Marinella Correggia y las verdaderas noticias falsas

por Marinella Correggia – sibialiria.org

Las verdaderas noticias falsas que producen las guerras

En la transmisión “L’aria che tira”, de La7, tv italiana, el diputado Andrea Romano del Partido Demócratade Italia ha dado un triple salto mortal en términos de noticias falsas.

Citamos textualmente. A partir del segundo -1: 20 en el segundo -0: 55, Romano explicó: “La OTAN, la organización internacional que nos protege de alguna manera desde el punto de vista militar, hace un par de años sigue invirtiendo dinero en contra de las noticias falsas, pero no tanto para hacer censura sino porque representan un instrumento de conflicto geopolítico normalmente organizado por Rusia. O incluso hace unos días resultó que Venezuela también, que tiene sus problemas, participó en motores de noticias falsas”.

Dejamos por un lado las noticias falsas sobre la participación de Venezuela en las noticias falsas: hace días el sitio de Venezuela Misión verdad puso por el contrario al descubierto los fondos de Estados Unidos (USAID, Ned, Departamento de Estado y el Departamento de Defensa.) con los que se producen noticias falsas sobre Venezuela, para decirlo con precisión. Por lo tanto, es todo lo contrario, querido diputado Romano.

Dejamos por un lado también el eufemismo con el que Romano define a la OTAN: una especie de Madre Teresa, pero más eficaz para protegernos bajo su manto.

Pero lo que se dice de la OTAN que combate las supuestas noticias falsas, en realidad es un poco ‘demasiado fuerte’. Dado que esa organización y sus estados miembros de mentiras producen en cantidad. También recientemente.

Y son falsas noticias mortales, porque legitiman el comienzo de las guerras y su continuación. El caso de Libia y Siria es paradigmático.

Es una lástima que, en este asunto, el caricaturista Vauro, también presente en el programa, solo recordara las noticias falsas de Bush y Powell en 2003 sobre Iraq; donde la OTAN no fue bombardeando directamente. Y este sincero olvido es otra prueba más que en los últimos años muy pocos de los antiguos pacifistas se han comprometido a contrarrestar las verdaderas noticias falsas, con las que actúa el Eje de la Guerraa OTAN/Golfo. Se han opuesto a ellas tan poco que ni siquiera las recuerdan.
  

[Trad. del italiano para ALBAinformazione por Ciro Brescia]

 

Cina e USA: un confronto nella selezione della leadership

Xi Jinpingdi James Petras

La selezione statunitense dei leader non ha praticamente nulla a che fare con processi democratici e risultati. Risulta utile confrontarla con il processo cinese. Nella maggior parte dei casi, la selezione dei dirigenti in Cina è molto più meritocratica, basata sul rendimento e sulle effettive realizzazioni. Sia negli Stati Uniti e che in Cina, il processo manca di trasparenza.

 

La leadership economica, politica e culturale negli Stati Uniti

La scelta dei leader economici, politici e culturali statunitensi si basa su diverse
procedure non democratiche:

  1. Ereditarietà tramite legami familiari;
  2. Accesso personale al credito e al finanziamento;
  3. Patrocinio politico;
  4. Vendita e acquisto di uffici e favori lobbistici e d’elite;
  5. Legami coi media;
  6. Repressione politica e manipolazione delle procedure elettorali;
  7. Durata in cariche pubbliche e uso delle risorse statali;
  8. Nepotismo etno-religioso;
  9. Gerarchia interna di partito;
  10. Decisioni a partito chiuso (opacità);
  11. Capacità di tenere segreti.

I leader, sia nominati, che auto-nominati o selezionati attraverso il denaro, i media, le reti d’elite, trasformano nel sistema U.S.A. il processo elettorale in un retro-pensiero virtuale. I leader economici statunitensi hanno aumentato il flusso di profitti produttivi e gli investimenti verso il settore finanziario e/o esternamente all’estero verso i paradisi fiscali.

I leader politici statunitensi hanno aumentato le spese militari e le guerre, deviando fondi pubblici provenienti dai servizi sociali interni e dal welfare, diminuendo la crescita economica interna e i mercati per gli investimenti e i commerci.
I leader culturali degli Stati Uniti sono stati premiati per la difesa, la promozione e la mistificazione delle conquiste imperiali e per denigrare nazioni e leader indipendenti.

Sono stati anche premiati per promuovere il consumismo più degradante e frivolo, minando la coesione sociale e delle comunità.

La mancanza di trasparenza, nel processo di selezione negli Stati Uniti, dei leader dellemaggiori banche d’investimento, dei partiti politici, degli uffici legislativi ed esecutivi e nell’accademia sta crescendo a un ritmo allarmante e con notevoli conseguenze negative: i leader negli Stati Uniti non devono passare rigorosi esami né affrontare confronti con i loro pari per competenza nei rispettivi settori di lavoro.

I leader aziendali degli Stati Uniti non sono giudicati dai loro successi economici e politici.

Responsabilità per guerre disastrose, salvataggi corrotti delle banche, crisi finanziarie spese di assistenza sanitaria schizzate alle stelle non squalificano un candidato per posizioni di leadership. I criteri  incentrati sul risultato non costituiscono la base per la selezione dei leader di Congresso e presidenziali. I fattori decisivi che influenzano la selezione politica sono la capacità di promuovere interessi d’elite, perseguire guerre imperiali, allo scopo di gratificare le ambizioni e l’avidità di civili militaristi e mascherare la corruzione diffusa che ingrassa le ruote della speculazione.

 

Cina: consultazione, meritocrazia e risultati

I leader cinesi sono selezionati sulla base di una consultazione multi-livello, della meritocrazia e dei risultati riportati in carica. Il recente congresso del partito della Cina ha evidenziato tre aspetti di vitale importanza: la riduzione delle diseguaglianze, il contrasto al degrado ambientale e l’assistenza sanitaria.

Al contrario, le elezioni del Congresso americano dello scorso anno si sono concentrate sull’impegno a ridurre le imposte sulle società per il super-ricco, nonostante la crescente disuguaglianza sociale ed economica, la rimozione delle regole statali e federali per la protezione della popolazione e dell’ambiente da inquinanti aziendali e a ridurre i finanziamenti pubblici per l’accesso a un’assistenza sanitaria competente,
minando il benessere del cittadino ed aumentando l’aumento delle morti premature e le aspettative di vita diminuite per i poveri e la classe operaia.

L’elite politica americana è piena di negazionisti del “cambiamento climatico” e dei peggiori tipi di inquinamento.

Il Congresso americano ha speso una quantità enorme di tempo e di energia a perseguire cospirazioni di parte, al tempo stesso in cui rifiutava di affrontare la furiosa epidemia di dipendenza narcotica a prescrizione, che ha ucciso oltre 600.000 americani in 15 anni.

Il presidente Xi Jinping ha chiesto ai dirigenti cinesi di dirigere i loro sforzi per correggere lo ‘sviluppo sbilanciato e inadeguato e le crescenti esigenze del popolo di  una vita migliore’. Il presidente Xi ha sottolineato l’obiettivo di ‘ecologizzare l’economia’, menzionandolo 15 volte nel suo indirizzo al Congresso del Partito – in confronto all’unica volta nella precedente riunione del Partito (FT
17/11/17, pag. 11).

Gli investitori pubblici e privati ​​cinesi hanno risposto alle priorità fissate da Xi e gli indici di investimento sono lievitati in questi settori (FT 11/11/17, pag. 11).
Al livello superiore, la direzione si impegna in consultazioni e dibattiti tra le elites in competizione, discutendo i risultati passati e presenti nello sviluppo di politiche attuali e future.

A livello intermedio, sono determinanti verifiche ultra-competitive da parte di organi pubblici nella selezione e nella nomina dei funzionari cinesi.

Al livello superiore e medio, il livello delle prestazioni di lavoro della leadership è uno dei fattori principali nella determinazione della selezione.

I quattro decenni di spettacolare crescita economica che hanno tirato fuori dalla povertà 500 milioni di persone cinesi sono un riflesso del sistema efficace di selezione e promozione dei leader.

Mantenere la pace e l’amicizia con altri paesi per oltre quarant’anni – eccetto un breve conflitto di confine con il Vietnam nel 1979 – è stato un fattore importante che influenza la selezione della leadership.

Al contrario, nonostante molte guerre disastrose e brutali, i presidenti Clinton, Bush e
Obama sono stati rieletti in carica in un sistema di duopolio di due partiti, considerato universalmente ‘truccato’. L’effetto di queste guerre sul deterioramento dell’economia domestica statunitense non si riflette sulla selezione dei candidati o sull’esito delle elezioni presidenziali o congressuali.

La Cina ha selezionato leader che hanno evidenziato capacità e serietà nell’indagare epunire oltre un milione di funzionari e plutocrati corrotti. Gli investigatori anti-crimine  sono stati riconosciuti come leader ‘puliti e dediti al lavoro’.

Al contrario, l’amministrazione statunitense ha ripetutamente nominato i criminali di Wall Street a posizioni di alto livello nel Tesoro, nella Federal Reserve e nel FMI con risultati disastrosi per la cittadinanza, senza capacità di analisi o correzione.
Uno dei meccanismi di partito più selettivi e prestigiosi si trova nel
Dipartimento delle organizzazioni (OD) del Partito comunista cinese (FT 10/30/17, pagina 9). L’OD incontra privatamente ed esamina i candidati alla leadership sulla base di una ‘complessa combinazione di nomine, esami scritti e orali, indagini, un voto a maggioranza dei ministri. I leader, così selezionati, assumono la responsabilità collettiva – e non si posizionano in base alla ‘fuga di decisioni” (FT ibid)….

 
Conclusioni

Sia negli Stati Uniti che in Cina la selezione dei leader non si basa su elezioni o
consultazioni dei cittadini
. Tuttavia, ci sono grandi differenze nel processo e nelle procedure di selezione dei dirigenti, con conseguenti enormi differenze nei risultati.

La Cina è in gran parte una meritocrazia, con vestigia di nepotismo familiare, specialmente in riferimento ad alcune interconnesioni stato-mondo degli affari.

I risultati contano molto, e la maggior parte dei cittadini approva la leadership del partito cinese per il successo economico e socio-economico di lungo periodo della Cina.

Al contrario, nella stragrande maggioranza, i cittadini degli Stati Uniti i cittadini sono cinici e insoddisfatti con gli appuntamenti economici più importanti, a causa dei loro
documentati guasti socio-economici passati e presenti. I cittadini rivolgono la loro più grande costernazione ai leader finanziari più importanti (che considerano oligarchi corrotti), che hanno fatto entrare il nostro Paese in crisi ripetute, guerre perpetue, crescenti disuguaglianze e profonda e diffusa povertà. La perdita di
impieghi stabili e ben pagati e il deterioramento della coesione della comunità e della famiglia ha oltraggiato i cittadini, perché questi sono in netto contrasto con la pervasiva e profonda corruzione nelle alte sfere e una quasi totale impunità giudiziaria per gli alti funzionari, i politici e gli oligarchi.

La persecuzione in Cina dei leader corrotti non ha alcuna controparte negli Stati Uniti.
Le tangenti dal mondo degli affari ai politici sono legalizzate negli Stati Uniti, quando sono chiamate ‘campagna’ di finanziamento o ‘onorari per consulenza’. Basti pensare agli onorari da mezzo milione di dollari a conferenza pagati ai Clinton da parte dei finanziatori di Wall Street per i loro 30 minuti di banalità e piazzismo da illusionisti.

Nel campo della politica estera, i leader cinesi difendono il loro interesse nazionale. I leader degli Stati Uniti si inchinano spudoratamente ai lobbisti israeliani, promuovendo gli interessi di Tel Aviv.

I leader cinesi emarginano i critici in nome dell’armonia, della stabilità, della pace e della crescita.

I leader americani emarginano, imprigionano e brutalizzano gli Afro-americani, gli immigrati, gli ambientalisti e gli attivisti anti-guerra, così come i denunciatori di corrotti di Wall Street, in nome di mercati liberi e nebulosi valori democratici liberali.

La Cina, con tutti i suoi inconvenienti in termini di procedure e diritti democratici, si muove verso una società dinamica meno corrotta, meno bellicosa e più responsabile, con una leadership attentamente controllata e sviluppata.

