Brasile, l’assassinio della giustizia: un golpe nel golpe?

Lula Moro

di Stella Calloni

09.04.2018

 

Sérgio Moro, il giudice che ha perseguitato Dilma e Lula, è uno dei tanti giudici o funzionari giudiziari cooptati da Washington, che di fatto adesso mantiene una specie di Scuola delle Americhe per poliziotti e giudici nel Salvador.

Può un Supremo Tribunale Federale (STF) in un paese come il Brasile funzionare ed emettere sentenze come se nulla fosse successo, dopo che almeno tre generali, uno dei quali, l’ attuale capo dell’esercito, hanno avvertito pubblicamente che se l’ex-presidente Luiz Inácio Lula da Silva non veniva incarcerato, si sarebbero visti “obbligati” a dare un colpo di stato militare?

In seguito a un tentativo di omicidio contro l’ex-presidente avvenuto la settimana passata nello stato del Paraná, il generale Luiz Gonzaga Schroeder Lessa ha detto alla stampa in maniera minacciosa che il STF avrebbe precipitato il paese nella violenza se Lula non veniva incacercato e ha minacciato un colpo di Stato, mentre il generale Paulo Chagas avvertiva: “il nostro obiettivo è evitare che si cambi la legge e che il capo di un’ organizzazione criminale, condannato a 12 anni di prigione, circoli liberamente, predicando l’odio e la lotta di classe”.

Ore prima della sessione dell’STF, il capo dell’esercito, il generale Eduardo Villas Boas, affermava che la sua forza “condivide il desiderio di tutti i cittadini perbene di non ammettere l’impunità”. Detto in maniera più diplomatica, ma íla minaccia è la stessa.

Qualsiasi magistrato semplicemente ligio alla legge, avrebbe dovuto rifiutarsi di sedere in un Tribunale che, di fronte a tale minaccia, aveva perduto tutta l’autorità. Se ci fosse giustizia, questa sessione avrebbe dovuto essere annullata.

Nell’agosto 2016, l’allora presidente Dilma Rousseff è stata destituita da un congiunto di media con la rete Globo in testa, una giustizia gestita da giudici che hanno lavorato a lungo negli Stati Uniti come Sérgio Moro, svolgendo il ruolo loro assegnato, un parlamento per lo più corrotto che ha destituito, senza prove, la presidenta. Il che ha provocato un colpo di Stato mediatico, giuridico e parlamentare.

Anche se, in realtà, questo è iniziato nel maggio 2016, quando Rousseff è stata allontanata dal suo carico ed è stato assunto come sostituto temporaneo l’allora vice-presidente Michel Temer (che è apparso in alcuni documenti come informatore del Comando Sud), il quale ha cambiato il gabinetto di governo, cosa che non poteva fare, ha adottato per decreto misure illegali, ha distrutto tutte le conquiste popolari e sovvertito seriamente la sovranità in Brasile, a cominciare dalla svendita dei grandi giacimenti petroliferi (Pre-sal), portandoli fuori dal controllo della Petrobras.

Questa compagnia, come tutte le compagnie statali, è stata vittima di spionaggio da parte degli Stati Uniti, come anche i governi di Lula e di Dilma, cosa che è stata  rivelata dalle documentate denunce dell’ex-contrattista americano Edward Snowden.

Sérgio Moro, il giudice che ha perseguitato Dilma e Lula, è uno dei tanti giudici o impiegati di tribunale cooptati da Washington, che di fatto ora dirige una specie di Scuola delle Americhe per agenti di polizia e giudiziari in El Salvador. La condanna di Lula da parte di Moro è una mostruosità legale, poiché – come nel caso di Dilma – non ci sono prove nella causa nella quale è stato condannato, il che lo rende un ostaggio politico, non solo del Brasile, ma di Washington.

Lo schema statunitense di infiltrazione delle strutture giudiziarie in America Latina è emerso come metodologia di lavoro negli anni ’90 nei piani contro-rivoluzionari e strategici per la regione, da applicare nei primi anni del XXI secolo. È quindi stato proposto un nuovo modello: le “democrazie di sicurezza nazionale”, in sostituzione delle dittature di sicurezza nazionale, che nel XX secolo trasformarono l’America Latina in un cimitero.

In realtà, sono una forma di dittature segrete per gestire i Conflitti a Bassa Intensità nel XXI secolo, a cui si è aggiunta la diffusione del Comando Sud mediante l’installazione di basi e stabilimenti militari in territori strategici dell’America Latina, per controllare direttamente la regione, nel migliore stile coloniale.

Nel caso del giudice Moro, che ha studiato legge nell’Università regionale di Maringá, questi è entrato in contatto  con gli Stati Uniti, partecipando a un programma “speciale” di istruzione di avvocati presso la Harvard Law School (Stati Uniti). Ha partecipato al Programma per Visitatori Internazionali organizzato nel 2007 dal Dipartimento di Stato, specializzato nella prevenzione e lotta al riciclaggio di denaro. In quel corso, ha condotto visite a varie agenzie statunitensi, tra cui quelle di intelligenza come la CIA e l’FBI, ed è stato istruito sull’analisi dei reati finanziari, e sui reati commessi da gruppi criminali organizzati: da quel momento è diventato un uomo al servizio di Washington.
In un articolo pubblicato in Brasil de Fato, Daniel Giovanaz ha segnalato il caso del giudice Moro, diventato un “eroe” negli Stati Uniti, dimostrando che questa accusa non corrispondeva a una “teoria della cospirazione”, come spesso viene banalizzata ogni denuncia, “perché vi sono prove sufficienti in termini di fatti e documenti.”

Nel giugno 2016, la filosofa e ricercatrice Marilena Chauí, citata da Giovanaz, ha dichiarato che Moro era stato cooptato dall’FBI per servire gli interessi degli Stati Uniti nella condotta dell’operazione Lava Jato. “Ha ricevuto un addestramento tipico come quello che l’FBI faceva durante il Maccarthismo (la politica di persecuzione anticomunista adottata dagli Stati Uniti negli anni ’50)”, afferma la filosofa brasiliana, affermando che Washington aveva un obiettivo: destabilizzare il Brasile per impadronirsi dei grandi giacimenti petroliferi, delle altre immense risorse e controllare nientemeno che la grande potenza latino-americana.”

“In questo senso, l’operazione Lava Jato è, diciamo, un preludio alla grande sinfonia della distruzione della sovranità brasiliana per il XXI secolo”, ha denunciato Chauí, la cui ipotesi è stata sostenuta da un documento di Wikileaks che è stato declassificato il 30 Ottobre 2009.

“Il nome di Sergio Moro – al di là della sua stretta relazione con gli Stati Uniti – è citato come partecipante a una conferenza offerta a Rio de Janeiro dal Progetto Bridges (Progetto Pontes), legato al Dipartimento di Stato, il cui obiettivo era di “consolidare il trattamento bilaterale ( tra Stati Uniti e Brasile) nell’applicazione della legge”.

Moro è stata la figura chiave per giustificare la “consulenza” americana nel suo paese.

Tra le conclusioni tratte da Wikileaks su quella conferenza, i responsabili del Progetto Pontes hanno sostenuto “la continua necessità di garantire la formazione di giudici federali e studenti brasiliani, per far fronte al finanziamento illecito della condotta criminale”. La strategia doveva essere “a lungo termine” e coincidere con la formazione di “task force di formazione”, che si potrebbero installare a Sao Paulo, Campo Grande o Curitiba.

Cinque anni dopo quell’atto a Rio de Janeiro, è scoppiata l’operazione Lava Jato, che ha instaurato nel paese un clima di instabilità politica molto importante per i piani degli Stati Uniti, i quali hanno iniziato a controllare, gestire e manipolare le operazioni e il caso Odebrecht.

Negli ultimi due anni, le visite di Sérgio Moro negli Stati Uniti sono diventate sempre più frequenti, ed è stato presentato in alcune conferenze come “il leader centrale nel rafforzamento dello stato di diritto in Brasile”. Che in realtà è scomparso, a partire dal colpo di stato del 2016, consolidato da questo nuovo golpismo manu militare che ha condannato Lula, il quale è innocente (non è mai stato provato il contrario).

 

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Perché UK, UE e USA si sono coalizzati contro la Russia

Russiadi James Petras

20mar2018.- Introduzione: per la maggior parte del decennio, gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Unione Europea hanno condotto una campagna volta a minare e rovesciare il governo russo e, in particolare, a estromettere il presidente Putin. Sono in gioco questioni fondamentali, compresa la possibilità reale di una guerra nucleare.

 

La più recente campagna di propaganda occidentale e una delle più virulente consiste nell’accusa lanciata dal regime britannico del Primo Ministro Theresa May. I Britannici hanno affermato che agenti segreti russi hanno cospirato per avvelenare un ex-agente doppiogiochista russo e sua figlia in Inghilterra, minacciando la sovranità e la sicurezza del popolo britannico. Nessuna prova è sinora stata presentata. Invece, il Regno Unito ha espulso diplomatici russi e invoca sanzioni più severe, per aumentare il livello di tensione. Il Regno Unito e i suoi sostenitori statunitensi ed europei si stanno muovendo verso una rottura delle relazioni e una mobilitazione di forze militari.

Alcune domande fondamentali sorgono riguardo alle origini e alla crescente intensità di quest’atteggiamento anti-russo.

Perché i regimi occidentali oggi ritengono che la Russia sia una minaccia maggiore che in passato? Credono che la Russia sia più vulnerabile alle minacce o agli attacchi occidentali? Perché i leader militari occidentali cercano di minare le difese della Russia? Le elite economiche americane credono che sia possibile provocare una crisi economica e la fine del governo del Presidente Putin? Qual è l’obiettivo strategico dei politici occidentali? Perché il regime del Regno Unito in questa fase ha preso l’iniziativa nella crociata anti-russa con l’accusa posticcia di attacchi chimici?

Il presente documento intende fornire elementi chiave per rispondere a queste domande.

Il contesto storico dell’aggressione occidentale

Parecchi fattori storici fondamentali, risalenti agli anni ’90, spiegano l’attuale ondata di ostilità occidentale nei confronti della Russia.

Prima di tutto, durante gli anni ’90, gli Stati Uniti hanno umiliato la Russia, riducendola a uno stato vassallo e imponendosi come stato unipolare.

In secondo luogo, le elite occidentali hanno saccheggiato l’economia russa, arraffando e riciclando centinaia di miliardi di dollari. Le principali banche beneficiarie sono state le banche di Wall Street e della City di Londra e i paradisi fiscali d’oltremare.

In terzo luogo, gli Stati Uniti hanno fatto ostaggio e assunto il controllo del processo elettorale russo, assicurando l’”elezione” fraudolenta di Eltsin.

In quarto luogo, l’Occidente ha umiliato le istituzioni militari e scientifiche della Russia e fatto avanzare le proprie forze armate fino ai confini della Russia.

In quinto luogo, l’Occidente ha assicurato che la Russia non era in grado di sostenere i propri alleati e i governi indipendenti in Europa, Asia, Africa e America Latina. La Russia non era in grado di supportare i propri alleati in Ucraina, a Cuba, nella Corea del Nord, in Libia, ecc.

Con il collasso del regime di Eltsin e l’elezione del presidente Putin, la Russia ha riacquistato la propria sovranità, la sua economia si è ripresa, le sue forze armate e gli istituti scientifici sono stati ricostruiti e rafforzati. La povertà è stata nettamente ridotta e i gangster capitalisti, sostenuti dall’Occidente, sono stati ridimensionati e incarcerati o sono fuggiti, principalmente nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

La storica ripresa della Russia sotto il presidente Putin e la sua graduale influenza internazionale hanno demolito la pretesa statunitense di governare il mondo unipolarmente. La ripresa e il controllo delle proprie risorse economiche da parte della Russia hanno ridotto il predominio degli Stati Uniti, in particolare il controllo dei giacimenti di petrolio e di gas.
Mentre la Russia consolidava la propria sovranità e avanzava economicamente, socialmente, politicamente e militarmente, l’Occidente aumentava la sua ostilità, nel tentativo di riportare la Russia ai secoli bui degli anni ’90.

Gli Stati Uniti hanno tentato numerosi colpi di stato, interventi militari ed elezioni fraudolente, per circondare e isolare la Russia. L’Ucraina, l’Iraq, la Siria, la Libia, lo Yemen e gli alleati russi nell’Asia centrale sono stati presi di mira. Le basi militari della NATO sono proliferate.

L’economia della Russia è stata presa di mira: sono state applicate sanzioni  contro le sue importazioni ed esportazioni. Il presidente Putin è stato oggetto di una virulenta campagna di propaganda da parte dei media occidentali. Le Ong statunitensi hanno finanziato partiti e politici dell’opposizione.

La campagna di restaurazione a firma USA-UE è fallita.

La campagna di accerchiamento è fallita.

L’Ucraina si è frammentata: gli alleati della Russia hanno preso il controllo dell’Oriente; la Crimea ha votato per l’unificazione con la Russia. La Siria si è unita alla Russia, per sconfiggere i vassalli statunitensi armati. La Russia si è indirizzata verso il commercio multilaterale, i trasporti e le reti finanziarie della Cina.

Man mano che l’intera fantasia unipolare statunitense si dissolveva, provocava un profondo risentimento, animosità e un contrattacco sistematico. La costosa e fallita guerra al terrore degli Stati Uniti è diventata una prova generale per la guerra economica e ideologica contro il Cremlino. La ripresa storica della Russia e la sconfitta della politica occidentale di restaurazione hanno intensificato la guerra ideologica ed economica.

Il complotto delle armi chimiche nel Regno Unito è stato concepito per accrescere le tensioni economiche e preparare il pubblico occidentale a un intensificato scontro militare.

La Russia non è una minaccia per l’Occidente: sta recuperando la sua sovranità per promuovere un mondo multipolare. Il presidente Putin non è un “aggressore”, ma si rifiuta di far sì che la Russia torni al vassallaggio.

Il presidente Putin è immensamente popolare in Russia e odiato dagli Stati Uniti, proprio perché è l’opposto di Eltsin: ha creato un’economia fiorente; resiste alle sanzioni e difende i confini e gli alleati della Russia.

Conclusione

Rispondendo sommariamente alle domande in apertura:

1) I regimi occidentali riconoscono che la Russia è una minaccia per il loro dominio globale; sanno che la Russia non rappresenta una minaccia d’ invasione per l’UE, il Nord America o i loro vassalli;

2) I regimi occidentali credono di poter rovesciare la Russia attraverso la guerra economica, incluse le sanzioni. In realtà, la Russia è diventata più autosufficiente e ha diversificato i suoi partner commerciali, in particolare la Cina e perfino l’Arabia Saudita e altri alleati occidentali.

La campagna di propaganda occidentale non è riuscita a mettere gli elettori russi contro Putin. Il 19 marzo 2018 la partecipazione degli elettori alle elezioni presidenziali è arrivata al 67%. Vladimir Putin ha ottenuto una maggioranza record del 77%. Il presidente Putin è politicamente più forte che mai.

La dimostrazione da parte della Russia riguardo gli avanzati sistemi di armi nucleari e di altro tipo ha avuto un notevole effetto deterrente, specialmente tra i leader militari statunitensi, chiarendo che la Russia non è vulnerabile agli attacchi.

Il Regno Unito ha tentato di integrarsi e acquisire importanza con l’UE e gli Stati Uniti, attraverso il lancio della sua cospirazione chimica anti-Russia. Il Primo Ministro May ha fallito. La Brexit costringerà il Regno Unito a rompere con l’UE.

Il presidente Trump non sostituirà l’UE come partner commerciale di riserva. Se anche l’UE e Washington possono sostenere la crociata britannica contro la Russia, loro perseguono la propria agenda commerciale, che non include il Regno Unito.

In una parola, il Regno Unito, l’UE e gli Stati Uniti si stanno coalizzando contro la Russia, per diverse ragioni storiche e contingenti. Lo sfruttamento britannico della cospirazione anti-russa è uno stratagemma temporaneo per integrarsi nella banda criminale, ma non servirà a reinvertire l’inevitabile declino globale e la disgregazione del Regno Unito.

La Russia rimarrà un potere globale. Continuerà sotto la guida del presidente Putin. Le potenze occidentali si divideranno e infastidiranno i loro vicini – poi decideranno che gli conviene accettare la situazione e lavorare all’interno di un mondo multipolare.

 

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Nel Brasile golpista tornano le esecuzioni politiche

Francoda Brasil de fato

La consigliera comunale di Rio Marielle Franco (PSOL) e l’autista Anderson Pedro Gomes sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco, la notte dello scorso mercoledì (14 marzo), nel quartiere do Estácio, al centro di Rio de Janeiro.

Marielle era appena uscita dall’iniziativa “Giovani nere che muovono la struttura” e quando stava passando davanti al Municipio, un’auto si è accostata al veicolo, ha fatto fuoco numerose volte ed è fuggita di corsa. Un’addetta alla comunicazione che era nell’auto è stata ferita ma non è grave.

