Vizcardo Guzmán, precursore dell’indipendenza latinoamericana

juanpabloviscardo-726797di Vincenzo Paglione

È senz’altro vero che un testo è la conseguenza di un preesistente lavoro sociale e ideologizzante, ma ciò non nega che la ragione possa indagare e valutare l’adozione di certe pratiche e argomenti a giustificazione di determinate politiche, senza proporsi una riflessione per comprendere come debellare l’ingiustizia e promuovere la giustizia. È così che ogni testo rispecchia il modello della cultura a cui appartiene, dei suoi rapporti interni e della connessione esistente tra le idee-guida in esso contenute. Questa è una delle condizioni a cui deve sottostare un componimento letterario per essere assimilato all’interno della cultura come possibilità nella cultura. Il fatto di possedere un struttura linguistica storicamente determinata, sociale per definizione non isolabile, e dunque sempre ideologizzata, fa sì che il testo si ponga come il prodotto di un precedente lavoro sociale linguistico e ideologizzante, necessariamente detentore di un carattere storico-sociale, le cui modalità innovatrici o rivoluzionarie intervengono in favore del processo sociale emancipatore. Se si passa dalle affermazioni politiche prese nella loro singolarità come un prodotto originario della periferia dell’impero e si prosegue a considerare le circostanze e le condizioni concrete in cui presero forma, il quadro cambia. Emergono quei significati di un patrimonio di vocaboli e concetti che non riposano sulla continuità e le intese, ma scaturiscono dal confronto politico.

Il testo della Carta dirigida a los españoles americanos por uno de sus compatriotas, scritta nel 1792 ma apparsa solo nel 1801 nella versione spagnola così come l’aveva diffusa il Precursore venezuelano dell’indipendenza americana Francisco de Miranda, è uno dei documenti più importanti che ha scritto la storia del popolo dell’America latina. La versione originale di Viscardo in lingua francese era stata  ripresa e tradotta in inglese e in spagnolo da Miranda, il quale si assunse l’incarico di divulgarla in tutto il continente ispanoamericano con il compito di far conoscere i suoi piani di emancipazione al fine di guadagnare i consensi necessari alla causa liberatrice dell’America spagnola.

La Carta assume un’importanza direttamente politica con conseguenze di lunga durata. Questo documento consente di tener presente la dimensione europea e americana della circolazione delle idee portatrici di una nuova cultura che s’inserisce all’interno della dialettica del vecchio e del nuovo, della cultura ufficiale e della cultura di opposizione. L’obiettivo perseguito era quello di raggiungere un pubblico più esteso, cioè per un verso, il lettore europeo, data la prossimità geografica e a cui interessa farsi una opinione dell’idea dell’America, per un altro verso, quello americano nella prospettiva di formare una coscienza nazionale che l’autore giudicava inseparabile dall’assimilazione della cultura moderna.

Ci fu un momento critico nella storia politica, sociale e culturale dell’America spagnola del secolo XVIII in cui le particolari condizioni sociali e culturali della popolazione americana consentirono lo sviluppo di una riflessione e una produzione intellettuale con caratteristiche non facilmente assimilabili alla tradizione europea, nello specifico quella di matrice francese, e nemmeno alla spagnola peninsulare. Tra gli eventi storici che spiccano in questo periodo e che daranno luogo alla gestazione del processo emancipatore si segnala il decreto di espulsione dei gesuiti dalle terre americane emanato da Carlo III nel 1767. Tra di loro c’era il giovane frate proveniente dalla giurisdizione di Arequipa –Perù- Juan Pablo Viscardo y Guzmán (Arequipa 1748, Londra 1798), non ancora ventenne al momento dell’allontanamento.

Viscardo cominciò a scrivere la sua Carta stando in Italia, precisamente nel suo soggiorno in Toscana, tra il 1787 e il 1791, e la concluse quasi certamente a Londra, dove stabilirà la sua ultima e definitiva dimora. Sarà grazie al pensiero del gesuita peruviano  che si cominceranno ad abbattere le mappe culturali che proponevano l’identità come una opzione nazionale dipendente dall’impero spagnolo. Contrariamente a quanto si affermava, l’americanismo proposto da Viscardo si porrà come nuova opzione identitaria di liberazione dalla Spagna, politicizzando l’azione discorsiva all’utilità sociale e culturale del contesto regionale. I primi tre secoli dell’America latina li sintetizza in quattro parole: ingratitud, injusticia, servidumbre y desolación (ingratitudine, ingiustizia, servitù e devastazione).

