Palmyra: l’Occidente ha armato la mano degli assassini

Riceviamo e pubblichiamo

Dopo l’ennesimo indicibile orrore, l’esecuzione a Palmyra dell’82enne archeologo siriano Khaled al Asaad, per mano dei terroristi del sedicente Stato islamico, in Occidente è una corsa da parte di tutti – governi, giornalisti, politici – a fregiarsi della sua memoria.  Strumentalizzando la sua morte. Ad esempio il martire sarà commemorato alle feste del Pd, ha comunicato il premier Renzi.

Peccato che molte delle organizzazioni e persone che ora si dichiarano commosse e indignate, in testa a tutti il Pd, da anni sostengano in vario modo la guerra in Siria e nel 2011 abbiano appoggiato la guerra Nato in Libia. A questi smemorati va ricordato quanto segue:

-Il sedicente Stato islamico (nato in Iraq dopo il 2003 grazie alla guerra di Bush) è cresciuto perché in Libia la Nato (Italia compresa) è stata la forza aerea delle milizie terroriste e razziste che hanno distrutto il paese e poi sono dilagate in Africa subsahariana e in Siria;

– In Siria lo Stato islamico è cresciuto (espandendosi dal 2014 anche in Iraq) con l’arrivo di combattenti stranieri grazie al 
flusso di aiuti materiali e all’appoggio politico dei paesi della Nato e delle petro-monarchie del Golfo, uniti nel cosiddetto gruppo di “Amici della Siria” (ora “Gruppo di Londra”), a vantaggio dei vari gruppi armati di opposizione. Questo ha alimentato – anche a colpi di propaganda e menzogne – una guerra che ha ucciso la Siria. E ha boicottato la pace.

-Eppure già dal 2012, come dimostrano documenti Usa desecretati e come tutti sapevano, l’opposizione armata era dominata da gruppi che miravano alla formazione di un califfato in Siria.

-Gli aiuti Nato/Golfo all’opposizione armata sono aiuti a gruppi estremisti, perché sono evidenti le porte girevoli fra le diverse formazioni, che sul campo o si alleano o cedono armi e uomini ai più forti. Il cosiddetto Esercito siriano libero è un guscio vuoto.

-L’appoggio a estremisti presenti o futuri continua: Usa e Turchia sono impegnati nel programma di addestramento e fornitura militare alla “Nuova forza siriana” (i cui adepti poi rifiutano di combattere contro l’Isis o si arrendono ad Al Nusra); Arabia saudita e Qatar continuano nell’appoggio finanziario perché la guerra vada avanti.

-L’Italia sta zitta. Pochi giorni fa il ministro Gentiloni ha accolto l’omologo saudita, impegnato anche a distruggere lo Yemen con la connivenza internazionale.
Lettera firmata da
Marinella Correggia, Torri in Sabina
Paolo D’Arpini, Treja

Putin all’inviato turco: «Dì a Erdogan di andare all’inferno con l’Isis»

da al manar 

Il presidente russo Vladimir Putin ha rotto i protocolli diplomatici, ha personalmente convocato l’ambasciatore turco a Mosca, Ümit Yardim, e lo ha avvertito che la Federazione russa è intenzionata a rompere le relazioni diplomatiche, immediatamente, a meno che il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan fermi il supporto ai terroristi dell’Isis in Siria, dove la Russia mantiene la sua ultima base navale nel Mediterraneo. Lo ha riferito la FNA.

Il sito web di notizie di AWD, citato da Moscow Times, ha segnalato che il presidente russo, presumibilmente, ha avuto una discussione con Yardim, criticando la politica estera turca e il suo ruolo malevolo in Siria, Iraq e Yemen sostenendo i terroristi di al-Qaeda. Il colloquio è poi degenerato con l’ambasciatore turco in una polemica feroce.

Anche il sito web Repubblican ha riferito che, secondo le informazioni ottenute dal Moscow Times, l’incontro tra Putin e l’ambasciatore turco è stato pieno di risentimento reciproco dove Yardim ha respinto tutte le accuse russe, addossando le responsabilità alla Russia per la guerra civile prolungata in Siria.

«Puoi dire al tuo presidente dittatore che può andare al diavolo con i suoi terroristi dell’Isis e renderò la Siria un’altra grande Stalingrado per Erdogan e i suoi alleati sauditi che non sono meno crudeli di Adolf Hitler», ha risposto Vladimir Putin, dopo 2 ore discussione ed aver messo alla porta l’emissario turco.

Putin ha continuato dicendo che il suo paese non abbandonerà il legittimo governo siriano e collaborerà con i suoi alleati, in particolare Iran e Cina, per trovare una soluzione politica alla guerra interminabile in Siria.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Come l’Occidente appoggia Al Qaeda in Siria

di Yusuf Fernandez-Al manar

Alla fine di maggio, l’Unione Europea ha esteso le sanzioni contro la Siria. Da parte loro, in quei giorni, gli Stati Uniti hanno iniziato il loro programma per la formazione dei “ribelli moderati” che dovrebbero combattere l’Isis, ma il cui vero obiettivo è quello di rovesciare il governo siriano.

L’Unione europea e gli Stati Uniti affermano di sostenere la guerra contro l’Isis, ma non hanno mai menzionato l’altro gruppo terroristico, il Fronte Nusra, che è il ramo siriano del movimento terrorista globale Al Qaida. Tutte le dichiarazioni nei paesi occidentali nelle quali dicono di essere preoccupati per la diffusione del terrorismo in Siria, Iraq e in altri paesi del Medio Oriente non fanno riferimento ad Al Qaeda o al suo affiliato, il Fronte al Nusra.

L’Occidente ha dimenticato gli attacchi dell’11 settembre? Nel 2001, Al Qaeda è stato il grande nemico delle nazioni occidentali e l’obiettivo della cosiddetta “guerra al terrore”. Oggi, Al Qaeda apertamente collabora con alcuni alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente che promuovono apertamente il terrorismo in Siria. Usa e Ue non stanno facendo nulla per fermare questo supporto, anche se per loro sarebbe molto facile farlo. Sembra che ci sia un tentativo da parte di alcuni paesi occidentali, in particolare la Francia e gli Stati Uniti, per ricreare la strategia fallimentare attuata in Afghanistan negli anni ottanta del secolo scorso, cioè, sostegno ai gruppi terroristici, suoi rivali internazionali e regionali, non importa quali siano le conseguenze per i popoli della regione e, in ultima analisi, per i paesi occidentali.