Gli Stati Uniti si muovono verso una società più corrotta e dispotica (‘stato di polizia’) con leader inaffidabili, guerrafondai e criminali al comando.

Il divario tra promesse e risultati si sta allargando negli Stati Uniti, mentre si restringe in Cina. Il rigoroso processo di selezione meritocratica della Cina ha dimostrato una maggiore capacità di rispondere alle nuove sfide e alle necessità della maggioranza rispetto alle elezioni statunitensi, disfunzionali e corrotte, che non possono nemmeno affrontare la crisi della dipendenza causata da sovraprescrizioni non regolamentate degli oppiacei, per non parlare delle crisi ambientali del cambiamento climatico e delle mega-tempeste che devastano le comunità statunitensi.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Alerta pueblo: Lo que se avecina desde EEUU

por José Sant Roz
@jsantroz

Ha habido un especial e intenso movimiento en los últimos días en Washington, en relación con la situación de Venezuela. De hecho existe una sala situacional permanente con varios niveles de análisis en los que participan representantes políticos y militares de varios países latinoamericanos y europeos. Es una sala que se ha ido ampliando con el transcurrir del tiempo con apoyo académico y financiero desde poderosas empresas gringas, principalmente la ExxonMobil.

Venezuela hoy representa un gran laboratorio de investigación mucho más complejo que lo que fue España para Alemania, Francia, Inglaterra y Estados Unidos durante aquella guerra civil iniciada el año de 1936. Hay estudioso que han asomado la posibilidad de que incluso una tercera guerra mundial pudiera generarse como consecuencia de los desafíos “incontrolables” (para el imperio euro-americano) que representa la revolución bolivariana. Es tal este cuadro de complejidad geopolítica en América del Sur surgida del proyecto bolivariano y chavista, que China y Rusia han creado sus propias cátedras de análisis de lo que ocurre y podría ocurrir en Venezuela si Estados Unidos llegara a incrementar su agresión contra la patria de Bolívar.

Todas las etapas que hemos vivido desde que murió el Comandante Chávez (cuya cronología presentó admirablemente Mario Silva en su programa de La Hojilla el 30 de septiembre pasado), han sido milimétricamente elaboradas por los centros de estudios de inteligencia estadounidenses: los sabotajes, los frenéticos ataques desde la OEA y desde la Unión Europea, los actos terroristas (las guarimbas), la pavorosa guerra económica y la feroz campaña mediática mundial.

La conclusión sobre todos estos ataques en estos centros de investigación apunta a que el plan forjado para propiciar una guerra civil (paso esencial previo para una intervención), se ha visto seriamente afectado por la imposibilidad de penetrar los estamentos de la Fuerzas Armadas Bolivarianas. Un poderoso centro de estudio norteamericano establecido en Los Ángeles (California) está avocado ahora al estudio de la personalidad del presidente Nicolás Maduro, al cual ahora Estados Unidos cataloga de “peligroso líder mundial con altas dosis de influencia conductora en pueblos confundidos del hemisferio occidental”. La conclusión de estos análisis apunta a que Maduro no es ningún mandatario “fácil de convencer o de tratar”. Lo ponen al nivel del “intratable macaco” Cipriano Castro.

Cientos de millones de dólares ha invertido EE UU sobre todo en calentar las calles y en tratar de comprar altos oficiales, y los estudios revelan que gran parte de este dinero o ha sido desviado o ha sido evaporado por los encargados de las finanzas de la contrarrevolución. Dice parte del informe: “… cuatro años han sido invertidos en la procura de crear condiciones adversas que puedan hacer ver la realidad de un estado fracasado económicamente y que termina en dictadura y con violaciones muy graves de los derechos humanos…”. Fueron pulsaciones (hacia la anhelada guerra civil) que nos llevaron a aquellos niveles demenciales de la última arremetida frontal en los cien días de terror que se vivieron en Venezuela a partir de abril de 2017.

En ciertas ocasiones algunas alarmas dieron la señal de que había llegado el momento de actuar militarmente, lo que llevó a que Trump y a la mafia mayamera a jugar posición adelantada y declararse como el único partido de oposición en Venezuela, y así, la MUD dejó de existir.

Alerta, compatriotas: vivimos una etapa de stand-by, producto de la sorpresiva reacción del pueblo el 16-J, con los resultados del 30-J que condujeron a un rápido repliegue de las fuerzas de la reacción. Ni el chavismo ni mucho menos los gringos esperaban estos resultados. Anonadados los terroristas se agazaparon esperando órdenes y más dinero para reforzar el terror. Pero los jefes de las guarimbas entraron en dudas, plantearon la necesidad de ir a las elecciones regionales y consideraron que las trancas, los plantones, paros, sabotajes y el terror en las calles “aunque muy necesarios” de momento no calaba en la mayoría de la oposición, y era fundamental seguir jugando un poco a los “valores de la democracia”. Un posición interesante porque obstante el terror sigue siendo (y ha sido siempre para la política norteamericana) el verdadero recurso con el que cuentan para seguir generando tensión y fuerza mediática en el mundo sobre el tema de Venezuela.

En todas las últimas reuniones en Washington se ha llegado a la conclusión, que los analistas de EE UU, la Unión Europea y los países lacayos en América Latina consideran fundamental que la tensión en las calles deba seguir siendo indetenible en Venezuela.

Insisten en que la agitación o el calentamiento de las calles le podrá dar vida a esa fuerza que en definitiva habrá de desembocar en la guerra civil. En reuniones con políticos y mandos militares de Colombia, Perú y Brasil se exploraron realizar contratos con empresas de mercenarios cuyas acciones han sido muy “efectivas” para el estado de horror en las guerras de Libia, Siria, Afganistán e Irak. De hecho cientos de colombianos, peruanos y chilenos han servido en estas empresas. El desplazamiento de contingentes camuflados de estas fuerzas mercenarias unidas a los centros del narcotráfico, ha sido un punto que ahora se coloca como crucial sobre la mesa de estas discusiones. Sigue siendo imprescindible el tema de la guerra civil entre nosotros.

De momento han tomado algunos puntos sensibles para ir experimentando sus efectos en las regiones que hacen frontera con Colombia y Brasil, como zonas del Estado Bolívar, Apure, Zulia y Táchira, con prolongaciones hacia los corredores de Mérida, Barinas y Trujillo. Particularmente han pulsado en estas regiones de manera exploratorio en principio, el tema del contrabando de combustible, y la escasez de gas; se han robado miles de metros de cables de CANTV, de CORPOELEC; las comunicaciones son catastróficas con fallas tremendas en la telefonía móvil y en internet; han tratado de corromper comandos policiales y militares en muchos puntos estratégicos de la Nación; han llegado hasta funcionarios del gobierno central y de las propias regiones con planes de penetrar las instituciones y desarticularlas en sus funciones primordiales; han tocado sindicatos del transporte, centros estudiantiles, entidades bancarias, comercios, centros de producción, con resultados que están resultando extremadamente preocupantes. Con planes de volver a una guarimba terrorífica mucho más intensa y penetrante que las sufridas en los cien días pasados.

Todo esto que lo teníamos escrito desde hace un mes, coincide ahora perfectamente con las afirmaciones del ex comandante de las Fuerzas Aliadas de la OTAN, el almirante James Stavridis, quien ha advertido sobre una posible “guerra civil” en Venezuela.

EE UU no quiere, y es una estrategia que viene implementando desde los años 90, no intervenir directamente sino hacer lo por mampuesto. Porque esto le daría mucha más “fuerza moral” a la hora de pedirle ayuda a la comunidad internacional para “restablecer nuestra democracia”. Por eso James Stavridis habla de que el poder de los EE UU “deberá ser sutil y moderado, sin llegar a ser totalmente ausente”. Toda esa sutileza y moderación está muy bien presentada en el plan del ataque mercenario que vendría desde la frontera con Colombia y Brasil.

De modo, pues, que queda de parte nuestra prepararnos al máximo para darle de nuevo en la madre al imperio euro-gringo cuyos planes contra nosotros son realmente monstruosos, criminales.

El discurso de Trump (III)

por Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político
Lunes 25 de septembre de 2017

discurso de Trump (III)

Hoy vamos con la tercera entrega del análisis del discurso que pronunciara Donald Trump el 19 de septiembre en la ONU. Para nosotros es imprescindible la consideración integral de sus palabras -se trata del líder fundamental actual del imperialismo, el principal enemigo contemporáneo de la Humanidad-, y no solo de las amenazas que lanzó contra Venezuela, que son más bien reiterativas.

Algunos analistas de la derecha no han dejado de ponderar el carácter histórico del discurso de marras, visión que nosotros compartimos, por lo cual le asignamos especial relevancia. Según Stephen Collinson, analista de CNN, el discurso “contenía tanto sustancia como grandilocuencia… el discurso del martes de Trump puede ser visto como un momento histórico en su presidencia”. Y para Gerardo Lissardy, de BBC Mundo, fue “un discurso pulido y revisado, sin posibilidades de preguntarse si se salió del libreto como muchos hicieron cuando habló de ‘fuego y furia’”. Así lo hemos considerado desde nuestra primera lectura.

La estrategia de Trump, a pesar del tono amenazante -o acaso precisamente por ello el uso de tal tono- es defensiva. En un momento de grandes dificultades para Estados Unidos y su imperio, pretende aplicar la máxima de que la mejor defensa es el ataque, aunque se vea obligado a replantear las formas de ese contraataque defensivo.

En ese sentido, trata de recomponer el posicionamiento del imperialismo infundiéndole carácter heroico a sus incursiones en el mundo: “Estados Unidos hace más que hablar por los valores expresados en la Carta de las Naciones Unidas. Nuestros ciudadanos han pagado un alto precio para defender nuestra libertad y la libertad de muchas naciones representadas en esta gran sala. La devoción de Estados Unidos se mide en los campos de batalla donde nuestros hombres y mujeres jóvenes han luchado y se han sacrificado, junto a nuestros aliados, desde las playas de Europa a los desiertos del Medio Oriente y a las selvas de Asia”.

Esta imagen épica de las agresiones imperialistas es útil al planteamiento global de la contraofensiva imperial, que es presentado ante sus aliados sin cortapisas: “Debemos proteger nuestras naciones, sus intereses y sus futuros. Debemos rechazar las amenazas a la soberanía, desde Ucrania hasta el Mar de China Meridional.

Debemos defendernos respecto a la ley, respecto de las fronteras y respecto a la cultura, y el compromiso pacífico que esto permite. Y tal como lo pretendían los fundadores de esta organización, debemos trabajar juntos y confrontar juntos a aquellos que nos amenazan con el caos, la agitación y el terror”.

El “caos”, la “agitación” y el “terror” deben ser claramente identificados, señalados y aislados, según la visión estratégica que presenta Donald Trump: “El flagelo de nuestro planeta hoy es un pequeño grupo de regímenes deshonestos que violan todos los principios en los que se basa la ONU. No respetan ni a sus propios ciudadanos ni los derechos soberanos de sus países”. A ese supuesto puñado de forajidos, el sheriff propone enfrentarlo con el frente de los “justos” y urge a su conformación y activación: “Si los muchos justos no se enfrentan a los pocos perversos, entonces el mal triunfará. Cuando las personas decentes y las naciones se convierten en espectadores de la historia, las fuerzas de la destrucción sólo reúnen poder y fortaleza”.

Al mostrar conciencia de las notables vulnerabilidades económicas y políticas que le imprime la crisis estructural global del capitalismo a Estados Unidos, y más allá de su prepotencia, el Imperio lanza un SOS a sus aliados y les pide involucrarse aun más en las tareas que propone: “El pueblo estadounidense espera que pronto las Naciones Unidas puedan ser un defensor mucho más responsable y efectivo de la dignidad humana y la libertad en todo el mundo. Mientras tanto, creemos que ninguna nación debería tener que soportar una parte desproporcionada de la carga, militar o financiera. Las naciones del mundo deben asumir un papel más importante en la promoción de sociedades seguras y prósperas en sus propias regiones”.

