – l’opposizione ha deciso di riprodurre il medesimo schema dell’aprile 2002, che sfociò in un colpo di Stato mediatico-militare contro il presidente Hugo Chávez.

6. Da gennaio 2014, l’ala più estrema dell’opposizione ha deciso di agire. Leopoldo López, leader del partito Voluntad Popular, che ha partecipato al colpo di Stato dell’aprile 2002, ha lanciato un appello all’insurrezione il 2 gennaio 2014:  «Vogliamo lanciare un appello ai venezuelani. Chiamiamo il popolo venezuelano a dire ‘adesso basta’. […] Con un obiettivo da raggiungere: ‘la salida’. Qual è il modo per uscire da questo disastro?».

7. Il 2 febbraio 2014, durante una manifestazione, Leopoldo López ha accusato il governo di essere responsabile di tutti i mali: «Le carenze di cui soffriamo hanno un colpevole. Questo colpevole è il potere nazionale».

8. Il 2 febbraio 2014, Antonio Ledezma, esponente dell’opposizione e sindaco della capitale Caracas, ha anche lui lanciato un appello al cambiamento: «Questo regime, che oggi compie quindici anni, continua a promuovere lo scontro continuo. Oggi comincia l’unità nelle strade di tutto il Venezuela».

9. María Corina Machado, deputato per l’opposizione, ha lanciato un appello per porre fine alla «tirannia»: «Il popolo del Venezuela ha una risposta: ‘Ribellione, ribellione’. Ci sono alcuni che dicono che dovremmo aspettare le elezioni in pochi anni. Possono aspettare quanti non riescono a reperire alimenti per i propri figli? Possono aspettare i dipendenti pubblici, i contadini, i commercianti, privati del loro diritto al lavoro e alla proprietà? Il Venezuela non può aspettare».

10. Il 6 febbraio 2014, dopo una manifestazione dell’opposizione, un gruppo composto da un centinaio di studenti incappucciati ha attaccato la residenza del governatore dello Stato di Táchira, ferendo una dozzina di poliziotti.

11. La stessa settimana, diverse manifestazioni dell’opposizione si verificano in diversi stati e tutte degenerano in violenza.

12. Il 12 febbraio 2014 un’altra manifestazione, organizzata dall’opposizione all’esterno del Ministerio Público, composta da studenti provenienti da università private organizzati in «grupos de choque» (provocatori) è stata di una violenza inaudita, con tre morti, un centinaio di feriti e innumerevoli danni materiali.

13. Come durante il colpo di stato dell’aprile 2002, le tre persone morte sono state ammazzate con una pallottola in testa.

14. Tra loro vi erano un militante chavista, Juan Montoya, e un oppositore di nome Basil Da Acosta. Secondo l’indagine balistica entrambi furono uccisi dalla stessa arma.

15. Nei giorni seguenti i manifestanti, ufficialmente mobilitati «contro il carovita e l’insicurezza», si sono insediati in Piazza Altamira, situata in un quartiere ricco di Caracas.

16. Da diversi mesi a questa parte, il Venezuela soffre di una guerra economica orchestrata dall’opposizione che controlla ancora ampi settori, con l’organizzazione artificiale della scarsità, l’accaparramento dei prodotti di prima necessità e la moltiplicazione delle azioni speculative.

17. Così, il 5 di Febbraio del 2014, le autorità hanno requisito nello stato di Táchira tonnellate di alimenti di prima necessità (riso, zucchero, olio, caffè, ecc. ) nascosti nei magazzini. Dal gennaio 2013, le autorità hanno requisito più di 50.000 tonnellate di cibo.

18. Il governo bolivariano ha deciso di agire e punire accaparratori e speculatori. Nel novembre 2013, la catena di prodotti elettrodomestici Daka è stato sequestrata e le autorità hanno deciso di regolamentare i prezzi. La società vendeva i suoi prodotti con un profitto di oltre il 1.000%, quindi era inaccessibile alla maggioranza dei venezuelani.

19. Ora il margine massimo delle imprese non può superare il 30%.

20. Il presidente Nicolás Maduro ha denunciato un tentativo di colpo di Stato e ha invitato i cittadini a far fronte al «fascismo». «Niente ci separerà dal sentiero della Patria e dalla via della democrazia», ha dichiarato.

21. Il 17 Febbraio, 2014, tre diplomatici statunitensi sono stati espulsi per il loro coinvolgimento negli accadimenti sanguinosi. Secondo le autorità venezuelane, si erano incontrati con gli studenti delle università private per coordinare le manifestazioni.

22. Il 18 febbraio 2014, Leopoldo López è stato arrestato per la sua responsabilità politica nelle manifestazioni violente ed è stato consegnato alla giustizia.

23. L’amministrazione Obama ha condannato il governo di Caracas per le violenze, senza però segnalare la responsabilità dell’opposizione intenta a portare a termine un colpo di stato. Al contrario, il Dipartimento di Stato ha richiesto l’immediato rilascio di Leopoldo López, il principale istigatore dei drammatici eventi.

24. I media occidentali nascondevano la violenza delle fazioni armate (saccheggio di metropolitane ed edifici pubblici, l’incendio dei negozi MERCAL, dove le persone si riforniscono di cibo) così come il fatto che la televisione pubblica Venezolana de Televisión è stata attaccata con armi fuoco.

