Venezuela: un invito alla pace

Nuova Albadi 

CARACAS, Venezuela, 1apr2014.– Le recenti proteste in Venezuela sono finite sui giornali di tutto il mondo. Buona parte della copertura mediatica estera ha distorto la realtà del mio paese e i fatti che fanno da contorno agli eventi.

Noi Venezuelani siamo fieri della nostra democrazia. Abbiamo un movimento di partecipazione democratica dalla base che ha assicurato che tanto il potere quanto le risorse fossero equamente distribuiti fra la popolazione.

Secondo le Nazioni Unite, il Venezuela è andato riducendo costantemente la disuguaglianza, e ora ha il tasso di disuguaglianza dei redditi più basso della regione. Abbiamo ridotto enormemente la povertà, portandola al 25,4% nel 2012, a partire dal 49% del 1998: nello stesso periodo, secondo statistiche del governo, la povertà estrema è diminuita dal 21% al 6%.

Abbiamo creato un modello sanitario universale e dei programmi di istruzione esemplari, gratuiti per tutti i cittadini e su tutto il territorio nazionale. Abbiamo realizzato queste imprese in larga parte utilizzando i proventi del petrolio venezuelano.

Se le nostre politiche sociali hanno migliorato le vite dei cittadini in generale, il governo ha anche dovuto far fronte a serie difficoltà economiche negli ultimi 16 mesi, tra cui l’inflazione e la scarsità di beni di prima necessità. Continuiamo a trovare soluzioni attraverso misure come il nostro nuovo sistema di cambio di valuta basato sul mercato, che è progettato per ridurre il tasso di cambio sul mercato nero. E stiamo monitorando le aziende per assicurarci che non frodino i consumatori o ammassino le merci nei magazzini [non mettendole sul mercato e creando così artificialmente difficoltà ai consumatori nel reperirle NdT] . Il Venezuela ha anche il problema di un alto tasso di criminalità. Lo stiamo affrontando costruendo una nuova forza di polizia, rafforzando la cooperazione fra la polizia e le comunità e riformando il nostro sistema carcerario.

Dal 1998 il movimento fondato da Hugo Chávez ha vinto più una dozzina di elezioni presidenziali, parlamentari e locali attraverso un processo elettorale che l’ex presidente statunitense Jimmy Carter ha definito “il migliore al mondo”. Recentemente, il Partito Socialista Unito ha raccolto un consenso schiacciante nelle elezioni dei sindaci del dicembre 2013, vincendo in 255 municipalità su 337.

La partecipazione popolare alla politica in Venezuela è aumentata fortemente nell’ultimo decennio. Da ex sindacalista, credo profondamente nel diritto di associazione e nel dovere civico di assicurare che la giustizia prevalga dando voce a legittime istanze attraverso assemblee e proteste pacifiche.

La versione secondo cui in Venezuela esiste un deficit di democrazia e le attuali proteste rappresentano un sentimento maggioritario nel paese è smentita dai fatti. Le proteste antigovernative sono portate avanti da persone che appartengono ai settori più ricchi della società e che cercano di azzerare le conquiste del processo democratico che hanno portato benefici alla enorme maggioranza del popolo.

I dimostranti antigovernativi hanno fisicamente attaccato e danneggiato ospedali, hanno bruciato un’università nella stato Táchira e lanciato bottiglie Molotov e pietre contro gli autobus. Hanno preso di mira anche altre istituzioni pubbliche, lanciando pietre e torce contro gli uffici della Corte Suprema, la compagnia telefonica pubblica CANTV e l’ufficio del procuratore generale. Queste azioni violente hanno causato milioni di dollari di danni. Ecco perché le proteste non hanno ricevuto sostegno nei quartieri poveri e operai.

I dimostranti hanno un solo obiettivo: la cacciata incostituzionale del governo democraticamente eletto. I leader antigovernativi lo hanno messo in chiaro quando hanno cominciato la loro campagna a gennaio, giurando di generare il caos nelle strade. Coloro che hanno critiche legittime sulle condizioni economiche o sul tasso di criminalità sono strumentalizzati da leader che hanno secondi fini violenti e antidemocratici.

In due mesi si ha notizia di 36 persone rimaste uccise. I dimostranti sono a nostro giudizio responsabili di circa la metà di queste morti. Sei membri della Guardia Nazionale sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco; altri cittadini sono stati assassinati mentre cercavano di rimuovere ostacoli messi lì dai dimostranti per bloccare il traffico.

Un numero molto circoscritto di agenti delle forze di sicurezza sono stati anch’essi accusati di aver preso parte alle violenze, che hanno causato la morte di diverse persone. Abbiamo creato un Consiglio dei Diritti Umani per indagare su tutti gli incidenti relativi a queste proteste. Ogni vittima merita giustizia, e ogni colpevole, che sia un sostenitore o un oppositore del governo, sarà chiamato a rispondere delle sue azioni.

Negli Stati Uniti i dimostranti sono stati definiti “pacifici”, mentre si dice che il governo venezuelano li stia reprimendo con violenza. Secondo questa narrazione, il governo americano si sta schierando con il popolo del Venezuela; in realtà è dalla parte dell’1% che vuole trascinare indietro il nostro paese, quando il 99% era escluso dalla vita politica e solo pochi privilegiati, fra cui le aziende americane, ricevevano benefici dal petrolio del Venezuela.

Non dimentichiamo che alcuni di quelli che sostenevano la cacciata del governo democraticamente eletto del Venezuela nel 2002 stanno guidando le attuali proteste. I partecipanti al colpo di stato del 2002 sciolsero immediatamente la Corte Suprema e la legislatura, e abolirono la Costituzione. Coloro che incitano alla violenza e intraprendono azioni incostituzionali di quel tipo oggi devono risponderne alla giustizia.

Il governo americano ha sostenuto il colpo di stato nel 2002 e ha riconosciuto il governo golpista a dispetto del suo comportamento antidemocratico. Oggi l’amministrazione Obama spende almeno 5 milioni di dollari all’anno per sostenere movimenti di opposizione in Venezuela. Spero che il popolo statunitense, conoscendo la verità, decida che il Venezuela e il suo popolo non meritano una simile punizione, e inviti i suoi rappresentanti a non mettere in atto sanzioni.

Questo è il momento del dialogo e della diplomazia. In Venezuela abbiamo teso una mano all’opposizione. E abbiamo accettato le raccomandazioni dell’Unione delle nazioni sudamericane di iniziare una serie di incontri con l’opposizione sotto la sua mediazione. Il mio governo ha anche fatto appello al Presidente Obama, esprimendo il nostro desiderio di tornare a scambiarci ambasciatori. Speriamo che la sua amministrazione risponda nello stesso spirito.

Il Venezuela ha bisogno di pace e dialogo per andare avanti. Chiunque voglia sinceramente aiutarci a raggiungere questi obiettivi è il benvenuto.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Pier Paolo Palermo]

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