Caracas 13nov2019: Conversatorio con Giulio Palermo

Caracas: Fuerzas Bolivarianas marchan en rechazo al sesgado “Informe Bachelet”

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Las fuerzas políticas que apoyan a la Revolución Bolivariana y al Presidente Nicolás Maduro saldrán hoy a marchar en la capital de la República Bolivariana de Venezuela en rechazo al “informe de derechos humanos” presentando por la comisionada de DD.HH. de la ONU, la ex presidenta de Chile, Michelle Bachelet. Cabe recordar que este informe, que fue rechazado por el Consejo de Seguridad de la ONU, tenía un sesgo contra el actual gobierno venezolano y un guiño a las fuerzas pro estadounidenses ya que contenía una parcialidad a estas y no tomando en cuenta detalles y factores del actual estado de cosas en el país caribeño y culpando de todos los males a las autoridades Bolivarianas, cosa que en ojos más agudos es falso.

El punto de reunión será en el frontis de la sede de la CANTV para marchar hasta la esquina de las Carmelitas donde se efectuará un acto político y cultural donde intervendrán los dirigentes políticos de la Revolución Bolivariana.

Eventos similares tendrán lugar en todo el territorio del país sudamericano en las llamadas tribunas anti-imperialistas.

El evento será transmitido por el canal estatal Venezolana de Televisión.

Haga clic para ver la transmisión AQUÍ:

 

La Coordinadora Simón Bolívar con Lula libre

L'immagine può contenere: 1 persona, testoAl Pueblo De Venezuela,

Al Gobierno Bolivariano de Venezuela,

A los Pueblos y Gobiernos del Mundo,

A los Medios de Comunicación Nacionales e Internacionales,

A la Opinión Pública Nacional e Internacional,

Al Mundo entero,

Hermanos y Hermanas:

La Coordinadora Simón Bolívar, se solidariza con el camarada, amigo y ex presidente Luis Ignacio Lula da Silva, ante el arbitrario e injusto fallo del Tribunal Supremo de Justicia de Brasil el cual tiene como fin último impedir la voluntad del pueblo, en su lucha por la retoma del poder de las fuerzas populares y revolucionarias de ese país.

Rechazamos contundentemente la orden de prisión contra el ex presidente Lula, es un atropello jurídico porque la Constitución brasileña y las convenciones internacionales vigentes en Brasil, rechazan que una persona sea detenida sin que sean agotados todos los recursos ante las instancias competentes del sistema judicial, este es un ejemplo de como el sistema democrático esta en decadencia, generando desde el golpe parlamentario un estado de facto no democrático, violador de los derechos humanos.

Todos estos elementos enmarcados en la estrategia imperial de retomar el continente latinoamericano y debilitar la propuesta social y política de la izquierda en América Latina, hoy más que nunca los pueblos en lucha rechazamos cualquier intento de militarización, criminalización y desaparición de las y los dirigentes revolucionarias en Brasil como manera de someter la voluntad de su pueblo.

Junto a los movimientos del mundo desde la tierra de Bolívar y Chávez pedimos reiteradamente el respeto a la participación y la sindéresis; el cumplimiento de los derechos humanos y políticos que en el actual momento se ven vulnerados.

Nuestra solidaridad al pueblo brasileño, a las organizaciones y movimientos sociales, y con todo el vigor y la ternura revolucionaria al compañero Lula.

Desde la Coordinadora Simón Bolívar manifestamos en carta abierta que “La solidaridad es la ternura de los pueblos”.

Con Bolívar y Chávez, decimos ¡a la carga!

Desde Venezuela, Tierra de Libertadores, a 525 años del inicio de la Resistencia Antiimperialista en América, y a 207 años del inicio de Nuestra Independencia,

Suscribe:

La Coordinadora Simón Bolívar, una Organización de Base, Revolucionaria, Solidaria, Internacionalista, Indigenista, Popular y Socialista.

(VIDEO+FOTO) Primo Maggio 2019 a Caracas

L'immagine può contenere: una o più persone, folla, testo e spazio all'apertodi Ciro Brescia 

Ovviamente i media mainstream imperialisti non hanno alcun interesse a mostrare le immagini del Primo Maggio a Caracas e, nella misura che vi riescono e possono farlo, le occultano.