Turchia, Arabia Saudita e Qatar sono diventati i principali sponsor del terrorismo nel mondo. Tuttavia, nessuno di loro è stato incluso in una lista di Stati Uniti o paese europeo. Comicamente, l’elenco degli Stati Uniti comprende l’Iran e la Siria, due paesi, insieme con l’Iraq, che sono i principali attori nella lotta contro i gruppi terroristici in Medio Oriente, supportati dagli Stati Uniti e dai suoi alleati.

Recentemente, la Turchia ha inviato migliaia di terroristi attraverso il confine con la Siria, al fine di lanciare un’offensiva nella provincia di Idleb, il cui territorio è ora nelle mani del Fronte Al Nusra. Un recente video pubblicato dal quotidiano turco, Cumhuriyet, mostra agenti dei servizi segreti turchi coinvolti nel contrabbando di armi ai terroristi di là del confine.

Da parte loro, il Qatar e l’Arabia Saudita hanno lanciato una campagna mediatica per cercare di ripulire l’immagine del Fronte al Nusra. Nel marzo scorso, alcuni media arabi del Golfo hanno sostenuto che questa organizzazione potrebbe “rompere i legami” con Al-Qaida, guidato da Ayman al Zawahiri, senza cambiare la sua dottrina e formare una nuova organizzazione sostenuta dalle suddette monarchie.

Secondo la Reuters, che cita fonti di Al Nusra, un ufficiale dei servizi segreti del Qatar si è riunito a più riprese con il leader di al Nusra, Abu Mohammad al Yulani. Sono stati promessi generosi finanziamenti in caso di separazione. Un nuovo gruppo paravento sarebbe stato creato per nascondere nomi come Al Qaida o al Nusra, per quanto possibile. Così, il gruppo “Al Yaish a Fateh” (L’Esercito della Conquista) è nato nel campo di battaglia siriano. Egli è composto, in realtà, dal Fronte al Nusra e da altri gruppi più piccoli. Il cambio di nome non inganna nessuno.

Al Nusra ha rifiutato, tuttavia, di prendere le distanze da Al Qaida. Questa decisione è stata resa pubblica in una dichiarazione ripresa dalla Reuters. Nonostante questo e l’inclusione nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’ONU, è chiaro che il gruppo non ha subito un’interruzione di aiuti dai paesi come la Turchia e Qatar.

L’ intervista di Al Jazeera

La scorsa settimana, lo strumento mediatico del regime del Qatar, Al Jazeera è stato accusato da molti governi di sostenere e diffondere la propaganda terroristica, in un’intervista, Yulani ha cercato di dare “una nuova immagine” del gruppo, conosciuto per le innumerevoli atrocità sul suolo siriano.

L’intervista ha cercato di rafforzare lo status del Fronte al Nusra in Siria e farla apparire come un partner “responsabile” nella lotta contro Damasco. A questo proposito, ha detto che la sua organizzazione rivolge la sua attenzione a rovesciare lo stato siriano, invece di lanciare attacchi contro obiettivi occidentali …. almeno fino a che non possono prendere il potere. Questo è probabilmente il messaggio che Al Jazeera ha voluto diffondere attraverso questa intervista. Yulaniha aggiunto che, tuttavia, non ha escluso attacchi contro gli Stati Uniti se gli aerei statunitensi continuano ad attaccare Al Qaeda, sostenendo che il gruppo ha “diritto all’auto-difesa.”

In realtà, una attenta analisi del colloquio con Yulani mostra l’ ideologia sinistra e assassina del Fronte al Nusra. Rivela il destino orribile che attende i popoli della regione se mai cadessero sotto il controllo dei gruppi takfiri.

Durante l’intervista, Yulani ha spiegato che il suo gruppo “non è un elemento marginale” dell’ “Esercito della Conquista”, ma la sua “punta di diamante” e ha aggiunto che “tutti lo sanno”. Questa è stata una dichiarazione rivelatrice che rende chiaro chi siano i “combattenti moderati”, sostenuti dagli Stati Uniti, sono semplici strumenti o pupazzi di Al Qaida e di altri gruppi estremisti in Siria. Molti di loro condividono anche la loro ideologia. Quindi, non esiste una “opposizione armata moderato” in quel paese.

Yulani ha minacciato altri gruppi nel caso in cui si rifiutano di sottomettersi al  Fronte al Nusra e non escludono la possibilità di conflitti. Tuttavia, ha rifiutato di criticare l’Isis, che condivide la stessa ideologia wahhabita, ma si rammarica che il gruppo ha adottato una strategia che comprende l’attacco al Fronte al Nusra “al fine di approfittare della situazione.

D’altra parte, Yulani nuovamente ha respinto tutte le speculazioni su una possibile rottura con Al Qaeda. «Al Nusra opera sotto la guida del Dr. Ayman Zawahiri», ha ribadito. Il gruppo continua a ricevere linee guida strategiche di Zawahiri, ha aggiunto Yulani.

Contro le minoranze religiose

L’approccio brutale di Al Nusra sulla questione delle minoranze religiose si poteva notare chiaramente nell’intervista. Yulani ha cercato di garantire che il suo gruppo non rimuoverà queste minoranze «se sono disposte a convertirsi all’Islam» wahabita. Riguardo gli Alawiti, nel regime di Al Nusra, devono rinunciare alla loro religione e “correggere i loro errori dottrinali”. Ai Drusi sarebbe proibito visitare le tombe dei santi, perché questo è, secondo i wahabiti, una forma di “politeismo”. I cristiani in Siria devono pagare una tassa, jizya, e diventare cittadini di seconda classe.

Se questi gruppi religiosi rifiutano di sottoporsi, rischiano di essere espulsi dalle proprie terre o addirittura sterminati.

Per quanto brutali possano sembrare questi piani da parte dei “moderati” piani possono sembrare, la realtà è ancora peggiore. Nel dicembre 2013, il Fronte al Nusra ha rapito 13 suore e tre domestiche nella città cristiana di Maalula nel bel mezzo di una lotta contro le forze siriane.

Un dettaglio significativo è che la parola “Israele” non è stata pronunciata da Yulani, neanche una volta durante l’intervista. Chiaramente, lo stato sionista non è in cima alla lista delle priorità di al Nusra, che riceve assistenza medica e altre forme di supporto da parte dell’esercito israeliano.