El señalamiento de las Naciones Unidas como irresponsable ante la crisis, encierra también una amenaza. De alguna manera, Trump propone la disyuntiva de que sus aliados se sumen a su estrategia o se atengan a las consecuencias. El tono de “solo contra el mundo, si es necesario” da aun mayor sentido al hecho de que el discurso se iniciara con la ostentación del poderío militar de Estados Unidos. Lo que está diciendo el mandatario gringo es que tal estrategia habrá de cumplirse con o sin los demás, es una estrategia firme, considerada irrevocable por los factores extremistas del Imperio. Por supuesto, sus aliados conocen de las vulnerabilidades estadounidenses, de modo que Trump los conmina combinando esa amenaza con ruegos, exhortaciones, argumentos y justificaciones. De algún modo, es una relación tormentosa entre socios llenos cada uno de problemas, lo cual es un punto a favor de las naciones soberanas y los pueblos en lucha.

En ese mismo sentido, el discurso plantea una dura crítica a las “debilidades” de los aliados del Imperio, y los responsabiliza, al menos parcialmente, de los problemas de su propio país: “Durante demasiado tiempo, el pueblo estadounidense fue informado de que los grandes acuerdos comerciales multinacionales, los tribunales internacionales irresponsables y las poderosas burocracias mundiales eran la mejor manera de promover su éxito. Pero a medida que esas promesas fluían, millones de empleos desaparecieron y miles de fábricas desaparecieron. Otros jugaban al sistema y rompían sus reglas. Y nuestra gran clase media, que una vez que fue el fundamento de la prosperidad americana, fue olvidada y dejada atrás, pero ya no se les olvida y nunca más serán olvidadas”.

Como dijera Mao Zedong, y recordara recientemente Saúl Ortega en sesión de la Constituyente, el imperialismo es un tigre de papel. Un tigre, porque es fuerte, agresivo, peligroso. De papel, porque en el fondo y en la Historia es débil, vulnerable, frágil. Todo eso parecen comprenderlo Donald Trump y su entorno extremista, y actúan en consecuencia. “To be continued”.

In Venezuela ci sono nuovi rapporti di forza

Chavez

di James Petras – La Haine

31ago2017.- L’Assemblea Costituente, la mobilitazione militare, la mobilitazione nazionale contro l’imperialismo interventista, hanno affondato la destra.

Efraim Chury Iribarne: Stavamo osservando che la situazione attuale in Afghanistan è abbastanza complessa e che Donald Trump in qualche modo prolunga la guerra in Afghanistan. È corretto?

Sì, è sotto il comando dei suoi generali, che hanno deciso che non è il momento di lasciare il paese, perché potrebbero subire un altro impatto negativo sull’immagine di un governo debole e fallito, in particolare nei media, che cercano qualsiasi pretesto per delegittimare il Presidente Trump.

Ma in realtà le cifre che danno per giustificare l’invasione nordamericana non corrispondono alla realtà, dicono che i talebani controllano solo il 50% del paese, ma gli esperti che hanno conoscenza sul campo dicono che è più dell’80%. Gli Stati Uniti controllano solo alcune città, soprattutto Kabul, la capitale, e molto di meno il resto. E voglio menzionare un altro fattore, tra i soldati dell’esercito afghano ci sono molti oppositori. Cioè, infiltrati talebani che, di tanto in tanto, eliminano i funzionari del governo nordamericano.

E, inoltre, anche nelle città presumibilmente controllate dagli Stati Uniti, ci sono costantemente incendi, attentati e altre azioni, che indicano che nemmeno nei centri che rimangono nelle loro mani sono sicuri. Quindi, l’idea che gli Stati Uniti con un aumento di 5.000 o 10.000 unità, possano invertire la situazione è totalmente falsa. È un atto suicida, nel senso che inviano truppe impossibilitate ad agire, nel senso di recuperare l’Afghanistan per conto degli Stati Uniti.

Credo che ci sono due possibilità alternative, o devono moltiplicare il numero di truppe, intensificare il bombardamento [che già si è dimostrato non funziona], o devono ritirarsi entro un termine dato, riconoscendo che inevitabilmente non sono in grado di invertire le tendenze verso i talebani.

EChI: Il Venezuela chiede all’ONU di prendere posizione sulle minacce statunitensi. Il capo della diplomazia venezuelana ha detto: l’ONU non può rimanere con le braccia incrociate e non condannare queste azioni, lo abbiamo fatto notare al suo segretario generale. D’altra parte, il ministro venezuelano della Difesa Vladimir Padrino López, ha detto sabato scorso che il popolo del Venezuela e delle Forze Armate Nazionali sono pronti a dare tutto per difendere la patria, “è scritto nella nostra Costituzione, siamo una Repubblica indipendente e sovrana e dobbiamo comprendere l’ampio concetto di ciò che è sovranità, la capacità di uno Stato, di una nazione e del suo governo di prendere le proprie decisioni.” Come vedi la situazione da quelle parti, Petras?

JP: L’ONU non ha molto peso, perché gli Stati Uniti hanno diritto di veto, hanno un controllo efficace sugli Europei, hanno il sostegno indiretto dei paesi neo-liberisti dell’America Latina, soprattutto la destra più dura. Quindi, l’idea è buona e il Venezuela deve presentarla, ma non si aspettano molto dalle Nazioni Unite.

Invece, hanno preso misure più positive, ad esempio, l’esercizio militare lo scorso fine settimana, con più di 700 mila soldati e miliziani. È un segno di forza, una capacità di mobilitare e proteggere il paese, che potrebbe servire da avvertimento agli Stati Uniti che un’invasione sarebbe molto costosa.

E ha anche un enorme effetto sull’opposizione interna. Dobbiamo analizzare i nuovi rapporti di forze. Trump, con la dichiarazione di intervento o di minaccia di intervento, ha neutralizzato e paralizzato l’opposizione. Perché su questo tema l’opposizione non ha alcun sostegno, tanto meno nelle piazze.

In secondo luogo, la mobilitazione militare e delle milizie serve pure a ridimensionare la presenza dell’opposizione. In altre parole, l’Assemblea Costituente, la mobilitazione militare, la mobilitazione nazionale contro l’imperialismo interventista, hanno al momento modificato i rapporti di forza. Non si sente molto da parte degli avversari, né dalle roccaforti di Caracas né da nessun altro posto. La destra insorgente è paralizzata, non ha voce o presenza in questo ultimo confronto.

E pure Almagro e l’OSA. Sono rimasti emarginati dal contesto, perché nemmeno Almagro osa sollevare la testa di fronte all’interventismo sfacciato degli Stati Uniti. Quindi, possiamo dire, che, almeno questa settimana, questo mese, c’è stato un cambiamento nei rapporti di forza favorevole al Venezuela, dovuto alla sua esibizione di forza, all’appoggio popolare e alle cattive politiche di Trump, tutti fattori che hanno avuto un impatto molto positivo per il presidente Maduro.

EChI: Petras, l’altro argomento che ci interessava è l’attacco permanente di Israele alla Palestina. Come va letto da una differente angolatura?

JP: In primo luogo, potremmo dire che la visita dell’’ultra’-sionista consigliere del presidente Trump, Jared Kushner, un ebreo israeliano ortodosso fanatico, va nella direzione del sostegno a Netanyahu nell’occupare più terre palestinesi. Questo è il primo fatto che dobbiamo capire. In secondo luogo, Israele sta ampliando la demolizione di case palestinesi in ogni quartiere di quello che resta della Palestina.

In terzo luogo, dobbiamo notare che Israele si basa fortemente sull’Arabia Saudita e sulla collaborazione delle destre nel Medio Oriente. E questo indica che, in questa situazione, dove la Siria e l’Iran stanno guadagnando peso in Iraq e altrove, Israele ha perso influenza tra i governanti e i terroristi coinvolti nei paesi colpiti.

Infine, dobbiamo riconoscere che la politica nordamericana è ancora totalmente controllata dai sionisti. Se analizziamo il regime di Trump, ci sono lo stesso numero o più sionisti nei primi posti dell’economia e della politica estera, che nel regime di Obama. Gli Stati Uniti sono ostaggio dei sionisti all’estero, che funzionano come una quinta colonna.

E questo non ha avuto nessuna risonanza in altri paesi. Ad esempio, esaminiamo i quotidiani considerati progressisti in Argentina, “Pagina 12”, “La Jornada” in Messico e forse anche in “Brecha”, non esiste una discussione approfondita sul peso israeliano nei governi nordamericani e su come formulano la politica nordamericana. Parlano di interessi petroliferi, parlano di interessi militari, ma, in realtà, riguardo al Medio Oriente, non esiste nessuna osservazione che possa negare che Israele è la principale forza della politica interna ed estera degli Stati Uniti.

Dobbiamo, infine, ricordare che Israele ha un’opposizione interna. Abbiamo visto come il gruppo pro-boicottaggio e anti-insediamenti in Palestina ha guadagnato molto consenso. Ci sono anche settori importanti di studenti ebrei che hanno respinto la politica israeliana. E nonostante il fatto che abbia ancora forze preponderanti nel Congresso, nella Presidenza, l’opposizione cresce anche tra la popolazione nordamericana.

EChI: Beh, Petras, come sempre ci aspettiamo di discutere qualche altro tema su cui al momento sta lavorando.

Potremmo cominciare con il caso della scomparsa di Santiago Maldonado, che sosteneva la lotta dei Mapuche in Argentina. La sua sparizione, la cui responsabilità è dei gendarmi sta provocando una grande mobilitazione di protesta. Non solo in Argentina. Oggi, ad esempio, nella BBC hanno dato un servizio sulla sua scomparsa e una messa in discussione delle versioni ufficiali. Più di ogni altra cosa, il mondo teme che l’atto di sequestro da parte di Macri sia un passo verso la licenza di uccidere che esisteva durante la dittatura. In altre parole, le dichiarazioni del ministro della “insicurezza” Patricia Bullrich, non hanno peso. Né all’estero né all’interno. Negli Stati Uniti, tra gli specialisti dell’America Latina, c’è molta preoccupazione e hanno convocato molte persone conosciute in America Latina, respingendo la versione ufficiale.

Ritengo che il caso Maldonado potrebbe comportare un grande colpo politico contro Macri alle prossime elezioni. Vorrei estendere il mio sostegno a tutto il movimento per la ricomparsa con vita di Maldonado.

Il secondo punto che voglio menzionare sono le inondazioni in Texas, in particolare nella grande città di Houston. Tutti parlano di pioggia, uragano, inondazioni, distruzione di centinaia di miliardi di dollari, ma nessuno parla del perché le inondazioni si ripetono. È perché non c’è investimento nelle infrastrutture. Quando la pioggia cade, riempie le strade perché i sistemi di drenaggio non funzionano. È curioso, una città con grandi raffinerie di petrolio, ha tunnel per canalizzare il petrolio dappertutto, ma non ha abbastanza infrastrutture per preservare la città dalle inondazioni.

Ancora una volta, sorge il problema delle catastrofi interne, ciò che i media di qui chiamano catastrofe. Il capitalismo non mette in campo investimenti e infrastrutture per salvare le proprie fonti di ricchezza. Da quelle parti, stanno perdendo 500.000 barili all’ora a causa della paralisi delle raffinerie. Vorrei sottolinearlo di nuovo, gli Stati Uniti sono un gigante con i piedi di argilla.

Infine, vorrei menzionare un altro fatto che dobbiamo prendere in considerazione, gli Stati Uniti stanno militarizzando la polizia, la stanno dotando di armi da parte dell’Esercito, le chiamano eccedenze e nuove armi, carri armati, macchine blindate, mitragliatrici, le stanno trasferendo alla polizia locale e statale.

Originariamente, la giustificazione era la lotta contro i cartelli di droga. Poi la scusa è diventata l’anti-terrorismo. Ed ora, è la polizia che è investita dei problemi delle comunità impoverite. Cioè, la militarizzazione delle città, indipendentemente da qualsiasi problema di droga e terrorismo.

Estratto da La Haine

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Workers World con Maduro y el pueblo bolivariano

por WWP de Estados Unidos

Desde diferentes ciudades de Estados Unidos, la membresía del Centro de Acción Internacional y del Partido Workers World-Mundo Obrero enviamos nuestros más cálidos abrazos solidarios al Presidente Nicolás Maduro y al pueblo bolivariano.

Queremos también por este medio expresar nuestro más absoluto rechazo a la política intervencionista e imperialista del gobierno estadounidense que busca la derrota de la Revolución Bolivariana.

