Napoli 14mag2017: “Attuare la Costituzione, un dovere inderogabile”

INVITO ALLE ORGANIZZAZIONI

Domenica 14 maggio 2017, a Napoli, si svolgerà l’ultima tappa – dopo Roma e Milano – del primo ciclo di assemblee “Attuare la Costituzione, un dovere inderogabile” che Paolo Maddalena, Vice Presidente emerito della Corte Costituzionale, ha promosso insieme alle organizzazioni territoriali.

Con questa lettera la invitiamo ad aderire all’assemblea “Napoli, città per l’attuazione della Costituzione” dedicata alla Costituzione per continuare il lavoro di difesa, che ha portato al successo del No nel referendum costituzionale, ed avviarne concretamente l’attuazione. La campagna referendaria ha visto la partecipazione attiva di milioni di persone, anche giovanissime, lavoratori e lavoratrici, di tanti esponenti sinceramente democratici del mondo accademico – specificamente giuristi e costituzionalisti – ma anche sindaci, amministratori locali, esponenti del mondo sindacale e politico, associazioni, comitati, reti sociali e coordinamenti, diffusi in tutta Italia, che hanno fatto propria la convinzione che l’unico modo per difendere la Costituzione è attuarla.

Siamo convinti che la costruzione del cambiamento del nostro Paese debba avvenire dal territorio, grazie alle realtà di base che si devono organizzare e coordinare, con un percorso di attuazione “dal basso” della Costituzione, garantendo che i principi e i valori in essa contenuti possano porre fine alla supremazia dei poteri forti e della finanza internazionale che oggi agiscono sul territorio nazionale come i veri centri decisionali riducendo il Parlamento ad un mero esecutore di decisioni prese da un gruppo ristretto di persone.

Le rivolgiamo quest’invito nella convinzione che sia necessario dare vita ad una forza popolare che lavori come fronte comune per l’attuazione della Costituzione, una forza non partitica, e senza alcun obiettivo elettorale, che lavori senza soluzione di continuità, qualunque sia il Governo e la rappresentanza parlamentare. Il tradimento del dettato costituzionale ad opera di moltissimi partiti si è tradotto in un’occupazione sistematica delle istituzioni democratiche e di ogni spazio di rappresentanza politica: ecco perché, come afferma Paolo Maddalena ispiratore di questo percorso, “i partiti siamo noi, uomini e donne libere, in libere associazioni”.

È da questa forza popolare che bisogna ripartire per ricostruire il senso di comunità, sia che lo si faccia per difendere il diritto a un lavoro utile e dignitoso, che per promuovere attività sociali e/o solidali o ancora per rivendicare la proprietà collettiva laddove la funzione sociale della proprietà privata sia venuta a mancare.

L’amministrazione comunale di Napoli, con il Sindaco de Magistris, ha aderito patrocinando l’evento.

Il Comitato Promotore fa appello a tutte le Organizzazioni perché possano esprimere adesione all’iniziativa, con la propria testimonianza e contribuendo a promuovere l’evento attraverso la propria rete di contatti.

Restiamo a disposizione per tutti i chiarimenti necessari e per eventuali incontri che lei dovesse ritenere utili e la ringraziamo anticipatamente per la sensibilità e la cortesia, e per tutto ciò che vorrà fare a sostegno dell’iniziativa

Cordiali saluti
Il Comitato Promotore
servizio di segreteria: attuarecostituzione@gmail.com

Solidaridad con Venezuela se hace sentir desde Nápoles

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por MPPRE

Italia, 20 de abril de 2017 (MPPRE).-
La solidaridad internacional con Venezuela se hizo sentir desde la tribuna de la Plaza Dante Alighieri, del centro de la ciudad de Nápoles, en el que representantes de los grupos de apoyo a la Revolución Bolivariana expresaron la importancia de denunciar los intentos de golpe de Estado y la guerra mediática contra la Patria de Bolívar.

Giuliano Granato, miembro de la Asociación “Ex-OPG” y Antonio Cipolletta, estudiante de la Universidad “L’Orientale”, miembro de AlbaInformazione recordaron que Venezuela representa uno de los estados más avanzados en materia de poder popular y democracia participativa, así como en la proclamación de derechos para sus ciudadanos, razón por la cuál viene fuertemente atacado.

Fueron importantes las palabras de los representantes del Frente de Liberación Popular de Sri Lanka, a la amplia comunidad srilankese presente.

Los mismos fueron recibidos además en la sede del Consulado General de Venezuela en Nápoles, por la cónsul Amarilis Gutiérrez Graffe quien agradeció la solidaridad hacia Venezuela.

La diplomática explicó los principios de la Diplomacia de Paz venezolana, recordó la vigencia del 207 Aniversario del Grito de Independencia, retomado hoy por los venezolanos durante la marcha del 19 de abril. /Consulado.

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19apr2017 Giornata mondiale con il Venezuela bolivariano!

19 APRILE 2017

GIORNATA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETÀ CON IL VENEZUELA

CASA SUCRE – VENEZUELA.

Dal suo inizio, la Rivoluzione Bolivariana ha vissuto sotto l’assedio e la minaccia imperiale, così come è accaduto alla Rivoluzione cubana nel suo momento. Questa stessa situazione la soffrono tutti i popoli del mondo che in qualche modo cercano il cammino della dignità, della autonomia e della indipendenza.

Ben si sa da altre esperienze che questo cammino non è facile, soprattutto se si posseggono in grande quantità risorse energetiche, minerali e strategiche, acqua e biodiversità; e, inoltre, una ubicazione strategica per la penetrazione nel continente sudamericano, come è nel caso del Venezuela.

Queste minacce si sono fatte concrete in diversi momenti: colpo di Stato dell’aprile del 2002, serrata petrolifera del 2002/2003, chiamata alo sciopero generale in questa stessa epoca, tentativi di destabilizzazione iniziati nel 2013 con le cosiddette “guarimbas”, che hanno portato a perdite umane e materiali e al peggioramento della qualità della vita dei cittadini; proteste violente nel 2014 e 2015 e tutto il processo di guerra economica, scarsità di beni, accaparramento, contrabbando e inflazione indotta e rinnovati intenti golpisti nel 2016 e 2017, attraverso la OSA, per far applicare la “carta democratica”, come strumento imperiale, e preparare il terreno per una invasione militare.

Questo piano orchestrato dall’estero e dall’interno, da parte della destra nazione ed internazionale e dai grandi monopoli informativi del pianeta, ha portato ad una situazione inoltre delicata, che non si è fermata nei giorni sacri della settimana santa.

I demoni scatenati dalla destra fascista venezuelana hanno generato diversi fuochi di violenza in diversi punti del paese con la speranza di provocare una esplosione sociale per mettere in discussione le istituzioni bolivariana, ma il tempo previsto al fine di produrre il suo tanto auspicato “sollevamento popolare” sta per terminare, situazione che rende più pericolosi coloro che la pianificano, finanziano e dirigono.

Abbiamo ben chiaro che la Revolución Bolivariana è per l’impero una appetibile preda, non solo per le risorse che gestisce indicate precedentemente, ma anche perché la sua vigenza e la sua consolidazione è un duro colpo per l’avanzamento e la restaurazione delle politiche neo-liberali nella Patria Grande. Oggi siamo diventati il loro obiettivo maggiore, come lo saranno domani altri processi politici in America Latina e ai Caraibi e in qualsiasi posto del mondo dove si senta la voce dei popoli che lottano per la loro indipendenza.

Oggi tutti i grandi media di comunicazione: stampa, televisioni, radio, reti nelle loro diverse forme trasmettono “informazioni” che confondono e deformano la vera realtà di pace e progresso che si sviluppa all’interno del Venezuela. Tutta questa politica di disinformazione, sulla base di un intreccio di menzogne e mezze verità, tenta di giustificare davanti al mondo un intervento “umanitario” nel nostro paese, come accaduto ad altre latitudini con risultati disastrosi.

Di conseguenza, facciamo appello a tutti i popoli del mondo, ai loro gruppi e collettivi sociali, ai loro raggruppamenti ed organizzazioni politiche nella difesa della verità, la nostra più grande arma, per contrastare la guerra mediatica, ad esprimere la loro solidarietà e stringere le file con il Venezuela di pace che stiamo costruendo.

Con l’eredità e l’esempio del Comandante Chávez non abbiamo alcun timore di fronte alla battaglia, ma farlo accompagnati con la solidarietà e l’appoggio degli uomini e delle donne di buona volontà del pianeta ci rafforza e ci stimola.

Il mondo deve sapere che questa settimana, sopratutto tra il 17 aprile ed il 19 aprile del 2017, la controrivoluzione si sta giocando le sue ultime carte nel suo tentativo di distruggerci. Siamo sicuri che non vinceranno, no pasarán, soprattutto grazie alla eroica resistenza del nostro popolo.

Insieme ai popoli degni del mondo saremo invincibili.

¡VIVIREMOS Y VENCEREMOS!

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia – si ringrazia Alfredo Viloria per la segnalazione]

Jornada Internacional de Solidaridad con Venezuela

19 DE ABRIL DE 2017

JORNADA INTERNACIONAL DE SOLIDARIDAD CON VENEZUELA

CASA SUCRE. VENEZUELA.

Desde sus inicios, la Revolución Bolivariana ha vivido bajo el acecho y la amenaza imperial, al igual que lo vivió la revolución cubana en su momento. Esta misma situación la sufren todos los pueblos que de alguna manera intentan buscar caminos de dignidad, autonomía e independencia.

 

Es bien sabido por otras experiencias que este camino no es fácil, sobre todo si se posee en grandes cantidades,recursos energéticos, minerales y estratégicos, agua y biodiversidad; y, además, unaestratégica ubicación de entrada al continente suramericano,  como es el caso de Venezuela.

 

Esas amenazas se han concretado en diversos momentos: Golpe de estado de abril de 2002, paro petrolero de 2002/2003, llamado a huelga general en esa misma época, intentos de desestabilización iniciados en 2013 con las llamadas “guarimbas”, asociadas a pérdidas humanas y materiales y deterioro de la calidad de vida de los ciudadanos; asonadas golpistas en 2014 y 2015 y todo el proceso de guerra económica, desabastecimiento, acaparamiento, contrabando e inflación inducida y renovados intentos golpistas en 2016 y 2017, a través de la OEA, para aplicar la llamada “carta democrática”, como instrumento imperial, y preparar el terreno para una intervención militar.

