Iran e Nord Corea sostengono la Siria contro il terrorismo

da lantidiplomatico 

L’Iran ha condannato fermamente, oggi, gli attacchi terroristici che hanno scosso la città di Jableh e Tartus, uccidendo decine di persone innocenti, e ha espresso la sua profondo dolore per il governo e il popolo siriano, in particolare le famiglie dei martiri e feriti.
 
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che il terrorismo e l’estremismo rappresentano una grave minaccia per tutti i popoli della regione e per la pace e la sicurezza internazionale, che richiede alla comunità internazionale di assolvere ai suoi compiti e responsabilità sia legale che morale, in una campagna globale contro questo fenomeno disumano.
 
Pyongyang ribadisce la solidarietà con il popolo siriano contro il terrorismo
 
Il Ministero degli Esteri della Corea del Nord ha dichiarato che gli attacchi terroristici che hanno avuto luogo nelle città di Jableh e Tartus sono un prodotto delle trame sporche dei terroristi e delle forze che li supportano, ribadendo la solidarietà di Pyongyang con la giusta lotta del popolo e del governo siriano contro il terrorismo.

Un portavoce del ministero degli esteri della Corea del Nord ha ribadito il sostegno e la solidarietà con la giusta lotta del popolo e del governo della Repubblica araba siriana per contrastare le attività ostili.
 
Egli ha aggiunto che “questi atti terroristici sono stati il risultato di trame sporche dei terroristi e delle forze che sono dietro di loro per ostacolare il processo di risoluzione della crisi in Siria.”
 
Infine, la Corea del Nord ha ribadito la sua ferma posizione che rifiuta ogni forma di terrorismo.

 

Assad: «In Siria e Iraq terrorismo turco, saudita, e di alcuni paesi UE»

da lantidiplomatico

Il presidente Bashar al-Assad, in un’intervista a “Sputnik” e “Ria Novosti,  ha dichiarato che le vittorie conseguite dall’esercito siriano avranno un impatto sui paesi che ostacolano una soluzione in Siria, in particolare, su Arabia Saudita, Turchia, Francia e Gran Bretagna, che scommettono sul suo fallimento, per imporre le loro condizioni nei negoziati.

Il presidente Assad ha dichiarato che il sostegno militare della Russia e degli Amici della Siria nei successi militari siriani contribuiranno ad accelerare una soluzione politica e non viceversa, notando che Damasco non ha cambiato le sue posizioni prima o dopo il supporto della Russia.

In risposta ad una domanda sul fatto che le vittorie conseguite da parte dell’esercito rafforzino la posizione del governo nei colloqui di Ginevra e mettano in pericolo il processo politico, il presidente ha risposto che «ci sono alcune parti che accusavano sia la Siria che la Russia che cercano di presentare il sostegno della Russia alla Siria nella lotta contro il terrorismo come il supporto per il presidente o il governo siriano, e che, quindi, ciò ostacoli il processo politico».

Inoltre, ha spiegato che il governo è stato flessibile fin dall’inizio, la politica in Siria per cinque anni ha risposto a tutte le iniziative volte a non far passare nessuna occasione senza cercare di risolvere la crisi».

Il presidente siriano ha affermato che il terrorismo che insanguina Siria e Iraq è sostenuto da Turchia, Arabia Saudita e diversi paesi europei, tra cui Francia e Regno Unito.

«Il terrorismo è il vero problema. Dobbiamo combatterlo a livello internazionale, perché il terrorismo non riguarda solo la Siria. esiste il terrorismo in Iraq ed è supportato direttamente dalla Turchia, dalla famiglia reale dell’Arabia Saudita, nonché da parte dei paesi occidentali, in particolare da Francia e Regno Unito», ha aggiunto Assad.

«Mentre gli altri paesi osservano solo. Non fanno nulla di serio per quanto riguarda questo problema», ha lamentato il presidente.

Il presidente siriano ha spiegato che la migrazione è stata causata non solo dalla mancanza di sicurezza, ma anche dalle sanzioni occidentali.

«Le cause delle migrazioni non sono solo il terrorismo e la mancanza di sicurezza, ma anche il blocco, le sanzioni occidentali imposte alla Siria. Molti erano in zone sicure dove non c’è il terrorismo. Le persone ora sono in grado di ottenere il necessario. Pertanto, in qualità di Stato dobbiamo agire, dalle prime esigenze elementari, per migliorare la situazione economica e il settore dei servizi in Siria. È quello che facciamo nel quadro della ricostruzione», ha detto.

Nell’intervista, ha spiegato che il governo siriano prende provvedimenti per garantire che i cittadini non abbiano motivo di emigrare.

«Abbiamo iniziato i lavori di ricostruzione prima che finisse la crisi, per quanto possibile, per mitigare le conseguenze del danno economico e allo stesso tempo ridurre il flusso di migranti all’estero», ha aggiunto.

