Rogozin: «Sosteniamo la politica indipendente del Venezuela»

da Russia Today

Russia e Venezuela opporranno una tenace resistenza all’intenzione di alcuni paesi di utilizzare la forza per mostrare la loro superiorità

«Sosteniamo la linea politica indipendente del Venezuela e respingiamo l’uso della forza nelle controversie internazionali», ha dichiarato il primo viceministro russo Dimitri Rogozin in occasione di una riunione della Commissione bilaterale intergovernativa.

«Insieme difendiamo i principi del multipolarismo e il rispetto per la sovranità dei paesi», ha aggiunto l’esponente politico russo secondo quanto riportato dall’agenzia Tass.

Rogozin ha poi assicurato che i due paesi «impediranno qualsiasi tentativo da parte di alcuni paesidi imporre la propria volontà su altri paesi sovrani in violazione delle norme di integrità territoriale e sovranità».

Infine, ha ringraziato la parte venezuelana per la comprensione e il sostegno della posizione russa sugli eventi in Ucraina.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Dai comunisti ucraini un nuovo appello ai comunisti di tutto il mondo

piotr-simoneneko-pcuDopo la firma presidenziale del decreto liberticida in Ucraina | da www.solidnet.org

Traduzione di Marx21.it

Cari compagni,

Il 9 aprile 2015, la Rada Suprema dell’Ucraina aveva approvato la legge “Sulla condanna dei regimi totalitari comunista e nazional-socialista (nazista) e sul divieto della propaganda dei loro simboli” (link). Il Presidente dell’Ucraina Poroshenko ha firmato questa legge nella tarda serata del 15 maggio.

Dall’analisi dei provvedimenti che questa legge prevede: essa è antidemocratica, incivile, viola i diritti umani e le libertà garantite dagli Articoli 10, 11, 14 della Convenzione per la Protezione dei Diritti Umani e le Libertà Fondamentali del 4 novembre 1950. Essa proibisce in modo illegale la diffusione di idee, la libertà di espressione, le convinzioni, l’uso dei simboli, che sono attributi inerenti di ogni paese europeo civile e democratico. La legge crea anche una seria tensione nella società ucraina, genera conflitti ideologici, e innesca scontri aperti tra i cittadini con tutte le conseguenze negative che ne derivano.

In accordo con l’attuale Legge dell’Ucraina “Sull’Esecuzione delle Decisioni e della Giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”, l’Ucraina si è impegnata ad aderire alle decisioni adottate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in quanto fonti legislative. Ma, malgrado ciò il Parlamento ucraino ha approvato la legge menzionata e il Presidente ha firmato la Legge che in modo diretto e ovvio contraddice sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo come “Vazhnay contro Ungheria” (caso n. 33629/06), sentenza del 3 novembre 2007; “Fratanolo contro Ungheria” (caso n. 29459/10), sentenza del 3 novembre 2011; “Faber vs. Ungheria” (caso n. 40721/08), sentenza del 24 luglio 2012; “Partito Comunista Unitario di Turchia e altri vs. Turchia”, sentenza del 5 gennaio 1998; “Il Partito Socialista e altri contro Turchia”, sentenza del 25 maggio 1998; “Yeloyev contro Ucraina”, sentenza del 6 novembre 2008; “Novik vs. Ucraina”, sentenza del 18 dicembre 2008.

Inoltre, il Parlamento dell’Ucraina ha deliberatamente ignorato le conclusioni di “Per la Democrazia attraverso la Legge” della Commissione Europea (Commissione di Venezia) e OSCE/ODIHR del 2013 riguardanti la messa al bando legislativa dei simboli dell’era comunista in Moldova. Con questa decisione, la Commissione Europea aveva condannato il Parlamento moldavo per l’adozione di una legge che metteva fuori legge l’ideologia comunista e i simboli dell’era comunista. Ma, il Parlamento ucraino e il Presidente non hanno tenuto conto di queste direttive della Commissione di Venezia approvando una legge contraria alla posizione della Commissione.

Così, come rilevato prima, la Legge “Sulla condanna dei regimi totalitari comunista e nazional-socialista (nazista) e sul divieto della propaganda dei loro simboli” è enormemente antidemocratica, autoritaria e incivile.

Perciò vi chiediamo, cari compagni, di esigere l’osservanza di “Per la Democrazia attraverso la Legge” della Commissione Europea (Commissione di Venezia) perché la Commissione Europea si esprima in relazione alla Legge “Sulla condanna dei regimi totalitari comunista e nazional-socialista (nazista) e sul divieto della propaganda dei loro simboli”, nel rispetto della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, della Convenzione Internazionale sui Diritti Politici e Civili del 1966, della Convenzione per la Protezione dei Diritti e delle Libertà Fondamentali del 1950 e della giurisprudenza della Commissione Europea dei Diritti Umani.

