Critica ad un buffo e sterile antimperialismo

di Javier Biardeau R.

da www.rebelion.org

13.03.2015.- Ho la certezza che i nostri sempre più smarriti intellettuali neoliberali non lo crederanno; tuttavia lo dico lo stesso: Washington ha avuto e avrà l’interesse di patrocinare, stimolare e organizzare un colpo di Stato in qualsiasi paese dell’America latina e Caraibi, specialmente in Venezuela.

Quella che Washington persegue in America latina è la sua destabilizzazione e divisione, a prescindere degli ordinamenti costituzionali, e tanto meno quelli che derivano da processi costituenti come nel caso del Venezuela, l’Ecuador e la Bolivia.

Gli Stati Uniti (seguendo la dottrina Monroe) si stanno sforzando in modo insolito con lo scopo di schiacciare qualsiasi segno di riforma e ammonire qualsiasi intento rivoluzionario nel continente. Quello che Washington chiede è che i paesi latinoamericani si assoggettino ai suoi criteri di “civiltà e buon senso”, che non denuncino al principale consumatore di droga, che non accusino l’assassinio di afroamericani nelle strade, né rimproverino i centri di reclusione illegali in Europa, o il campo yankee di Guantánamo, oppure che non contestino come imprigionano, torturano e fanno sparire gli avversari politici in tutto il mondo; o peggio ancora che non impongano dittature che ignorano le elezioni in maniera così volgare e irriverente.

Ma i nostri intellettuali neoliberali hanno il loro l’opuscolo che, a quanto pare, hanno imparato alla perfezione durante gli anni di addottrinamento trascorsi nelle accademie. Manuali da perfetti idioti neoliberali che si sono inseriti nei luoghi più impensati, come i think tank. Si sono ripartiti nella rete delle borse di studio e delle università vincolate con il complesso militare-industriale, allora rifugio dell’estrema destra e della socialdemocrazia che stava cambiando i suoi complessi d’inferiorità con le borse di studio e la stima intellettuale.

Lì, molti dei nostri ex governanti si allenavano per la loro missione da statisti benpensanti, addestrandosi adeguatamente per i compiti che riguardavano l’ordine pubblico e contro i “nemici interni” che circoscrivevano le dottrine sulla sicurezza nazionale. Dove non si puniva l’arresto, la tortura la scomparsa. Dove s’inalberavano effigi ai padri fondatori della democrazia e alla Costituzione americana, mentre gli USA avanzavano verso il loro inesorabile percorso del “Destino manifesto”. Gloria Dio, in Dio, noi crediamo!

L’opuscolo degli ex governanti indicava che il castro-comunismo era e sarà il nemico e, per tanto, rappresentava una congiura minacciosa. Ma insisto: sono convinto che Washington la pensa ancora così, nonostante affermi che è finita la Guerra fredda.

Washington vuole imporre i suoi criteri di civiltà e di buone maniere democratiche; ma “i comunisti intontiti che oggi distruggono il Venezuela e il Continente” non finiscono di convincersi che l’unica alternativa sono gli anacronistici dogmi del neoliberalismo e in un modo o nell’altro dovranno impararlo.

Washington li vuole abbattere se non imparano l’alternativa e a coloro che l’hanno già fatto, promette protezione eterna. Anche nel momento in cui dubitassero di sé stessi, poiché i nostri governanti spesso sono i più accaniti nemici di loro stessi, soprattutto quando aspirano a credere nella “idea fallace” della “sovranità popolare”.

Per quanto concerne il caso venezuelano, la MUD ha dei dubbi se rendere esplicito il suo doppio gioco di fronte alle trame di colpo di Stato. Non riesco a spiegarmi perché il cosiddetto “regime” reclama alla MUD di assumersi il ruolo di opposizione “democratica” nel caso in cui perdesse il sostegno da parte di Washington, poiché la strategia dei due schieramenti (il bastone e la carota) è quella che insegna ai popoli sottosviluppati del continente a sottomettersi all’interno di certe regole fondamentali di “civismo” presente nei “manuali di democrazia consentita” del Dipartimento di Stato.

Cosicché Washington non se la sentirà di consegnare certificati di buona condotta ai membri della MUD se questi decidono di svincolarsi dalle agende golpiste o occulte. D’altro canto un’opposizione che ha assunto il ruolo di apparire morbida, deve accettare che la medaglia per il valore e il diploma di ammissione per i servizi elargiti a Washington se li portano via i più audaci sul fatto di destabilizzazione e di cospirazione. Non ci sono premi per i timorati.

L’opuscolo ordina l’abbattimento del regime mediante la protesta a oltranza come asse di una controrivoluzione che si rispetti. Un cambio attraverso l’impiego di meccanismi elettorali, pacifici e costituzionali solo esiste nelle menti ammansite di una opposizione democratica. Di conseguenza non esiste nessuna possibilità di fare appello al dialogo, di “ragionare”, di “essere sensati”, di “dialoghiamo in buona fede”, di “fare elezioni oneste”, di “consentire l’alternabilità democratica”; o meglio di “consentire di incassare i nostri trionfi”.

Washington esige ai capi politici dell’opposizione democratica di capire che gli appelli fatti in nome della sinderesi equivalgono a una resa nei confronti della congiura castro-comunista. Come avrebbe detto Shakespeare: è il dilemma tra essere o non essere.

Di modo che eccoci qui, nel bel mezzo delle maggiori turbolenze. Come recita il vecchio proverbio: “Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”

Il governo nordamericano è riuscito a imporre il confronto tanto bramato mediante una minaccia inusuale e straordinaria e tutto indica che non sarà per niente divertente. Barack Obama si è trasformato in una sorta di “Hulk, l’uomo incredibile” nei confronti della situazione politica venezuelana. Ma i nostri intellettuali venezuelani di destra sono del parere che un tale ordine esecutivo non implica in nessun caso alcuna minaccia alla sovranità nazionale; nemmeno che le recenti sanzioni siano il preludio di un embargo economico o di un attacco militare contro il Venezuela. Tutte queste esagerazioni formano parte dell’opuscolo “castro comunista”.

Qualche volta si fatica a capire i nostri intellettuali di destra; criticano le denunce di “ingerenza” nei nostri affari interni da parte di altri soggetti. Ma non esiste al mondo un regime politico, come quello americano, che si cacci nei problemi degli altri, al punto che il suo presidente considera la sovranità esclusivamente in termini globali; vale a dire, che vada al di là da ogni nozione di frontiera. Difatti, si tratta di un’ambizione senza frontiere.

La refrattarietà all’autocritica da parte dei nostri paladini intellettuali di destra continua a essere sorprendente. Sono realmente incapaci di vedere la trave nel proprio occhio, nonostante i loro scatti d’ira quando osservano la pagliuzza negli occhi altrui. Soprattutto se avvertono un che di sentimentalismo di sinistra. Stranezze delle proiezioni freudiane.

Impegnato a recitare il ruolo obsoleto delle modernizzazioni neoliberali, di apprendisti stregoni che giocano al fine della storia, il governo nordamericano pretende piegare le braccia, incanalare e promuovere a costo di affondare i paesi disobbedienti a uno stato di degrado e di prostrazione veramente drammatica.

