Nápoles condena otro intento de golpe en Venezuela

L'immagine può contenere: 13 persone, tra cui Yasmín Faundez Gonzalez GavilánASAMBLEA DE SOLIDARIDAD CON VENEZUELA EN NÁPOLES CONDENA INTENTO DE GOLPE DE ESTADO CONTRA LA REPÚBLICA BOLIVARIANA DE VENEZUELA

El movimiento de solidaridad con la Revolución Bolivariana en la ciudad de Nápoles, así como todas las asociaciones, activistas e intelectuales que se reúnen en la Asamblea de Solidaridad, REPUDIAMOS el intento de golpe de estado perpetrado contra esta nación soberana e independiente, contra su legítimo Presidente Nicolás Maduro y contra las contínuas propuestas de diálogo y llamado a la Paz, que ha realizado el Pueblo.

Denunciamos la autoproclamación antidemocrática y anticonstitucional del parlamentario Juan Guaidó, quien ha encabezado estas manifestaciones violentas, bajo manipulación abierta y descarada del imperialismo norteamericano.

Exijimos que se respete la voluntad del pueblo de Venezuela y su libertad a decidir sobre su destino y la resolución de sus conflictos internos.

Basta injerencia en la Tierra de Bolívar – Respeto a la Carta Magna.

Condenamos el uso de la violencia, el llamado a las armas y el atentado contra la Democracia.

Denunciamos la manipulación mediática imperialista, y las mentiras difamatorias sobre la Fuerza Armada Bolivariana, quien ha dado sobradas muestras de apoyo al pueblo y al Presidente Nicolás Maduro.

Exigimos que la Unión Europea mantenga una posición de respeto y de no intervención ante la actual situación en la República Bolivariana.

Reafirmamos más que nunca nuestra solidaridad y el total apoyo al pueblo de Venezuela, al Presidente Nicolás Maduro y al legado del Comandante Chávez.

Napoli condanna l’ennesimo tentativo di golpe in Venezuela!

L’Assemblea di Solidarietà con il Venezuela Bolivariano a Napoli condanna il tentativo di colpo di stato contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela!

Il movimento di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana nella Città di Napoli, così come l’insieme delle associazioni, degli attivisti e degli intellettuali raccolti nella Assemblea di Solidarietà con il Venezuela Bolivariano, Condannano il tentativo di colpo di stato perpetrato contro questo Paese libero, sovrano e indipendente, contro il suo Presidente legittimo Nicolás Maduro e contro le continue proposte di dialogo e i reiterati sforzi per la pace che il popolo venezuelano ha avanzato.

Denunciamo la autoproclamazione, completamente antidemocratica e anticostituzionale, del
deputato Juan Guaidó, che si è messo a capo di queste manifestazioni violente, sotto la esplicita e
dichiarata manipolazione da parte dell’imperialismo nord-americano.

Esigiamo che sia rispettata la volontà del popolo del Venezuela e la sua libertà a decidere del suo
futuro e per la risoluzione delle questioni interne venezuelane.

Basta ingerenze nella Terra di Bolívar!
Rispetto per la Carta Magna!

Condanniamo l’uso della violenza, la chiamata alla sollevazione armata e all’attentato contro la
democrazia.

Denunciamo la manipolazione mediatica imperialista e le menzogne diffamatorie sulla Forza
Armata Venezuelana, che ha già dato prova di pieno appoggio al popolo e al Presidente Nicolás
Maduro.

Esigiamo che la Unione Europea mantenga una posizione di rispetto e di non intervento di fronte
alla situazione attuale nella Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Riaffermiamo ora più che mai la nostra piena solidarietà e il nostro totale appoggio al popolo del
Venezuela, al Presidente Nicolás Maduro e al lascito del Comandante Hugo Chávez.

(VIDEO+FOTO) Primo Maggio 2019 a Caracas

L'immagine può contenere: una o più persone, folla, testo e spazio all'apertodi Ciro Brescia 

Ovviamente i media mainstream imperialisti non hanno alcun interesse a mostrare le immagini del Primo Maggio a Caracas e, nella misura che vi riescono e possono farlo, le occultano.

Dare credito alle schiere di politicanti nei penosi programmi televisivi, ormai format internazionali del capitale che hanno come unico obiettivo l’idiotizzazione teledipendente, significa assorbire il veleno della disinformazione, che semina confusione, diversione e intossicazione delle coscienze e dei sentimenti. 

Programmi in cui si sciorinano discorsi confusi e privi di qualsiasi razionalità, dove le relazioni di causa/effetto sono cancellate ed annientate. Ma ciò che superficialmente può apparire un segno di forza, ad analizzarlo con lucidità, non è altro che la dimostrazione della debolezza della borghesia e della crisi del suo sistema imperialista.

Le larghe masse in Venezuela stanno dimostrando che le minacce di Trump e dei sui fans fascisti, si possono affrontare con dignità e a testa alta. Dimostrano che la condizione previa per instaurare il socialismo si basa sulla rivendicazione della propria sovranità di Patria Indipendente, che è ciò che ci hanno insegnato i partigiani italiani con la vittoriosa guerra di Liberazione dal nazifascismo il 25 aprile del 1945.

