Per un’unità contadina in Venezuela: per un congresso costituente contadino unitario

Risultati immagini per chavismo madurodi Miguel Angel Núñez Núñez

La frammentazione politico ideologica del movimento contadino venezuelano non è un segreto per nessuno. Nei 19 anni di rivoluzione non è riuscito a consolidarsi e a diventare un’autentica avanguardia, capace di illuminare e indirizzare la trasformazione dei mezzi e modi di produzione della nostra agricoltura nazionale.

La frammentazione, che ci disorienta, ci confonde e si riflette nella relativa e precaria produzione primaria di alimenti, richiede di superare i soliti risentimenti accumulati a causa di agende personalizzate e di parte, a noi imposte.

Lo chiede il presidente Maduro, e viene richiesto pressantemente, di passare alla definizione – discussione – azione di linee politiche agroalimentari operative. Non c’è altro tempo da perdere.

L’assedio economico sperimentato dal Venezuela ha reso più acuta la situazione produttiva agroalimentare. Tuttavia, sono presenti alcune condizioni, che in modo coerente potremmo far diventare opportunità valide, e questo, oltre a farci andare avanti nel consolidamento degli spazi di produzione di alimenti, potrebbe aiutarci per l’unità dei settori contadini e produttivi.

Qui di seguito presentiamo alcune premesse, per andare avanti verso l’unità delle organizzazioni di produttori di alimenti primari.

Premesse

1. La nuova architettura finanziaria fiscale e monetaria e di cambio che si struttura in Venezuela richiede di attivare la produzione reale e in modo accelerato la produzione di raccolti.

2. Dobbiamo andare avanti, lo ripetiamo, nel processo di unità contadina nazionale e per l’organizzazione sociale della produzione agroalimentare.

3. L’unità, che corrisponde al carattere sociopolitico e ideologico bolivariano, è una condizione fondamentale, strategica, opportuna e indispensabile, allo scopo di:
– difenderci dall’imminente aggressione e intervento militare più volte annunciati;
– proteggere le conquiste del nostro processo rivoluzionario;
– mantenere lo sforzo per la produzione alimentare e consolidare le basi dell’economia agroalimentare nazionale.

4. Le istituzioni e ai funzionari dello Stato nel campo dell’agricoltura dovrebbero sburocratizzarsi e superare le lacune tecnico-politiche, i modelli ego-ideologici e i protagonismi individuali. Dovrebbero imparare a integrarsi e, coerentemente, appoggiare i settori più importanti nel campo della produzione: i nostri contadini.

5. Pessimo è il bilancio delle attività dei tecno-burocrati corrotti che si occupano di agricoltura in Venezuela. I loro errori e omissioni sono ben noti e per il futuro vanno evitati e superati, alleviando le ripercussioni sociali e politiche sul settore agroalimentare nazionale.

6. Per gettare le basi e consolidare i settori produttivi primari stanno emergendo possibilità di costruire articolazioni e sinergie nuove, fresche, flessibili, attive, efficaci e oneste. Opportunità che si inseriscono nei cambiamenti relativi alla nuova economia; per questo si richiedono nuove forme di produrre i nostri alimenti.

7. Alcune esperienze produttive che hanno avuto buon esito in campi specifici sono esempi di reti di riferimento che si possono articolare. Processi produttivi realizzati con altre logiche di funzionamento. Produrre-partecipare-promuovere, che ci portano meccanismi di apprendimento utili. Nasce un “sapere con scienza” al quale le istituzioni accademiche e di ricerca nel settore agroalimentare devono dar valore.

8. In queste contingenze urgenti e a partire dalla storia di questi 19 anni, si tratta di “recuperare il recuperabile”: nelle idee e nelle proposte che non si è riusciti a portare avanti per diverse ragioni. “Recuperare il recuperabile”: in materia di infrastrutture, attrezzature, macchinari, logistica.

9. Ribadiamo che c’è mancanza di unità e coerenza tecnico-politica fra le distinte tendenze di produttori, contadini e fra alcuni rappresentanti di istituzioni. Si tratta di cogliere appieno le enormi potenzialità della nostra diversità agroalimentare nazionale. Siamo un paese molto diversificato, che ci offre innumerevoli specie alimentari, concentrate in 26 socio-bioregioni a livello nazionale.

10. Abbiamo l’obbligo di valorizzare, studiare, proporre e intraprendere a tutti i livelli di interazione sociale; azioni formative, produttive e di ricerca finalizzate a potenziare le favorevoli condizioni agroclimatiche che il nostro paese ci offre e che confermano le basi ecologiche della nostra ricchezza agroalimentare.

11. La nostra condizione naturale tropicale e agro-biodiversa ci deve indurre a potenziare l’organizzazione sociale della produzione territoriale locale. La produzione dei piccoli e medi coltivatori, articolata a livello di comunas, di comunità, di municipi e dei Consigli Produttivi dei Lavoratori (Consejos Productivos de los Trabajadores, CPT) promossi dalla Centrale Bolivariana Socialista dei Lavoratori e altre istanze organiche dedicate alla produzione alimentare.

12. Il risultato di questa sinergia dovrebbe essere la formazione di eco-reti agroalimentari destinate a rendere visibile la nostra economia contadina, il cui valore produttivo continua a essere sottovalutato. Le eco-reti incoraggerebbero anche i cibi tradizionali regionali, sulla base del potenziale produttivo degli alimenti locali.