Gli Stati Uniti hanno una lunga esperienza per intimorire chi pretende cavalcare la tigre del sogno rivoluzionario. E sa come abbatterlo. Da Arbenz ad Allende, passando per Zelaya e altri colpi istituzionali, come quello che si cercò di consumare in Venezuela nel 2002. I tentativi non cessano. Non importano i danni che possano provocare e ancora meno se sono collaterali. Accrescere l’entusiasmo degli intellettuali di destra e spingerli a una condotta servile e buffa forma parte della sterilizzazione del pensiero critico. E da questa sterilizzazione del pensiero sono sorti gli idioti neoliberali latinoamericani.

Immagino che le cancellerie dei paesi europei alleati al neoliberismo serreranno le file intorno a Obama, offrendo solidarietà in cambio di denaro e chiuderanno un occhio di fronte allo smantellamento di qualsiasi indizio che faccia capo alla giustizia sociale, alla libertà reale per la maggioranza della popolazione e la democrazia partecipativa nel continente e, in modo speciale, in Venezuela. Bisogna istruire Maduro, fargli vedere che è impossibile continuare con qualsiasi seduzione per mantenere l’eredità di Chávez. In questa maniera, trascorrerà intere giornate senza poter dormire, insieme ai suoi circoli politici e militari, riesaminando le cose. La strategia è di farli arrendere. Tutto indica che Washington ha deciso di tratteggiare i suoi classici limiti all’interno della sua lunga traiettoria d’intolleranza di fronte a qualsiasi sfida verso la sua egemonia in tutto il mondo.

In effetti, sembra che stia per iniziare un nuovo gioco.

[Trad. dal castigliano per ALBAInformazione di Vincenzo Paglione]

 

(VIDEO) Assad: «Nessun cambiamento con il terrorismo»

da sana.sy

Il presidente Bashar al-Assad ha sottolineato che «ogni controversia deve cessare con il dialogo e una soluzione politica tra le varie parti, e questo è ciò che si sta facendo in Siria nel corso degli ultimi due anni»

In un’intervista con la rete statunitense (CBS News il presidente ), ha dichiarato che «il dialogo è una cosa buona, ma dovrebbe essere sviluppato senza la violazione della sovranità siriana, in particolare, per quanto riguarda la lotta contro il terrorismo».

Il presidente ha invitato i media e gli occidentali a non affrontare la questione delle vittime e dei rifugiati a causa della guerra come “semplici numeri”, ma come una tragedia che ha colpito tutte le famiglie siriane.

Per quanto riguarda la comparsa dell’organizzazione terroristica Isis nel corso degli eventi in corso in Siria, al-Assad ha affermato che lo «Stato islamico non è apparso all’improvviso è impossibile per un’organizzazione terroristica che abbia tutti questi fondi e risorse umane senza un aiuto esterno».

In risposta ad una domanda sulla recente dichiarazione di Kerry sul dialogo con il governo siriano, al-Assad ha ribadito che «sono mere dichiarazioni, ma non hanno ancora nulla di concreto ancora, perché non sono emersi  nuovi fatti in relazione alla linea politica degli Stati Uniti sulla situazione in Siria».

Riguardo al dialogo, il presidente ha precisato che «il dialogo è positivo e la Siria sarà sempre aperta a questa possibilità con tutte le parti, compresi gli Stati Uniti, ma questo dialogo deve essere basato sul rispetto reciproco e senza violazione della sovranità siriana».

A proposito dei contatti in corso tra il governo siriano e l’amministrazione degli Stati Uniti, il presidente al-Assad ha spiegato che non ci sono contatti diretti, ribadendo che «ogni dialogo è una buona cosa, soprattutto quando si tratta della lotta contro il terrorismo» evidenziando che trovare un modo per sconfiggere il terrorismo è una questione importante per la Siria in questo momento.

Inoltre, Assad ha evidenziato che qualsiasi passaggio sulla politica interna della Siria deve essere sottoposto dalla volontà del popolo siriano e non a chiunque altro, notando che Damasco, su questo aspetto, non discuterà con gli americani, o con qualsiasi altra parte. «Tutto questo ha a che fare con il nostro sistema politico, le nostre leggi e la nostra Costituzione», ha puntualizzato.

A questo proposito, ha aggiunto che «la Siria potrebbe cooperare con gli Stati Uniti per quanto riguarda la lotta contro il terrorismo, a condizione che facciano la pressione sui paesi come la Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar e alcuni stati europei, che sostengono i terroristi politicamente, finanziariamente e militarmente».

Sulla soluzione del conflitto, il presidente Assad ha sostenuto che “il governo siriano sta lavorando su due punti: il primo si basa sulla creazione di un dialogo interno su tutte le questioni, compreso il sistema politico, il secondo è quello di avere contatti diretti con i gruppi armati, come è stato fatto nel corso degli ultimi due anni,  attraverso la concessione dell’ amnistia per chi abbandona la lotta armata e vuol tornare alla vita normale»-

Su questo aspetto, al-Assad ha aggiunto che «alcuni appartenenti a queste bande armate sono terroristi, mentre altri sono stati coinvolti nella guerra per motivi diversi. Per noi, chiunque porti un’ arma e cerca di distruggere le infrastrutture, attaccando persone innocenti o viola la legge in Siria, appartiene ai gruppi armati».

Rispondendo a una domanda sul futuro politico della Siria, al-Assad ha sostenuti che “nessun partito al di fuori del paese ha a che fare con il futuro politico della Siria, o per quanto riguarda il presidente o la costituzione. Non discuteremo mai su tali questioni con nessuno al di fuori della Siria. Si tratta di una questione siriana e quando il popolo siriano vuole cambiare il presidente lo realizza attraverso un processo politico e costituzionale. I presidenti e non si cambiano attraverso il terrorismo o le interferenze straniere».

Per quanto riguarda la politica dell’Occidente in merito alla situazione in Siria, secondo Assad «la nascita dell’organizzazione terroristica dello Stato Islamico ha portato l’Occidente cambiare le sue politiche, ma questo non vuol dire che ha cambiato il suo approccio al conflitto in Siria o l’Iraq.

L’Occidente non ha imparato bene la lezione, e di conseguenza non è in grado di cambiare nulla sul corso degli eventi perché fin dall’inizio l’approccio occidentale si è basata su un cambio semplicemente sul rovesciamento del governo perché rispondeva ai suoi interessi. I governi occidentali continuano a muoversi in questa direzione; per questo motivo, ancora nulla di sostanziale è cambiato»-

Riguardo agli attacchi della coalizione contro le posizioni dell’Isis all’interno della Siria, il presidente ha detto che, in generale, «l’Isis ha fatto progressi dall’inizio degli attacchi, e gli USA cercano di camuffare la realtà sostendendo che le cose sono migliorate e che l’Isis è stato sconfitto, ma in realtà ciò che accade è l’opposto»

Il presidente ha anche sottolineato che «l’Isis continua a reclutare persone e, secondo alcune stime, sono 1.000 ogni mese, in Siria e in Iraq, si sta espandendo in Libia e molte altre organizzazioni legate ad al-Qaeda hanno dichiarato la loro fedeltà al Daesh; questa è la realtà».

