Cile e Venezuela: a 44 anni dal golpe fascista contro Allende

di Leandro Grille
(Caras y caretas – Uruguay)

Nicolas Maduro non è Salvador Allende. E non è nemmeno Hugo Chavez. Il Venezuela, inoltre, non è il Cile. E fin qui le affermazioni sono talmente triviali che potrebbero essere trascurate. Tuttavia, le similitudini tra la Rivoluzione Bolivariana e il Governo di Unità Popolare, guidato dall’indimenticabile presidente martire, sono enormi. E negarlo, disconoscerlo o eluderlo è la condizione necessaria per disinteressarsi e non comprendere un processo politico contemporaneo senza la necessità di rivedere vecchi amori ancora vigenti.

Mi propongo di esporre brevemente, entro i limiti della mia formazione, alcune chiavi di questo parallelismo, tenendo presente che non esistono processi storici e politici omologabili in senso profondo, tanto più quando avvengono in società e tempi differenti.

Storicamente il Venezuela ha avuto una economia basata sull’estrazione e commercializzazione delle sue enormi riserve petrolifere. Dal canto suo, il Cile, per decenni aveva basato la sua economia sullo sfruttamento del salnitro, sino al declino dell’industria seguito alla produzione del salnitro sintetico, dopo di che visse esclusivamente dell’estrazione e esportazione di rame che, al momento dell’arrivo di Salvador Alliende alla Presidenza, significava il 75% della produzione cilena e più del 30% del gettito fiscale. Entrambe erano economie estrattive fortemente dipendenti dal prezzo internazionale di una risorsa naturale prevalente.

Una prima grande similitudine tra il governo di UP e il progetto politico inizialmente guidato da Hugo Chávez fu la manifesta volontà di costruire una via democratica al socialismo in un paese del terzo mondo, ricorrendo alle urne e non alle armi. Questo proposito comune di risolvere in maniera pacifica le contraddizioni capitale-lavoro a favore degli sfruttati, mediante la costruzione di uno stato socialista per via elettorale, non ha ancora provato la sua fattibilità in nessuna parte del mondo, non ha precedenti.

Non è straordinario quindi che i due processi politici siano stati concentrati sulla vocazione socializzante della rendita prodotta nel settore economico principale, né può sorprendere che l’artificioso crollo del prezzo del rame tra l’anno 1971-73, per il Cile, e della caduta del prezzo del petrolio al barile a partire dall’anno 2014, per il Venezuela, abbiano avuto le conseguenze economiche devastanti che si sono verificate in entrambi i paesi.

La crisi economica del Cile di Salvador Allende fu tanto grave e tanto provocata dagli Stati Uniti quanto la crisi venezuelana. Appena Allende ottenne la presidenza del Cile, gli Stati Uniti, allora governati da Richard Nixon con il genocida Henry Kissinger a capo del dipartimento di stato, presero la decisione di destituirlo e a tal fine orchestrarono un piano, conosciuto come Fubelt: per distruggere l’economia cilena, radiarla dal mondo e provocare un colpo di stato che avrebbe abbattuto quel governo marxista considerato una minaccia per propri interessi.

Le prove di queste azioni sono state svelate dopo 25 anni, dopo aver levato il segreto ai relativi documenti, ma ciò era già evidente a qualsiasi osservatore che non fosse politicamente ingenuo o complice. Se il primo anno di Allende aveva significato un sostanziale miglioramento nelle capacità di acquisto della popolazione, crescita economica, espansione dei diritti, spinta alle politiche pubbliche di avanzata, gli anni successivi, caratterizzati da una guerra economica interna e esterna condotta dagli Stati Uniti e eseguita dai settori più potenti del Cile e i suoi relativi media, più la brusca – ed eterodiretta –  caduta del prezzo internazionale del rame in seguito alla nazionalizzazione del 1971, segnarono un crollo dell’economia, due anni consecutivi di caduta del prodotto interno lordo, deterioramento dei salari reali e iper-inflazione, che negli ultimi due anni del governo Allende arrivò ad essere la più alta del mondo, superando il 600%.

La politica di controllo dei prezzi applicata dal governo per contenere l’inflazione è perfettamente paragonabile alla legge venezuelana del giusto prezzo, e uguale la riposta del potere economico: destabilizzazione e accaparramento. I cileni dovevano fare code di vari isolati per ottenere i prodotti fondamentali a prezzi regolati o pagare prezzi tremendamente alti al mercato nero, dove si eludeva il controllo statale. Lo stesso succede oggi in Venezuela. E alla scarsità indotta la risposta del governo venezuelano è identica a quella che diede il governo di UP: Allende creò la JAP (Juntas de Abastecimiento y Control de Precios), Maduro ha creato i Clap (Comité Locales de Abastecimiento y Producion) che forse hanno funzionato meglio delle Jap, tra le altre cose perché, evidentemente, le autorità venezuelane hanno analizzato quell’esperienza e hanno fatto il possibile perché, a differenza della JAP cilena, i Clap non fossero sabotati e perseguitati.

Il malcontento sociale venezuelano degli ultimi anni e quello cileno all’epoca di Allende, causato dalla guerra economica e dalle sue dure conseguenze sulla vita dei cileni, sono ugualmente comparabili. Nelle elezioni parlamentari del 1973, la Confederazione per la Democrazia (CODE, la versione cilena dell’attuale Mesa de la Unidad Democratica che raggruppa la destra venezuelana), ottenne il 56% dei voti, contro il 43% ottenuto dall’Unità Popular di Salvador Allende, ottenendo la maggioranza dei seggi, con proporzioni che sono simili alle elezioni dell’Assemblea Nazionale, che ha perso il chavismo a causa di una crisi identica, perché nel 2015 la MUD venezuelana ottenne il 56% dei voti contro il 41% del Partido Socialista Unido de Venezuela.

Che fece Allende con un Parlamento all’opposizione? L’opposizione cilena riunita della CODE voleva i 2/3 del parlamento per poter accusare e, eventualmente, destituire Allende, come è stato fatto da poco con Dilma, e come hanno tentato di fare con Maduro. Non riuscirono ad arrivare a tanto. Però controllavano il parlamento, e l’opposizione cilena tentò di usare la sua maggioranza amplia per promuovere una riforma costituzionale conosciuta come il progetto Hamilton- Fuentealba che tentò di fermare la politica socialista e di statalizzazioni di Salvador Allende. Allende pose il veto al progetto e per questo fu accusato di calpestare la legalità e passare sopra al potere legislativo. Termini simili sono stati utilizzati per accusare Nicolás Maduro e l’odio politico delle classi medio alte si espresse per le strade, con mobilitazioni sempre più violente, e anche massive, a cui partecipavano anche studenti universitari – non furono solo i camionisti – e ingenti settori sociali, tra cui settori medi e professionali, come medici, dentisti, avvocati e commercianti. Con Allende si scaldarono le strade, non si ebbero 60 morti, ma più di 100, e per questo venne accusato di essere un assassino, un tiranno, e molto altro. Nel frattempo, i settori alleati della borghesia promuovevano il colpo di stato, si concentravano alle porte delle caserme e partecipavano alle cospirazioni. Se in questi giorni la procura generale del Venezuela si è piegata all’opposizione, allo stesso modo si era piegata la Corte dei Conti in Cile quando Allende venne accusato di disconoscere la Costituzione per aver posto il veto sul progetto degli oppositori di destra, che si proponeva di impedire l’espropriazione delle terre e l’intervento nel commercio e nel settore dei trasporti.

Perché molti credono che Salvador Allende fosse un uomo democratico, pacifico e il suo governo un esempio indimenticabile mentre, contemporaneamente si permettono di denigrare il progetto bolivariano? Non è un caso di incoerenza? Fino ad ora l’unica differenza è l’esito. Salvador Allende fu vittima di un colpo di stato a cui resistette con la propria stessa vita, mentre il governo venezuelano ancora non è stato abbattuto, neanche da un colpo di stato, anche se questa strada è stata tentata. Il Venezuela si difende come può. Hugo Chávez lo aveva detto: a differenza di quella cilena, la nostra non è una rivoluzione disarmata. Fidel lo aveva anticipato a Salvador Allende, nel suo discorso di commiato nello Stadio Nazionale, alla fine di un viaggio di tre settimane in Cile, nel dicembre 1971. Dopo aver visto l’esperienza – l’unica nella storia – della costruzione del socialismo per via pacifica, avvertì il popolo del Cile che la violenza è inesorabile, perché la destra l’avrebbe imposta. “Tornerò a Cuba più rivoluzionario di prima! Tornerò a Cuba più radicale di prima! Tornerò a Cuba più estremista di prima!”. 

