Come l’Occidente appoggia Al Qaeda in Siria

di Yusuf Fernandez-Al manar

Alla fine di maggio, l’Unione Europea ha esteso le sanzioni contro la Siria. Da parte loro, in quei giorni, gli Stati Uniti hanno iniziato il loro programma per la formazione dei “ribelli moderati” che dovrebbero combattere l’Isis, ma il cui vero obiettivo è quello di rovesciare il governo siriano.

L’Unione europea e gli Stati Uniti affermano di sostenere la guerra contro l’Isis, ma non hanno mai menzionato l’altro gruppo terroristico, il Fronte Nusra, che è il ramo siriano del movimento terrorista globale Al Qaida. Tutte le dichiarazioni nei paesi occidentali nelle quali dicono di essere preoccupati per la diffusione del terrorismo in Siria, Iraq e in altri paesi del Medio Oriente non fanno riferimento ad Al Qaeda o al suo affiliato, il Fronte al Nusra.

L’Occidente ha dimenticato gli attacchi dell’11 settembre? Nel 2001, Al Qaeda è stato il grande nemico delle nazioni occidentali e l’obiettivo della cosiddetta “guerra al terrore”. Oggi, Al Qaeda apertamente collabora con alcuni alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente che promuovono apertamente il terrorismo in Siria. Usa e Ue non stanno facendo nulla per fermare questo supporto, anche se per loro sarebbe molto facile farlo. Sembra che ci sia un tentativo da parte di alcuni paesi occidentali, in particolare la Francia e gli Stati Uniti, per ricreare la strategia fallimentare attuata in Afghanistan negli anni ottanta del secolo scorso, cioè, sostegno ai gruppi terroristici, suoi rivali internazionali e regionali, non importa quali siano le conseguenze per i popoli della regione e, in ultima analisi, per i paesi occidentali.

Turchia, Arabia Saudita e Qatar sono diventati i principali sponsor del terrorismo nel mondo. Tuttavia, nessuno di loro è stato incluso in una lista di Stati Uniti o paese europeo. Comicamente, l’elenco degli Stati Uniti comprende l’Iran e la Siria, due paesi, insieme con l’Iraq, che sono i principali attori nella lotta contro i gruppi terroristici in Medio Oriente, supportati dagli Stati Uniti e dai suoi alleati.

Recentemente, la Turchia ha inviato migliaia di terroristi attraverso il confine con la Siria, al fine di lanciare un’offensiva nella provincia di Idleb, il cui territorio è ora nelle mani del Fronte Al Nusra. Un recente video pubblicato dal quotidiano turco, Cumhuriyet, mostra agenti dei servizi segreti turchi coinvolti nel contrabbando di armi ai terroristi di là del confine.

Da parte loro, il Qatar e l’Arabia Saudita hanno lanciato una campagna mediatica per cercare di ripulire l’immagine del Fronte al Nusra. Nel marzo scorso, alcuni media arabi del Golfo hanno sostenuto che questa organizzazione potrebbe “rompere i legami” con Al-Qaida, guidato da Ayman al Zawahiri, senza cambiare la sua dottrina e formare una nuova organizzazione sostenuta dalle suddette monarchie.

Secondo la Reuters, che cita fonti di Al Nusra, un ufficiale dei servizi segreti del Qatar si è riunito a più riprese con il leader di al Nusra, Abu Mohammad al Yulani. Sono stati promessi generosi finanziamenti in caso di separazione. Un nuovo gruppo paravento sarebbe stato creato per nascondere nomi come Al Qaida o al Nusra, per quanto possibile. Così, il gruppo “Al Yaish a Fateh” (L’Esercito della Conquista) è nato nel campo di battaglia siriano. Egli è composto, in realtà, dal Fronte al Nusra e da altri gruppi più piccoli. Il cambio di nome non inganna nessuno.

Al Nusra ha rifiutato, tuttavia, di prendere le distanze da Al Qaida. Questa decisione è stata resa pubblica in una dichiarazione ripresa dalla Reuters. Nonostante questo e l’inclusione nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’ONU, è chiaro che il gruppo non ha subito un’interruzione di aiuti dai paesi come la Turchia e Qatar.

L’ intervista di Al Jazeera

La scorsa settimana, lo strumento mediatico del regime del Qatar, Al Jazeera è stato accusato da molti governi di sostenere e diffondere la propaganda terroristica, in un’intervista, Yulani ha cercato di dare “una nuova immagine” del gruppo, conosciuto per le innumerevoli atrocità sul suolo siriano.

L’intervista ha cercato di rafforzare lo status del Fronte al Nusra in Siria e farla apparire come un partner “responsabile” nella lotta contro Damasco. A questo proposito, ha detto che la sua organizzazione rivolge la sua attenzione a rovesciare lo stato siriano, invece di lanciare attacchi contro obiettivi occidentali …. almeno fino a che non possono prendere il potere. Questo è probabilmente il messaggio che Al Jazeera ha voluto diffondere attraverso questa intervista. Yulaniha aggiunto che, tuttavia, non ha escluso attacchi contro gli Stati Uniti se gli aerei statunitensi continuano ad attaccare Al Qaeda, sostenendo che il gruppo ha “diritto all’auto-difesa.”

In realtà, una attenta analisi del colloquio con Yulani mostra l’ ideologia sinistra e assassina del Fronte al Nusra. Rivela il destino orribile che attende i popoli della regione se mai cadessero sotto il controllo dei gruppi takfiri.