Per quanto riguarda le accuse contro l’esercito siriano sull’uso di armi non convenzionali, il presidente Bashar al-Assad ha replicato: «le accuse riguardanti l’uso di gas cloro sono parte di una campagna di propaganda dannosa contro la Siria. Il gas di cloro non è usato esclusivamente dagli eserciti, ma può essere acquistato ovunque».

Sul “barili esplosivi”, al-Assad specificato che «la Siria da decenni ha a che fare con  l’industria militare avanzata, e non necessita di produrre bombe rudimentali e dannose; hanno usato questo termine solo per demonizzare l’esercito siriano».

Infine. Al-Assad ha ribadito: «chiunque usa una pistola e uccide persone, distrugge la proprietà pubblica, è un terrorista», concludendo che l’opposizione armata è terrorismo, in conformità con la definizione della parola “terrorismo” nel mondo.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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L’Integrazione Mediterranea: Utopia o Realtà?

Locandina Mediterraneodi Centro d’Informazione, Ricerca e Cultura Internazionale​

Di fronte alla realtà attuale che vede sempre più addensarsi sull’area mediterranea una pesantissima atmosfera caratterizzata da esodi forzati, drammatici naufragi, sopraffazioni, violenze e conflitti di ogni genere, parlare di INTEGRAZIONE MEDITERRANEA potrebbe quasi sembrare una stravagante provocazione…

Eppure noi riteniamo che non sia così.

Se vogliamo continuare a credere e a lavorare per una integrazione dei popoli del Mediterraneo non è certo per una visione nostalgica o romantica del Mediterraneo antico, che finisce per mitizzare l’età dell’oro greco-romana o quella della gloriosa espansione della civiltà arabo-islamica, ma è perché riteniamo che ci sia una formidabile originalità potenziale in un processo di integrazione mediterranea che riesca a mettere in valore un patrimonio storico, politico, sociale e culturale che oggi rischia di essere cancellato, sopraffatto dalla strategia egemonica nordamericana – con il suo pensiero totalizzante – che minaccia non solo la convivenza fra i popoli mediterranei, ma più in generale la pace internazionale.

Lavorare per l’integrazione mediterranea si può dunque intendere come il tentativo di resistere e contrastare, facendo leva su alcuni punti che in seguito degli incontri del 26, 27 e 28 marzo metteremo in evidenza, il fondamentalismo a guida statunitense – aggressivo e bellicista – che si propone di recidere ogni rapporto fra le due rive del Mediterraneo, subordinando tutta l’Europa allo spazio atlantico e sottoponendo il mondo arabo-islamico ad una crescente pressione politica, economica, sociale e militare.

Il fondamentalismo del sistema imperialista è, essenzialmente, il fondamentalismo del mercato, del consumo, del profitto, sostenuto con la forza del potere militare e in dispregio del diritto internazionale.

L’integrazione che noi immaginiamo non significa omologazione culturale o monoteismo del mercato, ma al contrario ricchezza di diversità, valorizzando la cultura “dei molti Dei”, delle molte lingue e delle molte civiltà, del ‘mare fra le terre’ estraneo alla dimensione oppressiva, omologante, cosmopolita e ‘pacificatrice’ delle potenze imperialiste.

Il primo degli elementi concreti su cui fare leva per ridare vita a una identità comune dei popoli del Mediterraneo è quello della storia, la storia autentica dei suoi popoli, al fine di ricostruire la memoria collettiva delle sue culture, che si sono incontrate e scontrate, senza che mai nessuna riuscisse definitivamente a distruggere e sopraffare le altre.

Attraverso un’analisi storica accurata è possibile ricostruire l’evoluzione delle relazioni intercorse fra sponda Nord e Sud, in particolare fra l’Europa ed il Mondo Arabo e comprendere i tratti essenziali del substrato che ha prodotto, per capire se, ed in che misura, siano ancora presenti e si possano sviluppare all’interno di quella nuova identità mediterranea che vogliamo costruire.

Un altro elemento da valorizzare sono tutte quelle continue interazioni e scambi reciproci che hanno plasmato la storia delle sue rive, unendole in un profondo legame rintracciabile nelle molteplici influenze avvenute fra le sue aree nei più diversi ambiti, da quello artistico e scientifico a quello filosofico a quello dell’organizzazione politica e sociale.

Per poter parlare concretamente di integrazione dei popoli del Mediterraneo bisogna individuare ed affrontare costantemente le questioni concrete che in questo momento si oppongono a questo magnifico sogno:

· L’incancrenirsi della questione palestinese
· L’aggressione imperialista alla Siria
· La questione Turca
· Il “caso” Grecia
· Il divario permanente e crescente tra i paesi del nord e quelli del sud del Mediterraneo.

La sola risposta che siamo concretamente in grado di dare di fronte a questo quadro funesto è moltiplicare e sviluppare le occasioni di incontro e di confronto come questa al fine di creare una rete e un intreccio di relazioni capace di rendere il Mediterraneo non più un mare oscuro e amaro, dove scorrazzano le armate imperialiste seminando conflitti e guerre, dove naufragano e muoiono le speranze dei migranti africani, medio-orientali, asiatici… ma un mare che unisce: che unisce i popoli della sponda Sud con quelle della sponda Nord. Un mare pacifico nel mezzo del quale anche l’Italia riacquista il suo storico e splendido carattere di ‘ponte’ certo e sicuro e non più quello di “portaerei” minacciosa del comando centrale delle operazioni guerrafondaie contro tutti quei vicini che, per molteplici ragioni, rifiutano il dominio e la coercizione delle potenze economiche, politiche e militari.

Le agitatrici del golpismo venezuelano con la destra argentina

da Resumen Latinoamericano

Le agitatrici del golpismo venezuelano si sono riunite con il fior fiore della destra parlamentare argentina

Si sono incontrate anche con Mauricio Macri in un Forum per sindaci e s’incontreranno con il candidato Sergio Massa

28/03/2015.- Le mogli degli oppositori venezuelani imprigionati, il sindaco di Caracas Antonio Ledezma e Leopoldo López, hanno reclamato l’appoggio dell’America latina nell’atto di essere ricevute questo venerdì [scorso n.d.t.] dall’opposizione nel Congresso dell’Argentina. Nell’incontro hanno partecipato anche i deputati della destra argentina Patricia Bullrich, Christian Gribaudo e Roberto Pradines, rispettivamente presidenti delle Commissioni di Legislazione Penale, di Affari Municipali e del Mercosur, con Cornelia Schmidt Liermann, Carlos Brown (FE) e Alberto Asseff (FR) e Soledad Carrizo (UCR).

“Vogliamo che i paesi dell’America latina si scuotano, è giunto il momento che si risveglino, che si sollevino e chiedano la libertà dei nostri sessantadue prigionieri politici”, ha reclamato Lilian Tintori, sposa di López, tra gli applausi dei deputati.