Quanto sta accadendo in Venezuela non è una novità in America Latina. Né l’atteggiamento dell’Osa lo è. Né la violenza lo è. Né le menzogne dei media. Né la mano nera degli Stati Uniti. Né la pianificazione della scarsità di beni. Né l’accaparramento criminale. Né le gigantesche code, né l’inflazione astronomica, né il mercato nero, né il controllo dei prezzi, né i CLAP, né le sconfitte elettorali all’interno di crisi eterodirette, né il crollo spaventoso del prezzo della risorsa principale, né le manifestazioni delle classi medie e alte. Né le accuse di incostituzionalità. Né quelle di dispotismo e tirannia. Perché quanto sta succedendo è organizzato dalle stesse forze, con lo stesso obiettivo di 44 anni fa. E’ perpetrato contro le stesse forze. Sono soltanto stati aggiornati i metodi, perché come disse Fidel quel giorno, allo stadio nazionale del Cile, la destra impara prima del popolo umile. Però anche il popolo umile impara. E poiché adesso è difficile che compaia un Pinochet in Venezuela, allora la destra chiede l’intervento internazionale. Anche in Cile si preparava una guerra civile. Di questo si parlava nel 1973. Per me, sostanzialmente non vi è nulla di diverso. Non è nemmeno diverso chi non vuole che si sviluppi la Rivoluzione Venezuelana. Né è diversa la destra che vi si oppone.

Ché le lenti di Salvador Allende non si spezzino di nuovo.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Clara Statello]

OEA, Trump y guerra mundial

por Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político

Lunes 19 de junio de 2017

OEA, Trump y guerra mundial

Hoy se reúne en Cancún, México la asamblea general de la OEA teniendo como asunto principal a debatir la situación de Venezuela. Es una excelente oportunidad para volver a poner sobre el tapete el tema de la contradicción principal que vive la sociedad humana en este momento histórico, de cómo esa contradicción se manifiesta en nuestro país y qué posición política debe ser asumida por los revolucionarios en esta circunstancia.

Venezuela es uno de los puntos focales principales de la actual guerra mundial que tiene como claros beligerantes al imperialismo norteamericano y sus aliados, por un lado, y a los pueblos y naciones soberanas del mundo, por el otro. Ya lo hemos dicho y lo repetimos: quien no entiende esto, no entiende nada.

En ese contexto, la fracción extremista que está gobernando en Estados Unidos, con Donald Trump a la cabeza, está dejando todo en claro, sin mayores disimulos. Una muestra de ello es el cambio de política hacia Cuba. Trump dijo el pasado viernes en Miami, la meca de la gusanera cubana en el exilio, y ante miembros radicales de la comunidad cubana en esa ciudad, que “Es mejor para Estados Unidos tener libertad en nuestra región, tanto en Cuba como en Venezuela”. Más claro no canta un gallo: al diablo el interés de los pueblos cubano y venezolano, este capo fascista habla, sin cortapisas, de lo que es “mejor para Estados Unidos”. Para rematar el carácter injerencista y belicista de esa declaración, tómese en cuenta que la misma tuvo como escenario el teatro Manuel Artime, nombrado así en “honor” a un combatiente del Ejército Rebelde liderado por Fidel Castro, quien traicionaría después a Cuba para convertirse en uno de los líderes de la invasión a Playa Girón. Ese teatro es un lugar simbólico de la ultraderecha terrorista de Miami.

Ahora bien, ante las medidas anunciadas por Estados Unidos que dan marcha atrás a los acuerdos y acercamientos que había propiciado Obama con Cuba, no podemos sino preguntarnos ¿dónde están los fariseos que hablan en el mundo de paz y democracia? ¿Por qué Luis Almagro no ha dicho ni pío? ¿Por qué los ex presidentes neoliberales que se reúnen en IDEA no se pronuncian, siendo que el embargo a Cuba ha sido condenado por 191 países, lo cual prueba lo antidemocrático que es el imperialismo? La respuesta es sencilla: porque todos ellos son parte de esta guerra y se ubican en el campo de los aliados del Imperio. De eso se trata, a final de cuentas, este zafarrancho en el que vivimos, de que no puedes quedarte en el medio, ni que quieras.

Los pocos avances que había hecho Obama para reconocer los derechos soberanos de Cuba, ahora son liquidados por Trump y su combo fascista: “La política reafirma el embargo estadounidense impuesto por ley a Cuba y se opone a los llamados dentro de Estados Unidos y otros foros internacionales para acabar con él”, señaló la Casa Blanca en un comunicado, al tiempo que Trump anunciaba el cambio de política en la capital de la gusanera y el escualidismo, Miami, Florida ¿Y cuáles son sus argumentos? El presidente yanqui dijo estar dispuesto a negociar “un acuerdo mejor” con Cuba, pero solo si hay “avances concretos” hacia la celebración de “elecciones libres” y la liberación de “prisioneros políticos”. Es decir, tal como hace con Venezuela, el imperialismo exige a Cuba que capitule, que se rinda, y asoma el garrote intervencionista.

En ese contexto se da la reunión de la OEA en Cancún. Presurosos, los dinosaurios de IDEA que tratan de influir sobre los países que estarán en esa reunión, aseveraron el pasado viernes, en un comunicado, que “reiteramos nuestra profunda preocupación por la total ruptura del orden constitucional y democrático, la violación sistemática y generalizada de derechos humanos y la violencia provocada por las fuerzas del orden al servicio del régimen que ya ha cobrado más de 72 víctimas fatales en Venezuela… Todos los gobiernos de la región están llamados a asumir un comportamiento consistente con su adhesión a la Carta Democrática y con los más esenciales sentimientos de solidaridad y humanidad. Nadie, en este aciago momento para Venezuela, puede ser indiferente al grito de protesta de la gente en la calle”. No es coincidencia que este comunicado se presente como suscrito, precisamente, en México. Nosotros vamos a parafrasearlo diciendo que “Nadie, en este decisivo momento para nuestro continente, puede ser indiferente a la agresión del imperialismo contra Cuba y la Patria de Bolívar”.

De todas formas, las esperanzas de la derecha de que la OEA finalmente decida, por mayoría, condenar al gobierno de Maduro, parecen esfumarse una vez más. Un internacionalista de la Universidad estadounidense de Columbia, Christopher Sabatini, así lo infiere: “Va a ser muy difícil llegar a un tipo de evolución o una serie de pasos para resolver la situación”. En ese sentido, Sabatini dice solo esperar las usuales declaraciones de “preocupación”, sin ninguna decisión trascendente.

Las sospechas del nuevo fracaso del Imperio y su lacayo Almagro en la OEA, se incrementan ante el anuncio hecho el viernes por el Departamento de Estado gringo, de que el secretario de Estado de EEUU, Rex Tillerson, no asistirá a la Asamblea General de la OEA, supuestamente porque debe atender la crisis diplomática en el Golfo Pérsico. En su lugar Estados Unidos enviará al subsecretario de Estado John J. Sullivan, solo un día después de anunciar que Tillerson asistiría a la cita, la más importante del año en la OEA, según se afirma en medios de la derecha ¿Huye Tillerson por la derecha para no estar presente cuando se sepa de una nueva derrota?

Para quienes duden de la importancia de Venezuela en esta guerra que compromete a todo el mundo, es bueno saber que la cancillería rusa emitió un comunicado donde rechaza la intervención foránea en nuestros asuntos y anuncio al mismo tiempo el envío de una nave de guerra a aguas del mar Caribe, el portaviones Kuznetsov, el más poderoso de toda su flota, mientras China informó del movimiento de unidades de su armada, en igual sentido. Queda claro que Venezuela no está sola frente al imperio.

Cerraremos, sobre todo para aquellos que se afanan en restarle apoyo al Gobierno Bolivariano en este trance histórico de confrontación mundial, con las clarísimas palabras de Edgard Sánchez, dirigente del Partido Revolucionario de los Trabajadores (PRT) de México: “La prioridad en este momento en relación a la situación en Venezuela -y especialmente visto desde el exterior- es pronunciarse contra la actual ofensiva de la derecha que apoya y promueve el imperialismo. Es decir, la situación actual requiere una clara posición antiimperialista. Estoy de acuerdo en que es posible analizar e incluso criticar diversos aspectos del proceso bolivariano. Pero no es posible omitir o eludir una clara posición contra la ofensiva golpista de la derecha.

El actual es un intento de derrocar por cualquier medio al gobierno chavista legítimamente constituido, hacerlo con el apoyo del imperialismo yanqui y provocando incluso su intervención militar. Y sobre eso es lo que en primer lugar hay que definirse”. Tómese nota de estas verdades.

Londra 17giu2017: le menzogne della BBC sul Venezuela Bolivariano!

