Dichiarazione dell’ALBA-TCP sulla crisi umanitaria nel mediterraneo

IV RIUNIONE STRAORDINARIA DEL CONSIGLIO POLITICO DELL’ALBA-TCP

I ministri degli Esteri del Consiglio Politico dell’ALBA-TCP di fronte alla terribile situazione umanitaria che si verifica nel Mediterraneo dichiarano:

  1. La causa principale delle tragedie umanitarie che hanno trasformato il Mediterraneo in una immensa e profonda tomba è il modello capitalista coloniale e neocoloniale, che ha precipitato i popoli di Africa e Asia nel sottosviluppo e distrutto i loro modelli produttivi, ponendoli al servizio delle metropoli occidentali. Nel 2015 oltre 2000 persone hanno perso la vita per sfuggire alle severe condizioni di vita e all’instabilità in Africa e Asia.

  1. Le economie africane sono state schiacciate sotto il pesante fardello della tassazione imposta dalle metropoli imperialiste europee, che ha generato crisi umanitarie in molti dei suoi paesi, e reso vani tutti i tentativi di rilanciare le loro economie a beneficio dei popoli africani.

  1. L’Occidente utilizza la violenza terroristica per rovesciare quei legittimi governi che si rifiutano di applicare il modello capitalistico di sfruttamento e non soddisfano i suoi voraci interessi.

  1. Con il patrocinio e la complicità dell’Occidente, la violenza si è diffusa nei paesi africani, l’Afghanistan, la Siria, l’Iraq e il Medio Oriente perpetrati da gruppi terroristici impuniti che hanno causato profonda sofferenza ai popoli di queste vaste regioni.

  1. I processi di destabilizzazione della regione sono andati a sommarsi alle già nefaste conseguenze del colonialismo e del neocolonialismo. Le modalità con cui la Libia è stata smembrata nel 2011 rappresentano il massimo esempio di questo. Il rovesciamento illegittimo del suo governo, in contrasto con il diritto internazionale, ha costretto al trasferimento di migliaia di cittadini, che, nel tentativo di attraversare il Mar Mediterraneo, rischiano la vita per sfuggire alla violenza terroristica e alle carestie provocate dall’Occidente.

  1. Allo stesso modo, l’Occidente intende rovesciare il legittimo e costituzionale governo della Siria, promuovendo ulteriore violenza terroristica e destabilizzazione in tutta la regione.

  1. Riteniamo che questa nuova avventura imperialista incrementerà l’attuale tragedia umanitaria, e renderà l’Europa l’obiettivo principale delle terribili conseguenze umane derivanti da questa azione che è in contrasto con i principi fondamentali del Diritto Internazionale.

  1. Facciamo appello all’Europa affinché si svegli e reagisca immediatamente, con sensibilità e giustizia, e accetti la sua responsabilità storica che supera i limiti della tragedia umana.

  1. I paesi dell’ALBA-TCP chiedono ai governi e ai popoli del mondo di costruire un Piano di Solidarietà per i popoli che subiscono oggi le conseguenze del terrorismo internazionale, e di investire il 20% della spesa militare mondiale per sostenere il diritto alla salute, istruzione, cibo, abitazioni e diritti umani fondamentali di milioni di cittadini colpiti dal terrorismo promosso e supportato dall’Occidente.

  1. Inoltre, esprimiamo la nostra costante e seria preoccupazione per le deportazioni e i trasferimenti forzati in corso di cittadini dominicani di origine haitiana, e riaffermiamo i diritti umani fondamentali di tutti coloro che sono sfollati, e chiediamo una soluzione giusta e pacifica di questa crisi in conformità con i principi del diritto internazionale.

Caracas, Repubblica Bolivariana del Venezuela, 10 agosto 2015.

Rigoberta Menchú esorta a difendere la democrazia in Ecuador

menchx-andes.jpg_1718483346da Telesur

L’attivista indigena ha chiamato gli ecuadoriani a fronteggiare le élites imperialiste e difendere lo spirito della Costituzione

Il premio Nobel per la Pace, Rigoberta Menchú, ha chiesto ai cittadini ecuadoriani di difendere le istituzioni democratiche dell’Ecuador, di fronte all’offensiva delle éelites imperialiste che cercano di sovvertire l’ordine costituzionale del paese.

Riguardo gli atti di violenza denunciati dal governo ecuadoriano, l’attivista indigena guatemalteca ha esortato a difendere lo spirito della Costituzione e appoggiare il presidente Rafael Correa, per «rafforzare e approfondire» le conquiste della Revolución Ciudadana.