 

Este cuadro orquestado desde afueraydesde adentro, por la derecha internacional y nacional y los grandes monopolios de la información del planeta, ha conducido a una situación por demás delicada, que no ha cesado ni siquiera en los sagrados días de la semana santa.

 

Los demonios desatados de la derecha fascista venezolana han generado focos de violencia en diversos puntos del país con la esperanza de provocar un estallido social que dé al traste con la institucionalidad bolivariana, pero el tiempo previsto para que se produzcasu anhelado “levantamiento popular” se les está agotando, circunstanciaque torna más peligrososa quienes los planifican, financian y dirigen.

 

Tenemos claro que la Revolución Bolivariana es para el imperio una apetecible presa, no solo por los recursos señalados anteriormente, sino que su vigencia y consolidación es un duro golpe para el avance y restauración de las políticas neoliberales en la Patria Grande. Hoy nos convierten en su mayor objetivo, como lo serán mañana otros procesos políticos en América Latina y el Caribe y en cualquier lugar del mundo donde se oiga y se sienta la voz de los pueblos luchando por su independencia.

 

Hoy todos los grandes medios de comunicación: prensa escrita, televisión, radio, redes en sus diversas formas trasmiten “informaciones” que desdibujan y deforman la verdadera realidad de paz y progreso que se desarrolla internamente en Venezuela. Toda esta política de desinformación, sobre la base de un entramado de mentiras y medias verdades, busca justificar ante el mundo una intervención “humanitaria” en nuestro país, como ha ocurrido en otras latitudes con resultados desastrosos.

 

En consecuencia, hacemos un llamado a todos los pueblos del mundo, a sus grupos y colectivos sociales, asus organizaciones y agrupaciones políticas a defender la verdad, nuestra mayor arma, para contrarrestar la guerra mediática, a expresarsu solidaridad y cerrar filas con la Venezuela de paz que estamos construyendo.

 

Con el legado y el ejemplo de Chávez no le tenemos el menor miedo a la batalla, pero hacerlo acompañado con la solidaridad y el apoyo delos hombres y mujeres de buena voluntaddel planeta nos fortalece y nos estimula.

 

El mundo debe saber que esta semana, sobre todo entre el 17 y el 19 de abril de 2017, la contrarrevolución se estará jugando sus últimas cartas en su empeño por derrocarnos. Estamos seguros de que no vencerán, no pasarán, sobre todo por la resistencia heroica de nuestro pueblo.

 

Junto a los pueblos dignos del mundo seremos invencibles.

 

 ¡VIVIREMOS Y VENCEREMOS!

Todo 11 tiene su 13: due parole sul golpe del 2002

di Giuliano Granato

Ovvero due parole sul golpe del 2002 in Venezuela contro Chávez

Il 14 aprile di 15 anni fa Hugo Chávez rientrava a Miraflores, il palazzo presidenziale venezuelano. Il suo ritorno significava che il golpe era fallito, che “loro” non avevano vinto, non quella volta.

Solo pochi giorni prima, l’11 aprile, l’opposizione, l’ambasciata statunitense e la CIA avevano infatti messo in atto un piano ordito per abbattere il legittimo governo venezuelano.

La trama del golpe

Giorni di manifestazioni di piazza, violenza. Poi la marcia dell’11 aprile che si sarebbe dovuta concludere dinanzi alla sede della PDVSA, l’azienda petrolifera venezuelana che Chávez voleva utilizzare per distribuire risorse alle classi subalterne e non ai soliti noti. Ma il piano dell’opposizione è un altro: dal palco i dirigenti invitano i manifestanti a dirigersi a Miraflores, per tirar giù, “con le buone o con le cattive”, il “dittatore” Chávez. A Miraflores, però, ci sono i sostenitori del presidente, a migliaia.

Le forze dell’ordine cercano di impedire che le due manifestazioni vengano a contatto. Cominciano a sentirsi gli spari. Diverse persone stramazzano al suolo, tutte colpite alla testa. I media privati addossano tutte le responsabilità al governo, manipolano i video, chiedono la testa di Chávez. La situazione si fa ancora più tesa. Alti comandi militari minacciano il bombardamento di Miraflores. Chávez decide di consegnarsi ai golpisti per evitare un massacro, ma non rinuncia. Non rinuncia. Sembra così uscire di scena il governo che aveva provato a redistribuire la ricchezza, a costruire partecipazione e protagonismo politico degli “invisibili”, quegli abitanti delle “barriadas”, le favelas venezuelane, che fino ad allora non esistevano nemmeno sulle carte geografiche di Caracas (e non è un’esagerazione – è un fatto vero!), a mettere in piedi una sanità ed un’istruzione che non fossero solo per i ricchi bianchi, ma anche per il popolo, quello brutto, sporco e cattivo.

Cambio di scena a Miraflores

Tornano i padroni di sempre, quelli ben vestiti, coi loro completi e i loro tailleur. C’è gioia nelle stanze del palazzo, l’oligarchia si è ripresa quello che era suo, quello che da decenni era nelle sue mani e che per un momento sembrava stesse sfuggendo. Le grida di giubilo non si contengono. Si esulta quando il nuovo Fiscal General annuncia la deposizione di tutti i poteri costituiti. Pedro Carmona, segretario di Fedecamaras, la Confindustria locale, è il nuovo presidente, sostenuto dalle alte sfere della Chiesa cattolica, da sindacati corrotti, dalla borghesia e dalla oligarchia nazionale, oltre che, ovviamente dagli Stati Uniti. Si fa festa a palazzo.

Il popolo “todopoderoso”

E fuori? Fuori è diverso. Dopo le prime ore di smarrimento, ci si comincia ad organizzare. Si prova a far arrivare la notizia del golpe ai media internazionali, a ribadire che no, Chávez non ha rinunciato, è tenuto prigioniero. “No ha renunciado, ha sido secuestrado” è lo slogan che in tanti, sempre più numerosi, cominciano a cantare nelle strade. È il popolo chavista che si mobilita e si organizza. Con i media alternativi, col tam tam di quartiere in quartiere, fanno rimbalzare le poche notizie che arrivano. “È un golpe contro la democrazia, contro i poveri”. “Bisogna reagire subito”. E così fanno.

Oscurati da tutti i media privati venezuelani, che continuano a parlare di situazione calma e sotto controllo, a migliaia scendono di nuovo per strada. Si dirigono a Miraflores, per gridare che Chávez deve tornare. E quella straordinaria mobilitazione popolare, che sfida la repressione, sortisce i suoi effetti. La guardia presidenziale, i corpi militari fedeli a Chávez, si convincono che si può, che è il momento di passare al contrattacco: riconquistano Miraflores, arrestano i golpisti, almeno quelli che non erano riusciti a darsi alla fuga. Nemmeno due giorni è durato il golpe, eppure abbastanza per trovare le casseforti già svuotate. “Ladrones”, ecco di che pasta sono fatti gli oligarchi venezuelani. Miraflores è stato ripreso, ma non si può ancora cantare vittoria. Bisogna riconquistare almeno il canale televisivo statale, per dare la notizia e metter fine alle bugie dell’opposizione. Dopo qualche ora, con mezzi improvvisati si riesce nell’impresa: il paese intero ora sa che Chávez non ha rinunciato, che il suo gabinetto è di nuovo riunito a palazzo, che i golpisti sono stati sconfitti. Le guarnigioni militari inviano fax, confermando la fedeltà al legittimo governo, il popolo nelle strade festeggia. È la saldatura di quell’alleanza civico-militare che tutt’ora costituisce l’ossatura del progetto bolivariano.

Il ritorno di Chávez

E poi anche Chávez ritorna. Sequestrato e portato su un’isola, i golpisti avrebbero voluto trasportarlo fuori dal paese, ma non hanno fatto in tempo. Così il 14 aprile 2002 il presidente legittimo rientra a Miraflores, tra la gioia e la commozione generale.

Chávez ha vinto, il governo bolivariano ha vinto. Ma è soprattutto il popolo venezuelano – sì, sempre lui, quello brutto, sporco e cattivo – ad aver vinto, dimostrando che la mobilitazione popolare è l’ingrediente fondamentale capace di smuovere montagne, di abbattere gli ostacoli più enormi che ci si possa aspettare. Il popolo venezuelano ha dato una mazzata incredibile all’imperialismo e ai suoi lacché. Una cosa non da poco. Una di quelle cose che se stai ad una scrivania, leggendo e studiando, ti dici che è impossibile. Che i rapporti di forza sono troppo sfavorevoli. Che il nemico è esperto, potente, feroce. E che invece noi e i “nostri” siamo deboli, disorganizzati, divisi. Eppure la storia si è incaricata più volte di presentarci pagine straordinarie, nel senso letterale di fuori dall’ordinario, da ciò che accade tutti i giorni e che secondo le classi dominanti dovrebbe continuare ad accadere nei secoli dei secoli. La vittoria contro il golpe del 2002 è una lezione tutt’ora valida in ogni angolo del mondo. Bisogna saper leggere quelle giornate, imparare e ributtare nella pratica quotidiana quegli insegnamenti. Nostra patria il mondo intero, in fondo, significa anche questo.

Con il Venezuela bolivariano giornata internazionale 19apr2017

(VIDEO+TESTO) Delcy Rodríguez al Consiglio Permanente OSA

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Discorso del Ministro degli Esteri della Repubblica Bolivariana del Venezuela
Delcy Rodríguez
al Consiglio Permanente dell’OSA

Sede dell’OSA-Washington-USA
Lunedì, 27 marzo 2017

Presidente del Consiglio Permanente:

Sua Eccellenza Delcy Rodríguez Gómez, Segretario Generale dell’OSA, Luis Almagro, vice segretario generale non presente, Illustri Rappresentanti permanenti e supplenti, rappresentanti degli Stati osservatori, invitati speciali, signore e signori.

