Una sfida a colpi di twitter

di Geraldina Colotti – Il Manifesto

Dopo la morte di Chávez il Venezuela verso le elezioni
del 14 aprile. L’oppositore Capriles in campo contro
Maduro, vincente per tutti i sondaggi. È già campagna
elettorale sul web, dove lo sfidante gioca sporco

Alla Candelaria, quartiere di classe media, il furgoncino trasmette una canzonetta elettorale: per il candidato di opposizione Henrique Capriles Radonski, che corre per la Mesa de la Unidad democratica (Mud) e che sfiderà Nicolas Maduro alle elezioni del 14 aprile. «Questa sì che è musica – dice il commerciante di liquori -, altroché il tormentone chavista di Patria e socialismo. Ti darò il voto, mio Capriles». La parrucchiera di fianco brontola infastidita, espone opuscoli e bandierine bolivariane. Due donne discutono davanti all’edicola: hanno entrambe comprato un numero monografico – ma di orientamento opposto – sulla morte di Chávez: «Vedi che ha detto qui? – s’accalora indicando le pagine – “se il clima fosse una banca, lo avrebbero già salvato”. E qui: “un serpente è più umano di un fascista o di un razzista”». E l’altra replica: «Sì, come no? Ha dato i nostri soldi a Cuba e guarda come ha ridotto le classi medie». «Non mi sembri malridotta», rintuzza la prima signora. Alcune ragazze ridono, fanno la coda per farsi dipingere le unghie. Trafficano con i telefonini, si scambiano i twitter di Maduro o di Capriles.

La campagna per le presidenziali comincerà il 2 di aprile, ma i candidati già si scambiano accuse e sfide. Il twitter è uno strumento per mantenersi al diapason con le reti sociali e con il ritmo battente del paese. Con l’account @chavezcandanga, aperto nel 2010, il defunto presidente aveva collezionato oltre 4 milioni di affezionati: ed era risultato il secondo capo di stato più popolare in twitter dopo Barack Obama. L’ultimo messaggio inviato da Chávez attraverso la rete sociale è stato il 18 febbraio del 2013, mentre tornava a morire nel suo paese. Il candidato della destra usa questo strumento dal 2009, è presente su Facebook e ora su Instagram. Fu però nella campagna elettorale del 7 ottobre del 2012 – quando venne battuto da Chavez con oltre il 56% di preferenze – che superò la soglia dei 2 milioni di seguaci. Attraverso l’account @hcaprileslancia strali contro il governo, spera di «realizzare il sogno di un Venezuela unito e prospero» e sintetizza il suo programma «in tre cose, Speranza, Fede e Coraggio!». A volte riunisce i sostenitori nelle chiese tra una selva di braccia tese, a metà fra il giuramento e il saluto fascista. Però, per evitare che Maduro usufruisca dell’ondata emotiva dopo la morte di Chávez, tenta ancora la carta progressista, alludendo al «modello brasiliano» inaugurato da Lula. Dopo aver criticato in tutti i modi l’insistente ricorso chavista all’eroe dell’indipendenza, adesso ha chiamato il suo comitato elettorale «comando Simon Bolivar», che gli avversari hanno prontamente ribattezzato «comando Saimon Bush Bolivar». Ma Capriles grida: «Non siamo l’opposizione, siamo la soluzione», invita l’avversario a un confronto diretto in tv e dice che «Nicolas» non vale un’unghia del defunto presidente. Poi accusa il governo di tutto – infrastrutture obsolete, inflazione, insicurezza e scarsità di prodotti nei supermercati. Dimenticando che lo stato Miranda, da lui governato, presenta uno dei più alti tassi di violenza registrati. «Qui in Venezuela – dice una stimata docente di economia che intende mantenere l’anonimato – funziona una strana logica: quando aumenta il benessere e c’è più richiesta, non si aumenta la produzione, ma si aumentato i prezzi. Gli imprenditori ricevono prestiti dal governo, aiuti e infrastrutture: a differenza della borghesia di altri paesi non rischiano niente, quindi non fanno niente per lo sviluppo del Venezuela. E a ogni scadenza elettorale i grandi gruppi privati della distribuzione non mandano i prodotti nei supermercati. Ma il popolo venezuelano ormai conosce l’antifona, e non ci casca». Tutti gli istituti di sondaggio, di opposte tendenze, danno vincente il candidato chavista: Datanálisis gli attribuisce 15 punti di vantaggio, Hinterlaces lo dà al 53% contro il 35% di Capriles, 18 punti di differenza. Il candidato della destra adotta un discorso aggressivo, incita i giovani sostenitori a cercare lo scontro. Qualche giorno fa, la polizia ha lanciato qualche lacrimogeno per dividere giovani studenti di entrambe le fazioni. Quelli di destra, detti della «mano bianca» – un’allusione alla mano nera del gruppo Otpor creato nelle stanze di Washington, attivo durante le cosiddette «rivoluzioni colorate» – hanno tentato di raggiungere la sede del Consiglio nazionale elettorale, accusato di aver favorito il candidato governativo. Per Jorge Rodriguez, che dirige il comando di campagna «Hugo Chávez» – fino al 7 ottobre si chiamava «comando Carabobo» – l’opposizione «sta preparando il terreno per dire che non parteciperà a queste elezioni». Per Rodriguez, Maduro riceverà 10 milioni di voti. Alla riunione con il Polo patriottico, una delle formazioni che compone l’alleanza chavista, Rodríguez ha accusato l’opposizione di ricevere finanziamenti da Otto Reich e Roger Noriega, i due funzionari Usa espulsi dal paese il giorno della morte di Chávez con l’accusa di preparare piani eversivi. Le relazioni diplomatiche col Nordamerica sono state congelate, anche se il Venezuela continua a rifornire di petrolio gli Stati uniti. Intanto, dall’Argentina, le reti sociali sono in allarme per un convegno internazionale, previsto tra l’8 e il 12 aprile, in cui ex golpisti e affaristi della destra europea e latinoamericana si riuniranno con quella venezuelana: rappresentata da Marcel Granier (presidente dell’emittente Rctv) e dalla deputata Maria Corina Machado, entrambi coinvolti nel colpo di stato a Chávez dell’aprile 2002. Qualche giorno fa, Maduro ha denunciato un complotto della Cia per uccidere Capriles e creare il caos. L’attuale presidente incaricato va ai comizi guidando un autobus. Una risposta all’avversario che lo accusa di avere truccato la sua biografia per sembrare più radicale. Maduro visita fabbriche e pozzi petroliferi, snocciola i dati in positivo dell’economia venezuelana, illustra i piani di sviluppo in costruzione. Ribadisce la continuità con la politica di Hugo Chávez. Così piace al popolo: «Chávez era magico – dice Evelia applaudendo le parole di Maduro – non facevo in tempo a pensare una cosa, e lui subito la realizzava. Ha cambiato il volto del paese, ci ha cambiato tutti». «Per me e per tanti ragazzi – aggiunge Ivan, un giovane del Psuv – non era solo il comandante, era un padre, un grande leader per l’America latina. Ci ha lasciato il Piano della Patria in cinque punti, un programma per costruire il nuovo socialismo». Anche l’attuale presidente incaricato si rivolge agli elettori attraverso il twitter @NicolasMaduro, che in poco più di una settimana ha registrato oltre 430.000 simpatizzanti.

