La guerra chimica in Vietnam

KFTSaJGdi Alessandro Pagani*

L’utilizzo di armi chimiche, da parte dell’esercito statunitense nel Vietnam, costituisce senz’altro un crimine di guerra sulla base delle norme del Diritto Internazionale.[1]

Sebbene oggi gli Stati Uniti si dipingano agli occhi dell’opinione pubblica internazionale come i paladini della lotta contro l’utilizzo delle armi chimiche durante i conflitti e sulle popolazioni civili, la possibilità di utilizzare tali armi durante i conflitti è stata una costante nella politica degli Stati Uniti. Già durante la seconda guerra mondiale gli USA avevano sviluppato non pochi esperimenti in previsione di una guerra chimico-biologica. Dopo varie ricerche militari sugli erbicidi condotte a Camp Detrick, il vero e proprio utilizzo sulle popolazioni ha trovato il suo campo di applicazione su vasta scala in Vietnam, quando gli Stati Uniti hanno combattuto una guerra contro un popolo intero che sosteneva la lotta di liberazione nazionale guidata dal Fronte Nazionale di Liberazione del Sud Vietnam e dal Partito dei Lavoratori del Vietnam.

È nei laboratori situati negli Stati Uniti che sono stati sviluppati “erbicidi” tra i quali i prodotti 2 e 4 – D e 2, 4, 5 – T; ed è proprio con la definizione di armi chimiche che gli stessi sono stati impiegati sin dal 1961 nelle operazioni di defogliazione nel Sud Vietnam.

I primissimi studi in merito sono quelli del Dott. Pham Van Bac, giurista e presidente ella Commissione d’Inchiesta della RDV sui crimini statunitensi in Vietnam: “è soltanto nell’ottobre del 1969, in una dichiarazione pubblica del Dott. Lee Dubridge, consigliere scientifico del presidente Nixon, che vengono rivelati i risultati delle ricerche sul 2, 4, 5 – T, compiute molto tempo prima dai laboratori di ricerca Bionetics, sotto gli auspici del Cancer Institute”.[2]

Dai risultati si evince che “qualsiasi dose di 2, 4, 5 – T produce nel ratto malformazioni fetali e che in ogni caso non è mai stato osservato un effetto nullo”.[3]

Il presidente Richard Nixon, ben consapevole che l’utilizzo di armi chimiche sulle popolazioni era una palese violazione del Protocollo di Ginevra (rapporto del 1° luglio 1969 della Commissione di esperti scientifici nominata dalle Nazioni Unite sulla questione dell’utilizzo di armi chimiche e biologiche), ha continuato a portare avanti le operazioni di genocidio ai danni della popolazione del Vietnam, camuffandole in maniera subdola.[4]

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, approvando il rapporto della Commissione, ha adottato la risoluzione N. 2603 del 16 dicembre 1969, secondo la quale “Dichiara contrario alle regole del Diritto Internazionale, in base agli enunciati del Protocollo di Ginevra del 17 giugno 1925, l’impiego nei conflitti armati di: A) ogni agente chimico di guerra – sia esso allo stato gassoso, liquido o solido – che produca effetti tossici sull’uomo, sugli animali o sulle piante”.

Attraverso l’utilizzo di armi di distruzione di massa l’esercito statunitense non solo violò tutte le norme internazionali che bandiscono l’utilizzo di armi chimiche durante conflitti bellici, ma colpì indiscriminatamente obiettivi civili e militari, procurando danni incalcolabili alle persone e alle cose, all’uomo e alla natura, danni che ancora oggi si possono riscontrare nella popolazione e nell’ambiente. Dai risultati di uno studio sugli effetti dell’agente “Arancione”, sono “confermate le proprietà mutogene della diossina, trasmissibili ereditariamente”[5]

Non pochi sono i casi clinici che confermano tali studi. A riguardo si riportano alcuni dati sulle anomalie riproduttive nel villaggio di Thanh Phu, nel Sud Vietnam; là dove l’aviazione nordamericana ha effettuato bombardamenti che non hanno risparmiato donne, bambini e anziani.

Nel 1970, il professore vietnamita Ton That Tung, durante una conferenza tenutasi a Orsay (Francia), ha illustrato ai presenti gli effetti mutogeni e cancerogeni sui cromosomi da parte della diossina, ponendo all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale la questione della correlazione tra la guerra chimica e il progressivo aumento di casi di donne e uomini affetti da cancro nel Vietnam. L’aberrazione cromosomica fu constatata tra le persone che avevano soggiornato per lungo tempo nelle zone cosparse con le sostanze chimiche. Il problema dell’azione letale dei prodotti chimici sulla salute dell’uomo è oggettivamente impressionante. Non pochi esperimenti di laboratorio hanno dimostrato l’effetto mutogeno, teratogeno e cancerogeno di suddette sostanze sull’uomo. I defolianti utilizzati a dosi massicce sulla popolazione hanno subito attirato l’attenzione di medici e biologi sulle reazioni dannose che provocano sull’uomo.

