In Venezuela ci sono nuovi rapporti di forza

Chavez

di James Petras – La Haine

31ago2017.- L’Assemblea Costituente, la mobilitazione militare, la mobilitazione nazionale contro l’imperialismo interventista, hanno affondato la destra.

Efraim Chury Iribarne: Stavamo osservando che la situazione attuale in Afghanistan è abbastanza complessa e che Donald Trump in qualche modo prolunga la guerra in Afghanistan. È corretto?

Sì, è sotto il comando dei suoi generali, che hanno deciso che non è il momento di lasciare il paese, perché potrebbero subire un altro impatto negativo sull’immagine di un governo debole e fallito, in particolare nei media, che cercano qualsiasi pretesto per delegittimare il Presidente Trump.

Ma in realtà le cifre che danno per giustificare l’invasione nordamericana non corrispondono alla realtà, dicono che i talebani controllano solo il 50% del paese, ma gli esperti che hanno conoscenza sul campo dicono che è più dell’80%. Gli Stati Uniti controllano solo alcune città, soprattutto Kabul, la capitale, e molto di meno il resto. E voglio menzionare un altro fattore, tra i soldati dell’esercito afghano ci sono molti oppositori. Cioè, infiltrati talebani che, di tanto in tanto, eliminano i funzionari del governo nordamericano.

E, inoltre, anche nelle città presumibilmente controllate dagli Stati Uniti, ci sono costantemente incendi, attentati e altre azioni, che indicano che nemmeno nei centri che rimangono nelle loro mani sono sicuri. Quindi, l’idea che gli Stati Uniti con un aumento di 5.000 o 10.000 unità, possano invertire la situazione è totalmente falsa. È un atto suicida, nel senso che inviano truppe impossibilitate ad agire, nel senso di recuperare l’Afghanistan per conto degli Stati Uniti.

Credo che ci sono due possibilità alternative, o devono moltiplicare il numero di truppe, intensificare il bombardamento [che già si è dimostrato non funziona], o devono ritirarsi entro un termine dato, riconoscendo che inevitabilmente non sono in grado di invertire le tendenze verso i talebani.

EChI: Il Venezuela chiede all’ONU di prendere posizione sulle minacce statunitensi. Il capo della diplomazia venezuelana ha detto: l’ONU non può rimanere con le braccia incrociate e non condannare queste azioni, lo abbiamo fatto notare al suo segretario generale. D’altra parte, il ministro venezuelano della Difesa Vladimir Padrino López, ha detto sabato scorso che il popolo del Venezuela e delle Forze Armate Nazionali sono pronti a dare tutto per difendere la patria, “è scritto nella nostra Costituzione, siamo una Repubblica indipendente e sovrana e dobbiamo comprendere l’ampio concetto di ciò che è sovranità, la capacità di uno Stato, di una nazione e del suo governo di prendere le proprie decisioni.” Come vedi la situazione da quelle parti, Petras?

JP: L’ONU non ha molto peso, perché gli Stati Uniti hanno diritto di veto, hanno un controllo efficace sugli Europei, hanno il sostegno indiretto dei paesi neo-liberisti dell’America Latina, soprattutto la destra più dura. Quindi, l’idea è buona e il Venezuela deve presentarla, ma non si aspettano molto dalle Nazioni Unite.

Invece, hanno preso misure più positive, ad esempio, l’esercizio militare lo scorso fine settimana, con più di 700 mila soldati e miliziani. È un segno di forza, una capacità di mobilitare e proteggere il paese, che potrebbe servire da avvertimento agli Stati Uniti che un’invasione sarebbe molto costosa.

E ha anche un enorme effetto sull’opposizione interna. Dobbiamo analizzare i nuovi rapporti di forze. Trump, con la dichiarazione di intervento o di minaccia di intervento, ha neutralizzato e paralizzato l’opposizione. Perché su questo tema l’opposizione non ha alcun sostegno, tanto meno nelle piazze.

In secondo luogo, la mobilitazione militare e delle milizie serve pure a ridimensionare la presenza dell’opposizione. In altre parole, l’Assemblea Costituente, la mobilitazione militare, la mobilitazione nazionale contro l’imperialismo interventista, hanno al momento modificato i rapporti di forza. Non si sente molto da parte degli avversari, né dalle roccaforti di Caracas né da nessun altro posto. La destra insorgente è paralizzata, non ha voce o presenza in questo ultimo confronto.

E pure Almagro e l’OSA. Sono rimasti emarginati dal contesto, perché nemmeno Almagro osa sollevare la testa di fronte all’interventismo sfacciato degli Stati Uniti. Quindi, possiamo dire, che, almeno questa settimana, questo mese, c’è stato un cambiamento nei rapporti di forza favorevole al Venezuela, dovuto alla sua esibizione di forza, all’appoggio popolare e alle cattive politiche di Trump, tutti fattori che hanno avuto un impatto molto positivo per il presidente Maduro.

EChI: Petras, l’altro argomento che ci interessava è l’attacco permanente di Israele alla Palestina. Come va letto da una differente angolatura?

JP: In primo luogo, potremmo dire che la visita dell’’ultra’-sionista consigliere del presidente Trump, Jared Kushner, un ebreo israeliano ortodosso fanatico, va nella direzione del sostegno a Netanyahu nell’occupare più terre palestinesi. Questo è il primo fatto che dobbiamo capire. In secondo luogo, Israele sta ampliando la demolizione di case palestinesi in ogni quartiere di quello che resta della Palestina.

In terzo luogo, dobbiamo notare che Israele si basa fortemente sull’Arabia Saudita e sulla collaborazione delle destre nel Medio Oriente. E questo indica che, in questa situazione, dove la Siria e l’Iran stanno guadagnando peso in Iraq e altrove, Israele ha perso influenza tra i governanti e i terroristi coinvolti nei paesi colpiti.

Infine, dobbiamo riconoscere che la politica nordamericana è ancora totalmente controllata dai sionisti. Se analizziamo il regime di Trump, ci sono lo stesso numero o più sionisti nei primi posti dell’economia e della politica estera, che nel regime di Obama. Gli Stati Uniti sono ostaggio dei sionisti all’estero, che funzionano come una quinta colonna.

E questo non ha avuto nessuna risonanza in altri paesi. Ad esempio, esaminiamo i quotidiani considerati progressisti in Argentina, “Pagina 12”, “La Jornada” in Messico e forse anche in “Brecha”, non esiste una discussione approfondita sul peso israeliano nei governi nordamericani e su come formulano la politica nordamericana. Parlano di interessi petroliferi, parlano di interessi militari, ma, in realtà, riguardo al Medio Oriente, non esiste nessuna osservazione che possa negare che Israele è la principale forza della politica interna ed estera degli Stati Uniti.

Dobbiamo, infine, ricordare che Israele ha un’opposizione interna. Abbiamo visto come il gruppo pro-boicottaggio e anti-insediamenti in Palestina ha guadagnato molto consenso. Ci sono anche settori importanti di studenti ebrei che hanno respinto la politica israeliana. E nonostante il fatto che abbia ancora forze preponderanti nel Congresso, nella Presidenza, l’opposizione cresce anche tra la popolazione nordamericana.

EChI: Beh, Petras, come sempre ci aspettiamo di discutere qualche altro tema su cui al momento sta lavorando.

Potremmo cominciare con il caso della scomparsa di Santiago Maldonado, che sosteneva la lotta dei Mapuche in Argentina. La sua sparizione, la cui responsabilità è dei gendarmi sta provocando una grande mobilitazione di protesta. Non solo in Argentina. Oggi, ad esempio, nella BBC hanno dato un servizio sulla sua scomparsa e una messa in discussione delle versioni ufficiali. Più di ogni altra cosa, il mondo teme che l’atto di sequestro da parte di Macri sia un passo verso la licenza di uccidere che esisteva durante la dittatura. In altre parole, le dichiarazioni del ministro della “insicurezza” Patricia Bullrich, non hanno peso. Né all’estero né all’interno. Negli Stati Uniti, tra gli specialisti dell’America Latina, c’è molta preoccupazione e hanno convocato molte persone conosciute in America Latina, respingendo la versione ufficiale.

Ritengo che il caso Maldonado potrebbe comportare un grande colpo politico contro Macri alle prossime elezioni. Vorrei estendere il mio sostegno a tutto il movimento per la ricomparsa con vita di Maldonado.

Il secondo punto che voglio menzionare sono le inondazioni in Texas, in particolare nella grande città di Houston. Tutti parlano di pioggia, uragano, inondazioni, distruzione di centinaia di miliardi di dollari, ma nessuno parla del perché le inondazioni si ripetono. È perché non c’è investimento nelle infrastrutture. Quando la pioggia cade, riempie le strade perché i sistemi di drenaggio non funzionano. È curioso, una città con grandi raffinerie di petrolio, ha tunnel per canalizzare il petrolio dappertutto, ma non ha abbastanza infrastrutture per preservare la città dalle inondazioni.

Ancora una volta, sorge il problema delle catastrofi interne, ciò che i media di qui chiamano catastrofe. Il capitalismo non mette in campo investimenti e infrastrutture per salvare le proprie fonti di ricchezza. Da quelle parti, stanno perdendo 500.000 barili all’ora a causa della paralisi delle raffinerie. Vorrei sottolinearlo di nuovo, gli Stati Uniti sono un gigante con i piedi di argilla.

Infine, vorrei menzionare un altro fatto che dobbiamo prendere in considerazione, gli Stati Uniti stanno militarizzando la polizia, la stanno dotando di armi da parte dell’Esercito, le chiamano eccedenze e nuove armi, carri armati, macchine blindate, mitragliatrici, le stanno trasferendo alla polizia locale e statale.

Originariamente, la giustificazione era la lotta contro i cartelli di droga. Poi la scusa è diventata l’anti-terrorismo. Ed ora, è la polizia che è investita dei problemi delle comunità impoverite. Cioè, la militarizzazione delle città, indipendentemente da qualsiasi problema di droga e terrorismo.

Estratto da La Haine

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

La Costituente in Venezuela è una grande vittoria sull’imperialismo

index  di James Petras -02/08/2017

 

Efrain Chury Iribarne: Cominciamo con l’elezione dell’assemblea costituente in Venezuela.

JP: È stato un grande evento. Secondo le cifre che abbiamo, più di otto milioni di elettori hanno sostenuto l’Assemblea Costituente e più di un milione di persone hanno partecipato attivamente alla campagna per scegliere uno dei 545 membri.

È un atto eroico perché l’opposizione, con il sostegno di meccanismi nordamericani, ha organizzato atti di terrorismo, minacce e intimidazioni. Inoltre, minacce di sanzioni da parte di Washington, degli oppositori all’estero come la Colombia, il Brasile e altri governi pro-nordamericani, che sono intervenuti per intimorire i Venezuelani.

In altre parole, non è solo una vittoria politica per il governo, ma una vittoria per il paese, è una vittoria sull’imperialismo. È stato un grande successo, nonostante i grandi mezzi di comunicazione, che con le loro menzogne, hanno cercato di influenzare l’opinione pubblica interna ed esterna, il che mostra come la coscienza politica e l’esperienza del chavismo contano più degli investimenti in propaganda degli Stati Uniti, che hanno speso milioni di dollari, tentando di influenzare la visione dell’opinione pubblica venezuelana.

Dobbiamo capire allora come l’organizzazione, la coscienza, l’esperienza, sono più importanti delle pressioni che vengono dall’alto e dall’esterno.

Penso che l’altra cosa che dobbiamo considerare è che i cipayos che dall’estero sostengono la destra hanno avuto loro la loro brava sconfitta. Sappiamo tutti che in Brasile il governo attuale è un governo illegittimo, prodotto di un colpo di stato; sappiamo che in Argentina con Mauricio Macri abbiamo un governo che ha ingannato il popolo con la propaganda e che ha abbassato i suoi standard di vita; sappiamo che in Cile e in Perù abbiamo governi con alcune delle peggiori disuguaglianze del Terzo Mondo; sappiamo anche che i sostenitori dei paramilitari e quelli che entrano dalla Colombia per esercitare il mercato nero sono stati anche loro sconfitti.

La propaganda dice che ci sono stati dieci morti, ma la maggior parte delle uccisioni si è verificata prima delle elezioni. Cioè, le elezioni, con la protezione del governo, dell’esercito, della Guardia Nazionale, della Polizia, sono state sicure. Sappiamo che nei presunti referendum gli avversari, al meglio, hanno ottenuto circa sette milioni di voti, un milione di meno di quelli che hanno partecipato a queste elezioni. E sappiamo che tra i sette milioni ci sono state un sacco di frodi, perché il processo non ha avuto nessun osservatore, non aveva legalità, poi si sa che molti elettori dell’opposizione hanno votato una, due, tre e fino a 17 volte, perché non c’era controllo.

Quindi, dobbiamo capire che questo è stato un grande progresso per il processo politico venezuelano ed è stata una grande sconfitta per l’imperialismo. Sappiamo anche che l’Assemblea Costituente è un importante passo avanti rispetto al parlamentarismo borghese, perché molti degli eletti provengono da quartieri poveri, hanno rappresentatività, a differenza dei borghesi che ricoprono cariche nel parlamento attuale nei paesi capitalisti.

Infine, voglio sottolineare una cosa. L’astensione dell’opposizione danneggia la loro capacità di influenzare i Venezuelani neutrali: come possono proporre misure, come possono mobilitare se sono fuori dall’istituzionalità? Penso che come risultato di questo processo, l’opposizione si indebolirà molto, le attività diminuiranno, si sentiranno impotenti e gli Stati Uniti, in ogni caso, cercheranno di intervenire con nuove sanzioni, cercando di mettere alle strette il popolo che si suppone intendono aiutare.

E se ci saranno più sanzioni, il Venezuela dovrà approfondire i propri rapporti di scambio internamente. Bisogna pensare che ora, con la nuova Assemblea e la nuova Costituzione, le banche e le grandi società si potranno controllare meglio. La Rivoluzione deve avanzare a partire dall’Assemblea Costituente o regredirà e indebolirà la sua capacità di conservare la maggioranza che sostiene l’attuale processo.

 

EChI: È stato anche un duro colpo per l’Europa Occidentale, che voleva una sconfitta di Nicolas Maduro.
JP: Non v’è dubbio che gli Europei coinvolti, in particolare la Spagna e l’Inghilterra, hanno subíto un duro colpo, in quanto questo può servire come modello alternativo all’iter parlamentare capitalista, perché hanno eletto una Costituente che dà maggiore rappresentanza ai quartieri popolari, alle comunità dei lavoratori. Limitare l’effetto del denaro sul processo elettorale è un esempio importante.

Vedo il caso dell’Inghilterra, dove un governo di minoranza critica il Venezuela, quando l’attuale governo conservatore non è un governo di maggioranza, è un governo che ha ricevuto una minoranza di voti e deve affrontare una situazione di crisi, guardando al di fuori dell’Unione Europea; la Spagna con Mariano Rajoy è per giunta un governo pieno di corruzione. Non possono tollerare un esempio come l’Assemblea Nazionale Costituente.
EChI: Le ultime informazioni provenienti dalla Francia danno il Presidente Emmanuel Macron in forte calo nei sondaggi. A cosa si può essere attribuire?

JP: Beh, la situazione in Francia è molto complicata, perché l’opposizione è divisa tra il nazionalismo e la democrazia sociale, approfondita dall’avanzata di Jean-Luc Mélenchon. Ma in ogni caso, al momento Macron ha il controllo del processo politico, sebbene stia affrontando problemi importanti che non può risolvere.

Ad esempio, abbiamo il caso degli Stati Uniti, che einterferiscono e dettano la politica estera e finanziaria della Francia in relazione alla Russia. E questa politica di sanzioni sta andando a danneggiare molte società francesi che hanno rapporti commerciali – petrolio e gas – con la Russia. Potremmo dire che adesso Macron deve affrontare il problema di come può fare contenti gli Stati Uniti, senza danneggiare la propria economia.In Germania, è molto evidente che le pressioni nordamericane stanno affrontando una grande opposizione da parte di molti settori economici tedeschi. Poiché le leggi americane che applicano sanzioni alla Russia, condizionano la sovranità della Germania. Se Washington lo detta, possiamo dire che l’extra-territorialità americana, la legge nordamericana, è superiore alle leggi francesi, tedesche, ecc., a livello economico. Possiamo anche dire che la crisi con gli Stati Uniti, con quest’aumento dell’interventismo imperiale in Venezuela, Russia, Medio Oriente, Asia, sta causando molte emicranie e approfondendo la divisione tra l’Europa e gli Stati Uniti.


EChI: Beh, Petras, ci sono altri argomenti su cui vorresti fare un commento?

JP: La cosa più importante da considerare sono le sanzioni che Washington impone all’Iran, alla Russia e alla Corea del Nord; oltre alle pressioni militari che esercita in relazione alla Cina. Possiamo riconoscere che la Russia sta finalmente adottando misure di resistenza. Espellono 755 diplomatici statunitensi dalla Russia; stanno per chiudere alcuni edifici statunitensi in Russia. In altre parole, la Russia cessa di essere conciliatoria e di sottomettersi all’aggressione americana.
Le speranze della Russia di poter migliorare le relazioni con le concessioni sono finite. La politica di Donald Trump approfondisce i conflitti con la Russia, che sono cominciati con Obama e stanno ora provocando un nuovo confronto: la Russia sta adottando misure, mobilitando le forze armate, le forze aeree e marittime. Lo stesso vediamo che accade con l’Iran. E in questa situazione, possiamo dire che le sanzioni stanno rafforzando l’auto-sufficienza e la capacità di questi paesi di contrastare gli Stati Uniti. Della Cina, nemmeno vale la pena parlare. La Cina cresce ogni anno e le aggressioni nordamericane da parte di Trump stanno promuovendo l’opposizione all’interno del settore delle esportazioni verso gli Stati Uniti.

Le aggressioni di Washington hanno un effetto imprevisto, invece di sottomettere questi poteri, provocano più indipendenza, più collegamenti tra Russia e Germania, Iran e altri paesi del Medio Oriente e con la Cina tutti cercano di firmare accordi per partecipare a grandi progetti.
In altre parole: dal Venezuela, dalla Russia, dall’Iran, dalla Cina, ogni aggressione nordamericana ha avuto l’effetto di indebolire gli Stati Uniti e rafforzare le capacità di indipendenza dei governi cui abbiamo accennato.

 

Estratto da La Haine, Testo completo in: https://www.lahaine.org/la-constituyente-en-venezuela

[Traduzione dallo spagnolo per Albainformazione di Marco Nieli]

La frode economica di Macri in Argentina

Macri

di Alfredo Serrano (da Telesur)-

27giu2017.- Macri ha ingannato la cittadinanza argentina. E lo ha dimostrato in un breve periodo di tempo. Ha avuto solo bisogno di poco più di un anno e mezzo per tradire tutto quello che aveva promesso. Se esistessero i contratti elettorali, quello di Macri già sarebbe stato rescisso per infrazione multipla.

