La politica dell’escalation militare

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di James Petras

27set2017

Introduzione

Gli Stati Uniti hanno esplicitamente esaltato il ruolo fondamentale dei militari nella politica estera e, per estensione, in quella interna. L’ascesa dei ‘generali’ a posizioni strategiche nel regime di Trump sono evidenti, così da approfondire il loro ruolo di forza altamente autonoma che determina le agende strategiche statunitensi.

In questo documento discuteremo i vantaggi che l’elite militare sta accumulando grazie all’agenda di guerra e in base alle ragioni per cui i ‘generali’ sono stati in grado di imporre la loro definizione delle realtà internazionali. Discuteremo l’ascesa del militare sul regime civile di Trump, come conseguenza dell’incessante logoramento della sua presidenza da parte dell’opposizione politica.

Il preludio alla militarizzazione: la strategia multi-guerre di Obama e le sue conseguenze

Il ruolo centrale dei militari nel decidere la politica estera statunitense ha le sue radici nelle decisioni strategiche adottate durante la Presidenza Obama-Clinton. Diverse politiche sono state decisive nell’accumulazione di un potere militare-politico senza precedenti.

  1. Il massiccio aumento delle truppe statunitensi in Afghanistan e i loro successivi fallimenti e ritiro hanno indebolito il regime Obama-Clinton e aumentato l’animosità tra l’esercito e l’amministrazione di Obama. Come risultato dei suoi fallimenti, Obama ha squalificato il settore militare e ha indebolito l’autorità presidenziale.
  2. Il massiccio bombardamento e distruzione della Libia da parte degli Stati Uniti, il rovesciamento del governo di Gheddafi e il fallimento dell’amministrazione Obama-Clinton nell’imporre un regime fantoccio, ha sottolineato le limitazioni del potere aeronautico statunitense l’
    inefficacia dell’intervento politico-militare statunitense. La Presidenza si è impantanata nella sua politica estera nel Nord Africa e ha dimostrato la sua inettitudine militare.
  3. L’invasione della Siria da parte di mercenari e terroristi ha coinvolto gli Stati Uniti con alleati inaffidabili in una guerra perdente. Ciò ha portato ad una riduzione del bilancio militare e ha incoraggiato i Generali a vedere nel controllo diretto delle guerre d’oltremare e della politica estera l’unica garanzia delle loro posizioni.
  4. L’intervento militare statunitense in Iraq è stato solo un fattore secondario nella sconfitta dell’ISIS; i principali attori e beneficiari sono stati l’Iran e le milizie sciite alleate degli Iracheni.
  5. Il colpo di stato e la presa del potere in Ucraina architettata da Obama-Clinton ha portato al potere a Kiev una giunta militare corrotta e incompetente e ha provocato la secessione della Crimea (verso l’unione con la Russia) e dell’Ucraina orientale (alleata della Russia). I Generali sono stati messi da parte e si sono trovati legati ai cleptocrati ucraini, mentre aumentavano pericolosamente le tensioni politiche con la Russia. Il regime di Obama ha dettato sanzioni economiche contro Mosca, progettate per compensare i loro vergognosi fallimenti politico-militari.

L’eredità Obama-Clinton

L’eredità Obama-Clinton che si trova a fronteggiare Trump è stata costruita attorno a uno sgabello a tre zampe: un ordine internazionale basato sull’aggressione militare e sul confronto con la Russia; un ‘pivot to Asia’, definito come accerchiamento militare e isolamento economico della Cina – attraverso le minacce belliche e le sanzioni economiche contro la Corea del Nord; l’uso dei militari come guardie pretoriane degli accordi di libero scambio in Asia escludenti la Cina. L’eredità di Obama è costituita da un ordine internazionale basato sul capitale globalizzato e su molteplici guerre. La continuità dell’’eredità gloriosa’ di Obama inizialmente dipendeva dall’elezione di Hillary Clinton. La campagna presidenziale di Donald Trump, da parte sua, ha promesso di smantellare o drasticamente rivedere la dottrina di Obama di un ordine internazionale basato su molteplici guerre, sulla costruzione di una ‘nazione’ neo-coloniale e sul libero commercio. Un furioso Obama ha ‘informato’ (minacciato) il neo- eletto presidente Trump che avrebbe affrontato l’ostilità combinata dell’intero apparato statale, di Wall Street e dei mass media, se avesse perseguito la sua promessa elettorale di nazionalismo economico e quindi minato l’ordine globale incentrato sugli Stati Uniti. L’offerta di Trump di passare dalle sanzioni di Obama e dal confronto militare
alla riconciliazione economica con la Russia è stata contro-bilanciata da un nido di vespe di accusatori riguardo a una cospirazione elettorale Trump-Russia, oscuramente suggerendo tradimenti e istigando processi mediatici contro i suoi stretti alleati e persino i membri della sua famiglia. La fabbricazione di una trama Trump-Russia è stato solo il primo passo verso una guerra totale nei confronti del nuovo Presidente, ma è riuscita a sconvolgere il nazionalismo economico dell’agenda di Trump e i suoi sforzi per cambiare l’ordine globale di Obama.

Trump di fronte all’ordine internazionale di Obama

Durante i primi 8 mesi in carica, il Presidente Trump ha avuto a che fare senza rimedio coi licenziamenti, le dimissioni e l’umiliazione di praticamente tutti i suoi funzionari  civili, in particolare di coloro che si erano impegnati a invertire l’ordine internazionale di Obama. Trump è stato eletto per sostituire le guerre, le sanzioni e gli interventi con trattati economici vantaggiosi per la classe lavoratrice e la classe media americana. Ciò avrebbe incluso ritirare i militari dalle loro missioni a lungo termine volte alla ‘creazione di nazioni’ (occupazione) in Iraq, Afghanistan, Siria, Libia e altre zone di guerra infinite individuate da Obama.

Le priorità militari di Trump

Le priorità militari di Trump dovevano concentrarsi sul rafforzamento delle frontiere domestiche e dei mercati d’oltremare. Ha cominciato chiedendo ai partner della NATO di pagare per le proprie responsabilità di difesa militare. I globalisti di Obama in entrambi i partiti politici sono stati sconvolti dal fatto che gli Stati Uniti potessero perdere il loro controllo decisivo della NATO; si sono uniti e si sono mossi immediatamente per strappare a Trump i suoi alleati economici nazionalisti e i loro programmi. Trump ha capitolato rapidamente e si è conformato all’ordine internazionale di Obama, tranne per una sola condizione – avrebbe scelto il Gabinetto per implementare il vecchio/nuovo ordine internazionale. Un Trump sconvolto ha nominato una coorte militare di Generali, guidata dal generale James Mattis (famigeratamente soprannominato ‘Mad Dog’) come Segretario alla Difesa. I Generali hanno effettivamente preso la presidenza in ostaggio. Trump ha abdicato al suo ruolo di presidente.

Il Generale Mattis: la militarizzazione dell’America

Il generale Mattis ha assunto l’eredità della militarizzazione globale e ha aggiunto le sue proprie sfumature, tra cui la ‘guerra psicologica’ integrata dalle eiaculazioni emotive di Trump su ‘Twitter’. La ‘Dottrina Mattis’ combinava minacce ad alto rischio  con provocazioni aggressive, portando gli Stati Uniti (e il mondo) all’orlo della guerra nucleare. Il generale Mattis ha adottato gli obiettivi e i campi delle operazioni, definiti dalla precedente amministrazione Obama, in quanto ha cercato di rinforzare l’ordine internazionale imperialista esistente. Le politiche della giunta si sono basate su provocazioni e minacce contro la Russia, con sanzioni economiche estese. Mattis ha gettato ancora più combustibile sui mass media americani già istericamente infiammate contro la Russia. Il generale ha promosso una strategia violenza diplomatica di bassa intensità, compreso il sequestro senza precedenti, l’invasione degli uffici diplomatici russi e l’espulsione in breve tempo di diplomatici e personale consolare. Queste minacce militari e atti di intimidazione diplomatica hanno significato che l’Amministrazione dei Generali sotto il Presidente-Fantoccio Trump si è resa pronta a rompere le relazioni diplomatiche con un potere nucleare mondiale e in effetti a spingere il mondo al confronto nucleare diretto. Quello che Mattis cerca con questi attacchi di aggressività non è niente di meno che la capitolazione da parte del governo russo per quanto riguarda vecchi obiettivi militari statunitensi – vale a dire la ripartizione della Siria (che è iniziata sotto Obama), le severe sanzioni per affamare la Corea del Nord (iniziata sotto la Clinton) e il disarmo dell’Iran (principale obiettivo di Tel Aviv), in vista del suo smembramento. La giunta Mattis che ha occupato la Casa Bianca di Trump ha aumentato le sue minacce alla Corea del Nord, che (nelle parole di Vladimir Putin) ‘preferisce mangiare erba che disarmare’. I megafoni dei mass media americani hanno rappresentato le vittime nordcoreane delle sanzioni e provocazioni statunitensi come una minaccia ‘esistenziale’ alla terraferma americana. Le sanzioni si sono intensificate. È stato intensificato il posizionamento di armi nucleari in Corea del Sud. Massicce esercitazioni militari congiunte sono state pianificate e sono in corso nell’aria, nel mare e sulla terraferma, intorno alla Corea del Nord. Mattis ha piegato il braccio ai Cinesi (principalmente burcorati legati al business e alle attività speculative) e ha assicurato il voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull’aumento delle sanzioni. La Russia si è unita al coro anti-Pyongyang, guidato da Mattis, sebbene Putin abbia avvertito sull’inefficacia delle sanzioni! (Come se il Generale ‘Mad Dog‘ Mattis potesse mai accettare seriamente il consiglio di Putin, soprattutto dopo che la Russia aveva votato per le sanzioni!) Mattis ha militarizzato ulteriormente il Golfo Persico, seguendo la politica obamiana di sanzioni parziali e provocazioni belliche contro l’Iran. Quando ha lavorato per Obama, Mattis ha aumentato le spedizioni statunitensi ai terroristi siriani filo-americani e ai fantocci ucraini, assicurando che gli Stati Uniti sarebbero stati in grado di sconfiggere qualsiasi ‘accordo negoziato’.