La cosiddetta “sinistra” che non riesce a vedere oltre l’orizzonte della società borghese, fondata sui miti del “libero mercato”, della “libera concorrenza”, del “diritto” fondato sulla “proprietà privata”, inevitabilmente finisce al carro dei reazionari. L’ipocrisia della falsa alternanza tra “centro-destra” e “centro-sinistra” è sotto gli occhi di tutti: fanno finta di litigare di giorno mentre si spartiscono il bottino che hanno razziato la notte; lo hanno fatto in Yugoslavia, in Libia, in Afghanistan, in Iraq, ci hanno provato in Siria, in Ucraina, ed adesso ci vorrebbero provare in Venezuela. Ma il gioco da bari, di cui pure sono esperti collaudati, gli riesce sempre più difficile, e quindi devono necessariamente diventare sempre più subdoli, violenti e perversi.       

I reazionari sono tigri di carta, oggi più di ieri, e la loro relativa forza si basa solo sulla relativa debolezza delle larghe masse e dei rivoluzionari che sono alla loro testa. Relative appunto, perché la prima è destinata ad esaurirsi e la forza delle larghe masse a prevalere mettendo alla prova e rafforzando i rivoluzionari che sono e saranno sempre più decisamente alla loro testa. 

Il Primo Maggio è la giornata internazionale della classe operaia, del popolo lavoratore, che più si organizza in senso rivoluzionario e più dimostra la propria forza autonoma ed indipendente, non solo socialmente, economicamente e politicamente, ma soprattutto ideologicamente dalla borghesia e dai suoi banalizzanti e superficiali luoghi comuni. 

Il popolo venezuelano è un esempio per tutti i popoli del mondo che lottano, con la coscienza e gli strumenti che hanno a loro disposizione e nella misura in cui sono capaci di procurarseli e costruirseli, per la propria emancipazione, liberazione ed umanizzazione. 

Il popolo venezuelano è un esempio anche per noi in Italia, perché il socialismo è ancora di più qui ed oggi in un paese imperialista piuttosto che in Venezuela, immediatamente una necessità storica ed è possibile instaurarlo concretamente, nonostante il palese tradimento di quelle forze che pur dicendosi appartenenti alla “famiglia socialista” in Italia come in Europa, hanno consumato alle spalle dei popoli che avevano con generosità dato loro fiducia.

La Rivoluzione Bolivariana vive in Venezuela ed è un esempio per i popoli del mondo!
Renderemo l’Italia un nuovo paese socialista!
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L'immagine può contenere: 4 persone, folla e spazio all'aperto

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(VIDEO) Il messaggio del Presidente Maduro al popolo statunitense

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Sono Nicolás Maduro, Presidente costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, voglio inviare un messaggio al popolo statunitense per allertarlo sulla campagna della guerra mediatica, comunicativa e psicologica che si sta sviluppando sui media internazionali e, soprattutto, sui media USA contro il Venezuela. È stata preparata una campagna per giustificare un colpo di Stato in Venezuela, preparato, finanziato e sostenuto attivamente dall’amministrazione Trump, proprio come già noto a tutta l’opinione pubblica.

È stata avanzata una campagna brutale di immagini false, di immagini truccate e montate: non credete a tutto quello che affermano i media degli Stati Uniti, ve lo dico con il cuore. Poiché non possono inventare che possediamo armi di distruzione di massa per invaderci, ora s’inventano ogni giorno qualche immagine, qualche notizia per giustificare un intervento in Venezuela, come un branco contro il nostro paese.

Mi appello alla tua coscienza, alla solidarietà, al risveglio della verità: evitiamo un nuovo Vietnam in America Latina. Se gli Stati Uniti intendono invaderci, troveranno un Vietnam peggiore di quanto abbiano mai immaginato.

Evitiamo la violenza, siamo un popolo di pace, orgogliosi della nostra storia e di Simón Bolívar e Hugo Chávez, siamo un popolo che ha una democrazia forte, un popolo che sta occupandosi dei problemi che sorgono ogni giorno come in qualsiasi società, un popolo che merita rispetto. Nel nostro paese ci sono le più grandi riserve certificate di petrolio al mondo e anche gli occhi di coloro che gestiscono l’Impero USA. Vogliono mettere le mani sul nostro petrolio come hanno fatto in Iraq e in Libia: il petrolio appartiene a noi. Stiamo certificando la prima riserva di oro al mondo, la quarta più grande riserva di gas al mondo: siamo un paese di grandi risorse energetiche, di grandi risorse naturali. È la pura verità sul perché dell’attacco incessante sul Venezuela.

Faccio appello quindi al risveglio della coscienza, della solidarietà negli Stati Uniti, a non consentire al presidente Donald Trump e al gruppo di estremisti che lo circonda, a John Bolton, Mike Pompeo, CIA e Mike Pence, a non permettere a questo gruppo di estremisti di imporre le loro menzogne contro il Venezuela, a non permettere il colpo di Stato che sostengono e vi chiedo di appoggiare il popolo venezuelano nella sua lotta per la democrazia.

Mi aspetto molto da te, cittadina e cittadino degli Stati Uniti: qui in Venezuela avete un fratello.

Sono un ammiratore della storia degli USA e, inoltre, ne so molto. Ho guidato personalmente per le strade di Boston, Philadelphia, Baltimora, New York e Washington; conosco profondamente e dal basso gli Stati Uniti e voglio avere rapporti di rispetto, di vicinanza, di stretta cooperazione con gli Stati Uniti.

Gli USA sono molto più grandi di Donald Trump, molto più grandi.

Desidero avere buoni rapporti e risolvere i nostri problemi. Serviamoci della via della diplomazia, della pace: esigo rispetto per il Venezuela e chiedo il sostegno del popolo degli Stati Uniti affinché si eviti un nuovo Vietnam e soprattutto qui in America latina.