Sebbene fossero i biologi nordamericani, i primi a segnalare le gravi conseguenze dovute alla guerra chimica sull’ambiente, è nel centro d’ematologia dell’ospedale Bach Mai di Hanoi (laboratorio che fu distrutto dall’aviazione statunitense nel 19729), che furono scoperte per la prima volta delle alterazioni cromosomiche su dei soggetti che avevano vissuto per lungo tempo in regioni sottoposte ai bombardamenti con armi chimiche.[6]

A riguardo il Dott. Bach Quoc Tuyén, ematologo, precisa: “Lo studio del sistema cromosomico dei soggetti analizzati denota un elevato e anormale tasso di anomalie assai significative. I defolianti inducono lesioni tra i cromosomi sessuali e pertanto tali disfunzioni possono essere trasmesse ereditariamente alle generazioni future”. Lo studio epistemologico sulle malformazioni congenite conferma quanto affermato dal Dott. Bach Quoc Tuyén sull’ipotesi della trasmissione genetica degli effetti mutogeni dei defoglianti.

La ricerca afferma che “Un dato per nulla irrilevante è che nei giorni successivi ai bombardamenti nordamericani con armi chimiche sono stati contati un numero anormale di aborti tra le donne gravide della regione di Long Dien e di An Tranch (Trung Bo centrale). Tra le 73 donne colpite da manifestazioni oculo-nasali, ci sono stati 22 aborti. Non pochi sono stati i casi di donne gravide che hanno vissuto in zone di spargimento nei cui neonati, una volta partorito, sono stati osservati casi di trisomia 21. La trisomia 21 è la conseguenza di un errore nella separazione dei cromosomi omologhi, errore che spesso è stato attribuito all’avanzata età della madre, ma che invece è dovuto alle aspersioni dei nordamericani”. Tutto ciò si desume – sempre secondo tale ricerca – dal fatto che: “oltre all’origine tossica di queste trisomie 21 non sono state evidenziate anomalie cromosomiche strutturali così gravi da far pensare ad altro. Inoltre, in 100 cellule appartenenti ad alcuni di questi bambini sono evidenti 3,33 rotture cromosomiche, vale a dire 6 volte di più che nei sopravvissuti di Hiroshima”.[7]

La guerra chimico-biologica è da considerarsi come una parte della strategia bellica degli Stati Uniti, volta al genocidio della popolazione vietnamita.

In un inchiesta del New York Times del 21 dicembre 1965 anche i giornalisti dovettero ammettere la situazione reale, vale a dire che il governo degli Stati Uniti ha realizzato “Un vasto programma ufficiale destinato ad affamare i Vietcong” attraverso l’aspersione di sostanze chimiche nocive su ampi territori; là dove i Vietcong ricavavano il proprio sostentamento attraverso il sostegno della popolazione stessa.[8]

La guerra chimica, come strumento di aggressione imperialista, rappresenta un momento dell’azione terrorista tesa all’annientamento di un intero popolo, quando lo stesso è fermamente unito e determinato nella difesa della sua indipendenza nazionale. La guerra chimica – non solo in Vietnam, ma tuttora – è parte integrante della strategia imperialista di “togliere l’acqua al pesce” (secondo la famosa metafora di Mao Tse-Tung in cui il pesce rappresenta i combattenti comunisti e l’acqua il popolo nel quale nuotano), con l’obiettivo di spezzare suddetta unità mediante il terrore, la fame, la miseria, le più atroci sofferenze fisiche e morali, la distruzione totale del patrimonio naturale.[9]

Nel libro “Dans le maquis du Sud Vietnam” la giornalista e scrittrice francese Madeleine Riffaud testimone in prima persona degli orrendi crimini contro l’umanità da parte degli Stati Uniti afferma: “è molto difficile salvare i bambini, in particolare i piccini, dalla guerra chimica di cui essi sono vittime”.[10]

Defoliazione delle foreste mediante l’impiego di armi chimiche, distruzione dei raccolti, avvelenamento dell’uomo e del bestiame, utilizzo di napalm in dosi massicce, sperimentazione di gas tossici e di gas neurotossici contro la popolazione civile, utilizzo – finanche – di armi batteriologiche: l’amministrazione USA, pur cercando di nascondere tali pratiche terroristiche, ha perpetrato volutamente una criminale campagna di genocidio ai danni di donne, bambini, vecchi, senza distinguere il civile dal combattente.