Responsabilità Occidentale

Così, consentendo ai loro alleati Arabia Saudita, Qatar e Turchia, un membro della NATO di armare questi gruppi, per cercare di indebolire la Siria attraverso le sanzioni, l’addestramento e il finanziamento dei gruppi armati “moderati” che collaborano apertamente con Al Qaeda sul terreno, gli Stati Uniti e l’Unione europea non sono solo colpevoli dell’omicidio di massa del popolo siriano, ma anche della creazione di una enorme minaccia futura contro l’Occidente.

La comparsa di due piccoli stati terroristi in Idleb e nella Siria orientale, governata da Al Qaida e Isis è funzionerà, rispettivamente, come una calamita per gli estremisti provenienti da paesi occidentali e lasceranno ai gruppi terroristici siriani di costruire un deterrente contro eventuali azioni future agli sforzi internazionali per contenere le loro attività.

I paesi occidentali hanno promosso la finzione pericolosa l’esistenza di una “opposizione armata moderata” in Siria. In realtà, non esistono tali “terroristi moderati”. Tutti condividono la stessa ideologia estremista e vogliono costruire uno stato estremista, una dittatura wahhabita in Siria attraverso il terrore.

Gli Stati hanno messo, in forma presentabile, il Fronte al Nusra e altri gruppi simili nella sua lista delle organizzazioni terroristiche, ma, tuttavia, li sostengono con i loro mezzi di comunicazione e campagna militare per rovesciare lo stato siriano. Questo è il caso della Francia, che ha venduto la sua anima in cambio di lucrosi contratti firmati dal presidente Francois Hollande durante il suo recente viaggio in Qatar e Arabia Saudita. Stati Uniti e Francia hanno inviato le armi a questi gruppi “moderati”, sapendo che molti di queste finiscono nelle mani del Fronte al Nusra e Isis.

Nel frattempo, è al governo, popolo ed esercito siriano che spetta combattere e sconfiggere i gruppi terroristi. Essi sanno che l’unica alternativa è quella di diventare schiavi dei gruppi terroristici brutali guidati da una ideologia non meno brutale. La Siria è aiutata nella sua lotta da potenze responsabili come la Russia e l’Iran.

Recentemente, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha avvertito che il terrorismo in Siria non sarà sconfitto da attacchi aerei e che «per raggiungere tale obiettivo, le operazioni a terra sono una necessità e non credo che possiamo farlo senza la partecipazione di governo siriano, ha dichiarato Lavrov. Si è chiesto anche perché Washington non vede il governo siriano come partner nella lotta contro l’Isis, quando non mise ostacoli a Damasco che ha collaborato con la comunità internazionale per lo smantellamento delle armi chimiche.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

La Siria promuove una nuova strategia contro il terrorismo

da al manar

Un nuovo scenario militare comincia ad emergere in Siria dopo la perdita della provincia di Idleb e Palmira, a est, per mano di Al Nusra, legato ad Al Qaeda, e Isis.

Questo modello è basato sul rafforzamento delle forze di mobilitazione popolare sulla falsariga di quelle organizzate in Iraq, unito alla decisione chiara di Hezbollah di espandere il proprio ruolo. Oggi, la resistenza ha deciso di prendere l’iniziativa.

Tre mesi fa, un alto funzionario siriano ha spiegato che la politica aggressiva seguita da Turchia, Qatar e Arabia Saudita, per non parlare dell’atteggiamento ipocrita della Giordania, ha portato all’ingresso di migliaia di terroristi i Siria e questo spiega la loro avanzata nella provincia di Idleb.

In Aleppo, Homs, Hama e in altre province nel nord della Siria la situazione è, tuttavia, diversa rispetto a Idleb. I terroristi hanno cercato senza successo di portare a termine diverse operazioni senza alcun risultato. La concentrazione di truppe e delle milizie, in quelle zone, è molto più alta.

Coordinamento con l’Iraq

Un aspetto importante è il coordinamento con l’Iraq nella lotta contro l’Isis. A questo proposito, il ministro degli Esteri siriano Walid al-Moallem, ha dichiarato durante una conferenza stampa con il suo omologo armeno, Eduard Nalbandian, a Damasco nei giorni scorsi: «Siamo convinti che ci troviamo di fronte un nemico comune e ai nostri fratelli di Bagdad sono nella stessa trincea, ma il coordinamento tra di noi non ha coltoquesto livello di pericolo che abbiamo di fronte. I due paesi devono combattere insieme».

Molti in Iraq condividono questo punto di vista, come il segretario generale dell’Organizzazione Badr, Hadi al-Amiri, che alla domanda circa il completamento dell’operazione di Anbar, ha affermato: “Se Dio vuole non finirà.” Il nemico comune e la portata della lotta ci impone di unire i fronti.

 Maggior dispiegamento di Hezbollah e delle forze d’elite siriane

 Secondo il quotidiano Al Akhbar, l’asse della resistenza non è preoccupato dagli eventi in Libano, Iraq e Yemen perché nei primi due paesi i terroristi non sono stati in grado di realizzare qualcosa di sostanziale, malgrado dei loro progressi. In Siria, la situazione è più grave perché Turchia, Arabia Saudita e Qatar hanno dato massiccio sostegno ai terroristi e, in questo senso, l’asse della resistenza ritiene necessario prendere le cose sul serio e andare in Siria. In questo senso, Hezbollah ha deciso di espandere la propria presenza nel paese arabo.

I funzionari iracheni hanno anche riferito che il Generale iraniano, Qassem Suleimani, recentemente ha visitato la zona di Hama.

In ogni caso, la Siria cerca di adeguare la sua formazione alla realtà attuale ed espandere il ruolo delle sue migliori unità e sicurezza militari, inclusa la Guardia Repubblicana, e la formazione di nuove unità. Il passaggio da una strategia difensiva offensiva e non e la riforma dei programmi di formazione e di formazione è in fase di esame.

Le forze di difesa nazionale

Un passo importante sarà anche rafforzare il ruolo della Forza di difesa nazionale, che gode di una forte motivazione, come ha detto Mohammed Abdo, appartenente ale forze combattenti di difesa nazionale, al canale Al Mayadin: «Non so quando ho deciso di prendere le armi, ma ho scelto di unirmi alle forze di Difesa Nazionale dopo ho capito cosa stava succedendo».