Solidarietà Internazionale nel mondo con il Venezuela Bolivariano!

di JPeopleCongress

Noi tutte e tutti, organizzazioni politiche, gruppi sociali e persone che siamo parte della Solidarietà Internazionale nel mondo e che militiamo per la difesa delle cause giuste e a favore dei movimenti progressisti, che lottano per difendere la solidarietà e l’indipendenza dei popoli del pianeta, con l’obiettivo di ottenere un mondo di pace, giustizia ed uguaglianza,

considerando che:

le azioni violente realizzate in Venezuela da parte dell’opposizione, rispondono tutte ad un piano della destra internazionale, con la complicità dei governi più potenti del mondo, con l’unica intenzione di appropriarsi delle riserve energetiche della Repubblica Bolivariana del Venezuela;

le uniche violazioni dei diritti umani fondamentali dell’essere umano che sono state commesse sul territorio venezuelano nelle ultime settimane sono state perpetrate da un’opposizione violenta, che ha generato con le sue proteste, pagate dal capitale straniero, la perdita di valorose vite umane e ingenti danni materiali, non hanno altro obiettivo che quello di creare un ambiente di caos, e far credere all’opinione pubblica internazionale che è necessario un intervento degli organismi internazionali nel caso del Venezuela;

le recenti aggressioni perpetrate da alcuni venezuelani all’estero contro i funzionari diplomatici dello stato venezuelano e i loro familiari, così come contro i dirigenti sociali che appoggiano il dialogo e la pace in Venezuela, rispondono ad un piano intimidatorio e sono una prova concreta della tendenza fascista che caratterizza l’opposizione;

nonostante i molteplici appelli al dialogo da parte del governo del Presidente Nicolás Maduro, a tutti i settori della società venezuelana, l’opposizione interna, obbedendo alle istruzioni di settori politici ed economici dall’estero, ignora questi appelli, e anzi continua ad applicare la sua agenda violenta e terrorista, senza dare peso alle perdite umane materiali che queste stesse azioni causano.

Per le ragioni qui sopra indicate, oltre alla volgare ingerenza di governi di altri paesi, e che condanniamo fermamente,

manifestiamo il nostro più profondo appoggio e la nostra Solidarietà al Popolo rivoluzionario del Venezuela, al suo Governo legittimo e al Presidente Nicolás Maduro e siamo pronti e disposti a realizzare azioni di denuncia e di solidarietà a livello internazionale in difesa della nostra sorella, la Repubblica Bolivariana del Venezuela e della sua Rivoluzione e invitiamo le organizzazioni sociali, culturali e politiche democratiche e progressiste del mondo a manifestarsi in maniera esplicita in appoggio al necessario dialogo e al suo governo democratico e legittimo.

Svizzera, 23 maggio del 2017

Aderiscono:

Asociación Suiza-Cuba
Coordinación Nacional ALBA-SUIZA (www.albasuiza.org)
Jóvenes del Partido Obrero Popular – POP
Suiza Parti du Travail de Genève, Suisse
Argentinos para la Victoria-Suiza Provincia 25
Mouvement Vers la Révolution Citoyenne MvRC Genève, Suisse
Association de Solidarité Nicaragua-El Salvador, Genève-ANS (www.ans-ge.ch)
Colectivo Juana Azurduy
Consejo pro-Bolivia en Europa (Alemania, Bélgica, Francia, Inglaterra, Holanda, Suecia, Suiza)
Comité Memoria y Justicia Chile-Suiza y América Latina
Comité Bolivariano en Suiza Aipazcomun
Suiza Red-Latinoamericana de Zúrich RLZ
AsoChile-Vaud Solidaridad Latina
Arbeitsgruppe Lateinamerika Basel ALBA – Suiza
Asociación On y Va
Comisión de Apoyo a los Pueblos Originarios – ACRG – Chile
AsoLatino Suiza DIDEPU
Defensoría Internacional por el Derecho de los Pueblos
Asociación de Chilenos Residentes en Ginebra
BADIL – Resource Center for Palestinian Residency and Refugee ONU – Genève, Suisse
Frente Polisario en Suiza
Casa Bolívar Santiago de Chile
Movimiento Patriótico Manuel Rodríguez (Chile)
Juventud Comunista de Bolivia JPCB Movimiento Colombiano de Solidaridad con Cuba (Colombia)
Movimiento de la Juventud de Izquierda consciente (Venezuela)
Plataforma Juvenil para el Poder Popular (internacional)
Red Antiimperialista de Solidaridad con los Pueblos (Internacional)
Alianza País (EE.UU.)
Dominicanos en Nueva York (EE.UU.)
Argentinos para la Victoria Provincia 25 (EE.UU.)
ARLAC Bruselas, (Bélgica)
Coordinadora Latinoamericana (Bélgica)
Collectif ALBA-TCP France CRIT – Consejo Regional Indígena del Tolima (Colombia)
Fundación CPDH Comité permanente por la Defensa de los Derechos Humanos (Colombia)
Unión Patriótica (Colombia)
Partido Comunista Colombiano
Movimiento Nacional Campesino Bolívar Maisanta (Venezuela)
Partido Convergencia de Guatemala Movimiento Tzuk Kim Pop (Guatemala)
Adsosmhu Asociación para el Desarrollo Sostenible de la Mancomunidad Huista (Guatemala)
CRD Convergencia por la Revolución Democrática (Guatemala)
CNAICP Coordinadora Nacional Indígena Campesina y Popular (Guatemala)
Coordinadora Guatemalteca de Solidaridad con Venezuela (Guatemala)
Incidencia Democrática (Guatemala)
3 Estrella Audiovisual (Guatemala)
Somos Cauca (Colombia)
Colectivo Anarkista Alas de Libertad (Colombia)
Frente Amplio Salteño (Argentina)
ALBAinformazione – per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli – albainformazione.com (Italia)
Colectivo Latinoamericano de Refugiad@s – BACHUE del País Vasco
Resumen Latinoamericano (Prensa)
Grupo Musical Cristal Andino – Suecia
Comando Hugo Chávez Frías – comandohcfesp@gmail.com (Estado Español)
Consejo del Pueblo Maya – CPO, Guatemala
Sindicato de Prensa de Salta (Argentina)
El Aguante – Partido de la Victoria, Salta (Argentina)
Frente Ciudadano Patriótico – Salta (Argentina)
Multisectorial en Red (Argentina)
ONG AYNIS por el Desarrollo, Salta (Argentina)
Frente Ciudadano Patriótico, Provincia de Buenos Aires, (Argentina)
Revista Hekatombe – Colombia
Corporación Nuevo Abril – Colombia
Associazione Embajada Cultural Venezolana en Milán (Italia)
Círculo Bolivariano “La Puebla” – Giltza (Estado Español)
Cubanamera – Cuba/Colombia
Círculo Bolivariano de Lyon, (Francia)
Ex Combatientes M19 – (Colombia)
Plenario de la Militancia Nacional y Popular, Córdoba (Argentina)
Fundación Juan Manuel Bermúdez Nieto (Colombia)
Maima Mahamud, mujer Sahraui del Sáhara Occidental
The Young Socialist League of the Socialist Democratic Party of Kenya
Cooperativa de Trabajo Artesanal El Círculo (Argentina)
Solidarité Bolivarienne (France)
Movimiento Político y Social Marcha Patriótica (Colombia)
Poble Lliure (Països Catalans)
Círculo Bolivariano de París (Francia)
Corriente de Jóvenes Antifascistas y Antimperialistas de Venezuela
Frente Universitario Revolucionario Socialista – FURS (Venezuela)
Sindicat d’Estudiants dels Països Catalans
Frente de Mujeres K de la Patria Grande
Ikasle Abertzaleak (País Vasco)
Centro de Estudios Nueva Gaceta (Colombia)
Partido de los Trabajadores de Colombia PTC, (Colombia)
Alba Malta North Africa Coordination
CAOS, Coordinamento Antimperialista per l’Organizzazione della Solidarietà, Roma (Italia)
AIASP, Associazione Internazionalista per l’Amicizia e la Solidarietà tra i Popoli, Roma (Italia)
Aiasp, Casa dei Popoli, Roma (Italia)
Gruppo Volontariato per il Donbass “Nika”, Napoli, (Italia)
CUA, Coordinamento Ucraina Antifascista (Italia)
Brigada Vallesana Simón Bolívar, Catalunya, (Estado Español)
Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “Caracas ChiAma” (Italia)
Carovana del (nuovo)Partito Comunista Italiano
Partito dei Comitati di appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (Italia)
Associazione “Resistenza” (Italia)
Associazione Solidarietà Proletaria – ASP (Italia)
GAlleЯi@rt, Spazi recuperati 28-31, Napoli (Italia)
Collettivo Stella Rossa Nord Est, Portogruaro (Italia)
Asoc. Maximiliano Tornet de Huelva (Estado Español)
Asociación de Solidaridad Árabe-Latinoamericana “José Martí” (Libano)

Napoli 24mag2017: Incontro con Bahar Kimyongur

Nel 2014 GAlleЯi@rt aderiva alla campagna per la liberazione di Bahar. Oggi siamo lieti di ospitarlo in Galleria.

Relazione di Bahar Kimyongür, analista internazionale e attivista antimperialista, accompagnato da Gianfranco Castellotti.