Tintori e Mitzy Capriles de Ledezma sono state accolte in una riunione convocata all’unisono dalle commissioni sulla Legislazione Penale, del Mercosur e degli Affari Municipali, tutte e tre presiedute dai legislatori del blocco di Propuesta Republicana (PRO, di destra).

I deputati del PRO, insieme ai legislatori dei principali partiti dell’opposizione argentina, hanno denunciato “il deterioramento democratico” che sta avvenendo in Venezuela.

Entrambe le donne sono andate a Buenos Aires dietro invito del Primo Foro Latinoamericano di Sindaci C40 sul mutamento climatico, inaugurato questo giovedì dall’intendente della capitale, Mauricio Macri, candidato governativo per le elezioni di ottobre.

La presenza delle venezuelane è stata invece ripudiata dalle organizzazioni sociali e politiche di sinistra e schierate con il governo di Cristina Kirchner, attraverso una manifestazione sotto l’insegna “No al golpe en Venezuela” di fronte all’Usina dell’Arte, dove si è svolto l’incontro dei sindaci.

 

Davanti ai deputati, Mitzy Capriles de Ledezma ha affermato che l’accusa contro suo marito è stata “inventata dalla mentalità di certa gente che non accetta la dissidenza”.

La deputata nazionale, Soledad Carrizo (UCR –  Córdoba), che ha partecipato all’incontro, ha manifestato la sua “solidarietà con la vostra lotta, la quale ci colma d’insegnamenti”. E si è dispiaciuta dell’assenza dei rappresentanti del governo venezuelano “per condurre la lotta per la democrazia, la libertà d’espressione e i diritti umani”.

“Questo ricevimento ha avuto come obiettivo quello di manifestare la nostra solidarietà di fronte alle gravissime violazioni dei Diritti Umani in Venezuela, allo stesso tempo abbiamo reso pubblica la nostra rimostranza al governo nazionale affinché assuma la difesa dei diritti politici e si batta per i prigionieri politici”, ha aggiunto Soledad Carrizo.

Gli anfitrioni hanno manifestato il loro “beneplacito” perché la difesa degli oppositori venezuelani “sarà assunta dall’ex capo del governo spagnolo, Felipe González, e dall’ex presidente del Brasile, Fernando Enrique Cardozo”.

 

“Divulgheremo un documento che faremo giungere alle organizzazioni internazionali come l’UNASUR, l’OEA e la Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH)”, ha comunicato il deputato Christian Gribaudo (PRO).

Il sindaco di Caracas è stato imprigionato il 19 febbraio scorso per delitti di cospirazione e minaccia di omicidio al capo dello Stato venezuelano. Attualmente si trova nel carcere di Ramo Verde, a circa 30 Km da Caracas, con Leopoldo López, consegnatosi il 18 febbraio 2014, poiché era preoccupato che i suoi stessi compagni di partito, capeggiati da Ledezma, lo assassinassero.

López, leader del partito di estrema destra Voluntad Popular, è accusato d’incitamento alla violenza durante le proteste di massa avvenute agli inizi del 2014 contro il governo di Nicolás Maduro, le quali lasciarono un saldo di quarantatré morti.

L’internazionale golpista è in marcia

 

Mitzy Capriles e Lilian Tintori sono state ricevute questo mercoledì dall’ex presidente peruviano, Alan García, a Lima. Da martedì 24 marzo si sono susseguiti una serie d’incontri con alcuni leader politici peruviani, come l’oppositrice Keiko Fujimori e con i rappresentanti del governo di Ollanta Humala. Massa ha dichiarato che altri ex presidenti della regione  come Ricardo Lagos (Cile) e Fernando Henrique Cardozo (Brasile) vogliono avallare l’iniziativa. “La democrazia è una sola. Non esistono qualità democratiche secondo il livello di amicizia o meno con un paese o con il governo di turno”, ha concluso il leader del Frente Renovador.

Lettera inviata da Massa a Felipe González

Al Sig. Presidente del Consiglio del Governo di Spagna

Amico Dr. Felipe González Márquez

S / D

Gentile Signore,

 

Mediante la presente voglio confermarle dall’Argentina la mia fraterna adesione  alla sua decisione di aver accettato la difesa giuridica dei detenuti politici venezuelani, Leopoldo López e Antonio Ledezma, richiesta dai loro rispettivi famigliari.

Il compito assunto risponde a una saggia e coraggiosa presa di posizione. Dà valore a ciò che è veramente politico, ovvero di farsi carico dell’oppressione esercitata da parte di un governo contro coloro che, con o senza ragione, la pensano diversamente e si esprimono in quanto dirigenti che professano la rappresentanza popolare.

Sono falliti l’OSA, il Parlamento Europeo e soprattutto l’UNASUR, figura centrale nella difesa della democrazia in Sudamerica fino a poco tempo fa. Oggi quest’ultimo è paralizzato da problemi interni che comportano una carica ideologica assurda, la quale sostiene che per consolidare la stabilità di un governo popolare e presunto progressista, si deve ammettere la violazione delle libertà e l’assenza di giustizia. E distogliere lo sguardo quando il SEBIN si porta via gli oppositori con la violenza.

Il suo gesto forse consentirà di aprire il dialogo, sollecitare le coscienze assopite, inquietare quei venezuelani che in buona fede sono sostenitori del governo. Altrimenti appellarsi ai governi latinoamericani per un’azione più ferma contro l’attuale repressione nel paese. La democrazia e la libertà in queste terre sono state conquistate con sangue e sacrifici, come nella sua Spagna. Non possono degradarsi. Abbiamo imparato a riconoscere la loro priorità sopra le intenzioni di chi attenta contro di esse, qualunque siano le motivazioni. Non pretendiamo svalorizzare nessun governo per la sua ideologia, sempre e quando i suoi valori e il suo raggio d’azione siano democratici nella forma e nel contenuto.

Fra qualche giorno riceverò i familiari dei detenuti che lei difende. Da questo momento starò attento alle sue disposizioni per poterlo aiutare in ciò che posso, senz’altro scopo che per la difesa summenzionata.

 La saluto attentamente, Sergio Massa.

 [Trad. dal castigliano per ALBAInformazione di Vincenzo Paglione]

Napoli: Incontro di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana

da Rete Caracas “ChiAma”

«Siamo tornati, e siamo milioni»

Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana

dal 10 al 12 Aprile 2015 Napoli ¡Todo 11 tiene su 13!

VENEZUELA SOCIALISTA SE RESPETA!

CONTRA LAS INGERENCIAS IMPERIALISTAS EN TIERRAS BOLIVARIANAS

La Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana «Caracas ChiAma», in un momento storico molto delicato per il Venezuela, invita a condannare fermamente le ingerenze imperialiste nordamericane e a manifestare pieno sostegno alla Rivoluzione, partecipando al Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, che si terrà a Napoli dal 10 al 12 di aprile 2015.

