Si scarta al momento la tesi di un attentato contro il volo #7K9268

3110150949df9bfmeddi Percy Francisco Alvarado Godoy

Tratto da Descubriendo Verdades

Sebbene il gruppo terrorista Wilayat Sina, filiale egiziana dello Stato Islamico (ISIS), ha inviato un comunicato nel quale si dichiara responsabile del sinistro del volo 7K9268 della compagnia russa Kokavia o MetroJet, che copriva la rotta Sharm el-Sheik – San Pietroburgo, le autorità russe hanno smentito fino a questo momento la veridicità di tali informazioni.

L’aereo, un Airbus A321 – in volo da circa 18 anni – è precipitato al sud della località di El Arish, nel nord della penisola del Sinai (Egitto), provocando, così, la morte delle 224 persone che trasportava; tra questi vi erano 200 adulti, 17 bimbi e 7 funzionari addetti al volo.

Non pochi sono i dubbi sulla attendibilità del comunicato diffuso nelle reti sociali da parte del Willayat Sina. Infatti, nello stesso si afferma che “i soldati del califfato sono riusciti a abbattere un aereo russo che sorvolava lo Stato del Sinai con oltre 220 di obiettivi russi a bordo” (…) “Adesso i Russi e i loro alleati lo sanno, che non c’è sicurezza per coloro che violano lo spazio aereo della terra dei musulmani”.

Ciò nonostante, gli esperti militari considerano che i terroristi del Wilayat Sina, che operano nel nord del Sinai, non dispongono di missili capaci di raggiungere un aereo in volo a oltre 9.000 metri di altezza s.l.m. Ciò detto, tale analisi non esclude la possibile alternativa che, potrebbe essere stata collocata una bomba nell’aereo o – semmai – che ha perso il controllo ed è precipitato a causa di un problema tecnico.

D’altro canto, il ministro russo per i Trasporti, Maxim Sokolov, ha commentato quanto segue:

“Siamo in stretto contatto con i nostri colleghi egiziani e le autorità aeree di quel paese. In questo momento, non dispongo di nessun tipo di informazione che possa confermare siffatte insinuazioni”. Inoltre, è stato categorico nell’affermare che: “Questa affermazione non può essere data per certa”.

In un profilo Twitter è apparso un Tweet che riprende tale comunicato.

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Suddetto comunicato è stato pubblicato anche nel sito Aamaq, una specie di “agenzia” di informazione dello Stato Islamico.

Fino a questo momento le indagini si muovono su un problema tecnico come causa del sinistro, tesi rafforzata in seguito al fatto che il sistema di regolazione nazionale dei Trasporti russo, il Rostransnador, ha dato inizio – su mandato del presidente Vladimir Putin – a un inchiesta sulla sede della Kogalymavia nell’aereoporto di Domodedovo, cosi come degli uffici dei Brisco, ubicati a San Pietroburgo. Le autorità russe stanno trattando come precedente il fatto che quell’impresa russa, lo scorso marzo del 2014, aveva riscontrato talune deficienze in certuni aerei della compagnia. Nel contempo, le indagini hanno rilevato alcuni campioni del combustibile presente all’interno dell’aereo nella località russa di Samara.

Questa ipotesi si rafforza dopo che è stato reso pubblico che gli assistenti di volo, prima di partire, avevano espresso le loro inquietudini sulle condizioni dell’aereo. Inoltre, anche il pilota del volo ha dichiarato qualche minuto prima del sinistro di aver riscontrato dei problemi tecnici nell’aereo, sollecitando un’atterraggio di sicurezza in un aeroporto. Questo – a quanto pare – è avvenuto pochi minuti prima di perdere del tutto i contatti tra il pilota dell’aereo e la torre di controllo egiziana; quindi, prima che l’aereo precipitasse.


5634ee86c461883a298b45fdAnche Vladimir Markin, portavoce del Comitato per le indagini preliminari, ha dichiarato che si è dato inizio a un’indagine sulla base dell’articolo 246 del C.P. della Federazione Russa, là dove si evince la volontà di perseguire legalmente le “Violazioni nelle norme di sicurezza del trasporto via terra, mare e aria”. Parimenti, si è reso noto che il ministro russo per le Emergenze, Vladimir Puchkov, è stato incaricato delle operazioni di ricerca e riscatto in Egitto.