25. I media occidentali, lungi dal presentare i drammatici avvenimenti venezuelani in maniera imparziale, si sono schierati a favore dell’opposizione golpista e contro il governo democratico e legittimo di Nicolás Maduro. Non esitando a manipolare l’opinione pubblica e presentare la situazione come una massiccia rivolta popolare contro il potere. In realtà, Maduro ha il massiccio sostegno della maggioranza dei venezuelani, come mostrato dalle grandi manifestazioni a favore della Rivoluzione Bolivariana.

*Salim Lamrani è Dottore in Studi Iberici e Latino-Americani presso l’Università Paris Sorbonne-Paris IV, e presso l’Università di La Reunion, giornalista ed esperto delle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti. Il suo ultimo libro si intitola: Cuba. Les médias face au defi de l’impartialité, Paris, Editions Estrella, 2013, con prefazione di Eduardo Galeano. 

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

(VIDEO) La mappa delle “proteste” antichaviste in Venezuela

da albaciudad.org

Come è facilmente intuibile dalla mappa le zone interessate da las guarimbas, le manifestazioni di blocco stradale messe in atto dalla controrivoluzione, coinvolgono i centri controllati dall’antichavismo, urbanizzazioni di classe medio-alta e zone residenziali dell’oligarchia. Lo Stato maggiormente interessato al fenomeno è il Tachira, dove si concentra storicamente il maggior flusso di contrabbando con la confinante Colombia ed il confine più “poroso” per l’infiltrazione paramilitare al soldo della reazione oligarchica. 

27F: Incontro a Roma in appoggio alla Rivoluzione Bolivariana

UNADIKUM Venezuela: Giornata di solidarietà con i prigionieri palestinesi

UNADIKUM Venezuela riprende la sua GIORNATA DI SOLIDARIETA’ con i PRIGIONIERI PALESTINESI mantenendo in piedi nelle strade la lotta per la RIVOLUZIONE BOLIVARIANA, pertanto vi invita ad unirvi a noi nell’AZIONE dei PESCATORI e dei CONTADINI VENEZUELANI in appoggio ai PRIGIONIERI PALESTINESI, e anche in solidarietà con i loro colleghi e compagni, i PESCATORI di GAZA.

PARTECIPERANNO:
Alejandro Fierro, giornalista spagnolo e attivista filo-palestinese
Valeria Cortés, responsabile di Unadikum Venezuela

LUOGO, DATA e ORA: 
NAIGUATA’, Edo. Vargas. 
Mercoledì 26 Febbraio, 2014 
14:00 

TELEFONO DI CONTATTO: 
0426 1155915 

ORGANIZZATORI E COLLABORATORI dell’EVENTO

Fronte dei Pescatori “Benita Chirinos”Unadikum International Brigades, Fronte Nazionale Comunale Simón Rodríguez, Gioventù del Partito Socialista Unito del Venezuela (JPSUV), Marcha Patriótica -capítulo Venezuela-Misión Barrio Adentro Cultura, PSUV, Voci anti-imperialiste, così come vari consigli comunali.

Non è urgente applicare la legge per i media internazionali coinvolti nel ‘golpe morbido’?

la corrispondente di ABC Venezuela con il “leader dell’opposizione” Caprlies Radonsky

di José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación

In Venezuela esiste un governo eletto democraticamente appena 10 mesi fa (1). Le formazioni politiche che lo sostengono hanno addirittura incrementato il loro vantaggio elettorale nelle successive elezioni municipali, celebrate meno di tre mesi fa (2). Tuttavia un settore dell’opposizione, mediante una strategia che chiama “La salida (L’uscita)”, propone di rompere l’ordine costituzionale e abbattere l’esecutivo con la forza (3). Il suo leader, Leopoldo López, lo ha detto chiaramente alcuni giorni fa: “Quando finirà tutto questo?”, gli ha chiesto una giornalista. López ha risposto: “Quando riusciremo a cacciare quelli che ci stanno governando” (4).

A tal fine, durante l’ultima settimana, questo settore ha mobilizzato i suoi sostenitori tra gli studenti di classe media e gruppi violenti dell’estrema destra, in municipi governati dall’opposizione. Il risultato: sei persone morte, decine di feriti e innumerevoli danni ai beni pubblici (5).

Stranamente, quel che sarebbe inaccettabile in un altro paese, in Venezuela è legittimato e appoggiato dalla linea informativa dei grandi media internazionali. Un editoriale del quotidiano spagnolo El País, ad esempio, ha descritto Leopoldo López non come un leader che tratta di abbattere con la forza un governo eletto, bensì come un “economista che ha studiato negli Stati Uniti (…) che dirige la pressione contro il regime per le strade”. Nel frattempo, ha accusato Nicolás Maduro di dirigere un “ereditato regime socialista unipersonale”, come se la sua carica fosse stata ereditata e non eletta appena 10 mesi fa (6).

È chiaro che i media non sono un osservatore imparziale.

Sono l’elemento chiave di un tentativo di “golpe morbido”, strategia elaborata dal sociologo e collaboratore della CIA Gene Sharpes (7). Un metodo messo in pratica nelle cosiddette “rivoluzioni colorate”, tutte scoppiate –stranamente- in paesi che contrastano gli interessi geostrategici degli Stati Uniti e dell’Unione Europea (8).

Ripassiamo. La prima fase del “golpe morbido” è denominata “indebolimento” del governo, in questo caso mediante una guerra economica. Nel 1970, il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon chiese di “farurlare l’economia” del Cile per abbattere Salvador Allende (9). Esattamente la stessa cosa che accade oggi in Venezuela: mancanza di beni primari per incetta, fuga di capitali, sabotaggi alla distribuzione elettrica e inflazione indotta hanno provocato un chiaro deterioramento delle condizioni di vita (10). E come in Cile, in Venezuela i media presentano questi problemi come un caos economico e sociale, il cui unico responsabile è il governo di Nicolas Maduro (11).