La polizia di Rio de Janeiro ancora sta investigando il caso, ma lavora sull’ipotesi dell’esecuzione. Sono stati identificati per lo meno nove colpi d’arma da fuoco nella carrozzeria e nei vetri dell’auto. A partire da giovedì 15, in varie città del Brasile, si sono organizzate veglie di protesta e manifestazione per ricordare l’attivista e per esigere pronta giustizia verso esecutori e mandante dell’efferato omicidio. In poche ore, il caso di Mireille già ha conquistato il mondo e mette in luce l’attuale congiuntura politica che sta vivendo il paese.

Nata nel complesso della Maré, Marielle era impegnata  nella difesa dei diritti umani dei neri e delle nere, nonché nella denuncia del genocidio di giovani nelle favelas da parte della Polizia Militare. A febbraio, era passata a integrare la Commissione che accompagna l’intervento militare a Rio. Tre giorni prima del delitto, Marielle aveva denunciato il coinvolgimento di poliziotti nell’uccisione di giovani in città.

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

NOTA AGGIUNTIVA

di Marco Nieli

Il coinvolgimento delle forze di sicurezza nell’esecuzione della Franco è stato provato lo scorso venerdì da una perizia forense che ha individuato la provenienza dei proiettili da 9 mm usati dai sicari da un lotto venduto a Brasilia nel 2016 alla Polizia Federale.

L’attivista e militante politica del PSOL era da tempo impegnata a monitorare e denunciare abusi e violenze della polizia e dell’esercito sui giovani neri delle favelas, uccisi in vere e proprie esecuzioni extra-giudiziarie o terrorizzati in raids improvvisi come nella favela Acarì lo scorso 10 marzo.  Nel Brasile di Temer, si stima che circa 155 favelados neri vengano uccisi ogni giorno e che su 100 omicidi, 71 hanno come vittime neri e mulatti. Inoltre, gli 8500 soldati, dispiegati a sostegno delle forze di polizia dal governo Temer con il decreto Garanzia delle Legge e dell’Ordine (GLO) del luglio 2017, sono indice di una crescente militarizzazione del territorio, in un paese in cui il consenso al governo golpista è ai minimi storici.

Come in ogni contesto storico-politico in cui l’egemonia in crisi viene sostituita dal dominio diretto e repressivo delle classi possidenti, l’unica opzione sul tappeto rimane la forza brutale e il gorillismo. Di fatto, l’assassinio politico sta ritornando in auge nei paesi sudamericani che hanno svoltato recentemente a destra, per via elettorale (l’Argentina di Macri) o golpista (il Brasile di Temer), come pratica repressiva del dissenso, in modi che ricordano per molti versi l’epoca del famigerato Plan Condor. In Argentina, le forze dell’ordine, mai completamente epurate dall’epoca della Dittatura (1976-1982), sono tra le più corrotte del continente. Le recenti misure adottate dal governo Macri in termini di detenzione preventiva dei sospetti e di sostanziale impunità di agenti e soldati di fronte ai manifestanti e agli attivisti/militanti sociali portano quotidianamente a episodi di tortura, maltrattamenti e perfino sparizioni/uccisioni come quella del militante pro-Mapuche Santiago Maldonado lo scorso ottobre. La spietata esecuzione di Marielle Franco a Rio porta oggi alla ribalta internazionale un’analoga situazione esistente nel Brasile golpista di M. Temer.

L’ONU, come anche il Social Forum di Bahia, hanno già preso una chiara posizione sull’esecuzione della consigliera, esigendo indagini rapide, trasparenti e giustizia certa verso mandanti ed esecutori. Chissà se le organizzazioni diritto-umanitarie alla Amnesty o alla Human Rights Watch, sempre pronte a fustigare paesi scomodi per l’Impero come il Venezuela, Cuba o la Siria, si faranno sentire stavolta, prendendo in considerazione la violazione sistematica dei diritti umani in questi paesi latino-americani, neo-alleati degli Stati Uniti. Fatto sta che, all’epoca dell’integrazione continentale promossa dal compianto Presidente del Venezuela Hugo Chávez, queste pratiche barbariche, retaggio di un’epoca che si sperava ormai passata, sebbene non del tutto inesistenti a livello locale, venivano comunque osteggiate e scoraggiate dai governi dei rispettivi paesi. La deriva attuale verso destra riporta indietro di decenni i popoli brasiliano e argentino e la reazione in termini di mobilitazione sociale e denuncia deve essere pronta ed efficace.

Chávez vive nel cuore dei popoli

Chavezdi Ángel Guerra

8 marzo 2018

da Telesur

Caracas. Sono passati cinque anni dalla scomparsa fisica di Hugo Chávez. Da allora, l’amore per il comandante e la comprensione della sua fondamentale eredità americana da parte di Venezuelani, Latino-americani e Caraibici sono più grandi che mai. Inoltre, Chávez è stato un uomo universale, solidale con le lotte popolari in tutte le parti del mondo.

Alla sua morte, Washington e una coalizione della destra internazionale stavano già sviluppando una grande offensiva contro la Rivoluzione Bolivariana e contro tutti i governi rivoluzionari e progressisti della Grande Patria. Ma da quale momento, l’assalto si è intensificato, in particolare in seguito al cambiamento di governo nella patria di Bolivar, ora oggetto a un tal grado di interferenze e di tentativi di colpi di stato, da costituire pretestuosamente il preludio a un intervento straniero. Questo progetto spudorato è stato messo in pratica a costo di imporre al popolo venezuelano la manipolazione dei media, la violenza più irrazionale, la speculazione, l’inflazione provocata intenzionalmente e la scarsità di beni. Tutto conforme ai canoni della guerra ibrida o di quarta generazione.

Le batterie delle corporazioni mediatiche si sono concentrate sul presidente Nicolás Maduro, che cercano di screditare con le calunnie più basse e volgari fin dalla sua elezione. Gli Stati Uniti e le destre, che conoscono l’importanza dei leader nei movimenti popolari e rivoluzionari, mentre attaccano Maduro, hanno lanciato una feroce caccia legale e mediatica contro leader come Lula e Cristina Fernandez de Kirchner.

Un chiaro segnale del pericolo esterno in cui si trova il Venezuela l’ha fornito la dichiarazione del XV vertice dell’Alternativa Bolivariana per le Americhe (ALBA), tenuta in quel paese il 5 marzo. Fortemente segnata dalla solidarietà con il Venezuela e con un’evidente allusione alle parole del Segretario di Stato Americano, Rex Tillerson, all’Università del Texas ad Austin, punto di partenza del suo giro interventista e destabilizzante nella regione, la dichiarazione legge: “Condanniamo i tentativi di rilanciare la Dottrina Monroe e la minaccia militare e le esortazioni a un colpo di stato militare contro il governo costituzionale del Venezuela …”. Capi di Stato e di governi dell’ALBA, o i loro rappresentanti, hanno anche espresso “disaccordo con il pronunciamento di un gruppo di paesi africani, emesso il 13 febbraio 2018 a Lima, Perù, che costituisce un’interferenza negli affari interni della Repubblica Bolivariana del Venezuela”. Hanno criticato “l’esclusione della sorella Repubblica Bolivariana del Venezuela e del suo Presidente, Nicolas Maduro Moros, dall’ottavo Summit delle Americhe, perché crediamo che questo vertice deve essere un punto di incontro per tutti gli stati del continente e uno spazio in cui tutti possiamo esprimere le nostre idee, raggiungere il consenso, il dissenso e il dibattito rispettando la nostra diversità”.

Il vertice dell’ALBA ha chiesto “rispetto per gli aspetti legali dell’organizzazione del Summit delle Americhe”, ha invocato il diritto di partecipazione del Venezuela e ha annunciato che adotterà misure diplomatiche e politiche per garantirlo. “Esortiamo  – sottolinea –  la comunità internazionale ad astenersi da coercizioni di qualsiasi tipo contro l’indipendenza politica e l’integrità territoriale del Venezuela, come pratica incompatibile con i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e contraria alla Proclamazione dell’America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace. Rifiutiamo le misure coercitive unilaterali e le sanzioni imposte contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, che influenzano la vita e lo sviluppo del nobile popolo venezuelano e il godimento dei suoi diritti”.

Parallelamente al summit ALBA, sempre qui ha avuto luogo, fino a oggi, l’incontro Siamo Tutti Venezuela. Oltre alle sessioni di lavoro, i partecipanti hanno avuto il privilegio di assistere all’emozionante cerimonia religiosa per il quinto anniversario della morte di Hugo Chávez, officiata da sciamani e ministri del culto cristiano, musulmani e afro-venezuelani. Una vera e propria lezione per atei e agnostici, da parte di chi conosce l’importanza della religiosità nell’anima popolare. Abbiamo anche potuto apprezzare un’indimenticabile spettacolo con straordinari cantanti e attori di Barinas, la terra natía di Chávez. Spontaneo e commovente, con note allegre di musica llanera. Chávez vive nel cuore del suo popolo e di tutti i popoli.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Le maggiori bugie della stampa occidentale sulla Siria

Guta.jpgdi Carlos Santa María

28feb2018

da Hispan TV

I media internazionali incolpano il Governo siriano dei bombardamenti nel Guta Orientale

Washington ha lanciato 7 menzogne  attraverso i media, al fine di ingannare l’opinione pubblica e generare odio contro Bashar al-Asad, la Russia, l’Iran e i loro alleati.

Ogni volta che l’esercito siriano sconfigge le bande terroristiche, appare una guerra mediatica transnazionale ‘sorpresa’ dalla violenza contro i civili e che chiede che il ‘massacro’ si fermi.

“È necessario mentire come un demone, senza timidezza, non solo sul momento, ma con coraggio e per sempre […] Mentite, amici miei, mentite, vi ripagherò quando arriverà il momento” (Voltaire).

È il caso del Guta Orientale, dove Al-Qaeda e l’ISIL (Daesh, in arabo) si sono trincerati da molti anni, attaccando la popolazione civile di Damasco con attentati quotidiani, che hanno portato a negoziati e alla Risoluzione 2401 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite-UNSC (24-2-2018), che ordina una tregua umanitaria con un cessate il fuoco di 30 giorni. La campagna di ‘denuncia’, attraverso la portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert, è stata integrata venerdì 24 dall’Ambasciatrice USA presso l’ONU Nikki Haley, che ha criticato il governo siriano e la Russia, ma nascondendo l’esistenza di gruppi criminali  nel Guta come Yeish Al-Islam, Al-Nusra Front, Ahrar Al-Sham, Faylaq al-Rahman e Fajr Al-Ummah. Contrariamente alle sue parole, proprio domenica 25, queste bande hanno continuato a lanciare missili su Damasco e la coalizione guidata dagli Stati Uniti ha violato la Risoluzione, attaccando case di civili nelle città di Al Shaafa e Dharat Allouni, uccidendo almeno 29 persone e ferendo decine di bambini e donne con bombardamenti. L’uso dei missili anti-carro TOW fabbricati negli Stati Uniti ha completato la giornata.

In quest’occasione, Washington ha divulgato 7 bugie attraverso i media, al fine di ingannare l’opinione pubblica e di generare odio contro Bashar al-Assad, la Russia, l’Iran e i loro alleati.

Prima: il mondo sta a guardare, mentre un altro massacro si svolge in Siria.

Ci si rammarica del fatto che nessuno si preoccupi della Siria e che, pertanto, questi massacri avvengono ogni giorno senza ostacoli, poiché Al-Asad avrebbe ordinato di distruggere scuole, aziende, case e centri medici, i cui medici ricorrono all’uso di medicinali scaduti per curare i feriti. La verità è che le nazioni sovrane sono impegnate a cercare di fermare l’intervento militare di gruppi terroristici sponsorizzati da potenze e regni arabi, in barba alle minacce dovute al presunto uso di armi chimiche da parte della Siria, quando si sa che queste armi mortali sono state consegnate ai ‘ribelli’ e alle bande di takfiri dai governi occidentali, che infrangono tutti i trattati. Lo prova il fallito attentato di domenica 25 con un’autobomba a Jobar.

 

Seconda: l’informazione internazionale fornita dai mezzi di comunicazione è libera.

Ciò significherebbe che le notizie sono fornite senza alcun coordinamento transnazionale e riflettono solo la terribile verità. Non è necessario analizzare, perché i fatti testimoniano da soli. La cosa strana è che una stessa foto nello stesso momento viene mostrata da migliaia di notiziari o pagine stampate, che continuano a ripetere un identico discorso, già preparato in anticipo per tutti quelli che sono soggetti allo stesso ordine. Vale a dire, quest’informazione pilotata lascia intravvedere la presunta libertà di mentire con impudenza, nel rendere evidente la falsità di dette affermazioni.

Terza: emozioni e sentimenti spiegano il problema.

Frasi come “la morte sta piovendo sul Guta Orientale”, dove, con l’aumento delle morti, si finisce per “gettare parti del corpo in fosse comuni”, con la paura di andare negli scantinati a causa dei bombardamenti e di morire sotto le macerie, sono argomenti ripetitivi, ‘esplicativi’ del conflitto. La verità è che, nonostante la sofferenza dell’innocente sia vera, lo sfondo della violenza non viene analizzato perché, così facendo, dovrebbero essere identificati i poteri che sostengono i gruppi terroristici come la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti (insieme ad altri ‘partner della regione’),  i quali dovrebbero essere puniti per ‘crimini di guerra’. Il loro primo ordine coerente dovrebbe essere quello di permettere a tutte le famiglie che lo richiedono di passare attraverso i corridoi umanitari.

Quarta: gli attacchi aerei colpiscono indiscriminatamente ospedali, scuole e edifici residenziali.

Ciò che viene riportato dai ‘colleghi’ non risponde alla vera domanda: dove si nascondono i terroristi e perché usano i civili per proteggersi, provocando loro atroci sofferenze? La verità è che non ci sono così tanti abitanti e un numero importante corrisponde ai takfiri, che hanno occupato quest’area per attaccare Damasco nel loro tentativo di provocare caos e massacri, su mandato delle rispettive organizzazioni. La violazione della Risoluzione 2401 conferma l’inaffidabilità delle loro dichiarazioni di sincerità. La NATO, ad esempio, non ha rispettato questa direttiva e incoraggia la Turchia a continuare la sua guerra distruttiva in Siria, anche se rifiuta lo stesso ad altri.

Quinta: i caduti sono solo civili, non terroristi.

Secondo gli ‘osservatori dei diritti umani e delle agenzie umanitarie’, più di 500 persone sono morte nel giro di pochi giorni e altre centinaia sono rimaste ferite …  cifre ‘comprovate’ dalle stesse agenzie. La verità è che per la situazione nel Guta Orientale devono rispondere coloro che sponsorizzano i criminali che sono ancora lì e che bombardano le zone residenziali di Damasco con mortai e artiglieria, uccidendo i bambini nelle scuole. Colpevoli sono coloro che si astengono dal condannare gli atti di violenza di questi gruppi, ignorando sviluppi come i negoziati di Astana e di Sochi, dove l’Iran ha sostenuto una posizione forte verso la pace, oppure il lavoro del Centro per la Riconciliazione Russo, i cui protratti negoziati sono stati interrotti dai ‘ribelli’.

Sesta: “invochiamo Dio”, perché l’ONU agisca.

Secondo questo punto di vista, il governo siriano e la Russia non hanno fatto nulla per difendere i civili e gli innocenti ribelli che abitano lì, perché ciò che interessa loro è la morte di tutti i nemici del ‘regime’ e niente di più, dal momento che sono demoni dell’inferno e bisogna vederli così. La verità è che il Ministero degli Esteri siriano ha chiesto alle Nazioni Unite di esprimere immediatamente la sua condanna di questi attacchi terroristici e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad assumere la propria responsabilità per il mantenimento della pace Internazionale e l’adozione di misure punitive contro gli sponsor stranieri di terrorismo e di crimini contro i civili siriani. La Russia ha accettato la risoluzione emessa sabato 24 febbraio, a condizione che il cessate il fuoco “non includa in alcun modo” il gruppo terroristico ISIL, il Fronte Nusra e i gruppi che collaborano con loro. È mancato un passaggio che prospettasse di andare oltre una tregua che permetteva ai gruppi ultra-violenti di nascondersi e riarmarsi,  e che affrontasse con decisione e serietà l’occupazione illegale della Siria da parte degli Stati Uniti e la loro espulsione dal territorio.

Settima: tutto ciò che dicono le nostre fonti è vero.

Di solito, esse sono i caschi bianchi (organizzazione takfira che trucca lo scenario), l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani-OSDH (guidato dai Servizi Segreti Britannici), un direttore dell’ospedale, i medici, gli analisti di fuori del paese, gli attivisti locali, patologi e becchini, veterani e attivisti anti-governativi, la stragrande maggioranza non identificata, anche se ‘assolutamente affidabili’, considerando che i gruppi ribelli che occupano l’enclave sono combattenti per la libertà ‘moderati’. La verità è che davanti a tali fonti interessate è difficile non essere sorpresi dalle poche informazioni credibili che danno e dalla mancanza di serietà, necessaria per affrontare in profondità un conflitto così serio e complesso. Ovviamente, vi sono altre menzogne di alto profilo: 1) la coalizione statunitense in Siria è legittima e il suo sostegno ai ‘moderati’ armati è a favore della pace e dell’unità in Siria; 2) il governo di Donald Trump è stato il vincitore del Fronte Al-Nusra e del Daesh; 3) la Turchia stabilirà l’ordine nel nord della Siria e sconfiggerà il terrorismo dell’ISIL-Al Qaeda; 4) questa è una guerra civile e religiosa, non causata da bande terroristiche.