Qui di seguito, vedremo come Macri ha truffato l’elettorato in ognuna delle sue promesse economiche durante la sua campagna:

Promessa 1: ridurre l’inflazione… e i prezzi sono saliti. L’inflazione è arrivata al 40% nel 2016, la più alta dal 2002. Sono aumentati i prezzi di tutti i servizi pubblici particolarmente grazie ai continui incrementi di tariffa. Sono saliti i prezzi dei medicinali, del trasporto, del cibo. E inoltre, nell’anno in corso, l’inflazione continua a un livello altissimo. Fino a questo momento, segnala un aumento del 10,5%, con un valore annuale del 24%, molto al di sopra delle previsioni del governo per questo anno (17%);

Promessa 2: recuperare l’economia… e il PIL si è contratto. Il paese ha chiuso il 2016 con una recessione del 2,3%, mentre nell’ultimo anno kirchnerista l’economia era cresciuta di un 2,1%. Nell’era Macri, il consumo è in caduta libera da 17 mesi consecutivi. La produzione industriale è caduta di più del 10%. L’OCDE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha abbassato la sua stima di crescita economica per l’Argentina nel 2017 e 2018, del 2,5% e del 3,1%, rispettivamente;

Promessa 3: povertà zero… e i poveri e l’indigenza sono aumentati. Il primo anno di governo, Macri ha creato 1,5 milioni di nuovi poveri e 600.000 nuovi indigenti. La stessa Università Cattolica Argentina assicura che nel primo trimestre del 2017 c’è stato un aumento di 5,5 punti nell’indice di povertà. E anche la disuguaglianza è cresciuta: la differenza tra i redditi tra il settore più ricco e quello più povero è passata da 18,7 volte nel 2015 a 23,2 volte nell’anno 2016;

Promessa 4: riduzione del deficit fiscale… e i conti continuano a peggiorare. Lo stesso governo ha informato che il deficit fiscale dell’anno 2016 è stato del 4,6%, questo considerando le entrate straordinarie generate dalla politica istituzionalizzata del lavaggio di capitali. Il Banco Centrale ha emesso 96.500 milioni di pesos in quello che resta dell’anno per finanziare lo squilibrio fiscale;

Promessa 5: generare più posti di lavoro… e aumenta la disoccupazione e la sotto-occupazione. La disoccupazione è arrivata al 9,2% nel primo trimestre di quest’anno, il livello più alto in un decennio. E la sotto-occupazione già sfiora il 10%. Si registra un livello di disoccupazione tra i più bassi in 25 anni superiore alla media regionale (del 24,6%,  di contro al 16%) e una percentuale tra le donne anche al di sopra della media regionale (30,33%, di contro al 16%);

Promessa 6:  mai più svalutazione… e il dollaro è salito. Il peso argentino si è svalutato di un 67%, da quando ha cominciato a governare Macri. E tutto segnala che la pressione della soia farà sì che la svalutazione sarà di molto maggiore nei prossimi mesi. La stessa Borsa dei Cereali ha già affermato che per settembre si aspetta un valore del dollaro al 17,5;

Promessa 7: più investimenti stranieri… e ogni volta ne arrivano di meno. L’investimento straniero diretto dell’anno 2016 è stato la metà che quello dell’anno anteriore. In termini comparativi, il valore di questa variabile si è ridotto nel 2016 del triplo di quanto è accaduto nel resto della regione;

Proposta 8: liberare il paese dal debito… e il debito è sempre più grande e senza fine. Nel suo periodo di governo, Macri ha creato debiti per quasi 100.000 milioni di dollari. Nel primo quadrimestre del 2017, gli interessi del debito hanno raggiunto il 10,6% del bilancio pubblico, superando le due cifre la prima volta dal 2001;

Proposta 9: abbassare le tasse ai lavoratori… e ciò che ha fatto è stato far pagare a tutti di più. Di fatto, in termini effettivi, il minimo imponibile si è ridotto, nonostante quello che aveva promesso in campagna. In totale e in termini netti, quasi 200.000 lavoratori addizionali sono stati inclusi nel pagamento di questa tassa;

Promessa 10: aprirsi al mondo… e davvero si sono aperti, però a loro modo. Non hanno raggiunto neppure la categoria di “paese emergente”, recentemente rifiutata da Morgan Stanley Capital International. Tuttavia, in verità, hanno ricevuto l’applauso dei fondi avvoltoio, dell’FMI (Fondo Monetario Internazionale), della Merkel, di Hollande e di Rajoy. Tutti contenti che Macri ha scelto una formula di inserirsi nel mondo con più debiti e in condizioni di scambio diseguale contro l’Argentina. Le importazioni arrivano a un 12,4% nella parte dell’anno in corso; il che sarebbe ideale, se l’economia stesse crescendo al 5-6%. Il deficit commerciale è sempre più asfissiante: 1.217 milioni di dollari nel primo quadrimestre dell’anno. Dal primo giorno di Macri, quel 10 dicembre 2015, il saldo per conto corrente accumula un deficit che supera i 21.200 milioni di dollari. Quest’anno si prevede che 12.000 milioni di dollari usciranno anche dal paese sotto forma di risparmio divise dei singoli. Ecco come l’Argentina ritorna al mondo…

Tuttavia, non finisce tutto qui. C’è molto di più in questa frode economica di Cambiemos. Non hanno mai detto che l’Argentina sarebbe diventata un paradiso finanziario e tanto meno fiscale. Macri ha fatto del paese un luogo ideale per il carry-trade: guadagnare senza necessità di produrre, solo investendo i soldi in strumenti finanziari (Lebac, buoni del Tesoro), dietro garanzia di un’elevatissimo tasso di redditività, al di sopra del 25%. E in più, in quello che riguarda il settore fiscale, l’Argentina ha portato a compimento un lavaggio di capitali che è arrivato a 116.800 milioni di dollari, senza che questo significasse l’entrata nel paese di questo ammontare. Solo il 20% è rientrato e il resto è rimasto fuori.

In sintesi, sulla base di queste cifre, possiamo affermare che Macri ha ingannato l’ elettorato con premeditazione e mala fede. Le promesse sono sfumate allo stesso modo dei suoi palloncini gialli a ogni raduno elettorale. Le aspettative svaniscono mentre la realtà economica del tutto negativa comincia a imporsi sul racconto macrista. La soggettività economica già non è tanto ottimista como si affermava all’inizio del suo mandato. Al contrario. L’evidenza non inganna.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Provocazione USA e Corea del Nord: un pretesto per la guerra con la Cina

Trumpdi James Petras

24apr2017.- La costruzione dell’Impero degli Stati Uniti su scala mondiale è iniziata durante e subito dopo la seconda guerra mondiale. Washington è intervenuta direttamente nella guerra civile cinese (fornendo armi all’esercito di Chiang Kai Shek, mentre l’Esercito Rosso combatteva i Giapponesi), ha sostenuto la guerra di ri-colonizzazione della Francia contro il Viet Minh in Indocina e ha installato regimi fantoccio collaborazionisti dell’Impero giapponese in Corea del Sud, Taiwan e Giappone.

Sebbene la costruzione dell’impero si sia svolta con avanzate e retrocessi, progressi e sconfitte, l’obiettivo strategico è rimasto lo stesso: impedire la creazione di governi indipendenti comunisti o secolari-nazionalisti e imporre regimi vassali conformi agli interessi statunitensi.

Le guerre sanguinose e i colpi di stato (‘cambiamenti di regime’) sono stati le armi a disposizione. I regimi coloniali europei sconfitti sono stati sostituiti e incorporati come alleati subordinati degli U.S.A.

Laddove possibile, Washington si basava su eserciti di mercenari formati, attrezzati e diretti da ‘consiglieri’ statunitensi, per far avanzare le conquiste imperiali. Se necessario, di solito se il regime dei clienti e le truppe vasalle non erano in grado di sconfiggere un esercito popolare armato, le forze armate statunitensi intervenivano direttamente.

Gli strateghi imperiali cercavano di intervenire e brutalmente conquistare la nazione bersaglio. Quando non riuscivano a raggiungere il loro obiettivo “massimo”, lavoravano in trincea con una politica di assedio per tagliare i legami tra centri rivoluzionari e movimenti vicini. Dove i paesi hanno resistito con successo alle conquiste armate, i costruttori dell’impero hanno imposto sanzioni e blocchi economici, per erodere la base economica dei governi popolari.

Gli imperi, come i saggi romani riconoscevano da tempo, non vengono costruiti in un giorno, in settimane o in mesi. Tregue e  accordi sono firmati e rotti quando conviene, perché i disegni imperiali rimangono fondamentali.

Gli imperi sono costruiti promuovendo fratture interne tra avversari e colpi di stato nei paesi limitrofi. Soprattutto, consistono di una rete mondiale di avamposti militari, agenti clandestini e alleanze regionali ai confini dei governi indipendenti, per ridurre le potenze militari emergenti.

In seguito a guerre vittoriose, i centri imperiali dominano la produzione e i mercati, le risorse e il lavoro. Tuttavia, nel tempo, le sfide inevitabilmente emergono, da parte dei regimi dipendenti come anche da quelli indipendenti. Rivali e concorrenti hanno guadagnano mercati e una maggiore capacità militare. Mentre alcuni stati vassalli hanno sacrificato la sovranità politico-militare necessaria allo sviluppo economico indipendente, altri si sono spinti verso l’indipendenza politica. 

Contraddizioni precoci e tardive dell’espansione dell’imperialismo

Le dinamiche degli stati e dei sistemi imperiali contengono contraddizioni, che costantemente sfidano e modificano i contorni dell’impero.

Gli Stati Uniti hanno dedicato enormi risorse per mantenere la supremazia militare sui vassalli, ma hanno subito un forte calo nella loro quota di mercato mondiale, in particolare con l’ascesa veloce di nuovi produttori economici.

La concorrenza economica ha costretto i centri imperiali a rimettere a fuoco le loro economie – la ‘rendita’ (finanza e speculazione) ha spostato i profitti dal commercio e dalla produzione. Le industrie imperiali si sono trasferite all’estero in cerca di lavoro a basso costo. La finanza, le assicurazioni, l’immobiliare, le comunicazioni, l’industria militare e della sicurezza sono giunti a dominare l’economia domestica. Un ciclo vizioso è stato creato: con l’erosione della sua base produttiva, l’Impero ha ulteriormente aumentato la sua dipendenza dal capitale militare e finanziario e dall’importazione di beni di consumo a basso costo.

Subito dopo la seconda guerra mondiale, Washington ha provato la sua forza militare attraverso l’intervento. A causa dell’immensa resistenza popolare e della vicinanza dell’URSS, e poi della RPC, la costruzione dell’Impero nell’Asia post-coloniale è stata contenuta o sconfitta militarmente. Le forze U.S.A. hanno temporaneamente conosciuto uno scacco matto in Corea dopo aver ucciso milioni di persone. La loro sconfitta in Cina ha portato alla fuga dei “nazionalisti” sull’isola provinciale di Taiwan. La sostenuta resistenza popolare e il sostegno materiale delle superpotenze socialiste hanno portato al loro ritiro dall’Indo-Cina. In risposta, gli U.S.A. hanno fatto ricorso a sanzioni economiche per soffocare i governi rivoluzionari.

La crescita dell’ideologia unipolare

Con il crescente potere dei concorrenti economici esteri e la sua crescente dipendenza dall’intervento militare diretto, l’Impero degli Stati Uniti ha approfittato della disintegrazione interna dell’URSS e dell’abbraccio cinese del “capitalismo di stato” nei primi anni ’90 e ’80. Gli U.S.A. si sono espansi nella regione baltica, nell’Europa orientale e centrale e nei Balcani – con la divisione forzata della Jugoslavia. Gli strateghi imperiali hanno immaginato ‘un impero unipolare’ – uno stato imperiale senza rivali. I costruttori dell’Impero erano liberi di invadere, occupare e saccheggiare stati indipendenti in qualsiasi continente – anche di bombardare una capitale europea, Belgrado, con impunità totale. Sono state lanciate molteplici guerre contro gli ‘avversari’ designati, che non disponevano di forti alleati globali.

I paesi dell’Asia meridionale, del Medio Oriente e del Nord Africa sono stati presi mira per la distruzione. Il Sud America era sotto il controllo di regimi neo-liberistici. L’ex-URSS è stata saccheggiata e disarmata dai vassalli imperiali. La Russia è stata governata da gangster-cleptocrati alleati ai piantoni degli Stati Uniti. La Cina è stata vista come nient’altro che un laboratorio di schiavi che doveva produrre beni di consumo di massa a basso costo per gli Americani e generare grandi profitti per le multinazionali americane e i rivenditori come Walmart.

Ma, a differenza dell’Impero Romano, gli anni Novanta non sarebbero stati il preludio di un impero statunitense invincibile di lunga durata. Dal momento che gli ‘unipolaristi’ stavano perseguendo diverse guerre di conquista costose e distruttive e non potevano contare sulla crescita dei satelliti con economie industriali emergenti per i propri profitti, la potenza globale statunitense è risultata erosa.

La sconfitta dell’unipolarismo: il 21mo secolo

Dieci anni dopo essere entrati nel XXI secolo, la visione imperiale di un invincibile impero unipolare si andava già sbriciolando. L’accumulazione ‘primitiva’ della Cina ha portato a un’accumulazione domestica avanzata a favore del popolo e dello stato cinesi. La potenza della Cina si è estesa all’estero attraverso investimenti, scambi e acquisizioni.

La Cina ha sostituito gli Stati Uniti come principale partner commerciale in Asia e più grande importatore di materie prime provenienti dall’America Latina e dall’Africa. La Cina è diventata il principale produttore ed esportatore di beni di consumo in Nord America e nell’UE.

Il primo decennio del XXI secolo ha visto il rovesciamento o la sconfitta degli stati vassali statunitensi in tutta l’America Latina (Argentina, Bolivia, Venezuela, Ecuador e Brasile) e l’emergere di regimi agro-minerari indipendenti, pronti a costituire patti commerciali regionali. Si è trattato di un periodo di crescente domanda globale per le loro risorse naturali e le loro materie prime, proprio quando gli Stati Uniti si stavano de-industrializzando e in mezzo a costose e disastrose guerre in Medio Oriente.

A differenza della crescente indipendenza dell’America Latina, l’UE ha approfondito la sua partecipazione militare alle brutali guerre d’oltremare guidate dagli Stati Uniti, espandendo il ‘mandato’ della NATO. Bruxelles ha seguito la politica unipolare che assedia sistematicamente la Russia e indebolisce la sua indipendenza attraverso severe sanzioni. L’espansione esteriore dell’UE (finanziata con una crescente austerità nazionale) ha accentuato le crepe interne, portando al malcontento popolare. Il Regno Unito ha votato a favore di un referendum per separarsi dall’UE.

I disastri domestici del regime vassallo statunitense in Russia, sotto Boris Yeltsin durante gli anni ’90, hanno spinto gli elettori a scegliere un nazionalista, Vladimir Putin. Il governo del presidente Vladimir Putin ha intrapreso un programma per riconquistare la sovranità russa e la sua posizione di potere globale, contrastando l’intervento interno statunitense e rigettando l’accerchiamento esterno della NATO.

Gli unipolaristi hanno continuato a lanciare molteplici guerre di conquista in Medio Oriente, nel Nord Africa e nell’Asia meridionale, che sono costate migliaia di miliardi di dollari e hanno portato alla perdita dei mercati globali e della competitività. Mentre gli eserciti dell’Impero si espandevano a livello mondiale, l’economia domestica (la ‘Repubblica’) entrava in recessione. Gli Stati Uniti si sono impantanati nella recessione e in una crescente povertà. La politica unipolare ha creato una crescente economia mondiale multipolare, mentre rigidamente imponeva le proprie priorità militari.

L’Impero colpisce indietro: l’opzione nucleare


Il secondo decennio del ventunesimo secolo ha inaugurato la scomparsa dell’unipolarità, provocando lo sgomento di molti ‘esperti’ e la rimozione cieca dei suoi architetti politici. L’aumento di un’economia mondiale multipolare ha intensificato il disperato tentativo imperiale di ripristinare l’unipolarità con i mezzi militari, manovrati da militaristi incapaci di adeguare o (anche solo) valutare le proprie politiche. Sotto il regime del presidente americano, ‘il primo nero’ Obama, eletto con la promessa di ‘tenere a freno’ i militari, gli strateghi imperiali hanno intensificato il perseguimento di (almeno) sette, nuove e prolungate guerre. Per i responsabili politici e i propagandisti dei media ufficiali statunitensi ed europei, queste sono state guerre imperiali vincenti, accompagnate da premature dichiarazioni di vittoria in Somalia, in Iraq e in Afghanistan. Questa trionfale illusione di successo ha portato la nuova Amministrazione a lanciare nuove guerre in Ucraina, Libia, Siria e Yemen.


Siccome la nuova ondata di guerre e colpi di stato (‘cambiamenti di regime’) per imporre l’unipolarità è fallita, politiche militaristiche ancora più spinte hanno sostituito le strategie economiche per il dominio globale. I militaristi unipolaristi, che dirigono l’apparato statale permanente, continuano a sacrificare mercati e investimenti, con totale impunità rispetto alle conseguenze disastrose dei loro fallimenti sull’economia domestica. 

Un breve rilancio dell’unipolarismo in America Latina

Colpi di stato e scalate al potere hanno rovesciato i governi indipendenti in Argentina, Brasile, Paraguay, Honduras e hanno minacciato i governi progressisti in Bolivia, Venezuela e Ecuador. Tuttavia, il ‘roll-back’ pro-imperiale in America Latina non era politicamente né economicamente sostenibile e minaccia di minare qualsiasi ripristino del dominio unipolare statunitense nella regione.

Gli Stati Uniti non hanno fornito alcun aiuto economico o un accesso più ampio ai mercati, per premiare e sostenere i regimi clientelari appena acquisiti. Il nuovo vassallo dell’Argentina, Mauricio Macri, ha trasferito miliardi di dollari ai rapaci banchieri di Wall Street e ha consentito l’accesso alle basi militari e alle risorse redditizie, senza ricevere in cambio immissioni di capitale da investimento. Infatti, le politiche servili del presidente Macri hanno creato maggiore disoccupazione e una compressione del livello di vita, portando al malcontento popolare di massa. Il ‘nuovo ragazzo’ dell’impero unipolare, (insediato) nel suo feudo di Buenos Aires, rischia una crisi precoce.

Allo stesso modo, la corruzione diffusa, una profonda depressione economica e livelli di disoccupazione a doppia cifra senza precedenti in Brasile minacciano il regime vassallo illecito di Michel Temer con una crisi permanente e un conflitto di classe crescente.