Dare credito alle schiere di politicanti nei penosi programmi televisivi, ormai format internazionali del capitale che hanno come unico obiettivo l’idiotizzazione teledipendente, significa assorbire il veleno della disinformazione, che semina confusione, diversione e intossicazione delle coscienze e dei sentimenti. 

Programmi in cui si sciorinano discorsi confusi e privi di qualsiasi razionalità, dove le relazioni di causa/effetto sono cancellate ed annientate. Ma ciò che superficialmente può apparire un segno di forza, ad analizzarlo con lucidità, non è altro che la dimostrazione della debolezza della borghesia e della crisi del suo sistema imperialista.

Le larghe masse in Venezuela stanno dimostrando che le minacce di Trump e dei sui fans fascisti, si possono affrontare con dignità e a testa alta. Dimostrano che la condizione previa per instaurare il socialismo si basa sulla rivendicazione della propria sovranità di Patria Indipendente, che è ciò che ci hanno insegnato i partigiani italiani con la vittoriosa guerra di Liberazione dal nazifascismo il 25 aprile del 1945.

La cosiddetta “sinistra” che non riesce a vedere oltre l’orizzonte della società borghese, fondata sui miti del “libero mercato”, della “libera concorrenza”, del “diritto” fondato sulla “proprietà privata”, inevitabilmente finisce al carro dei reazionari. L’ipocrisia della falsa alternanza tra “centro-destra” e “centro-sinistra” è sotto gli occhi di tutti: fanno finta di litigare di giorno mentre si spartiscono il bottino che hanno razziato la notte; lo hanno fatto in Yugoslavia, in Libia, in Afghanistan, in Iraq, ci hanno provato in Siria, in Ucraina, ed adesso ci vorrebbero provare in Venezuela. Ma il gioco da bari, di cui pure sono esperti collaudati, gli riesce sempre più difficile, e quindi devono necessariamente diventare sempre più subdoli, violenti e perversi.       

I reazionari sono tigri di carta, oggi più di ieri, e la loro relativa forza si basa solo sulla relativa debolezza delle larghe masse e dei rivoluzionari che sono alla loro testa. Relative appunto, perché la prima è destinata ad esaurirsi e la forza delle larghe masse a prevalere mettendo alla prova e rafforzando i rivoluzionari che sono e saranno sempre più decisamente alla loro testa. 

Il Primo Maggio è la giornata internazionale della classe operaia, del popolo lavoratore, che più si organizza in senso rivoluzionario e più dimostra la propria forza autonoma ed indipendente, non solo socialmente, economicamente e politicamente, ma soprattutto ideologicamente dalla borghesia e dai suoi banalizzanti e superficiali luoghi comuni. 

Il popolo venezuelano è un esempio per tutti i popoli del mondo che lottano, con la coscienza e gli strumenti che hanno a loro disposizione e nella misura in cui sono capaci di procurarseli e costruirseli, per la propria emancipazione, liberazione ed umanizzazione. 

Il popolo venezuelano è un esempio anche per noi in Italia, perché il socialismo è ancora di più qui ed oggi in un paese imperialista piuttosto che in Venezuela, immediatamente una necessità storica ed è possibile instaurarlo concretamente, nonostante il palese tradimento di quelle forze che pur dicendosi appartenenti alla “famiglia socialista” in Italia come in Europa, hanno consumato alle spalle dei popoli che avevano con generosità dato loro fiducia.

La Rivoluzione Bolivariana vive in Venezuela ed è un esempio per i popoli del mondo!
Renderemo l’Italia un nuovo paese socialista!
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L'immagine può contenere: una o più persone, folla e spazio all'aperto

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L'immagine può contenere: 18 persone, persone che sorridono, folla e spazio all'aperto

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L'immagine può contenere: 4 persone, folla e spazio all'aperto

L'immagine può contenere: 4 persone, persone che sorridono, folla e spazio all'aperto

Venezuela: togliere subito le sanzioni!

di Monica Perugini

Non è uno scatto venuto male, questa è Caracas adesso, dal balcone di S. Antonio.