Chiedo la pace e chiedo rispetto, sono sicuro che percorreremo questo storico cammino, perché siamo sulla strada giusta della Storia, perché ci troviamo sul lato corretto nella Storia.

Grazie mille!

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Antonio Cipolletta]

Napoli 1feb2019: In piazza con Maduro e la Rivoluzione Bolivariana!

L'immagine può contenere: una o più persone, folla, testo e spazio all'aperto***Appello di solidarietà al Venezuela Bolivariano***

***Costruiamo un presidio largo, unitario e partecipato a sostegno del popolo venezuelano!***

In questi giorni stiamo assistendo a uno dei più duri attacchi orchestrati dai gruppi imperialisti statunitensi contro il Venezuela Bolivariano e il suo presidente, Nicolas Maduro Moros. Ai tentativi di rappresaglie armate e tentativi eversivi si è aggiunta anche la vile provocazione dell’autoproclamazione a presidente del Venezuela da parte del parlamentare dell’opposizione Juan Guaidó. A questa sparata dimostrativa hanno fatto eco gli Stati Uniti d’America e altri paesi loro accoliti che hanno riconosciuto la carica che Guaidó si è attribuito da solo davanti ai suoi.

In risposta a quest’azione provocatoria, il presidente Maduro, davanti a centinaia di migliaia di venezuelani ha intimato a tutti i diplomatici statunitensi di abbandonare il Venezuela, perché mandanti di tutte le azioni di infiltrazione, boicottaggio e aggressione contro il popolo venezuelano. Un vero e proprio atto di sovranità popolare e contrasto alle scorrerie dei gruppi imperialisti in Venezuela!

A fronte dei tentativi di destabilizzazione golpista e terrorista orchestrati dagli USA contro il Venezuela e in sostegno alla Rivoluzione Bolivariana, chiamiamo i compagni e le compagne dei movimenti sociali, popolari e progressisti della città di Napoli alla costruzione di un presidio di solidarietà per venerdì 1° febbraio alle ore 15.30 in piazza Municipio.

In quest’occasione richiederemo al Sindaco della città di Napoli una presa di posizione pubblica in Solidarietà con il Governo Bolivariano, con il suo presidente Nicolas Maduro Moros, per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli, e consegneremo una lettera che stenderemo al Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli da inviare a Caracas.

Avanti compagne e compagni!
La solidarietà è un’arma, usiamola! Facciamo in modo che il sostegno al popolo venezuelano rafforzi la strada per costruire la Rivoluzione socialista a casa nostra, nel nostro paese, questo il miglior contributo che possiamo dare alle masse popolari venezuelane per combattere il nemico imperialista e mettere in piedi la società del futuro, il Socialismo!

Inviare adesioni e contributi ad ass.resistenza@gmail.com
oppure con messaggi e post alla pagina evento del presidio

*Aderiscono*
Albainformazione
Associazione Resistenza
GalleRi Art
Gruppo di volontariato NIKA
Partito dei CARC – Federazione Campania
Usb Caserta

Solidarietà al governo bolivariano del Venezuela!

L'immagine può contenere: 9 persone, persone che sorridono, spazio all'apertodi (nuovo)pci

26 gennaio 2019

Solidarietà al governo bolivariano del Venezuela!

I reazionari sollevano pietre che ricadono sui loro piedi

In Venezuela la destra agli ordini dai gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei ha lanciato un nuovo grave attacco contro la rivoluzione bolivariana. Nelle prime ore del 21 gennaio un piccolo gruppo di reazionari, legato a un comando di zona della Guardia Nazionale Bolivariana, ha preso d’assalto una sede del distaccamento per la sicurezza urbana nel Municipio Sucre. In quell’occasione gli assalitori hanno sottratto armi da guerra e sequestrato quattro ufficiali del distaccamento. Gli attentatori si sono poi diretti contro la sede dell’unità speciale di sicurezza a Cotiza, ma qui hanno trovato una ferma resistenza da parte di ufficiali e soldati che li hanno catturati e hanno recuperato le armi rubate.

A seguito del tentativo di aggressione alle istituzioni bolivariane, la Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB) ha diffuso un comunicato in cui ha denunciato l’azione come frutto di una manovra di gruppi di destra tesi a destabilizzare il paese e ha affermato con forza che tutte le unità operative delle FANB, i suoi reparti e le sue istituzioni educative, operano sotto il pieno controllo del comando centrale e sono fedeli alla Costituzione e alla Repubblica.

Nell’ambito dello stesso attacco, il 23 gennaio, il leader dell’opposizione di destra Juan Guaidò si è autoproclamato presidente del Venezuela, nel tentativo di delegittimare il governo bolivariano del presidente Maduro. Questa provocazione è stata contrastata dal Tribunale supremo e dallo stesso presidente Maduro, il quale in un discorso davanti a centinaia di migliaia di venezuelani ha annunciato che ha rotto le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti dando 72 ore di tempo al personale diplomatico per abbandonare il paese, quali mandanti delle provocazioni e dei tentativi di destabilizzazione del paese.

Sono anni che la comunità internazionale dei gruppi imperialisti americani, sionisti ed europei cerca di far naufragare il movimento bolivariano che Hugo Chavez ha promosso a partire dal 1999 in Venezuela e nel quale ha coinvolto altri paesi dell’America Latina. Il governo Maduro, dopo la morte di Chavez nel 2013, ha continuato la sua opera. I gruppi imperialisti non hanno scrupoli: guerra economica e finanziaria, sabotaggi, campagne diffamatorie, attività eversive, disordine sociale, un colpo di Stato strisciante, tanto più aperto quanto meno ha successo.