Infine, il mondo dovrebbe essere avvertito che la risoluzione adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha incluso risposte solide per garantire un cessate il fuoco e che gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia sono a conoscenza della provocazione di bande criminali terroristiche con armi chimiche. Se ciò accadrà, i suddetti poteri saranno responsabili di tali atrocità.

La dittatura è un’altra cosa rispetto al diritto dello Stato Siriano di difendere i suoi concittadini, combattendo contro il terrorismo e i suoi sponsor nel quadro del complotto continuato, progettato da governi interventisti per sette anni contro la nazione araba. Le migliaia di morti in Siria a causa di un’occupazione completamente immorale, rendono indispensabile il persistere nella lotta per la giustizia sociale e nel sostegno agli sforzi lodevoli dei popoli e delle nazioni per la fine del conflitto siriano. Prima o poi, è quello che avverrà.

[Trad. dal castigliano per ALBAnformazione di Marco Nieli]

 

Cina e USA: un confronto nella selezione della leadership

Xi Jinpingdi James Petras

La selezione statunitense dei leader non ha praticamente nulla a che fare con processi democratici e risultati. Risulta utile confrontarla con il processo cinese. Nella maggior parte dei casi, la selezione dei dirigenti in Cina è molto più meritocratica, basata sul rendimento e sulle effettive realizzazioni. Sia negli Stati Uniti e che in Cina, il processo manca di trasparenza.

 

La leadership economica, politica e culturale negli Stati Uniti

La scelta dei leader economici, politici e culturali statunitensi si basa su diverse
procedure non democratiche:

  1. Ereditarietà tramite legami familiari;
  2. Accesso personale al credito e al finanziamento;
  3. Patrocinio politico;
  4. Vendita e acquisto di uffici e favori lobbistici e d’elite;
  5. Legami coi media;
  6. Repressione politica e manipolazione delle procedure elettorali;
  7. Durata in cariche pubbliche e uso delle risorse statali;
  8. Nepotismo etno-religioso;
  9. Gerarchia interna di partito;
  10. Decisioni a partito chiuso (opacità);
  11. Capacità di tenere segreti.

I leader, sia nominati, che auto-nominati o selezionati attraverso il denaro, i media, le reti d’elite, trasformano nel sistema U.S.A. il processo elettorale in un retro-pensiero virtuale. I leader economici statunitensi hanno aumentato il flusso di profitti produttivi e gli investimenti verso il settore finanziario e/o esternamente all’estero verso i paradisi fiscali.

I leader politici statunitensi hanno aumentato le spese militari e le guerre, deviando fondi pubblici provenienti dai servizi sociali interni e dal welfare, diminuendo la crescita economica interna e i mercati per gli investimenti e i commerci.
I leader culturali degli Stati Uniti sono stati premiati per la difesa, la promozione e la mistificazione delle conquiste imperiali e per denigrare nazioni e leader indipendenti.

Sono stati anche premiati per promuovere il consumismo più degradante e frivolo, minando la coesione sociale e delle comunità.

La mancanza di trasparenza, nel processo di selezione negli Stati Uniti, dei leader dellemaggiori banche d’investimento, dei partiti politici, degli uffici legislativi ed esecutivi e nell’accademia sta crescendo a un ritmo allarmante e con notevoli conseguenze negative: i leader negli Stati Uniti non devono passare rigorosi esami né affrontare confronti con i loro pari per competenza nei rispettivi settori di lavoro.

I leader aziendali degli Stati Uniti non sono giudicati dai loro successi economici e politici.

Responsabilità per guerre disastrose, salvataggi corrotti delle banche, crisi finanziarie spese di assistenza sanitaria schizzate alle stelle non squalificano un candidato per posizioni di leadership. I criteri  incentrati sul risultato non costituiscono la base per la selezione dei leader di Congresso e presidenziali. I fattori decisivi che influenzano la selezione politica sono la capacità di promuovere interessi d’elite, perseguire guerre imperiali, allo scopo di gratificare le ambizioni e l’avidità di civili militaristi e mascherare la corruzione diffusa che ingrassa le ruote della speculazione.

 

Cina: consultazione, meritocrazia e risultati

I leader cinesi sono selezionati sulla base di una consultazione multi-livello, della meritocrazia e dei risultati riportati in carica. Il recente congresso del partito della Cina ha evidenziato tre aspetti di vitale importanza: la riduzione delle diseguaglianze, il contrasto al degrado ambientale e l’assistenza sanitaria.

Al contrario, le elezioni del Congresso americano dello scorso anno si sono concentrate sull’impegno a ridurre le imposte sulle società per il super-ricco, nonostante la crescente disuguaglianza sociale ed economica, la rimozione delle regole statali e federali per la protezione della popolazione e dell’ambiente da inquinanti aziendali e a ridurre i finanziamenti pubblici per l’accesso a un’assistenza sanitaria competente,
minando il benessere del cittadino ed aumentando l’aumento delle morti premature e le aspettative di vita diminuite per i poveri e la classe operaia.

L’elite politica americana è piena di negazionisti del “cambiamento climatico” e dei peggiori tipi di inquinamento.

Il Congresso americano ha speso una quantità enorme di tempo e di energia a perseguire cospirazioni di parte, al tempo stesso in cui rifiutava di affrontare la furiosa epidemia di dipendenza narcotica a prescrizione, che ha ucciso oltre 600.000 americani in 15 anni.

Il presidente Xi Jinping ha chiesto ai dirigenti cinesi di dirigere i loro sforzi per correggere lo ‘sviluppo sbilanciato e inadeguato e le crescenti esigenze del popolo di  una vita migliore’. Il presidente Xi ha sottolineato l’obiettivo di ‘ecologizzare l’economia’, menzionandolo 15 volte nel suo indirizzo al Congresso del Partito – in confronto all’unica volta nella precedente riunione del Partito (FT
17/11/17, pag. 11).

Gli investitori pubblici e privati ​​cinesi hanno risposto alle priorità fissate da Xi e gli indici di investimento sono lievitati in questi settori (FT 11/11/17, pag. 11).
Al livello superiore, la direzione si impegna in consultazioni e dibattiti tra le elites in competizione, discutendo i risultati passati e presenti nello sviluppo di politiche attuali e future.

A livello intermedio, sono determinanti verifiche ultra-competitive da parte di organi pubblici nella selezione e nella nomina dei funzionari cinesi.

Al livello superiore e medio, il livello delle prestazioni di lavoro della leadership è uno dei fattori principali nella determinazione della selezione.

I quattro decenni di spettacolare crescita economica che hanno tirato fuori dalla povertà 500 milioni di persone cinesi sono un riflesso del sistema efficace di selezione e promozione dei leader.

Mantenere la pace e l’amicizia con altri paesi per oltre quarant’anni – eccetto un breve conflitto di confine con il Vietnam nel 1979 – è stato un fattore importante che influenza la selezione della leadership.

Al contrario, nonostante molte guerre disastrose e brutali, i presidenti Clinton, Bush e
Obama sono stati rieletti in carica in un sistema di duopolio di due partiti, considerato universalmente ‘truccato’. L’effetto di queste guerre sul deterioramento dell’economia domestica statunitense non si riflette sulla selezione dei candidati o sull’esito delle elezioni presidenziali o congressuali.

La Cina ha selezionato leader che hanno evidenziato capacità e serietà nell’indagare epunire oltre un milione di funzionari e plutocrati corrotti. Gli investigatori anti-crimine  sono stati riconosciuti come leader ‘puliti e dediti al lavoro’.

Al contrario, l’amministrazione statunitense ha ripetutamente nominato i criminali di Wall Street a posizioni di alto livello nel Tesoro, nella Federal Reserve e nel FMI con risultati disastrosi per la cittadinanza, senza capacità di analisi o correzione.
Uno dei meccanismi di partito più selettivi e prestigiosi si trova nel
Dipartimento delle organizzazioni (OD) del Partito comunista cinese (FT 10/30/17, pagina 9). L’OD incontra privatamente ed esamina i candidati alla leadership sulla base di una ‘complessa combinazione di nomine, esami scritti e orali, indagini, un voto a maggioranza dei ministri. I leader, così selezionati, assumono la responsabilità collettiva – e non si posizionano in base alla ‘fuga di decisioni” (FT ibid)….

 
Conclusioni

Sia negli Stati Uniti che in Cina la selezione dei leader non si basa su elezioni o
consultazioni dei cittadini
. Tuttavia, ci sono grandi differenze nel processo e nelle procedure di selezione dei dirigenti, con conseguenti enormi differenze nei risultati.

La Cina è in gran parte una meritocrazia, con vestigia di nepotismo familiare, specialmente in riferimento ad alcune interconnesioni stato-mondo degli affari.

I risultati contano molto, e la maggior parte dei cittadini approva la leadership del partito cinese per il successo economico e socio-economico di lungo periodo della Cina.

Al contrario, nella stragrande maggioranza, i cittadini degli Stati Uniti i cittadini sono cinici e insoddisfatti con gli appuntamenti economici più importanti, a causa dei loro
documentati guasti socio-economici passati e presenti. I cittadini rivolgono la loro più grande costernazione ai leader finanziari più importanti (che considerano oligarchi corrotti), che hanno fatto entrare il nostro Paese in crisi ripetute, guerre perpetue, crescenti disuguaglianze e profonda e diffusa povertà. La perdita di
impieghi stabili e ben pagati e il deterioramento della coesione della comunità e della famiglia ha oltraggiato i cittadini, perché questi sono in netto contrasto con la pervasiva e profonda corruzione nelle alte sfere e una quasi totale impunità giudiziaria per gli alti funzionari, i politici e gli oligarchi.

La persecuzione in Cina dei leader corrotti non ha alcuna controparte negli Stati Uniti.
Le tangenti dal mondo degli affari ai politici sono legalizzate negli Stati Uniti, quando sono chiamate ‘campagna’ di finanziamento o ‘onorari per consulenza’. Basti pensare agli onorari da mezzo milione di dollari a conferenza pagati ai Clinton da parte dei finanziatori di Wall Street per i loro 30 minuti di banalità e piazzismo da illusionisti.

Nel campo della politica estera, i leader cinesi difendono il loro interesse nazionale. I leader degli Stati Uniti si inchinano spudoratamente ai lobbisti israeliani, promuovendo gli interessi di Tel Aviv.

I leader cinesi emarginano i critici in nome dell’armonia, della stabilità, della pace e della crescita.

I leader americani emarginano, imprigionano e brutalizzano gli Afro-americani, gli immigrati, gli ambientalisti e gli attivisti anti-guerra, così come i denunciatori di corrotti di Wall Street, in nome di mercati liberi e nebulosi valori democratici liberali.

La Cina, con tutti i suoi inconvenienti in termini di procedure e diritti democratici, si muove verso una società dinamica meno corrotta, meno bellicosa e più responsabile, con una leadership attentamente controllata e sviluppata.

Gli Stati Uniti si muovono verso una società più corrotta e dispotica (‘stato di polizia’) con leader inaffidabili, guerrafondai e criminali al comando.

Il divario tra promesse e risultati si sta allargando negli Stati Uniti, mentre si restringe in Cina. Il rigoroso processo di selezione meritocratica della Cina ha dimostrato una maggiore capacità di rispondere alle nuove sfide e alle necessità della maggioranza rispetto alle elezioni statunitensi, disfunzionali e corrotte, che non possono nemmeno affrontare la crisi della dipendenza causata da sovraprescrizioni non regolamentate degli oppiacei, per non parlare delle crisi ambientali del cambiamento climatico e delle mega-tempeste che devastano le comunità statunitensi.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

La politica dell’escalation militare

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di James Petras

27set2017

Introduzione

Gli Stati Uniti hanno esplicitamente esaltato il ruolo fondamentale dei militari nella politica estera e, per estensione, in quella interna. L’ascesa dei ‘generali’ a posizioni strategiche nel regime di Trump sono evidenti, così da approfondire il loro ruolo di forza altamente autonoma che determina le agende strategiche statunitensi.

In questo documento discuteremo i vantaggi che l’elite militare sta accumulando grazie all’agenda di guerra e in base alle ragioni per cui i ‘generali’ sono stati in grado di imporre la loro definizione delle realtà internazionali. Discuteremo l’ascesa del militare sul regime civile di Trump, come conseguenza dell’incessante logoramento della sua presidenza da parte dell’opposizione politica.

Il preludio alla militarizzazione: la strategia multi-guerre di Obama e le sue conseguenze

Il ruolo centrale dei militari nel decidere la politica estera statunitense ha le sue radici nelle decisioni strategiche adottate durante la Presidenza Obama-Clinton. Diverse politiche sono state decisive nell’accumulazione di un potere militare-politico senza precedenti.

  1. Il massiccio aumento delle truppe statunitensi in Afghanistan e i loro successivi fallimenti e ritiro hanno indebolito il regime Obama-Clinton e aumentato l’animosità tra l’esercito e l’amministrazione di Obama. Come risultato dei suoi fallimenti, Obama ha squalificato il settore militare e ha indebolito l’autorità presidenziale.
  2. Il massiccio bombardamento e distruzione della Libia da parte degli Stati Uniti, il rovesciamento del governo di Gheddafi e il fallimento dell’amministrazione Obama-Clinton nell’imporre un regime fantoccio, ha sottolineato le limitazioni del potere aeronautico statunitense l’
    inefficacia dell’intervento politico-militare statunitense. La Presidenza si è impantanata nella sua politica estera nel Nord Africa e ha dimostrato la sua inettitudine militare.
  3. L’invasione della Siria da parte di mercenari e terroristi ha coinvolto gli Stati Uniti con alleati inaffidabili in una guerra perdente. Ciò ha portato ad una riduzione del bilancio militare e ha incoraggiato i Generali a vedere nel controllo diretto delle guerre d’oltremare e della politica estera l’unica garanzia delle loro posizioni.
  4. L’intervento militare statunitense in Iraq è stato solo un fattore secondario nella sconfitta dell’ISIS; i principali attori e beneficiari sono stati l’Iran e le milizie sciite alleate degli Iracheni.
  5. Il colpo di stato e la presa del potere in Ucraina architettata da Obama-Clinton ha portato al potere a Kiev una giunta militare corrotta e incompetente e ha provocato la secessione della Crimea (verso l’unione con la Russia) e dell’Ucraina orientale (alleata della Russia). I Generali sono stati messi da parte e si sono trovati legati ai cleptocrati ucraini, mentre aumentavano pericolosamente le tensioni politiche con la Russia. Il regime di Obama ha dettato sanzioni economiche contro Mosca, progettate per compensare i loro vergognosi fallimenti politico-militari.

L’eredità Obama-Clinton

L’eredità Obama-Clinton che si trova a fronteggiare Trump è stata costruita attorno a uno sgabello a tre zampe: un ordine internazionale basato sull’aggressione militare e sul confronto con la Russia; un ‘pivot to Asia’, definito come accerchiamento militare e isolamento economico della Cina – attraverso le minacce belliche e le sanzioni economiche contro la Corea del Nord; l’uso dei militari come guardie pretoriane degli accordi di libero scambio in Asia escludenti la Cina. L’eredità di Obama è costituita da un ordine internazionale basato sul capitale globalizzato e su molteplici guerre. La continuità dell’’eredità gloriosa’ di Obama inizialmente dipendeva dall’elezione di Hillary Clinton. La campagna presidenziale di Donald Trump, da parte sua, ha promesso di smantellare o drasticamente rivedere la dottrina di Obama di un ordine internazionale basato su molteplici guerre, sulla costruzione di una ‘nazione’ neo-coloniale e sul libero commercio. Un furioso Obama ha ‘informato’ (minacciato) il neo- eletto presidente Trump che avrebbe affrontato l’ostilità combinata dell’intero apparato statale, di Wall Street e dei mass media, se avesse perseguito la sua promessa elettorale di nazionalismo economico e quindi minato l’ordine globale incentrato sugli Stati Uniti. L’offerta di Trump di passare dalle sanzioni di Obama e dal confronto militare
alla riconciliazione economica con la Russia è stata contro-bilanciata da un nido di vespe di accusatori riguardo a una cospirazione elettorale Trump-Russia, oscuramente suggerendo tradimenti e istigando processi mediatici contro i suoi stretti alleati e persino i membri della sua famiglia. La fabbricazione di una trama Trump-Russia è stato solo il primo passo verso una guerra totale nei confronti del nuovo Presidente, ma è riuscita a sconvolgere il nazionalismo economico dell’agenda di Trump e i suoi sforzi per cambiare l’ordine globale di Obama.

Trump di fronte all’ordine internazionale di Obama

Durante i primi 8 mesi in carica, il Presidente Trump ha avuto a che fare senza rimedio coi licenziamenti, le dimissioni e l’umiliazione di praticamente tutti i suoi funzionari  civili, in particolare di coloro che si erano impegnati a invertire l’ordine internazionale di Obama. Trump è stato eletto per sostituire le guerre, le sanzioni e gli interventi con trattati economici vantaggiosi per la classe lavoratrice e la classe media americana. Ciò avrebbe incluso ritirare i militari dalle loro missioni a lungo termine volte alla ‘creazione di nazioni’ (occupazione) in Iraq, Afghanistan, Siria, Libia e altre zone di guerra infinite individuate da Obama.