Lo scatto è l’emblema di ciò che sta vivendo il popolo venezuelano ostaggio dei continui sabotaggi al sistema informatico delle centrali elettriche del paese operato da agenti esterni, come la stessa amministrazione nordamericana ammette sistematicamente e come il fantoccio Guaidó annuncia con perfetta previsione. Gli attuali black-out sono la conseguenza dei sabotaggi, mancando i pezzi di ricambio a causa dell’impossibilità di comprarli visto il criminale blocco economico finanziario.

Eppure in Europa si continua a parlare di regime! Quale regime permetterebbe ad un simile sciacallo di muoversi impunemente dentro e fuori il paese con mezzi infiniti di dubbia provenienza, indice 25 elezioni in 20 anni sistematicamente controllate da ispettori stranieri che ne certificano la regolarità? L’aggressione è evidente contro un popolo che, in ogni angolo del paese, non smette di ripetere che Maduro è il suo legittimo presidente e che la Rivoluzione socialista vuole e deve vivere.

L'immagine può contenere: 1 personaLe così dette democrazie occidentali dovrebbero finalmente prendere atto della situazione, anche se a loro non piace, visto che tanto cianciano di libere scelte. Togliere le sanzioni e far cessare l’isolamento del paese, ribellarsi al diktat degli Usa, riprendere le relazioni commerciali e l’import dal Venezuela. Non farlo significa essere complici di assassini, di coloro che spezzarono la democrazia cilena con il tragico golpe di Pinochet, ripetere la politica dimostrata in Libia, anzi, vista l’attuale condizione di quel paese, fare peggio: dare la riprova di una politica estera fatta di prevaricazione, guerra, aggressione a chi non si china all’imperialismo yankee ed europeo.

(VIDEO) 9mar2019: El Presidente Maduro en la marcha antiimperialista

Caracas 21feb2019: La “Estafeta Cultural” con Marinella Correggia

Guaidó, la fine di tutti i tuoi sogni

Nessuna descrizione della foto disponibile.di Carola Chávez

Ho visto le tue foto su Facebook, felicissima, lì nella strada di Las Mercedes, dove facevamo festa quando eravamo bambine, ricordi? Ti ho visto con il tuo nuovo berretto tricolore, con il tuo bel taglio di capelli, con i tuoi orecchini e le tue collane, con i tuoi bei vestiti. Sei sempre così civettuola, così ben curata, con il tuo buon gusto. Non ho visto i tuoi figli, suppongo che siano rimasti a casa della nonna.

Immagino che sia stato meglio: i bambini, silenziosi, sicuri e ben curati. Perché facciamo tutto per i bambini, vero? È per questo che sei uscita quel sabato, “per lottare per il loro futuro. E ti sei fermata lì per ascoltare il tuo nuovo leader, con attenzione, e quando ha chiesto – perché il mondo sappia – se vi spaventasse una guerra civile, tu, per il futuro dei tuoi figli, hai gridato con determinazione che “Nooooo!” che non avevi paura, come non hai paura di un’invasione dei Marines; tutto ciò che è necessario per liberarsi da quei chavisti, anche se tra quei chavisti ci sono i tuoi cugini e tuo padre.

Una guerra civile, che emozione! Voi credete che questa guerra, che dite di non temere, inizierà lontano dalla Caracas orientale, nel quartiere “23 de Enero”, mai nella zona Est della città, perché ci sono strade chiuse con posti di blocco e i loro vigilanti sottopagati impediranno alla violenza, che la guerra comporta, di raggiungere le vostre strade tranquille.

Voi credete che la scuola dei vostri figli continuerà a seguire felicemente i bambini, i quali, lontano dal terrore e dalla morte, continueranno le loro lezioni di inglese.

Che la tua vita rimarrà immutata e ancora meglio, libera.

Che la vostra attività crescerà perché non c’è niente di meglio per l’economia familiare di una guerra a meno che il vostro negozio non sia di pompe funebri. Niente è più bello di un massacro tra vicini, familiari e amici, io ti uccido, tu mi uccidi, e quelle profonde ferite che non guariscono mai più. La cosa importante è liberarsi del chavismo.