Ministro, le diamo il benvenuto nello spirito di dialogo, rispetto della democrazia e del diritto costituzionale emanati nei principi di base dell’OSA.

Durante la mia cerimonia d’insediamento come Presidente del Consiglio Permanente, Il 27 gennaio 2017, ho manifestato l’impegno a rispettare la Carta Democratica e gli altri strumenti interamericani e il loro funzionamento. Ho dichiarato che avrei lavorato incessabilmente per continuare a costruire i quattro pilastri di quest’organizzazione: Sviluppo Integrale, Sicurezza Multidimensionale, Diritti Umani e Democrazia. In quell’opportunità ho affermato che non ci può essere sviluppo senza la pace e la sicurezza nel nostro Emisfero; non ci può essere sviluppo economico sostenibile senza la stabilità politica e il rispetto dei diritti umani in tutti i settori della società che partecipano attivamente al medesimo sviluppo.

La nostra Carta Democratica stabilisce che la democrazia è essenziale per lo sviluppo sociale, economico e politico dei popoli delle Americhe. Il Ministero degli Affari Esteri, che lei rappresenta, Signora Ministro, si unisce al nostro processo in un momento importante in cui la solidarietà e la cooperazione tra i nostri stati ha bisogno di maggiore collaborazione che deve basarsi sull’esercizio efficace della democrazia rappresentativa e sulla crescita economica, così come sullo sviluppo sociale che ha le sue radici nella giustizia, nell’uguaglianza, nella democrazia, che sono interdipendenti e si rafforzano mutuamente.

È giusto che il Ministro degli Esteri possa avere voce nel Consiglio Permanente perché un dibattito efficace e il dialogo promuovono comprensione, rafforzano l’inclusione e la solidarietà, due principi che sono nel midollo dell’OSA. L’isolamento e la separazione non producono nessun beneficio agli Stati membri e ai suoi cittadini, pertanto, è giusto che lo Stato al centro delle tematiche di dibattito sulla sovranità, la democrazia costituzionale e lo stato di diritto, possa parlare in questo Consiglio Permanente.

Come Organizzazione abbiamo deciso di basare i nostri documenti fondanti su determinati principi, il cui spirito intende migliorare la pace, la stabilità, la partecipazione, lo sviluppo nelle nostre società.

Quando l’OSA è stata creata, nel 1948, l’Emisfero ha visto i benefici di un organismo che, grazie alla sua collettività, disponeva degli strumenti per raggiungere questi obiettivi piuttosto che individualmente. Gli Stati hanno visto nel multilateralismo e nella cooperazione di quest’organizzazione, un aiuto per risolvere le complesse problematiche che i nostri paesi affrontano. Questo Emisfero ha sofferto molte battaglie civili ed economiche, nonostante le ideologie politiche ed economiche. È innegabile che tutti cresciamo e ci sviluppiamo passando per la sofferenza. A beneficio di tutti i nostri popoli, bisogna trovare un’alternativa mantenendo aperti i canali di comunicazione. Dobbiamo discutere e riconciliare le nostre differenze per risolvere in modo pacifico e rispettoso le divergenze, pertanto Ministro Rodríguez, le do nuovamente il benvenuto e ribadisco l’impegno non solo di mantenere il dialogo con la Repubblica Bolivariana del Venezuela, ma con tutti gli Stati membri di quest’organizzazione, per i migliori interessi di tutti. Passo la parola al Ministro.

Ministro degli Esteri, Delcy Rodríguez:

Grazie, Onorevole Ambasciatore Patrick Andrews, Presidente del Consiglio Permanente dell’OSA, Luís Almagro, Segretario Generale dell’OSA, illustri Ambasciatori, rappresentanti permanenti di quest’organizzazione, signore e signori.

Prima di tutto, dopo aver ascoltato le parole del Presidente di questo Consiglio, devo precisare che il Venezuela ha richiesto e ha ottenuto che questo Consiglio Permanente si riunisse oggi con l’obiettivo di denunciare le gravi azioni interventiste commesse, all’interno di quest’organizzazione, dal Segretario Generale e da una fazione minoritaria di alcuni paesi della nostra regione.

Ci troviamo nel Salone Simón Bolívar, e onoriamo i precedenti storici che hanno dato vita al concetto del progetto Bolivariano per il popolo della Patria Grande. Avevamo già dichiarato, l’anno scorso in questa stessa sala, che ci sono due modelli contrapposti e antagonisti in quest’organizzazione: il progetto Bolivariano, fondato sull’unione della Patria Grande, basato proprio sulla difesa e l’ampliamento dell’indipendenza e della sovranità dei nostri paesi; e un progetto espansionista dal punto di vista territoriale, culturale, militare e mediatico operato dal Nord egemone.

Rivolgo queste parole in nome del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moros e del popolo venezuelano, allarmati dalle gravi azioni che si stanno commettendo dall’interno dell’Organizzazione degli Stati Americani contro il nostro paese.

Osserviamo con preoccupazione e allarme che, il Segretario Generale Luis Almagro, da quando svolge questa funzione, ha dedicato la sua amministrazione ad attaccare ossessivamente il Venezuela e il suo popolo. Il suo atteggiamento illecito, unilaterale, arbitrario, fuorviante e di parte ha portato, durante la 46° Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani tenutasi il 13 giugno 2016 nella Repubblica Dominicana, all’approvazione di una risoluzione derivata dalla profonda preoccupazione espressa dai ministri degli esteri della regione riguardo l’atteggiamento fuorviante di Luis Almagro. Così hanno deciso di vigilare, in maniera continua, in un Consiglio Permanente, sul comportamento del Segretario Generale e sul suo rispetto delle istituzioni e dei regolamenti dell’OSA.

Dobbiamo fare la storia, i popoli del mondo devono sapere come questo discutibile personaggio è arrivato alla Segreteria Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani. Il presidente Nicolás Maduro aveva già avvertito l’amico presidente José Pepe Mujica delle irregolarità politiche del suo ministro degli Esteri Luis Almagro, al servizio dei settori imperialisti. Sapevamo che agiva come agente degli interessi degli Stati Uniti, ed è stato grazie all’intervento del presidente Mujica, che ha garantito al presidente Maduro che mai e poi mai Almagro avrebbe attaccato il Venezuela, che il presidente Maduro ha deciso di dare il suo appoggio per la sua elezione. È stata la cronaca di un tradimento annunciato.

Luis Almagro è entrato in carica il 26 maggio del 2015, dopo soli quindici giorni ha iniziato con gli attacchi e le aggressioni contro il Venezuela. Era arrivato con un chiaro mandato a quest’organizzazione, il primo era porre fine alla rivoluzione Bolivariana; il secondo, sostituire il governo del presidente Maduro e dare sostegno internazionale alle azioni violente dell’estrema destra venezuelana, minando la sovranità e lo Stato di diritto attraverso la destabilizzazione del paese. Dopo la scomparsa fisica del nostro caro e amato Comandante Presidente Hugo Chávez, leader della Rivoluzione Bolivariana, ha intensificato il piano per assediare il Venezuela.

Sono state attuate azioni che hanno provocato un blocco finanziario contro il nostro paese. Le esigue forze produttive private si sono raggruppate per boicottare la commercializzazione e la distribuzione di alimenti e medicine. Si è acuito il contrabbando d’estrazione dei beni essenziali verso la Colombia e il valore della moneta venezuelana, rispetto alla valuta statunitense, è stato manipolato attraverso un marcatore fittizio e virtuale al confine con la Colombia.

Quest’aggressione economica multiforme contro il Venezuela, è stata accompagnata dai poteri di fatto internazionali, finanziari e mediatici, incoraggiati da un piano articolato e sostenuto da Washington.

Almagro non agisce solo né per se stesso, ma seguendo i mandati dettati da questa città, e la sua gestione vede la complicità di una piccola fazione di un gruppo di paesi all’interno dell’OSA. Li unisce un obiettivo: creare l’idea, nella comunità internazionale, che in Venezuela sta accadendo qualcosa di grave per giustificare l’intervento in tutte le sue dimensioni.

Le norme generali per il funzionamento della Segreteria Generale stabiliscono che, chi svolge quest’incarico deve farlo con integrità, indipendenza e imparzialità. Queste sono esattamente le caratteristiche che il signor Almagro non possiede. Manca d’indipendenza, quando si sottomette volontariamente agli interessi dello stato più potente di quest’organizzazione e agisce come un suo funzionario burocratico, un operatore propagandistico, un assistente politico o come il suo estorsore locale. Manca d’integrità quando viola le norme dell’Organizzazione. Contravviene al diritto internazionale quando utilizza a proposito informazioni false. Contraddice apertamente le decisioni degli Sati Membri e minaccia chi non lo segue nella sua agenda di distruzione contro il Venezuela. Manca anche d’imparzialità nel momento in cui, senza alcuno scrupolo, mette in moto una campagna contro il Venezuela con le risorse di quest’Organizzazione per destabilizzare il paese e, allo stesso tempo, ignora le violazioni commesse da parte di quello stesso paese che gli paga lo stipendio. Il signor Almagro fa parte di una genesi infamante di Segretari Generali come Carlos Dávila, che nel 1954 ha sostenuto l’invasione del Guatemala di Jacobo Arbenz, o José Antonio Mora, che nel 1965 ha consentito l’invasione della Repubblica Dominicana.

Non sbaglio affermando che il Signor Almagro è un bugiardo, disonesto, farabutto e mercenario. Un traditore di tutto ciò che rappresenta la dignità di un diplomatico latinoamericano.

Voglio esporvi, con una presentazione, la campagna contro il Venezuela di chi oggi ricopre l’incarico di Segretario Generale.

Da quando Almagro è entrato in carica come Segretario Generale nel maggio del 2015, ha dedicato il 21% delle sue pubblicazioni su Twitter, ovvero uno su cinque dei suoi tweet, contro il Venezuela. Il 21% dei suoi tweet li dedica al Venezuela e la restante parte all’agenda emisferica.

Dal 14 al 24 marzo di quest’anno, durante le incessanti piogge che hanno colpito il vicino popolo del Perù, il Segretario Almagro ha dedicato il 73% dei suoi tweet alla campagna contro il Venezuela e il resto, ovvero quattordici tweet, all’agenda generale dell’OSA.