Una strategia elettorale utilizzata solo da tre dei sei candidati alla presidenza. Se ne serve María Bolívar, che nella precedente elezione fece effetto con la frase «dammi un aiutino». Con @mariabp2012 conta 24.026 affezionati. Reina Sequera ha solo un profilo in Facebook. Gli altri due candidati, Julio Mora e Eusebio Méndez non contano sulla rete. Per sostenere Maduro, sul web e in piazza, cento collettivi hanno dato vita al Comando di campagna popolare Hugo Chávez (Capucha): il simbolo è un passamontagna modello zapatista, da cui spuntano gli occhi del presidente morto: per dire «siamo tutti Chávez, e con Maduro la lotta continua».

Jesus Meta Diaz dirige la Commissione nazionale di appoggio alla campagna di Nicolas Maduro. Monitora come i media riflettano il discorso dei due candidati a presidente. Capriles sta attaccando il chavismo sul suo stesso terreno. L’opposizione cambia pelle? Questa destra ha alle spalle una storia di fascismo e di golpismo che ha avuto i suoi picchi con il colpo di stato dell’aprile 2002 e poi con lo sciopero padronale e petrolifero. La strategia è sempre il terrore psicologico. Ma se prima agitava i sonni della classe media sostenendo che Chávez le avrebbe sottratto i figli e la casa, adesso cerca di mimetizzarsi nel discorso della rivoluzione. Sente che, senza Chavez, può trovare un punto debole in un leader giovane come Maduro, e lo vuole affrontare sul suo terreno fingendo di assumere la bandiera del cambiamento sociale che noi vorremmo abbandonare. Ci accusa di provocare una spirale inflattiva che si mangerà i salari e le coperture sociali. Dà la colpa di tutto a Maduro, personalizza un percorso che si è reso necessario quando c’era ancora Chávez, e che non ha minimamente comportato un cambio di registro, né un passo indietro nella lotta per la liberazione del popolo dal capitalismo. Il bolivar era supervalutato, a tutto vantaggio di altri paesi, ed è stato necessario riequilibrare. Non ci sarà nessuna catastrofe, perché il governo ha previsto un muro di contenzione contro la crisi: non ci sarà liberazione dei prezzi o privatizzazione dei servizi pubblici. Chávez ha rigettato le ricette della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale e così continueremo a fare. Alcuni problemi, però, sono reali. Quanto può incidere questa propaganda?

Noi siamo 8 milioni e duecentomila, loro 6 milioni e mezzo. Il rapporto dovrebbe essere 90 a 10, dato l’immenso vantaggio che questo processo ha portato non solo ai poveri – in termini di diritti, salute, lavoro, pensione – ma anche alla classe media, che è passata da 3 a 7 milioni. Lo psico-terrore, dispiegato in questi 14 anni, ma usato in 500 anni di dominazione coloniale, incide. Siamo un paese in cui si fa politica in modo viscerale, non c’è abitudine a militare in un vero partito, vi sono circoli di studio e persone preparate, ma la gran massa agisce in base all’emotività. La destra controlla settori chiave della società che le danno molto potere e incidono nella coscienza collettiva. Il primo cardine è l’ambasciata Usa, poi c’è la chiesa, in gran parte schierata apertamente contro il governo al punto da raccogliere le firme contro Chávez: in molte parrocchie si manipolano le coscienze. Poi c’è il potere economico dei grandi settori industriali e commerciali schierati con l’opposizione. Ambienti che influenzano molto le classi medie e anche quelle popolari, che nei quartieri ripetono i discorsi dei padroni. Un altro fattore è costituito dai grandi media come Globovision, detta «Globoterrore». Loro hanno una portata e un audience nazionale con cui non riusciamo a competere. Quasi tutta la stampa regionale è di destra, quella nazionale anche. E poi ci sono le corporazioni – ingegneri, avvocati – che non sono schierate con noi. E infine le grandi università nazionali, che un tempo erano di sinistra e ora sono in mano al nemico. La figura di Chávez è quella di un gigante che, per aggirare tutto questo apparato, per rompere questa barriera, ha costruito un rapporto diretto ed emotivo col popolo. Ora il pericolo è che la destra ci infiltri e ci debiliti dal punto di vista politico e morale, e questo incida, e porti la gente a pensare che il proceso è contro il popolo e non a suo favore.

Il culto di Chávez spinto all’eccesso non rischia di rivelarsi un boomerang? Oltretutto si diceva contrario alle imbalsamazioni.
I popoli latinoamericani non sono pragmatici come voi in Europa. Sono portati a mitizzare. Essere presidente della repubblica è un esercizio politico, ma qui può apparire eccezionale. Ci si interessa alla sua vita, se ne esaltano le qualità.
Chávez è penetrato nel cuore della gente, che lo ha visto come un leader religioso, ma con una fibra molto terrena, lo ha votato e amato. Gli artisti hanno celebrato e celebrano quell’amore.
Ora siamo nell’onda emotiva della sua scomparsa, in cui Maduro sta presentando il suo piano di governo: continuare l’immensa opera di inclusione sociale verso il socialismo, consolidando i
piani in cui non abbiamo ancora inciso.

…eppur si muove!

dal forum BRICS e dall’America Latina grandi stimoli per politiche alternative

di Carlo Amirante

In questi giorni si è verificato a Durban, nella Repubblica Sudafricana, il Quinto summit dei paesi del BRICS (Brasile, Russia, Cina, India e Sud Africa). Il risultato più significativo è stato la fondazione della Banca di Sostegno allo Sviluppo, un’istituzione della quale potrà beneficiare in prospettiva circa il 40% della popolazione mondiale.

Si tratta indubbiamente di un evento destinato a realizzare una svolta in un sistema monetario-finanziario-bancario mondiale governato fino ad oggi dalla coppia Fondo Monetario Internazionale-Banca Mondiale che ha esercitato una influenza determinante non solo sulle politiche monetarie e commerciali mondiali ma anche su quella che fino ad oggi era considerata l’area economica e commerciale più potente, estesa e integrata del mondo occidentale: il Mercato Comune Europeo.

