15 domande di un gesuita sulle origini de ‘las guarimbas’

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Panamá, 7mar2014.- Il sacerdote gesuita panamense Jorge F. Sarsaneda Del Cid ha diffuso nella rete 15 domande ovvie per la grande stampa che mettono in discussione le motivazioni della violenza scatenata da parte della destra fascista in Venezuela:


  1. Perché tanta violenza per una presunta “assenza” o mancanza di accesso al cibo se The Economist ha pubblicato questa settimana che l’irreperibilità ha coinvolto circa il 28% dei prodotti? Perché gli stessi analisti non prevedono qualcosa di simile in Repubblica Domenicana, paese nel quale, secondo Latinobarometro, circa il 70 per cento della popolazione non ha denaro sufficiente per comprare cibo ogni mese?
  2. Perché l’epicentro delle proteste per la “scarsezza” è a Piazza Altamira, nel centro delle urbanizzazioni delle classi accomodate e con abitanti di pelle tanto bianca, e non come è più logico nei quartieri poveri e di popolazione meticcia, essendo il Venezuela il paese con la più alta percentuale di afro-discendenti del Sud America, a eccezione del Brasile?
  3. Perché l’Unesco riconosce il Venezuela come il quinto paese con la maggiore quantità di nuovi iscritti all’universitaria del mondo, numero che è cresciuto più dell’800%, con circa il 75% di iscritti ineducazione superiore, e senza dubbio no si conosce una sola lotta del “movimento studentesco” i cui si parla per queste conquiste, mentre ci sono “studenti” che manifestano contro le “torture” e per il “cibo”?
  4. Perché se gli studenti della educazione superiore in Venezuela superano già la quota di 2 milioni e 600 mila (vale  adire, circa 20 volte di quelli di Panama) le manifestazioni che si registrano sono piuttosto dei “fuochi” o gruppi di decine, o al massimo, centinaia di persone?
  5. Perché se è normale e di abitudine che gli studenti o i sindacati manifestino per maggiori beni e  servizi pubblici, e leggi più democratiche ed eque, gli studenti che manifestano in Venezuela lo hanno fatto per la carta igienica, difendendo la proprietà privata sui media di comunicazione e i negozi di consumo?
  6. Perché non si conosce ancora il nome di nessuna federazione o organizzazione studentesca, nessuna dichiarazione di richieste né il nome di nessuno dei suoi più importanti dirigente o membri di direttivo, e invece si conoscono i nomi di conosciuti ed antichi leaders dell’opposizione dei partiti ed elettorale, coinvolti nelle azioni golpiste del 2002 e 2013?
  7. Perché e chi produce le immagini false di torture, assassinii e posteriori vessazioni ai confusi fatti del 12 febbraio del 2014, manipolando foto del Cile, Europa o Siria affinché appaiano nelle reti sociali e persino nei media come la CNN come se fossero avvenuti in Venezuela? Quale leadership democratica e civile si è avvalsa di cose simili nella storia?
  8. Perché se i bolivariani e i loro alleati  hanno vinto le elezioni del 2012 e del 2013, includendo le municipali di dicembre ultimo scorso quando hanno ottenuto il 55% dei voti ed il 76% dei comuni, si dice che il governo è oggi “minoranza”? Perché si propone la rinuncia come uscita dalla “crisi” o anche un anticipato referendum revocatorio, al di fuori tutti gli ambiti ed i procedimenti legalmente stabiliti per questo nella Costituzione realizzata con la stessa leadership bolivariana [che non vogliono riconoscere]?
  9. Perché si invoca l’assenza di dialogo se solo appena due mesi prima in Venezuela c’è stato un incontro storico tra l’Esecutivo nazionale e tutti i sindaci appena eletti, sia quelli vicino al governo che gli oppositori, e quindi con la partecipazione di tutti i partiti e posizioni? Con chi si dialoga, chi dirige, chi è responsabile della “crisi”?
  10. Perché il principale – e praticamente unico – portavoce delle manifestazioni, che si dicono pacifiche e causate dall’inefficienza del governo, è Leopoldo López, persona che non conta con nessuna rappresentanza salvo quella del suo minuscolo partito, e il suo appello più importante è, da vari mesi, “cacciare chi governa”? Cosa ha a che fare il Tea Party (ultradestra degli USA) con ciò, poiché si conosce la relazione molto stretta con López?
  11. Perché non usano i governatori, i sindaci e i deputati nell’Assemblea Nazionale e in quelle statali per proporre un corso di azione pacifico e politico, e perché non canalizzano attraverso la loro enorme incidenza mediatica le denunce di “corruzione”, “frode”, “totalitarismo”, “fame e repressione” con prove irrefutabili e inequivocabili -non twitts né estratti di Youtube – come invece facevano le opposizioni a Trujillo, Balaguer, Pinochet o Videla?
  12. Perché si protesta se in Venezuela più del 42% degli investimenti dello Stato sono per le spese sociali? Secondo dati internazionali, cinque milioni di persone sono uscite dalla povertà, quindi chi protesta? Perché si protesta se è stato sradicato l’analfabetismo? Di che si lamentano “gli studenti” se sono quintuplicati il numero degli insegnanti nelle scuole pubbliche (da 65 mila a 350 mila) e se sono state create 11 nuove università?
  13. Perché si dice che in Venezuela si soffre una tanto grave mancanza di alimenti che giustificherebbe le distruzioni e gli incendi, se è stato uno dei 4 paesi che meno ha sofferto la fame in America latina nel 2012 (secondo le fonti della FAO e dell’OMS), questa è inferiore al 5%, uno dei paesi con il maggiore indice di bambini e giovani obesi?
  14. Seguendo la logica dominante, come mai non si verificano ribellioni più gravi in un paese fratello come la Colombia, nel quale la fame è stata sofferta dal 12,6% della popolazione, vale a dire quasi il triplo che in Venezuela?
  15. Perché se la causa delle distruzioni, degli incendi e delle manifestazioni è l’irreperibilità dei prodotti basici, si osservano azioni di tipo politico e non saccheggi di negozi e di magazzini, che ci si aspetterebbe di norma quando si tratta di carenza generalizzata? Perché uno dei dirigenti oppositori, Henrique Capriles, afferma che si deve a mancanza di medicine se i miglioramenti nel campo della salute in Venezuela si trovano tra i più evidenti della regione?