La militarizzazione: una valutazione

Il ricorso di Trump ai ‘suoi Generali‘ dovrebbe contrastare qualsiasi attacco da parte demembri del proprio partito e dei Democratici nel Congresso riguardo la sua politica estera. La nomina di ‘Mad Dog‘ Mattis, noto russofobo e guerrafondaio, da parte di Trump, ha un po’ pacificato l’opposizione nel Congresso e sottomesso ogni ‘scoperta’ di una cospirazione elettorale tra Trump e Mosca ipotizzata dall’Investigatore Speciale Robert Mueller. Trump mantiene un ruolo come presidente nominale, adattandosi a quello che Obama lo ha avvertito essere ‘il loro ordine internazionale’ – ora diretto da una giunta militare non eletta composta da sostenitori di Obama! I Generali forniscono una parvenza di legittimità al regime di Trump (specialmente di fronte ai guerrafondai democratici di Obama e ai mass media). Tuttavia, consegnare i poteri presidenziali a ‘Mad Dog‘ Mattis e alla sua coorte comporterà un pesante prezzo. Mentre la giunta militare può proteggere il fianco a Trump nella sua politica estera, non fa
diminuire gli attacchi alla sua agenda nazionale. Inoltre, il bilancio proposto da Trump nel compromesso con i democratici ha infuriato i leader del suo partito.

In sintesi, sotto un indebolito Presidente Trump, la militarizzazione della Casa Bianca beneficia la giunta militare e allarga il suo potere. Il programma di ‘Mad Dog‘ Mattis ha avuto risultati misti, almeno nella fase iniziale: le minacce della giunta di lanciare un attacco preventivo (forse nucleare) contro il Nord Corea hanno rafforzato l’impegno di Pyongyang a sviluppare e raffinare le sue capacità balistiche missilistiche di medio raggio e l’armamentario nucleare. Il bullismo non è riuscito a intimidire il Nord Corea.

Mattis non può imporre la dottrina Clinton-Bush-Obama del disarmo di sofisticati sistemi d’arma difensiva, come in Libia e in Iraq, come preludio a un’invasione statunitense, finalizzata a un ‘ cambio di regime’. Ogni attacco USA contro il Nord Corea porterà a serie risposte di rappresaglia con costi di decine di migliaia di vite di soldati USA e uccisione o  ferimento di milioni di civili in Sud Corea e in  Giappone.

Per lo più, ‘Mad Dog’ è riuscito a intimidire gli ufficiali cinesi e russi (e i loro compagni esportatori miliardari) affinché acconsentissero a sempre più sanzioni economiche contro il Nord Corea. Mattis e i suoi alleati all’ONU e alla Casa Bianca, il lugubre Nikki Hailey e un ridimensionato Presidente Trump, possono  ringhiare  guerra – ma non possono applicare la così detta  ‘opzione militare’, senza minacciare le forze militari USA di stanza in giro per la regione Asiatico-Pacifica. L’aggressione di Mad Dog Mattis verso l’Ambasciata russa non ha indebolito praticamente la Russia, ma ha rivelato l’inutilità della dilomazia conciliante di Mosca nei confronti dei cosiddetti ‘partners’ nel regime di Trump. Il risultato finale potrebbe portare a una rottura formale dei rapporti diplomatici, il che aumenterebbe il rischio di un confronto militare e una catastrofe nucleare globale.

La giunta militare sta facendo pressione sulla Cina contro il Nord Corea allo scopo di isolare il regime al governo a Pyongyang e aumentare l’accerchiamento militare da parte USA di Pechino. Mad Dog è riuscito parzialmente a mettere la Cina contro il Nord Corea, mentre consolidava le sue sofisticate istallazioni anti-missile THADD in Sud Corea, che saranno puntate contro Pechino. Queste sono, sul breve termine, le vittorie di Mattis sugli eccessivamente accondiscendenti burocrati
cinesi.

Comunque, se Mad Dog intensifica le minacce dirette contro la Cina, Pechino può in rappresaglia scaricare decine di miliardi di dollari del debito pubblico USA, rescindere patti commerciali, seminare il caos nell’economia USA e mettere Wall Street contro il Pentagono. La strategia di Mad Dog, specialmente in Afghanistan e nel Medio Oriente,
non intimidirà l’Iran né porterà a nuovi successi militari. Essa comporta costi elevati e scarsi benefici, come Obama ha realizzato dopo quasi un decennio di sconfitte, fiaschi e perdite di miliardi di dollari.

Conclusione

La militarizzazione della politica estera USA, l’insediamento di una giunta dentro l’Amministrazione Trump, e il ricorso alla minaccia nucleare non ha cambiato l’equilibrio globale  del potere. All’interno, la Presidenza nominale di Trump si appoggia ai militaristi, come il Generale Mattis. Mattis ha rafforzato il controllo USA sugli alleati NATO, e anche ricondotto al guinzaglio cani europei sciolti, come la Svezia, affinché partecipassero alla crociata militare contro la Russia. Mattis si è avvalso della propensione dei media per i titoli bellicosi e la sua adulazione di generali a quattro stelle.

Ma, nonostante tutto,  il Nord Corea rimane indomato, perché può praticare la rappresaglia. La Russia ha migliaia di armi nucleari e rimane un contrappeso a un pianeta dominato dagli USA. La Cina detiene il debito pubblico USA e appare imperturbabile, nonostante la presenza di una Flotta USA sempre più propensa allo scontro, che attraversa il Mare della Cina del Sud. Mad Dog cattura l’attenzione dei media, con giornalisti benvestiti, dalle mani scrupulosamente ben curate, che dipendono dalle sue truci dichiarazioni. Contrattisti di guerra lo corteggiano, come mosche su di una carogna. Il Generale a Quattro Stelle ‘Mad Dog’ Mattis ha raggiunto uno status presidentiale senza vincere nessuna elezione (truccata o meno). Senza dubbio, quando scenderà dal podio, Mattis sarà il più corteggiato consigliere d’amministrazione o consulente senior per mega-compagnie militari nella storia degli USA, ricevendo favolosi compensi per mezz’ora di ‘chiacchiere-spazzatura’ e assicurandosi ricche prebende nepotistiche per le prossime tre generazioni della sua famiglia. Mad Dog può anche candidarsi alle elezioni, come Senatore o persino Presidente per qualsiasi partito. La militarizzazione della politica estera USA fornisce alcune importanti lezioni: prima di tutto, l’escalation dalle minacce alla guerra non riesce a  disarmare avversari che possiedono la capacità di rispondere. L’intimidazione via sanzioni può riuscire a imporre significative sofferenze economiche su regimi dipendenti dall’importazione del petrolio, ma non su economie preparate alla lotta, autarchiche o altamente diversificate.

Le manovre belliche di bassa intensità e multi-laterali rafforzano le alleanze guidate dagli USA, ma esse convincono pure gli oppositori ad aumentare la loro preparazione militare. Le guerre intense di livello intermedio contro avversari non-nucleari possono portare alla presa delle capitali, come in Iraq, ma l’occupante fronteggia guerre d’attrito di lungo termine, che possono minare la morale militare, provocare problemi a casa e innalzare i deficits di bilancio. Ed esse creano milioni di rifugiati.

Lo scontro militare di alta intensità comporta elevati rischi di gravi perdite di vite, alleati, territorio e montagne di detriti atomici – una vittoria di Pirro!

Insomma: minacce e intimidazione riescono solo contro avversari concilianti. La violenza non-diplomatica verbale può elevare lo spirito del bullo e di alcuni suoi alleati, ma ha poche possibilità di convincere gli avversari a capitolare. La politica USA di militarizzazione globale estende oltremodo la presenza delle forze armate USA e non ha portato a nessuna vittoria militare permanente.

Ci sono voci tra i leader militari USA, quelli non confusi dalle proprie stelle e dai loro ammiratori idioti nei media USA, che potrebbero premere per una maggiore tolleranza globale e mutuo rispetto tra le nazioni? Il Congresso USA e i media corrottisono evidentemente incapaci di valutare i disastri passati, per non parlare dell’elaborare un’effettiva risposta alle nuove realtà globali.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Un primer balance de la ANC

por Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político

Lunes 18 de septiembre de 2017

ANC balance

Ha pasado mes y medio desde que se instaló la Asamblea Nacional Constituyente. No hemos faltado a una sola sesión ni hemos llegado una sola vez tarde. Es decir, hemos seguido minuto a minuto el desarrollo de este importante evento. Hemos observado con atención lo que allí ocurre, sin dejar por ello de compartir con nuestros camaradas de manera fraterna y tratando de sembrar alegría y positivismo, como hacemos en cualquier parte, ya que creemos que “la vida es bella”, como el título de la célebre y polémica película de Roberto Benigni. Creemos, pues, que ha llegado la hora de hacer nuestro primer balance.

Sin duda, la Asamblea Nacional Constituyente es el nuevo y gran factor político en Venezuela. Su elección e instalación ha cambiado de raíz el escenario general del país y se ha constituido en una relevante victoria del chavismo. Igualmente ha tomado notable e impactantes decisiones, como el despido de la perturbadora ex fiscal Luisa Ortega Díaz, y su sustitución por un luchador político probado y valiente, Tarek William Saab. Esta medida ya está dando resultados muy auspiciosos en la lucha contra la corrupción y las mafias incrustadas o amparadas en esa institución. Con la ágil gestión de Tarek, seguramente estas investigaciones se profundizarán y seguirán arrojando resultados.