Ecco alcuni esempi dei tweet più vergognosi di tale personaggio. Ha chiamato “dictadorzuelo” ovvero dittatore e ladro il capo di Stato del Venezuela, inoltre quest’organizzazione si è allontanata dall’essere un’organizzazione intergovernativa in cui il Segretario Generale lavora con i settori più estremisti del Congresso statunitense.

Ci sono i tweet offensivi e altri tweet pubblicati da personaggi che attaccano e aggrediscono direttamente il popolo venezuelano. In una lettera del 18 maggio poi, raggiunge i massimi livelli di volgarità contro il Capo dello Stato e Presidente, Nicolás Maduro.

Non soddisfatto, c’è poi la partecipazione il 12 e 13 maggio 2016 in un forum dove apertamente l’ex presidente colombiano Uribe, invoca all’occupazione del territorio venezuelano da parte un esercito straniero. Questo tipo di atteggiamento è davvero molto grave.

Inoltre, il Segretario ha sostenuto, tra il 2016 e il 2017, ventisei riunioni con l’opposizione venezuelana, di cui il cinquantasette per cento con i militanti di Voluntad Popular, fazione dell’estrema destra violenta del nostro paese.

Per quanto riguarda i suoi viaggi, che sono anche elencati in questa presentazione, il signor Almagro, dal 4 al 7 settembre 2015 si è recato in Colombia. Il 14 gennaio 2016 in Italia. L’8 marzo in Cile. Giorno 11 aprile negli Stati Uniti, a Miami. Il 13 maggio a Miami. Dal 13 al 15 nella Repubblica Dominicana, dal 12 al 15 luglio in Paraguay. Il primo settembre 2016 in Georgia, Stati Uniti. Dal 20 al 21 settembre 2016 a New York, Stati Uniti. Il 5 ottobre 2016 in Paraguay. Il 6 ottobre 2016 in Brasile, il 21 ottobre a Miami, Stati Uniti. Dal 14 al 16 dicembre 2016, a Ottawa, in Canada. Il 24 gennaio 2017 in Belgio, Bruxelles. Dal 26 al 25 gennaio 2017 in Spagna. E in tutte queste visite e tutti questi viaggi il Signor Almagro ha fatto dichiarazioni contro il governo del Venezuela.

Voglio indicare inoltre le norme che sono state violate dall’atteggiamento offensivo, illecito, arbitrario e parziale del Signor Almagro.

L’Articolo 1 della Carta dell’OSA. Vorrei sottolineare che l’Organizzazione degli Stati Americani non ha nessun’altra competenza se non quelle espressamente conferitegli dalla presente Carta. Nessuna disposizione la autorizza a intervenire negli affari della giurisdizione interna degli Stati Membri.

L’articolo 107 e l’articolo 118, voglio sottolineare che nello svolgimento delle loro funzioni il signor Almagro e il personale della Segreteria, “non richiederanno né accetteranno istruzioni da alcun governo né da alcuna autorità estranea all’Organizzazione”. Il contrario è accaduto in ciascuno dei suoi viaggi, il contrario è accaduto quando si è riunito con i membri del Congresso, esponenti delle fazioni più estremiste del Congresso degli Stati Uniti, dove viene detto ciò che devono fare contro il Venezuela. “Essi si asterranno da ogni atto incompatibile con il loro status di funzionari internazionali responsabili solo di fronte all’Organizzazione”. Da qui deriva il principio di responsabilità di questo funzionario, la responsabilità internazionale nell’esercizio delle sue funzioni.

Inoltre, ai ministri degli Esteri nell’Assemblea Generale dell’OSA, durante una riunione realizzata nella Repubblica Dominicana, è stato chiesto di riconsiderare l’aderenza a queste norme, violando in questo modo anche le norme generali per il funzionamento della Segretaria Generale.
Articolo 29. Indipendenza nell’adempimento dei doveri. “Nell’adempimento dei loro doveri, i membri del personale non solleciteranno né accetteranno istruzioni da alcun governo né da alcuna autorità estranea all’Organizzazione”.

Articolo 139. “Il Segretario Generale e il suo Vice, si asterranno da qualsiasi azione, sia questa proibita o meno nelle suddette norme, che possano provocare o dare l’impressione della perdita completa d’indipendenza o assenza d’imparzialità nelle sue rispettive attuazioni”.

Il Venezuela ha dimostrato chiaramente, come queste norme siano state costantemente e sistematicamente violate dal signor Almagro.

Adozione di decisioni amministrative senza rispettare le procedure amministrative, tutto ciò a discredito del buon nome e dell’integrità della Segreteria Generale. Pertanto la Segreteria Generale è screditata.

Ciò che sta accadendo è realmente preoccupante.

Nel marzo 2015 l’OSA è caduta di fronte all’uso della forza da parte di un Paese Membro di quest’Organizzazione, un paese che è anche il più potente, la forza militare più potente del mondo che ha approvato un ordine esecutivo firmato dall’ex presidente Barack Obama che considera il Venezuela come una minaccia per la sicurezza e la politica estera degli Stati Uniti.
In seguito, nell’ottobre dello stesso anno, il Capo del Comando Sud degli Stati Uniti, ha dichiarato l’intenzione del suo paese d’invadere militarmente il Venezuela nell’eventualità di una crisi umanitaria che lo potesse giustificare.

Due forze all’interno dell’OSA hanno lavorato in questa direzione.

Ritornando al tentativo interventista che ha segnato la sua azione perniciosa nella storia dell’Emisfero, da un lato il suo Segretario Generale lavora instancabilmente per dichiarare la crisi umanitaria in Venezuela, la mancanza della democrazia e la violazione dei diritti umani. Dall’altro lato, un piccolo gruppo di paesi oppositori politici e ideologici della Rivoluzione Bolivariana, hanno implementato una sorta di diplomazia blanda articolata con l’ossessivo estremismo di Almagro, ma indissolubilmente legata al suo intento di danneggiare l’immagine internazionale del Venezuela per compromettere le relazioni con altri paesi della regione, e di etichettare il Venezuela come un paese problema che deve essere affrontato e risolto in fretta.

La storia dell’OSA è segnata da una serie di volgari interventi nel nostro Emisfero a favore del paese del Nord egemone. Uno strumento diplomatico attraverso cui gli Stati Uniti attuando come una macchina militare, commerciale, culturale e finanziaria, non solo hanno imposto il loro modello di depredazione, ma hanno anche sottoposto interi popoli alla più infame violazione dei diritti umani.

L’OSA è nata con questi due modelli contrastanti e in opposizione: il progetto di Monroe, di espansione territoriale e dominio imperialista, contro il progetto Bolivariano profondamente indipendentista e sovrano.

Nel 1962, una situazione simile a quella che sta accadendo oggi è stata vissuta nella Regione, un conclave immorale aveva decretato l’esclusione di Cuba per la sua natura ideologica. Cuba era stata criminalizzata ed economicamente assediata, provocando un blocco che ormai esiste da più di cinque decenni. Gli errori storici commessi da questo conclave immorale, così come era stato definito dall’Immortale Comandante Fidel Castro Ruz, hanno creato sofferenza, penuria e angoscia al popolo cubano. Tutto ciò ha portato, contrariamente a quanto previsto dal Ministero delle Colonie dell’epoca, a una storia di resistenza e dignità mai visto prima nel nostro continente.
Esprimiamo il nostro riconoscimento eterno al popolo di Cuba, per la sua resistenza, dignità, coraggio contro queste pretese che oggi rappresentano le forze oscure schierate contro il Venezuela.

Il silenzio complice dell’OSA ha avallato quasi cinquanta colpi di stato nella Regione, a partire dalla sua fondazione nel 1948, data macchiata con il sangue del leader Jorge Eliécer Gaitán. I colpi di stato sono stati organizzati dalla CIA contro il governo costituzionale di Jacobo Arbenz in Guatemala, nel 1954; il crudele e sanguinoso colpo di Stato di Stroessner in Paraguay; il colpo di stato contro il presidente Joao Goulart nel 1964 in Brasile. Nel 1973, nella più antica democrazia nel nostro continente dell’epoca, Augusto Pinochet rovesciò sanguinosamente il nostro amato presidente Salvador Allende.

L’OSA non ha mai condannato il colpo di stato contro il Comandante Chávez nel 2002. Nel 2011 il colpo di stato parlamentare contro Fernado Lugo, questo ciclo di vergogna e umiliazione si chiude nel 2016 con uno dei capitoli più vergognosi della nostra storia, il colpo parlamentare contro il presidente Dilma Rousseff.

L’OSA nel 1954 ha consentito apertamente l’invasione del Guatemala, nel 1961 l’invasione di Cuba, nel 1965 ha appoggiato l’invasione della Repubblica Dominicana, nel 1983 ha sostenuto l’invasione di Grenada. Tutti questi crimini sono stati commessi dagli Stati Uniti con l’approvazione o la silenziosa complicità dell’OSA. Quest’organizzazione ha ignorato la repressione dei governi neoliberali contro i movimenti popolari, progressisti e di sinistra così come ha ignorato l’uccisione di migliaia di leader contadini, popolari e attivisti per i diritti umani.

Per sua informazione signor Segretario, nel caso specifico del Venezuela, nel periodo della quarta repubblica ai cui leader lei oggi dà il suo sostegno internazionale, si contarono più di 10.000 vittime, delle quali 459 per sparizioni forzate e 1425 assassini per motivi politici, tra i quali anche l’assassinio obbrobrioso di mio padre Jorge Rodríguez. La Commissione Interamericana per i Diritti Umani non fa alcun riferimento a questi atti criminali. L’OSA da allora è diventata un’organizzazione disfunzionale che trasgredisce lo stato di diritto internazionale, e mina i modelli democratici non in linea con gli interessi e le pretese del paese egemone.

È stato possibile trasformare la natura di quest’organizzazione con una natura interventista, legata per motivi fiscali agli Stati Uniti, che fornisce il 60% del suo bilancio totale, ma anche all’Europa, che rappresenta il 30% del bilancio per fondi specifici. Per queste e per altre vie immorali tentano di sottomettere gli Stati membri al ricatto vile dei centri imperialisti che minacciano i governi della regione.