Durante l’intervista, Yulani ha spiegato che il suo gruppo “non è un elemento marginale” dell’ “Esercito della Conquista”, ma la sua “punta di diamante” e ha aggiunto che “tutti lo sanno”. Questa è stata una dichiarazione rivelatrice che rende chiaro chi siano i “combattenti moderati”, sostenuti dagli Stati Uniti, sono semplici strumenti o pupazzi di Al Qaida e di altri gruppi estremisti in Siria. Molti di loro condividono anche la loro ideologia. Quindi, non esiste una “opposizione armata moderato” in quel paese.

Yulani ha minacciato altri gruppi nel caso in cui si rifiutano di sottomettersi al  Fronte al Nusra e non escludono la possibilità di conflitti. Tuttavia, ha rifiutato di criticare l’Isis, che condivide la stessa ideologia wahhabita, ma si rammarica che il gruppo ha adottato una strategia che comprende l’attacco al Fronte al Nusra “al fine di approfittare della situazione.

D’altra parte, Yulani nuovamente ha respinto tutte le speculazioni su una possibile rottura con Al Qaeda. «Al Nusra opera sotto la guida del Dr. Ayman Zawahiri», ha ribadito. Il gruppo continua a ricevere linee guida strategiche di Zawahiri, ha aggiunto Yulani.

Contro le minoranze religiose

L’approccio brutale di Al Nusra sulla questione delle minoranze religiose si poteva notare chiaramente nell’intervista. Yulani ha cercato di garantire che il suo gruppo non rimuoverà queste minoranze «se sono disposte a convertirsi all’Islam» wahabita. Riguardo gli Alawiti, nel regime di Al Nusra, devono rinunciare alla loro religione e “correggere i loro errori dottrinali”. Ai Drusi sarebbe proibito visitare le tombe dei santi, perché questo è, secondo i wahabiti, una forma di “politeismo”. I cristiani in Siria devono pagare una tassa, jizya, e diventare cittadini di seconda classe.

Se questi gruppi religiosi rifiutano di sottoporsi, rischiano di essere espulsi dalle proprie terre o addirittura sterminati.

Per quanto brutali possano sembrare questi piani da parte dei “moderati” piani possono sembrare, la realtà è ancora peggiore. Nel dicembre 2013, il Fronte al Nusra ha rapito 13 suore e tre domestiche nella città cristiana di Maalula nel bel mezzo di una lotta contro le forze siriane.

Un dettaglio significativo è che la parola “Israele” non è stata pronunciata da Yulani, neanche una volta durante l’intervista. Chiaramente, lo stato sionista non è in cima alla lista delle priorità di al Nusra, che riceve assistenza medica e altre forme di supporto da parte dell’esercito israeliano.

Responsabilità Occidentale

Così, consentendo ai loro alleati Arabia Saudita, Qatar e Turchia, un membro della NATO di armare questi gruppi, per cercare di indebolire la Siria attraverso le sanzioni, l’addestramento e il finanziamento dei gruppi armati “moderati” che collaborano apertamente con Al Qaeda sul terreno, gli Stati Uniti e l’Unione europea non sono solo colpevoli dell’omicidio di massa del popolo siriano, ma anche della creazione di una enorme minaccia futura contro l’Occidente.

La comparsa di due piccoli stati terroristi in Idleb e nella Siria orientale, governata da Al Qaida e Isis è funzionerà, rispettivamente, come una calamita per gli estremisti provenienti da paesi occidentali e lasceranno ai gruppi terroristici siriani di costruire un deterrente contro eventuali azioni future agli sforzi internazionali per contenere le loro attività.

I paesi occidentali hanno promosso la finzione pericolosa l’esistenza di una “opposizione armata moderata” in Siria. In realtà, non esistono tali “terroristi moderati”. Tutti condividono la stessa ideologia estremista e vogliono costruire uno stato estremista, una dittatura wahhabita in Siria attraverso il terrore.

Gli Stati hanno messo, in forma presentabile, il Fronte al Nusra e altri gruppi simili nella sua lista delle organizzazioni terroristiche, ma, tuttavia, li sostengono con i loro mezzi di comunicazione e campagna militare per rovesciare lo stato siriano. Questo è il caso della Francia, che ha venduto la sua anima in cambio di lucrosi contratti firmati dal presidente Francois Hollande durante il suo recente viaggio in Qatar e Arabia Saudita. Stati Uniti e Francia hanno inviato le armi a questi gruppi “moderati”, sapendo che molti di queste finiscono nelle mani del Fronte al Nusra e Isis.

Nel frattempo, è al governo, popolo ed esercito siriano che spetta combattere e sconfiggere i gruppi terroristi. Essi sanno che l’unica alternativa è quella di diventare schiavi dei gruppi terroristici brutali guidati da una ideologia non meno brutale. La Siria è aiutata nella sua lotta da potenze responsabili come la Russia e l’Iran.

Recentemente, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha avvertito che il terrorismo in Siria non sarà sconfitto da attacchi aerei e che «per raggiungere tale obiettivo, le operazioni a terra sono una necessità e non credo che possiamo farlo senza la partecipazione di governo siriano, ha dichiarato Lavrov. Si è chiesto anche perché Washington non vede il governo siriano come partner nella lotta contro l’Isis, quando non mise ostacoli a Damasco che ha collaborato con la comunità internazionale per lo smantellamento delle armi chimiche.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

(VIDEO) Assad: «Nessun cambiamento con il terrorismo»

da sana.sy

Il presidente Bashar al-Assad ha sottolineato che «ogni controversia deve cessare con il dialogo e una soluzione politica tra le varie parti, e questo è ciò che si sta facendo in Siria nel corso degli ultimi due anni»

In un’intervista con la rete statunitense (CBS News il presidente ), ha dichiarato che «il dialogo è una cosa buona, ma dovrebbe essere sviluppato senza la violazione della sovranità siriana, in particolare, per quanto riguarda la lotta contro il terrorismo».