L’evento, una vera e propria festa popolare e di solidarietà, segue il Primo Incontro Italiano, tenutosi il 29 giugno del 2014 in quel di Roma, dove associazioni, organizzazioni, comunità di migranti, movimenti sociali e politici, diedero vita alla Rete di Solidarietà al fine di contrastare la feroce e costante aggressione politica, economica, sociale e mediatica contro il Venezuela Bolivariano e Socialista.

Nel corso delle giornate dedicate alla patria di Chávez e Bolívar, varie saranno le questioni da affrontare, tra le quali:

  • MINACCIA DELL’IMPERIALISMO
  • POTERE POPOLARE E RAPPRESENTANZA
  • GUERRA ECONOMICA E DISINFORMAZIONE IMPERIALISTA
  • RUOLO DELLA STORIA NEL PRESENTE
  • NUOVI MODELLI DI INTEGRAZIONE REGIONALE

Il Venezuela Bolivariano è costantemente minacciato perché incarna, insieme ai popoli antimperialisti, lo spirito della Resistenza. Perché pilastro dell’integrazione regionale (dall’ALBA al MERCOSUR) su basi solidali. Vogliono far girare indietro le lancette della Storia perché il Venezuela mostra ai popoli del mondo che c’è vita oltre il neoliberismo e l’austerità. Così assistiamo al fenomeno della ‘solidarietà di ritorno’: la Rivoluzione Bolivariana che sbarca in Europa attraverso l’avanzata, dalla Grecia alla Spagna, di alternative popolari che si ispirano alle idee di solidarietà, complementarietà e amicizia tra i popoli, non a caso, proprie dei movimenti bolivariani in America Latina. Un’opportunità da cogliere anche nella, por ahora, serva Italia sotto il tallone della Banca Centrale Europea, della NATO e degli USA.

Sostenere la Rivoluzione Bolivariana, significa realizzare il sogno del Comandante Chávez per il Venezuela e per il mondo.

Tutte le forze solidali con la Rivoluzione Bolivariana sono invitate a partecipare, da protagoniste, al Secondo Incontro!
Caracas ChiAma!
Napoli risponde!

Sono stati individuati:

  1. Tre filoni principali di discussione
    1.1 La minaccia dell’imperialismo
    1.2 Potere Popolare e Rappresentanza
    1.3 Il ruolo della Storia nel Presente
  2. Cinque tematiche
    2.1 Formazione teorica (Apporto del pensiero gramsciano nei processi rivoluzionari)
    2.2 Lavoro (Esperienza delle fabricas recuperadas e control obrero)
    2.3 Questioni di Genere ed ‘insorgenza sessuodiversa’ (Protagonismo femminile nei processi rivoluzionari)
    2.4 Giovani e Sport (gioventù rivoluzionaria e calcio popolare e antifascista, boxe…)
    2.5 Nuovi Processi di Integrazione Regionale ed “Eco-socialismo” a Garanzia della Pace

 

PROGRAMMA

  • 10 Aprile 2015 venerdì
    Presso “L’Asilo” (via Giuseppe Maffei, 4) – Esposizione e mostra fotografica – “Donne, Resistenze e Rivoluzioni” *

    • Ore 15,00 Iscrizioni e ricevimento
    • Ore 17,00 Momento di Benvenuto della Rete “Caracas ChiAma”. Siamo tutti invitati a partecipare e saranno graditi i saluti dell’Ambasciatore Julián Isaís Rodríguez Díaz e del Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.
    • Ore 19,00 Presentazione mostra Donne, Resistenze e Rivoluzioni con la ex.ministra Ana Elisa Osorio: “Uno sguardo latinoamericano, femminista e rivoluzionario”.
    • Ore 20,00 buffet + musica

 

  • 11 Aprile 2015 sabato
    Presso la Mensa Occupata (Università Federico II – Via Mezzocannone, 14) – Mostra fotografica “Mano Sucia de la Chevron” **
    … continuano le iscrizioni

    • Ore 9,00 Conferenza Magistrale “La situazione attuale in Venezuela nel contesto della minaccia imperialista” dell’Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, Julián Isaís Rodríguez Díaz.
    • Ore 10,30 – 12,30 Tavoli di Lavoro:
      a. Organizzazione della Rete Caracas “ChiAma”
      b. Comunicazione e controinformazione (Guerra economica, psicologica e mediatica)
    • Ore 13,00 – 14,00 Pranzo di solidarietà con la Mensa Occupata (5,oo euro a sottoscrizione)
    • Ore 14,30 – 18,30 Tavoli Tematici:
      Giovani, tempo libero e Sport popolare
      Protagonismo femminile e “insorgenza sessuodiversa”
      Formazione e Lavoro: intellettuale organico, egemonia gramsciana e control obrero
      Nuovi Processi di Integrazione Regionale ed “Eco-socialismo” a Garanzia della Pace
    • Ore 20,00 Aperitivo Bolivariano
    • Ore 22,00 Concerto “Cantos de los Pueblos”

 

  • 12 Aprile 2015 Domenica
    Presso l’ex OPG “Je So’ Pazzo!”(Fortezza di Sant’Eframo in via Imbriani) mostra fotografica “Cuba que Linda es Cuba” ***

    • Ore 10,00 Momento Conclusivo con la partecipazione della JPSUV e della Console Amarilis Gutiérrez Graffe.
      Presentazione Documento conclusivo “Dichiarazione di Napoli” verso il Terzo Incontro Nazionale (annuncio sede Terzo Incontro).
    • Ore 12,30 Saluti di chiusura ai partecipanti e invito agli eventi territoriali del 13 Aprile, giornata della Dignità del Contragolpe Popular.

¡Todo 11 tiene su 13!

Complementarmente al programma delle attività qui sopra proposte presso la Mensa Occupata – Mezzocannone 14 e “L’Asilo” Filangieri, sono previste, oltre agli eventi di approssimazione realizzati (27F, 8M, Coppa “Hugo Chávez”…), tre mostre fotografiche (“Donne, Resistenze e Rivoluzioni”, “Mano Sucia de la Chevron”, “Cuba que linda es Cuba”) da tenersi a:

  • Mensa Occupata – Mezzocannone 14
  • “L’Asilo” – Vico Giuseppe Maffei, 4
  • Ex-OPG “Je So’ Pazzo!” – Fortezza di Sant’Eframo in via Imbriani

Si ringrazia altresì per la collaborazione:

  • “GAlleЯi@rt” – Galleria Principe di Napoli – Piazza Museo Nazionale, 1-11
  • Villa Medusa – Via Pozzuoli, 110
  • Ex Schipa Occupata (Sportello Campagna Magnammece ‘o Pesone!) Via Salvator Rosa 195
  • Associazione “Russkoe pole”
  • ALBAinformazione – ANROS Italia
  • ALBAssociazione
  • Le associazioni, le palestre, i gruppi e i collettivi dello Sport Antifascista e Popolare.

Si prevede la possibilità di collegamenti, in videoconferenza, internazionali durante i giorni 11 e 12 Aprile (Venezuela, Stato Spagnolo, Inghilterra, Etiopia… nell’ottica dell’internazionalizzazione dell’evento).