Confiamos plenamente en que ese pueblo que se lanzó a las calles el 13 de abril del 2002 para rescatar a su presidente Hugo Rafael Chávez, volverá con nuevos bríos a rescatar su Revolución Bolivariana de la amenaza representada por las criminales hordas fascistas financiadas desde Washington.

Pero la Revolución no está sola, millares de personas alrededor del mundo estamos dispuestas a defenderla frente a estas agresiones que se han lanzado no solo desde el imperio estadounidense, sino desde los grandes medios corporativos internacionales y los gobiernos entreguistas que a su vez aplican medidas antipopulares de austeridad y represión a sus pueblos. Comenzando con EUA donde la nueva Administración Trump ha intensificado, con sus propuestas de ley y sus medidas en contra del pueblo trabajador, el racismo, la brutalidad policíaca y la represión, sobre todo de personas negras, latinas, indígenas, inmigrantes, musulmanas, y de diversos géneros.

El ejemplo de lucha del pueblo bolivariano y los enormes avances en pro de las masas más explotadas y excluidas logrados por la Revolución son un ejemplo para todas las fuerzas que mundialmente luchamos diariamente por una mejor vida, con dignidad, libertad y justicia social y económica.

¡Fuera la intervención de Estados Unidos y sus aliados pro-imperialistas!
¡Viva el pueblo bolivariano y su presidente Nicolás Maduro!
¡Viva el poder del pueblo bolivariano!

Provocazione USA e Corea del Nord: un pretesto per la guerra con la Cina

Trumpdi James Petras

24apr2017.- La costruzione dell’Impero degli Stati Uniti su scala mondiale è iniziata durante e subito dopo la seconda guerra mondiale. Washington è intervenuta direttamente nella guerra civile cinese (fornendo armi all’esercito di Chiang Kai Shek, mentre l’Esercito Rosso combatteva i Giapponesi), ha sostenuto la guerra di ri-colonizzazione della Francia contro il Viet Minh in Indocina e ha installato regimi fantoccio collaborazionisti dell’Impero giapponese in Corea del Sud, Taiwan e Giappone.

Sebbene la costruzione dell’impero si sia svolta con avanzate e retrocessi, progressi e sconfitte, l’obiettivo strategico è rimasto lo stesso: impedire la creazione di governi indipendenti comunisti o secolari-nazionalisti e imporre regimi vassali conformi agli interessi statunitensi.

Le guerre sanguinose e i colpi di stato (‘cambiamenti di regime’) sono stati le armi a disposizione. I regimi coloniali europei sconfitti sono stati sostituiti e incorporati come alleati subordinati degli U.S.A.

Laddove possibile, Washington si basava su eserciti di mercenari formati, attrezzati e diretti da ‘consiglieri’ statunitensi, per far avanzare le conquiste imperiali. Se necessario, di solito se il regime dei clienti e le truppe vasalle non erano in grado di sconfiggere un esercito popolare armato, le forze armate statunitensi intervenivano direttamente.

Gli strateghi imperiali cercavano di intervenire e brutalmente conquistare la nazione bersaglio. Quando non riuscivano a raggiungere il loro obiettivo “massimo”, lavoravano in trincea con una politica di assedio per tagliare i legami tra centri rivoluzionari e movimenti vicini. Dove i paesi hanno resistito con successo alle conquiste armate, i costruttori dell’impero hanno imposto sanzioni e blocchi economici, per erodere la base economica dei governi popolari.

Gli imperi, come i saggi romani riconoscevano da tempo, non vengono costruiti in un giorno, in settimane o in mesi. Tregue e  accordi sono firmati e rotti quando conviene, perché i disegni imperiali rimangono fondamentali.

Gli imperi sono costruiti promuovendo fratture interne tra avversari e colpi di stato nei paesi limitrofi. Soprattutto, consistono di una rete mondiale di avamposti militari, agenti clandestini e alleanze regionali ai confini dei governi indipendenti, per ridurre le potenze militari emergenti.

In seguito a guerre vittoriose, i centri imperiali dominano la produzione e i mercati, le risorse e il lavoro. Tuttavia, nel tempo, le sfide inevitabilmente emergono, da parte dei regimi dipendenti come anche da quelli indipendenti. Rivali e concorrenti hanno guadagnano mercati e una maggiore capacità militare. Mentre alcuni stati vassalli hanno sacrificato la sovranità politico-militare necessaria allo sviluppo economico indipendente, altri si sono spinti verso l’indipendenza politica. 

Contraddizioni precoci e tardive dell’espansione dell’imperialismo

Le dinamiche degli stati e dei sistemi imperiali contengono contraddizioni, che costantemente sfidano e modificano i contorni dell’impero.

Gli Stati Uniti hanno dedicato enormi risorse per mantenere la supremazia militare sui vassalli, ma hanno subito un forte calo nella loro quota di mercato mondiale, in particolare con l’ascesa veloce di nuovi produttori economici.

La concorrenza economica ha costretto i centri imperiali a rimettere a fuoco le loro economie – la ‘rendita’ (finanza e speculazione) ha spostato i profitti dal commercio e dalla produzione. Le industrie imperiali si sono trasferite all’estero in cerca di lavoro a basso costo. La finanza, le assicurazioni, l’immobiliare, le comunicazioni, l’industria militare e della sicurezza sono giunti a dominare l’economia domestica. Un ciclo vizioso è stato creato: con l’erosione della sua base produttiva, l’Impero ha ulteriormente aumentato la sua dipendenza dal capitale militare e finanziario e dall’importazione di beni di consumo a basso costo.

Subito dopo la seconda guerra mondiale, Washington ha provato la sua forza militare attraverso l’intervento. A causa dell’immensa resistenza popolare e della vicinanza dell’URSS, e poi della RPC, la costruzione dell’Impero nell’Asia post-coloniale è stata contenuta o sconfitta militarmente. Le forze U.S.A. hanno temporaneamente conosciuto uno scacco matto in Corea dopo aver ucciso milioni di persone. La loro sconfitta in Cina ha portato alla fuga dei “nazionalisti” sull’isola provinciale di Taiwan. La sostenuta resistenza popolare e il sostegno materiale delle superpotenze socialiste hanno portato al loro ritiro dall’Indo-Cina. In risposta, gli U.S.A. hanno fatto ricorso a sanzioni economiche per soffocare i governi rivoluzionari.

La crescita dell’ideologia unipolare

Con il crescente potere dei concorrenti economici esteri e la sua crescente dipendenza dall’intervento militare diretto, l’Impero degli Stati Uniti ha approfittato della disintegrazione interna dell’URSS e dell’abbraccio cinese del “capitalismo di stato” nei primi anni ’90 e ’80. Gli U.S.A. si sono espansi nella regione baltica, nell’Europa orientale e centrale e nei Balcani – con la divisione forzata della Jugoslavia. Gli strateghi imperiali hanno immaginato ‘un impero unipolare’ – uno stato imperiale senza rivali. I costruttori dell’Impero erano liberi di invadere, occupare e saccheggiare stati indipendenti in qualsiasi continente – anche di bombardare una capitale europea, Belgrado, con impunità totale. Sono state lanciate molteplici guerre contro gli ‘avversari’ designati, che non disponevano di forti alleati globali.

I paesi dell’Asia meridionale, del Medio Oriente e del Nord Africa sono stati presi mira per la distruzione. Il Sud America era sotto il controllo di regimi neo-liberistici. L’ex-URSS è stata saccheggiata e disarmata dai vassalli imperiali. La Russia è stata governata da gangster-cleptocrati alleati ai piantoni degli Stati Uniti. La Cina è stata vista come nient’altro che un laboratorio di schiavi che doveva produrre beni di consumo di massa a basso costo per gli Americani e generare grandi profitti per le multinazionali americane e i rivenditori come Walmart.

Ma, a differenza dell’Impero Romano, gli anni Novanta non sarebbero stati il preludio di un impero statunitense invincibile di lunga durata. Dal momento che gli ‘unipolaristi’ stavano perseguendo diverse guerre di conquista costose e distruttive e non potevano contare sulla crescita dei satelliti con economie industriali emergenti per i propri profitti, la potenza globale statunitense è risultata erosa.

La sconfitta dell’unipolarismo: il 21mo secolo

Dieci anni dopo essere entrati nel XXI secolo, la visione imperiale di un invincibile impero unipolare si andava già sbriciolando. L’accumulazione ‘primitiva’ della Cina ha portato a un’accumulazione domestica avanzata a favore del popolo e dello stato cinesi. La potenza della Cina si è estesa all’estero attraverso investimenti, scambi e acquisizioni.

La Cina ha sostituito gli Stati Uniti come principale partner commerciale in Asia e più grande importatore di materie prime provenienti dall’America Latina e dall’Africa. La Cina è diventata il principale produttore ed esportatore di beni di consumo in Nord America e nell’UE.

Il primo decennio del XXI secolo ha visto il rovesciamento o la sconfitta degli stati vassali statunitensi in tutta l’America Latina (Argentina, Bolivia, Venezuela, Ecuador e Brasile) e l’emergere di regimi agro-minerari indipendenti, pronti a costituire patti commerciali regionali. Si è trattato di un periodo di crescente domanda globale per le loro risorse naturali e le loro materie prime, proprio quando gli Stati Uniti si stavano de-industrializzando e in mezzo a costose e disastrose guerre in Medio Oriente.

A differenza della crescente indipendenza dell’America Latina, l’UE ha approfondito la sua partecipazione militare alle brutali guerre d’oltremare guidate dagli Stati Uniti, espandendo il ‘mandato’ della NATO. Bruxelles ha seguito la politica unipolare che assedia sistematicamente la Russia e indebolisce la sua indipendenza attraverso severe sanzioni. L’espansione esteriore dell’UE (finanziata con una crescente austerità nazionale) ha accentuato le crepe interne, portando al malcontento popolare. Il Regno Unito ha votato a favore di un referendum per separarsi dall’UE.

I disastri domestici del regime vassallo statunitense in Russia, sotto Boris Yeltsin durante gli anni ’90, hanno spinto gli elettori a scegliere un nazionalista, Vladimir Putin. Il governo del presidente Vladimir Putin ha intrapreso un programma per riconquistare la sovranità russa e la sua posizione di potere globale, contrastando l’intervento interno statunitense e rigettando l’accerchiamento esterno della NATO.

Gli unipolaristi hanno continuato a lanciare molteplici guerre di conquista in Medio Oriente, nel Nord Africa e nell’Asia meridionale, che sono costate migliaia di miliardi di dollari e hanno portato alla perdita dei mercati globali e della competitività. Mentre gli eserciti dell’Impero si espandevano a livello mondiale, l’economia domestica (la ‘Repubblica’) entrava in recessione. Gli Stati Uniti si sono impantanati nella recessione e in una crescente povertà. La politica unipolare ha creato una crescente economia mondiale multipolare, mentre rigidamente imponeva le proprie priorità militari.

L’Impero colpisce indietro: l’opzione nucleare


Il secondo decennio del ventunesimo secolo ha inaugurato la scomparsa dell’unipolarità, provocando lo sgomento di molti ‘esperti’ e la rimozione cieca dei suoi architetti politici. L’aumento di un’economia mondiale multipolare ha intensificato il disperato tentativo imperiale di ripristinare l’unipolarità con i mezzi militari, manovrati da militaristi incapaci di adeguare o (anche solo) valutare le proprie politiche. Sotto il regime del presidente americano, ‘il primo nero’ Obama, eletto con la promessa di ‘tenere a freno’ i militari, gli strateghi imperiali hanno intensificato il perseguimento di (almeno) sette, nuove e prolungate guerre. Per i responsabili politici e i propagandisti dei media ufficiali statunitensi ed europei, queste sono state guerre imperiali vincenti, accompagnate da premature dichiarazioni di vittoria in Somalia, in Iraq e in Afghanistan. Questa trionfale illusione di successo ha portato la nuova Amministrazione a lanciare nuove guerre in Ucraina, Libia, Siria e Yemen.


Siccome la nuova ondata di guerre e colpi di stato (‘cambiamenti di regime’) per imporre l’unipolarità è fallita, politiche militaristiche ancora più spinte hanno sostituito le strategie economiche per il dominio globale. I militaristi unipolaristi, che dirigono l’apparato statale permanente, continuano a sacrificare mercati e investimenti, con totale impunità rispetto alle conseguenze disastrose dei loro fallimenti sull’economia domestica. 