Il presidente ha invitato i media e gli occidentali a non affrontare la questione delle vittime e dei rifugiati a causa della guerra come “semplici numeri”, ma come una tragedia che ha colpito tutte le famiglie siriane.

Per quanto riguarda la comparsa dell’organizzazione terroristica Isis nel corso degli eventi in corso in Siria, al-Assad ha affermato che lo «Stato islamico non è apparso all’improvviso è impossibile per un’organizzazione terroristica che abbia tutti questi fondi e risorse umane senza un aiuto esterno».

In risposta ad una domanda sulla recente dichiarazione di Kerry sul dialogo con il governo siriano, al-Assad ha ribadito che «sono mere dichiarazioni, ma non hanno ancora nulla di concreto ancora, perché non sono emersi  nuovi fatti in relazione alla linea politica degli Stati Uniti sulla situazione in Siria».

Riguardo al dialogo, il presidente ha precisato che «il dialogo è positivo e la Siria sarà sempre aperta a questa possibilità con tutte le parti, compresi gli Stati Uniti, ma questo dialogo deve essere basato sul rispetto reciproco e senza violazione della sovranità siriana».

A proposito dei contatti in corso tra il governo siriano e l’amministrazione degli Stati Uniti, il presidente al-Assad ha spiegato che non ci sono contatti diretti, ribadendo che «ogni dialogo è una buona cosa, soprattutto quando si tratta della lotta contro il terrorismo» evidenziando che trovare un modo per sconfiggere il terrorismo è una questione importante per la Siria in questo momento.

Inoltre, Assad ha evidenziato che qualsiasi passaggio sulla politica interna della Siria deve essere sottoposto dalla volontà del popolo siriano e non a chiunque altro, notando che Damasco, su questo aspetto, non discuterà con gli americani, o con qualsiasi altra parte. «Tutto questo ha a che fare con il nostro sistema politico, le nostre leggi e la nostra Costituzione», ha puntualizzato.

A questo proposito, ha aggiunto che «la Siria potrebbe cooperare con gli Stati Uniti per quanto riguarda la lotta contro il terrorismo, a condizione che facciano la pressione sui paesi come la Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar e alcuni stati europei, che sostengono i terroristi politicamente, finanziariamente e militarmente».

Sulla soluzione del conflitto, il presidente Assad ha sostenuto che “il governo siriano sta lavorando su due punti: il primo si basa sulla creazione di un dialogo interno su tutte le questioni, compreso il sistema politico, il secondo è quello di avere contatti diretti con i gruppi armati, come è stato fatto nel corso degli ultimi due anni,  attraverso la concessione dell’ amnistia per chi abbandona la lotta armata e vuol tornare alla vita normale»-

Su questo aspetto, al-Assad ha aggiunto che «alcuni appartenenti a queste bande armate sono terroristi, mentre altri sono stati coinvolti nella guerra per motivi diversi. Per noi, chiunque porti un’ arma e cerca di distruggere le infrastrutture, attaccando persone innocenti o viola la legge in Siria, appartiene ai gruppi armati».

Rispondendo a una domanda sul futuro politico della Siria, al-Assad ha sostenuti che “nessun partito al di fuori del paese ha a che fare con il futuro politico della Siria, o per quanto riguarda il presidente o la costituzione. Non discuteremo mai su tali questioni con nessuno al di fuori della Siria. Si tratta di una questione siriana e quando il popolo siriano vuole cambiare il presidente lo realizza attraverso un processo politico e costituzionale. I presidenti e non si cambiano attraverso il terrorismo o le interferenze straniere».

Per quanto riguarda la politica dell’Occidente in merito alla situazione in Siria, secondo Assad «la nascita dell’organizzazione terroristica dello Stato Islamico ha portato l’Occidente cambiare le sue politiche, ma questo non vuol dire che ha cambiato il suo approccio al conflitto in Siria o l’Iraq.

L’Occidente non ha imparato bene la lezione, e di conseguenza non è in grado di cambiare nulla sul corso degli eventi perché fin dall’inizio l’approccio occidentale si è basata su un cambio semplicemente sul rovesciamento del governo perché rispondeva ai suoi interessi. I governi occidentali continuano a muoversi in questa direzione; per questo motivo, ancora nulla di sostanziale è cambiato»-

Riguardo agli attacchi della coalizione contro le posizioni dell’Isis all’interno della Siria, il presidente ha detto che, in generale, «l’Isis ha fatto progressi dall’inizio degli attacchi, e gli USA cercano di camuffare la realtà sostendendo che le cose sono migliorate e che l’Isis è stato sconfitto, ma in realtà ciò che accade è l’opposto»

Il presidente ha anche sottolineato che «l’Isis continua a reclutare persone e, secondo alcune stime, sono 1.000 ogni mese, in Siria e in Iraq, si sta espandendo in Libia e molte altre organizzazioni legate ad al-Qaeda hanno dichiarato la loro fedeltà al Daesh; questa è la realtà».