La guerra chimica in Vietnam fu portata a termine per mezzo di aerei cargo C-130 e C-123 e ha interessato ogni volta zone e regioni sempre più ampie nel Sud Vietnam, là dove la fitta vegetazione non permetteva ai marines nordamericani di affrontare la tenace guerriglia vietnamita. Simultaneamente alle sostanze tossiche furono sganciate bombe a biglia, bombe incendiarie e bombe a scoppio ritardato, con l’obiettivo di impedire di fatto ogni tentativo di salvataggio. Dal 1961 al 1969 sono stati distrutti 13.000 Km quadrati di terreno coltivato (il 43% dell’intero territorio coltivabile) e 25.000 Km quadrati di foreste (il 44% dell’intera superficie forestale). Alla fine del 1969 erano stati colpiti più di un milione di ettari di terreno.[11] Gli statunitensi usarono defolianti ad altissime dosi, e a più riprese colpirono lo stesso territorio. I dati forniti dalle autorità statunitensi sono impressionanti: secondo il professor Meselson dal 1964 al 1969 sono state usate 50.000 tonnellate di defolianti e 7.000 tonnellate di gas CS. Il Congressional Record del 12 giugno 1969 fornisce la cifra di 6.063.000 pounds (un pound corrisponde a circa ½ chilogrammo) di gas CS per il solo 1969. A questi dati vanno aggiunti anche quelli del biologo statunitense, Arthur H. Westing, il quale afferma che nel Vietnam sono stati sparsi 57 milioni di chilogrammi di agente “arancione”, contenente diossina.[12]

La distruzione di coltivazioni e di foreste prodotta dalle armi chimiche è immensa e i suoi effetti nefasti, immediati e in prospettiva, sull’ecologia e la genetica sono terrificanti. Con la distruzione della flora le condizioni climatiche sono seriamente perturbate, specie in una regione come il Sud Vietnam, dove un terzo della superficie è coperto da foreste. L’erosione progredisce e l’acidità del suolo si accresce, la sua permeabilità diminuisce. Le piene e le inondazioni hanno prodotto i loro effetti nelle pianure costiere del Vietnam centrale. Degradazione del suolo e formazione di terreni argillosi. I prodotti chimici, alterando la composizione microbica del suolo, hanno prodotto una deviazione grave del processo di decomposizione e del metabolismo del suolo stesso con i relativi gravissimi effetti sulle piante. Gli studi sulle trasformazioni climatologiche e sulle fitopatologie a proposito dei prodotti chimici sono abbondanti.

La distruzione dei raccolti in Vietnam fu portata avanti in maniera sistematica. Nel libro, Vietnam. Immagini di una guerra (edito dalla Zambon Editore), si dice che: “Nel Vietnam del Sud specialisti americani insegnano ad aviatori vietnamiti il modo di spandere, nelle regioni tenute dai comunisti, un prodotto che prosciuga le risaie, rovinando un raccolto già pronto”.[13]

Uno degli aspetti più inquietanti riguarda poi le alterazioni genetiche.

AgentOrange1Gli effetti degli agenti chimici sull’uomo

Negli anni successivi alle scoperte mediche degli scienziati vietnamiti, il profesor Arthur Gaston, biologo dell’Università di Yale, affermava: “Se una donna gravida, nel Vietnam, ingerisce dell’acqua inquinata da questi prodotti chimici, la sua gestazione subirà sicuramente dei danni irreparabili”.[14] A oggi, le osservazioni e i dati statistici sulle alterazioni cromosomiche e sulle malformazioni congenite confermano gli studi medici e scientifici vietnamiti.

Secondo il già citato studio del Prof. Ton That Tung, l’impiego massiccio e prolungato di erbicidi e di defolianti può provocare alterazioni cromosomiche sulla popolazione che vive nelle zone in cui questi prodotti sono impiegati.