    Perché?

Potremmo continuare a fare molte domande. La cosa certa è che mentre i latinoamericani si insultano, si accusano e litigano, i grandi monopoli del mondo fanno il loro calcoli per sottrarci il petrolio, il rame, il litio, l’acqua e le tante tante ricchezza che abbiamo. Su questo punto dovremmo prestare la nostra attenzione.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

I ‘cuccioli’ della reazione

di Luis Hernández Navarro*

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Lorent Saleh è un giovane venezuelano di  25 anni, dalla lingua incendiaria, ha studiato commercio estero; è uno dei volti visibili della coalizione che sta cercando di far cadere il governo del presidente Nicolás Maduro. Dirige l’organizzazione Operación Libertad, che definisce il castro-comunismo cubano come il principale nemico del Venezuela.

Loreth ha messo a disposizione la sua manovalanza contro la Rivoluzione bolivariana nel 2007. Da allora non si è fermato un attimo. Egli stesso ha organizzato scioperi della fame e campagne come “Chávez miente”. Anche se da anni ha abbandonato le aule, si presenta ancora come leader studentesco. E, anche se non ha alcun impiego conosciuto, viaggia  per l’America Latina nel tentativo di isolare il governo di Maduro.

Il giovane Saleh ha buoni amici in diversi paesi. In Colombia, per esempio, lo coprono e promuovono la Alianza Nacionalista por la Libertad e Tercera Fuerza, gruppi di matrice neonazista (El Espectador, 21/7/13).

Vanessa Eisig è una simpatica ragazza bionda di 22 anni, che usa occhiali da sole e si descrive nel suo profilo Twitter come guerriera della luce e bigama, sposata con la sua carriera e con il Venezuela. Studia comunicazione nella Università Andrés Bello e confessa che, partecipando alle proteste, sente che sta costruendo la Storia.

Vanessa è militante della Juventud Activa Venezuela Unida (JAVU). Esige la deposizione “dell’usurpatore Nicolás Maduro” e di tutto il suo governo. L’organizzazione ha come simbolo un pugno destro chiuso di colore bianco, che – afferma la giovane – “è simbolo di resistenza e di burla al socialismo”.

JAVU, che incentiva l’iniziativa Operación Libertad, si è disimpegnata in un ruolo rilevante negli attuali disturbi che si vivono in Venezuela. Fondata nel 2007, l’organizzazione si definisce come una piattaforma giovanile di resistenza, la quale cerca di “minare i pilastri che sostengono un governo che disprezza la Costituzione, debilita i nostri diritti e consegna la nostra sovranità agli ordini dei decrepiti fratelli Castro”.