Per quanto riguarda le accuse contro l’esercito siriano sull’uso di armi non convenzionali, il presidente Bashar al-Assad ha replicato: «le accuse riguardanti l’uso di gas cloro sono parte di una campagna di propaganda dannosa contro la Siria. Il gas di cloro non è usato esclusivamente dagli eserciti, ma può essere acquistato ovunque».

Sul “barili esplosivi”, al-Assad specificato che «la Siria da decenni ha a che fare con  l’industria militare avanzata, e non necessita di produrre bombe rudimentali e dannose; hanno usato questo termine solo per demonizzare l’esercito siriano».

Infine. Al-Assad ha ribadito: «chiunque usa una pistola e uccide persone, distrugge la proprietà pubblica, è un terrorista», concludendo che l’opposizione armata è terrorismo, in conformità con la definizione della parola “terrorismo” nel mondo.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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Yemen: gli Houti avanzano, arrestato il Ministro della Difesa

da Spondasud.it

Il ministro della Difesa dello Yemen Mahmud al-Subaihi è stato arrestato nella città di Houta, nella provincia di Lahj, nel sud del paese. Lo ha detto il portavoce dei miliziani sciiti Houthi, Mohammed Abdulsalam, citato dalla televisione al-Massira.

Subaihi era fuggito dagli arresti domiciliari impostigli dai ribelli sciiti a Sanàa e si era recato ad Aden, dove aveva raggiunto il presidente Abed Rabbo Mansour Hadi. Anche quest’ultimo era evaso dagli arresti domiciliari a metà febbraio.

Abdulsalam ha quindi spiegato che Subaihi e le altre persone arrestate sono state «trasferite a Sanàa e sono in custodia delle forze armate». Intanto continuano gli scontri a Houta tra i sostentori di Hadi e gli houthi, sempre più vicini ad Aden. In precedenza l’emittente televisiva al-Masirah aveva riferito che gli Houthi avevano conquistato la base aerea di al-Annad, a soli 60 chilometri da Aden.

Nei giorni scorsi i miliziani sciiti hanno preso possesso dell’aeroporto di Taiz, terza città del Paese, quasi interamente sunnita, situata 300 km a sud della capitale. Taiz rappresenta un avamposto strategico e la sua conquista rappresenta un passo importante in direzione dello stretto di Bab el-Mendeb, situato nell’estremità occidentale dello Yemen verso il Corno d’Africa.

Intanto gli Houthi hanno fatto sapere che non parteciperanno ai colloqui di riconciliazione nazionale tra le fazioni yemenite che dovrebbe tenersi nei prossimi giorni a Doha, in Qatar. Lo ha annunciato il portavoce del gruppo, Mohammed Abdulsalam, citato dal sito del quotidiano Yemen Post.

Il portavoce ha motivato la decisione spiegando che il Qatar, così come l’Arabia Saudita (indicata all’inizio come sede dei colloqui), è su posizioni «ostili» agli Houthi in quanto sostiene il presidente Abd Rabbo Mansour Hadi. I paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), di cui Arabia Saudita e Qatar fanno parte, hanno definito un «golpe» la conquista di Sanaa da parte dei ribelli e hanno sempre ribadito il loro supporto al governo di Hadi.

Resta aperta a questo punto l’ipotesi di un intervento militare del Peninsula Shield Force (le truppe di difesa del GCC, già intervenute in Bahrain nel marzo 2011 durante le sommosse popolari portate avanti principalmente dalla comunità sciita). Con le sue 40mila unità e una base permanente nelle provincia orientale dell’Arabia Saudita, il corpo di protezione del Golfo è già stato allertato.

Siria: riunione governo – opposizione: i principi di Mosca

da  sana.sy

Le sessioni della riunione consultiva preliminare tra la delegazione della Repubblica araba siriana e le delegazioni dell’opposizione si sono concluse a Mosca

La delegazione siriana ha concordato con i cinque partiti di opposizione e altri, una serie di principi presentati dalla Russia come “Principi di Mosca”. Che si concentrano sul mantenimento della sovranità e l’unità della Siria, della lotta contro il terrorismo in tutte le sue forme, sul regolamento della crisi con mezzi politici, il rifiuto di qualsiasi intervento esterno e la conservazione dell’esercito e le forze armate come simbolo delle istituzioni nazionali e statali unità.

Ed ecco il testo dei principi di Mosca:

Negli ultimi anni, il terrorismo si è diffuso in territorio siriano in un modo senza precedenti e ha causato migliaia di vittime tra i civili e milioni di sfollati. I terroristi e gli estremisti di tutto il mondo sono venuti a Siria. Il nostro paese ha dovuto affrontare gravi pericoli tra cui il più serio tentativo di estremisti di imporre un regime brutale che non ha alcun legame con le nobili tradizioni del popolo siriano.

Le strutture sociali ed economiche del paese, fondate da generazioni di siriani sono stati il bersaglio di distruzione, così come patrimonio culturale, storico, e la civiltà della Siria sono stati oggetto di furti e sabotaggio.

Sulla base di questo, tutte le forze nazionali pacifiche sulla scena siriana e quelli che amano la patria sono invitate a intraprendere un’azione decisiva per cambiare il più presto possibile la situazione.

È quindi necessario sviluppare le basi politiche del dialogo nazionale inter-siriano per consentire a tutti i siriani di risolvere questioni urgenti all’ordine del giorno nazionale, attraverso un dialogo nazionale globale incondizionato nel rispetto dei seguenti principi:

– La conservazione della sovranità, l’unità e l’indipendenza della Repubblica araba siriana.