Il presidente ha ricordato che il danno economico e alle infrastrutture supera i 200 miliardi di dollari, indicando che le questioni economiche possono essere affrontate solo quando la situazione si stabilizzerà, ma la ricostruzione delle infrastrutture richiede molto tempo.

Sul processo di ricostruzione, il presidente ha annunciati che Damasco sarà supportata da Russia, Cina e Iran.

A questo proposito, ha sottolineato che «la ricostruzione è vantaggiosa per le aziende che parteciperanno e si baserà su tre Paesi che hanno sostenuto la Siria durante la crisi; Russia, Cina e Iran».

Ha inoltre dichiarato che molti paesi che erano contro la Siria, riferendosi ai paesi occidentali, con  le loro aziende cercheranno di partecipare al processo, ma «i siriani di rivolgeranno ai paesi amici».

«Per quanto riguarda le infrastrutture, saranno necessaria, probabilmente più di decine, centinaia di persone in diversi campi e specializzazioni. Pertanto, si ritiene che le compagnie russe avranno un ampio spazio per contribuire alla ricostruzione della Siria», ha affermato Assad.

La transizione in Siria dovrebbe essere fatta da parte del governo di unità nazionale

«In primo luogo, prendiamo il “periodo di transizione”: questo concetto non esiste. In Siria si considera che la transizione politica passi da una Costituzione all’altra che definisce la struttura politica necessaria per avviare la fase successiva. Cioè, il periodo di transizione deve iscriversi nella attuale Costituzione e adottare una nuova, votata dal popolo siriano», ha spiegato.

Egli ha sottolineato che «il corpo di transizione o cosa determina il formato della transizione è un governo formato da varie forze politiche siriane: l’opposizione, indipendenti, appartenenti al governo attuale e gli altri».

L’obiettivo principale di questo governo, ha sostenuto, è «sviluppare una costituzione, poi sottoporla ai voti dei siriani e successivamente assicurare il trasferimento alla nuova Costituzione».

«Né la Costituzione siriana né di alcun altro paese del mondo corpo descrive qualcosa chiamato transizione. Mancherebbe di logica ed è incostituzionale. Quali sono i poteri di questo corpo? Come regolerà la vita quotidiana dei cittadini? Chi valuterà? Oggi ci sono il Consiglio del Popolo (Parlamento) e la Costituzione che determinano le azioni del governo e dello Stato. Pertanto, la soluzione è quella di creare un governo di unità nazionale che preparerà la nuova costituzione», ha sintetizzato.

Sui colloqui di Ginevra III, il presidente ha sottolineato che «al momento non si può dire che i colloqui di Ginevra diano risultati, ma si parte dalle basi, cioè lo sviluppo dei principi fondamentali che definiscono i colloqui, perché privo di alcuni principi diventa caotico e non porta a nulla perché permette a ciascuna delle parti di apparire terza e consentire interferenze da parte di altri paesi».

La delegazione di Damasco, ha ricordato, ha lavorato principalmente a Ginevra con l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria, Staffan de Mistura, e «non con il partito di opposizione con il quale dovremo negoziare».

«Continueremo le consultazioni e il dialogo sul documento nel prossimo turno. Al momento posso dire che ciò che è stato raggiunto nel precedente turno, può permettere il successo dei negoziati, e se continuiamo su questo trend i prossimi turni saranno produttivi», ha aggiunto.

Una Siria federale non avrà il consenso del popolo siriano in caso di votazione

E sul tema della federalizzazione della Siria, il capo di stato siriano ha detto: «Dal punto di vista geografico, la Siria è un paese troppo piccolo per essere una federazione. Probabilmente è più piccolo della maggior parte delle repubbliche russe. Dal punto di vista della sociologia, la federalizzazione è necessaria quando c’è la presenza di comunità che compongono la società e che, probabilmente, non possono coesistere pacificamente, che non esistevano nella storia della Siria, ed è un principio fondamentale. Non credo che la Siria è pronta per la federalizzazione, non ci sono fattori naturali per renderla possibile».

Assad ha aggiunto che come Stato «saremo d’accordo con tutto quello approverà il popolo».

«La questione della federalizzazione è legato alla Costituzione che deve avere il consenso del popolo, ma resta inteso che se si intendono cambiamenti sono necessari nell’entità federale dei curdi. La maggior parte dei curdi voglio vivere nel quadro di una Siria unita, con hanno  le autorità centrali a livello politico e non federale», ha precisato.

Non si dovrebbe «confondere i curdi che aspirano alla federalizzazione con tutti i curdi», aggiungendo che «è probabile che ci sono persone che non sono minoranza curda e globalmente anche aspirare ad esso; tuttavia questa idea non è stata proposta dalla società siriana e non credo che se ci sarà un voto, sarò approvata dal sostegno del popolo siriano», ha sostenuto Assad.

