Venezuela e l’Assemblea Costituente

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Con un’iniziativa incessante iniziata anni fa la destra reazionaria sta in ogni modo cercando di rovesciare il potere bolivariano e in questi mesi la situazione sta precipitando. L’aspetto decisivo, tuttavia, non è la forza della destra, ma gli spazi di manovra che le forze popolari e progressiste le lasciano a causa delle resistenze (politiche, ideologiche) nel portare a un livello più alto il processo di costruzione del socialismo.

L’uno si divide in due. Il processo compiuto dal Venezuela bolivariano è oggi a un punto di svolta: la destra reazionaria sta facendo valere il potere in campo economico e le relazioni commerciali che ha mantenuto, gode del sostegno aperto e ostentato degli imperialisti USA e di quello diretto del Vaticano, fomenta rivolte in nome delle condizioni di vita sempre più precarie di cui lei stessa è responsabile con le sue manovre, corrompe (dove e quando non controlla direttamente) parte dell’apparato statale e della polizia, provoca, organizza e arma bande criminali che alimentano disordini e compiono esecuzioni di attivisti politici e sindacali. Una spirale che porta il paese nel caos.

Già ai tempi del tentativo del colpo di stato del 2002 la vera forza del governo bolivariano, all’epoca guidato da Chavez, si rivelò essere il protagonismo delle masse popolari: la mobilitazione di centinaia di migliaia di persone, in sostegno dell’Esercito, sventarono eroicamente il golpe. Questa la via da seguire, quindi, ovunque si voglia farla finita con la borghesia imperialista e il suo potere: diffondere ovunque e alzare sempre di più il protagonismo delle masse popolari non solo per governare un paese ma per prendersi il potere!

Questa sembra la strada che il governo intende prendere a partire dalla conovocazione dell’Assemblea Nazionale Costituente, aspetto che approfondiamo nell’articolo che segue.

Scarica qui un breve dossier su quanto sta accadendo in Venezuela: DOSSIER VENEZUELA.pdf

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da www.lantidiplomatico.it

Tutto quello che devi sapere sull’Assemblea Costituente in Venezuela

Il presidente Nicolás Maduro ha convocato un’Assemblea Nazionale Costituente. In cosa consiste l’inaspettata mossa del governo venezuelano?

Di Nazareth Balbás – RT

«Convoco il potere costituente originario del popolo, è il momento, questo è il cammino. Non ci hanno lasciato alternative», ha dichiarato il presidente Nicolás Maduro.

La possibilità di una Costituente, già ventilata qualche settimana fa, si è concretizzata nel corso della massiccia mobilitazione del chavismo per la Festa dei Lavoratori nel centro di Caracas. In parallelo, l’opposizione ha organizzato un’altra giornata di proteste contro il presidente, cercando di giungere – senza permesso e senza successo – fino alla sede del Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ), ubicata nella stessa zona dove si trovava la marcia pro-governativa.

L’escalation di violenza nelle strade, prodotto degli appelli allo scontro dell’opposizione, così come delle reiterate accuse a Maduro di essere un «dittatore», hanno creato uno scenario dove l’obiettivo è legittimare il carattere democratico del «potere costituente originario» per risolvere la congiuntura politica. Ma in cosa consisterà questo processo?

Qual è l’obiettivo dell’Assemblea Nazionale Costituente?

Secondo l’articolo 327 della Costituzione, il popolo venezuelano – depositario del potere costituente – può convocare un’Assemblea Nazionale Costituente per «trasformare lo Stato, creare un nuovo ordinamento giuridico e redigere una nuova Costituzione».

Maduro può convocare un’Assemblea Nazionale Costituente?

Sì. Secondo l’articolo 348 della Costituzione Bolivariana, il presidente ha la facoltà di convocarla.

L’opposizione può partecipare all’Assemblea Nazionale Costituente?

Sì. Tra 200 e 250 costituenti, di qualsiasi segno politico, saranno eletti a scrutinio diretto, universale e segreto per formare un assemblea, incaricata di redigere il nuovo testo costituzionale.

Cosa succede adesso?

Una volta annunciato il processo, dev’essere approvato il decreto di convocazione dell’Assemblea Nazionale Costiuente. Il presidente Maduro lo ha firmato lunedì notte.

Che ruolo gioca il Consiglio Nazionale Elettorale?

Il Potere Elettorale deve verificare che la convocazione sia sta effettuata correttamente.

Cosa accadrà all’Assemblea Nazionale?

Il Parlamento cesserà le sue funzioni, dal momento che l’Assemblea Costituente sarà incaricata di legiferare.

Il testo costituzionale sarà sottoposto a votazione?

Sì, tutto quello che sarà deciso dall’Assemblea Costituente sarà sottoposto all’approvazione del popolo.

Quale organismo può opporsi alle decisioni dell’Assemblea Costituente?

Quanto approvato dall’Assemblea Nazionale dev’essere coerente con la Costituzione vigente. Se, per esempio, viene proposto un articolo che introduce la pena di morte, questo entra in contraddizione con i principi dell’attuale Costituzione, pertanto può essere attivato l’articolo 350 che abilita il Tribunale Supremo di Giustizia a decidere sulla questione.

(FOTO) 4apr2017: Le manifestazioni bolivariane in Venezuela

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TSJ suprimió contenido de las sentencias

por ALBAtv

La Sala Constitucional del Tribunal Supremo de Justicia (TSJ) suprimió este sábado 1 de abril las sentencias 155 y 156 que tratan sobre la la inmunidad parlamentaria y las funciones de la Asamblea Nacional.

En el portal del TSJ en la sentencia Número 157, N° expediente 17-0323, se detalló: “Se Aclara de Oficio la sentencia N° 155 de fecha 28 de marzo de 2017, en lo que respecta a la inmunidad parlamentaria. Se suprime dicho contenido. Se suprime la cautelar 5.1.1 de dicho fallo”.

Mientras que en la sentencia Número 158 se explicó: “Se Aclara de Oficio la sentencia N° 156 de fecha 29 de marzo de 2017, en lo que respecta al punto 4.4 del dispositivo referido a que la Sala Constitucional garantizará que las competencias parlamentarias sean ejercidas directamente por ésta o por el órgano que ella disponga, para velar por el Estado de Derecho; cuyo contenido se suprime”.

La Fiscal general de la República, Luisa Ortega Díaz, se pronunció ayer sobre tales sentencias y sostuvo que eran violatorias de la Constitución de la República.

Más tarde, el presidente de la República convocó a una sesión del Consejo de Seguridad a la que asistieron representantes de los Poderes Públicos, y en la que se acordó revisar las polémicas sentencias.

En dicha reunión el Mandatario nacional, Nicolás Maduro Moros, indicó que la sesión del Consejo Permanente de la Nación, fue fructífera y se erigió como una deliberación “cumpliendo y haciendo cumplir el espíritu de la Constitución de la República Bolivariana de Venezuela, su artículo 323, como mecanismo útil y pertinente para procesamiento de esta controversia que ha surgido y que rápidamente en la activación, como jefe de Estado que soy, hemos avanzado en importantes acuerdos y soluciones”.

>>>sigue>>>

ALBATV: Verso l’Assemblea Internazionale dei Popoli

da albatv.org

Dichiarazione verso l’Assemblea Internazionale dei Movimenti ed Organizzazioni dei Popoli

1. Stiamo attraversando un momento storico nel mondo dove si evidenzia la crisi generale del sistema capitalista concentrato nel capitale finanziario. Tale crisi colpisce tutte le dimensioni della vita: si tratta di una crisi economica che genera miseria tra il popolo ed un crescente aumento della disoccupazione e che riduce drammaticamente le possibilità del popolo di accedere ai suoi diritti fondamentali come l’alimentazione, la casa e la salute. L’aspetto più perversa di ciò è che popolazioni intere sono forzate ad emigrare al fine di provare ad ottenere migliori condizioni di vita ed uscire dall’esclusione che il sistema impone loro. Si tratta di una crisi sociale giacché gli avvenimenti mostrano la violenza verso il popolo che esige questi diritti negati, rispondendo con la criminalizzazione, la repressione ed il genocidio.

2. Questa situazione è prodotto della necessità dell’impero e delle imprese transnazionali di conquistare nuovi territori per sfruttare i loro beni naturali e concentrare la maggiore ricchezza a forza di distruzione dell’ambiente. Si tratta di una crisi ambientale a causa della distruzione, che all’interno del sistema capitalista è irreversibile, del nostro pianeta. Si tratta di una crisi politica dovuta al discredito delle istituzioni degli Stati che obbediscono alle necessità dei mercati dominati dal capitale invece di dare risposta alle richieste sociali. Si tratta di una crisi culturale che impone alle società abitudini consumiste, valori individualisti e di competizione tra le persone, contro valori come la solidarietà ed il lavoro collettivo.

3. A ciò dobbiamo aggiungere il fatto che in questi giorni Wikileaks ha reso pubblici 10.000 documenti della CIA di maggiore importanza rispetto a quelli che aveva pubblicato durante i primi tre anni di Snowden. Adesso abbiamo la prova che la CIA ha utilizzato un grande numero di armi cibernetiche. Queste armi consentono ad ogni telefono cellulare, ad ogni computer portatile, ad ogni moderno televisore di diventare una macchina spia al servizio delle agenzie di intelligence degli Stati Uniti, molto peggio di ciò che immaginava la fantascienza. Nessun bambino è nessuna bambina che abbia accesso a qualche tipo di tecnologia è al sicuro nella sua propria abitazione nemmeno nel bagno. Questa pubblicazione prova una volta di più che gli Stati Uniti non hanno assolutamente nessun rispetto per la privacy dei cittadini e delle cittadine del mondo.