Mahamad è un musulmano e combatte al fianco Sukzayan Mosè, un armeno cristiano di Aleppo. Quest’ultimo ha vissuto la crisi per la convivenza nella città di Aleppo, simile ai massacri degli armeni avvenuti durante la prima guerra mondiale. Mosè senza aver alcun dubbio ha affermato:  «Io sono un siriano che appartiene alla nazione siriana e deve difenderla».

Tutti i membri delle Forze di Difesa Nazionale dicono di difendere non solo le loro famiglie e la loro religione, ma, soprattutto, la coesistenza che esisteva in città da tempo immemorabile ed è ora minacciato dai terroristi takfiri.

L’unità è composta da più di 500 uomini ed è un pilastro della difesa di Aleppo dagli attacchi dei terroristi che operano dai quartieri che occupano nella parte orientale della città. La loro conoscenza della città e della geografia dei luoghi permette loro di combattere nei fronti più difficili.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Ecco come funziona l’esercito di Hezbollah

da al manar

Chi non conosce la storia della Resistenza negli anni Novanta (del secolo scorso) e dopo il 2000, non può comprendere la portata dei cambiamenti che hanno avuto luogo al suo interno, non solo per quanto riguarda il numero di combattenti e la qualità delle sue attrezzature, ma anche per quanto riguarda la qualità della formazione, delle nuove strutture e tattiche a cui si ricorre per affrontare ogni caso.

In questa ultima battaglia del Qalamún, tutti i dati disponibili in materia sono sufficienti per avere un’idea iniziale.

Alcune unità sono responsabili della raccolta delle informazioni fornite dai vari servizi di sicurezza. In questo modo si conosce la struttura del nemico e i suoi punti di forza e di debolezza. A questo si aggiunge che il gruppo responsabile dei mezzi di spionaggio tecnico, utilizza mezzi tecnologici e tecniche altamente sofisticate, tra cui droni, gestiti da altre unità specifiche, incaricate di gestire con attenzione la zona desiderata da sorvolare e inviare le informazioni aggiuntive sul nemico.

Dopo aver ricevuto queste informazioni tecniche, ci sono altre valutazioni di carattere politico riguardanti la situazione attuale e le altre “top secret” ricevute da fonti sconosciute, che una squadra appositamente progettata valuterà come usarle.

Hezbollah ha anche dedicato speciali unità per raccogliere dati sui gruppi takfiri, ad esempio, informazioni sulla loro struttura, l’ideologia, le convinzioni religiose e la loro capacità organizzativa e militare. Tali unità sono costituite da persone che possono essere considerate tra le migliori al mondo in questo campo.

Alla fine, tenendo conto di queste informazioni Hezbollah prende una decisione riguardo lo scopo e natura del confronto, il tempo, l’ampiezza dell’attacco e le forze necessarie e la natura dei mezzi militari e tecnici che devono essere utilizzati affinché la battaglia vada a buon fine.

In seguito, i dati verranno trasmessi al comandante responsabile e ai suoi collaboratori. Segue la discussione teorica della missione e si mettono a punto le mappe geografiche della zona delle operazioni. La terza unità è nominata per condurre il monitoraggio diretto sul campo sia attraverso mezzi tecnici oppure con l’infiltrazione di combattenti nel cuore della regione per elaborare relazioni sul terreno delle forze nemiche.

Successivamente, vengono scelte le unità di combattimento, i rinforzi e coloro che prenderanno parte all’attacco. Si decide il numero di combattenti che saranno coinvolti nell’operazione e, infine, è dato l’ordine di iniziare l’operazione e la mobilitazione dei combattenti. Questo è un processo affidato ad una unità specializzata.

Ci sono anche esercizi e manovre per simulare i combattimenti. I combattenti devono portare tutte le loro armi e un peso supplementare, camminando in condizioni meteo difficili, terreno difficile e marciare senza sosta fino a una distanza di 50 o 70 km. Essi sono inoltre formati all’uso di tutti i tipi di armi e partecipano alle riunioni politiche e religiose.

Ci sono unità di fanteria specializzate, alcune dotate di missili anticarro e altre responsabili per la difesa aerea sia contro aerei che elicotteri. Alcune unità sono specializzate nelle demolizioni e sabotaggi, altre nelle attività di comunicazione, crittografia, nell’eseguire attività logistiche o di ingegneria con la guida di veicoli pesanti e di ruspe per aprire i varchi. Inoltre, assicurano la consegna tempestiva di armi e munizioni alle unità di combattimento sul fronte.

È garantita, inoltre, l’assistenza sanitaria, in collaborazione con le unità di soccorso militari. Ci sono unità responsabili per la creazione di ospedali da campo mobili che dipendono dal numero e la portata della battaglia e le forze coinvolte in essa. Le unità mediche comprendono medici specialisti, chirurghi, anestesisti. Le ambulanze trasportano i casi più gravi fuori della zona delle operazioni.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Turchia e Arabia Saudita sostengono Al Qaeda a Idleb

da al manar

Dopo mesi di accuse sul coinvolgimento turco nel sostegno ai gruppi terroristici e riconosciuto anche dall’ONU in Siria, e la denuncia del paese arabo contro la Turchia per il suo sostegno a questi gruppi nella loro recente offensiva nella provincia siriana settentrionale di Idleb, alcuni funzionari turchi hanno finalmente riconosciuto che il sostegno c’è è stato. Lo riporta Huffington Post.

Questi funzionari turchi hanno dichiarato che i recenti “successi” di Fronte Nusra, cioè Al-Qaeda, sono il risultato di un accordo tra Erdogan e l’Arabia Saudita per cercare di portare un cambiamento di governo in Siria. L’accordo è stato firmato durante la visita del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, a Riad, a marzo, dove ha incontrato il re Salman. Le relazioni tra Riad e Ankara erano tese durante il periodo del defunto re Abdullah a causa del sostegno della Turchia di Erdogan ai Fratelli musulmani.

L’offensiva in Idleb di Al Qaida e il bombardamento dello Yemen fanno parte di una guerra lanciata dall’Arabia Saudita contro l’Iran, che in Siria è condotta tramite terzi, ovvero attraverso i gruppi terroristici.