Fonte: Rusia Today, Sputnik e agenzie varie.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessandro Pagani]

Dichiarazione dell’ALBA-TCP sulla crisi umanitaria nel mediterraneo

IV RIUNIONE STRAORDINARIA DEL CONSIGLIO POLITICO DELL’ALBA-TCP

I ministri degli Esteri del Consiglio Politico dell’ALBA-TCP di fronte alla terribile situazione umanitaria che si verifica nel Mediterraneo dichiarano:

  1. La causa principale delle tragedie umanitarie che hanno trasformato il Mediterraneo in una immensa e profonda tomba è il modello capitalista coloniale e neocoloniale, che ha precipitato i popoli di Africa e Asia nel sottosviluppo e distrutto i loro modelli produttivi, ponendoli al servizio delle metropoli occidentali. Nel 2015 oltre 2000 persone hanno perso la vita per sfuggire alle severe condizioni di vita e all’instabilità in Africa e Asia.

  1. Le economie africane sono state schiacciate sotto il pesante fardello della tassazione imposta dalle metropoli imperialiste europee, che ha generato crisi umanitarie in molti dei suoi paesi, e reso vani tutti i tentativi di rilanciare le loro economie a beneficio dei popoli africani.

  1. L’Occidente utilizza la violenza terroristica per rovesciare quei legittimi governi che si rifiutano di applicare il modello capitalistico di sfruttamento e non soddisfano i suoi voraci interessi.

  1. Con il patrocinio e la complicità dell’Occidente, la violenza si è diffusa nei paesi africani, l’Afghanistan, la Siria, l’Iraq e il Medio Oriente perpetrati da gruppi terroristici impuniti che hanno causato profonda sofferenza ai popoli di queste vaste regioni.

  1. I processi di destabilizzazione della regione sono andati a sommarsi alle già nefaste conseguenze del colonialismo e del neocolonialismo. Le modalità con cui la Libia è stata smembrata nel 2011 rappresentano il massimo esempio di questo. Il rovesciamento illegittimo del suo governo, in contrasto con il diritto internazionale, ha costretto al trasferimento di migliaia di cittadini, che, nel tentativo di attraversare il Mar Mediterraneo, rischiano la vita per sfuggire alla violenza terroristica e alle carestie provocate dall’Occidente.

  1. Allo stesso modo, l’Occidente intende rovesciare il legittimo e costituzionale governo della Siria, promuovendo ulteriore violenza terroristica e destabilizzazione in tutta la regione.

  1. Riteniamo che questa nuova avventura imperialista incrementerà l’attuale tragedia umanitaria, e renderà l’Europa l’obiettivo principale delle terribili conseguenze umane derivanti da questa azione che è in contrasto con i principi fondamentali del Diritto Internazionale.

  1. Facciamo appello all’Europa affinché si svegli e reagisca immediatamente, con sensibilità e giustizia, e accetti la sua responsabilità storica che supera i limiti della tragedia umana.

  1. I paesi dell’ALBA-TCP chiedono ai governi e ai popoli del mondo di costruire un Piano di Solidarietà per i popoli che subiscono oggi le conseguenze del terrorismo internazionale, e di investire il 20% della spesa militare mondiale per sostenere il diritto alla salute, istruzione, cibo, abitazioni e diritti umani fondamentali di milioni di cittadini colpiti dal terrorismo promosso e supportato dall’Occidente.

  1. Inoltre, esprimiamo la nostra costante e seria preoccupazione per le deportazioni e i trasferimenti forzati in corso di cittadini dominicani di origine haitiana, e riaffermiamo i diritti umani fondamentali di tutti coloro che sono sfollati, e chiediamo una soluzione giusta e pacifica di questa crisi in conformità con i principi del diritto internazionale.

Caracas, Repubblica Bolivariana del Venezuela, 10 agosto 2015.

Hezbollah: La Siria non è in pericolo e il suo Governo non sarà rovesciato

da al manar

Il vice segretario generale di Hezbollah, Sheikh Naim Qassem, ha dichiarato che «Hezbollah ha impedito a takfirismo di diffondersi nel mondo attraverso la porta siriana ed ha sostenuto il governo siriano nella sua resistenza e nella lotta contro il terrorismo». Inoltre, ha sottolineato che «la resistenza è potente e indipendenti grazie alle sue capacità, ottenendo numerose vittorie sul campo».