Attualmente l’obiettivo di imperialisti e controrivoluzionari è quello di eliminare il Presidente Nicolas Maduro e il suo governo, soffocare le organizzazioni popolari mobilitate dall’iniziativa antimperialista di Chavez e installare un governo sottomesso alla comunità internazionale dei gruppi imperialisti. L’obiettivo immediato è quello di creare nel Paese un clima di caos, di insicurezza, di paura rendendo precari il rifornimento di beni e la prestazione di servizi essenziali, diffondendo nel Paese attività violente e criminali, ampliando la corruzione, alimentando in ogni modo la sfiducia nella capacità del governo di venire a capo dei problemi della popolazione e di difendere le conquiste realizzate.

È una strategia oramai abituale dei gruppi imperialisti contro governi e regimi che non assecondano i loro interessi. Cercano di creare il clima adatto a un intervento militare, sia dall’interno che dall’esterno del paese. In questo clima la cacciata dei corpi diplomatici statunitensi è un passo importante sulla strada della sovranità del popolo venezuelano e di contrasto alle scorrerie e alle intimidazioni che i gruppi imperialisti portano avanti in tutto il mondo.

Noi comunisti italiani, organismi e individui della Carovana del (nuovo) Partito Comunista Italiano, esprimiamo la nostra massima solidarietà al governo Maduro e sosteniamo i compagni venezuelani nel processo rivoluzionario per trasformare il loro Paese e guidare le masse popolari venezuelane a prendere il potere e sconfiggere definitivamente le vecchie classi dominanti e la comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. Auguriamo che la ferma risposta al colpo di Stato si trasformi in rafforzamento e progresso della rivoluzione.

Noi portiamo la nostra solidarietà nel modo più alto che esiste per farlo: costruire giorno dopo giorno la rivoluzione socialista in Italia. Il V Congresso Nazionale del Partito dei CARC, partito fratello del (nuovo)PCI, che proprio oggi si apre a Firenze e a cui va il nostro saluto, è parte di essa. Far avanzare la rivoluzione socialista nel proprio paese è il maggiore contributo che possiamo dare alla lotta delle masse popolari venezuelane e alla rinascita del movimento comunista in Venezuela e nel mondo. Il primo paese imperialista che romperà le catene del sistema imperialista mondiale, mostrerà la via e aprirà la strada anche alle masse popolari degli altri paesi!

La visita di Maduro in Cina

L'immagine può contenere: 12 persone, persone che sorridono, persone in piedidi Rete “CaracasChiAma”

#Venezuela Il presidente Maduro, ha sottolineato il successo della sua visita ufficiale in Cina, dove sono stati firmati 28 accordi nel settore petrolifero, economico e sociale.

 
“Abbiamo firmato impegni finanziari per la crescita della produzione di petrolio, della produzione di oro e per investimenti in oltre 500 progetti di sviluppo in Venezuela”, ha affermato.
 
Durante il suo soggiorno, il Capo dello Stato ha avuto una serie di incontri politici e diplomatici con le più alte autorità del gigante asiatico.

“Abbiamo avuto 3 ore e mezza di lavoro continuo con il presidente Xi Jingping, aprendo una nuova era nel rapporto tra i due paesi”, ha sottolineato.
 
Ha anche ricordato che venerdì ha tenuto riunioni di lavoro con il presidente dell’Assemblea popolare nazionale cinese, Li Zhanshu e con il primo ministro Ly Keqiang per valutare gli accordi che sono stati raggiunti.
 
Ha ribadito che il programma di ripresa economica, crescita e prosperità è iniziato con successo ed è stato sostenuto dal management cinese, dal presidente Xi Jinping e dalle istituzioni bancarie e di cooperazione internazionale.
 
“Questa visita rilancia il rapporto tra Cina e Venezuela in un momento chiave, stimola fortemente il processo di crescita dei 16 motori produttivi del programma di governo venezuelano e dà anche grande stabilità a tutto ciò che ha a che fare con il processo di produzione petrolifera”, ha detto.

Maduro se reunió con dirigentes de las Comunas y Consejos Comunales

Risultati immagini per comuna o nadapor Prensa Digital MippCI

Cumpliendo con el segundo ciclo de diálogo, el Presidente de la República Bolivariana de Venezuela, Nicolás Maduro Moros, encabezó la jornada de trabajo con los dirigentes de las comunas, Consejos Comunales y todo el Poder Popular venezolano, realizada este jueves en la plaza Bicentenario del Palacio de Miraflores.

Los Consejos Comunales son instancias de participación, articulación e integración entre los ciudadanos y sus organizaciones comunitarias.

Asimismo, las comunas son órganos de integración y articulación de los consejos comunales, encargadas de atender los problemas macros de la comunidad.

En esta nueva jornada de trabajo con el poder popular, Comunas y Consejos Comunales, junto con el Presidente Maduro, diseñaron estrategias que permitirán al Gobierno Nacional, avanzar en soluciones políticas, económicas y sociales.