También se aprobó en la Constituyente la Ley para la Comisión por la Verdad, Justicia y la Legitimidad Pública. De ella dijo la presidenta de la ANC, Delcy Rodríguez, que “esta ley es un poderosísimo instrumento para sofocar la violencia, el odio y la intolerancia”. Dentro de esa misma línea, está en discusión la Ley contra los Delitos de Odio, Intolerancia y Violencia, presentada por el presidente Maduro.

Se ha creado la Comisión de Economía Productiva, que discute actualmente las 8 leyes que presentó el Presidente para generar soluciones atinentes a las actuales dificultades económicas, y vías para superar el agotado modelo del rentismo petrolero y establecer un nuevo sistema económico productivo y solidario, sin dejar de plantear esquemas para tratar de aligerar la pesada carga que pesa sobre la economía cotidiana del pueblo, como el Plan 50. Son ideas positivas cuyo éxito dependerá de que el país las asuma y no se las deje como asunto exclusivo al Gobierno.

Ante la ANC se han presentado representantes de los distintos poderes públicos para subordinarse a su poder plenipotenciario, incluido el Presidente de la República, con la excepción de la Asamblea Nacional en desacato, cuya directiva fue convocada, pero no asistió.

También han hecho presencia en el Hemiciclo Protocolar del Palacio Federal Legislativo representantes de distintos sectores del país, como juventud y cultura. Se ha tomado otros acuerdos referidos a diversos temas, en defensa de la Patria y la Revolución, y con referencia a otros asuntos de importancia.

La ANC aprobó el adelanto para el mes de octubre de las elecciones regionales de este año. El hecho de que la oposición haya hecho elecciones primarias y haya postulado candidatos para esos comicios es un reconocimiento tácito a la autoridad de la Constituyente.

Se ha creado 22 comisiones que abordan desde distintas perspectivas los nueve puntos propuestos por el presidente Maduro como agenda constituyente (finalmente diez, con el agregado del tema sobre derechos de la mujer). Las comisiones son una de las cosas más interesantes y prometedoras de la Constituyente, pues allí se dará seguramente los debates sobre unos cuantos asuntos concretos aun no abordados, se manifestarán las distintas corrientes, tendencias y posiciones que conviven en el chavismo y se establecerá por lo tanto caminos para seguir construyendo los fundamentos legales y políticos que determinarán el futuro inmediato de la Revolución Bolivariana.

Una de las cosas más positivas de la Constituyente es su contribución a la reactivación, reorganización y movilización del movimiento popular. Nosotros mismos hemos promovido el Comité Popular Constituyente en Santa Rosalía-Centro, en pleno desarrollo, y hemos participado en otras asambleas y eventos con el Poder Popular.

El balance de estas primeras semanas de Constituyente es, en nuestra opinión, altamente positivo. Ha mostrado grandes diferencias con respecto al sector opositor. La ANC ha sido ejemplo de unidad en la diversidad, pues si bien todos sus integrantes son chavistas, se ha visto igualmente que el chavismo se nutre de muy variados sectores del pueblo que están representados allí: trabajadores de distintas áreas productivas y de servicio, estudiantes, mujeres, empresarios, profesionales, diversas etnias, entre ellas las originarias, pensionados, discapacitados, intelectuales, artistas, etc.

Mientras la Asamblea Nacional adeco-burguesa se ha convertido en una especie de entelequia inútil, que a menudo no se reúne por la falta de quórum, los constituyentes han mostrado una férrea disciplina, con la absoluta mayoría de ellos asistiendo a las sesiones y conformando con largura el quórum necesario para los debates. Es un cuerpo activo, omnipresente, sin duda revolucionario.

Y ahora vienen los “peros” (parafraseando a nuestro dilecto amigo Perucho Conde, decimos “¡que broma que siempre hay un bendito pero!”). Veamos. Una crítica que han hecho algunos, inclusive a lo interno de la ANC, es la unanimidad en la toma de decisiones, y en la aprobación de ideas y discursos. Nosotro creemos que, siendo que en las plenarias se ha presentado los grandes temas políticos del país, es natural que haya unanimidad básica, pues la Asamblea está conformada, en términos cercanos a lo absoluto, por militantes chavistas. El hecho de que la derecha se haya negado a participar, ha desembocado en la elección casi total de activistas políticos y sociales del chavismo. No obstante, nosotros somos de la opinión de que la dirección política de la Asamblea tiene la obligación de promover el debate de los temas. En buena parte lo ha hecho, al invitar a compatriotas que no están incluidos en la ANC y que han expresado interesantes ideas y propuestas. Esperemos que el trabajo de las comisiones fomente el necesario debate de ideas que luce inevitable.

También se ha criticado la toma de decisiones ejecutivas y verticales por parte de la directiva del cuerpo y de la dirección política chavista. Esto incluye definición de la agenda de las sesiones y determinación previa de las intervenciones en la plenaria.

Nosotros creemos que esto ha sido necesario en esta primera etapa, para evitar la dispersión y debates estériles sobre grandes temas en torno a los cuales hay acuerdo fundamental. Somos creyentes de la necesidad de la Dirección política en cualquier campo de la Revolución. Recordemos que se está hablando de una actividad que puede durar dos años y hasta más, por lo que ya habrá tiempo de democratizar más los debates, confrontar posiciones, corrientes y tendencias, y morigerar el verticalismo que sin duda ha imperado en las primeras de cambio.

Por nuestro lado, tenemos una crítica principal, que es consecuencia de un reiterado error del chavismo que se ha contagiado a la Constituyente: el sectarismo dogmático y repetitivo. Ha habido muchas intervenciones reflexivas, profundas, creativas, que aportan ideas e iniciativas. Pero también otras que, sinceramente, son más  de lo mismo: la arenga que reitera el discurso agotado que solo va dirigido a los convencidos, que no solo no suma, sino que inclusive nos aísla de importantes sectores del pueblo para los cuales somos ya parte del paisaje, lo que nos ha llevado a perder la conexión, al asemejarnos a una secta cerrada y en cierto sentido excluyente. Lo hemos dicho reiteradas veces: mientras no volvamos a tener al menos el 60% de decidido favor popular, seremos vulnerables y la derecha tendrá alicientes para la conspiración y la violencia.

Los constituyentes tienen el deber de elevar el nivel político de su discurso, hacerlo más amplio e inclusivo, convocar con mayor creatividad y novedad. Por ejemplo, no puede ser que esta destacada vanguardia aplauda a rabiar, como pasó, palabras como “somos el país más bello del mundo” y “los venezolanos somos el mejor pueblo del mundo”. Esto no es más que chauvinismo y arbitrariedad. Todos los países tienen cosas bellas, hemos viajado suficientemente como para constatarlo. Y todos los pueblos tienen valores, así como vicios. Hay que crecer en cultura política, en profundidad intelectual, en conciencia crítica. El país nos escucha y está pendiente de nosotros, tenemos que ser mucho más que fanáticos o miembros de una especie de religión política.

Nosotros, así lo confesamos, a menudo aplaudimos también, y hasta de pie, conceptos o palabras que no compartimos. No queremos romper el espíritu de cuerpo, la emoción chavista, que es en general una cosa buena y sana, más allá de los errores e incomprensiones. Además, la mayoría de quienes incurren en lo que señalamos, lo hacen con la mejor de las intenciones (siempre habrá algunos pocos que solo buscan la condescendencia del poder, la figuración o la lisonja). Pero también cabe recordar que “de buenas intenciones está empedrado el camino del infierno”. Reflexionemos, profundicemos, el compromiso es demasiado grande.

In Venezuela ci sono nuovi rapporti di forza

Chavez

di James Petras – La Haine

31ago2017.- L’Assemblea Costituente, la mobilitazione militare, la mobilitazione nazionale contro l’imperialismo interventista, hanno affondato la destra.

Efraim Chury Iribarne: Stavamo osservando che la situazione attuale in Afghanistan è abbastanza complessa e che Donald Trump in qualche modo prolunga la guerra in Afghanistan. È corretto?

Sì, è sotto il comando dei suoi generali, che hanno deciso che non è il momento di lasciare il paese, perché potrebbero subire un altro impatto negativo sull’immagine di un governo debole e fallito, in particolare nei media, che cercano qualsiasi pretesto per delegittimare il Presidente Trump.

Ma in realtà le cifre che danno per giustificare l’invasione nordamericana non corrispondono alla realtà, dicono che i talebani controllano solo il 50% del paese, ma gli esperti che hanno conoscenza sul campo dicono che è più dell’80%. Gli Stati Uniti controllano solo alcune città, soprattutto Kabul, la capitale, e molto di meno il resto. E voglio menzionare un altro fattore, tra i soldati dell’esercito afghano ci sono molti oppositori. Cioè, infiltrati talebani che, di tanto in tanto, eliminano i funzionari del governo nordamericano.

E, inoltre, anche nelle città presumibilmente controllate dagli Stati Uniti, ci sono costantemente incendi, attentati e altre azioni, che indicano che nemmeno nei centri che rimangono nelle loro mani sono sicuri. Quindi, l’idea che gli Stati Uniti con un aumento di 5.000 o 10.000 unità, possano invertire la situazione è totalmente falsa. È un atto suicida, nel senso che inviano truppe impossibilitate ad agire, nel senso di recuperare l’Afghanistan per conto degli Stati Uniti.

Credo che ci sono due possibilità alternative, o devono moltiplicare il numero di truppe, intensificare il bombardamento [che già si è dimostrato non funziona], o devono ritirarsi entro un termine dato, riconoscendo che inevitabilmente non sono in grado di invertire le tendenze verso i talebani.