Aunque nuestra historia de tres siglos acá, relativamente a las causas y efectos más dignos de nuestra atención, sea tan uniforme y tan notoria que se podría reducir a estas cuatro palabras: ingratitud, injusticia, servidumbre y desolación; […].

“Nonostante che da tre secoli in qua la nostra storia relativamente alle cause e agli effetti più degni della nostra attenzione, appaia così uniforme e così nota che si potrebbe ridurre a queste quattro parole: ingratitudine, ingiustizia, servitù e devastazione; […]”[1].

Stando a Londra si muoverà nell’ambiente diplomatico del Foreign Office, descrivendo il progetto d’indipendenza pensato, sottoponendo i vantaggi commerciali che avrebbe goduto l’Inghilterra se avesse sostenuto, economicamente e militarmente, la causa dell’emancipazione dell’America meridionale. In un primo momento i funzionari davano l’impressione di accoglierlo favorevolmente, ma col passare del tempo giungeranno solo dilazioni e rimandi che renderanno l’eventuale azione dello Stato inglese sempre più lontana, dovuto a ragioni di sicurezza politica che escludevano eventuali tensioni che si potevano innescare nei rapporti con gli altri Stati e, in particolare, con la Spagna.

Ora, di fronte a questa nuova circostanza, e proprio in quanto costretto dalle durezze della storia a superare sé stesso e il proprio orizzonte di partenza, in Juan Pablo comincia a insinuarsi quello che alcuni anni dopo diverrà un prezioso lascito di idee e di critica che il fuoco incrociato delle esperienze vissute lasceranno irrevocabilmente segnato. Nel frattempo, da Londra, spedisce diverse lettere con le quali scambia informazioni con altri esuli americani stanziati in Italia.

Con la rielaborazione del pensiero illuminista e, in particolar modo, di quello di Rousseau, in modo fecondo –senza tralasciare nemmeno quello di tanti uomini di lettere americani che con la loro penna lottarono per la causa della libertà- Viscardo riesce a far emergere una trama politica ricca di suggestioni. Da questo rinnovamento scaturirà l’idea, ripresa successivamente da Francisco de Miranda, Simón Bolívar, Andrés Bello, ecc., di un intellettuale di tipo nuovo, non più orgoglioso della sua separatezza dal corpo sociale, ma organico ai processi di rinnovamento in atto, ovvero impegnato in prima persona nella lotta politica e sociale, e capace di proporsi come guida consapevole di essi. Sarà proprio il venezuelano Miranda, il cui nome in quegli anni si associava indissolubilmente a quello della sua missione, vale a dire, di principale agente per l’emancipazione delle Indie spagnole, a ereditare i documenti dopo la morte dell’ex gesuita, compresa anche la Carta, che s’incaricherà di pubblicare nella lingua nella quale fu originariamente redatta da Viscardo, cioè in francese e, successivamente, seguiranno le traduzioni in inglese e in spagnolo che farà circolare in modo che raggiunga il maggior numero di persone possibile e conquistare non solo il favore degli abitanti dell’ex impero inca, ma del mondo intero. Alcuni anni più tardi in un altro documento che avrà per titolo Carta de Jamaica, redatta da Simón Bolívar durante il suo esilio, si osserverà l’influsso ricevuto dalla Carta di Viscardo per quanto concerne la struttura del discorso, ossia contenente una parte storico-descrittiva sullo stato misero in cui versano le colonie americane e un’altro più rivendicativo per quanto compete l’elaborazione di un progetto di liberazione a livello continentale.

Al presente […] la muerte, el deshonor, cuanto es nocivo nos amenaza y tememos: todo lo sufrimos de esa desnaturalizada madrastra. El velo se ha rasgado y hemos visto la luz y se nos quiere volver a las tinieblas: se han roto las cadenas; ya hemos sido libres y nuestros enemigos pretenden de nuevo esclavizarnos. Por lo tanto, América combate con despecho y rara vez, la desesperación no ha arrastrado tras sí la victoria.

“Attualmente la morte, il disonore e tutte le cose più nocive ci minacciano e le temiamo: soffriamo tutto ciò che proviene da quella matrigna snaturata. Il velo si è strappato e abbiamo conosciuto la luce e ci vogliono riportare alle tenebre: si sono rotte le catene; abbiamo conquistato la nostra libertà e i nostri nemici nuovamente pretendono di restituirci alla schiavitù. Pertanto l’America lotta spinta da risentimento, sono contate le volte che la disperazione non ha condotto alla vittoria”[2].