Menchú ha chiesto anche che siano promossi il dialogo e la «non violenza». Azioni che ritiene rappresentino la strada giusta per proseguire nel consenso e mantenere un «ambiente di pace».

A tal proposito, ha condannato gli schemi di «intervento e i tentativi di indebolimento della democrazia», così come la volontà di «destabilizzazione» che mette a repentaglio le conquiste politiche ed economiche ottenute sino a questo momento.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

L’Algeria ribadisce il rifiuto alle basi straniere sul suo territorio

da al manar

Per bocca del suo ministro per gli Affari del Maghreb, dell’Unione africana e della Lega araba, Abdelkader Messahel, intervenuto alla vigilia dell’apertura della Conferenza internazionale sulla lotta contro l’estremismo, l’Algeria ha ribadito il suo rifiuto a qualsiasi base straniera sul suo suolo.

Per giustificare una tale posizione, Messahel ha usato un linguaggio diplomatico abbastanza rilevante. Egli ha sostenuto che uno “stato capace” non ha bisogno di basi straniere per combattere la minaccia terroristica, sapendo che le potenze straniere che vogliono stabilire basi militari in Nord Africa in genere utilizzano il pericolo del terrorismo per giustificare la loro richiesta.

Messahel ha affermato per l’ennensima che lo Stato algerino ha tutte le capacità per affrontare la minaccia del terrorismo ai suoi confini e nel suo territorio, ma è stato un modo intelligente per ingraziare alcune potenze straniere interessate a installare  le basi militari.

La posizione algerina così come è stata esposta da Messahel aiuta a respingere le pressioni, che stanno aumentando ultimamente, per stabilire basi straniere sul territorio nazionale, evitando che il rifiuto algerino venisse interpretato come un segno di ostilità nei confronti di questi stessi paesi la cui facoltà di nuocere non deve essere mai trascurata.

Il richiamo della posizione algerino su questa delicata questione da parte del Ministro Messahel è quello di mantenere i contatti con l’ultimo punto di un altro alto funzionario algerino. Infatti, come parte della sua ultima apparizione mediatica, Ahmed Ouyahia, come segretario generale della RND (un partito politico algerino) e capo di Gabinetto della Presidenza della Repubblica ha chiaramente ribadito i motivi che potrebbero spiegare le sfide Algeria nella attuale situazione regionale e internazionale.

Ouyahia ha ricordato, in particolare, il fatto che l’Algeria si rifiuta di inviare il suo esercito in guerra al di fuori dei suoi confini (in Libia e Medio Oriente) e per il fatto che, oltre alla Siria (si sa cosa è accaduto) l’Algeria è l’unico paese arabo a rimanere in piedi a fianco del popolo palestinese contro l’occupazione israeliana. Ouyahia è giunto al punto di dichiarare che l’Algeria giuridicamente è ancora in guerra contro Israele.

Gli osservatori diplomatici non esitano a mettersi in relazione queste posizioni ufficiali dell’Algeria contro l’interventismo delle grandi potenze nella regione e le pressione ricevute, compresa la forma di azioni di destabilizzazione per minare la pace civile e l’unità nazionale, come è accaduto di recente nel wilaya di Ghardaia.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Maduro: «Non consegneremo mai la patria all’imperialismo»

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Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha lanciato l’allarme circa le manipolazioni eversive di settori della destra e ribadito che nonostante le trame e i tradimenti golpisti non consegnerà la patria all’imperialismo e difenderà la sovranità e l’indipendenza del suo paese

“Qualsiasi cosa accada, qualunque cosa facciano, noi continueremo a lottare, non consegneremo mai questo paese all’imperialismo, la nostra patria non sarà mai più sotto il giogo imperialista”, queste le parole pronunciate da Maduro nel municipio di Cristóbal Rojas, un comune situato nello stato di Miranda, nel centro-nord del territorio venezuelano.

Il presidente nel suo intervento ha fatto riferimento ai disagi cui è costretto il popolo a causa della collusione tra la borghesia venezuelana e le multinazionali straniere al fine di ripristinare, a suo giudizio, un sistema pro-imperialista nel paese sudamericano. Tuttavia, secondo il capo dello stato, Governo e popolo venezuelano supereranno con successo questo periodo.

“Così come storicamente abbiamo sconfitto le frodi elettorali e politiche, sconfiggeremo anche il sabotaggio economico e commerciale”, ha garantito Maduro.

A questo proposito, ha ricordato come il governo bolivariano abbia recentemente sbaragliato il tentativo di colpo di stato pianificato dalla destra nei suoi confronti, e per questo, ha invitato i venezuelani ad alzare il livello d’attenzione per comprendere in maniera chiara lo scenario.