Successo a breve termine in Medio Oriente

Il lancio unipolare revanchista di una nuova ondata di guerre in Medio Oriente e in Africa del Nord ha conosciuto un effimero successo con il potere devastante dei bombardamenti aerei e navali statunitensi e NATO. Quindi è crollato in mezzo alla distruzione grottesca e al caos, inondando l’Europa con milioni di rifugiati.

Potenti rigurgiti di resistenza all’invasione statunitense dell’Iraq e dell’Afghanistan hanno accelerato il ritorno verso un mondo multipolare. Gli insorti islamici hanno costretto gli Stati Uniti in guarnigioni fortificate e hanno preso il controllo della campagna e circondato le città in Afghanistan; Iraq, Siria, Yemen, Somalia e Libia hanno messo in fuga i regimi e i mercenari sostenuti dagli Stati Uniti.

Gli unipolaristi e lo stato permanente: ri-compattamento e attacco

Di fronte ai propri fallimenti, gli unipolaristi si sono raggruppati e hanno attuato la strategia militare più pericolosa mai provata: l’accumulo di capacità ‘nucleare’ di primo livello per la Cina e la Russia.


Messo in piedi dai mandatari politici del Dipartimento di Stato americano, il governo dell’Ucraina è stato sussunto dai vassalli statunitensi, che hanno portato alla rottura in corso in quel paese. Per paura dei neo-fascisti e dei russofobi, i cittadini della Crimea hanno votato per ricongiungersi alla Russia. Le maggioranze etniche russe nella regione del Donbass dell’Ucraina sono entrate in guerra con Kiev, con migliaia di persone uccise e milioni di persone in fuga dalle loro case per rifugiarsi in Russia. Gli unipolaristi di Washington hanno finanziato e diretto il colpo di Kiev, realizzato da cleptocrati, fascisti e teppisti di strada, immuni come sempre dalle conseguenze.

Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno aumentando il numero di truppe di combattimento in Afghanistan, Iraq e Siria, per sostenere i loro alleati e inaffidabili mercenari.

Ciò che è fondamentale per comprendere l’ascesa e il declino del potere imperiale e le dichiarazioni unipolari euforiche degli anni ’90 (soprattutto durante il tramonto del sanguinoso regno del Presidente Clinton), è che le iniziative militari e politiche in nessun momento sono state sostenute da parte di blocchi di potere economico.

Gli Stati Uniti hanno sconfitto e conseguentemente occupato l’Iraq, ma hanno sistematicamente distrutto la società civile e l’ economia irachena, creando terreno fertile per la massiccia pulizia etnica, le ondate dei rifugiati e la successiva rivolta islamica, che ha attraversato vasti territori. Infatti, le deliberate politiche statunitensi in Iraq e altrove hanno creato la crisi dei rifugiati, che sta travolgendo l’Europa.

Una situazione simile sta avvenendo durante i primi due decenni di questo secolo: le vittorie militari hanno installato inetti leader impopolari sostenuti dall’impero. Gli unipolaristi si affidano sempre più alle realtà tribali più retrograde, agli estremisti islamici, ai clienti esteri e ai mercenari pagati. L’attacco intenzionale condotto dagli Stati Uniti verso quelle persone capaci di dirigere le nazioni multiculturali moderne come l’Iraq, la Libia, la Siria e l’Ucraina è una caricatura dei famosi attacchi di Pol Pot contro le classi educate della Cambogia. Naturalmente, gli Stati Uniti hanno prodigato i loro sforzi speciali verso l’uccisione degli insegnanti di scuola, quando hanno addestrato e finanziato i mujahedin in Afghanistan negli anni ’80.

La seconda debolezza, che ha portato al crollo dell’illusione unipolare, è stata la loro incapacità di ripensare le loro ipotesi e di riorientare e riequilibrare il loro paradigma strategico militarista di fronte all’incredibile confusione globale che hanno creato.

Ostinatamente si sono rifiutati di lavorare per promuovere elites economiche educate nei paesi conquistati. A tal fine, sarebbe stato necessario mantenere un sistema socio-economico e di sicurezza intatto nei paesi che avevano sistematicamente fatto a pezzi. Avrebbe significato rigettare il proprio paradigma di guerra totale, di resa incondizionata e di nuda e brutale occupazione militare, per consentire lo sviluppo di utili alleati economici, anziché imporre regimi vassalli malleabili ma grottescamente corrotti.


Il vasto apparato di esercito-polizia-intelligence, profondamente radicato, fortemente finanziato, che conta numerosi milioni, ha formato uno stato imperiale parallelo che comanda sul regime civile eletto all’interno degli Stati Uniti.

Il cosiddetto ‘stato profondo’, in realtà, è uno stato di dominio gestito dagli unipolaristi. Non è un’’entità senza volto’: ha un’identità di classe, ideologica ed economica.

Nonostante il grave costo dovuto alla perdita di una serie di guerre catastrofiche e dei furti multi-miliardari di dollari da parte dei regimi vassalli cleptocratici, gli unipolaristi sono rimasti impuniti, addirittura aumentando i loro sforzi per mettere a segno una conquista o riportare una vittoria militare temporanea.


Diciamolo apertamente e chiaramente: gli unipolaristi ora sono impegnati a incolpare dei loro terribili fallimenti militari e politici la Russia e la Cina. Ecco perché cercano, direttamente e indirettamente, di indebolire gli ‘alleati all’estero’ e, in particolare, Russia e Cina. Infatti, la loro campagna selvaggia volta ad ‘accusare i Russi’ dell’elezione del presidente Trump riflette la loro profonda ostilità verso la Russia e il disprezzo per i lavoratori e gli elettori di classe media inferiore (l’‘urna dei deplorabili’), che hanno votato per Trump. L’incapacità di questa elite di esaminare i propri fallimenti e l’incapacità del sistema politico di rimuovere questi disastrosi politicanti costituiscono una grave minaccia per il futuro del mondo.

Gli unipolaristi: la fabbricazione di pretesti per la guerra mondiale 

Mentre lo Stato unipolare ha subìto prevedibili sconfitte militari, prolungate guerre e la dipendenza da regimi civili instabili, gli ideologi continuano a dare la colpa alla ‘Russia e alla Cina come causa di tutte le loro sconfitte militari’.

La monomania degli unipolaristi si è trasformata in una provocatoria costruzione su vasta scala fatta di missili nucleari per l’offesa in Europa e in Asia, il che ha aumentato il rischio di una guerra nucleare con l’ingaggio in un letale ‘gioco del pollo’.

I fisici nucleari veterani del Bollettino degli Scienziati Atomici hanno pubblicato un’importante descrizione dei piani di guerra degli unipolaristi. Hanno reso noto che ‘il programma nucleare attuale e in corso ha implementato nuove tecnologie rivoluzionarie, che aumentano notevolmente la capacità di targeting dell’arsenale balistico USA. Queste nuove tecnologie aumentano il potere di sterminio totale delle forze missilistiche statunitensi di tre volte.’ Questo è esattamente ciò che un osservatore oggettivo si aspetterebbe da uno stato unipolare statunitense armato nuclearmente, che prevede di lanciare una guerra disarmando la Cina e la Russia con un primo colpo a ‘sorpresa’.

Lo stato unipolare ha individuato parecchi paesi come pretesti per lanciare una guerra. Il governo degli Stati Uniti ha installato provocatorie basi missilistiche nei paesi baltici e in Polonia. Questi sono regimi scelti per la loro voglia di violare i confini o lo spazio aereo della Russia e insanamente disposti a provocare l’inevitabile reazione militare a catena sulle proprie popolazioni. Altri siti per grandi basi militari statunitensi e l’espansione della NATO includono i Balcani, in particolare le ex province jugoslave del Kosovo e del Montenegro. Questi sono stati etno-fascisti e mafiosi in bancarotta e potenziali micce per i conflitti provocati dalla NATO, che potrebbero portare a un primo colpo degli Stati Uniti. Ciò spiega perché i più rabidi militaristi del Senato americano stanno spingendo per l’integrazione del Kosovo e del Montenegro nella NATO.

La Siria è il luogo dove gli unipolaristi stanno creando un pretesto per la guerra nucleare. Lo Stato americano ha inviato più ‘forze speciali’ in aree fortemente conflittuali, per sostenere i loro alleati mercenari. Ciò significa che le truppe statunitensi opereranno d’ora in avanti (illegalmente) faccia a faccia con l’esercito siriano, sostenuto dal sostegno aereo militare russo (legale). Gli Stati Uniti intendono conquistare Raqqa, controllata dall’ISIS nella Siria settentrionale come propria base di operazioni, con l’intenzione di negare al governo siriano la sua vittoria sui terroristi jihadisti. La probabilità di ‘incidenti’ armati tra gli Stati Uniti e la Russia in Siria sta crescendo con l’entusiasta applauso degli unipolaristi statunitensi.

Gli Stati Uniti hanno finanziato e promosso i combattenti curdi mentre recuperano il territorio siriano dai terroristi jihadisti, soprattutto nei territori lungo il confine turco. Ciò sta portando a un inevitabile conflitto tra la Turchia e i curdi appoggiati dagli U.S.A..

Un altro sito probabile per la guerra ampliata è l’Ucraina. Dopo aver preso il potere a Kiev, i clepto-fascisti hanno lanciato una guerra di fuoco e un blocco economico contro i Russi-Ucraini bilingui della regione del Donbass. Gli attacchi da parte della giunta di Kiev, innumerevoli massacri di civili (tra cui la bruciatura di decine di manifestanti di lingua russa a Odessa) e il sabotaggio delle spedizioni russe di aiuto umanitario via mare potrebbero provocare ritorsioni dalla Russia e portare a un intervento militare statunitense attraverso il Mar Nero contro la Crimea.

Il luogo più probabile per iniziare la III guerra mondiale è la penisola coreana. Gli unipolaristi e i loro alleati nell’apparato statale hanno sistematicamente costruito le condizioni per scatenare una guerra con la Cina, usando il pretesto del programma di difesa armata  nordcoreano.

L’apparato statale degli unipolaristi ha riunito i suoi alleati al Congresso e nei mass-media per montare l’isteria pubblica. Il Congresso e l’amministrazione del presidente Trump hanno presentato il programma missilistico nordcoreano come una ‘minaccia per gli Stati Uniti’. Ciò ha permesso allo stato unipolarista di attuare una strategia militare offensiva per contrastare questa falsa ‘minaccia’.

L’elite ha scartato tutti i precedenti negoziati diplomatici e accordi con la Corea del Nord per prepararsi alla guerra – in ultima analisi diretta verso la Cina. Questo perché la Cina è il più dinamico e più efficace concorrente economico globale per il dominio del mondo da parte degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno ‘sofferto’ una sconfitta pacifica, ma umiliante, per mano di un potere asiatico  emergente. L’economia cinese è cresciuta più di tre volte più velocemente degli Stati Uniti negli ultimi due decenni. E la banca per lo sviluppo delle infrastrutture della Cina ha attirato numerosi partecipanti regionali e europei, dopo che un accordo commerciale molto promosso dagli Stati Uniti in Asia, promosso dall’amministrazione Obama, è fallito. Negli ultimi dieci anni, mentre gli stipendi e i salari sono ristagnati o regrediti negli Stati Uniti e nell’UE, si sono triplicati in Cina.

La crescita economica della Cina è destinata a superare gli Stati Uniti nel prossimo futuro, se la tendenza continua. Ciò comporterà inevitabilmente che la Cina sostituirà gli Stati Uniti come il potere economico più dinamico del mondo… fatto salvo un attacco nucleare dagli Stati Uniti. Non c’è da meravigliarsi che la Cina sia imbarcata in un programma per modernizzare i suoi sistemi missilistici difensivi e la sicurezza delle frontiere e della sicurezza marittima. Mentre gli unipolaristi si preparano alla ‘decisione finale’ di attaccare la Cina, stanno sistematicamente installando la loro capacità di attacco missilistico più avanzato in Corea del Sud, con il pretesto di contrastare il regime di Pyongyang. Per aggravare le tensioni, l’Alto Comando degli Stati Uniti ha iniziato dei cyber-attacchi contro il programma missilistico della Corea del Nord. Ha organizzato imponenti esercizi militari con Seoul, che hanno spinto l’esercito nordcoreano a ‘provare’ quattro dei suoi missili balistici a medio raggio nel Mare del Giappone. Washington ha ignorato gli sforzi del governo cinese per calmare la situazione e persuadere i Nordcoreani a resistere alle provocazioni statunitensi ai suoi confini e anche a ridimensionare il loro programma di armi nucleari. La macchina di propaganda della guerra statunitense afferma che la risposta nervosa di Pyongyang agli esercizi militari provocatori di Washington (soprannominati ‘Foal Eagle’) sul confine della Corea del Nord sono sia una ‘minaccia’ contro la Corea del Sud e ‘la prova della follia dei suoi leader’. In definitiva, Washington intende colpire la Cina. Ha installato il suo (mal definito) Sistema di Difesa Terminale di Estrema Altitudine (THAAD) in Corea del Sud. Un sistema di sorveglianza e attacco offensivo progettato per puntare le principali città cinesi e completare l’assedio marittimo della Cina e della Russia da parte degli U.S.A.. Utilizzando la Corea del Nord come pretesto, il THAAD è stato installato in Corea del Sud, con la capacità di raggiungere il cuore cinese in pochi minuti. La sua gamma copre oltre 3.000 chilometri di massa terrestre della Cina. I missili THAAD diretti sono progettati appositamente per identificare e distruggere la capacità missilistica difensiva della Cina. Con l’installazione THADD in Corea del Sud, l’Estremo Oriente della Russia è ora circondata dai missili offensivi statunitensi per completare l’accumulo in Occidente. Con l’istallazione del THADD in Sud Corea, l’Estremo Oriente della Russia è adesso accerchiato dai missili d’attacco U.S.A., a integrazione del complesso militare in Occidente. Gli strateghi unipolaristi sono alleati al governo giapponese sempre più militaristico – uno sviluppo estremamente allarmante per i Coreani e i Cinesi, data la storia della brutalità giapponese nella regione. Il Ministro della Difesa giapponese ha proposto di acquisire la capacità di uno ‘colpo preventivo’, una replica imperiale della sua invasione e schiavizzazione della Corea e della Manciuria. Il Giappone punta verso la Corea del Nord, ma realmente mira alla Cina.

Il regime profondamente corrotto e ciecamente sottomesso della Corea del Sud ha immediatamente accettato il sistema USA / THADD sul loro territorio. Washington ha trovato il docile ‘profondo stato’ sud-coreano disposto a sacrificare i suoi legami economici cruciali con Pechino: la Cina è il principale partner commerciale della Corea del Sud. Come conseguenza del suo ruolo di piattaforma per la futura aggressione statunitense contro la Cina, la Corea del Sud ha subito perdite nei commerci, negli investimenti e nell’occupazione. Anche se un nuovo governo della Corea del Sud dovesse invertire questa politica, gli Stati Uniti non sposteranno l’installazione THAAD. La Cina, da parte sua, ha tagliato in gran parte i suoi legami economici e di investimento con alcuni dei più grandi conglomerati della Corea del Sud. Il turismo, gli scambi culturali e accademici, gli accordi commerciali e, soprattutto, la maggior parte delle esportazioni industriali sud-coreane rischiano di arrestarsi.Nel bel mezzo di un grande scandalo politico che coinvolge il presidente coreano (che   affronta l’impeachment e l’arresto), l’alleanza militare americano-giapponese ha brutalmente coinvolto lo sprovveduto popolo sud-coreano in un attacco militare offensivo contro la Cina. Nel processo, Seoul rischia le sue relazioni economiche pacifiche con la Cina. I Sud-coreani sono in gran parte ‘a favore della pace’, ma si trovano sulle frontiere di una potenziale guerra nucleare.

La risposta della Cina alla minaccia di Washington è un massiccio accumulo della propria capacità di difesa missilistica. I Cinesi ora affermano di avere la capacità di abbattere rapidamente le basi THAAD in Corea del Sud se costretti dagli Stati Uniti. La Cina sta riorganizzando le sue fabbriche per compensare la perdita delle importazioni industriali sud-coreane.

Conclusione

L’ascesa e la caduta dell’America unipolare non ha destituito l’apparato statale permanente, dal momento che esso continua a perseguire le sue fallimentari strategie.

Al contrario, gli unipolaristi stanno accelerando la loro spinta per la conquista militare globale puntando la Russia e la Cina, che essi insistono sono la causa delle loro guerre perdenti e del declino economico mondiale. Vivono delle loro delusioni di una ‘era dell’oro’ degli anni ’90, quando George Bush Sr. poteva devastare l’Iraq e Bill Clinton poteva bombardare le città della Jugoslavia con impunità.

Sono finiti i giorni in cui gli unipolaristi potevano scompaginare l’URSS, finanziare violenti regimi ex-sovietici di rottura in Asia e nel Caucaso e gestire elezioni fraudolente per propri i clienti ubriachi in Russia.

I disastri delle politiche statunitensi e il loro declino economico interno hanno dato luogo a rapidi e profondi cambiamenti nei rapporti di potere negli ultimi due decenni, rompendo ogni illusione di un unipolare ‘secolo americano’.
L’unipolarismo resta l’ideologia dell’apparato permanente di sicurezza statale e delle sue elite a Washington. Credono che il matrimonio del militarismo all’estero e il controllo finanziario a casa permetteranno loro di riconquistare il loro perduto unipolare ‘Giardino dell’Eden’.

La Cina e la Russia sono i protagonisti essenziali di un mondo multipolare. La dinamica della necessità e la propria crescita economica li ha spinti ad alimentare con successo stati e mercati alternativi e indipendenti.

Questa evidente, irreversibile realtà ha spinto gli unipolaristi alla mania di prepararsi a una guerra nucleare mondiale! I pretesti sono infiniti ed assurdi; gli obiettivi sono chiari e globali; i mezzi militari offensivi distruttivi sono disponibili; ma lo sono anche le formidabili capacità di difesa e di rappresaglia della Cina e della Russia.
L’illusione dello stato unipolare di ‘vincere una guerra nucleare mondiale’ presenta agli Americani la sfida critica di resistere o di cedere a un impero insanamente pericoloso in declino, disposto a lanciare una guerra distruttiva globale.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

 

 

I legami di Trump col passato e la resurrezione della sinistra

obama-trumpdi James Petras

09.02.2017- Stati Uniti

 

‘De Omnibus dubitandum’
Bisogna dubitare di tutto

Introduzione
Il Presidente Trump è profondamente radicato nella struttura politica dello stato profondo dell’imperialismo americano. Contrariamente ai riferimenti occasionali al non intervento nelle guerre d’oltremare, Trump ha seguito le orme dei suoi predecessori. Mentre i neo-conservatori e i liberali hanno sollevato lamenti e gemiti per i legami di Trump con la Russia, per le sue ‘eresie’ sulla NATO e le sue aperture alla pace in Medio Oriente, in pratica, lui ha scartato il suo imperialismo umanitario mercantile e si è impegnato nelle stesse politiche bellicose della sua rivale presidenziale del PD, Hillary Clinton.

