Robert Fisk: I “moderati” in Siria sono i terroristi che combattono in Iraq

da Al Manar

«Beh, Dio benedica Barak Obama. Ha trovato alcuni ribelli “moderati” in Siria. Così “moderati” da fornirgli armi, addestramento e 500 milioni di dollari. Il Congresso degli Stati Uniti vuole armare questi valorosi “combattenti per la libertà”, ha detto Robert Fisk, in un recente articolo sul quotidiano britannico The Independent.

«Chi sono questi ribelli “moderati”che Obama vuole addestrare e armare? Egli non li nomina e non può perché i “moderati” originali, ai quale gli Stati Uniti hanno promesso fondi (con l’aiuto della CIA, gli inglesi, Arabia Saudita, Qatar e Turchia) sono membri del cosiddetto “Esercito siriano libero” composto principalmente da disertori delle forze armate siriane. L’ESL, amato da John McCain fino a quando non si scoprì che uno dei suoi combattenti con il quale si fece una foto era un membro di Al Qaeda, si è dissolto».

«I suoi uomini si sono ritirati, si sono arruolati con Al Nusra o nell’Isis o sono tornati nell’esercito governativo ed hanno preso nuovamente le armi a sostegno di Assad».

«Si dice che i “combattenti per la libertà” non hanno ricevuto abbastanza armi. Ora ne avranno di più. E non c’è dubbio che le venderanno, come hanno fatto prima».

«Date ad un uomo dell’Esl – nel caso lo incontraste – un missile antiaereo e ve lo venderà al miglior offerente. In tutte le guerre civili che ho coperto non ho mai visto una pistola nelle mani di una milizia che non l’avesse acquistata da qualcun altro. In un’intervista umiliante per il nostro ministro della difesa a Channel 4, ha ammesso che le armi consegnate ai ribelli siriani erano finite nelle mani dei “cattivi”. Come si fa a controllare tutti quelli a cui viene consegnata un’arma? Si deve inviare un drone personale per controllare che non le venda?»

«I “moderati” siriani sono gli stessi che ora minacciano lo Stato iracheno. E per rendere le cose più confuse, Maliki ha ringraziato i ragazzi di Assad per gli attacchi aerei contro i nemici ribelli sul confine siro-iracheno, il che significa che la Siria e l’Iraq sono “amici”. L’esercito siriano utilizza aerei russi e sta combattendo lo stesso nemico dell’esercito iracheno che sarà presto rafforzato anch’esso da aerei russi».

«Alcuni siriani sospettano che Obama abbia cucinato un mezzo piano: armare i ribelli siriani per combattere i ribelli islamici pro-Al Qaeda… Il problema è che Obama deve fare questo senza rivelare che la battaglia di Siria e Iraq contro i wahhabiti è unica ed è la stessa», ha concluso Fisk.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Helio Chávez, Presidente del Parlamento boliviano: «Le elezioni Presidenziali siriane sono state legittime e regolari»

da Sana.Sy

Lo Speaker del Parlamento boliviano, Marcelo Helio Chávez, ha dichiarato che le recenti elezioni presidenziali in Siria, sono state giuste e legittime e che tutti i paesi del mondo devono rispettare questi risultati.

Elio Chávez ha rappresentato la delegazione del suo paese come osservatore alle elezioni presidenziali, dello scorso 3 giugno,su invito del parlamento siriano, esteso ad un certo numero di paesi amici.

Il funzionario boliviano ha evidenziato, in un’intervista all’agenzia di notizie Prensa Latina cubana, l’alta affluenza al voto dei siriani nonostante le difficili circostanze di sicurezza in alcune zone.

Helio Chávez ha espresso, inoltre, la sua felicità per la vittoria del presidente Assad alle elezioni con una maggioranza ampia, 10.319.723 voti e 88,7% dei voti validi rispetto agli altri due rivali.
Questo margine enorme, ha ribadito, indica che la maggioranza del popolo siriano sostiene il presidente Assad e si stringe intorno alla sua leadership, sottolineando « l diritto sovrano di ogni popolo a determinare il futuro politico del proprio Paese».