Le priorità militari di Trump

Le priorità militari di Trump dovevano concentrarsi sul rafforzamento delle frontiere domestiche e dei mercati d’oltremare. Ha cominciato chiedendo ai partner della NATO di pagare per le proprie responsabilità di difesa militare. I globalisti di Obama in entrambi i partiti politici sono stati sconvolti dal fatto che gli Stati Uniti potessero perdere il loro controllo decisivo della NATO; si sono uniti e si sono mossi immediatamente per strappare a Trump i suoi alleati economici nazionalisti e i loro programmi. Trump ha capitolato rapidamente e si è conformato all’ordine internazionale di Obama, tranne per una sola condizione – avrebbe scelto il Gabinetto per implementare il vecchio/nuovo ordine internazionale. Un Trump sconvolto ha nominato una coorte militare di Generali, guidata dal generale James Mattis (famigeratamente soprannominato ‘Mad Dog’) come Segretario alla Difesa. I Generali hanno effettivamente preso la presidenza in ostaggio. Trump ha abdicato al suo ruolo di presidente.

Il Generale Mattis: la militarizzazione dell’America

Il generale Mattis ha assunto l’eredità della militarizzazione globale e ha aggiunto le sue proprie sfumature, tra cui la ‘guerra psicologica’ integrata dalle eiaculazioni emotive di Trump su ‘Twitter’. La ‘Dottrina Mattis’ combinava minacce ad alto rischio  con provocazioni aggressive, portando gli Stati Uniti (e il mondo) all’orlo della guerra nucleare. Il generale Mattis ha adottato gli obiettivi e i campi delle operazioni, definiti dalla precedente amministrazione Obama, in quanto ha cercato di rinforzare l’ordine internazionale imperialista esistente. Le politiche della giunta si sono basate su provocazioni e minacce contro la Russia, con sanzioni economiche estese. Mattis ha gettato ancora più combustibile sui mass media americani già istericamente infiammate contro la Russia. Il generale ha promosso una strategia violenza diplomatica di bassa intensità, compreso il sequestro senza precedenti, l’invasione degli uffici diplomatici russi e l’espulsione in breve tempo di diplomatici e personale consolare. Queste minacce militari e atti di intimidazione diplomatica hanno significato che l’Amministrazione dei Generali sotto il Presidente-Fantoccio Trump si è resa pronta a rompere le relazioni diplomatiche con un potere nucleare mondiale e in effetti a spingere il mondo al confronto nucleare diretto. Quello che Mattis cerca con questi attacchi di aggressività non è niente di meno che la capitolazione da parte del governo russo per quanto riguarda vecchi obiettivi militari statunitensi – vale a dire la ripartizione della Siria (che è iniziata sotto Obama), le severe sanzioni per affamare la Corea del Nord (iniziata sotto la Clinton) e il disarmo dell’Iran (principale obiettivo di Tel Aviv), in vista del suo smembramento. La giunta Mattis che ha occupato la Casa Bianca di Trump ha aumentato le sue minacce alla Corea del Nord, che (nelle parole di Vladimir Putin) ‘preferisce mangiare erba che disarmare’. I megafoni dei mass media americani hanno rappresentato le vittime nordcoreane delle sanzioni e provocazioni statunitensi come una minaccia ‘esistenziale’ alla terraferma americana. Le sanzioni si sono intensificate. È stato intensificato il posizionamento di armi nucleari in Corea del Sud. Massicce esercitazioni militari congiunte sono state pianificate e sono in corso nell’aria, nel mare e sulla terraferma, intorno alla Corea del Nord. Mattis ha piegato il braccio ai Cinesi (principalmente burcorati legati al business e alle attività speculative) e ha assicurato il voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull’aumento delle sanzioni. La Russia si è unita al coro anti-Pyongyang, guidato da Mattis, sebbene Putin abbia avvertito sull’inefficacia delle sanzioni! (Come se il Generale ‘Mad Dog‘ Mattis potesse mai accettare seriamente il consiglio di Putin, soprattutto dopo che la Russia aveva votato per le sanzioni!) Mattis ha militarizzato ulteriormente il Golfo Persico, seguendo la politica obamiana di sanzioni parziali e provocazioni belliche contro l’Iran. Quando ha lavorato per Obama, Mattis ha aumentato le spedizioni statunitensi ai terroristi siriani filo-americani e ai fantocci ucraini, assicurando che gli Stati Uniti sarebbero stati in grado di sconfiggere qualsiasi ‘accordo negoziato’.

La militarizzazione: una valutazione

Il ricorso di Trump ai ‘suoi Generali‘ dovrebbe contrastare qualsiasi attacco da parte demembri del proprio partito e dei Democratici nel Congresso riguardo la sua politica estera. La nomina di ‘Mad Dog‘ Mattis, noto russofobo e guerrafondaio, da parte di Trump, ha un po’ pacificato l’opposizione nel Congresso e sottomesso ogni ‘scoperta’ di una cospirazione elettorale tra Trump e Mosca ipotizzata dall’Investigatore Speciale Robert Mueller. Trump mantiene un ruolo come presidente nominale, adattandosi a quello che Obama lo ha avvertito essere ‘il loro ordine internazionale’ – ora diretto da una giunta militare non eletta composta da sostenitori di Obama! I Generali forniscono una parvenza di legittimità al regime di Trump (specialmente di fronte ai guerrafondai democratici di Obama e ai mass media). Tuttavia, consegnare i poteri presidenziali a ‘Mad Dog‘ Mattis e alla sua coorte comporterà un pesante prezzo. Mentre la giunta militare può proteggere il fianco a Trump nella sua politica estera, non fa
diminuire gli attacchi alla sua agenda nazionale. Inoltre, il bilancio proposto da Trump nel compromesso con i democratici ha infuriato i leader del suo partito.

In sintesi, sotto un indebolito Presidente Trump, la militarizzazione della Casa Bianca beneficia la giunta militare e allarga il suo potere. Il programma di ‘Mad Dog‘ Mattis ha avuto risultati misti, almeno nella fase iniziale: le minacce della giunta di lanciare un attacco preventivo (forse nucleare) contro il Nord Corea hanno rafforzato l’impegno di Pyongyang a sviluppare e raffinare le sue capacità balistiche missilistiche di medio raggio e l’armamentario nucleare. Il bullismo non è riuscito a intimidire il Nord Corea.

Mattis non può imporre la dottrina Clinton-Bush-Obama del disarmo di sofisticati sistemi d’arma difensiva, come in Libia e in Iraq, come preludio a un’invasione statunitense, finalizzata a un ‘ cambio di regime’. Ogni attacco USA contro il Nord Corea porterà a serie risposte di rappresaglia con costi di decine di migliaia di vite di soldati USA e uccisione o  ferimento di milioni di civili in Sud Corea e in  Giappone.

Per lo più, ‘Mad Dog’ è riuscito a intimidire gli ufficiali cinesi e russi (e i loro compagni esportatori miliardari) affinché acconsentissero a sempre più sanzioni economiche contro il Nord Corea. Mattis e i suoi alleati all’ONU e alla Casa Bianca, il lugubre Nikki Hailey e un ridimensionato Presidente Trump, possono  ringhiare  guerra – ma non possono applicare la così detta  ‘opzione militare’, senza minacciare le forze militari USA di stanza in giro per la regione Asiatico-Pacifica. L’aggressione di Mad Dog Mattis verso l’Ambasciata russa non ha indebolito praticamente la Russia, ma ha rivelato l’inutilità della dilomazia conciliante di Mosca nei confronti dei cosiddetti ‘partners’ nel regime di Trump. Il risultato finale potrebbe portare a una rottura formale dei rapporti diplomatici, il che aumenterebbe il rischio di un confronto militare e una catastrofe nucleare globale.

La giunta militare sta facendo pressione sulla Cina contro il Nord Corea allo scopo di isolare il regime al governo a Pyongyang e aumentare l’accerchiamento militare da parte USA di Pechino. Mad Dog è riuscito parzialmente a mettere la Cina contro il Nord Corea, mentre consolidava le sue sofisticate istallazioni anti-missile THADD in Sud Corea, che saranno puntate contro Pechino. Queste sono, sul breve termine, le vittorie di Mattis sugli eccessivamente accondiscendenti burocrati
cinesi.

Comunque, se Mad Dog intensifica le minacce dirette contro la Cina, Pechino può in rappresaglia scaricare decine di miliardi di dollari del debito pubblico USA, rescindere patti commerciali, seminare il caos nell’economia USA e mettere Wall Street contro il Pentagono. La strategia di Mad Dog, specialmente in Afghanistan e nel Medio Oriente,
non intimidirà l’Iran né porterà a nuovi successi militari. Essa comporta costi elevati e scarsi benefici, come Obama ha realizzato dopo quasi un decennio di sconfitte, fiaschi e perdite di miliardi di dollari.

Conclusione

La militarizzazione della politica estera USA, l’insediamento di una giunta dentro l’Amministrazione Trump, e il ricorso alla minaccia nucleare non ha cambiato l’equilibrio globale  del potere. All’interno, la Presidenza nominale di Trump si appoggia ai militaristi, come il Generale Mattis. Mattis ha rafforzato il controllo USA sugli alleati NATO, e anche ricondotto al guinzaglio cani europei sciolti, come la Svezia, affinché partecipassero alla crociata militare contro la Russia. Mattis si è avvalso della propensione dei media per i titoli bellicosi e la sua adulazione di generali a quattro stelle.

Ma, nonostante tutto,  il Nord Corea rimane indomato, perché può praticare la rappresaglia. La Russia ha migliaia di armi nucleari e rimane un contrappeso a un pianeta dominato dagli USA. La Cina detiene il debito pubblico USA e appare imperturbabile, nonostante la presenza di una Flotta USA sempre più propensa allo scontro, che attraversa il Mare della Cina del Sud. Mad Dog cattura l’attenzione dei media, con giornalisti benvestiti, dalle mani scrupulosamente ben curate, che dipendono dalle sue truci dichiarazioni. Contrattisti di guerra lo corteggiano, come mosche su di una carogna. Il Generale a Quattro Stelle ‘Mad Dog’ Mattis ha raggiunto uno status presidentiale senza vincere nessuna elezione (truccata o meno). Senza dubbio, quando scenderà dal podio, Mattis sarà il più corteggiato consigliere d’amministrazione o consulente senior per mega-compagnie militari nella storia degli USA, ricevendo favolosi compensi per mezz’ora di ‘chiacchiere-spazzatura’ e assicurandosi ricche prebende nepotistiche per le prossime tre generazioni della sua famiglia. Mad Dog può anche candidarsi alle elezioni, come Senatore o persino Presidente per qualsiasi partito. La militarizzazione della politica estera USA fornisce alcune importanti lezioni: prima di tutto, l’escalation dalle minacce alla guerra non riesce a  disarmare avversari che possiedono la capacità di rispondere. L’intimidazione via sanzioni può riuscire a imporre significative sofferenze economiche su regimi dipendenti dall’importazione del petrolio, ma non su economie preparate alla lotta, autarchiche o altamente diversificate.

Le manovre belliche di bassa intensità e multi-laterali rafforzano le alleanze guidate dagli USA, ma esse convincono pure gli oppositori ad aumentare la loro preparazione militare. Le guerre intense di livello intermedio contro avversari non-nucleari possono portare alla presa delle capitali, come in Iraq, ma l’occupante fronteggia guerre d’attrito di lungo termine, che possono minare la morale militare, provocare problemi a casa e innalzare i deficits di bilancio. Ed esse creano milioni di rifugiati.

Lo scontro militare di alta intensità comporta elevati rischi di gravi perdite di vite, alleati, territorio e montagne di detriti atomici – una vittoria di Pirro!

Insomma: minacce e intimidazione riescono solo contro avversari concilianti. La violenza non-diplomatica verbale può elevare lo spirito del bullo e di alcuni suoi alleati, ma ha poche possibilità di convincere gli avversari a capitolare. La politica USA di militarizzazione globale estende oltremodo la presenza delle forze armate USA e non ha portato a nessuna vittoria militare permanente.

Ci sono voci tra i leader militari USA, quelli non confusi dalle proprie stelle e dai loro ammiratori idioti nei media USA, che potrebbero premere per una maggiore tolleranza globale e mutuo rispetto tra le nazioni? Il Congresso USA e i media corrottisono evidentemente incapaci di valutare i disastri passati, per non parlare dell’elaborare un’effettiva risposta alle nuove realtà globali.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

In Venezuela ci sono nuovi rapporti di forza

Chavez

di James Petras – La Haine

31ago2017.- L’Assemblea Costituente, la mobilitazione militare, la mobilitazione nazionale contro l’imperialismo interventista, hanno affondato la destra.

Efraim Chury Iribarne: Stavamo osservando che la situazione attuale in Afghanistan è abbastanza complessa e che Donald Trump in qualche modo prolunga la guerra in Afghanistan. È corretto?

Sì, è sotto il comando dei suoi generali, che hanno deciso che non è il momento di lasciare il paese, perché potrebbero subire un altro impatto negativo sull’immagine di un governo debole e fallito, in particolare nei media, che cercano qualsiasi pretesto per delegittimare il Presidente Trump.

Ma in realtà le cifre che danno per giustificare l’invasione nordamericana non corrispondono alla realtà, dicono che i talebani controllano solo il 50% del paese, ma gli esperti che hanno conoscenza sul campo dicono che è più dell’80%. Gli Stati Uniti controllano solo alcune città, soprattutto Kabul, la capitale, e molto di meno il resto. E voglio menzionare un altro fattore, tra i soldati dell’esercito afghano ci sono molti oppositori. Cioè, infiltrati talebani che, di tanto in tanto, eliminano i funzionari del governo nordamericano.

E, inoltre, anche nelle città presumibilmente controllate dagli Stati Uniti, ci sono costantemente incendi, attentati e altre azioni, che indicano che nemmeno nei centri che rimangono nelle loro mani sono sicuri. Quindi, l’idea che gli Stati Uniti con un aumento di 5.000 o 10.000 unità, possano invertire la situazione è totalmente falsa. È un atto suicida, nel senso che inviano truppe impossibilitate ad agire, nel senso di recuperare l’Afghanistan per conto degli Stati Uniti.

Credo che ci sono due possibilità alternative, o devono moltiplicare il numero di truppe, intensificare il bombardamento [che già si è dimostrato non funziona], o devono ritirarsi entro un termine dato, riconoscendo che inevitabilmente non sono in grado di invertire le tendenze verso i talebani.

EChI: Il Venezuela chiede all’ONU di prendere posizione sulle minacce statunitensi. Il capo della diplomazia venezuelana ha detto: l’ONU non può rimanere con le braccia incrociate e non condannare queste azioni, lo abbiamo fatto notare al suo segretario generale. D’altra parte, il ministro venezuelano della Difesa Vladimir Padrino López, ha detto sabato scorso che il popolo del Venezuela e delle Forze Armate Nazionali sono pronti a dare tutto per difendere la patria, “è scritto nella nostra Costituzione, siamo una Repubblica indipendente e sovrana e dobbiamo comprendere l’ampio concetto di ciò che è sovranità, la capacità di uno Stato, di una nazione e del suo governo di prendere le proprie decisioni.” Come vedi la situazione da quelle parti, Petras?

JP: L’ONU non ha molto peso, perché gli Stati Uniti hanno diritto di veto, hanno un controllo efficace sugli Europei, hanno il sostegno indiretto dei paesi neo-liberisti dell’America Latina, soprattutto la destra più dura. Quindi, l’idea è buona e il Venezuela deve presentarla, ma non si aspettano molto dalle Nazioni Unite.

Invece, hanno preso misure più positive, ad esempio, l’esercizio militare lo scorso fine settimana, con più di 700 mila soldati e miliziani. È un segno di forza, una capacità di mobilitare e proteggere il paese, che potrebbe servire da avvertimento agli Stati Uniti che un’invasione sarebbe molto costosa.

E ha anche un enorme effetto sull’opposizione interna. Dobbiamo analizzare i nuovi rapporti di forze. Trump, con la dichiarazione di intervento o di minaccia di intervento, ha neutralizzato e paralizzato l’opposizione. Perché su questo tema l’opposizione non ha alcun sostegno, tanto meno nelle piazze.

In secondo luogo, la mobilitazione militare e delle milizie serve pure a ridimensionare la presenza dell’opposizione. In altre parole, l’Assemblea Costituente, la mobilitazione militare, la mobilitazione nazionale contro l’imperialismo interventista, hanno al momento modificato i rapporti di forza. Non si sente molto da parte degli avversari, né dalle roccaforti di Caracas né da nessun altro posto. La destra insorgente è paralizzata, non ha voce o presenza in questo ultimo confronto.

E pure Almagro e l’OSA. Sono rimasti emarginati dal contesto, perché nemmeno Almagro osa sollevare la testa di fronte all’interventismo sfacciato degli Stati Uniti. Quindi, possiamo dire, che, almeno questa settimana, questo mese, c’è stato un cambiamento nei rapporti di forza favorevole al Venezuela, dovuto alla sua esibizione di forza, all’appoggio popolare e alle cattive politiche di Trump, tutti fattori che hanno avuto un impatto molto positivo per il presidente Maduro.