4. Per completare il quadro della situazione dobbiamo evidenziare che la regione araba e i suoi popoli vivono la più crudele manifestazione dell’egemonia imperialista da quando è stato creato lo Stato sionista di Israele. I nostri popoli soffrono varie forme di saccheggio coloniale ed occupazione dirette. Da alcuni anni ci troviamo di fronte ad una escalation offensiva del capitale che insieme ai suoi alleati provano persistentemente a frammentare gli Stati e ad affondarli nel caos con scontri settari come quelli etnici. Sviano la direzione delle lotte contro il nemico sionista e l’imperialismo causando milioni di profughi che a loro volta fomentano e finanziano il terrorismo criminalizzando le legittime resistenze popolari.

5. In questa situazione abbiamo la certezza che non ci sarà trasformazione sociale senza l’organizzazione e la mobilitazione della maggioranza dei nostri popoli; è necessario concentrare le forze per produrre azioni che tirino fuori i popoli dalla frustrazione che genera questo sistema diseguale promotore della violenza e si incontrino attivando e dando visibilità nell’ambito pubblico internazionale alle rivendicazioni che sono necessarie per conquistare e costruire una società giusta libera e sovrana, spinta dalla autodeterminazione dei popoli.

6. Allo stesso modo dobbiamo rafforzare le nostre azioni per la formazione politica ed ideologica delle compagnie e dei compagni. Questo deve essere un pilastro fondamentale per comprendere la complessità che attraversa il mondo per trasformarlo. Abbiamo inoltre bisogno di potenziare i nostri strumenti di comunicazione. Una cultura solitaria, denigrante, si forma attraverso i messaggi subliminali che rafforzano comportamenti egoistici, maschilisti, xenofobi, omofobi e potenziano la violenza soprattutto contro le donne. Di fronte a ciò abbiamo la responsabilità di creare e di appoggiare la nostra cultura popolare che essenzialmente è solidale e d’impegno e si rafforza nell’azione e nello scambio collettivo.

7. Da alcuni decenni, noi, i movimenti e le organizzazioni popolari, ci organizziamo e ci articoliamo a partire dalle nostre lotte e dalle storie comuni nella Nuestramerica. A partire dalle resistenze al neoliberalismo, abbiamo potuto costruire piattaforme di articolazione settoriali che oltrepassano le frontiere imposte e inoltre abbiamo messo in piedi i Forum Sociali Mondiali, dopodiché, a partire dalla leadership del Comandante Chávez da vari anni abbiamo costruito l’articolazione dei movimenti sociali verso l’ALBA che riunisce i principali movimenti popolari di tutto il continente.

8. Anche nel continente africano abbiamo costruito articolazioni attraverso la realizzazione di un incontro continentale in Zambia che ha visto la la presenza di 21 paesi. Nel Medio Oriente si prepara un incontro regionale per quest’anno che ha l’obiettivo di riunire organizzazioni di oltre 10 paesi e ci sono anche incontri pianificati in Asia, nel sud est asiatico ed in Europa. In tutte le regioni del mondo incontriamo articolazioni che esistono, resistono e lottano con le quali abbiamo contatto e hanno interesse ad unirsi in questo processo.

9. La base dell’unità è l’unità di azioni, e noi proponiamo unificare sforzi e mobilitazioni intorno a date concrete che sono vincolate al nostro che-fare e alle lotte che liberiamo nei nostri paesi, perciò proponiamo mobilitazioni congiunte simultanee come quella dell’otto marzo, il giorno Internazionale delle Donne, il cinque giugno, giornata dell’ambiente, l’otto di ottobre, anniversario della caduta in combattimento del Comandante Ernesto Che Guevara, il sedici di ottobre, giorno della sovranità alimentare, e inoltre proponiamo di stabilire una giornata di lotta contro l’imperialismo statunitense per manifestare il nostro rifiuto alle azioni fasciste e di ingerenza, violatrici dei diritti umani da parte del governo statunitense.

Infine, dal Venezuela di Miranda, Simón Rodríguez, Bolívar, Zamora y Hugo Chávez, raccogliendo l’eredità della proiezione internazionale del Comandante Eterno, chiamiamo alla realizzazione dell’assemblea internazionale dei movimenti ed organizzazioni popolari con la presenza di 2.000 delegati e delegate da realizzarsi in queste terre nel periodo del sette di novembre del presente anno, a 100 anni dalla Rivoluzione russa, con l’obiettivo di articolare i movimenti e le organizzazioni popolari di carattere antimperialista, anticapitalista, anticolonialista, anti latifondista, antipatriarcale, antirazzista e anti bellicista dei cinque continenti del mondo, per costruire una piattaforma politica e un piano internazionale di azioni e lotti unitarie che ci permetta di praticare l’internazionalismo e affrontare i nemici dei popoli e dell’umanità.

Questo sarà un momento per dimostrare il nostro impegno la nostra attiva solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e i popoli del Venezuela che mantengono viva la fiamma della speranza del il mondo intero.

Caracas, 7 marzo del 2017

I Membri del Comitato articolatore dei Movimenti ed Organizzazioni dei Popoli dei Cinque Continenti

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

Declaración de la XIV Cumbre del ALBA-TCP

DECLARACIÓN DE XIV CUMBRE DEL ALBA-TCP 05.03.2017

La XIV Cumbre Alba – TCP culminó en el Palacio de Miraflores con una Declaración Final que vislumbra una nueva oportunidad para la reagrupación, la movilización y la lucha. Así se dio a conocer en el comunicado final leído por la ministra del Poder Popular para Relaciones Exteriores, Delcy Rodríguez, tras la intervención de los jefes de Estado y de Gobierno en la plenaria. En el documento, los jefes de Estado y de Gobierno, así como representantes de naciones, enfatizan en la necesidad de afianzar el apoyo de las acciones emancipadoras, así como fijar con claridad y realismo los horizontes, identificar bien los valores y principios que nos unen. También apuestan por asumir un programa de acción integracionista, solidaria e internacionalista, que establezca las premisas económicas, sociales y políticas del cambio liberador.

Declaración de la XIV Cumbre de Jefes de Estado y de Gobierno del ALBA-TCP DEFENDAMOS LA UNIÓN, LA DIGNIDAD Y LA SOBERANÍA DE NUESTRA AMÉRICA

Los Jefes de Estado y de Gobierno de los países miembros de la Alianza Bolivariana para los pueblos de Nuestra América – Tratado de Comercio de los Pueblos (ALBA-TCP) nos reunimos en Caracas, a cuatro años de la siembra del Comandante Hugo Chávez Frías y a cuatro meses de la partida del Comandante en Jefe Fidel Castro Ruz, nuestros fundadores, y cuyos ejemplos e ideas interpretan y resumen el legado de los libertadores. Ellos nos educaron en entender nuestras luchas y anhelos nacionales como procesos interdependientes y como contribuciones solidarias a los sueños comunes de libertad, dignidad, justicia y paz para la Patria Grande; a anteponer los intereses colectivos a los nacionales. El ALBA-TCP, alianza política, económica, y social, defiende la independencia, la autodeterminación y la identidad de Independencia y Patria Socialista, nuestros pueblos. Nos une la solidaridad, la complementariedad, la justicia y la cooperación, con el propósito histórico de aunar las capacidades y fortalezas de nuestros países, a fin de alcanzar el desarrollo integral y existir como naciones soberanas. América Latina y El Caribe atraviesa una etapa crucial de su historia: los procesos democráticos populares, liderados por gobiernos, fuerzas políticas y movimientos de izquierda, enfrentan una nueva embestida del imperialismo, el capital transnacional y las oligarquías nacionales. El declive del hegemonismo imperial, los impactos de la crisis sistémica internacional y la caída de los precios de nuestros recursos de exportación, en particular de los hidrocarburos, abren nuevos desafíos. Son generados por las mismas fuerzas que crearon la pobreza, la exclusión y la dependencia de nuestras naciones y que nos impusieron invasiones y dictaduras para consolidar su poder. En todos estos años y contra nuestra resistencia, el neoliberalismo no ha cejado en su empeño de extender su lógica financiera: no se trata de una teoría de desarrollo, es la doctrina del saqueo total a nuestros pueblos. Con el neoliberalismo, la economía mundial no ha crecido en términos reales y en cambio se ha multiplicado la inestabilidad, la especulación, la deuda externa, el intercambio desigual, las crisis financieras cada vez más frecuentes, la pobreza, la desigualdad, el desempleo y el abismo entre el Norte opulento y el Sur desposeído.