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Domenica 29 Giugno 2014 al C.S. SCUP a Roma: Primo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana

Il ministro Giordani e il nuovo rimpasto di governo

di Geraldina Colotti – il manifesto   

20giu2014.- Un rim­pa­sto mini­ste­riale, usuale nel governo del Vene­zuela, ha sca­te­nato una tem­pe­sta. Mar­tedì scorso, durante la tra­smis­sione del suo pro­gramma set­ti­ma­nale, il pre­si­dente della Repub­blica, Nico­lás Maduro, ha annun­ciato alcune sosti­tu­zioni ai ver­tici dei mini­steri. Tra que­ste, il pas­sag­gio di Ricardo Menen­dez, finora all’Educazione uni­ver­si­ta­ria, alla dire­zione del mini­stero della Pia­ni­fi­ca­zione e alla nuova vice­pre­si­denza di Pia­ni­fi­ca­zione e svi­luppo ter­ri­to­riale. L’incarico taglia fuori una figura sto­rica del cha­vi­smo, il pro­fes­sor Jorge Gior­dani, classe 1940: un mar­xi­sta gram­sciano, deter­mi­nante nella poli­tica eco­no­mica del governo Chávez pur essendo più a suo agio fra i libri che davanti ai riflet­tori (e per que­sto sopran­no­mi­nato «il monaco»).

Que­sta volta, però, Gior­dani sbotta. E volano gli stracci a par­tire da un lungo docu­mento poli­tico, inti­to­lato «Testi­mo­nianza e respon­sa­bi­lità davanti alla sto­ria», scritto a mo’ di bilan­cio e con­gedo. Subito pub­bli­cato sui siti dell’ultra-sinistra cha­vi­sta e ripreso dai quo­ti­diani di oppo­si­zione, il testo rende espli­cita una situa­zione di disa­gio, covata da tempo. Sol­leva cri­ti­che sulla poli­tica eco­no­mica di Maduro: che espor­rebbe — avverte — «la tran­si­zione socia­li­sta» al ritorno di mec­ca­ni­smi finan­ziari capi­ta­li­sti favo­re­voli ad «agenti pri­vati», inte­res­sati a «cap­tare l’eccedente della ren­dita petro­li­fera per via finan­zia­ria». Lamenta l’assenza di dibat­tito interno, cri­tica la debo­lezza dell’attuale lea­der­ship dopo la morte di Chávez e dà conto di una rab­biosa soli­tu­dine, mal con­di­visa durante i com­pli­cati momenti della malat­tia del Comandante.

Si sca­tena un dibat­tito vee­mente. Qual­cuno ne appro­fitta per togliersi a sua volta un sas­so­lino dalla scarpa con­tro l’ex mini­stro, qual­che altro entra nel merito delle scelte con­di­vise in que­sti anni da Gior­dani e gli chiede: «E tu dov’eri?». Tutti fanno grande uso della parola «lealtà»: a par­tire dal pre­si­dente Maduro che chiede «umiltà nell’esercizio delle pro­prie fun­zioni». Dove va la «tran­si­zione» boli­va­riana a oltre un anno dalla scom­parsa di Chávez e in pre­senza di un pode­roso attacco, interno e inter­na­zio­nale, per ren­dere insa­na­bili le crepe di un «espe­ri­mento» che ha fatto sto­ria in Ame­rica latina? Al di là delle pole­mi­che e delle idio­sin­cra­sie che accom­pa­gnano qua­lun­que gruppo diri­gente, il tema entra pre­po­ten­te­mente nel dibat­tito del Par­tito socia­li­sta unito del Vene­zuela (Psuv), che si pre­para al congresso.

La discus­sione all’interno del cha­vi­smo è sem­pre stata vivace. Dalla strada al par­la­mento, dalle reti sociali, ai media comu­ni­tari, a quelli sta­tali, si discute il merito delle scelte il più delle volte in modo non rituale: tutti cri­ti­cano tutti senza troppi for­ma­li­smi e solo l’interessata pro­pa­ganda del campo avverso riduce dif­fe­renze di per­corsi e con­so­nanze poli­ti­che a mici­diali bat­ta­glie interne per spar­tirsi pri­vi­legi e cor­rut­tele. E così, rico­min­cia a par­lare di dif­fe­renze insa­na­bili tra la cor­data di Dio­sdado Cabello e quella di Maduro e via discor­rendo. E pre­senta un paese sull’orlo del bara­tro, inca­pace di far fronte alle neces­sità di impor­ta­zione per aver dato fondo alle pro­prie riserve: riserve che, al di là di errori e logo­ra­menti, sono stati spesi a favore di quanti, prima di Chávez, appar­te­ne­vano alla schiera dei senza-diritti. E Maduro ha con­ti­nuato su quella strada.