La seconda fase del “golpe morbido” è la “delegittimazione” del governo, dovuta a presunte violazioni dei diritti umani o della libertà di stampa e di espressione. Durante gli ultimi giorni, il messaggio ripetuto a sazietà nei media internazionali è stato quello della presunta repressione delle proteste da parte della polizia (12).

In tal senso, media e opposizione non hanno esitato a utilizzare le armi più banali della manipolazione. La giornalista venezuelana del quotidiano spagnolo ABC, Ludmila Vinogradoff, ha pubblicato sulla pagina web del giornale una fotografia della repressione in Egitto, facendola passare per un’istantanea scattata a Caracas (13). Un vero aneddoto se consideriamo il percorso di propagandista di colpi di stato di questa giornalista (14). Nell’aprile del 2002, legittimò con assoluta impunità il colpo di stato di Pedro Carmona nelle pagine de El País (15).

In questa fase di “delegittimazione” del governo per presunta repressione, uno ruolo chiave è stato giocato dai social network, specialmente Twitter, dove la manipolazione delle fotografie ha raggiunto livelli inediti (16).

Abbiamo visto immagini di presunte brutalità della polizia e di torture in Venezuela che in realtà erano del Brasile, del Cile, della Siria, dell’Ucraina, dell’Egitto, della Turchia (17), dei Paesi Baschi, e addirittura prese da un film porno (18); o immagini del volto sanguinante di un giovane ipoteticamente oppositore ma che in realtà erano di uno studente chavista picchiato dall’opposizione l’anno scorso (19); o immagini di grandi assembramenti dell’opposizione che erano in realtà processioni religiose o manifestazioni indipendentiste della Catalogna (20).

La terza fase del “golpe morbido” consiste nella “diffusione della protesta nelle strade”, con la generalizzazione di ogni tipo di manifestazione e l’occupazione di istituzioni pubbliche di cui non si riconosce la legittimità.

I media internazionali hanno realizzato un vergognoso appoggio propagandistico di questa violenta “diffusione della protesta” nelle strade. Il tutto, inoltre, accompagnato dalla criminalizzazione dei sostenitori del governo (21). Ad esempio, ai cosiddetti “collettivi”, radicati nei quartieri popolari, i media hanno attribuito la responsabilità della violenza, usando termini come “bande paramilitari” (22), “parapolizia chavista” (23) o “milizie filogovernative” (24). Allo stesso tempo, questo media tacciono sui reiterati attacchi di cecchini dell’estrema destra contro marce pacifiche del chavismo (25). Gli stessi media internazionali che hanno piazzato sulle loro testate l’uccisione, ad esempio, di una oppositrice vincitrice di un concorso di bellezza (26), non hanno mai pubblicato nemmeno una parola sui 175 contadini uccisi da sicari pagati dai proprietari terrieri venezuelani dall’anno 2001 (27).

Mentre si ingigantiscono le proteste dell’opposizione, le marce a sostegno della Rivoluzione, molto più imponenti, appena hanno copertura informativa (28). La marcia di circa 100 mila persone, lo scorso martedì (29), è stata ridicolizzata nel quotidiano El País, sotto il titolo “Il chavismo schiera i suoi seguaci”, con una fotografia non della citata marca, bensì di una protesta dell’opposizione (30).

Ci sono dati importanti per comprendere questa strategia di “golpe morbido”, e il rafforzamento organizzativo di alcuni gruppi di giovani oppositori, che i media nascondono deliberatamente. Ad esempio, che il governo degli Stati Uniti ha stanziato negli ultimi 3 anni oltre 100 milioni di dollari per il finanziamento di ogni tipo di gruppo d’opposizione in Venezuela (31).

I media internazionale, così sensibili –in teoria- agli attacchi contro la libertà di stampa, hanno dimenticato –stranamente- la violenza esercitata da giovani oppositori contro numerosi giornalisti di media comunitari o pubblici del Venezuela (32). I lavoratori della Venezolana de Televisión, ad esempio, sono stati assediati per 6 giorni all’interno delle loro istallazioni (33).

Le fasi successive della strategia del “golpe morbido” non si sono ancora date. Il governo e i settori popolari che lo sostengono dovrebbero prendere i provvedimenti necessari per evitarlo, considerando che i media, piuttosto che informatori neutrali, sono il principale fattore di una guerra contro l’ordine costituzionale del Venezuela. Per questo esistono leggi che regolano i loro eccessi, la cui applicazione contundente ora è più che mai giustificata.