“In primo luogo – ha evidenziato il presidente Maduro – voglio che tutto il Venezuela comprenda la situazione, comprenda quali sono i problemi, perché vi è molta manipolazione”.

Inoltre, ha ricordato come la “strategia” applicata in Venezuela, sia la stessa già utilizzata contro i governi di altri paesi. Facendo riferimento al governo dell’ex presidente cileno, Salvador Allende, rovesciato attraverso un colpo di stato organizzato dalla destra nazionale.

Maduro ha concluso affermando che oggi in Venezuela “ci troviamo di fronte ad un identico scenario”, ragion per cui, ha richiesto il sostegno di tutto il popolo per combattere le trame golpiste.

Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, il 12 febbraio annunciò che il suo governo aveva sventato un tentativo di colpo di stato, orchestrato da Washington, fornendo le prove di un piano che prevedeva il suo assassinio e la realizzazione di azioni violente dirette contro strutture statali del paese bolivariano.

In seguito a questo tentativo golpista, Maduro ha annunciato di aver ordinato una serie di misure diplomatiche dirette contro gli Stati Uniti, al fine di evitare ulteriori attacchi imperialisti, diretti contro la pace e stabilità del paese sudamericano.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione a cura di Fabrizio Verde]

Appello degli Argentinos en Italia por la memoria, verdad y justicia

Appello alla stampa italiana

Il Grupo de Argentinos en Italia por la memoria, verdad y justicia vuole esprimere la propria preoccupazione per i tentativi di destabilizzazione che si ripetono in Argentina. Da quando alcuni gruppi di potere hanno capito che attraverso le urne sarebbero stati nuovamente sconfitti, si sono dedicati a creare instabilità economica, caos nelle istituzioni e frammentazione sociale.

Chiediamo ai giornalisti e ai media italiani di non fomentare questo clima di delegittimazione.

Ricalcare e fare l’eco ai grandi gruppi monopolistici che controllano l’informazione in Argentina significa anche ostacolare i processi in atto in America Latina e mettere a rischio la democrazia.

Le vicende intorno al presunto suicidio del procuratore Alberto Nisman non dovrebbero trasformarsi in un’altra occasione per indebolire le istituzioni democratiche. La superficialità e l’inconsistenza degli argomenti con cui i media riferiscono i fatti non sono solo parole, possono recare un reale danno all’insieme della società argentina. Siamo consapevoli che molti paesi dell’America Latina sono bersagliati perché non seguono i dettami del razionalismo economico neoliberista. Ma siamo anche convinti che il processo di globalizzazione deve contribuire all’accettazione della diversità, più che all’imposizione di un modello unico. Invece questo “laboratorio latinoamericano”, che rifiuta le imposizioni dei mercati e della finanza internazionale, non è promosso come una nuova prospettiva per la costruzione di una società con più spazio per i diritti umani e sociali.

Di recente il cadavere del procuratore generale Alberto Nisman è stato utilizzato come un arma politica. Da quando domenica 18 gennaio fu ritrovato nella sua abitazione con un colpo alla tempia i più potenti media argentini hanno seminato ombra su ombra per screditare la presidente Cristina Kirchner. Il procuratore, che accusava la presidente di voler insabbiare il processo per la bomba alla mutua israelitica AMIA, avvenuto a Buenos Aires nel lontano 1994, morì un giorno prima della presentazione della denuncia. La discussione sui fatti, cioè sulle accuse e le prove del procuratore sono passate a secondo piano, anzi non se ne parla proprio, anche perché si sono dimostrate confuse e prive di fondamenti.

Destabilizzare

Chi tenta in questo modo di rovesciare il corso della politica argentina non ha il consenso popolare. Tutti i sondaggi indicano che per i comizi nazionali che si terranno ad ottobre l’opposizione sarà nuovamente sconfitta. La Kirchner sarebbe stata riconfermata, ma dopo due mandati non si può presentare. Questi gruppi di potere non hanno il consenso ma dispongono di molti mezzi, la parola d’ordine è allora destabilizzare, seminare il caos per evitare l’inevitabile.

Perfino una comitiva di procuratori ha indetto una manifestazione per il 18 febbraio per ricordare Nisman. Anche se la magistratura e tutte le prove della scientifica continuano a confermare che si sarebbe trattato di un suicidio, i procuratori manifestano contro “l’uccisione” di un loro collega.