 

Siccome gli manca la viscida ‘demagogia’ dell’ex-presidente Obama, e non spalma le sue azioni con appelli d’accatto alla politica ‘identitaria’, i grezzi e rudi pronunciamenti di Trump trascinano giovani manifestanti per le strade in azioni di massa. Queste manifestazioni sono in maniera più o meno palese sostenute dai maggiori oppositori di Trump tra i banchieri di Wall Street, gli speculatori e i magnati dei mass-media. In altre parole, il presidente Trump è un porta-insegne e un seguace, non un ‘rivoluzionario’ e neanche un ‘agente di cambiamento’.
Cominceremo col discutere la traiettoria storica che ha dato alla luce il regime di Trump. Poi identificheremo le politiche in corso e gli impegni che determinano la direzione presente e il futuro della sua amministrazione. Concluderemo cercando di capire come l’attuale reazione possa essere in grado di produrre trasformazioni future.  Sfideremo l’attuale ‘catastrofico’ e apocalittico delirio e offriremo ragioni per una prospettiva ottimista per il futuro. In breve: questo saggio sottolineerà come la negatività del presente possa diventare una positività realistica.

 

 

Sequenze storiche

 

Nel corso degli ultimi due decenni, i presidenti degli Stati Uniti hanno sperperato le risorse finanziarie e militari del paese in guerre senza fine, senza speranza di vittoria, come anche in debiti commerciali e squilibri fiscali da milioni di miliardi di dollari. I leader degli Stati Uniti sono impazziti, provocando grandi crisi finanziarie globali, permettendo alle maggiori banche di fallire, distruggendo i piccoli titolari di mutui ipotecari, devastando i produttori e creando disoccupazione di massa, seguita da lavori instabili a bassa retribuzione, che portano al collasso gli standard di vita della piccola borghesia e della classe lavoratrice.

 

Le guerre imperiali, i miliardi di dollari dei salvataggi per i miliardari e la fuga incontrastata delle corporations multinazionali all’estero, hanno ampiamente approfondito le disuguaglianze di classe e dato origine ad accordi commerciali che favoriscono la Cina, la Germania e il Messico. Negli Stati Uniti, i principali beneficiari di queste crisi sono stati i banchieri, i miliardari high-tech, gli importatori commerciali e gli esportatori dell’agro-business. Di fronte alle crisi sistemiche, i regimi al potere hanno risposto approfondendo e ampliando i poteri del Presidente U.S. sotto forma di decreti presidenziali. Per coprire la serie decennale di sconfitte, sono stati incarcerati i ‘delatori’ patriottici e la sorveglianza high-tech da stato di polizia si è infiltrata in ogni settore della cittadinanza.
I Presidenti Bush, Clinton e Obama hanno definito la traiettoria delle guerre imperiali e di rapina di Wall Street. La polizia di Stato, i militari e le istituzioni finanziarie sono saldamente intrecciati nella matrice del potere. Centri finanziari come Goldman Sachs, hanno più volte dettato il programma e controllato il Dipartimento del Tesoro e delle agenzie che regolano il commercio e le banche. Le “istituzioni permanenti” dello Stato sono rimaste, mentre i presidenti, a prescindere dal partito, sono stati rimpastati, dentro e fuori l’ “Ufficio Ovale”.
Il ‘primo’ Presidente ‘nero’ Barack Obama ha promesso la pace e portato avanti sette guerre. Il suo successore, Donald Trump, è stato eletto sulla base della promessa di “non intervento” e prontamente ha brandito il “bastone da bombardamento” di Obama: il piccolo Yemen è stato attaccato dalle forze USA, gli alleati della Russia nella regione ucraina del Donbas sono stati aggrediti dagli alleati di Washington a Kiev e il ‘più realista’ rappresentante di Trump, Nikki Haley, ha messo in piedi un bellicoso spettacolo alle Nazioni Unite, nello stile della ‘Signora intervento umanitario’ Samantha Power, ragliando invettive contro la Russia.

 

Dove è il cambiamento? Trump ha seguito Obama aumentando le sanzioni contro la Russia, mentre minaccia la Corea del Nord di distruzione nucleare, a seguito del maggior dispiegamento militare voluto da Obama nella penisola coreana. Obama ha lanciato una guerra per interposta persona contro la Siria e Trump ha intensificato la guerra aerea su Raqqa. Obama ha circondato la Cina con basi militari, navi da guerra e aerei da guerra e Trump gli è andato dietro a passo d’oca  con retorica guerrafondaia. Obama ha raggiunto il record nell’espulsione di due milioni di lavoratori messicani nel corso di otto anni; Trump lo ha seguito con la promessa di espellerne ancora di più.

 

In altre parole, il presidente Trump ha doverosamente preso il cammino lungo la traiettoria dei suoi predecessori, bombardando gli stessi paesi già nel mirino, mentre plagiava i loro discorsi maniacali presso le Nazioni Unite.
Obama ha aumentato il tributo annuale a Tel Aviv per l’incredibile somma di $ 3,8 miliardi, mentre belava qualche critica pro-forma verso l’espansione coloniale israeliana in Palestina; Trump ha proposto di spostare l’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, mentre balbettava qualcuna delle sue solite insignificanti critiche agli insediamenti ebraici illegali sulla terra palestinese trafugata.

 

Ciò che colpisce in maniera straordinaria è la somiglianza delle politiche di Obama e Trump in politica estera, i loro mezzi e alleati. Ciò che differisce è il loro stile e la loro retorica. Entrambi i Presidenti, propostisi come ‘Agenti di Cambiamento’, hanno immediatamente rotto le stesse roboanti promesse pre-elettorali e hanno funzionato alla grande dentro i confini delle sempiterne istituzioni di stato.

 

Le differenze che presentano sono il risultato di contrastanti contesti storici. Obama ha assunto il crollo del sistema finanziario e ha cercato di regolamentare le banche, al fine di stabilizzare le transazioni. Trump ha assunto la Presidenza dopo la ‘stabilizzazione’ da  un trilione di dollari di Obama e ha cercato di eliminare le regolamentazione – sulle orme del Presidente Clinton! Così ‘tanto rumore’ sulla ‘deregulation storica’ di Trump!

 

L’’inverno dello scontento’, sotto forma di proteste di massa contro il bando anti- immigrati e visitanti da sette paesi a maggioranza musulmana di Trump deriva direttamente dalle ‘sette micidiali guerre’ di Obama. Gli immigrati e i rifugiati sono il prodotto diretto delle invasioni di Obama e degli attacchi a questi paesi, che hanno portato a omicidi, ferimenti, spostamenti forzati e miseria a milioni di persone ‘prevalentemente’ (ma non esclusivamente) musulmane. Le guerre di Obama hanno creato decine di migliaia di ‘ribelli’, insorgenti e terroristi. I profughi, in fuga per la loro vita, sono stati ampiamente esclusi dagli Stati Uniti sotto Obama e la maggior parte hanno cercato rifugi sicuri nei campi squallidi e nel caos dell’UE.

 

Per quanto terribile e illegale la chiusura delle frontiere ai musulmani da parte di Trump e per quanto promettenti sembrino le proteste pubbliche di massa, si tratta in entrambi i casi del risultato di una quasi decennale politica di omicidi e caos sotto la Presidenza di Obama.

 

Seguendo la traiettoria politica – Obama ha versato il sangue e Trump, nel suo volgare stile razzista, è stato lasciato a ‘ripulire il casino’. Mentre Obama è stato trasformato in un ‘premio Nobel per la Pace’, creatore di pace, lo scontroso Trump è stato attaccato significativamente per aver osato prendere lo straccio insanguinato!
Trump ha scelto di percorrere la via della calunnia e affronta l’ira di purgatorio. Nel frattempo, Obama è fuori a praticare il golf, il windsurf e a esibire il suo sorriso ‘chi se ne frega’ ai suoi adoranti scribacchini nei media.

 

Mentre Trump ripercorre il sentiero tracciato da Obama, centinaia di migliaia di manifestanti riempiono le strade per protestare contro il ‘fascista’, con decine di reti principali di mass-media, decine di plutocrati e ‘intellettuali’ di tutti i generi, razze e credi che si contorcono per l’oltraggio morale! Si rimane confusi per il silenzio assordante mostrato da questi stessi attivisti e forze quando le aggressive guerre e gli attacchi di Obama hanno portato alla morte e alla deportazione di milioni di civili, per lo più musulmani, e soprattutto donne – mentre le loro case, i matrimoni, i mercati, le scuole e i funerali erano bombardati.

 

Questo per quanto riguarda la confusione delle teste americane! Si dovrebbe cercare di capire le possibilità che nascono da un enorme settore che finalmente rompe il proprio silenzio, mentre l’ovattata bellicosità di Obama è stata trasformata nella grezza marcia di Trump verso l’apocalisse.

 

 

Prospettive ottimistiche

 

Molti si disperano ma ancora più persone sono diventate più consapevoli. Individueremo le prospettive ottimistiche e le speranze realistiche radicate nella realtà e nelle tendenze attuali. Realismo significa discutere sviluppi contraddittori, polarizzanti e perciò non consideriamo alcuno sbocco ‘inevitabile’. Questo significa che i risultati sono ‘terreno conteso’, dove i fattori soggettivi giocano un ruolo di primo piano. L’interfaccia delle forze in conflitto può risultare in una spirale ascendente o verso il basso – verso una maggiore uguaglianza, sovranità e liberazione o verso una maggiore concentraione di ricchezza, potere e privilegi.

La concentrazione più retrograda di potere e ricchezza si trova nell’oligarchica Unione Europea dominata dalla Germania – una configurazione che è sotto assedio da parte delle forze popolari. Gli elettori del Regno Unito hanno scelto di uscire dalla UE (Brexit). Come risultato, la Gran Bretagna deve affrontare una rottura con la Scozia e il Galles e una ancora maggiore separazione dall’Irlanda. La Brexit porterà a una nuova polarizzazione quando i banchieri londinesi si sposteranno verso l’UE e i leader del libero mercato si confronteranno coi lavoratori, coi protezionisti e con la crescente massa di poveri. La Brexit fortifica le forze nazional-populiste e di sinistra in Francia, Polonia, Ungheria e Serbia e frantuma l’egemonia neo-liberista in Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e altrove. La sfida per gli oligarchi UE è che l’insurrezione popolare intensificherà la polarizzazione sociale e potrà portare a movimenti di classe progressisti come una volta o a partiti nazionalisti autoritari.

 

L’ascesa al potere di Trump e dei suoi decreti attuativi hanno portato a polarizzare altamente gli elettorati, a una maggiore politicizzazione e all’azione diretta. Il risveglio dell’America approfondisce le incrinature interne tra i piccoli ‘d’ democratici, le donne progressiste, i sindacalisti, gli studenti e gli altri contro gli opportunisti del Partito Democratico, i grandi ‘D’, gli speculatori, i guerrafondai democratici di tutta una vita, i galoppini borghesi neri ‘D’ del partito (i mis-leader) e un piccolo esercito di ONG finanziate dalle imprese.

 

L’adozione da parte di Trump del programma militare Obama-Clinton e di Wall Street porterà a una bolla finanziaria, a spese militari gonfiate e a guerre sempre più costose. Queste divideranno il regime dai suoi sostenitori sindacalisti e della classe operaia, ora che il gabinetto di Trump si è formato interamente con miliardari, ideologi, sionisti rabbiosi e militaristi (contro la sua promessa di nominare imprenditori ‘dal muso duro’ e realisti del mondo degli affari). Ciò potrebbe creare una ricca opportunità per movimenti futuri che rigettino il vero orribile volto del regime reazionario di Trump.

La contrarietà di Trump al NAFTA, la difesa del protezionismo e dello sfruttamento delle risorse finanziarie minerà i regimi narco-neoliberali corrotti e sanguinari, che hanno governato il Messico negli ultimi 30 anni, dai giorni di Salinas. La politica anti-immigrazione di Trump porterà i Messicani a dover scelgiere tra ‘la lotta e la fuga’, per affrontare il caos sociale creato dalle narco-bande e dalla polizia criminale. Esso forzerà lo sviluppo dei mercati nazionali e dell’industria del Messico. Le masse di consumatori interni e la proprietà abbracceranno movimenti nazional-popolari. I cartelli della droga e i loro sponsor politici perderanno i mercati degli Stati Uniti e affronteranno l’opposizione interna.
Il protezionismo di Trump limiterà il flusso illegale di capitali dal Messico, che ammontava a $ 48.300.000.000 nel 2016, ovvero il 55% del debito del Messico. La transizione del Messico dalla dipendenza e dal neo-colonialismo risulterà profondamente polarizzare per lo stato e la società; il risultato sarà determinato dalle forze di classe.

 

Le minacce economiche e militari di Trump contro l’Iran rafforzeranno le forze nazionaliste, populiste e collettiviste nei confronti dei neo-liberisti ‘riformisti’ e dei politici all’occidentale. L’alleanza anti-imperialista dell’Iran con lo Yemen, la Siria e il Libano si solidificherà contro il quartetto guidato dagli Stati Uniti, cioè Arabia Saudita, Israele, Gran Bretagna e Stati Uniti.

 

Il supporto di Trump al massiccio sequestro da parte israeliana della terra palestinese e il suo bando stile ‘solo Ebrei’ contro i musulmani e i cristiani porterà al ‘rovesciamento’ dei multi-milionari collaborazionisti dell’Autorità Palestinese e al sorgere di ancora più rivolte e intifade.

 

La sconfitta dell’ISIS rafforzerà le forze governative nell’Iraq indipendente, in Siria e in Libano, indebolirà la presa imperiale e aprirà la porta alle lotte secolari, democratiche e popolari.

 

La campagna anti-corruzione su larga scala e su lungo termine del Presidente della Cina Xi Jinping ha portato all’arresto e alla rimozione di oltre un quarto di milione di funzionari e uomini d’affari, inclusi miliardari e leader ai vertici del Partito. Gli arresti, i procedimenti giudiziari e la carcerazione hanno ridotto l’abuso del privilegio, ma cosa più importante, hanno migliorato le prospettive per un vasto movimento sociale, capace di sfidare le disuguaglianze. Quello che era iniziato dal ‘di sopra’ può provocare movimenti ‘del basso’. La rinascita di un movimento che guardi a valori socialisti  può avere un impatto importante sugli stati vassalli degli Stati Uniti in Asia.

Il sostegno della Russia ai diritti democratici nell’Ucraina orientale e la ri-costituzione della Crimea tramite referendum possono limitare i regimi fantoccio USA sul fianco meridionale della Russia e ridurre l’intervento degli Stati Uniti. La Russia può sviluppare pacifici legami con gli Stati europei indipendenti, in seguito alla disgregazione della UE e alla vittoria elettorale Trump, ben oltre la minaccia da parte del regime di Obama-Clinton di una guerra nucleare.

 

Il movimento mondiale contro la globalizzazione imperialista isola la morsa di potere voluta dalla destra degli Stati Uniti in Sud America. Il perseguimento di patti commerciali neo-liberisti da parte del Brasile, dell’Argentina e del Cile si trova sulla difensiva. Le loro economie, quelle dell’Argentina e del Brasile soprattutto, hanno visto un aumento di tre volte tanto del tasso di disoccupazione, di quattro volte del debito estero, una crescita stagnante o negativa e ora devono affrontare scioperi generali supportati dalle masse. Il ‘toadyismo’ neo-liberista sta riportando alla lotta di classe. Ciò può ribaltare l’ordine post-Obama in America Latina.
Conclusione

In tutto il mondo, all’interno dei paesi più importanti, l’ordine ultra-neo-liberista del passato quarto di secolo si sta disintegrando. Vi è un aumento improvviso e massiccio di movimenti dall’alto e dal basso, dai nazionalisti alla sinistra democratica, dagli indipendenti populisti alla destra reazionaria della ‘vecchia guardia’: è emerso un nuovo universo politico frammentato e polarizzato. L’inizio della fine del corrente ordine imperial-globalista sta creando opportunità per un nuovo ordine democratico collettivista e dinamico. Gli oligarchi e le elite della ‘sicurezza’ non daranno facilmente spazio alle richieste popolari né si faranno da parte. Si affileranno coltelli, decreti esecutivi verranno emanati, colpi di stato elettorali andranno in scena nel tentativo di prendere il potere. I movimenti democratici popolari emergenti hanno bisogno di superare la frammentazione dell’identità e scegliere leader unitari, egualitari, che possano agire con decisione e in modo indipendente dagli esistenti leader politici, i quali compiono gesti drammatici e plateali, mentre cercano un ritorno alla puzza e allo squallore del recente passato.

 

[Trad. dall’inglese per Albainformazione di Marco Nieli]

(FOTO) Addis Abeba e l’Africa celebrano Fidel

dsc_0309di Marco Nieli

Addis Abeba, 4dic2016.- Giornata indimenticabile e cerimonia commovente quella che l’Associazione Etiopia-Cuba, insieme all’Ambasciata (e al Consolato) cubani ad Addis hanno dedicato oggi alla memoria dell’immortale Jefe Supremo della Rivoluzione cubana e mondiale, Fidel Alejandro Castro Ruíz.

All’ombra del Monumento al Dherg e tra le ali del monumento ai Caduti Cubani in Etiopia, circa 3000 partecipanti sbandieranti i simboli di Cuba e dell’Etiopia, hanno ascoltato i commossi discorsi delle varie rappresentanze diplomatiche, sudamericane e africane, che hanno reso omaggio alle gesta del vittorioso comandante, nel giorno del suo definitivo passaggio all’eternità.

Particolarmente sentiti i discorsi dell’Ambasciatore cubano, Juan Manuel Rodríguez Vasquéz, che ha ricordato i numerosi interventi di Cuba a sostegno dei processi rivoluzionari africani (dall’Algeria all’Angola, dalla Namibia all’Etiopia, dove il dispiegamento e il sacrificio di 18.000 soldati dell’Ejercito Revolucionario ha aiutato a respingere, a metà degli anni ’80, l’invasione della regione meridionale dell’Ogaden da parte della Somalia di Siad Barre, all’epoca alleata degli U.S.A.), quello dell’Ambasciatrice della Namibia, che ha ribadito l’importanza di Fidel per la lotta rivoluzionaria e di indipendenza nazionale dei popoli dell’Africa del Sud e quello dell’Ambasciatore Venezuelano ad Addis, Luís Mariano Joubert Mata, che ha sottolineato l’infaticabile ruolo di Fidel come mentore di Chávez e della svolta bolivariana di tanti paesi del Latino-america, all’inizio del nuovo secolo.

Mesfin Habtom, dell’Associazione Etiopia-Cuba, ha poi ricordato come gli stretti legami tra La Havana e Addis ai tempi del Dherg abbiano permesso a tanti giovani etiopi (circa 5000) di studiare e formarsi nell’isola dei Caraibi, per poi ritornare come professonisti (per lo più agronomi, medici e ingegneri) nel loro paese di origine, e contribuire con progetti mirati allo sviluppo dello stesso.