EChI: Petras, l’altro argomento che ci interessava è l’attacco permanente di Israele alla Palestina. Come va letto da una differente angolatura?

JP: In primo luogo, potremmo dire che la visita dell’’ultra’-sionista consigliere del presidente Trump, Jared Kushner, un ebreo israeliano ortodosso fanatico, va nella direzione del sostegno a Netanyahu nell’occupare più terre palestinesi. Questo è il primo fatto che dobbiamo capire. In secondo luogo, Israele sta ampliando la demolizione di case palestinesi in ogni quartiere di quello che resta della Palestina.

In terzo luogo, dobbiamo notare che Israele si basa fortemente sull’Arabia Saudita e sulla collaborazione delle destre nel Medio Oriente. E questo indica che, in questa situazione, dove la Siria e l’Iran stanno guadagnando peso in Iraq e altrove, Israele ha perso influenza tra i governanti e i terroristi coinvolti nei paesi colpiti.

Infine, dobbiamo riconoscere che la politica nordamericana è ancora totalmente controllata dai sionisti. Se analizziamo il regime di Trump, ci sono lo stesso numero o più sionisti nei primi posti dell’economia e della politica estera, che nel regime di Obama. Gli Stati Uniti sono ostaggio dei sionisti all’estero, che funzionano come una quinta colonna.

E questo non ha avuto nessuna risonanza in altri paesi. Ad esempio, esaminiamo i quotidiani considerati progressisti in Argentina, “Pagina 12”, “La Jornada” in Messico e forse anche in “Brecha”, non esiste una discussione approfondita sul peso israeliano nei governi nordamericani e su come formulano la politica nordamericana. Parlano di interessi petroliferi, parlano di interessi militari, ma, in realtà, riguardo al Medio Oriente, non esiste nessuna osservazione che possa negare che Israele è la principale forza della politica interna ed estera degli Stati Uniti.

Dobbiamo, infine, ricordare che Israele ha un’opposizione interna. Abbiamo visto come il gruppo pro-boicottaggio e anti-insediamenti in Palestina ha guadagnato molto consenso. Ci sono anche settori importanti di studenti ebrei che hanno respinto la politica israeliana. E nonostante il fatto che abbia ancora forze preponderanti nel Congresso, nella Presidenza, l’opposizione cresce anche tra la popolazione nordamericana.

EChI: Beh, Petras, come sempre ci aspettiamo di discutere qualche altro tema su cui al momento sta lavorando.

Potremmo cominciare con il caso della scomparsa di Santiago Maldonado, che sosteneva la lotta dei Mapuche in Argentina. La sua sparizione, la cui responsabilità è dei gendarmi sta provocando una grande mobilitazione di protesta. Non solo in Argentina. Oggi, ad esempio, nella BBC hanno dato un servizio sulla sua scomparsa e una messa in discussione delle versioni ufficiali. Più di ogni altra cosa, il mondo teme che l’atto di sequestro da parte di Macri sia un passo verso la licenza di uccidere che esisteva durante la dittatura. In altre parole, le dichiarazioni del ministro della “insicurezza” Patricia Bullrich, non hanno peso. Né all’estero né all’interno. Negli Stati Uniti, tra gli specialisti dell’America Latina, c’è molta preoccupazione e hanno convocato molte persone conosciute in America Latina, respingendo la versione ufficiale.

Ritengo che il caso Maldonado potrebbe comportare un grande colpo politico contro Macri alle prossime elezioni. Vorrei estendere il mio sostegno a tutto il movimento per la ricomparsa con vita di Maldonado.

Il secondo punto che voglio menzionare sono le inondazioni in Texas, in particolare nella grande città di Houston. Tutti parlano di pioggia, uragano, inondazioni, distruzione di centinaia di miliardi di dollari, ma nessuno parla del perché le inondazioni si ripetono. È perché non c’è investimento nelle infrastrutture. Quando la pioggia cade, riempie le strade perché i sistemi di drenaggio non funzionano. È curioso, una città con grandi raffinerie di petrolio, ha tunnel per canalizzare il petrolio dappertutto, ma non ha abbastanza infrastrutture per preservare la città dalle inondazioni.

Ancora una volta, sorge il problema delle catastrofi interne, ciò che i media di qui chiamano catastrofe. Il capitalismo non mette in campo investimenti e infrastrutture per salvare le proprie fonti di ricchezza. Da quelle parti, stanno perdendo 500.000 barili all’ora a causa della paralisi delle raffinerie. Vorrei sottolinearlo di nuovo, gli Stati Uniti sono un gigante con i piedi di argilla.

Infine, vorrei menzionare un altro fatto che dobbiamo prendere in considerazione, gli Stati Uniti stanno militarizzando la polizia, la stanno dotando di armi da parte dell’Esercito, le chiamano eccedenze e nuove armi, carri armati, macchine blindate, mitragliatrici, le stanno trasferendo alla polizia locale e statale.

Originariamente, la giustificazione era la lotta contro i cartelli di droga. Poi la scusa è diventata l’anti-terrorismo. Ed ora, è la polizia che è investita dei problemi delle comunità impoverite. Cioè, la militarizzazione delle città, indipendentemente da qualsiasi problema di droga e terrorismo.

Estratto da La Haine

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

La Costituente in Venezuela è una grande vittoria sull’imperialismo

index  di James Petras -02/08/2017

 

Efrain Chury Iribarne: Cominciamo con l’elezione dell’assemblea costituente in Venezuela.

JP: È stato un grande evento. Secondo le cifre che abbiamo, più di otto milioni di elettori hanno sostenuto l’Assemblea Costituente e più di un milione di persone hanno partecipato attivamente alla campagna per scegliere uno dei 545 membri.

È un atto eroico perché l’opposizione, con il sostegno di meccanismi nordamericani, ha organizzato atti di terrorismo, minacce e intimidazioni. Inoltre, minacce di sanzioni da parte di Washington, degli oppositori all’estero come la Colombia, il Brasile e altri governi pro-nordamericani, che sono intervenuti per intimorire i Venezuelani.

In altre parole, non è solo una vittoria politica per il governo, ma una vittoria per il paese, è una vittoria sull’imperialismo. È stato un grande successo, nonostante i grandi mezzi di comunicazione, che con le loro menzogne, hanno cercato di influenzare l’opinione pubblica interna ed esterna, il che mostra come la coscienza politica e l’esperienza del chavismo contano più degli investimenti in propaganda degli Stati Uniti, che hanno speso milioni di dollari, tentando di influenzare la visione dell’opinione pubblica venezuelana.

Dobbiamo capire allora come l’organizzazione, la coscienza, l’esperienza, sono più importanti delle pressioni che vengono dall’alto e dall’esterno.

Penso che l’altra cosa che dobbiamo considerare è che i cipayos che dall’estero sostengono la destra hanno avuto loro la loro brava sconfitta. Sappiamo tutti che in Brasile il governo attuale è un governo illegittimo, prodotto di un colpo di stato; sappiamo che in Argentina con Mauricio Macri abbiamo un governo che ha ingannato il popolo con la propaganda e che ha abbassato i suoi standard di vita; sappiamo che in Cile e in Perù abbiamo governi con alcune delle peggiori disuguaglianze del Terzo Mondo; sappiamo anche che i sostenitori dei paramilitari e quelli che entrano dalla Colombia per esercitare il mercato nero sono stati anche loro sconfitti.

La propaganda dice che ci sono stati dieci morti, ma la maggior parte delle uccisioni si è verificata prima delle elezioni. Cioè, le elezioni, con la protezione del governo, dell’esercito, della Guardia Nazionale, della Polizia, sono state sicure. Sappiamo che nei presunti referendum gli avversari, al meglio, hanno ottenuto circa sette milioni di voti, un milione di meno di quelli che hanno partecipato a queste elezioni. E sappiamo che tra i sette milioni ci sono state un sacco di frodi, perché il processo non ha avuto nessun osservatore, non aveva legalità, poi si sa che molti elettori dell’opposizione hanno votato una, due, tre e fino a 17 volte, perché non c’era controllo.

Quindi, dobbiamo capire che questo è stato un grande progresso per il processo politico venezuelano ed è stata una grande sconfitta per l’imperialismo. Sappiamo anche che l’Assemblea Costituente è un importante passo avanti rispetto al parlamentarismo borghese, perché molti degli eletti provengono da quartieri poveri, hanno rappresentatività, a differenza dei borghesi che ricoprono cariche nel parlamento attuale nei paesi capitalisti.

Infine, voglio sottolineare una cosa. L’astensione dell’opposizione danneggia la loro capacità di influenzare i Venezuelani neutrali: come possono proporre misure, come possono mobilitare se sono fuori dall’istituzionalità? Penso che come risultato di questo processo, l’opposizione si indebolirà molto, le attività diminuiranno, si sentiranno impotenti e gli Stati Uniti, in ogni caso, cercheranno di intervenire con nuove sanzioni, cercando di mettere alle strette il popolo che si suppone intendono aiutare.

E se ci saranno più sanzioni, il Venezuela dovrà approfondire i propri rapporti di scambio internamente. Bisogna pensare che ora, con la nuova Assemblea e la nuova Costituzione, le banche e le grandi società si potranno controllare meglio. La Rivoluzione deve avanzare a partire dall’Assemblea Costituente o regredirà e indebolirà la sua capacità di conservare la maggioranza che sostiene l’attuale processo.

 

EChI: È stato anche un duro colpo per l’Europa Occidentale, che voleva una sconfitta di Nicolas Maduro.
JP: Non v’è dubbio che gli Europei coinvolti, in particolare la Spagna e l’Inghilterra, hanno subíto un duro colpo, in quanto questo può servire come modello alternativo all’iter parlamentare capitalista, perché hanno eletto una Costituente che dà maggiore rappresentanza ai quartieri popolari, alle comunità dei lavoratori. Limitare l’effetto del denaro sul processo elettorale è un esempio importante.

Vedo il caso dell’Inghilterra, dove un governo di minoranza critica il Venezuela, quando l’attuale governo conservatore non è un governo di maggioranza, è un governo che ha ricevuto una minoranza di voti e deve affrontare una situazione di crisi, guardando al di fuori dell’Unione Europea; la Spagna con Mariano Rajoy è per giunta un governo pieno di corruzione. Non possono tollerare un esempio come l’Assemblea Nazionale Costituente.
EChI: Le ultime informazioni provenienti dalla Francia danno il Presidente Emmanuel Macron in forte calo nei sondaggi. A cosa si può essere attribuire?

JP: Beh, la situazione in Francia è molto complicata, perché l’opposizione è divisa tra il nazionalismo e la democrazia sociale, approfondita dall’avanzata di Jean-Luc Mélenchon. Ma in ogni caso, al momento Macron ha il controllo del processo politico, sebbene stia affrontando problemi importanti che non può risolvere.

Ad esempio, abbiamo il caso degli Stati Uniti, che einterferiscono e dettano la politica estera e finanziaria della Francia in relazione alla Russia. E questa politica di sanzioni sta andando a danneggiare molte società francesi che hanno rapporti commerciali – petrolio e gas – con la Russia. Potremmo dire che adesso Macron deve affrontare il problema di come può fare contenti gli Stati Uniti, senza danneggiare la propria economia.In Germania, è molto evidente che le pressioni nordamericane stanno affrontando una grande opposizione da parte di molti settori economici tedeschi. Poiché le leggi americane che applicano sanzioni alla Russia, condizionano la sovranità della Germania. Se Washington lo detta, possiamo dire che l’extra-territorialità americana, la legge nordamericana, è superiore alle leggi francesi, tedesche, ecc., a livello economico. Possiamo anche dire che la crisi con gli Stati Uniti, con quest’aumento dell’interventismo imperiale in Venezuela, Russia, Medio Oriente, Asia, sta causando molte emicranie e approfondendo la divisione tra l’Europa e gli Stati Uniti.


EChI: Beh, Petras, ci sono altri argomenti su cui vorresti fare un commento?

JP: La cosa più importante da considerare sono le sanzioni che Washington impone all’Iran, alla Russia e alla Corea del Nord; oltre alle pressioni militari che esercita in relazione alla Cina. Possiamo riconoscere che la Russia sta finalmente adottando misure di resistenza. Espellono 755 diplomatici statunitensi dalla Russia; stanno per chiudere alcuni edifici statunitensi in Russia. In altre parole, la Russia cessa di essere conciliatoria e di sottomettersi all’aggressione americana.
Le speranze della Russia di poter migliorare le relazioni con le concessioni sono finite. La politica di Donald Trump approfondisce i conflitti con la Russia, che sono cominciati con Obama e stanno ora provocando un nuovo confronto: la Russia sta adottando misure, mobilitando le forze armate, le forze aeree e marittime. Lo stesso vediamo che accade con l’Iran. E in questa situazione, possiamo dire che le sanzioni stanno rafforzando l’auto-sufficienza e la capacità di questi paesi di contrastare gli Stati Uniti. Della Cina, nemmeno vale la pena parlare. La Cina cresce ogni anno e le aggressioni nordamericane da parte di Trump stanno promuovendo l’opposizione all’interno del settore delle esportazioni verso gli Stati Uniti.

Le aggressioni di Washington hanno un effetto imprevisto, invece di sottomettere questi poteri, provocano più indipendenza, più collegamenti tra Russia e Germania, Iran e altri paesi del Medio Oriente e con la Cina tutti cercano di firmare accordi per partecipare a grandi progetti.
In altre parole: dal Venezuela, dalla Russia, dall’Iran, dalla Cina, ogni aggressione nordamericana ha avuto l’effetto di indebolire gli Stati Uniti e rafforzare le capacità di indipendenza dei governi cui abbiamo accennato.

 

Estratto da La Haine, Testo completo in: https://www.lahaine.org/la-constituyente-en-venezuela

[Traduzione dallo spagnolo per Albainformazione di Marco Nieli]

La frode economica di Macri in Argentina

Macri

di Alfredo Serrano (da Telesur)-

27giu2017.- Macri ha ingannato la cittadinanza argentina. E lo ha dimostrato in un breve periodo di tempo. Ha avuto solo bisogno di poco più di un anno e mezzo per tradire tutto quello che aveva promesso. Se esistessero i contratti elettorali, quello di Macri già sarebbe stato rescisso per infrazione multipla.

Qui di seguito, vedremo come Macri ha truffato l’elettorato in ognuna delle sue promesse economiche durante la sua campagna:

Promessa 1: ridurre l’inflazione… e i prezzi sono saliti. L’inflazione è arrivata al 40% nel 2016, la più alta dal 2002. Sono aumentati i prezzi di tutti i servizi pubblici particolarmente grazie ai continui incrementi di tariffa. Sono saliti i prezzi dei medicinali, del trasporto, del cibo. E inoltre, nell’anno in corso, l’inflazione continua a un livello altissimo. Fino a questo momento, segnala un aumento del 10,5%, con un valore annuale del 24%, molto al di sopra delle previsioni del governo per questo anno (17%);

Promessa 2: recuperare l’economia… e il PIL si è contratto. Il paese ha chiuso il 2016 con una recessione del 2,3%, mentre nell’ultimo anno kirchnerista l’economia era cresciuta di un 2,1%. Nell’era Macri, il consumo è in caduta libera da 17 mesi consecutivi. La produzione industriale è caduta di più del 10%. L’OCDE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha abbassato la sua stima di crescita economica per l’Argentina nel 2017 e 2018, del 2,5% e del 3,1%, rispettivamente;

Promessa 3: povertà zero… e i poveri e l’indigenza sono aumentati. Il primo anno di governo, Macri ha creato 1,5 milioni di nuovi poveri e 600.000 nuovi indigenti. La stessa Università Cattolica Argentina assicura che nel primo trimestre del 2017 c’è stato un aumento di 5,5 punti nell’indice di povertà. E anche la disuguaglianza è cresciuta: la differenza tra i redditi tra il settore più ricco e quello più povero è passata da 18,7 volte nel 2015 a 23,2 volte nell’anno 2016;

Promessa 4: riduzione del deficit fiscale… e i conti continuano a peggiorare. Lo stesso governo ha informato che il deficit fiscale dell’anno 2016 è stato del 4,6%, questo considerando le entrate straordinarie generate dalla politica istituzionalizzata del lavaggio di capitali. Il Banco Centrale ha emesso 96.500 milioni di pesos in quello che resta dell’anno per finanziare lo squilibrio fiscale;

Promessa 5: generare più posti di lavoro… e aumenta la disoccupazione e la sotto-occupazione. La disoccupazione è arrivata al 9,2% nel primo trimestre di quest’anno, il livello più alto in un decennio. E la sotto-occupazione già sfiora il 10%. Si registra un livello di disoccupazione tra i più bassi in 25 anni superiore alla media regionale (del 24,6%,  di contro al 16%) e una percentuale tra le donne anche al di sopra della media regionale (30,33%, di contro al 16%);

Promessa 6:  mai più svalutazione… e il dollaro è salito. Il peso argentino si è svalutato di un 67%, da quando ha cominciato a governare Macri. E tutto segnala che la pressione della soia farà sì che la svalutazione sarà di molto maggiore nei prossimi mesi. La stessa Borsa dei Cereali ha già affermato che per settembre si aspetta un valore del dollaro al 17,5;