Nel suo comunicato del 22 febbraio di quest’anno, JAVU ha denunciato che “forze straniere hanno occupato militarmente il Venezuela. I loro mercenari attaccano in maniera vile e selvaggia. I loro obiettivo è schiavizzarci”. Per conquistare la loro libertà, evidenzia, “è vitale difendere la sovranità della nazione, espellendo i comunisti cubani che qui si trovano per usurpare il governo e la Forza Armata”.

JAVU si ispira e mantiene strette relazioni con OTPOR, che significa Resistenza, e con il Centro per l’applicazione delle azioni e strategie “non violente” Canvas. OTPOR è stato un movimento “studentesco” creato in Serbia per rimuovere il governo del presidente Slobodan Milósevic nel 2000, ricevendo finanziamento da parte delle agenzie governative statunitensi. Canvas è la faccia rinnovata di OTPOR.

Il guru di tali gruppi è il filosofo Gene Sharp, che rivendica l’azione “non violenta” per sconfiggere i governi. Sharp ha fondato l’Istituto “Albert Einstein”, promotore delle cosiddette rivoluzioni di colore nei paesi che non sono affini agli interessi della NATO e di Washington.

Rivelazioni di Wikileaks hanno reso pubblico che Canvas –presente in Venezuela dal 2006– ha elaborato per l’opposizione di questo paese un piano di azione, nel quale propone che siano i gruppi studenteschi e gli attori non formali, quelli capaci di costruire una infrastruttura e sfruttare la legittimità nella lotta contro il governo di Hugo Chávez.

La relazione tra JAVU, Otpor e Canvas è molto stretta. Come ha confessato Marialvic Olivares, militante del gruppo di estrema destra: “le organizzazioni internazionali che ci stanno appoggiando in questo momento sono sempre state al nostro fianco, non soltanto nelle questioni delle proteste, ma anche nelle questioni inerenti la formazione, e noi siamo sempre stati al loro fianco. Non ce ne vergogniamo e non ci fa paura dirlo”.

Ma i vincoli tra i giovani dirigenti studenteschi venezuelani, i think tanks e le agenzie di cooperazione di destra vanno ben oltre l’alleanza con Otpor/Canvas. Diverse fondazioni statunitensi hanno finanziato apertamente il movimento dissidente. Inoltre hanno contato con il sostegno del Partido Popular dello Stato spagnolo e con la organizzazione giovanile di Silvio Berlusconi in Italia.

Come nel caso del giovane avvocato Yon Goicoechea, stella rutilante nelle proteste del 2007 e che adesso studia con un master alla Columbia University, dopo essersi affiliato al partito di Henrique Capriles e dopo averlo abbandonato quando non gli hanno offerto alcuna candidatura. Nel 2008 è stato generosamente ricompensato per il suo impegno nella lotta contro Hugo Chávez. Il Cato Institute gli ha consegnato il premio Milton Friedman per la Libertà, consegnandogli mezzo milione di dollari. 

Un altra forza che ha svolto un ruolo rilevante nel tentativo di deponere Maduro è il Movimento Sociale Universitario 13 Marzo, organizzazione sutdentesca che agisce nella Università de los Andes. Il suo dirigente più conosciuto è Nixon Moreno, antico studente di scienze politiche, accusato di aver violentato Sofia Aguilar, adesso profugo esiliato a Panama.

unnamedQuesti giovani sanno bene quello che fanno: promuovono la destabilizzazione politica. Ricevono finanziamenti internazionali. Militano nelle fila dell’ultradestra e dell’anticomunismo. Sono xenofobi. Sono vincolati con organizzazioni naziste e conservatrici in diversi paesi. E marciano gomito a gomito con politici della destra estrema come Leopoldo López, María Corina Marchado e Antonio Ledezma.

Nonostante ricevano tutto questo sostegno, Lorent Saleh, della Operación Libertad, si lamenta: “Siamo tremendamente soli”. In parte ha ragione. Tra i giovani latinoamericani non riscuotono grandi simpatie né solidarietà. Al contrario, suscitano ripudio e sfiducia. Si vede loro il “pennacchio”… La loro causa non ha nulla a che vendere con le idee del movimento studentesco popolare messicano del 1968. Non c’è da stupirsi che il movimento studentesco cileno li abbiano pubblicamente ripudiati. Per loro, i ‘cuccioli’ della reazione sono impresentabili.