Fraternamente,

Petro Simonenko
Primo Segretario del Comitato Centrale
del Partito Comunista di Ucraina 

Ucraina e Russia: aggressione degli Stati Uniti in stile jugoslavo

Immaginedi Miguel Angel Ferrer – Telesur

Convenzionalmente sono otto i paesi che possono essere considerati potenze: Stati Uniti, Germania, Inghilterra, Francia, Canada, Italia, Giappone e Russia. Sono quelle nazioni che formano il noto gruppo del G8, cioè i paesi più industrializzati del mondo.

Ma se si vuol parlare di potenze vere, a questa lista di otto dobbiamo aggiungere la Cina ed eliminare Giappone, Italia, Canada, Inghilterra, Germania e Francia. Quindi, parlando seriamente di potenze, restano solo tre nazioni: Stati Uniti, Russia e Cina.

E questo perché la caratteristica essenziale di una potenza è quella non essere subordinata a qualsiasi altro potere, nessun’altra nazione, o qualsiasi altra entità. E questo non è il caso di Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Giappone e Canada.

Questi sei paesi non possono essere considerati potenze in quanto subordinati agli Stati Uniti. Dobbiamo ricordare che, ad eccezione della Francia, i rimanenti cinque sono occupati da militari degli Stati Uniti? E quanto alla Francia, che di certo non ha truppe statunitensi sul proprio territorio, già dalla lontana epoca del generale Charles de Gaulle, non ha dato alcuna prova concreta di essere libera dalla tutela degli Stati Uniti. Anche durante i mandati del falso socialista Francois Mitterrand e del suo attuale omonimo Hollande.

La questione è molto chiara nel conflitto in corso in Ucraina. Gli Stati Uniti hanno provocato la caduta del presidente Viktor Yanukovich a loro non gradito, al fine di circondare la Russia militarmente. Con la Russia che risponde ospitando lo spodestato Yanukovich, indurendo il suo discorso antistatunitense e spostando truppe nella penisola ucraina, ma russofona, di Crimea, dove è di stanza la Flotta russa del Mar Nero.

Si tratta, come è evidente, di un conflitto che ricorda i tempi della Guerra Fredda tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Dove la potenza americana viene accompagnata dalle sue semipotenze vassalle dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO) e da Francia e Giappone schierate dalla sua parte nonostante non siano interessate dalla controversia russo – americana.

E sebbene la Russia adesso non sia più comunista (o socialista), venendo così meno il pretesto della lotta contro il comunismo per aggredirla militarmente e sottometterla al vassallaggio, nella memoria collettiva del popolo russo (e anche del suo governo) vi sono le immagini e i fatti della precedente aggressione imperialista del 1941-1945, da parte della Germania nazista.

Il suo popolo e il suo governo sanno, o si aspettano o temono che prima o poi questa aggressione possa ripetersi. Il rovesciamento di Yanukovych e il successivo sequestro dell’Ucraina (la zona occidentale) da parte degli Stati Uniti è stato il primo e più importante segnale che la temuta aggressione è in fase preparatoria.

Aggressione, in linea di principio, non necessariamente militare. Ma piuttosto un assalto in stile ucraino o simile al modello jugoslavo utilizzato per abbattere e assassinare Slobodan Milosevic e occupare militarmente l’ex Jugoslavia. Accerchiare, domare ed eliminare Vladimir Putin e i leader russi che si oppongono o si opporranno alla dominazione della Russia da parte degli Stati Uniti è il proposito di Washington nel medio termine.

Se le cose stanno così, vedremo presto in Ucraina – almeno per ora solo nella sua parte occidentale – l’installazione di basi militari, di armi atomiche e il dispiegamento di molte truppe statunitensi. E non sarà fatto, ovviamente, con finalità amichevoli, ma come sempre per dominare e sottomettere. La palla è ora dalla parte russa. E la Russia, che ha già iniziato, dovrà pianificare le sue prossime mosse. Dapprima difensive, poi vedremo.

http://www.miguelangelferrer-mentor.com.mx

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

L’imperialismo UE all’assalto dell’Ucraina

2013-11-29T195424Z_2_CBRE9AS170900_RTROPTP_2_UKRAINE-EUdi Valerij Kulikov*

Nove anni or sono, la rivoluzione arancione (il nome del colore deriva della bandiera di Viktor Jushenko) nacque in Ucraina con il sostegno finanziario e politico del governo e degli strateghi USA, con la partecipazione attiva dell’intelligence USA e diverse ONG e di ricerca come la Open Society Institute del miliardario George Soros, Harvard University, Albert Einstein Institute, International Republican Institute, National Democratic Institute, tra gli altri.