Per quanto riguarda il discorso della stesura di una nuova costituzione nel mese di agosto, il presidente Assad ha affermato: «probabilmente il progetto di Costituzione sarà pronto in poche settimane. Gli esperti sono presenti, ci sono proposte elaborate che possono soddisfare, più tempo viene speso in discussioni».

«Noi, come Stato oggi possiamo metterci d’accordo con la stesura del testo della Costituzione e lo presentiamo ai siriani. Ma quando si parla di forze politiche, di quale le altre forze politiche stiamo parlando? Non lo sappiamo. Lo abbiamo chiesto a De Mistura e non lo sa neanche lui. Non lo sanno neanche gli statunitensi e a volte neanche l’Occidente», ha spiegato ancora Assad.

Alcuni paesi e «in particolare l’Arabia Saudita», ha precisato, «vogliono ridurre l’altra parte in un’unica piattaforma oppositrice formata a Riyadh dai terroristi»

Analogamente Assad ha accennato alla necessità di una opposizione presente come una singola forza. «Quando ci sarà, si può parlare con loro della Costituzione. Per quanto riguarda il mese di agosto, si tratta di un periodo di tempo ragionevole e sufficiente», ha concluso.

 

Os terroristas

por João Carlos

Há dias, na SIC, um advogado que ali costuma fazer o enquadramento jurídico-legal de crimes que, quase todos os dias, são notícia, questionado pela Júlia Pinheiro sobre os atentados de Paris e os perigos que o Estado Islâmico representaria para os portugueses, disse, depois de manifestar o seu pesar pelas vítimas e a sua solidariedade para com as respectivas famílias, que aquilo que ele teme, realmente, são os banqueiros e os políticos. Esses é que o aterrorizam e representam um perigo gravíssimo para os portugueses, declarou ele com vigorosa firmeza e incontestável coragem. Como isto aconteceu à hora de almoço – e precisamente, na altura em que eu almoçava – dei um salto, engasguei-me e, mal me recompus, aplaudi o senhor, ainda um pouco incrédulo com tão afoitas e lúcidas afirmações. Voltei-me para quem me acompanhava e disse:

– Ou me engano muito, ou o Balsemão vai prescindir dos serviços deste homem. Daqui a uns tempos, já não o vamos ver nem ouvir.

O futuro o dirá. Vamos, como já perceberam, falar dos atentados de Paris, embora fosse do novo governo que eu gostaria de hoje vos falar. Um governo que nos desse esperança de sairmos do pesadelo que foi termos sido vítimas, durante quatro anos, dos mais desenfreados e cruéis atentados terroristas que, por via administrativa, destruíram a vida a milhões de portugueses.

O Estado Laranjânico, onde pontificam sinistras assombrações como Cavaco, Passos e Portas, contudo, ainda resiste num estertor prolongado e fétido, pois o seu venerável chefe, talvez à espera de um milagre que o inspire para uma solução que lhe permita reanimar o monstro sem que lhe chamem Frankenstein, viajou para a Madeira. Portugal pode esperar. Há quem diga, no entanto, que, desesperado, Cavaco Silva apenas quer dar tempo a Passos e Portas para destruírem as câmaras de gás e os fornos crematórios (metafóricos, já se vê), onde esturricaram o presente e o futuro dos portugueses. Deixemos, por agora, o terrorismo interno, e vamos ao terrorismo internacional. Imperial, se quiserem.

A primeira questão que se coloca quando sucede o que sucedeu em Paris, é esta: A QUEM APROVEITA O CRIME? Pensando bem, a questão que se deve colocar, nesta caso concreto, é a seguinte: A QUEM INTERESSA – OU APROVEITA – O ESTADO ISLÂMICO?

O Estado Islâmico interessa a Israel e interessa aos Estados Unidos. Interessa, consequentemente, à União Europeia, cada vez mais entregue às garras dos Investidores e consagrada à voracidade dos Mercados (para além de estar refém de umas fotocópias chamadas dólares). Interessa, ainda, às chamadas petro-monarquicas integristas, como a Arábia Saudita, a quem compete a função essencial de financiar todo o tipo de terrorismo, seja ele o mais fanático, seja ele o de feição mais moderada, como o que pretende destruir o estado sírio, cuja laicidade e pendor tolerante representam uma blasfémia para os fundamentalistas islâmicos. E, pelos vistos, para os governos ocidentais, que se abraçam aos déspotas sauditas, mas acham, como acha Holland, que o ditador retrógado é Assad.