Il progetto Bolivariano, fedele alle radici indipendentiste che gli hanno dato origine, si pone come una vera e propria minaccia per quest’organizzazione, oggi non si sta cercando di punire o sanzionare il Venezuela, ma si cerca di far scomparire questo modello che promuove la difesa della sovranità, di una democrazia esercitata direttamente dal popolo, dell’indipendenza e dell’autodeterminazione dei popoli, della giustizia sociale inclusiva e della solidarietà internazionale intesa come l’esercizio per i rapporti tra gli Stati.

Siamo una minaccia per il sistema di privatizzazione dell’istruzione e della sanità perché oggi con 30 milioni di abitanti, siamo il quinto paese al mondo con il più alto numero di iscritti al sistema educativo e il nostro sistema di sanità pubblica assiste oltre l’82% della nostra popolazione. Nel 50% del paese questa copertura raggiunge già il 100%.

Siamo una minaccia per i monopoli alimentari globali perché conducendo una battaglia contro l’economica disuguale, abbiamo creato un programma popolare per sostenere dal punto di vista alimentare il nostro popolo. E, oggi, in un solo anno dalla creazione di questo nuovo modello di distribuzione e produzione di alimenti, abbiamo prestato assistenza a 6 milioni di famiglie.

Siamo una minaccia per la privatizzazione della cultura perché abbiamo rafforzato la musica e la poesia in Venezuela. Ottocento mila bambini e giovani del nostro Paese fanno parte del più grande sistema di orchestre sinfoniche del mondo e di maggior successo. Siamo un pericolo per i governanti oligarchi, perché in 16 anni siamo passati da avere 300 mila pensionati a 3 milioni fino a raggiungere, nel 2017 grazie alla Rivoluzione Bolivariana, il 95% della popolazione pensionabile, pagando il debito storico di 40 anni di negligenza in materia di sicurezza sociale.

Siamo una minaccia per l’atroce capitalismo perché abbiamo democratizzato e trasferito la ricchezza al popolo e abbiamo investito il 74% delle entrate del paese nel sociale. Di fronte alla cospirazione più brutale contro la nostra economia, oggi il programma delle Nazioni Unite ci pone tra i paesi del mondo, con il più alto livello di sviluppo umano nel rapporto che è stato pubblicato pochi giorni fa, il 24 marzo scorso, al di sopra di quasi tutte le nazioni di questo continente. Ciò significa, che 7 dei 14 paesi firmatari del vergognoso comunicato del 23 marzo, che minaccia l’imposizione di sanzioni contro il Venezuela, hanno un indice di sviluppo umano più basso del paese che cercano di punire.

Mentre il Venezuela si è classificato al 71° posto, tra i 7 paesi che fanno parte dei 14 che hanno firmato il comunicato: il Messico è al 77° posto, il Brasile al 79°, il Perù all’87 °, Colombia al 95°, Paraguay al 110°, Guatemala al 125° e Honduras al 130°. Ci chiediamo se un giorno firmeranno un comunicato per auto-sanzionarsi perché il loro livello di sviluppo è inferiore a quello del Venezuela.

Il Venezuela è al centro delle politiche nazionali e internazionali degli Stati Uniti. Da un lato è diventato uno strumento di transazione tra l’amministrazione e i settori estremi del congresso statunitense finanziati dall’estrema destra e dall’oligarchia venezuelana. Dall’altro lato è stato preso come un oggetto di negoziazione tra la nuova amministrazione e i governi di destra nella regione per mitigare i timori di questo fronte riguardo una nuova classe dirigente.

Il nostro modello sociale d’integrazione equo e di commercio giusto, è un fattore di stabilità e di pace in questo continente. Vogliamo evidenziare i pericoli che potrebbero generarsi dal proseguimento di questo piano interventista e destabilizzante contro il Venezuela.

Così era stato anticipato dal Comandante Chávez quando sosteneva che eravamo un fattore di stabilità e che potevamo progettare i nuovi meccanismi per garantire l’unità e l’equilibrio latinoamericano e caraibico, muovendoci collettivamente verso il benessere e la giustizia sociale, nel bel mezzo della terribile crisi del capitalismo predatore globale. Lo disse anche Juan Domingo Perón: “Il XXI secolo ci troverà uniti o ridotti in schiavitù”. Nonostante un secolo di saccheggio e dominazione imperialista, il XXI secolo non ci ha trovati schiavi ma invece in lotta per la liberazione, per la sovranità e il diritto di costruire il nostro futuro e l’indipendenza definitiva della Patria Grande.

Di fronte a questo modello, sorgono come una speranza all’orizzonte per l’integrazione e l’unione dei popoli: la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi, l’Unione delle Nazioni Sudamericane, l’Alternativa Bolivariana per le Americhe e il Trattato sul Commercio e Petrocaribe.

Ciò che l’OSA non ha potuto costruire attraverso un dialogo genuino tra i paesi in cooperazione e solidarietà internazionale, è stato rivendicato da questi nuovi meccanismi che esprimono lo spirito del nuovo mondo immaginato dal Libertador Simón Bolívar.

Bolívar lo aveva immaginato, José Martí lo aveva sognato e Chávez lo ha forgiato con il gruppo di leader e donne leader del nostro continente e, tra loro, il Comandante Fidel Castro. Questa visione è incarnata dalla CELAC, nell’ALBA, nell’UNASUR e in Petrocaribe. Siamo sicuri che, prima o poi, anche le fazioni golpiste e intolleranti all’interno del MERCOSUR saranno sconfitte.

Con la CELAC, abbiamo dato vita a una comunità di nazioni latinoamericane e caraibiche, abbiamo redatto una dichiarazione che decreta il nostro territorio come un territorio di pace, tutela il diritto alla pace come un diritto sacro dei popoli. Oggi Petrocaribe e l’ALBA hanno ottenuto risultati straordinari a favore del diritto allo sviluppo e per il bene dei popoli. Voglio solo menzionare alcuni dei risultati straordinari ed eccezionali ottenuti da questi meccanismi.

Petrocaribe fin dalla sua creazione, il 29 giugno 2005, ha aumentato il PIL dei paesi che ricevono la fornitura di idrocarburi passando da 143.377 milioni di dollari a 216.806 milioni di dollari, ciò implica un incremento del 51,2%. Durante il 2016 la fornitura era pari a 14 milioni di barili per un importo di 800 milioni di dollari, di cui sono stati finanziati a lungo termine 300 milioni.

Dopo 11 anni di lavoro è aumentata nella regione la capacità di stoccaggio di idrocarburi di 652.000 barili e la capacità di trasporto marittimo a 980.000 barili. Inoltre è stato creato un circuito di raffinazione dei Caraibi, con capacità di trattamento di 135.000 barili giornalieri, distribuiti tra Giamaica, Cuba e Repubblica Dominicana. Abbiamo raggiunto 350.000 milioni di barili di petrolio corrispondente a un fatturato di 30.933 milioni di dollari, circa la metà fanno parte del finanziamento a lungo termine.

Per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, è aumentata la produzione di elettricità a 447 mega watt distribuiti a Haiti, St. Kitts e Nevis, Giamaica e Nicaragua. Sono state finanziate fonti alternative di energia, grazie alla creazione di un parco eolico in Nicaragua, uno in Giamaica e l’installazione di generatori di energia a bassa potenza e pannelli solari. Questo meccanismo di cooperazione ha anche permesso una compensazione commerciale in scambi di prodotti per 3,5 milioni di tonnellate di prodotti provenienti da Nicaragua, Repubblica Dominicana, Giamaica; che hanno pagato le bollette attraverso alimenti, medicine e altri servizi.

Ascoltate bene, in ambito sociale, abbiamo ottenuto dei risultati che non sono graditi al modello neoliberista né alle oligarchie della nostra regione: sono stati sviluppati 757 progetti, per un totale di un investimento vicino ai 7 miliardi e 500 milioni di dollari, il 60% dei quali ha finanziato progetti di produzione, distribuzione dell’energia elettrica e viabilità.

Risultati congiunti di Petrocaribe e l’ALBA: fino ad oggi grazie alla Misión Milagro si è prestata assistenza a 3 milioni 642 mila 623 persone con problemi legati alla vista; 1 milione 285 mila 87 persone disabili; sono stati assegnati 1.075 aiuti tecnici e sono state fatte 2 milioni 30 mila visite mediche gratuite a persone disabili. Nel settore della cardiologica infantile, il Venezuela, ha ricevuto pazienti da tutta la regione, eseguendo 10.446 interventi; 3 milioni 815 mila 92 persone sono state alfabetizzate nella regione; e di questi 3 milioni 815 mila, 1 milione 174 mila persone hanno completato la loro istruzione obbligatoria.

Vogliamo anche sottolineare che, grazie alla collaborazione di Cuba, sono stati dichiarati territori liberi da analfabetismo: Antigua e Barbuda, Bolivia, Nicaragua e Venezuela. Questo rappresenta la visione del nuovo mondo del nostro liberatore, idea che è stata poi ripresa dai grandi eroi della nostra patria, della Patria Grande latinoamericana, dal Comandante Chávez e Fidel Castro. Questo modello sorge come una speranza all’orizzonte per l’integrazione e l’unione dei popoli.

Illustri delegati, intendiamo respingere, nella sua interezza, la strategia del signor Luis Almagro e le infami dichiarazioni riportate nel rapporto contro il Venezuela, presentato il 23 giugno 2016 e il rapporto che è stato presentato qualche giorno fa in quest’organizzazione.

Vorrei attirare la vostra attenzione sulla menzogna organizzata dal Segretario, in combutta con un piccolo gruppo di paesi; ancora una volta una fazione minoritaria all’interno dell’OSA ha ingannato e manipolato i paesi dicendo che: “Il Venezuela non sarebbe stato sanzionato”, “né sarebbe stata attivata contro il paese la Carta Democratica”, invece poi abbiamo ascoltato il contenuto del rapporto presentato dal Segretario Generale.

Il risultato è stato conforme alle regole dell’organizzazione: è stata presa nota non solo della lettura del rapporto, ma anche degli interventi di solidarietà a favore del Venezuela, del suo governo e del suo popolo, tradotto dal gergo diplomatico questo significa che “è stato accantonato”.