A dire il vero, la Turchia e l’Arabia Saudita vogliono rovesciare il presidente Bashar al Assad e imporre un regime fondamentalista fantoccio.

Entrambi i paesi hanno a lungo cercato di provocare un intervento occidentale contro la Siria, usando false provocazioni come l’attacco nel Ghouta nell’agosto del 2013, e negli ultimi tempi hanno visto bene l’approccio dei paesi occidentali, tra cui gli Stati Uniti , in Iran.

I citati funzionari turchi hanno dichiarato che la Turchia sta fornendo supporto logistico e consulenti ai ribelli egemonizzati, aggiungendo che questo non è visto dal governo di Erdogan come una minaccia per la Turchia. Da parte sua, l’Arabia Saudita ha finanziato con fondi il terrorismo.

Questa nuova alleanza terrorista chiamata “L’esercito di conquista” è riuscita a prendere la città di Idleb e Jisr al Sugur nel mese di aprile, ma è andato sulla difensiva dopo l’offensiva dell’esercito siriano. L’accordo tra la Turchia e l’Arabia Saudita ha anche portato a un comando congiunto nel nord-est di Idlib. Una coalizione di gruppi, tra cui al Nusra e Ahrar al-Sham, entrambe legate ad Al Qaeda e coordinano gli attacchi nella provincia siriana.

La preoccupazione occidentale

Alcuni paesi occidentali sono preoccupati per questa nuova alleanza turco-saudita-Al Qaida. Se questa nuova partnership avesse successo e prendesse il controllo in Siria, l’estremismo religioso in Medio Oriente e potrebbe essere troppo potente per essere fermato e una potente minaccia sorgerebbe contro il mondo, compresi i paesi occidentali.

Un osservatore occidentale ha avvertito, nel frattempo, al Huffington Post che «tutti coloro che nel Medio Oriente hanno cercato di utilizzare la potenza di jihadisti nel loro interesse, poi gli si è rivoltato contro».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Siria: La strage silenziosa di Ishtibraq

di Pierangela Zanzottera-Sibialiria

Ishtibraq è un tranquillo villaggio della provincia di Idleb, pochi chilometri a ovest di Jirs al-Shougur. Lo scorso 28 aprile, i terroristi di Jabhat al-Nusra, il ramo di al-Qaeda in Siria, approfittando di un allontanamento dell’esercito siriano dal posto di blocco all’ingresso della zona abitata, sono riusciti ad intrufolarsi nottetempo nel villaggio e hanno commesso un’altra terribile strage. Le prime ricostruzioni hanno parlato di circa 200 vittime o poco meno, ma poche ore dopo già si parlava di 300 morti. Il centinaio di sopravvissuti, che è riuscito a rifugiarsi nella vicina cittadina di Jourin, ha testimoniato delle esecuzioni raccapriccianti di uomini, donne e bambini.

I terroristi, seguendo un copione tristemente noto alle cittadine siriane, hanno approfittato della notte per sorprendere gli abitanti del villaggio alawita: alcuni dei pochi testimoni sopravvissuti hanno poi raccontato di essere stati svegliati dalle grida strazianti di donne e bambini che stavano venendo torturati o assassinati. La maggior parte ha lottato in ogni modo fino all’ultimo per difendere la propria abitazione, altri in preda al panico e alla disperazione hanno cercato di darsi alla fuga o rifugiarsi sotto uno dei molti ponti del villaggio, quelli che sono stati scoperti sono stati immediatamente processati da un improvvisato “tribunale islamico” e uccisi. Dramma nel dramma gli assassini hanno scelto di uccidere i genitori davanti allo sguardo sconvolto dei bambini e i giovani sotto gli occhi dei genitori. In molti hanno denunciato la presenza di aerei turchi a coprire la vile operazione.

Tamer Masri, un abitante del villaggio che ha confidato ad al-Akhbar di aver perso il fratello e otto membri della sua famiglia, ha raccontato che i residenti in preda al panico hanno cercato inizialmente di sfuggire all’assalto attraverso i campi verso il vicino villaggio di Ziyarat e sono stati uccisi nella fuga dal gran numero di terroristi accorso da più parti nel centro abitato armati di mitragliatrici pesanti e lanciarazzi.

Un anziano testimone ha paragonato l’eccidio al massacro di Deir Yassin del 1948, dove era stata annullata anche la memoria storica del villaggio palestinese, accusando i regimi saudita, qatariota, giordano e turco di complicità. Sulla stessa linea, altri hanno raccontato della caduta di centinaia di razzi, contenenti sostanze chimiche (cloro) che hanno reso ai residenti difficoltosa la respirazione e la possibilità di reagire.

Mohammed Youssef Hammoud, uno dei residenti che ha cercato di difendere il villaggio, ha perso madre e sorella che si trovavano su un’auto attaccata dai terroristi con razzi, mentre il suo destino rimane ancora sconosciuto. Aiham Ibrahim, un altro sopravvissuto ferito nell’attacco, racconta di aver assistito a un dialogo tra un branco di questi terroristi intento a rapire alcune giovani di Ishtibraq: «le donne sono nelle nostre mani … poi ce le divideremo… trascinate gli uomini al tribunale della shaaria… sono della setta alawita, dovevano essere uccisi 40 anni fa…». Poi aggiunge di aver visto con i suoi occhi morire diversi familiari e di aver nascosto tra l’erba il corpo di un parente ormai senza vita per sottrarlo alla loro furia sanguinaria. Un’anziana donna aggiunge di aver dovuto percorrere 16 km a piedi per raggiungere la salvezza in una cittadina poco distante.

Solo una settantina di vittime, tra cui 15 bambini, sono state al momento identificate con certezza. Ma molte risultano anche le famiglie alawite disperse, trascinate dai terroristi verso una località sconosciuta. Nel complesso sono circa 700 le persone coinvolte in questa nuova tragedia completamente sottaciuta dai media internazionali.

Come già accaduto troppe volte in stragi con alawiti come protagonisti, infatti, queste morti silenziose non fanno notizia. Si era visto il 2 dicembre 2012 con la tragedia di Aqrab, il 29 gennaio 2013 con la strage di Amiriyah in provincia di Homs e ancora nell’agosto del 2013 con i 10 villaggi attaccati dai terroristi in provincia di Hama o le oltre 350 persone assassinate a Khan al-Asal, con la strage di Adra dell’11 dicembre 2013 o con il massacro di Ma’an del 9 febbraio 2014. Gli alawiti sono il gruppo religioso con più martiri nel Paese, ma si tratta di vittime costantemente ignorate dal punto di vista mediatico.