É, pois, perfeitamente claro que o EI não aproveita à generalidade dos países árabes – ou do mundo árabe – antes abre caminho para a ingerência estrangeira (veja-se por, exemplo, a Líbia) e a sua destruição. O EI não aproveita ao Islão, antes contribui para o seu descrédito, já que a propagando ocidental, de forma que tem tanto de infame como de irresponsável, difunde a ideia de que Islão é uma religião de cariz opressor, violento e expansionista, visando a dominação do mundo.  

Quem lucra, pois, com o EI? Israel e o Ocidente. E quando digo Ocidente, não me refiro aos milhões de europeus nem norte-americanos, mas aos grandes interesses económicos que dominam a UE e os EUA, e de onde querem submeter aos seus interesses todos os países e os respectivos povos. Figurões que nunca caem às balas e às bombas que alguém lança por eles. Figurões que não frequentam o Bataclan.  

E no topo disto tudo, Israel e o sionismo judaico, com a sua ambição hegemónica e que já domina quase por absoluto o mundo da alta finança. Para estes novos déspotas da humanidade, o terrorismo é a última coisa que eles querem que acabe, pois com o medo que provoca dá-lhes argumentos para aplicarem as medidas políticas, económicas, sociais, militares e financeiras que melhor lhes convierem. Dá-lhes os pretextos necessários para imporem a sua vontade e terem o mundo – a humanidade – nas mãos. 

E daqui se conclui que o EI resulta do esforço que os EUA/Israel/UE/Investidores têm vindo a desenvolver para controlarem toda a região mediterrânea, como parte de uma caminhada que olha ainda mais para Leste. Aliás, sabe-se que os hospitais de Israel estão a tratar os feridos do EI, e que é Israel o principal comprador do petróleo que o EI vende.
Curiosamente, depois disto ter sido divulgado (por cá, o assunto é tabu para os midia) o senhor Jonh Kerry, secretário de Estado dos EUA – o mesmo que se atreveu a dar palpites sobre a questão catalã, provando que os EUA se julgam no direito de decidir o que cada povo, em qualquer parte do mundo, pode, ou não, fazer – descobriu que Assad compra petróleo ao EI! Só se for para o EI dar mais depressa cabo dele, Assad, e da Síria. Manobra tosca, é claro, mas os EUA sabem bem como a intoxicação informativa destrói toda e qualquer capacidade crítica de milhões de seres humanos. 


Paralelamente a isto, é colocada a questão religiosa. O outro papão. O Islão, dizem-nos, quer dominar a Europa e converter-nos a todos ao islamismo. As nossas mulheres andarão de burka e nós, naturalmente, se resistirmos aos novos senhores, espera-nos a degola. Espantosamente – ou talvez não, dado o estado de profunda catatonia cerebral em que milhões de pessoas se deixaram cair a ver telenovelas, casas dos segredos e discursos do Cavaco ou de dirigentes desportivos – há quem acredite tanto nisto como houve quem acreditasse que os comunistas comiam criancinhas ao pequeno almoço. 

Pelo que estamos a ver, o EI está a dar a Síria a quem a queria. Foi preciso imolar mais de uma centena de franceses, mas Obama, Holland, Merkel e outros ordenanças menores lidam bem com isso. Como Bush lidou com o seu providencial 11 de Setembro. 

Israel agradece. Os Investidores também. 

O terrorismo, por isso, está para lavar e durar!

800mila siriani tornati nel paese dall’inizio delle operazioni russe

da lantidiplomatico

Circa 800.000 rifugiati hanno fatto ritorno in Siria da quando la Russia ha avviati gli attacchi aerei sulle postazioni dell’Isis e di altri gruppi terroristi in territorio siriano. Il grande Mufti siriano Ahmad Hassoun Badreddin ha rivelato questa cifra ad una delegazione parlamentare russa durante una recente visita a Damasco.

Secondo quanto ha riferito all’agenzia di stampa Interfax, il parlamentare del Partito comunista russo Sergei Gavrilov , il leader spirituale della Siria musulmana ha calorosamente ringraziato la Russia per la sua partecipazione alla lotta contro i terroristi. Il ritorno di massa ha avuto inizio, secondo il Mufti, dopo il 30 settembre, quando con l’inizio delle operazioni russe.

La delegazione che ha visitato di recente la Siria è stata formata dal Gavrilov e dal  rappresentante dello stesso gruppo parlamentare e senatore Dmitri Steblin. La sua conversazione con Hasun è stata dedicata al dialogo spirituale tra Mosca e Damasco, all’estensione degli aiuti umanitari e alla lotta contro l’estremismo. Essi hanno inoltre affrontato la possibilità che gli orfani delle guerra in Siria possano trascorrere i loro periodi di vacanza in Russia.