Per contatti e info su programma, eventi, logistica ed ospitalità:

  • Ciro Brescia +39 333 50 30 697
  • Indira Pineda +39 320 70 23 712

maggiori informazioni su:

caracasChiama

Il Venezuela non è una minaccia: Siamo una Speranza

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da Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Roma

L’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela informa che è ancora in corso la raccolta firme per la Campagna Mondiale “Il Venezuela non è una minaccia: siamo una speranza”, promossa e organizzata in tutte le capitali del mondo con l’obiettivo di sostenere il Comunicato Ufficiale dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasur), pubblicato lo scorso 14 marzo 2015, attraverso il quale l’organizzazione internazionale latinoamericana chiede l’abrogazione del Decreto Esecutivo emesso dal Governo degli Stati Uniti d’America il 9 marzo scorso, in cui una nazione storicamente pacifica come il Venezuela viene definita come una “minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America”.

 

A Roma è possibile aderire alla Campagna recandosi presso uno dei seguenti punti di raccolta firme:

  • 29 MARZO – PIAZZA DEL POPOLO (Lato Via del Corso) – Dalle ore 10.00 alle ore 19.00
  • 30 MARZO – PIAZZA DEL POPOLO (Lato Via del Corso) – Dalle ore 10.00 alle ore 19.00
  • 1 APRILE – PIAZZA DEL RISORGIMENTO – Dalle ore 10.00 alle ore 19.00

Tutti coloro che difendono la sovrana dignità dei popoli, che credono nella pace come mezzo adeguato per superare qualsiasi differenza tra gli stati e che si identificano pienamente con i principi universali da cui ha avuto origine l’Organizzazione delle Nazioni Unite, possono donare la propria firma per questa Campagna.

Argentina e Brasile: destre gemelle

derecha-latinoamericana-usada Marx21.it

Traduzione di Marx21.it

La destra latinoamericana non è mai stata così debole. Perde una dietro l’altra le elezioni in paesi come Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Ecuador, Venezuela, El Salvador. Non è mai stata così spesso sloggiata dal governo in questi paesi come in questo secolo.

Le trasformazioni sociali attuate dai governi di questi paesi, i progressi nei processi di integrazione indipendenti rispetto agli Stati Uniti d’America (USA), il recupero del ruolo attivo dello Stato, hanno portato all’isolamento della destra nella regione. La sconfitta dei governi neoliberisti e la loro incapacità di formulare un’alternativa diversa, fa in modo che essi paghino il prezzo dei danni causati da questo modello e che si voti contro chi lo rappresenta.

Gli USA hanno sempre giocato sulla divisione e la competizione tra i governi della regione per conservare il loro potere. E’ stato così, ad esempio, nel corso di tutto il processo di rinegoziazione del debito dei paesi, e non sono mai riusciti ad ottenerla collettivamente.

Un colpo durissimo a questo gioco è stata la solida alleanza stabilitasi tra i governi di Argentina e Brasile, con l’elezione di Lula e Néstor Kirchner a presiedere due dei tre più grandi paesi della regione. Questa alleanza, che non era mai stata così solida tra Argentina e Brasile, è l’asse a partire dal quale i processi di integrazione regionale si consolidano e si espandono, fattore del più grande isolamento degli USA in America Latina.

Le destre argentina e brasiliana hanno enormi somiglianze, perché entrambe si sono riorganizzate in presenza dei due più importanti governi popolari che hanno avuto questi paesi nel XX secolo: quelli di Peron e di Getulio Vargas. Per questo sono destre elitiste, oligarchiche, razziste, antinazionali.

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Simonenko: «In Ucraina dittatura terrorista della borghesia»

simonenko21da Marx21.it/Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Nota di Aleksey Braghin, Ufficio stampa PCFR

Petro Simonenko è intervenuto il 28 marzo nel corso del Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista di Ucraina

Il leader dei comunisti ucraini ha espresso un duro giudizio del regime fascista, che si è installato in Ucraina: “E’ una dittatura terrorista della borghesia compradora”. A suo parere, la guerra in Ucraina viene condotta nell’interesse degli oligarchi. Simonenko ritiene che non sia possibile ottenere la pace senza il cambiamento del regime politico e l’instaurazione del potere dei lavoratori.

Nelle attuali condizioni, il dirigente comunista ritiene che il partito debba sviluppare un approccio teorico adeguato alla nuova situazione, raccogliere le forze e prepararsi a nuove battaglie politiche. E aggiunge che la lotta dovrà essere condotta insieme al popolo russo.

Simonenko ha fatto appello alla creazione di un fronte di lotta antifascista. “Il compito dei comunisti nelle nuove condizioni è quello di rappresentare l’avanguardia delle forze rivoluzionarie e del fronte di lotta antifascista”.

No dejemos sola la esperanza venezolana

por Geraldina Colotti

Los Estados Unidos amenazaron sancionar a Alemania ¿Por los más de 350 manifestantes detenidos que protestaban contra la BCE en los días pasados? No bromeemos: según lo que ha declarado el vicecanciller alemán, las sanciones USA al poderoso aliado europeo habrían llegado en caso de que el gobierno alemán hubiese dado asilo al ex consejero de la CIA Edward Snowden, quien divulgó el gran escándalo del Datagate y que luego encontró asilo en Rusia.

 Como es conocido, Snowden hizo conocer la extensión planetaria del espionaje USA, cuyo entrelazamiento económico-político va mucho más allá de la sempiterna retórica sobre la “lucha al terrorismo” que justifica las agresiones neocoloniales. Tanto es así, que la amenaza ha sido la de interrumpir las relaciones entre servicios secretos, precisamente sobre el asunto de la seguridad: por represalia, los Estados Unidos no habrían advertido a Alemania la eventual llegada de atentados a su país… Una bonita lección de moralidad, por parte de un gobierno que impone sanciones a la Venezuela bolivariana, en nombre de la “defensa de los derechos humanos”

En América Latina – reveló Snowden – los USA tienen muchos puntos de interceptación clandestina y bases militares encubiertas, listas para armar sus propias intrigas en los puntos considerados un riesgo para sus propios intereses. A despecho de la tan hablada defensa de la privacidad. Las palabras del embajador estadounidense en la OEA, según el cual su país no complota contra el gobierno bolivariano, no tienen importancia. Tiene razón el gobierno de Maduro en multiplicar los llamados a la solidaridad internacional para hacer entender a Norteamérica que “no puede pasar”.

El escándalo del Datagate, ha demostrado que las agencias para la seguridad USA han espiado a la presidenta brasilera DilmaRousseff y también a la canciller alemana Ángela Merkel, como para no hacernos olvidar que cuando se trata de la billetera, los amigos no cuentan. Sobre todo los espías norteamericanos metieron la nariz (y las patas) en los intereses petroleros brasileros y observado desde cerca los de la Venezuela Bolivariana. Con ese nivel de penetración y de control de la información, es difícil excluir la ejecución de golpes bajos en el mercado financiero y en las trayectorias del petróleo, actualmente en fuerte baja. Una situación que ha penalizado a un país todavía demasiado dependiente de los ingresos del petróleo, como Venezuela y que se encuentra al centro de una red de erogación solidaria hacia países de América Latina y del Caribe. Es difícil decir que se equivocan los presidentes progresistas de América Latina que, desde Brasil, Argentina, a Venezuela; desde Nicaragua, Bolivia, a Ecuador, denuncian un ataque concéntrico de los poderes fuertes.

