(FOTO) Venezuela-Siria: quel filo nero dei servi dell’imperialismo

da ANROS Italia

C’è un sottile filo nero che collega da una parte gli squartatori di Caracas al soldo del partito fascista di Leopoldo López, di Maria Corina Machado e Capriles Radonski, e dall’altro i criminali tagliagole e decapitatori dello “Stato Islamico”.

Pur non conoscendosi tra loro, questi servi dell’imperialismo hanno lo stesso obiettivo: destabilizzare paesi che non sono in linea con gli interessi della borghesia imperialista, portando avanti una guerra di sterminio non dichiarata di cui sono solo gli utili idioti e tragici esecutori.

Si chiamava Khaled al Asaad, 82 anni, era il direttore del Museo Archeologico di Palmyra, in Siria.

Le orde barbariche della reazione più nera del cosiddetto “Stato Islamico” lo hanno giustiziato e decapitato perché difensore del sito archeologico che il fanatismo reazionario non ammette.

Nel 2001 l’attuale presidente della Red Anros Italia, Emilio Lambiase, lo incontrò durante il suo viaggio in bicicletta Damasco-Baghdad per denunciare l’aggressione imperialista degli USA contro l’Iraq.

A quell’epoca si sognava un progetto congiunto di cooperazione tra i siti Palmyra-Pompei-Paestum.

Oggi avremmo potuto avere un direttore archeologico siriano in Italia. Obama, Renzi, Merkel, e l’ISIS, hanno deciso diversamente.

Dichiarazione dell’ALBA-TCP sulla crisi umanitaria nel mediterraneo

IV RIUNIONE STRAORDINARIA DEL CONSIGLIO POLITICO DELL’ALBA-TCP

I ministri degli Esteri del Consiglio Politico dell’ALBA-TCP di fronte alla terribile situazione umanitaria che si verifica nel Mediterraneo dichiarano:

  1. La causa principale delle tragedie umanitarie che hanno trasformato il Mediterraneo in una immensa e profonda tomba è il modello capitalista coloniale e neocoloniale, che ha precipitato i popoli di Africa e Asia nel sottosviluppo e distrutto i loro modelli produttivi, ponendoli al servizio delle metropoli occidentali. Nel 2015 oltre 2000 persone hanno perso la vita per sfuggire alle severe condizioni di vita e all’instabilità in Africa e Asia.

  1. Le economie africane sono state schiacciate sotto il pesante fardello della tassazione imposta dalle metropoli imperialiste europee, che ha generato crisi umanitarie in molti dei suoi paesi, e reso vani tutti i tentativi di rilanciare le loro economie a beneficio dei popoli africani.

  1. L’Occidente utilizza la violenza terroristica per rovesciare quei legittimi governi che si rifiutano di applicare il modello capitalistico di sfruttamento e non soddisfano i suoi voraci interessi.

  1. Con il patrocinio e la complicità dell’Occidente, la violenza si è diffusa nei paesi africani, l’Afghanistan, la Siria, l’Iraq e il Medio Oriente perpetrati da gruppi terroristici impuniti che hanno causato profonda sofferenza ai popoli di queste vaste regioni.

  1. I processi di destabilizzazione della regione sono andati a sommarsi alle già nefaste conseguenze del colonialismo e del neocolonialismo. Le modalità con cui la Libia è stata smembrata nel 2011 rappresentano il massimo esempio di questo. Il rovesciamento illegittimo del suo governo, in contrasto con il diritto internazionale, ha costretto al trasferimento di migliaia di cittadini, che, nel tentativo di attraversare il Mar Mediterraneo, rischiano la vita per sfuggire alla violenza terroristica e alle carestie provocate dall’Occidente.

  1. Allo stesso modo, l’Occidente intende rovesciare il legittimo e costituzionale governo della Siria, promuovendo ulteriore violenza terroristica e destabilizzazione in tutta la regione.

  1. Riteniamo che questa nuova avventura imperialista incrementerà l’attuale tragedia umanitaria, e renderà l’Europa l’obiettivo principale delle terribili conseguenze umane derivanti da questa azione che è in contrasto con i principi fondamentali del Diritto Internazionale.

  1. Facciamo appello all’Europa affinché si svegli e reagisca immediatamente, con sensibilità e giustizia, e accetti la sua responsabilità storica che supera i limiti della tragedia umana.

  1. I paesi dell’ALBA-TCP chiedono ai governi e ai popoli del mondo di costruire un Piano di Solidarietà per i popoli che subiscono oggi le conseguenze del terrorismo internazionale, e di investire il 20% della spesa militare mondiale per sostenere il diritto alla salute, istruzione, cibo, abitazioni e diritti umani fondamentali di milioni di cittadini colpiti dal terrorismo promosso e supportato dall’Occidente.

  1. Inoltre, esprimiamo la nostra costante e seria preoccupazione per le deportazioni e i trasferimenti forzati in corso di cittadini dominicani di origine haitiana, e riaffermiamo i diritti umani fondamentali di tutti coloro che sono sfollati, e chiediamo una soluzione giusta e pacifica di questa crisi in conformità con i principi del diritto internazionale.

Caracas, Repubblica Bolivariana del Venezuela, 10 agosto 2015.

L’alleanza cino-russa nel presente e nel futuro

accordo-cina-russia-gasdi Manuel Yepe – marx21.it

Poco dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, i popoli hanno iniziato ad avvertire – nonostante l’implacabile campagna di discredito che Washington dispiegava allora contro Mosca, convinta di avere l’esclusiva del segreto della bomba atomica – che l’Unione Sovietica era il concorrente capace di frenare le ambizioni di dominio globale degli Stati Uniti.

Di quel mondo bipolare contrassegnato da due sistemi differenziati da ideologie contrapposte – uno che rispondeva agli interessi di chi possedeva la maggior parte delle ricchezze materiali frutto dello sfruttamento della grande maggioranza degli abitanti del pianeta; l’altro espressione delle aspirazioni di giustizia di queste masse sfruttate impegnate nella lotta per rendersi indipendenti dal giogo coloniale ed emanciparsi dallo sfruttamento imperialista – derivano le principali contraddizioni del mondo contemporaneo.