Ora è in discus­sione in tutto il paese la legge per il primo impiego dei gio­vani: che pro­mette, come già quella sul lavoro in gene­rale, di mostrare «un cam­mino inverso a quello intra­preso dai paesi capi­ta­li­sti», come ha dichia­rato di recente Maduro. Gli ispet­tori delle finanze, accom­pa­gnati dalle com­mis­sioni di quar­tiere, girano a recu­pe­rare il denaro car­pito ai con­su­ma­tori. Ogni giorno si con­se­gnano nuove case popo­lari già ammo­bi­liate. La Pro­cu­ra­trice gene­rale, Luisa Ortega Diaz, sta cor­rendo in tutti i tri­bu­nali per sco­vare i magi­strati che sabo­tano le udienze per lasciare i dete­nuti nelle car­ceri e creare mal­con­tento. Gestire un paese «in rivo­lu­zione» non è una pas­seg­giata, dice un let­tore in rete. «La cri­tica interna è un segnale della sua buona salute», ribatte un altro. Intanto, la destra gon­gola, tirando in tutti i sensi il docu­mento di Gior­dani. E gli Stati uniti hanno nuo­va­mente incluso il Vene­zuela nella lista nera dei paesi in cui si pra­tica il traf­fico di per­sone. Come esem­pio hanno denun­ciato che i medici cubani, i coo­pe­ranti che lavo­rano nei quar­tieri popo­lari nell’ambito delle Misio­nes, sono espo­sti al «lavoro forzato».

Osservatori statunitensi elogiano la partecipazione alle elezioni in Siria

da HispanTv

L’ambasciatore siriano all’Onu, Bashar al-Jaafari, ha presentato un gruppo di cinque osservatori americani che si sono recati in Siria, lo scorso 3 giugno, per monitorare le elezioni presidenziali.

I cinque osservatori, tra i quali un professore universitario, due giornalisti e due altri attivisti contro la guerra, hanno sottolineato il loro contatto con il popolo siriano e la grande voglia di votare che avevano.

Scott Williams, attivista contro la guerra: «C’è stata una partecipazione spettacolare a queste elezioni, ovunque andavamo c’erano migliaia di persone che spontaneamente andavano a votare. La massiccia partecipazione alle elezioni da parte dei siriani si spiega con la loro esigenza di pace, democrazia e sovranità».

Gli osservatori hanno inoltre riferito come i cittadini siriani in Europa e negli Stati Uniti non hanno potuto votare perché le autorità di questi paesi non hanno consentito loro di farlo.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

18 Giugno 2014: Reading di poesia venezuelana a Napoli

Il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli e la Biblioteca Nazionale di Napoli, Sezione Venezuelana, invitano al reading poetico.

In occasione dell’incontro, avremo il piacere e l’onore della presenza dell’autore, l’Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, per conoscere da vicino parte della sua produzione poetica.

L’America Latina ha una lunga tradizione di diplomatici dediti alla poesia, e possiamo dire senza dubbio che Julián Isaías Rodríguez Díaz, avvocato e poeta, ne fa parte a pieno titolo.

L’Ambasciatore venezuelano ha anche ricoperto per il proprio Paese l’incarico di Procuratore e Vice Presidente della Repubblica.

I testi selezionati, letti in spagnolo, saranno disponibili per i presenti
anche nella traduzione italiana

Condotto da Marnoglia Hernández Groeneveledt,
Console incaricato a.i., Consolato Generale della
Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli

Il reading si terrà presso la Biblioteca Nazionale di Napoli,
Sezione Venezuelana, Sala di lettura Simón Bolívar
il giorno mercoledì 18 Giugno alle ore 16.

Info: 081.5518159 – e-mail: convenap.cultura@gmail.com

Napoli: Festa Riscossa Popolare 2014

G77, Maduro: «Dobbiamo ricordare la lotta del popolo Siriano contro il terrorismo e l’imperialismo»

da Sana.Sy

Il vertice del G-77, con la partecipazione della Cina, ha iniziato i lavori, ieri, in Bolivia, nella città di Santa Cruz de la Sierra, sul tema ”La creazione di un nuovo ordine mondiale”, con la partecipazione di una delegazione dalla Siria.

Nel suo intervento, il presidente venezuelano Maduro ha sottolineato la necessità di sostenere la lotta del popolo siriano contro il terrorismo e l’imperialismo.

«Dobbiamo ricordare la lotta del popolo siriano e la sua fermezza di fronte ai terroristi e ai loro agenti», ha dichiarato Maduro, che ha colto l’ occasione per inviare un saluto al presidente Bashar al-Assad.