Promessa 7: più investimenti stranieri… e ogni volta ne arrivano di meno. L’investimento straniero diretto dell’anno 2016 è stato la metà che quello dell’anno anteriore. In termini comparativi, il valore di questa variabile si è ridotto nel 2016 del triplo di quanto è accaduto nel resto della regione;

Proposta 8: liberare il paese dal debito… e il debito è sempre più grande e senza fine. Nel suo periodo di governo, Macri ha creato debiti per quasi 100.000 milioni di dollari. Nel primo quadrimestre del 2017, gli interessi del debito hanno raggiunto il 10,6% del bilancio pubblico, superando le due cifre la prima volta dal 2001;

Proposta 9: abbassare le tasse ai lavoratori… e ciò che ha fatto è stato far pagare a tutti di più. Di fatto, in termini effettivi, il minimo imponibile si è ridotto, nonostante quello che aveva promesso in campagna. In totale e in termini netti, quasi 200.000 lavoratori addizionali sono stati inclusi nel pagamento di questa tassa;

Promessa 10: aprirsi al mondo… e davvero si sono aperti, però a loro modo. Non hanno raggiunto neppure la categoria di “paese emergente”, recentemente rifiutata da Morgan Stanley Capital International. Tuttavia, in verità, hanno ricevuto l’applauso dei fondi avvoltoio, dell’FMI (Fondo Monetario Internazionale), della Merkel, di Hollande e di Rajoy. Tutti contenti che Macri ha scelto una formula di inserirsi nel mondo con più debiti e in condizioni di scambio diseguale contro l’Argentina. Le importazioni arrivano a un 12,4% nella parte dell’anno in corso; il che sarebbe ideale, se l’economia stesse crescendo al 5-6%. Il deficit commerciale è sempre più asfissiante: 1.217 milioni di dollari nel primo quadrimestre dell’anno. Dal primo giorno di Macri, quel 10 dicembre 2015, il saldo per conto corrente accumula un deficit che supera i 21.200 milioni di dollari. Quest’anno si prevede che 12.000 milioni di dollari usciranno anche dal paese sotto forma di risparmio divise dei singoli. Ecco come l’Argentina ritorna al mondo…

Tuttavia, non finisce tutto qui. C’è molto di più in questa frode economica di Cambiemos. Non hanno mai detto che l’Argentina sarebbe diventata un paradiso finanziario e tanto meno fiscale. Macri ha fatto del paese un luogo ideale per il carry-trade: guadagnare senza necessità di produrre, solo investendo i soldi in strumenti finanziari (Lebac, buoni del Tesoro), dietro garanzia di un’elevatissimo tasso di redditività, al di sopra del 25%. E in più, in quello che riguarda il settore fiscale, l’Argentina ha portato a compimento un lavaggio di capitali che è arrivato a 116.800 milioni di dollari, senza che questo significasse l’entrata nel paese di questo ammontare. Solo il 20% è rientrato e il resto è rimasto fuori.

In sintesi, sulla base di queste cifre, possiamo affermare che Macri ha ingannato l’ elettorato con premeditazione e mala fede. Le promesse sono sfumate allo stesso modo dei suoi palloncini gialli a ogni raduno elettorale. Le aspettative svaniscono mentre la realtà economica del tutto negativa comincia a imporsi sul racconto macrista. La soggettività economica già non è tanto ottimista como si affermava all’inizio del suo mandato. Al contrario. L’evidenza non inganna.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Provocazione USA e Corea del Nord: un pretesto per la guerra con la Cina

Trumpdi James Petras

24apr2017.- La costruzione dell’Impero degli Stati Uniti su scala mondiale è iniziata durante e subito dopo la seconda guerra mondiale. Washington è intervenuta direttamente nella guerra civile cinese (fornendo armi all’esercito di Chiang Kai Shek, mentre l’Esercito Rosso combatteva i Giapponesi), ha sostenuto la guerra di ri-colonizzazione della Francia contro il Viet Minh in Indocina e ha installato regimi fantoccio collaborazionisti dell’Impero giapponese in Corea del Sud, Taiwan e Giappone.

Sebbene la costruzione dell’impero si sia svolta con avanzate e retrocessi, progressi e sconfitte, l’obiettivo strategico è rimasto lo stesso: impedire la creazione di governi indipendenti comunisti o secolari-nazionalisti e imporre regimi vassali conformi agli interessi statunitensi.

Le guerre sanguinose e i colpi di stato (‘cambiamenti di regime’) sono stati le armi a disposizione. I regimi coloniali europei sconfitti sono stati sostituiti e incorporati come alleati subordinati degli U.S.A.

Laddove possibile, Washington si basava su eserciti di mercenari formati, attrezzati e diretti da ‘consiglieri’ statunitensi, per far avanzare le conquiste imperiali. Se necessario, di solito se il regime dei clienti e le truppe vasalle non erano in grado di sconfiggere un esercito popolare armato, le forze armate statunitensi intervenivano direttamente.

Gli strateghi imperiali cercavano di intervenire e brutalmente conquistare la nazione bersaglio. Quando non riuscivano a raggiungere il loro obiettivo “massimo”, lavoravano in trincea con una politica di assedio per tagliare i legami tra centri rivoluzionari e movimenti vicini. Dove i paesi hanno resistito con successo alle conquiste armate, i costruttori dell’impero hanno imposto sanzioni e blocchi economici, per erodere la base economica dei governi popolari.

Gli imperi, come i saggi romani riconoscevano da tempo, non vengono costruiti in un giorno, in settimane o in mesi. Tregue e  accordi sono firmati e rotti quando conviene, perché i disegni imperiali rimangono fondamentali.

Gli imperi sono costruiti promuovendo fratture interne tra avversari e colpi di stato nei paesi limitrofi. Soprattutto, consistono di una rete mondiale di avamposti militari, agenti clandestini e alleanze regionali ai confini dei governi indipendenti, per ridurre le potenze militari emergenti.

In seguito a guerre vittoriose, i centri imperiali dominano la produzione e i mercati, le risorse e il lavoro. Tuttavia, nel tempo, le sfide inevitabilmente emergono, da parte dei regimi dipendenti come anche da quelli indipendenti. Rivali e concorrenti hanno guadagnano mercati e una maggiore capacità militare. Mentre alcuni stati vassalli hanno sacrificato la sovranità politico-militare necessaria allo sviluppo economico indipendente, altri si sono spinti verso l’indipendenza politica. 

Contraddizioni precoci e tardive dell’espansione dell’imperialismo

Le dinamiche degli stati e dei sistemi imperiali contengono contraddizioni, che costantemente sfidano e modificano i contorni dell’impero.

Gli Stati Uniti hanno dedicato enormi risorse per mantenere la supremazia militare sui vassalli, ma hanno subito un forte calo nella loro quota di mercato mondiale, in particolare con l’ascesa veloce di nuovi produttori economici.

La concorrenza economica ha costretto i centri imperiali a rimettere a fuoco le loro economie – la ‘rendita’ (finanza e speculazione) ha spostato i profitti dal commercio e dalla produzione. Le industrie imperiali si sono trasferite all’estero in cerca di lavoro a basso costo. La finanza, le assicurazioni, l’immobiliare, le comunicazioni, l’industria militare e della sicurezza sono giunti a dominare l’economia domestica. Un ciclo vizioso è stato creato: con l’erosione della sua base produttiva, l’Impero ha ulteriormente aumentato la sua dipendenza dal capitale militare e finanziario e dall’importazione di beni di consumo a basso costo.

Subito dopo la seconda guerra mondiale, Washington ha provato la sua forza militare attraverso l’intervento. A causa dell’immensa resistenza popolare e della vicinanza dell’URSS, e poi della RPC, la costruzione dell’Impero nell’Asia post-coloniale è stata contenuta o sconfitta militarmente. Le forze U.S.A. hanno temporaneamente conosciuto uno scacco matto in Corea dopo aver ucciso milioni di persone. La loro sconfitta in Cina ha portato alla fuga dei “nazionalisti” sull’isola provinciale di Taiwan. La sostenuta resistenza popolare e il sostegno materiale delle superpotenze socialiste hanno portato al loro ritiro dall’Indo-Cina. In risposta, gli U.S.A. hanno fatto ricorso a sanzioni economiche per soffocare i governi rivoluzionari.

La crescita dell’ideologia unipolare

Con il crescente potere dei concorrenti economici esteri e la sua crescente dipendenza dall’intervento militare diretto, l’Impero degli Stati Uniti ha approfittato della disintegrazione interna dell’URSS e dell’abbraccio cinese del “capitalismo di stato” nei primi anni ’90 e ’80. Gli U.S.A. si sono espansi nella regione baltica, nell’Europa orientale e centrale e nei Balcani – con la divisione forzata della Jugoslavia. Gli strateghi imperiali hanno immaginato ‘un impero unipolare’ – uno stato imperiale senza rivali. I costruttori dell’Impero erano liberi di invadere, occupare e saccheggiare stati indipendenti in qualsiasi continente – anche di bombardare una capitale europea, Belgrado, con impunità totale. Sono state lanciate molteplici guerre contro gli ‘avversari’ designati, che non disponevano di forti alleati globali.

I paesi dell’Asia meridionale, del Medio Oriente e del Nord Africa sono stati presi mira per la distruzione. Il Sud America era sotto il controllo di regimi neo-liberistici. L’ex-URSS è stata saccheggiata e disarmata dai vassalli imperiali. La Russia è stata governata da gangster-cleptocrati alleati ai piantoni degli Stati Uniti. La Cina è stata vista come nient’altro che un laboratorio di schiavi che doveva produrre beni di consumo di massa a basso costo per gli Americani e generare grandi profitti per le multinazionali americane e i rivenditori come Walmart.

Ma, a differenza dell’Impero Romano, gli anni Novanta non sarebbero stati il preludio di un impero statunitense invincibile di lunga durata. Dal momento che gli ‘unipolaristi’ stavano perseguendo diverse guerre di conquista costose e distruttive e non potevano contare sulla crescita dei satelliti con economie industriali emergenti per i propri profitti, la potenza globale statunitense è risultata erosa.

La sconfitta dell’unipolarismo: il 21mo secolo

Dieci anni dopo essere entrati nel XXI secolo, la visione imperiale di un invincibile impero unipolare si andava già sbriciolando. L’accumulazione ‘primitiva’ della Cina ha portato a un’accumulazione domestica avanzata a favore del popolo e dello stato cinesi. La potenza della Cina si è estesa all’estero attraverso investimenti, scambi e acquisizioni.

La Cina ha sostituito gli Stati Uniti come principale partner commerciale in Asia e più grande importatore di materie prime provenienti dall’America Latina e dall’Africa. La Cina è diventata il principale produttore ed esportatore di beni di consumo in Nord America e nell’UE.

Il primo decennio del XXI secolo ha visto il rovesciamento o la sconfitta degli stati vassali statunitensi in tutta l’America Latina (Argentina, Bolivia, Venezuela, Ecuador e Brasile) e l’emergere di regimi agro-minerari indipendenti, pronti a costituire patti commerciali regionali. Si è trattato di un periodo di crescente domanda globale per le loro risorse naturali e le loro materie prime, proprio quando gli Stati Uniti si stavano de-industrializzando e in mezzo a costose e disastrose guerre in Medio Oriente.

A differenza della crescente indipendenza dell’America Latina, l’UE ha approfondito la sua partecipazione militare alle brutali guerre d’oltremare guidate dagli Stati Uniti, espandendo il ‘mandato’ della NATO. Bruxelles ha seguito la politica unipolare che assedia sistematicamente la Russia e indebolisce la sua indipendenza attraverso severe sanzioni. L’espansione esteriore dell’UE (finanziata con una crescente austerità nazionale) ha accentuato le crepe interne, portando al malcontento popolare. Il Regno Unito ha votato a favore di un referendum per separarsi dall’UE.

I disastri domestici del regime vassallo statunitense in Russia, sotto Boris Yeltsin durante gli anni ’90, hanno spinto gli elettori a scegliere un nazionalista, Vladimir Putin. Il governo del presidente Vladimir Putin ha intrapreso un programma per riconquistare la sovranità russa e la sua posizione di potere globale, contrastando l’intervento interno statunitense e rigettando l’accerchiamento esterno della NATO.

Gli unipolaristi hanno continuato a lanciare molteplici guerre di conquista in Medio Oriente, nel Nord Africa e nell’Asia meridionale, che sono costate migliaia di miliardi di dollari e hanno portato alla perdita dei mercati globali e della competitività. Mentre gli eserciti dell’Impero si espandevano a livello mondiale, l’economia domestica (la ‘Repubblica’) entrava in recessione. Gli Stati Uniti si sono impantanati nella recessione e in una crescente povertà. La politica unipolare ha creato una crescente economia mondiale multipolare, mentre rigidamente imponeva le proprie priorità militari.

L’Impero colpisce indietro: l’opzione nucleare


Il secondo decennio del ventunesimo secolo ha inaugurato la scomparsa dell’unipolarità, provocando lo sgomento di molti ‘esperti’ e la rimozione cieca dei suoi architetti politici. L’aumento di un’economia mondiale multipolare ha intensificato il disperato tentativo imperiale di ripristinare l’unipolarità con i mezzi militari, manovrati da militaristi incapaci di adeguare o (anche solo) valutare le proprie politiche. Sotto il regime del presidente americano, ‘il primo nero’ Obama, eletto con la promessa di ‘tenere a freno’ i militari, gli strateghi imperiali hanno intensificato il perseguimento di (almeno) sette, nuove e prolungate guerre. Per i responsabili politici e i propagandisti dei media ufficiali statunitensi ed europei, queste sono state guerre imperiali vincenti, accompagnate da premature dichiarazioni di vittoria in Somalia, in Iraq e in Afghanistan. Questa trionfale illusione di successo ha portato la nuova Amministrazione a lanciare nuove guerre in Ucraina, Libia, Siria e Yemen.


Siccome la nuova ondata di guerre e colpi di stato (‘cambiamenti di regime’) per imporre l’unipolarità è fallita, politiche militaristiche ancora più spinte hanno sostituito le strategie economiche per il dominio globale. I militaristi unipolaristi, che dirigono l’apparato statale permanente, continuano a sacrificare mercati e investimenti, con totale impunità rispetto alle conseguenze disastrose dei loro fallimenti sull’economia domestica. 

Un breve rilancio dell’unipolarismo in America Latina

Colpi di stato e scalate al potere hanno rovesciato i governi indipendenti in Argentina, Brasile, Paraguay, Honduras e hanno minacciato i governi progressisti in Bolivia, Venezuela e Ecuador. Tuttavia, il ‘roll-back’ pro-imperiale in America Latina non era politicamente né economicamente sostenibile e minaccia di minare qualsiasi ripristino del dominio unipolare statunitense nella regione.

Gli Stati Uniti non hanno fornito alcun aiuto economico o un accesso più ampio ai mercati, per premiare e sostenere i regimi clientelari appena acquisiti. Il nuovo vassallo dell’Argentina, Mauricio Macri, ha trasferito miliardi di dollari ai rapaci banchieri di Wall Street e ha consentito l’accesso alle basi militari e alle risorse redditizie, senza ricevere in cambio immissioni di capitale da investimento. Infatti, le politiche servili del presidente Macri hanno creato maggiore disoccupazione e una compressione del livello di vita, portando al malcontento popolare di massa. Il ‘nuovo ragazzo’ dell’impero unipolare, (insediato) nel suo feudo di Buenos Aires, rischia una crisi precoce.

Allo stesso modo, la corruzione diffusa, una profonda depressione economica e livelli di disoccupazione a doppia cifra senza precedenti in Brasile minacciano il regime vassallo illecito di Michel Temer con una crisi permanente e un conflitto di classe crescente.

Successo a breve termine in Medio Oriente

Il lancio unipolare revanchista di una nuova ondata di guerre in Medio Oriente e in Africa del Nord ha conosciuto un effimero successo con il potere devastante dei bombardamenti aerei e navali statunitensi e NATO. Quindi è crollato in mezzo alla distruzione grottesca e al caos, inondando l’Europa con milioni di rifugiati.

Potenti rigurgiti di resistenza all’invasione statunitense dell’Iraq e dell’Afghanistan hanno accelerato il ritorno verso un mondo multipolare. Gli insorti islamici hanno costretto gli Stati Uniti in guarnigioni fortificate e hanno preso il controllo della campagna e circondato le città in Afghanistan; Iraq, Siria, Yemen, Somalia e Libia hanno messo in fuga i regimi e i mercenari sostenuti dagli Stati Uniti.

Gli unipolaristi e lo stato permanente: ri-compattamento e attacco

Di fronte ai propri fallimenti, gli unipolaristi si sono raggruppati e hanno attuato la strategia militare più pericolosa mai provata: l’accumulo di capacità ‘nucleare’ di primo livello per la Cina e la Russia.