L’Unione Sovietica, l’unica grande potenza dove prevaleva la seconda ideologia, scontava però un enorme ritardo economico, militare e tecnologico rispetto agli altri paesi e aveva dovuto certamente pagare il prezzo maggiore per sconfiggere la Germania fascista.
Noi sostenitori del socialismo e della pace in tutto il mondo sognavamo allora che l’avvicinamento della Russia e della Cina avrebbe rappresentato la risposta appropriata per avanzare sulla via tracciata dalla sconfitta del nazismo verso un futuro di collaborazione tra le nazioni.

La tenacia con cui la Cina aveva affrontato l’esercito giapponese dal 1931 con l’invasione della Manciuria fino al 1945, fece si che l’Unione Sovietica non dovesse lottare su due fronti contro il fascismo. L’invasione giapponese provocò la morte di 35 milioni di cinesi e causò alla Cina distruzioni con danni economici calcolati in 600 mila milioni di dollari.

La celebrazione a Mosca lo scorso 9 maggio del 70° anniversario della Vittoria dell’Esercito Sovietico sulla Germania nazista e la comparsa di nuove alleanze internazionali che si sono manifestate, o perlomeno prospettate, in occasione della grandiosa commemorazione promettono cambi epocali nella struttura politica del mondo in questo XXI secolo.

Di fatto, è stata il segno della fine di un’era dominata da un’unica superpotenza mondiale, gli Stati Uniti, la cui incapacità all’assolvimento della responsabilità assunta al termine della Guerra Fredda, è stata ampiamente dimostrata e ha condotto alla prospettiva di una configurazione globale multipolare come necessità imperativa.

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(VIDEO) Maduro a RT: «C’è grande miopia nella leadership occidentale»

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Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, che si trova a Mosca per le celebrazioni del Giorno della Vittoria, ha visitato la sede di Russia Today e concesso un’intervista esclusiva sui temi chiave della politica internazionale

Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, è uno dei leader mondiali arrivati a Mosca per commemorare il 70° anniversario della Grande Vittoria sul fascismo nella Seconda Guerra Mondiale. Dalla sede di Russia Today il dirigente bolivariano ha concesso un’intervista che ha toccato diverse questioni internazionali.

«RT ha riempito di qualità la televisione internazionale», ha affermato Maduro ringraziando l’emittente per l’invito.

Commemorazione del Giorno della Vittoria

Il capo dello stato venezuelano ha evidenziato che «fu il popolo russo a rompere la spina dorsale della Germania nazista».

«Spetta alla gioventù assumere il compito di costruire un altro mondo. Questo è il messaggio proveniente dalla celebrazione della Vittoria», ha commentato il presidente, sottolineando che la storia è ancora tutta da costruire.

Riguardo le celebrazioni per il 70° anniversario, il presidente venezuelano ha dichiarato che l’arrivo di tanti leader mondiali a Mosca è il segno «della grande ammirazione per la storia russa».

«Sembra che l’Europa stia lavorando contro se stessa. Per la meschinità di alcuni leader, che sono essi stessi i grandi perdenti», con queste parole Maduro ha commentato la mancata partecipazione alle celebrazioni nella capitale russa di alcuni capi di stato occidentali.

Relazioni tra Venezuela e Stati Uniti

Parlando della tensione nelle relazioni tra Venezuela e gli Stati Uniti, il Presidente della Repubblica Bolivariana ha descritto il decreto di Washington contro Caracas come ‘sproporzionato’. Il decreto, che è stato approvato nel mese di marzo, impone sanzioni a vari funzionari venezuelani e qualifica il Venezuela come una minaccia. Maduro, da questo punto di vista, ritiene che sia Obama con il suo ordine esecutivo a voler «minacciare il Venezuela».

Secondo il presidente, in America Latina «abbiamo una posizione unanime contro questo documento». Grazie all’appoggio del continente al Venezuela, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, «si è reso conto» che la Repubblica Bolivariana non è sola. «Il rifiuto al decreto degli Stati Uniti è forte».

«Gli Stati Uniti vogliono arrestare la crescente forza della Russia»

«La Russia si è già affermata nel XXI secolo come una delle grandi potenze», ha affermato il dirigente bolivariano, che ha poi spiegato che Washington cerca di «ostacolare il percorso naturale della Russia». Secondo la sua opinione, la Russia è in forte crescita e gli «Stati Uniti vogliono arrestarla».

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«Gli Stati Uniti necessitano sempre di un nemico – ha denunciato il presidente – così adesso hanno creato un nuovo mostro, il terrorismo internazionale».

La ‘stretta di mano’ tra Cuba e Stati Uniti

In occasione del Vertice delle Americhe tenutosi a Panama i presidenti di Cuba e Stati Uniti hanno tenuto uno storico incontro, che ha rappresentato una simbolica stretta di mano dopo oltre mezzo secolo di restrizioni economiche imposte contro la nazione cubana. Nicolás Maduro ha ricordato che il presidente statunitense ha «riconosciuto» che il bloqueo imposto a Cuba «è stato un fallimento».

«Cuba ha vinto e conquistato una nuova era nelle relazioni con gli Stati Uniti», ha affermato il presidente venezuelano, sottolineando che «Cuba è un esempio di dignità, di lotta e di resistenza da 56 anni».

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«Stiamo lavorando affinché gli Stati Uniti imparino ad avere rapporti rispettosi con Cuba e tutta l’America Latina», ha concluso Maduro.

La situazione economica in Venezuela

In ripetute occasioni il governo venezuelano ha denunciato di dover far fronte a una guerra economica promossa dall’estero e dalla destra venezuelana. A questo proposito, il presidente ha dichiarato «la guerra economica è il residuo fronte di attacco rimasto alla politica imperiale». «Abbiamo ingaggiato una tremenda battaglia verso il contrabbando […]. Stiamo facendo sforzi enormi per soddisfare tutte le necessità dei venezuelani».

Inoltre, il dirigente bolivariano ha spiegato che sono stati fatti passi importanti per superare i problemi economici, evidenziando che l’anno scorso si è concluso con il «5,4% di disoccupazione». Il presidente ha poi ricordato che sono state adottate misure per incrementare gli investimenti nella sfera pubblica e per aumentare i poteri presidenziali (habilitantes) al fine di proteggere la popolazione dalla guerra economica.