Contributi introduttivi:

Roberto De Gregorio, segretario P. CARC Napoli Centro
Francesco Santojanni, Comitato contro le Sanzioni alla Siria
Gianmarco Pisa, resp. questioni internazionali, Rifondazione Comunista, Napoli

Bahar Kimyongür, giornalista turco-siriano, nato il 28 aprile 1974 a Berchem Sainte Agathe, membro di una famiglia proveniente dalla Turchia, è un attivista politico belga, e ha militato nel Partito del Lavoro del Belgio, formazione politica marxista-leninista. Tra le sue pubblicazioni: Turquie, terre de diaspora et d’exil, Éd. Couleur Livres, 2008, e Syriana. La conquête continue, Éd. Couleur Livres, 2011.

A seguire: Momento Conviviale

GAlleЯi@rt, Associazione Resistenza, ALBAinformazione, Comitato contro le Sanzioni alla Siria, P. CARC Napoli Centro, Rifondazione Comunista – Federazione di Napoli.

Roma 17mag2017: Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana

Autores de amenazas contra el chavismo enfretarán los tribunales

por vtactual.com

Una ola de amenazas se ha desatado por parte de la ultraderecha venezolana dentro y fuera de sus fronteras, en una especie de “cacería de brujas” contra los militantes del Chavismo en varias partes del mundo.

En el transcurso de la última semana las agresiones -terrorismo psicológico y acciones de guerra- han trascendido intensamente al plano internacional.

Diana Carbajal Van De Kerkhof, Fundadora del Comando Hugo Chávez Frías en el Reino de España y miembro de los Movimientos Sociales de Europa en apoyo a la Revolución Bolivariana, otorgó a Venezuela Times una entrevista exclusiva en la que fija posición ante las acciones fascistas articuladas contra los venezolanos en el exterior.

>>>sigue>>>

Provocazione USA e Corea del Nord: un pretesto per la guerra con la Cina

Trumpdi James Petras

24apr2017.- La costruzione dell’Impero degli Stati Uniti su scala mondiale è iniziata durante e subito dopo la seconda guerra mondiale. Washington è intervenuta direttamente nella guerra civile cinese (fornendo armi all’esercito di Chiang Kai Shek, mentre l’Esercito Rosso combatteva i Giapponesi), ha sostenuto la guerra di ri-colonizzazione della Francia contro il Viet Minh in Indocina e ha installato regimi fantoccio collaborazionisti dell’Impero giapponese in Corea del Sud, Taiwan e Giappone.

Sebbene la costruzione dell’impero si sia svolta con avanzate e retrocessi, progressi e sconfitte, l’obiettivo strategico è rimasto lo stesso: impedire la creazione di governi indipendenti comunisti o secolari-nazionalisti e imporre regimi vassali conformi agli interessi statunitensi.

Le guerre sanguinose e i colpi di stato (‘cambiamenti di regime’) sono stati le armi a disposizione. I regimi coloniali europei sconfitti sono stati sostituiti e incorporati come alleati subordinati degli U.S.A.

Laddove possibile, Washington si basava su eserciti di mercenari formati, attrezzati e diretti da ‘consiglieri’ statunitensi, per far avanzare le conquiste imperiali. Se necessario, di solito se il regime dei clienti e le truppe vasalle non erano in grado di sconfiggere un esercito popolare armato, le forze armate statunitensi intervenivano direttamente.

Gli strateghi imperiali cercavano di intervenire e brutalmente conquistare la nazione bersaglio. Quando non riuscivano a raggiungere il loro obiettivo “massimo”, lavoravano in trincea con una politica di assedio per tagliare i legami tra centri rivoluzionari e movimenti vicini. Dove i paesi hanno resistito con successo alle conquiste armate, i costruttori dell’impero hanno imposto sanzioni e blocchi economici, per erodere la base economica dei governi popolari.

Gli imperi, come i saggi romani riconoscevano da tempo, non vengono costruiti in un giorno, in settimane o in mesi. Tregue e  accordi sono firmati e rotti quando conviene, perché i disegni imperiali rimangono fondamentali.

Gli imperi sono costruiti promuovendo fratture interne tra avversari e colpi di stato nei paesi limitrofi. Soprattutto, consistono di una rete mondiale di avamposti militari, agenti clandestini e alleanze regionali ai confini dei governi indipendenti, per ridurre le potenze militari emergenti.

In seguito a guerre vittoriose, i centri imperiali dominano la produzione e i mercati, le risorse e il lavoro. Tuttavia, nel tempo, le sfide inevitabilmente emergono, da parte dei regimi dipendenti come anche da quelli indipendenti. Rivali e concorrenti hanno guadagnano mercati e una maggiore capacità militare. Mentre alcuni stati vassalli hanno sacrificato la sovranità politico-militare necessaria allo sviluppo economico indipendente, altri si sono spinti verso l’indipendenza politica. 

Contraddizioni precoci e tardive dell’espansione dell’imperialismo

Le dinamiche degli stati e dei sistemi imperiali contengono contraddizioni, che costantemente sfidano e modificano i contorni dell’impero.

Gli Stati Uniti hanno dedicato enormi risorse per mantenere la supremazia militare sui vassalli, ma hanno subito un forte calo nella loro quota di mercato mondiale, in particolare con l’ascesa veloce di nuovi produttori economici.

La concorrenza economica ha costretto i centri imperiali a rimettere a fuoco le loro economie – la ‘rendita’ (finanza e speculazione) ha spostato i profitti dal commercio e dalla produzione. Le industrie imperiali si sono trasferite all’estero in cerca di lavoro a basso costo. La finanza, le assicurazioni, l’immobiliare, le comunicazioni, l’industria militare e della sicurezza sono giunti a dominare l’economia domestica. Un ciclo vizioso è stato creato: con l’erosione della sua base produttiva, l’Impero ha ulteriormente aumentato la sua dipendenza dal capitale militare e finanziario e dall’importazione di beni di consumo a basso costo.

Subito dopo la seconda guerra mondiale, Washington ha provato la sua forza militare attraverso l’intervento. A causa dell’immensa resistenza popolare e della vicinanza dell’URSS, e poi della RPC, la costruzione dell’Impero nell’Asia post-coloniale è stata contenuta o sconfitta militarmente. Le forze U.S.A. hanno temporaneamente conosciuto uno scacco matto in Corea dopo aver ucciso milioni di persone. La loro sconfitta in Cina ha portato alla fuga dei “nazionalisti” sull’isola provinciale di Taiwan. La sostenuta resistenza popolare e il sostegno materiale delle superpotenze socialiste hanno portato al loro ritiro dall’Indo-Cina. In risposta, gli U.S.A. hanno fatto ricorso a sanzioni economiche per soffocare i governi rivoluzionari.

La crescita dell’ideologia unipolare

Con il crescente potere dei concorrenti economici esteri e la sua crescente dipendenza dall’intervento militare diretto, l’Impero degli Stati Uniti ha approfittato della disintegrazione interna dell’URSS e dell’abbraccio cinese del “capitalismo di stato” nei primi anni ’90 e ’80. Gli U.S.A. si sono espansi nella regione baltica, nell’Europa orientale e centrale e nei Balcani – con la divisione forzata della Jugoslavia. Gli strateghi imperiali hanno immaginato ‘un impero unipolare’ – uno stato imperiale senza rivali. I costruttori dell’Impero erano liberi di invadere, occupare e saccheggiare stati indipendenti in qualsiasi continente – anche di bombardare una capitale europea, Belgrado, con impunità totale. Sono state lanciate molteplici guerre contro gli ‘avversari’ designati, che non disponevano di forti alleati globali.

I paesi dell’Asia meridionale, del Medio Oriente e del Nord Africa sono stati presi mira per la distruzione. Il Sud America era sotto il controllo di regimi neo-liberistici. L’ex-URSS è stata saccheggiata e disarmata dai vassalli imperiali. La Russia è stata governata da gangster-cleptocrati alleati ai piantoni degli Stati Uniti. La Cina è stata vista come nient’altro che un laboratorio di schiavi che doveva produrre beni di consumo di massa a basso costo per gli Americani e generare grandi profitti per le multinazionali americane e i rivenditori come Walmart.

Ma, a differenza dell’Impero Romano, gli anni Novanta non sarebbero stati il preludio di un impero statunitense invincibile di lunga durata. Dal momento che gli ‘unipolaristi’ stavano perseguendo diverse guerre di conquista costose e distruttive e non potevano contare sulla crescita dei satelliti con economie industriali emergenti per i propri profitti, la potenza globale statunitense è risultata erosa.

La sconfitta dell’unipolarismo: il 21mo secolo

Dieci anni dopo essere entrati nel XXI secolo, la visione imperiale di un invincibile impero unipolare si andava già sbriciolando. L’accumulazione ‘primitiva’ della Cina ha portato a un’accumulazione domestica avanzata a favore del popolo e dello stato cinesi. La potenza della Cina si è estesa all’estero attraverso investimenti, scambi e acquisizioni.

