Israele uccide in Siria il comandante di Hezbollah, Samir Quntar

da lantidiplomatico 

Questa mattina, l’aviazione militare israeliana ha colpito un edificio residenziale nella città di Jaramana, uccidendo il noto combattente della Resistenza, Samir Quntar.

Secondo i corrispondenti di Al-Manar, aerei da guerra israeliani hanno colpito un edificio con quattro missili a lungo raggio, con la conseguente distruzione completa dell’edificio residenziale e danni parziale alle strutture circostanti, situato a Jaramana, nella campagna di Damasco.

Il dipartimento mediatico di Hezbollah ha rilasciato una dichiarazione, poche ore fa, annunciando il martirio di Quntar, insieme a suo fratello attraverso Twitter.

«Alle 10:15 Sabato 19 dicembre, aerei da guerra sionisti hanno colpito un edificio residenziale nella città di Jaramana nella campagna di Damasco», si legge ne comunicato di Hezbollah.

Samir Quntar era un famoso combattente della Resistenza, arruolatosi nell’Esercito di Liberazione della Palestina, fu arrestato dalle forze di difesa israeliane (IDF) all’età di 16 anni nel 1979 per il suo coinvolgimento in un’operazione militare palestinese.

Sin da ragazzo Samir Quntar era affascinato dalla causa palestinese; questo avrebbe in seguito sviluppato la sua partecipazione, in prima persona, nel conflitto palestinese.

Fu rilasciato insieme ad altri quattro prigionieri libanesi in uno scambio tra Hezbollah e regime israeliano, nel 2008, in cambio dei corpi di due soldati israeliani uccisi durante la guerra del 2006.

 

Geopolitica dell’assedio

C20E783FCI militari USA nell’America del Sud [i]

di André Deak e Bianca Paiva

Agência Brasil defesanet.com.br

  1. In questa intervista rilasciata qualche hanno fa dal politologo brasiliano ed esperto di geopolitica, Moniz Bandeira, poneva l’accento sulla presenza di basi militari nordamericane in alcuni paesi (teatri di guerra) strategici dell’America meridionale, i quali sono selezionati dal complesso strategico-militare americano per conservare lo statu quo regionale. Questo tipo di strategia consente alle unità operative americane l’appoggio logistico necessario per la conduzione di azioni belliche nei diversi teatri di operazioni che dovessero sorgere nella regione. La strategia nazionale di Difesa degli Stati Uniti ha più volte rimarcato l’importanza di espandere le truppe e l’equipaggiamento logistico militare nel mondo e, nello specifico, nei diversi paesi dell’America meridionale e caraibica (Curaçao, Barbados, Colombia, Guiana, Ecuador, Perù, Paraguay) per consentire un maggiore controllo spaziale e operativo verso quei paesi considerati d’importanza geoeconomica e geostrategica – Brasile e Argentina e, non ultimo nell’ordine, il Venezuela -. L’adozione di questo tipo di disegno influenza la sicurezza dello Stato assediato, le sue relazioni commerciali, diplomatiche e di sviluppo, giacché sono subordinate agli interessi strategici e di sicurezza degli Stati Uniti. Fattori che fortemente influenzano le scelte in politica estera e che limitano di molto l’autonomia in sede internazionale.

Il Venezuela, considerato paese che erode l’influenza e il potere USA nell’America meridionale e caraibica, è stato inserito nel novero degli Stati che bisogna combattere e indebolire mediante lotte economiche (guerra economica), contrabbando, crimine organizzato, innesco di conflitti transfrontalieri, violazione delle libertà civili e dei diritti umani, guerra psicologica, ecc., dilatandoli nel tempo e con lo scopo di riconfermare l’incontrastata supremazia americana nella regione. Il controllo delle risorse naturali dei venezuelani costituisce un fattore molto importante per assicurare a lungo termine il dominio economico, politico e la stabilità della società nordamericana. Difatti il processo di sviluppo economico dei paesi iperindustrializzati dipende dall’approvvigionamento di energia e il petrolio è la più importante fonte energetica.  Ciò ha contrassegnato la storia economica, politica e militare dei nordamericani per il dominio del Venezuela degli ultimi cento anni.