Se si tengono presenti tali premesse e il contesto in cui si inseriscono, evitando di tralasciare l’enorme effetto esercitato dalla diffusione delle idee progressiste scaturite dal secolo dei lumi e l’esempio indipendentista dell’America del Nord (1776), unico nel suo genere, si può capire come la Carta si fa strumento di un’operazione di vasta portata civile, intesa a incidere sulla realtà contemporanea, giacché per la prima volta propone l’idea complessiva di una organizzazione sociale ed economica, dei rapporti politici e dei rapporti fra le classi. In altre parole questo documento, critico verso l’oppressione assolutistica, svolgerà un ruolo di primo piano nell’avvio del processo d’indipendenza dell’America meridionale.

El español sabio y virtuoso, que gime en silencio de la opresión de su patria, aplaudirá en su corazón nuestra empresa. Se verá renacer la gloria nacional en un imperio inmenso, convertido en asilo seguro para todos los españoles, que además de la hospitalidad fraternal que siempre han hallado allí, podrán respirar libremente bajo las leyes de la razón y de la justicia.

“Lo spagnolo saggio e virtuoso, che geme in silenzio l’oppressione della sua patria, nel suo cuore approverà la nostra impresa. Si vedrà rinascere la gloria nazionale in un impero immenso, trasformato in sicuro asilo per tutti gli spagnoli, che, oltre alla fraterna ospitalità che in esso hanno sempre goduto, potranno respirare liberamente sotto le leggi della ragione e della giustizia”[3].

Nel momento in cui le idee della cultura illuminista lottano per aprirsi un varco nella società, nonostante le battute d’arresto esercitate dalla Corona spagnola, Viscardo attraverso il suo scritto risale al passato per cercare in esso le radici storiche dell’arretratezza in cui ancora si trova e per fare i conti con  la società coloniale dell’epoca.

La reunión de los reinos de Castilla y de Aragón, como también los grandes estados, que al mismo tiempo tocaron por herencia a los reyes de España, y los tesoros de las Indias, dieron a la corona una preponderancia imprevista, y tan fuerte, que en muy poco tiempo trastornó todos los obstáculos, que la prudencia de nuestros abuelos había opuesto para asegurar la libertad de su descendencia. La autoridad real, semejante al mar cuando sale de sus márgenes, inundó toda la monarquía, y la voluntad del rey, y de sus ministros, se hizo la ley universal.

“L’associazione dei regni di Castilla e di Aragón, come anche dei grandi stati che simultaneamente furono ereditati dai re di Spagna, insieme ai tesori delle Indie, diede alla corona una preponderanza imprevista e così forte che in breve tempo travolse ogni ostacolo che la prudenza dei nostri avi aveva opposto per assicurare la libertà della loro discendenza. L’autorità regale, simile al mare quando prorompe dalla riva, inondò tutta la monarchia e la volontà del re e dei suoi ministri e si fece legge universale”[4].

E in altro luogo si legge:

Las diversas regiones de la Europa, a las cuales la Corona de España ha estado obligada a renunciar, tales como el reino de Portugal, colocado en el recinto mismo de la España, y la célebre República de las Provincias Unidas, que sacudieron su yugo de hierro, nos enseñan que un continente infinitamente más grande que la España, más rico, más poderoso, más poblado, no debe depender de aquel reino, cuando se halla tan remoto, y menos aún cuando está reducido a la más dura servidumbre.

“Le diverse regioni d’Europa, verso le quali la corona spagnola si è vista obbligata dover rinunciare, tali come il regno di Portogallo, situato nella stessa area geografica della Spagna, e la celebre repubblica delle Province Unite che si tolsero di dosso il suo giogo di ferro, ci insegnano che un continente infinitamente più grande della Spagna, più ricco, più potente, più popolato, non deve dipendere da quel regno quando si trova così distante e ancora meno quando è ridotto a una delle servitù più dure”[5].

Partendo dalla critica della gestione delle colonie la Carta offre alle nascenti forze progressiste dell’epoca il progetto di una società futura da costruire e garantire. Tuttavia, nel testo del documento, è facile notare come sia assente una chiara definizione nonché una consistente esemplificazione del ruolo del popolo e della nascente borghesia. Il tacere su quest’ultima nel discorso potrebbe essere stata dettata dalla realtà storica in cui non si poteva ancora ravvisare una borghesia in senso moderno sia sul piano economico sia su quello dell’organizzazione politica e della consapevolezza ideologica. Ecco perché il suo messaggio si rivolgeva soprattutto all’aristocrazia illuminata e al ceto intellettuale dei criollos, i quali si ispiravano ai modelli europei. Specie agli intellettuali il suo messaggio avrebbe dovuto stimolare verso l’auspicato processo di emancipazione.