Inoltre, ha fatto riferimento sul rischio terrorismo nella regione, ponendo una domanda: «Perché il mondo non parla di coloro che finanziano il terrorismo in Iraq, Siria, Venezuela e Ucraina?».

Il gruppo G77 è stato fondato nel 1964 a Ginevra da 77 paesi. Oggi comprende 134 paesi, vale a dire, due terzi dei membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

G77+Cina per un mondo ‘multicentrico e pluripolare’

da telesurtv.net

Contro il NWO imperialista targato USA/Israele, «per un nuovo ordine mondiale del Buen Vivir», multicentrico e pluripolare, questa la direzione del vertice G77+Cina che si sta svolgendo in Bolivia.

In un pre-vertice della riunione G77 + Cina, i leader e rappresentanti dei paesi che compongono il gruppo hanno respinto l’intervento del potere imperiale in Venezuela e l’assedio contro il presidente Nicolás Maduro.

I leader e rappresentanti dei paesi del vertice del Gruppo dei 77 e Cina (G77 + Cina) che si svolge questo fine settimana a Santa Cruz, in Bolivia, ha respinto l’intervento del potere imperiale in Venezuela e l’assedio contro il presidente costituzionale Maduro.

Il presidente di Cuba Raul Castro ha detto il Sabato la necessità di fornire sostegno e solidarietà in Venezuela, contro gli attacchi imperialisti per assicurare l’unità e l’indipendenza sudamericana.

«Difendere il Venezuela, significa difendere la Bolivia, difendere tutta l’America, perché è il punto di attacco contro la nostra indipendenza, libertà e dignità. Sarebbe un duro colpo fermare il processo di vera integrazione nel luogo in cui le nostre nazioni si sono unite nella Comunità dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC)», ha detto durante il suo discorso in occasione della riunione con i movimenti sociali prima del vertice.

Inoltre, il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha dichiarato che l’America Latina respinge l’assedio che la destra venezuelana, alleata con la ultra-destra internazionale, mantiene «contro il legittimo presidente Maduro come parte delle loro strategie di divisione e destabilizzazione».

«Tutta l’America Latina è con la nostra amata Venezuela, Nicolás. Vi supportiamo in questa lotta per la sovranità», ha spiegato Correa, notando che solo con l’unità dell’America Latina e del mondo povero di questa terra «si può far sentire la nostra voce e cambiare l’ordine imperiale».

Venezuela chiede la pace

Il presidente del Venezuela, Maduro, ha riferito che l’impero USA cospira contro il Venezuela per seminare violenza, in modo da giustificare un intervento contro il paese, con l’obiettivo di appropriarsi delle riserve di petrolio situate nella fascia dell’Orinoco, dove è accumulata la maggiore quantità di petrolio del mondo, che il popolo rifiuta l’interventismo e chiede il diritto di vivere in pace.

«Portiamo la verità, al G77 + Cina, del Venezuela, la vera voce del popolo che ripudia l’interventismo e chiede il rispetto del diritto alla pace, la sovranità, la democrazia e la vita del nostro popolo», ha dichiarato Maduro.

A sua volta, ha detto che queste azioni sono una nuova forma di colonialismo nel XXI secolo come è già stato testato in paesi come la Libia e la Siria.

Nuovo ordine mondiale per vivere in pace

Il Vice presidente dell’Iran, Eshaq Jahangiri, ha detto che una delle sfide del vertice G77 + Cina è quello di stabilire «un nuovo ordine mondiale che ci permette di vivere in pace e in benessere».

Durante l’atto con i movimenti sociali, Jahangiri ha ribadito che i popoli delle 133 nazioni di questo gruppo devono essere disposti a fare un doppio sforzo per raggiungere l’obiettivo di vivere in pace, sicurezza e benessere.

Allo stesso modo, il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha detto che il vertice permetterà ai paesi che compongono il gruppo di stabilire nuove politiche per un nuovo ordine mondiale al servizio dei popoli del mondo.

Ha chiamato a unire le forze per difendere quelle nazioni minacciate dall’imperialismo, tra cui segnaliamo il Venezuela, che sta subendo tentativi di colpi di stato e campagne di destabilizzazione da membri foraggiati dagli Stati Uniti, in collaborazione con la destra venezuelana.