  1. La concretizzazione di un’entità geografica comune che potesse coniugare l’aspetto economico con quello politico da proiettarsi su scala internazionale, si poteva solo ottenere attraverso l’elaborazione di nuovi schemi d’integrazione sub regionale. È stato così che è sorta l’idea della strutturazione di nuove entità (Mercosur, Unasur) come formule più avanzate di quelle già esistenti (Alalc, Sela, Pacto Andino, Comunidad del Caribe, Mercado Centroamericano) con l’obiettivo di coordinare la posizione dell’America Latina di fronte alle sfide del mondo.

Tuttavia questo continente fatto di capricci e dispersioni, diffidenze e aspirazioni di grandezza, continua a fare tutto il possibile affinché questi meccanismi restino limitati, ininfluenti per non produrre l’integrazione richiesta e tanto meno far ascoltare la voce di un’America Latina unita. In questi ultimi anni i governi di alcune nazioni hanno preferito la scelta di negoziare con gli Stati Uniti o con l’Unione Europea sul piano di una presunta uguaglianza o bilateralismo. Preferiscono agire con manifestazioni d’individualismo esacerbato (Colombia e la nuova Argentina di Macri) che in fin dei conti non sono altro che l’espressione di un nazionalismo da sottosviluppo: declamatorio in modo reboante ma privo di contenuti. Sono scelte politiche che non tengono in conto primario l’interesse nazionale, ma garantiscono solo il protettorato americano.

  1. Nella presente fase multipolare la voce dell’America Latina rischia di azzittirsi. La deriva populista a destra di alcuni attori importanti rischia di rendere nulli i criteri che riguardano la difesa dei prezzi delle materie prime o l’intercessione ai forum per un commercio più giusto. L’importanza geostrategica e geopolitica data ai progetti Alba, Celac e Unasur da parte dell’allora presidente venezuelano, Hugo Chávez, rispondevano alle richieste di una regione desiderosa di affermare nel mondo la propria immagine storica; la percezione di una responsabilità e di un destino compartecipe che incalzava verso la realizzazione di uno sforzo comune per combinare le risorse (primarie, energetiche, demografiche) di cui dispone e fare dell’America Latina un potere mondiale.

La presenza di alcuni meccanismi come il Mercosur nel panorama internazionale ha, seppure in modo impercettibile (economicamente e politicamente), confermato e quindi cominciato a produrre la certezza di sviluppi importanti. In più di un’occasione Hugo Chávez aveva segnalato che non si trattava più di una necessaria volontà politica di appoggio al processo d’integrazione, ma della costruzione di una vera e propria concezione politica comune che possa proiettarsi sia verso l’esterno sia verso l’interno. Nonostante le ragioni storiche e sociopolitiche che si avviano verso l’integrazione, il raggiungimento della stessa è piuttosto lastricato di ostacoli.  Esistono grosso modo due gruppi di pressione che ostacolano questo percorso, le multinazionali e gli interessi locali che lavorano in associazione con le prime. In particolare questi ultimi ignorano volutamente gli obiettivi globali di un’integrazione. Ed è proprio qui che non esiste un’intesa. Spesso si tralascia il principio fondamentale, ovvero, la nozione di giungere ad essere una unità, più grande. Invece, le borghesie locali preferiscono adottare la scelta subalterna di comodo, cioè quella delle piccole monadi. La riconsiderazione in termini geopolitici dell’interesse nazionale è una via obbligata che tutti i paesi dell’America Latina devono riconsiderare per evitare di essere dei semplici spettatori, di ruolo e di rango, nello scacchiere internazionale.

Vincenzo Paglione

 

*****************

 

Agência Brasil: Cosa ci vuole dire riguardo alla presenza degli Stati Uniti in America del Sud?

Moniz Bandeira: Gli Stati Uniti stanno realmente creando, da ormai molti anni, una fascia intorno al Brasile.

Agência Brasil: Di basi militari?

Moniz Bandeira: Proprio così, di basi militari si tratta. La Base di Manta, in Ecuador, e altre in Perù. Alcune di esse sono permanenti, altre sono solo occasionali. Come la base che si trova in Paraguay, che non è una vera e propria base. Hanno una pista di atterraggio costruita negli anni ’80, più grande della pista Galeão (in Rio de Janeiro, la maggior pista di atterraggio del Brasile, con 4.240 m di longitudine).