El esquema utilizado es siempre el mismo: implantar las llamadas “revoluciones coloradas” en contra de los gobiernos antipáticos a Washington, moduladas según la historia y los problemas existentes en el tablero de ajedrez mundial y en los diferentes países. El tono de la puesta en marcha, es siempre dado por algún grupo de “estudiantes pacíficos” tipo Otpor de la ex Yugoslavia, bien financiado y bien amplificado por la propaganda internacional a través de las redes sociales. También la generalidad de los temas, es un módulo recurrente: se protesta contra “la corrupción, el régimen, por la libertad de prensa, la liberación de los presos políticos y así sucesivamente”.

Así, en Venezuela, los golpistas se convierten de improviso en campeones de la democracia, mientras que en México, en España o en Alemania, quienes protestan para pedir “pan, empleo, un techo digno y dignidad” pueden ser golpeados y apresados en nombre de la misma democracia (burguesa).

Y así, también en Brasil, habrían sido dos desconocidos “grupos de estudiantes de clase media” a lanzar por internet la poderosa manifestación contra el gobierno de Rousseff que se vio recientemente y que constituyó una verdadera prueba de fuerza de las derechas brasileras.

Un chantaje inminente sobre todo para las fuerzas de la alternativa, obligadas en los momentos de emergencia a silenciar la crítica al moderantismo y a los errores de quien les gobierna, para evitar un “remedio mucho peor que el mal”. Hablamos principalmente de la involución y de las fallas del PT en Brasil, que no son de hoy. No por casualidad, movimientos e izquierdas dieron a Rousseff un voto bajo condiciones, esperándose pasos adelante significativos.

Pero también las derechas y sus padrinos en Washington intentan condicionar y con muchos otros sistemas las políticas de la nueva América Latina: para cercar o debilitar aquellos países, como Venezuela, que han puesto más en discusión la relación de propiedad capitalista.

La toma de posición del vicepresidente Uruguayo Raúl Sendic, muy blando en relación con Washington en enjuiciar el ataque a Venezuela, el ataque a Venezuela, no dejan muchas esperanzas sobre el gobierno de Tabaré Vázquez, sucesor de Mujica. Y si en la Unasur no estuvieran Ecuador y Bolivia controlando la solidaridad con Venezuela, el control pasaría a la dirección prevalente de Vázquez (presidente pro tempore) y a la del secretario general, el colombiano Ernesto Samper, cuyo país – junto al de Perú y al de Chile – pertenece al eje que lleva la alianza neoliberal del pacífico guiada por USA (otra referencia, México).

El partido que se juega en Venezuela es determinante, tanto en el plano concreto como en el simbólico y en el plano de las relaciones continentales. Así como es determinante la resistencia de Cuba y su firme intención de no ceder a los chantajes del “deshielo” con USA, entregando “la cabeza” de Venezuela.

El imperialismo está poniendo todo el empeño para cambiar a su ventaja, la situación en los tres planos: en el plano económico, en el plano simbólico y en el de las relaciones internacionales. La que se vio el año pasado, fue la revuelta de los ricos, no de quienes protestan para solicitar “comida, trabajo, un techo y dignidad”. Las colas que se ven en Caracas no son las de los pobres en la Caritas en Italia, en España, en Grecia, que hacen esfuerzo para sobrevivir. A pesar de la guerra económica contra el gobierno de Maduro, la gente en la cola tiene con qué comprar la mercancía que llega, incluso de manera compulsiva. A pesar del alza de la inflación, los salarios y las pensiones en Venezuela, han sido aumentados, y la pobreza extrema ha disminuido: una señal de que el gobierno no se ha centrado en los intereses del “mercado”, pero sí en los de los menos favorecidos. Sin embargo, la propaganda mediática presenta las cosas exactamente de la forma opuesta.

“Somos una esperanza, somos el gobierno de la calle, la América Latina del siglo XXI será el escenario de grandes transformaciones”, dijo Nicolás Maduro. Y sin embargo frente una adversa situación económica, la presión sobre Venezuela Bolivariana será mucho más fuerte mientras prevalezcan direcciones moderadas en las alianzas regionales de América Latina. El discurso es válido también para la política interna de Venezuela. Las derechas dicen que el ataque de Obama hace el juego del chavismo, porque compacta la unidad interna. Pero ¿es de verdad así? El llamado al nacionalismo y a la defensa de la patria, amplificado después de las represalias de los USA y el peligro de una agresión militar, implican también riesgos: ¿Ser sólo “patriotas” y no socialistas a 16 años del “proceso”, no es volver atrás? ¿Cuántos oportunistas pueden saltar sobre el carro para después debilitar la revolución desde el interno? Y ¿Qué decir de los funcionarios que han llevado al extranjero los recursos sustraídos al bien público? Por fuera y por dentro, el PSUV – que afortunadamente está mostrando grandes señales de renovación – las denuncias por faltas e incumplimientos que provienen del lado más consciente del socialismo bolivariano, deben encontrar un sustento, sin debilitar un lado con la derecha. De otra forma, se favorecen a aquellos que quisieran proponer la llamada “tercera vía” (moderada) para recoger los votos de los desilusionados o de los indecisos. El socialismo no tiene como objetivo el de llenar los bolsillos de los nuevos ricos, incluso si cargan una camisa roja.

Texto traducido por Maira García.

Napoli 28mar2015, America Latina: Musica per la Pace!

FLASHMOB!
America Latina: Musica per la Pace!

SABATO 28 MARZO – ORE 11,30

PIAZZA DEL GESÙ NUOVO, NAPOLI

 

Samba, Joropo, Jazz, Rock: un incontro multiculturale tra stili, generi, strumenti e tradizioni musicali diversi per l’incontro interculturale ed esprimere attraverso la musica il valore universale della PACE TRA I POPOLI.

 

Insieme agli amici del Venezuela, dell’America latina, e di tutti i popoli che sostengono una lotta quotidiana per la salvaguardia della propria autodeterminazione, siete tutti invitati al flash mob America Latina: musica per la pace! con musicisti di diverse nazionalità, portatori ognuno di una propria espressione musicale:

 

ÁLVARO UZCATEGUI, chitarrista e cantante venezuelano, si esibirà nel tradizionale joropo venezuelano, suonando il cuatro, la tipica chitarrina venezuelana a quattro corde;

CIRO IMPERATO, contrabbassista (latin-jazz);
MALIK e i tamburi africani;
i BARABBA, con brani rock’n’roll;
ROBERTIHNO, percussionista (samba e bossa nova).

 

Insieme ai musicisti si esibiranno artisti di strada dediti alla danza tradizionale venezuelana del joropo (Carmen Rosa Maglione Pittelli) e al mimo (Gennaro Calone).