La Cina ha sostituito gli Stati Uniti come principale partner commerciale in Asia e più grande importatore di materie prime provenienti dall’America Latina e dall’Africa. La Cina è diventata il principale produttore ed esportatore di beni di consumo in Nord America e nell’UE.

Il primo decennio del XXI secolo ha visto il rovesciamento o la sconfitta degli stati vassali statunitensi in tutta l’America Latina (Argentina, Bolivia, Venezuela, Ecuador e Brasile) e l’emergere di regimi agro-minerari indipendenti, pronti a costituire patti commerciali regionali. Si è trattato di un periodo di crescente domanda globale per le loro risorse naturali e le loro materie prime, proprio quando gli Stati Uniti si stavano de-industrializzando e in mezzo a costose e disastrose guerre in Medio Oriente.

A differenza della crescente indipendenza dell’America Latina, l’UE ha approfondito la sua partecipazione militare alle brutali guerre d’oltremare guidate dagli Stati Uniti, espandendo il ‘mandato’ della NATO. Bruxelles ha seguito la politica unipolare che assedia sistematicamente la Russia e indebolisce la sua indipendenza attraverso severe sanzioni. L’espansione esteriore dell’UE (finanziata con una crescente austerità nazionale) ha accentuato le crepe interne, portando al malcontento popolare. Il Regno Unito ha votato a favore di un referendum per separarsi dall’UE.

I disastri domestici del regime vassallo statunitense in Russia, sotto Boris Yeltsin durante gli anni ’90, hanno spinto gli elettori a scegliere un nazionalista, Vladimir Putin. Il governo del presidente Vladimir Putin ha intrapreso un programma per riconquistare la sovranità russa e la sua posizione di potere globale, contrastando l’intervento interno statunitense e rigettando l’accerchiamento esterno della NATO.

Gli unipolaristi hanno continuato a lanciare molteplici guerre di conquista in Medio Oriente, nel Nord Africa e nell’Asia meridionale, che sono costate migliaia di miliardi di dollari e hanno portato alla perdita dei mercati globali e della competitività. Mentre gli eserciti dell’Impero si espandevano a livello mondiale, l’economia domestica (la ‘Repubblica’) entrava in recessione. Gli Stati Uniti si sono impantanati nella recessione e in una crescente povertà. La politica unipolare ha creato una crescente economia mondiale multipolare, mentre rigidamente imponeva le proprie priorità militari.

L’Impero colpisce indietro: l’opzione nucleare


Il secondo decennio del ventunesimo secolo ha inaugurato la scomparsa dell’unipolarità, provocando lo sgomento di molti ‘esperti’ e la rimozione cieca dei suoi architetti politici. L’aumento di un’economia mondiale multipolare ha intensificato il disperato tentativo imperiale di ripristinare l’unipolarità con i mezzi militari, manovrati da militaristi incapaci di adeguare o (anche solo) valutare le proprie politiche. Sotto il regime del presidente americano, ‘il primo nero’ Obama, eletto con la promessa di ‘tenere a freno’ i militari, gli strateghi imperiali hanno intensificato il perseguimento di (almeno) sette, nuove e prolungate guerre. Per i responsabili politici e i propagandisti dei media ufficiali statunitensi ed europei, queste sono state guerre imperiali vincenti, accompagnate da premature dichiarazioni di vittoria in Somalia, in Iraq e in Afghanistan. Questa trionfale illusione di successo ha portato la nuova Amministrazione a lanciare nuove guerre in Ucraina, Libia, Siria e Yemen.


Siccome la nuova ondata di guerre e colpi di stato (‘cambiamenti di regime’) per imporre l’unipolarità è fallita, politiche militaristiche ancora più spinte hanno sostituito le strategie economiche per il dominio globale. I militaristi unipolaristi, che dirigono l’apparato statale permanente, continuano a sacrificare mercati e investimenti, con totale impunità rispetto alle conseguenze disastrose dei loro fallimenti sull’economia domestica. 

Un breve rilancio dell’unipolarismo in America Latina

Colpi di stato e scalate al potere hanno rovesciato i governi indipendenti in Argentina, Brasile, Paraguay, Honduras e hanno minacciato i governi progressisti in Bolivia, Venezuela e Ecuador. Tuttavia, il ‘roll-back’ pro-imperiale in America Latina non era politicamente né economicamente sostenibile e minaccia di minare qualsiasi ripristino del dominio unipolare statunitense nella regione.

Gli Stati Uniti non hanno fornito alcun aiuto economico o un accesso più ampio ai mercati, per premiare e sostenere i regimi clientelari appena acquisiti. Il nuovo vassallo dell’Argentina, Mauricio Macri, ha trasferito miliardi di dollari ai rapaci banchieri di Wall Street e ha consentito l’accesso alle basi militari e alle risorse redditizie, senza ricevere in cambio immissioni di capitale da investimento. Infatti, le politiche servili del presidente Macri hanno creato maggiore disoccupazione e una compressione del livello di vita, portando al malcontento popolare di massa. Il ‘nuovo ragazzo’ dell’impero unipolare, (insediato) nel suo feudo di Buenos Aires, rischia una crisi precoce.

Allo stesso modo, la corruzione diffusa, una profonda depressione economica e livelli di disoccupazione a doppia cifra senza precedenti in Brasile minacciano il regime vassallo illecito di Michel Temer con una crisi permanente e un conflitto di classe crescente.

Successo a breve termine in Medio Oriente

Il lancio unipolare revanchista di una nuova ondata di guerre in Medio Oriente e in Africa del Nord ha conosciuto un effimero successo con il potere devastante dei bombardamenti aerei e navali statunitensi e NATO. Quindi è crollato in mezzo alla distruzione grottesca e al caos, inondando l’Europa con milioni di rifugiati.

Potenti rigurgiti di resistenza all’invasione statunitense dell’Iraq e dell’Afghanistan hanno accelerato il ritorno verso un mondo multipolare. Gli insorti islamici hanno costretto gli Stati Uniti in guarnigioni fortificate e hanno preso il controllo della campagna e circondato le città in Afghanistan; Iraq, Siria, Yemen, Somalia e Libia hanno messo in fuga i regimi e i mercenari sostenuti dagli Stati Uniti.

Gli unipolaristi e lo stato permanente: ri-compattamento e attacco

Di fronte ai propri fallimenti, gli unipolaristi si sono raggruppati e hanno attuato la strategia militare più pericolosa mai provata: l’accumulo di capacità ‘nucleare’ di primo livello per la Cina e la Russia.


Messo in piedi dai mandatari politici del Dipartimento di Stato americano, il governo dell’Ucraina è stato sussunto dai vassalli statunitensi, che hanno portato alla rottura in corso in quel paese. Per paura dei neo-fascisti e dei russofobi, i cittadini della Crimea hanno votato per ricongiungersi alla Russia. Le maggioranze etniche russe nella regione del Donbass dell’Ucraina sono entrate in guerra con Kiev, con migliaia di persone uccise e milioni di persone in fuga dalle loro case per rifugiarsi in Russia. Gli unipolaristi di Washington hanno finanziato e diretto il colpo di Kiev, realizzato da cleptocrati, fascisti e teppisti di strada, immuni come sempre dalle conseguenze.

Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno aumentando il numero di truppe di combattimento in Afghanistan, Iraq e Siria, per sostenere i loro alleati e inaffidabili mercenari.

Ciò che è fondamentale per comprendere l’ascesa e il declino del potere imperiale e le dichiarazioni unipolari euforiche degli anni ’90 (soprattutto durante il tramonto del sanguinoso regno del Presidente Clinton), è che le iniziative militari e politiche in nessun momento sono state sostenute da parte di blocchi di potere economico.

Gli Stati Uniti hanno sconfitto e conseguentemente occupato l’Iraq, ma hanno sistematicamente distrutto la società civile e l’ economia irachena, creando terreno fertile per la massiccia pulizia etnica, le ondate dei rifugiati e la successiva rivolta islamica, che ha attraversato vasti territori. Infatti, le deliberate politiche statunitensi in Iraq e altrove hanno creato la crisi dei rifugiati, che sta travolgendo l’Europa.

Una situazione simile sta avvenendo durante i primi due decenni di questo secolo: le vittorie militari hanno installato inetti leader impopolari sostenuti dall’impero. Gli unipolaristi si affidano sempre più alle realtà tribali più retrograde, agli estremisti islamici, ai clienti esteri e ai mercenari pagati. L’attacco intenzionale condotto dagli Stati Uniti verso quelle persone capaci di dirigere le nazioni multiculturali moderne come l’Iraq, la Libia, la Siria e l’Ucraina è una caricatura dei famosi attacchi di Pol Pot contro le classi educate della Cambogia. Naturalmente, gli Stati Uniti hanno prodigato i loro sforzi speciali verso l’uccisione degli insegnanti di scuola, quando hanno addestrato e finanziato i mujahedin in Afghanistan negli anni ’80.