* giornalista de La Jornada (Messico)

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

Gli USA perdono il controllo, anche della moribonda OSA

di Geraldina Colotti – Il Manifesto

Venezuela. «Guarimberos» incappucciati sparano dal terrazzo: ancora morti nelle strade di Caracas. Il presidente conferma la rottura delle relazioni con Panama

Il vigi­lante armato apre il can­cello con cau­tela. Il con­do­mi­nio della Calle B asso­mi­glia a un campo di bat­ta­glia: bot­ti­glie rotte, oggetti sparsi dap­per­tutto. «Abita qui?», chiede. «Sì», rispon­diamo, cos’è suc­cesso?» «Una guerra – dice – poco fa c’è stata una guerra». Lo sap­piamo, cosa è suc­cesso, ma qui c’è gente peri­co­losa, meglio non dare nell’occhio. I pochi abi­tanti di sini­stra in que­sti edi­fici del quar­tiere Los Rui­ces ci hanno chia­mato al tele­fono, descri­ven­doci due omi­cidi in diretta. Tutto è pre­ci­pi­tato quando il camion dell’immondizia è entrato nelle strade del cir­con­da­rio per rimuo­vere i detriti delle bar­ri­cate, scor­tato dai moto­ci­cli­sti della Guar­dia nacio­nal boli­va­riana (Gnb) e da moto­taxi, inte­res­sati a libe­rare le strade per lavo­rare. Dalle fine­stre hanno comin­ciato a lan­ciar­gli di tutto.

Alcuni gua­rim­be­ros incap­puc­ciati hanno cer­cato di farsi dare la chiave della ter­razza con­do­mi­niale che affac­cia sulla strada. La por­ti­naia si è oppo­sta. E quelli le hanno spac­cato la porta, aggre­dendo lei e i bam­bini. La donna ha riem­pito qual­che borsa e si è pre­ci­pi­tata fuori, denun­ciando tutto alla poli­zia e alla vicina tv Canal 8. «Sem­brano bestie», urla un’anziana. Poi, gli spari dalla ter­razza dell’ultimo piano, un posto a cui non si può acce­dere se non chie­dendo la chiave al con­do­mi­nio. Sotto i colpi di un cec­chino, cadono un Gnb (25 anni) e un ragazzo in moto (24 anni). Un altro pony express è ferito gra­ve­mente. La moto­ci­cletta della Guar­dia nazio­nale viene data alle fiamme e riparte la «gua­rimba». Sulla strada ven­gono lasciati chiodi a quat­tro punte, i mique­li­nes. Anche in altre parti del paese sono entrati in campo i cec­chini, facendo temere un innal­za­mento del livello di scon­tro dei gua­rim­be­ros, il cui rag­gio di azione è comun­que ridotto.

Poco dopo arriva la rab­bia dei lavo­ra­tori in moto, orga­niz­zati nei col­let­tivi dei quar­tieri popo­lari. Più tardi in serata, ver­ranno mostrate foto e video ama­to­riali girati dai cit­ta­dini e verrà arre­stato un gio­vane, il sospetto cec­chino. Alcuni media hanno dif­fuso la noti­zia che gli spari siano par­titi dai col­let­tivi «moto­ri­za­dos». Ramon Guil­lermo Ave­ledo, il segre­ta­rio ese­cu­tivo della Mesa de la Uni­dad demo­cra­tica (Mud), ha accu­sato il pre­si­dente del Vene­zuela, Nico­las Maduro, di spar­gere «i semi della guerra civile», e di voler «stron­care le pro­te­ste con il ter­rore». Una rispo­sta all’invito rivolto da Maduro alle comu­nità di quar­tiere affin­ché ripren­dano il con­trollo del territorio.

Ieri, il pre­si­dente ha rice­vuto la noti­zia dei due morti durante la con­se­gna di case popo­lari (già equi­pag­giate come gio­iel­lini), davanti ai lavo­ra­tori della Gran mision vivienda Vene­zuela, nel quar­tiere La Can­de­la­ria. «Cosa vuole que­sta genta con que­sta vio­lenza? – ha escla­mato – qui, insieme alla classe ope­raia, alla classe media stiamo costruendo un ter­ri­to­rio di con­vi­venza e di pace». Quindi, ha con­fer­mato che il Vene­zuela rompe le rela­zioni con Panama e ne espelle i diplo­ma­tici entro 48 ore. Lo aveva annun­ciato nella serata di mer­co­ledì, durante la ceri­mo­nia di ricordo di Hugo Chá­vez, scom­parso il 5 marzo di un anno fa.