Purtroppo i tentativi di destabilizzazione non sono una novità per l’America Latina, tanto per fare un esempio, quando nel 1973 Salvador Allende è stato deposto dal generale Augusto Pinochet mancavano pochi mesi alle nuove elezioni e tutte le previsione assegnavano una contundente vittoria al presidente socialista.

In ogni modo e al di là dell’accavallarsi delle versioni, in quest’ultima vicenda risulta chiara l’ingerenza di un intreccio tra servizi segreti argentini, israeliani e nordamericani. Da dietro le quinte l’intelligence ha manovrato alcuni soggetti, forse anche lo stesso procuratore Nisman, usandoli come pedine della geopolitica globale. La magistratura argentina è tradizionalmente molto legata ai servizi segreti locali. Su questo legame si cerca di fare luce in questi giorni. Il conflitto sociale non era mai arrivato in questi ultimi anni a disaggregare così tanto la società. È vero che il governo Kirchner è stato colpito da questa vicenda, ma superato il primo impatto la risposta è stata decisa: il giorno dopo la morte di Nisman ha reso pubblica la denuncia che avrebbe presentato, poi ha sciolto i servizi di sicurezza e proposto una loro radicale riforma, che è già in discussione in parlamento.

Golpe

Un duro golpe economico era stato inflitto all’Argentina quando una sentenza della magistratura degli Stati Uniti ha deciso che la rinegoziazione del debito, dopo il default del 2001, non era valida.

Questo accordo sovrano era privo di valore perché il parere del giudice Thomas Griesa, secondo le norme finanziarie che guidano la globalizzazione, è più legittimo che la volontà di una nazione. Il golpe economico non è stato ancora risolto, ma l’onda mediatica che cavalcò gli interessi della lobby finanziaria generò panico nella società e sfiducia nei partner dell’Argentina.

A gennaio del 2014 l’Argentina ha subito un altro golpe economico, un attacco speculativo sulla propria moneta. L’operazione voleva provocare la svalutazione del peso incoraggiando l’inflazione.

Questa manovra si è aggiunta al boicottaggio dei produttori di cereali che hanno immagazzinato la produzione in attesa di un cambio col dollaro più favorevole.

Nell’epoca della realtà virtuale forse non sono più necessari i carri armati per fare un colpo di Stato. Quando alla concentrazione economica si aggiunge quella mediatica l’assedio finisce per avere ragione. Oggi l’America Latina che non è allineata nel neoliberismo subisce questi attacchi.

Non è facile frazionare i monopoli dei media, la scorsa settimana il gruppo Clarin, il più grande di America Latina, è stato beneficiato da nuove misure cautelari che rimandano l’applicazione della Ley de medios. La norma, approvata a larga maggioranza da entrambe le camere nel 2010, vorrebbe democratizzare l’informazione ma è ostacolata da un susseguirsi di sentenze.

La morte di Nisman approfondisce una frattura sociale sempre più radicalizzata. O si sta a favore o contro il governo di Cristina Kirchner, come un tempo tra peronisti e antiperonisti, o pro o anti militari. In queste circostanze il ragionamento, quando c’è, è mosso dalla logica di appartenenza.

Una logica ottusa che nella storia argentina ha lasciato migliaia di morti ed esuli, quei 30.000 desaparecidos sono il risultato di questa cecità.

Noi del Grupo de argentinos por la memoria, verdad y justicia, in quanto testimoni di questo processo, osserviamo che i media internazionali ed in particolare quelli italiani, scelgono di soffermarsi su aspetti collaterali senza rendere la realtà dei fatti. Questo atteggiamento può recare gravi danni all’Argentina, vogliamo perciò rivolgere un appello alla stampa italiana a lavorare insieme seriamente in difesa della democrazia e delle politiche di allargamento dei diritti umani e sociali che da anni porta avanti l’Argentina.

Grupo de Argentinos por la memoria, verdad y justicia

Roma, 12/02/2015

Un’inchiesta rivela i piani della destra venezuelana

Guarimba19-01-15da Telesur

L’obiettivo è quello di fomentare pessimismo e incertezza attraverso i social network al fine di esasperare la situazione e generare reazioni irrazionali della popolazione

Uno studio divulgato domenica da «Monitor País», condotto da Hinterlaces, conferma che la destra venezuelana attua una strategia socio-emozionale volta a generare nevrosi, caos sociale e la sconfitta della Rivoluzione Bolivariana.

«L’attuale campagna messa in atto da una ‘Clínica de Masas’ (…) è un altro capitolo di un lungo programmato processo d’accumulo di angosce collettive, miranti a innescare incertezza e sensazione di vulnerabilità, nonché causare reazioni irrazionali» precisa l’analisi pubblicata sul sito di Hinterlaces.

