(VIDEO) Il messaggio del Presidente Maduro al popolo statunitense

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Sono Nicolás Maduro, Presidente costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, voglio inviare un messaggio al popolo statunitense per allertarlo sulla campagna della guerra mediatica, comunicativa e psicologica che si sta sviluppando sui media internazionali e, soprattutto, sui media USA contro il Venezuela. È stata preparata una campagna per giustificare un colpo di Stato in Venezuela, preparato, finanziato e sostenuto attivamente dall’amministrazione Trump, proprio come già noto a tutta l’opinione pubblica.

È stata avanzata una campagna brutale di immagini false, di immagini truccate e montate: non credete a tutto quello che affermano i media degli Stati Uniti, ve lo dico con il cuore. Poiché non possono inventare che possediamo armi di distruzione di massa per invaderci, ora s’inventano ogni giorno qualche immagine, qualche notizia per giustificare un intervento in Venezuela, come un branco contro il nostro paese.

Mi appello alla tua coscienza, alla solidarietà, al risveglio della verità: evitiamo un nuovo Vietnam in America Latina. Se gli Stati Uniti intendono invaderci, troveranno un Vietnam peggiore di quanto abbiano mai immaginato.

Evitiamo la violenza, siamo un popolo di pace, orgogliosi della nostra storia e di Simón Bolívar e Hugo Chávez, siamo un popolo che ha una democrazia forte, un popolo che sta occupandosi dei problemi che sorgono ogni giorno come in qualsiasi società, un popolo che merita rispetto. Nel nostro paese ci sono le più grandi riserve certificate di petrolio al mondo e anche gli occhi di coloro che gestiscono l’Impero USA. Vogliono mettere le mani sul nostro petrolio come hanno fatto in Iraq e in Libia: il petrolio appartiene a noi. Stiamo certificando la prima riserva di oro al mondo, la quarta più grande riserva di gas al mondo: siamo un paese di grandi risorse energetiche, di grandi risorse naturali. È la pura verità sul perché dell’attacco incessante sul Venezuela.

Faccio appello quindi al risveglio della coscienza, della solidarietà negli Stati Uniti, a non consentire al presidente Donald Trump e al gruppo di estremisti che lo circonda, a John Bolton, Mike Pompeo, CIA e Mike Pence, a non permettere a questo gruppo di estremisti di imporre le loro menzogne contro il Venezuela, a non permettere il colpo di Stato che sostengono e vi chiedo di appoggiare il popolo venezuelano nella sua lotta per la democrazia.

Mi aspetto molto da te, cittadina e cittadino degli Stati Uniti: qui in Venezuela avete un fratello.

Sono un ammiratore della storia degli USA e, inoltre, ne so molto. Ho guidato personalmente per le strade di Boston, Philadelphia, Baltimora, New York e Washington; conosco profondamente e dal basso gli Stati Uniti e voglio avere rapporti di rispetto, di vicinanza, di stretta cooperazione con gli Stati Uniti.

Gli USA sono molto più grandi di Donald Trump, molto più grandi.

Desidero avere buoni rapporti e risolvere i nostri problemi. Serviamoci della via della diplomazia, della pace: esigo rispetto per il Venezuela e chiedo il sostegno del popolo degli Stati Uniti affinché si eviti un nuovo Vietnam e soprattutto qui in America latina.

Chiedo la pace e chiedo rispetto, sono sicuro che percorreremo questo storico cammino, perché siamo sulla strada giusta della Storia, perché ci troviamo sul lato corretto nella Storia.

Grazie mille!

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Antonio Cipolletta]

Napoli 1feb2019: In piazza con Maduro e la Rivoluzione Bolivariana!

L'immagine può contenere: una o più persone, folla, testo e spazio all'aperto***Appello di solidarietà al Venezuela Bolivariano***

***Costruiamo un presidio largo, unitario e partecipato a sostegno del popolo venezuelano!***

In questi giorni stiamo assistendo a uno dei più duri attacchi orchestrati dai gruppi imperialisti statunitensi contro il Venezuela Bolivariano e il suo presidente, Nicolas Maduro Moros. Ai tentativi di rappresaglie armate e tentativi eversivi si è aggiunta anche la vile provocazione dell’autoproclamazione a presidente del Venezuela da parte del parlamentare dell’opposizione Juan Guaidó. A questa sparata dimostrativa hanno fatto eco gli Stati Uniti d’America e altri paesi loro accoliti che hanno riconosciuto la carica che Guaidó si è attribuito da solo davanti ai suoi.

In risposta a quest’azione provocatoria, il presidente Maduro, davanti a centinaia di migliaia di venezuelani ha intimato a tutti i diplomatici statunitensi di abbandonare il Venezuela, perché mandanti di tutte le azioni di infiltrazione, boicottaggio e aggressione contro il popolo venezuelano. Un vero e proprio atto di sovranità popolare e contrasto alle scorrerie dei gruppi imperialisti in Venezuela!

A fronte dei tentativi di destabilizzazione golpista e terrorista orchestrati dagli USA contro il Venezuela e in sostegno alla Rivoluzione Bolivariana, chiamiamo i compagni e le compagne dei movimenti sociali, popolari e progressisti della città di Napoli alla costruzione di un presidio di solidarietà per venerdì 1° febbraio alle ore 15.30 in piazza Municipio.

In quest’occasione richiederemo al Sindaco della città di Napoli una presa di posizione pubblica in Solidarietà con il Governo Bolivariano, con il suo presidente Nicolas Maduro Moros, per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli, e consegneremo una lettera che stenderemo al Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli da inviare a Caracas.

Avanti compagne e compagni!
La solidarietà è un’arma, usiamola! Facciamo in modo che il sostegno al popolo venezuelano rafforzi la strada per costruire la Rivoluzione socialista a casa nostra, nel nostro paese, questo il miglior contributo che possiamo dare alle masse popolari venezuelane per combattere il nemico imperialista e mettere in piedi la società del futuro, il Socialismo!

Inviare adesioni e contributi ad ass.resistenza@gmail.com
oppure con messaggi e post alla pagina evento del presidio

*Aderiscono*
Albainformazione
Associazione Resistenza
GalleRi Art
Gruppo di volontariato NIKA
Partito dei CARC – Federazione Campania
Usb Caserta

Solidarietà al governo bolivariano del Venezuela!

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26 gennaio 2019

Solidarietà al governo bolivariano del Venezuela!

I reazionari sollevano pietre che ricadono sui loro piedi

In Venezuela la destra agli ordini dai gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei ha lanciato un nuovo grave attacco contro la rivoluzione bolivariana. Nelle prime ore del 21 gennaio un piccolo gruppo di reazionari, legato a un comando di zona della Guardia Nazionale Bolivariana, ha preso d’assalto una sede del distaccamento per la sicurezza urbana nel Municipio Sucre. In quell’occasione gli assalitori hanno sottratto armi da guerra e sequestrato quattro ufficiali del distaccamento. Gli attentatori si sono poi diretti contro la sede dell’unità speciale di sicurezza a Cotiza, ma qui hanno trovato una ferma resistenza da parte di ufficiali e soldati che li hanno catturati e hanno recuperato le armi rubate.

A seguito del tentativo di aggressione alle istituzioni bolivariane, la Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB) ha diffuso un comunicato in cui ha denunciato l’azione come frutto di una manovra di gruppi di destra tesi a destabilizzare il paese e ha affermato con forza che tutte le unità operative delle FANB, i suoi reparti e le sue istituzioni educative, operano sotto il pieno controllo del comando centrale e sono fedeli alla Costituzione e alla Repubblica.

Nell’ambito dello stesso attacco, il 23 gennaio, il leader dell’opposizione di destra Juan Guaidò si è autoproclamato presidente del Venezuela, nel tentativo di delegittimare il governo bolivariano del presidente Maduro. Questa provocazione è stata contrastata dal Tribunale supremo e dallo stesso presidente Maduro, il quale in un discorso davanti a centinaia di migliaia di venezuelani ha annunciato che ha rotto le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti dando 72 ore di tempo al personale diplomatico per abbandonare il paese, quali mandanti delle provocazioni e dei tentativi di destabilizzazione del paese.