Al Cuar­tel de la Mon­taña, dopo i colpi di can­none, spa­rati all’ora in cui il Coman­dante è morto (16,25), dopo gli inter­venti delle diplo­ma­zie inter­na­zio­nali, Maduro ha tenuto il suo discorso e ha moti­vato la deci­sione. Sospesi anche tutti gli accordi eco­no­mici e com­mer­ciali con il paese gover­nato dal neo­li­be­ri­sta Ricardo Mar­ti­nelli, in carica fino alle pros­sime pre­si­den­ziali del 4 mag­gio. La rot­tura con Panama com­porta anche la sospen­sione della revi­sione del debito «fin­ché Panama non abbia un governo serio che intenda le rela­zioni inter­na­zio­nali in base al mutuo rispetto», ha detto il mini­stro degli Esteri, Elias Jaua. I due paesi sta­vano nego­ziando il paga­mento del debito di 1.200 milioni di dol­lari dovuto dagli impren­di­tori vene­zue­lani alla Zona Libre de Colon.

Una rispo­sta alle inge­renze del pre­si­dente pana­mense, che ha sol­le­ci­tato l’intervento dell’Organismo degli stati ame­ri­cani (Osa) in Vene­zuela. Un mes­sag­gio anche agli Stati uniti, la cui amba­scia­trice all’Osa, Car­men Lomel­lín, ha detto che sarebbe inac­cet­ta­bile se l’organismo lasciasse cadere la situa­zione in Vene­zuela, e ha chie­sto una rispo­sta «ferma», appog­giando la pro­po­sta di Panama di con­vo­care a discu­terne i mini­stri degli Esteri. Ieri, il segre­ta­rio gene­rale dell’Osa, José Miguel Insulza, ha indetto una riu­nione del Con­si­glio per­ma­nente. Una ses­sione a porte chiuse, sol­le­ci­tata dal Panama per otte­nere una riu­nione dei mini­stri degli Esteri sulla situa­zione vene­zue­lana. Il con­senso, però, non si è tro­vato, e la pro­po­sta non è pas­sata. L’Osa si limi­terà a pro­porre «un moni­to­rag­gio» e un invito al dia­logo (che già il governo boli­va­riano ha avviato auto­no­ma­mente). Prima della riu­nione, Insulza ha dichia­rato che non «esi­ste rot­tura della demo­cra­zia», ma che sarebbe «utile» l’invio di una mis­sione: «La situa­zione è molto più seria di due set­ti­mane fa, ma la mis­sione ha senso inviarla solo se le due parti l’accettano», ha detto. L’opposizione vene­zue­lana, che ha sol­le­ci­tato l’intervento dell’Osa, ha chie­sto di essere ascol­tata. Nel frat­tempo, manda in rete video apo­ca­lit­tici e appelli inter­na­zio­nali per la cam­pa­gna «S.o.s. Vene­zuela». Uno di que­sti mostra i pro­no­stici di un fat­tuc­chiere che pre­vede la «fine della dit­ta­tura» entro 5 giorni e invita a mol­ti­pli­care le gua­rim­bas.

«Rispon­derò con deci­sione a qua­lun­que tipo di inge­renza nei nostri affari interni. Che la destra non sot­to­va­luti il nostro popolo e la nostra rivo­lu­zione – ha detto Maduro – lasciate l’Osa dove sta, a Washing­ton, è così a posto, lì. Fuori l’Osa da qui, per ora e per sem­pre. Fuori quest’organismo mori­bondo e que­sto pre­si­dente in sca­denza. Se man­dano una com­mis­sione in Vene­zuela, dovranno farla entrare clan­de­sti­na­mente».
Mar­ti­nelli ha scritto in un tweet di essere «sor­preso». Le rela­zioni fra Vene­zuela e Panama, negli anni cha­vi­sti, hanno già cono­sciuto altre rot­ture. La prima, nel 2004, dopo l’indulto a Luis Posada Car­ri­les, ex agente della Cia anti­ca­stri­sta, natu­ra­liz­zato vene­zue­lano, che tor­tu­rava gli oppo­si­tori in Vene­zuela sotto il nome di Com­mis­sa­rio Basi­lio o Bambi.

Imme­diata la pro­te­sta degli impren­di­tori vene­zue­lani dopo la deci­sione di Maduro. Insorge anche la Mud. E l’ex pre­si­dente colom­biano Alvaro Uribe, can­di­dato di estrema destra al senato del suo paese, ha subito espresso soli­da­rietà a Mar­ti­nelli. Il pre­si­dene dell’Ecuador, Rafael Cor­rea, annun­cia invece che i mini­stri degli Esteri dell’Unione delle nazioni suda­me­ri­cane (Una­sur) si riu­ni­ranno la pros­sima set­ti­mana in Cile per esa­mi­nare la situa­zione in Vene­zuela. Come aveva chie­sto Maduro.

(VIDEO) Il 20 dicembre 1989 gli USA invadono Panama

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