A riguardo, la scoperta del prof. Ton That Tung è inequivocabile: “Nel momento in cui la nebbia chimica si diffonde nell’aria, il soggetto esposto avverte prurito agli occhi, lacrimazione e rinorrea intensa, poi un odore aspro di cloro e di DDT lo prende alla gola, contemporaneamente una vampata di calore arriva alle narici, poi starnutisce e vomita; tutto questo mentre l’individuo soffre di cefalea e di astenia. Tutta la sintomatologia accenna ad affievolirsi solo dopo 24 ore ed il malato comincia a star meglio dopo 3-4 giorni. Quindi i primi sintomi che compaiono sono di tipo oculo-nasale, seguiti da cefalea e da vertigini con sensazione di malessere e di astenia intensa; l’astenia può rappresentare il sintomo dominante nei mesi seguenti l’aggressione. Non pochi uomini e donne, infatti, sono dovuti rimanere a letto per 2-3 mesi, ma anche dopo erano incapaci del minimo sforzo. All’astenia si accompagnavano insonnia, mal di testa e spesso impotenza sessuale e alterazioni mestruali nelle donne. Un aspetto particolare di quest’astenia è rappresentato dalla astenopsia (stanchezza visiva) che colpisce l’81% delle vittime dei prodotti chimici; la prova della lettura è molto indicativa: all’inizio la lettura appare possibile, dopo pochi minuti, però, il paziente dice di vederci sfocato, poiché lo raggiunge una grande fatica agli occhi e deve smettere immediatamente di leggere”.[15]

In sintesi, gli effetti principali sono di carattere oculo-nasale, seguiti da mal di testa, vertigini con sensazione di malessere e di stanchezza intensa; quest’ultima può essere il sintomo dominante nei mesi seguenti all’aggressione.

In tabella sono riportati i sintomi in ordine di frequenza. Nelle forme più gravi si può instaurare un quadro che ricorda la malattia di Addison.[16] In ogni caso lo studio dell’assetto cromosomico permette di collegare questa sintomatologia alla grave intossicazione da defolianti.

I defolianti e gli erbicidi usati nel Sud Vietnam sono diversi, ma l’attenzione dei ricercatori è stata rivolta in modo particolare sul 2,4,5-T che è stato usato in 9 anni nella quantità di 40 milioni di libbre mensili su 5 milioni di acri di territorio.

La contaminazione di queste sostanze chimiche e in seguito gli effetti teratogeni, generati non per via respiratoria bensì a causa dell’ingestione di acqua inquinata da suddette sostanze chimiche, deve farci riflettere sui danni che possono provocare sulla gestante. Il 2,4,5-T rimane nel suolo per molto tempo: una dose da 0,25 a 8 libbre per acro può rimanere nel terreno per un periodo di 4-5 mesi. Insomma, tenendo conto delle dosi di defoliante impiegato nel Vietnam, è stato calcolato che un vietnamita di 40 Kg, che ha bevuto 2 litri di acqua contaminata ha, di fatto, assorbito 120 Mg di 2,4,5-T al giorno, cioè 3 mg per chilogrammo di peso. Dato che mescolate col 2,4,5-T ci sono delle diossine, nelle medesime condizioni un vietnamita assorbe 1/10 di microgrammo di diossine al giorno.[17]

Tenendo presente che la donna è sensibile all’assorbimento di 2,4,5-T nella stessa misura in cui lo è per la talidomide, si può calcolare la dose minima teratogena. La dose assorbita da una donna vietnamita di 40 Kg, che beve acqua contaminata dai defolianti è 64 volte maggiore della dose teoricamente teratogena. Supponiamo adesso che l’effetto teratogeno sia dovuto alle diossine: assorbendone la donna 1/10 di microgrammo al giorno attraverso l’acqua inquinata, queste sostanze si accumuleranno nell’organismo come tutti gli idrocarburi clorurati e a un certo momento raggiungeranno la soglia teratogena; quando gli spargimenti saranno quotidiani, le possibilità di dare alla luce un neonato anormale saranno ulteriormente accresciute.[18]

Secondo il chimico vietnamita Vo Hoai Tuan, “La diossina è stata utilizzata a dosi superiori di tredici volte quelle raccomandate dal Ministero dell’Agricoltura per l’impiego agricolo interno. Più di un milione di persone si è nutrito con alimenti contaminati dai defolianti”.[19]

I tre principali erbicidi impiegati sono i prodotti: “Arancione”, “Bianco” e “Blu”. L’agente “Arancione”, è una miscela di 2,4-D e di 2,4,5-T, che venne impiegato per colpire alberi a legno duro e piante a foglie larghe. Le foreste di mangrovia sono particolarmente sensibili a questo prodotto sino al punto che a oggi non è ancora possibile constatare negli alberi contaminati segni di rigenerazione. Anche la fertilità del suolo è irrimediabilmente compromessa, a causa della continua erosione.

Il prodotto “bianco”, un miscuglio di 2,4-D e di Picloram, è stato impiegato in Vietnam in prossimità di villaggi ed in regioni popolose, questo perché, essendo il prodotto poco volatile, risulta meno suscettibile alla dispersione.