Vi conosco, conosco le vostre aspirazioni, il valore che date a quelle cose che chiamate “qualità della vita”, la vostra carriera, la vostra preziosa casa, la vostra sicurezza, il vostro futuro e quello dei vostri figli. Conosco anche la follia che ti cattura ogni volta che i tuoi capi organizzano una guarimba.

E perché ti amo, perché amo i tuoi figli, devo dirti, anche se invano, quella guerra civile che Guaidó vuole, che tu dici di non temere, sarebbe la fine di tutti i tuoi sogni, il futuro dei tuoi figli, la tua casa perduta, la tua vita persa nella fuga. Perché ti amo, voglio che tu capisca che nella guerra civile che vuoi non ci sono weekend, neanche per i bambini, nella tranquillità di Puerto Azul.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Romina Capone]

 

Guaidó, el fin de todos tus sueños

Immagine correlatapor Carola Chávez

Vi tus fotos en Facebook, contentísima, allí en la principal de Las Mercedes, donde rumbeábamos cuando éramos chamas ¿te acuerdas?. Te vi con tu gorra tricolor nuevecita, con tu corte de pelo precioso, con tus zarcillos y tus collares, con tu ropa linda. Tú siempre tan coqueta, tan bien arreglada, con tu buen gusto. No vi a tus niños, supongo que se quedaron en casa de la Yaya.

Supongo que así era mejor: los chamos tranquilos, seguros y bien cuidados. Porque todo lo hacemos por los chamos ¿no?. Por eso saliste ese sábado, “a luchar por su futuro”. Y te paraste ahí a escuchar a tu nuevo líder, atentamente, y cuando él les preguntó -para que lo supiera el mundo- si les daba miedo una guerra civil, tú, por el futuro de tus hijos, gritaste decidida que ¡Nooooo! que no te daba miedo, como no te da miedo una invasión de los marines; lo que sea necesario para salir de los chavistas esos, aunque entre esos chavistas estén tus primos, tu papá.

Una guerra civil ¡qué emocionante!. Supongo que te imaginas que esa guerra, a la que no temes, sucedería lejos del este de Caracas, digamos, en el 23 de enero, nunca en el este de Este, porque ahí tienen calles cerradas con garitas de vigilancia y sus vigilantes subpagados van a evitar que la violencia que supone una guerra llegue a tu plácida calle. Supongo que crees que el colegio de tus chamos seguiría atendiendo a los niños felizmente, que lejos del terror y la muerte, tus niños seguirían sus clases de inglés. Que tu vida seguiría intacta y hasta mejor, tú sabes, en libertad.

Que tu negocio florecería porque no hay nada mejor para la economía familiar que una guerra ¡Lástima que tu negocio no sea funerario!. Nada más hermoso que una matazón entre vecinos, familiares y amigos, o te mato o me matas y aquellas heridas profundas que no se curan más nunca. Lo importante es salir del chavismo.

Immagine correlata

Te conozco, conozco tus aspiraciones, el valor que le das a esas cosas que llamas “calidad de vida”, tu carrera, tu casa preciosa, tu seguridad, tu futuro y el de tus hijos. Conozco también la locura que te atrapa cada vez que tus líderes te inventan una guarimba. Y porque te quiero, porque quiero a tus niños, debo decirte, aunque sea en vano, que esa guerra civil que quiere Guaidog, esa que dices no temerle, sería el fin de todos tus sueños, del futuro de tus niños, tu casa perdida, tu vida abandonada en la huída. Porque te quiero, quiero que entiendas que en la guerra civil que deseas tampoco hay fines de semana, para los niños, en la tranquilidad de Puerto Azul.

Caracas 8jun2018: día mundial de Jerusalem

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

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DÍA MUNDIAL DE JERUSALÉM, AL-QUDS, EL DÍA DE LA LIBERTAD

En el marco del último viernes del santo mes de Ramadán, los Movimientos de Solidaridad con Palestina invitan el viernes 08 de Junio a las 2:00pm en la Casa de las primeras letras Simón Rodríguez, al encuentro por un abrazo multi- étnico cultural y multi-religioso de humanidad universal contra el opresor imperial, contra el apartheid colonial, racista y sionista que asesina al pueblo nativo palestino y atenta contra la humanidad.
Compartiremos música, poesía, teatro, palabras y más.