En este sentido se despliegan las Frases del Mandatario Nacional durante el encuentro:

  1. Las propuestas para los comuneros, son ideas comprometidas, los altos mandos públicos deben de aprender a ser como los comuneros y las comuneras, diligentes, humildes y comprometidos con el pueblo.
  2. Necesitamos convertir la ética comunera, la practica comunera, en una escuela revolucionaria para el buen gobierno.
  3. No solo hace falta hacer un buen gobierno, hace falta hacer un gobierno que haga la revolución hacía el futuro.
  4. Hoy por hoy, no hay en Venezuela, un venezolano que no conozca la importancia de pertenecer a un Consejos Comunal, para convertirse en gerentes de su economía y en todos los ámbitos sociales.
  5. La tarea que yo le di a los dirigentes de los Consejos Comunales entre los años 2016 y 2017, fue que asumieran los CLAP para que le garantizarán los alimentos a sus vecinos; Los CLAP son todo un éxito y le garantizan la alimentación a las familias del pueblo venezolano.
  6. Me comprometo a hacer una larga sesión de trabajo una vez al mes con todos los comuneros, para revisar el Plan de las Comunas; para tener un plan hace falta tener una agenda de gobierno, vamos a reactivar el Consejo Presidencial con nuevos cuadros, necesitamos una agenda permanente de avance de toma de decisiones, de mejoría, rectificación con un impacto estadal, regional y sectorial, esta sería la agenda de trabajo rumbo al 2025.
  7. Tenemos los bancos comunales, para el financiamiento de las comunas y sus ahorros, vamos a implementar el Petro a través de los bancos comunales, en el marco del Plan de Ofensiva Económica Social que lanzaré la próxima semana para darle las respuestas que el pueblo necesita, el Petro a través de los bancos comunales ofrecerá una nueva vida económica.
  8. No olvidemos impulsar el Plan de Siembra Comunal, para lo que he aprobando 2 billones 480 mil millones de bolívares, para aumentar de 53 mil hectáreas a 200 mil hectáreas el Plan Siembra Comunal, en todo el País.
  9. El Plan Textil Comunal, para esto he aprobado 4 millones de dólares, para llegar a más de 1 millón de kit escolares, que serán utilizados por los estudiantes en este nuevo año escolar, estos uniformes son hechos por los comuneros.
  10. Plan de Artículos y Aseo Personal para ampliar los CLAP a nivel nacional, un millón de artículos de limpieza, para eso he aprobado 3 millones de dólares, para completar las importaciones de materia prima y avanzar en el campo productivo para crear los productos de aseo personal.
  11. Vamos a regularizar y estabilizar el remarcaje criminal de los precios y eso lo puede hacer los dirigentes comuneros, crearemos la acreditación de los fiscales CLAP; el nombramiento y acreditación de los oficiales comuneros de los CLAP para que se desplieguen en el país para evaluar y tengan el control de los precios; los oficiales comuneros acreditados se encargarán de mejorar el sistema de distribución y precio justo, y así Venezuela se va recuperando de la guerra económica.
  12. Tenemos entre la agenda las casas de alimentación, debemos proponernos la activación de las casas de alimentación, comedores de escuela, centro de recuperación nutricional, para esto he aprobado más de 1 billón de bolívares, para expandir las casas comunales.
  13. También tenemos entre las propuestas de nuestra agenda la activación de la Gran Misión Vivienda Venezuela y la Gran Misión Barrio Nuevo, Barrio Tricolor, los comuneros deben fijar las pautas y volver a retomar los niveles de construcción y autoconstrucción que tuvimos hace unos años, para consolidar el hogar popular.
  14. Estoy dispuestos a entregar la Gran Misión Barrio Nuevo, Barrio Tricolor a los comuneros del país, dispónganse las medidas administrativas para que los comuneros se empoderen de esta importante Misión.
  15. Le he pedido a todos los alcaldes, que sean gerentes y no dejen que se paralice el transporte, pido apoyo a los gobernadores, alcaldes y comuneros, vamos hacer una revolución en el transporte.
  16. El Comandante planteó una democracia participativa y democrática, una democracia socialista donde la soberanía popular resida y viva permanentemente en el pueblo, esa es nuestra ideología, nuestros principios, la democracia protagónica basada en valores y cultura del pueblo, en un pueblo con consciencia que sepa hacer el auto gobierno popular.
  17. En Venezuela decimos frente a la derecha antipopular, neoliberal, si se puede un modelo distinto, si se puede, si es posible una democracia distinta, ejerzamos el poder soberano participando en los consejos comunales, para expandir las comunas y avanzar en las ciudades comunales.
  18. Estamos comprometiéndonos a realizar una reunión mensual, para eso le pido un plan de crecimiento y expansión de las comunas; Para el 2019 habrán 3 mil comunas trabajando con el pueblo, cumpliremos con las metas del Comandante Chávez.
  19. Si la derecha golpista se atreve a acabar con la Revolución Bolivariana sería el principio del fin para toda la derecha, lo digo a tiempo a todos los imperialistas, no toleraremos más injerencia, yo quiero paz reconciliación y diálogo y estoy dando todos los pasos.
  20. Han salido en libertad a petición mía 79 ciudadanos y gracias a la Comisión de la Verdad de la ANC, personas que estaban procesadas judicialmente por las leyes del país, activistas de derecha que estuvieron en las guarimbas.
  21. Llamo a una gran pacificación, a la paz entre todos los sectores del pueblo venezolano, la semana que viene seguirán las medidas de beneficios y libertad para los políticos incursos en actos de violencia y delitos cometidos en años anteriores.
  22. Vamos activar los planes de las comunas productivas, vamos a retomar la agricultura urbana en cada barrio en cada comunidad.
  23. Es tiempo de expandir las fuerzas comunales, vamos a expandir las milicias revolucionarias en los barrios y fábricas del país y así llegar a un millón de milicianos y milicianas armados en todo el país; el 13 de abril de 2019, tendremos un millón de milicianos en el territorio nacional.
  24. Pido una reforma del Código Penal, para implementar la mayor pena a aquellas personas que asalten las instituciones educativas de la nación.
  25. Hago entrega al Canciller Jorge Rodríguez la replica del sable utilizado por el Libertador Simón Bolívar, durante la batalla de Carabobo, por la libertad y la dignidad de Venezuela.