Sono anni che la comunità internazionale dei gruppi imperialisti americani, sionisti ed europei cerca di far naufragare il movimento bolivariano che Hugo Chavez ha promosso a partire dal 1999 in Venezuela e nel quale ha coinvolto altri paesi dell’America Latina. Il governo Maduro, dopo la morte di Chavez nel 2013, ha continuato la sua opera. I gruppi imperialisti non hanno scrupoli: guerra economica e finanziaria, sabotaggi, campagne diffamatorie, attività eversive, disordine sociale, un colpo di Stato strisciante, tanto più aperto quanto meno ha successo.

Attualmente l’obiettivo di imperialisti e controrivoluzionari è quello di eliminare il Presidente Nicolas Maduro e il suo governo, soffocare le organizzazioni popolari mobilitate dall’iniziativa antimperialista di Chavez e installare un governo sottomesso alla comunità internazionale dei gruppi imperialisti. L’obiettivo immediato è quello di creare nel Paese un clima di caos, di insicurezza, di paura rendendo precari il rifornimento di beni e la prestazione di servizi essenziali, diffondendo nel Paese attività violente e criminali, ampliando la corruzione, alimentando in ogni modo la sfiducia nella capacità del governo di venire a capo dei problemi della popolazione e di difendere le conquiste realizzate.

È una strategia oramai abituale dei gruppi imperialisti contro governi e regimi che non assecondano i loro interessi. Cercano di creare il clima adatto a un intervento militare, sia dall’interno che dall’esterno del paese. In questo clima la cacciata dei corpi diplomatici statunitensi è un passo importante sulla strada della sovranità del popolo venezuelano e di contrasto alle scorrerie e alle intimidazioni che i gruppi imperialisti portano avanti in tutto il mondo.

Noi comunisti italiani, organismi e individui della Carovana del (nuovo) Partito Comunista Italiano, esprimiamo la nostra massima solidarietà al governo Maduro e sosteniamo i compagni venezuelani nel processo rivoluzionario per trasformare il loro Paese e guidare le masse popolari venezuelane a prendere il potere e sconfiggere definitivamente le vecchie classi dominanti e la comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. Auguriamo che la ferma risposta al colpo di Stato si trasformi in rafforzamento e progresso della rivoluzione.

Noi portiamo la nostra solidarietà nel modo più alto che esiste per farlo: costruire giorno dopo giorno la rivoluzione socialista in Italia. Il V Congresso Nazionale del Partito dei CARC, partito fratello del (nuovo)PCI, che proprio oggi si apre a Firenze e a cui va il nostro saluto, è parte di essa. Far avanzare la rivoluzione socialista nel proprio paese è il maggiore contributo che possiamo dare alla lotta delle masse popolari venezuelane e alla rinascita del movimento comunista in Venezuela e nel mondo. Il primo paese imperialista che romperà le catene del sistema imperialista mondiale, mostrerà la via e aprirà la strada anche alle masse popolari degli altri paesi!

La visita di Maduro in Cina

L'immagine può contenere: 12 persone, persone che sorridono, persone in piedidi Rete “CaracasChiAma”

#Venezuela Il presidente Maduro, ha sottolineato il successo della sua visita ufficiale in Cina, dove sono stati firmati 28 accordi nel settore petrolifero, economico e sociale.

 
“Abbiamo firmato impegni finanziari per la crescita della produzione di petrolio, della produzione di oro e per investimenti in oltre 500 progetti di sviluppo in Venezuela”, ha affermato.
 
Durante il suo soggiorno, il Capo dello Stato ha avuto una serie di incontri politici e diplomatici con le più alte autorità del gigante asiatico.

“Abbiamo avuto 3 ore e mezza di lavoro continuo con il presidente Xi Jingping, aprendo una nuova era nel rapporto tra i due paesi”, ha sottolineato.
 
Ha anche ricordato che venerdì ha tenuto riunioni di lavoro con il presidente dell’Assemblea popolare nazionale cinese, Li Zhanshu e con il primo ministro Ly Keqiang per valutare gli accordi che sono stati raggiunti.
 
Ha ribadito che il programma di ripresa economica, crescita e prosperità è iniziato con successo ed è stato sostenuto dal management cinese, dal presidente Xi Jinping e dalle istituzioni bancarie e di cooperazione internazionale.
 
“Questa visita rilancia il rapporto tra Cina e Venezuela in un momento chiave, stimola fortemente il processo di crescita dei 16 motori produttivi del programma di governo venezuelano e dà anche grande stabilità a tutto ciò che ha a che fare con il processo di produzione petrolifera”, ha detto.

Maduro se reunió con dirigentes de las Comunas y Consejos Comunales

Risultati immagini per comuna o nadapor Prensa Digital MippCI

Cumpliendo con el segundo ciclo de diálogo, el Presidente de la República Bolivariana de Venezuela, Nicolás Maduro Moros, encabezó la jornada de trabajo con los dirigentes de las comunas, Consejos Comunales y todo el Poder Popular venezolano, realizada este jueves en la plaza Bicentenario del Palacio de Miraflores.

Los Consejos Comunales son instancias de participación, articulación e integración entre los ciudadanos y sus organizaciones comunitarias.

Asimismo, las comunas son órganos de integración y articulación de los consejos comunales, encargadas de atender los problemas macros de la comunidad.

En esta nueva jornada de trabajo con el poder popular, Comunas y Consejos Comunales, junto con el Presidente Maduro, diseñaron estrategias que permitirán al Gobierno Nacional, avanzar en soluciones políticas, económicas y sociales.

En este sentido se despliegan las Frases del Mandatario Nacional durante el encuentro:

  1. Las propuestas para los comuneros, son ideas comprometidas, los altos mandos públicos deben de aprender a ser como los comuneros y las comuneras, diligentes, humildes y comprometidos con el pueblo.
  2. Necesitamos convertir la ética comunera, la practica comunera, en una escuela revolucionaria para el buen gobierno.
  3. No solo hace falta hacer un buen gobierno, hace falta hacer un gobierno que haga la revolución hacía el futuro.
  4. Hoy por hoy, no hay en Venezuela, un venezolano que no conozca la importancia de pertenecer a un Consejos Comunal, para convertirse en gerentes de su economía y en todos los ámbitos sociales.
  5. La tarea que yo le di a los dirigentes de los Consejos Comunales entre los años 2016 y 2017, fue que asumieran los CLAP para que le garantizarán los alimentos a sus vecinos; Los CLAP son todo un éxito y le garantizan la alimentación a las familias del pueblo venezolano.
  6. Me comprometo a hacer una larga sesión de trabajo una vez al mes con todos los comuneros, para revisar el Plan de las Comunas; para tener un plan hace falta tener una agenda de gobierno, vamos a reactivar el Consejo Presidencial con nuevos cuadros, necesitamos una agenda permanente de avance de toma de decisiones, de mejoría, rectificación con un impacto estadal, regional y sectorial, esta sería la agenda de trabajo rumbo al 2025.
  7. Tenemos los bancos comunales, para el financiamiento de las comunas y sus ahorros, vamos a implementar el Petro a través de los bancos comunales, en el marco del Plan de Ofensiva Económica Social que lanzaré la próxima semana para darle las respuestas que el pueblo necesita, el Petro a través de los bancos comunales ofrecerá una nueva vida económica.
  8. No olvidemos impulsar el Plan de Siembra Comunal, para lo que he aprobando 2 billones 480 mil millones de bolívares, para aumentar de 53 mil hectáreas a 200 mil hectáreas el Plan Siembra Comunal, en todo el País.
  9. El Plan Textil Comunal, para esto he aprobado 4 millones de dólares, para llegar a más de 1 millón de kit escolares, que serán utilizados por los estudiantes en este nuevo año escolar, estos uniformes son hechos por los comuneros.
  10. Plan de Artículos y Aseo Personal para ampliar los CLAP a nivel nacional, un millón de artículos de limpieza, para eso he aprobado 3 millones de dólares, para completar las importaciones de materia prima y avanzar en el campo productivo para crear los productos de aseo personal.
  11. Vamos a regularizar y estabilizar el remarcaje criminal de los precios y eso lo puede hacer los dirigentes comuneros, crearemos la acreditación de los fiscales CLAP; el nombramiento y acreditación de los oficiales comuneros de los CLAP para que se desplieguen en el país para evaluar y tengan el control de los precios; los oficiales comuneros acreditados se encargarán de mejorar el sistema de distribución y precio justo, y así Venezuela se va recuperando de la guerra económica.
  12. Tenemos entre la agenda las casas de alimentación, debemos proponernos la activación de las casas de alimentación, comedores de escuela, centro de recuperación nutricional, para esto he aprobado más de 1 billón de bolívares, para expandir las casas comunales.
  13. También tenemos entre las propuestas de nuestra agenda la activación de la Gran Misión Vivienda Venezuela y la Gran Misión Barrio Nuevo, Barrio Tricolor, los comuneros deben fijar las pautas y volver a retomar los niveles de construcción y autoconstrucción que tuvimos hace unos años, para consolidar el hogar popular.
  14. Estoy dispuestos a entregar la Gran Misión Barrio Nuevo, Barrio Tricolor a los comuneros del país, dispónganse las medidas administrativas para que los comuneros se empoderen de esta importante Misión.
  15. Le he pedido a todos los alcaldes, que sean gerentes y no dejen que se paralice el transporte, pido apoyo a los gobernadores, alcaldes y comuneros, vamos hacer una revolución en el transporte.
  16. El Comandante planteó una democracia participativa y democrática, una democracia socialista donde la soberanía popular resida y viva permanentemente en el pueblo, esa es nuestra ideología, nuestros principios, la democracia protagónica basada en valores y cultura del pueblo, en un pueblo con consciencia que sepa hacer el auto gobierno popular.
  17. En Venezuela decimos frente a la derecha antipopular, neoliberal, si se puede un modelo distinto, si se puede, si es posible una democracia distinta, ejerzamos el poder soberano participando en los consejos comunales, para expandir las comunas y avanzar en las ciudades comunales.
  18. Estamos comprometiéndonos a realizar una reunión mensual, para eso le pido un plan de crecimiento y expansión de las comunas; Para el 2019 habrán 3 mil comunas trabajando con el pueblo, cumpliremos con las metas del Comandante Chávez.
  19. Si la derecha golpista se atreve a acabar con la Revolución Bolivariana sería el principio del fin para toda la derecha, lo digo a tiempo a todos los imperialistas, no toleraremos más injerencia, yo quiero paz reconciliación y diálogo y estoy dando todos los pasos.
  20. Han salido en libertad a petición mía 79 ciudadanos y gracias a la Comisión de la Verdad de la ANC, personas que estaban procesadas judicialmente por las leyes del país, activistas de derecha que estuvieron en las guarimbas.
  21. Llamo a una gran pacificación, a la paz entre todos los sectores del pueblo venezolano, la semana que viene seguirán las medidas de beneficios y libertad para los políticos incursos en actos de violencia y delitos cometidos en años anteriores.
  22. Vamos activar los planes de las comunas productivas, vamos a retomar la agricultura urbana en cada barrio en cada comunidad.
  23. Es tiempo de expandir las fuerzas comunales, vamos a expandir las milicias revolucionarias en los barrios y fábricas del país y así llegar a un millón de milicianos y milicianas armados en todo el país; el 13 de abril de 2019, tendremos un millón de milicianos en el territorio nacional.
  24. Pido una reforma del Código Penal, para implementar la mayor pena a aquellas personas que asalten las instituciones educativas de la nación.
  25. Hago entrega al Canciller Jorge Rodríguez la replica del sable utilizado por el Libertador Simón Bolívar, durante la batalla de Carabobo, por la libertad y la dignidad de Venezuela.

 

Pdvsa instala siete mesas de trabajo para recuperación de producción

JPEG - 190.8 KBpor ALBAtv

Presidente Maduro llamó a elevar la producción

Este miércoles fueron instaladas siete mesas de trabajo para afinar estrategias que permitan la recuperación de producción de Petróleo de Venezuela (Pdvsa).

Estas mesas de trabajo, se discutirán los procesos de producción, refinación, planificación y modelo de gestión, logística, investigación y tecnología, gas e injertos socialistas, refiere nota de AVN.

Este martes, el presidente de la República, Nicolás Maduro, sostuvo un encuentro con la clase trabajadora de Pdvsa, con el objetivo de elevar la producción y consolidar una industria socialista para que la estatal petrolera responda a las necesidades del país y exigencias del mercado internacional.

Durante el encuentro, el Jefe de Estado llamó a los trabajadores a “hacer una revolución dentro de Pdvsa y esa revolución solo la pueden hacer los trabajadores, la clase obrera, los profesionales. Les entrego el poder en sus manos para que hagan la revolución productiva y hagan la transformación socialista de Pdvsa“, dijo.

Comer primero, luego la moral

Risultati immagini per marcha chavistapor Néstor Francia 

ANÁLISIS DE ENTORNO – RESUMEN SEMANAL 20/04/18

AL 27/04/18

COMER PRIMERO, LUEGO LA MORAL

No se puede poner en duda el extraordinario esfuerzo que están haciendo el presidente Maduro y el Gobierno Bolivariano para superar la tormenta en la cual estamos metidos. El de Maduro es un admirable ejercicio de creatividad, entrega total, resistencia y habilidad política. Por otro lado, es también digna de encomio la batalla que libra la militancia revolucionaria por mantener la moral en alto y luchar a brazo partido en defensa de la Patria y la Revolución Bolivariana. Al César lo que es del César, a Dios lo que es de Dios, al pueblo lo que es del pueblo y honor a quien honor merece.

Bien, esto no puede ser óbice para ocultar la realidad de los sufrimientos que está padeciendo el pueblo venezolano. Para que no se crea que estamos haciendo una aproximación teórica, conviene relatar lo que vivimos un par de días atrás en las complejas calles de Caracas. En el camino hacia el antiguo edificio La Francia, ahora sede de las comisiones permanentes de la ANC, nos topamos con tres ciudadanos, dos de ellos chavistas conscientes que votarán sin duda por Maduro y otra una señora de origen pobre y seguidora de Chávez cuando estaba físicamente presente, y quien nos dijo que va a votar por Henry Falcón. Los tres tienen algo en común: están padeciendo de los males que derivan de la brutal y constante alza de los precios de productos de consumo prioritario, de la angustiosa escasez de medicamentos, de las constantes fallas de los servicios públicos, de contemplar la herida del descontento (que no se expresa necesariamente en rabia, en muchos es sobre todo en desaliento) que asoma en los rostros de tantos venezolanos.

Luego, al llegar a la oficina, una trabajadora, con faz depresiva, dio continuidad al rosario de quejas e inconformidad, a lo cual otros hicieron coro. Después el jueves nos tocó participar en un operativo de constituyentes de estados centrales. Lo mismo: el lamento, el acuciante tema de los precios, acompañado además de otras críticas a ejecutorias del partido, de gobernadores y alcaldes. En todos estos días tuve la amarga sensación de vivir en un valle de lágrimas. En fin, estoy seguro de que el lector sabe bien de qué estoy hablando.