Tale rivoluzione fu la logica conseguenza dell’operazione realizzata da Washington e dai suoi alleati UE, alla fine del secolo XX, avente per obiettivo il “rinnovamento politico” dell’Est Europa e dell’ex URSS, portando al potere propri regimi fantoccio. Tali regimi tendono a cancellare dalla memoria dei popoli di questa regione il sentimento di amicizia per la Russia e la collaborazione dalla Seconda guerra mondiale e la ripresa successiva delle loro economie. Ciò furono la “rivoluzione delle rose” in Georgia (2003), la “rivoluzione arancione” in Ucraina (2004), la “rivoluzione dei tulipani” in Kirghizistan (2005), come i tentativi di attivare la “rivoluzione dei fiordaliso” in Bielorussia (2006), e le rivoluzioni colorate in Armenia (2008) e in Moldavia (2009). Imponenti fondi per l’organizzazione di tali “rivoluzioni colorate” furono stanziati con l’appoggio della Fondazione targata USA, per la Democrazia in Est-Europa (SEED), finanziata dal dipartimento di Stato USA.

Seguendo l’esempio di tali “rivoluzioni” e delle matrici già collaudate, la Casa Bianca lanciò la “primavera araba” dopo pochi anni, ma le similitudini della matrice e della “guida” di tali processi da parte di Washington risultano palesi. Ciò vale per il ruolo “leader” di Washington nella destabilizzazione di queste nazioni, in un primo momento, e successivamente nell’erogazione dei finanziamenti alle autorità dell’opposizione attraverso “organizzazioni pubbliche di ricerca” internazionali, per comprarne volontà e discorsi, per mettere al potere burattini ed opportunisti ed avere l’accesso assicurato alle risorse naturali.

Inizialmente, la Casa Bianca ebbe gioco facile in Ucraina attraverso la “rivoluzione arancione”, l’ascesa al potere di Janukovich, che guardava alla Russia, fu ostacolata e fu piazzato il loro uomo Viktor Jushenko alla presidenza grazie all’opposizione promossa da Washington (2004). Nonostante ciò, durante gli otto anni della “presidenza arancione” gli strateghi politici d’oltreoceano non riuscirono a cambiare del tutto la mentalità della popolazione ucraina, non riuscendo a farla diventare anti-russa. Nel 2012, così come nel 2004, il popolo dell’Ucraina rielesse presidente a maggioranza Janukovich. Ma tale esito della lotta per il controllo dell’ex-repubblica sovietica, granaio dell’impero russo del XIX secolo, ovviamente, non andò a genio alla Casa Bianca. In queste condizioni, gli strateghi politici stranieri si affidarono allo slogan di presunti “fantastici benefici” per il Paese grazie all’alleanza con la UE e a detrimento delle relazioni commerciali ed economiche con la Russia; ulteriore strumento per destabilizzare la società ucraina e inimicarla alla Russia. In realtà, le “condizioni dell’alleanza” proposte dall’UE portano al chiaro peggioramento della situazione sociale ed economica ucraina: limitando le retribuzioni dei dipendenti del settore pubblico, aumentando le tariffe del gas per le famiglie e le società, vietando di partecipare all’Unione doganale. L’ultimo di questi aspetti è il più problematico per l’economia ucraina, incentrata sulla cooperazione con la Russia da decenni, la cui rottura porterebbe inevitabilmente al collasso della maggioranza delle aziende e accrescendo la disoccupazione nel Paese. Per aderire alle norme tecniche dell’UE, per essere competitivi e vendere i suoi prodotti sul mercato UE, l’Ucraina, secondo le stime del Premier Azarov, necessita di circa 160 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. L’UE è pronta a stanziarne solo una piccola parte, 1 miliardo, palesemente insufficiente, così si spiega la resistenza di Kiev verso tale falsa integrazione europea.

L’interesse dell’UE nei confronti dell’Ucraina è di facile comprensione. Stabilire rapporti solidi di alleanza e allontanarla dall’Unione doganale aiuterebbe non poco, commercialmente ed economicamente, l’UE rispetto alla Russia. L’Ucraina anche, con le sue risorse naturali, con terreni agricoli importanti e 46 milioni di abitanti, risulta essere di grande interesse per l’Europa, in primis per la Germania, in quanto obiettivo allettante per installare imprese tedesche che potrebbero produrre prodotti a prezzi più competitivi che in Cina. Un interesse che è stato più volte sottolineato dallo storico tentativo di occupare il territorio durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.