Sempre il 29 aprile, poco distante da Ishtibraq, si è consumato un altro crimine che ha scosso la popolazione, protagonista un terrorista che i media occidentali definirebbero “moderato” e il suo prigioniero, Hamzi Mustafa ‘Alian. Alla dichiarazione, da parte del prigioniero, di essere alawita, il terrorista gli spara a sangue freddo, promettendo di uccidere tutti gli alawiti uno a uno.

 

Nasrallah: «Siriani, noi Hezbollah saremo sempre al vostro fianco»

da al manar

Il segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, ancora una volta ha assicurato che l’offensiva contro le Yemen dell’Arabia ha subito una sconfitta schiacciante ed evidente, mentre il popolo yemenita è uscito chiaramente vittorioso.

Parlando in diretta sul canale televisivo Al-Manar, Sayyed Nasrallah ha chiamato coloro che sostengono il raggiungimento degli obiettivi dell’offensiva di nominare uno degli obiettivi raggiunti.

Per lui, l’offensiva saudita continua e ha preso una piega più pericolosa con il maggiore sostegno di al-Qaeda e il divieto di consegna degli aiuti umanitari al popolo yemenita.

In Iraq, Sayyed Nasrallah ha lanciato l’allarme contro gli Stati Uniti per la fornitura di armi ai curdi e ai sunniti scavalcando il governo iracheno. «Una misura che è un preludio alla divisione del paese e che tutti devono combattere», ha avvertito.

Ribadendo il sostegno iraniano, russo e degli Hezbollah in Siria, ha denunciato la campagna di notizie false da parte dei media, ha assicurato che «vincere una battaglia non significa vincere tutta la guerra».

Riguardo il Libano, Sayyed Hassan Nasrallah ha dichiarato che la battaglia del Qalamoun avrà luogo e che Hezbollah non fornirà dettagli. L’obiettivo è la protezione della popolazione, mentre lo stato non è in grado di farlo.

Di seguito, le linee essenziali del discorso televisivo di Sayyed Nasrallah:

«40 giorni fa, l’Arabia Saudita ha dichiarato guerra allo Yemen. 26 giorni dopo la coalizione ha annunciato la fine dell’offensiva dell’operazione” Tempesta”e il passaggio a “Restore Hope”».

«Hanno parlato degli obiettivi e hanno sostenuto che la coalizione li ha raggiunti per passare all’operazione successiva. Da allora, l’assalto continua. Siamo davanti a una grande e pericolosa campagna di disinformazione», ha aggiunto.

«Pretendere che il conseguimento degli obiettivi dell’offensiva è la più grande truffa che ha avuto luogo. Gli alleati dei sauditi hanno accolto con favore i risultati dell’offensiva. Sfortunatamente, i media hanno scatenato una loro offensiva. Hanno cominciato a celebrare la vittoria saudita, ma mi citatemi un solo obiettivo realizzato, un successo ottenuto».

«L’Arabia ha restaurato la presunta legittimità nello Yemen? É riuscita a fermare l’avanzata dell’esercito yemenita? Ha disarmato Ansarullah come ha sostenuto? Nulla è stato fatto. L’Arabia è stata in grado di rafforzare la sua posizione in Yemen? No.»

«Datemi un obiettivo e o uno della lista che sostengono di aver raggiunto.

Siamo di fronte ad un fallimento plateale saudita e yemenita vittoria netta. La tenacia e l’unità del popolo yemenita sono dietro questa vittoria. Parliamo della prima operazione».

«La seconda operazione è stata chiamata “Restore Hope” per nascondere i primi fallimenti. Hanno creato grandi obiettivi che richiedono molto tempo e un’incursione terra. Essi fissano un nuovo elenco di obiettivi raggiungibili e modesti questa volta».

 Tra questi obiettivi, citiamo:

  1. Avviare il processo politico.
  2. Continuare a proteggere i civili.
  3. Garantire la fornitura di aiuti internazionali.
  4. Fermarei  movimenti militari Houthi e impedire loro di usare le armi sequestrate nei depositi.
  5. L’esecuzione di un’azione internazionale per privare di armi gli Houthi.

Il vero obiettivo è quello di portare lo Yemen alla dominazione saudita, altrimenti distruggerà il suo popolo.

I sauditi possono affermare che gli obiettivi sono stati raggiunti. In pratica, i sauditi hanno abbassato il target dei loro obiettivi. Essi sostengono di difendere il popolo yemenita, ma allo stesso tempo, lo stanno bombardando.

Dall’inizio dell’operazione Restore Hope, i sauditi hanno bombardato le case con l’uso di bombe a grappolo, vietate, armi molto pericolosi, che ancora soffriamo in Libano.

Lotta al terrorismo: essi forniscono armi ad al-Qaida e garantiscono la sua espansione. Bombardano le posizioni dell’esercito per evitare che la loro avanzata in zone controllate da al-Qaeda!

Hanno bombardato l’aeroporto per vietare agli aerei il trasporto di aiuti umanitari alla popolazione yemenita.

Invece di permettere agli organismi internazionali di organizzare un dialogo in un luogo neutrale, Abd Rabbo Mansour Hadi ha invitato al dialogo in Arabia Saudita. Ciò complica le cose e dimostra che l’Arabia non è alla ricerca di una soluzione politica alla crisi.

SIRIA

Quando  i gruppi armati hanno conquistato Idlib, abbiamo affrontato una campagna di false voci sulle pagine dei social network. La guerra psicologica è stata condotta per gioire di ogni exploit nemico per distruggere il morale della popolazione. Queste voci si basano su elementi confessionali.

Dopo la caduta di Jisr el-Choughour, hanno sostenuto che il governo siriano è finito,  che l’esercito è crollato, che gli alleati hanno abbandonato la Siria, che la situazione è molto complicata. Hanno detto che molti alawiti si dirigono verso il confine libanese e che gli Hezbollah metteno pressione sul governo libanese per consentire loro di entrare. Tutto questo è senza fondamento.

È una guerra psicologica che vuole fiaccare il morale del popolo siriano, al fine di raggiungere gli obiettivi che non sono stati raggiunti negli anni della guerra.