L’opposizione e il governo venezuelano

«Credevano che con la scomparsa fisica di Chávez si sarebbero potuti liberare facilmente di me, adesso sanno che non è così», ha dichiarato il presidente venezuelano, commentando la tensione nel paese dovuta alle azioni dell’opposizione.

Il presidente ha rivelato che «quasi tutti i settori dell’opposizione sono coinvolti nei piani golpisti».

Tuttavia, «noi continueremo per la nostra strada. Siamo sempre pronti a dialogare con l’opposizione» ha sottolienato Maduro. «Il nostro è un popolo nobile», ha affermato il presidente, ricordando che «financo gli oppositori si sono riempiti con i valori della rivoluzione bolivariana».

Nicolás Maduro ha confessato con un sorriso che, evidentemente, è un «compito difficile» governare dopo Hugo Chávez, anche se ha sottolineato che «il Comandante ci ha preparato per questo e altro ancora. Ha formato un popolo molto partecipativo, critico ed esigente».

RT in Venezuela

Da novembre 2014, il blocco informativo di RT è trasmesso dal canale televisivo pubblico venezuelano VTV. Lo scorso mese di dicembre RT in spagnolo ha iniziato a trasmettere il suo segnale sul canale 709 della rete venezuelana satellitare DIRECTV, la maggiore piattaforma digitale del mondo, e sul canale 25.05 della ‘Televisión Digital Abierta de Venezuela’.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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Dinucci: «Con il vuoto politico il problema è l’informazione»

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Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO

24 apr 2015 — All’interno della cornice della conferenza stampa #No Guerra #No Nato, Sputnik Italia ha intervistato il giornalista Manlio Dinucci

(a cura) di Sputnik Italia

– Lei ritiene che tra le attuali forze politiche ci sia l’opportunità di aprire un dibattito sull’adesione dell’Italia alla Nato, a fronte del protratto silenzio degli scorsi decenni?

Nell’ambiente politico non è assolutamente in discussione che la Nato serva a proteggere la nostra democrazia, come non è in dubbio che la più grande democrazia del mondo sia quella degli Stati Uniti d’America. La cosa ancora peggiore è che queste idee, in una sorta di rovesciamento di fronte, hanno trovato molto più spazio in quella che noi abbiamo finora definito la sinistra, che non nella destra.

Ricordiamo che quando si preparava la guerra alla Libia, Berlusconi cercava di frenare e poi fu sicuramente posto sotto pressione anche attraverso minacce a Mediaset. Berlusconi frenava sulla base non di uomo pacifista, ma di uomo d’affari che comprendeva che sarebbe stato un danno per il nostro paese rompere il patto d’amicizia e non aggressione con Gheddafi. Non dimentichiamoci che i portabandiera dell’attacco alla Libia furono Bersani e il PD, sotto l’egida del presidente Napolitano. Bersani, addirittura, accolse la partenza dei cacciabombardieri con la storica frase: “Alla buon’ora”. Porteremo avanti questa battaglia trasversale, però senza scoraggiamenti né facili ottimismi, perché agiamo all’interno di un vuoto politico, comprendente anche i vertici del M5S. Invece, tra gli aderenti e i militanti del Movimento potrebbe esserci spazio per creare una coalizione trasversale.

– Negli anni ’60 e ’70 era in corso un dibattito sull’Alleanza Atlantica nell’opinione pubblica e nel parlamento. Berlinguer disse che l’ombrello difensivo della Nato era più importante dell’ex Patto di Varsavia. Lei considera che questa dichiarazione possa aver in qualche modo bloccato il dibattito politico?

Sì, sicuramente, anche se qualcuno dei berlingueriani odierni nega che dovesse avere quel significato. Da un partito, il PCI, che aveva guidato una grande mobilitazione contro la NATO si passava a un partito che accettava la NATO come forma di ombrello di protezione. Fu sicuramente un tornante. La direzione del PCI allora era ancora nella fase di transizione, mantenendo ancora qualcosa delle sue radici. Ora quel filone storico non esiste più, ora abbiamo Renzi. In ogni caso, nella prima guerra del golfo, milioni e milioni d’italiani scesero in piazza. Ci fu una ribellione, e non fu guidata da nessun partito. Da allora a oggi noi abbiamo visto purtroppo una decrescita della capacità di mobilitazione e d’indignazione. Quando vedo i bombardamenti nello Yemen, donne e bambini che stanno morendo, oppure quando vedo foto del NYT di ieri, con la foto dell’inaugurazione del corso di tre battaglioni della guardia nazionale ucraina, da parte dei parà della 173esima brigata giunta da Vicenza con armi ed equipaggiamenti, e vedo la bandiera statunitense e ucraina sfilare davanti alle truppe col volto mascherato, elemento di chiara fede nazista perché destinati – una volta addestrati – a compiere stragi, io mi indigno davanti a tutto questo. Purtroppo questa capacità si è persa nel nostro paese. Noi ci troviamo a dover ricostruire livelli estremamente bassi e addirittura in un ambiente fondamentalmente ostile, e non solo del governo.

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El Imperio hoy: ¿Derechos humanos o intereses de clase?

por Geraldina Colotti

La bandera de los derechos humanos, se sabe, puede ser tirada por todos los vientos y no se ha dicho que el viento más fuerte descubra el lado verdadero. Y así, el presidente de un País que se considera el gendarme del mundo declara, sin miedo al ridículo, que Venezuela es “una amenaza extraordinaria” para la propia seguridad nacional y decide emitir sanciones contra el gobierno de Nicolás Maduro, por presuntas violaciones a los derechos humanos. ¿Cómo puede un país pequeño, cuyo ejército nunca ha agredido a otro, amenazar a los Estados Unidos?