Era inevitabile che con rispondenza di una simile condizione di arretratezza, Viscardo non fosse in grado di assegnare alla borghesia e, tantomeno, al popolo una funzione importante, neppure come ipotesi di progetto di società, e privilegiasse, anche se non lo rende manifesto, il ruolo di una aristocrazia illuminata come portatrice delle istanze emancipatrici e di progresso civile e sociale. Verrebbe da pensare che la possibilità di agire nella storia del continente americano è, pertanto, affidata alle classi superiori della società coloniale. L’impotenza degli umili scaturisce, quindi, dalla loro collocazione sociale. Questa impotenza assume, però, una precisa articolazione di classe e quindi il popolo non è proposto ancora come soggetto di azione politica che possa contribuire al processo di emancipazione delle condizioni di oppressione, di sottomissione e di paura in cui versa.

¡Cuando a los horrores de la opresión, y de la crueldad, suceda el reino de la razón, de la justicia, de la humanidad; cuando el temor, las angustias, y los gemidos de diez y ocho millones de hombres hagan lugar a la confianza mutua, a la más franca satisfacción, y al goce más puro de los beneficios del Creador, cuyo nombre no se emplee más en disfrazar el robo, el fraude, y la ferocidad; cuando sean echados por tierra los odiosos obstáculos que el egoísmo más insensato opone al bienestar de todo el género humano, sacrificando sus verdaderos intereses al placer bárbaro de impedir el bien ajeno, ¡qué agradable y sensible espectáculo presentarán las costas de la América, cubiertas de hombres de todas las naciones, cambiando las producciones de sus países por las nuestras! ¡Cuántos, huyendo de la opresión, o de la miseria, vendrán a enriquecernos con su industria, con sus conocimientos y a reparar nuestra población debilitada! De esta manera la América reunirá las extremidades de la tierra, y sus habitantes serán atados por el interés común de una sola GRANDE FAMILIA DE HERMANOS.

“Quando agli orrori dell’oppressione e della crudeltà succeda il regno della ragione, della giustizia, dell’umanità; quando il timore, le angosce e i gemiti di diciotto milioni di uomini facciano posto alla mutua fiducia, alla più franca soddisfazione e al più puro piacere dei benefici del Creatore, il cui nome non sia più impiegato per mascherare il furto, la frode e la ferocia; quando saranno abbattuti gli odiosi ostacoli che il più insensato egoismo oppone al benessere di tutto il genere umano, sacrificando i suoi veri interessi al barbaro piacere d’impedire il bene altrui; che piacevole e visibile spettacolo avranno le coste dell’America, popolate da uomini di tutte le nazioni, scambiando la produzione dei loro paesi per le nostre! Quanti, fuggendo dall’oppressione, o dalla miseria, verranno ad arricchirci con la loro industria, la loro conoscenza e a rafforzare la nostra popolazione indebolita! In questa forma l’America congiungerà gli estremi della terra e i suoi abitanti si legheranno dal comune interesse di una sola e GRANDE FAMIGLIA DI FRATELLI.[6]

Nonostante la proposta di Viscardo volesse destare il seme di una coscienza nazionale aspirante a diventare unità politica, le sue idee concorrevano a produrre un certo effetto solo su una piccola percentuale della popolazione urbana della colonia, la quale era in possesso degli strumenti necessari per la comprensione e l’accettazione di quelle concezioni che avrebbero dovuto migliorare quello che sempre più intellettuali vagamente sentivano come la loro terra.

Dunque anche se il pubblico verso il quale era indirizzata la Carta restava pur sempre una minoranza e i ceti subalterni per il momento ne erano esclusi, Viscardo confidava che, mediante la funzione mediatrice esercitata dell’élite criolla, potesse veicolare il suo messaggio rivoluzionario, all’epoca avanzato, o per lo meno spiegabile in base alle condizioni dei tempi In questo modo Viscardo fa giungere il suo pensiero ai ceti subalterni della società coloniale rendendolo comprensibile, materialmente e culturalmente, almeno a un ridotto numero di privilegiati.

L’impossibilità di restare in silenzio di fronte all’istintiva ripulsa per la crudeltà e le manifestazioni di insensibilità, di cui si macchiarono gli spagnoli, spinse Viscardo a ragionare e ad elencare una quantità di motivi ben precisi per mettere sotto accusa l’amministrazione spagnola delle colonie americane.