In un’intervista a Radio Nur, lo sceicco Qassem ha spiegato che «Israele è in cima alla lista delle nostre priorità e movimenti e i takfiri sono il suo braccio destro. La nostra lotta contro i gruppi takfiri fa parte del nostro progetto di resistenza contro Israele».

«La nostra lotta in Siria protegge le spalle della resistenza in Libano e, soprattutto, protegge il governo della resistenza siriana, che ci ha sostenuto in ogni momento».

Sheikh Qassem ha sottolienato che «la presenza della resistenza sul campo ha permesso ad Hezbollah di godere di uno status di influenza in virtù della sfida che siamo riusciti a risolvere. Questo ci ha fatto guadagnare peso nello scenario regionale».

«Influenzeremo il futuro di questa regione con la nostra lotta contro Israele e anche attraverso i nostri mezzi politici per sostenere l’unità dei paesi arabi e islamici», ha affermato lo sceicco Qassem.

Quando gli è stato chiesto della sua recente visita sul Qalamún, il vice segretario generale di Hezbollah ha risposto: «Questo è un fatto naturale, una normale visita ai mujaheddin e stare con loro. È stata una visita privata, ma qualcuno ha fatto una foto e l’ha pubblicata».

Sheikh Qassem ha spiegato che « oggi i terroristi sono caduti in una trappola ad Arsal e Zabadani dove sono rinchiusi in una gabbia. Essi non possono fare nulla. Abbiamo bloccato i loro movimenti, che è di per sé una vittoria importante e decisiva».

Alla domanda su cosa accadrà dopo Zabadani, ha risposto: «Dove c’è pericolo interveniamo. In realtà, abbiamo siamo già intervenuti quando abbiamo appurato l’esistenza di una minaccia che potrebbe cambiare la guerra sul terreno». Ed ha concluso: «In effetti, la Siria non è più in pericolo. Non è possibile rovesciare governo».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Capucci invia messaggio di solidarietà ai prigionieri palestinesi

da middleeastmonitor.com

L’arcivescovo melchita Hilarion Capucci ha inviato una lettera aperta di solidarietà a tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, in particolare, per quelli in sciopero della fame.

Nella sua lettera, Capucci ha scritto: «Io saluto  la costanza di tutti i prigionieri palestinesi che difendono il diritto del popolo palestinese a vivere in pace senza occupazione e sofferenza. Il mio saluto a tutti i prigionieri in sciopero della fame che combattono i loro aguzzini e oppressori per la libertà, la dignità e l’umanità».

«Voglio tornare nel mio paese, Gerusalemme, molto presto. Tornerò in una Gerusalemme liberata. A Gerusalemme, la città della convivenza, della pace e dell’unità sociale dove la bandiera palestinese sventolerà contro la politica di giudaizzazione, deportazione, arresti e insediamenti illegali».

Capucci ha fatto appello per sostenere i prigionieri palestinesi nella loro condizione, le loro famiglie ed i bambini.

Hilarion Capucci divenne vescovo della Chiesa cattolica a Gerusalemme nel 1965 ed era noto per la sua opposizione alla occupazione israeliana.

Fu arrestato nel 1974 con l’accusa di fornire armi alla resistenza palestinese.

Un tribunale militare israeliano lo ha condannato a 12 anni di carcere, è stato liberato dopo quattro anni ed espulso dalla Palestina nel 1978.

Monsignor Cappucci, originario di Aleppo, attualmente vive a Roma, dove è in esilio. Nonostante i suoi 93 anni, continua a lottare e sostenere i popoli in lotta contro l’oppressione. Dal 2011, quando è partito l’attacco alla Siria, ha partecipato a numerose manifestazioni in sostegno alla Repubblica araba siriana ed al suo Presidente Bashar Al Assad.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Filmmaker inglesi chiedono di bloccare il cine-festival israeliano

da hispantv

Più di 40 registi e artisti inglesi chiedono che le sale cinematografiche fermino le proiezioni dei film israeliani a causa delle politiche adottate dal regime usurpatore contro i territori palestinesi.

Come riporta il The Guardian, i registi britannici hanno fatto un appello, attraverso una lettera, nel quale si chiede alle catene dei cinema, in tutto il Regno Unito, di cessare le loro proiezioni per il festival del cinema israeliano che si apre questa settimana.

«Questi cinema ignorano l’invito del 2004 da parte della società civile palestinese in merito alle sanzioni contro (il regime) Israele fino a quando non rispetta il diritto internazionale e finisca di allontanare illegalmente i palestinesi, la discriminazione nei loro confronti e l’occupazione delle loro terre», si legge nella lettera firmata da più di quaranta artisti e registi.