Cualquier ser sensible debería preguntarse y volverse a preguntarde nuevo: ¿con cuál credibilidad puede erigirse como paladino de los derechos humanos, un gobierno -como el de EEUU- promotor de guerras y barbaries, aliado y cómplice de los gobiernos más destructores de la libertad? La hipocresía resulta más evidente observando el desinterés hacia los datos procedentes de México, un país en el cual desaparece una persona cada 90 minutos.Esto es lo que ha comprobadoJuan Méndez, relator especial de las Naciones Unidas, sobre tortura y otros tratos o penas crueles, inhumanas y degradantes. En México, la tortura está generalizada y es aplicada en un contexto de total impunidad. Dice el reporte de la ONU: “La tortura y los maltratos durante los momentos que siguen a la detención y antes del sometimiento a juicio, en México, están generalizados y acontecen en un contexto de impunidad”. El relator visitó el país entre el 21 de abril y el 2 de mayo de 2014, es decir, antes de la desaparición de los 43 estudiantes “normalistas”, atacados por la represión conjunta de policías y narcotraficantes el 26 de septiembre de 2014. Un caso que ha conmovido el mundo y que ha llevado a la luz pública la terrible realidad de las desapariciones en México y la eliminación delos opositores políticos. La relación de Méndez dice que, en la práctica corriente de la tortura “es evidente la participación activa de las fuerzas policiales y ministeriales de casi todas las jurisdicciones, además de la participación de las Fuerzas Armadas”, y que resulta además “la tolerancia, indiferencia y complicidad por parte de algunos médicos, defensores públicos, jueces y procuradores”. El juez relator denuncia igualmente que, sobre todo en las primeras fases del arresto, la posibilidad de preservarse de la tortura, de los abusos y de solicitar “una investigación rápida, imparcial, independiente y exhaustiva son mínimas”.

¿No sería suficiente para sancionar el gobierno neoliberal de Enrique Peña Nieto, gran amigo de los USA? ¿Y qué decir de Honduras, país en el cual después del golpe de 2009 contra el presidente Manuel Zelaya, los asesinatos de opositores políticos y de periodistas son moneda corriente a la par de la Guatemala del ex general Otto Pérez Molina? Con toda evidencia, lo que los EEUU defiende, no son “derechos”, sino intereses: intereses de clase, de robo y de mercado, impuestos con las guerras imperialistas que los alimentan. “La verdadera amenaza para el pueblo de los Estados Unidos es su gobierno”, ha dicho Nicolás Maduro. ¿Cómo decir que se equivoca? Washington defiende los intereses de los golpistas venezolanos, metidos en cárceles no por sus ideas, sino por actos concretos, por delitos que, en los EEUU y en Europa, habrían costado cadenas perpetuas o poco menos. En Italia, en España, en Alemania, lo saben bien los movimientos revolucionarios de ayer y de hoy.Y los EEUU ¿no hanretenido en la cárcel por 16 años a los cinco héroes cubanos y dejado libresa los conspiradores de Miami? ¿Y no está en la cárcel de los USA, desde hace más de treinta años el independentista puertorriqueño Oscar López Rivera? ¿Y no hametido Italia en la cárcel a casi 6.000 militantes de la lucha armada de la izquierda de los 70 y 80? ¿No han torturado y condenado, las democracias italianas y españolas, centenares de militantes brigadistas y de los países vascos a cadena perpetua?

En Venezuela, el 27 de febrero de 1989, durante la revuelta popular denominada el Caracazo, fueron asesinados y desaparecidos alrededor de 3.000 personas: pero no ha habido condena para el entonces gobierno de Pérez que dio la orden de disparar a la multitud enfurecida por el hambre y por la exclusión social. “Mano dura contra los encapuchados”, proclamaba el entonces gobernador de Caracas Antonio Ledezma… Y ninguna condena fue emitida por los organismos internacionales después del golpe de estado contra el gobierno legítimo de Hugo Chávez en el 2002. También entonces, Ledezma erade la partida, junto a los extremistas de los USA, María Corina Machado y al otro golpista Leopoldo López. Este último, como demuestran los documentos publicados por Wikileaks – el sitio que ha hecho famoso el Cablogate – es asalariado de Washington desde hace veinte años. Sin embargo, mientras él pudo libremente complotar en Venezuela, hasta las violencias del año pasado, el fundador de Wikileaks, Julián Assange, ha tenido que refugiarse en la embajada de Ecuador en Londres para huir de la ira de Washington. En cuanto a Henrique Capriles, otro ex golpista, instigador de las violencias post electorales de abril de 2013, hoy está más apartado, pero el programa que propone su campo no es menos insidioso. Es por lo tanto, el “derecho al golpismo” lo que los USA defienden, el derecho a subvertir los gobiernos no subalternos, el derecho a borrar el cambio más profundo que se haya jamás producido en Venezuela: una revolución para las clases populares en un país que custodia las más importantes reservas certificadas de petróleo en el mundo. Sin embargo, también algunos dirigentes de izquierda en Europa y en Latinoamérica, agitaron la bandera de los “derechos humanos” como un arma contra Venezuela: en el Estado español, Pablo Iglesias declaró no estar de acuerdo con la detención de Ledezma; en Uruguay, el vicepresidente Raúl Sendic (inmediatamente corregido por las declaraciones del ex presidente Pepe Mujica) afirmó que “no hay pruebas de las injerencias de los USA en Venezuela”; en Argentina, un candidato de izquierda a las presidenciales, Jorge Altamira, defendió a la ex diputada Machado y acusó de golpismo el gobierno bolivariano. En otro tono, en cambio, las declaraciones de la presidenta argentina Cristina Kirchner, que está bien clara sobre el alcancedel proyecto reaccionarioperseguido por los poderes fuertes contra la América Latina progresista, desde Venezuela, a Argentina, a Brasil.Y sin embargo, en Europa y en Italia en particular, se continúa a hablar de la existencia de “dos izquierdas” latinoamericanas: una etiquetada como “caudillista” a quien por herencia de Cuba, pertenecen Venezuela y los países del Alba. Un proyecto para sancionar y contrastar. Otra más soft y aceptable, más parecidas a las tan decantadas democracias europeas, a la cual pertenecen países como Uruguay y Brasil. Una izquierda que juega en clave anti socialista, aún si – en la práctica – resulta pertenecer al campo de las relaciones solidarias sur-sur. Pero, mientras tanto, en este camino y en la estela de Washington, el parlamento europeo condenó el gobierno de Maduro por las presuntas “violaciones de los derechos humanos” de la oposición.