Un breve rilancio dell’unipolarismo in America Latina

Colpi di stato e scalate al potere hanno rovesciato i governi indipendenti in Argentina, Brasile, Paraguay, Honduras e hanno minacciato i governi progressisti in Bolivia, Venezuela e Ecuador. Tuttavia, il ‘roll-back’ pro-imperiale in America Latina non era politicamente né economicamente sostenibile e minaccia di minare qualsiasi ripristino del dominio unipolare statunitense nella regione.

Gli Stati Uniti non hanno fornito alcun aiuto economico o un accesso più ampio ai mercati, per premiare e sostenere i regimi clientelari appena acquisiti. Il nuovo vassallo dell’Argentina, Mauricio Macri, ha trasferito miliardi di dollari ai rapaci banchieri di Wall Street e ha consentito l’accesso alle basi militari e alle risorse redditizie, senza ricevere in cambio immissioni di capitale da investimento. Infatti, le politiche servili del presidente Macri hanno creato maggiore disoccupazione e una compressione del livello di vita, portando al malcontento popolare di massa. Il ‘nuovo ragazzo’ dell’impero unipolare, (insediato) nel suo feudo di Buenos Aires, rischia una crisi precoce.

Allo stesso modo, la corruzione diffusa, una profonda depressione economica e livelli di disoccupazione a doppia cifra senza precedenti in Brasile minacciano il regime vassallo illecito di Michel Temer con una crisi permanente e un conflitto di classe crescente.

Successo a breve termine in Medio Oriente

Il lancio unipolare revanchista di una nuova ondata di guerre in Medio Oriente e in Africa del Nord ha conosciuto un effimero successo con il potere devastante dei bombardamenti aerei e navali statunitensi e NATO. Quindi è crollato in mezzo alla distruzione grottesca e al caos, inondando l’Europa con milioni di rifugiati.

Potenti rigurgiti di resistenza all’invasione statunitense dell’Iraq e dell’Afghanistan hanno accelerato il ritorno verso un mondo multipolare. Gli insorti islamici hanno costretto gli Stati Uniti in guarnigioni fortificate e hanno preso il controllo della campagna e circondato le città in Afghanistan; Iraq, Siria, Yemen, Somalia e Libia hanno messo in fuga i regimi e i mercenari sostenuti dagli Stati Uniti.

Gli unipolaristi e lo stato permanente: ri-compattamento e attacco

Di fronte ai propri fallimenti, gli unipolaristi si sono raggruppati e hanno attuato la strategia militare più pericolosa mai provata: l’accumulo di capacità ‘nucleare’ di primo livello per la Cina e la Russia.


Messo in piedi dai mandatari politici del Dipartimento di Stato americano, il governo dell’Ucraina è stato sussunto dai vassalli statunitensi, che hanno portato alla rottura in corso in quel paese. Per paura dei neo-fascisti e dei russofobi, i cittadini della Crimea hanno votato per ricongiungersi alla Russia. Le maggioranze etniche russe nella regione del Donbass dell’Ucraina sono entrate in guerra con Kiev, con migliaia di persone uccise e milioni di persone in fuga dalle loro case per rifugiarsi in Russia. Gli unipolaristi di Washington hanno finanziato e diretto il colpo di Kiev, realizzato da cleptocrati, fascisti e teppisti di strada, immuni come sempre dalle conseguenze.

Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno aumentando il numero di truppe di combattimento in Afghanistan, Iraq e Siria, per sostenere i loro alleati e inaffidabili mercenari.

Ciò che è fondamentale per comprendere l’ascesa e il declino del potere imperiale e le dichiarazioni unipolari euforiche degli anni ’90 (soprattutto durante il tramonto del sanguinoso regno del Presidente Clinton), è che le iniziative militari e politiche in nessun momento sono state sostenute da parte di blocchi di potere economico.

Gli Stati Uniti hanno sconfitto e conseguentemente occupato l’Iraq, ma hanno sistematicamente distrutto la società civile e l’ economia irachena, creando terreno fertile per la massiccia pulizia etnica, le ondate dei rifugiati e la successiva rivolta islamica, che ha attraversato vasti territori. Infatti, le deliberate politiche statunitensi in Iraq e altrove hanno creato la crisi dei rifugiati, che sta travolgendo l’Europa.

Una situazione simile sta avvenendo durante i primi due decenni di questo secolo: le vittorie militari hanno installato inetti leader impopolari sostenuti dall’impero. Gli unipolaristi si affidano sempre più alle realtà tribali più retrograde, agli estremisti islamici, ai clienti esteri e ai mercenari pagati. L’attacco intenzionale condotto dagli Stati Uniti verso quelle persone capaci di dirigere le nazioni multiculturali moderne come l’Iraq, la Libia, la Siria e l’Ucraina è una caricatura dei famosi attacchi di Pol Pot contro le classi educate della Cambogia. Naturalmente, gli Stati Uniti hanno prodigato i loro sforzi speciali verso l’uccisione degli insegnanti di scuola, quando hanno addestrato e finanziato i mujahedin in Afghanistan negli anni ’80.

La seconda debolezza, che ha portato al crollo dell’illusione unipolare, è stata la loro incapacità di ripensare le loro ipotesi e di riorientare e riequilibrare il loro paradigma strategico militarista di fronte all’incredibile confusione globale che hanno creato.

Ostinatamente si sono rifiutati di lavorare per promuovere elites economiche educate nei paesi conquistati. A tal fine, sarebbe stato necessario mantenere un sistema socio-economico e di sicurezza intatto nei paesi che avevano sistematicamente fatto a pezzi. Avrebbe significato rigettare il proprio paradigma di guerra totale, di resa incondizionata e di nuda e brutale occupazione militare, per consentire lo sviluppo di utili alleati economici, anziché imporre regimi vassalli malleabili ma grottescamente corrotti.


Il vasto apparato di esercito-polizia-intelligence, profondamente radicato, fortemente finanziato, che conta numerosi milioni, ha formato uno stato imperiale parallelo che comanda sul regime civile eletto all’interno degli Stati Uniti.

Il cosiddetto ‘stato profondo’, in realtà, è uno stato di dominio gestito dagli unipolaristi. Non è un’’entità senza volto’: ha un’identità di classe, ideologica ed economica.

Nonostante il grave costo dovuto alla perdita di una serie di guerre catastrofiche e dei furti multi-miliardari di dollari da parte dei regimi vassalli cleptocratici, gli unipolaristi sono rimasti impuniti, addirittura aumentando i loro sforzi per mettere a segno una conquista o riportare una vittoria militare temporanea.


Diciamolo apertamente e chiaramente: gli unipolaristi ora sono impegnati a incolpare dei loro terribili fallimenti militari e politici la Russia e la Cina. Ecco perché cercano, direttamente e indirettamente, di indebolire gli ‘alleati all’estero’ e, in particolare, Russia e Cina. Infatti, la loro campagna selvaggia volta ad ‘accusare i Russi’ dell’elezione del presidente Trump riflette la loro profonda ostilità verso la Russia e il disprezzo per i lavoratori e gli elettori di classe media inferiore (l’‘urna dei deplorabili’), che hanno votato per Trump. L’incapacità di questa elite di esaminare i propri fallimenti e l’incapacità del sistema politico di rimuovere questi disastrosi politicanti costituiscono una grave minaccia per il futuro del mondo.

Gli unipolaristi: la fabbricazione di pretesti per la guerra mondiale 

Mentre lo Stato unipolare ha subìto prevedibili sconfitte militari, prolungate guerre e la dipendenza da regimi civili instabili, gli ideologi continuano a dare la colpa alla ‘Russia e alla Cina come causa di tutte le loro sconfitte militari’.

La monomania degli unipolaristi si è trasformata in una provocatoria costruzione su vasta scala fatta di missili nucleari per l’offesa in Europa e in Asia, il che ha aumentato il rischio di una guerra nucleare con l’ingaggio in un letale ‘gioco del pollo’.

I fisici nucleari veterani del Bollettino degli Scienziati Atomici hanno pubblicato un’importante descrizione dei piani di guerra degli unipolaristi. Hanno reso noto che ‘il programma nucleare attuale e in corso ha implementato nuove tecnologie rivoluzionarie, che aumentano notevolmente la capacità di targeting dell’arsenale balistico USA. Queste nuove tecnologie aumentano il potere di sterminio totale delle forze missilistiche statunitensi di tre volte.’ Questo è esattamente ciò che un osservatore oggettivo si aspetterebbe da uno stato unipolare statunitense armato nuclearmente, che prevede di lanciare una guerra disarmando la Cina e la Russia con un primo colpo a ‘sorpresa’.

Lo stato unipolare ha individuato parecchi paesi come pretesti per lanciare una guerra. Il governo degli Stati Uniti ha installato provocatorie basi missilistiche nei paesi baltici e in Polonia. Questi sono regimi scelti per la loro voglia di violare i confini o lo spazio aereo della Russia e insanamente disposti a provocare l’inevitabile reazione militare a catena sulle proprie popolazioni. Altri siti per grandi basi militari statunitensi e l’espansione della NATO includono i Balcani, in particolare le ex province jugoslave del Kosovo e del Montenegro. Questi sono stati etno-fascisti e mafiosi in bancarotta e potenziali micce per i conflitti provocati dalla NATO, che potrebbero portare a un primo colpo degli Stati Uniti. Ciò spiega perché i più rabidi militaristi del Senato americano stanno spingendo per l’integrazione del Kosovo e del Montenegro nella NATO.

La Siria è il luogo dove gli unipolaristi stanno creando un pretesto per la guerra nucleare. Lo Stato americano ha inviato più ‘forze speciali’ in aree fortemente conflittuali, per sostenere i loro alleati mercenari. Ciò significa che le truppe statunitensi opereranno d’ora in avanti (illegalmente) faccia a faccia con l’esercito siriano, sostenuto dal sostegno aereo militare russo (legale). Gli Stati Uniti intendono conquistare Raqqa, controllata dall’ISIS nella Siria settentrionale come propria base di operazioni, con l’intenzione di negare al governo siriano la sua vittoria sui terroristi jihadisti. La probabilità di ‘incidenti’ armati tra gli Stati Uniti e la Russia in Siria sta crescendo con l’entusiasta applauso degli unipolaristi statunitensi.

Gli Stati Uniti hanno finanziato e promosso i combattenti curdi mentre recuperano il territorio siriano dai terroristi jihadisti, soprattutto nei territori lungo il confine turco. Ciò sta portando a un inevitabile conflitto tra la Turchia e i curdi appoggiati dagli U.S.A..

Un altro sito probabile per la guerra ampliata è l’Ucraina. Dopo aver preso il potere a Kiev, i clepto-fascisti hanno lanciato una guerra di fuoco e un blocco economico contro i Russi-Ucraini bilingui della regione del Donbass. Gli attacchi da parte della giunta di Kiev, innumerevoli massacri di civili (tra cui la bruciatura di decine di manifestanti di lingua russa a Odessa) e il sabotaggio delle spedizioni russe di aiuto umanitario via mare potrebbero provocare ritorsioni dalla Russia e portare a un intervento militare statunitense attraverso il Mar Nero contro la Crimea.

Il luogo più probabile per iniziare la III guerra mondiale è la penisola coreana. Gli unipolaristi e i loro alleati nell’apparato statale hanno sistematicamente costruito le condizioni per scatenare una guerra con la Cina, usando il pretesto del programma di difesa armata  nordcoreano.

L’apparato statale degli unipolaristi ha riunito i suoi alleati al Congresso e nei mass-media per montare l’isteria pubblica. Il Congresso e l’amministrazione del presidente Trump hanno presentato il programma missilistico nordcoreano come una ‘minaccia per gli Stati Uniti’. Ciò ha permesso allo stato unipolarista di attuare una strategia militare offensiva per contrastare questa falsa ‘minaccia’.