Nel frattempo, la presenza dei medici cubani, tra i più altamente specializzati al mondo, continua a farsi sentire nei progetti di cooperazione attivati coi paesi in via di sviluppo come l’Etiopia (si calcola che circa 35.000 medici cubani siano stati inviati dall’inizio della rivoluzione in missione all’estero, in Africa si conta oggi la loro presenza in 39 paesi su 57). Un altro segno dell’immenso legato di umanesimo rivoluzionario che lascia questo titano della storia del XX-XXI secolo, che alcuni da noi (in Europa) si ostinano a declassare a tirannucolo dell’ennesima repubblica delle banane, relitto destinato a essere spazzato via dal presunto trionfo del libero mercato a livello globale.

Pochi dalle nostre parti sono infatti oggi disposti ad ammettere che Cuba, sotto la sapiente guida di Fidel, è stata la promotrice di una sfida senza precedenti contro l’Impero più forte della storia dell’umanità e che, fatto ancora più mirabile, ne è uscita vincitrice, sia materialmente che moralmente (pur con tutte le difficoltà implicate da un processo dialettico tanto complesso come la costruzione di una società socialista sotto la pressione formidabile di cotali avverse potenze capitalistiche).

E mentre gli anti-castristi festeggivano a Miami, i popoli africani, per i quali la figura di Fidel ha significato la speranza di una patria sovrana e la fine dell’oppressione coloniale, hanno dimostrato con questa commossa cerimonia ad Addis che loro, in realtà, la pensano diversamente. Accompagnate dall’accensione simbolica di un cero a testimonianza della memoria imperitura che non può essere soffocata da nessun revisionismo storico,  le parole storiche di Raúl, in altri tempi sentite nella giungla del Congo o alla battaglia di Cuito Cuanavale in Angola, hanno chiuso la celebrazione al grido di: Patria o muerte, vencer, venceremos!

I Clinton sono collegati a più di 17 omicidi e morti sospette

clintondi James Petras – La Haine

28/08/2016- Adesso si aggiunge il terrorista che ha cercato di entrare nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove ha ottenuto l’asilo Julian Assange, per assassinarlo.

Ephraim Chury Iribarne: La disinformazione e manipolazione dei mass media in Occidente sono apparse in questi ultimi giorni nella foto di un bambino siriano vittima, si dice, degli attacchi del governo di Bashar Al Assad e dell’aviazione russa ad Aleppo. Esiste una politica deliberata del disinformare?

James Petras: Assolutamente sì. Il caso particolare della fotografia del bambino che ha ricevuto molta pubblicità e accuse generiche contro il governo della Siria, è qualcosa di totalmente falsificato; perché i principali responsabili di questa fotografia non erano nel paese. Non hanno l’autorità per parlare di qualcosa, in quanto vivono a Londra, a Bruxelles, al di fuori del paese. Inoltre, uno dei principal coinvolti è legato all’ISIS, ai terroristi islamici responsabili delle stragi in Siria. Quale autorità gli dobbiamo riconoscere? Quello che ha, sono solo le possibilità di falsificare la foto.

Inoltre, alcuni esperti mi hanno fatto notare che il bambino che appare nella foto, che a quanto pare è stato vittima di un attacco, non ha sangue, è molto tranquillo, i suoi occhi si vedono bene, pertanto non rappresenta quello che abbiamo visto migliaia di volte nelle immagini di guerra, quando attaccano i bambini: questi stanno sanguinando, (appaiono) fisicamente e mentalmente disorientati; in questo caso non appare questo. In base a tutte queste considerazioni, penso che ci sia una buona probabilità che questa immagine è completamente inventata.

 ECHI:  Di fronte agli esercizi “democratici” del Brasile, dell’eterna dittatura del Paraguay e del Macri che è venuto a “salvare” l’Argentina contro il Venezuela, quale futuro possiamo intravvedere per il Mercosur?

Vi sono davvero poche possibilità, perché il Mercosur dipende dal coordinamento e dalla cooperazione tra questi paesi e ciò dipende dall’orientamento che condivideranno nella politica di integrazione. Nel caso attuale, abbiamo governanti che sono coinvolti nel contrabbando, nel traffico di droga, come il presidente del Paraguay, che ha precedenti penali, è stato tre volte di fronte alla giustizia per vari reati, di cui una per traffico di droga. Poi abbiamo Macri, che sta eliminando le riforme sociali, indebolendo l’occupazione, non ha nessuna capacità di gestire la presidenza del suo paese e molto meno di assumere cariche nel Mercosur. Credo che Macri si troverà ad affrontare una grave crisi, da qui al prossimo anno vedremo grandi cambiamenti… Macri non ha molto futuro, i sondaggi mostrano che più dell’80% della popolazione dell’Argentina rifiuta le sue misure, in particolare gli incrementi esagerati delle tariffe pubbliche.

Nel frattempo, Michel Temer, il cosiddetto presidente brasiliano, nemmeno ha molto consenso. Lì, i sondaggi anche danno oltre l’80% dei Brasiliani alla ricerca di una nuova elezione per cambiare il governo, perché la disoccupazione continua a crescere. Non vedo che gli avversari del Mercosur hanno un grande futuro. Intanto, il deterioramento del blocco regionale è evidente e forse passerà momenti molto negativi nel prossimo periodo.

Al di là di questo, non vedo alternative sul tavolo. Gli sforzi dei destrorsi per formare alleanze con gli Stati Uniti non funzionano. Nelle elezioni degli Stati Uniti ci sono molte critiche – anche da parte di esponenti della destra – contro gli accordi di libero scambio. Nello stesso tempo in cui le destre rifiutano il Mercosur, non hanno alternative; nessuna possibilità di lanciare un nuovo tipo di integrazione con i paesi europei o gli Stati Uniti, per cui rimangono sospesi tra ciò che esisteva nel passato – che funzionava – e alternative che ormai non sono più praticabili.

ECHI: E dov’è l’Europa occidentale?

JP: L’Europa è in pessime condizioni, si sta frammentando in pezzi, a cominciare con l’Inghilterra e la Brexit; a quanto pare, l’elettorato ha scelto l’opzione di andare per proprio conto. E abbiamo un altro fattore che è molto importante, cioè come i governanti e i politici di centro-sinistra si stanno disintegrando.

In Germania si può dire che la socialdemocrazia è incappata nel peggior risultato elettorale della sua storia, e continua a cadere. In Francia, i sondaggi mostrano che il Partito Socialista è in piena caduta verticale e, probabilmente, alle prossime elezioni non raggiungerà nemmeno quello che ha ottenuto nelle ultime elezioni; pare che finirà come terza forza. In Italia, il primo ministro Matteo Renzi sta perdendo terreno; e lo stesso in altri paesi.

Cioè, la socialdemocrazia europea ha deciso di unirsi al carrozzone del neo-liberismo e ha perso il suo bacino storico, lavoratori, impiegati e settori popolari. Pertanto, la socialdemocrazia, il centro-sinistra, si trovano in un processo storico di disintegrazione.

Ora, come alternativa sta emergendo un tipo di conservatorismo di destra come il Fronte Nazionale in Francia, le stesse alternative in Germania e in Polonia. Potremmo dire che c’è una sorta di anti neo-liberismo della destra, che sta usando questa disintegrazione del centro-sinistra. Tutto ciò  nemmeno potrebbe realizzare un’unione di forze, perché tra i destrorsi nemmeno vi sono convergenze per rilanciare l’unità dell’Europa.

Quindi, dobbiamo discutere di tre cose: in primo luogo, la frammentazione dell’Unione Europea; secondo, la disintegrazione di una componente essenziale come la socialdemocrazia o il centro-sinistra; e in terzo luogo, l’emergere della destra nazionalista come alternativa abbastanza esclusiva  in questo scenario. L’Europa non ha molte prospettive interne, né ha molto in comune nella politica estera.

Ad esempio, il Fronte Nazionale vuole scendere a patti o almeno negoziare positivamente con la Russia, mentre la destra polacca è molto ostile nei confronti della Russia. Pertanto, non c’è possibilità di unificare la politica e gli Stati Uniti possono utilizzare i paesi più deboli, come quelli del Mar Baltico, come piattaforma per proiettarsi contro la Russia. Oltre a ciò, si vede che anche la Turchia adesso sta mettendo più distanza nei rapporti con la Russia.

Quindi, potremmo dire che sia i paesi europei che gli Stati Uniti sono sempre più isolati, e non per le minacce o sfide della sinistra, ma perché le dinamiche interne tra le forze capitalistiche si trovano in un processo di disintegrazione.

 ECHI: Passiamo alle altre questioni che hai in agenda.

JP: Beh, c’è una cosa piuttosto interessante. Ieri (21 agosto) una persona, sembra un terrorista, ha cercato di entrare all’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove è rifugiato Julian Assange, il titolare di Wikileaks. Assange accusa di tentato omicidio un inviato di Hillary Clinton, che lo vuole eliminare perché ha ancora documentazione atta a rivelare le bugie e le falsificazioni di Hillary nel periodo in cui era cancelliere. Negli ultimi 20 anni, i Clinton – Hillary e William – sono stati coinvolti o associati a più di 17 omicidi o morti sospette, cioè persone, ad esempio giornalisti, che stavano indagando i crimini della famiglia Clinton, e che sono cadute morte in strada o giù da edifici o hanno ricevuto un proiettile nella nuca.

Anche in questo 2016, molte persone sono morte misteriosamente, prima di dare testimonianza contro Hillary. È il caso di un ex-funzionario dell’ ONU, John Ashe; anche un giornalista, che stava indagando come il Partito Democratico rimestava nel torbido per favorire Hillary, è stato trovato morto nella sua casa e il motivo non è stato una rapina. Abbiamo più casi che hanno subito lo stesso, persino una pallottola nella nuca, e non vi è nessuna indagine su questi assassinii da parte dei funzionari che sostengono Hillary Clinton nella campagna.

Penso che diciassette casi, più quello di Assange ora, sono sufficienti per considerare che chiunque si sia legato ai Clinton corre pericolo di vita, se decide di defezionare e criticare i Clinton. È più un’associazione mafiosa che una campagna presidenziale.

L’altra questione di cui voglio parlare, è ciò che sta accadendo in Turchia. Siamo a conoscenza di un attacco che ha lasciato 51 morti e tutti riconoscono che l’ISIS è sicuramente coinvolto nell’attacco.

Ora, dobbiamo chiederci perché l’ISIS sta commettendo questi crimini: giacché la Turchia negli ultimi cinque anni ha tollerato e sostenuto l’ISIS. E ora, quando cercano di cambiare la politica o adattarla, l’ISIS prende posizione contro la Turchia. Cioè, l’attentato da parte dell’ISIS in  Turchia, di cui i governanti come Recep Tayyip Erdogan erano complici invisibili perché hanno tollerato, finanziato e sostenuto l’ISIS all’inizio dell’intervento e dell’invasione della Siria. E ora devono assumersi la responsabilità di quell’ISIS che sta conducendo atti terroristici in Turchia.

[Trad. dal castiglano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Sinistra e destra in piazza a San Paolo

fora temerdi Gisele Brito e Rafael Tatemoto

Brasil de Fato

31 luglio 2016- Gruppi favorevoli e contro l’impeachment hanno tenuto proteste in città questa domenica (31)

 

 

Una manifestazione della sinistra in Largo da Batata ha visto la partecipazione di 60.000 persone, secondo gli organizzatori.

La città di San Paolo (SP) ha assistito a due manifestazioni politiche Domenica 31, settimane prima della data prevista per la decisione finale del Senato sull´impeachment della presidentessa Dilma Rousseff. Da un lato, gruppi che sostengono la rimozione della Petista, si sono raccolti nell´Avenida Paulista. Dall’altro, con un maggior numero di partecipanti, i movimenti che compongono il Fronte Senza Paura hanno iniziato la loro manifestazione in Largo da Batata, ad ovest della capitale dello stato.

Mentre la destra chiedeva di confermare l’impeachment contro la Rousseff,   gli aderenti al Senza Paura chiedevano l´uscita di Michel Temer (PMDB).

 

Sinistra

Secondo il Fronte popolare Senza Paura, 60.000 persone hanno partecipato alla protesta. La polizia militare non ha rilasciato stime. I motti della manifestazione sono stati “Fuori Temer” e “deve decidere il popolo”, in riferimento all’idea di un referendum sulla convocazione di nuove elezioni. Anche se l’ultima proposta è stata riportata in molti casi, non vi era consenso tra i presenti alla manifestazione.

Mauro Gonçalves, muratore, ha detto che pensa che le “elezioni siano inutili.” Per lui, “devono uscire questi bastardi che sono lì, e andare al potere quelli che si preoccupano del popolo.” Oltre a lui, un gruppo portava uno striscione con la frase “Ritorna, Cara”, in riferimento alla presidentessa sospesa.

Invece, Rosa Gusmões, insegnante, ha detto di ritenere che la cosa migliore sarebbero nuove elezioni, perché il popolo possa decidere, e ” il meglio non sarebbe Temer e il suo gruppo.”

All´inizio della protesta, Guilherme Boulos, coordinatore nazionale del Movimento dei Lavoratori Senza Tetto (MTST), ha dichiarato: “Dobbiamo reinventare percorsi di sinistra, andando in quella direzione. L’unico passo possibile ora è con il popolo, e questo passo solo si consolida per la strada “.

I manifestanti volevano lasciare il Largo da Batata verso l’ufficio di Temer in zona, ma sono stati fermati dalla polizia, pesantemente armata. Allora, la marcia si è diretta  verso la Piazza Pan-Americana, vicino alla residenza del presidente interino.

Alla fine dell’atto, hanno cercato di bruciare un pupazzo di cartone riproducente Temer, come rappresentazione di ciò che è cattivo nel governo. “Fa così schifo che nemmeno brucia”, ha scherzato un manifestante. Il pupazzo allora è stato calpestato.

 

Destra

Nella Paulista, i gruppi pro-impeachment hanno realizzato la minore manifestazione in strada, da quando è iniziato il processo contro Dilma. Alcuni manifestanti si sono riuniti intorno a furgoni con impianto sonoro, lasciando il percorso del vialone libero al passaggio, per farlo utilizzare anche da persone che approfittano dell´attivazione del percorso pedonale la domenica. In altre occasioni, anche le strade laterali alla Paulista erano state occupate.

Tra i carri sonorizzati, si è distinto quello dei Revoltados Online, il Scendete in strada e uno che chiedeva il ritorno dei militari al governo, promosso dall’Unione Democratica Nazionale e dalla Lega Cristiana Mondiale, che ha anche protestato contro l´”islamizzazione” del paese .

“La dittatura è stata buona, perché furono 20 anni di pace, senza delinquenti, senza ladri, senza disoccupazione. Di corruzione ce n´era un po ‘, ma non come quella che c´è oggi “, ha detto uno dei manifestanti ai giornalisti.

Nonostante il forte discorso contro la corruzione in generale, tutte le dichiarazioni, così come gli striscioni e i manifesti, facevano riferimento solo ai politici del Partito dei Lavoratori, ad eccezione di alcuni membri della Corte Suprema e al Presidente del Senato, Renan Calheiros (PMDB). Erano presenti figure rappresentative della “nuova destra” brasiliana, come Alexandre Frota, Eduardo Bolsonaro, Sara Winter e Marco Antonio Villa.

Né gli organizzatori né la polizia militare hanno riportato il numero dei partecipanti.

[Trad. dal portghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Gli Stati Uniti: la polarizzazione e la polveriera

US flagdi James Petras

27lug2016.- La polarizzazione ha trovato un modo di esprimersi nelle manifestazioni di massa di piazza, nel voto di rifiuto e negli attacchi violenti

 

Introduzione

L’ordine costituzionale degli Stati Uniti – come si configura oggi – sulla base di forti contrasti, deve confrontarsi con una profonda crisi di legittimità. Gli Stati Uniti d’America sono divisi tra: 1) Uno Stato poliziesco-giudiziario-presidenziale, profondamente concentrato sulla lotta contro la società civile organizzata in comunità di Afro-americani, Ispanici e di lavoratori precarizzati; 2) una polizia federale, una giustizia, un dipartimento di Stato e un ufficio di presidenza, tutti corrotti, che si contrappongono a un sistema costituzionale e legale sostenuto da una vasta maggioranza di cittadini e: 3) un sistema di elezioni presidenziali manipolato contro il consenso e l’approvazione della maggioranza degli elettori.

La divisione della società americana è molto più grande di quello che indicano le “opinioni” raccolte nei sondaggi nelle e misurazioni.

La polarizzazione ha trovato un modo di esprimersi in manifestazioni di massa di piazza, nei voti di rifiuto e negli attacchi violenti. Tutti segnali che vanno in direzione di una rivolta di portata nazionale? I funzionari pubblici descrivono la situazione come “una polveriera sul punto di esplodere.”

 

Il bazar delle facce storte

La classe dirigente fa finta di controllare la polarizzazione. Il presidente Obama si impiglia in una sterile retorica, che non impressiona nessuno.

La corruzione, l’inganno e il tradimento nei luoghi alti sono così dilaganti, che la complicità condivisa è diventata un segno di appartenenza. I cittadini più attivi negano la legittimità di tutti i politici e li rifiutano, considerando che sono “tutti corrotti”.

Il sistema elettorale è un gigante bazar di sorrisi distorti, scandalose idiozie e promesse non mantenute e svuotate prima ancora di essere formulate.

Se i tribunali, il processo elettorale e lo stato di polizia agiscono come un triunvirato, cui non può accedere la stragrande maggioranza della cittadinanza americana, la gente fa ricorso ad altre procedure e ad altre voci per sfidare la tirannia delle élites e cambiare la situazione.

                                                                          

La polveriera è all’interno degli Stati Uniti d’America

Il pubblico americano ha subíto due decenni di calo del tenore di vita e di instabilità, mentre l’élite ha accumulato un´immensa concentrazione di ricchezza, privilegi e potere. L’attesa passiva e la pazienza si stanno esaurendo; le promesse di miglioramenti futuri cadono nel vuoto e le idiozie sorridenti sono ricevute con la faccia cupa.

Il primo segnale che la “polveriera era sul punto di esplodere” è iniziato con un petardo ad alto volume. La gioventù che continua a sperare ha intrapreso una svolta, sostenendo un ‘social-democratico’ a casa propria e un ‘patriota nazionalista’ della porta accanto. I petardi si sono accesi, hanno fatto cilecca e sono morti! Giurando di riportare i suoi seguaci nel recinto democratico, Sanders si è sciolto nell’abbraccio carnale della ‘regina del caos’, il candidato di decenni di inganno e disillusione. Nel frattempo, i patrioti lavoratori, seguaci di Trump, sono diventati portieri dei banchieri, venditori porta a porta di Bibbie e venditori ambulanti repubblicani.