Ora circola la notizia che questa base sarà dotata di 400 soldati (nordamericani in Paraguay). Eseguono addestramenti insieme ai paraguaiani e formano gruppi di soldati per allenarsi vicino alla frontiera con il Brasile e in altri punti. La cosa più curiosa di tutto ciò e che fa insospettire è che: 1° è concessa l’immunità ai soldati sudamericani; 2° la visita di Donald Rumsfeld (segretario della Difesa degli USA) alla capitale, Asunción de Paraguay; 3° il fatto che Dick Cheney (vicepresidente nordamericano) ha ricevuto negli Stati Uniti il presidente del Paraguay. Che cosa rappresenta il Paraguay per gli Stati Uniti? Ciò costituisce solo una forma di perturbazione del Mercosur.

Agência Brasil: Gli analisti affermano che il Paraguay compie la funzione di alleato degli USA, che già in altro momento aveva svolto l’Argentina, con il presidente Carlos Menem, e in seguito l’Uruguay, con Jorge Battle.

Moniz Bandeira: È proprio quello che cercano di fare, prima con l’Argentina di Menem, dopo con l’Uruguay di Battle e ora vogliono manipolare il Paraguay. È una faccenda molto delicata. Il Paraguay non ha nessun peso. Anzi, se il Brasile decidesse di aumentare la vigilanza nella frontiera, finirebbe il Paraguay, perché la maggior parte delle esportazioni che effettua questo paese le compie attraverso il contrabbando con il Brasile.

Ufficialmente il Paraguay destina al Brasile più del 30% delle sue esportazioni. Se si prende in considerazione anche il contrabbando, la percentuale salirebbe a più del 60%. Ma anche per esportare verso altri paesi il Paraguay, in sostanza, dipende dal Brasile, attraverso i corridoi di esportazione che conducono verso i porti di Santos, Paranaguá e Rio Grande. Il Paraguay è un paese che presenta molte difficoltà, si sovrastima, ma non corrisponde alla realtà. Ogni paese dovrebbe riconoscere i propri limiti e le sue reali relazioni di potere. Il Paraguay è inagibile senza il Brasile e l’Argentina. L’Argentina è solidale con il Brasile e non ha alcun interesse verso il Paraguay come strumento degli Stati Uniti per ferire il Mercosur.

Agência Brasil: Dove si trovano, nello specifico, i militari nordamericani che formano questa “fascia” intorno al Brasile.

Moniz Bandeira: Si estendono dalla Guyana, passano per la Colombia … Bisogna evidenziare che non sono militari uniformati, ma imprese militari private che eseguono una serie di servizi terziarizzati per gli Stati Uniti. Il Pentagono sta terziarizzando la guerra. Già da qualche tempo, inizi degli anni ’90, hanno creato le Military Company Corporations, le quali eseguono i servizi militari per sfuggire alle restrizioni imposte dal Congresso americano. Pilotano gli aerei nella guerra d’Iraq, per esempio. Le compagnie militari private svolgono ogni sorta di lavoro, persino quello sporco: le torture. Con questa trovata eludono le restrizioni imposte.

Agência Brasil: Esistono anche delle operazioni segrete?

Moniz Bandeira: Sì, ma ciò rappresenta un’altra cosa. Abbiamo informazioni al rispetto. Se lei legge i giornali, qualche volta si segnalerà che è stato intercettato un aereo americano in Brasile che in modo clandestino proveniva dalla Bolivia verso il Paraguay. Queste informazioni si trovano un po’ ovunque.

Agência Brasil: Qual è il motivo per il quale ci sono i militari americani in America del Sud?

Moniz Bandeira: I fattori sono diversi. Le basi consentono il mantenimento del bilancio del Pentagono. Per causa dell’industria bellica e del complesso industriale militare, loro hanno bisogno di spendere negli equipaggiamenti militari per realizzare nuovi ordini. È un circolo vizioso. E qual è il migliore mercato per il consumo delle armi? La guerra.

Gli Stati Uniti s’interessano della guerra perché la loro economia dipende in larga parte dal complesso bellico per il mantenimento degli impieghi. Esistono alcune regioni degli USA sotto il totale dominio da parte di queste industrie. Esiste una simbiosi tra Stato e industria bellica. Lo Stato finanzia l’industria bellica e l’industria bellica ha bisogno dello Stato per dare sfogo ai suoi armamenti e alla sua produzione.