Il Festival del Cinema e della Televisione di Londra e Israele si aprirà con una serata di gala presso sala Bafta, domani. Le proiezioni sono in programma anche in altri sale, tra le quali Curzon Soho e Odeon Swiss Cottage, a Londra, secondo quanto riporta The Guardian.

Nella lettera si sostiene, inoltre, che poiché i film sono finanziati dal regime israeliano, attraverso la sua ambasciata a Londra, i cinema sono tacitamente compiacenti, politicamente, di questo regime.

«Questi cinema diventano complici silenziosi della violenza inflitta alla popolazione palestinese», si legge ancora nella lettera, aggiungendo che «questa collaborazione e cooperazione è inaccettabile. È assodato, comunque, che consapevolmente il regime di Tel Aviv ha fatto una violenta oppressione, sistematica e illegale sui palestinesi».

Infine, nella lettera, si precisa che l’intenzione non è di soffocare le voci dei singoli registi, ma di «rifiutare la partecipazione e il sostegno finanziario del regime israeliano».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Israele: Vice Presidente Knesset accusato di narcotraffico

da al manar

Il vice Presidente della Knesset, il parlamento israeliano, Oren Hazan, oggi si trova a dover affrontare le accuse di sfruttamento della prostituzione e traffico di droga. La notizia è stata diffusa da un canale televisivo privato israeliano.

«Ho informato il parlamentare Oren Hazan che per il momento non posso forse permettergli di condurre le sessioni plenarie, nella speranza che riesca a essere libero da ogni sospetto», ha detto ai giornalisti il ​​presidente del parlamento Yuli Edelstein.

«Data l’atmosfera pubblica corrente è impossibile per motivi etici, non penali, fargli dirigere la discussione», ha aggiunto Edelstein.

Hazan era il direttore di un casinò in Bulgaria e secondo il rapporto inserito, tra le sue funzioni c’erano quelle di fornire prostitute ai clienti facoltosi, una pratica comune in quei luoghi, e le sostanze stupefacenti.

Entrambi i parlamentari sono membri della coalizione Likud, del primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha vinto le elezioni lo scorso marzo per un soffio dopo una feroce campagna elettorale che si è basata sull’opposizione alla creazione di uno Stato palestinese indipendente.

Da parte sua, Hazan ha negato le accuse e ha minacciato di citare in giudizio l’amministrazione di Canale 2; il suo medico personale ha spiegato ai giornalisti che Hazan soffre di una malattia, non specificando quale, che gli impedisce l’utilizzo di sostanze stupefacenti illegali.

In Israele, le accuse di corruzione sono comuni, alla fine del mese scorso l’ex primo ministro israeliano, Ehud Olmert è stato condannato a otto mesi di carcere per reati di corruzione commessi quando era sindaco di Gerusalemme occupata, Al Quds.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Ecco come funziona l’esercito di Hezbollah

da al manar

Chi non conosce la storia della Resistenza negli anni Novanta (del secolo scorso) e dopo il 2000, non può comprendere la portata dei cambiamenti che hanno avuto luogo al suo interno, non solo per quanto riguarda il numero di combattenti e la qualità delle sue attrezzature, ma anche per quanto riguarda la qualità della formazione, delle nuove strutture e tattiche a cui si ricorre per affrontare ogni caso.

In questa ultima battaglia del Qalamún, tutti i dati disponibili in materia sono sufficienti per avere un’idea iniziale.

Alcune unità sono responsabili della raccolta delle informazioni fornite dai vari servizi di sicurezza. In questo modo si conosce la struttura del nemico e i suoi punti di forza e di debolezza. A questo si aggiunge che il gruppo responsabile dei mezzi di spionaggio tecnico, utilizza mezzi tecnologici e tecniche altamente sofisticate, tra cui droni, gestiti da altre unità specifiche, incaricate di gestire con attenzione la zona desiderata da sorvolare e inviare le informazioni aggiuntive sul nemico.

Dopo aver ricevuto queste informazioni tecniche, ci sono altre valutazioni di carattere politico riguardanti la situazione attuale e le altre “top secret” ricevute da fonti sconosciute, che una squadra appositamente progettata valuterà come usarle.