Su retorno ha resucitado al peor conservadurismo, reactivó el fundamentalismo, la xenofobia, el racismo y el militarismo. La política es financiada por empresas y gobiernos extranjeros. Los adelantos científico-tecnológicos han propiciado un alto nivel de concertación político-comunicacional entre imperialistas y oligarcas para manipular a las masas y agredir nuestras culturas. Nuevos rostros, instrumentos y métodos confunden a los votantes y trastocan los resultados electorales. Los partidos de derecha utilizan los poderes legislativo, judicial y mediático como plataformas de conspiración y quiebran, sin escrúpulos, el orden democrático que solían defender, imponen paquetazos de ajuste con privatizaciones y despidos masivos y fomentan la articulación de la subversión política y la lucha de ideas.

La corrupción contra la que lucharon las organizaciones y movimientos de izquierda y progresistas de la región antes de llegar al poder, y contra la que han debido combatir fuertemente una vez convertidos en gobiernos, es manipulada con fines políticos, para criminalizar y desmoralizar a organizaciones y líderes. Unos se escudan en ella para atacar la eficacia, justicia y eficiencia de las administraciones públicas, limitando la confianza de los ciudadanos en sus instituciones y su ejercicio participativo. Otros se evaden, ocultando inmoralmente sus capitales en paraísos fiscales.

Debemos denunciarlos a todos y combatirlos con energía, a la vez que incrementamos los esfuerzos para fortalecer una buena gestión en la administración de los bienes públicos y colectivos. El control social de los mismos debe asumirse como una prioridad en los países miembros del ALBA-TCP. Este enfrentamiento resulta esencial y deberá formar parte de nuestra integridad y ética, mientras trabajamos por la prosperidad de nuestros países. El ataque principal es contra la Revolución Bolivariana. Las arbitrarias sanciones estadounidenses contra Venezuela, en especial contra su Vicepresidente Ejecutivo compañero Tareck El Aissami, deben ser anuladas. La inexplicable orden ejecutiva del Presidente de los Estados Unidos de Norteamérica que declara a Venezuela una amenaza inusual y extraordinaria a la seguridad nacional de ese país, debe ser derogada. Venezuela, es la cuna de la libertad de Nuestra América, impulsora de la integración regional y bastión del antiimperialismo. La defensa de Venezuela y de su revolución no es problema exclusivo de los venezolanos. Es causa que convoca a todos los que luchamos por la verdadera independencia en América Latina y El Caribe. En Venezuela se libra hoy la batalla de Ayacucho del siglo XXI. La unidad y la integración regional de la América Latina y El Caribe es una necesidad impostergable, en este complejo entorno. El ALBA-TCP, junto con bloques como el MERCOSUR, la UNASUR, CARICOM, y otros que recobraron su protagonismo en la última década, deben continuar contribuyendo a la integración regional. La Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (CELAC), es nuestra obra más preciada. Es el mecanismo para fraguar la unidad en la diversidad a través de la concertación política.

La Comunidad ha debido enfrentar la resistencia de los defensores del fracasado panamericanismo. Debemos preservarla. Nuestro compromiso con la Proclama de América Latina y El Caribe como Zona de Paz guía nuestra actuación internacional. Ella refrenda nuestro estricto apego a los principios de la Carta de las Naciones Unidas y del Derecho Internacional, reafirma nuestro respeto a la libre determinación, la soberanía nacional y la igualdad soberana de los Estados. Expresa la voluntad de solucionar diferencias de forma pacífica, por el diálogo y la negociación; y reconoce el derecho inalienable de todo Estado a elegir su sistema político, económico, social y cultural. Las pequeñas economías del Caribe, que sufrieron el genocidio contra la población nativa y la esclavitud, y el saqueo colonial y neocolonial, enfrentan hoy los desafíos resultantes del cambio climático, los desastres naturales y otras crisis globales, lo que las hace las más vulnerables de nuestra familia. El Caribe, apoyado decididamente por la generosa iniciativa de Petrocaribe, merece la mayor solidaridad y toda nuestra atención. Resaltamos que el agua y el saneamiento básico son un derecho humano que no puede estar en manos de privados y que es deber de los Estados garantizar su suministro para el bienestar de los pueblos. Frente al ALBA-TCP y a todos los esfuerzos integracionistas genuinos, está la Organización de Estados Americanos, en la que las preocupaciones de nuestros pueblos no hallan expresión y mucho menos respaldo o defensa sino tentativas y proyectos hegemónicos. La conducta de su Secretario General es indigna y carece de mandato alguno de los Estados Miembros. Nuestra América enfrenta una nueva agenda de dominación imperial, signada por el anuncio de un proteccionismo egoísta y extremo que impactará a nuestras aún dependientes economías. La implementación del Acuerdo de París sobre cambio climático está hoy bajo amenaza.

Nuestra gente, forzada a la migración por las condiciones de vida resultado del subdesarrollo y de un orden económico internacional injusto y excluyente, es perseguida, criminalizada, deportada y sus derechos humanos frecuentemente violados. En nombre de la seguridad se incrementan los gastos militares y policiales, se persigue a las personas por motivos religiosos o raciales, y se construyen muros, como el de la frontera norte de México, a cuyo pueblo le expresamos toda nuestra solidaridad. En el ALBA-TCP expresamos nuestra preocupación por el tratamiento a nuestros hermanos latinoamericanos y caribeños que se encuentran en condición de migrantes, en este sentido proponemos reactivar el Fondo para el Apoyo Legal y Asesoría a los Migrantes dentro del Banco del ALBA.

Los gobiernos y pueblos del ALBA-TCP vemos en estos fenómenos una nueva oportunidad para la reagrupación, la movilización y la lucha. Debemos apoyar las acciones emancipadoras, fijar con claridad y realismo los horizontes, identificar bien los valores y principios que nos unen y asumir un programa de acción integracionista, solidaria e internacionalista, que establezca las premisas económicas, sociales y políticas del cambio liberador. Necesitamos fortalecer las organizaciones y movimientos sociales para enfrentar a nuestros adversarios. Tenemos que explicar mejor a los pueblos el alto grado de dependencia externa de nuestras economías y cómo ello compromete la independencia y la soberanía nacional. Podemos y debemos abrir más oportunidades al comercio y a la cooperación intrarregional para asegurar la independencia económica, garantía de nuestra independencia política. En ese sentido, ratificamos nuestro compromiso para profundizar una agenda de trabajo social, económica y productiva que fortalezca la Alianza y facilite a nuestros pueblos las condiciones adecuadas para su desarrollo integral. Respaldan y apoyan la convocatoria del Estado Plurinacional de Bolivia, la Conferencia Mundial de Los Pueblos Por un Mundo Sin Muros Hacia la Ciudadanía Universal, a realizarse los días 20 y 21 de junio de 2017 en la ciudad de Cochabamba, Tiquipaya, de ese país. Saludamos la designación del compañero David Choquehuanca, como nuevo Secretario Ejecutivo del ALBATCP y le deseamos éxitos en sus funciones.

Somos responsables no solo de construir conciencia de la necesidad del cambio, sino de persuadir y demostrar la certeza de su posibilidad. Integrémonos y unámonos todos. En ello está la victoria.

Caracas, 5 de marzo de 2017

Verso il 2017: vi sconfiggeremo signori della borghesia imperialista!

da umbvrei.blogspot.it

Con questa indicazione del Comandante Chávez nello storico discorso del 2 giugno 2007 tenuto al termine di una immensa mobilitazione popolare che ha visto come protagonisti centinaia di migliaia di Venezuelane e Venezuelani vogliamo chiudere questo 2016, ricordando, a dieci anni di distanza, il chiaro messaggio rivoluzionario di Chávez inviato alle classi dominanti: “Vi sconfiggeremo di nuovo, signori della borghesia imperialista!” e come in questa occasione, ricordando Gramsci, evidenzia che “Una vera crisi storica si ha quando ciò che muore non finisce di morire e ciò che nasce non smette di nascere”. Ma ne possiamo essere certi: il vecchio morirà e il nuovo nascerà! Buona fine, e miglior inizio 2017!

Caracas, Sabato 2 Giugno 2007

Viva la dignità del nostro popolo, viva la sovranità, viva quindi il Venezuela libero e sovrano, degno e grande. Ottimo giorno il 2 giugno.

Vi voglio dire qualcosa dal  profondo del mio cuore, dal profondo della mia anima: quel grido che sembra una canzone, quel grido che viene dalle gole del popolo, quella canzone che viene dall’anima popolare e che sento da diversi anni, dal 1992, da quei giorni difficili quando iniziava a nascere la Patria nuova, da quei giorni terribili in cui ero dietro le sbarre della prigione, la prigione della dignità, iniziai a sentire da lontano il canto: “Chávez, amigo, el pueblo está contigo”.

Voglio che sappiate che quel grido, che quel canto popolare che avete inventato, per me è sacro. Voglio che sappiate che quel grido popolare arriva fino al profondo delle mie viscere, e mi dà una forza misteriosa, magica, una forza senza limiti, incommensurabile.


È la forza dell’amore, della fede, della speranza, che mi ha accompagnato nei grandi eventi di massa e nei momenti di solitudine in questi ultimi 15 anni della mia vita. Per questo vi rispondo “Pueblo, amigo, Chávez estará siempre contigo”.


Questo umile Chávez, questo umile contadino, questo umile soldato sarà sempre e per sempre con te, popolo, dignitoso, grande, eroico; ti amo popolo venezuelano, più della mia vita.