Agência Brasil: Esiste qualche ragione strategica dal punto di vista delle risorse naturali?

Moniz Bandeira: I paesi andini sono responsabili di più del 25% del consumo di petrolio negli Stati Uniti. Solo il Venezuela è responsabile di circa il 15% di questo consumo. Da una parte vogliono rovesciare il presidente venezuelano Hugo Chávez, dall’altra sanno che una guerra civile potrebbe far balzare il prezzo del petrolio a più di US$ 200 il barile.

Agência Brasil: Nel libro Formação do Império Americano, lei segnala la presenza di militari nordamericani in America del Sud. Gli Stati Uniti assicurano che molti di quei militari sono lì stanziati per combattere il terrorismo.

Luiz Alberto Moniz Bandeira: Combattere il terrorismo è una sciocchezza. Il terrorismo non è un’ideologia, non è uno Stato. Costituisce uno strumento di lotta, è un metodo di cui tutti ne hanno fatto uso nel corso della storia. Loro ora affermano di voler combattere il terrorismo islamico. Ma perché è sorto il terrorismo islamico?

Perché gli americani presenti in Arabia Saudita occupano i luoghi sacri, per esempio. Prima di ciò, gli USA introdussero il terrorismo islamico in Afganistan per combattere i sovietici. Da lì è iniziato tutto.

Agência Brasil: Gli USA classifica come terroristi all’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale del Messico e alle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia. Hanno ragione?

Moniz Bandeira: Loro desiderano che tutti quelli che insorgono contro di loro siano considerati terroristi. È sempre stato così. Hitler definì terroristi tutti quelli che si opponevano all’occupazione tedesca. I compagni che hanno combattuto nella lotta armata in Brasile contro il regime autoritario sono stati classificati come terroristi.

Il terrorismo è un metodo di guerra, usato persino dalla CIA. Che cosa ha fatto la CIA contro Cuba? Progettò un attentato, abbattendo un aereo, per accusare il governo cubano e giustificare l’invasione di Cuba. Progettò di far esplodere un razzo che avrebbe dovuto condurre allo spazio a John Gleen e accusarla per invaderla. La CIA è sempre stata uno strumento di terrorismo. Gli USA definiscono il terrorismo come un’organizzazione al servizio di uno Stato che pratica atti di violenza per il raggiungimento di obiettivi politici. Ed è ciò che sempre ha fatto la CIA.

La CIA, il Mossad [l’agenzia d’intelligence israeliana] e altre organizzazioni. Chi sono i terroristi? Ariel Sharon, David Ben Gurion e Menachem Begin sono stati dei terroristi. Loro hanno fatto esplodere il King David Hotel di Gerusalemme nel 1946, uccidendo delle persone contro il dominio inglese. Hanno vinto e oggi sono diventati statisti.

Agência Brasil: Gli Stati Uniti affermano che esistono dei terroristi nella triplice frontiera.

Moniz Bandeira: Un’altra sciocchezza. Lo dicono solo perché c’è una presenza d’islamici. Questi spediscono del denaro alle loro famiglie. Il fatto che quel denaro possa essere deviato per finanziare altre attività nessuno lo può impedire. È solo un pretesto per giustificare la loro presenza militare nel Paraguay e in altre parti dell’America del Sud. Gli Stati Uniti sono l’unico paese che possiede un esercito che non è pensato per la difesa del paese, ma per mantenere basi americane in tutto il mondo.

Agência Brasil: La presenza delle basi americane può attirare il terrorismo?

Moniz Bandeira: La maggior parte degli attacchi terroristi contro gli Stati Uniti, fino ad ora, sono avvenuti in America Latina. Un buon numero contro i militari, le aziende private nordamericane e contro gli oleodotti in Colombia. Ma possono inventarsi un attentato terrorista a Foz do Iguaçu per accusare i terroristi e, effettivamente, uno di questi attentati è stato organizzato dalla CIA. È il oro mestiere. Questo si chiama guerra psicologica. La CIA è abituata a fare queste cose, persino in Brasile. Veda il caso di Rio Centro: un attentato preparato per giustificare la repressione[ii].

 

NOTE:

[i] Articolo pubblicato da Agência Brasil il 18 gennaio 2006.