 

Pdvsa instala siete mesas de trabajo para recuperación de producción

JPEG - 190.8 KBpor ALBAtv

Presidente Maduro llamó a elevar la producción

Este miércoles fueron instaladas siete mesas de trabajo para afinar estrategias que permitan la recuperación de producción de Petróleo de Venezuela (Pdvsa).

Estas mesas de trabajo, se discutirán los procesos de producción, refinación, planificación y modelo de gestión, logística, investigación y tecnología, gas e injertos socialistas, refiere nota de AVN.

Este martes, el presidente de la República, Nicolás Maduro, sostuvo un encuentro con la clase trabajadora de Pdvsa, con el objetivo de elevar la producción y consolidar una industria socialista para que la estatal petrolera responda a las necesidades del país y exigencias del mercado internacional.

Durante el encuentro, el Jefe de Estado llamó a los trabajadores a “hacer una revolución dentro de Pdvsa y esa revolución solo la pueden hacer los trabajadores, la clase obrera, los profesionales. Les entrego el poder en sus manos para que hagan la revolución productiva y hagan la transformación socialista de Pdvsa“, dijo.

Comer primero, luego la moral

Risultati immagini per marcha chavistapor Néstor Francia 

ANÁLISIS DE ENTORNO – RESUMEN SEMANAL 20/04/18

AL 27/04/18

COMER PRIMERO, LUEGO LA MORAL

No se puede poner en duda el extraordinario esfuerzo que están haciendo el presidente Maduro y el Gobierno Bolivariano para superar la tormenta en la cual estamos metidos. El de Maduro es un admirable ejercicio de creatividad, entrega total, resistencia y habilidad política. Por otro lado, es también digna de encomio la batalla que libra la militancia revolucionaria por mantener la moral en alto y luchar a brazo partido en defensa de la Patria y la Revolución Bolivariana. Al César lo que es del César, a Dios lo que es de Dios, al pueblo lo que es del pueblo y honor a quien honor merece.

Bien, esto no puede ser óbice para ocultar la realidad de los sufrimientos que está padeciendo el pueblo venezolano. Para que no se crea que estamos haciendo una aproximación teórica, conviene relatar lo que vivimos un par de días atrás en las complejas calles de Caracas. En el camino hacia el antiguo edificio La Francia, ahora sede de las comisiones permanentes de la ANC, nos topamos con tres ciudadanos, dos de ellos chavistas conscientes que votarán sin duda por Maduro y otra una señora de origen pobre y seguidora de Chávez cuando estaba físicamente presente, y quien nos dijo que va a votar por Henry Falcón. Los tres tienen algo en común: están padeciendo de los males que derivan de la brutal y constante alza de los precios de productos de consumo prioritario, de la angustiosa escasez de medicamentos, de las constantes fallas de los servicios públicos, de contemplar la herida del descontento (que no se expresa necesariamente en rabia, en muchos es sobre todo en desaliento) que asoma en los rostros de tantos venezolanos.

Luego, al llegar a la oficina, una trabajadora, con faz depresiva, dio continuidad al rosario de quejas e inconformidad, a lo cual otros hicieron coro. Después el jueves nos tocó participar en un operativo de constituyentes de estados centrales. Lo mismo: el lamento, el acuciante tema de los precios, acompañado además de otras críticas a ejecutorias del partido, de gobernadores y alcaldes. En todos estos días tuve la amarga sensación de vivir en un valle de lágrimas. En fin, estoy seguro de que el lector sabe bien de qué estoy hablando.

Le comentamos estas vivencias a un colega constituyente y nos respondió que el problema era el bajo nivel de conciencia en amplios sectores del pueblo. Creemos que lleva razón, pero no dejamos de recodarle una memorable frase de un personaje de la “Opera de tres centavos” (Macheath de “Dreigroschenoper”) del dramaturgo socialista alemán Bertolt Brecht: “Erst kommt das fressen, dann die Moral” (“Comer primero, luego la moral”). El pueblo venezolano, en su dura situación económica, no parece muy dispuesto a escuchar argumentos elaborados sobre las razones de su sufrimiento, dedica casi todas sus energías a resolver la papa, entre otras necesidades insatisfechas. Tiene que comer, antes que nada.

Acaso todavía no ha llegado a la dramática cota que sugiere el verbo que usó Brecht (“Fressen”, en alemán, se refiere a la forma en que comen los animales, una traducción más cercana sería devorar, tragar, zampar, a diferencia del verbo “Essen”, comer), pero no debe estar muy lejos.

En cuanto a esto último, digamos que a la señora a la cual nos referimos más arriba, que votó por Chávez y por Maduro, y expresa -con el hambre atenuando su voz desde la pobreza- que ahora lo hará por Falcón, no tuvimos el impulso de responderle con los argumentos que habrá escuchado mil veces y que no aligeran su desconsuelo: el Imperio, la guerra económica, el sabotaje, la independencia, la defensa de los logros. Más bien quisimos entrar por la puerta de atrás y nos dimos a explicar por qué no votar por Falcón. La señora guardó un silencio que solo esperamos haya sido reflexivo.