La farsa elettorale non è riuscita a bagnare la polvere da sparo. Ci sono troppi fuochi accesi in tutto il territorio e troppi piromani che vogliono accendere la miccia.

 

 Smascherati i falsi profeti di giustizia

 A differenza della ‘esplosione’ elettorale, che produceva scintille tra il rancore degli elettori, le comunità nere e ispaniche non hanno seguito le parole d’ordine dei truffatori politici, dei giudici e dei capi della polizia. Essi non hanno ascoltato i falsi profeti politici. In numero sempre più significativo, sono usciti in strada a combattere.

Nel corso degli ultimi otto anni, il presidente Obama ha devastato i quartieri e le scuole nere, sguinzagliando le super-militarizzate forze della polizia statale, lodando i funzionari e gli agenti di polizia neri, coinvolti nelle operazioni volte a terrorizzare le comunità nere. In nessun modo appare sorprendente che la sempre più acuta polarizzazione sociale si è diffusa e approfondita nelle townships nere. Stiamo tornando indietro agli anni sessanta e settanta, quando la violenza razziale aveva origine dallo Studio Ovale del Presidente e scorreva a valle verso i tribunali e la polizia, con conseguente violenza reciproca che andava dal basso verso l’alto, fino all’élite.

 

Accendere la miccia

La rivolta è iniziata con gli afro-americani e si estende tra i latino-americani e, inoltre, tra i bianchi le cui condizioni di vita stanno peggiorando. La crescente rivolta dei lavoratori bianchi contro la cleptocratica dinastia dei Clinton si è ampliata, per fondersi con la rivolta popolare contro la ‘fiammata’ del rinnegato pseudo-socialista Bernie e del resto dei miliardari, proprietari del sistema politico. La ribellione politica sta attraversando il centro degli Stati Uniti.

La maggioranza degli americani si è polarizzata, perché è stata loro negata la stabilità essenziale nella vita di tutti i giorni. Manca loro il livello di vita perduta e vedono davanti a sé un futuro cupo e inaccettabile, soprattutto per i loro bambini.

La ribellione negli Stati Uniti ha diversi fattori scatenanti: l´economia plutocratica, un sistema elettorale cleptocratico e uno stato di polizia disumanizzante.

Il sistema elettorale, basato sul furto, ha fatto sì che il maggior numero di voci ostili attraversassero le differenze razziali  e penetrassero profondamente nelle divisioni di classe.

La polarizzazione, indotta dalla militarizzazione della polizia, è più immediata ed esplosiva. È quella che, molto probabilmente, si tradurrà in azione diretta.

La classe lavoratrice bianca – in caduta economica libera – è il più grande gruppo ribelle, ma è stato il più lento nello sviluppo della coscienza e dell’organizzazione di classe. Eppure, è il settore sociale con il maggior potenziale nel far cadere il sistema.

I ribelli elettorali disincantati (seguaci di Bernie) sono molti e rapidi nell’agire, ma sono anche i più facilmente ingannati da ciarlatani e truffatori politici.

 

Conclusione

 La confluenza di militanti neri, attivisti contro l´astensione e lavoratori bianchi impoveriti è solo l’inizio della grande rivolta. Eppure, essi ‘non si riconoscono’ nella vita quotidiana, sul lavoro, nel quartiere o nella lingua, anche se condividono una profonda ostilità nei confronti dello Stato di polizia, la cui missione è proteggere l’élite politica ed economica.

In quali circostanze potrebbero unirsi? Al momento, non vi è alcuna organizzazione capace di unire tutte queste forze, con tutto il loro dinamismo e la loro capacità critica.

Le organizzazioni a base comunitaria hanno una visione strategica limitata e non riescono a superare il loro  localismo.

Alcuni partiti politici alternativi e alcune personalità hanno promesso di aderire, sebbene siano coinvolti in politiche elettoralistiche aliene all’azione diretta, anche se hanno a che fare con la polizia, i tribunali o col sistema economico.

Potrebbe sorgere un ‘leader carismatico’ e costruire ponti tra i diversi settori; ad un certo punto, alcuni lavoratori bianchi impoveriti o militanti neri o attivisti senza rappresentanza unirsi intorno a un tale leader. Ma a meno che il leader sia sostenuto da un´organizzazione potente e guidata dagli attivisti delle comunità, la minaccia di tradimento rimane una possibilità reale.

Viviamo in un tempo, in cui il sistema esistente è marcio e cadente e cresce la disaffezione delle masse. Tuttavia, è anche un momento in cui le ‘alternative’ sembrano lontane e rarefatte. Ciò che è perfettamente chiaro è che il solo degrado e crollo non sono sufficienti a causare una massiccia rivolta popolare e a costruire una società giusta.

 

Articolo originale, in: http://petras.lahaine.org/?p=2093 – traduzione dall’inglese per Rebelion di Riba Carlos García

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Il golpe di Erdoğan: purgare i critici interni, conquistare alleati esterni

Erdogandi James Petras

23lug2016-“Il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha preparato un elenco di obiettivi per l’arresto, ancor prima che il colpo di stato (sic!) fosse lanciato”, funzionario della Commissione Europea sulla Turchia (FT 2016/07/19).

 

Introduzione

Il colpo di stato in Turchia è stato a comando. Un gruppo di ufficiali militari e funzionari di polizia sono stati istigati a prendere il potere da operatori di alto livello dell’intelligence del regime di Erdoğan. Essi sono stati autorizzati a far cadere alcune bombe, occupare ponti ed edifici, prima che fossero circondati, assediati e arrestati in base a una lista di proscrizione preparata prima ancora del cosiddetto colpo di stato. In mezzo a questo colpo di stato falso, un Erdoğan in ‘vacanza’ vola a Istanbul illeso, naturalmente, perché il suo luogo di villeggiatura è stato bombardato, dopo che lo aveva lasciato. Sequestra i mass-media, denuncia il colpo di stato, scuote le masse musulmane e mette in piedi una purga di massa della società turca, concentrandosi sul servizio civile, gli insegnanti e gli amministratori, i militari, i tribunali e i giudici. Di fato, ogni istituzione capace di azione indipendente o reputata critica di Erdoğan viene chiusa. Dopo una settimana, oltre 60.000 persone erano state epurate.

Perché Erdoğan ha fatto ricorso a un colpo di stato? Perché Erdoğan ha epurato la società turca? Quali politiche seguiranno alla presa di potere di Erdoğan?

 

Preludio al colpo di stato

Negli ultimi 5 anni, Erdoğan ha subito una serie di fallimenti e sconfitte politiche, economiche e diplomatiche, che hanno seriamente minato le sue ambizioni dittatoriali e territoriali. La sua forza aerea ha abbattuto un aereo militare russo, che operava all’interno del territorio siriano. Le immagini di mercenari jihadisti turchi che uccidevano un pilota russo mentre cercava la salvezza paracadutandosi, come anche di un membro della squadra di soccorso russa, hanno portato il governo russo a bloccare la  pluri-miliardaria industria del turismo russo in Turchia e a annullare redditizie trattative di affari. Ha rotto le relazioni con Israele, che ha rescisso un conveniente contratto per il petrolio e il gas offshore. Il suo sostegno all´ISIS e ad altri gruppi mercenari violenti salafiti, che operano in Iraq e in Siria ha provocato una rottura con la Siria e l’Iran. Il suo successivo tentativo di sconfessare i legami della Turchia con l´ISIS ha portato a una serie di orribili attentati terroristici da parte delle cellule jihadiste impiantate nel paese. La posizione diplomatica della Turchia in Egitto si è deteriorata, in quanto che Erdoğan ha cercato di mantenere i suoi legami con la Fratellanza Musulmana, dopo che era stata estromessa dal potere da un colpo di stato militare egiziano sponsorizzato dagli Stati Uniti.

Sul fronte interno, Erdoğan si è alienato l’élite militare kemalista secolare e quella civile politico-economico attraverso prove inventate ed epurazioni dei media. La pesante repressione di Erdoğan contro i manifestanti liberali e di sinistra sulle questioni ambientali ha aumentato la preoccupazione occidentale. La sua gestione brutale delle proteste dei lavoratori, a seguito del disastro della miniera di carbone di Soma nel 2014, in cui oltre 300 operai sono stati uccisi, lo ha reso più isolato.

La guerra di Erdoğan contro i movimenti indipendentisti curdi in Turchia, Iraq e, in particolare, in Siria, dove questi erano alleati degli Stati Uniti contro i jihadisti terroristi dell´ISIS, ha aumentato i disordini interni e l’isolamento internazionale.

Al fine di consolidare il suo potere esecutivo, Erdoğan si era prima alleato con le vaste reti di Gulenisti-islamici in Turchia, al fine di scavare il terreno sotto ai piedi dei kemalisti e poi si è messo a eliminare i suoi ex-alleati.

Di fronte a nemici e avversari a casa e all’estero, Erdoğan ha messo una duplice strategia per migliorare le sue alleanze all’estero, in particolare i suoi legami con la Russia e Israele, mentre lanciava una guerra totale contro i critici interni.

 

Il golpe pre-fabbricato e la Purga permanente

Gli agenti dei servizi segreti di Erdoğan all’interno del comando militare hanno incoraggiato o addirittura instigato i suoi critici nello Stato Maggiore, che erano stufi dei suoi pasticci e delle sue politiche disastrose, a montare un colpo di stato. Hanno dato spazio suficiente ai militari ribelli e risorse per fornire loro una parvenza di autorità, pur mantenendo il controllo strategico dell’aviazione e delle principali truppe di terra. Possono avere finto simpatia per il prematuro lancio di una rivolta … destinata alla sconfitta. Una volta che le unità ribelli pesantemente infiltrate si sono mosse, l’intera operazione Erdoğan si è attivata. I coscritti sfortunati hanno pensato che erano stati chiamati per delle esercitazioni militari, per poi ritrovarsi circondati, arrestati e persino linciati. I dissidenti sono stati isolati, i loro movimenti paralizzati, i loro leaders resi inoffensivi. I lealisti di Erdoğan all’interno dell´Air Force turca hanno portato in volo il presidente trionfante all´aeroporto internazionale di Istanbul, ‘liberato’ tra le acclamazioni dei suoi adoranti sostenitori civili.

Erdoğan ha immediatamente decretato un´epurazione di massa – in nome della patria. Un vero e proprio colpo di stato aveva effettivamente avuto luogo – la presa di potere totale di Erdoğan. L’intero sistema politico, militare, giudiziario e di polizia è stato epurato del personale entro poche ore. Ci sono stati oltre 20.000 arresti, percosse e sparizioni. Ci sono state richieste di reintrodurre la pena di morte.

La presa del potere di Erdoğan ha bloccato le attività chiave dei Gulenisti negli Stati Uniti ed eliminato i funzionari indipendenti della Corte Suprema e i funzionari repubblicani laici. Il Presidente ha avuto le mani libere per ricostruire un intero apparato civile, governativo e militare con i suoi fedelissimi. Il suo controllo dei media e delle istituzioni educative è diventato totale.

 

Il governo sotto Erdoğan

Il colpo di stato preventivo di Erdoğan, la purga e la presa del potere si tradurrà in uno stato monolitico, che Erdoğan forgerà nella sua versione a lungo ricercata di un regime islamista. Il nuovo regime ha annunciato lo ‘stato di emergenza’, il che pone tutti i Turchi sotto la stretta conformità con le politiche di Erdoğan.

Il “Nuovo Ordine” di Erdoğan lancerà operazioni su larga scala contro i Curdi, senza alcun rispetto per i confini nazionali siriani o iracheni. Erdoğan garantirà il rispetto dei decreti islamici, progettati per imporre il conformismo. Egli riuscirà a imporre un regime dittatoriale ‘presidenziale’. E il Parlamento, se necessario, verrà by-passato; il suo mandato ‘elettorale’ sarà assicurato.

Nel periodo immediatamente successivo, le detenzioni di massa rafforzeranno lo stato – e i generali di Erdoğan, le autorità religiose alleate e i teppisti di strada chiameranno alle armi.

Scatenare la forza e la violenza contro i suoi nemici interni, tuttavia, può portare a controversie interne tra i nuovi predatori intorno al bottino della vittoria. L’élite economica può accettare il Nuovo Ordine, ma solo se e quando Erdoğan attenuerà i suoi attacchi retorici contro gli Stati Uniti e l’Unione Europea.

Erdoğan deve ancora sviluppare una strategia sulla sostituzione dei professionisti epurati (‘Gulenisti’) all’interno dell’economia civile e della pubblica amministrazione – in particolare le scuole e la magistratura. I capovolgimenti impetuosi della sua politica sconsiderata di scontro con la Russia, la Siria, Israele, l´Iran,  l´Iraq e i Curdi sono suscettibili di generare nuovi livelli di malcontento, soprattutto tra i suoi attuali comandanti militari.

Il Nuovo Ordine di Erdoğan nasce dalla rottura della società civile e delle alleanze di lungo termine. Egli può rimanere al potere ad Ankara, ma sarà visto più come un delinquente politico locale che un partner tra le grandi potenze regionali.

Gli alleati esterni di Erdoğan sfrutteranno il suo isolamento e la sua megalomania radicale per stringere alleanze lucrative. Israele premerà per contratti favorevoli di gas e petrolio; la Russia insisterà perché Erdoğan abbandoni i suoi alleati dell´ISIS. Gli Stati Uniti domanderanno di cessare gli attacchi contro i Curdi. L’UE utilizzerà la purga in corso e la re-introduzione della pena di morte per dichiarare finalmente la Turchia inadatta a entrare nell’Unione Europea. I banchieri e gli investitori stranieri attenderanno che Erdoğan fermi la sua furia nei confronti del settore finanziario e  cominci a ‘fare sul serio’ riguardo all’economia.

Il sogno di Erdoğan di governare a vita  un califfato islamico neo-ottomano, sostenuto da folle di strada, pretoriani e compari capitalisti rende la Turchia instabile e indisciplinata. I militari lealisti di Erdoğan hanno le loro rivalità e ambizioni. Ora che Erdoğan ha stabilito la sua ‘strada militare al potere’, ha stabilito un chiaro precedente per gli altri ‘Erdoğan’ a intraprendere la stessa strada.

Nel breve periodo, Erdoğan ha bisogno di riavviare l’economia, stabilizzare il sistema politico e stabilire una parvenza di ordine internazionale.

Erdogan non può e probabilmente non prolungherà le tensioni con gli Stati Uniti per la vicenda Gulen. Gulen rimarrà in Pennsylvania, come carta della CIA per un ‘cambio di regime’. Nel frattempo, ha eliminato la maggior parte degli agenti gulenisti in grado di lavorare con gli Stati Uniti come una quinta colonna. La questione adesso è se ritornerà al suo ruolo come partner di ‘valore’ acquisito della NATO, o se lancerà una guerra intensificata contro i Curdi, alleati strategici degli Stati Uniti?

I legami di Erdoğan con la Russia sono precari. Non c’è alcuna ragione perché i Russi si fidino di lui. Egli ha fallito in qualche modo, preso tra la necessità di una riconciliazione con la Russia e il desiderio di continuare la sua guerra per procura contro il governo della Siria.

Alla fine, Erdoğan potrebbe essersi assicurato il potere e avere intrapreso una vasta epurazione interna dei suoi nemici, ma ha perso la guerra regionale, mentre subisce le conseguenze di milioni di rifugiati di guerra e di uma minaccia terroristica jihadista profondamente radicata in Turchia.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Il declino della classe operaia bianca in America

big pharmadi James Petras e Robin Eastman-Abaya

11lug2016. – La classe operaia bianca negli Stati Uniti è stata decimata attraverso un’epidemia di ‘morti premature’ – un termine blando per coprire la caduta della speranza di vita nella demografia storica di questo popolo. Ci sono stati studi e rapporti passati in silenzio e marginalizzati su questa tendenza – ma le loro conclusioni non sono ancora entrate nella coscienza nazionale per motivi che cercheremo di esplorare in questo saggio.

In effetti, questa è la prima volta nella storia da ‘tempo di pace’ del paese che il suo tradizionale nevralgico settore produttivo ha registrato un tale drammatico calo demografico – e l’epicentro del fenomeno è nelle piccole città e comunità rurali degli Stati Uniti.

Le cause per ‘morte prematura’ (morire prima della normale aspettativa di vita – di solito in condizioni prevenibili) includono il forte aumento dei casi di suicidio, complicazioni non trattate da diabete e obesità e soprattutto l’”avvelenamento accidentale” – un eufemismo utilizzato per descrivere ciò che sono per lo più overdose da prescrizione e da droghe illegali, oltre che da interazioni farmacologiche tossiche.

Nessuno conosce il numero totale di decessi di cittadini americani a causa di un’overdose da droga o di fatali interazioni farmacologiche negli ultimi 20 anni, così come nessun organismo centrale ha tenuto traccia dei numeri di poveri uccisi dalla polizia a livello nazionale, ma partiamo da un  numero tondo al ribasso – 500.000 vittime della classe operaia, per lo più bianchi – e sfidiamo le autorità a produrre alcune statistiche reali con definizioni reali. In effetti, un tale numero potrebbe essere molto più alto – se includessimo i decessi fatali da interazione farmaceutica e gli ‘errori terapeutici’, che si verificano in ambiente domestico, ospedaliero e di cura.

Negli ultimi anni, decine di migliaia di Americani sono morti prematuramente a causa di un´overdose o di interazioni farmacologiche tossiche, per lo più relative a farmaci anti-dolorifici narcotizzanti, prescritti dai medici e da altri fornitori. Tra coloro che sono morti in numero sempre maggiore di overdose da oppiacei illegali, per lo più eroina, fentanil e metadone, la stragrande maggioranza è prima diventata dipendente dai potenti oppioidi sintetici prescritti dalla comunità medica, forniti dalle grandi catene farmaceutiche e prodotti con margini di profitto incredibili da parte delle case farmaceutiche leader. In sostanza, questa epidemia è stata promossa, sovvenzionata e protetta dal governo a tutti i livelli e riflette la promozione di un mercato medico-farmaceutico privato impazzito, che massimizza il profitto in ogni modo.

Ciò non si vede altrove nel mondo a questo livello. Ad esempio, nonostante la loro propensione per l’alcol, l’obesità e il tabacco – alla popolazione britannica paziente è stata sostanzialmente risparmiata quest’epidemia, perché il loro sistema sanitario nazionale è regolato e funziona con un’etica diversa: il benessere del paziente è valutato più del nudo profitto. Il quadro di cui stiamo parlando probabilmente non si sarebbe sviluppato negli Stati Uniti, se fosse stato istituito un sistema sanitario nazionale statale.

Di fronte alla crescente incidenza di veterani di ritorno dall’Iraq e dall’Afghanistan, che muoiono di overdose e di suicidio da oppioidi prescritti e per reazioni contrastanti, il corpo medico e chirurgico delle Forze Armate ha provocato audizioni di ‘emergenza’ al Senato degli Stati Uniti nel marzo 2010, in cui la testimonianza ha dimostrato che i medici militari avevano rilasciato 4 milioni di prescrizioni di narcotici potenti nel 2009, un aumento di 4 volte dal 2001. I membri del Senato coinvolti nelle audizioni, guidati da Virginia Jim Webb, hanno ammonito di non gettare una luce negativa su Big Pharma, tra i più grandi donatori delle campagne politiche.