Le comentamos estas vivencias a un colega constituyente y nos respondió que el problema era el bajo nivel de conciencia en amplios sectores del pueblo. Creemos que lleva razón, pero no dejamos de recodarle una memorable frase de un personaje de la “Opera de tres centavos” (Macheath de “Dreigroschenoper”) del dramaturgo socialista alemán Bertolt Brecht: “Erst kommt das fressen, dann die Moral” (“Comer primero, luego la moral”). El pueblo venezolano, en su dura situación económica, no parece muy dispuesto a escuchar argumentos elaborados sobre las razones de su sufrimiento, dedica casi todas sus energías a resolver la papa, entre otras necesidades insatisfechas. Tiene que comer, antes que nada.

Acaso todavía no ha llegado a la dramática cota que sugiere el verbo que usó Brecht (“Fressen”, en alemán, se refiere a la forma en que comen los animales, una traducción más cercana sería devorar, tragar, zampar, a diferencia del verbo “Essen”, comer), pero no debe estar muy lejos.

En cuanto a esto último, digamos que a la señora a la cual nos referimos más arriba, que votó por Chávez y por Maduro, y expresa -con el hambre atenuando su voz desde la pobreza- que ahora lo hará por Falcón, no tuvimos el impulso de responderle con los argumentos que habrá escuchado mil veces y que no aligeran su desconsuelo: el Imperio, la guerra económica, el sabotaje, la independencia, la defensa de los logros. Más bien quisimos entrar por la puerta de atrás y nos dimos a explicar por qué no votar por Falcón. La señora guardó un silencio que solo esperamos haya sido reflexivo.

Esta situación anímica de buena parte del pueblo contrasta con la alegría y el optimismo desbordante que se percibe en los actos del chavismo militante. A decir verdad, los chavistas tenemos razones para sentirnos positivos. Nos asiste la certeza de que nos pertenece la verdad histórica, de que formamos parte de una estrategia humana contra tantos siglos de inequidad, de abusos, de crueldad, de exclusión, somos portadores de un sueño de siglos y estamos conscientes de que, más allá de las grandes dificultades, representamos un brillante faro para todas las fuerzas antiimperialistas y progresistas del mundo. Somos luz, mas eso no es todo.

En nuestro caso, no nos preocupa tanto lo que pueda ocurrir el 20 de mayo, sin restarle en lo absoluto importancia a esa elección. Pero como hemos dicho más de una vez, el mundo no se acaba ese día ¿Y después? ¿Habrá tiempo de enderezar el rumbo y sensibilizar a la mayoría antes de que el cántaro reviente? No olvidemos que el chavismo, esa gran vanguardia social del pueblo venezolano, es una de las tres minorías que conforman el conjunto de la sociedad venezolana. La oposición es otra minoría y la primera minoría, según todos los estudios serios, son aquellos que se autodefinen como no alineados, que representan poco más del 40% de la población. Los alineados con el chavismo y la oposición rondan, cada segmento, 30%. Es decir, que no nos engañen nuestra alegría y nuestro optimismo, es un sentimiento que solo comparten 3 de cada 10 venezolanos, en diversos grados. Los otros siete viven distintos matices y manifestaciones de la inquietud, lo que comprueba a diario cualquier chavista de a pie, de esos que patean las calles y se codean constantemente con los más vulnerables Esta relación debería cambiar inversamente si queremos hacer realidad los postulados máximos del Plan de la Patria, si queremos alcanzar el punto mínimo de estabilidad que nos ubique en el momento del no retorno.

En lo que respecta al evento electoral, si se mantienen las condiciones actuales, la victoria de Maduro es segura, aunque el resultado general sería aún una incógnita, más allá de las encuestas optimistas de Hinterlaces ¿cuántos votos sacará la oposición, a cuánto llegará la abstención? Y en otro orden de ideas: ¿Habrá la posibilidad de que se concrete un plan de sabotaje contra las elecciones? ¿Se mantendrán los candidatos opositores en la liza? Hay otras posibilidades que no vamos a descartar. Veamos.

En los últimos días ha habido señales de que es posible que los dos candidatos principales de la oposición, Henry Falcón y Javier Bertucci se unan en una sola candidatura, más probablemente la de Falcón, lo cual potenciaría las posibilidades de ese candidato, sobre todo porque podría significar un aliciente para sectores de la base social opositora que hasta ahora se decantan por la abstención. Por eso es correcto el llamado del dirigente socialista Diosdado Cabello en el sentido de que la campaña electoral de Maduro debe reforzarse aun más. El triunfalismo es peligroso.

El candidato Bertucci se mostró abierto en la semana que culmina a una candidatura única para las presidenciales del 20 de mayo: “Ya el señor Henri Falcón y yo nos reunimos y conversamos”, sostuvo Bertucci en una rueda de prensa, en la que señaló que se trató de un encuentro de los dos equipos de campaña que calificó de cordial y en el que no se descartó la posibilidad de la unificación de las candidaturas. Bertucci agregó que

“En política no se cierran puertas. Tenemos las puertas abiertas y la mesa con café y los puentes tirados entre el señor Henri Falcón y yo” y señaló que están “abiertos a sumar candidaturas, fuerzas que realmente sirvan para una victoria”. Si esta unificación ocurriese, habría que sacar nuevas cuentas y no despreciar, por supuesto, los cambios que un hecho como ese introduciría en el escenario.

No se puede descartar, igualmente, que ante la inminencia de una derrota avasallante, los candidatos opositores decidieran, de común acuerdo, retirarse de la contienda. Ya empezaron las sempiternas denuncias de ventajismo de parte de la candidatura bolivariana. Bertucci ha seguido a Falcón en esas acusaciones. El candidato ultraconservador evangélico ha dicho que “Estamos hablando de ventajismo de un candidato que sale cada rato haciendo actos oficiales que no debería hacer como candidato, y sale dando pensiones, teniendo acciones de presidente siendo candidato… Se supone que se separó de su cargo presidencial, entró a ser candidato y como candidato vamos a igualarnos en condiciones”. Bertucci advirtió que si continúa el boicot que dice que sufren sus eventos por todo el país dará una rueda de prensa para anunciar su retirada de la contienda, una decisión que según él debería seguir el resto de los aspirantes opositores porque “No podemos participar a todo costo: si esto sigue así yo tendré que reunirme con los cuatro candidatos y retirarnos, porque si no vamos a respetar todas las garantías y el documento que firmamos en el CNE entonces yo tengo que retirarme con los demás candidatos” .

Por supuesto, una decisión como esa reforzaría los planes de sabotaje al proceso electoral que ya arrancaron con el llamado del “Frente Amplio Venezuela Libre” y de otros factores de la derecha a la abstención. A esto hay que sumar hechos como la fuerte presión internacional contra las elecciones y el atentado que supuestamente sufrió un miembro del comando de campaña de Bertucci en un evento público de esa candidatura.

¿Es posible que se desate una espiral de violencia antes de las elecciones o hechos de índole terrorista que afecten el éxito de la convocatoria electoral, o amenazas de violencia contra los electores para elevar artificialmente el porcentaje de abstención? Por supuesto que sí, todo es posible, pero las condiciones actuales no favorecen esa posibilidad.

La más reciente convocatoria del “Frente Amplio Venezuela Libre” ha sido un sonoro fracaso. Este sector convocó a protestas focalizadas este viernes que resultaron un fiasco, como era de preverse. No convocaron esta vez a una sola manifestación, seguros como estaban que sería un visible chasco y pensando que protestas por pedacito facilitarían la manipulación mediática.

Si leemos entre líneas el reporte que hizo la agencia de derechas EFE de esas “protestas”, constatamos que solo movilizaron a puñados de militantes de los partidos de derecha, a pesar de haber sido anunciadas con más de una semana de anticipación. Según EFE, “El opositor Frente Amplio Venezuela Libre llamó hoy a los ciudadanos a manifestarse durante dos horas a partir de las 07.00 hora local (11.00 GMT) del próximo viernes (n.a.: 27 de abril) para reafirmar las protestas que se han realizado recientemente “por la severa crisis social y económica que los agobia”: “La protesta del día 27 es una reafirmación de las protestas que se han desarrollado y se siguen desarrollando en el país, no estamos convocando una nueva protesta”, anunció en rueda de prensa Nicmer Evans, integrante del movimiento. Evans agregó que con la convocatoria se busca “una referencia de fecha para que hagamos una concentración del esfuerzo a través de una red del tejido social que conduzca de manera contundente a reafirmar la cantidad de protestas que se desarrollan en la sociedad civil de manera constante por diversos motivos”.