 

Il Venezuela e l’America Latina promuovono i princìpi della solidarietà, dell’interculturalità, dell’inclusione sociale, del rispetto e della pace tra i popoli. Condividiamo questi valori suonando e ascoltando insieme musica dal mondo!

 

NON MANCATE!

 

Il flash mob America Latina: musica per la pace! è tra le iniziative del Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli che rientrano nell’ambito della campagna internazionale lanciata dal Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Bolivariana del Venezuela, “Venezuela no es una amenaza/ Somos esperanza #Obama deroga el decreto ya” (“Il Venezuela non è una minaccia / Siamo una speranza #Obama deroga il decreto subito”), a favore della pace e della autodeterminazione dei popoli. Nel programma di governo bolivariano la musica ha ottenuto risultati d’eccellenza in Venezuela – dal punto di vista sociale, formativo e artistico – con il consolidamento e rafforzamento del Sistema Abreu, metodo d’insegnamento musicale imitato in tutto il mondo.

 

Info:

 convenap.cultura@gmail.com  /  convenap.prensa@gmail.com

Tel.: 081.5518159 / Sezione Cultura e Stampa

 

Pagina Facebook:

Consulado General de la República Bolivariana de Venezuela en Nápoles

Twitter:

@ConsulVenNap

 

 

Sezione Cultura

Consolato Generale

Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli

tel: 081.5518159 – fax: 081.5422846

facebook:https://www.facebook.com/Consolato.Venezuela.Napoli

twitter: @ConsulVenNap

——————————————————————

Sección Cultura

Consulado General

República Bolivariana de Venezuela en Nápoles
tel: 0039.081.5518159 – fax: 0039.081.5422846

facebook:https://www.facebook.com/Consolato.Venezuela.Napoli

twitter: @ConsulVenNap

Quarto (NA) 29mar2015, calcio popolare: Seconda Coppa Chávez

Il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli
invita alla II Edizione del torneo di calcio popolare

COPPA HUGO CHÁVEZ

Domenica 29 Marzo 2015
Stadio Comunale di Quarto

Programma

Ore 11.00 Inizio delle Partite
Squadre in gioco:

1. Quartograd
2. RFC Lions – Caserta
3. Rappresentativa UISP Campania
4. Afro-Napoli United
5. Stella Rossa
6. Atletico Brigante

Ore 12.30 Premiazione e Consegna della Coppa “Hugo Chávez”

Ore 13.00 Buffet

*****

Ore 13.30 – 14.30 Interventi sul tema dello Sport Popolare:

Vincenzo Pastore, Presidente Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) – Saluto

Giorgio Rollin, Presidente Quartograd – Saluto

Amarilis Gutiérrez Graffe, Console Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli – “Hugo Chávez, il presidente che amava lo sport”

Antonio Marciano, Presidente della Unione Italiana Sport per Tutti (UISP) – “Lo sport contro il razzismo”

L’evento è realizzato con il patrocinio morale della FIGC
e la collaborazione di tutte le squadre in gioco

La “Coppa Hugo Chávez”, alla sua seconda edizione, è una delle iniziative del Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, rientra quest’anno nell’ambito della campagna internazionale lanciata dal Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Bolivariana del Venezuela, “Obama deroga el decreto ya” (“Obama deroga il decreto subito”), a favore della pace e della autodeterminazione dei popoli. Nel programma di governo bolivariano – grazie all’input del presidente Chávez, e al proseguimento dello stesso da parte del presidente Nicolás Maduro – lo sport ha avuto un ruolo centrale e ottenuto importanti risultati in Venezuela dal punto di vista sociale e formativo.

___

Verso il II Incontro Italiano di Solidarietà con la

Rivoluzione Bolivariana 

 

Napoli – 10-12 Aprile 2015
¡Todo 11 tiene su 13!

caracaschiama.noblogs.org

IBAN IT: 59 S 02008 03435 000101541691 – Associazione ALBA

BIC/SWIFT UniCredit: UNCRITMM 

Causale: “Donazione per Incontro di Solidarietà Aprile 2015”

Spagna: ideatore squadroni della morte con la destra venezuelana

da resumenlatinoamericano.org

Resumen Latinoamericano, 23 marzo 2015 – A richiesta delle loro famiglie l’ex presidente del governo spagnolo, il “socialista” Felipe González, ha accettato di farsi carico della difesa dei principali golpisti e fascisti incarcerati in Venezuela: il violento esponente di estrema destra Leopoldo López, imprigionato da più di un anno e il capo dell’ultimo tentativo di golpe e magnicidio, nonché sindaco di Caracas, Antonio Ledezma. Quest’ultimo è stato incarcerato lo scorso 20 febbraio da agenti del Servicio Bolivariano de Inteligencia (Sebin). Entrambi sono imputati di essere i responsabili dello svolgimento violento delle proteste avvenute lo scorso anno contro il Governo del presidente Nicolás Maduro, le quali hanno lasciato nelle strade un saldo di più di 40 morti.

La decisione di Felipe González fa capo “al crescente deterioramento della situazione dei diritti umani in Venezuela e dall’assenza delle garanzie giuridiche degli imputati”, i quali si trovano reclusi nel carcere militare di Ramo Verde a circa 30 km da Caracas. L’iniziativa del politico spagnolo, che a suo tempo organizzò gli Squadroni della Morte (GAL) che assassinarono numerosi cittadini baschi, ha anche la pretesa di “rompere il silenzio sostenuto dalla maggioranza dei governi dell’America latina di fronte agli abusi del regime chavista”.

Lo stesso Felipe González, il quale intrattiene un profondo rapporto con il Venezuela sin dagli anni ottanta (è stato un grande amico dell’ex presidente Carlos Andrés Pérez con cui ha effettuato numerosi accordi commerciali sottobanco), la scorsa domenica ha manifestato in una intervista la sua inquietudine di fronte all’attuale “flessione che sta subendo la democrazia in America latina”. Si è pronunciato a favore di “un dialogo serio” tra il Governo venezuelano e l’opposizione. “E parte del dialogo è che non si possono arrestare i rappresentanti politici. Il presidente Maduro afferma che nel suo paese non ci sono detenuti politici, ma politici detenuti; io aggiungerei che ci sono politici detenuti per il fatto di essere politici”, ha aggiunto.

Già nel mese di novembre dello scorso anno una trentina di ex capi di stato e di governo, tutti collegati alla politica nordamericana nel continente, costituiti nel Club di Madrid, hanno sottoscritto un documento redatto a Firenze, nel quale qualificavano di “arbitrario” l’arresto di López e reclamavano la sua messa in libertà. La dichiarazione è stata sottoscritta, tra gli altri, dagli expresidente Fernando Henrique Cardoso (Brasile), Ricardo Lagos (Cile), Alejandro Toledo (Perù), Luis Alberto Lacalle (Uruguay), Óscar Arias (Costa Rica), Andrés Pastrana (Colombia), Jorge Quiroga (Bolivia) e Osvaldo Hurtado (Ecuador).

[Trad. dal castigliano per ALBAInformazione di Vincenzo Paglione]

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