I risultati del 5° summit dei BRICS, nel proseguire le linee tracciate dagli accordi dei forum precedenti, sono la base di una nuova e più articolata strategia generale di sviluppo che si propone l’espansione della collaborazione tra i paesi BRICS. Le prospettive di forte implementazione della cooperazione economica fra tali paesi destano grande interesse perché innanzitutto viene confermato lo sviluppo della green economy e un accordo sul supporto di progetti per le infrastrutture in Africa.

In questo quadro la prospettiva di una rapida attivazione della Banca di Sviluppo – che si dovrebbe giovare anche di una valuta di riserva autogestita per un ammontare iniziale di $100 miliardi, mentre la creazione di una sorta di «rete assicurativa» finanziaria globale integrerebbe i meccanismi internazionali di difesa finanziaria esistenti – sembra destinata a rappresentare un evento che non mancherà di avere una forte influenza sia sull’attuale regime degli scambi internazionali che sulla stessa filosofia di sostegno dei paesi o delle regioni in via di sviluppo che finora hanno sofferto le politiche neocoloniali del FMI e della BM.

In attesa dell’annunziata formalizzazione di un grande accordo USA-UE per cui è già previsto a giugno l’inizio dei negoziati per raggiungere nel 2014 la firma di un contratto per una zona economica super-globale denominato TAFTA (Transatlantic Free Trade Area), le forze progressiste e soprattutto i movimenti autonomi che si stanno sviluppando nei paesi dell’Europa meridionale più colpiti dall’onda lunga della crisi capitalistica, ed in particolare in Italia dove il M5S sta costringendo i partiti, le associazioni e le rappresentanze sindacali ad una radicale e benefica autocritica, si trovano finalmente di fronte alla possibilità di prospettare soluzioni e proposte alternative rispetto agli esiti disastrosi della globalizzazione neocoloniale lanciata con leggerezza, condivisa dai responsabili della UE, da Clinton come il “nuovo secolo americano”.

Mai come oggi tutte quelle intelligenze individuali e collettive che non accettano il fatto compiuto dell’inevitabile perpetuazione dei processi di unificazione mercantile, economica e soprattutto finanziaria guidata dalla troika FMI, BM e OMC e sostenuta da un sistema di compagnie di rating, finanziate e sostenute dalle più potenti multinazionali (spesso a prevalete capitale nordamericano, inglese e tedesco) sono chiamate ad una riflessione che lungi dal partire da zero può valersi, senza ovviamente mitizzazioni né pregiudizi, delle stimolanti esperienze di organizzazioni politico-economiche latinoamericane come l’ALBA, UNASUR, MERCOSUR e CELAC. Queste organizzazioni che fanno della cooperazione, della solidarietà fra i paesi membri e i rispettivi popoli e di rapporti di scambio rivolti alla soddisfazione dei bisogni piuttosto che alla perpetuazione dei rapporti di forza fra economia e governi, le linee guida di un modo alternativo di intendere le relazioni internazionali, possono rappresentare infatti un momento estremamente utile di riflessione.

Anche a partire da precedenti e virtuose esperienze è possibile infatti prospettare un nuovo quadro economico e sociale; nuove possibilità di occupazione e riorganizzazione dell’economia possono derivare dalla valorizzazione della green economy e dal recupero di tutte quelle professionalità sia tecnologiche che artigianali di cui è ricco in nostro paese, per un rilancio di forme di organizzazione di vita che partano da un serio recupero e dalla valorizzazione dei patrimoni produttivi, ambientali, artistici, culturali ed identitari, sciaguratamente trascurati all’insegna di una insensata omologazione di modi di produzione e di stili di vita.

50 verità in relazione al candidato della destra venezuelana

Chi è il candidato che si opporrà a Nicolás Maduro nelle elezioni del 14 aprile 2013?

di Salim Lamrani*

Sul sito Opera Mundi maggiori dettagli sul percorso di Henrique Capriles, governatore dello stato Miranda e candidato alle elezioni presidenziali venezuelane del prossimo mese.