«Mr. (Barack) Obama sta attaccando il Venezuela, ma il presidente Maduro non è solo, ci sono i paesi fratelli che si uniscono per difendere le nostre risorse naturali, la nostra sovranità e la dignità in questa lotta contro il colonialismo», ha affermato il presidente boliviano.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

È a Cuba uno dei migliori sistemi di istruzione al mondo

cuba scuolada cittadelsole.noblogs.org

In pochi ne parlano ma il sistema di Istruzione di Cuba è uno dei migliori al mondo. La spesa di L’Avana nell’Istruzione si aggira intorno al 23,6% del Pil contro il 3/4% dell’Italia. Non solo, negli ultimi 35 anni il governo rivoluzionario ha investito più di ogni altro in termini di fondi, strutture, elaborazione teorica e modernizzazione di metodi e programmi.

Quando si parla di Cuba molti radical chic arricciano quasi istintivamente il naso. Difficile dar loro torto, del resto, in quanto Cuba, con la sua stessa esistenza, rappresenta la prova vivente che è possibile organizzare un Paese in modo socialista avendo contro un nemico formidabile come gli Stati Uniti, e quindi come l’Occidente in senso lato.

Quando si parla di Cuba molti di questi radical chic faranno immediato riferimento a Yoani Sanchez e alle sue accuse al governo castrista, peccato che sia stato proprio il suo traduttore italiano recentemente a sbugiardarla, definendola come una donna ambiziosa che inventava letteralmente le notizie per fare audience e creare il suo personaggio. Nonostante gli sforzi fatti da personaggi di grande levatura come Gianni Minà, che hanno disperatamente cercato di lumeggiare la vera realtà di Cuba all’assopito e borioso pubblico occidentale, in molti pensano ancora che Cuba sia una sorta di inferno vivente. Sarebbe forse opportuno ricordare loro che Cuba è molto ma molto differente da quanto viene raccontato da una propaganda anticastrista sempre più rozza, e soprattutto che la vita a Cuba per molti è sicuramente meglio della vita di cui potrebbero fruire in molti dei paesi del mondo cosiddetto “libero”.

In pochi sanno però che Cuba è un Paese che, come pochi, ha saputo combattere una guerra senza quartiere contro l’analfabetismo e la povertà e denutrizione infantili, battaglie che ha saputo anche vincere. Solo per fare un esempio nel 1959, quando la Rivoluzione di Fidel trionfò, a Cuba viveva qualcosa come un milione e mezzo di analfabeti e almeno mezzo milione di semi analfabeti, senza contare le centinaia di migliaia di ragazzi non scolarizzati. Visto che all’epoca Cuba contava poco meno di sette milioni di abitanti ecco che Fidel Castro e i suoi rivoluzionari dovettero porre rimedio a una situazione drammatica. Nel 1959 il 23,6% delle persone non sapeva leggere né scrivere, vi erano 10.000 maestri disoccupati e le aule non erano nemmeno sufficienti a ospitare i pochi studenti presenti. Del resto proprio Fidel Castro prese il potere annunciando che uno degli obiettivi della rivoluzione sarebbe stato quello di garantire a tutti uno dei diritti dell’essere umano: ovvero il diritto ad apprendere e sviluppare le proprie idee.

Negli ultimi 35 anni Cuba ha portato avanti questo lavoro in modo indefesso, continuando a investire nel campo dell’Istruzione sotto ogni punto di vista. E Cuba non è certo la Svizzera dal momento che ha a che fare ormai da anni con gravissimi problemi economici, ma non per questo ha mai abbassato la spesa pubblica per l’istruzione, a oggi pari al 23,6% contro il 3-4% italiano! Strano visto e considerato che per molti radical chic Cuba è invece un esempio di un turpe e illiberale regime, un regime che però considera l’insegnamento un diritto dovere di tutti i cittadini, e che offre il sistema educativo completamente gratuito e democratico a tutti i cubani. Non solo, non esistono distinzioni di razza, sesso, credo religioso, origine e stato sociale; noi in Italia e in Europa possiamo dire lo stesso? Comunque non è finita qui: lo Stato cubano offre anche un ampio sistema di borse di studio per tutti gli studenti e fornisce la possibilità a tutti i lavoratori di accedere a qualsiasi livello di istruzione. Attualmente il tasso di scolarizzazione è del 100% fino agli 11 anni, e il tasso di analfabetismo è sceso all’1,9% della popolazione compresa tra 10 e 49 anni. Il dato assoluto della popolazione analfabeta è del 3,8%, uno dei più bassi al mondo, compresa l’area G8. Il tasso di analfabetismo funzionale degli adulti è di circa il 10% (in Italia è del 65% circa). I laureati universitari sono uno ogni 15 abitanti, dei dati che renderebbero Cuba tra i primi anche nell’avanzatissima Europa. Se poi pensate che sempre a Cuba si trovano 2111 centri di educazione e 46 centri universitari distribuiti in tutto il territorio, ben si comprende che stiamo parlando forse del sistema educativo migliore al mondo se si contestualizza la situazione di Cuba. Secondo tutte le organizzazioni internazionali inoltre il governo di Cuba in questi ultimi anni nonostante versi in difficoltà economiche oggettive non ha mai fatto mancare alla popolazione i servizi fondamentali, compresa l’istruzione. “Le risorse assegnate dallo stato insieme agli sforzi degli operatori del settore hanno permesso di non chiudere una sola scuola, asilo o università, né di lasciare un solo maestro o insegnante senza lavoro”, come ha spiegato l’Unità.