– La lotta contro il terrorismo in tutte le sue forme e la coniugazione degli sforzi per combattere contro i terroristi e gli estremisti in territorio siriano.

– La soluzione della crisi in Siria con mezzi politici pacifici e sulla base dei principi della Dichiarazione di Ginevra, adottata il 30 giugno 2012.

– Determinare il futuro della Siria sulla base di espressione libera e democratica della volontà del popolo siriano.

– Il rifiuto di ogni ingerenza straniera negli affari siriani.

– Conservazione dell’esercito e delle forze armate come simbolo di unità nazionale e la salvaguardia delle istituzioni statali.

– Lo stato di diritto, il rispetto del principio di cittadinanza e di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

– Il rifiuto della presenza di qualsiasi straniero armato nei territori della Repubblica araba siriana, senza l’ammissione del suo governo.

I partecipanti hanno ringraziato, infine, la Russia come PAese, e l’Istituto di studi orientali, presso l’Accademia Russa delle Scienze, per aver ospitato questo incontro a Mosca e promosso il proseguimento delle consultazioni tra siriani all’interno di tale quadro.

Da parte sua, il corrispondente da Mosca dell’agenzia di stampa Sana ha descritto la notizia trasmessa da canale Mayadin in merito a una discrepanza tra governo e figure dell’opposizione come “infondate”, sottolineando che la divergenza è emersa nella stessa opposizione.

In precedenza, le fonti di Mosca ha riferito che ogni piccolo gruppo di esponenti dell’opposizione ha presentato un proprio documento, ma non è riuscito finora a stilare un documento comune per tutti i membri della suddetta.

L’informazione giunte dalla capitale russa hanno evocato un vicino accordo su ulteriori consultazioni a Mosca. La data di tali consultazioni sarà fissata in seguito.

Si noti che diverse riunioni si sono svolte nel quadro della riunione, il cui lavori sono iniziati ieri.

I partecipanti alla riunione hanno osservato un minuto di silenzio in omaggio alla memoria dei martiri della Siria, civili e militari, e su richiesta della delegazione siriana hanno criticato gli esponenti dell’opposizione che non hanno menzionato nei loro interventi, Israele e il suo ruolo fondamentale in campo politico, la Turchia, l’Arabia Saudita e Qatar.”

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Assad: «Israele è la forza aerea di Al Qaeda»

da sana.sy

Il presidente della Repubblica araba siriana, Bashar al-Assad, ha rilasciato un’intervista alla rivista statunitense, “Foreign Affairs”. In questi estratti, Assad ha affrontato vari temi, dalla lotta al terrorismo, appoggiato anche da Israele, alla conferenza di Mosca del 29 gennaio prossimo con la cosidetta opposizione, fino alla situazione sul fronte interno.

«Abbiamo fatto progressi nel corso degli ultimi due anni, ma se mi chiedete se la guerra sta andando nella direzione giusta, io vi dico che tutte le guerre sono cattive, perché provocano perdite e distruzione”, ha dichiarato il presidente al-Assad, ribadendo che ogni guerra si conclude con una soluzione politica.
Ed ha proseguito: «La domanda è questa: Qual è il fattore principale che abbiamo guadagnato in questa guerra? Quello che abbiamo ottenuto è che il popolo siriano ha respinto i terroristi e ha mostrato un maggiore sostegno per il suo governo e il suo esercito … I siriani sostengono lo Stato come rappresentante dell’unità siriana».
Inoltre, ha evidenziato che la Siria fin dall’inizio era aperta a qualsiasi dialogo con ciascuna delle parti del Paese, aggiungendo che quello che si terrà a Mosca sarà una conferenza e non negoziati per giungere ad una soluzione.
Assad ha precisato un punto molto importante: «Dobbiamo fare riferimento al popolo per qualsiasi soluzione attraverso un referendum, in quanto questa è la costituzione e il cambiamento politico deve essere deciso dal popolo siriano stesso».
Ad una domanda sulla riunione a Mosca con l’opposizione, ha affermato: «Noi andiamo in Russia, andremo a tali negoziati, ma c’è un’altra domanda: con chi negozieremo? Come governo, abbiamo istituzioni, abbiamo un esercito e abbiamo un’influenza, positiva o negativa. Gli altri che negoziaranno chi rappresentano? Questa è la domanda .. L’opposizione di solito ha rappresentanti generali nel governo locale, nel parlamento, nelle istituzioni. Nella crisi attuale, è necessario porre domande circa l’influenza della opposizione sul terreno. Si deve tornare a ciò che i gruppi armati hanno annunciato pubblicamente quando dicono ripetutamente che l’opposizione non ci rappresenta e non ci tocca. Se si vuole parlare di un dialogo fecondo, deve essere compreso tra il governo e i gruppi armati. È la verità. L’altro fattore è la discussione con l’opposizione. C’è un’opposizione nazionale che lavora per gli interessi del popolo siriano e non burattini nelle mani del Qatar o dell’Arabia Saudita o di qualsiasi paese occidentale, compresi gli Stati Uniti… Abbiamo una opposizione nazionale, non sto dicendo che tutta l’opposizione non è nazionale. Ma si deve separare l’opposizione nazionale e i personaggi che sono semplici burattini. Con questi nessun dialogo è fecondo. Ci incontreremo con tutti, ma per ottenere un risultato dobbiamo chiedere a tutti chi rappresentate?»