 

[ii]  È il nome con il quale si conosce un attentato che il 30 aprile 1981 si voleva perpetrare ai danni di uno spettacolo commemorativo il Primo Maggio, durante il periodo della dittatura militare in Brasile. In un primo momento il governo accusò la sinistra radicale. Ma in seguito si venne a sapere che l’attentato fu organizzato dai settori più radicali del governo militare. Questi ultimi volevano convincere quelli più moderati sulla necessità di avviare una nuova ondata di repressioni con l’obiettivo di paralizzare le manifestazioni di apertura politica che il governo stava attuando. [N.d.T]

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione da Vincenzo Paglione]

(VIDEO) Siria: Al-Asad non firmerà mai la pace con Israele

da hispantv

Il ministro dell’Informazione siriano Omran al-Zoubi, ha dichiarato che il presidente Bashar al-Assad non potrà mai firmare la pace con Israele, nonostante le pressioni da parte di alcuni paesi.

«Hafez e Bashar al-Assad non mai accettato un accordo di pace con il regime sionista e i sionisti vogliono che i popoli rinuncino alle loro istanze», ha aggiunto Al-Zoubi durante una conferenza stampa a Teheran.

Il Ministro siriano ha denunciato dall’inizio del conflitto in Siria, che finora hanno provocato la morte di oltre 240.000 persone, alcuni paesi come la Francia, Arabia Saudita, Turchia e Qatar hanno cercato di incoraggiare il governo di Damasco per chiudere accordi con il regime israeliano.

«Lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani ( emiro del Qatar) ha affermato che in cambio della firma di un accordo di pace (con Israele), il Qatar investirà il proprio denaro in Siria, Nicolas Sarkozy , allo stesso modo, promise più strette relazioni tra la Siria e l’Unione europea (UE)».

Al-Zoubi ha sottolineato, inoltre, che l’attuale crisi in Siria è un complotto ordito dai nemici del paese arabo, in risposta al governo siriano che sostiene la resistenza palestinese e il Movimento della Resistenza Islamica in Libano (Hezbollah).

In questo contesto, ha ricordato che, nel 2003, Colin Powell, allora Segretario di Stato ha fatto visita a Damasco, dove ha promesso che Washington avrebbe trasformato la Siria nel “paradiso della regione” a condizione che Damasco rompesse i rapporti con Hezbollah e l’Iran, e chiudesse i comandi dei gruppi della resistenza palestinese. Una proposta respinta da Al-Asad.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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293 Università USA si uniranno al boicottaggio di Israele

da hispantv

La campagna statunitense per boicottare il regime israeliano ha esortato gli studenti universitari del paese nordamericano ad aderire al movimento.

Gli attivisti del movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro il regime israeliano hanno riferito il loro piano per lanciare una campagna più ampia per boicottare tale regime nel prossimo anno, con il sostegno di 293 consigli degli studenti universitari degli Stati Uniti, al fine di sostenere il popolo palestinese. Lo ha riferito il canale di notizie iraniano in lingua inglese Press TV.

La campagna si augura anche che la Chiesa Metodista Unita (UMC), che ha circa otto milioni di membri nel paese nordamericano aderisca al loro movimento, mettendo in evidenza l’aumento di atti di protesta contro il regime di Tel Aviv negli USA.

Un membro del BDS ha dichiarato che questa Chiesa terrà una conferenza il prossimo maggio, nello stato dell’Oregon (Nordovest degli Stati Uniti) per affrontare la questione e prendere provvedimenti.

Il 30 giugno scorso anche la Chiesa Unita di Cristo (UCC), congregazione protestante americana, ha fatto un appello per boicottare le aziende che sfruttano gli insediamenti illegali israeliani in Cisgiordania.

Il BDS un movimento pro-palestinese lanciato nel 2005 per chiedere la fine dell’occupazione della Palestina, l’uguaglianza per i cittadini arabi israeliani e il diritto al ritorno dei profughi palestinesi.

La campagna ha il sostegno di leader cristiani e di diversi Stati degli USA, ha raggiunto un certo seguito, soprattutto in ambito accademico e artistico, al punto da essere descritto come minaccia “strategica” da parte dell’ex direttore della Central Intelligence Agency, David Petraeus.