Nonostante ciò, Almagro, l’oligarchia venezuelana e la destra continentale, hanno dichiarato falsamente l’attivazione della Carta Democratica contro il Venezuela; scatenando la partecipazione di settori venezuelani, estremisti e violenti, contro il dialogo promosso dal Presidente Maduro, accompagnato dall’Unasur, dal Santo Padre e dagli ex presidenti Fernández, Torrijos e Zapatero; dialogo che ha avuto anche il sostegno della maggioranza dei paesi di quest’organizzazione.

Almagro è diventato un militante contro il dialogo in Venezuela e ne abbiamo le prove; ha comunicato direttamente con l’opposizione venezuelana, dicendo: “Non dovete dialogare perché abbiamo attivato Carta Democratica”.

Così è andato contro le sue funzioni essenziali come funzionario con responsabilità internazionale. Da quest’organizzazione voglio ringraziare per la lettera che, in qualità di ministro degli Esteri, ho ricevuto oggi da parte degli ex presidenti Zapatero, Torrijos e Fernández in cui confermano il proprio impegno per il dialogo in Venezuela. Siamo anche grati al vostro sostegno onesto, dimostrato dalla maggior parte dei paesi della regione, a favore di un dialogo proficuo nel nostro paese.

A causa di questa campagna feroce e senza precedenti scatenata contro il Venezuela, avvertiamo la comunità internazionale di non farsi ingannare da false dichiarazioni secondo cui l’intenzione non è attaccare il Venezuela ma piuttosto discutere della situazione nel paese.

Ma io mi domando, che tipo di situazione, quella che hanno costruito con gli attacchi multiformi all’economia venezuelana per causare penuria e sofferenza contro un popolo, così come l’hanno fatto contro Cuba nel 1962 e contro Salvador Allende nel 1973, per ottenere la sua sconfitta.

A dispetto di questo macabro piano contro il Venezuela, contro il popolo venezuelano, Almagro e questo piccolo gruppo di paesi guidati dai centri imperialisti del potere, hanno ignorato i rapporti positivi che le agenzie specializzate delle Nazioni Unite come l’UNICEF, la FAO, UNDP Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, hanno presentato sul Venezuela. Inoltre l’ONU ha recentemente approvato il secondo esame periodico universale con un pieno riconoscimento al suo modello di diritti umani. Non sono riusciti a distruggere il Venezuela e non saranno in grado di farlo.

Il secondo rapporto pubblicato da Luis Almagro, violando le più elementari norme di quest’organizzazione non è un aggiornamento, ma la composizione di una complessa strategia d’intervento con azioni immediate nel medio e lungo termine. Nonostante si richieda nuovamente la sospensione del paese, come effetto giuridico, questo rapporto non è l’obiettivo della sua missione, ma un’azione in più nell’escalation della sua proposta contenente un piano interventista autentico e specifico contro il Venezuela.
Avvertiamo il mondo che tale intervento non sarebbe più solo per rovesciare il governo costituzionale del presidente Nicolás Maduro, ma per sviluppare uno schema interventista complesso, che intende non soltanto insediare un altro governo per soddisfare le aspirazioni dei settori dell’opposizione, ma anche permettere il rafforzamento di tutti i gruppi e settori che seguono la sua scia.

Quest’agenda –ascoltate- è diversa dalla strategia dello scorso anno, perché apre diverse vie d’intervento a lungo termine, che si tratti dell’abbandono in Venezuela del modello di diritti umani mediante la realizzazione di un altro modello, concorde con la strategia e l’offensiva neoliberista che mira a far tornare in condizioni di povertà milioni di cittadini, a favore del beneficio esclusivo delle oligarchie, rendendo la nostra regione una delle più diseguali del mondo.

In questo contesto, il Venezuela e l’Uruguay, paese di origine del Segretario Generale, condividono il primo posto nella regione come i paesi meno diseguali del nostro continente. Inoltre voglio evidenziare che, a questa strategia, si sommano le azioni del gruppo di quattordici paesi che hanno firmato l’infamante comunicato, fortemente interventista che promuove l’offensivo rapporto presentato da Almagro, così come la convocazione per la giornata di domani, di un Consiglio Permanente in cui si intende discutere della situazione del Venezuela senza che il paese interessato ne sia a conoscenza. Invitiamo questi stati ad abbandonare questo piano interventista e destabilizzante orchestrato dal paese egemone del nord contro la nostra Patria.

Con la convocazione spuria di questo Consiglio Permanente sono state violate le norme fondamentali della Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani e le regole essenziali nella procedura di convocazione di riunioni di questo tipo. Si tratta di un’organizzazione alla deriva, senza bussola istituzionale. Il deragliamento assoluto delle sue regole, viene da un passato nefasto e costituisce un futuro fallimento.

Alcune ore fa il Tribunale Supremo di Giustizia della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ha emesso una comunicazione che esorta il governo a richiedere la rimozione di Luís Almagro nell’assemblea generale, ai sensi dell’articolo 116 della Carta dell’OSA. Si richiede inoltre al Segretario Generale di rispettare il processo di dialogo che si sta attuando nella Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Infine il Venezuela annuncia che promuoverà l’organizzazione di alcuni consigli permanenti per:

1. Valutare le azioni del Segretario Generale secondo quanto stabilito dalla risoluzione approvata dall’assemblea generale dell’OSA, realizzata nel giugno 2016 in Repubblica Dominicana, che affronti anche l’uso illecito delle risorse dell’organizzazione e delle sue strutture a fini personali e di parte;

2. Discutere della situazione concernente i migranti che si trovano negli Stati Uniti e il muro;

3. Trattare della solidarietà e del sostengo al popolo peruviano, per le incessanti piogge che hanno colpito la fraterna popolazione;

4. Discutere dei cambiamenti climatici che interessano i piccoli Stati insulari dei Caraibi e l’Amazzonia;

5. Trattare l’attuazione degli accordi di pace in Colombia.

Tutti questi temi sono importanti per le popolazioni dell’Emisfero. Inoltre respingiamo le brutali minacce, manipolazioni e aggressioni che dai centri del potere statunitense vengono commesse contro i governi dei paesi fratelli che mantengono una posizione obiettiva su quanto realmente sta accadendo in Venezuela.

Allo stesso modo, annunciamo che, se gli attacchi e le aggressioni contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela proseguiranno, saranno prese azioni severe e decisive. Come avrebbe detto il gran argentino Julio Cortázar, quando infuriava l’aggressione contro la rivoluzione cubana, “Siamo nel tempo degli sciacalli e delle iene. Gli sciacalli vengono per le nostre ricchezze, le iene per gli avanzi della festa”.

Dall’anima Bolivariana del Venezuela, diciamo, siamo nel tempo dei coraggiosi e dei degni, non potranno vincere contro la forza inarrestabile dei nostri liberatori, eroi e martiri. È giunta l’ora per i popoli dell’America Latina e dei Caraibi e la costruzione della Patria Grande.

Chiudo parafrasando, il nostro grande Libertador Simón Bolívar, facciamo che l’amore unisca con un filo universale i figli dell’emisfero e che l’odio, la vendetta e la guerra, si allontanino dal nostro seno. Grazie mille.

Qui il testo in castigliano

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I movimenti sociali creano pagina Web contro l’ingerenza USA

oWbUqeaygzvKtLL-800x450-noPadda MPPRE

Caracas, 18 marzo 2017.- I Movimenti  sociali hanno aperto una pagina web nella quale tutti i venezuelani e gli altri cittadini del mondo possono manifestare il loro rifiuto alle azioni che il Segretario Generale della Organización de Estados Americanos (OEA), Luis Almagro, promuove contro la nazione Bolivariana.

Almagro ha presentato una nota informativa il 14 marzo passato, nelle quale chiede l’espulsione del Venezuela dalla OEA sulla base di giudizi di valore, che sposano il discorso dei portavoce dell’opposizione i quali promuovono l’intervento nelle questioni interne del Venezuela.

Attraverso il link goo.gl/Z7gPN coloro che rifiutano la violazione della sovranità venezuelana possono esprimersi e dovranno riempire un modulo con il proprio nome, cognome, paese, città di origine e infine, descrivere brevemente il motivo per il quale rifiutano “la Carta Democrática Interamericana” contro il paese.

In questo modo avranno accesso al documento che i 185 movimenti sociali hanno consegnato alla sede della OEA a Caracas, per denunciare l’atteggiamento interventista del suo Segretario Generale.

L’aderente alla Fundación Latinoamericana para los Derechos Humanos y Desarrollo Social (Fundalatin), Virginia King, ha dichiarato in una intervista telefonica con AVN, che le firme saranno raccolte solo attraverso questa pagina, “perché in questo modo certifichiamo la provenienza delle stesse ed inoltre rende più facile il processo che si inquadra anche nell’ambito del rispetto e della garanzia dei diritti umani”.

Ha aggiunto: “(Con las firmas) abbiamo l’obiettivo di creare una coscienza collettiva nella quale tutti possiamo costituirci in quanto difensori dei Diritti Umani, rispettando l’autodeterminazione del nostro popolo, per decidere del nostro destino e le redini del paese”

L’iniziativa sarà diffusa dalle reti sociali dei diversi movimenti organizzati nel paese, ed attraverso fori e dibattitti che si realizzeranno per informare sulle conseguenze della ingerenza imperiale. MPPRE/AVN

[Trad. in castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]

Napoli 22feb2017: Il caso Alfredino Rampi attraverso i media

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I legami di Trump col passato e la resurrezione della sinistra

obama-trumpdi James Petras

09.02.2017- Stati Uniti

 

‘De Omnibus dubitandum’
Bisogna dubitare di tutto

Introduzione
Il Presidente Trump è profondamente radicato nella struttura politica dello stato profondo dell’imperialismo americano. Contrariamente ai riferimenti occasionali al non intervento nelle guerre d’oltremare, Trump ha seguito le orme dei suoi predecessori. Mentre i neo-conservatori e i liberali hanno sollevato lamenti e gemiti per i legami di Trump con la Russia, per le sue ‘eresie’ sulla NATO e le sue aperture alla pace in Medio Oriente, in pratica, lui ha scartato il suo imperialismo umanitario mercantile e si è impegnato nelle stesse politiche bellicose della sua rivale presidenziale del PD, Hillary Clinton.