EChI: Il Venezuela chiede all’ONU di prendere posizione sulle minacce statunitensi. Il capo della diplomazia venezuelana ha detto: l’ONU non può rimanere con le braccia incrociate e non condannare queste azioni, lo abbiamo fatto notare al suo segretario generale. D’altra parte, il ministro venezuelano della Difesa Vladimir Padrino López, ha detto sabato scorso che il popolo del Venezuela e delle Forze Armate Nazionali sono pronti a dare tutto per difendere la patria, “è scritto nella nostra Costituzione, siamo una Repubblica indipendente e sovrana e dobbiamo comprendere l’ampio concetto di ciò che è sovranità, la capacità di uno Stato, di una nazione e del suo governo di prendere le proprie decisioni.” Come vedi la situazione da quelle parti, Petras?

JP: L’ONU non ha molto peso, perché gli Stati Uniti hanno diritto di veto, hanno un controllo efficace sugli Europei, hanno il sostegno indiretto dei paesi neo-liberisti dell’America Latina, soprattutto la destra più dura. Quindi, l’idea è buona e il Venezuela deve presentarla, ma non si aspettano molto dalle Nazioni Unite.

Invece, hanno preso misure più positive, ad esempio, l’esercizio militare lo scorso fine settimana, con più di 700 mila soldati e miliziani. È un segno di forza, una capacità di mobilitare e proteggere il paese, che potrebbe servire da avvertimento agli Stati Uniti che un’invasione sarebbe molto costosa.

E ha anche un enorme effetto sull’opposizione interna. Dobbiamo analizzare i nuovi rapporti di forze. Trump, con la dichiarazione di intervento o di minaccia di intervento, ha neutralizzato e paralizzato l’opposizione. Perché su questo tema l’opposizione non ha alcun sostegno, tanto meno nelle piazze.

In secondo luogo, la mobilitazione militare e delle milizie serve pure a ridimensionare la presenza dell’opposizione. In altre parole, l’Assemblea Costituente, la mobilitazione militare, la mobilitazione nazionale contro l’imperialismo interventista, hanno al momento modificato i rapporti di forza. Non si sente molto da parte degli avversari, né dalle roccaforti di Caracas né da nessun altro posto. La destra insorgente è paralizzata, non ha voce o presenza in questo ultimo confronto.

E pure Almagro e l’OSA. Sono rimasti emarginati dal contesto, perché nemmeno Almagro osa sollevare la testa di fronte all’interventismo sfacciato degli Stati Uniti. Quindi, possiamo dire, che, almeno questa settimana, questo mese, c’è stato un cambiamento nei rapporti di forza favorevole al Venezuela, dovuto alla sua esibizione di forza, all’appoggio popolare e alle cattive politiche di Trump, tutti fattori che hanno avuto un impatto molto positivo per il presidente Maduro.

EChI: Petras, l’altro argomento che ci interessava è l’attacco permanente di Israele alla Palestina. Come va letto da una differente angolatura?

JP: In primo luogo, potremmo dire che la visita dell’’ultra’-sionista consigliere del presidente Trump, Jared Kushner, un ebreo israeliano ortodosso fanatico, va nella direzione del sostegno a Netanyahu nell’occupare più terre palestinesi. Questo è il primo fatto che dobbiamo capire. In secondo luogo, Israele sta ampliando la demolizione di case palestinesi in ogni quartiere di quello che resta della Palestina.

In terzo luogo, dobbiamo notare che Israele si basa fortemente sull’Arabia Saudita e sulla collaborazione delle destre nel Medio Oriente. E questo indica che, in questa situazione, dove la Siria e l’Iran stanno guadagnando peso in Iraq e altrove, Israele ha perso influenza tra i governanti e i terroristi coinvolti nei paesi colpiti.

Infine, dobbiamo riconoscere che la politica nordamericana è ancora totalmente controllata dai sionisti. Se analizziamo il regime di Trump, ci sono lo stesso numero o più sionisti nei primi posti dell’economia e della politica estera, che nel regime di Obama. Gli Stati Uniti sono ostaggio dei sionisti all’estero, che funzionano come una quinta colonna.

E questo non ha avuto nessuna risonanza in altri paesi. Ad esempio, esaminiamo i quotidiani considerati progressisti in Argentina, “Pagina 12”, “La Jornada” in Messico e forse anche in “Brecha”, non esiste una discussione approfondita sul peso israeliano nei governi nordamericani e su come formulano la politica nordamericana. Parlano di interessi petroliferi, parlano di interessi militari, ma, in realtà, riguardo al Medio Oriente, non esiste nessuna osservazione che possa negare che Israele è la principale forza della politica interna ed estera degli Stati Uniti.

Dobbiamo, infine, ricordare che Israele ha un’opposizione interna. Abbiamo visto come il gruppo pro-boicottaggio e anti-insediamenti in Palestina ha guadagnato molto consenso. Ci sono anche settori importanti di studenti ebrei che hanno respinto la politica israeliana. E nonostante il fatto che abbia ancora forze preponderanti nel Congresso, nella Presidenza, l’opposizione cresce anche tra la popolazione nordamericana.

EChI: Beh, Petras, come sempre ci aspettiamo di discutere qualche altro tema su cui al momento sta lavorando.

Potremmo cominciare con il caso della scomparsa di Santiago Maldonado, che sosteneva la lotta dei Mapuche in Argentina. La sua sparizione, la cui responsabilità è dei gendarmi sta provocando una grande mobilitazione di protesta. Non solo in Argentina. Oggi, ad esempio, nella BBC hanno dato un servizio sulla sua scomparsa e una messa in discussione delle versioni ufficiali. Più di ogni altra cosa, il mondo teme che l’atto di sequestro da parte di Macri sia un passo verso la licenza di uccidere che esisteva durante la dittatura. In altre parole, le dichiarazioni del ministro della “insicurezza” Patricia Bullrich, non hanno peso. Né all’estero né all’interno. Negli Stati Uniti, tra gli specialisti dell’America Latina, c’è molta preoccupazione e hanno convocato molte persone conosciute in America Latina, respingendo la versione ufficiale.

Ritengo che il caso Maldonado potrebbe comportare un grande colpo politico contro Macri alle prossime elezioni. Vorrei estendere il mio sostegno a tutto il movimento per la ricomparsa con vita di Maldonado.

Il secondo punto che voglio menzionare sono le inondazioni in Texas, in particolare nella grande città di Houston. Tutti parlano di pioggia, uragano, inondazioni, distruzione di centinaia di miliardi di dollari, ma nessuno parla del perché le inondazioni si ripetono. È perché non c’è investimento nelle infrastrutture. Quando la pioggia cade, riempie le strade perché i sistemi di drenaggio non funzionano. È curioso, una città con grandi raffinerie di petrolio, ha tunnel per canalizzare il petrolio dappertutto, ma non ha abbastanza infrastrutture per preservare la città dalle inondazioni.

Ancora una volta, sorge il problema delle catastrofi interne, ciò che i media di qui chiamano catastrofe. Il capitalismo non mette in campo investimenti e infrastrutture per salvare le proprie fonti di ricchezza. Da quelle parti, stanno perdendo 500.000 barili all’ora a causa della paralisi delle raffinerie. Vorrei sottolinearlo di nuovo, gli Stati Uniti sono un gigante con i piedi di argilla.

Infine, vorrei menzionare un altro fatto che dobbiamo prendere in considerazione, gli Stati Uniti stanno militarizzando la polizia, la stanno dotando di armi da parte dell’Esercito, le chiamano eccedenze e nuove armi, carri armati, macchine blindate, mitragliatrici, le stanno trasferendo alla polizia locale e statale.

Originariamente, la giustificazione era la lotta contro i cartelli di droga. Poi la scusa è diventata l’anti-terrorismo. Ed ora, è la polizia che è investita dei problemi delle comunità impoverite. Cioè, la militarizzazione delle città, indipendentemente da qualsiasi problema di droga e terrorismo.

Estratto da La Haine

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

La Costituente in Venezuela è una grande vittoria sull’imperialismo

index  di James Petras -02/08/2017

 

Efrain Chury Iribarne: Cominciamo con l’elezione dell’assemblea costituente in Venezuela.

JP: È stato un grande evento. Secondo le cifre che abbiamo, più di otto milioni di elettori hanno sostenuto l’Assemblea Costituente e più di un milione di persone hanno partecipato attivamente alla campagna per scegliere uno dei 545 membri.

È un atto eroico perché l’opposizione, con il sostegno di meccanismi nordamericani, ha organizzato atti di terrorismo, minacce e intimidazioni. Inoltre, minacce di sanzioni da parte di Washington, degli oppositori all’estero come la Colombia, il Brasile e altri governi pro-nordamericani, che sono intervenuti per intimorire i Venezuelani.

In altre parole, non è solo una vittoria politica per il governo, ma una vittoria per il paese, è una vittoria sull’imperialismo. È stato un grande successo, nonostante i grandi mezzi di comunicazione, che con le loro menzogne, hanno cercato di influenzare l’opinione pubblica interna ed esterna, il che mostra come la coscienza politica e l’esperienza del chavismo contano più degli investimenti in propaganda degli Stati Uniti, che hanno speso milioni di dollari, tentando di influenzare la visione dell’opinione pubblica venezuelana.

Dobbiamo capire allora come l’organizzazione, la coscienza, l’esperienza, sono più importanti delle pressioni che vengono dall’alto e dall’esterno.