Secondo quanto si legge nel testo, il metodo consiste nel «concatenamento una serie di messaggi allarmisti e fatalisti, che sovradimensionano la crisi ed esacerbano il malcontento veicolato da reti sociali e voci incontrollate, con l’obiettivo di creare un senso di paura collettiva, la percezione di caos e vulnerabilità».

L’inchiesta inoltre indica che le caratteristiche di questa campagna corrispondono alle ‘Tecniche Avanzate di Guerra Psicologica di IV Generazione’ che non hanno bisogno di leaders, idee, proposte o promesse «che mobilitino le masse», perché sono volte a generare rabbia e malcontento.

In questo senso Hinterlaces spiega che l’utilizzo di questo tipo di strategia evidenzia «l’inesistenza di un’alternativa capace di mobilitare la maggioranza dei venezuelani».

Per quanto riguarda i dati, lo studio indica che l’opposizione venezuelana può contare su di un sostegno popolare pari ad appena il 18%, perché si percepisce l’assenza di «messaggi, proposte, leadership e unità strategica».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

L’ex vicepresidente Rangel denuncia: «Mercenari centroamericani stanno penetrando nel paese»

Immaginedi Fabrizio Verde

Spirano ancora forte i venti golpisti sul Venezuela. L’ultradestra venezuelana, evidentemente, non ha alcuna intenzione di dialogare, ne tantomeno rispettare la volontà popolare e, dunque con ogni mezzo cerca di rovesciare il legittimo governo presieduto da Nicolàs Maduro.

Dopo le violente proteste che non hanno sortito l’effetto sperato, ossia ricreare a Caracas quanto avvenuto a Kiev dove un governo democraticamente eletto è stato rimpiazzato da una giunta filonazista sponsorizzata dalla Nato, l’opposizione punta di nuovo forte sul golpismo aperto.

Secondo la denuncia di José Vicente Rangel – giornalista e già vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela dal 2002 al 2007 – stanno penetrando in Venezuela terroristi mercenari provenienti dal Centroamerica.

«Tra le azioni previste per il mese di giugno – denuncia l’esperto giornalista durante il programma ‘José Vicente Hoy’ trasmesso da Telesur – in funzione del golpe continuo, vi è la partecipazione di mercenari centroamericani provenienti da Guatemala, El Salvador e Messico, che stanno entrando nel paese per eseguire azioni di sabotaggio in connessione con bande organizzate».

Rangel ha poi aggiunto che l’estrema destra, in questa fase, cerca di riorganizzare le proprie forze al fine di continuare ad attuare quelle azioni di tipo violento e terroristico, che si succedono in Venezuela dallo scorso mese di febbraio.

A coordinare questa operazione di stampo terroristico – informa infine Rangel – vi sarebbe un importante imprenditore, proprietario di grossi centri commerciali, che da Panama si starebbe occupando di coordinare e finanziare il piano destabilizzatore.

Il governo e la Fuerza Armada Nacional Bolivariana (FANB) sono al corrente del piano destabilizzatore e pronti a mettere in campo tutte quelle misure necessarie a sventarlo. Oltre a poter contare su di un ampio appoggio popolare, unito a una forte solidarietà internazionale.

La denuncia di Rangel, rende noto quello che si configura come l’ultimo di una lunga serie di piani terroristici volti a far piombare il Venezuela nel caos. Piani cruenti, che prevedono spargimento di sangue e l’assassinio dei massimi esponenti della Repubblica Bolivariana come Maduro e Cabello, a cui si vorrebbe far subentrare una giunta militare come recentemente accaduto in Thailandia.

Ad alimentare queste operazioni, come dimostrato e comprovato dall’ex vicepresidente Jorge Rodriguez, sono i soliti noti: il Dipartimento di Stato nordamericano e l’ambasciatore Usa in Colombia. Il loro obiettivo, sempre il medesimo: eliminare un governo considerato «scomodo», non allineato, oltre che ovviamente poter mettere le mani sulle ingenti risorse petrolifere di cui dispone il Venezuela.

Ucraina e Russia: aggressione degli Stati Uniti in stile jugoslavo

Immaginedi Miguel Angel Ferrer – Telesur

Convenzionalmente sono otto i paesi che possono essere considerati potenze: Stati Uniti, Germania, Inghilterra, Francia, Canada, Italia, Giappone e Russia. Sono quelle nazioni che formano il noto gruppo del G8, cioè i paesi più industrializzati del mondo.