 [Trad. dal castigliano di Vincenzo Basile blog Capítulo Cubano]

(1) http://www.lavanguardia.com/internacional/20130415/54371220790/nicolas-maduro-elecciones-en-venezuela.html

(2) http://noticias.lainformacion.com/mundo/elecciones-venezuela-el-chavismo-gana-las-municipales-y-maduro-su-revalida_Cca6PEc9DSKlLgtLtxwcW6/

(3) http://www.elmundo.es/internacional/2014/02/01/52ed17d7268e3ece4f8b4576.html

(4) https://www.youtube.com/watch?v=VGMyUj11y8g

(5) http://www.informador.com.mx/internacional/2014/513901/6/suman-seis-los-muertos-por-protestas-en-venezuela.htm

(6) http://elpais.com/elpais/2014/02/16/opinion/1392580361_573836.html

(7) http://www.voltairenet.org/article123805.html

(8) http://www.nacionalypopular.com/index.php?option=com_content&task=view&id=8414

(9) http://www.cubadebate.cu/especiales/2014/02/19/la-amenaza-fascista-en-venezuela/

(10) http://www.ciudadccs.info/?p=497248

(11) http://www.abc.es/internacional/20131124/abci-diccionario-para-entender-caos-201311231726.html

(12) http://www.infobae.com/2014/02/15/1543914-no-cesa-la-represion-policial-venezuela-un-herido-bala

(13) http://www.aporrea.org/medios/n227551.html

(14) http://actualidad.rt.com/actualidad/view/92270-abc-corresponsal-venezuela-foto-egipto

(15) http://www.rebelion.org/hemeroteca/venezuela/davidh230502.htm

(16) http://www.youtube.com/watch?v=AmUPbZMliNg

(17) http://www.youtube.com/watch?v=CYzDZOJGVvs

(18) http://www.eldiario.es/zonacritica/Venezuela-Twitter-orgia-desinformativa_6_229987023.html

(19) http://www.aporrea.org/oposicion/n245388.html

(20) http://www.youtube.com/watch?v=pdvaNcEX9gY

(21) http://www.26noticias.com.ar/violencia-en-venezuela-los-grupos-paramilitares-han-secuestrado-a-estudiantes-184872.html

(22) http://observador.elsalvador.com/obp/articulo.aspx/71058/8563287/venezuela-entre-paz-y-guerra

(23) http://internacional.elpais.com/internacional/2014/02/17/actualidad/1392671911_553900.html

(24) http://elpais.com/elpais/2014/02/16/opinion/1392580361_573836.html

(25) http://www.aporrea.org/actualidad/n245525.html

(26) http://www.elimparcial.com/EdicionEnLinea/Notas/Entretenimiento/19022014/810560-Fallece-Miss-en-Venezuela-tras-protestas.html

(27) http://www.ultimasnoticias.com.ve/noticias/actualidad/sucesos/van-175-campesinos-victimas-del-sicariato.aspx

(28) http://www.elimparcial.es/mundo/venezuela-se-prepara-para-una-jornada-de-masivas-protestas-entre-llamamientos-a-la-paz-134303.html

(29) http://www.cubainformacion.tv/index.php/america-latina/54899-maduro-nada-ni-nadie-nos-sacara-del-camino-de-la-democracia-en-venezuela

(30) El País, edición impresa, 19 de febrero de 2014, pag. 3.

(31) http://www.aporrea.org/actualidad/n245399.html

(32) http://www.prensa-latina.cu/index.php?option=com_content&task=view&idioma=1&id=2384871&Itemid=1

(33) http://www.sibci.gob.ve/2014/02/grupos-violentos-continuan-asedio-a-la-sede-de-venezolana-de-television-por-sexto-dia-consecutivo/

I falsi mediatici in Venezuela ad opera “dell’opposizione”

Tradotto e Riadattato da Fractions of Reality
 
Mentre l’opposizione venezuelana, ha nettamente perso le elezioni presidenziali nel mese di aprile 2013 e ha ampiamente perso quelle comunali del dicembre 2013 – continua a chiedere un “cambio di regime” e nel frattempo i media sono impegnati continuamente in numerose manipolazioni mediatiche.

 


Un evento a San Paolo (Brasile) diventa un evento a Caracas (Venezuela).
 

 

L’immagine di un area di pellegrinaggio religioso si trasforma in una manifestazione dell’opposizione di massa che non ha mai ancora avuto luogo.

 

Gli studenti cileni sono stati utilizzati dall’estrema destra venezuelana.

 

Un caso di tortura all’interno dell’Unione europea (Spagna), diventa un argomento per il mancato diritto venezuelano.

 

La polizia egiziana reprime i cittadini venezuelani.

 

Jihadisti di Aleppo (Siria) diventano oppositori venezuelani

 

Anche il povero Loukanikos, icona animale della rivolta greca, non è risparmiato.

       
Fonte: Fourberies media in Venezuela , da Romain Migus.

(FOTO e VIDEO) Il Quartograd vince la Prima Coppa Hugo Chávez!

Si è svolta domenica a Quarto la prima edizione della “Coppa Chávez” organizzata con il supporto della Lega Calcio Campania della UISP e la Federazione Giuoco Calcio (FGCI). Un triangolare che ha visto scendere allo stadio comunale Giarruso l’Afronapoli United, la stella rossa ed il Quartograd. Ad Aggiudicarsi il trofeo proprio la squadra Quartese.