Penso che l’altra cosa che dobbiamo considerare è che i cipayos che dall’estero sostengono la destra hanno avuto loro la loro brava sconfitta. Sappiamo tutti che in Brasile il governo attuale è un governo illegittimo, prodotto di un colpo di stato; sappiamo che in Argentina con Mauricio Macri abbiamo un governo che ha ingannato il popolo con la propaganda e che ha abbassato i suoi standard di vita; sappiamo che in Cile e in Perù abbiamo governi con alcune delle peggiori disuguaglianze del Terzo Mondo; sappiamo anche che i sostenitori dei paramilitari e quelli che entrano dalla Colombia per esercitare il mercato nero sono stati anche loro sconfitti.

La propaganda dice che ci sono stati dieci morti, ma la maggior parte delle uccisioni si è verificata prima delle elezioni. Cioè, le elezioni, con la protezione del governo, dell’esercito, della Guardia Nazionale, della Polizia, sono state sicure. Sappiamo che nei presunti referendum gli avversari, al meglio, hanno ottenuto circa sette milioni di voti, un milione di meno di quelli che hanno partecipato a queste elezioni. E sappiamo che tra i sette milioni ci sono state un sacco di frodi, perché il processo non ha avuto nessun osservatore, non aveva legalità, poi si sa che molti elettori dell’opposizione hanno votato una, due, tre e fino a 17 volte, perché non c’era controllo.

Quindi, dobbiamo capire che questo è stato un grande progresso per il processo politico venezuelano ed è stata una grande sconfitta per l’imperialismo. Sappiamo anche che l’Assemblea Costituente è un importante passo avanti rispetto al parlamentarismo borghese, perché molti degli eletti provengono da quartieri poveri, hanno rappresentatività, a differenza dei borghesi che ricoprono cariche nel parlamento attuale nei paesi capitalisti.

Infine, voglio sottolineare una cosa. L’astensione dell’opposizione danneggia la loro capacità di influenzare i Venezuelani neutrali: come possono proporre misure, come possono mobilitare se sono fuori dall’istituzionalità? Penso che come risultato di questo processo, l’opposizione si indebolirà molto, le attività diminuiranno, si sentiranno impotenti e gli Stati Uniti, in ogni caso, cercheranno di intervenire con nuove sanzioni, cercando di mettere alle strette il popolo che si suppone intendono aiutare.

E se ci saranno più sanzioni, il Venezuela dovrà approfondire i propri rapporti di scambio internamente. Bisogna pensare che ora, con la nuova Assemblea e la nuova Costituzione, le banche e le grandi società si potranno controllare meglio. La Rivoluzione deve avanzare a partire dall’Assemblea Costituente o regredirà e indebolirà la sua capacità di conservare la maggioranza che sostiene l’attuale processo.

 

EChI: È stato anche un duro colpo per l’Europa Occidentale, che voleva una sconfitta di Nicolas Maduro.
JP: Non v’è dubbio che gli Europei coinvolti, in particolare la Spagna e l’Inghilterra, hanno subíto un duro colpo, in quanto questo può servire come modello alternativo all’iter parlamentare capitalista, perché hanno eletto una Costituente che dà maggiore rappresentanza ai quartieri popolari, alle comunità dei lavoratori. Limitare l’effetto del denaro sul processo elettorale è un esempio importante.

Vedo il caso dell’Inghilterra, dove un governo di minoranza critica il Venezuela, quando l’attuale governo conservatore non è un governo di maggioranza, è un governo che ha ricevuto una minoranza di voti e deve affrontare una situazione di crisi, guardando al di fuori dell’Unione Europea; la Spagna con Mariano Rajoy è per giunta un governo pieno di corruzione. Non possono tollerare un esempio come l’Assemblea Nazionale Costituente.
EChI: Le ultime informazioni provenienti dalla Francia danno il Presidente Emmanuel Macron in forte calo nei sondaggi. A cosa si può essere attribuire?

JP: Beh, la situazione in Francia è molto complicata, perché l’opposizione è divisa tra il nazionalismo e la democrazia sociale, approfondita dall’avanzata di Jean-Luc Mélenchon. Ma in ogni caso, al momento Macron ha il controllo del processo politico, sebbene stia affrontando problemi importanti che non può risolvere.

Ad esempio, abbiamo il caso degli Stati Uniti, che einterferiscono e dettano la politica estera e finanziaria della Francia in relazione alla Russia. E questa politica di sanzioni sta andando a danneggiare molte società francesi che hanno rapporti commerciali – petrolio e gas – con la Russia. Potremmo dire che adesso Macron deve affrontare il problema di come può fare contenti gli Stati Uniti, senza danneggiare la propria economia.In Germania, è molto evidente che le pressioni nordamericane stanno affrontando una grande opposizione da parte di molti settori economici tedeschi. Poiché le leggi americane che applicano sanzioni alla Russia, condizionano la sovranità della Germania. Se Washington lo detta, possiamo dire che l’extra-territorialità americana, la legge nordamericana, è superiore alle leggi francesi, tedesche, ecc., a livello economico. Possiamo anche dire che la crisi con gli Stati Uniti, con quest’aumento dell’interventismo imperiale in Venezuela, Russia, Medio Oriente, Asia, sta causando molte emicranie e approfondendo la divisione tra l’Europa e gli Stati Uniti.


EChI: Beh, Petras, ci sono altri argomenti su cui vorresti fare un commento?

JP: La cosa più importante da considerare sono le sanzioni che Washington impone all’Iran, alla Russia e alla Corea del Nord; oltre alle pressioni militari che esercita in relazione alla Cina. Possiamo riconoscere che la Russia sta finalmente adottando misure di resistenza. Espellono 755 diplomatici statunitensi dalla Russia; stanno per chiudere alcuni edifici statunitensi in Russia. In altre parole, la Russia cessa di essere conciliatoria e di sottomettersi all’aggressione americana.
Le speranze della Russia di poter migliorare le relazioni con le concessioni sono finite. La politica di Donald Trump approfondisce i conflitti con la Russia, che sono cominciati con Obama e stanno ora provocando un nuovo confronto: la Russia sta adottando misure, mobilitando le forze armate, le forze aeree e marittime. Lo stesso vediamo che accade con l’Iran. E in questa situazione, possiamo dire che le sanzioni stanno rafforzando l’auto-sufficienza e la capacità di questi paesi di contrastare gli Stati Uniti. Della Cina, nemmeno vale la pena parlare. La Cina cresce ogni anno e le aggressioni nordamericane da parte di Trump stanno promuovendo l’opposizione all’interno del settore delle esportazioni verso gli Stati Uniti.

Le aggressioni di Washington hanno un effetto imprevisto, invece di sottomettere questi poteri, provocano più indipendenza, più collegamenti tra Russia e Germania, Iran e altri paesi del Medio Oriente e con la Cina tutti cercano di firmare accordi per partecipare a grandi progetti.
In altre parole: dal Venezuela, dalla Russia, dall’Iran, dalla Cina, ogni aggressione nordamericana ha avuto l’effetto di indebolire gli Stati Uniti e rafforzare le capacità di indipendenza dei governi cui abbiamo accennato.

 

Estratto da La Haine, Testo completo in: https://www.lahaine.org/la-constituyente-en-venezuela

[Traduzione dallo spagnolo per Albainformazione di Marco Nieli]

La solidaridad como acto de justicia: Venezuela

L'immagine può contenere: 1 persona, occhialipor David Gomez Rodriguez

@davidgomez_rp

La solidaridad no es un asunto utilitarista sino un acto que nace de un compromiso ético. Cuando decimos Venezuela debemos básicamente pensar en los principios que sustentan nuestra moral. En tal sentido, a los revolucionarios y las revolucionarias del mundo les exigimos manifestarse en contra del imperialismo y la muerte.

No es un asunto que debamos tratar desde las conveniencias políticas, estamos hablando de que el gobierno norteamericano ha amenazado de forma directa a un pueblo en revolución de ser intervenido militarmente, estamos hablando de que la quema de chavistas forma parte de una manifestación del fascismo y el odio de la derecha en Venezuela, estamos hablando de que los medios de comunicación mienten descaradamente sobre la realidad del país en donde vivo, estamos hablando de una guerra que se fragua en el territorio donde se encuentra la reserva de petróleo más grande del planeta y donde vive un pueblo que ha resuelto con el espíritu de Bolívar ser libre por siempre.

A aquellos que quieran seguir asumiendo análisis sesudos en torno a la democracia-dictadura de Maduro valdría la pena preguntarles qué opinan de la infame dictadura que los EEUU imponen sobre el mundo. No es un asunto en el que debamos hacer el papel de un jurado universitario, no estamos hablando de una tesis sobre el papel de Rousseau en la conformación del Estado, estamos hablando de una agresión imperialista contra un pueblo en revolución. Estamos hablando de que se necesita la voz de la izquierda en el mundo unida y fuerte.

A los revolucionarios y las revolucionarias del mundo les solicitamos que comiencen a hacer actos de cualquier tipo: hagan carteles y tómense una foto solidarizándose con Venezuela, hagan un foro sobre los logros de la revolución bolivariana, vayan hasta la embajada norteamericana y simplemente dejen una carta en repudio a su actitud imperialista, llamen a un camarada del otro lado del mundo y digánle que en América Latina hay un pueblo que está decidido a ser libre, hagan un twit, etiqueten a un amigo en una foto de Chávez, organicen una marcha, pinten un grafiti, insulten en un video a Donald Trump (hay muchas razones para hacerlo) y diga al final “Venezuela estamos contigo”. Cualquier cosa ayuda y es urgente.

No se los pide Nicolás Maduro, ni un Ministro o el jefe de un partido, no, mi nombre es David Gómez Rodríguez y se los pido como un militante más de la izquierda revolucionaria, al que el corazón llenito de rojo le sigue palpitando del lado del amor, se los pide un camarada.

Compártelo con los solidarios como primera acción.