L’elite ha scartato tutti i precedenti negoziati diplomatici e accordi con la Corea del Nord per prepararsi alla guerra – in ultima analisi diretta verso la Cina. Questo perché la Cina è il più dinamico e più efficace concorrente economico globale per il dominio del mondo da parte degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno ‘sofferto’ una sconfitta pacifica, ma umiliante, per mano di un potere asiatico  emergente. L’economia cinese è cresciuta più di tre volte più velocemente degli Stati Uniti negli ultimi due decenni. E la banca per lo sviluppo delle infrastrutture della Cina ha attirato numerosi partecipanti regionali e europei, dopo che un accordo commerciale molto promosso dagli Stati Uniti in Asia, promosso dall’amministrazione Obama, è fallito. Negli ultimi dieci anni, mentre gli stipendi e i salari sono ristagnati o regrediti negli Stati Uniti e nell’UE, si sono triplicati in Cina.

La crescita economica della Cina è destinata a superare gli Stati Uniti nel prossimo futuro, se la tendenza continua. Ciò comporterà inevitabilmente che la Cina sostituirà gli Stati Uniti come il potere economico più dinamico del mondo… fatto salvo un attacco nucleare dagli Stati Uniti. Non c’è da meravigliarsi che la Cina sia imbarcata in un programma per modernizzare i suoi sistemi missilistici difensivi e la sicurezza delle frontiere e della sicurezza marittima. Mentre gli unipolaristi si preparano alla ‘decisione finale’ di attaccare la Cina, stanno sistematicamente installando la loro capacità di attacco missilistico più avanzato in Corea del Sud, con il pretesto di contrastare il regime di Pyongyang. Per aggravare le tensioni, l’Alto Comando degli Stati Uniti ha iniziato dei cyber-attacchi contro il programma missilistico della Corea del Nord. Ha organizzato imponenti esercizi militari con Seoul, che hanno spinto l’esercito nordcoreano a ‘provare’ quattro dei suoi missili balistici a medio raggio nel Mare del Giappone. Washington ha ignorato gli sforzi del governo cinese per calmare la situazione e persuadere i Nordcoreani a resistere alle provocazioni statunitensi ai suoi confini e anche a ridimensionare il loro programma di armi nucleari. La macchina di propaganda della guerra statunitense afferma che la risposta nervosa di Pyongyang agli esercizi militari provocatori di Washington (soprannominati ‘Foal Eagle’) sul confine della Corea del Nord sono sia una ‘minaccia’ contro la Corea del Sud e ‘la prova della follia dei suoi leader’. In definitiva, Washington intende colpire la Cina. Ha installato il suo (mal definito) Sistema di Difesa Terminale di Estrema Altitudine (THAAD) in Corea del Sud. Un sistema di sorveglianza e attacco offensivo progettato per puntare le principali città cinesi e completare l’assedio marittimo della Cina e della Russia da parte degli U.S.A.. Utilizzando la Corea del Nord come pretesto, il THAAD è stato installato in Corea del Sud, con la capacità di raggiungere il cuore cinese in pochi minuti. La sua gamma copre oltre 3.000 chilometri di massa terrestre della Cina. I missili THAAD diretti sono progettati appositamente per identificare e distruggere la capacità missilistica difensiva della Cina. Con l’installazione THADD in Corea del Sud, l’Estremo Oriente della Russia è ora circondata dai missili offensivi statunitensi per completare l’accumulo in Occidente. Con l’istallazione del THADD in Sud Corea, l’Estremo Oriente della Russia è adesso accerchiato dai missili d’attacco U.S.A., a integrazione del complesso militare in Occidente. Gli strateghi unipolaristi sono alleati al governo giapponese sempre più militaristico – uno sviluppo estremamente allarmante per i Coreani e i Cinesi, data la storia della brutalità giapponese nella regione. Il Ministro della Difesa giapponese ha proposto di acquisire la capacità di uno ‘colpo preventivo’, una replica imperiale della sua invasione e schiavizzazione della Corea e della Manciuria. Il Giappone punta verso la Corea del Nord, ma realmente mira alla Cina.

Il regime profondamente corrotto e ciecamente sottomesso della Corea del Sud ha immediatamente accettato il sistema USA / THADD sul loro territorio. Washington ha trovato il docile ‘profondo stato’ sud-coreano disposto a sacrificare i suoi legami economici cruciali con Pechino: la Cina è il principale partner commerciale della Corea del Sud. Come conseguenza del suo ruolo di piattaforma per la futura aggressione statunitense contro la Cina, la Corea del Sud ha subito perdite nei commerci, negli investimenti e nell’occupazione. Anche se un nuovo governo della Corea del Sud dovesse invertire questa politica, gli Stati Uniti non sposteranno l’installazione THAAD. La Cina, da parte sua, ha tagliato in gran parte i suoi legami economici e di investimento con alcuni dei più grandi conglomerati della Corea del Sud. Il turismo, gli scambi culturali e accademici, gli accordi commerciali e, soprattutto, la maggior parte delle esportazioni industriali sud-coreane rischiano di arrestarsi.Nel bel mezzo di un grande scandalo politico che coinvolge il presidente coreano (che   affronta l’impeachment e l’arresto), l’alleanza militare americano-giapponese ha brutalmente coinvolto lo sprovveduto popolo sud-coreano in un attacco militare offensivo contro la Cina. Nel processo, Seoul rischia le sue relazioni economiche pacifiche con la Cina. I Sud-coreani sono in gran parte ‘a favore della pace’, ma si trovano sulle frontiere di una potenziale guerra nucleare.

La risposta della Cina alla minaccia di Washington è un massiccio accumulo della propria capacità di difesa missilistica. I Cinesi ora affermano di avere la capacità di abbattere rapidamente le basi THAAD in Corea del Sud se costretti dagli Stati Uniti. La Cina sta riorganizzando le sue fabbriche per compensare la perdita delle importazioni industriali sud-coreane.

Conclusione

L’ascesa e la caduta dell’America unipolare non ha destituito l’apparato statale permanente, dal momento che esso continua a perseguire le sue fallimentari strategie.

Al contrario, gli unipolaristi stanno accelerando la loro spinta per la conquista militare globale puntando la Russia e la Cina, che essi insistono sono la causa delle loro guerre perdenti e del declino economico mondiale. Vivono delle loro delusioni di una ‘era dell’oro’ degli anni ’90, quando George Bush Sr. poteva devastare l’Iraq e Bill Clinton poteva bombardare le città della Jugoslavia con impunità.

Sono finiti i giorni in cui gli unipolaristi potevano scompaginare l’URSS, finanziare violenti regimi ex-sovietici di rottura in Asia e nel Caucaso e gestire elezioni fraudolente per propri i clienti ubriachi in Russia.

I disastri delle politiche statunitensi e il loro declino economico interno hanno dato luogo a rapidi e profondi cambiamenti nei rapporti di potere negli ultimi due decenni, rompendo ogni illusione di un unipolare ‘secolo americano’.
L’unipolarismo resta l’ideologia dell’apparato permanente di sicurezza statale e delle sue elite a Washington. Credono che il matrimonio del militarismo all’estero e il controllo finanziario a casa permetteranno loro di riconquistare il loro perduto unipolare ‘Giardino dell’Eden’.

La Cina e la Russia sono i protagonisti essenziali di un mondo multipolare. La dinamica della necessità e la propria crescita economica li ha spinti ad alimentare con successo stati e mercati alternativi e indipendenti.

Questa evidente, irreversibile realtà ha spinto gli unipolaristi alla mania di prepararsi a una guerra nucleare mondiale! I pretesti sono infiniti ed assurdi; gli obiettivi sono chiari e globali; i mezzi militari offensivi distruttivi sono disponibili; ma lo sono anche le formidabili capacità di difesa e di rappresaglia della Cina e della Russia.
L’illusione dello stato unipolare di ‘vincere una guerra nucleare mondiale’ presenta agli Americani la sfida critica di resistere o di cedere a un impero insanamente pericoloso in declino, disposto a lanciare una guerra distruttiva globale.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

 

 

La carta de Tareck El Aissami a los EE.UU.

tareck-el-aissami5-e1351097946312Carta pública del vicepresidente Tareck El Aissami al departamento del tesoro de los estados unidos de norteamerica

Sr. Steven-Mnuchin

Su Despacho.-

Como ciudadano venezolano, y como Vicepresidente de la República Bolivariana de Venezuela, me dirijo a usted para responder a la emisión de acciones contra mi persona, de fecha 13 de febrero pasado, adoptadas a través de la Oficina de Control de Bienes Extranjeros (OFAC) del Departamento del Tesoro de los EE.UU.

En primer lugar, como autoridad del OFAC, usted ha sido engañado por sectores políticos, cabilderos y grupos de intereses en EE.UU., cuyo interés fundamental es evitar que Estados Unidos y Venezuela reconstruyan sus relaciones políticas y diplomáticas sobre la base del reconocimiento y el respeto mutuo.

Estos grupos de interés no sólo carecen de pruebas para validar las gravísimas acusaciones que me han sido imputadas, sino que -por el contrario- han construido un caso de falso positivo para criminalizar -a través de mi persona- al Gobierno de la República Bolivariana de Venezuela, nación que libra una lucha frontal y transparente contra el negocio trasnacional del narcotráfico.

Debe usted saber que cuando dirigí los servicios de seguridad ciudadana en mi país, entre los años 2008 y 2012, obtuvimos los más grandes avances de nuestra historia y del continente en materia de lucha contra los carteles de la droga, el negocio transnacional del tráfico ilícito de estupefacientes y sus estructuras logísticas. Entre esos años, las autoridades antidrogas de Venezuela bajo mi dirección, capturaron, encarcelaron y llevaron ante la justicia, tanto en Venezuela como en los países que los solicitaban, a 102 jefes de organizaciones criminales del narcotráfico. Del total de grandes capos capturados, 21 fueron deportados de forma expedita a los Estados Unidos y 36 a Colombia, de acuerdo a las solicitudes realizadas por las autoridades de cada país y en cumplimiento a los acuerdos internacionales de lucha contra el crimen organizado, hechos reconocidos oficialmente por los gobiernos de EE.UU y Colombia.

Entre los años 2005 y 2013, el promedio de incautación de droga por parte de las autoridades venezolanas ascendió a 56,61 toneladas anuales, cifra muy superior al promedio de 34,94 toneladas al año, en los seis años inmediatamente anteriores, cuando la Agencia Antidrogas de EE.UU (DEA) operaba en Venezuela. Este dato por sí solo deja en evidencia la falta de compromiso de la DEA en el combate al narcotráfico, y sustenta la muy documentada afirmación de las conexiones de este organismo con las organizaciones criminales del narcotráfico.
Asimismo, Venezuela siempre ha sido reconocida por las Naciones Unidas como territorio libre de cultivos de drogas.

Los extraordinarios avances de la República Bolivariana de Venezuela en materia de lucha contra el tráfico de drogas, que dirigí como responsable de la seguridad ciudadana, fueron reconocidos por organismos internacionales como la Organización de las Naciones Unidas (ONU) y constan en los archivos de los organismos jurisdiccionales de Estados Unidos y Colombia, países que también reconocieron el esfuerzo contra el crimen organizado que encabecé, y que no tiene precedentes en nuestro hemisferio.

La firme decisión de enfrentar a las mafias internacionales del narcotráfico condujo al Presidente Nicolás Maduro en el año 2012 a firmar una ley que permite la interdicción de aeronaves del narcotráfico que violen el espacio aéreo venezolano. Gracias a este moderno instrumento jurídico, Venezuela ha destruido, inutilizado o derribado más de cien aeronaves que forman parte de la infraestructura de transporte de droga desde Colombia y países vecinos y que transitan ilegalmente por nuestro territorio.

Venezuela libra una lucha abierta y sin cuartel contra el narcotráfico porque se trata de un delito de lesa humanidad, transfronterizo y porque combatirlo es una responsabilidad que compartimos como miembros de la comunidad internacional.

Venezuela enfrenta también a los carteles de la droga porque nuestro país y nuestro pueblo es víctima del narcotráfico, y en específico, de la poderosa industria del narcotráfico colombiano, principal proveedor de la droga que inunda las calles de Estados Unidos y Europa.

Es mucho lo que usted debería investigar antes de avalar una acusación falsa y temeraria, elaborada por burócratas y grupos de interés anti venezolanos, que sienta un peligroso precedente en la relación entre naciones soberanas.
La decisión de 120 países de rechazar estas medidas ilegales contra Venezuela es una muestra contundente del grave error que constituye la acción unilateral y contra el derecho internacional cometido por la administración norteamericana.