  1. Che nessuno presti attenzione a queste voci. I siriani devono rendersi conto che questa è una guerra psicologica, e non è nuova. Le circostanze in Siria quattro anni fa erano ancora più difficili e non sono girate queste voci.
  2. 2- Che cosa si dice circa la posizione iraniana non è vero. Alcuni giorni fa, Sayed Khamenei ha ribadito che il suo paese sta negoziando solo per il nucleare e non lascerà mai sola la Siria. Anche la Russia ha ribadito il suo sostegno al suo alleato. Cercate i fatti sul terreno per capire se il piano crolla. Come si può sostenere che il governo sta crollando, mentre nuovi successi sono raggiunti? In guerra, vincendo una battaglia non significa vincere la guerra. Ciò che accadde in Idlib è una vittoria di una battaglia non della guerra. Noi abbiamo vinto numerosi altri combattimenti. La situazione cambierà a Idlib inchallah con i continui combattimenti. Ma ciò che è incredibile, avviene in Libano, alcune partiti sono davvero ansiosi di festeggiare qualsiasi vittoria, e quando capiscono la situazione sul terreno, si rendono conto che non c’è nemmeno un grande risultato da celebrare.
  3. Caro popolo siriano, noi di Hezbollah, confermiamo che saremo sempre al tuo fianco, e saremo dove dobbiamo essere. Siamo andati in Siria sulla base di una valutazione chiara e logica, secondo cui i gruppi terroristici cercano di distruggere la Siria, il Libano e l’intera regione. Immaginate cosa avrebbero fatto se questi gruppi avessero trionfato in Siria.

 

LIBANO

Diverse questioni importanti da discutere: le minacce israeliane, la situazione interna, la paralisi degli organi costituzionali, la situazione della sicurezza nella periferia sud, gli omicidi di alcuni fratelli di Ain el-Helwe.

Oggi voglio parlare solo della situazione sul terreno Anti-Libano e vedere le altre domande per il prossimo discorso:

Per quanto riguarda Qalamoun: Quando dissi qualche tempo fa che la “neve che si scioglie”, ho detto che il Libano si trova ad affrontare una scadenza.

 

Contrariamente alle affermazioni dei media di opposizione, queste osservazioni sono state fatte prima degli ultimi sviluppi in Jisr el-Shughour, e quindi, non hanno nulla a che fare con gli eventi recenti.

 

Eravamo consapevoli delle intenzioni dei gruppi armati che stavano progettando di compiere attentati in Libano. Vedete dopo lo scioglimento della neve, questi gruppi hanno lanciato attacchi e uccidono persone in Libano, come è il caso in Aarsal.

Circa l’Anti-Libano, non stiamo parlando di una minaccia virtuale, ma un’offensiva efficace attraverso attacchi contro postazioni dell’esercito, l’occupazione di gran parte del Jurd, gli attacchi permanenti contro l’esercito contro i civili ad Aarsal, il protrarsi della prigionia dei soldati libanesi, il bombardamento della regione e le minacce di continuare tali attentati. Quindi, queste minacce sono effettive, reali.

INCAPACITÀ DELLO STATO LIBANESE

Lo stato non è in grado di affrontare questa minaccia. Non è in grado di liberare i soldati o proteggere le aree esposte ad attacchi terroristici. È chiaro che lo Stato non è in grado di proteggere la patria.

Di fronte a questo fallimento, noi ci assumeremo questa responsabilità. Non abbiamo fatto alcuna dichiarazione ufficiale sui piani di Hezbollah. Sì, ci sono i preparativi che il popolo osserva. Non abbiamo parlato della grandezza di questa battaglia, o quando avverrà e dei suoi obiettivi. Questa battaglia si svolgerà, e Hezbollah non vuole aggiungere dettagli.

Quando l’operazione inizia, tutti potranno comunicare i fatti sul terreno. Non è nel nostro interesse parlare dei dettagli della prossima battaglia.

Certamente stiamo assistendo all’intimidazione e alle critiche, come quella che la resistenza deve garantire l’unanimità delle forze politiche. Se aspettiamo l’unanimità, non ci sarà alcuna resistenza, né contro l’occupante sionista né contro gruppi terroristici.

Si tratta di un dovere religioso e patriottico che tutti devono prendere. Alcune forze politiche ci sostengono, che ringraziamo. Quanto a noi, ci sacrifichiamo per proteggere il nostro popolo.

A coloro che hanno finanziato i gruppi armati non hanno alcun valore, applicano una versione distorta dell’Islam, e sono una minaccia per tutti e una minaccia per l’Islam.

Nel frattempo, e fino a quando l’altra parte non si capirà il pericolo dei gruppi takfiristi, ci affidiamo a Dio ed è Lui che ci darà la vittoria in ogni grande battaglia che ha l’obiettivo di proteggere i luoghi santi e la patria. La vittoria è quindi una vittoria divina.

La pace di Dio sia con voi.

[Trad. dal francese per ALBAinformaizone di Francesco Guadagni]

 

Siria: i media rivelano l’appoggio di Israele ai terroristi

da hispantv

Il canale 2 della TV del regime israeliano ha pubblicato, ieri, una relazione che documenta come un terrorista, ferito in Siria, abbia finito il processo di cura e riabilitazione in un ospedale nel nord dei territori occupati ed è tornato a combattere nel paese arabo.

«Preciso che i feriti (i terroristi) vanno in Siria dai territori palestinesi occupati per ricevere le cure e non in Giordania», ha spiegato alla televisione israeliana, Hisham, membro di un gruppo terroristico.

Secondo il presentatore del programma, l’equipe medica ha inventato un nuovo metodo, evitando di tagliare il piede ferito a Hisham.

D’altra parte, come ha documentato il canale di notizie in lingua araba Al-Alam, l’analista degli affari militari del Canale 1 israeliano, Amir Barshalom ha rivelato, nella sua relazione pubblicata lo stesso giorno, ha rivelato che l’esercito israeliano non ha risposto a un proiettile lanciato dalla Siria che ha colpito una regione a nord dei territori palestinesi occupati.

«L’esercito utilizza sistema di intercettazione che traccia il percorso da cui è stato lanciato il missile, si trattava di una zona sotto il controllo degli oppositori l governo siriano, per questa ragione si è preferito non rispondere», ha dichiarato Barshalom

Dall’inizio della crisi in Siria nel 2011, il regime di Tel Aviv, secondo la stampa israeliana, ha fornito assistenza medica a più di 1.400 terroristi nei loro ospedali nei territori palestinesi occupati, per un costo di circa 10 milioni di dollari.