Prima del Calcio di inizio è stato inaugurato il mural dedicato al Comandante nella stessa città di Quarto.
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Qui la raccolta fotografica completa (o quasi) degli scatti a cura di Salvatore Bolognino

[Si ringrazia Daniele D’Ari per le sue foto e la collaborazione]

Articolo sulla vittoria del Quartograd su: risonanzemediatiche.it

Quello che i documenti di Wikileaks dicono di Leopoldo López

da venezuelanalysis.com

Il leader dell’opposizione venezuelana Leopoldo López è salito alla ribalta della scena politica internazionale in occasione delle proteste occorse in Venezuela la settimana passata e del suo arresto, il 21 febbraio. López viene menzionato almeno 77 volte in documenti diplomatici pubblicati da Wikileaks. Molti dei documenti vertono su dispute interne all’opposizione, e vedono López entrare spesso in conflitto sia con altri membri del suo partito, sia con altri esponenti dell’opposizione. Dati questi precedenti, forse non sorprende che le attuali mobilitazioni di cui è alla testa, che chiedono “la salida”, l’uscita di scena del presidente venezuelano Nicolás Maduro, abbiano causato anche divisioni in seno all’opposizione. David Smilde, un membro di spicco del Washington Office on Latin America, ha scritto la settimana scorsa:

“Mentre Capriles a gennaio ha stretto la mano a Maduro, il che non solo indica un atteggiamento più conciliante ma è anche un tacito riconoscimento della legittimità di Maduro, sia Leopoldo López che Maria Corina Machado hanno intrapreso una linea più dura e stanno lavorando fuori dalla Mesa de Unidad Democrática (MUD)”.

Senza dubbio, in termini politici immediati, il maggior beneficiario della violenza di ieri (12 febbraio) è stato López.

Questa settimana Smilde ha aggiunto in una dichiarazione a USA today “Prima che succedesse questo, López faceva ancora da secondo violino a Capriles… Credo che il suo obiettivo sia cercare di scavalcare Capriles. Le proteste studentesche lo hanno messo sotto i riflettori”.

I documenti di Wikileaks mostrano un’interessante storia dell’ascesa di López verso la leadership, e mostrano anche alcune delle divisioni all’interno dell’opposizione. Nelle righe che seguono a un leader di partito vengono attribuite queste parole: “per i partiti di opposizione, López è secondo solo a Chávez per la sua capacità di suscitare ira, l’unica differenza fra i due è che López è molto più bello.” E ancora: “Durante un incontro del partito, il 6 dicembre, il Segretario Generale di Primero Justicia (PJ) Tomás Guanipaha invitato López a rispettare il partito, le sue decisioni e la sua unità. Guanipa ha esortato López a ‘non continuare a dividerci, non possiamo passare la vita a scontrarci e litigare con tutti’”.

Il governo statunitense finanzia l’opposizione venezuelana da almeno 12 anni, comprese, come il Dipartimento di Stato ha riconosciuto, alcune delle persone e organizzazioni coinvolte nel colpo di stato militare del 2002. Il loro obiettivo è sempre stato sbarazzarsi del governo Chávez e sostituirlo con qualcosa che fosse più di loro gusto. Tuttavia il loro sostegno economico probabilmente non è il contributo più importante in Venezuela, dal momento che l’opposizione venezuelana possiede la maggior parte della ricchezza e delle rendite del paese. Un ruolo più importante è la pressione fatta dall’esterno in nome dell’unità che, come mostrano questi documenti e la storia degli ultimi 15 anni, è venuta a costituire un serio problema per l’opposizione venezuelana. I documenti dimostrano anche che si tratta di una seria preoccupazione per il governo degli Stati Uniti.

A seguito riportiamo i documenti più interessanti, in ordine cronologico:

2 febbraio 2006: “Il 27 gennaio poloff [l’Ufficale Politico dell’Ambasciata Statunitense] ha incontrato il Segretario Generale di Primero Justicia Gerardo Blyde per discutere per discutere delle voci secondo cui una lotta di potere in corso fra i leader di PJ – Blyde e il sindaco di Chacao Leopoldo López contro il presidente del partito e candidato presidenziale Julio Borges e il sindaco di Baruta Henrique Capriles – potrebbe portare a una rottura nel partito (rif. A e B).”

8 dicembre 2006: il documento informa sui “vincitori” e i “perdenti” delle elezioni presidenziali del 2006. Uno dei “vincitori” è López. “Il trentacinquenne Leopoldo López, sindaco del distretto Chacao di Caracas per Primero Justicia, si è distinto nella campagna di Rosales. Ha giocato un ruolo importante nell’organizzazione dei tre grandi comizi di Rosales a Caracas, compreso quello enorme del 25 novembre sull’autostrada Francisco Fajardo. Rosales ha preso il 76% dei voti a Chacao e ha vinto con ampio margine negli adiacenti quartieri borghesi.” Chacao è stato l’epicentro delle attuali proteste.

8 giugno 2007: Durante un periodo di grandi manifestazioni studentesche, il documento sostiene che: “I partiti politici, tuttavia, sono ansiosi di cooptare il movimento [studentesco]. Il giovane, dinamico sindaco di opposizione del municipio di Chacao, Caracas, Leopoldo López, si è rivolto agli studenti già dalle prime manifestazioni nella sua giurisdizione, e li sta attivamente dirigendo da dietro le quinte (Rif. A)”.

6 dicembre 2007: Dal documento: “Nonostante Chávez continui a criticare duramente l’opposizione, Arreaza [capo dello staff dell’ex vicepresidente José Vicente Rangel] ha detto che il presidente venezuelano ha chiesto all’ex vicepresidente Rangel di tendere una mano all’opposizione. Arreaza ha detto che Rangel questa settimana si è incontrato con il leader di Primero Justicia Julio Borges, e con i leader di Un Nuevo Tiempo (UNT), fra cui il sindaco di Chacao Leopoldo López. Il governo vede López come il canale migliore per arrivare al movimento studentesco, ha aggiunto Arreaza”.

28 marzo 2008: Il documento riporta un incontro fra il senatore statunitense Ron Wyden (democratico, Oregon) e López, facendo notare che “Il senatore e il suo staff hanno discusso con López di possibili strategie mediatiche e metodi per far arrivare il suo messaggio positivo al pubblico statunitense”.