Esta situación anímica de buena parte del pueblo contrasta con la alegría y el optimismo desbordante que se percibe en los actos del chavismo militante. A decir verdad, los chavistas tenemos razones para sentirnos positivos. Nos asiste la certeza de que nos pertenece la verdad histórica, de que formamos parte de una estrategia humana contra tantos siglos de inequidad, de abusos, de crueldad, de exclusión, somos portadores de un sueño de siglos y estamos conscientes de que, más allá de las grandes dificultades, representamos un brillante faro para todas las fuerzas antiimperialistas y progresistas del mundo. Somos luz, mas eso no es todo.

En nuestro caso, no nos preocupa tanto lo que pueda ocurrir el 20 de mayo, sin restarle en lo absoluto importancia a esa elección. Pero como hemos dicho más de una vez, el mundo no se acaba ese día ¿Y después? ¿Habrá tiempo de enderezar el rumbo y sensibilizar a la mayoría antes de que el cántaro reviente? No olvidemos que el chavismo, esa gran vanguardia social del pueblo venezolano, es una de las tres minorías que conforman el conjunto de la sociedad venezolana. La oposición es otra minoría y la primera minoría, según todos los estudios serios, son aquellos que se autodefinen como no alineados, que representan poco más del 40% de la población. Los alineados con el chavismo y la oposición rondan, cada segmento, 30%. Es decir, que no nos engañen nuestra alegría y nuestro optimismo, es un sentimiento que solo comparten 3 de cada 10 venezolanos, en diversos grados. Los otros siete viven distintos matices y manifestaciones de la inquietud, lo que comprueba a diario cualquier chavista de a pie, de esos que patean las calles y se codean constantemente con los más vulnerables Esta relación debería cambiar inversamente si queremos hacer realidad los postulados máximos del Plan de la Patria, si queremos alcanzar el punto mínimo de estabilidad que nos ubique en el momento del no retorno.

En lo que respecta al evento electoral, si se mantienen las condiciones actuales, la victoria de Maduro es segura, aunque el resultado general sería aún una incógnita, más allá de las encuestas optimistas de Hinterlaces ¿cuántos votos sacará la oposición, a cuánto llegará la abstención? Y en otro orden de ideas: ¿Habrá la posibilidad de que se concrete un plan de sabotaje contra las elecciones? ¿Se mantendrán los candidatos opositores en la liza? Hay otras posibilidades que no vamos a descartar. Veamos.

En los últimos días ha habido señales de que es posible que los dos candidatos principales de la oposición, Henry Falcón y Javier Bertucci se unan en una sola candidatura, más probablemente la de Falcón, lo cual potenciaría las posibilidades de ese candidato, sobre todo porque podría significar un aliciente para sectores de la base social opositora que hasta ahora se decantan por la abstención. Por eso es correcto el llamado del dirigente socialista Diosdado Cabello en el sentido de que la campaña electoral de Maduro debe reforzarse aun más. El triunfalismo es peligroso.

El candidato Bertucci se mostró abierto en la semana que culmina a una candidatura única para las presidenciales del 20 de mayo: “Ya el señor Henri Falcón y yo nos reunimos y conversamos”, sostuvo Bertucci en una rueda de prensa, en la que señaló que se trató de un encuentro de los dos equipos de campaña que calificó de cordial y en el que no se descartó la posibilidad de la unificación de las candidaturas. Bertucci agregó que

“En política no se cierran puertas. Tenemos las puertas abiertas y la mesa con café y los puentes tirados entre el señor Henri Falcón y yo” y señaló que están “abiertos a sumar candidaturas, fuerzas que realmente sirvan para una victoria”. Si esta unificación ocurriese, habría que sacar nuevas cuentas y no despreciar, por supuesto, los cambios que un hecho como ese introduciría en el escenario.

No se puede descartar, igualmente, que ante la inminencia de una derrota avasallante, los candidatos opositores decidieran, de común acuerdo, retirarse de la contienda. Ya empezaron las sempiternas denuncias de ventajismo de parte de la candidatura bolivariana. Bertucci ha seguido a Falcón en esas acusaciones. El candidato ultraconservador evangélico ha dicho que “Estamos hablando de ventajismo de un candidato que sale cada rato haciendo actos oficiales que no debería hacer como candidato, y sale dando pensiones, teniendo acciones de presidente siendo candidato… Se supone que se separó de su cargo presidencial, entró a ser candidato y como candidato vamos a igualarnos en condiciones”. Bertucci advirtió que si continúa el boicot que dice que sufren sus eventos por todo el país dará una rueda de prensa para anunciar su retirada de la contienda, una decisión que según él debería seguir el resto de los aspirantes opositores porque “No podemos participar a todo costo: si esto sigue así yo tendré que reunirme con los cuatro candidatos y retirarnos, porque si no vamos a respetar todas las garantías y el documento que firmamos en el CNE entonces yo tengo que retirarme con los demás candidatos” .

Por supuesto, una decisión como esa reforzaría los planes de sabotaje al proceso electoral que ya arrancaron con el llamado del “Frente Amplio Venezuela Libre” y de otros factores de la derecha a la abstención. A esto hay que sumar hechos como la fuerte presión internacional contra las elecciones y el atentado que supuestamente sufrió un miembro del comando de campaña de Bertucci en un evento público de esa candidatura.

