di Romina Capone
Il 13 aprile del 2002 il comandante Chávez fu vittima di un colpo di stato da parte delle forze fasciste venezuelane. L’attacco fallì. Hugo Chávez fu liberato dal popolo bolivariano. Diciassette anni dopo a Scampia, periferia Nord di Napoli, la resistenza continua. L’anniversario organizzato dall’Associazione “Resistenza” e il Partito dei Carc-Napoli Nord come spunto di riflessione in un luogo simbolo dell’unione tra i popoli: il Chikù di Scampia.
«Quanto sta accadendo in Venezuela rappresenta appieno la situazione mondiale. In tutto il mondo si respira un’aria di fermento dagli esiti più disparati. In Italia è in corso una fase di resistenza spontanea da parte delle masse popolari con il rifiuto di un governo delle larghe intese, pur non essendoci un forte movimento comunista» afferma Marco Coppola militante del P-Carc e continua «In francia i Gilet Gialli sono l’espressione di tensione per contrastare la realtà. In Belgio e in Spagna i focolai sono accesi. L’Italia, un paese dove il governo è pieno di contraddizioni interne sin dagli albori della sua costituzione, vede il ruolo fondamentale delle masse popolari. La nostra solidarietà con il Venezuela significa rompere i rapporti con quei paesi imperialisti. La nostra solidarietà è il grande contributo alla causa della rivoluzione bolivariana». La popolazione italiana compie piccole rivoluzioni ogni giorno e Scampia ne è un esempio. Il Chikù, ristorante italo-balcanico, laboratorio e cucina oltre che del corpo anche della mente, non è stato scelto a caso come location per la realizzazione di questo incontro volto inoltre a contribuire alle spese processuali a carico di Rosalba Romano, la giornalista della redazione di Vigilanza Democratica sotto processo a Milano. Chikù nasce dalla fusione di due progetti: – La Kumpania è un’impresa sociale nata nel 2013 per valorizzare la passione per la cucina di un gruppo di donne che hanno fatto del loro talento, una professione con l’obiettivo di offrire un servizio “genuino e responsabile” attraverso un percorso di emancipazione. -L’associazione “Chi rom e… chi no” è nata nel 2002 a partire dalla creazione di relazioni significative tra le comunità rom e italiana del quartiere Scampia e della città, attraverso interventi culturali e pedagogici, lavorando nella periferia intesa come luogo di sperimentazione e condivisione di buone pratiche. Il massimo esempio di integrazione di unione e solidarietà tra i popoli – spiega la fondatrice Barbara Pierro – . Un faro di speranza per gli abitanti di Scampia, una periferia che conta sessanta mila abitanti. Una periferia che si rimette in gioco per ritornare al centro della società, per il cambiamento.
Molte sono state le dirette e gli interventi telefonici da Caracas durante la serata. Presente anche il Consolato della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli; Anika Persiani rappresentante Esteri dei circoli bolivariani dello Stato Carabobo ci ha raccontato cosa è realmente accaduto a Caracas durante il lungo blackout dei giorni scorsi: «Attraverso la mancanza dell’energia elettrica vogliono sabotare il presidente Maduro e generare il panico tra la popolazione sperando che scoppino guerre civili. Ovviamente chi ha sofferto per la mancanza di corrente è stata la popolazione più povera; loro, i veri sostenitori del presidente Nicolás Maduro. Nelle zone ricche del Paese la corrente non è mai mancata; essi sono provvisti di potenti generatori ad uso privato di energia elettrica» continua Anika Persiani «ma i venezuelani sono forti e coraggiosi. Non hanno ceduto a questo sabotaggio, a questa trappola psicologica. Abbiamo vissuto con estrema tranquillità questi momenti: abbiamo comprato candele per illuminare le nostre case. Abbiamo acceso falò in giardino; abbiamo cucinato all’aperto tutti insieme. Nei quartieri abbiamo grigliato la carne e consumato insieme tutto il cibo restante, a causa dai congelatori ormai fuori uso. I cittadini venezuelani resistono e lottano contro l’egemonia degli Stati Uniti d’America i quali stanno facendo il possibile per piegarci al loro volere. Per sottometterci. Riflettiamo: l’aeroporto internazionale di Caracas Simón Bolívar è il primo dell’America meridionale. Possiede La Guaira, uno dei due porti principali di tutto il Mar dei Caraibi, secondo è quello di Cuba. Il vicino Canale di Panama collega gli oceani. Perché gli Stati Uniti inviano gli aiuti umanitari destinati al Venezuela in terra colombiana invece che utilizzare container su nave la quale con 12 ore di navigazione arriva diretto a Caracas via mare? Due parole: casus belli. Gli Stati Uniti vogliono annullare il voto di sei milioni di venezuelani, stanno provando ad instaurate un governo parallelo riconosciuto oltreoceano. Ci stanno minacciando di ucciderci con una guerra civile, ci stanno imponendo una persona autoproclamatasi presidente del Venezuela. Paghiamo un numero di sanzioni politiche e finanziarie. Non possiamo comprarci le medicine. Ci hanno confiscato un grande numero di risorse. Siamo preparati ad un’eventuale invasione da parte delle forze militari statunitensi che vorranno violare la sovranità nel nostro paese. Il popolo venezuelano non vuole che una forza straniera invada le nostre città distruggendo le nostre case, le nostre università, i nostri ospedali, le nostre vite».
