Assad: «In Siria e Iraq terrorismo turco, saudita, e di alcuni paesi UE»

da lantidiplomatico

Il presidente Bashar al-Assad, in un’intervista a “Sputnik” e “Ria Novosti,  ha dichiarato che le vittorie conseguite dall’esercito siriano avranno un impatto sui paesi che ostacolano una soluzione in Siria, in particolare, su Arabia Saudita, Turchia, Francia e Gran Bretagna, che scommettono sul suo fallimento, per imporre le loro condizioni nei negoziati.

Il presidente Assad ha dichiarato che il sostegno militare della Russia e degli Amici della Siria nei successi militari siriani contribuiranno ad accelerare una soluzione politica e non viceversa, notando che Damasco non ha cambiato le sue posizioni prima o dopo il supporto della Russia.

In risposta ad una domanda sul fatto che le vittorie conseguite da parte dell’esercito rafforzino la posizione del governo nei colloqui di Ginevra e mettano in pericolo il processo politico, il presidente ha risposto che «ci sono alcune parti che accusavano sia la Siria che la Russia che cercano di presentare il sostegno della Russia alla Siria nella lotta contro il terrorismo come il supporto per il presidente o il governo siriano, e che, quindi, ciò ostacoli il processo politico».

Inoltre, ha spiegato che il governo è stato flessibile fin dall’inizio, la politica in Siria per cinque anni ha risposto a tutte le iniziative volte a non far passare nessuna occasione senza cercare di risolvere la crisi».

Il presidente siriano ha affermato che il terrorismo che insanguina Siria e Iraq è sostenuto da Turchia, Arabia Saudita e diversi paesi europei, tra cui Francia e Regno Unito.

«Il terrorismo è il vero problema. Dobbiamo combatterlo a livello internazionale, perché il terrorismo non riguarda solo la Siria. esiste il terrorismo in Iraq ed è supportato direttamente dalla Turchia, dalla famiglia reale dell’Arabia Saudita, nonché da parte dei paesi occidentali, in particolare da Francia e Regno Unito», ha aggiunto Assad.

«Mentre gli altri paesi osservano solo. Non fanno nulla di serio per quanto riguarda questo problema», ha lamentato il presidente.

Il presidente siriano ha spiegato che la migrazione è stata causata non solo dalla mancanza di sicurezza, ma anche dalle sanzioni occidentali.

«Le cause delle migrazioni non sono solo il terrorismo e la mancanza di sicurezza, ma anche il blocco, le sanzioni occidentali imposte alla Siria. Molti erano in zone sicure dove non c’è il terrorismo. Le persone ora sono in grado di ottenere il necessario. Pertanto, in qualità di Stato dobbiamo agire, dalle prime esigenze elementari, per migliorare la situazione economica e il settore dei servizi in Siria. È quello che facciamo nel quadro della ricostruzione», ha detto.

Nell’intervista, ha spiegato che il governo siriano prende provvedimenti per garantire che i cittadini non abbiano motivo di emigrare.

«Abbiamo iniziato i lavori di ricostruzione prima che finisse la crisi, per quanto possibile, per mitigare le conseguenze del danno economico e allo stesso tempo ridurre il flusso di migranti all’estero», ha aggiunto.

Il presidente ha ricordato che il danno economico e alle infrastrutture supera i 200 miliardi di dollari, indicando che le questioni economiche possono essere affrontate solo quando la situazione si stabilizzerà, ma la ricostruzione delle infrastrutture richiede molto tempo.

Sul processo di ricostruzione, il presidente ha annunciati che Damasco sarà supportata da Russia, Cina e Iran.

A questo proposito, ha sottolineato che «la ricostruzione è vantaggiosa per le aziende che parteciperanno e si baserà su tre Paesi che hanno sostenuto la Siria durante la crisi; Russia, Cina e Iran».

Ha inoltre dichiarato che molti paesi che erano contro la Siria, riferendosi ai paesi occidentali, con  le loro aziende cercheranno di partecipare al processo, ma «i siriani di rivolgeranno ai paesi amici».

«Per quanto riguarda le infrastrutture, saranno necessaria, probabilmente più di decine, centinaia di persone in diversi campi e specializzazioni. Pertanto, si ritiene che le compagnie russe avranno un ampio spazio per contribuire alla ricostruzione della Siria», ha affermato Assad.

La transizione in Siria dovrebbe essere fatta da parte del governo di unità nazionale

«In primo luogo, prendiamo il “periodo di transizione”: questo concetto non esiste. In Siria si considera che la transizione politica passi da una Costituzione all’altra che definisce la struttura politica necessaria per avviare la fase successiva. Cioè, il periodo di transizione deve iscriversi nella attuale Costituzione e adottare una nuova, votata dal popolo siriano», ha spiegato.