Secondo le interviste effettuate ai residenti del governatorato di Aleppo recentemente pubblicate dall’Agenzia di stampa AP, i siriani ripongono nelle operazioni della Russia la loro speranza che la pace ritorni nel paese. «Spero che con l’aiuto dei piloti russi le nostre truppe avanzino e sconfiggano i terroristi, in modo che possiamo tornare alle nostre case», ha detto un rifugiato ai giornalisti.

La guerra del rum

resizedi Fabrizio Verde – lantidiplomatico.it

Cuba ha ancora una volta denunciato, a livello internazionale, le illegalità negli Stati Uniti sulla vendita del rum Havana Club, visto che con questa marca viene commercializzato – da Bacardi – in maniera illegale un rum di origine non cubana.

La protesta cubana, presentata dall’ambasciatrice presso le Nazioni Unite Anayansi Rodriguez, ha ricevuto l’appoggio di numerosi paesi tra cui Angola, Argentina, Bolivia, Brasile, Cina, Ecuador, El Salvador, India, Giamaica, Messico, Nicaragua, Perù, Repubblica Dominicana, Russia, Venezuela, Vietnam e Zimbabwe.

Probabilmente in pochi sono a conoscenza che dietro a una bevanda apprezzata e molto consumata anche in Italia come il rum, sia in corso una vera e propria ‘guerra’, condotta senza esclusione di colpi. Una battaglia che è parte integrante dell’incessante attività anti-cubana condotta globalmente dagli Stati Uniti d’America.

Sin dalla sua nascita, quando i ‘barbudos’ guidati da Fidel Castro ed Ernesto ‘Che’ Guevara rovesciarono il regime di Batista instaurando il nuovo governo rivoluzionario che nazionalizzò banche, ferrovie e imprese in mano agli Usa. Cuba, ha rappresentato, ed è tuttora una spina nel fianco per l’impero yankee. Un lembo della resistenza alla tracotanza imperialista, la prova vivida e pulsante che un altro mondo è possibile. Un’esortazione per il resto del mondo a valicare il limite dell’esistente.

Bene, adesso qualcuno si chiederà: ma cosa c’entra il rum in questa storia? C’entra eccome, visto che già all’indomani della rivoluzione l’azienda Bacardi – fondata a Santiago de Cuba nel 1862 e in seguito alla vittoria della Rivoluzione trasferita in Portorico – si è schierata al fianco dei vari governi statunitensi contro Cuba e il suo concorrente diretto Havana Club: celebre rum prodotto dalla Havana Club International SA, joint venture tra l’azienda di stato CubanaExport e la francese Pernod Ricard.

I metodi utilizzati sono stati tutt’altro che incruenti: Bacardi ha infatti finanziato gran parte del terrorismo che ha insanguinato Cuba, come è ben documentato nel libro «Cuba: la guerra occulta del ron Bacardi» di Hernando Calvo Ospina edito dalle Edizioni Achab. Il fondatore di Bacardi Pepin Bosch ha promosso e foraggiato sin dai primi anni 60′ la Rece (Rappresentanza Cubana dell’esilio) il cui comandante militare era un ex ufficiale dell’esercito di Batista ingaggiato dalla Cia, vice comandante nella famosa spedizione, fallita, della Baia dei Porci.

La Rece, che fu finanziata dal patron di Bacardi con ben 10000 dollari al mese, aveva l’obiettivo di spargere il terrore sull’isola: anche e soprattutto attraverso lo spargimento di sangue. Secondo un documento desecretato nel 1998 negli Stati Uniti, vi era un progetto per assassinare Fidel Castro e Che Guevara nel 1964, attraverso l’utilizzo di elementi della mafia statunitense. Finanziato sempre da Pepin Bosch.

Tra gli uomini di punta dell’organizzazione vi era il noto terrorista Luis Posada Carriles, arrestato nel 2000 a Panama mentre preparava un attentato a Fidel Castro. Lo stesso coinvolto nello scandalo Iran-Contras, coinvolto negli anni 90′ in una serie di attentati contro ristoranti ed hotel cubani al fine di stroncarne l’industria turistica. In uno di questi, siamo nel settembre del 1997, perse la vita il turista italiano Fabio Di Celmo.

Azione impunemente rivendicata dal terrorista Carriles – agente della Cia – che in un’intervista ebbe a dichiarare che l’italiano «si trovava nel posto sbagliato, al momento sbagliato». Attualmente Luis Posada Carriles passa una vecchiaia dorata, protetto negli Stati Uniti, e nessun governo italiano ha mai richiesto la sua’estradizione. La campagna bombarola fu apertamente rivendicata e appoggiata dalla FNCA (Fondazione Nazionale Cubano-Americana) nata su impulso dell’amministrazione Reagan nei primi anni 80′ e che vedeva ai suoi vertici azionisti di Bacardi, con lo scopo principale di ripulire la compromessa immagine dei controrivoluzionari invischiati negli attentati terroristici e nel traffico di droga.