Messo in piedi dai mandatari politici del Dipartimento di Stato americano, il governo dell’Ucraina è stato sussunto dai vassalli statunitensi, che hanno portato alla rottura in corso in quel paese. Per paura dei neo-fascisti e dei russofobi, i cittadini della Crimea hanno votato per ricongiungersi alla Russia. Le maggioranze etniche russe nella regione del Donbass dell’Ucraina sono entrate in guerra con Kiev, con migliaia di persone uccise e milioni di persone in fuga dalle loro case per rifugiarsi in Russia. Gli unipolaristi di Washington hanno finanziato e diretto il colpo di Kiev, realizzato da cleptocrati, fascisti e teppisti di strada, immuni come sempre dalle conseguenze.

Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno aumentando il numero di truppe di combattimento in Afghanistan, Iraq e Siria, per sostenere i loro alleati e inaffidabili mercenari.

Ciò che è fondamentale per comprendere l’ascesa e il declino del potere imperiale e le dichiarazioni unipolari euforiche degli anni ’90 (soprattutto durante il tramonto del sanguinoso regno del Presidente Clinton), è che le iniziative militari e politiche in nessun momento sono state sostenute da parte di blocchi di potere economico.

Gli Stati Uniti hanno sconfitto e conseguentemente occupato l’Iraq, ma hanno sistematicamente distrutto la società civile e l’ economia irachena, creando terreno fertile per la massiccia pulizia etnica, le ondate dei rifugiati e la successiva rivolta islamica, che ha attraversato vasti territori. Infatti, le deliberate politiche statunitensi in Iraq e altrove hanno creato la crisi dei rifugiati, che sta travolgendo l’Europa.

Una situazione simile sta avvenendo durante i primi due decenni di questo secolo: le vittorie militari hanno installato inetti leader impopolari sostenuti dall’impero. Gli unipolaristi si affidano sempre più alle realtà tribali più retrograde, agli estremisti islamici, ai clienti esteri e ai mercenari pagati. L’attacco intenzionale condotto dagli Stati Uniti verso quelle persone capaci di dirigere le nazioni multiculturali moderne come l’Iraq, la Libia, la Siria e l’Ucraina è una caricatura dei famosi attacchi di Pol Pot contro le classi educate della Cambogia. Naturalmente, gli Stati Uniti hanno prodigato i loro sforzi speciali verso l’uccisione degli insegnanti di scuola, quando hanno addestrato e finanziato i mujahedin in Afghanistan negli anni ’80.

La seconda debolezza, che ha portato al crollo dell’illusione unipolare, è stata la loro incapacità di ripensare le loro ipotesi e di riorientare e riequilibrare il loro paradigma strategico militarista di fronte all’incredibile confusione globale che hanno creato.

Ostinatamente si sono rifiutati di lavorare per promuovere elites economiche educate nei paesi conquistati. A tal fine, sarebbe stato necessario mantenere un sistema socio-economico e di sicurezza intatto nei paesi che avevano sistematicamente fatto a pezzi. Avrebbe significato rigettare il proprio paradigma di guerra totale, di resa incondizionata e di nuda e brutale occupazione militare, per consentire lo sviluppo di utili alleati economici, anziché imporre regimi vassalli malleabili ma grottescamente corrotti.


Il vasto apparato di esercito-polizia-intelligence, profondamente radicato, fortemente finanziato, che conta numerosi milioni, ha formato uno stato imperiale parallelo che comanda sul regime civile eletto all’interno degli Stati Uniti.

Il cosiddetto ‘stato profondo’, in realtà, è uno stato di dominio gestito dagli unipolaristi. Non è un’’entità senza volto’: ha un’identità di classe, ideologica ed economica.

Nonostante il grave costo dovuto alla perdita di una serie di guerre catastrofiche e dei furti multi-miliardari di dollari da parte dei regimi vassalli cleptocratici, gli unipolaristi sono rimasti impuniti, addirittura aumentando i loro sforzi per mettere a segno una conquista o riportare una vittoria militare temporanea.


Diciamolo apertamente e chiaramente: gli unipolaristi ora sono impegnati a incolpare dei loro terribili fallimenti militari e politici la Russia e la Cina. Ecco perché cercano, direttamente e indirettamente, di indebolire gli ‘alleati all’estero’ e, in particolare, Russia e Cina. Infatti, la loro campagna selvaggia volta ad ‘accusare i Russi’ dell’elezione del presidente Trump riflette la loro profonda ostilità verso la Russia e il disprezzo per i lavoratori e gli elettori di classe media inferiore (l’‘urna dei deplorabili’), che hanno votato per Trump. L’incapacità di questa elite di esaminare i propri fallimenti e l’incapacità del sistema politico di rimuovere questi disastrosi politicanti costituiscono una grave minaccia per il futuro del mondo.

Gli unipolaristi: la fabbricazione di pretesti per la guerra mondiale 

Mentre lo Stato unipolare ha subìto prevedibili sconfitte militari, prolungate guerre e la dipendenza da regimi civili instabili, gli ideologi continuano a dare la colpa alla ‘Russia e alla Cina come causa di tutte le loro sconfitte militari’.

La monomania degli unipolaristi si è trasformata in una provocatoria costruzione su vasta scala fatta di missili nucleari per l’offesa in Europa e in Asia, il che ha aumentato il rischio di una guerra nucleare con l’ingaggio in un letale ‘gioco del pollo’.

I fisici nucleari veterani del Bollettino degli Scienziati Atomici hanno pubblicato un’importante descrizione dei piani di guerra degli unipolaristi. Hanno reso noto che ‘il programma nucleare attuale e in corso ha implementato nuove tecnologie rivoluzionarie, che aumentano notevolmente la capacità di targeting dell’arsenale balistico USA. Queste nuove tecnologie aumentano il potere di sterminio totale delle forze missilistiche statunitensi di tre volte.’ Questo è esattamente ciò che un osservatore oggettivo si aspetterebbe da uno stato unipolare statunitense armato nuclearmente, che prevede di lanciare una guerra disarmando la Cina e la Russia con un primo colpo a ‘sorpresa’.

Lo stato unipolare ha individuato parecchi paesi come pretesti per lanciare una guerra. Il governo degli Stati Uniti ha installato provocatorie basi missilistiche nei paesi baltici e in Polonia. Questi sono regimi scelti per la loro voglia di violare i confini o lo spazio aereo della Russia e insanamente disposti a provocare l’inevitabile reazione militare a catena sulle proprie popolazioni. Altri siti per grandi basi militari statunitensi e l’espansione della NATO includono i Balcani, in particolare le ex province jugoslave del Kosovo e del Montenegro. Questi sono stati etno-fascisti e mafiosi in bancarotta e potenziali micce per i conflitti provocati dalla NATO, che potrebbero portare a un primo colpo degli Stati Uniti. Ciò spiega perché i più rabidi militaristi del Senato americano stanno spingendo per l’integrazione del Kosovo e del Montenegro nella NATO.

La Siria è il luogo dove gli unipolaristi stanno creando un pretesto per la guerra nucleare. Lo Stato americano ha inviato più ‘forze speciali’ in aree fortemente conflittuali, per sostenere i loro alleati mercenari. Ciò significa che le truppe statunitensi opereranno d’ora in avanti (illegalmente) faccia a faccia con l’esercito siriano, sostenuto dal sostegno aereo militare russo (legale). Gli Stati Uniti intendono conquistare Raqqa, controllata dall’ISIS nella Siria settentrionale come propria base di operazioni, con l’intenzione di negare al governo siriano la sua vittoria sui terroristi jihadisti. La probabilità di ‘incidenti’ armati tra gli Stati Uniti e la Russia in Siria sta crescendo con l’entusiasta applauso degli unipolaristi statunitensi.

Gli Stati Uniti hanno finanziato e promosso i combattenti curdi mentre recuperano il territorio siriano dai terroristi jihadisti, soprattutto nei territori lungo il confine turco. Ciò sta portando a un inevitabile conflitto tra la Turchia e i curdi appoggiati dagli U.S.A..

Un altro sito probabile per la guerra ampliata è l’Ucraina. Dopo aver preso il potere a Kiev, i clepto-fascisti hanno lanciato una guerra di fuoco e un blocco economico contro i Russi-Ucraini bilingui della regione del Donbass. Gli attacchi da parte della giunta di Kiev, innumerevoli massacri di civili (tra cui la bruciatura di decine di manifestanti di lingua russa a Odessa) e il sabotaggio delle spedizioni russe di aiuto umanitario via mare potrebbero provocare ritorsioni dalla Russia e portare a un intervento militare statunitense attraverso il Mar Nero contro la Crimea.

Il luogo più probabile per iniziare la III guerra mondiale è la penisola coreana. Gli unipolaristi e i loro alleati nell’apparato statale hanno sistematicamente costruito le condizioni per scatenare una guerra con la Cina, usando il pretesto del programma di difesa armata  nordcoreano.

L’apparato statale degli unipolaristi ha riunito i suoi alleati al Congresso e nei mass-media per montare l’isteria pubblica. Il Congresso e l’amministrazione del presidente Trump hanno presentato il programma missilistico nordcoreano come una ‘minaccia per gli Stati Uniti’. Ciò ha permesso allo stato unipolarista di attuare una strategia militare offensiva per contrastare questa falsa ‘minaccia’.

L’elite ha scartato tutti i precedenti negoziati diplomatici e accordi con la Corea del Nord per prepararsi alla guerra – in ultima analisi diretta verso la Cina. Questo perché la Cina è il più dinamico e più efficace concorrente economico globale per il dominio del mondo da parte degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno ‘sofferto’ una sconfitta pacifica, ma umiliante, per mano di un potere asiatico  emergente. L’economia cinese è cresciuta più di tre volte più velocemente degli Stati Uniti negli ultimi due decenni. E la banca per lo sviluppo delle infrastrutture della Cina ha attirato numerosi partecipanti regionali e europei, dopo che un accordo commerciale molto promosso dagli Stati Uniti in Asia, promosso dall’amministrazione Obama, è fallito. Negli ultimi dieci anni, mentre gli stipendi e i salari sono ristagnati o regrediti negli Stati Uniti e nell’UE, si sono triplicati in Cina.

La crescita economica della Cina è destinata a superare gli Stati Uniti nel prossimo futuro, se la tendenza continua. Ciò comporterà inevitabilmente che la Cina sostituirà gli Stati Uniti come il potere economico più dinamico del mondo… fatto salvo un attacco nucleare dagli Stati Uniti. Non c’è da meravigliarsi che la Cina sia imbarcata in un programma per modernizzare i suoi sistemi missilistici difensivi e la sicurezza delle frontiere e della sicurezza marittima. Mentre gli unipolaristi si preparano alla ‘decisione finale’ di attaccare la Cina, stanno sistematicamente installando la loro capacità di attacco missilistico più avanzato in Corea del Sud, con il pretesto di contrastare il regime di Pyongyang. Per aggravare le tensioni, l’Alto Comando degli Stati Uniti ha iniziato dei cyber-attacchi contro il programma missilistico della Corea del Nord. Ha organizzato imponenti esercizi militari con Seoul, che hanno spinto l’esercito nordcoreano a ‘provare’ quattro dei suoi missili balistici a medio raggio nel Mare del Giappone. Washington ha ignorato gli sforzi del governo cinese per calmare la situazione e persuadere i Nordcoreani a resistere alle provocazioni statunitensi ai suoi confini e anche a ridimensionare il loro programma di armi nucleari. La macchina di propaganda della guerra statunitense afferma che la risposta nervosa di Pyongyang agli esercizi militari provocatori di Washington (soprannominati ‘Foal Eagle’) sul confine della Corea del Nord sono sia una ‘minaccia’ contro la Corea del Sud e ‘la prova della follia dei suoi leader’. In definitiva, Washington intende colpire la Cina. Ha installato il suo (mal definito) Sistema di Difesa Terminale di Estrema Altitudine (THAAD) in Corea del Sud. Un sistema di sorveglianza e attacco offensivo progettato per puntare le principali città cinesi e completare l’assedio marittimo della Cina e della Russia da parte degli U.S.A.. Utilizzando la Corea del Nord come pretesto, il THAAD è stato installato in Corea del Sud, con la capacità di raggiungere il cuore cinese in pochi minuti. La sua gamma copre oltre 3.000 chilometri di massa terrestre della Cina. I missili THAAD diretti sono progettati appositamente per identificare e distruggere la capacità missilistica difensiva della Cina. Con l’installazione THADD in Corea del Sud, l’Estremo Oriente della Russia è ora circondata dai missili offensivi statunitensi per completare l’accumulo in Occidente. Con l’istallazione del THADD in Sud Corea, l’Estremo Oriente della Russia è adesso accerchiato dai missili d’attacco U.S.A., a integrazione del complesso militare in Occidente. Gli strateghi unipolaristi sono alleati al governo giapponese sempre più militaristico – uno sviluppo estremamente allarmante per i Coreani e i Cinesi, data la storia della brutalità giapponese nella regione. Il Ministro della Difesa giapponese ha proposto di acquisire la capacità di uno ‘colpo preventivo’, una replica imperiale della sua invasione e schiavizzazione della Corea e della Manciuria. Il Giappone punta verso la Corea del Nord, ma realmente mira alla Cina.

Il regime profondamente corrotto e ciecamente sottomesso della Corea del Sud ha immediatamente accettato il sistema USA / THADD sul loro territorio. Washington ha trovato il docile ‘profondo stato’ sud-coreano disposto a sacrificare i suoi legami economici cruciali con Pechino: la Cina è il principale partner commerciale della Corea del Sud. Come conseguenza del suo ruolo di piattaforma per la futura aggressione statunitense contro la Cina, la Corea del Sud ha subito perdite nei commerci, negli investimenti e nell’occupazione. Anche se un nuovo governo della Corea del Sud dovesse invertire questa politica, gli Stati Uniti non sposteranno l’installazione THAAD. La Cina, da parte sua, ha tagliato in gran parte i suoi legami economici e di investimento con alcuni dei più grandi conglomerati della Corea del Sud. Il turismo, gli scambi culturali e accademici, gli accordi commerciali e, soprattutto, la maggior parte delle esportazioni industriali sud-coreane rischiano di arrestarsi.Nel bel mezzo di un grande scandalo politico che coinvolge il presidente coreano (che   affronta l’impeachment e l’arresto), l’alleanza militare americano-giapponese ha brutalmente coinvolto lo sprovveduto popolo sud-coreano in un attacco militare offensivo contro la Cina. Nel processo, Seoul rischia le sue relazioni economiche pacifiche con la Cina. I Sud-coreani sono in gran parte ‘a favore della pace’, ma si trovano sulle frontiere di una potenziale guerra nucleare.

La risposta della Cina alla minaccia di Washington è un massiccio accumulo della propria capacità di difesa missilistica. I Cinesi ora affermano di avere la capacità di abbattere rapidamente le basi THAAD in Corea del Sud se costretti dagli Stati Uniti. La Cina sta riorganizzando le sue fabbriche per compensare la perdita delle importazioni industriali sud-coreane.

Conclusione

L’ascesa e la caduta dell’America unipolare non ha destituito l’apparato statale permanente, dal momento che esso continua a perseguire le sue fallimentari strategie.

Al contrario, gli unipolaristi stanno accelerando la loro spinta per la conquista militare globale puntando la Russia e la Cina, che essi insistono sono la causa delle loro guerre perdenti e del declino economico mondiale. Vivono delle loro delusioni di una ‘era dell’oro’ degli anni ’90, quando George Bush Sr. poteva devastare l’Iraq e Bill Clinton poteva bombardare le città della Jugoslavia con impunità.

Sono finiti i giorni in cui gli unipolaristi potevano scompaginare l’URSS, finanziare violenti regimi ex-sovietici di rottura in Asia e nel Caucaso e gestire elezioni fraudolente per propri i clienti ubriachi in Russia.

I disastri delle politiche statunitensi e il loro declino economico interno hanno dato luogo a rapidi e profondi cambiamenti nei rapporti di potere negli ultimi due decenni, rompendo ogni illusione di un unipolare ‘secolo americano’.
L’unipolarismo resta l’ideologia dell’apparato permanente di sicurezza statale e delle sue elite a Washington. Credono che il matrimonio del militarismo all’estero e il controllo finanziario a casa permetteranno loro di riconquistare il loro perduto unipolare ‘Giardino dell’Eden’.

La Cina e la Russia sono i protagonisti essenziali di un mondo multipolare. La dinamica della necessità e la propria crescita economica li ha spinti ad alimentare con successo stati e mercati alternativi e indipendenti.

Questa evidente, irreversibile realtà ha spinto gli unipolaristi alla mania di prepararsi a una guerra nucleare mondiale! I pretesti sono infiniti ed assurdi; gli obiettivi sono chiari e globali; i mezzi militari offensivi distruttivi sono disponibili; ma lo sono anche le formidabili capacità di difesa e di rappresaglia della Cina e della Russia.
L’illusione dello stato unipolare di ‘vincere una guerra nucleare mondiale’ presenta agli Americani la sfida critica di resistere o di cedere a un impero insanamente pericoloso in declino, disposto a lanciare una guerra distruttiva globale.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

 

 

I legami di Trump col passato e la resurrezione della sinistra

obama-trumpdi James Petras

09.02.2017- Stati Uniti

 

‘De Omnibus dubitandum’
Bisogna dubitare di tutto

Introduzione
Il Presidente Trump è profondamente radicato nella struttura politica dello stato profondo dell’imperialismo americano. Contrariamente ai riferimenti occasionali al non intervento nelle guerre d’oltremare, Trump ha seguito le orme dei suoi predecessori. Mentre i neo-conservatori e i liberali hanno sollevato lamenti e gemiti per i legami di Trump con la Russia, per le sue ‘eresie’ sulla NATO e le sue aperture alla pace in Medio Oriente, in pratica, lui ha scartato il suo imperialismo umanitario mercantile e si è impegnato nelle stesse politiche bellicose della sua rivale presidenziale del PD, Hillary Clinton.