En el reporte directo de las protestas por parte de EFE, se percibe claramente el resultado: “Los educadores, estudiantes, sindicalistas, enfermos y otros sectores de la sociedad civil se han reunido en grupos de decenas de personas (sic) en algunas zonas de Caracas para protestar por los fallos en el servicio de agua, de electricidad, de gas, de transporte y por la falta de alimentos y medicinas… Una de las protestas en la capital venezolana fue liderada por el diputado opositor Miguel Pizarro, quien pidió a la empresa estatal Hidrocapital la restitución del servicio de agua para el barrio de Petare, la favela más grande de Latinoamérica… Pizarro, que se encontraba acompañado de unas 30 personas (sic), indicó ante periodistas que uno de los colegios del barrio no tiene agua desde hace un mes y que hay sectores que ‘pasan hasta tres meses’ sin el servicio… La falta de agua también fue el motivo de una protesta de un pequeño grupo (sic) de habitantes de la Urbanización Horizonte, en el este de Caracas”.

Así andan las cosas por ahora. Sea como sea, nosotros llamamos a los revolucionarios a tener los ojos y los oídos bien abiertos para ser caja de resonancia de los reclamos y preocupaciones del pueblo silvestre. La frase bíblica de “no solo de pan vive el hombre” testimonia más bien la importancia del pan (la comida, lo material) en la vida humana.

La Revolución sigue en peligro. En ese sentido, el lenguaje es sinuoso y no perdona. Eso queda claro en un reciente rap, liderado por la artista constituyente Rodbexa, que exige “que no muera la esperanza”. Si tú pides que la esperanza no muera, es porque sabes que la misma está enferma o herida, es una confesión de parte. Nosotros seguimos insistiendo en la necesidad de escuchar al presidente Maduro cuando afirma que “Con la victoria del 20 de mayo, lo juro, haré todos los cambios que Venezuela quiere y renovaré la revolución de raíz, revolución dentro de la revolución, lucharé contra los burócratas y contra los corruptos”. Decimos “Amén” y agregamos a esos males los del dogmatismo y el sectarismo.

¡Oye, Ramírez, el candidato es Nicolás!

por Néstor Francia 

Análisis de Entorno Situacional Político
Martes 23 de enero de 2018

¡Oye, Ramírez, el candidato es Nicolás!

Ciertamente, el “reto” de Rafael Ramírez a Maduro de medirse con él en primarias para definir el candidato presidencial del chavismo es poco menos que una ridiculez, la primera calificación que se nos vino a la mente. Lo es por al menos dos razones: una, porque en el PSUV no habrá primarias, algo que se sabe, tenemos muchas cosas que hacer para perder tiempo en eso, que corresponde más a un sector profundamente dividido y carente de liderazgo, como la MUD. La otra, que el candidato del chavismo será Nicolás Maduro, eso pueden garbarlo en piedra. Y no porque sea una imposición del propio Maduro ni porque no haya otros dirigentes del chavismo que puedan ser buenos candidatos (as) o presidentes (as). La candidatura de Nicolás es un imperativo histórico de la Revolución. Con ese gallo se ha de ganar o perder la pelea, no hay otra.

Ramírez desprecia y subestima a Maduro del mismo modo que la derecha y por razones parecidas, aunque para ello el hombre arme y esgrima todo una supuesta argumentación política en la que se juzga a sí mismo como el ungido portador del mensaje “puro” de Chávez. Lo que subyace en el fondo de todos los fondos es que para un “príncipe” como Ramírez es inaceptable que un hombre humilde, un chofer de bus, un trabajador común esté por encima de él en la jerarquía política. Y esto no lo decimos por pura ocurrencia, el supremacismo de Ramírez resuma en sus artículos, verdadera epifanía de la prepotencia pequeño burguesa que siempre lo ha caracterizado.

Ahora bien ¿por qué la candidatura de Nicolás Maduro? En primer lugar hay que decir que Nicolás es el líder máximo e indudable, hoy por hoy, de la poderosa vanguardia política y social de la Revolución que es el chavismo. Esa gran vanguardia, que será factor decisivo en cualquier desarrollo político en el futuro cercano del país, quiere, respeta y apoya a su líder, quien la ha conducido a varias victorias en medio de peligrosas tormentas, agresiones económicas y mediáticas, intentos de desmedida violencia, terrorismo en diversas modalidades, presión imperialista, conjura implacable de la derecha continental y mundial en general.

Igualmente hay que decir que Maduro, un trabajador incansable, ha demostrado admirables virtudes humanas y políticas. Ha sido un líder creativo, audaz, valiente, decidido. A comienzos de su mandato no eran pocos los que no daban medio por él, hoy casi todos, incluidos muchos de los dirigentes opositores, así no lo digan, no pueden sino mirarlo con respeto o al menos con avergonzada frustración ante la resistencia épica de este hombre, blanco de todas las formas del desprecio y subestimación. Nicolás se las va ganando todas, poco a poco, paso a paso, con paciencia de orfebre.


Es claro que cualquiera otra opción de candidatura que no fuera la de Maduro, acarrearía la división del chavismo y su segura derrota, electoral o de cualquier otro tipo. La unidad del chavismo en este momento pasa por Nicolás Maduro como candidato presidencial, otra cosa sería camino seguro al descalabro de la Revolución.

Nosotros no estamos diciendo, Dios nos libre, que Maduro es perfecto, bien se sabe que no lo es. Como todos nosotros, está inmerso en un aprendizaje, en una escuela complejísima, la escuela de la lucha social. Nicolás tiene defectos y errores, como los tuvo Chávez. Pero igualmente creemos que, al igual que en el caso del Comandante Supremo, en la balanza de sus acciones, el peso de las virtudes es muy superior al peso de sus defectos. En un buen ser humano, un buen político y un buen líder, en este momento de los mejores, si no el mejor. Las probables próximas victorias de esta Revolución solo podrán ser con Nicolás Maduro al frente; si no, nos las veremos negras, de eso se puede estar seguro.

Ahora, volviendo al tema de las descaminadas ideas de Rafael Ramírez, véase lo que este hombre plantea, y que lo hace parecer fuera de sí: “Si yo vuelvo al país, reto a Maduro a unas primarias, libres, con garantías, para definir quién hará frente al candidato de la derecha, quién será el candidato del Chavismo” ¿Será esto parte de un juego político intrincado y malicioso, con elementos que no manejamos, o una simple expresión de un megalómano, alguien tan preciado de sí mismo, que se ve empujado a estos desvaríos, probablemente con el impulso de algunos amigos interesados? No podemos saberlo, pero es claro de estamos ante una propuesta sin destino, en su sentido estricto.

También afirma Ramírez: “Si el presidente Maduro me ofrece las garantías necesarias, entonces volveré al país para recorrer el camino de Chávez, para hablar con el partido, con los dirigentes, para hablar sin ser censurado” ¿De qué garantías habla? Porque en este momento él está siendo investigado por la Fiscalía en vinculación con hechos de corrupción en PDVSA? ¿Acaso todo este montaje es solo una manera de huir hacia adelante?

Por otra parte, no podemos olvidar que hay factores que se definen como de izquierda que están haciendo oposición al Gobierno Bolivariano, y en esas instancias, tal como ocurre con la MUD, no hay liderazgos claros y hay muchos que compiten por sobresalir sobre los demás. Acaso Ramírez se incluye ahora en ese quilombo.

Para Ramírez habría otra opción; presentarse a las primarias, sí, pero las de la MUD. Pero para eso tendría que dejar de hablar de Chávez. Con el PSUV que no busque nada, el candidato de la Patria se llama Nicolás Maduro Moros.