Ma se si vuol parlare di potenze vere, a questa lista di otto dobbiamo aggiungere la Cina ed eliminare Giappone, Italia, Canada, Inghilterra, Germania e Francia. Quindi, parlando seriamente di potenze, restano solo tre nazioni: Stati Uniti, Russia e Cina.

E questo perché la caratteristica essenziale di una potenza è quella non essere subordinata a qualsiasi altro potere, nessun’altra nazione, o qualsiasi altra entità. E questo non è il caso di Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Giappone e Canada.

Questi sei paesi non possono essere considerati potenze in quanto subordinati agli Stati Uniti. Dobbiamo ricordare che, ad eccezione della Francia, i rimanenti cinque sono occupati da militari degli Stati Uniti? E quanto alla Francia, che di certo non ha truppe statunitensi sul proprio territorio, già dalla lontana epoca del generale Charles de Gaulle, non ha dato alcuna prova concreta di essere libera dalla tutela degli Stati Uniti. Anche durante i mandati del falso socialista Francois Mitterrand e del suo attuale omonimo Hollande.

La questione è molto chiara nel conflitto in corso in Ucraina. Gli Stati Uniti hanno provocato la caduta del presidente Viktor Yanukovich a loro non gradito, al fine di circondare la Russia militarmente. Con la Russia che risponde ospitando lo spodestato Yanukovich, indurendo il suo discorso antistatunitense e spostando truppe nella penisola ucraina, ma russofona, di Crimea, dove è di stanza la Flotta russa del Mar Nero.

Si tratta, come è evidente, di un conflitto che ricorda i tempi della Guerra Fredda tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Dove la potenza americana viene accompagnata dalle sue semipotenze vassalle dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO) e da Francia e Giappone schierate dalla sua parte nonostante non siano interessate dalla controversia russo – americana.

E sebbene la Russia adesso non sia più comunista (o socialista), venendo così meno il pretesto della lotta contro il comunismo per aggredirla militarmente e sottometterla al vassallaggio, nella memoria collettiva del popolo russo (e anche del suo governo) vi sono le immagini e i fatti della precedente aggressione imperialista del 1941-1945, da parte della Germania nazista.

Il suo popolo e il suo governo sanno, o si aspettano o temono che prima o poi questa aggressione possa ripetersi. Il rovesciamento di Yanukovych e il successivo sequestro dell’Ucraina (la zona occidentale) da parte degli Stati Uniti è stato il primo e più importante segnale che la temuta aggressione è in fase preparatoria.

Aggressione, in linea di principio, non necessariamente militare. Ma piuttosto un assalto in stile ucraino o simile al modello jugoslavo utilizzato per abbattere e assassinare Slobodan Milosevic e occupare militarmente l’ex Jugoslavia. Accerchiare, domare ed eliminare Vladimir Putin e i leader russi che si oppongono o si opporranno alla dominazione della Russia da parte degli Stati Uniti è il proposito di Washington nel medio termine.

Se le cose stanno così, vedremo presto in Ucraina – almeno per ora solo nella sua parte occidentale – l’installazione di basi militari, di armi atomiche e il dispiegamento di molte truppe statunitensi. E non sarà fatto, ovviamente, con finalità amichevoli, ma come sempre per dominare e sottomettere. La palla è ora dalla parte russa. E la Russia, che ha già iniziato, dovrà pianificare le sue prossime mosse. Dapprima difensive, poi vedremo.

http://www.miguelangelferrer-mentor.com.mx

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Violenza e terrorismo mediatico: l’ondata reazionaria investe il Venezuela

Immaginedi Fabrizio Verde – Marx 21

Una nuova ondata reazionaria, la più forte dopo il golpe del 2002, si è abbattuta in maniera violenta sul Venezuela. L’obiettivo è palese: costringere il legittimo presidente Maduro a capitolare. Evidentemente i settori reazionari e fascisti della destra venezuelana, con l’appoggio esterno dei loro padrini di Washington, hanno optato ancora una volta per la linea dura e golpista, avendo constatato che il processo rivoluzionario gode di ottima salute oltre che di un saldo sostegno popolare. Le 18 tornate elettorali su 19 vinte dal «chavismo» – senza alcuna ombra come certificato da organismi e osservatori internazionali – sono lì a confermarlo senza tema di smentita.

Lo schema è quello classico, da rivoluzione colorata: sulla base di una protesta studentesca, intrisa di classismo e senza alcuna chiara rivendicazione – circostanza confermata dal giornalista spagnolo Ignacio Ramonet – settori dell’opposizione della Mesa de la Unidad Democratica capeggiati da Leopoldo López , hanno dato vita a Caracas e in alcune regioni del paese ad atti di violenza, devastazione e saccheggio.