  1. Nato nel 1972, Henrique Capriles Radonsky discende da due delle più potenti famiglie venezuelane, le quali si trovano al comando di vari conglomerati industriali, immobiliari e mediatici (Capriles), e possiedono il Circuito Nacional de Exhibiciones (Cinex), seconda catena di distribuzione cinematografica del paese (Radonsky).
  2. La sua famiglia è proprietaria del quotidiano di maggior diffusione nazionale, Últimas Noticias, di stazioni radio e di un canale televisivo.
  3. Negli anni ’80 ha militato nel partito di estrema destra Tradición, Familia y Propiedad. Capriles ha accusato il geverno e la famiglia di Chávez di aver manipolato la data di morte del presidente venezuelano.
  4. Capriles è stato eletto deputato nel 1999 per lo Stato di Zulia con il partito di destra COPEI. Contro ogni pronostico, e a dispetto della sua inesperienza politica, è stato nominato immediatamente presidente della Camera dei Deputati, diventando il più giovane deputato a dirigere la camera bassa del Parlamento.
  5. In realtà, è riuscito a imporsi agli altri aspiranti con una più lunga militanza politica grazie al potere economico e finanziario della sua famiglia, che aveva finanziato le campagne di molti deputati.
  6. Nel 2000 ha fondato il partito politico Primero Justicia con il conservatore Leopoldo López, e si è alleato con l’International Republican Insititute, ramo internazionale del Partito Repubblicano degli Stati Uniti. Il presidente all’epoca era George W. Bush, il quale fornì abbondante sostegno alla nuova formazione politica che si opponeva a Hugo Chávez, in particolare attraverso il National Endowment for Democracy.
  7. Secondo il New York Times, “il National Endowment for Democracy è stato creato 15 anni fa per portare avanti pubblicamente quello che la CIA (Central Intelligence Agency) ha fatto surrettiziamente per decenni. Spende 30 milioni di dollari all’anno per appoggiare partiti politici, sindacati, movimenti dissidenti e mezzi di informazione in dozzine di paesi”.
  8. Secondo Allen Weistein, padre della legislazione con cui si istituiva il NED, “molto di quello che facciamo noi lo faceva già in forma segreta la CIA 25 anni fa”.
  9. Carl Gershman, primo presidente del NED, spiegò la ragion d’essere della fondazione nel giugno del 1986: “Sarebbe terribile per i gruppi democratici di tutto il mondo essere visti come sovvenzionati dalla CIA. Lo abbiamo visto negli anni ’60, e per questo vi abbiamo posto fine. È proprio perché non potevamo continuare a farlo che si è creato [il NED]”.
  10. Durante il suo mandato di sindaco della municipalità di Baruta, Capriles ha firmato vari accordi con la statunitense FBI, affinché formasse la sua polizia municipale, e ha ricevuto fondi dall’ambasciata degli Stati Uniti per questo progetto.
  11. Henrique Capriles ha partecipato attivamente al colpo di Stato contro Hugo Chávez organizzato dagli Stati Uniti nell’aprile del 2002. Come sindaco di Baruta, ha proceduto all’arresto di numerosi difensori dell’ordine costituzionale, tra cui Ramón Rodríguez Chacín, allora Ministro dell’Interno e della Giustizia, che fu aggredito con violenza dai golpisti di fronte alle telecamere.
  12. Le parole di Rodríguez Chacín fanno chiarezza sull’episodio: “Mostrai loro [a Henrique Capriles e Leopoldo López, che erano arrivati per arrestarlo] il rischio, il pericolo che esisteva per la mia integrità fisica [di uscire davanti alla folla], che la situazione sarebbe loro sfuggita di mano, suggerii di prendere un’altra uscita, ad esempio dal seminterrato, e la risposta che ricevetti da Capriles fu no, poiché le telecamere erano davanti all’ingresso principale dell’edificio. Volevano farmi uscire davanti alle telecamere, per esibirmi, non so, immagino; per farsi belli, nonostante il rischio per me”.
  13. Alcuni giorni prima del colpo di Stato, Capriles è apparso davanti alle telecamere con i dirigenti del suo partito politico Primero Justicia per invocare la rinuncia di Hugo Chávez, dei deputati all’Assemblea Nazionale, del Procuratore della Repubblica (Fiscal de la República), del Difensore del Popolo (Defensor del Pueblo) e della Corte Suprema (Tribunal Supremo de Justicia). Dopo il golpe dell’11 aprile, la prima decisione della giunta fu appunto la dissoluzione di tutti questi organi della Repubblica.
  14. Nell’aprile del 2002, Primero Justicia è stato l’unico partito politico ad accettare la dissoluzione con la forza dell’Assemblea Nazionale ordinata dalla giunta golpista di Pedro Carmona Estanga.
  15. Durante il colpo di Stato dell’aprile 2002, Capriles ha anche partecipato all’assedio dell’ambasciata cubana di Caracas, organizzata dall’opposizione venezuelana e dall’estrema destra cubano-americana. Era presente Henry López Sisco, complice del terrorista cubano Luis Posada Carriles, responsabile di oltre un centinaio di omicidi, tra cui l’attentato contro la Cubana de Aviación del 6 ottobre 2006 che costò la vita a 73 passeggeri.
  16. Dopo aver tagliato l’acqua e l’elettricità Capriles, pensando che l’allora vicepresidente Diosdado Cabello si fosse rifugiato nell’istituzione diplomatica, entrò e pretese dall’ambasciatore di perquisire i locali, violando così l’articolo 22 della Convenzione di Vienna, stipulante l’inviolabilità delle rappresentanze diplomatiche.
  17. Germán Sánchez Otero, allora ambasciatore cubano in Venezuela, gli diede la risposta che segue: “Se lei conosce il diritto internazionale, deve sapere che tanto il Venezuela quanto Cuba hanno diritto a che un cittadino venga valutato ai fini della possibilità di offrirgli asilo politico a in qualsiasi sede diplomatica. Un democratico, un umanista, non può permettere che ci siano bambini senza acqua, senza elettricità e senza cibo”.
  18. Uscendo dall’ambasciata Capriles, lungi dal calmare la folla in tumulto, dichiarò alla stampa che non aveva potuto perquisire la rappresentanza diplomatica e che era nell’impossibilità di confermare o negare la presenza di Cabello, la qual cosa suscitò nuove tensioni.
  19. Per la sua partecipazione al colpo di Stato, Capriles fu giudicato e sottoposto a carcerazione preventiva per essersi sottratto alla giustizia.
  20. Il procuratore della Repubblica Danilo Anderson, a cui era assegnato il caso di Capriles, fu assassinato nel novembre del 2004 in un attentato con un’autobomba.
  21. Nel 2006 i tribunali assolsero Capriles.
  22. Nel 2008 si aprì un nuovo processo, tuttora in corso.
  23. Dopo la sua elezione nel 2008 come governatore dello stato di Miranda, Capriles espulse dalle sedi regionali i funzionari incaricati dei programmi sociali elaborati dal governo di Chávez.
  24. Nel suo programma elettorale Capriles promette di battersi contro la delinquenza. Tuttavia, dal suo arrivo al potere nello stato Miranda, l’insicurezza è aumentata, facendone uno dei tre stati più pericolosi del Venezuela. Tra il 2011 e il 2012, il tasso di omicidi è aumentato di oltre il 15%.
  25. Nonostante un simile bilancio, Capriles continua a rifiutare che la Polizia Nazionale Bolivariana prenda servizio nel territorio che dirige.
  26. Tra il 2008 e il 2012 Capriles ha licenziato più di mille funzionari nello stato di Miranda, impiegati nel settore culturale, sospettando che fossero simpatizzanti del vecchio governatore chavista Diosdado Cabello, e ha proceduto alla chiusura di decine di biblioteche.
  27. Nel 2012 Capriles ha partecipato a una riunione segreta in Colombia con Martin Demsey, Capo dello Stato Maggiore degli Stati Uniti. Non è trapelato niente di queste conversazioni.
  28. Capriles non smette mai di richiamarsi all’ex presidente brasiliano Lula da Silva. Tuttavia, questi ha più volte espresso il suo sostegno a Hugo Chávez, particolarmente nelle ultime elezioni dell’ottobre 2012. “Il tuo trionfo sarà il nostro”, ha dichiarato in un messaggio al Presidente Chávez.
  29. Candidato alle elezioni presidenziali del 2012 per la Mesa de Unidad Democrática, che raggruppava i partiti dell’opposizione, Capriles perse lo scrutinio con oltre dieci punti di differenza.
  30. In caso di vittoria nelle elezioni presidenziali del 14 aprile 2013, Capriles ha promesso l’amnistia per Pedro Carmona Estanga, ex presidente di Fedecámaras che capeggiò la giunta militare durante il colpo di Stato, attualmente in fuga dalla giustizia, e rifugiato in Colombia.
  31. Il programma presidenziale di Capriles è di carattere neoliberista e auspica un’accelerazione delle privatizzazioni in un economia controllata per oltre il 70% dal settore privato, l’autonomia e la decentralizzazione.
  32. In caso di vittoria di Capriles, l’impresa petrolifera nazionale Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA) non sarà sottoposta a controllo politico.
  33. Il programma di Capriles prevede la sospensione dell’aiuto finanziario concesso da PDVSA al Fondo de Desarrollo Nacional (FONDEN), il quale finanzia le infrastrutture e i programmi sociali.
  34. Capriles imporrà un aumento del prezzo della benzina consumata sul mercato nazionale.
  35. Saranno cancellate le riforme agrarie realizzate dal governo di Chávez, e le terre saranno restituite ai latifondisti.
  36. Anche la Legge della Pesca, della quale beneficiano decine di migliaia di lavoratori del mare, verrà abrogata.
  37. Capriles autorizzerà la coltivazione di organismi geneticamente modificati in Venezuela.
  38. Capriles propone di “integrare nel sistema educativo elementare e medio contenuti dimostrativi sul nesso fra proprietà, progresso economico, libertà politica e sviluppo sociale”.
  39. Capriles prevede di concedere totale indipendenza al Banco Central de Venezuela, al fine di evitare ogni controllo democratico sulle politiche finanziarie e monetarie, e gli proibirà di “finanziare la spesa pubblica”.
  40. Capriles ha annunciato che porrebbe fine al rapporto speciale con Cuba, la qual cosa si ripercuoterebbe sui programmi sociali nel campo della salute, dell’educazione, dello sport e della cultura.
  41. Capriles metterà fine all’ Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA), organismo di integrazione regionale.
  42. Capriles sopprimerà il programma Petrocaribe, che permette attualmente a 18 paesi dell’America Latina e dei Caraibi, ovvero 90 milioni di persone,  di ottenere sovvenzioni di petrolio e assicurarsi il loro fabbisogno energetico.
  43. Capriles prevede di firmare trattati di libero scambio, in particolare con gli Stati Uniti e con l’Unione Europea.
  44. Capriles prevede di conceder nuovamente le frequenze al canale RCTV, che trasmette al momento via cavo e satellite, nonostante la sua aperta partecipazione al colpo di Stato dell’aprile 2002.
  45. Capriles proibirà tutti i programmi politici sul canale nazionale Venezolana de Televisión, lasciando così il monopolio del dibattito civico ai canali privati.
  46. Capriles prevede di “supervisionare e controllare la proliferazione di emittenti radiofoniche […] e regolare la crescita delle emittenti radiofoniche comunitarie”.
  47. Il programma della MUD prevede di ridurre sensibilmente il numero dei funzionari.
  48. Capriles eliminerà il FONDEN, fondo speciale destinato a finanziare i programmi sociali.
  49. Capriles metterà fine alla regolazione dei prezzi che permette a tutta la popolazione di acquistare i prodotti di prima necessità.
  50. Capriles accusa il governo venezuelano e la famiglia di Hugo Chávez di aver occultato la morte del Presidente. Secondo lui, la sua morte sarebbe avvenuta prima del 5 marzo.