E tutta la vita che mi resta, voi lo sapete, non è mia, è vostra, è del popolo venezuelano; oggi è il 2 giugno, là in fondo è uscito un arcobaleno. Mi ha detto Juan Barreto: “Guarda l’arcobaleno che è uscito, è il simbolo di TVeS, Televisione Venezuelana Sociale”.

Non so chi l’abbia progettato, sembra un gigantesco proiettore. Guardate, alcune luci che escono a oriente di Caracas e proiettano nel cielo semicoperto di questo 2 giugno l’arcobaleno, che è il simbolo della più profonda, della più armoniosa delle diversità che formano con i propri diversi colori l’armonia nell’unità.

La TVeS, una bambina che cammina appena, muove i primi passi. Ieri ho parlato al telefono brevemente con la Presidentessa di TVeS, la compagna Lil Rodríguez, grande professionista. A lei, a tutto il personale della direzione, ai lavoratori, va l’apprezzamento del popolo venezuelano ed il benvenuto in questa prima settimana di lavoro. […]

Le nuove Università che la rivoluzione ha creato per chiudere con la volgare esclusione che tanti danni ha fatto al Venezuela e soprattutto al popolo. Bene compagni, oggi facciamo un omaggio.

Voi sapete che mi appassiona molto la storia, perché la storia è maestra, è specchio, è la fonte da cui dobbiamo bere per comprendere i nostri tempi, è la base della filosofia, così dice Marx in diversi scritti. I grandi hanno dovuto appoggiarsi necessariamente alla storia. La filosofia non è altro che l’espressione degli eventi storici interpretati dai pensatori e strutturati in corpo filosofico. Quello che oggi vediamo, quelle strutture, quegli edifici, questa valle, quei barrios, questa strada, sono il prodotto di una storia. Noi siamo il prodotto di una storia. […]

Oggi si compiono 45 anni dalla ribellione civico-militare patriottica e rivoluzionaria de “El Porteñazo”, e rendo omaggio ai martiri del 2 giugno 1962. Rendo tributo a tutti i soldati, gli uomini e le donne che caddero innalzando le bandiere della ribellione contro quel primo governo del “Patto di Punto Fijo” (ndr: dal nome della residenza “Punto Fijo” di Rafael Caldera dove si riunirono gli esponenti dell’oligarchia), che cominciò ben presto a pugnalare alla schiena le speranze del popolo venezuelano venute alla luce il 23 gennaio del 1958.

Il Porteñazo, così come il Carupanazo e molti altri eventi rivoluzionari, popolari, civico-militari, furono i primi segnali, le prime risposte al tradimento preparato nel “Patto di Puntofijo” da una delle élite maggiormente subordinate all’imperialismo nordamericano.

Noi veniamo da questa storia, e io come soldato e come uomo di questo popolo non voglio aspettare che passi la data di oggi senza dire: viva il Porteñazo! Viva i suoi soldati, i suoi uomini, la sue donne, i suoi martiri che portiamo nell’anima, nel sangue, nel respiro e nella speranza.

Da quel cammino siamo giunti e per quel cammino siamo arrivati al 4 febbraio, ed è lo stesso cammino che ci ha portato qui 45 anni dopo il Porteñazo. […]

Ricorderete che l’ho detto molte volte: il 3 dicembre non sarà un punto d’arrivo, ma un punto di partenza. L’ho ripetuto il 10 gennaio quando abbiamo assunto l’incarico per il nuovo periodo di governo 2007-2013. […]

Dal 10 gennaio sono passati solo 140 giorni e noi possiamo dire che il nuovo governo, il nuovo ciclo, il nuovo periodo, si è caratterizzato per l’accelerazione del processo di trasformazione rivoluzionaria. In soli 140 giorni abbiamo recuperato pienamente la capacità operativa, strategica, di quell’esteso territorio sotto il quale si trova la riserva di petrolio più grande del mondo. Voi sapete che mi riferisco al lembo petrolifero dell’Orinoco, adesso totalmente controllato dal Venezuela, dai venezuelani e dalle venezuelane, dalla nostra PDVSA.

In questi 140 giorni, abbiamo nazionalizzato un impresa di alto valore strategico, adesso controllata dal Venezuela, dai venezuelani. Era in mani straniere la Compagnia Anonima Nazionale dei Telefoni del Venezuela (CANTV), e adesso è una compagnia nazionale. In questo breve periodo abbiamo nazionalizzato imprese elettriche, settore altamente strategico e indispensabile per lo sviluppo nazionale, per citare solo alcune delle cose che sono successe. In questo breve periodo abbiamo lanciato con forza il processo di costruzione del Partito Socialista Unito del Venezuela, e il popolo ha dato, una volta ancora, una risposta che per molti è sorprendente. Una risposta chiara, forte, orientante. Ad oggi si sono registrati, come aspiranti militanti del partito, 4 milioni 735 mila venezuelani!

Questo sarà un super partito! E voglio ricordare che domani si chiuderanno le iscrizioni, e sono sicuro che domani supereremo i cinque milioni di iscritti, cosa mai vista prima d’ora in Venezuela ed in America Latina.

Stiamo scrivendo pagine della nuova storia, e in così poco tempo è successo molto. Come abbiamo scritto, segnalato e deciso, si è chiuso con la concessione del Canale 2 dello spettro elettromagnetico venezuelano, che da 53 anni l’élite oligarchica venezuelana utilizzava, abusandone, esclusivamente a proprio vantaggio; e oggi abbiamo un Canal 2 libero, che non è dell’oligarchia, né mai tornerà ad essere dell’oligarchia. Adesso è del popolo venezuelano, adesso è della società venezuelana. […]

In questi giorni ho ricevuto il segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista del Vietnam, il compagno Man, col quale abbiamo ricordato una delle massime, uno degli appelli, una delle linee strategiche fondamentali del compagno Ho Chi Minh, liberatore del popolo vietnamita, quando diceva “Unità, unità, unità, vittoria, vittoria, vittoria”: solo l’unità ci permetterà di continuare a conseguire vittorie, e ci assicurerà le future vittorie di cui hanno bisogno il nostro popolo, la nostra patria, la nostra rivoluzione.

Approfitto di queste parole per insistere sul processo unitario del partito, di tutto il popolo, della classe operaia, dei contadini, dei movimenti culturali; per sottolineare l’importanza dell’unità nazionale, dell’unità delle forze armate bolivariane, dell’unità del popolo bolivariano. Ricordiamo Simón Bolívar, che con il suo impegno, con la sua speranza, col suo fuoco libertario continua ad insegnarci. Diceva Bolívar: “Se non fondiamo l’anima, lo spirito, il corpo, la speranza nazionale in un tutto unico, la società finirà per essere un combattimento corpo a corpo per la sopravvivenza, e un nuovo colonialismo sarà ciò che lasceremo ai posteri.”

Compagni venezuelani di tutte le latitudini, continuiamo a rafforzare la grande unità nazionale per assicurare la vittoria sempre, la vittoria per sempre.

L’unità dev’essere estesa a tutti gli ambiti della realtà, della struttura e della sovrastruttura, direbbe Antonio Gramsci, e voglio tornare al suo pensiero per utilizzarne le idee.

Utilizzando il suo pensiero illuminante capiamo ogni giorno di più ciò che sta succedendo oggi qui in Venezuela, dove l’oligarchia venezuelana insieme ai suoi alleati, l’oligarchia mondiale e la borghesia internazionale, si sono nuovamente scagliati contro il popolo, contro la morale, contro l’etica, la verità, contro il governo bolivariano, contro la sovranità nazionale, ed hanno attaccato di nuovo questo umile soldato presidente del Venezuela.

Per quanto riguarda la mia persona non m’importa, dicano pure di me ciò che vogliono! Che i rappresentanti della borghesia internazionale vadano lontano, fuori dalle palle! Molto lontano! Glielo imponiamo dalle strade del popolo libero. Questa è una patria libera. Un popolo libero! Alcune sere fa è passato di qui un mio buon amico nordamericano, rappresentate democratico nel Congresso degli USA. Abbiamo parlato alcune ore di temi d’attualità, ora che contro il Venezuela si scagliano di nuovo il Congresso USA, una frazione minoritaria dell’Europarlamento, perfino il Parlamento brasiliano, e i giornali e le televisioni delle grandi catene mondiali manipolate dai loro padroni, rappresentanti dell’élite mondiale, che pretende di imporre ai popoli la volontà imperiale. Gli ho detto che per quel che mi riguarda non mi importa essere paragonato, da questi poderosi mezzi di comunicazione mondiale e in questi spazi dominati dall’élite mondiale, a Hitler e Mussolini. Non mi interessa.

Qualcuno, qualche giorno fa, mi chiedeva infatti come mi sentivo per il fatto che tutti o quasi tutti i media del mondo mi hanno rappresentato come il tiranno del Venezuela, il dittatore, il carnefice, il repressore dei giovani venezuelani.

In sostanza che mi chiamino Hitler o Mussolini non m’importa. Lo dico a tutti, borghesia venezuelana inclusa: m’importa solo della dignità del popolo del Venezuela, della sovranità nazionale; posso morire ma non torno indietro.