Egli ha sottolineato che «il corpo di transizione o cosa determina il formato della transizione è un governo formato da varie forze politiche siriane: l’opposizione, indipendenti, appartenenti al governo attuale e gli altri».

L’obiettivo principale di questo governo, ha sostenuto, è «sviluppare una costituzione, poi sottoporla ai voti dei siriani e successivamente assicurare il trasferimento alla nuova Costituzione».

«Né la Costituzione siriana né di alcun altro paese del mondo corpo descrive qualcosa chiamato transizione. Mancherebbe di logica ed è incostituzionale. Quali sono i poteri di questo corpo? Come regolerà la vita quotidiana dei cittadini? Chi valuterà? Oggi ci sono il Consiglio del Popolo (Parlamento) e la Costituzione che determinano le azioni del governo e dello Stato. Pertanto, la soluzione è quella di creare un governo di unità nazionale che preparerà la nuova costituzione», ha sintetizzato.

Sui colloqui di Ginevra III, il presidente ha sottolineato che «al momento non si può dire che i colloqui di Ginevra diano risultati, ma si parte dalle basi, cioè lo sviluppo dei principi fondamentali che definiscono i colloqui, perché privo di alcuni principi diventa caotico e non porta a nulla perché permette a ciascuna delle parti di apparire terza e consentire interferenze da parte di altri paesi».

La delegazione di Damasco, ha ricordato, ha lavorato principalmente a Ginevra con l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria, Staffan de Mistura, e «non con il partito di opposizione con il quale dovremo negoziare».

«Continueremo le consultazioni e il dialogo sul documento nel prossimo turno. Al momento posso dire che ciò che è stato raggiunto nel precedente turno, può permettere il successo dei negoziati, e se continuiamo su questo trend i prossimi turni saranno produttivi», ha aggiunto.

Una Siria federale non avrà il consenso del popolo siriano in caso di votazione

E sul tema della federalizzazione della Siria, il capo di stato siriano ha detto: «Dal punto di vista geografico, la Siria è un paese troppo piccolo per essere una federazione. Probabilmente è più piccolo della maggior parte delle repubbliche russe. Dal punto di vista della sociologia, la federalizzazione è necessaria quando c’è la presenza di comunità che compongono la società e che, probabilmente, non possono coesistere pacificamente, che non esistevano nella storia della Siria, ed è un principio fondamentale. Non credo che la Siria è pronta per la federalizzazione, non ci sono fattori naturali per renderla possibile».

Assad ha aggiunto che come Stato «saremo d’accordo con tutto quello approverà il popolo».

«La questione della federalizzazione è legato alla Costituzione che deve avere il consenso del popolo, ma resta inteso che se si intendono cambiamenti sono necessari nell’entità federale dei curdi. La maggior parte dei curdi voglio vivere nel quadro di una Siria unita, con hanno  le autorità centrali a livello politico e non federale», ha precisato.

Non si dovrebbe «confondere i curdi che aspirano alla federalizzazione con tutti i curdi», aggiungendo che «è probabile che ci sono persone che non sono minoranza curda e globalmente anche aspirare ad esso; tuttavia questa idea non è stata proposta dalla società siriana e non credo che se ci sarà un voto, sarò approvata dal sostegno del popolo siriano», ha sostenuto Assad.

Per quanto riguarda il discorso della stesura di una nuova costituzione nel mese di agosto, il presidente Assad ha affermato: «probabilmente il progetto di Costituzione sarà pronto in poche settimane. Gli esperti sono presenti, ci sono proposte elaborate che possono soddisfare, più tempo viene speso in discussioni».

«Noi, come Stato oggi possiamo metterci d’accordo con la stesura del testo della Costituzione e lo presentiamo ai siriani. Ma quando si parla di forze politiche, di quale le altre forze politiche stiamo parlando? Non lo sappiamo. Lo abbiamo chiesto a De Mistura e non lo sa neanche lui. Non lo sanno neanche gli statunitensi e a volte neanche l’Occidente», ha spiegato ancora Assad.

Alcuni paesi e «in particolare l’Arabia Saudita», ha precisato, «vogliono ridurre l’altra parte in un’unica piattaforma oppositrice formata a Riyadh dai terroristi»

Analogamente Assad ha accennato alla necessità di una opposizione presente come una singola forza. «Quando ci sarà, si può parlare con loro della Costituzione. Per quanto riguarda il mese di agosto, si tratta di un periodo di tempo ragionevole e sufficiente», ha concluso.

 

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