Come vanno invece le cose negli altri paesi considerati saldi alleati di Washington? All’opposto, in quasi tutto il mondo “occidentale” si tende ormai a privatizzare tutto il privatizzabile, col risultato di espellere sempre più persone dall’Istruzione.

Ma Cuba propone un modello da studiare attentamente anche per un altro motivo: il sistema educativo cubano combina studio con lavoro, una caratteristica che rappresenta sul piano metodologico uno dei risultati più importanti della pedagogia cubana. A ispirare questo sistema lavoro-studio fu l’insegnamento di José Martì, l’eroe nazionale che aveva evidenziato la necessità di combattere il divorzio tra la teoria e la pratica, tra lo studio e il lavoro. In pochi sanno che Cuba oggi è riuscita a tenere aperte quasi 14.000 scuole frequentate da oltre tre milioni di studenti. Anche se Cuba non fa parte dell’Ocse, secondo varie rilevazioni internazionali Cuba si trova al primo posto, con molti punti di vantaggio, nel mondo latino-americano, al punto che secondo molti sarebbe alla pari con la Finlandia. Il corpo docenti conta qualcosa come trecentomila unità tra maestri e professori, mentre per l’insegnamento alle elementari Cuba può già contare su 18.000 maestri con istruzione universitaria.

Cosa ancora più difficile a credersi, ma vera, gli studenti cubani oltre a ricevere una istruzione di primordine completamente gratis, ottengono gratis anche il materiale scolastico e tutto quello che concerne con l’istruzione, dall’alloggio all’alimentazione passando per il vestiario e uno stipendio per le spese. Spese che non servono a coprire il servizio sanitario dal momento che tutti già ricevono un’assistenza medica gratuita e, nei limiti delle possibilità, il diritto alla ricreazione e al trasporto dai propri luoghi di residenza, talvolta anche molto lontani dalle scuole di appartenenza. Nella scuola primaria cubana recentemente è stato raggiunto il 72% degli alunni che frequentano il sesto grado con la modalità del tempo pieno (in Sicilia abbiamo meno del 3%!).

All’inizio della Rivoluzione a Cuba l’81% della popolazione studentesca frequentava le elementari e solo il 2% l’università, oggi si ha un 100% della popolazione alle elementari, un 97% alle medie, un 78% di pre universitario e un 21% all’università. Insomma, piaccia o meno ai radical chic e ai fan della “democrazia” nostrani, Cuba è uno dei primi paesi nel mondo per quanto riguarda gli investimenti pro-capite nelle attività scolastiche.

Vi era poi una leggenda radicata, ovvero che i maestri cubani riceverebbero uno stipendio infame essendo così costretti a fare altri lavoretti degradanti per sopravvivere. Niente di più falso dal momento che i maestri ricevono uno stipendio tra i più alti a Cuba e soprattutto oggi L’Avana conta quasi dieci volte di più il numero di medici che aveva nel 1959.

E mentre da noi in Europa si taglia il tagliabile, anche alle persone in difficoltà, a Cuba ci sono 512 scuole per l’istruzione differenziata con 63.000 iscritti per 7 specializzazioni, scuole rivolte a bambini o giovani con limitazioni fisiche e mentali, difficoltà nell’apprendimento e problemi seri come disturbi alla vista, all’udito, alla parola, ritardo mentale acuto, impedimento fisico-motorio. A Cuba il 100% dei bambini malati è completamente scolarizzato.