Il prodotto “Blu”, più tossico per le erbe che per gli alberi a foglia larga, è stato impiegato di preferenza per la distruzione delle risaie; esso, infatti, danneggia le piante di riso nel giro di 6-8 ore. Il prodotto “Bianco”, invece, danneggia le piante di riso nel giro di 24 ore.

La guerra chimica degli Stati Uniti, mediante il genocidio della popolazione vietnamita[20], aveva anche l’obiettivo – come detto previamente – di togliere ai guerriglieri Vietcong l’appoggio della popolazione. Distrutti i villaggi, bruciate le case, la popolazione veniva deportata e “concentrata” nei cosiddetti “villaggi strategici”, cintati da reticolati di filo spinato e sorvegliati da posti di guardia. Attorno ad essi, nel raggio di chilometri, veniva fatta terra bruciata distruggendo la vegetazione con erbicidi e defolianti, sostanze letali per gli uomini e gli animali.[21]

L’effetto del 2,4,5-T ha provocato nell’uomo e negli animali delle malformazioni congenite. Le notizie sono pervenute dalle province che furono colpite nel Sud Vietnam, hanno mostrato come non poche donne gravide esposte a queste sostanze hanno partorito dei nati-morti o dei neonati malformati con micro o macrocefalia, con arti deformi o con dita in sovrannumero; questi neonati sono in genere morti poco tempo dopo essere venuti alla luce, quelli sopravvissuti manifestano gravi deficit mentali.

L’utilizzo di gas tossici contro l’uomo: il CS come arma di distruzione di massa

Secondo lo studio dell’Unione degli Intellettuali Vietnamiti in Francia sulla guerra chimica nel Sud Vietnam[22], il CS si presenta sotto forma di polvere ed è sparso in sospensione[23]. Le particelle della sostanza tossica possono presentarsi in diverse dimensioni e con svariati supporti; tutte queste varietà del prodotto rispondono a esigenze di altrettante modalità di impiego. Oltre al CS propriamente detto sono stati preparati il CS-1 e il CS-2, fissati su silicone e usati dal 1968 in poi. I rapporti e le testimonianze presentate alla seduta del tribunale Russel, tenutasi a Roskilde nel 1967 e in seguito alla riunione del luglio 1968 del Centro Internazionale per i crimini di guerra, hanno stabilito che il CS impiegato in certe condizioni, tutte presenti nel Sud Vietnam, diventa un’arma letale. Il CS deve essere considerato dunque (e il tribunale Russel ha concluso in questo senso) come un’arma chimica e come tale rientra tra le armi bandite dal Protocollo di Ginevra del 1925).

Come rileva Francis Khan, professore aggregato alla Facoltà di Medicina di Parigi, “La prova più indiscutibile che il CS può risultare, in determinate circostanze, un’arma letale si ricava dai dati tossicologici pubblicati dagli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità (organismo delle Nazioni Unite) nel loro rapporto al segretario generale dell’ONU della fine del 1969 e dell’inizio del 1970. Ma il rapporto permette soprattutto di dimostrare che le truppe USA nel Sud Vietnam adottano delle concentrazioni e delle modalità che trasformano il CS in un’arma decisamente mortale”[24].

Le truppe nordamericane per insufflare il CS nei sotterranei e nei rifugi fecero uso di macchine chiamate “Mighty Mite” capaci di pompare la sostanza tossica sotto forma di polvere, di liquido o di gas nei rifugi sotterranei in quantità di diversi chilogrammi al minuto. Ora, “se è chiaro che è impossibile, trovandosi davanti all’entrata del rifugio, decidere quali siano le sue reali dimensioni e perciò il suo volume di aria respirabile; tenendo conto, inoltre, che rifugi molto grandi presentano la stessa entrata che un rifugio familiare costruito per alloggiare da 4 a 5 persone è estremamente facile raggiungere, in tali rifugi, concentrazioni mortali di CS”[25], creando così delle vere e proprie camere a gas.

Altri agenti tossici in dotazione all’esercito nordamericano e utilizzati nella guerra del Vietnam

Oltre al succitato gas lacrimogeno CS (o clorobenzalmalonitrile) troviamo in dotazione all’esercito statunitense i seguenti composti tossici:

Fosgene (CG), trattasi di un gas molto irritante che produce tosse, cianosi e infine asfissia per edema polmonare.

Acido prussico (acido cianidrico, AC), produce convulsioni, perdita di coscienza ed asfissia.

Cloruro di cianogeno, lacrimogeno molto intenso, dose letale: 400 mg/metro cubo in 10 minuti.

Iprite e Mostarde azotate (HD e HN-3 del codice statunitense, producono infiammazione delle mucose e lesioni della cute, necrosi, polmoniti, asfissia e disturbi neurologici.