Al contrario, se l’oligarchia venezuelana crede di frenarci con le sue minacce, con le sue manipolazioni, con i suoi piani destabilizzatori, può toglierselo dalla testa. Ogni piano eversivo dell’oligarchia diretta dall’impero nordamericano, avrà come risposta una nuova offensiva rivoluzionaria. Qui lo dico e così sarà. Attenzione dunque all’importanza dell’unità, alla coscienza per interpretare la realtà, per comprendere le nostre debolezze e combatterle: le minacce che ci pioveranno addosso sempre.

Per vedere i nostri punti deboli e rafforzarli, per intendere dunque la situazione complessiva nella quale siamo. Per questo torno ad avvalermi del pensiero di quel grande rivoluzionario italiano, Antonio Gramsci. Che nessuno si scoraggi, che nessuno rallenti nel lavoro quotidiano e nell’assunzione delle proprie responsabilità per far avanzare i piani rivoluzionari in tutti i fronti di lotta, da quello economico a quello sociale e politico, da quello territoriale e internazionale a quello della morale. […]

Per interpretare ciò che stiamo vivendo, compagni, ci  è molto utile Antonio Gramsci,  l’autore di quella tesi che abbiamo ripetuto molte volte: “Una vera crisi storica si ha quando ciò che muore non finisce di morire e ciò che nasce non smette di nascere”. In quello spazio si presenta una autentica crisi organica, crisi storica, crisi totale.

Qui in Venezuela non ce ne dimentichiamo, da vari anni siamo in una crisi gramsciana, storica. Quello che sta morendo non ha ancora finito di morire, e quello che sta nascendo, non ha smesso di nascere. All’inizio degli anni ’80 il Venezuela era già entrato in una crisi storica, e oggi dopo 20 anni siamo nell’epicentro della crisi, buona parte dei prossimi anni faranno parte di questa crisi storica fino a che non sarà definitivamente morta la IV repubblica e non sarà compiutamente nata la V, la Repubblica Socialista e Bolivariana del Venezuela. Saremo sempre in una crisi dalle diverse sfumature, dai diversi colori, che si esprime in svariate forme nella realtà fenomenica, nella realtà visibile in superficie.

Dunque Gramsci ha abbozzato e sviluppato la tesi del blocco storico, l’egemonia di una classe che riesce a creare un blocco storico nel quale si possono ben identificare le strutture e le sovrastrutture. Perdonatemi se sono un po’ accademico, ma so che il livello culturale del nostro popolo ha fatto un enorme salto di qualità, e che in ogni luogo e momento siamo tutti in grado di riflettere su queste teorie che illuminano la realtà per meglio comprenderla, e Gramsci, quando parla di sovrastruttura, ascoltate bene, la sovrastruttura del blocco storico dominante, dice che essa ha due livelli: la società politica e la società civile. La prima possiamo riassumerla bene nelle istituzioni dello Stato e del governo, dunque nelle istituzioni politiche; la seconda è un complesso di istituzioni economiche, di organismi o istituzioni comunemente dette “private”, attraverso le quali la classe dominante può diffondere, estendere e collocare in tutti gli spazi della vita la sua ideologia, e qui arriviamo alla odierna realtà venezuelana. Una delle grandi contraddizioni che abbiamo oggi in Venezuela, è precisamente lì, tra la società politica – lo Stato che ha sperimentato un processo di trasformazione e liberazione – e una società, detta civile, di istituzioni comunemente private, che adesso non controllano lo Stato. La classe dominante del Venezuela si era strutturata in un blocco storico con il nome di “Patto di Puntofijo“.

Essa riuscì a subordinare lo Stato alla società civile, quindi la società politica venne subordinata alla società civile, intendendo questa nel senso gramsciano che ho menzionato.

Che succede quando Hugo Chávez arriva al governo del Venezuela per volontà della maggioranza della popolazione? La società civile dominante cerca di impadronirsi di Chávez, ma Chávez non si è mai subordinato, né mai lo farà, a questa vecchia società civile del “Patto di Puntofijo“.

La società cosiddetta civile possiede un insieme di istituzioni, Gramsci le elenca, e una di esse è la Chiesa, perciò la élite cattolica si scaglia contro di noi, la spiegazione storico-scientifica è questa. L’élite cattolica, con alcune eccezioni, che non sono altro che eccezioni, sempre e in tutto il mondo si è alienata, ha fatto parte dei blocchi dominanti del capitalismo.

È triste dire ciò per me che sono cattolico, anche se sono essenzialmente un cristiano. Cristo è il mio signore, mio padre, il mio redentore. Mia nonna Rosa Inés Chávez – ovunque tu sia ti ricordo sempre – quando mi vestivo da chierichetto mi diceva: “Non credere che perché indossi quest’abito e per il fatto che vai in chiesa tu stia con Dio”, mi diceva: “Non credere a tutto quello che dice il prete”, me lo diceva sempre, e si è molto rallegrata quando ho smesso di fare il chierichetto. Accendeva ceri ai santi affinché smettessi di fare il chierichetto. Sembrava una contraddizione, ma ora la capisco bene. […]

In quasi tutta l’America, durante gli ultimi 100 anni e più, la chiesa, i mezzi di comunicazione e il sistema scolastico, sono stati i tre grandi corpi organici che Gramsci segnala come le istituzioni fondamentali della società civile, usate per diffondere nelle classi sociali e nei ceti popolari la propria ideologia dominante. Gramsci classifica l’ideologia in strati. La forma più elaborata dell’ideologia è la filosofia. Visto che non possiamo essere tutti filosofi, le classi dominanti hanno elaborato diversi strati di ideologia e così esse hanno i loro filosofi, le loro scuole e i loro libri di filosofia attraverso i quali impregnano dell’ideologia dominante la società.

Ma c’è un secondo livello sotto quello della filosofia: il neoliberalismo, per esempio, possiede una sua filosofia, ma a livello filosofico è molto elaborato e non è digeribile dagli strati sociali subalterni. La classe dominante, quindi, elabora le tesi della libertà del mercato e di espressione (intesa come la intendono loro, manipolandola), le tesi dell’integrazione in un modello tipo ALCA, che è la proposta dell’impero nordamericano. Elabora un corpus di idee che si riferisce alla democrazia borghese, con la divisione dei poteri, l’alternanza, la rappresentanza come fondamento della democrazia, grandi menzogne, ma sono il corpo ideologico di quella filosofia egemonica che in Venezuela e in buona parte dell’occidente ha dominato per più di 100 anni.

Un terzo livello negli strati ideologici secondo Gramsci è quel che egli chiama il senso comune, che è il prodotto dell’immersione nella filosofia e nell’ideologia dominante, in diverse forme, attraverso le telenovele, i film, le canzoni, la propaganda, etc. […]

Compagni, qui ci sono alcuni elementi – ripeto –  per comprendere bene ciò che sta succedendo. Noi stiamo liberando lo Stato, perché la società civile borghese controllava lo Stato venezuelano a proprio piacere, manipolava il governo, il potere legislativo, quello giudiziario, le imprese statali, la Banca pubblica, il bilancio nazionale. Stanno perdendo tutto questo, se non totalmente, nella sostanza. E ora sono ripiegati nei nuclei duri della società civile borghese, utilizzando, a volte in modo disperato, gli spazi che gli rimangono in quelle istituzioni segnalate da Gramsci: la Chiesa, i mezzi di comunicazione e il sistema educativo. Da qui l’importanza di capire lo scenario della battaglia.

L’oligarchia venezuelana è in una situazione disperata, vi dico anche che poteva convivere con la rivoluzione, questa poteva essere una contraddizione, però poteva essere così. Non avevamo nessun piano per radere al suolo l’oligarchia, la borghesia venezuelana, e ora lo abbiamo sufficientemente dimostrato, in più di otto anni.

Quindi se l’oligarchia venezuelana non capisce ciò, non accetta l’appello alla pace e alla convivenza che noi, la grande maggioranza dei rivoluzionari, gli abbiamo lanciato, se la borghesia continua a scagliarsi disperatamente utilizzando gli spazi che gli rimangono, continuerà a perdere, uno ad uno, questi spazi.

Li perderà uno per uno. Dominavano le Forze Armate e le hanno perse; dominavano il Canal 2 della TV, l’hanno perso e non lo recupereranno mai più. Quindi questo messaggio è per la classe borghese venezuelana: vi rispettiamo come venezuelani, voi rispettate il Venezuela, la nostra costituzione, le nostre leggi. Se non lo farete ve ne pentirete, vi faremo ubbidire alle leggi venezuelane. Se ne pentiranno, vi giuro che se ne pentiranno! […]

In tutto ciò, a noi non rimane che continuare a conformare il nuovo blocco storico. Ricade su di noi la responsabilità di continuare con pala e piccone, impiegando mattoni e cemento per fare più grande e più solido delle torri del Parque Central il nuovo blocco storico venezuelano. […]

Continuiamo con i cinque motori costituenti, a pieno ritmo, nella costruzione del socialismo, a livello politico, costruendo la democrazia socialista; a livello economico costruendo l’economia socialista; etico, attivando la nuova morale socialista; sociale, costruendo la maggior quantità di felicità possibile; la nuova geopolitica nazionale; la nuova geometria del potere; la nuova geopolitica internazionale; il mondo multipolare.