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«La centrale di proprietà italiana emette quotidianamente tonnellate di materiale tossico. Quando sono arrivato a Napoli mi hanno raccontato la triste realtà della Terra dei Fuochi. Capisco bene cosa vuol dire vivere in un territorio inquinato e contaminato. Stiamo sostenendo una dura lotta affinché vengano rispettati i diritti dell’ambiente e della salute. La causa contro in gigante Enel, portata in tribunale, l’abbiamo vinta una volta. Il giudice ha emanato, a 13 dirigenti dell’Enel, il divieto di lasciare il Paese» afferma Navarro e continua «Il nostro unico aiuto giunge dalle famiglie vittime dell’avvelenamento. Sono le mamme dei 17 alunni che lottano per avere giustizia. Solo grazie a loro abbiamo raccolto innumerevoli denunce. La mobilitazione popolare ci è di grande sostegno. Sarà una dura lotta contro la grande multinazionale capitalista che inizialmente chiedeva 138 dollari americani ogni megawatt/h ma siamo riusciti a far abbassare la cifra fino a 38 dollari MW/h. Inoltre l’azienda, dietro ricatto, non permette ai propri dipendenti di poter fare causa alcuna fino all’anno 2052. Ci ritroviamo in Cile a dover affrontare e risolvere un grave problema causato da una multinazionale italiana. Dopo aver appreso l’emergenza di Bagnoli, Acerra e tutta l’area della terra dei fuochi, ci siamo resi conto che la situazione ambientale è decisamente molto peggio della nostra. La politica deve responsabilizzarsi di fronte a questi disastri ambientali. Così come deve farlo il governo, i comuni e i cittadini. Se i politici non mettono in agenda il tema della salute ambientale e dell’uomo allora bisogna togliere di mezzo questi politici. Mi sento in colpa nei confronti delle nuove generazioni. La lotta per la vita è la prima lotta da vincere». Inoltre, il Senatore Navarro ha anche fatto riferimento allo scandaloso caso di Assange, un chiaro esempio oggi di prigioniero politico, per spiegare come funzione il sistema odierno di oppressione: «Vedete che chi come Assange mette a disposizione dei cittadini, gratuitamente, le informazioni delle grandi imprese multinazionali e di chi le comanda politicamente, viene perseguito ed arrestato, mentre chi invece consegna, dietro pagamento, le informazioni dei cittadini a quelle stesse grandi multinazionali, viene indicato ad esempio come uomo dell’anno», un lampante esempio di come funziona il mondo alla rovescia, per dirla con Eduardo Galeano.
Juana Hernandez è la testimonianza diretta di quello che sta accadendo a Coronel: «Il servizio medico statale ci ha comunicato che un quarto dei bambini della scuola di cui io sono la preside sono malati. Sono affetti da allergie croniche permanenti. Da leucemia. Da cancro e da tumori mai visti prima. Hanno un elevato deficit di apprendimento» continua il suo racconto «il tema energetico ossia la corrente elettrica è senza dubbio indispensabile per poter vivere. Ma gli effetti collaterali nessuno li ha considerati. Lo stato cileno, il quale non si sente responsabile di quanto sta accadendo, ha deciso che il nostro vicino di casa doveva essere un mostro gigante che sbuffa cenere e carbone in una discarica a cielo aperto nel centro storico del paese. Noi ora ne stiamo pagando le conseguenze. Vogliamo che l’Enel ci dia ascolto. Il loro denaro non è quello che ci interessa. La comunità di Coronel ha bisogno di salute, di poter vivere in un ambiente libero dall’inquinamento. Vogliamo ricominciare a sognare insieme ai nostri figli su ciò che sarà il loro futuro ad oggi incerto».
Denunciare il danno ambientale è l’unica strada da intraprendere per il diritto alla salute dei popoli. Tramandare alle nuove generazioni l’importanza della qualità dell’ambiente, dei beni culturali per la salvaguardia dell’intero pianeta Terra spiega Maria Teresa Iervolino attivista politica, docente del liceo scientifico Labriola i cui studenti erano presenti all’incontro tenutosi a Palazzo San Giacomo.

«Unità, passione. Voglia di resistere. Sono questi gli insegnamenti che ci tramanda il popolo venezuelano. Napoli e l’Italia intera è molto vicina alla questione venezuelana per le ragioni storiche che accomunano i nostri popoli. Sappiamo cosa significa vivere momenti difficili. Non ho mai sopportato le interferenze di governi stranieri verso una nazione. Sostengo l’autonomia dei popoli: il popolo decide e scrive le sorti del proprio destino. Bisogna lottare contro il sistema che ci rende infelici; contro le manipolazioni mediatiche. I popoli si devono unire e non dividere. Servono ponti di cultura, accoglienza e solidarietà e se è necessario realizzare un modello economico alternativo. Napoli farà la sua parte per stare vicino ai popoli che soffrono per aiutarli a costruire un futuro migliore». Così il Sindaco Luigi de Magistris nel corso della cerimonia per celebrare l’anniversario della fondazione del Consolato venezuelano a Napoli alla presenza dell’Ambasciatore Juli
por Marinella Correggia –
JORNADA ANTIMPERIALISTA – Declaración del Capítulo Cubano de ALBA Movimientos
por David Gómez Rodríguez 