CN (Cloroacetofene), è il comune gas lacrimogeno impiegato dalle polizie di tutti i Paesi per disperdere le manifestazioni; sembra che reagisca con i gruppi –SH delle proteine e che perciò inibisca molti enzimi; produce irritazione delle vie respiratorie superiori e delle congiuntive, può provocare ancora delle bruciature, vomito; è mortale a dosi molto elevate e in ambienti confinati; in caso di contatto diretto sul globo oculare può provocare cecità.

DM o Adamsite (difenilamicocloraarsina), è la più potente delle sostanze chimiche impiegate contro le manifestazioni; secondo il manuale dell’esercito 3-215 esso produce “irritazione degli occhi e delle mucose, fa colare il naso come per un raffreddore, produce starnuti, tosse violenta, emicrania, forte dolore al petto e senso di oppressione, nausea e vomito”; il manuale FM 3-10 dell’esercito statunitense dice: “l’impiego del DM per disperdere le manifestazioni è sconsigliabile quando non si accetti l’eventualità di provocare dei morti, lanciato in dosi massive può essere mortale e provocare paralisi, è quindi meglio utilizzarlo durante operazioni militari nelle quali può essere decisivo neutralizzare gli uomini-chiave del nemico con effetti paralizzanti, sempre valutando l’eventualità di provocare dei morti.

BZ (noto ufficialmente come sostanza “immobilizzante”), la sua formula chimica è segreta, si ritiene che si tratti di un gas che colpisce il sistema nervoso; il manuale dell’esercito FM 3-10 dice solo che è “un aerosol paralizzante a lenta azione il cui effetto è transitorio, penetra nel corpo attraverso la respirazione ed impedisce il funzionamento dei meccanismi mentali che controllano le funzioni del corpo”; il manuale di addestramento per la guerra chimico-biologica afferma che tra gli effetti del BZ si possono citare: “il rallentamento dell’attività mentale e fisica, emicranie, vertigini, perdita del senso di orientamento, allucinazioni, sonnolenza, comportamento demenziale e aumento della temperatura corporea”; alcuni di questi sintomi sono paragonabili a quelli prodotti da alcuni allucinogeni (LSD-25, per esempio) ed è noto che il Pentagono ha patrocinato ricerche sull’impiego militare degli allucinogeni.

Agenti neurotossici

Essi sono in genere degli inibitori della colinesterasi, ma anche di altri enzimi, producono disturbi della vista e del respiro, nausea, vomito, crampi, alterazioni del comportamento, coma, convulsioni, asfissia e morte. I gas neurotossici agiscono inavvertitamente perché inodori, senza sapore e quasi invisibili. Se penetrano nella pelle o attraverso le vie respiratorie, provocano la morte di chi ne viene a contatto nel giro di 4 minuti. I prodotti che escono dalla fabbrica Chemical Plant situata a Newport, Indiana, sono dei gas tossici per il sistema nervoso e si distinguono in:

GA (Taboun o Trilon) è il dimetil amminocianofosfoto d’etile.

GB (Sarin) è il metilfluorofosfato d’isotropie. È un gas inodore, incolore e volatile che può uccidere in pochi minuti, un milligrammo costituisce la dose letale, è in dotazione dell’arsenale degli Stati Uniti dalla fine degli anni Quaranta.

VX è un altro gas inodore che a differenza del GB non evapora rapidamente e perciò conserva a lungo la sua tossicità; un solo milligrammo di questo gas basta ad uccidere un uomo.

GD (Soman) ha caratteristiche simili ai precedenti.

Le sostanze chimiche utilizzate

Arancione (2-D 2, 4, 5 – T).

Bianco (Sale di triisoproplanolamino picloram, sale di triisopropanolamino del 2, 4 – D).

Blu (Acido cacodilico e cacodilati)

I gas letali utilizzati

CN (Cloroacetofenone)

DM (Adamsite o cloruro di fenarsazina)

CS (Ortoclorobenzol-malonitrile), utilizzati anche come CS-1 e CS – 2

Impianti per la guerra chimico-biologica negli Stati Uniti.