La seconda debolezza, che ha portato al crollo dell’illusione unipolare, è stata la loro incapacità di ripensare le loro ipotesi e di riorientare e riequilibrare il loro paradigma strategico militarista di fronte all’incredibile confusione globale che hanno creato.

Ostinatamente si sono rifiutati di lavorare per promuovere elites economiche educate nei paesi conquistati. A tal fine, sarebbe stato necessario mantenere un sistema socio-economico e di sicurezza intatto nei paesi che avevano sistematicamente fatto a pezzi. Avrebbe significato rigettare il proprio paradigma di guerra totale, di resa incondizionata e di nuda e brutale occupazione militare, per consentire lo sviluppo di utili alleati economici, anziché imporre regimi vassalli malleabili ma grottescamente corrotti.


Il vasto apparato di esercito-polizia-intelligence, profondamente radicato, fortemente finanziato, che conta numerosi milioni, ha formato uno stato imperiale parallelo che comanda sul regime civile eletto all’interno degli Stati Uniti.

Il cosiddetto ‘stato profondo’, in realtà, è uno stato di dominio gestito dagli unipolaristi. Non è un’’entità senza volto’: ha un’identità di classe, ideologica ed economica.

Nonostante il grave costo dovuto alla perdita di una serie di guerre catastrofiche e dei furti multi-miliardari di dollari da parte dei regimi vassalli cleptocratici, gli unipolaristi sono rimasti impuniti, addirittura aumentando i loro sforzi per mettere a segno una conquista o riportare una vittoria militare temporanea.


Diciamolo apertamente e chiaramente: gli unipolaristi ora sono impegnati a incolpare dei loro terribili fallimenti militari e politici la Russia e la Cina. Ecco perché cercano, direttamente e indirettamente, di indebolire gli ‘alleati all’estero’ e, in particolare, Russia e Cina. Infatti, la loro campagna selvaggia volta ad ‘accusare i Russi’ dell’elezione del presidente Trump riflette la loro profonda ostilità verso la Russia e il disprezzo per i lavoratori e gli elettori di classe media inferiore (l’‘urna dei deplorabili’), che hanno votato per Trump. L’incapacità di questa elite di esaminare i propri fallimenti e l’incapacità del sistema politico di rimuovere questi disastrosi politicanti costituiscono una grave minaccia per il futuro del mondo.

Gli unipolaristi: la fabbricazione di pretesti per la guerra mondiale 

Mentre lo Stato unipolare ha subìto prevedibili sconfitte militari, prolungate guerre e la dipendenza da regimi civili instabili, gli ideologi continuano a dare la colpa alla ‘Russia e alla Cina come causa di tutte le loro sconfitte militari’.

La monomania degli unipolaristi si è trasformata in una provocatoria costruzione su vasta scala fatta di missili nucleari per l’offesa in Europa e in Asia, il che ha aumentato il rischio di una guerra nucleare con l’ingaggio in un letale ‘gioco del pollo’.

I fisici nucleari veterani del Bollettino degli Scienziati Atomici hanno pubblicato un’importante descrizione dei piani di guerra degli unipolaristi. Hanno reso noto che ‘il programma nucleare attuale e in corso ha implementato nuove tecnologie rivoluzionarie, che aumentano notevolmente la capacità di targeting dell’arsenale balistico USA. Queste nuove tecnologie aumentano il potere di sterminio totale delle forze missilistiche statunitensi di tre volte.’ Questo è esattamente ciò che un osservatore oggettivo si aspetterebbe da uno stato unipolare statunitense armato nuclearmente, che prevede di lanciare una guerra disarmando la Cina e la Russia con un primo colpo a ‘sorpresa’.

Lo stato unipolare ha individuato parecchi paesi come pretesti per lanciare una guerra. Il governo degli Stati Uniti ha installato provocatorie basi missilistiche nei paesi baltici e in Polonia. Questi sono regimi scelti per la loro voglia di violare i confini o lo spazio aereo della Russia e insanamente disposti a provocare l’inevitabile reazione militare a catena sulle proprie popolazioni. Altri siti per grandi basi militari statunitensi e l’espansione della NATO includono i Balcani, in particolare le ex province jugoslave del Kosovo e del Montenegro. Questi sono stati etno-fascisti e mafiosi in bancarotta e potenziali micce per i conflitti provocati dalla NATO, che potrebbero portare a un primo colpo degli Stati Uniti. Ciò spiega perché i più rabidi militaristi del Senato americano stanno spingendo per l’integrazione del Kosovo e del Montenegro nella NATO.

La Siria è il luogo dove gli unipolaristi stanno creando un pretesto per la guerra nucleare. Lo Stato americano ha inviato più ‘forze speciali’ in aree fortemente conflittuali, per sostenere i loro alleati mercenari. Ciò significa che le truppe statunitensi opereranno d’ora in avanti (illegalmente) faccia a faccia con l’esercito siriano, sostenuto dal sostegno aereo militare russo (legale). Gli Stati Uniti intendono conquistare Raqqa, controllata dall’ISIS nella Siria settentrionale come propria base di operazioni, con l’intenzione di negare al governo siriano la sua vittoria sui terroristi jihadisti. La probabilità di ‘incidenti’ armati tra gli Stati Uniti e la Russia in Siria sta crescendo con l’entusiasta applauso degli unipolaristi statunitensi.

Gli Stati Uniti hanno finanziato e promosso i combattenti curdi mentre recuperano il territorio siriano dai terroristi jihadisti, soprattutto nei territori lungo il confine turco. Ciò sta portando a un inevitabile conflitto tra la Turchia e i curdi appoggiati dagli U.S.A..

Un altro sito probabile per la guerra ampliata è l’Ucraina. Dopo aver preso il potere a Kiev, i clepto-fascisti hanno lanciato una guerra di fuoco e un blocco economico contro i Russi-Ucraini bilingui della regione del Donbass. Gli attacchi da parte della giunta di Kiev, innumerevoli massacri di civili (tra cui la bruciatura di decine di manifestanti di lingua russa a Odessa) e il sabotaggio delle spedizioni russe di aiuto umanitario via mare potrebbero provocare ritorsioni dalla Russia e portare a un intervento militare statunitense attraverso il Mar Nero contro la Crimea.

Il luogo più probabile per iniziare la III guerra mondiale è la penisola coreana. Gli unipolaristi e i loro alleati nell’apparato statale hanno sistematicamente costruito le condizioni per scatenare una guerra con la Cina, usando il pretesto del programma di difesa armata  nordcoreano.

L’apparato statale degli unipolaristi ha riunito i suoi alleati al Congresso e nei mass-media per montare l’isteria pubblica. Il Congresso e l’amministrazione del presidente Trump hanno presentato il programma missilistico nordcoreano come una ‘minaccia per gli Stati Uniti’. Ciò ha permesso allo stato unipolarista di attuare una strategia militare offensiva per contrastare questa falsa ‘minaccia’.

L’elite ha scartato tutti i precedenti negoziati diplomatici e accordi con la Corea del Nord per prepararsi alla guerra – in ultima analisi diretta verso la Cina. Questo perché la Cina è il più dinamico e più efficace concorrente economico globale per il dominio del mondo da parte degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno ‘sofferto’ una sconfitta pacifica, ma umiliante, per mano di un potere asiatico  emergente. L’economia cinese è cresciuta più di tre volte più velocemente degli Stati Uniti negli ultimi due decenni. E la banca per lo sviluppo delle infrastrutture della Cina ha attirato numerosi partecipanti regionali e europei, dopo che un accordo commerciale molto promosso dagli Stati Uniti in Asia, promosso dall’amministrazione Obama, è fallito. Negli ultimi dieci anni, mentre gli stipendi e i salari sono ristagnati o regrediti negli Stati Uniti e nell’UE, si sono triplicati in Cina.