 

*Dottore in Studi Iberici e Latinoamericani dell’Università Paris IV-Sorbone, Salim Lamrani è un cattedratico dell’Universodad del aReunión e giornalista, specializzato in rapporti fra Cuba e Stati Uniti. Il suo ultimo libro si intitola Etat de siège. Les sanctios économiques des Etats-Inis contre Cuba, Parigi, Ediciones Estrella, 2011, con prologo di Wayne S. Smith e prefazione di Paul Estrade.

Contatti: lamranisalim@yahoo.fr ; Salim.Lamrani@univ-reunion.fr
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/SalimLamraniOfficiel

[trad. dal castigliano di Pier Paolo Palermo]

(VIDEO) Appello per La Città del Sole – Napoli

Riceviamo da centroculturale@lacittadelsole.net e diffondiamo
devastazione città del sole

devastazione città del sole

In 24 ore raggiunte le prime 100 adesioni
Grazie!

Chiediamo a chi – cittadino o organismo – condivide questa battaglia di civiltà di far circolare e di sottoscrivere questo appello con breve messaggio di risposta

APPELLO

PER “LA CITTÀ DEL SOLE”

IN DIFESA DELLA BIBLIOTECA “CONCETTO MARCHESI”

E DELL’ARCHIVIO STORICO DEL MOVIMENTO OPERAIO

Il Centro Culturale “La Città del Sole” – ispirato alla magnifica utopia di Tommaso Campanella –, la sua biblioteca – intitolata a Concetto Marchesi – e i documenti dell’Archivio Storico del Movimento Operaio sono in grave pericolo. Già da un anno l’edificio monumentale dell’ex Asilo Filangieri – in cui è la loro sede – non aveva più alcun servizio di custodia né di sicurezza. In conseguenza di quest’abbandono, dal mese di ottobre scorso ignoti sono ripetutamente penetrati nell’edificio ed hanno avviato addirittura un ciclo di effrazioni e di furti ai danni sia del “Forum Universale delle Culture – Napoli 2013” (che sono ancora al terzo piano dell’edificio), sia del Centro Culturale, della Biblioteca e dell’Archivio al piano terra.

Per ben sei volte gli intrusi hanno asportato computers, apparecchiature tecniche, strumentazioni e anche supporti digitali contenenti le banche dati, tra cui il catalogo della Biblioteca, l’inventario dell’Archivio, copie digitali di libri e documenti, materiali audiovisivi di repertorio.

Successivamente, dopo aver sottratto tutto ciò che potevano, per altre sette volte, i criminali si sono accaniti contro la sede del Centro sfondandone le porte di accesso e devastandola, sottraendo, danneggiando o distruggendo alcuni importanti libri e documenti. L’ultima – la tredicesima! – hanno distrutto completamente una di queste porte rendendo del tutto impossibile preservare i fondi librari e archivistici che da allora sono completamente esposti al saccheggio e alla vandalizzazione.

Non è possibile che la Città di Vico e Filangieri debba subire e consentire questi livelli di imbarbarimento.

Per anni – senza il benché minimo finanziamento pubblico – decine e decine di operatori e organismi sociali e culturali hanno liberamente utilizzato il Centro, la Biblioteca e l’Archivio per le proprie attività; centinaia di iniziative di grande rilevanza sociale e culturale e percorsi formativi sono stati realizzati; ad esse hanno partecipato migliaia di cittadini – soprattutto giovani, residenti e immigrati – che hanno fruito di quello spazio di libertà come uno straordinario laboratorio culturale e sociale di crescita civile, solidale e condivisa.

In attesa che la Magistratura accerti le responsabilità e persegua i criminali, chiediamo che il Comune di Napoli – proprietario dell’immobile – ripristini immediatamente il servizio di custodia e le misure di sicurezza che aveva sospeso o eliminato un anno fa.

Confidiamo che il Sindaco e la Giunta comunale non siano sordi a questo appello e vogliano porre fine alla stessa barbarie che ha colpito in modo altrettanto criminale Città della Scienza e che ogni giorno – in modi diversi, complice l’indifferenza dei bruti e senza enfasi mediatica – vanifica ogni sforzo generoso e attacca il patrimonio e il tessuto culturale di questa città, uniche risorse reali per una sua effettiva rinascita.