Come abbiamo visto, questa storia, raccontata solo in minima parte, partita dal rum è terminata nel sangue. Epilogo tristemente comune quando in ballo vi sono gli interessi dell’impero.

(FOTO) Siria: 1 maggio 2015

di Francesco Guadagni

In Siria, le celebrazioni per la Giornata Internazionale dei lavoratori hanno avuto il loro epicentro ad Homs, città simbolo della voglia di rinascita dopo le distruzioni, i massacri inferti alla Siria dal marzo 2011, dalle bande terroriste finanziate, addestrate e armate da USA, NATO, Israele e Monarchie del Golfo.

Ieri, migliaia di lavoratori e lavoratrici, donne, studenti, esponenti dei partiti dei sindacate e delle istituzioni hanno attraversato le strade di Homs, passando per i luoghi dove i terroristi hanno seminato morte e distruzione e che ora, grazie alla volontà del popolo siriano, ritornano gradualmente verso la normalità.

I manifestanti hanno ribadito il loro appoggio al Presidente Bashar Al Assad e il sostegno all’esercito arabo siriano nella lotta al terrorismo.

Le celebrazioni del 1 Maggio in Siria proseguiranno con altre iniziative.

Un’ulteriore prova per ribadire la Fermezza e la Resistenza del popolo siriano di fronte all’attacco imperialista e sionista.

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Venezuela ribadisce il suo sostegno ad una soluzione politica in Siria

da sana.sy

La Repubblica bolivariana del Venezuela, ieri, ha ribadito prima del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che le organizzazioni terroristiche provenienti dall’estero hanno la responsabilità per la crisi umanitaria in Siria.
Parlando alla conferenza del Consiglio di Sicurezza sulla situazione umanitaria in Siria, l’ambasciatore del Venezuela presso le Nazioni Unite, Rafael Ramirez ha dichiarato che poteri stranieri continuano a fornire ampio sostegno finanziario, armi e supporto ai terroristi per “rovesciare il governo legittimo” sovrano e indipendente della Siria, avvertendo che questa azione potrebbe minacciare la stabilità non solo di questa nazione, ma di tutti i paesi limitrofi.
In questo contesto, ha denunciato il ruolo svolto da alcuni paesi vicini alla Siria per facilitare l’infiltrazione di terroristi in Siria, ribadendo la convinzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, che l’unico modo per risolvere la crisi è il dialogo intersiriana.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

PC siriano unito chiede condanna del terrorismo

da sana.sy

Il Partito comunista unificato ha lanciato un appello ai partiti comunisti, ai sindacati, alla sinistra per condannare i crimini dei terroristi e per manifestare la solidarietà al popolo siriano che lotta con fermezza contro il terrorismo, nonostante le sofferenze causate da un ingiusto blocco economico.

Il partito ha aggiunto che la Siria e il suo popolo si trovano ad affrontare da anni la peggiore invasione delle organizzazioni terroristiche, al fine di distruggere lo Stato siriano, le sue istituzioni, scuole, università e i settori economici, oltre a commettere massacri contro il popolo siriano.

Il partito comunista siriano unificato ha concluso la sua dichiarazione ribadendo che i siriani, nonostante le stragi terroristiche, vogliono un futuro di carattere democratico e laico attraverso il dialogo nazionale che coinvolga tutte le forze politiche, sociali e religiose del paese.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

La Corea del Nord ha ribadito il suo appoggio alla Siria

da sana.sy

L’Ambasciatore della Repubblica democratica popolare di Corea ha visitato, oggi, a Damasco, la sede dell’Unione Generale delle Donne siriane.

Durante l’incontro con la responsabile dell’Unione, Mayyeda Quteit, l’ambasciatore della Corea del Nord ha affermato la posizione del suo paese a sostegno della Siria nella lotta contro il terrorismo, esprimendo fiducia nella saggezza della leadership siriana e nella capacità del popolo e dell’esercito siriano per sradicare il terrorismo e contrastare la trama sviluppata dagli Stati Uniti e dall’Occidente per estendere la loro egemonia nella regione.

Il diplomatico ha anche sottolineato l’importanza di rafforzare le relazioni bilaterali tra la Siria e la Repubblica democratica popolare di Corea in tutti i settori, con una panoramica delle esperienze del suo paese nei settori della sanità e dell’istruzione.

A sua volta, il capo dell’Unione delle Donne siriane ha dichiarato che la Siria e la Corea del Nord affrontano lo stesso nemico, ovvero gli Stati Uniti che cercano di imporre la propria egemonia e minare la sovranità e l’indipendenza dei popoli dei due paesi.