11 aprile 2008: L’ambasciata statunitense ha incontrato una consulente legale di López, il quale ha illustrato la sua strategia per contestare l’interdizione dai pubblici uffici. Secondo lei, “trasformare López in una vittima delle macchinazioni del governo bolivariano lo rende più popolare come candidato”.

17 luglio 2008: Gli Stati Uniti concordano con l’analisi della consulente legale, e scrivono: “è interessante notare come le interdizioni stiano apparentemente trasformando Leopoldo López in una figura di livello nazionale per l’opposizione, piuttosto che un semplice astro nascente a Caracas”.

18 luglio 2008: “C’è una diffusa preoccupazione all’interno dell’opposizione che la rivalità fra il governatore dello stato Zulia Manuel Rosales e il sindaco di Chacao Leopoldo López stia ulteriormente [sic] pregiudicando l’unità dell’opposizione”.

31 luglio 2008: “Un aumento in settimana dell’interesse internazionale per la causa degli ineleggibili indica che López e altri leader di opposizione hanno avuto un certo successo nel raccogliere sostegno sulla scena internazionale, forse ancora più che nei loro paesi”.

28 marzo 2009: “Un’attivista di UNT parla di un attrito crescente fra il sindaco di Maracaibo Manuel Rosales e l’ex sindaco di Chacao Leopoldo López per la leadership del partito. Si è lamentata del fatto che i politici più anziani alla guida di UNT – in particolare Rosales – sono interessati solo al potere personale, piuttosto che a far crescere all’interno del partito astri nascenti che possano avere un maggiore richiamo per la gente”.

10 giugno 2009: “L’attivista di Un Nuevo Tiempo Yenny De Freitas l’8 giugno ha detto ad alcuni poloff che il partito continua a soffrire un grave scisma fra il suo leader auto-esiliato Manuel Rosales e Leopoldo López. Ha affermato che López, che attualmente si occupa dei programmi di UTN nel sociale, sta tramando per creare un proprio ‘movimento’ di opposizione all’interno dell’attuale struttura di partito, probabilmente avvantaggiandosi delle reti di relazioni che ha sviluppato nel suo ruolo attuale e della sua personale popolarità a Caracas.” Il documento aggiunge: “L’assenza della maggiormente popolare giovane generazione di leader dell’opposizione alimenterà quasi certamente illazioni sul fatto che non tutto è a posto all’interno dei partiti, e che figure di scontenti come Leopoldo López si stanno forse preparando a lanciare un ‘movimento’ a proprio uso e consumo, a spese di quel poco di coesione che gli attuali partiti di opposizione sono in grado di raggiungere”.

2 settembre 2009: “López tuttavia ha annunciato il 1 settembre che in realtà era stato espulso da UNT a causa di ‘divergenze’ dai funzionari del partito su come procedere in vista delle elezioni per l’Assemblea nazionale (AN) e quelle municipali, previste per il 2010. Alcune conversazioni con la base del partito indicano che López, il quale ha capeggiato l’iniziativa di ‘reti popolari’ di UNT, potrebbe attrarre un ampio seguito col suo ‘movimento dei movimenti’, probabilmente creando ancora un altro ostacolo ai goffi tentativi dell’opposizione di raggiungere l’unità elettorale. Sembra che López stia dicendo di avere un’idea migliore di cosa ci voglia per battere Chávez, e che sia disposto a rompere con il partito per averla vinta”.

2 settembre 2009: “Il tanto pubblicizzato atteggiamento ribelle di López probabilmente renderà più complicato per l’opposizione creare una lista unitaria di candidati per le elezioni del 2010. Sembra che López creda di sapere meglio degli altri come battere Chávez, e che non esiterà a rompere con i suoi colleghi dell’opposizione per averla vinta”.

15 ottobre 2009: “[Il sondaggista Luís Vicente] León ha sottolineato come all’opposizione manchi un leader che possa unirla e trasmettere il suo messaggio al popolo venezuelano. Ha valutato che probabilmente Leopoldo López spera di catapultarsi in quel tipo di ruolo di guida con la sua iniziativa di ‘reti popolari’ (redes populares)”.

3 novembre 2009: “L’ex sindaco di Chacao Leopoldo López, che si è staccato da UNT a causa del suo sostegno all’idea di una lista unitaria, ha detto a Polcouns [il Consigliere Politico] il 16 ottobre che i partiti trovano lo status quo troppo comodo per assumersi dei rischi. Ha anche respinto l’idea che ci fossero ‘partiti maggiori’, sostenendo che all’interno dell’opposizione ‘tutti i partiti sono piccoli’.
“L’ex sindaco di Chacao Leopoldo López è diventato una figura di divisione all’interno dell’opposizione, in particolare dalla sua pubblicizzatissima rottura con UNT a settembre. È spesso descritto come arrogante, vendicativo e assetato di potere, ma i funzionari del partito gli riconoscono anche una popolarità che resiste al tempo, carisma e talento come organizzatore. Ponte, di Primero Justicia, ha detto di aver lavorato per López quando era sindaco e di essere rimasta impressionata dalla sua abilità nell’organizzare il suo staff e nell’implementare efficacemente i programmi. Tuttavia, ha detto che la licenziò su due piedi quando il marito di lei si oppose a López durante un conflitto interno al partito, quando lui era ancora un membro di PJ. (Nota: López fu tra i fondatori di PJ ma ha lasciato il partito per entrare in UNT nel 2007. Fine della nota)”.