¡Fin del yugo colonial israelí!

Jerusalém, AL-QUDS, La Libertad.

La opinión de un Colombiano viviendo en Venezuela

Barrio Adentro, il sistema sanitario, la scarsità di medicinali

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, persone in piedi e spazio all'apertodi Marco Teruggi

Manicomio, una storia venezuelana

Manicomio è un quartiere sulle colline di Caracas. Un “cerro”, come viene definito, abitato da classi popolari, dalla più umile fino alla parte più bassa della classe media. Presenta sia tutto il bello che le difficoltà dell’universo popolare in questo 2018 venezuelano. Al centro del quartiere c’è un consultorio medico popolare “Barrio Adentro”, ritinteggiato di recente, dentro ci sono pazienti. Tutte le mattine aprono per consulti medici, di pomeriggio i medici percorrono la comunità casa per casa, mentre nell’edificio danno corsi di parto umanizzato.

La riparazione e l’organizzazione del luogo sono state portate avanti per iniziativa della comunità pochi mesi fa. Non hanno atteso le istituzioni, difendere questo spazio di salute è difendere se stessi. Ha quattro anni di vita, serve una popolazione di seimila persone. Prima funzionava in un posto più piccolo e, ancor prima, nelle case dei residenti che le aprivano affinché lì potessero prestare servizio i medici cubani arrivati da poco. Era il 2004, cominciavano ad organizzarsi in comitati per la salute, che poi si sarebbero integrati nei consigli comunali che esistono ancor oggi. Questo spazio è loro ed è centrale in questi tempi di difficoltà materiali.

La comunità organizzata ha già sistemato tre edifici simili in questa zona, parte della zona chiamata “La Pastora.” I “Barrio Adentro” sono il primo livello della sanità, preventivo, ce ne sono circa 160 a Caracas. Non esistevano prima del 1998 (anno della prima vittoria di Hugo Chávez alle elezioni presidenziali, NdT). La salute arrivò, entrò nelle case del quartiere con la rivoluzione. Seguono i Centri Diagnostici Integrali (CDI), nei quali si ha accesso a studi avanzati, ospedalizzazione, cure intermedie, riabilitazione e, in alcuni, chirurgia e traumatologia. Poi ci sono gli ospedali. Tutti i livelli sono gratuiti, e in essi, in particolare nei primi due, operano i medici integrali comunitari, ventimila in totale, formati in questi ultimi anni. Il processo di trasformazione, iniziato nel 1998, ha messo la salute al centro della politica e del bilancio. Ad esempio, per questo 2018, il 72% del bilancio statale è destinato alla spesa sociale, di cui fa parte la salute. Se si cercano forme con cui affrontare un arretramento è perché davvero si è avanzati, soprattutto nelle zone popolari, nelle quali molti medici non volevano andare.

Il problema più grande sono i medicinali. “La situazione è difficile, sono diminuite le quantità, non bastano per tutti i pazienti. Ci organizziamo con Barrio Adentro per fare le visite casa per casa, e dare la priorità alle persone che più hanno bisogno”, spiega Diana Becerra, che fa parte di coloro che hanno sistemato lo spazio.

La difficoltà di garantire l’approvvigionamento dura da quasi tre anni. Le cause sono state quattro: le imprese che hanno ricevuto denaro per importare, da parte dello Stato, non lo hanno fatto nelle quantità concordate; si è andato a creare uno spazio di corruzione intorno alla concessione della valuta per le importazioni; si sono generate distorsioni nella catene di distribuzione; e le sanzioni economiche statunitensi hanno acutizzato la situazione.