Hezbollah ha anche dedicato speciali unità per raccogliere dati sui gruppi takfiri, ad esempio, informazioni sulla loro struttura, l’ideologia, le convinzioni religiose e la loro capacità organizzativa e militare. Tali unità sono costituite da persone che possono essere considerate tra le migliori al mondo in questo campo.

Alla fine, tenendo conto di queste informazioni Hezbollah prende una decisione riguardo lo scopo e natura del confronto, il tempo, l’ampiezza dell’attacco e le forze necessarie e la natura dei mezzi militari e tecnici che devono essere utilizzati affinché la battaglia vada a buon fine.

In seguito, i dati verranno trasmessi al comandante responsabile e ai suoi collaboratori. Segue la discussione teorica della missione e si mettono a punto le mappe geografiche della zona delle operazioni. La terza unità è nominata per condurre il monitoraggio diretto sul campo sia attraverso mezzi tecnici oppure con l’infiltrazione di combattenti nel cuore della regione per elaborare relazioni sul terreno delle forze nemiche.

Successivamente, vengono scelte le unità di combattimento, i rinforzi e coloro che prenderanno parte all’attacco. Si decide il numero di combattenti che saranno coinvolti nell’operazione e, infine, è dato l’ordine di iniziare l’operazione e la mobilitazione dei combattenti. Questo è un processo affidato ad una unità specializzata.

Ci sono anche esercizi e manovre per simulare i combattimenti. I combattenti devono portare tutte le loro armi e un peso supplementare, camminando in condizioni meteo difficili, terreno difficile e marciare senza sosta fino a una distanza di 50 o 70 km. Essi sono inoltre formati all’uso di tutti i tipi di armi e partecipano alle riunioni politiche e religiose.

Ci sono unità di fanteria specializzate, alcune dotate di missili anticarro e altre responsabili per la difesa aerea sia contro aerei che elicotteri. Alcune unità sono specializzate nelle demolizioni e sabotaggi, altre nelle attività di comunicazione, crittografia, nell’eseguire attività logistiche o di ingegneria con la guida di veicoli pesanti e di ruspe per aprire i varchi. Inoltre, assicurano la consegna tempestiva di armi e munizioni alle unità di combattimento sul fronte.

È garantita, inoltre, l’assistenza sanitaria, in collaborazione con le unità di soccorso militari. Ci sono unità responsabili per la creazione di ospedali da campo mobili che dipendono dal numero e la portata della battaglia e le forze coinvolte in essa. Le unità mediche comprendono medici specialisti, chirurghi, anestesisti. Le ambulanze trasportano i casi più gravi fuori della zona delle operazioni.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Siria: HRW continua a lanciare accuse con false immagini

da al manar

La scorsa settimana, il direttore di Human Rights Watch, Kenneth Roth ha usato una foto della distruzione causata da Israele a Gaza per accusare il governo siriano di aver utilizzato con crudeltà i “barili bomba”. Il sito web “Moon Of Albama” ha replicato: «È almeno la terza volta che HRW utilizza una foto per accusare gli attuali nemici dell’imperialismo USA di aver provocato la distruzione che l’impero ed i suoi amici hanno causato. Non è solo una presa di posizione da parte di HRW, è una vera e propria frode»

 Dopo questo post e numerose proteste su Twitter, Roth è stato costretto a ritrattare e ad eliminare questo tweet. Ed ha rettificato: (foto a sinistra).

Furioso per aver dovuto rimuovere il tweet accusatorio, ha pubblicato un altro post, ancora una volta, accusando il governo siriano per aver provocato con i “barili bomba” la distruzione che vediamo in questa immagine (foto a destra).

Però, anche questa immagine non riguarda la distruzione causata dai “barili bomba” del governo siriano.

Per questo tweet, Kenneth Roth ha utilizzato una foto scattata da George Ourfalian dell’AFP e distribuita dall’agenzia Gettyimages.

Questo è quello che dice sulla schermata dell’immagine originale di Getty:

 

«La distruzione del quartiere Hamidiyeh della città di Aleppo, nel nord della Siria, dove i combattenti dei comitati popolari locali, che sostengono le forze governative siriane stanno cercando di difendere una zona tradizionalmente cristiana, al terzo giorno di pesanti combattimenti contro il gruppo jihadista dell’Isis. 9 aprile, 2015. AFP PHOTO / GEORGE OUFALIAN»

Quella che si vede in foto, è la distruzione di un quartiere attaccato dai jihadisti anti-siriani e difeso dalle forze che appoggiano il governo. Roth ha insinuato che il governo siriano ha causato questa distruzione bombardando i suoi sostenitori con i “barili bomba”? Non sarebbe giusto, piuttosto, affermare che i “ribelli moderati”, che lui sostiene, hanno distrutto questi edifici?