Circa la misura proposta dal rappresentante internazionale per la Siria Staffan de Mistura per bloccare il conflitto in Aleppo, al-Assad ha sostenuto che la Siria è quella che accettato il piano, ma che è in attesa dei dettagli e di un calendario dalla A alla Z.
A proposito di alcune misure per aumentare la fiducia prima che i negoziati inizino, come lo scambio di prigionieri, per esempio, o il rilascio dei prigionieri politici, Assad puntualizzato che la questione dipende dai meccanismi. «Le persone consegnano le loro armi per l’amnistia e riconciliazione in corso e sono un vero e proprio esempio di fiducia ponte … Qual è il rapporto tra l’opposizione e i prigionieri, si tratta di una questione del tutto diversa», aggiungendo che la Siria ha perdonato migliaia di combattenti ed è pronta a concedere l’amnistia a chiunque consegni le armi. Rispondendo a una domanda sull’attuale situazione tra Israele in Siria, al-Assad ha assicurato che Israele fornisce sostegno ai gruppi armati in Siria, ed è del tutto evidente, spiegando che più si realizzano avanzate in una determinata area, più gli attacchi israeliani cercano di influenzare l’efficacia dell’esercito arabo siriano ed è abbastanza chiaro, per cui, alcuni siriani dicono: «Si dice che al Qaeda non ha forze aeree, ma al-Qaeda ha forze aeree, è l’aviazione israeliana».

A proposito di una possibile maggiore cooperazione tra la Siria e gli Stati Uniti, secondo il presidente Assad questa probabilità esiste ancora, dato che la Siria aveva fatto un appello per la cooperazione internazionale nella lotta contro il terrorismo per trent’anni, ma questa probabilità richiede un controllo. «La domanda è questa: gli Stati Uniti hanno la volontà di combattere il terrorismo sul terreno? Finora nessuna cosa tangibile, nonostante gli attacchi contro “Daech” a nord della Siria, ma questi sono semplici operazioni cosmetiche … Fin dall’inizio degli attacchi, Daech conquista dominio nel territorio siriano e iracheno». E tra l’altro, ha indicato che Daech non poteva esistere per tutto questo periodo, senza la fornitura di armi e fondi dai turchi, chiedendo agli Stati Uniti di esercitare pressioni sulla Turchia, Arabia Saudita e Qatar per smettere di sostenere i gruppi armati.

Assad ha ribadito, a questo proposito, che la Siria è pronta a cooperare con qualsiasi governo nella lotta contro il terrorismo.
Sulla questione su quale forma di politica statunitense aspira, al-Assad ha concluso: «La conservazione della stabilità in Medio Oriente. La Siria è il cuore del Medio Oriente. Tutti lo sanno. Se il Medio Oriente è instabile, tutto il mondo sarà instabile. Nel 1991, quando abbiamo iniziato il processo di pace, abbiamo avuto molta speranza. Ora, dopo più di 20 anni, le cose non sono tornati al punto di partenza, ma sono andate ancora più indietro. Quindi, ciò che è richiesto è quello di aiutare la regione a ripristinare la pace, combattere il terrorismo, promuovere il secolarismo e sostenere la regione economicamente e soprattutto contribuire a migliorare la mente e la società come avete fatto nel vostro paese. È la missione insita negli Stati Uniti, quella di non lanciare le guerre, che non fanno di lei una grande potenza».

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

FC Barcelona nessun accordo con il Qatar che sostiene il terrorismo

da al manar

Il Football Club Barcelona ha deciso di non rinnovare il suo accordo di sponsorizzazione con un gruppo del Qatar legato alla famiglia reale, in quanto, l’emirato è responsabile del finanziamento dei gruppi terroristici takfiri.

L’emittente Tv israeliana Canale 2 ha riferito che il Barcellona, una delle squadre più popolari del mondo, non rinnoverà il contratto, che lo ha portato fino ad ora ad incassare circa 200 milioni di euro, a causa della crescente preoccupazione internazionale circa il coinvolgimento dell’emirato nel finanziamento del terrorismo, tra cui alcuni gruppi che combattono in Siria come Al Nusra.

L’accordo di sponsorizzazione, che scade nel 2015, è stato firmato da parte dell’ente Qatar Sports Investment ed ha permesso al logo della Qatar Foundation, un’organizzazione che dovrebbe dedicarsi ad attività umanitarie, e a quello della Qatar Airways di essere visualizzate sulle maglie del Barcelona.

Da sottolineare che prima del 2011, il Barcelona non aveva mai avuto nessuno sponsor o logo sulle sue maglie a fini commerciali, fatta eccezione per quello dell’UNICEF, apparso dal 2006 al 2011, che non prevedeva ricavi. Al contrario, il Club blau grana, in 5 anni, ha versato 1 milione e mezzo di euro all’Unicef, destinato ai progetti per l’infanzia nei Paesi in via di sviluppo.

Si ritiene che il Qatar ha finanziato altri progetti del club con importi che raggiungono i centinaia di milioni di dollari negli ultimi anni.

Va notato che l’accordo con il Qatar era profondamente impopolare tra i soci del club catalano, che più volte hanno manifestato il loro disappunto.

Negli ultimi mesi si sono anche intensificati gli appelli alla FIFA affinché la Coppa del Mondo del 2022 non venga giocata in Qatar a causa dei legami di questo paese con il terrorismo e per lo sfruttamento dei lavoratori nella costruzione delle strutture.