Pero al margen de las consideraciones políticas y geopolíticas, la decisión de la OFAC constituye una grave violación a mis derechos humanos, y lesiona gravemente mi dignidad y mi honor. He hecho mi vida personal, profesional y política en mi país, al que amo profundamente y al que dedico mi vida a través de un proyecto político que tiene como objetivos supremos la felicidad de nuestro pueblo, la igualdad y la justicia social. No poseo bienes ni cuentas en los Estados Unidos ni en ningún país del mundo, y resulta tan absurdo como patético que un organismo administrativo estadounidense -sin presentar pruebas- me dicte una medida de aseguramiento sobre bienes y activos que no poseo.

Las pretendidas sanciones, aprobadas por la OFAC, el mismo día de su confirmación al frente del Departamento del Tesoro, son ilegales y violatorias del Derecho Internacional Público. Actuar de oficio y sin prueba alguna, convirtiéndose en policía extraterritorial sin tener facultades para ello, es un formato que viola todo el sistema internacional en materia de derechos humanos, cuya doctrina prevalece en el mundo.

Paradójicamente, mientras una oficina administrativa se toma la licencia de acusar sin pruebas a personas en cualquier parte del mundo –tal como lo reconocen organismos internacionales e investigaciones académicas– la “guerra contra las drogas” ha fracasado en todo el planeta y en el propio territorio de los Estados Unidos. Hoy ingresa más droga que nunca a territorio estadounidense, y una corrupta y poderosa estructura financiera legitima y recicla los dineros sucios generados por este negocio trasnacional, que se roba la vida y el futuro de miles de jóvenes norteamericanos.

Estados Unidos le debe al mundo y a su propio pueblo una reflexión sobre su clamoroso fracaso en la lucha contra el narcotráfico. Allí donde la llamada “guerra contra el narcotráfico” como estrategia unilateral ha sido aplicada, los carteles de la droga son hoy más fuertes que nunca, la producción de drogas ilícitas se ha multiplicado y el negocio se cobra más pérdidas económicas y más vidas.

¿Cuántos jefes de organizaciones criminales del narcotráfico ha capturado EE.UU en su territorio? ¿Cuántos bancos y paraísos fiscales ha clausurado EE.UU por servir de soporte financiero a este gigantesco negocio y crimen contra la humanidad? Mientras se abroga la facultad extraterritorial de certificar, acusar y penalizar a personas y países, Estados Unidos no ha ratificado ninguno de los tratados internacionales en esta sensible materia.

Estados Unidos debe reflexionar y rectificar. Debe rectificar en la aplicación políticas y medidas claramente ilegales en el ámbito del derecho internacional, agresivas e injustas en materia de derechos humanos, peligrosas para las relaciones internacionales, e inconstitucionales, a la luz de la propia carta magna norteamericana.
Estados Unidos debe rectificar, reconociendo que sólo el trabajo conjunto, transparente y la honesta cooperación entre los Estados, puede rendir los frutos que la comunidad internacional y los ciudadanos del mundo ansían en la lucha contra este flagelo mundial.

Soy venezolano, soy bolivariano y soy latinoamericano. Estoy plenamente convencido de los ideales de independencia, justicia y libertad por los que nuestros libertadores entregaron sus vidas, y estoy dispuesto a correr la misma suerte en defensa de nuestra soberanía, nuestra Patria y nuestro pueblo.

*Tareck El Aissami
Vicepresidente Ejecutivo
República Bolivariana de Venezuela*

Oliver Stone: «Il giornalismo mondiale ha fallito»

da Yvke Mundial/Correo del Orinoco

7feb2017.- Oliver Stone è convinto che i responsabili della circolazione di tante notizie false nel mondo non sono i canali alternativi ma piuttosto i media più prestigiosi.

Presentando il documentario Ucraina on fire che ha prodotto e che racconta la “rivoluzione” Ucraina del 2014, Stone ha voluto portare il suo punto di vista secondo il quale i generatori delle fake news sono soprattutto i canali di stampa tradizionali. 

La “rivoluzione” Ucraina, la cui responsabilità è stata attribuita alla Russia di Vladimir Putin, è stata invece elaborata e finanziata dagli Stati Uniti per far ricadere la responsabilità sulla Russia e giustificare ancora l’esistenza della Nato. 

Stone ha inoltre definito ridicola la teoria secondo la quale Donald Trump sarebbe stato eletto grazie alle interferenze di Vladimir Putin. 

Il documentario è stato presentato durante la prima edizione di “Filming on Italy” un evento di promozione dell’Italia come set cinematografico organizzato a Los Angeles. Il regista e l’Ucraino Igor Lopatonok. Stone lo ha prodotto e ha intervistato i protagonisti del caso: Vladimir Putin e Victor Yanukovich, ex presidente ucraino deposto dopo che si è fatta passare quella ucraina, come una rivoluzione partita dal basso ma, secondo la versione del documentario, è stato invece un autentico colpo di Stato che ha goduto del finanziamento degli Stati Uniti. 

Gli Stati Uniti hanno un ruolo enorme ed una grande responsabilità e lo continuano a negare. Lo ha affermato il regista vincitore dell’Oscar per “Platoon” e “Nato il 4 luglio”, tra gli altri. Stone ha affermato che: “è una situazione dolorosa per la gente Ucraina. Quella che raccontiamo non è la narrazione ufficiale ma invece quello che è realmente successo. Non lo vedranno nei media statunitensi ma troveremo il modo di diffondere il nostro documentario anche se fosse attraverso YouTube”.

Stone ha criticato duramente il giornalismo statunitense responsabilizzandolo per aver accettato la versione del governo senza fare alcuna ricerca, senza andare a fondo. “Che fine ha fatto il giornalismo degli anni ’60, quello che ha portato alla luce lo scandalo del Watergate e ha mostrato la vera faccia della guerra del Vietnam?”, si chiede Stone, “Ad un certo punto la stampa ha smesso di avere senso critico. La sua funzione dovrebbe essere quella di analizzare le teorie delle fonti ufficiali e criticarle ma già non lo sta più facendo, e questo documentario mostra chiaramente il suo fallimento”. 

Il New York Times, il Washington Post e altre prestigiose testate statunitensi non stanno più svolgendo il ruolo di un tempo, ossia il loro lavoro, ha denunciato il regista Stone, anche commentato l’elezione di Trump alla Casa Bianca, e ha definito ridicole le teorie secondo le quali lo stesso Trump, abbia vinto grazie all’ingerenza russa. 

“Sono gli Stati Uniti ad avere una lunga tradizione di ingerenza nella politica degli altri Paesi, non la Russia”, ha ricordato.

[…]

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

Filippine: Duterte si sgancia dagli USA

Duterte con i maoisti filippini

da lacrescitafelice.blogspot.it

La Cina dimostra sempre di più di essere il principale polo di attrazione antimperialista. Per questo motivo la potenza declinante degli Stati Uniti cerca di isolare la Cina e l’asse Mosca-Pechino. Il Pivot to Asia da una parte, e la stessa guerra in Siria che colpisce un paese dove sono collocate le uniche due basi militari all’estero della Russia, hanno il compito di intralciare la Via della Seta ossia la principale via commerciale della Cina. C’è una potenza in piena parabola discendente che sta ostacolando lo sviluppo mondiale portando kaos e disordine e ce n’è un’altra in ascesa pacifica che crea infrastrutture, lavoro e sviluppo ovunque. La guerra in Siria vede gli USA in serie difficoltà così come il Pivot to Asia che sta collezionando parecchi insuccessi. Quello più clamoroso è dovuto allo spostamento di campo delle Filippine, nucleo del perno sull’Asia, giacché il paese si trovava in pieno contenzioso con la Cina per la sovranità sul Mar Cinese Meridionale, altro tentativo di condizionare le rotte commerciali cinesi. Qui il Pivot to Asia si è trasformato in Pivot to China. Naturalmente è bastato che il nuovo presidente Duterte mettesse in discussione la sacra alleanza con i vecchi colonizzatori, gli USA appunto, perché si scatenasse l’Armata Nazista dei Diritto-umanisti con tanto di Sinistra Imperiale al seguito.

E allora vediamo da vicino chi sia Rodrigo Duterte che si è sempre dichiarato di sinistra nonché il primo Presidente Socialista delle Filippine. Il neo-presidente durante gli studi universitari militò nel movimento studentesco di sinistra Kabataang Makabayan, i Giovani Patrioti, fondato nel 1964 dove lavorò con i futuri dirigenti del Partito Comunista delle Filippine ed ebbe come professore José María Sison, leader del PCF.

Duterte è indiscutibilmente un progressista. Fin dalla sua prima elezione a sindaco della città di Davao, nell’isola di Mindanao, aprì ai rappresentanti delle minoranze Lumad e Moro da sempre discriminate. Il presidente filippino ha intenzione di riformare il sistema sanitario prendendo ad esempio quello di Cuba, con cui sarebbe possibile accordarsi dato che i cubani si sono sempre mostrati disponibili per l’assistenza ad altri paesi.

>>>continua>>>

Sistemi elettorali distorti: dove vince e dove perde Hillary Clinton

trumpdi Alfredo A. Torrealba [i]

Fonte: aporrea.org

11nov2016.- La Clinton vince nella Gerrymandering, ma perde nella Mallapportionment

Costituisce davvero una sorpresa la vittoria di Donald Trump negli USA e nell’America latina? Per molti lo è! La campagna pubblicitaria portata avanti dai mezzi di comunicazione in lingua spagnola [compresi quelli in lingua italiana, N.d.T.] è stata, in modo incredibile, sproporzionatamente favorevole a Hillary Clinton, mentre faceva apparire come un “demone” a Trump. Invece in Europa, Oceania e Asia la vicenda si presentava in modo diverso. Qui i mass media hanno mantenuto una posizione più equilibrata e persino realista, al punto da prevedere che Trump difficilmente avrebbe perso le elezioni, nonostante lui “fosse in grado di scaricare un’arma contro la folla di qualche strada di New York”, come ebbe modo di dichiarare qualche mese fa. Ma al di là del gioco mediatico, esistono dei fattori di ordine tecnico-elettorale che spiegano politicamente alcune domande, in particolare una che è stata dibattuta in questi giorni: Perché la Clinton ha perso queste elezioni, dove ha investito 700 milioni di dollari, intanto che Trump ha investito solo circa 300 milioni? Per spiegare questa domanda è necessario soffermarsi su un fatto. Esaminando le fonti ufficiali si osserva che, difatti, la Clinton ha ottenuto 400 mila voti in più di Trump.

Sotto quest’aspetto non è improprio affermare che la Clinton ha vinto le elezioni con una “maggioranza semplice”. In altre parole, l’investimento da lei realizzato ha, in effetti, dato i risultati attesi, nonostante abbia votato il 57% dei 231.556.622 di cittadini nordamericani che hanno diritto al voto. Ma lei ha perso dovuto al sistema elettorale denominato “Collegio elettorale”, il quale rappresenta un sistema in cui i risultati non necessariamente devono coincidere con la maggioranza dei voti dei cittadini. Allo stesso modo, poiché il sistema di “Collegio elettorale” degli USA si basa in due sottosistemi elettorali definiti come “Gerrymandering [ii]” e “Malapportionment [iii]”, i quali ogni quattro anni modificano le “circoscrizioni originali” all’interno dei cinquanta stati dell’unione. Negli USA ogni elezione presidenziale merita una reimpostazione delle strategie elettorali, diversa a quelle precedenti.

Visto in questa maniera e svolgendo un’analisi “post mortem” di tipo elementare, si potrebbe asserire che la squadra tecnico-elettorale della Clinton ha conseguito un successo mirabile vincendo la battaglia sul piano della “Gerrymandering”, ma ha fallito su quello della “Melapportionment”. In secondo luogo, com’è d’abitudine, le vittorie sul campo della “Gerrymandering” dipendono in buona parte dall’uso di meccanismi e campagne elettorali distorte. L’acquisto di sondaggi prefabbricati è una pratica molto caratteristica.  Nonostante la popolazione statunitense ha iniziato a votare dal mese di settembre, in quella data già si sapeva che Trump era fornito di una certa leadership, i mezzi di comunicazione privati in lingua spagnola a livello mondiale cominciarono a produrre notizie “prive di fondamento” per dimostrare che Trump avrebbe perso.