*Escritor del Colectivo Cultural “El Cuarto de los Duendes”

 

“Disidentes” y Constituyente

por Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político
Miércoles 26 de julio de 2017

En los años 40 del siglo pasado, el poeta Andrés Eloy Blanco era diputado en el Congreso Nacional. Había allí otro parlamentario, José Camacho, un negro de procedencia humilde que militaba en el partido Copei, considerado la tolda de la derecha más aristocrática. A este desclasado, el poeta dedicó la siguiente estrofa humorística: “Cosas que no son de ley/siempre resultan un fiasco:/mujer orinando en frasco/y negro inscrito en Copei”. Fue una manera de plantear el ya viejo y siempre acertado concepto de la lucha de clases. Sin la compresión integral del mismo, toda visión de la Historia y de la sociedad quedará desenfocada. Es lo que le pasa a muchos en estos tiempos de Constituyente.

El imperialismo y la derecha mundial están muy claros en cuanto al peligro que resulta la Constituyente para sus intereses, por eso la estigmatizan, la rechazan y la enfrentan con tanta vehemencia. La Constituyente ha despertado a un gigante que parecía dormido, el pueblo chavista revolucionario. Aquí puede aplicarse la célebre y visionaria frase de Napoleón Bonaparte: “Cuando China despierte, el mundo temblará”.

La burguesía está temblando. Creía que la Revolución Bolivariana estaba ya muerta, que se había ido junto a Chávez de este mundo visible y material, y que solo era cosa de tiempo para que su fin se decretara. No solo se frotaron las manos con renovada esperanza de arrasar con el legado del Comandante, sino además se entregaron con empeño a la tarea de acelerar la caída. Es natural que fuese así, dado el papel preponderante que juega el chavismo en la lucha de clases mundial, porque es faro de los pobres, de los postergados, de los excluidos, de los oprimidos, de los perseguidos, de los execrados, de los masacrados. Es un faro con sus sombras, y su luz puede parecer a veces débil, pero es de todos el más luminoso, por todo lo que Chávez significa en los albores de este siglo XXI. Que la burguesía se oponga a la Constituyente es cosa de ley. Por eso sus amenazas, su violencia, su locura criminal de la cual somos testigos en nuestro país.

Pero hay otras reacciones que resultan un fiasco, como las posiciones que han asumido ante la Constituyente algunos factores que se dicen de izquierda, como la llamada “disidencia” chavista. Como siempre, evitaremos los insultos y las descalificaciones hacia ese sector, en el que hay gente que apreciamos y respetamos (tal aprecio no nos lo concitan todos allí, también es verdad).

El principal problema de ese sector, lo hemos dicho más de una vez, es que deja que los árboles le tapen el bosque. Para ellos Venezuela es una especie de aldea, un problema doméstico, además visto desde una perspectiva que no es propiamente de izquierda, como pasamos a explicar.

Según la Fiscal General de la República, Luisa Ortega Díaz, “… aquí se amenaza a las personas para que vayan votar por la Constituyente, cuando el voto debe ser libre, es un derecho disponer de la libertad de pensamiento, en democracia se gana y se pierde, pero hay que asistir obligatoriamente a votar por la ANC, se amenaza con que se les va a quitar el CLAP, las Misiones, las casas, los hacen firmar abajo y le tapan arriba, he recibido no sé cuántas denuncias exactas en el Ministerio Público de funcionarios públicos amenazados de que tiene que asistir a votar por la ANC”. ¿Será cierto esto de los funcionarios? Porque en el ministerio donde trabajo no ha ocurrido nada de esto. De todas formas, ese es un aspecto secundario, circunstancial, de todo el asunto. Aquí lo principal, como siempre, es lo que trasluce el fondo político de la situación. La Fiscal, dada su actual posición política, olvida (¿deliberadamente?) parte de la verdad. En este momento, quien amenaza el voto no es el Gobierno, sino la oposición, que quiere evitar que el pueblo revolucionario elija a los constituyentes.

Resulta paradójico que la Fiscal diga esto, mientras salió a saludar, con sonrisa y gorrita azul, a quienes participaban de un fraude anunciado, el “plebiscito” opositor, que por cierto se desarrolló sin contratiempos, y sin que el Gobierno lo evitara, a pesar de su carácter subversivo, ya que entre sus principales objetivos estaba el de echar gasolina al
fuego de la violencia terrorista.

Pero hay cosas aun más de fondo, como la consideración, por parte de la Fiscal, de la “libertad” como un valor absoluto, que es típica del pensamiento burgués. La burguesía, con el imperialismo a la cabeza, ha venido usando el concepto de “libertad” como uno de sus principales herramientas para evitar, precisamente, que los pueblos sean libres. Además que en su sistema electoral, que lamentablemente sigue siendo el mismo que se usa en Venezuela en las elecciones formales (la actual elección Constituyente ha empezado a cambiar eso, por lo que se comenzará a ver en ella muchas caras del pueblo de a pie) no hay verdadera capacidad de elegir para el pueblo. El pueblo vota, pero no elige.

Ahora bien, más en el fondo aun, lo que se desarrolla en la Venezuela de hoy no entra en el terreno de las formalidades de leguleyos. Es un gran combate político entre dos importantes fuerzas que no son autónomas de la lucha de clases mundial. Una de estas fuerzas, el chavismo, representa los intereses del las naciones soberanas y los pueblos emergentes. La otra, la MUD, sirve a los intereses del imperialismo y el capitalismo global. Lo que aquí ocurre no es sino un reflejo de la principal contradicción de la sociedad humana de esta época, que enfrenta, por un lado, al imperialismo norteamericano y sus aliados, y a las pueblos y a las fuerzas nacionalistas, por el otro. Ese es el bosque que el oportunismo de “izquierda” no puede (¿no quiere?) ver.

De todas formas, nosotros no descartamos que en el futuro la Fiscal y otros “disidentes” del chavismo nos reencontremos en la misma trinchera. Esta posibilidad subyace en una frase de un comunicado firmado por algunos de ellos (Héctor Navarro, Ana Elisa Osorio, Cliver Alcalá Cordones, Edgardo Lander, Esteban Mosonyi, Santiago Arconada y Freddy Gutiérrez), que reza: “Reiteramos nuestro rechazo a la política de la cúpula de la MUD dirigida a generar una fractura institucional a través de la creación de un gobierno y un Estado paralelo con el apoyo de Washington, con todas las implicaciones conocidas que esto tiene”. Aquí hay un asomo de antiimperialismo que no puede ser desconocido.

(VIDEO) Viva la Costituente! Maduro Presidente!

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Un video in cui ricapitoliamo alcune delle iniziative in sostegno alla Rivoluzione Bolivariana da gennaio fino all’ultima organizzata il 14 luglio all’interno della Festa della Riscossa Popolare. Decine sono state le iniziative e numerosi i militanti che hanno partecipato a presidi, iniziative e concerti di solidarietà, sostegno e difesa di un processo che vede il popolo venezuelano protagonista contro i vili attacchi dei gruppi imperialisti e dei loro sostenitori, contro le menzogne che i partiti delle larghe intese in Italia alimentano sul processo rivoluzionario in Venezuela per screditarne l’importanza, per impedire che sia da esempio anche per il nostro paese.

Ovunque andranno, i detrattori della Rivoluzione Bolivariana e i sostenitori della destra golpista in Venezuela, troveranno militanti decisi a smascherarli in sostegno a Maduro, ai lavoratori, agli studenti e all’emancipazione del popolo venezuelano dal giogo degli imperialisti USA. In tutti i comitati di lotta e in tutta Italia, ovunque sia radicato, il Partito dei CARC ha promosso la solidarietà con il Venezuela, solidarietà che vuol dire fare la Rivoluzione nel nostro paese, imparando dal Venezuela e prendendo tutto quanto può servire alle masse popolari per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

Studiare l’esperienza bolivariana, diffonderne gli insegnamenti e sostenerne gli sviluppi vuol dire alimentare il processo di partecipazione, mobilitazione e solidarietà internazionale che occorre per dare alle masse popolari del nostro un paese un Governo di Emergenza Popolare, che attui le parti progressiste della Costituzione e funga come ampia e larga scuola di comunismo per instaurare il socialismo nel nostro paese. Quando riusciremo a costruire tale governo in Italia, le oligarchie del nostro paese, al servizio degli imperialisti USA, del Vaticano, dei sionisti e varie cupole mafiose, faranno di tutto e di più, peggio anche di quello che stanno facendo in Venezuela oggi contro il governo bolivariano di Maduro che è quello che hanno fatto, tempo addietro, contro il governo popolare di Salvador Allende.

Dall’Italia al Venezuela, un solo grido, una sola bandiera! 
Hasta la Victoria Siempre!

#Costituyente #MaduroPresidente #Venezuela

(VIDEO) Venezuela: La Causa Oscura

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Un documentario di Hernando Calvo Ospina.

Questo documentario non è un lavoro congiunturale. Sarà vigente fin tanto che gli Stati Uniti persistano nel cercare di terminare la Rivoluzione Bolivariana che il Venezuela sta costruendo per impossessarsi del suo petrolio e delle altre risorse naturali.

Nel 1902 l’Inghilterra, la Germania e altre nazioni europee volevano impossessarsi di questa nazione. Gli argomenti e le pratiche di destabilizzazione di quei tempi lontani sono quasi gli stessi che si utilizzano oggi contro il governo sovrano del Venezuela.

Un documentario basato su interviste a studiosi e ricercatori venezuelani che, in linguaggio semplice e didattico, ci raccontano una storia che i grandi media insistono a nascondere.

Durata: 38 minuti
Luglio 2017.