Venezuela: contro chi lotta la Rivoluzione Bolivariana?

di Marco Teruggi – resumenlatinoamericano.org

Davanti a sé la rivoluzione ha un avversario politico nazionale in rotta: senza leadership popolare, con elezioni primarie tristi, solitarie e finali, partiti che sono fratelli coltelli, assenza di un discorso nazionale, dirigenti incoerenti castigati dalla loro base sociale, scene del ridicolo. Una destra tragicomica che non lascia luogo al riso a causa del suo bilancio di morte. Solo il tentativo insurrezionale di aprile-luglio ha lasciato 159 vittime, senza parlare delle forme di violenza, prediligendo il bruciare vive le persone, solo per il fatto di esser chaviste o povere.

Questo quadro è un’evidenza per tutti, in Venezuela e fuori. In primo luogo, per la stessa destra che ha incentrato la propria iniziativa nel viaggiare per l’Europa e gli Stati Uniti per ottenere – a volte la parola sembrerebbe essere “elemosinare” – appoggi diplomatici e più pesanti sanzioni economiche. I risultati stanno nelle fotografie con Angela Merkel, Enmanuel Macron, Mariano Rajoy, le dichiarazioni di Benjamin Netanyahu, e soprattutto l’offensiva pubblica statunitense, con il tour latinoamericano del vicepresidente e le dichiarazioni di Donald Trump.

L’ultimo avvenimento è stato il discorso di Trump davanti alla Nazioni Unite (ONU), in cui ha qualificato il Venezuela come “dittatura socialista” – inserito tra i “regimi piaghe del pianeta”, ha minacciato “più misure”, e ha fatto appello all’azione internazionale. “Più misure” significa dire attacchi, significa appesantire quelle che già sono state prese nel campo economico, che hanno come obiettivo assediare l’economia venezuelana, bloccarla e spingerla al fallimento.

Sanzioni significano anche la forza. Le dichiarazioni di Trump in merito alla possibilità dell’uso della forza militare contro il Venezuela datano poche settimane. Si è detto, non sarà un film di Capitan America o lo sbarco in Iraq – quanto meno è l’ipotesi più improbabile – ma esistono segnali che indicano che la variabile armata sia in marcia.

In primo luogo, per il quadro che si è prodotto all’interno, con lo sviluppo paramilitare, azioni violente come gli assalti alle caserme, bande di giovani addestrati agli scontri di strada e all’uso di armi artigianali e professionali. Quanta forza e che possibilità hanno nel campo di battaglia? Bisognerà verificarlo nel caso in cui quest’opzione venga attivata.

In secondo luogo, per movimenti come l’esercitazione militare “America Unita”, diretta dagli Stati Uniti, che avrà luogo alla frontiera tra Brasile, Colombia e Perù. Un attacco al Venezuela potrebbe venire dalla frontiera amazzonica meridionale, dalla frontiera andina – retroguardia e punto di avanzamento paramilitare – con la Colombia, dalla zona marittima settentrionale. L’evoluzione di queste possibilità, lontane eppure ogni volta più vicine, è relazionata ai negoziati e alle pressioni sui governi subordinati del continente. Prima delle dichiarazioni all’ONU, Trump si era riunito con i presidenti di Colombia, Brasile e Panama. La cospirazione non si nasconde.

Gli Stati Uniti hanno tutte le variabili sul tavolo. Possono attivarsi in base al corso degli eventi, alla necessità di influenzare il loro sviluppo – accelerarlo, ad esempio – alle condizioni e alle dispute interne ai fattori di potere dello stesso impero, e alle alleanze economiche, politiche e militari che potrà sviluppare Nicolás Maduro, in particolare con Russia e Cina.

Una cosa risulta chiara: la Rivoluzione lotta contro gli Stati Uniti e le grandi imprese petrolifere che operano nell’ombra. La battaglia del Venezuela è parte della disputa geopolitica globale.

*

“Se mi chiedete chi sia il nemico della pace e della sovranità del Venezuela, io vi dico Mister Trump, ma se chiedete chi sia il peggiore e più pericoloso nemico che ha il futuro del Venezuela, io vi dico il burocratismo, la corruzione, l’indolenza, i banditi e le bandite che hanno incarichi pubblici e non compiono il proprio dovere […], quelli che hanno incarichi pubblici e rubano al popolo, dobbiamo intraprendere una battaglia senza alcuna pietà contro di loro”.

Queste sono state le parole di Maduro nello stesso giorno in cui Trump ha parlato dinanzi all’ONU. Le ha pronunciate durante l’atto conclusivo della mobilitazione antimperialista realizzata a Caracas nella cornice del vertice di solidarietà internazionale. Sono state le più applaudite del suo discorso, un’evidenza – una in più – del fatto che la corruzione sia uno dei dibattiti più urgenti all’interno della Rivoluzione. Non è la prima volta che il presidente tocca la questione, era stata parte del suo discorso anche davanti all’Assemblea Nazionale Costituente (ANC) negli scorsi giorni.

Si tratta di un tema che inizia a prender spazio nel dibattito pubblico. È dovuto alla gravità del problema, ai tempi urgenti, alla sua complicità con la situazione di guerra/crisi economica, ai recenti episodi politici, in particolare con riferimento al caso della Fiscalía General. Non sembra possibile trovare soluzione al quadro attuale, economico e politico, senza attaccare la corruzione che sembra aver guadagnato terreno in maniera trasversale. È presente, ad esempio, nel potere giudiziario, nella Fascia Petrolifera dell’Orinoco, e nell’assegnazione delle valute per le importazioni.

Questi casi sono emersi dalle investigazioni aperte a partire dall’intervento della Fiscalía General. Il bilancio presentato sulla situazione da questo potere pubblico è che lì si è incistata una mafia per dieci anni. Vale a dire dal 2007, quando Hugo Chávez era presidente e le principali variabili della Rivoluzione erano in pieno sviluppo. Le radici della corruzione sono profonde e sono parte della spiegazione del perché, ad esempio, la produzione statale non raggiunge i suoi obiettivi, o perché non ci siano stati arresti nei tre mesi insurrezionali e ci sia stato bisogno di processi militari.

C’è di più: è uno dei punti di connessione tra il nemico esterno e il nemico interno. La strategia di attacco economico opera per creare e ampliare i fuochi di corruzione in aree e territori centrali dell’economia, per sabotare, frenare e far fallire. È il caso del petrolio, in cui l’obiettivo – in uno scenario di prezzi bassi che si mantiene dal 2014 – è far collassare l’industria attraverso la riduzione della produzione. Nel caso del Venezuela, in cui il petrolio garantisce circa il 95% delle entrate del paese, significherebbe soffocare ancor di più le possibilità economiche di importare e produrre.

Oggi questo è uno dei fronti principali della Rivoluzione. Con una battaglia complessa a causa delle ramificazioni che esistono all’interno dello Stato, per gli spazi di direzione, perché attaccare la corruzione significa produrre sommovimenti all’interno del processo che, già si sa, sono poi utilizzati dagli Stati Uniti, che benedicono e danno protezione a traditori e corrotti.

La conclusione è la simultaneità della battaglia: non si può combattere il fronte esterno e congelare la battaglia interna, che a sua volta è legata a quella esterna. La Rivoluzione si batte contro l’impero, la tradizione e la storia. Già lo diceva Chávez: non siamo davanti ad una passeggiata nel giardino delle rose.

[Trad. dal castigliano a cura di Giuliano Granato – intiyalhamuy@gmail.com]

MUD: Muerte de la Ultra Derecha

por  Luigi Tini*

Jornada Mundial Todos Somos Venezuela

La MUD, mal llamada “Mesa de la Unidad Democrática”, sigue siendo una verdadera amenaza para la paz en Venezuela. Se hacen llamar “la unidad”; sí, son la unidad del terror y la violencia, pero a su vez, la desunión política más profunda e incapaz del planeta. Después de todos los delitos y asesinatos que sembraron, auspiciados por los mayores terroristas nacionales e internacionales, decidieron retomar la máscara del camino democrático.