De verdad que la bandera de los derechos humanos no basta (y a veces no sirve) para indicar un juicio si no a condición de asumir hasta el fondo, la propia elección de campo. El campo de la burguesía es aquel que, con un discurso análogo al que ha pronunciado Obama contra Venezuela, en 1980 condenó a la Nicaragua sandinista a la barbarie de los contras por boca de Ronald Reagan. El campo de la burguesía tiene desu lado los grandes medios y su lengua bífida, que voltea los datos y el sentido de las cosas. Así, la DEA (cuerpo antidrogas USA), con una mano beneficia el narcotráfico para pagar la eversión contra el socialismo, con la otra define narcotraficantes los estados como Bolivia que rechazan su tutela, o persigue con la misma acusación las organizaciones armadas, como las Farc en Colombia, que luchan al lado de los campesinos y de los desheredados. Ahora dirige la misma arma contra Venezuela, aunque haya facilitado el proceso de paz entre las Farc y el gobierno de Santos desde el principio. O precisamente por esto.

El otro campo, es de quien tiene el amor por la libertad y la justicia social, un binomio inseparable y termómetro de civilización. El campo de quien reconoce el derecho inalienable de un pueblo a elegir, en modo transparente y consciente, el camino para alcanzarlas. El campo de quien defiende el derecho de los oprimidos a su propio rescate y no tiene miedo de contagiarse.

Traducido por Maira García

Venezuela amenazada

por Luis Britto García

1

¿Cómo Venezuela puede ser considerada “amenaza extraordinaria e inusual a la seguridad nacional y política exterior estadounidenses”? Somos  país de extensión mediana, modesto desarrollo industrial, armamento convencional, ejército con moderado número de efectivos y desde que liberamos lo que ahora son cinco repúblicas a principios del siglo XIX, nunca hemos agredido a otro pueblo.

2

Venezuela amenaza con el ejemplo. El Imperio vive de la predación de los recursos naturales y las industrias básicas de las naciones periféricas. Venezuela es elocuente demostración de que un país puede utilizar los unos y las otras en beneficio de su pueblo por vías democráticas y constitucionales.

3

El Imperio recurrirá a ocho vías complementarias para aniquilar a Venezuela. La primera, la profundización de la guerra económica con un bloqueo progresivo a fin de forzar un resultado adverso al bolivarianismo en las elecciones para el Poder Legislativo. La segunda, utilizar dicha esperada  mayoría en un golpe de Estado parlamentario a la paraguaya. La tercera, la intensificación del terrorismo  por  paramilitares y mercenarios para simular un escenario de “guerra civil”. La cuarta, para coronar dicho montaje intentar un magnicidio o un atentado de falsa bandera.  La quinta, intervención militar de otro país de la región. La sexta, agresión directa con  tropas y equipos imperiales, desde las bases que ya ocupan en América Latina y el Caribe. La séptima, la  campaña mediática para ocultar y deformar ante el país y el mundo la naturaleza de las agresiones anteriores. La octava, agresión diplomática para arrancar de las instancias internacionales veredictos condenatorios para el país. 

4

¿Cómo salvarnos? Combatamos la guerra económica que desmoraliza a la ciudadanía, con la asunción por el Estado del control de las importaciones básicas, con implacables sanciones contra empresas de maletín y cómplices en fraudes cambiarios, acaparadores, especuladores, bachaqueros y contrabandistas de extracción, y con la promulgación de leyes para tipificar  delitos financieros, traición a la patria e infracciones a la seguridad.  Ganemos las elecciones parlamentarias con candidatos de reputación inmaculada, no incursos en delitos ni corruptelas.

5

Así como terceriza su economía, Estados Unidos terceriza sus ejércitos. Primero los integra con mercenarios reclutados entre sus hispanos, sus afroamericanos, sus marginales; luego, funda, financia y pertrecha organizaciones terroristas compuestas de sicarios y terroristas a sueldo como Al Qaeda y el Daesh. Lo más probable es que la agresión a Venezuela  se tercerice a través de un tercer país o de sus fuerzas paramilitares, que han infiltrado profundamente nuestra sociedad. Muchos de sus integrantes fueron detenidos actuando durante las oleadas terroristas de 2014. Es precisa una tarea conjunta de inteligencia entre organismos de seguridad y movimientos sociales para localizar y neutralizar estos invasores silenciosos antes de que se movilicen de nuevo. En todo caso, no es seguro el triunfo de los agresores.

6

Extrememos las medidas de seguridad para dirigentes y figuras claves, así como para instalaciones y personas estadounidenses. Convenzamos a países vecinos que llevan medio siglo combatiendo infructuosamente una insurrección interna, de que les sería imposible vencer contra una sublevaciones interna y otra externa. 

7

En las agresiones imperiales, el ejército convencional del país víctima es a veces destruido a las pocas semanas. Lo que decide el conflicto es la resistencia popular. El pueblo venezolano no puede esperar a que caigan las bombas para preparar su defensa. Organizaciones populares, movimientos sociales, sindicatos, partidos, comunas, cooperativas, deben desde ya coordinar con el gobierno y el ejército regular respuestas,  estrategias de supervivencia y coordinación para preparar la guerra del pueblo.

8

Hemos construido un sistema de medios de servicio público, comunitarios y alternativos que nos permiten manejar la batalla comunicacional interna.  Reformemos y dinamicemos sin contemplaciones este sistema para llevarlo a su máxima eficacia. Utilicemos los satélites de que disponemos para llevar este mensaje al mundo.

9

Venezuela ha hecho casi más que cualquier otro país por el desarrollo de una diplomacia multipolar. Incorporada al Mercosur,  impulsora de  organizaciones integracionistas latinoamericanas como el ALBA, la CELAC y UNASUR que excluyen a Estados Unidos y Canadá. Venezuela ha consolidado relaciones con Asia y África y con los No Alineados. Estas redes diplomáticas tienen peso en los organismos internacionales y deben ser usadas para propiciar  en el Consejo de Seguridad de la ONU el veto de Rusia y China, impenetrable escudo contra  intervenciones. Cuba pudo. Nosotros también.