 

Siccome gli manca la viscida ‘demagogia’ dell’ex-presidente Obama, e non spalma le sue azioni con appelli d’accatto alla politica ‘identitaria’, i grezzi e rudi pronunciamenti di Trump trascinano giovani manifestanti per le strade in azioni di massa. Queste manifestazioni sono in maniera più o meno palese sostenute dai maggiori oppositori di Trump tra i banchieri di Wall Street, gli speculatori e i magnati dei mass-media. In altre parole, il presidente Trump è un porta-insegne e un seguace, non un ‘rivoluzionario’ e neanche un ‘agente di cambiamento’.
Cominceremo col discutere la traiettoria storica che ha dato alla luce il regime di Trump. Poi identificheremo le politiche in corso e gli impegni che determinano la direzione presente e il futuro della sua amministrazione. Concluderemo cercando di capire come l’attuale reazione possa essere in grado di produrre trasformazioni future.  Sfideremo l’attuale ‘catastrofico’ e apocalittico delirio e offriremo ragioni per una prospettiva ottimista per il futuro. In breve: questo saggio sottolineerà come la negatività del presente possa diventare una positività realistica.

 

 

Sequenze storiche

 

Nel corso degli ultimi due decenni, i presidenti degli Stati Uniti hanno sperperato le risorse finanziarie e militari del paese in guerre senza fine, senza speranza di vittoria, come anche in debiti commerciali e squilibri fiscali da milioni di miliardi di dollari. I leader degli Stati Uniti sono impazziti, provocando grandi crisi finanziarie globali, permettendo alle maggiori banche di fallire, distruggendo i piccoli titolari di mutui ipotecari, devastando i produttori e creando disoccupazione di massa, seguita da lavori instabili a bassa retribuzione, che portano al collasso gli standard di vita della piccola borghesia e della classe lavoratrice.

 

Le guerre imperiali, i miliardi di dollari dei salvataggi per i miliardari e la fuga incontrastata delle corporations multinazionali all’estero, hanno ampiamente approfondito le disuguaglianze di classe e dato origine ad accordi commerciali che favoriscono la Cina, la Germania e il Messico. Negli Stati Uniti, i principali beneficiari di queste crisi sono stati i banchieri, i miliardari high-tech, gli importatori commerciali e gli esportatori dell’agro-business. Di fronte alle crisi sistemiche, i regimi al potere hanno risposto approfondendo e ampliando i poteri del Presidente U.S. sotto forma di decreti presidenziali. Per coprire la serie decennale di sconfitte, sono stati incarcerati i ‘delatori’ patriottici e la sorveglianza high-tech da stato di polizia si è infiltrata in ogni settore della cittadinanza.
I Presidenti Bush, Clinton e Obama hanno definito la traiettoria delle guerre imperiali e di rapina di Wall Street. La polizia di Stato, i militari e le istituzioni finanziarie sono saldamente intrecciati nella matrice del potere. Centri finanziari come Goldman Sachs, hanno più volte dettato il programma e controllato il Dipartimento del Tesoro e delle agenzie che regolano il commercio e le banche. Le “istituzioni permanenti” dello Stato sono rimaste, mentre i presidenti, a prescindere dal partito, sono stati rimpastati, dentro e fuori l’ “Ufficio Ovale”.
Il ‘primo’ Presidente ‘nero’ Barack Obama ha promesso la pace e portato avanti sette guerre. Il suo successore, Donald Trump, è stato eletto sulla base della promessa di “non intervento” e prontamente ha brandito il “bastone da bombardamento” di Obama: il piccolo Yemen è stato attaccato dalle forze USA, gli alleati della Russia nella regione ucraina del Donbas sono stati aggrediti dagli alleati di Washington a Kiev e il ‘più realista’ rappresentante di Trump, Nikki Haley, ha messo in piedi un bellicoso spettacolo alle Nazioni Unite, nello stile della ‘Signora intervento umanitario’ Samantha Power, ragliando invettive contro la Russia.

 

Dove è il cambiamento? Trump ha seguito Obama aumentando le sanzioni contro la Russia, mentre minaccia la Corea del Nord di distruzione nucleare, a seguito del maggior dispiegamento militare voluto da Obama nella penisola coreana. Obama ha lanciato una guerra per interposta persona contro la Siria e Trump ha intensificato la guerra aerea su Raqqa. Obama ha circondato la Cina con basi militari, navi da guerra e aerei da guerra e Trump gli è andato dietro a passo d’oca  con retorica guerrafondaia. Obama ha raggiunto il record nell’espulsione di due milioni di lavoratori messicani nel corso di otto anni; Trump lo ha seguito con la promessa di espellerne ancora di più.

 

In altre parole, il presidente Trump ha doverosamente preso il cammino lungo la traiettoria dei suoi predecessori, bombardando gli stessi paesi già nel mirino, mentre plagiava i loro discorsi maniacali presso le Nazioni Unite.
Obama ha aumentato il tributo annuale a Tel Aviv per l’incredibile somma di $ 3,8 miliardi, mentre belava qualche critica pro-forma verso l’espansione coloniale israeliana in Palestina; Trump ha proposto di spostare l’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, mentre balbettava qualcuna delle sue solite insignificanti critiche agli insediamenti ebraici illegali sulla terra palestinese trafugata.

 

Ciò che colpisce in maniera straordinaria è la somiglianza delle politiche di Obama e Trump in politica estera, i loro mezzi e alleati. Ciò che differisce è il loro stile e la loro retorica. Entrambi i Presidenti, propostisi come ‘Agenti di Cambiamento’, hanno immediatamente rotto le stesse roboanti promesse pre-elettorali e hanno funzionato alla grande dentro i confini delle sempiterne istituzioni di stato.

 

Le differenze che presentano sono il risultato di contrastanti contesti storici. Obama ha assunto il crollo del sistema finanziario e ha cercato di regolamentare le banche, al fine di stabilizzare le transazioni. Trump ha assunto la Presidenza dopo la ‘stabilizzazione’ da  un trilione di dollari di Obama e ha cercato di eliminare le regolamentazione – sulle orme del Presidente Clinton! Così ‘tanto rumore’ sulla ‘deregulation storica’ di Trump!

 

L’’inverno dello scontento’, sotto forma di proteste di massa contro il bando anti- immigrati e visitanti da sette paesi a maggioranza musulmana di Trump deriva direttamente dalle ‘sette micidiali guerre’ di Obama. Gli immigrati e i rifugiati sono il prodotto diretto delle invasioni di Obama e degli attacchi a questi paesi, che hanno portato a omicidi, ferimenti, spostamenti forzati e miseria a milioni di persone ‘prevalentemente’ (ma non esclusivamente) musulmane. Le guerre di Obama hanno creato decine di migliaia di ‘ribelli’, insorgenti e terroristi. I profughi, in fuga per la loro vita, sono stati ampiamente esclusi dagli Stati Uniti sotto Obama e la maggior parte hanno cercato rifugi sicuri nei campi squallidi e nel caos dell’UE.

 

Per quanto terribile e illegale la chiusura delle frontiere ai musulmani da parte di Trump e per quanto promettenti sembrino le proteste pubbliche di massa, si tratta in entrambi i casi del risultato di una quasi decennale politica di omicidi e caos sotto la Presidenza di Obama.

 

Seguendo la traiettoria politica – Obama ha versato il sangue e Trump, nel suo volgare stile razzista, è stato lasciato a ‘ripulire il casino’. Mentre Obama è stato trasformato in un ‘premio Nobel per la Pace’, creatore di pace, lo scontroso Trump è stato attaccato significativamente per aver osato prendere lo straccio insanguinato!
Trump ha scelto di percorrere la via della calunnia e affronta l’ira di purgatorio. Nel frattempo, Obama è fuori a praticare il golf, il windsurf e a esibire il suo sorriso ‘chi se ne frega’ ai suoi adoranti scribacchini nei media.

 

Mentre Trump ripercorre il sentiero tracciato da Obama, centinaia di migliaia di manifestanti riempiono le strade per protestare contro il ‘fascista’, con decine di reti principali di mass-media, decine di plutocrati e ‘intellettuali’ di tutti i generi, razze e credi che si contorcono per l’oltraggio morale! Si rimane confusi per il silenzio assordante mostrato da questi stessi attivisti e forze quando le aggressive guerre e gli attacchi di Obama hanno portato alla morte e alla deportazione di milioni di civili, per lo più musulmani, e soprattutto donne – mentre le loro case, i matrimoni, i mercati, le scuole e i funerali erano bombardati.

 

Questo per quanto riguarda la confusione delle teste americane! Si dovrebbe cercare di capire le possibilità che nascono da un enorme settore che finalmente rompe il proprio silenzio, mentre l’ovattata bellicosità di Obama è stata trasformata nella grezza marcia di Trump verso l’apocalisse.

 

 

Prospettive ottimistiche

 

Molti si disperano ma ancora più persone sono diventate più consapevoli. Individueremo le prospettive ottimistiche e le speranze realistiche radicate nella realtà e nelle tendenze attuali. Realismo significa discutere sviluppi contraddittori, polarizzanti e perciò non consideriamo alcuno sbocco ‘inevitabile’. Questo significa che i risultati sono ‘terreno conteso’, dove i fattori soggettivi giocano un ruolo di primo piano. L’interfaccia delle forze in conflitto può risultare in una spirale ascendente o verso il basso – verso una maggiore uguaglianza, sovranità e liberazione o verso una maggiore concentraione di ricchezza, potere e privilegi.

La concentrazione più retrograda di potere e ricchezza si trova nell’oligarchica Unione Europea dominata dalla Germania – una configurazione che è sotto assedio da parte delle forze popolari. Gli elettori del Regno Unito hanno scelto di uscire dalla UE (Brexit). Come risultato, la Gran Bretagna deve affrontare una rottura con la Scozia e il Galles e una ancora maggiore separazione dall’Irlanda. La Brexit porterà a una nuova polarizzazione quando i banchieri londinesi si sposteranno verso l’UE e i leader del libero mercato si confronteranno coi lavoratori, coi protezionisti e con la crescente massa di poveri. La Brexit fortifica le forze nazional-populiste e di sinistra in Francia, Polonia, Ungheria e Serbia e frantuma l’egemonia neo-liberista in Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e altrove. La sfida per gli oligarchi UE è che l’insurrezione popolare intensificherà la polarizzazione sociale e potrà portare a movimenti di classe progressisti come una volta o a partiti nazionalisti autoritari.

 

L’ascesa al potere di Trump e dei suoi decreti attuativi hanno portato a polarizzare altamente gli elettorati, a una maggiore politicizzazione e all’azione diretta. Il risveglio dell’America approfondisce le incrinature interne tra i piccoli ‘d’ democratici, le donne progressiste, i sindacalisti, gli studenti e gli altri contro gli opportunisti del Partito Democratico, i grandi ‘D’, gli speculatori, i guerrafondai democratici di tutta una vita, i galoppini borghesi neri ‘D’ del partito (i mis-leader) e un piccolo esercito di ONG finanziate dalle imprese.

 

L’adozione da parte di Trump del programma militare Obama-Clinton e di Wall Street porterà a una bolla finanziaria, a spese militari gonfiate e a guerre sempre più costose. Queste divideranno il regime dai suoi sostenitori sindacalisti e della classe operaia, ora che il gabinetto di Trump si è formato interamente con miliardari, ideologi, sionisti rabbiosi e militaristi (contro la sua promessa di nominare imprenditori ‘dal muso duro’ e realisti del mondo degli affari). Ciò potrebbe creare una ricca opportunità per movimenti futuri che rigettino il vero orribile volto del regime reazionario di Trump.

La contrarietà di Trump al NAFTA, la difesa del protezionismo e dello sfruttamento delle risorse finanziarie minerà i regimi narco-neoliberali corrotti e sanguinari, che hanno governato il Messico negli ultimi 30 anni, dai giorni di Salinas. La politica anti-immigrazione di Trump porterà i Messicani a dover scelgiere tra ‘la lotta e la fuga’, per affrontare il caos sociale creato dalle narco-bande e dalla polizia criminale. Esso forzerà lo sviluppo dei mercati nazionali e dell’industria del Messico. Le masse di consumatori interni e la proprietà abbracceranno movimenti nazional-popolari. I cartelli della droga e i loro sponsor politici perderanno i mercati degli Stati Uniti e affronteranno l’opposizione interna.
Il protezionismo di Trump limiterà il flusso illegale di capitali dal Messico, che ammontava a $ 48.300.000.000 nel 2016, ovvero il 55% del debito del Messico. La transizione del Messico dalla dipendenza e dal neo-colonialismo risulterà profondamente polarizzare per lo stato e la società; il risultato sarà determinato dalle forze di classe.

 

Le minacce economiche e militari di Trump contro l’Iran rafforzeranno le forze nazionaliste, populiste e collettiviste nei confronti dei neo-liberisti ‘riformisti’ e dei politici all’occidentale. L’alleanza anti-imperialista dell’Iran con lo Yemen, la Siria e il Libano si solidificherà contro il quartetto guidato dagli Stati Uniti, cioè Arabia Saudita, Israele, Gran Bretagna e Stati Uniti.

 

Il supporto di Trump al massiccio sequestro da parte israeliana della terra palestinese e il suo bando stile ‘solo Ebrei’ contro i musulmani e i cristiani porterà al ‘rovesciamento’ dei multi-milionari collaborazionisti dell’Autorità Palestinese e al sorgere di ancora più rivolte e intifade.

 

La sconfitta dell’ISIS rafforzerà le forze governative nell’Iraq indipendente, in Siria e in Libano, indebolirà la presa imperiale e aprirà la porta alle lotte secolari, democratiche e popolari.

 

La campagna anti-corruzione su larga scala e su lungo termine del Presidente della Cina Xi Jinping ha portato all’arresto e alla rimozione di oltre un quarto di milione di funzionari e uomini d’affari, inclusi miliardari e leader ai vertici del Partito. Gli arresti, i procedimenti giudiziari e la carcerazione hanno ridotto l’abuso del privilegio, ma cosa più importante, hanno migliorato le prospettive per un vasto movimento sociale, capace di sfidare le disuguaglianze. Quello che era iniziato dal ‘di sopra’ può provocare movimenti ‘del basso’. La rinascita di un movimento che guardi a valori socialisti  può avere un impatto importante sugli stati vassalli degli Stati Uniti in Asia.

Il sostegno della Russia ai diritti democratici nell’Ucraina orientale e la ri-costituzione della Crimea tramite referendum possono limitare i regimi fantoccio USA sul fianco meridionale della Russia e ridurre l’intervento degli Stati Uniti. La Russia può sviluppare pacifici legami con gli Stati europei indipendenti, in seguito alla disgregazione della UE e alla vittoria elettorale Trump, ben oltre la minaccia da parte del regime di Obama-Clinton di una guerra nucleare.

 

Il movimento mondiale contro la globalizzazione imperialista isola la morsa di potere voluta dalla destra degli Stati Uniti in Sud America. Il perseguimento di patti commerciali neo-liberisti da parte del Brasile, dell’Argentina e del Cile si trova sulla difensiva. Le loro economie, quelle dell’Argentina e del Brasile soprattutto, hanno visto un aumento di tre volte tanto del tasso di disoccupazione, di quattro volte del debito estero, una crescita stagnante o negativa e ora devono affrontare scioperi generali supportati dalle masse. Il ‘toadyismo’ neo-liberista sta riportando alla lotta di classe. Ciò può ribaltare l’ordine post-Obama in America Latina.
Conclusione

In tutto il mondo, all’interno dei paesi più importanti, l’ordine ultra-neo-liberista del passato quarto di secolo si sta disintegrando. Vi è un aumento improvviso e massiccio di movimenti dall’alto e dal basso, dai nazionalisti alla sinistra democratica, dagli indipendenti populisti alla destra reazionaria della ‘vecchia guardia’: è emerso un nuovo universo politico frammentato e polarizzato. L’inizio della fine del corrente ordine imperial-globalista sta creando opportunità per un nuovo ordine democratico collettivista e dinamico. Gli oligarchi e le elite della ‘sicurezza’ non daranno facilmente spazio alle richieste popolari né si faranno da parte. Si affileranno coltelli, decreti esecutivi verranno emanati, colpi di stato elettorali andranno in scena nel tentativo di prendere il potere. I movimenti democratici popolari emergenti hanno bisogno di superare la frammentazione dell’identità e scegliere leader unitari, egualitari, che possano agire con decisione e in modo indipendente dagli esistenti leader politici, i quali compiono gesti drammatici e plateali, mentre cercano un ritorno alla puzza e allo squallore del recente passato.

 

[Trad. dall’inglese per Albainformazione di Marco Nieli]

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