Le prime cento adesioni (nell’ordine in cui sono pervenute)

Alexander Höbel (Coordinatore del Comitato Scientifico “Marx XXI°”), Antonio Mancini (Presidente Associazione Sergio Piro) , Stefania Zuliani (Università di Salerno) , Elsa Verlicchi, Gianni Fresu (Cagliari), Angelo D’Orsi (Università Torino), Cittadini contro l’amianto, Maria Luisa Venturin, Francesca Chiarotto (Università di Torino), Historia Magistra (Rivista di storia critica), Massimo Raffaeli  (Critico letterario), Maria De Luzenberger, Massimiliana Piro, Alfonso Geraci (Lavoratore dell’editoria – Palermo), Andrea Martocchia (consulente tecnico-scientifico e saggista, Bologna), Massimo Marassi (Università Cattolica di Milano), Simona Bassano di Tufillo, Mimesis Edizioni, Pierre Dalla Vigna (Mimesis Edizioni), Antonio Pisa (Segretario Circolo P.R.C. San Cesareo, Roma), G.A.MA.DI. (Roma), Antonino Infranca, Ciro Tarantino (Università della Calabria), Iaccarino Domenico, Ernesto Rascato (Libreria Quarto Stato), Antonella Avolio  (Centro di Documentazione “Le radici e le Ali” di Aversa), Francesco Guerra, Stefano G. Azzarà (Università di Urbino), Armando Mascolo (Ricercatore Ispf del CNR), Mario Figoni, Pietro Basso (Università Ca’ Foscari di Venezia), Staff Master sull’immigrazione  (Università Ca’ Foscari di Venezia), Pierpaolo Gallucci (Architetto), Ong CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud, Raffaella Cirillo, Gianmarco Pisa, Stefano Macioci, Francesco Barra, Stefania Verrecchia, Claudia Villani (Università di Bari “Aldo Moro”), Osvaldo Coggiola (Università di San Paolo, Brasile), Enrico De Notaris (Università di Napoli “Federico II”), Maurizio Donato (Università di Teramo), Paola Slaviero (Roma), Associazione Cinema e Diritti , Maurizio Del Bufalo, Festival del Cinema dei Diritti Umani, Comitato di lotta per la salute mentale, Piattaforma Comunista, Teoria & Prassi (Rivista), Gigi Bettoli (SISSCO (Soc. Ital. per lo Studio della Storia Contemporanea), Emilio Hidalgo-Serna (Università di Göttingen, Gerrmania), Alessandra Borgia, Carlo Cerciello (Teatro Elicantropo), Igor Papaleo (Segretario P.CARC Sezione Napoli Centro), Nico Perrone (Università di Bari), Giuseppe Vitiello (Università di Salerno), Lidia Menapace (Comitato Nazionale ANPI, ex partigiana e senatrice), Franco Zaccaria, Livia Cotrim (Centro Universitário Fundação Santo André), Fabio De Leonardis (San Pietroburgo, Leningrado), Operatori di Pace – Campania, Angel Valentinov Angelov (Institute for Literature, Bulgarian Academy of Sciences), Cesare Di Transo, Associazione La Villetta per Cuba, Roma, Slobodanka Ciric, Bianca Capece, Susanna Angeleri (Arezzo), Scintilla ONLUS, Marcos Del Roio (UNESP-FFC. Istituto Astrojildo Pereira, Brasile), Giovanni Rivera (Doc. ITI “Marie Curie”, Napoli), Gianluca Nesi (Firenze), Francesco Maranta, Aldo Scibona, Renato Caputo (Insegnante, Roma), Enrico Nuzzo (Università di Salerno), Francesco Gargiulo, Ingegneria Senza Frontiere, Stefania Abbate, Danilo Di Giulio, Teresa Maggio, Alessio Palma, Eliana Esposito, Serena Arnold, Luciano Ricci, Italo Nobile, Domenico Losurdo (Università di Urbino), Andrea Catone (condirettore della rivista MarxXXI), Fabio Libretti, Ettore Caruso, Francesco Ravelli, Domenico Nasti, Eliana Esposito, Vincenzo Caporale, Maurizio Brignoli (Docente, Milano), Claudio Lazzaro, Margherita Hack (Astrofisica, Trieste), Iracema A. de Oliveira (R.G 10.849.426-3, São Paulo, Brasil), Eugenio Lucrezi (“Levania” Rivista di Poesia), Dario D’Ari.

Altre adesioni:

Indira Pineda, Francesco Bonifacio, Salvatore Giordano, Michelangelo Severgnini, Franco Specchio, Alessandro Zingone, Alessandro Cardinale, Rossano Fioretti, Circolo Italia-Cuba Parma, Alessandra Kersevan (Kappa Vu Edizioni, Udine), Biagio Borretti, Dario Coppola (Presidente Associazione Culturale Quintiliano, Torino), Massimo Donnarumma, Marino Badiale (Università di Torino), Parsifal Reparato (Anthropologist Filmmaker), Piero Palumbo (ASL Caserta), Gabriele de Martino, Marco Celentano (Università di Cassino), Mario Volpe, Giuseppe Cacciatore (Università di Napoli “Federico II”), Antonio Frattasi, Federazione Napoletana PdCI, Luciano Bronzi (Potenza), Associazione Stalin, Fabrizio Colarossi, Daniele Quatrano, Centro di Documentazione di Pistoia, Sandi Volk (Storico,Trieste), Associazione Politico Culturale Marx XXI*, Mauro Gemma (Torino), Paola Coppola, Livia Colonnese, Maria Garofalo, Alessandro Daino, Maria Volpe, Francesco Musto, Marilisa Belli, Armando Bencivenni, Anna Colonnese, Giuseppe Pezzella, Stefano Matto, Daniele Castaldo, Giuseppe Mondelli, Gennaro Micillo, Massimiliano Tomba (Università di Padova), Pasquale Voza (Università di Bari), Piero Purini (Storico e musicista, Trieste), Luigi Izzo, Cantieri Megaride Soc. Cooperativa a r.l., Napoli, Eugenio Giordano, Fabio Minazzi (Università dell’Insubria), Angelo Abenante (Ex Senatore della Repubblica), APS Garibaldi 101, Domenico Savio (Segretario generale del P.C.I.M-L), Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, Centro Studi e d’Azione del Marxismo-Leninismo, Fabio Marcelli (Ricercatore ISGI-CNR), Giancarlo Staffolani (Circolo B. Brecht, Veneto Orientale), Nicola Lamonica, Giampiero Nicolini (Presidente Associazione Culturale Il Migliore), Le Rimesse (Periodico), Associazione Culturale Il Migliore, Anna Maria Calabrese (Pediatra, PZ), Sergio Cimino, L.E.S.S. Onlus – Centro studi e iniziative di Lotta all’Esclusione Sociale per lo Sviluppo, Marika Visconti, Francesca Pettinati, Giovanni Sarubbi (direttore www.ildialogo.org), Cristina Carpinelli (CESPI), Dario Grossi (Direttore Dipartimento di Psicologia Seconda Università di Napoli), Liliana Calabrese, Raffaella Filipello, Antonio Cozzolino, Associazione Culturale “Accademia San Giovanni”, Sandi Volk (Piedimonte del Calvario, Gorizia), Sezione ANPI-VZPI di Piedimonte del Calvario (Gorizia), Manuela Ausilio (Roma), Aldo Oliveri, Dario Oliveri, Donatello Santarone (Università Roma TRE), Ciro Martone, Associazione Sportiva etnica e culturale Ogum, Michele Franco, Unione Sindacale di Base, Redazione di Contropiano, Silvio Antonini (Presidente Anpi Cp Viterbo), Raphael PEPE (Attac Italia), Stefano Corradino (direttore di “Articolo21”), Giuseppe Giulietti (portavoce di “Articolo21”), Collettivo Metropolitano per l’Alternativa Socialista, Mario Cingoli (Università Milano-Bicocca), Marco Vanzulli, Nadia Bizzarrini, Valentina Ivanova, Enzo De Robertis (Saggista, Bari), Francesco Schettino (Seconda Università di Napoli), Pomilia Mastrocinque, Paola Manzini (Rete Primo Marzo, Modena), Giovanni Di Fronzo, Ciro Emanuele Esposito, Antonello Forestiero, Gessica Onofrio, Marly Vianna  (Università di Rio de Jeneiro, Brasile),Ramón Peña (Università di Rio de Jeneiro, Brasile), Raffaele Schettino (Groucho Teatro, Roma), Pier Paolo Novari (Parma), Comitato Disoccupati Giuglianesi (“Voci Sommerse”, Giugliano in Campania), La storia, le storie  (Blog del Fiuli Occidentale), Paolo Selmi (Sinologo, Varese), Francesco Pitocco (Storico, Roma), Ottaviano Lalli (PCL, Roma), Guardare Avanti (Rivista, Venezia), Giulia Cibrario, Giorgio Forti (Università di Milano), Felice Rappazzo (Università di Catania), Raffaele Carbone (Ricercatore di filosofia), Arnolfo Petri (Scrittore, regista, direttore artistico Teatro Il Primo Napoli), Marta Turilli (Docente, Roma), Vittore Collina (Università di Firenze), Roberto Bruno (Pachino, SR), Gian Mario Bravo (Università di Torino), Antonella Amodio, Biagio Terracciano (Sociologo ASL Napoli 1 Centro), Antonio Cimmino, Stefania Achella (Università di Chieti-Pescara), Ciro Pesacane (Presidente nazionale Forum Ambientalista), Gian Marco Martignoni (CGIL Varese), Haidi Gaggio Giuliani, Carmelo Morena (Salerno), Luigi-Alberto Sanchi (Ricercatore CNRS, Parigi, Francia), Franco Cilenti (Redazione periodico “Lavoro e salute”, Torino), Tiziana Petrocelli (CAF Cobas Pisa), Federico Giusti (RSU Cobas Pisa), Zilda Márcia Grícoli Iokoi (Storica, Centro Studio diversità, conflitti e intolleranza – DIVERSITAS, l’Università di São Paulo – Brasile), Marcos Alexandre Zilli (Giudice, Centro Studio diversità, conflitti e intolleranza – DIVERSITAS, l’Università di São Paulo – Brasile), Margarida Maria Moura (Antropologa, Centro Studio diversità, conflitti e intolleranza – DIVERSITAS, l’Università di São Paulo – Brasile), Paulo Endo  (Psicanalista, Centro Studio diversità, conflitti e intolleranza – DIVERSITAS, l’Università di São Paulo – Brasile), Maria das Graças Souza (Filosofa, Centro Studio diversità, conflitti e intolleranza – DIVERSITAS, l’Università di São Paulo – Brasile), Sergio Bairom (Comunicazione, Centro Studio diversità, conflitti e intolleranza – DIVERSITAS, l’Università di São Paulo – Brasile), Mauricio Cardoso  (Storico, Centro Studio diversità, conflitti e intolleranza – DIVERSITAS, l’Università di São Paulo – Brasile), Marta Marques (Geografa, Centro Studio diversità, conflitti e intolleranza – DIVERSITAS, l’Università di São Paulo – Brasile), Flavio Pettinari  (Responsabile per l’Italia della Korean Friendhsip Association, Associazione di amicizia e solidarietà con la RPD di Corea), Frank Austins, Vito Francesco Polcaro (Ricercatore Associato,Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziale), Angelo Trimarco (Università di Salerno), Mariapaola Fimiani (Università di Salerno), Luigino Ciotti (Presidente Circolo Culturale “Primomaggio”), Nadia Schavecher (Milano), Gaetano Colantuono (Storico, Bari), Paolo Persichetti, Giovanni Barbera (Presidente Consiglio Muncipio Roma XVII, membro CP romano PRC), Prensa Obrera (Organo del Partido Obrero, Argentina), Valter Pomar (Dir. Naz. Partido  Trabalhadores, Segr: Esec: Foro de São Paulo, Brasile), La Casa Rossa (Milano), Frederico Zapelloni (São Paulo, Brasile), Furio Pesci (Università Roma “La Sapienza”), “Su la testa” L’altra Lombardia, Luiz Roncari (Università São Paulo, Brasile), Stefano Taccone (Critico d’arte), Resistenze.org, Umberto Celli (Università São Paulo, Brasile), Gian Carlo Zapelloni (Brasile), Patrizia Fabricini (Partito dei CARC), Laura Perrotta, Mimì Cannella, Simona Moretto, Mario Figoni, Ciro Vitale (Accademia di Belle Arti, Napoli), Franco Farkas, Ramona Desole (Ricercatrice di economia, Roma), Ciro Pizzo (Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa), Nino Ferriauolo, Eugenio Donise (Ex Senatore della Repubblica), Nicola Vetrano (Avvocato, Napoli), Vito Matera (Insegnante, Altamura, BA), Alberto Costantini (CdA Seconda Università di Napoli), Delio Salottolo (Università degli Studi “L’Orientale”), Maria Carolina Rocco, Scuola Di Pace Napoli, Nicola Cazzola, Cnj Onlus, Antonello Scotti, Palomba Cristofaro, Maricetta Sornicola, Maria Viglietti, Mario Paolucci, Sebastiano Bonavolonta, Francesco Cloridani, Anna Granato, Maria Martini, Silvana Ricci, Francesco Franzese, Sonia Perrotta, Toure Alassane Youssouf, Vincenzo Nocera, Michele Perrotta, Eleonora Ferrara, Patrizia Robotti, Rita Felerico, Angelo Cortile, Olimpio Di Rembro, Antonella Sbuelz…

La Bolivia ritiene che lo sbocco sul mare permetterà la reintegrazione regionale

 Álvaro García Linera ha fatto notare che fra il popolo “cileno si sono riscontrate dimostrazioni di vicinanza, ma le elites del paese continuano a rispecchiarsi nell’Europa e negli Stati Uniti, anziché riconoscersi come latinoamericane”.