(VIDEO) Chomsky: Latinoamérica avanza rumbo a la Liberación

por Aporrea

El intelectual estadounidense Noam Chomsky afirmó hoy en Buenos Aires que “por primera vez en 500 años, América Latina ha dado pasos significativos hacia la liberación del dominio imperial”, al participar en el Foro por la Emancipación y la Igualdad.

En una conferencia magistral en el Teatro Cervantes de la capital argentina, el lingüista estadounidense señaló que los pasos dados por América Latina “son desarrollos de un significado histórico muy profundo”.

“Esto incluye pasos significativos hacia la integración y hacia el enfrentamiento a problemas internos extremadamente graves, que habían impedido el crecimiento saludable de lo que debería ser una de las regiones más dinámicas y prosperas del mundo”, añadió.

Al hacer un recuento histórico, Chomsky recordó que el plan de Estados Unidos para América Latina era acabar con las agrupaciones regionales. “El nacionalismo económico debía ser eliminado”, apuntó.

Sin embargo, ese orden establecido, en el que Estados Unidos se imponía como “dueño del mundo”, llegó a su fin, sostuvo el intelectual, quien consideró que ese país “está ahora en una fase de decadencia final”.

Asimismo, opinó que “el aislamiento de Estados Unidos y Canadá queda aún más marcado” por la formación de organizaciones como la Unión de Naciones Sudamericanas y la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños.

En ese sentido, expresó que “los pasos recientes de (el presidente estadunidense Barack) Obama hacia la normalización de las relaciones con Cuba se ven impulsados por un esfuerzo para impedir el aislamiento total”.

En la parte final de su charla, Chomsky advirtió que “la especie humana está al borde del precipicio, peligrosamente cerca del suicidio virtual”.

“Hay dos sombras oscuras que se ciernen sobre todo lo que nosotros discutimos, la guerra nuclear y la catástrofe ambiental”, abundó el intelectual estadounidense.

Destacó que Estados Unidos anunció un plan por un billón de dólares para modernizar su armamento nuclear, cuando la forma de terminar con esta amenaza es el Tratado de No Proliferación de Armas Nucleares.

“Es un milagro que hasta ahora hayamos evitado la destrucción, pero esto era lo esperable en la lógica de las sociedades de mercado”, concluyó.

Chomsky es una de las personalidades que participan en el Foro por la Emancipación y la Igualdad, que comenzó este jueves en Argentina con un llamado a defender la soberanía y la unidad de América Latina ante las constantes amenazas a su democracia y desarrollo.

Al encuentro, convocado por el filósofo argentino Ricardo Forster, asisten además Ignacio Ramonet, de España; Camila Vallejo, de Chile; Piedad Córdoba, de Colombia; Gianni Vattimo, de Italia, y los mexicanos Cuauhtémoc Cárdenas y Paco Ignacio Taibo II, entre otros.

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Maduro: «Non consegneremo mai la patria all’imperialismo»

nicolas maduroda Hispantv

Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha lanciato l’allarme circa le manipolazioni eversive di settori della destra e ribadito che nonostante le trame e i tradimenti golpisti non consegnerà la patria all’imperialismo e difenderà la sovranità e l’indipendenza del suo paese

“Qualsiasi cosa accada, qualunque cosa facciano, noi continueremo a lottare, non consegneremo mai questo paese all’imperialismo, la nostra patria non sarà mai più sotto il giogo imperialista”, queste le parole pronunciate da Maduro nel municipio di Cristóbal Rojas, un comune situato nello stato di Miranda, nel centro-nord del territorio venezuelano.

Il presidente nel suo intervento ha fatto riferimento ai disagi cui è costretto il popolo a causa della collusione tra la borghesia venezuelana e le multinazionali straniere al fine di ripristinare, a suo giudizio, un sistema pro-imperialista nel paese sudamericano. Tuttavia, secondo il capo dello stato, Governo e popolo venezuelano supereranno con successo questo periodo.

“Così come storicamente abbiamo sconfitto le frodi elettorali e politiche, sconfiggeremo anche il sabotaggio economico e commerciale”, ha garantito Maduro.

A questo proposito, ha ricordato come il governo bolivariano abbia recentemente sbaragliato il tentativo di colpo di stato pianificato dalla destra nei suoi confronti, e per questo, ha invitato i venezuelani ad alzare il livello d’attenzione per comprendere in maniera chiara lo scenario.

“In primo luogo – ha evidenziato il presidente Maduro – voglio che tutto il Venezuela comprenda la situazione, comprenda quali sono i problemi, perché vi è molta manipolazione”.

Inoltre, ha ricordato come la “strategia” applicata in Venezuela, sia la stessa già utilizzata contro i governi di altri paesi. Facendo riferimento al governo dell’ex presidente cileno, Salvador Allende, rovesciato attraverso un colpo di stato organizzato dalla destra nazionale.

Maduro ha concluso affermando che oggi in Venezuela “ci troviamo di fronte ad un identico scenario”, ragion per cui, ha richiesto il sostegno di tutto il popolo per combattere le trame golpiste.

Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, il 12 febbraio annunciò che il suo governo aveva sventato un tentativo di colpo di stato, orchestrato da Washington, fornendo le prove di un piano che prevedeva il suo assassinio e la realizzazione di azioni violente dirette contro strutture statali del paese bolivariano.

In seguito a questo tentativo golpista, Maduro ha annunciato di aver ordinato una serie di misure diplomatiche dirette contro gli Stati Uniti, al fine di evitare ulteriori attacchi imperialisti, diretti contro la pace e stabilità del paese sudamericano.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione a cura di Fabrizio Verde]

Declaración del gobierno revolucionario de Cuba

El Gobierno Revolucionario de la República de Cuba ha conocido la arbitraria y agresiva Orden Ejecutiva emitida por el Presidente de los Estados Unidos contra el Gobierno de la República Bolivariana de Venezuela, que califica a este país como una amenaza a su seguridad nacional, en represalia por las medidas adoptadas  en defensa de su soberanía frente a los actos injerencistas de autoridades gubernamentales y del Congreso estadounidense.

¿Cómo amenaza Venezuela a Estados Unidos? A miles de kilómetros de distancia, sin armas estratégicas y sin emplear recursos ni funcionarios para conspirar contra el orden constitucional estadounidense, la declaración suena poco creíble y desnuda los fines de quienes la hacen.