L’immagine pubblica del soldato eroinomane di ritorno dalla guerra del Vietnam, che scuoteva la nazione, si era trasformata nel veterano dipendente dall’Oxycontin o dallo Xanax del nuovo millennio, grazie agli enormi contratti di Big Pharma con le Forze Armate degli Stati Uniti e dai quali i mass media hanno distolto lo sguardo. Suicidi, overdose e ‘morti improvvise’ hanno ucciso molti più soldati che i combattimenti.

Nessun’altra popolazione pacifica, probabilmente dalle Guerre dell’Oppio del 1839, è stata così devastata da un’epidemia di droga incoraggiata da un governo. Nel caso delle Guerre dell’Oppio, l’Impero Britannico e il suo braccio commerciale, la East India Company, cercarono un mercato per le loro enormi coltivazioni di oppio nel Sud-est asiatico e utilizzarono il proprio esercito e i loro alleati-mercenari cinesi, i signori della guerra, per imporre una distribuzione massiccia di oppio al popolo cinese, occupando Hong Kong nel processo, per farne un hub del loro commercio di oppio imperiale. Allarmato dagli effetti distruttivi della dipendenza sulla sua popolazione produttiva, il governo cinese cercò di vietare o regolamentare l’uso del narcotico. La sua sconfitta per mano britannica segnò il declino della Cina in uno stato semi-coloniale per tutto il secolo seguente – queste sono le conseguenze più a lungo termine dell’avere una popolazione dipendente.

Questo documento intende individuare: (1) la natura delle morti indotte dalla droga a lungo termine e su larga scala; (2) la dinamica della ‘transizione demografica per overdose’ e (3) l’economia politica della dipendenza da oppioidi. Questo documento non cita numeri o rapporti – questi sono ampiamente disponibili. Tuttavia essi sono sparsi, incompleti e, in generale, mancano di qualsiasi quadro teorico per capire, e perché no, affrontare il fenomeno.

Concludiamo discutendo se ogni ‘morte per prescrizione’ debba essere vista come una tragedia individuale, pianta in privato, o un crimine delle corporations, alimentato da avidità o anche da un modello di ‘social-darwinismo-su larga scala’, messo in campo da un apparato di potere guidato dalle élites.

Dall’avvento dei grandi cambiamenti politico-economici indotti dal neo-liberismo, la classe oligarchica dell´America affronta il problema di una grande e potenzialmente irrequieta popolazione di milioni di lavoratori emarginati e di membri della classe media in declino sociale, resi ridondanti dalla ‘globalizzazione’ e di poveri rurali arrabbiati, che sprofondano sempre più nello squallore. In altre parole, quando il capitale finanziario e gli organi dirigenti delle élites vedono un aumento della popolazione ‘inutile’ di lavoratori bianchi, di dipendenti e di poveri in questo contesto geografico, quali misure ‘pacifiche’ possono essere prese, per facilitare e incoraggiare il loro ‘declino naturale’?

Un modello simile è emerso nella prima crisi da ‘AIDS’, dove l’amministrazione Reagan ha deliberatamente ignorato l´impennata di morti tra i giovani Americani, in particolare tra le minoranze, adottando un approccio moralistico del tipo ‘è colpa della vittima’, fino a che l´influente e organizzata comunità gay ha richiesto l’intervento del governo.

 

La scala e la portata dei decessi per droga

Negli ultimi due decenni, centinaia di migliaia di Americani in età da lavoro sono morti per droga. La mancanza di dati concreti è uno scandalo. La scarsità è dovuta a un sistema frammentato, incompetente e deliberatamente incompleto, di cartelle cliniche e certificati di morte – in particolare nelle aree rurali più povere e nelle piccole città, in cui non vi è praticamente alcun supporto per produrre e mantenere registrazioni di qualità. Questo grande vuoto di dati è multiforme e ostacolato dai problemi del regionalismo e della mancanza di una chiara direzione nella sanità pubblica governativa.

All’inizio della crisi, i professionisti medici e i medici legali hanno assunto in gran parte un atteggiamento di ‘negazione’, sotto pressione perché certificassero le morti ‘inaspettate’ come ‘naturali, a causa di condizioni pre-esistenti’ – nonostante le prove schiaccianti che c’era stato un eccesso di prescrizione imprudente da parte della comunità medica locale. Quindici o venti anni fa, le famiglie delle vittime, isolate nelle loro piccole città, possono aver ricavato un certo vantaggio a breve termine, nel vedere la parola ‘naturale’ riferita alla morte prematura del loro amato. Comprensibilmente, una diagnosi di ‘morte per overdose da droga’ avrebbe provocato una tremenda vergogna sociale e personale tra le famiglie rurali e le piccole città della classe operaia bianca, che avevano tradizionalmente associato i narcotici con la minoranza urbana e i gruppi criminali. Rappresentavano se stessi come immuni a tale problema da ‘grande città’. Avevano fiducia nei ‘loro’ medici che, a loro volta, avevano fiducia nelle rassicurazioni di Big Pharma che i nuovi oppioidi sintetici non avrebbero prodotto dipendenza e potevano essere prescritti in grandi quantità.

Nonostante la lenta crescita di consapevolezza da parte della comunità medica locale di questo problema, ci sono stati pochi tentativi di educare la popolazione a rischio e ancora meno tentativi di contenere i ’fraterni’ dottori dalla prescrizione facile e le ‘cliniche del dolore’ private. Essi, o i loro infermieri praticoni e i PA, non hanno avvisato i pazienti degli immensi rischi di combinare oppioidi con alcol o tranquillanti. Molti, infatti, non erano nemmeno a conoscenza di ciò che ai loro pazienti era stato prescritto da altre fonti. Non era inusuale vedere giovani adulti sani con più prescrizioni da parte di molteplici operatori.

Durante gli ultimi decenni, in regime neo-liberista, i bilanci dei distretti di salute rurali sono stati spogliati dai programmi di austerità promossi dall’austerity, portata avanti dal business. Nello stesso tempo, il governo federale ha ordinato che si attuassero piani costosi e assurdi per affrontare il ‘bio-terrorismo’. Spesso, ai dipartimenti di salute mancava il budget necessario per pagare la costosa sperimentazione tossicologica forense, necessaria a documentare i livelli di farmaco nei casi di overdose sospette tra la propria popolazione.

Ad aggravare ulteriormente questa mancanza di dati di qualità, non vi era alcuna guida o coordinamento da parte del governo federale e statale o da parte della DEA distrettuale, in materia di documentazione sistematica e di sviluppo di una banca dati, utilizzabile per analizzare le conseguenze diffuse dell’eccesso di prescrizione delle sostanze stupefacenti legali. La crisi al suo inizio ricevette solo minima attenzione da parte di questi organismi.

Tutti gli sguardi ufficiali erano puntati sulla ‘guerra alla droga’, come veniva portata avanti contro i poveri della minoranza urbana. Le piccole città, dove i dottori eccedenti nella prescrizione formavano i pilastri delle chiese locali o dei country clubs, soffrivano in silenzio. Il grande pubblico era indotto dalla dis-educazione dei media a pensare che la dipendenza e i decessi correlati fossero un problema da ‘centro storico’, tale da richiedere la solita risposta razzista di riempire le carceri con i giovani neri ed ispanici per reati minori o possesso di droga.

Ma all’interno di questo vuoto, i bambini della classe operaia bianca cominciavano a comporre il ‘911’ … perché “mamma non si sveglia …”. Mamma con i suoi ‘palliativi prescritti a base di di Fentanyl’ aveva appena preso un solo Xanax di troppo e devastato un intero nucleo familiare. Era l´inizio di un’epidemia devastante. Attraverso tutto il paese, questi casi allarmanti crescevano. Alcune contee rurali hanno visto la percentuale di bambini tossico-dipendenti, nati da madri tossico-dipendenti, sopraffare i rispettivi sistemi ospedalieri, del tutto impreparati. E le pagine locali dei necrologi pubblicavano numeri crescenti di giovani nomi e volti, al di là degli anziani – non pubblicando nulla sulla ‘causa’ della scomparsa prematura, allo stesso tempo dedicando paragrafi a un ottantenne dipartito.

Le recenti tendenze dimostrano che i decessi per droga (sia overdose da oppioidi che interazioni miste fatali con altri farmaci e alcol) hanno avuto un impatto importante sulla composizione della forza-lavoro locale, sulle famiglie, sulle comunità e sui quartieri. Ciò ha avuto un riflesso sulla vita dei lavoratori, la cui vita e occupazione personale è stata gravemente colpita dalla de-localizzazione dell’impianto aziendale, dal ri-dimensionamento, dai tagli ai salari e al sostegno alla salute. I sistemi tradizionali di sostegno, che fornivano un aiuto ai lavoratori danneggiati da queste tendenze, come i sindacati, gli operatori sociali pubblici e i professionisti della salute mentale, o non sono stati in grado o non hanno inteso intervenire prima o dopo che il flagello della tossico-dipendenza entrasse in campo.

 La dinamica demografica della morte indotta dalle droghe

Quasi tutti i rapporti pubblicizzati ignorano la demografia e il differenziale di classe dell´impatto dei decessi correlati alla prescrizione di droghe. La maggior parte delle persone uccise da droghe illegali sono state prima dipendenti da sostanze stupefacenti legali, prescritte dai loro fornitori. Solo i decessi per overdose delle celebrità riescono a raggiungere i titoli dei giornali.

La maggior parte delle vittime sono state membri disoccupati o sotto-occupati a basso reddito della classe operaia bianca. Le loro prospettive per il futuro sono deprimenti. Qualsiasi sogno di creare una sana vita familiare basandosi su di un solo stipendio nello ‘Heartland America’ provocherebbe la risata. Si tratta di una popolazione nazionale enorme, che ha conosciuto un rapido declino delle proprie condizioni di vita, a causa della de-industrializzazione. La maggior parte delle vittime di overdose mortali sono maschi bianchi in età da lavoro, ma con una grande percentuale di donne della classe operaia, spesso madri con bambini. C’è stata poca discussione circa l’impatto di una morte per overdose in età lavorativa sulla famiglia allargata. Includendo anche le nonne cinquantenni. In questa demografia, le donne spesso forniscono una problematica coesione e stabilità a diverse generazioni a rischio.

A quanto pare, la popolazione minoritaria degli Stati Uniti ha finora sfuggito questa epidemia. I neri americani e gli ispanici erano già stati depressi ed economicamente emarginati per un periodo molto più lungo – e il minor tasso di decessi per droga da prescrizione tra loro popolazioni può riflettere una maggiore capacità di recupero. Essa riflette certamente il loro accesso ridotto all’eccesso di prescrizione da parte della comunità medica del settore privato – un paradosso triste, per cui ‘l’abbandono’ medico potrebbe effettivamente essere stato ‘positivo’.

Mentre ci possono essere pochi studi basati sulla classe riguardo le tendenze comparative dei ‘decessi per overdose’ tra le minoranze urbane e i bianchi delle piccole/rurali cittadine, provenienti dai dipartimenti universitari della salute pubblica o degli studi sulle minoranze, le prove aneddotiche e le osservazioni personali suggeriscono che le minoranze delle popolazioni urbane sono più propense a fornire assistenza a un vicino in overdose o a un amico, rispetto alla comunità bianca, dove i tossico-dipendenti tendono con più probabilità a essere isolati e abbandonati dai membri della famiglia che si vergognano della loro ‘debolezza’. Anche la pratica dello ‘scarico’ di un amico in overdose all’ingresso di un dipartimento di emergenza, prima di allontanarsi a piedi, ha salvato molte vite. Le minoranze urbane hanno un maggiore accesso e familiarità con le caotiche strutture di pronto soccorso delle grandi città, dove il personale medico è abile nel riconoscere e trattare un´overdose. Dopo decenni di lotte per i diritti civili, le minoranze sono forse più sofisticate nel far valere i loro diritti in materia di utilizzo di tali risorse pubbliche. Ci può essere anche una cultura relativamente più forte della solidarietà tra le minoranze emarginate nel prestare assistenza o la consapevolezza delle conseguenze di non portare il proprio vicino al pronto soccorso. Questi meccanismi di sopravvivenza urbana sono stati in gran parte assenti nelle aree rurali bianche.

A livello nazionale, i medici degli Stati Uniti erano stati a lungo dissuasi dal prescrivere potenti oppioidi sintetici ai pazienti appartenenti alle minoranze, anche a quelli con dolore significativo. Ci sono vari fattori qui, ma la comunità medica non è stata immune allo stereotipo del tossico-dipendente o spacciatore urbano, ispanico o nero. Forse, questo diffuso ‘razzismo’ medico, nel contesto dell’epidemia di prescrizione degli oppioidi, ha paradossalmente avuto un qualche beneficio.

Qualunque sia la ragione, i tossico-dipendenti delle minoranze urbane che si trovano ad affrontare un’overdose, in gran parte hanno maggiori probabilità di sopravvivere a un’overdose da oppiacei, rispetto ai bianchi delle piccole città rurali, che non hanno familiarità con gli stupefacenti e i loro effetti.

Nelle piccole città rurali (de-industrializzate) dello Heartland statunitense vi è stato un’enorme crollo nella solidarietà familiare e di comunità. Ciò è conseguito alla distruzione di una secolare base occupazionale stabile, in particolare nel settore manifatturiero, minerario e nei settori agricoli produttivi. Solo la Russia post-sovietica ha sperimentato un modello simile di diminuzione della speranza di vita per ‘intossicazione’ (alcol e droghe), in seguito alla distruzione, a livello nazionale, del suo sistema di piena occupazione socializzata e di distribuzione di tutti i servizi sociali. Inoltre, la perdita del compatto apparato della polizia sovietica e la crescita di una classe oligarchico-mafiosa ha provocato l’enorme invasione di eroina dall’Afghanistan.

La crescita della dipendenza da oppioidi non si basa su di una ‘scelta personale’, né è il risultato di cambiamenti culturali negli stili di vita. Seppure tutte le classi e i livelli di istruzione sono compresi tra le vittime, la stragrande maggioranza sono membri giovani della classe operaia bianca e dei poveri. Esse coprono tutte le età, compresi gli adolescenti in recupero da infortuni sportivi, così come gli anziani con dolore alle articolazioni e alla schiena. L’aumento della dipendenza è il risultato dei grandi cambiamenti dell’economia e della struttura sociale. Le regioni più colpite dalle morti per overdose sono quelle in profondo, prolungato e permanente declino, comprese le ex regioni della “rust belt”, le piccole città produttive del New England, dell’Upstate New York, della Pennsylvania, del Sud rurale e delle regioni agricole, minerarie e forestali dell’ovest.

Si tratta del risultato di decisioni manageriali private, volte a: (1) ri-posizionare le aziende produttive statunitensi all’estero o in remote regioni del paese non appartenenti all’unione; (2) forzare dipendenti una volta ben pagati verso lavori meno retribuiti; (3) sostituire i lavoratori americani con immigrati stranieri qualificati e non qualificati o lavoratori ‘a tempo’ scarsamente retribuiti; (4) eliminare i benefici pensionistici e sanitari e (5) introdurre nuove tecnologie – tra cui i robots– che eliminano la forza-lavoro, rendendo i lavoratori umani ridondanti. Questi cambiamenti nel rapporto capitale-lavoro hanno creato enormi profitti per i dirigenti e gli investitori, mentre producono un’eccedenza di forza-lavoro, che mette ancora più pressione sui giovani lavoratori al primo impiego e sui lavoratori anziani. Non ci sono stati efficaci programmi di protezione/creazione di impiego sostenibile, per affrontare i decenni di declino dell’occupazione ben pagata. Buoni posti di lavoro sono stati sostituiti dal salario minimo, dai servizi di settore del tipo ‘MacJobs’ o da lavori produttivi temporanei, mal pagati, senza benefici o protezioni. In tutto questa regione devastato dell’heartland, i costosi programmi propagandati, come lo ‘Start-Up New York’, non sono riusciti a portare a posti di lavoro dignitosi, mentre sono stati spesi centinaia di milioni di denaro pubblico in PR gratis per i politici statali.

L’epidemia di tossico-dipendenza è stata più letale proprio in quelle regioni caratterizzate dalla perdita di lavoro industriale e dal declino dei salari da lavoro, così come anche nei settori depressi, una volta protetti, dell’agro-alimentare di trasformazione, dove i lavoratori protetti sono stati sostituiti da immigrati con un salario minimo. La perdita di posti di lavoro stabili è stata accompagnata da una svendita dei servizi sociali e da enormi tagli alle prestazioni – proprio quando tali servizi avrebbero dovuto essere rafforzati.

Proprio perché il cosiddetto ‘problema della droga’ è legato ai grandi cambiamenti demografici, derivanti dalle dinamiche delle variazioni capitalistiche, non è mai stato al centro della ricerca finanziata con fondi delle fondazioni aziendali e delle élites di governo – a differenza della loro fissazione sulla ‘radicalizzazione dei musulmani’ o delle ‘tendenze della criminalità urbana’. La ricerca ha teso a concentrarsi sulle “minoranze” o semplicemente ha rosicchiato alla periferia del fenomeno corrente. Buoni studi e dati avrebbero fornito il razionale e la base per i principali programmi pubblici, volti a proteggere la vita dei lavoratori bianchi emarginati e a invertire le tendenze letali. A livello nazionale, l´assenza decennale di ricerca e di dati su questo fenomeno ha giustificato la clamorosa assenza di una risposta governativa efficace. Qui ‘l’abbandono’ non è stato ‘positivo.

In parallelo con l’aumento della dipendenza da oppioidi, vi è stato un aumento astronomico nella prescrizione di psico-farmaci e anti-depressivi per la stessa popolazione – altrettanto altamente redditizi per Big Pharma. Il modello di prescrivere tali farmaci agenti sull´umore, così potenti e potenzialmente pericolosi, ad Americani in discesa nella scala sociale per ‘trattare’ o sedare ansietà e reazioni al deterioramento della loro condizione materiale, ha avuto profonde conseguenze. Tali individui, spesso in regime di assistenza da disoccupazione o MEDICAID, possono essere tenuti a seguire un complesso regime quotidiano di fino a nove farmaci – oltre i loro farmaci stupefacenti contro il dolore, mentre cercano di far fronte al loro mondo in rovina.