Lineamenti politici operativi per l’organicità delle premesse

1. Rafforzare e dar valore alla partecipazione della donna contadina, dei giovani e degli anziani, nei vari processi produttivi agricoli.

2. Con urgenza, assicurare la partecipazione delle comunità e organizzazioni di base nella creazione e consolidamento di nuclei produttivi di semi autoctone e attraverso diverse attività partecipative, generare scambi di conoscenze fra i processi di produzione di semi stabiliti dalla nostra Legge sui semi.

3. Procedere verso il consolidamento dei nuovi mezzi e modi di produzione agricola, il che richiede una formazione tecnico-politica-agroecologica accelerata e la promozione del consolidamento delle eco-tecnologie appropriate in ognuna delle località produttive.

4. Partecipazione delle organizzazioni di produttori e contadini di base nella messa in opera di sistemi di controllo finalizzati a smantellare le pratiche di contrabbando (bachaqueo) e le mafie speculatrici, causa di grandi problemi e distorsione dei prezzi, nella commercializzazione e distribuzione degli input agricoli.

5. Per confrontare e smantellare progressivamente le mafie paramilitari che controllano la commercializzazione e distribuzione degli input e vari mezzi di trasporto degli alimenti, occorre ridare impulso alle milizie contadine le quali devono poter assumere un ruolo da protagoniste nella difesa degli interessi della produzione.

6. Occorre realizzare insieme ai settori produttivi un meccanismo di controllo giuridico e sociale, per procedere a una revisione e correzione di tutti i procedimenti irregolari avviati dall’Istituto nazionale delle terre, così da valutare i procedimenti viziati emessi dai tribunali agrari a proposito delle terre che produttori e contadini hanno indicato come non coltivate. Lotta contro la ricostituzione del latifondo, giustizia per i contadini e i produttori ingiustamente accusati.

7. Partecipazione delle organizzazioni di produttori nella ristrutturazione delle politiche pubbliche dei mezzi di produzione: finanziamento, meccanizzazione, reddito, servizi, irrigazione, istruzione, salute, sicurezza contadina, case contadine, viabilità, distribuzione, immagazzinamento.

8. Insieme ai settori produttivi, recuperare tutte le infrastrutture di sostegno agricolo che si trovano in stato di abbandono a livello nazionale. Le loro attività devono essere concretamente riprogrammate.

9. In ogni specifica socio-bioregione, e insieme ai produttore dell’area occorre stabilire un programma di gestione dei suoli e della raccolta di acqua, appoggiando e promuovendo iniziative e progetti di ripristino dei bacini idrografici.

10. Insieme alle comunità produttive, occorre attivare i già esistenti laboratori di bio-input e organizzare la produzione locale di concimi azotati partendo dal riutilizzo, recupero e riciclaggio di scarti organici.

11. Promuovere la produzione locale in forma associata, con le organizzazioni esistenti e le scale di articolazione dei piccoli produttori ai mercati locali. I contadini devono essere integrati negli spazi di mercato e distribuzione dei loro raccolti.

12. Stipulare alleanze con i mezzi di comunicazione alternativi, per realizzare i flussi di interscambio di informazioni e di mobilitazione dei settori primari della produzione.

Alcune considerazioni circa queste proposte

I lineamenti di politiche agroalimentari qui proposti sono costituiti da attività e da altri lineamenti specifici, già ben presenti in letteratura e che sono il frutto di innumerevoli riflessioni raccolte in questi 19 anni di attività nell’organizzazione agricola in Venezuela.

Evidentemente, per rafforzare questi lineamenti occorre dibattere, correggere, modificare e proporne di nuovi, che siano adatti a ogni specifica socio-bioregione e ai settori produttivi interessati. Questi ultimi, nei loro spazi produttivi e settoriali, devono definire le proprie necessità, capacità e potenzialità.

Da ogni realtà concreta si declinerà quanto è urgente/importante/necessario per iniziare e andare avanti. Ad esempio. Urgente: le attività di semina, lavorazione del terreno, ecc.

Importante: programmare le semine a seconda della domanda locale e dei cicli produttivi.

Necessario: garantire le sementi e l’approvvigionamento idrico.

Siamo convinti, e lo ribadiamo, che gli strumenti politici nel settore agroalimentare che riusciremo a mettere in atto, avranno maggiore coerenza, pertinenza e impatto se riusciremo a procedere verso l’unità contadina rivoluzionaria che il settore agricolo nazionale richiede.

La nostra unità deve essere originaria, incarnata nelle realtà locali di ogni territorio e a partire da quello, invitare i distinti settori sociali, istituzionali e accademici a collaborare nei diversi processi produttivi. Unità nella diversità: la realtà lo esige.

Anche su scala locale, si declineranno le lotte per la difesa dei nostri spazi produttivi; quelle per la trasformazione dei nostri paradigmi; quelle per la resistenza e la sopravvivenza immediata. E le lotte con noi stessi, per migliorare e procedere con umiltà, perseguendo la costruzione di un nuovo modello di civiltà planetario.

Verso un Congresso contadino costituente unitario!

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marinella Correggia]

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