Nel mese di settembre 2014, Il canale di notizie Vice News ha trasmesso un video in cui si vede come che i soldati danno assistenza medica per i terroristi feriti in Siria.

Il quotidiano israeliano Haaretz nel mese di gennaio ha confermato i rapporti sull’ampio sostegno del regime israeliano ai gruppi terroristici legati ad Al Qaeda sulle alture del Golan, che il regime di di Tel Aviv ha annesso nel 1981 ai territori occupati.

Il sostegno ai terroristi sionisti è stato evidenziato ancora una volta nel mese di marzo, quando il canale di notizie iraniano, in lingua inglese, Press Tv, ha rilasciato nuove immagini in merito.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformaizone di Francesco Guadagni]

Siria: opposizione “moderata” made in USA si unisce ad Al-Qaeda

da hispantv

Con il pretesto di addestrare l’opposizione siriana armata, gli Stati Uniti hanno iniziato segretamente a sostenere le brigate che combattono con il gruppo terroristico di Al Qaeda contro il governo di Damasco.

Secondo un rapporto pubblicato, lo scorso 30 aprile, dalla rivista Newsweekdue di questi gruppi, quali la Divisione 13 e Fursan al-Haq, che di recente hanno guadagnato terreno nel nord della Siria, insieme all’autodeterminato “Esercito di Fatah”, hanno creato un’alleanza che comprende anche Al-Nusra (ramo di Al-Qaeda in Siria) come Ahrar al-Sham.

La relazione rileva, inoltre, che Abu Khaled al-Soury, uno dei fondatori di Ahrar al-Sham, combatté al fianco dell’ex leader di Al-Qaeda, Osama Bin Laden, e ha mantenuto stretti rapporti con l’attuale leader del gruppo terroristico, Ayman al Zawahiri.

Tuttavia, come hanno dimostrato alcuni membri di questi gruppi, la Divisione 13 e Fursan al-Haq non condividono una struttura di comando congiunto con gli altre formazioni  e ricevono, segretamente, il sostegno della CIA.

Nel frattempo, la relazione sottolinea la possibilità della comparsa di divergenze interne tra questi gruppi, se riprendono più regioni in Siria, e riconosce i fallimenti di alcuni dei gruppi terroristici sostenuti dagli Stati Uniti quando si tratta di combattere il Presidente siriano Bashar al-Assad.

A questo proposito, cita le dichiarazioni fatte da Mazin Qusum, comandante della Brigata Siham al-Haqq, che dalla città turca di Reyhanli cita il caso di Hazzam e, in particolare, di una brigata ribelle alla quale gli Stati Uniti hanno fornito armi anticarro, comunque, eliminata dal Fronte al-Nusra.

Nelle dichiarazioni di Abu Hamoud, un comandante della Divisione 13, si sottolinea che il coordinamento tra la Brigata e il Fronte Al-Nusra non può essere tradotto in una alleanza.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Cinquemila terroristi in Siria con l’appoggio della Turchia

da prensa latina

Nuove rivelazioni sull’interferenza dell’intelligence in Turchia nel conflitto siriano sono stati riportate dalla stampa siriana che ha citato fonti vicine ai gruppi terroristici nel nord del paese.

La fonte non identificata citata dal sito siriano Breaking News, ha confermato l’esistenza di un centro operativo al confine tra Turchia e Siria, condotto da un gruppo di ufficiali dei servizi segreti turchi.

Si aggiunge, tra l’altro, che questa task force ha organizzato da un mese un’offensiva mese contro la città di Jisr al-Shughur, in provincia di Idleb, a poco più di 320 km dalla capitale, ora nelle mani di gruppi estremisti armati.

La fonte ha riferito che la Turchia ha facilitato l’infiltrazione di circa cinquemila terroristi stranieri in Siria dal suo territorio, sostenuti da Arabia Saudita e Qatar, per partecipare all’occupazione di Jisr al-Shughur.

Questa città si trova in posizione strategica, in quanto, è vicina al confine turco, sulla strada che conduce alla provincia di Latakia, nella parte occidentale del paese, e si lega anche alle aree nel nord-est, in provincia di Hama.

I gruppi terroristici che hanno partecipato l’offensiva a Idleb organizzati sotto un ombrello chiamato Fatah Army (esercito di conquista), integrano le bande di Al Nusra, affiliata di Al Qaeda in Siria, l’Esercito libero del Levante e  altri gruppi armati.

Secondo gli esperti, questa mossa mira a creare un indebolimento delle forze armate siriane e costringere le autorità di Damasco a ridurre le loro richieste nei prossimi colloqui di pace che si svolgeranno a Ginevra dal prossimo 4 maggio.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Diplomatico USA: L’Arabia Saudita ha fondato l’Isis e appoggia Al Qaeda

da al manar

L’ex ambasciatore Usa in Siria, Robert Ford, ha pubblicato un articolo sulla rivista Foreign Policy in relazione al fallimento della politica degli Stati Uniti nei confronti della Siria e ha rivelato il ruolo dell’Arabia Saudita come fondatore dell’Isis nella regione per destabilizzare i governi di Siria e Iraq, due alleati dell’Iran.

Ford ha spiegato che l’Isis è il risultato delle azioni della ex capo dell’intelligence saudita, il principe Bandar bin Sultan, aggiungendo che tale piano ha avuto il consenso degli Stati Uniti.

Ford ha precisato che l’Isis è stato costituito al fine di unificare i vari gruppi estremisti e i resti del partito Baath in Iraq, fedeli a Saddam Hussein, definendo questa azione come un errore storico.

L’ex Ambasciatore USA in Siria ha aggiunto che l’Arabia Saudita è stata negli ultimi tre decenni la fonte del terrorismo e dell’estremismo che si estendono in tutto il Medio Oriente e che hanno avuto gravi conseguenze non solo per la regione, ma anche per l’Europa.

Infine, il diplomatico ha affermato che l’Arabia Saudita continua ancora oggi con la politica di sostegno al terrorismo armando Al Qaeda in Yemen per contrastare i sostenitori di Ansarulá e l’esercito yemenita.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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