3 novembre 2009: “Sebbene i partiti abbiano bisogno del seguito di López per espandere la loro ristretta base elettorale, sembrano infastiditi dalla sua indisponibilità al compromesso e sospettano che abbia secondi fini. Ponte ha affermato che per i partiti di opposizione, López è secondo solo a Chávez per la sua capacità di suscitare ira, scherzando sul fatto che ‘l’unica differenza fra i due è che López è molto più bello’. Caldera, di PJ, ha minimizzato le ‘reti sociali’ di López come ‘proselitismo politico’ e i suoi progetti, secondo lui non diversi da quelli spesso portati avanti dai partiti di opposizione nel tentativo di costruire sostegno elettorale”.
22 dicembre 2009: “Durante un incontro del partito, il 6 dicembre, il Segretario Generale di Primero Justicia (PJ) Tomás Guanipa ha invitato López a rispettare il partito, le sue decisioni e la sua unità. Guanipa ha esortato López a ‘non continuare a dividerci, non possiamo passare la vita a scontrarci e litigare con tutti. Non è bene per il paese che tu speri in qualcosa di diverso rispetto a noi’”.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Pier Paolo Palermo]

Il Quartograd, lo sport popolare, Hugo Chávez e la costruzione della nuova umanità!

220di Giorgio Rollin* 

Domenica 23 febbraio a Quarto (NA) si respira un’aria di festa. Allo stadio Comunale scende in campo il Quartograd e questa volta c’è in palio il Trofeo “Hugo Chávez” che la squadra cittadina si contende con AfroNapoli United e Stella Rossa 2006. Nei giorni precedenti è stato tutto un mormorare: nella piazza principale della città, nella villa comunale o addirittura nella Chiesa, alla messa delle otto mentre il prete recita l’omelia. Un evento, il Trofeo “Hugo Chavez”, frutto del lavoro sinergico che le varie realtà napoletane di calcio popolare hanno costruito negli ultimi mesi, dai tornei calcistici (come quelli per ricordare le Quattro Giornate di Napoli), passando per incontri come quelli organizzati quest’inverno alla Gallery Art tra Quartograd e Lokomotiv Flegrea, per confrontarsi sulle concezioni che guidano le varie realtà e stimolare il dibattito al loro interno. Da questi eventi sono nati importanti momenti di confronto e di crescita collettiva che hanno permesso di capire meglio e più a fondo la necessità che tutte queste realtà hanno, ossia lavorare con maggiore lena al coordinamento delle forze, creando e allargando un fronte in cui confluiscano tutte le realtà di sport popolare a livello locale, regionale, nazionale.

Uno degli obiettivi delle associazioni che hanno promosso il I Trofeo “Hugo Chavez”, evento patrocinato tra l’altro dalla FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) e dalla UISP (Unione Italiana Sport Per Tutti) è stato quello di utilizzare il calcio come strumento per esprimere la propria solidarietà politica alla rivoluzione bolivariana del Venezuela che proprio in queste settimane viene attaccata dall’imperialismo USA.

Dalle prime ore del mattino di domenica, decine di compagni e compagne si sono dati appuntamento allo Stadio Comunale per curare gli aspetti logistici relativi agli allestimenti (striscioni e bandiere del Venezuela sono stati issati intorno alla struttura) e alle 10.30 tutti si sono spostati nei pressi del Murales dedicato al Comandante Hugo Chávez per il rito commemorativo. Diverse decine di persone hanno ascoltano con attenzione l’intervento di Carlos Abreu, il Console venezuelano a Napoli, che su uno sfondo in cui si erge sovrana la gigantografia del Comandante contornato dalla scritta “Un Altro Mondo è Possibile Se Socialista, viva il (nuovo) Partito comunista italiano” scopre la targa regalata in segno di riconoscimento al Quartograd e alla comunità di Quarto per la solidarietà dimostrata, con questo evento, al Venezuela.

Allo Stadio Comunale poi è stata una vera e propria festa, un’imponente presenza di pubblico ha assistito alle gare sportive: giovani, anziani, famiglie, donne, bambini, la città ha risposto proprio alla grande! Mentre le squadre stanno ancora negli spogliatoi a sbrigare le ultime formalità pre gara, il Console introduce dalla sua postazione l’inno nazionale venezuelano accolto da un fragoroso applauso da parte dei tanti presenti in gradinata che nel frattempo ammirano una dozzina di “bambini” sfidarsi sul terreno di gioco: sono i figli dei ragazzi che a breve scenderanno in campo. Una gradinata in cui i tanti sostenitori delle varie squadre hanno trovato posto l’uno accanto all’altro senza alcuna distinzione, cantando insieme ed esponendo striscioni e festoni in solidarietà alla Palestina, contro i Mondiali di Calcio in Brasile, in appoggio e sostegno al Venezuela (Hugo Chávez, Maduro, Venezuela Socialista Tieni Duro” recitava uno striscione o “No al Fascismo – Sì alla Rivoluzione Bolivariana”).