 

Siccome gli manca la viscida ‘demagogia’ dell’ex-presidente Obama, e non spalma le sue azioni con appelli d’accatto alla politica ‘identitaria’, i grezzi e rudi pronunciamenti di Trump trascinano giovani manifestanti per le strade in azioni di massa. Queste manifestazioni sono in maniera più o meno palese sostenute dai maggiori oppositori di Trump tra i banchieri di Wall Street, gli speculatori e i magnati dei mass-media. In altre parole, il presidente Trump è un porta-insegne e un seguace, non un ‘rivoluzionario’ e neanche un ‘agente di cambiamento’.
Cominceremo col discutere la traiettoria storica che ha dato alla luce il regime di Trump. Poi identificheremo le politiche in corso e gli impegni che determinano la direzione presente e il futuro della sua amministrazione. Concluderemo cercando di capire come l’attuale reazione possa essere in grado di produrre trasformazioni future.  Sfideremo l’attuale ‘catastrofico’ e apocalittico delirio e offriremo ragioni per una prospettiva ottimista per il futuro. In breve: questo saggio sottolineerà come la negatività del presente possa diventare una positività realistica.

 

 

Sequenze storiche

 

Nel corso degli ultimi due decenni, i presidenti degli Stati Uniti hanno sperperato le risorse finanziarie e militari del paese in guerre senza fine, senza speranza di vittoria, come anche in debiti commerciali e squilibri fiscali da milioni di miliardi di dollari. I leader degli Stati Uniti sono impazziti, provocando grandi crisi finanziarie globali, permettendo alle maggiori banche di fallire, distruggendo i piccoli titolari di mutui ipotecari, devastando i produttori e creando disoccupazione di massa, seguita da lavori instabili a bassa retribuzione, che portano al collasso gli standard di vita della piccola borghesia e della classe lavoratrice.

 

Le guerre imperiali, i miliardi di dollari dei salvataggi per i miliardari e la fuga incontrastata delle corporations multinazionali all’estero, hanno ampiamente approfondito le disuguaglianze di classe e dato origine ad accordi commerciali che favoriscono la Cina, la Germania e il Messico. Negli Stati Uniti, i principali beneficiari di queste crisi sono stati i banchieri, i miliardari high-tech, gli importatori commerciali e gli esportatori dell’agro-business. Di fronte alle crisi sistemiche, i regimi al potere hanno risposto approfondendo e ampliando i poteri del Presidente U.S. sotto forma di decreti presidenziali. Per coprire la serie decennale di sconfitte, sono stati incarcerati i ‘delatori’ patriottici e la sorveglianza high-tech da stato di polizia si è infiltrata in ogni settore della cittadinanza.
I Presidenti Bush, Clinton e Obama hanno definito la traiettoria delle guerre imperiali e di rapina di Wall Street. La polizia di Stato, i militari e le istituzioni finanziarie sono saldamente intrecciati nella matrice del potere. Centri finanziari come Goldman Sachs, hanno più volte dettato il programma e controllato il Dipartimento del Tesoro e delle agenzie che regolano il commercio e le banche. Le “istituzioni permanenti” dello Stato sono rimaste, mentre i presidenti, a prescindere dal partito, sono stati rimpastati, dentro e fuori l’ “Ufficio Ovale”.
Il ‘primo’ Presidente ‘nero’ Barack Obama ha promesso la pace e portato avanti sette guerre. Il suo successore, Donald Trump, è stato eletto sulla base della promessa di “non intervento” e prontamente ha brandito il “bastone da bombardamento” di Obama: il piccolo Yemen è stato attaccato dalle forze USA, gli alleati della Russia nella regione ucraina del Donbas sono stati aggrediti dagli alleati di Washington a Kiev e il ‘più realista’ rappresentante di Trump, Nikki Haley, ha messo in piedi un bellicoso spettacolo alle Nazioni Unite, nello stile della ‘Signora intervento umanitario’ Samantha Power, ragliando invettive contro la Russia.

 

Dove è il cambiamento? Trump ha seguito Obama aumentando le sanzioni contro la Russia, mentre minaccia la Corea del Nord di distruzione nucleare, a seguito del maggior dispiegamento militare voluto da Obama nella penisola coreana. Obama ha lanciato una guerra per interposta persona contro la Siria e Trump ha intensificato la guerra aerea su Raqqa. Obama ha circondato la Cina con basi militari, navi da guerra e aerei da guerra e Trump gli è andato dietro a passo d’oca  con retorica guerrafondaia. Obama ha raggiunto il record nell’espulsione di due milioni di lavoratori messicani nel corso di otto anni; Trump lo ha seguito con la promessa di espellerne ancora di più.

 

In altre parole, il presidente Trump ha doverosamente preso il cammino lungo la traiettoria dei suoi predecessori, bombardando gli stessi paesi già nel mirino, mentre plagiava i loro discorsi maniacali presso le Nazioni Unite.
Obama ha aumentato il tributo annuale a Tel Aviv per l’incredibile somma di $ 3,8 miliardi, mentre belava qualche critica pro-forma verso l’espansione coloniale israeliana in Palestina; Trump ha proposto di spostare l’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, mentre balbettava qualcuna delle sue solite insignificanti critiche agli insediamenti ebraici illegali sulla terra palestinese trafugata.

 

Ciò che colpisce in maniera straordinaria è la somiglianza delle politiche di Obama e Trump in politica estera, i loro mezzi e alleati. Ciò che differisce è il loro stile e la loro retorica. Entrambi i Presidenti, propostisi come ‘Agenti di Cambiamento’, hanno immediatamente rotto le stesse roboanti promesse pre-elettorali e hanno funzionato alla grande dentro i confini delle sempiterne istituzioni di stato.

 

Le differenze che presentano sono il risultato di contrastanti contesti storici. Obama ha assunto il crollo del sistema finanziario e ha cercato di regolamentare le banche, al fine di stabilizzare le transazioni. Trump ha assunto la Presidenza dopo la ‘stabilizzazione’ da  un trilione di dollari di Obama e ha cercato di eliminare le regolamentazione – sulle orme del Presidente Clinton! Così ‘tanto rumore’ sulla ‘deregulation storica’ di Trump!

 

L’’inverno dello scontento’, sotto forma di proteste di massa contro il bando anti- immigrati e visitanti da sette paesi a maggioranza musulmana di Trump deriva direttamente dalle ‘sette micidiali guerre’ di Obama. Gli immigrati e i rifugiati sono il prodotto diretto delle invasioni di Obama e degli attacchi a questi paesi, che hanno portato a omicidi, ferimenti, spostamenti forzati e miseria a milioni di persone ‘prevalentemente’ (ma non esclusivamente) musulmane. Le guerre di Obama hanno creato decine di migliaia di ‘ribelli’, insorgenti e terroristi. I profughi, in fuga per la loro vita, sono stati ampiamente esclusi dagli Stati Uniti sotto Obama e la maggior parte hanno cercato rifugi sicuri nei campi squallidi e nel caos dell’UE.

 

Per quanto terribile e illegale la chiusura delle frontiere ai musulmani da parte di Trump e per quanto promettenti sembrino le proteste pubbliche di massa, si tratta in entrambi i casi del risultato di una quasi decennale politica di omicidi e caos sotto la Presidenza di Obama.

 

Seguendo la traiettoria politica – Obama ha versato il sangue e Trump, nel suo volgare stile razzista, è stato lasciato a ‘ripulire il casino’. Mentre Obama è stato trasformato in un ‘premio Nobel per la Pace’, creatore di pace, lo scontroso Trump è stato attaccato significativamente per aver osato prendere lo straccio insanguinato!
Trump ha scelto di percorrere la via della calunnia e affronta l’ira di purgatorio. Nel frattempo, Obama è fuori a praticare il golf, il windsurf e a esibire il suo sorriso ‘chi se ne frega’ ai suoi adoranti scribacchini nei media.

 

Mentre Trump ripercorre il sentiero tracciato da Obama, centinaia di migliaia di manifestanti riempiono le strade per protestare contro il ‘fascista’, con decine di reti principali di mass-media, decine di plutocrati e ‘intellettuali’ di tutti i generi, razze e credi che si contorcono per l’oltraggio morale! Si rimane confusi per il silenzio assordante mostrato da questi stessi attivisti e forze quando le aggressive guerre e gli attacchi di Obama hanno portato alla morte e alla deportazione di milioni di civili, per lo più musulmani, e soprattutto donne – mentre le loro case, i matrimoni, i mercati, le scuole e i funerali erano bombardati.

 

Questo per quanto riguarda la confusione delle teste americane! Si dovrebbe cercare di capire le possibilità che nascono da un enorme settore che finalmente rompe il proprio silenzio, mentre l’ovattata bellicosità di Obama è stata trasformata nella grezza marcia di Trump verso l’apocalisse.

 

 

Prospettive ottimistiche

 

Molti si disperano ma ancora più persone sono diventate più consapevoli. Individueremo le prospettive ottimistiche e le speranze realistiche radicate nella realtà e nelle tendenze attuali. Realismo significa discutere sviluppi contraddittori, polarizzanti e perciò non consideriamo alcuno sbocco ‘inevitabile’. Questo significa che i risultati sono ‘terreno conteso’, dove i fattori soggettivi giocano un ruolo di primo piano. L’interfaccia delle forze in conflitto può risultare in una spirale ascendente o verso il basso – verso una maggiore uguaglianza, sovranità e liberazione o verso una maggiore concentraione di ricchezza, potere e privilegi.

La concentrazione più retrograda di potere e ricchezza si trova nell’oligarchica Unione Europea dominata dalla Germania – una configurazione che è sotto assedio da parte delle forze popolari. Gli elettori del Regno Unito hanno scelto di uscire dalla UE (Brexit). Come risultato, la Gran Bretagna deve affrontare una rottura con la Scozia e il Galles e una ancora maggiore separazione dall’Irlanda. La Brexit porterà a una nuova polarizzazione quando i banchieri londinesi si sposteranno verso l’UE e i leader del libero mercato si confronteranno coi lavoratori, coi protezionisti e con la crescente massa di poveri. La Brexit fortifica le forze nazional-populiste e di sinistra in Francia, Polonia, Ungheria e Serbia e frantuma l’egemonia neo-liberista in Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e altrove. La sfida per gli oligarchi UE è che l’insurrezione popolare intensificherà la polarizzazione sociale e potrà portare a movimenti di classe progressisti come una volta o a partiti nazionalisti autoritari.