I gruppi terroristici sponsorizzati da Qatar hanno commesso crimini sanguinosi in Siria e in altri paesi.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

L’Isis usa le armi del Qatar

da hispan.tv

Vi sono prove evidenti che le armi inviate dal Qatar all’opposizione armata in Siria siano finite nelle mani del gruppo terroristico Isis-Daesh. Lo rivela l’agenzia di stampa iraniana PressTV.

 In un video postato dal Daesh si può vedere chiaramente che un membro di questo gruppo terroristico, utilizzando un sistema di difesa aerea portatile, FN-6, di fabbricazione cinese, colpisce quello che sembra essere un elicottero Mi-17.

 Il Qatar aveva mandato due spedizioni di FN-6 ai terroristi che cercano di rovesciare il presidente siriano Bashar al-Assad, il cui governo, accusa Doha di sostenere l’Isis.

 Da parte sua, il Ministero della Difesa iracheno ha confermato che un elicottero Mi-35m è stato abbattuto vicino alla città di Baiji, nel nord dell’Iraq, il 3 ottobre scorso.

 Il legame del Qatar con i terroristi è stato confermato da diverse fonti. Un ex ufficiale della US Marine, Kenneth O’Keefe ha affermato che Washington ha finanziato, “per molti anni”, gli elementi dell’Isis attraverso i suoi alleati regionali, in particolare il Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.

 Lo scorso luglio, Maki al-Eizawi, un membro del consiglio per la salvezza della città irachena di Falluja, ha spiegato che il Qatar e l’Arabia Saudita pagano almeno 700 dollari al mese per i membri del gruppo terroristico Isis per generare disordini nella provincia di Al-Anbar, nell’Iraq occidentale.

 Anche nel 2013, un editoriale del New York Times ha rivelato che «almeno diverse decine (e forse più) di sistemi anti aerei portatili sono finiti nelle mani dei ribelli».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Kayali: «Difendere la patria siriana significa anche difendere il popolo curdo in Siria»

di Francesco Guadagni

Il compagno Ali Kayali è il Comandante della Resistenza Siriana e Segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione di Iskenderun. Al comando di circa 4000 guerriglieri, da 2 anni affianca l’Esercito Arabo Siriano con operazioni di guerriglia nella battaglia contro il terrorismo, finanziato e armato dalla Nato, Israele e dalla Monarchie del Golfo, che semina morte e distruzione in Siria da più di 3 anni.

Negli ultimi tempi si è discusso molto sul ruolo dei curdi nel Mediterraneo Orientale, soprattutto, dopo gli attacchi dell’Isis in Siria e Iraq. 


Il Comandante Kayali che ha combattuto per la liberazione del popolo curdo al fianco del leader del Pkk Abdullah Ocalan, ha ritenuto, dopo alcune polemiche, spiegare quale sia il rapporto tra i curdi e la Siria nell’attuale scenario.

«Difendere la patria siriana unita significa anche difendere il popolo curdo in Siria», ha scritto Kayali. Il Comandante della componente marxista della Resistenza in Siria ha spiegato che «difendere la patria Siriana unita significa che la resistenza deve essere presente in tutti gli angoli di questo paese. Questa resistenza così come affronta il progetto americano è una resistenza popolare che si distingue anche affrontando i servi dell’imperialismo come Israele, Qatar, Arabia Saudita, Giordania, le monarchie del golfo e dei loro agenti nella Regione: Al Nosra e Isis». Secondo Kayali «Per tali motivi in questa resistenza devono essere presenti tutte le componenti di questo popolo e lottare spalla a spalla. Con questo messaggio mi rivolgo anche ai miei amici curdi».

Il comandante, infine, ha ribadito il motto della Resistenza Siriana: «La Siria non si inginocchierà! Un patto con il nostro sangue lo abbiamo scritto! Non passeranno!».

 

Sempre più evidente il sostegno della Turchia all’Isis

da al manar.com

I segni della influenza dello Stato islamico in Turchia emergono sempre di più e pubblicamente: vestiti, bandiere e tutti i tipi di merci recanti una sua bandiera sono venduti in Turchia.

Foto postate sui social network mostrano magliette con la bandiera del gruppo terrorista e berretti di diversi colori verranno stampati a breve.

Le foto sono state pubblicate sul sito web di informazione egiziano Al Yaum sabei.

In un’intervista con Al Manar, l’esperto libanese sulle questioni turche ed editorialista per il quotidiano As Safir, Mohammad Nureddin, ha dichiarato che circa tre milioni di turchi simpatizzano con l’Isis nel paese.

Nel frattempo, il capo di un gruppo armato appartenente al Fronte turkmeno in Iraq, Nuhad Yalniz, ha annunciato che le sue forze hanno arrestato tre elementi dell’Isis che sono risultati essere tre ufficiali dei servizi segreti turchi. Yalniz ha pubblicato le foto dei tre agenti al sito web Kurdistan24.

Yalniz ha spiegato che  uno di loro ha sparato contro i turcomanni e le sue confessioni saranno inviate alla Corte penale internazionale come costituenti crimini di guerra. Uno di loro aveva anche un passaporto diplomatico rosso in suo possesso.

Questo agente ha riferito che i servizi segreti turchi controllano i movimenti dell’esercito iracheno attraverso il satellite turco Gocturk-2 e  informano l’Isis di questi spostamenti.