Oggi il risultato del campo potrebbe passare davvero in secondo piano, la vittoria è stata già raggiunta: essere riusciti a mettere in piedi una giornata che abbia sostenuto le masse popolari venezuelane rompendo la coltre di disinformazione quando del Venezuela ne parlano i mezzi d’informazione di regime. Eppure il desiderio e la voglia che tutti hanno di alzare quella prestigiosa coppa dalle orecchie grandi, preparata dal Consolato venezuelano, sulla quale è raffigurato il Comandante Hugo Chávez, rende ancora più carica di suspance l’atmosfera. Così, quando nella finale Quartograd-AfroNapoli (finita 0-0 dopo i tempi regolamentari e quindi decisa ai calci di rigore) Simone, il portiere del Quartograd (per l’esattezza il quarto portiere del Quartograd, unico presente in quanto gli altri sono tutti infortunati o impegnati con il lavoro), dopo aver effettuato l’esordio il giorno prima nella gara di campionato, smanaccia il rigore decisivo regalando la vittoria della Coppa Hugo Chávez alla propria squadra, al Comunale scoppia un boato… la festa può continuare. I suoi compagni di squadra lo rincorrono e una volta che lo hanno raggiunto, con l’ausilio dei tifosi che intanto sono entrati in campo, lo portano in trionfo a prendere la coppa. Proprio in quel momento i miei occhi si soffermano su Pietro, il preparatore dei portieri, che esclama “sono tanti anni che frequento i campi di calcio, ma penso di non aver mai provato un’emozione così forte. Simone mi ha fatto commuovere, sono felicissimo per lui. Questa è la sua vittoria, se la merita!”. Gli ricambio il sorriso. Volto le spalle a Pietro e penso che oggi non è solo la giornata di Simone… e guardo Enrico, oggi è anche la sua giornata: operaio, quasi trent’anni, una moglie e un figlioletto di nemmeno un anno in gradinata a guardarlo. Lui che un campo di calcio l’ha sempre visto dalla gradinata, ora si trova ad essere calciatore e tifoso del Quartograd uno di quelli che non possiede grosse doti tecniche, ma in compenso ha un cuore grosso così e tanta voglia di lottare. E’ questa la Quartograd Working Class, quella che finisce di lavorare quando il sole è calato da un pezzo e si ritrova in orari indecenti su campi di terra battuta per svolgere l’allenamento settimanale. Enrico in questa domenica si ritrova con la fascia di capitano al braccio, ad alzare la Coppa Hugo Chávez consegnatagli dal Console, mentre la moglie e il figlio lì davanti a lui a pochi metri battono le mani… Bravi ragazzi! Oggi a vincere, sono le tre squadre che insieme ai tifosi a fine di tutto si ritrovano a centrocampo per fare una foto ricordo. La coppa è posizionata al centro e tutti dietro uno striscione che recita “AfroNapoli, Quartograd, StellaRossa Un Altro Calcio è Possibile”.

Il resto è storia già scritta, il fair-play dimostrato in campo non si ripete davanti al buffet gentilmente offerto dal Consolato, intorno al quale si consuma un III tempo alla maniera rugbystica, dopodiché i presenti si trasferiscono allo spazio sociale Quarto Mondo, a sostenere il collettivo che da diverse settimane è sotto la minaccia di sgombero e che per l’occasione ha organizzato un pranzo sociale e la proiezione di “La Rivoluzione non sarà Teletrasmessa” (docufilm sul colpo di stato tentato nel 2002 in Venezuela). Queste sono le storie di calcio popolare.

Nel calcio popolare, nel calcio antifascista, lo sport diviene strumento non di diversione (e controllo) sulle masse popolari, ma per trasmettere valori progressisti, sani, volti alla trasformazione rivoluzionaria della nostra società: ad esempio onorando chi, come il Comandante Hugo Chávez, ha dedicato la propria vita all’emancipazione dei popoli oppressi non solo del Venezuela, ma dell’intero pianeta, alzando alta la bandiera della lotta all’imperialismo USA. Le tribune degli stadi, in questa nuova morale di sport, vengono usate per lanciare parole d’ordine, sostenere campagne ed esprimere solidarietà verso chi è colpito dalla repressione. Proprio domenica la tifoseria del Quartograd, il collettivo “Nostalgia Canaglia”, ha esposto il nuovo stendardo preparato proprio per l’occasione che recitava “Numero Identificativo sulle Divise” in relazione alla campagna per l’introduzione del numero di matricola sulle divise degli agenti delle forze dell’ordine per facilitarne il riconoscimento in caso di abusi. Il giorno prima, sabato 22 febbraio, una delegazione del Quartograd ha partecipato al corteo che si è tenuto a Napoli contro la repressione delle lotte (nella giornata nazionale di solidarietà al movimento NO TAV). Sono ormai molti i rapporti e i legami instaurati dal Quartograd con i parenti delle vittime degli omicidi di Stato, così come sono molti sono gli striscioni comparsi sulle gradinate degli stadi in cui questa squadra ha giocato, proprio per testimoniare la nostra solidarietà e vicinanza a tutte le vittime di abusi di polizia. Proprio domenica 17 febbraio, raccogliendo la parole d’ordine del corteo tenutosi a Ferrara il giorno prima che chiedeva la destituzione degli assassini di Federico Aldrovandi, uno striscione recitava “Adesso Via La Divisa Aldro Vive”.

Questa è la sola strada percorribile che hanno davanti oggigiorno le tante realtà di sport popolare: valorizzare il legame che c’è tra sport popolare e la lotta complessiva per la trasformazione rivoluzionaria della società, solo così si eviterà di diventare delle nicchie, fini a se stesse o peggio ridursi a banali squadre di calcio come già altre migliaia ne esistono.

Avanti Quartograd, Un Altro Calcio è Possibile, Un Altro Mondo è Necessario

*Presidente dell’Associazione Sportiva Quartograd

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