L’8 giugno scorso, l’ex presidente israeliano, Shimon Peres, ha dichiarato che il crescente boicottaggio internazionale contro il regime israeliano è una guerra unilaterale, che minaccia l’esistenza del regime.

Grazie al progresso di questo movimento filo-palestinese, i gruppi delle lobby sioniste hanno avviato a loro volta una campagna per vietare le attività del BDS.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Gruppo terrorista legato ad Israele si unisce all’Isis

da al manar

Le “Brigate dei Martiri di Yarmouk” sono una formazione terrorista wahhabita che opera in Siria, al confine con Israele.

Inizialmente, questa organizzazione è stata considerata tra i cosiddetti “moderati” del Free Syrian Army, sostenuta dagli Stati Uniti e altri paesi occidentali per rovesciare il presidente siriano Bashar al Assad.

Sono stati proprio loro, i membri della Brigata dei Martiri di Yarmouk  a rapire, i 21 caschi blu dell’Onu filippini che pattugliano il confine delle Alture del Golan.

Nei giorni scorsi, questi terroristi hanno diffuso le immagini che mostrano l’indottrinamento dei bambini nelle zone da loro occupate. Ora, la brigata ha giurato fedeltà all’Isis e ha come vessillo la sua bandiera.

Il 1 Luglio 2013, un certo Laeth Horan, portavoce della Brigata, ha rilasciato un’intervista al giornale israeliano “The Times of Israel”. Nell’intervista, ha elogiato Israele e dichiarato che il suo gruppo non nutriva alcuna avversione verso lo Stato sionista.

«Siamo qui per combattere contro Assad. Non vogliamo fare alcun male a Israele ed è giusto che Israele lo sappia», dichiarò Horan, nell’intervista rilasciata il 1 luglio 2013, elogiando, tra l’altro, Israele per l’aiuto medico fornito ai suoi combattenti.

Da parte sua, sul quotidiano israeliano Haaretz, il professor Moshe Maoz (Università Ebraica di Gerusalemme) ex ufficiale dei servizi speciali israeliani, ha sostenuto che Israele avrebbe dovuto aiutare i gruppi terroristici per formare una partnership con loro.

Moaz ritiene, inoltre, che Israele dovrebbe sostenere i Fratelli Musulmani, nel quadro di un’alleanza strategica per indebolire l’Iran.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

NSA: Israele responsabile dell’uccisione di un generale siriano

da al manar

Israele è responsabile per l’omicidio, avvenuto nel 2008, del generale siriano Mohammed Suleiman, un uomo molto vicino al presidente Bashar al-Assad. Lo rivela un documento dell’agenzia dell’intelligence statunitense, NSA, citato dal sito web The Intercept.

L’attribuzione dell’assassinio ad Israele è stato rivelato in un documento interno della NSA, fornito dall’ex consulente Edward Snowden.

Il documento NSA, un estratto di Intellipedia, un database interno per il servizio di intelligence, indica che l’omicidio sia stato commesso da un commando della marina israeliana nella città costiera di Tartous.

Questo assassinio è il primo esempio conosciuto di un attacco di Israele contro un funzionario di un governo legittimo, secondo il documento NSA.

Nel 2010, WikiLeaks aveva pubblicato un cablogramma degli Stati Uniti sostenendo che la Siria già sospettava che Israele fosse responsabile per l’assassinio del generale.

Il Generale Sleiman è stato ucciso la notte del 1 agosto 2008 dai cecchini nella sua villa sul bordo delle acque di Tartous, mentre riceveva gli ospiti.

Il Generale aveva fama di essere un punto collegamento del governo siriano con Hezbollah in Libano.

Secondo gli USA affermano, Sleiman era legato al complesso di Al-Kibar, distrutto nel settembre 2007 da con il pretesto che fosse una centrale nucleare in costruzione.

Mohammed Sleiman è stato l’interlocutore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), nelle indagini sulle ambizioni nucleari siriane.

Secondo la rivelazione, NSA ha stabilito la responsabilità di Israele nella morte del generale attraverso l’intercettazione delle comunicazioni israeliane.

L’uccisione di Mohammed Suleiman, avvenne sei mesi dopo quella a Damasco di Imad Mughniyeh, il principale comandante militare di Hezbollah, rimasto ucciso in un attentato con un’autobomba, tipico marchio delle uccisioni di Israele.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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