Insomma leggete questi dati e riflettete, pensate davvero che viviamo in un Paese e in una società che sia in grado di dare giudizi di valore su Cuba? E soprattutto, pensate davvero che il nostro definirci “democratici” ci metta su un gradino superiore rispetto a Cuba? I dati lascerebbero pensare di no.

Piano per uccidere Maduro: il governo venezuelano presenta le prove

Caracas, 13giu2014.- L’intelligence avrebbe anche sventato un attacco all’ambasciata del Brasile. 

Mili­tari, alti fun­zio­nari e per­so­na­lità poli­ti­che di oppo­si­zione. Il governo vene­zue­lano ha illu­strato ieri un altro capi­tolo del piano ever­sivo, denun­ciato lo scorso 28 mag­gio, volto a ucci­dere il pre­si­dente Nico­las Maduro. Un’operazione da rea­liz­zare nell’ambito delle pro­te­ste vio­lente, scop­piate il 12 feb­braio, e ancora par­zial­mente in corso. Ieri, il mini­stro degli Interni Miguel Rodri­guez Tor­res ha detto che l’intelligence ha sven­tato anche un attacco all’ambasciata del Bra­sile. Nello stato Lara, un gruppo armato ha assal­tato una caserma mili­tare, ferendo un tenente e alcuni sol­dati. Gio­vedì, un gruppo di incap­puc­ciati ha attac­cato un auto­bus di linea a Puerto ordaz, aggre­dendo l’autista, in un copione già visto spesso in altre parti del paese.

A mag­gio, i diri­genti del Par­tito socia­li­sta unito del Vene­zuela (Psuv) hanno pre­sen­tato alla stampa alcune inter­cet­ta­zioni, dispo­ste dalla Pro­cura gene­rale alla posta elet­tro­nica di noti impren­di­tori, diplo­ma­tici e lea­der dell’opposizione oltran­zi­sta, come la ex depu­tata Maria Corina Machado. Gio­vedì sera, in un pro­gramma tele­vi­sivo con­dotto dal pre­si­dente dell’Assemblea, Dio­sdado Cabello, è stato dif­fuso un video e sono state rese pub­bli­che altre inter­cet­ta­zioni tele­fo­ni­che e ambientali.

La voce prin­ci­pale è quella di Pedro Burelli, un ex impren­di­tore che ha occu­pato i ver­tici dell’impresa petro­li­fera di stato Pdvsa ai tempi del ten­tato golpe con­tro Hugo Cha­vez e che da anni risiede negli Stati uniti. Parla a più riprese con un mili­tare non iden­ti­fi­cato affin­ché con­vinca altri suoi com­mi­li­toni a unirsi ai piani gol­pi­sti. Si dice con­vinto che le vio­lenze di piazza, sca­te­nate dall’opposizione oltran­zi­sta, pro­dur­ranno un’insurrezione all’interno della Forza armata nazio­nale boli­va­riana (Fanb): «Altri­menti – dice la voce – ci saranno altri Leo­poldo Lopez nelle Forze armate che coglie­ranno il momento giu­sto per spaz­zar via la sco­ria del cha­vi­smo». Leo­poldo Lopez è il diri­gente di Volun­tad popu­lar (una delle forze che par­te­ci­pano al car­tello di oppo­si­zione Mud) in car­cere in attesa di pro­cesso con l’accusa di aver gui­dato le vio­lenze, che hanno finora pro­vo­cato 42 morti. Insieme a Machado e al sin­daco della Gran Cara­cas, Anto­nio Lede­zma, Lopez ha pro­mosso la cam­pa­gna «la salida» per pro­muo­vere l’espulsione dal governo di Maduro a furor di piazza.

La Pro­cura che indaga sulla rete ever­siva, in cui è coin­volto anche un ex amba­scia­tore Usa in Colom­bia, Kevin Whi­ta­ker, ha emesso alcuni ordini di com­pa­ri­zione. Nes­suno, però, si è pre­sen­tato e così, oltre a Koe­sling, sono ora ricer­cati dall’Interpol anche Diego Arria, ex gover­na­tore del Distretto fede­rale (Cara­cas), e Burelli. Lunedì deve com­pa­rire davanti al giu­dice Maria Machado, e nel corso della set­ti­mana saranno sen­tite anche diverse altre per­so­na­lità coinvolte.