La crescita economica della Cina è destinata a superare gli Stati Uniti nel prossimo futuro, se la tendenza continua. Ciò comporterà inevitabilmente che la Cina sostituirà gli Stati Uniti come il potere economico più dinamico del mondo… fatto salvo un attacco nucleare dagli Stati Uniti. Non c’è da meravigliarsi che la Cina sia imbarcata in un programma per modernizzare i suoi sistemi missilistici difensivi e la sicurezza delle frontiere e della sicurezza marittima. Mentre gli unipolaristi si preparano alla ‘decisione finale’ di attaccare la Cina, stanno sistematicamente installando la loro capacità di attacco missilistico più avanzato in Corea del Sud, con il pretesto di contrastare il regime di Pyongyang. Per aggravare le tensioni, l’Alto Comando degli Stati Uniti ha iniziato dei cyber-attacchi contro il programma missilistico della Corea del Nord. Ha organizzato imponenti esercizi militari con Seoul, che hanno spinto l’esercito nordcoreano a ‘provare’ quattro dei suoi missili balistici a medio raggio nel Mare del Giappone. Washington ha ignorato gli sforzi del governo cinese per calmare la situazione e persuadere i Nordcoreani a resistere alle provocazioni statunitensi ai suoi confini e anche a ridimensionare il loro programma di armi nucleari. La macchina di propaganda della guerra statunitense afferma che la risposta nervosa di Pyongyang agli esercizi militari provocatori di Washington (soprannominati ‘Foal Eagle’) sul confine della Corea del Nord sono sia una ‘minaccia’ contro la Corea del Sud e ‘la prova della follia dei suoi leader’. In definitiva, Washington intende colpire la Cina. Ha installato il suo (mal definito) Sistema di Difesa Terminale di Estrema Altitudine (THAAD) in Corea del Sud. Un sistema di sorveglianza e attacco offensivo progettato per puntare le principali città cinesi e completare l’assedio marittimo della Cina e della Russia da parte degli U.S.A.. Utilizzando la Corea del Nord come pretesto, il THAAD è stato installato in Corea del Sud, con la capacità di raggiungere il cuore cinese in pochi minuti. La sua gamma copre oltre 3.000 chilometri di massa terrestre della Cina. I missili THAAD diretti sono progettati appositamente per identificare e distruggere la capacità missilistica difensiva della Cina. Con l’installazione THADD in Corea del Sud, l’Estremo Oriente della Russia è ora circondata dai missili offensivi statunitensi per completare l’accumulo in Occidente. Con l’istallazione del THADD in Sud Corea, l’Estremo Oriente della Russia è adesso accerchiato dai missili d’attacco U.S.A., a integrazione del complesso militare in Occidente. Gli strateghi unipolaristi sono alleati al governo giapponese sempre più militaristico – uno sviluppo estremamente allarmante per i Coreani e i Cinesi, data la storia della brutalità giapponese nella regione. Il Ministro della Difesa giapponese ha proposto di acquisire la capacità di uno ‘colpo preventivo’, una replica imperiale della sua invasione e schiavizzazione della Corea e della Manciuria. Il Giappone punta verso la Corea del Nord, ma realmente mira alla Cina.

Il regime profondamente corrotto e ciecamente sottomesso della Corea del Sud ha immediatamente accettato il sistema USA / THADD sul loro territorio. Washington ha trovato il docile ‘profondo stato’ sud-coreano disposto a sacrificare i suoi legami economici cruciali con Pechino: la Cina è il principale partner commerciale della Corea del Sud. Come conseguenza del suo ruolo di piattaforma per la futura aggressione statunitense contro la Cina, la Corea del Sud ha subito perdite nei commerci, negli investimenti e nell’occupazione. Anche se un nuovo governo della Corea del Sud dovesse invertire questa politica, gli Stati Uniti non sposteranno l’installazione THAAD. La Cina, da parte sua, ha tagliato in gran parte i suoi legami economici e di investimento con alcuni dei più grandi conglomerati della Corea del Sud. Il turismo, gli scambi culturali e accademici, gli accordi commerciali e, soprattutto, la maggior parte delle esportazioni industriali sud-coreane rischiano di arrestarsi.Nel bel mezzo di un grande scandalo politico che coinvolge il presidente coreano (che   affronta l’impeachment e l’arresto), l’alleanza militare americano-giapponese ha brutalmente coinvolto lo sprovveduto popolo sud-coreano in un attacco militare offensivo contro la Cina. Nel processo, Seoul rischia le sue relazioni economiche pacifiche con la Cina. I Sud-coreani sono in gran parte ‘a favore della pace’, ma si trovano sulle frontiere di una potenziale guerra nucleare.

La risposta della Cina alla minaccia di Washington è un massiccio accumulo della propria capacità di difesa missilistica. I Cinesi ora affermano di avere la capacità di abbattere rapidamente le basi THAAD in Corea del Sud se costretti dagli Stati Uniti. La Cina sta riorganizzando le sue fabbriche per compensare la perdita delle importazioni industriali sud-coreane.

Conclusione

L’ascesa e la caduta dell’America unipolare non ha destituito l’apparato statale permanente, dal momento che esso continua a perseguire le sue fallimentari strategie.

Al contrario, gli unipolaristi stanno accelerando la loro spinta per la conquista militare globale puntando la Russia e la Cina, che essi insistono sono la causa delle loro guerre perdenti e del declino economico mondiale. Vivono delle loro delusioni di una ‘era dell’oro’ degli anni ’90, quando George Bush Sr. poteva devastare l’Iraq e Bill Clinton poteva bombardare le città della Jugoslavia con impunità.

Sono finiti i giorni in cui gli unipolaristi potevano scompaginare l’URSS, finanziare violenti regimi ex-sovietici di rottura in Asia e nel Caucaso e gestire elezioni fraudolente per propri i clienti ubriachi in Russia.

I disastri delle politiche statunitensi e il loro declino economico interno hanno dato luogo a rapidi e profondi cambiamenti nei rapporti di potere negli ultimi due decenni, rompendo ogni illusione di un unipolare ‘secolo americano’.
L’unipolarismo resta l’ideologia dell’apparato permanente di sicurezza statale e delle sue elite a Washington. Credono che il matrimonio del militarismo all’estero e il controllo finanziario a casa permetteranno loro di riconquistare il loro perduto unipolare ‘Giardino dell’Eden’.

La Cina e la Russia sono i protagonisti essenziali di un mondo multipolare. La dinamica della necessità e la propria crescita economica li ha spinti ad alimentare con successo stati e mercati alternativi e indipendenti.

Questa evidente, irreversibile realtà ha spinto gli unipolaristi alla mania di prepararsi a una guerra nucleare mondiale! I pretesti sono infiniti ed assurdi; gli obiettivi sono chiari e globali; i mezzi militari offensivi distruttivi sono disponibili; ma lo sono anche le formidabili capacità di difesa e di rappresaglia della Cina e della Russia.
L’illusione dello stato unipolare di ‘vincere una guerra nucleare mondiale’ presenta agli Americani la sfida critica di resistere o di cedere a un impero insanamente pericoloso in declino, disposto a lanciare una guerra distruttiva globale.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

 

 

Napoli: donne ed antimperialismo in GAlleЯi@rt

L'immagine può contenere: sMSdi Romina Capone

È la donna l’altra metà del cielo. Definiva l’universo femminile con parole soavi Mao Tse-tung. Misterioso, cosmico e profondo. Forte, brillante e nudo. Come la roccia. Come corpi vibranti in tutta la loro inerme e disarmante bellezza.

La nuda verità. La personale di Amedeo Curatoli in mostra a Galleria Principe di Napoli – GalleRi@rt spazio 30/31- dal 22 aprile al 5 maggio. Ingresso gratuito, dalle 17 alle 20. Dipinti che catturano l’osservatore. Tra l’evanescente immagine di un ricordo che pare inondi la stanza dell’odore di donna eterna. Bianche, candide curve che da secoli guidano la mano degli artisti a tracciare su tela sinuose linee: un capolavoro. L’opera d’arte di Madre Natura.

Tema ricorrente nella storia dell’arte. La donna, sensuale, bella, nivea, è posta al centro della scena. Al centro di un mondo per la conquista di un posto sul gradino più alto, dal quale ammirare la piena consapevolezza di sé. Un mondo che per secoli non ha fatto altro che sottometterci, nasconderci, abusare del nostro corpo e della nostra mente; chi scrive è una donna.

Avrei potuto utilizzare il pronome “le” per prendere le distanze dall’argomento, invece no. “Ci”: a noi. Ciò che siamo oggi, ciò di cui godiamo oggi, lo dobbiamo a quelle donne che hanno lottato in passato, che lottano ancora oggi, che hanno sognato, creduto, pianto e sperato fino alla morte. Affinché, ad esempio, anche il semplice farsi ritrarre nude da un uomo non destasse scandalo. Amedeo Curatoli, fonde nei suoi dipinti due macro pilastri della sua esistenza: la donna e l’anticapitalismo/antimperialismo.

Durante la visita in galleria sarà possibile notare, in una sua opera, l’accostamento al “Cristo morto” di Mantegna; un Cristo de scurto ossia visto dalla parte dei piedi forati dai chiodi, realizzato non in prospettiva bensì di scorcio. Emblema dell’urlo sordo al dolore crudo della guerra. Il sacrificio e il dolore. Gesù vegliato da due donne in lacrime.

La perdita, la resa. Non è un caso che Curatoli si concentra su questi aspetti, generando sottili ma stabili analogie. La donna così come la lotta affascina l’uomo. Lo incanta e lo porta a combattere contro le ingiustizie e le egemonie mondiali. La libertà dei popoli. La libertà del genere umano ad essere se stessi. Facendosi guidare dalle emozioni, senza le quali nulla avrebbe un senso.