A proposito di politica internazionale, sappiamo sicuramente tutti che i grandi mezzi di comunicazione in mano alle élite ci hanno messo davanti al plotone di esecuzione, ma questo non ci indebolisce, quelle critiche insane e manipolate stanno piuttosto producendo una reazione mondiale. Ieri stavo guardando un programma della Tv spagnola, e c’è stato un gruppo di spagnoli che ha difeso il Venezuela.

Ho visto la televisione francese, io guardo molta Tv perché sono cosciente del fatto che questa battaglia si gioca su uno scenario di guerra mondiale, una vera guerra mondiale mediatica. In Francia si sono esposti leader della sinistra, intellettuali – tra gli altri il nostro amico Ignacio Ramonet –  per difendere il Venezuela. Si sono aperti i giochi nei loro stessi territori. Quindi l’oligarchia mondiale non si rende conto, o meglio se ne rende conto troppo tardi, che l’attacco contro il Venezuela si converte in un attacco altrove, un contrattacco nel proprio territorio.

Non se ne rende conto in tutta l’America Latina. La commissione del Congresso in Brasile, ha emesso un comunicato volgare che mi obbliga a rispondere: non accettiamo alcuna ingerenza negli assunti interni del Venezuela, assolutamente nessuna. Solo ora la destra brasiliana se ne rende conto. Oggi per esempio c’è un dibattito in una Tv di Brasilia sul “tema Venezuela”, perché lo stesso Congresso del Brasile si è portato la bomba in casa, e lì ora la devono maneggiare; lo stesso è successo in Perù, in Centro America, negli Usa, lo stesso sta succedendo in Europa. Si sono portati la bomba in casa.

Chiaro, le élite internazionali sono preoccupate, e per questo attaccano con tanta furia, perché temono che l’esempio del Venezuela si estenda ad altri paesi dove credono di essere i padroni.

Padroni di tutto, e non lo credono soltanto, sono stati padroni di tutto in molti casi. A proposito di questo tema, il tema internazionale, mi ha chiamato stamattina, poco dopo mezzogiorno, il presidente del Nicaragua, comandante Daniel Ortega, che mi ha raccomandato di salutarvi, e mi ha espresso, come molti altri, la sua solidarietà, e domani verrà nel nostro paese per una visita di lavoro. Il presidente Evo Morales ha chiamato per dire che tutta la Bolivia sta col Venezuela, con il diritto che abbiamo come Venezuelani alla libertà, alla sovranità. Addirittura ha chiamato il presidente Uribe, e mi ha detto che la Colombia non entra negli affari interni del Venezuela, e questo è un affare interno.

Continuano ad arrivare messaggi dall’Asia, stanotte ho parlato col Presidente dell’Unione Africana, il dottor Alpha Konarè, che è venuto a trovarci e mi ha detto: l’Africa non si immischia in questo, perché l’Africa rispetta la sovranità del Venezuela.

Ovviamente non poteva mancare il messaggio solidale, profondo, illuminante, degno del Comandante Fidel Castro, Presidente della Repubblica sorella di Cuba.

Da qui, per tutti loro e specialmente per te, Fidel, l’applauso del popolo venezuelano, della Rivoluzione Bolivariana. Un’alta delegazione cinese si trova ora in Venezuela, portando i saluti del presidente della Cina, il presidente russo ha telefonato per invitarci ad alcune celebrazioni nei prossimi mesi a Mosca, e in una città dell’interno della Russia. Qualche giorno fa ho letto un messaggio del presidente russo Vladimir Putin, è molto positivo che dopo tanti anni un presidente russo metta il dito nella piaga. Ha parlato dell’imperialismo nordamericano. Da molto tempo un presidente russo non parlava dell’imperialismo nordamericano. I tempi stanno cambiando, il mondo si alza in piedi; abbiamo visto la risposta che ha dato il governo della Repubblica Popolare Cinese al governo degli Usa, pretendendo il rispetto dovuto alla propria sovranità. Abbiamo visto le risposte del mondo arabo, della causa palestinese, le risposte dei Caraibi. L’impero nordamericano continuerà a indebolirsi ogni giorno di più. E in questo secolo sotterreremo l’impero nordamericano, affinché ci sia un mondo veramente libero.

Noi, dunque, continuiamo a lavorare a due mani per costruire il nuovo blocco storico, costruendo il socialismo, la nuova società politica che sarà lo Stato sociale, lo Stato socialista, la Repubblica socialista, in tutti i suoi livelli: il potere centrale, i poteri locali, i governi comunali. Voi dal basso, dalla base, continuate a costruire il nuovo Stato, la nuova società politica. La vecchia società civile elitaria, borghese, filofascista, che indossa le camice nere di Mussolini per accusarmi di essere come Mussolini, che indossa le camice brune di Hitler per paragonarmi a Hitler, quella vecchia società civile borghese deve essere trasformata, ascoltate bene, nella nuova società socialista. Società socialista, Stato socialista, Repubblica socialista, struttura socialista, sovrastruttura socialista! E questo è ciò che teme la borghesia venezuelana, che seguendo le istruzioni di Washington cerca una volta ancora di realizzare qui una di quelle chiamate, tra virgolette, rivoluzioni colorate.

Bisogna riconoscere che in alcuni luoghi l’impero ci è riuscito. Ha funzionato per esempio in Ucraina la cosiddetta rivoluzione arancione, ma ha funzionato sì e no, perché chi guarda la realtà di oggi si rende conto che il presidente attuale ha dovuto chiamare il vecchio presidente rovesciato dalla rivoluzione arancione, per farsi aiutare a governare il paese.

Quindi abbiamo una situazione in cui la rivoluzione arancione, finanziata dalla CIA e dalla fondazione Albert Einstein, che è una fondazione che utilizza indebitamente questo nome, che è una fondazione fascista, con i suoi rappresentanti anche qui in America Latina, che con molti soldi finanzia movimenti controrivoluzionari anche in Venezuela, riuscì e non riuscì. Ciò che oggi c’è in Ucraina è una situazione di ingovernabilità e le forze filorusse o amiche della Russia che furono rovesciate, stanno ritornando ad occupare gli spazi che competono loro.

Possiamo dire che se questa strategia della Casa Bianca, dei cosiddetti colpi di stato di velluto, o rivoluzioni colorate, ha funzionato relativamente, qui la polverizziamo. I simboli che usa sono gli stessi, le camice nere, la bandiera rovesciata, incluso quello show in cui alcuni ragazzi quando arriva la stampa soprattutto internazionale, corrono e si inginocchiano davanti ad una polizia che non gli sta facendo niente, si abbassano e alzano le mani. È uno show preparato affinché quella foto faccia il giro del mondo. È in questo modo che hanno potuto generare alcune crisi in paesi i cui governi non si sottomettono a Washington. Qui stanno cercando di farlo, utilizzando certi mezzi di comunicazione, giocando coi sentimenti dei venezuelani, con il sentimentalismo a buon mercato, con il quale diedero l’addio a quel vecchio canale che non voglio neanche nominare, che non mi ricordo neanche come si chiamava, non me lo ricordo, l’unica cosa che so è che oggi il canale 2 è TVeS, la nuova televisione venezuelana sociale, questo è ciò che so.

Quindi stanno cercando, come dicono, di surriscaldare la piazza, utilizzando alcuni ragazzi, alcuni attori televisivi, alcune attrici che vanno per le strade piangendo, inscenando un dramma, una telenovela, un teleshow, ma per questo non dico di abbassare la guardia, no, tutto il contrario. Con queste grandi manifestazioni di oggi, il popolo venezuelano ha dato una risposta molto ferma e precisa. Un piccolo segnale di ciò che succederà all’oligarchia venezuelana se continuerà nel suo impegno destabilizzatore, un piccolo segnale del fatto che qui non possono farcela. Stiano allerta da tutte le parti, i lavoratori, i contadini, i governi locali, regionali, gli studenti, le donne, gli uomini, le Forze Armate. Tutti allerta, non passeranno! Vi sconfiggeremo di nuovo, signori della borghesia imperialista!

Noi, nel caso del vecchio canale borghese abbiamo avuto molta pazienza, abbiamo sopportato molto, fino al termine della concessione, ma che nessuno pensi che sia sempre così; una concessione può terminare anche prima del tempo stabilito. Può finire, secondo quanto dice la legge, per violazione della Costituzione, delle leggi, per terrorismo mediatico etc. Ci sono molti motivi ed io ho fatto un appello ai mezzi di comunicazione privati, soprattutto a quelli che si prestano al gioco della destabilizzazione, e al golpe di velluto, come lo chiamano gli strateghi gringos. Il golpe di velluto per rovesciare Chávez! Non cadete in errore, meditate bene dove state andando, perché ripeto, e come lo dico lo faccio, se la borghesia venezuelana si dispera e continua a scagliarsi contro il popolo bolivariano, continuerà a perdere i suoi spazi uno ad uno, uno ad uno continuerà a perderli.

Come ho già detto all’inizio, compagni, mi complimento con tutti per questa contundente dimostrazione di unità popolare, di coscienza popolare e rivoluzionaria. A partire da oggi, che si mantenga il contrattacco bolivariano in tutto il paese, nelle strade! Il popolo nelle strade, nelle fabbriche, nelle università, nei licei, da tutte le parti un vero contrattacco ideologico, politico, popolare, nazionale e internazionale. Oggi comincia quel che a me più piace: il contrattacco!