Con l’ausilio del lavorio mediatico, incessante, del circuito mainstream volto a far credere che in Venezuela siano in atto poderose proteste di massa, quando invece nella realtà si tratta di una minoranza. Ben addestrata, armata e finanziata.

Bisogna chiarire che le proteste non sono organizzate dal movimento studentesco, ma bensì dal partito fascista Voluntad Popular di Leopoldo López e sono concentrate solo su circa l’8% del territorio venezuelano. Principalmente in quei municipi e stati governati dall’opposizione:

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Lo stato di Miranda governato da Capriles, protagonista attivo insieme a Leopoldo López nel tentato golpe del 2002, dove secondo quanto ha denunciato Maduro, i comportamenti ambigui tenuti dal governatore hanno concesso enorme libertà di violenza agli estremisti.

Táchira stato di frontiera al confine con la Colombia, dove il governo ha dovuto inviare forze speciali per contrastare gli squadroni paramilitari penetrati dalla vicina Colombia. Stato dove si trova il municipio di San Cristóbal, il cui sindaco Daniel Ceballos è ritenuto il “coordinatore” delle azioni violente. «Abbiamo un militante dell’ala destra del gruppo estremista Voluntad Popular – ha rivelato Maduro a Telesur – che è già stato messo sotto inchiesta. Èun uomo di Álvaro Uribe Vélez (ex presidente colombiano), è un uomo coinvolto nel traffico d’armi, di droga e omicidio. Il suo nome è Daniel Ceballos, si tratta di un nazista».

«In Venezuela è in atto un tentativo di colpo di stato – ha spiegato ancora Maduro nell’intervista rilasciata domenica sera all’emittente Telesur – basato sull’azione di piccoli gruppi che hanno l’obiettivo di gettare nell’angoscia il popolo venezuelano».

L’azione di questi gruppi è necessaria per montare artatamente un clima da guerra civile e provare il colpo di mano. Così facendo l’opposizione, con l’apporto fondamentale dei media locali e internazionali, uniti all’utilizzo massiccio dei social network, ha potuto montare una «brutale campagna mediatica» facendo ricorso alle peggiori manipolazioni. L’obiettivo è palese: provocare, la salida, ossia l’uscita di scena di Maduro e se ciò non dovesse accadere, creare il clima necessario a giustificare un eventuale intervento armato esterno. Uno scenario, per intenderci, simile a quello libico, siriano o ucraino. Comprovato dalle palesi ingerenze dell’amministrazione Usa. A tal proposito il presidente ha invitato il popolo venezuelano a continuare la lotta e occupare le piazze del Venezuela nel caso dovesse avere luogo la sua eliminazione fisica per mano dei fascisti.

La «brutale campagna mediatica». Il presidente venezuelano ha efficacemente bollato quella in atto, come la «campagna di terrorismo mediatico più brutale dal 2002 ad oggi». Essa è parte fondamentale della strategia di delegittimazione del governo e di guerra economica che costituisce il cosiddetto «golpe suave» tentato dall’opposizione.

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Paradigmatica in tal senso la vicenda della modella venezuelana morta durante una delle manifestazioni di protesta: grande risalto sui media internazionali alla foto che ritraeva un uomo in moto trasportare il corpo della giovane donna ormai senza vita. Nessun risalto, invece, all’inchiesta che ha acclarato come il proiettile che ha spezzato prematuramente la vita di questa miss provenisse dalle fila dei manifestanti stessi. La donna è stata in realtà uccisa da fuoco amico.

Lo stesso schema è stato ripetuto nel caso delle gravi accuse mosse ad alcuni funzionari della Guardia Nacional Bolivariana (GNB): i funzionari, secondo l’opposizione, avrebbero dapprima torturato un cittadino tratto in arresto e, successivamente praticato violenza con un fucile. La notizia ha avuto ampio eco nei media a livello planetario, che ovviamente hanno fatto a gara nel dipingere il governo bolivariano come un crudele repressore dei propri cittadini, capace delle peggiori nefandezze. La perizia condotta dal medico legale Pedro Fósil – medico forense dell’unità contro la violazione dei diritti fondamentali – ha però accertato che il cittadino non ha subito alcun abuso. Anche in questo caso, l’esito dell’indagine è stato completamente ignorato.