A giudicare dal modo in cui Human Rights Watch e Kenneth Roth sono soliti utilizzare le foto, si può tranquillamente supporre che la seconda ipotesi è corretta.

E mentre Roth ha fatto una baruffa con i “barili bomba” in Siria, che non sono differenti da altre bombe normali, sarebbe lecito aspettarsi i tweet contro l’uso di bombe termobariche da parte del governo saudita nello Yemen sulle strutture solide, armi che uccidono e mutilano allo stesso tempo molti innocenti.

Con le sue accuse altamente selettive e le false immagini, Kenneth Roth di Human Rights Watch ha fatto una organizzazione di pubbliche relazioni di bugie-lucrative al soldo dei governi occidentali e delle varie dittature del Golfo.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

La FIFA deciderà sulla sospensione di Israele

da hispantv

La Federazione Internazionale Football Association (FIFA) ha deciso che la proposta palestinese di punire il regime israeliano nei tornei internazionali di calcio sarà uno dei temi del suo Congresso elettorale in programma il prossimo 29 maggio a Zurigo, in Svizzera.

I 209 membri della FIFA dovranno votare a favore o contro la sospensione della Federazione israeliana da questa agenzia su richiesta del presidente della Federcalcio palestinese (APF) Jibril Rajoub, che ha denunciato le restrizioni imposte dalla regime di Tel Aviv agli atleti palestinesi.

Per essere approvata, la richiesta della Palestina deve ricevere 156 voti, oltre al proprio, vale a dire tre quarti dei membri aventi diritto di voto nella suddetta decisione del Congresso FIFA.

Il Presidente della Fifa, Sepp Blatter, ha cercato di risolvere il problema tra le parti, ma i suoi sforzi non sono riusciti nell’intento. Ora Blatter vorrebbe che questo problema si risolvesse all’interno del Congresso.

Inoltre, quello stesso giorno si svolgerà l’elezione del Presidente della FIFA ed e è molto probabile che Blatter estenda il suo potere che dura da 17 anni.

I palestinesi hanno sollevato questa richiesta in risposta alla discriminazione sistematica da parte delle autorità israeliane.

Tra le accuse contro il regime israeliano c’è ostacolo alle attività sportive nei territori occupati, in particolare, imponendo restrizioni ai movimenti degli atleti palestinesi tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania occupata, arrestando alcuni calciatori e controllando l’attrezzatura sportiva importata.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

(Video) Sempre più dura la protesta degli ebrei etiopi in Israele

da al manar

Pesanti scontri sono scoppiati, giovedì scorso, nel centro di Gerusalemme occupata fra la polizia israeliana e circa 2.000 ebrei di origine etiope che ha dimostrato contro il razzismo della polizia, come ha riportato un reporter dell’AFP.

I manifestanti hanno percorso la principale arteria commerciale della città e si sono avvicinati alla residenza del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, dopo aver bloccato una strada che partiva dal quartier generale della polizia.

La polizia si è schierata in massa per bloccare i manifestanti con l’aiuto dei cannoni ad acqua.

Le forze di sicurezza hanno anche sparato gas lacrimogeni, come ha indicato un portavoce della polizia, aggiungendo che tre poliziotti sono stati feriti dal lancio di pietre e bottiglie. Due manifestanti sono stati arrestati.

La radio pubblica ha riferito, nel frattempo, che 10 manifestanti sono stati leggermente feriti.

I manifestanti hanno voluto, con la loro protesta, mostrare gli incidenti che coinvolgono la polizia e i membri della comunità.

«Stop alla violenza della polizia contro gli ebrei neri», lo slogan dei dimostranti.

«A quanto pare, per le strade di Israele, dobbiamo essere bruciati, come a Baltimora, così qualcuno si sveglia finalmente. Il regime dell’ apartheid è tornato, questa volta nel XXI secolo in Israele», ha dichiarato Gadi Yevarkan, capo del Congresso per l’Uguaglianza degli etiopi ebrei.