A me piace molto il contrattacco!

L’oligarchia venezuelana dovrà lasciarci in pace, dovrà stare tranquilla nei suoi spazi e convivere con la nuova realtà. Anche se non vogliono accettare tutto ciò, questa rivoluzione è arrivata per restare, sono passati solo 140 giorni di questo nuovo ciclo bicentenario della Rivoluzione Bolivariana. Mancano più di 5.000 giorni di rivoluzione fino al 24 giugno del 2021, quando avremo consolidato il progetto del Venezuela Socialista, della Repubblica Bolivariana e Socialista.

Continuiamo dunque a giocare il nostro ruolo, e soprattutto voi, ragazzi, assumete il vostro ruolo, questo è il tempo in cui occorre che il movimento studentesco si metta all’avanguardia insieme alla classe operaia e con i contadini al fianco dei soldati venezuelani, per fare la storia.

Costruendo la Patria, costruendo il nuovo Venezuela, continuiamo dunque secondo il punto di vista gramsciano a sotterrare il vecchio blocco, il vecchio blocco storico, e a costruire quello nuovo. Tornate a casa con tutta calma, perché domani ci si svegli ben riposati, perché è l’ultimo giorno del processo di iscrizione e registrazione dei militanti del grande Partito Socialista Unito che sta nascendo in questo momento… sta nascendo per accompagnare il popolo, gli studenti, gli indigeni, i contadini, le donne, la classe operaia, cavalcando gli orizzonti della Patria Nuova.

Vi saluto col grido di sempre: Patria, Socialismo, o Muerte! Venceremos!


[Trad. a cura del Comitato 10 aprile di Milano]

(FOTO) El curso de pasta artesanal llega a la fábrica

L'immagine può contenere: 16 persone, persone che sorridono, persone in piedi e spazio al chiusopor Circ. Bolivariano “Antonio Gramsci” – Caracas

El Bloque Comunas Eje Metropolitano y el Consejo Comunal de los Ruices Socialista, organizaron un nuevo taller de Pasta, el n° 24, impartido por la camarada Anita, este lunes 19 en la Empresa de Producción Social Directa Sorlerida, productora de Franelas, Gorras, Monos, Chemises, Uniformes, en el Edificio El Fortín en la Urbina Caracas.

Estaban presente además de trabajadores de esta empresa, representantes de los Consejos Comunales de Petare: 1° de Noviembre, Gran Cacique Tamanaco, Paz Y Amor, Vencedores del Esfuerzo, la Comuna Aguerrido Tamanaco y Asentamiento Campesino de Mariche.

Al final todos los presente pudimos cocinar y saborear la exista pasta producida. Muchos regresaron a sus casas con deseo de poner en práctica la técnica adquiridas.

Nadie se cansa, nadie se rinde. Seguimos venciendo.

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L'immagine può contenere: 6 persone, persone sedute, bambino e spazio al chiuso

(VIDEO) Venezuela: il popolo si riprende l’Assemblea

da Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana

Al Grido di “Uh, Ah, Maduro no se va!”, il popolo bolivariano del Venezuela si riappropria di una assemblea borghese ormai auto-esautoratasi. L’unico ferito che si registra all’interno della AN è il compagno Oswaldo Rivero, noto comunicatore popolare conosciuto come Cabeza ‘e Mango. “Voi non amate i poveri, voi qui dentro amate solo i capitalisti!”, “Maduro è il Presidente che ci ha lasciato Chávez, è il nostro presidente!”, “Voi non avete più alcuna legittimità!”, “Siete illegali qui dentro!”, questi alcuni dei commenti del popolo in rivolta contro l’assemblea della borghesia.
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Mensaje del Circulo Bolivariano “Antonio Gramsci” de Caracas

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por Circulo Bolivariano “Antonio Gramsci” – Caracas

Nosotros, los integrantes activos del Circulo Bolivariano “Antonio Gramsci”, saludamos y deseamos los mejores éxitos a nuestros hermanos y hermanas en el Cuarto Encuentro Italiano de Solidaridad con la Revolución Bolivariana de la Red “Caracas ChiAma” en la ciudad de Lecce, sur de Italia.

En estos días donde la guerra, no solamente económica de la derecha interna e internacional, arrecia contra nuestra revolución, se hace más importante, más indispensable y necesaria la solidaridad internacional.

La nuestra, como decia el Comandante Marcos es “una guerra por la humanidad y contra el neoliberalismo. Contra la muerte nosotros demandamos la vida, contra el silencio exigimos la palabra y el respeto, contra el olvido la memoria, contra la humillación y el desprecio la dignidad, contra la opresión la rebeldía, contra la esclavitud la libertad, contra la imposición la democracia, contra el crimen la justicia”.

Y cada día estamos más convencidos que este viento del sur, la revolución bolivariana, como decía Richard Tawney, llegue a toda Europa “como una marca indeleble en los corazones de los condenados de la tierra, los mal pagados, los explotados, los marginados y quedara tallada en la historia. Esperanza y aliento para los barrios pobres y marginados de la barbarie capitalista!”.

Felicitamos el trabajo incansable e invalorable de los CAMARADAS ITALIANOS que desde muchos años acompañan el proceso venezolano con gran dedicación, entrega, pasión y sobre todo amor.

Nunca olvidaremos la ternura de estos combatientes que nos hacen sentir orgullosos de la segunda Patria italiana y de esta nueva humanidad que todos queremos construir.

Estamos seguros de que pronto también para esta querida nación se abrirán horizontes de justicia, paz y felicidad, y también para ella valga la consigna.

¡Independencia y Patria Socialista!

Hasta la victoria siempre!

Dado en Caracas a los 15 días del mes de Abril 2016
Año 18º del Triunfo de la Revolución

L’urgente necessità che si rafforzi l’Alleanza Bolivariana ALBA-TCP

di Vincenzo Paglione

Per la prima volta nella storia del sistema-mondo, iniziato nel XV secolo con la scoperta di nuovi spazi geografici, si assiste alla costruzione di Stati continentali con un potere politico, economico, scientifico-tecnologico, militare e culturale con una territorialità geografica, per l’appunto, di tipo continentale.

È ormai assodato che il processo di globalizzazione capitalistica lo stanno regolando Stati continentali come USA, Cina, Federazione Russa, India e Unione Europea. L’America latina si trova di fronte alla sfida del passaggio dallo Stato-nazione, come prodotto della frammentazione della prima indipendenza che condussero i libertadores Simón Bolívar, José Artigas e San Martín, allo Stato continentale. Ma l’unità politica latinoamericana non sarà possibile se prima non s’inizia con la reintegrazione dell’America del Sud.

Questo processo di unificazione territoriale ha un significato storico, poiché incarna un nuovo ideale. Ma per quale nuovo ideale politico e civile è perseguita l’unificazione dell’America meridionale?

Non è difficile rispondere a questa domanda, o meglio, se si evita l’errore commesso dalla nuova Europa del mercato comune (che ha dato origine a un sistema normativo e a un apparato tecnocratico sovranazionale finalizzati a promuovere il completo dominio dell’economia finanziaria globalizzata sulla società), quest’unità continentale sarà in grado di dare maggiore forza al Messico, all’America Centrale e alle isole caraibiche, poiché sono spazi che conformano la frontiera geoculturale che confina con gli Stati Uniti.

Nondimeno ciò richiede una nuova prospettiva di controllo storica e la ricerca di nuovi itinerari cooperativi che evitino lo spossessamento di ogni indipendenza politica e culturale che la standardizzazione del modello unipolare americano vuole spianare. Un simile mondo unipolare e standardizzato esige solo dei vassalli.

Prendendo il via da questa prospettiva il Venezuela, il Brasile e l’Argentina se sono risoluti a evitare che gli altri paesi dell’America del Sud sottoscrivano ulteriori trattati di libero commercio con gli Stati Uniti (come è già avvenuto con la firma del TPP da parte del Cile e del Perù), spostandosi su piani sempre più lontani e più difficilmente contrastabili a livello politico e finanziario. Sono, quindi, obbligati e responsabilizzati a incentivarli verso la scelta unitaria ed elargire l’aiuto necessario come aveva già preconizzato il Comandante Hugo Chávez. Altrimenti senza la creazione di uno Stato continentale, gli Stati frammentati che conformano il continente latinoamericano eserciteranno il ruolo di protagonisti e non quello di attori della storia.

Che cosa fare allora? A livello continentale occorre combattere le esigenze sovranazionali che appoggiano le politiche neoliberistiche e di smantellamento di ogni forma di protezione sociale. Occorre infine iniziare con il realizzare una profonda riforma che si snodi attraverso una sudamericanizzazzione dei contenuti culturali della propria popolazione. “O inventiamo o sbagliamo”, sono le parole che proferì il maestro del Libertador Simón Bolívar.

Difatti con queste parole Simón Rodríguez prospettò la necessità di stabilire che solo con l’indipendenza culturale può esistere l’indipendenza politica per cominciare a costruire una società affrancata dalla barbarie liberista. In caso contrario diverrà molto difficile dotare di capacità strategica e operativa lo Stato continentale latinoamericano sognato dal Comandante Chávez.