Il Venezuela viene dipinto come un luogo dove il governo esercita un ferreo controllo sui mezzi d’informazione. Un luogo dove, sostanzialmente, è negata ogni minima libertà d’informazione. Risulta quindi particolarmente curioso che questo brutale regime permetta che le Tv di Stato raggiungano solo il 4% del pubblico totale, mentre il restante viene coperto da quei gruppi che rispondono ai nomi di CNN, Univisión, Telemundo, Fox News e NBC – per restare solo nell’ambito delle tv più importanti – che stanno montando la campagna di terrorismo mediatico producendo menzogna su menzogna. Addirittura la CNN da giorni cerca di giustificare in ogni modo, preventivamente, l’eventuale assassinio del presidente Maduro.

Stride inoltre il il totale silenzio, da parte di chi grida al Venezuela censore, sul criminale assedio con cui i fascisti hanno tentato per una settimana di bloccare le attività della Tv di Stato Venezolana de Televisión. Con tentativi d’incendio e aggressioni ripetute ai danni dei giornalisti impossibilitati a svolgere il proprio lavoro.

La «brutale campagna mediatica» posta in essere comprende la narrazione di un Venezuela segnato da un’economia fuori controllo e ormai destinata al disastro. Il dito viene puntato principalmente su inflazione e scarsa disponibilità di cibo e beni di prima necessità. Per quanto concerne l’inflazione, secondo gli ultimi dati disponibili sarebbe al 40%, dunque ben 16 punti percentuali in meno rispetto all’anno passato quando viaggiava al 56%. Dati da valutare tenendo presente che nel periodo precedente l’ascesa al potere di Hugo Chávez, l’inflazione superava anche il 100%.

Mentre la scarsità di cibo oltre che di alcuni beni di prima necessità è riconducibile, sostanzialmente, alla guerra economica che il governo bolivariano sta contrastando con ogni mezzo disponibile, e alla forte espansione dei consumi tra le fasce più povere della popolazione.

Nonostante una siffatta situazione, le conquiste del chavismo anche in questo campo sono innegabili: prima dell’entrata in scena di Chávez nel 1998, un venezuelano consumava in media 2000 calorie al giorno. A febbraio 2014, siamo intorno alle 3000 calorie assimilate quotidianamente. Insomma, chi afferma che il popolo venezuelano è ridotto alla fame, sta mentendo in maniera spudorata.

Leopoldo López e le ingerenze degli Usa. Già protagonista nel golpe cruento del 2002, l’attuale coordinatore del partito fascista Voluntad Popular si presenta come leader di un gruppo che promuove «un conciliante messaggio di pace, benessere e progresso, che s’impegna per la costruzione di un’alternativa per il paese dove i diritti sono per tutti i venezuelani».

In realtà abbiamo constatato con mano che López è una creatura degli Stati Uniti e il suo obiettivo è quello di destabilizzare attraverso la violenza il legittimo governo Maduro. Il suo nome viene citato per ben 77 volte nei vari dispacci diffusi dall’organizzazione Wikileaks. In uno di essi viene definito come «ambizioso e assetato di potere».

L’ex sindaco del municipio di Chacao è legato a doppio filo alla Central Intelligence Agency (CIA), a cui si è legato ai tempi della sua permanenza presso il Kenyon College, nello stato dell’Ohio, dove la CIA ha elementi tra gli insegnanti il cui compito è quello di individuare tra gli studenti, quelli che possono essere utili alla propria causa.

Tornato in patria, dal 2002, ha compiuto diversi viaggi negli Usa, presso la sede dell’International Republican Institute (IRI) del Partito Repubblicano, dove ha sostenuto svariati incontri con funzionari dell’allora governo Bush. Dall’Iri ha ottenuto supporto strategico e finanziario.

Una volta terminato il mandato come sindaco del municipio Chacao, è stato interdetto a causa della malversazione delle risorse pubbliche che erano a sua disposizione.

I finanziamenti nordamericani a quell’eterogenea galassia che forma l’opposizione venezuelana sono davvero ingenti: secondo quanto rivelato dall’avvocato e scrittrice Eva Golinger nel solo anno 2014 dagli Usa sono arrivati ben 5 milioni di dollari destinati ai vari gruppi d’opposizione. Mentre dal 2010 ad oggi la cifra sarebbe superiore ai 100 milioni di dollari. A veicolare il flusso di denaro verso i gruppi d’opposizione è la nota agenzia Usaid, il cui zampino è sempre presente nel mondo quando vi sono in atto tentativi di destabilizzazione di un qualsivoglia governo che non corrisponde alle esigenze del tracotante imperialismo nordamericano. 

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