Edgewood Arsenal, Maryland: Quartier generale dell’Army Chemical Corps, Edgewood è il centro dell’esercito per le ricerche sugli agenti chimici e sui sistemi di disseminazione di tali agenti. Edgewood è la più vecchia delle basi per la guerra chimico-biologica. Durante la Prima guerra mondiale, confezionò proiettili contenenti fosgene e altri gas e rimase il principale centro di produzione di tutte le armi chimiche fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, dopo di che fu interamente destinata alla ricerca.
Army Biological Laboratory, Fort Detrick, Maryland: Fort Detrick si trova a Frederick, MD., un comune rurale, a circa 50 miglia a nord-ovest di Washington, D.C. Fort Detrick è il centro di tutte le ricerche degli Stati Uniti nel campo della guerra biologica. Questa base è sorta durante la seconda guerra mondiale ed è dotata di un insieme di laboratori del valore di 75 milioni di dollari. Oltre alla ricerca sulle armi biologiche destinate a colpire l’uomo Fort Detrick controlla la maggior parte delle ricerche sugli agenti che distruggono il fogliame e i raccolti.
Rocky Mountain Arsenal, Colorado: Questa base di 17.750 acri, situata a 10 miglia a nord-ovest di Denver, era il principale impianto per la produzione del gas Sarin – un gas che attacca il sistema nervoso – da quando la formula era stata sottratta ai tedeschi alla fine della Seconda guerra mondiale. Il Rocky Mountain continua a produrre e a confezionare vari agenti che agiscono sul sistema nervoso e diversi prodotti chimici immobilizzanti; ha fornito, inoltre, le armi impiegate in Vietnam per distruggere i raccolti (per ulteriori informazioni, vedi J.H. Healy, The Denver Earth-quakes, “Science”, 27 settembre 1968, pp.1301 sgg.)
Naval Weapons Laboratory, Virginia: situato nelle vicinanze del Potomac, a Dahlgreen, a sud di Washington, D.C., questo laboratorio è il centro della marina che si occupa delle ricerche sulla guerra chimico-biologica. Gran parte del lavoro di questo laboratorio riguarda la difesa da un eventuale attacco con armi chimiche. La principale zona di prova della marina per tutte le sue armi è l’Ordinance Station, a China Lake, California. Le ricerche sulle epidemie provocate da armi biologiche sono condotte nel Naval Biological Laboratory (NBL) di Oakland, California. Situato nel Naval Supply Depot di Oakland, California, questo laboratorio è diretto da personale dell’Università della California che opera in base a un contratto con l’ufficio per le ricerche navali.
Dugway Proving Grounds, Utah: si trova in una grande riserva nel deserto, circa 80 miglia a sud-ovest di Salt-Lake City. Dugway è il principale terreno di prova per le armi chimico-biologiche. Vi si sperimentano spesso bombe e munizioni contenenti sostanze mortali che agiscono sul sistema nervoso; lo scopo di tali esperimenti è di determinare in quale misura le condizioni atmosferiche influiscano sugli effetti della disseminazione. L’esistenza stessa di Dugway era ignorata dalla maggioranza degli statunitensi.

*(Scheda storica tratta dal libro di Phan Thi Quyen, Vivere come lui. Nguyen Van Troi, simbolo della lotta di liberazione del Vietnam, Zambon Editore, 2014).

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Note biografiche:

[1] Manifesto di Pietroburgo del 1869, Convenzione dell’Aia del 29 luglio 1899, Convenzione dell’Aia del 19 ottobre 1907, Trattato di Versailles del 1919, Trattato di Washington del 1922.

[2] AA.VV., La guerra chimica. Imperialismo ed ecologia, Bertani Editore, Verona, 1972, cit. p. 106

[3] Ibidem. Cit. p. 106

[4] Il rapporto del 1° luglio 1969 della Commissione di esperti scientifici nominata dalle Nazioni Unite sulla questione dell’utilizzo di armi chimiche e biologiche afferma che: “Il veto annunciato nel Protocollo di Ginevra si applica a tutti gli agenti chimici, biologici e batteriologici (ivi compreso i gas lacrimogeni ed altri irritanti) attualmente esistenti o che nel futuro potranno essere messi a punto. Per ulteriori approfondimenti, v. AA.VV., La guerra chimica. Imperialismo ed ecologia, Bertani Editore, Verona, 1972, p. 108.

[5] Ètudes Vietnamiennes, N° 2/1972, Op. cit. p. 27

[6] Conseguences durables de la guerre chimique, in Le Courier du Vietnam, 2/1983, Hanoi, RDV, pp. 22-31

[7] AA.VV. La guerra chimica. Imperialismo ed ecologia, Bertani Editore, Verona, 1973, pp. 57-83

[8] Ibidem, cit., p. 131

[9] Tutti questi crimini sono contemplati e condannati espressamente dal tribunale militare di Norimberga (riconosciuto nel dicembre 1946 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite) e dalla Convenzione Internazionale sul genocidio del 1948. La responsabilità di questi crimini internazionali cade indiscutibilmente sul governo degli Stati Uniti, secondo lo statuto e la giurisprudenza del tribunale internazionale di Tokio (anche questo riconosciuto dall’ONU). A riguardo v. AA.VV. La guerra chimica. Imperialismo ed ecologia, Bertani Editore, Verona, 1972, p.110.