Un video pubblicato sul web di recente mostra due poliziotti che picchiano un soldato di origine etiope, Damas Pakada, in uniforme militare a Holon, vicino Tel Aviv. Il video è stato ampiamente riportato nei siti web israeliani. Ciò ha portato alle accuse degli ebrei etiopi, i quali denunciano come la polizia israeliana ha diritto di picchiare un nero senza essere ritenuta responsabile.

Più di 120.000 ebrei di origine etiope vivono nella Palestina occupata.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

 

Pappé: «Israele una democrazia? Una grossa bugia»

di Paola Di Lullo

La Rassegna Femminile palestinese curata da Maria Rosaria Greco, ha ospitato, ieri, nella Sala dei Marmi del Palazzo di Città di Salerno, lo storico israeliano Ilan Pappé. Nato ad Haifa, da genitori sopravvissuti all’olocausto, Pappé è Ordinario del Dipartimento di Storia dell’Università di Exter, Gran Bretagna e cofondatore della Nuova storiografia israeliana, che si ripromette di riesaminare la nascita dello Stato d’Israele e del sionismo. La responsabilità della creazione di Israele è attribuita dallo storico all’Europa, in particolare alla Gran Bretagna, che aveva il protettorato sulla Palestina ai tempi, ed alla Germania nazista, che causò la morte e l’esodo di milioni di ebrei.


Non esenti da colpe gli altri Stati europei, compresa l’Unione Sovietica, che, al finire della II guerra mondiale, non agevolarono il rientro degli ebrei nei loro paesi d’origine, anzi furono ben lieti di lasciarli andare in Palestina. Agli USA, Pappé riconosce la non volontà di risolvere diplomaticamente il problema. La stessa non volontà che rimprovera a tutti i leader israeliani, dopo circa 20 anni di colloqui di pace con i Palestinesi. Gli Accordi di Oslo, firmati da Rabin in consapevole malafede, sono stati un inganno, secondo Pappé, considerando che, dal quel momento in poi, la Cisgiordania è stata divisa in tre zone, favorendo l’avanzata del sionismo: ZONA A, 17% del territorio della Cisgiordania, con il 55% di Palestinesi, sotto totale controllo dell’AP; ZONA B, 24% del territorio, con il 41% di Palestinesi, a controllo misto; ZONA C, 49% del territorio, con solo il 4% di Palestinesi, sotto totale controllo israeliano. Ad oggi, Israele si è impadronito di circa l’80% (rispetto al 56,4% attribuitogli dalla risoluzione 181 del 29 novembre 1947 dell’ONU) del territorio della Palestina storica, cui sono rimaste zone, frammentate da muro e checkpoint, in Cisgiordania, e la Striscia di Gaza. Israele conta, ad aprile 2015, una popolazione di 8.345.000 abitanti, di cui il 74,9% sono ebrei, contro i circa 4.400.000 di Palestinesi, divisi tra la Cisgiordania e Gaza. Circa 1.500.000 i Palestinesi d’Israele, più o meno il 20% della popolazione israeliana, che, seppur considerati cittadini di serie B, hanno passaporto israeliano e quindi meno limitazioni negli spostamenti e possono eleggere i loro rappresentanti alla Knesset. Da sottolineare, secondo lo storico, anche le connivenze del Governo di Ramallah con Israele, connivenze che portano la situazione ad un peggioramento quotidiano. Eppure, non esistendo al momento, un’alternativa all’AP, è impossibile pensare di soppiantarla. Esistono, tuttora, alcuni Palestinesi che continuano a resistere, così come molti altri hanno smesso, accettando di fatto, l’attuale status quo.