Il governo turco, attraverso un accordo con l’Isis, acquista il petrolio a 30$ al barile dai terroristi, prelevato  nelle zone da loro controllate, in cambio di armi, cibo e medicinali.

Alla vigilia dell’adozione da parte del Consiglio di sicurezza della risoluzione Onu 2170 sulla lotta internazionale contro al Nusra e Isis, il Washington Post ha pubblicato un’intervista con un uomo di nome Abu Yussef, un leader del gruppo armato nella regione di Iskenderun (Hatay), Turchia.

Ha affermato che i terroristi feriti sono curati ad Ankara negli ospedali turchi che forniscono tutti i servizi necessari.

Questa rivelazione ha così evidenziato stata ancora una volta l’entità del sostegno illimitato turco per i gruppi terroristici che combattono in Siria e in Iraq.

Diversi politici curdi hanno anche rivelato, con documenti e immagini a supporto, che le autorità turche sostengono a tutti i gruppi armati in Siria. Diversi rapporti sono stati pubblicati sui giornali di Stati Uniti e la Turchia in questo senso.

Il fatto che 5.000 turchi combattono nelle file dell’Isis non ha sollevato timori nel governo turco a differenza di quanto accade in altri paesi.

Un parlamentare dell’opposizione turca ha presentato un’interrogazione al governo in Parlamento circa la veridicità del rapporto del Washington Post.

La Turchia non sarebbe sconvolta nel vedere l’Iraq diviso in piccoli stati. Se lo Stao islamico è consolidata attorno a Mosul, ciò lo costringerà a trattare con la Turchia, che è la sua unica uscita via terra. Così, la Turchia avrebbe un area su cui imporre il suo dominio, beneficiando del petrolio e  rafforzando la sua lotta contro l’Arabia Saudita e i paesi del Golfo.

L’indipendenza del Kurdistan e le differenze tra Baghdad e Erbil creano anche una occasione propizia per la Turchia per quanto riguarda l’ottenimento di petrolio e gas. Questo dimostra che la Turchia non ha rispetto per la sovranità dei suoi vicini.

Secondo il giornalista turco Sami Cohen del quotidiano Milliyet, la risoluzione delle Nazioni Unite sull’Isis ha prodotto sgomento in Turchia.

«La nuova alleanza internazionale contro l’Isis, che comprende l’Iraq, l’Iran e curdi, oltre a Stati Uniti è molto simbolica. Tuttavia, la Turchia non ha aderito a questa alleanza, nonostante il pericolo rappresentato dall’Isis, con il pretesto di non mettere a repentaglio i suoi diplomatici detenuti dall’organizzazione nel nord dell’Iraq. Ankara non fa parte di questa alleanza e non permetterà agli aerei americani di sorvolare il suo territorio per attaccare l’Isis. Questo metterà la Turchia in una posizione imbarazzante rispetto a Stati Uniti e ad altri paesi».

[Traduzione dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

The Guardian: L’Occidente dovrebbe smettere di sostenere l’Arabia Saudita e Qatar

 da al manar.com

Per combattere il terrorismo, il Regno Unito deve terminare il suo sostegno ai regimi in Arabia Saudita e Qatar.

Questo è ciò che il giornalista britannico, Owen Jones, ha scritto in un articolo pubblicato su The Guardian. In esso, l’autore osserva che la guerra al terrorismo iniziata 13 anni fa, non ha visto nessun successo in questo periodo. Al contrario, questa guerra ha portato ad attacchi contro i diritti e le libertà civili di tutto il mondo.

Jones si interroga circa i risultati che sono stati raggiunti in questo periodo e stima che «molti britannici ora credono che il loro paese sia meno sicuro di quanto non lo fosse prima. Ha aggiunto che i terroristi stanno combattendo in Siria e in Iraq, per non parlare di Libia, che ora è occupata da loro».

L’autore dell’articolo ha spiegato che «i risultati della guerra al terrore sono stati fallimentari e hanno portato numerose calamità».

«Dopo la decisione del governo britannico di aumentare il livello di allerta contro il terrorismo in un momento in cui le nuove leggi vengono proposte per combattere questo fenomeno,  dovrebbe riflettere sui 13 anni che sono passati e i disastri scoprire che un anello della catena è saltato, cioè, il rapporto tra l’Occidente e le dittature del Medio Oriente», ha aggiunto. Secondo Jones «l’Occidente ha svolto un ruolo malvagio in relazione alla crescita del terrorismo fondamentalista».

L’autore dell’articolo sottolinea che «l’Occidente ha collaborato con questi sistemi militarmente, economicamente e diplomaticamente anche se alcuni di loro sono barbari»

Egli ha aggiunto che «anche se non vi è alcuna prova che il fondo del Qatar finanzi direttamente l’Isis, alcune persone all’interno del sistema lo fa in modo sicuro». Secondo il protocollo di riservatezza firmato dal Segretario di Stato Hillary Clinton, e pubblicato da Wikileaks, «Il Qatar ha il peggior record della cooperazione nella lotta contro il terrorismo».

Jones spiega che «nel momento in cui l’Occidente richiede al Qatar di smettere di sostenere il terrorismo internazionale, il governo britannico vende armi ai paesi e attrezzature del valore di milioni di sterline».

Ha concluso dicendo che «l’Arabia Saudita ha donato 100 milioni di dollari per sostenere programmi contro il terrorismo, ma, secondo le memorie della Clinton, il paese è uno dei principali fornitori di fondi ai gruppi terroristici di tutto il mondo».

[Traduzione dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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