Del “Paro” y otros apuros

por Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político

Viernes 21 de julio de 2017

Derecha atragantada

Ayer en el centro-oeste de Caracas no estaban parados ni los postes, salvo algún negocito propiedad de escuálidos recalcitrantes, o en ciertos y raros rinconcitos aislados donde hubo algún disturbio menor, como Quinta Crespo. Hacia los lados de la “República del Este”, no la de los poetas, sino la de las zonas donde habita la clase media alta de la capital, el fracaso no fue menor, de acuerdo a los videos que pudimos observar. Allí, focos violentos con puñados insignificantes de gente, lograron perturbar el normal desarrollo de las actividades con amenazas, trancas y otras formas de terrorismo. En cuanto al interior del país, parece que no fue muy diferente. Lamentablemente, la derecha fascista obtuvo dos muertos para su suma macabra.

Entretanto, Henrique Capriles no dejó de enviar su mensaje para idiotas del patio y reproductores de mentiras de afuera: “En Caracas, parecía un 1° de enero”. Algo que le está pasando a la derecha es un excesivo apresuramiento forzado por el paso de los días que hace que el 30 de julio, gran fecha de la elección de la Constituyente, se vea cada vez más cerca. No es descaminado pensar que quizá el amontonamiento de acciones de la última semana responda a la premura que les ha obligado a solapar manifestaciones que acaso deberían ser más espaciadas en el tiempo, para ser mejor preparadas y más productivas para ellos. Es como una avalancha: plebiscito, seudogobierno, paro, “designación de magistrados”, marcha, hora cero, ¿huelga general? Están atragantados y cerca de sufrir una grave intoxicación política.

Pero no nos hagamos ilusiones, la locura opositora está obteniendo algunos logros afuera, como beneficio del engaño, la manipulación y la intensa actividad político-mediática dirigida por Trump-imperialismo. Al nivel externo, Venezuela pasa de ser un “caso” a ser una especie de escándalo permanente, el dibujo de un país anarquizado, paralizado, caótico, en guerra, en el que cunde la muerte y la desolación, por obra y gracia de la “dictadura” de Maduro, que aspiraría a perpetuarse con el coco del momento, la Asamblea Nacional Constituyente. Al fin y al cabo, la posibilidad más certera de la derecha es la intervención foránea, su gran esperanza blanca.

También hay aderezos del plan. Acaso en estos diez días se acelere el goteo de los salta-talanqueras, algo parecido ocurrió en Siria, es otro expediente del libreto imperial. Ayer cogió pista un personajillo menor, Isaías Medina, diplomático y consejero de Venezuela ante Naciones Unidas ¡Vaya consejeros que escogemos! Medina dimitió con una carta en la que aduce su “divergencia irreconciliable con las actuaciones del Gobierno de Nicolás Maduro… reiteradas y sistemáticas violaciones a los derechos humanos… y crímenes contra la humanidad cometidos contra civiles durante los últimos 100 días”. Este agarró su propio helicóptero y disparó contra Venezuela desde el monstruo, en cuyas entrañas vive.

Entretanto, Capriles continuó abonando a las matrices regadas por doquier, y afirmó que “funcionarios vestidos de negro, arremetieron contra los manifestantes en el estado Miranda, abriendo fuego a todos los presentes, dejando un muerto”. Ya hizo el juicio y condenó, es la justicia mediática y express, que condena de una vez al Gobierno por un crimen que no se ha investigado. Y todavía tiene el tupé de hablar de justicia para atacar a la Constituyente: “Queremos justicia real, no la fraudulenta que pretende imponer Maduro por medio de la constituyente”. Ya habrá “justicia real”, habrá que decirle al fascista, no la que pretendió imponer el 11 de abril persiguiendo chavistas, así que se vaya preparando, porque la Constituyente sí va, a menos que Satanás le conceda a este sujeto algún milagro.
Lo cierto es que Nicolás Maduro, al más acendrado estilo chavista, ha venido manejando la difícil situación interna con paciencia y habilidad de ajedrecista, mientras responde a los ataques externos siguiendo las enseñanzas de Fidel y Chávez: la mejor defensa, en ese terreno, es el ataque, mientras el pueblo revolucionario sigue apostando a la paz sin dejar de prepararse para la guerra. Ya lo hemos dicho antes: es con ese espíritu indomable de lucha y enseñando las garras al enemigo, que Cuba ha logrado mantenerse incólume por casi 60 años ante las arremetidas imperiales, y enviándole el mensaje guerrero de “si quieres, vente con tus tambores de guerra que yo te espero con los míos”.
Mientras, en Estados Unidos algunos analistas que no son de izquierda parecen discernir algunos importantes asuntos con más claridad que otros de aquí y de allá.

Geoff Thale, del grupo de análisis WOLA (Washington Office on Latin America), dijo ser “muy escéptico de que las sanciones unilaterales de Estados Unidos sean eficaces. Es más probable que hagan sentir al gobierno que no tiene otra opción que resistir, y ofrecen al gobierno un grito nacionalista contra Estados Unidos”. Otro, David Smilde, especialista en Venezuela de la Universidad de Tulane en Nueva Orleans, Luisiana, señaló que “es posible que el gobierno venezolano se vea fortalecido por las sanciones de Estados Unidos. No hay manera de aplicar sanciones económicas en Venezuela ahora sin hacer la situación humanitaria mucho peor” y agregó que las sanciones “desencadenarían un enorme resentimiento entre los venezolanos y nunca serán bien recibidas por otros países de la región”. Y finalizó afirmando que las sanciones podrían incluso “empujar a Caracas a los brazos de Rusia y China”.
Nosotros, por nuestra parte, tenemos que seguir enfocados en lo mismo, como hemos dicho: contra el imperialismo y el fascismo… ¡Constituyente!

Seudogobierno impostor y Constituyente

por Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político

Jueves 20 de julio de 2017

Seudogobierno impostor y Constituyente

En nuestro Análisis de ayer apuntamos, con referencia a declaraciones de Tarek Williams Saab, que “Este proceso usurpador forma parte de la intención expresa de la derecha de conformar un ‘gobierno de unidad nacional’, es decir un gobierno paralelo, lo cual es también expresión del guión intervencionista que ha aplicado el Imperio en otras latitudes”. Es ese el principal aspecto a destacar en cuanto a los anuncios hechos ayer por la derecha sobre la conformación de un seudogobierno impostor. Es otra herramienta dentro del plan establecido, y en pleno desarrollo, de ir creando las condiciones internas que faciliten el establecimiento de una situación de inestabilidad, ingobernabilidad e incluso de guerra civil, real o virtual, para justificar la intervención imperialista en cualquier modalidad.

En ese sentido, también afirmamos ayer que “Muy probablemente el imperialismo tratará de combinar eventos de subversión interna y la manipulación mediática para más temprano que tarde comenzar a promover la legitimación y el reconocimiento internacional al “gobierno de unidad nacional”, para terminar de dividir al pueblo (“divide y vencerás”) y volver a esclavizarnos”.

Por supuesto, el monstruo de Frankenstein creado por la derecha es un mamotreto que no puede ser llamado gobierno ¿gobierno sin Fuerza Armada, sin PDVSA, sin presupuesto nacional, sin control mayoritario del Estado (solo controlan la Asamblea Nacional y ahora la Fiscalía General de la República, ambas instituciones en
situación de desacato)?

Una característica típica de la derecha es su doblez de intenciones. En un documento de la MUD supuestamente se descarta una “cacería de brujas” contra el chavismo, al delinear lo que sería su “brújula de gobierno”. En ese documento supuestamente se asume el “compromiso sagrado de respetar a quienes piensen políticamente distinto”, por lo que “nunca habrá retractación, discriminación ni persecución”. Por su parte, el fascista vicepresidente de la AN, Freddy Guevara, afirmó que “No viene una persecución ni cacería de brujas, pero tampoco se puede plantear
que los violadores de derechos humanos van a estar libres”. Resulta chocante que quienes han organizado y ejecutado la violencia de los últimos tres meses, y avalado y justificado la quema de personas y el asesinato de civiles, militares y policías, se quieran prestar como pacíficas y conciliadores palomas que no han roto un plato.

Todo ese tipo de declaraciones forma parte de una oferta demagógica y engañosa, que será difundida ampliamente por la canalla mediática nacional e internacional, pero que en realidad está desprovista de cualquier propuesta concreta ni programa de gobierno que pueda ser analizada con seriedad. Es una carta de supuestas buenas intenciones de quien se guarda tras la espalda el puñal del neoliberalismo y la liquidación de los avances sociales alcanzados por la Revolución Bolivariana, y de la entronización, una vez más, de una élite política ansiosa de repartirse, como en el pasado, el botín de la riquezas nacionales mientras se somete al pueblo a la exclusión y
la persecución. Y, no lo olvidemos, sobre todo se trataría de volver a colocar a Venezuela bajo la tutela de los intereses geopolíticos del imperialismo, como ha ocurrido con Argentina y Brasil.

El anuncio del seudogobierno impostor antecede al llamado “paro cívico” de hoy (que erróneamente ubicamos en el día de ayer), otra de las acciones preparatoria de una presunta “Hora Cero” que se anotaría dentro de la intención de evitar la Asamblea Nacional Constituyente. Ya se verá lo que predijimos ayer mismo: el fulano “paro cívico” tratará de ser impuesto por medio del terror, con amenazas y ataques a los comercios y al transporte público, y con trancazos y plantones.

El “paro cívico” parece ser la antesala, una especie de globo de ensayo, de otra amenaza adelantada por la derecha fascista, la de lanzar una huelga general indefinida.

En ese sentido Márcela Máspero, presidente de la autodenominada “Unión de Trabajadores de Venezuela” y militante del movimiento terrorista Voluntad Popular, declaró que los trabajadores del país estarían “dispuestos a protagonizar una huelga general indefinida hasta que se restituya el hilo constitucional en Venezuela”.
Todas estas acciones de la derecha persiguen un objetivo inmediato: evitar la elección y la instalación de la Asamblea Nacional Constituyente. Ante esa intención, tenemos que cuidarnos de caer en las trampas y distracciones que está instalando la contrarrevolución. Faltan solo diez días para los comicios constituyentes. De aquí a esa fecha, nuestro foco debe mantenerse: Constituyente en el desayuno, Constituyente en el almuerzo, Constituyente en la merienda, Constituyente en la cena.