 

L’ascesa al potere di Trump e dei suoi decreti attuativi hanno portato a polarizzare altamente gli elettorati, a una maggiore politicizzazione e all’azione diretta. Il risveglio dell’America approfondisce le incrinature interne tra i piccoli ‘d’ democratici, le donne progressiste, i sindacalisti, gli studenti e gli altri contro gli opportunisti del Partito Democratico, i grandi ‘D’, gli speculatori, i guerrafondai democratici di tutta una vita, i galoppini borghesi neri ‘D’ del partito (i mis-leader) e un piccolo esercito di ONG finanziate dalle imprese.

 

L’adozione da parte di Trump del programma militare Obama-Clinton e di Wall Street porterà a una bolla finanziaria, a spese militari gonfiate e a guerre sempre più costose. Queste divideranno il regime dai suoi sostenitori sindacalisti e della classe operaia, ora che il gabinetto di Trump si è formato interamente con miliardari, ideologi, sionisti rabbiosi e militaristi (contro la sua promessa di nominare imprenditori ‘dal muso duro’ e realisti del mondo degli affari). Ciò potrebbe creare una ricca opportunità per movimenti futuri che rigettino il vero orribile volto del regime reazionario di Trump.

La contrarietà di Trump al NAFTA, la difesa del protezionismo e dello sfruttamento delle risorse finanziarie minerà i regimi narco-neoliberali corrotti e sanguinari, che hanno governato il Messico negli ultimi 30 anni, dai giorni di Salinas. La politica anti-immigrazione di Trump porterà i Messicani a dover scelgiere tra ‘la lotta e la fuga’, per affrontare il caos sociale creato dalle narco-bande e dalla polizia criminale. Esso forzerà lo sviluppo dei mercati nazionali e dell’industria del Messico. Le masse di consumatori interni e la proprietà abbracceranno movimenti nazional-popolari. I cartelli della droga e i loro sponsor politici perderanno i mercati degli Stati Uniti e affronteranno l’opposizione interna.
Il protezionismo di Trump limiterà il flusso illegale di capitali dal Messico, che ammontava a $ 48.300.000.000 nel 2016, ovvero il 55% del debito del Messico. La transizione del Messico dalla dipendenza e dal neo-colonialismo risulterà profondamente polarizzare per lo stato e la società; il risultato sarà determinato dalle forze di classe.

 

Le minacce economiche e militari di Trump contro l’Iran rafforzeranno le forze nazionaliste, populiste e collettiviste nei confronti dei neo-liberisti ‘riformisti’ e dei politici all’occidentale. L’alleanza anti-imperialista dell’Iran con lo Yemen, la Siria e il Libano si solidificherà contro il quartetto guidato dagli Stati Uniti, cioè Arabia Saudita, Israele, Gran Bretagna e Stati Uniti.

 

Il supporto di Trump al massiccio sequestro da parte israeliana della terra palestinese e il suo bando stile ‘solo Ebrei’ contro i musulmani e i cristiani porterà al ‘rovesciamento’ dei multi-milionari collaborazionisti dell’Autorità Palestinese e al sorgere di ancora più rivolte e intifade.

 

La sconfitta dell’ISIS rafforzerà le forze governative nell’Iraq indipendente, in Siria e in Libano, indebolirà la presa imperiale e aprirà la porta alle lotte secolari, democratiche e popolari.

 

La campagna anti-corruzione su larga scala e su lungo termine del Presidente della Cina Xi Jinping ha portato all’arresto e alla rimozione di oltre un quarto di milione di funzionari e uomini d’affari, inclusi miliardari e leader ai vertici del Partito. Gli arresti, i procedimenti giudiziari e la carcerazione hanno ridotto l’abuso del privilegio, ma cosa più importante, hanno migliorato le prospettive per un vasto movimento sociale, capace di sfidare le disuguaglianze. Quello che era iniziato dal ‘di sopra’ può provocare movimenti ‘del basso’. La rinascita di un movimento che guardi a valori socialisti  può avere un impatto importante sugli stati vassalli degli Stati Uniti in Asia.

Il sostegno della Russia ai diritti democratici nell’Ucraina orientale e la ri-costituzione della Crimea tramite referendum possono limitare i regimi fantoccio USA sul fianco meridionale della Russia e ridurre l’intervento degli Stati Uniti. La Russia può sviluppare pacifici legami con gli Stati europei indipendenti, in seguito alla disgregazione della UE e alla vittoria elettorale Trump, ben oltre la minaccia da parte del regime di Obama-Clinton di una guerra nucleare.

 

Il movimento mondiale contro la globalizzazione imperialista isola la morsa di potere voluta dalla destra degli Stati Uniti in Sud America. Il perseguimento di patti commerciali neo-liberisti da parte del Brasile, dell’Argentina e del Cile si trova sulla difensiva. Le loro economie, quelle dell’Argentina e del Brasile soprattutto, hanno visto un aumento di tre volte tanto del tasso di disoccupazione, di quattro volte del debito estero, una crescita stagnante o negativa e ora devono affrontare scioperi generali supportati dalle masse. Il ‘toadyismo’ neo-liberista sta riportando alla lotta di classe. Ciò può ribaltare l’ordine post-Obama in America Latina.
Conclusione

In tutto il mondo, all’interno dei paesi più importanti, l’ordine ultra-neo-liberista del passato quarto di secolo si sta disintegrando. Vi è un aumento improvviso e massiccio di movimenti dall’alto e dal basso, dai nazionalisti alla sinistra democratica, dagli indipendenti populisti alla destra reazionaria della ‘vecchia guardia’: è emerso un nuovo universo politico frammentato e polarizzato. L’inizio della fine del corrente ordine imperial-globalista sta creando opportunità per un nuovo ordine democratico collettivista e dinamico. Gli oligarchi e le elite della ‘sicurezza’ non daranno facilmente spazio alle richieste popolari né si faranno da parte. Si affileranno coltelli, decreti esecutivi verranno emanati, colpi di stato elettorali andranno in scena nel tentativo di prendere il potere. I movimenti democratici popolari emergenti hanno bisogno di superare la frammentazione dell’identità e scegliere leader unitari, egualitari, che possano agire con decisione e in modo indipendente dagli esistenti leader politici, i quali compiono gesti drammatici e plateali, mentre cercano un ritorno alla puzza e allo squallore del recente passato.

 

[Trad. dall’inglese per Albainformazione di Marco Nieli]

Oliver Stone: «Il giornalismo mondiale ha fallito»

da Yvke Mundial/Correo del Orinoco

7feb2017.- Oliver Stone è convinto che i responsabili della circolazione di tante notizie false nel mondo non sono i canali alternativi ma piuttosto i media più prestigiosi.

Presentando il documentario Ucraina on fire che ha prodotto e che racconta la “rivoluzione” Ucraina del 2014, Stone ha voluto portare il suo punto di vista secondo il quale i generatori delle fake news sono soprattutto i canali di stampa tradizionali. 

La “rivoluzione” Ucraina, la cui responsabilità è stata attribuita alla Russia di Vladimir Putin, è stata invece elaborata e finanziata dagli Stati Uniti per far ricadere la responsabilità sulla Russia e giustificare ancora l’esistenza della Nato. 

Stone ha inoltre definito ridicola la teoria secondo la quale Donald Trump sarebbe stato eletto grazie alle interferenze di Vladimir Putin. 

Il documentario è stato presentato durante la prima edizione di “Filming on Italy” un evento di promozione dell’Italia come set cinematografico organizzato a Los Angeles. Il regista e l’Ucraino Igor Lopatonok. Stone lo ha prodotto e ha intervistato i protagonisti del caso: Vladimir Putin e Victor Yanukovich, ex presidente ucraino deposto dopo che si è fatta passare quella ucraina, come una rivoluzione partita dal basso ma, secondo la versione del documentario, è stato invece un autentico colpo di Stato che ha goduto del finanziamento degli Stati Uniti. 

Gli Stati Uniti hanno un ruolo enorme ed una grande responsabilità e lo continuano a negare. Lo ha affermato il regista vincitore dell’Oscar per “Platoon” e “Nato il 4 luglio”, tra gli altri. Stone ha affermato che: “è una situazione dolorosa per la gente Ucraina. Quella che raccontiamo non è la narrazione ufficiale ma invece quello che è realmente successo. Non lo vedranno nei media statunitensi ma troveremo il modo di diffondere il nostro documentario anche se fosse attraverso YouTube”.

Stone ha criticato duramente il giornalismo statunitense responsabilizzandolo per aver accettato la versione del governo senza fare alcuna ricerca, senza andare a fondo. “Che fine ha fatto il giornalismo degli anni ’60, quello che ha portato alla luce lo scandalo del Watergate e ha mostrato la vera faccia della guerra del Vietnam?”, si chiede Stone, “Ad un certo punto la stampa ha smesso di avere senso critico. La sua funzione dovrebbe essere quella di analizzare le teorie delle fonti ufficiali e criticarle ma già non lo sta più facendo, e questo documentario mostra chiaramente il suo fallimento”. 

Il New York Times, il Washington Post e altre prestigiose testate statunitensi non stanno più svolgendo il ruolo di un tempo, ossia il loro lavoro, ha denunciato il regista Stone, anche commentato l’elezione di Trump alla Casa Bianca, e ha definito ridicole le teorie secondo le quali lo stesso Trump, abbia vinto grazie all’ingerenza russa. 

“Sono gli Stati Uniti ad avere una lunga tradizione di ingerenza nella politica degli altri Paesi, non la Russia”, ha ricordato.

[…]

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

Napoli 12feb2017: GAlleЯi@rt con l’ANPI

L'immagine può contenere: 4 persone, persone che sorridono, spazio al chiuso

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