Sin embargo, semejante pronunciamiento en un año en que se realizarán elecciones legislativas en Venezuela reafirma, una vez más, el carácter injerencista de la política exterior estadounidense.

La gravedad de esta acción ejecutiva ha puesto en alerta a los gobiernos de América Latina y el Caribe que en enero de 2014, en la Segunda Cumbre de la CELAC en La Habana, declararon a la región como Zona de Paz y repudiaron cualquier acto que atente contra ello, pues acumulan suficientes experiencias de intervencionismo imperial en su historia.

El Gobierno Revolucionario de la República de Cuba reitera nuevamente su incondicional apoyo y el de nuestro pueblo a la Revolución bolivariana, al gobierno legítimo del Presidente Nicolás Maduro Moros y al heroico pueblo hermano de Venezuela.

Nadie tiene derecho a intervenir en los asuntos internos de un Estado soberano ni a declararlo, sin fundamento alguno, como amenaza a su seguridad nacional.

Así como Cuba nunca estuvo sola, Venezuela tampoco lo estará.

La Habana, 9 de marzo de 2015

(VIDEO) Luis Britto: Chávez nos enseñó que juntos somos invencibles

Foto: AVN/Prensa Presidencialpor AVN

El Comandante Hugo Chávez Frías, primer gran antiimperialista del siglo XXI, comprendió que el imperialismo puede derrotar “uno a uno” a los venezolanos, pero “unidos somos invencibles”, destacó este jueves el historiador y escritor venezolano Luis Britto García. “Chávez tuvo la conciencia perfecta de que el imperialismo nos puede ir doblegando uno por uno, pero que junto somos invencibles, y siguiendo el ejemplo de Miranda, de Bolívar, de José Martí, de Sandino y de todos los libertadores de América Latina lanzó una carrera hacia la integración para que fuéramos un bloque sólido e indestructible”, resaltó el escritor durante una cadena de radio y televisión.

Durante su intervención en la tribuna antiimperialista instalada en la Plaza Bolívar de Caracas, para conmemorar los dos años de la desaparición física del líder de la Revolución Bolivariana, Hugo Chávez, Brito García

García reiteró que “no hubo discurso en el cual Chávez no afirmara como su razón de ser, la razón de ser de Venezuela, como la razón de ser de América Latina y desde el Caribe y desde todos los pueblos oprimidos y golpeados del mundo el antiimperialismo raigal. Y al antiimperialismo se llega a través de la afirmación de la soberanía”.

 Subrayó que Chávez defendió la soberanía de Venezuela a través derechos sobre la industria petrolera (Pdvsa). “Una industria que casi estaba expropiada por la nómina mayor y a la cual decían que era inviable y había que venderla (…) no, Chávez ejerció el derecho de la nación de nombrar al presidente de Petróleos de Venezuela y eso que le costó un golpe de Estado y el sabotaje petrolero que le hizo un a daño a la República”.

Al presentar el libro Cinco Discursos Antiimperialistas de Hugo Chávez, una recopilación sobre los memorables discursos del líder de la Revolución Bolivia, y del cual él fue encargado de escribir el prólogo, resaltó las ideas soberanas de Chávez y refirió que en el texto recopilatorio hay frases fulgurantes y conceptos magníficos, que fueron respaldados en hechos.

Citó algunas líneas como: “Ahora quiero exigirle al Gobierno estadounidense que no siga metiendo sus narices en Venezuela, que esta es una patria soberana y libre”. “Nosotros en Venezuela somos libres y más nunca seremos colonia de Estados Unidos ni de nadie (…) yo acuso al Gobierno de Estados Unidos de proteger al terrorismo y de tener un discurso totalmente cínico”.

Recordó que ante las pretensiones estadounidenses de inmiscuirse en la soberanía nacional, Chávez salvó Petróleos de Venezuela, trajo de regreso el oro al país ante la amenaza de expropiación de las reservas internacionales y se retiró de la Corte Interamericana de Derechos Humanos (CIDH).

Subrayó que el comandante de la Revolución estuvo detrás de la derrota de ALCA (El Área de Libre Comercio de las Américas), “la más importante derrotas del imperialismo”, estuvo detrás de la integración del ALBA (La Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América) , la integración de Unasur (La Unión de Naciones Suramericanas), integración de de la Celac (La Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños), estuvo detrás de la unión de Venezuela al Mercosur (El Mercado Común del Sur), detrás de todas las uniones esplendidas que nos fortalecen y que nos hacen decir todos para uno y uno para todos”.

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(AVN)

Fotos: Agencia Venezolana de Noticias

¿Por qué Estados Unidos envía tropas a Perú?

por Gustavo Espinoza M*

Que Estados Unidos tiene una estrategia continental de dominación, y que se dispone librar una aventura militar contra los pueblos de América Latina, lo hemos dicho en diversas ocasiones.

Algunos, nos tomaron en serio y ratificaron una voluntad antiimperialista que debe concretarse ahora. Otros, en cambio guardaron silencio, quizá con la idea que nuestra afirmación era exagerada, y respondía al clásico estilo de confrontación de lo que ellos llaman “la izquierda tradicional”.

Los hechos, sin embargo, nos van dando la razón de manera constante. La agresividad imperialista contra nuestros países se manifiesta de manera constante; y hoy se concreta, en el Perú, con el autorizado ingreso de un verdadero ejército de ocupación integrado por alrededor de 4,000 soldados, que se emplazarán en nuestro suelo bajo el pretexto de “combatir el narcotráfico y el terrorismo”.

Para situar las cosas en el corto plazo, cabe citar que el 29 de enero pasado, en una decisión casi oculta, que se filtrara recientemente a las redes sociales, el Congreso de la República autorizó el ingreso de tropas y personal armado de los Estados Unidos en territorio peruano, ateniéndose a un cronograma muy preciso. Y elaborado de común acuerdo por “ambas partes”.

Los Partidos y fuerzas que integran hoy el Congreso, y cada uno de los parlamentarios en particular, tienen la obligación de dar cuenta cómo opinaron y cómo votaron la decisión que hoy se conoce.