Si corremos nuestra desventurada patria de un cabo al otro, hallaremos donde quiera la misma desolación, una avaricia tan desmesurada como insaciable; donde quiera el mismo tráfico abominable de injusticia y de inhumanidad, de parte de las sanguijuelas empleadas por el gobierno para nuestra opresión.

 “Se percorriamo la nostra sventurata patria da un capo all’altro, troveremo ovunque la stessa desolazione, un’avarizia così smisurata come insaziabile; dovunque il medesimo traffico vergognoso d’ingiustizia e d’inumanità da parte delle sanguisughe impiegate dal governo per la nostra oppressione” [7].

Nosotros estamos obligados a llenar, con todas nuestra fuerzas, las esperanzas de que hasta aquí el género humano ha estado privado. Descubramos otra vez de nuevo la América para todos nuestros hermanos, los habitantes de este globo, de donde la ingratitud, la injusticia y la avaricia más insensata nos han desterrado. La recompensa no será menor para nosotros que para ellos.

“Noi siamo obbligati a colmare, con tutte le nostre forze, le speranze di cui è stato privato il genere umano. Scopriamo di nuovo l’America per tutti i nostri fratelli, gli abitanti di questa terra, da dove l’ingratitudine, l’ingiustizia e la più insensata avarizia ci ha bandito. La nostra ricompensa non sarà minore della loro”[8].

Il trasformarsi del contesto coloniale indusse Viscardo a operare una scelta lessicale, ovvero a sostituire nel loro complesso il linguaggio adoperato dalla tradizione per quanto concerne la loro definizione costituzionale riferibile alla mutua obbligazione tra sudditi e re, all’affermazione della fedeltà, delle benemerenze, ecc. Spostò, a tal fine, il significato dei topoi che sancivano il vincolo come garanzia verso percorsi che si richiamavano allo scioglimento dei doveri incondizionati ai quali la concezione del patto politico e amministrativo vincolava le colonie con il potere centrale. Questa richiesta di rinnovamento implica, già di per sé, l’insorgere di un’attitudine rivoluzionaria nei confronti della soggezione economica al patto coloniale e ai suoi aspetti giuridici e istituzionali: è una prima ipotesi alternativa indipendentista che, in fondo, celava il desiderio di affermare una propria identità, ovvero di volere attestare una propria storia, geografica e societaria altra da quella della Spagna.

Este momento ha llegado, acojámosle con todos los sentimientos de un preciosa gratitud, y por pocos esfuerzos que hagamos, la sabia libertad, don precioso del cielo, acompañada de todas las virtudes, y seguida de la prosperidad comenzará su reino en el Nuevo Mundo, y la tiranía será inmediatamente exterminada.

“Questa ora è arrivata, accogliamola con tutti i sentimenti di una preziosa gratitudine e per pochi sforzi che facciamo, la sapiente libertà, dono prezioso del cielo, accompagnata da tutte le virtù e seguita dalla prosperità, instaurerà il suo regno nel Nuovo Mondo e la tirannia sarà immediatamente annientata”[9].

Gli anni e gli stenti subiti in un paese straniero che non aveva voluto o saputo ascoltare i consigli sull’autonomia latinoamericana, recarono al gesuita un dolore profondo. Ormai il dramma della sua esistenza si avviava alla fine. Il buio della morte calava sugli occhi  di Juan Pablo Viscardo il 10 febbraio 1798. Aveva cinquanta anni. Anche se la sua vita era finita nella totale indifferenza per i popoli americani iniziava una nuova era.

NOTE:

[1] Juan Carlos Viscardo y Guzmán, Carta dirigida a los españoles americanos por uno de sus compatriotas, in Antonio Gutiérrez Escudero, 2007, “Juan Pablo Viscardo y su “Carta dirigida a los españoles americanos” ”, in Araucaria, año 9 n.17, Universidad de Sevilla. Le note del presente articolo rimandano alla traduzione italiana della Carta di prossima pubblicazione.

[2] Simón Bolívar, Carta de Jamaica, Ed. Ministerio del Poder Popular para la Comunicación y la Información, Caracas, 2008. La traduzione in italiano è dell’autore.

[3] Juan Carlos Viscardo y Guzmán, Carta dirigida a los españoles americanos por uno de sus compatriotas, in , Antonio Gutiérrez Escudero, 2007, op. cit.

[4] Idem.

[5] Idem.

[6] Idem.

[7] Idem.

[8] Idem.

[9] Idem.

[Articolo scritto per ALBAinformazione di Vincenzo Paglione]

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