[Scritto per ALBAinformazione di Vincenzo Paglione]

Ccs 25sept’15: Liga Latinoamericana para el Retorno a Palestina

Il “Cartello di Madrid” e la cospirazione contro il Venezuela

El “Cartel de Madrid” y los delitos de conspiración contra la patria venezolanadi Freddy Marcial Ramos – telesurtv.net

01 luglio 2015

Spettabili lettrici e lettori.

In una recente intervista realizzata dal giornalista Earle Herrera al Dott. Tarek William Saab, il quale attualmente ricopre la carica di Difensore del Popolo che risiede nella Repubblica Bolivariana del Venezuela e all’estero. L’intervista è stata trasmessa in diretta nel suo programma televisivo domenicale “El Kiosco Verás”, divulgato dall’emittente dello Stato Vtv Canal 8. Dunque in questa intervista il chiacchierone Herrera domanda al dott. Saab: che ne pensi del “club di Madrid”? Ed egli risponde: “[…] a quel gruppo di ex presidenti delle repubbliche orientati a destra e all’estrema destra, personalmente lo definirei ‘Il Cartello di Madrid’”! Esso è formato da ex capi di Stato che durante i loro governi hanno autorizzato e cooperato con i paramilitari, i narcotrafficanti, i terroristi, i corpi militari e polizieschi di cui si sono avvalsi anche i leader di estrema destra e della destra fascista, commettendo orribili assassini di massa contro chi si è opposto alle loro nefaste azioni di violazione dei diritti umani. Oppure verso uomini e donne innocenti vittime dei loro piani guerrafondai e terroristi che hanno classificato come “danni collaterali”.

Il dott. Saab ha proseguito: “Tutti quegli ex governanti sono stati e sono tuttora collaboratori o diretti impiegati dell’apparato di sicurezza del Dipartimento di Stato degli USA (CIA – FBI) e la violazione dei diritti umani è diretta conseguenza degli organismi di sicurezza dello Stato a cui appartengono coloro che hanno governato”. Saab ha anche aggiunto che: “Questo cosiddetto ‘Cartello di Madrid’ è formato da: Sebastián Piñeira (Cile), che ha maltrattato gli studenti, la classe operaia e gli indigeni “Mapuches” durante il suo governo ed è anche un piccione del dittatore Augusto Pinochet; Felipe Calderón (Messico), il quale durante il suo governo ha fatto uso della forza militare, paramilitare e poliziesca per commettere uccisioni e flagrante violazione dei diritti umani del popolo messicano con il pretesto di combattere il narcotraffico, irrobustendo inusitatamente questo settore criminale; Álvaro Uribe Vélez (Colombia), creatore e difensore delle Fuerzas Unidas de Colombia (FUC). Formazione paramilitare che, congiunta ai cartelli dei narcotrafficanti, ha massacrato e tuttora massacra centinaia di dirigenti politici dell’opposizione e migliaia di colombiani e colombiane, contadini e indigeni, spogliandoli delle loro proprietà e terre ancestrali con il presunto obiettivo di rendere applicabile l’indesiderato e fallimentare “Plan Patriota – USA”. Ma in realtà costituisco azioni di repressione politica per proteggere gli interessi degli empori imprenditoriali transnazionali; José María Aznar (Spagna), piccione nazifascista del generale Francisco Franco, durante il suo governo ordinò l’impiego dell’esercito spagnolo per appoggiare George Walker Bush (padre e figlio). Entrambi noti governanti criminali di guerra dell’impero capitalista neoliberale degli USA, i quali pianificarono, finanziarono, coordinarono, promossero e attuarono le guerre contro i Balcani, Afganistan, Iraq e altri paesi del cosiddetto “Corno d’Africa”. José María Aznar è stato uno dei primi governanti che appoggiarono il “colpo di stato del 2002”, compiuto dall’oligarchia venezuelana rappresentata da Pedro Carmona Estanga e la sua combriccola di golpisti militari e civili. Ancora oggi, insieme alla direzione del “Partido Popular Español” (PP), presieduto dall’attuale capo dello Stato, Mariano Rajoy, continuano ad appoggiare finanziariamente la realizzazione di cospirazioni e colpi di stato contro la nostra patria venezuelana”.

Il dott. Saab ha aggiunto anche che “il detto ‘Cartello di Madrid’ è stato una creazione di Felipe González (grandissimo amico dell’ex capo di stato venezuelano Carlos Andrés Pérez), ex mandatario spagnolo che secondo quanto afferma il sito web ‘La Iguana Tv’, durante i suoi primi cinque anni di governo in Spagna sono esistiti i cosiddetti gruppi antiterroristi di liberazione, una formazione paramilitare che praticò il terrorismo di stato contro il gruppo ribelle basco, ETA. Questi paramilitari, più noti come GAL, hanno agito tra il 1983 e il 1987 e sono stati responsabili della morte di 27 persone.

Felipe González ha ingannato il paese quando lo ha spinto a formar parte della NATO, accordando la presenza di basi militari nordamericane in suolo spagnolo. Eliminò le organizzazioni di base e i sindacati. Oltre ai già elencati ex mandatari coordinati dal Dipartimento di Stato e dal Congresso degli USA, formano anche parte di questo “Cartello di Madrid” altri non meno conosciuti per le violazioni dei diritti umani dei cittadini e delle cittadine residenti nei paesi che hanno governato. Tra questi si possono annoverare: Oscar Arias, presidente della Costa Rica (1986-1990; 2006-2010); Micheline Calmy Rey, presidentessa della Svizzera (2007 e 2011); Fernando Henrique Cardoso, presidente del Brasile (1995.2003); Philip Dimitrov, primo ministro della Bulgaria (1991-1992); Vicente Fox, presidente del Messico (2000-2006); Eduardo Frei, presidente del Cile (1994-2000); Osvaldo Hurtado, presidente dell’Ecuador (1981-1984); Chandrika Kumaratunga, presidentessa dello Sri Lanka (1994-2005); Aleksander Kwasniewski, presidente della Polonia (1995-2005); Luis Alberto Lacalle, presidente dell’Uruguay (1990-1995); Ricardo Lagos, presidente del Cile (2000-2006); Zatko Lagumdzija, primo ministro della Bosnia Herzegovina (2001-2002); Yves Leterme, primo ministro del Belgio (2008; 2009-2011); Ruud Lubbers, primo ministro dei Paesi Bassi (1982-1994); Antônio Mascarenhas Monteiro, presidente delle isole di Capo Verde (1991-2001); Andrés Pastrana, presidente della Colombia (1998-2002); Iveta Radicova, primo ministro della Slovacchia (2010-2012); Petre Roman, primo ministro della Romania (1989-1991); José Manuel Ramos Horta, presidente di Timor-Leste (2007-2012); Olusegun Obasanjo, presidente della Nigeria (1976-1979 e 1999-2007); Julio Maria Sanguinetti, presidente dell’Uruguay (1985-1990 e 1995-2000).

Il mediatico “club di Madrid” che, secondo quanto afferma il dott. William Saab, rappresenta il “Cartello di Madrid”, pretende continuare ad agire contro il governo legittimo e costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, presieduto dal coraggioso leader operaio e chavista Nicolás Maduro Moros. Questi signori si stanno dando da fare per intromettersi negli affari interni della nostra patria venezuelana, violando in modo flagrante, mediante le loro azioni cospirative, gli accordi stabiliti con le nazioni aderenti allo “Statuto di Roma” in materia di Diritto Internazionale (i quali non sono stati firmati dagli USA e da alcuni altri paesi governati da mandatari sepoy). L’ex presidente spagnolo Felipe González pretende farsi passare per il Difensore giuridico delle seguenti personalità: Leopoldo López, Antonio Ledezma, insieme con altri cospiratori, golpisti o terroristi che in questo momento sono agli arresti per aver violato quanto previsto nell’art. 128 paragrafo unico del Codice Penale Venezuelano (CPV), dove recita: “Chiunque, in accordo con un paese o Repubblica straniera, nemici esterni, gruppi o associazioni terroriste, paramilitari, insorgenti o sovversivi, cospiri contro l’integrità del territorio della patria o contro le istituzioni repubblicane o li utilizzi per qualsiasi altro scopo per il conseguimento di questi fini, sarà punito dai venti ai trent’anni di prigione”.

Nel paragrafo unico del CPV si legge: “Chi fosse coinvolto in qualsiasi dei casi sopraddetti non avrà diritto a godere dei benefici processuali della legge, né l’applicazione di misure alternative per il corretto adempimento della pena”.

Tuttavia la difesa dei cospiratori golpisti pretende che ai loro assistiti siano conferiti i diritti previsti del “Codice Organico Processuale Penale” (COPP) in vigore. Condizione giuridica inapplicabile in questo caso. Purtroppo il sistema giuridico corrente adottato dallo Stato rivoluzionario venezuelano, garante fino all’ultimo della “Costituzione della Repubblica Bolivariana (CRBV)” e dei Diritti Umani Fondamentali dei cittadini e delle cittadine, ha concesso dei benefici ad alcuni dei golpisti che sono stati privati della loro libertà con sentenza del Tribunale come “Politici prigionieri per i crimini commessi” e nonostante si è consapevoli che con questi procedimenti giuridici si viola quanto previsto dall’art. 128 del COPP suddetto. Che vi sembra?

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione  di Vincenzo Paglione]

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