Laddove un lavoro dignitoso con un salario decente sarebbe in grado di trattare efficacemente la disperazione di un lavoratore emarginato, senza ‘effetti collaterali’ spiacevoli o pericolosi, la comunità medica e psichiatrica ha sempre indirizzato i loro pazienti a Big Pharma. Di conseguenza, le analisi tossicologiche post-mortem mostrano molteplici farmaci psicotropi e anti-depressivi, oltre a sostanze stupefacenti nei casi di decessi per overdose da oppioidi. Anche se questo può costituire un´abdicazione di responsabilità del medico fornitore per i pazienti, è anche un riflesso della totale impotenza della comunità medica di fronte alla disgregazione sociale sistemica – che è avvenuta nelle comunità emarginate, in cui si concentrano i decessi per overdose da droga.

Gli studi demografici, nella migliore delle ipotesi, identificano le vittime della tossico-dipendenza. Ma la loro scelta di trattare la loro disperazione come ‘problema individuale’, che si verifica in uno ‘specifico contesto immediato’, trascura le più ampie strutture politiche ed economiche, che hanno creato le basi per la morte prematura.

 

L’economia politica delle morti da overdose

Quando i resti di una giovane vittima di overdose della classe operaia vengono portati in una camera mortuaria, la sua prematura scomparsa è etichettata come overdose ‘auto-inflitta’ o ‘accidentale’ da oppioidi e una grande macchina di copertura è messa in moto: la sequenza che porta alla morte è avvolta nel mistero, non si persegue una più profonda comprensione dei fattori socio-culturali ed economici. Al contrario, la vittima o la sua (di lui o di lei) cultura è incolpata del risultato finale di una complessa catena di decisioni economiche delle élites capitalistiche e delle manovre politiche, di cui la morte prematura di un lavoratore è un mero evento collaterale. La comunità mediatica ha semplicemente funzionato come cinghia di trasmissione in questo processo, piuttosto che come un agente al servizio del pubblico.

La stragrande maggioranza dei decessi per overdose sono, in realtà, le vittime di decisioni e di sconfitte di gran lunga al di fuori del loro controllo. Le loro dipendenze hanno accorciato la loro vita, così come offuscato la loro comprensione degli eventi e minato la loro capacità di impegnarsi nella lotta di classe, per invertire questa tendenza. È stata una soluzione perfetta per i prevedibili problemi demografici del neo-liberismo brutale in America.

Wall Street e Washington hanno progettato la macro-economia che ha eliminato posti di lavoro dignitosi, tagliato salari e benefici. Come risultato, milioni di lavoratori emarginati e disoccupati sono sotto tremenda tensione e ricorrono a soluzioni farmacologiche per sopportare il loro dolore, perché non sono organizzati. Il ruolo storico di primo piano delle organizzazioni sindacali e comunitarie è stato fato fuori. Invece, i lavoratori ridondanti sono ‘incaricati da Big Pharma’ di scavare la propria fossa e i leaders della classe sono introvabili.

In secondo luogo, il posto di lavoro è diventato molto più pericoloso nel ‘nuovo ordine economico’. I padroni non temono più i sindacati e le norme di sicurezza: molti lavoratori sono accidentati per l’accelerazione del ritmo di lavoro, per gli orari più lunghi, per la formazione professionale difettosa e la mancanza di supervisione federale delle condizioni di lavoro. I lavoratori infortunati, privi di qualsiasi controllo giurisdizionale, sindacale, o di protezione da parte dell´ente pubblico, giustamente temono ritorsioni per aver segnalato il loro infortunio sul lavoro e sempre più ricorrono a sostanze stupefacenti su prescrizione medica, per far fronte al dolore acuto e cronico, mentre continuano a lavorare.

Quando i datori di lavoro consentono ai lavoratori di segnalare gli incidenti, la bassa copertura e i limitati trattamenti disponibili incoraggiano i fornitori a prescrivere in eccesso sostanze stupefacenti in aggiunta ad altri farmaci con interazioni potenzialmente pericolose. Molte cliniche del dolore, contrattate dai datori di lavoro, sono desiderose di trarre profitto dai clienti feriti, mentre le aziende farmaceutiche promuovono attivamente potenti narcotici sintetici.

Si forma una catena viziosa: la produzione farmaceutica di massa del settore narcotici è stata tra i suoi prodotti più redditizi. Le catene farmaceutiche aziendali coprono le prescrizioni scritte da decine di migliaia di ‘fornitori’ (medici, dentisti, infermieri e assistenti del medico), che hanno in realtà solo una limitata quantità di tempo per esaminare un lavoratore infortunato. Le condizioni di lavoro deteriorate creano l´incidente e gli operai diventano consumatori del sollievo miracoloso di Big Pharma – l´Oxycontin o i suoi cugini – che per un decennio i venditori di droga avevano propagandato come ‘non causante dipendenza’. Una lunga fila di professionisti altamente qualificati, tra cui medici e altri fornitori, patologi, medici esaminatori e legali, coprono attentamente di carte la vera causa, i responsabili aziendali, al fine di proteggersi dalle rappresaglie aziendali, nel caso in cui dovessero ‘soffiare nel fischietto’ (espressione inglese equivalente a: accusare la corruzione, N.d.T.). Dietro la facciata scientifica, c’è un darwinismo sociale che pochi sono disposti a combattere.

Solo di recente, a fronte dei numeri incredibili di ricoveri e decessi per overdose da stupefacenti, il governo federale ha iniziato a stanziare fondi per la ricerca. I ricercatori accademico-medici hanno iniziato a raccogliere e pubblicizzare i dati sulla crescente epidemia di morti da oppioidi; essi forniscono mappe scioccanti delle contee e regioni più colpite. Si uniscono al coro nel sollecitare le agenzie federali e statali a diventare più attivamente coinvolte nella solita panacea: ‘educazione e prevenzione’. Quest´alveare di attività è partito due decenni troppo tardi rispetto all´epidemia e puzza di cinismo.

Il finanziamento per la ricerca di questo fenomeno non si tradurrà in nessun programma efficace a lungo termine, per affrontare le “crisi da capitalismo” di queste piccole comunità di base. Non vi è nessuna istituzione disposta ad affrontare la causa fondamentale: la devastazione capitalistica dei rapporti di lavoro nell´America del post-millennio, la natura corrotta dei legami statali-aziendali-farmaceutici e il carattere caotico, guidato dal profitto, del nostro sistema sanitario privato. Molti pochi autori mostrano come un sistema di salute nazionale e pubblico, finanziato dal contribuente, avrebbe chiaramente impedito l´epidemia fin dall’inizio.

 

 Conclusioni

Perché le élites capitalistico-statali e farmaceutiche sostengono un processo socio-economico, che ha portato alla morte su grande scala e a lungo termine dei lavoratori e dei loro familiar, nelle zone rurali e della provincia americana?

Un´ipotesi pronta e convincente è che le moderne dinamiche élites corporative traggono profitto dai risultati del ‘cambiamento demografico per overdose.’

Le aziende guadagnano miliardi di dollari di profitti dal ‘naturale declino’ di lavoratori in esubero: tagliando le prestazioni sociali e di lavoro, come ad esempio i piani di salute, la pensione, le vacanze, i programmi di formazione lavorativa, permettendo ai datori di lavoro di aumentare i tassi di profitto, i guadagni in conto capitale, i bonus e gli aumenti per i dirigenti. I servizi pubblici sono eliminati, le tasse sono ridotte e i lavoratori, quando necessari, possono essere importati – già del tutto formati – dall’estero, per lavori temporanei in un ‘mercato del lavoro libero’.

I capitalisti traggono ancor più profitto dai guadagni tecnologici – robot, informatizzazione, ecc. – assicurandosi che i lavoratori non godano di orari ridotti o aumento delle ferie, derivanti dalla loro maggiore produttività. Perché condividere i risultati dei guadagni di produttività con gli operai, quando i lavoratori possono semplicemente essere eliminati? I lavoratori insoddisfatti possono cadere in depressione o ‘buttare giù una pillola’, ma mai organizzarsi per riprendere il controllo delle loro vite e futuro.

Gli esperti elettorali e gli esperti politici possono sostenere che i lavoratori bianchi americani respingono i maggiori partiti del sistema, perché sono ‘arrabbiati’ e ‘razzisti’. Questi sono gli operai, che ora si rivolgono ad un ‘Donald Trump’. Ma un’analisi più approfondita rivelerebbe il loro rifiuto razionale dei leaders politici, che si sono rifiutati di condannare lo sfruttamento capitalistico e affrontare l’epidemia di morte per overdose.

Esiste una base di classe per questo vero e proprio genocidio con i narcotici, che infuria tra i lavoratori bianchi e i disoccupati nelle piccole città e nelle aree rurali dell´America: è la soluzione aziendale ‘perfetta’ per una forza-lavoro in esubero. È tempo per i lavoratori americani e i loro leaders di risvegliarsi a questo fatto crudele e di resistere a questa guerra di classe unilaterale o di continuare a piangere più morti premature nel proprio silenzio farmaco-indotto.

Ed è giunto il momento per la comunità medica di richiedere un sistema sanitario nazionale ‘paziente-centrico’, che premi il servizio al di sopra del profitto e la responsabilità sulla complicità silente.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

La Francia è responsabile della creazione dello Stato Islamico

obama e hollandea cura di Rafael Tatemoto, San Paolo, Brasile

15lug2016.- Per Reginaldo Nasser, della PUC-SP (università di San Paolo, Brasile), l’intervento delle grandi potenze in Medio Oriente è la principale causa del terrorismo. Francia e Stati Uniti, in contrasto con il governo siriano, hanno incoraggiato la nascita del gruppo terroristico. Dal gennaio 2015, la Francia ha subito tre grandi attacchi terroristici. L’ultimo si è verificato Giovedì 14 nella città di Nizza, durante le celebrazioni della Rivoluzione Francese e ha ucciso almeno 84 persone, ferendone centinaia.

Per analizzare gli eventi degli ultimi giorni, Brasil de Fato ha intervistato il professore della PUC di San Paolo Reginaldo Nasser. Secondo lui, la causa principale della nascita del terrorismo contemporaneo è l’ingerenza delle grandi potenze occidentali in Medio Oriente. “Gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna sono coinvolte nella creazione dello Stato Islamico”, afferma.

Un altro punto sollevato da Nasser è il fatto che, in contrasto con quanto riportato nei notiziari ufficiali, la maggior parte delle vittime degli attacchi sono Musulmani. “Quando accade un attacco in alcuni paesi richiama l’attenzione, ma in altri è normale, è la vita quotidiana.”

 

Qui di seguito l’intervista completa:

Brasil de Fato:  Perché la Francia è diventata un obiettivo prioritario del terrorismo?

Reginaldo Nasser: Le organizzazioni terroristiche, qualunque esse siano, hanno i loro scopi politici. Per quanto crudele sia il metodo, i morti sono un messaggio a qualcuno. Dal governo Sarkozy, continuando con Hollande, la Francia ha iniziato a intervenire molto di più nei conflitti internazionali, a differenza di quanto avvenuto in epoca Chirac, che si è opposto soprattutto all’intervento in Iraq. La Francia, intervenendo, ha cominciato a scegliersi i propri nemici. Uno di questi nemici – cui il governo francese ha dichiarato guerra – è lo Stato Islamico. A partire da questo momento, la Francia è diventata un obiettivo per il terrorismo.

B.d.F.: La composizione etnica della società francese non influenza tutto ciò?

R.N.: Per niente. Ci sono 4,5 milioni di Musulmani in Francia, quanti partecipano a organizzazioni terroristiche? Il numero di 100 sarebbe già sovra-estimato. La Germania ne ha anche più della Francia. Questa è una falsa correlazione. Se questo fosse vero, perché avviene ora, negli ultimi anni, e non prima? Questo problema è chiaramente collegato con gli aspetti politici. Negli attentati dell’11 settembre, la Francia non è stata coinvolta – lo sono stati invece gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Spagna, che furono il bersaglio di attacchi. La Francia ha poi guidato l’intervento in Libia. È intervenuta in Mali. Tra i paesi europei, era quello che più chiedeva di intervenire in Siria. Direi che l’unica ragione è politica. Il terrore ha obiettivi politici.

B.d.F.: Qual è il messaggio e l’obiettivo quindi? Allontanare l’Occidente dal Medio Oriente?

R.N.: Ecco. Qualunque sia l’attacco, quando è contro i civili, dà un altro messaggio, sottolineando che il governo non è in grado di proteggere i propri cittadini. Si tratta di un messaggio di “trattativa”. “Fermate gli interventi e noi fermiamo gli attacchi.” A ogni attentato, la Francia reagisce dicendo che agirà più intensamente, inasprisce le sue leggi. È inutile, ottiene solo di peggiorare la situazione, aumentando la tensione del contesto – è quello che il terrorismo vuole.

B.d.F.: Da questo punto di vista, come trattare con lo Stato islamico?

R.N.: La prima cosa è l’origine dello Stato Islamico. Non si può ignorare la questione. Come tutti sanno, l’Arabia Saudita e, indirettamente, gli Stati Uniti, così come la Francia e l’Inghilterra, sono stati coinvolti nella creazione dello Stato Islamico. Era un piccolo gruppo all’interno di Al Qaeda e ha cominciato a essere rifornito di armi e intelligence da molto tempo in qua. Il libro del giornalista Patrick Cockburn cita fonti e documenti che lo dimostrano. I servizi segreti delle grandi potenze sono stati presenti fin dall’inizio nel conflitto in Siria, e prima ancora in Iraq. Sia con servizi di intelligence che di fornitura di armi. Gli Stati Uniti e la Francia hanno detto che lo stavano facendo. Hanno detto che stavano inviando armi ai ribelli. Le armi ai ribelli, in un contesto di guerra civile, non si sa dove vanno a finire. C’è una complicità.

C’è poi un’altra domanda, semplice e obiettiva. Gli Stati Uniti e la Francia, che hanno a che fare con il conflitto in Siria e in Iraq? Le grandi potenze si assumono la responsabilità per una serie di conflitti nel mondo. Assumendola, intervengono e diventano bersagli. Smettere di essere un obiettivo è conseguente allo smettere di interferire.

Prendiamo il caso della Turchia. Il paese, inizialmente, sosteneva lo Stato Islamico, dal momento che era conveniente che per loro che questo combatesse, da un lato, contro i Curdi e, dall’altro, contro Assad. Da un anno a questa parte, la Turchia ha cambiato il suo atteggiamento verso lo Stato Islamico, su pressione degli Stati Uniti. Che cosa è successo? E’ diventata un bersaglio per il terrorismo.

Tutti questi attori sono coinvolti. Purtroppo, il terrore, invece di attaccare le forze militari e di governo, hanno attaccato i civili di quei paesi, che sono le principali vittime.

B.d.F.: C’è una certa ambiguità per quanto riguarda lo Stato Islamico, allora? Così è stato in grado di espandersi?

R.N.: I giornalisti più affidabili dicono che la Turchia e Israele comprano il petrolio dallo Stato Islamico. Questa è un’altra questione: come si finanzia? Come acquista armi, mantiene un´estensione di territorio grande quanto la Giordania, amministra circa sei milioni di persone? Queste cose devono essere indagate, ma nessuno vi presta attenzione.

B.d.F.: Perché le potenze hanno cambiato posizione riguardo al gruppo?

R.N.: È la tipica questione: li sostieni quando sono piccoli, quando crescono e diventano potenti come te, diventano il nemico. Lo Stato Islamico ha acquisito notorietà in un anno e mezzo. Agli Stati Uniti interessava destabilizzare il governo siriano. Dal momento in cui ha iniziato a minacciare i suoi alleati e interessi, si è trasformato in nemico. Questo è il caso dei Talebani [in Afghanistan], che gli Stati Uniti hanno sostenuto contro l’Unione Sovietica e poi si sono trasformati in nemici.

Gli Stati Uniti continuano a intervenire con le armi lì. Se lo Stato Islamico scompare, si può essere sicuri, che, ecco, ne arriva un altro dopo qualche anno. Si diceva che Al Qaeda era la cosa peggiore del mondo. Ora è lo Stato Islamico. Ben presto, ce ne sarà un altro che li supererà.

B.d.F: Riassumendo, è la stessa guerra al terrore che intensifica il terrorismo?

R.N.: Senza dubbio. Nel 2002, sono state uccise circa 2.500 persone in tutto il mondo dal terrorismo. L’anno scorso, ce ne sono state circa 37.000. Durante questo periodo di 13 anni, che cosa è successo? Le grandi potenze in cosa hanno investito? Finirla col terrorismo.

Intervenendo in Afghanistan, in Iraq, in mezzo mondo e uccidendo persone innocenti. Il risultato? Aumento del terrorismo.

L’80% delle morti, vittime del terrorismo, sono Musulmani e sono in cinque paesi: Siria, Iraq, Pakistan, Nigeria e Afghanistan. Prendiamo la storia della Francia: se non sbaglio, dagli anni ’50 fino ad oggi, 1.800 persone sono morte in attacchi terroristici. In questi paesi, è il numero che muore in un mese.

Quando ha luogo un attentato in alcuni paesi, richiama l’attenzione, ma è regolare e di routine in questi altri posti.

Saddam era un dittatore, uno dei peggiori mai esistiti. Tuttavia, fino al 2002, non vi era mai stato un attentato in Iraq. In Afghanistan, idem: c´erano guerriglieri, non attentati. Dopo l’invasione, sono cominciati gli attentati. E la Francia continua ad alimentare tutto ciò, dichiarando guerra. Il giorno prima, sulla copertina del [quotidiano] Le Monde c´era una dichiarazione di [François] Hollande [presidente francese], che diceva che avrebbe mandato la portaerei Charles de Gaulle in Iraq. Ovviamente, ci sarà una reazione.

B.d.F.: A causa delle Olimpiadi, si è aperto il dibattito sul terrorismo in Brasile, e abbiamo già una legge specifica in materia. Stiamo adottando il modello delle grandi potenze?

R.N.: Non solo il Brasile, il mondo intero sta seguendo il modello delle grandi potenze, il modello nordamericano. Così, le leggi si moltiplicano: il Brasile ha una legge anti-terrorismo, senza avere terrorismo. La cosa più interessante è che il progetto è venuto dal Ministero delle Finanze, perché è arrivato attraverso il canale del G7. Il G7 ha finito per diffondere questo sistema, non per porre fine al terrorismo, ma per reprimere i movimenti sociali.

C’è anche una esagerazione della minaccia del terrorismo. In Brasile, vengono assassinate 55.000 persone in un anno e si discute di Stato Islamico. Ci sono le Olimpiadi a Rio e ci si preocupa con il terrorismo, con lo stato di calamità che c´è, con le morti, gli arresti … Il terrorismo è un buon motivo per distogliere l’attenzione da altre questioni.

Negli Stati Uniti, muoiono da 45 a 50 persone l’anno a causa del terrorismo, il 65% sono vittime di gruppi di estrema destra. D’altra parte, vi è la violenza contro i neri, l’incarcerazione di massa, ma questo non si discute. Il terrorismo è molto conveniente per distogliere l´attenzione dai problemi reali.

Edizione: Camila Rodrigues da Silva

[Traduzione dal portoghese per Albainformazione di Marco Nieli]

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