Allo stesso modo, Quteit ha elogiato la degna posizione della Corea del Nord nei confronti della Siria, sottolineando l’importanza di rafforzare le relazioni tra l’Unione delle Donne in entrambi i paesi.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

(VIDEO) Assad: «Nessun cambiamento con il terrorismo»

da sana.sy

Il presidente Bashar al-Assad ha sottolineato che «ogni controversia deve cessare con il dialogo e una soluzione politica tra le varie parti, e questo è ciò che si sta facendo in Siria nel corso degli ultimi due anni»

In un’intervista con la rete statunitense (CBS News il presidente ), ha dichiarato che «il dialogo è una cosa buona, ma dovrebbe essere sviluppato senza la violazione della sovranità siriana, in particolare, per quanto riguarda la lotta contro il terrorismo».

Il presidente ha invitato i media e gli occidentali a non affrontare la questione delle vittime e dei rifugiati a causa della guerra come “semplici numeri”, ma come una tragedia che ha colpito tutte le famiglie siriane.

Per quanto riguarda la comparsa dell’organizzazione terroristica Isis nel corso degli eventi in corso in Siria, al-Assad ha affermato che lo «Stato islamico non è apparso all’improvviso è impossibile per un’organizzazione terroristica che abbia tutti questi fondi e risorse umane senza un aiuto esterno».

In risposta ad una domanda sulla recente dichiarazione di Kerry sul dialogo con il governo siriano, al-Assad ha ribadito che «sono mere dichiarazioni, ma non hanno ancora nulla di concreto ancora, perché non sono emersi  nuovi fatti in relazione alla linea politica degli Stati Uniti sulla situazione in Siria».

Riguardo al dialogo, il presidente ha precisato che «il dialogo è positivo e la Siria sarà sempre aperta a questa possibilità con tutte le parti, compresi gli Stati Uniti, ma questo dialogo deve essere basato sul rispetto reciproco e senza violazione della sovranità siriana».

A proposito dei contatti in corso tra il governo siriano e l’amministrazione degli Stati Uniti, il presidente al-Assad ha spiegato che non ci sono contatti diretti, ribadendo che «ogni dialogo è una buona cosa, soprattutto quando si tratta della lotta contro il terrorismo» evidenziando che trovare un modo per sconfiggere il terrorismo è una questione importante per la Siria in questo momento.

Inoltre, Assad ha evidenziato che qualsiasi passaggio sulla politica interna della Siria deve essere sottoposto dalla volontà del popolo siriano e non a chiunque altro, notando che Damasco, su questo aspetto, non discuterà con gli americani, o con qualsiasi altra parte. «Tutto questo ha a che fare con il nostro sistema politico, le nostre leggi e la nostra Costituzione», ha puntualizzato.

A questo proposito, ha aggiunto che «la Siria potrebbe cooperare con gli Stati Uniti per quanto riguarda la lotta contro il terrorismo, a condizione che facciano la pressione sui paesi come la Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar e alcuni stati europei, che sostengono i terroristi politicamente, finanziariamente e militarmente».

Sulla soluzione del conflitto, il presidente Assad ha sostenuto che “il governo siriano sta lavorando su due punti: il primo si basa sulla creazione di un dialogo interno su tutte le questioni, compreso il sistema politico, il secondo è quello di avere contatti diretti con i gruppi armati, come è stato fatto nel corso degli ultimi due anni,  attraverso la concessione dell’ amnistia per chi abbandona la lotta armata e vuol tornare alla vita normale»-

Su questo aspetto, al-Assad ha aggiunto che «alcuni appartenenti a queste bande armate sono terroristi, mentre altri sono stati coinvolti nella guerra per motivi diversi. Per noi, chiunque porti un’ arma e cerca di distruggere le infrastrutture, attaccando persone innocenti o viola la legge in Siria, appartiene ai gruppi armati».

Rispondendo a una domanda sul futuro politico della Siria, al-Assad ha sostenuti che “nessun partito al di fuori del paese ha a che fare con il futuro politico della Siria, o per quanto riguarda il presidente o la costituzione. Non discuteremo mai su tali questioni con nessuno al di fuori della Siria. Si tratta di una questione siriana e quando il popolo siriano vuole cambiare il presidente lo realizza attraverso un processo politico e costituzionale. I presidenti e non si cambiano attraverso il terrorismo o le interferenze straniere».

Per quanto riguarda la politica dell’Occidente in merito alla situazione in Siria, secondo Assad «la nascita dell’organizzazione terroristica dello Stato Islamico ha portato l’Occidente cambiare le sue politiche, ma questo non vuol dire che ha cambiato il suo approccio al conflitto in Siria o l’Iraq.