Realizaron las primarias para participar en las próximas elecciones, luego de desacreditar el sistema del Consejo Nacional Electoral, incluyendo la difamación de sus rectoras. Se disfrazan emitiendo un comunicado el 14-09- 2017 para un eventual proceso de negociación con el gobierno bolivariano.

Obviando, que fue el Presidente Nicolás Maduro, quién ha venido llamando al diálogo para seguir por el camino de la paz y la democracia.

El rotundo éxito del gobierno revolucionario con la instalación de la Asamblea Nacional Constituyente puso fin a la violencia y a los crímenes de lesa humanidad de la oposición.

Recordemos, que crimen de lesa humanidad según el Estatuto de Roma de la Corte Penal Internacional es todo acto tipificado como asesinato, exterminio u otros abusos; persecución de un grupo o colectividad, fundada en motivos políticos, raciales, nacionales, étnicos, culturales, religiosos, de género.

Además, el Estatuto de Roma se refiere a todo acto inhumano que cause intencionalmente grandes sufrimientos o atenten gravemente contra la integridad y salud física y/o mental. Inclusive, cuando se cometa como parte de un ataque generalizado o sistemático contra una población civil y con conocimiento de dicho ataque. ¿No fue lo que hizo la oposición venezolana?

Intentaron hacer ver al mundo una “falta de democracia” pero a través de actos antidemocráticos y grandes episodios violentos y sangrientos que, junto a sus cómplices mercenarios, los manipularon política y mediáticamente, aspirando convertirlos en una justificación de que en Venezuela existe una dictadura o tiranía. Siendo la democracia participativa el mejor sistema para tomar decisiones colectivas, repudiando la violencia ¿cómo pueden los actos antidemocráticos y fascistas cometidos por la oposición venezolana conferir legitimidad a sus participantes?

Sin embargo, el pueblo venezolano y la comunidad internacional están conscientes de las malas intenciones de la oposición venezolana y en consecuencia se realizará la Jornada Mundial Todos Somos Venezuela del 16 al 19 de septiembre del 2017. Rechazando toda violencia, injerencia, agresión, intervención extranjera, sencillamente porque todos queremos vivir en democracia.

En las proximidades del evento, se han emitido miles de pronunciamientos nacionales e internacionales de solidaridad hacia el gobierno venezolano. A través de las redes sociales circulan mensajes: de fraternidad a los allegados de las víctimas de las guarimbas; en repudio a la violencia originada por la oposición; en rechazo a las sanciones de EEUU así como a la injerencia de gobiernos en la política interna venezolana.

Finalmente, quiero agregar, que Venezuela como todo país tiene sus problemas (que más pronto que tarde) serán resueltos conjuntamente con el poder popular. Así mismo, quiero adelantar que la MUD pronto desaparecerá, principalmente por el rechazo del pueblo. Esperemos que la nueva oposición que surja sirva para conciliar intereses y valores mediante la existencia y participación, que representa la diversidad portadora de democracia y de debate en la Revolución Bolivariana que llegó para quedarse.

* Politólogo y analista internacional – luigi.tini@gmail.com

Difícil Plan Económico

por Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político

Lunes 11 de septiembre de 2017

El difícil Plan Económico

Varias reflexiones surgen de la presentación el pasado jueves, por parte del presidente Maduro, del “Plan Constituyente por la Paz y la Prosperidad Económica”.

En primer lugar se debe tomar en cuenta, y así difundirlo, que el Presidente no ha sacado una varita mágica con la cual se resolverá las dificultades de un día para otro.

La generación de excesivas expectativas no solo no tiene asidero en la realidad, sino además es harto peligrosa. Los problemas de la economía venezolana tienen varios orígenes. Uno es la guerra económica, evidente y muy agresiva. Otro es que se ha cometido errores de aprendizaje, al afrontarse la dificilísima tarea de sustituir el modelo capitalista neoliberal que se heredó por uno nuevo que apunte a la justicia económica y social. Otro, que hay problemas de crecimiento, al incorporarse a la distribución de bienes y servicios millones de venezolanos que antes estaban excluidos, y al incrementarse sensiblemente la inversión social. Otro, de índole cultural, que tiene que ver con los patrones de consumo del venezolano. Otro, reconocido por el presidente Maduro, el agotamiento del modelo rentista petrolero.

Sobre esto último habría un par de cosas que decir. El experto Fernando Travieso, con algo de razón, señaló en el programa meridiano de Vladimir Villegas que el término “renta” petrolera es erróneo, y que debe hablarse más bien de “ingreso”, puesto no estamos sentados esperando que nos llueva los dólares del cielo, sino que producir, transformar y comercializar el petróleo requiere de mucho trabajo. Eso es verdad, pero solo en parte. El porcentaje de la población que trabaja directamente en la industria del petróleo es muy pequeño, pero el ingreso, que alguna vez llegó a proveer más del 80% de todo el presupuesto nacional, ha servido a una población poco productiva, no porque no trabaje, sino precisamente por causa del modelo rentista que produjo conductas clientelares (esperarlo todo del Estado) y facilistas (generar ingresos particulares con bajo esfuerzo). Muchos seudo empresarios y politiqueros se enriquecieron traficando y trampeando con el maná petrolero.

Un ejemplo histórico de las distorsiones que generó en nuestro país el rentismo petrolero es lo que se conoce como el éxodo rural, fenómeno que se produjo en la primera mitad del siglo XX, paralelo a la extensión de la industria petrolera nacional, consistente en la migración masiva de los campesinos hacia los campos petroleros y ciudades, motivada por los cambios económicos ocurridos cuando se pasó de una economía basada en rubros del campo a una economía petrolera. La mayor consecuencia de esta migración fue la desaparición de poblaciones rurales enteras en diversas zonas, las cuales quedaron abandonadas como pueblos fantasmas, y por ende la afectación extendida de la agricultura y la ganadería. A este abandono se refirió Miguel Otero Silva en su célebre novela Casas muertas, ambientada en unos pueblos llaneros (Ortiz y Parapara de Ortiz), que la emigración a las ciudades convierte en despoblados.

Venezuela pasó de ser un país eminentemente rural (en 1936, 66% de la población era rural) a un país altamente urbanizado, con 87% o más de la población residenciada en áreas urbanas, con Caracas, Maracaibo, Maracay, Valencia y Barquisimeto como las principales ciudades. Esto produjo una “macrocefalia” demográfica y económica, con la población altamente concentrada en la zona norte-costera del país. Desde el punto de vista productivo, la única excepción en esa enfermedad económica y socio-cultural es acaso la zona sureña de Ciudad Guayana, donde se desarrolla una importante actividad minera y metalúrgica.

El éxodo rural es una de las más funestas consecuencias socioeconómicas del rentismo petrolero. No solo porque propició el abandono del campo, afectando de manera notable la posibilidad de alcanzar la soberanía alimentaria, sino que además se reflejó en la depresión social de las áreas rurales, con alta deficiencias en la provisión de servicios públicos esenciales, como la electricidad, el agua potable, la educación y la salud. Pero no solo eso, la ilusión de mejoría socioeconómica del campesinado al trasladarse a los centros urbanos, se transformó prontamente en pobreza y exclusión aun mayores, y ello llevó al surgimiento y generalización de los sobre poblados cordones de miseria que rodean a nuestras ciudades.

Una situación como la descrita es por sí sola muy difícil de revertir o superar, pero se ve agudamente empeorada por la actual agresión económica externa e interna.

El “Plan Constituyente por la Paz y la Prosperidad Económica” trata de ser la aplicación práctica, adecuada a la situación actual concreta, de los principios expresados en el Plan de la Patria acuñado por Chávez. Su implementación no va a ser fácil, no va a resolver todos nuestros problemas de manera inmediata, va a encontrar oposición y escollos formidables, inclusive de índole cultural. Debería ser tomado como un asunto de relevancia nacional, no solo en lo discursivo, sino sobre todo en la práctica.