Si nos mantenemos firmes en nuestro cometido, cosecharemos el fruto del gran trabajo que está haciendo la vanguardia social del pueblo en defensa y en ejecución de la Constituyente. Tenemos una base inconmovible, segura, de más de 5 millones de electores. Si persiste el huracán revolucionario que ha generado el histórico llamado a Constituyente, podremos superar con creces los seis millones de votos y la Constituyente arrancará con paso firme. Ya lo decíamos en nuestro Análisis de ayer: “… nuestro camino es claro: enfocarnos en el éxito de la Constituyente, mantener al pueblo en la calle en defensa de la soberanía y garantizar el éxito el 30 de julio”.

Workers World con Maduro y el pueblo bolivariano

por WWP de Estados Unidos

Desde diferentes ciudades de Estados Unidos, la membresía del Centro de Acción Internacional y del Partido Workers World-Mundo Obrero enviamos nuestros más cálidos abrazos solidarios al Presidente Nicolás Maduro y al pueblo bolivariano.

Queremos también por este medio expresar nuestro más absoluto rechazo a la política intervencionista e imperialista del gobierno estadounidense que busca la derrota de la Revolución Bolivariana.

Confiamos plenamente en que ese pueblo que se lanzó a las calles el 13 de abril del 2002 para rescatar a su presidente Hugo Rafael Chávez, volverá con nuevos bríos a rescatar su Revolución Bolivariana de la amenaza representada por las criminales hordas fascistas financiadas desde Washington.

Pero la Revolución no está sola, millares de personas alrededor del mundo estamos dispuestas a defenderla frente a estas agresiones que se han lanzado no solo desde el imperio estadounidense, sino desde los grandes medios corporativos internacionales y los gobiernos entreguistas que a su vez aplican medidas antipopulares de austeridad y represión a sus pueblos. Comenzando con EUA donde la nueva Administración Trump ha intensificado, con sus propuestas de ley y sus medidas en contra del pueblo trabajador, el racismo, la brutalidad policíaca y la represión, sobre todo de personas negras, latinas, indígenas, inmigrantes, musulmanas, y de diversos géneros.

El ejemplo de lucha del pueblo bolivariano y los enormes avances en pro de las masas más explotadas y excluidas logrados por la Revolución son un ejemplo para todas las fuerzas que mundialmente luchamos diariamente por una mejor vida, con dignidad, libertad y justicia social y económica.

¡Fuera la intervención de Estados Unidos y sus aliados pro-imperialistas!
¡Viva el pueblo bolivariano y su presidente Nicolás Maduro!
¡Viva el poder del pueblo bolivariano!

La frode economica di Macri in Argentina

Macri

di Alfredo Serrano (da Telesur)-

27giu2017.- Macri ha ingannato la cittadinanza argentina. E lo ha dimostrato in un breve periodo di tempo. Ha avuto solo bisogno di poco più di un anno e mezzo per tradire tutto quello che aveva promesso. Se esistessero i contratti elettorali, quello di Macri già sarebbe stato rescisso per infrazione multipla.

Qui di seguito, vedremo come Macri ha truffato l’elettorato in ognuna delle sue promesse economiche durante la sua campagna:

Promessa 1: ridurre l’inflazione… e i prezzi sono saliti. L’inflazione è arrivata al 40% nel 2016, la più alta dal 2002. Sono aumentati i prezzi di tutti i servizi pubblici particolarmente grazie ai continui incrementi di tariffa. Sono saliti i prezzi dei medicinali, del trasporto, del cibo. E inoltre, nell’anno in corso, l’inflazione continua a un livello altissimo. Fino a questo momento, segnala un aumento del 10,5%, con un valore annuale del 24%, molto al di sopra delle previsioni del governo per questo anno (17%);

Promessa 2: recuperare l’economia… e il PIL si è contratto. Il paese ha chiuso il 2016 con una recessione del 2,3%, mentre nell’ultimo anno kirchnerista l’economia era cresciuta di un 2,1%. Nell’era Macri, il consumo è in caduta libera da 17 mesi consecutivi. La produzione industriale è caduta di più del 10%. L’OCDE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha abbassato la sua stima di crescita economica per l’Argentina nel 2017 e 2018, del 2,5% e del 3,1%, rispettivamente;

Promessa 3: povertà zero… e i poveri e l’indigenza sono aumentati. Il primo anno di governo, Macri ha creato 1,5 milioni di nuovi poveri e 600.000 nuovi indigenti. La stessa Università Cattolica Argentina assicura che nel primo trimestre del 2017 c’è stato un aumento di 5,5 punti nell’indice di povertà. E anche la disuguaglianza è cresciuta: la differenza tra i redditi tra il settore più ricco e quello più povero è passata da 18,7 volte nel 2015 a 23,2 volte nell’anno 2016;

Promessa 4: riduzione del deficit fiscale… e i conti continuano a peggiorare. Lo stesso governo ha informato che il deficit fiscale dell’anno 2016 è stato del 4,6%, questo considerando le entrate straordinarie generate dalla politica istituzionalizzata del lavaggio di capitali. Il Banco Centrale ha emesso 96.500 milioni di pesos in quello che resta dell’anno per finanziare lo squilibrio fiscale;

Promessa 5: generare più posti di lavoro… e aumenta la disoccupazione e la sotto-occupazione. La disoccupazione è arrivata al 9,2% nel primo trimestre di quest’anno, il livello più alto in un decennio. E la sotto-occupazione già sfiora il 10%. Si registra un livello di disoccupazione tra i più bassi in 25 anni superiore alla media regionale (del 24,6%,  di contro al 16%) e una percentuale tra le donne anche al di sopra della media regionale (30,33%, di contro al 16%);

Promessa 6:  mai più svalutazione… e il dollaro è salito. Il peso argentino si è svalutato di un 67%, da quando ha cominciato a governare Macri. E tutto segnala che la pressione della soia farà sì che la svalutazione sarà di molto maggiore nei prossimi mesi. La stessa Borsa dei Cereali ha già affermato che per settembre si aspetta un valore del dollaro al 17,5;

Promessa 7: più investimenti stranieri… e ogni volta ne arrivano di meno. L’investimento straniero diretto dell’anno 2016 è stato la metà che quello dell’anno anteriore. In termini comparativi, il valore di questa variabile si è ridotto nel 2016 del triplo di quanto è accaduto nel resto della regione;

Proposta 8: liberare il paese dal debito… e il debito è sempre più grande e senza fine. Nel suo periodo di governo, Macri ha creato debiti per quasi 100.000 milioni di dollari. Nel primo quadrimestre del 2017, gli interessi del debito hanno raggiunto il 10,6% del bilancio pubblico, superando le due cifre la prima volta dal 2001;

Proposta 9: abbassare le tasse ai lavoratori… e ciò che ha fatto è stato far pagare a tutti di più. Di fatto, in termini effettivi, il minimo imponibile si è ridotto, nonostante quello che aveva promesso in campagna. In totale e in termini netti, quasi 200.000 lavoratori addizionali sono stati inclusi nel pagamento di questa tassa;

Promessa 10: aprirsi al mondo… e davvero si sono aperti, però a loro modo. Non hanno raggiunto neppure la categoria di “paese emergente”, recentemente rifiutata da Morgan Stanley Capital International. Tuttavia, in verità, hanno ricevuto l’applauso dei fondi avvoltoio, dell’FMI (Fondo Monetario Internazionale), della Merkel, di Hollande e di Rajoy. Tutti contenti che Macri ha scelto una formula di inserirsi nel mondo con più debiti e in condizioni di scambio diseguale contro l’Argentina. Le importazioni arrivano a un 12,4% nella parte dell’anno in corso; il che sarebbe ideale, se l’economia stesse crescendo al 5-6%. Il deficit commerciale è sempre più asfissiante: 1.217 milioni di dollari nel primo quadrimestre dell’anno. Dal primo giorno di Macri, quel 10 dicembre 2015, il saldo per conto corrente accumula un deficit che supera i 21.200 milioni di dollari. Quest’anno si prevede che 12.000 milioni di dollari usciranno anche dal paese sotto forma di risparmio divise dei singoli. Ecco come l’Argentina ritorna al mondo…

Tuttavia, non finisce tutto qui. C’è molto di più in questa frode economica di Cambiemos. Non hanno mai detto che l’Argentina sarebbe diventata un paradiso finanziario e tanto meno fiscale. Macri ha fatto del paese un luogo ideale per il carry-trade: guadagnare senza necessità di produrre, solo investendo i soldi in strumenti finanziari (Lebac, buoni del Tesoro), dietro garanzia di un’elevatissimo tasso di redditività, al di sopra del 25%. E in più, in quello che riguarda il settore fiscale, l’Argentina ha portato a compimento un lavaggio di capitali che è arrivato a 116.800 milioni di dollari, senza che questo significasse l’entrata nel paese di questo ammontare. Solo il 20% è rientrato e il resto è rimasto fuori.

In sintesi, sulla base di queste cifre, possiamo affermare che Macri ha ingannato l’ elettorato con premeditazione e mala fede. Le promesse sono sfumate allo stesso modo dei suoi palloncini gialli a ogni raduno elettorale. Le aspettative svaniscono mentre la realtà economica del tutto negativa comincia a imporsi sul racconto macrista. La soggettività economica già non è tanto ottimista como si affermava all’inizio del suo mandato. Al contrario. L’evidenza non inganna.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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