L’Occidente non ha imparato bene la lezione, e di conseguenza non è in grado di cambiare nulla sul corso degli eventi perché fin dall’inizio l’approccio occidentale si è basata su un cambio semplicemente sul rovesciamento del governo perché rispondeva ai suoi interessi. I governi occidentali continuano a muoversi in questa direzione; per questo motivo, ancora nulla di sostanziale è cambiato»-

Riguardo agli attacchi della coalizione contro le posizioni dell’Isis all’interno della Siria, il presidente ha detto che, in generale, «l’Isis ha fatto progressi dall’inizio degli attacchi, e gli USA cercano di camuffare la realtà sostendendo che le cose sono migliorate e che l’Isis è stato sconfitto, ma in realtà ciò che accade è l’opposto»

Il presidente ha anche sottolineato che «l’Isis continua a reclutare persone e, secondo alcune stime, sono 1.000 ogni mese, in Siria e in Iraq, si sta espandendo in Libia e molte altre organizzazioni legate ad al-Qaeda hanno dichiarato la loro fedeltà al Daesh; questa è la realtà».

Per quanto riguarda le accuse contro l’esercito siriano sull’uso di armi non convenzionali, il presidente Bashar al-Assad ha replicato: «le accuse riguardanti l’uso di gas cloro sono parte di una campagna di propaganda dannosa contro la Siria. Il gas di cloro non è usato esclusivamente dagli eserciti, ma può essere acquistato ovunque».

Sul “barili esplosivi”, al-Assad specificato che «la Siria da decenni ha a che fare con  l’industria militare avanzata, e non necessita di produrre bombe rudimentali e dannose; hanno usato questo termine solo per demonizzare l’esercito siriano».

Infine. Al-Assad ha ribadito: «chiunque usa una pistola e uccide persone, distrugge la proprietà pubblica, è un terrorista», concludendo che l’opposizione armata è terrorismo, in conformità con la definizione della parola “terrorismo” nel mondo.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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Assad: «Le delegazioni che visitano la Siria contribuiscono alla verità»

da sana.sy

Il presidente Bashar al-Assad ha incontrato, oggi, una delegazione parlamentare e politica belga, guidata dall’ex deputato Filip Dewinter.

Durante l’incontro, il presidente al-Assad ha dichiarato che ciò che sta accadendo in Siria è completamente diverso rispetto a quanto raccontano alcuni politici e media che hanno forviato l’opinione pubblica dei loro paesi.

Egli ha sottolineato l’importanza delle delegazioni in visita in Siria che può aiutare a spostare l’opinione pubblica dei loro paesi nella giusta direzione, portando a conoscenza la guerra condotta contro il popolo siriano attraverso il terrorismo.

Il presidente siriano ha sottolineato che alcuni paesi europei hanno fattoo gravi errori quando si sono alleati con chi sostengono il terrorismo, sottolineando che le organizzazioni terroristiche e i loro sponsor non rappresentano l’Islam che rifiuta ogni forma di violenza e si basa su valori di tolleranza e fratellanza.

Nel frattempo, i membri della delegazione belga hanno dichiarato che la Siria rappresenta la prima linea di difesa contro il terrorismo e l’estremismo, ed è l’unico paese che si trova ad affrontare con i terroristi sul terreno.

Ha, inoltre, ribadito che, se la Siria crolla, il terrorismo raggiungerà i paesi europei, e quindi, bisogna sostenerla in questa guerra, sottolineando che diversi partiti e funzionari occidentali sono giunti a questa conclusione.

I parlamentari hanno, inoltre, elogiato la forza di vivere del popolo siriano  nonostante i quotidiani i crimini dei gruppi terroristici e il blocco economico che gli è stato imposto. A questo proposito, essi hanno sottolineato che questa volontà è il fattore più importante per sconfiggere il terrorismo e ripristinare la sicurezza Siria.

[Trad. dal francese per Albainformazione di Francesco Guadagni]

Parlamentari belgi: «Assad è la prima linea di difesa contro il terrorismo»

da hispan.tv

Una delegazione parlamentare del Belgio ha dichiarato che l’Occidente dovrebbe abolire le sanzioni contro la Siria per combattere il terrorismo.

 «Dobbiamo abrogare le restrizioni anti-siriani e cooperare con il governo del presidente del paese arabo, Bashar al-Assad, per fermare i terroristi», ha dichiarato un politico belga nel corso di una riunione tenutasi con i funzionari siriani, a Damasco.

A questo proposito, le delegazione ha sottolineato che il fenomeno del terrorismo minaccia non solo la Siria, ma tutto il mondo, dunque tutte le nazioni dovrebbe cercare di frenare gli atti di estremisti delle bande takfire.

Tutti, hanno ribadito i parlamentari belgi, dovrebbero essere consapevoli del fatto che il governo di Al-Asad è la prima linea di difesa contro il terrorismo.

Inoltre, è stata sottolineata la necessità di risolvere il conflitto con mezzi politici.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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