La Germania, l’Unione europea e gli Stati Uniti, quindi, perseguono obiettivi non solo economici, ma anche geopolitici, nella lotta per l’Ucraina. Alla luce della perdita di potere della Russia nell’Europa dell’est a causa del crollo dell’URSS, l’integrazione dell’Ucraina nell’UE contribuirebbe a un ulteriore indebolimento della Russia economicamente e politicamente in Europa. Per mettere in pratica questi piani, Washington e l’UE si sono concentrati sulla popolazione usando tre partiti ucraini “addomesticati”, che sono:

– l’Unione panucraina “Batkivshyna”, guidata dall’ex-primo ministro Julija Tymoshenko, oggi in carcere. A tal fine l’Unione ha anche ricevuto lo status di membro del Consiglio di Sorveglianza del Partito Popolare Europeo, Associazione dei partiti cristiano-democratici europei;

– Alleanza Democratica per la Riforma Ucraina (UDAR), guidato dal peso massimo del pugilato Vitalij Klitschko che vive in Germania da anni. Non essendo portavoce della popolazione ucraina, il partito che nel 2010 contava con quasi 10.000 aderenti, fu creato con l’aiuto del Partito democratico cristiano della cancelliera tedesca Angela Merkel e del suo centro di analisi, la Fondazione Konrad Adenauer che ha attuato una evidente interferenza negli affari interni dell’Ucraina, organizzando seminari per “addestrare gli attivisti” dell’alleanza utilizzando le reti sociali e internet;

– l’Unione panucraina “Svoboda”. Secondo le conclusioni del tedesco Friedrich Ebert Stiftung, “Svoboda” è un partito radicale dell’estrema destra nazionalista ucraina, che in precedenza utilizzava un simbolo simile alla svastica come logo. Le dichiarazioni antisemite e xenofobe dei leader di “Svoboda” sono state fortemente criticate in Ucraina come all’estero, evidenziando l’ideologia del partito, le cui dichiarazioni pubbliche e la retorica sono di chiara matrice neofascista e neonazista. In tutta evidenza la Casa Bianca non si vergogna di tali “servizi” da siffatti alleati per raggiungere i suoi obiettivi, in tal modo dimostrando di essere complice di xenofobi e nazisti.

Il governo come il Presidente dell’Ucraina non hanno accettato i termini palesemente sfavorevoli dell’integrazione UE; Washington e Bruxelles hanno inserito forze sempre più grandi per controllare tale repubblica, calpenstando il diritto internazionale che condanna l’ingenreza negli affari interni di uno Stato straniero. Leader politici USA ed UE sono stati inviati a sostenere gli oppositori che si scontrano con il legittimo presidente e con il governo ucraino. L’ex primo ministro e capo del partito conservatore polacco “Legge e Giustizia”, Jaroslaw Kaczynski ha in prima persona partecipato alle manifestazioni dell’opposizione a Kiev. I manifestanti di Maydan Nezalezhnosti si sono incontrati con la sottosegretaria di Stato USA, Victoria Nuland, che in tutta evidenza, dimentica che la sua agenzia avrebbe il compito di proteggere il diritto internazionale e non interferire negli affari interni di un Paese straniero! L’opposizione ucraina e, in primis, i neonazisti di “Svoboda”, sono sostenuti dal governo tedesco che aveva recentemente dichiarato la sua disapprovazione verso le attività neonaziste del Partito Nazionale Democratico di Germania. Mettendo a confronto la reazione dei politici europei e statunitensi alle misure di ripristino dell’ordine pubblico nel Paese da parte delle autorità ucraine, in assenza di qualsiasi reazione dei regimi politici occidentali alle recenti repressioni contro le manifestazioni in Grecia, Spagna e Portogallo, la loro faziosità politica e i loro pregiudizi risultano palesi. Ciò che accade intorno all’Ucraina, oggi, non rappresenta una mobilitazione per la democrazia e lo Stato di diritto come i media europei e statunitensi venduti a Washington cercano di far apparire. Si tratta di un palese attacco per la conquista dell’Ucraina, rivolto principalmente contro la Russia. Non è difficile comprendere le fasi seguenti degli strateghi in tale attacco, aumentare la destabilizzazione della società ucraina, maggiore corruzione e sostegno finanziario all’opposizione. E, come estrema opzione, Washington ha una buona esperienza nell’imporre soluzioni ai conflitti interni, come in Iraq, in Libia o in Siria…

*analista politico, esclusiva per la rivista on-line New Eastern Outlook
, 17.12.2013

[Trad. dall’inglese a cura di ALBAinformazione]

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