Ieri, la Pro­cu­ra­trice gene­rale della Repub­blica, Luisa Ortega Díaz, ha pole­miz­zato con Gabriela Knaul, rela­trice spe­ciale all’Onu, che ha mani­fe­stato «pre­oc­cu­pa­zione» per l’indipendenza della magi­stra­tura in Vene­zuela. «E io, signora, sono pre­oc­cu­pata per la sua man­canza di infor­ma­zione», ha ribat­tuto Ortega, snoc­cio­lando cifre e dati. Secondo una recente inchie­sta dell’International Con­sul­ting Ser­vi­ces (Ics), l’82,5% dei vene­zue­lani è con­vinto che gli Usa com­piano inge­renze in Vene­zuela. Pur dicen­dosi pre­oc­cu­pato per l’insicurezza e per l’inflazione, se si votasse oggi, il 54,3% sce­glie­rebbe di nuovo Nico­las Maduro.

Il pre­si­dente vene­zue­lano arriva oggi in Boli­via, per par­te­ci­pare al ver­tice del G77 più Cina (e con l’Onu), che si con­clude domani. Sul tavolo i temi per le pros­sime Mete del Mil­len­nio che si rin­no­vano nel 2015.

Servizi di intelligence occidentali chiedono aiuto alla Siria

da Al Manar

I servizi di sicurezza e di intelligence europea mostrano un allarme crescente per il ritorno di centinaia di jihadisti occidentali che combattono in Siria e per il rischio che compiano attacchi terroristici nei loro paesi di origine.

Secondo i siti specializzati, i servizi di intelligence francesi, americani, britannici hanno organizzato un coordinamento di alto livello per affrontare questa minaccia. Secondo un funzionario della sicurezza e dell’intelligence tedesca, Germania, Francia, Regno Unito e Belgio hanno recentemente chiesto incontri con i responsabili dei servizi di sicurezza siriani al fine di ottenere informazioni sui combattenti europei in Siria, sul loro numero e sulla loro ubicazione all’interno del territorio siriano.

I servizi di sicurezza europei stimano che tra il 3000 e il 4000 europei combattono in Siria all’interno di gruppi armati. Le agenzie di intelligence dicono che questa cifra è in costante aumento.

Una particolare preoccupazione è registrata in Francia, dove sono stati rilevati cellule dormienti a sud di Parigi. Secondo il giornalista francese Samuel Laurent, la presenza di queste cellule legate ad Al Qaida, in Francia suscita grande preoccupazione. Secondo i media francesi, in una città in provincia di Latakia è stata rilevata la presenza di 500 francesi che combattono nelle fila del Fronte al Nusra, legato ad Al Qaeda.

Nel frattempo, il quotidiano britannico The Daily Mail rileva anche la presenza, nel Regno Unito, dei britannici che hanno lottato per oltre due anni con il Fronte Al Nusra. Un articolo del giornale parla dell’esistenza di un gruppo chiamato “Bandiera del Monoteismo”, che ha promesso di lanciare attacchi suicidi nel cuore di Londra.

Negli Stati Uniti, come riportato dalla CNN, l’FBI ha tenuto sotto sorveglianza una cellula terroristica legata al cosiddetto “Abu Huraira” che ha effettuato un attacco terrorista suicida con 17 tonnellate di esplosivo in un centro delle forze siriane a Idlib. Diverse decine di americani stanno portando avanti attività terroristiche in Siria oggi.

Secondo un responsabile della sicurezza degli Stati Uniti, le autorità statunitensi hanno chiesto informazioni, attraverso mediatori europei, ai servizi di sicurezza siriani sul kamikaze statunitense e sul resto del gruppo a cui appartiene e dei suoi collegamenti, ma la risposta siriana, erogata, attraverso mediatori, è stata: “non offriamo gratuitamente informazioni a Washington.”

Il coordinatore antiterrorismo dell’UE, Gilles de Kirchhoff, ha dichiarato che i servizi di supporto continuo delle intelligence occidentali al terrorismo in Siria è una minaccia per i paesi che li sponsorizzano. «La questione dei jihadisti europei in Siria crea un problema serio e minaccia la sicurezza di tutti noi. Questi cittadini europei stanno combattendo in un paese con organizzazioni terroristiche e apprendono l’uso di armi, esplosivi e operazioni suicide. Questo è uno scenario molto pericoloso»

Nel frattempo, un rapporto della RAND Corporation, una società di sicurezza privata statunitense, afferma che i combattenti occidentali minacciano la sicurezza dei paesi americani ed europei e, in generale, indica che più di 10.000 di loro hanno combattuto in Siria e possono colpire in qualsiasi momento “il cuore delle nostre capitali”.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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