 

Napoli 14mag2017: “Attuare la Costituzione, un dovere inderogabile”

INVITO ALLE ORGANIZZAZIONI

Domenica 14 maggio 2017, a Napoli, si svolgerà l’ultima tappa – dopo Roma e Milano – del primo ciclo di assemblee “Attuare la Costituzione, un dovere inderogabile” che Paolo Maddalena, Vice Presidente emerito della Corte Costituzionale, ha promosso insieme alle organizzazioni territoriali.

Con questa lettera la invitiamo ad aderire all’assemblea “Napoli, città per l’attuazione della Costituzione” dedicata alla Costituzione per continuare il lavoro di difesa, che ha portato al successo del No nel referendum costituzionale, ed avviarne concretamente l’attuazione. La campagna referendaria ha visto la partecipazione attiva di milioni di persone, anche giovanissime, lavoratori e lavoratrici, di tanti esponenti sinceramente democratici del mondo accademico – specificamente giuristi e costituzionalisti – ma anche sindaci, amministratori locali, esponenti del mondo sindacale e politico, associazioni, comitati, reti sociali e coordinamenti, diffusi in tutta Italia, che hanno fatto propria la convinzione che l’unico modo per difendere la Costituzione è attuarla.

Siamo convinti che la costruzione del cambiamento del nostro Paese debba avvenire dal territorio, grazie alle realtà di base che si devono organizzare e coordinare, con un percorso di attuazione “dal basso” della Costituzione, garantendo che i principi e i valori in essa contenuti possano porre fine alla supremazia dei poteri forti e della finanza internazionale che oggi agiscono sul territorio nazionale come i veri centri decisionali riducendo il Parlamento ad un mero esecutore di decisioni prese da un gruppo ristretto di persone.

Le rivolgiamo quest’invito nella convinzione che sia necessario dare vita ad una forza popolare che lavori come fronte comune per l’attuazione della Costituzione, una forza non partitica, e senza alcun obiettivo elettorale, che lavori senza soluzione di continuità, qualunque sia il Governo e la rappresentanza parlamentare. Il tradimento del dettato costituzionale ad opera di moltissimi partiti si è tradotto in un’occupazione sistematica delle istituzioni democratiche e di ogni spazio di rappresentanza politica: ecco perché, come afferma Paolo Maddalena ispiratore di questo percorso, “i partiti siamo noi, uomini e donne libere, in libere associazioni”.

È da questa forza popolare che bisogna ripartire per ricostruire il senso di comunità, sia che lo si faccia per difendere il diritto a un lavoro utile e dignitoso, che per promuovere attività sociali e/o solidali o ancora per rivendicare la proprietà collettiva laddove la funzione sociale della proprietà privata sia venuta a mancare.

L’amministrazione comunale di Napoli, con il Sindaco de Magistris, ha aderito patrocinando l’evento.

Il Comitato Promotore fa appello a tutte le Organizzazioni perché possano esprimere adesione all’iniziativa, con la propria testimonianza e contribuendo a promuovere l’evento attraverso la propria rete di contatti.

Restiamo a disposizione per tutti i chiarimenti necessari e per eventuali incontri che lei dovesse ritenere utili e la ringraziamo anticipatamente per la sensibilità e la cortesia, e per tutto ciò che vorrà fare a sostegno dell’iniziativa

Cordiali saluti
Il Comitato Promotore
servizio di segreteria: attuarecostituzione@gmail.com

Solidaridad con Venezuela se hace sentir desde Nápoles

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por MPPRE

Italia, 20 de abril de 2017 (MPPRE).-
La solidaridad internacional con Venezuela se hizo sentir desde la tribuna de la Plaza Dante Alighieri, del centro de la ciudad de Nápoles, en el que representantes de los grupos de apoyo a la Revolución Bolivariana expresaron la importancia de denunciar los intentos de golpe de Estado y la guerra mediática contra la Patria de Bolívar.

Giuliano Granato, miembro de la Asociación “Ex-OPG” y Antonio Cipolletta, estudiante de la Universidad “L’Orientale”, miembro de AlbaInformazione recordaron que Venezuela representa uno de los estados más avanzados en materia de poder popular y democracia participativa, así como en la proclamación de derechos para sus ciudadanos, razón por la cuál viene fuertemente atacado.

Fueron importantes las palabras de los representantes del Frente de Liberación Popular de Sri Lanka, a la amplia comunidad srilankese presente.

Los mismos fueron recibidos además en la sede del Consulado General de Venezuela en Nápoles, por la cónsul Amarilis Gutiérrez Graffe quien agradeció la solidaridad hacia Venezuela.

La diplomática explicó los principios de la Diplomacia de Paz venezolana, recordó la vigencia del 207 Aniversario del Grito de Independencia, retomado hoy por los venezolanos durante la marcha del 19 de abril. /Consulado.

Fotogalería:


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19apr2017 Giornata mondiale con il Venezuela bolivariano!

19 APRILE 2017

GIORNATA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETÀ CON IL VENEZUELA

CASA SUCRE – VENEZUELA.

Dal suo inizio, la Rivoluzione Bolivariana ha vissuto sotto l’assedio e la minaccia imperiale, così come è accaduto alla Rivoluzione cubana nel suo momento. Questa stessa situazione la soffrono tutti i popoli del mondo che in qualche modo cercano il cammino della dignità, della autonomia e della indipendenza.

Ben si sa da altre esperienze che questo cammino non è facile, soprattutto se si posseggono in grande quantità risorse energetiche, minerali e strategiche, acqua e biodiversità; e, inoltre, una ubicazione strategica per la penetrazione nel continente sudamericano, come è nel caso del Venezuela.

Queste minacce si sono fatte concrete in diversi momenti: colpo di Stato dell’aprile del 2002, serrata petrolifera del 2002/2003, chiamata alo sciopero generale in questa stessa epoca, tentativi di destabilizzazione iniziati nel 2013 con le cosiddette “guarimbas”, che hanno portato a perdite umane e materiali e al peggioramento della qualità della vita dei cittadini; proteste violente nel 2014 e 2015 e tutto il processo di guerra economica, scarsità di beni, accaparramento, contrabbando e inflazione indotta e rinnovati intenti golpisti nel 2016 e 2017, attraverso la OSA, per far applicare la “carta democratica”, come strumento imperiale, e preparare il terreno per una invasione militare.

Questo piano orchestrato dall’estero e dall’interno, da parte della destra nazione ed internazionale e dai grandi monopoli informativi del pianeta, ha portato ad una situazione inoltre delicata, che non si è fermata nei giorni sacri della settimana santa.

I demoni scatenati dalla destra fascista venezuelana hanno generato diversi fuochi di violenza in diversi punti del paese con la speranza di provocare una esplosione sociale per mettere in discussione le istituzioni bolivariana, ma il tempo previsto al fine di produrre il suo tanto auspicato “sollevamento popolare” sta per terminare, situazione che rende più pericolosi coloro che la pianificano, finanziano e dirigono.

Abbiamo ben chiaro che la Revolución Bolivariana è per l’impero una appetibile preda, non solo per le risorse che gestisce indicate precedentemente, ma anche perché la sua vigenza e la sua consolidazione è un duro colpo per l’avanzamento e la restaurazione delle politiche neo-liberali nella Patria Grande. Oggi siamo diventati il loro obiettivo maggiore, come lo saranno domani altri processi politici in America Latina e ai Caraibi e in qualsiasi posto del mondo dove si senta la voce dei popoli che lottano per la loro indipendenza.

Oggi tutti i grandi media di comunicazione: stampa, televisioni, radio, reti nelle loro diverse forme trasmettono “informazioni” che confondono e deformano la vera realtà di pace e progresso che si sviluppa all’interno del Venezuela. Tutta questa politica di disinformazione, sulla base di un intreccio di menzogne e mezze verità, tenta di giustificare davanti al mondo un intervento “umanitario” nel nostro paese, come accaduto ad altre latitudini con risultati disastrosi.

Di conseguenza, facciamo appello a tutti i popoli del mondo, ai loro gruppi e collettivi sociali, ai loro raggruppamenti ed organizzazioni politiche nella difesa della verità, la nostra più grande arma, per contrastare la guerra mediatica, ad esprimere la loro solidarietà e stringere le file con il Venezuela di pace che stiamo costruendo.

Con l’eredità e l’esempio del Comandante Chávez non abbiamo alcun timore di fronte alla battaglia, ma farlo accompagnati con la solidarietà e l’appoggio degli uomini e delle donne di buona volontà del pianeta ci rafforza e ci stimola.

Il mondo deve sapere che questa settimana, sopratutto tra il 17 aprile ed il 19 aprile del 2017, la controrivoluzione si sta giocando le sue ultime carte nel suo tentativo di distruggerci. Siamo sicuri che non vinceranno, no pasarán, soprattutto grazie alla eroica resistenza del nostro popolo.

Insieme ai popoli degni del mondo saremo invincibili.

¡VIVIREMOS Y VENCEREMOS!

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia – si ringrazia Alfredo Viloria per la segnalazione]

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