Come se si volesse occultare il sole con un dito, i mass media erano riusciti nel loro intento a trasmettere questa sensazione di sconfitta che poi si è disfatta quando Trump ha vinto le elezioni. La vittoria di Trump ha provocato sconcerto e sorpresa in America latina, quando in realtà ciò non sarebbe dovuto accadere. Già da settembre si sapeva che Trump possedeva nei sondaggi un alto punteggio, ma la squadra della Clinton si mise subito all’opera nel finanziare e pagare qualunque cifra perché si costruissero delle prospettive da distribuire alle grandi agenzie di comunicazione latinoamericane con lo scopo di fabbricare notizie, sondaggi e contrattare a qualche cantante o attore latino affinché parlasse male di Trump e indebolisse il suo potere comunicativo, facendolo apparire come se fosse una sorta di entità del male. Era almeno questa la speranza moribonda che lo staff della Clinton vagheggiava. L’obiettivo era di istigare gli elettori latini dello stato della Florida per votare contro Trump, ma nemmeno lì, dove i mass media affermavano che egli era “il figlio di Satana”, la Clinton ha potuto vincere. In terzo luogo, la squadra di Trump ha fatto quello che qualsiasi altra squadra tecnico-elettorale avrebbe fatto. Lavorare nel campo della “Malapportionment”, dove il trucco consiste nel lasciare che il “nemico” raggiunga una sovra rappresentazione in alcuni stati, cioè, che ceda degli spazi per assicurarli ad altri più importanti.

Per questa ragione Trump non sentiva il bisogno di pagare i giornalisti né di investire in grandi campagne. E il risultato è stato quello, lo sfruttamento di una distorsione elettorale che si è imposta su di un’altra. In quarto luogo, bisogna indicare che grazie a questa semplice e naturale azione di assicurare l’arena della “Malapportionment”, Trump ha vinto per uno scandaloso margine di “voti elettorali”. Azione che è stata molto ben puntellata per via dello stile politico e per la sua estrema sincerità … potete essere sicuri che tutto quanto afferma riproduce in gran parte il sentimento del comune cittadino statunitense. E se lui ha asserito che “i messicani sono un problema” così come lo sono gli altri latini in USA, è perché più del 60% della popolazione di quel paese la pensa come lui. Inoltre lui è stato il primo che ha osato dire queste cose senza peli sulla lingua … di modo che la mia raccomandazione (in questa nuova tappa) è quella di ascoltare con attenzione quello che dice Trump, giacché lui vi spiegherà in maniera molto sintetica cosa pensa l’americano medio, volgare e spontaneo sui problemi che lo affliggono … e forse sarà per questo motivo che dubito che gli consentiranno di arrivare a finire i primi quattro anni di presidenza … realmente lo dubito …

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Vincenzo Paglione]

________________________________

[i] Politologo, Master in Rapporti Internazionali, Dottore di Ricerca.

[ii]  Rappresenta un metodo ingannevole per ridisegnare i confini dei collegi nel sistema elettorale maggioritario (N.d.T.).

[iii] Qualsiasi sistema in cui un gruppo ha significativamente più influenza di un altro, come ad esempio quando i distretti di voto non sono equamente distribuiti tra una popolazione (N.d.T.).

I Clinton sono collegati a più di 17 omicidi e morti sospette

clintondi James Petras – La Haine

28/08/2016- Adesso si aggiunge il terrorista che ha cercato di entrare nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove ha ottenuto l’asilo Julian Assange, per assassinarlo.

Ephraim Chury Iribarne: La disinformazione e manipolazione dei mass media in Occidente sono apparse in questi ultimi giorni nella foto di un bambino siriano vittima, si dice, degli attacchi del governo di Bashar Al Assad e dell’aviazione russa ad Aleppo. Esiste una politica deliberata del disinformare?

James Petras: Assolutamente sì. Il caso particolare della fotografia del bambino che ha ricevuto molta pubblicità e accuse generiche contro il governo della Siria, è qualcosa di totalmente falsificato; perché i principali responsabili di questa fotografia non erano nel paese. Non hanno l’autorità per parlare di qualcosa, in quanto vivono a Londra, a Bruxelles, al di fuori del paese. Inoltre, uno dei principal coinvolti è legato all’ISIS, ai terroristi islamici responsabili delle stragi in Siria. Quale autorità gli dobbiamo riconoscere? Quello che ha, sono solo le possibilità di falsificare la foto.

Inoltre, alcuni esperti mi hanno fatto notare che il bambino che appare nella foto, che a quanto pare è stato vittima di un attacco, non ha sangue, è molto tranquillo, i suoi occhi si vedono bene, pertanto non rappresenta quello che abbiamo visto migliaia di volte nelle immagini di guerra, quando attaccano i bambini: questi stanno sanguinando, (appaiono) fisicamente e mentalmente disorientati; in questo caso non appare questo. In base a tutte queste considerazioni, penso che ci sia una buona probabilità che questa immagine è completamente inventata.

 ECHI:  Di fronte agli esercizi “democratici” del Brasile, dell’eterna dittatura del Paraguay e del Macri che è venuto a “salvare” l’Argentina contro il Venezuela, quale futuro possiamo intravvedere per il Mercosur?

Vi sono davvero poche possibilità, perché il Mercosur dipende dal coordinamento e dalla cooperazione tra questi paesi e ciò dipende dall’orientamento che condivideranno nella politica di integrazione. Nel caso attuale, abbiamo governanti che sono coinvolti nel contrabbando, nel traffico di droga, come il presidente del Paraguay, che ha precedenti penali, è stato tre volte di fronte alla giustizia per vari reati, di cui una per traffico di droga. Poi abbiamo Macri, che sta eliminando le riforme sociali, indebolendo l’occupazione, non ha nessuna capacità di gestire la presidenza del suo paese e molto meno di assumere cariche nel Mercosur. Credo che Macri si troverà ad affrontare una grave crisi, da qui al prossimo anno vedremo grandi cambiamenti… Macri non ha molto futuro, i sondaggi mostrano che più dell’80% della popolazione dell’Argentina rifiuta le sue misure, in particolare gli incrementi esagerati delle tariffe pubbliche.

Nel frattempo, Michel Temer, il cosiddetto presidente brasiliano, nemmeno ha molto consenso. Lì, i sondaggi anche danno oltre l’80% dei Brasiliani alla ricerca di una nuova elezione per cambiare il governo, perché la disoccupazione continua a crescere. Non vedo che gli avversari del Mercosur hanno un grande futuro. Intanto, il deterioramento del blocco regionale è evidente e forse passerà momenti molto negativi nel prossimo periodo.

Al di là di questo, non vedo alternative sul tavolo. Gli sforzi dei destrorsi per formare alleanze con gli Stati Uniti non funzionano. Nelle elezioni degli Stati Uniti ci sono molte critiche – anche da parte di esponenti della destra – contro gli accordi di libero scambio. Nello stesso tempo in cui le destre rifiutano il Mercosur, non hanno alternative; nessuna possibilità di lanciare un nuovo tipo di integrazione con i paesi europei o gli Stati Uniti, per cui rimangono sospesi tra ciò che esisteva nel passato – che funzionava – e alternative che ormai non sono più praticabili.

ECHI: E dov’è l’Europa occidentale?

JP: L’Europa è in pessime condizioni, si sta frammentando in pezzi, a cominciare con l’Inghilterra e la Brexit; a quanto pare, l’elettorato ha scelto l’opzione di andare per proprio conto. E abbiamo un altro fattore che è molto importante, cioè come i governanti e i politici di centro-sinistra si stanno disintegrando.

In Germania si può dire che la socialdemocrazia è incappata nel peggior risultato elettorale della sua storia, e continua a cadere. In Francia, i sondaggi mostrano che il Partito Socialista è in piena caduta verticale e, probabilmente, alle prossime elezioni non raggiungerà nemmeno quello che ha ottenuto nelle ultime elezioni; pare che finirà come terza forza. In Italia, il primo ministro Matteo Renzi sta perdendo terreno; e lo stesso in altri paesi.

Cioè, la socialdemocrazia europea ha deciso di unirsi al carrozzone del neo-liberismo e ha perso il suo bacino storico, lavoratori, impiegati e settori popolari. Pertanto, la socialdemocrazia, il centro-sinistra, si trovano in un processo storico di disintegrazione.

Ora, come alternativa sta emergendo un tipo di conservatorismo di destra come il Fronte Nazionale in Francia, le stesse alternative in Germania e in Polonia. Potremmo dire che c’è una sorta di anti neo-liberismo della destra, che sta usando questa disintegrazione del centro-sinistra. Tutto ciò  nemmeno potrebbe realizzare un’unione di forze, perché tra i destrorsi nemmeno vi sono convergenze per rilanciare l’unità dell’Europa.

Quindi, dobbiamo discutere di tre cose: in primo luogo, la frammentazione dell’Unione Europea; secondo, la disintegrazione di una componente essenziale come la socialdemocrazia o il centro-sinistra; e in terzo luogo, l’emergere della destra nazionalista come alternativa abbastanza esclusiva  in questo scenario. L’Europa non ha molte prospettive interne, né ha molto in comune nella politica estera.

Ad esempio, il Fronte Nazionale vuole scendere a patti o almeno negoziare positivamente con la Russia, mentre la destra polacca è molto ostile nei confronti della Russia. Pertanto, non c’è possibilità di unificare la politica e gli Stati Uniti possono utilizzare i paesi più deboli, come quelli del Mar Baltico, come piattaforma per proiettarsi contro la Russia. Oltre a ciò, si vede che anche la Turchia adesso sta mettendo più distanza nei rapporti con la Russia.

Quindi, potremmo dire che sia i paesi europei che gli Stati Uniti sono sempre più isolati, e non per le minacce o sfide della sinistra, ma perché le dinamiche interne tra le forze capitalistiche si trovano in un processo di disintegrazione.

 ECHI: Passiamo alle altre questioni che hai in agenda.

JP: Beh, c’è una cosa piuttosto interessante. Ieri (21 agosto) una persona, sembra un terrorista, ha cercato di entrare all’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove è rifugiato Julian Assange, il titolare di Wikileaks. Assange accusa di tentato omicidio un inviato di Hillary Clinton, che lo vuole eliminare perché ha ancora documentazione atta a rivelare le bugie e le falsificazioni di Hillary nel periodo in cui era cancelliere. Negli ultimi 20 anni, i Clinton – Hillary e William – sono stati coinvolti o associati a più di 17 omicidi o morti sospette, cioè persone, ad esempio giornalisti, che stavano indagando i crimini della famiglia Clinton, e che sono cadute morte in strada o giù da edifici o hanno ricevuto un proiettile nella nuca.

Anche in questo 2016, molte persone sono morte misteriosamente, prima di dare testimonianza contro Hillary. È il caso di un ex-funzionario dell’ ONU, John Ashe; anche un giornalista, che stava indagando come il Partito Democratico rimestava nel torbido per favorire Hillary, è stato trovato morto nella sua casa e il motivo non è stato una rapina. Abbiamo più casi che hanno subito lo stesso, persino una pallottola nella nuca, e non vi è nessuna indagine su questi assassinii da parte dei funzionari che sostengono Hillary Clinton nella campagna.

Penso che diciassette casi, più quello di Assange ora, sono sufficienti per considerare che chiunque si sia legato ai Clinton corre pericolo di vita, se decide di defezionare e criticare i Clinton. È più un’associazione mafiosa che una campagna presidenziale.

L’altra questione di cui voglio parlare, è ciò che sta accadendo in Turchia. Siamo a conoscenza di un attacco che ha lasciato 51 morti e tutti riconoscono che l’ISIS è sicuramente coinvolto nell’attacco.

Ora, dobbiamo chiederci perché l’ISIS sta commettendo questi crimini: giacché la Turchia negli ultimi cinque anni ha tollerato e sostenuto l’ISIS. E ora, quando cercano di cambiare la politica o adattarla, l’ISIS prende posizione contro la Turchia. Cioè, l’attentato da parte dell’ISIS in  Turchia, di cui i governanti come Recep Tayyip Erdogan erano complici invisibili perché hanno tollerato, finanziato e sostenuto l’ISIS all’inizio dell’intervento e dell’invasione della Siria. E ora devono assumersi la responsabilità di quell’ISIS che sta conducendo atti terroristici in Turchia.

[Trad. dal castiglano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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