La lotta è ancora lunga, purtroppo. Sebbene il sionismo, così come l’esodo degli ebrei verso la Palestina, fosse iniziato ben prima del 1947, è da quell’anno in poi che cominciò la vera pulizia etnica della Palestina, complice il genocidio subito dagli ebrei, certi che nessuno li avrebbe accusati di commettere i medesimi crimini contro i Palestinesi. Per pulizia etnica, non s’intende solo l’espulsione dei Palestinesi dal loro paese, dalle loro città, dalle loro case, ma la sistematica opera di cancellazione della memoria, favorita dalla distruzione di interi villaggi, al posto dei quali sono sorte città o insediamenti israeliani. Anche i cibi, così come le piante, molte importate dall’Europa, i vitigni, non conservano il loro nome arabo. Israele non può definirsi una democrazia, nemmeno una democrazia militarizzata, ma uno stato che continua, incessantemente, la sua opera di colonizzazione ed apartheid. Ha imposto un embargo totale, da ormai 8 anni, sulla Striscia di Gaza, e non consente il libero spostamento dei Palestinesi, nemmeno per motivi di salute. Ha chiuso industrie, confiscato terreni coltivabili, reso impossibile, di fatto, anche la pesca. Israele non ha confini universalmente riconosciuti, proprio allo scopo di poter continuare, indisturbato, l’annessione dei territori Palestinesi e l’espulsione degli abitanti. Perché se Israele vuole la terra, l’acqua e tutte le risorse palestinesi, di contro, non vuole Palestinesi nel suo stato (ad eccezione di coloro che risiedono nei territori del 1948, i cosiddetti “Palestinesi d’Israele”). Se riconoscesse i suoi confini, dovrebbe rientrare in quelli stabiliti nel 1967, come richiesto da molti governi europei ed, in ogni caso, non potrebbe continuare ad espandersi. Così come non ha una costituzione, proprio per potersi ritenere libero di violare quotidianamente i diritti civili di una popolazione calpestata da oltre 70 anni. Quale può essere allora il ruolo degli intellettuali, degli storici, soprattutto, in questo caso? Pappé ritiene che la conoscenza delle fonti e la rivisitazione della storia della nascita di Israele e del sionismo siano di fondamentale importanza. Dopo aver studiato a lungo la documentazione (compresi gli archivi militari desecretati nel 1998) esistente sulla storia del suo paese è giunto ad una visione chiara di quanto fosse accaduto nel ’48, drammaticamente in contrasto con la versione tramandata dalla storiografia ufficiale: già negli anni Trenta, la leadership del futuro Stato d’Israele (in particolare sotto la direzione del padre del sionismo, David Ben Gurion) aveva ideato e programmato in modo sistematico un piano di pulizia etnica della Palestina. Pappé ricorda come, qualche mese fa, il 16 febbraio, l’Università di Roma Tre gli negò l’uso del suo prestigioso Centro di Studi italo-francesi dove si doveva svolgere una sua conferenza. Gli storici hanno un ruolo importante e difficilissimo: restare, o cercare di restare, oggettivi, cosa non semplice quando si scrive di vicende ancora in corso, quando si scrive di un susseguirsi di eventi che mutano, spesso, velocemente.

Fino a circa 20 anni fa, gli storici, quasi tutti, scrivevano in favore di Israele. Oggi, la situazione si è completamente ribaltata. Ed è opinione diffusa che nessun conflitto in medio Oriente potrà risolversi senza la risoluzione del conflitto arabo – israeliano. In una serata quasi perfetta, unico “scivolone”, quello sulla Siria di Assad, definita “regime”, quindi dittatura. Nulla di nuovo sotto il sole, Pappé era uno dei firmatari di una lettera firmata da intellettuali, accademici, attivisti, artisti, cittadini interessati, e movimenti sociali in solidarietà con il popolo siriano, per sottolineare la dimensione rivoluzionaria della loro lotta e prevenire le battaglie geopolitiche e le guerre per procura in corso nel loro paese.

Arens: Israele non può affrontare la potenza missilistica di Hezbollah

da al manar

L’ex ministro della Difesa israeliano, Moshe Arens, ha spiegato che l’arma nucleare iraniana non è l’unico pericolo che può minacciare l’entità sionista, in quanto l’aumento della potenza missilistica di Hezbollah pone un pericolo maggiore.

«Anche se l’arma nucleare iraniana influenzerà la situazione geo-strategica in Medio Oriente, la possibilità di un suo utilizzo è. Tuttavia, è più probabile che Hezbollah lanci i suoi razzi pesanti in Israele», ha affermato Arenz citato nel suo articolo pubblicato dal giornale israeliano Haaretz.

Egli ha aggiunto che «Israele non è in grado di scoraggiare gli attacchi missilistici di Hezbollah e che tutte le pretese sioniste in questo senso sono prive di forza».

Arens ha sottolineato che tutti gli israeliani devono preoccuparsi di come la potenza missilistica Hezbollah sia aumentata, notando che l’esercito sionista non è riuscito a evitare che il partito rafforzasse il suo arsenale.

L’ex ministro della Difesa sionista ha affermato che Hezbollah possiede ora più di 100 mila razzi, tra cui quelli pesanti e quelli da individuare.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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