[10] Per ulteriori approfondimenti sulla guerra chimica attuata come genocidio e biocidio e sulle conseguenze dell’uso di defolianti durante la guerra in Vietnam, v. Il laboratorio delle barbarie, in Vietnam. Immagini di una guerra (a cura di Luigi Nespoli e Giuseppe Zambon), Zambon Editore, 2012.

[11] AA.VV. La guerra chimica. Imperialismo ed ecologia, Bertani Editore, Verona, 1972, cit., p.33

[12] Tratto dalla rivista Nature, Londra298, 5980: 114, 8-7-1982, ora in Le courier du Vietnam, 2/1993, Hanoi, RSV, Cit., p. 22.

[13] AA.VV. La guerra chimica. Imperialismo ed ecologia, Bertani Editore, Verona, 1972, cit., p 131.

[14] Ibidem, cit., pp. 34-35

[15] Ibidem, cit., p.60

[16] La Dott.ssa Anne Bachelot, specialista di endocrinologia e medicina della riproduzione all’ospedale Pitié-Salpetriére di Parigi, ci spiega che il morbo di Addison (AD) è una rara malattia cronica che colpisce la corteccia delle ghiandole surrenali, diminuendo o anche azzerando la sua funzionalità- Per questo il nome scientifico è ipocorticosurrenalismo o insufficienza corticosurrenalica. I sintomi principali di AD sono “affaticamento, perdita delle forze, malessere, perdita di peso, nausea, anoressia (ritardo delle crescita nei bambini), dolori muscolari e articolari. Segno cardinale è la pigmentazione cutanea e delle mucose (incupimento della cute: pieghe palmari, nocche, cicatrici, mucosa orale e siti di frizione). I sintomi d’ipotensione posturale e ipoglicemia sono tardivi. I pazienti possono chiedere con insistenza di ingerire sale- Sono spesso presenti vitiligine e alopecia areata. L’AD causa un deficit di deidroepiandrosterone, responsabile di altre sindromi presenti solo nelle donne (perdite di peli ascallari/pubici, pubarca assente nei bambini, libido ridotta e secchezza cutanea). Senza terapia oppure nel corso di malattie scatenanti può insorgere l’insufficienza surrenalica primitica acuta (AAI) o crisi surrenalica, un’emergenza medica potenzialmente letale”. Per ulteriori approfondimenti sul tema, v. http://www.orpha.net/consot/cgi-bin/OC_Exp-php?ing=IT&Expert=85138

[17] AA.VV., La guerra chimica. Imperialismo ed ecologia, Bertani Editore, Verona, 1972, cit., pp. 57-83.

[18] Ibidem, cit., p. 77

[19] Ibidem, cit., pp. 37-45

[20] Che gli Stati Uniti stessero perpetuando un genocidio si desume dall’utilizzo dell’acido cacodilico, composto principale del prodotto “Blu”, il quale contiene un 54% di arsenico. Ora, come ben sappiamo, all’avvelenamento per arsenico nell’uomo si arriva quando, in seguito ad accumulo graduale, si raggiunge la dose letale; nello stesso modo è prevedibile che agisca il prodotto “Blu”, cioè a distanza di tempo. L’intossicazione da acido cacodico produce: mal di testa, vertigini, vomito, diarrea, stupore, convulsioni, paralisi e morte; la dose sufficiente a produrre questa sintomatologia è, per un adulto, di circa 30 grammi.

[21] In realtà siffatta strategia imperialista non andò a buon fine, giacché l’Esercito di Liberazione Nazionale del Vietnam riuscì a trasformare questi “villaggi strategici” in “villaggi combattenti”; vale a dire in bastioni di Resistenza delle popolazioni contro l’aggressione statunitense e contro il governo vassallo di Saigon. Per successivi approfondimenti in merito, v. Vietnam. Immagini di una guerra, Zambon Editore, 2012, cit. p. 88

[22] AA.VV. La guerra chimica. Imperialismo ed ecologia, Bertani Editore, Verona, 1972, cit. pp. 127-143

[23] Per questa ragione, per valutarne la quantità si ricorre a un’unità di peso (grammo, Kg, tonnellata) e non a un’unità di volume (litri, metri, cubi) come ci si aspetterebbe trattandosi di un gas.

[24] AA.VV. La guerra chimica. Imperialismo ed ecologia, Bertani Editore, Verona, 1972, cit., pp. 175-176.

[25] Ibidem, cit., p. 176

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