Tiene que incorporarse al desarrollo del Plan todo el país: el Estado, la instituciones del Gobierno, la Fuerza Armada Nacional Bolivariana, los gobernadores, los alcaldes, la organizaciones civiles, el Poder Popular y, por supuesto, la Asamblea Nacional Constituyente. Y una de las tareas principales es la comunicacional, para que el pueblo comprenda a plenitud las características, los objetivos y los métodos de este Plan. La tarea es gigantesca y ardua, no es hora de contar los pollos antes de nacer.

Mucho más habría que decir sobre este espinoso tema, pero por hoy se nos acabó el espacio.

Venezuela e la sua Costituente: poco o molto?

di Atilio Boron – cubaperiodistas.cu

Raramente si sono svolte elezioni in un contesto contrassegnato dalla violenza come queste di domenica scorsa in Venezuela. Ci sono poche esperienze simili: in Libano, Siria e Iraq. Forse nei Balcani durante la dissoluzione dell’ex Jugoslavia.

Dubito che in qualche paese europeo o negli stessi Stati Uniti, elezioni si siano celebrate in un contesto simile a quello venezuelano. Per questo, che più di otto milioni di persone, abbiano sfidato la destra terroristica con i suoi sicari, i suoi incendiari, i suoi sciacalli e franchi tiratori, si sono uniti per esprimere il loro voto, dimostra il radicamento del chavismo nelle classi popolari e il ripudio della violenza. E quando il CNE [Consiglio Nazionale elettorale? N.d.T] afferma che hanno votato otto milioni ottantanove mila trecentoventi persone e così doppiamente certificato dalle schede elettorali e dal controllo delle impronte digitali di ognuno dei votanti. Questo materiale è lì, soggetto alla verifica da parte dell’opposizione o degli osservatori indipendenti, contrariamente a quanto è accaduto lo scorso 16 luglio con la farsa elettorale della MUD (“Tavola di Unità Democratica”) che in una esilarante innovazione nell’arte e nella scienza politica, ha permesso ai votanti, con o senza documenti di esercitare il diritto di voto quante volte lo volessero per poi bruciare tutti i registri una volta finto il fulmineo scrutinio dei sette milioni e mezzo di voti, che mentendo, sostengono di aver ricevuto.

Nonostante questi antecedenti il risultato delle elezioni per l’Assemblea Nazionale Costituente è stato etichettato come fraudolento sia dalla destra internazionale di governo o meno, come da alcune sette deliranti della sinistra eternamente funzionali all’imperialismo.

Alcuni illustri governi, interni ed esterni alla regione: Messico, Argentina, Cile, Perù, USA, Panama, Colombia, Paraguay, Brasile, Canada, Spagna e Costarica si sono affrettatati a dichiarare, il giorno seguente le elezioni, che non avrebbero riconosciuto l’Assemblea Nazionale Costituente nata dal voto dei cittadini venezuelani; qualcosa che senza dubbio fa perdere il sonno al Governo Bolivariano e a milioni di venezuelani afflitti da una tanto degradante notizia…

Si capisce che quei governi non possono farlo perché hanno abbastanza preoccupazioni in casa per poter perdere un minuto a riconoscere la lezione di democrazia che il buon popolo venezuelano ha offerto domenica.

Il Messico è imbarazzato per l’ottavo giornalista assassinato dall’inizio dell’anno, senza trovare l’ombra di un responsabile, imbarazzato per altre minuzie come le cinquantasette vittime uccise al giorno durante il 2016.

Il governo argentino per la probabile sconfitta nel principale distretto elettorale del Paese ha un’economia che stenta a spiccare il volo.

Il Cile, per la profonda delegittimazione del suo sistema politico e le proteste sociali che ogni giorno coinvolgono le principali città del paese.

La Colombia: concentrata su i sette milioni e mezzo di sfollati dal para-militarismo e dal narcotraffico.

Il Paraguay: per la penetrazione del narcotraffico a tutti i livelli della pubblica amministrazione.

Il Brasile: per la feccia che ha sommerso l’insieme della sua dirigenza, per non parlare del caos che vivono gli
Stati Uniti d’America con un capo di stato velleitario e inaffidabile come pochi.

E una povera Spagna, sommersa anch’essa dalla corruzione dei suoi riccastri, la putrefazione della monarchia e l’irrimediabile discredito della sua classe politica.

Governi straordinari i quali ignorano certamente che, l’ex presidente degli Usa J. Carter, non esattamente un chavista, affermò che il sistema elettorale venezuelano era più affidabile e trasparente di quello statunitense.

Tuttavia, i critici della Rvoluzione Bolivariana non si fermano, e incoraggiati dall’appoggio di tali onorevoli governi, puntando l’indice, segnalano che il livello di partecipazione alle elezioni dell’ANC (Assemblea Nazionale Costituente) cioè il 42% degli aventi diritto al voto è stato molto basso e non può avallare la pretesa del governo di legittimare l’insediamento dell’ANC nei prossimi giorni.

La stampa canaglia, la cui unica missione è quella di mentire e manipolare senza scrupoli la coscienza pubblica, non dice niente sulle condizioni in cui i venezuelani sono andati a votare. Peggio ancora nella sua totale decomposizione morale, il quotidiano “El Pais” nave ammiraglia del terrorismo mediatico, dimentica che il 21 febbraio 2005 intitolò “Sì pieno per la costituzione europea” con una partecipazione del 42% degli spagnoli. Risultato raggiunto in un clima di completa tranquillità senza guarimbas(1) né sicari liberi per le strade. Ma dodici anni dopo quello che in Spagna definivano “Sì pieno” oggi si trasforma in una critica alla violenza e all’astensionismo per la “Costituente di Maduro”.

Non dicono niente questi “house organ” del capitale sul fatto che la loro tanto ammirata Michelle Bachelet ottiene la presidenza nel 2013 con elezioni che registrano la partecipazione del 41,9% degli iscritti al registro elettorale e che alle elezioni municipali dell’anno scorso in Cile, la partecipazione fu ancora minore: 34,9%.

In Colombia, Juan M. Santos fu eletto al ballottaggio con il 47% di partecipazione dei votanti e che il “referendum per la pace” all’inizio del 2016, la partecipazione per decidere una questione così cruciale, fu solamente del 38%; o che Bill Clinton fu rieletto nel 1996 con elezioni a cui prese parte solo il 49% dei registrati abilitati al voto e il suo successore G.W. Bush fu eletto con il 50,3%; era in gioco la presidenza degli Stati Uniti d’America.

Per finire, eccellente il livello di partecipazione nonostante le circostanze e il totale fallimento della strategia della destra per sabotare l’ANC. Questo sicuramente intensificherà l’azione della frazione terroristica dell’opposizione, il cui disprezzo per le regole democratiche è insanabile ora che ci saranno le elezioni dei governatori previste per dicembre 2017 e le Presidenziali per il 2018. Ma a questa “elites di banditi” come il laburista britannico Lasky chiamava la classe dirigente fascista europea, i cui discendenti devastano ancora oggi il Venezuela, tutto ciò non interessa. Vogliono porre fine al chavismo, esortati dai loro padroni e finanziatori del nord e per questo sono disposti a fare qualsiasi cosa, a violare ogni norma etica. Toccherà a un ri-legittimato governo di Nicolas Maduro, porre fine senza indugi all’ala terroristica dell’opposizione e ripristinare l’ordine pubblico e la vita di ogni giorno. Senza questo sarà impossibile rilanciare il progetto bolivariano. 

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Romina Capone e Alessio Decoro]

___

1 Tattica dell’opposizione venezuelana che comprende violente mobilitazioni nelle strade, spari con armi da
fuoco nel tentativo di provocare una reazione repressiva da parte del governo.

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