Il vicepresidente della Bolivia, Álvaro García Linera, ha dichiarato lunedì scorso a teleSUR che l’accesso sovrano al mare del suo paese è l’ultimo ostacolo per avanzare verso l’integrazione dell’America Latina.

“È un diritto dei boliviani ed è l’ultimo ostacolo nell’avanzamento verso l’integrazione della regione, visto che solo con l’unione avremo quel peso nel contesto mondiale che possono darci le risorse naturali, la biodiversità, l’industria, i minerali strategici, le infrastrutture materiali che possediamo. L’unico freno in questo senso è l’atteggiamento cileno di voltare le spalle al continente”, ha segnalato García Linera a proposito del contenzioso che la Bolivia sostiene con il Cile presso il Tribunale Internazionale dell’Aia.

Il vicepresidente ha anche osservato che “quello che facciamo è un appello al Cile affinché guardi alla regione e rompa con la sua posizione isolazionista. Non è Europa, non è Stati Uniti, è America Latina. Deve reintegrarsi al continente, e la soluzione è restituire lo sbocco sul mare alla Bolivia”.

García Linera ha evidenziato il fatto fra il popolo “cileno si sono riscontrate dimostrazioni di vicinanza, ma le élite del paese continuano a rispecchiarsi nell’Europa e negli Stati Uniti, anziché riconoscersi come latinoamericane”. Tuttavia, ha sottolineato che presto “questo popolo insorgerà e renderà necessaria la concessione di questa soluzione per ritrovarsi con l’America Latina; fino a che questo non succeda continuerà a essere il vicino più grande che prova ad abusare del più piccolo, il quale ha peraltro dalla sua la verità storica”.

In tal senso ha ricordato che la Bolivia è stata fondata “con un territorio comprendente la foresta amazzonica, le alture e le valli della Cordigliera delle Ande, e la costa, con la civiltà indio amazzonica che viveva in quelle zone”.

“Ma a questo pose fine un’invasione ordita da interessi europei, che usarono i cileni per impadronirsi del nostro sbocco sul mare. Poi imposero le loro condizioni con il trattato del 1904, con la minaccia che avrebbero potuto avanzare verso l’entroterra boliviano. Da allora a oggi, i vari presidenti boliviani hanno fatto vari sforzi per dialogare col Cile, che però non hanno mai avuto come oggetto la soluzione storica di restaurare l’accesso al mare”.

Il vicepresidente boliviano ha spiegato che a fronte di questo il presidente Evo Morales ha preso la decisione di citare in giudizio il Cile al Tribunale dell’Aia. “Non rinunciamo al dialogo ma cercheremo una soluzione in maniera multilaterale in tutti i fori o le assemblee internazionali in cui possiamo esprimere questo legittimo reclamo. Chiediamo un accesso sovrano al mare per giustizia, per storia e in base alla necessità d’integrazione latinoamericana”, ha concluso.

[trad. dal castigliano a cura di Pier Paolo Palermo]

Gramsci a fumetti (di Nestor Kohan e REP)

(VIDEO) George Galloway: Hugo Chávez è il politico più eletto nel mondo

Le calunnie de “Il Fatto” contro Chávez

Attilio Folliero e Cecilia Laya da Caracas (*)
Mentre in tutto il mondo, oltre un miliardo di persone assistiva in TV al funerale dello statista venezuelano, al quale rendevano omaggio una sessantina di delegazioni, tra cui una quarantina di capi di stato e di governo, in Italia il quotodiano diretto da Antonio Padellaro, “Il Fatto” metteva in discredito Hugo Chávez ed il popolo venezuelano. Anche il candidato oppositore Henriques Capriles Radonski ha dovuto chiedere perdono per aver dubitato sulle modalità e circostanze della morte di Chávez. Padellaro più papista del papa.
Il fatto quotidiano, giornale ritenuto di sinistra e diretto da Antonio Padellaro, anche nel giorno della morte di Hugo Chávez continua a gettare discredito e vomitare articoli infamanti sullo statista latinoamericano e contro il popolo venezuelano. Padellaro ha affidato il commento della figura di Chávez a giornalisti famosi per i loro attacchi continui non solo a Chávez, ma anche a Cuba e a tutto ciò che che si oppone all’imperialismo statunitense ed al neoliberismo: Angela Nocioni, Anna Vullo, Roberta Zunini e Massimo Cavallini sono i paladini prescelti per commentare la morte di Chávez e cominciare l’opera di discredito verso il suo successore, Nicolás Maduro Moros.
* dossier completo consultabile qui

(VIDEO) Dal Burkina Faso al Venezuela con Amore!

ZinTV
À Ouagadougou, capitale du Burkina Faso, la nouvelle du décès de Hugo Chávez est arrivée en même temps que ses derniers mots : Une Lettre à l’Afrique lue par le chancelier de la République bolivarienne, Elias Jaua, lors du IIIème sommet de l’ASA en Guinée Equatoriale, ce 21 février 2013.

Ahora sì, Chávez somos todos y todas!

L’eco-omaggio di Marinella Correggia al Comandante

Gli alberi sono esseri superiori. Generosi sempre, dannosi mai. Saggi e forti. Sfortunatamente non sono sempre longevi…
E’ giusto dedicare un albero – anzi tanti alberi! – al nostro presidente Hugo Chávez che ha fatto tanto per il mondo senza chiedere nulla per sé (purtroppo, aveva chiesto giusto la salute, ma non è stato esaudito).
Così a Torri in Sabina adesso si chiama Hugo Chávez questo grande prugno selvatico, che senza aver bisogno di nulla dà miriadi di piccoli frutti e perfino tanti fiori bianchi e profumati.
Grazie Hugo per esserci stato. Ma perché non sei rimasto di più, che ce n’era tanto bisogno?

(FOTO) Il dolore moltiplicato di un popolo

16 marzo 2013 en Fotorreportajes

El pueblo lloró al líder que más hizo por ese pueblo en toda la historia venezolana. El dolor, la rabia por  haberlo perdido, el amor, el compromiso, afloraron en los ojos, en los rostros, en la comisura de los labios. Las flores rojas, amarillas y azules, como los colores de la bandera que él puso bien en alto, lo saludaron al paso del cortejo. Venezuela no le dijo adiós a Hugo Chávez, le dio un Hasta Siempre, por que él tiene mucha pelea que dar todavía.

Hasta Siempre  Chávez

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(Todas las fotos son de Noticias 24)


URL del artículo : http://www.cubadebate.cu/fotorreportajes/2013/03/16/el-dolor-multiplicado-de-un-pueblo-en-imagenes/

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