Su quest’ultimo aspetto è necessario tenere in considerazione che, come ha indagato Pasqualina Curcio, il Venezuela importa il 64% del totale dei farmaci richiesti: il 34% è infatti comprato dagli Stati Uniti, il 10% dalla Colombia, il 7% dalla Spagna, il 5% dall’Italia, un altro 5% dal Messico e il 3% dal Brasile. Le misure prese dal governo di Donald Trump, che sanzionano imprese che commerciano con il Venezuela, colpiscono quindi, severamente, la capacità di approvvigionamento di medicine, che è un diritto umano fondamentale.

In merito ai meccanismi di distribuzione, punto centrale da risolvere è la scarsità di qualsiasi prodotto; il Governo ha attivato il servizio “0800 Salud Ya” (Salute Ora), che i pazienti possono usare per sollecitare il trattamento necessario. Nello stato Lara, per esempio, al mese di febbraio, erano già state assistite 70 mila persone. Si è optato per una logica di casa per casa, dinanzi alla difficoltà di stabilizzare la distribuzione tramite circuiti regolari. Insieme a questo, si è cercato di rafforzare le farmacie dello Stato, denominate Farmapatria, per poter approvvigionare di medicinali e affinché siano a prezzo accessibile. Perché è successo come con altri prodotti: quando appaiono lo fanno a prezzi irraggiungibili per la gente comune.

Sulla corruzione, si è saputo degli avanzamenti del Ministero Pubblico, che ha scoperto imprese false, dette di “maletín”, o che hanno rubato con meccanismi come la sovrafatturazione e la sotto-importazione. È parte delle indagini generali contro la corruzione, che abbracciano altri punti nevralgici dell’economia, come l’impresa petrolifera statale Pdvsa.

In quanto alle principali imprese importatrici, che sono grandi transnazionali, la domanda è stata: perché continuare a concedere valuta, vedendo i risultati? La sola Sanofi Aventis – condannata in processi per frode in paesi come Algeria e Stati Uniti – ha ricevuto 405 milioni di dollari dallo Stato, tra il 2014 e il 2015, per importare; e sempre nel 2015 i lavoratori dell’impianto venezuelano denunciavano che l’impresa diminuiva la produzione. La maggior parte delle transnazionali farmaceutiche ha cause penali e condanne in diversi paesi. Questo punto si unisce al nodo della corruzione. Pone anche la necessità di decidere una politica di diversificazione delle importazioni, che ha cominciato ad esser sviluppata negli ultimi tempi. Ad aprile, ad esempio, è stato firmato un memorandum di intesa tra Venezuela e Iran per importare medicine, farmaci, vaccini, equipaggiamento medico, ricerca e trasferimento di tecnologia.

La salute è uno dei temi più complicati in Venezuela oggi. La scarsità di medicinali, i prezzi alti quando appaiono, la mancanza di input negli ospedali. Sono realtà che esistono. Dinanzi a tutto ciò, il Governo ha messo in moto meccanismi per cercare di parare i colpi più duri, e allo stesso tempo avanzare su quanto si era già fatto, vale a dire ampliare la rete di assistenza di primo livello, migliorare quella di secondo e di terzo. E non solo il Governo, ma anche le esperienze comunitarie, come a La Pastora, perché la salute, come ogni miglioramento conseguito dal 1999, appartiene alla gente.

Gli sforzi non hanno risolto il problema, che è di fondo e ha a che vedere con la sovranità sulle medicine in un sistema economico di brevetti e grandi laboratori, in un quadro di attacco internazionale contro il Venezuela. La difficoltà, oltre ai sistemi di distribuzione e alla corruzione, è data dal fatto che gli Stati Uniti hanno optato per bloccare il paese, possono contare sull’appoggio di governi alleati, e questo ha l’obiettivo di avere un impatto, tra le altre cose, sull’accesso alle medicine. Come può essere qualificata un’iniziativa pianificata per impedire che una nazione acceda alla salute? L’opposizione venezuelana, da parte sua, chiede più sanzioni per rendere la crisi più profonda, per far sì che ci siano meno medicinali. Per questa, e altre ragioni, continua a non rappresentare una alternativa per una popolazione in cui molti vedono che, in una situazione di difficoltà, solo il Governo cerca soluzioni.

[Trad. dal castigliano di Giuliano Granato]

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