Se sabe, por lo pronto, que ya el 1 y el 15 de febrero, pisaron nuestro suelo dos contingentes militares, enviados por el Pentágono. El primero, integrado por 58 soldados; y el segundo por 67. Ambos permanecerán aquí hasta febrero del 2016 en la tarea de “entrenar a los institutos armados peruanos en el cumplimiento de operaciones especiales”

Pareciera que en materia de “operaciones especiales” los soldados peruanos son algo menos que neófitos. Carecen de la experiencia de combate que ha adquirido el ejército norteamericano luego de las prolongadas guerras de Vietnam, la Península Indochina y el Medio Oriente.

Probablemente, Afganistán, o Irak, han acrecentado tanto el bagaje militar del ejército yaqui que considera su deber compartirlo con sus hermanos latinoamericanos con la idea de extender hasta aquí prisiones clandestinas como las de Bagdad o Guantánamo, en las que la tortura y la muerte constituyen pan del día.

Sin embargo, estos efectivos, que ya están aquí, no son nada en comparación con lo que habrán de arribar a nuestras costas en septiembre próximo.

Desembarcarán, en nuestra primavera 3,200 soldados yanquis, que -por el armamento que usan, la experiencia que tienen y la preparación que poseen- constituirá un verdadero ejército de ocupación. De este modo se cumplirán los acuerdos entre estos dos países, laboriosamente trabajados desde hace algunos años.

La ejecución de estos planes, pondrá en evidencia que las constantes visitas del Secretario de Defensa de los Estados Unidos al Perú, y las del Jefe del Comando Sur de ese país; no eran visitas protocolares, ni turísticas. Tenían un claro contenido guerrerista que hoy nadie puede ocultar.

Es legítimo preguntarse entonces ¿qué mueve al gobierno de los Estados Unidos a desplegar en nuestro territorio esta vasta acción militar?

¿Qué está ocurriendo en este continente, que hace que la primera potencia militar del mundo decida abrir fuego contra los peruanos?

¿A dónde apuntan realmente los fusiles yanquis que dispararán en el VRAE y otras zonas cordilleranas de América?

Si miramos, aunque sea sólo a vuelo de pájaro lo que ocurre en esta parte del mundo, veremos que arrecia la lucha antiimperialista de nuestros pueblos.

Que ella se expresa en demandas concretas: Respeto a la Independencia de nuestros países, vigencia plena de la Soberanía Nacional, recuperación de las riquezas básicas, y protección de la biodiversidad; en un mundo en el que los recursos hídricos y los productos naturales, se convierten en fortaleza de supervivencia para la humanidad entera

Hace ya un buen rato que Estados Unidos esta buscando la manera de intervenir militarmente en Venezuela y acabar a sangre y fuego con el proyecto bolivariano liderado históricamente por el Comandante Hugo Chávez, y que hoy conduce Nicolás Maduro, acosado por una brutal campaña de desprestigio y violencia desatada por las fuerzas más reaccionarias de nuestro continente.

Por lo pronto, desembarcar tropas en el Perú, y lograr que esto sea admitido pacíficamente por la comunidad internacional, sería un modo de afirmar la idea de que es normal que Estados Unidos recurra a este procedimiento en América: y que podría hacerlo mañana en Venezuela, o en cualquiera otra parte.

Quien tiene licencia para matar, puede hacer uso de ella en cualquier circunstancia.

Bolivia, o Ecuador bien podrían recordar el dicho aquel: cuando veas las barbas de tu vecino cortar, pon las tuyas a remojar; porque la advertencia yanqui se proyecta también hacia la zona altiplánica -contra Evo y la multicultural Bolivia- y la región más al norte, donde las acciones del gobierno ecuatoriano de Rafael Correa no cuentan precisamente con el beneplácito de Washington.

El argumento que se usa para justificar a intervención militar norteamericana, es la lucha contra el narcotráfico y el terrorismo. Esta es una vieja y falsa cantaleta. En 1965 se puso en boga cuando la administración Belaúnde Terry aceptó la denominada “Operación Ayacucho”, que no tuvo resultado alguno.

Joy, el combate contra el Narcotráfico en el Perú está virtualmente a cargo de la DEA desde hace muchos años. Y de resultas de ello, el Perú se ha convertido en el primer productor mundial de PBC. Antes de la DEA, nunca tuvimos tal privilegio

¿Hasta dónde escalaremos con la “estrategia de ahora? ¿Tal vez hasta la expansión de los cultivos de droga trayendo aquí el Hashis de Afganistán, o el Opio de otras latitudes? ¿Será eso lo que busca la administración norteamericana para lanzar tropas en nuestro suelo en lo que bien podría ser el reto para una nueva Batalla de Ayacucho?

Pero la estrategia de dominación yanqui va incluso más allá: Busca enfrentar a unos pueblos con otros y a gobiernos de los que, en mayor menor escala, desconfía.

No tendríamos que ser particularmente perspicaces para intuir que tras el “operativo de espionaje” chileno contra el Perú recientemente denunciado, esté la aviesa mano de los servicios de inteligencia yanquis, que bien podrían montar operativos de ésta, y otra magnitud, incluso a espaldas de los gobiernos, valiéndose de la infiltración en los servicios secretos que ellos manipulan

A los pueblos de nuestro continente corresponde actuar con la firmeza y la consecuencia requerida, en una circunstancia en la que está de por medio la supervivencia del continente, agredido por la barbarie imperialista.

A comienzo de los años 30 del siglo pasado, en otro contexto y también en otras condiciones, Augusto C. Sandino dijo de manera categórica: “La soberanía de los Estados, no se discute. Se defiende con las armas en la mano”

En algunas semanas más, los peruanos evocaremos el 200 aniversario del fusilamiento del joven poeta Mariano Melgar, caído en manos del ejército colonial español luego de la batalla de Umachiri ¿Será su recuerdo motivo de afirmación patriótica que lleve a nuestros jóvenes de hoy a levantar esa misma bandera?

En todo caso, el deber de cualquier patriota es asumir su compromiso con la historia y denunciar lo que constituye una verdadera agresión amada contra el Perú y su pueblo.

* Miembro del Colectivo de Dirección de Nuestra Bandera (Red Voltaire)

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