¿Es posible que se desate una espiral de violencia antes de las elecciones o hechos de índole terrorista que afecten el éxito de la convocatoria electoral, o amenazas de violencia contra los electores para elevar artificialmente el porcentaje de abstención? Por supuesto que sí, todo es posible, pero las condiciones actuales no favorecen esa posibilidad.

La más reciente convocatoria del “Frente Amplio Venezuela Libre” ha sido un sonoro fracaso. Este sector convocó a protestas focalizadas este viernes que resultaron un fiasco, como era de preverse. No convocaron esta vez a una sola manifestación, seguros como estaban que sería un visible chasco y pensando que protestas por pedacito facilitarían la manipulación mediática.

Si leemos entre líneas el reporte que hizo la agencia de derechas EFE de esas “protestas”, constatamos que solo movilizaron a puñados de militantes de los partidos de derecha, a pesar de haber sido anunciadas con más de una semana de anticipación. Según EFE, “El opositor Frente Amplio Venezuela Libre llamó hoy a los ciudadanos a manifestarse durante dos horas a partir de las 07.00 hora local (11.00 GMT) del próximo viernes (n.a.: 27 de abril) para reafirmar las protestas que se han realizado recientemente “por la severa crisis social y económica que los agobia”: “La protesta del día 27 es una reafirmación de las protestas que se han desarrollado y se siguen desarrollando en el país, no estamos convocando una nueva protesta”, anunció en rueda de prensa Nicmer Evans, integrante del movimiento. Evans agregó que con la convocatoria se busca “una referencia de fecha para que hagamos una concentración del esfuerzo a través de una red del tejido social que conduzca de manera contundente a reafirmar la cantidad de protestas que se desarrollan en la sociedad civil de manera constante por diversos motivos”.

En el reporte directo de las protestas por parte de EFE, se percibe claramente el resultado: “Los educadores, estudiantes, sindicalistas, enfermos y otros sectores de la sociedad civil se han reunido en grupos de decenas de personas (sic) en algunas zonas de Caracas para protestar por los fallos en el servicio de agua, de electricidad, de gas, de transporte y por la falta de alimentos y medicinas… Una de las protestas en la capital venezolana fue liderada por el diputado opositor Miguel Pizarro, quien pidió a la empresa estatal Hidrocapital la restitución del servicio de agua para el barrio de Petare, la favela más grande de Latinoamérica… Pizarro, que se encontraba acompañado de unas 30 personas (sic), indicó ante periodistas que uno de los colegios del barrio no tiene agua desde hace un mes y que hay sectores que ‘pasan hasta tres meses’ sin el servicio… La falta de agua también fue el motivo de una protesta de un pequeño grupo (sic) de habitantes de la Urbanización Horizonte, en el este de Caracas”.

Así andan las cosas por ahora. Sea como sea, nosotros llamamos a los revolucionarios a tener los ojos y los oídos bien abiertos para ser caja de resonancia de los reclamos y preocupaciones del pueblo silvestre. La frase bíblica de “no solo de pan vive el hombre” testimonia más bien la importancia del pan (la comida, lo material) en la vida humana.

La Revolución sigue en peligro. En ese sentido, el lenguaje es sinuoso y no perdona. Eso queda claro en un reciente rap, liderado por la artista constituyente Rodbexa, que exige “que no muera la esperanza”. Si tú pides que la esperanza no muera, es porque sabes que la misma está enferma o herida, es una confesión de parte. Nosotros seguimos insistiendo en la necesidad de escuchar al presidente Maduro cuando afirma que “Con la victoria del 20 de mayo, lo juro, haré todos los cambios que Venezuela quiere y renovaré la revolución de raíz, revolución dentro de la revolución, lucharé contra los burócratas y contra los corruptos”. Decimos “Amén” y agregamos a esos males los del dogmatismo y el sectarismo.

¡Oye, Ramírez, el candidato es Nicolás!

por Néstor Francia 

Análisis de Entorno Situacional Político
Martes 23 de enero de 2018

¡Oye, Ramírez, el candidato es Nicolás!

Ciertamente, el “reto” de Rafael Ramírez a Maduro de medirse con él en primarias para definir el candidato presidencial del chavismo es poco menos que una ridiculez, la primera calificación que se nos vino a la mente. Lo es por al menos dos razones: una, porque en el PSUV no habrá primarias, algo que se sabe, tenemos muchas cosas que hacer para perder tiempo en eso, que corresponde más a un sector profundamente dividido y carente de liderazgo, como la MUD. La otra, que el candidato del chavismo será Nicolás Maduro, eso pueden garbarlo en piedra. Y no porque sea una imposición del propio Maduro ni porque no haya otros dirigentes del chavismo que puedan ser buenos candidatos (as) o presidentes (as). La candidatura de Nicolás es un imperativo histórico de la Revolución. Con ese gallo se ha de ganar o perder la pelea, no hay otra.

Ramírez desprecia y subestima a Maduro del mismo modo que la derecha y por razones parecidas, aunque para ello el hombre arme y esgrima todo una supuesta argumentación política en la que se juzga a sí mismo como el ungido portador del mensaje “puro” de Chávez. Lo que subyace en el fondo de todos los fondos es que para un “príncipe” como Ramírez es inaceptable que un hombre humilde, un chofer de bus, un trabajador común esté por encima de él en la jerarquía política. Y esto no lo decimos por pura ocurrencia, el supremacismo de Ramírez resuma en sus artículos, verdadera epifanía de la prepotencia pequeño burguesa que siempre lo ha caracterizado.

Ahora bien ¿por qué la candidatura de Nicolás Maduro? En primer lugar hay que decir que Nicolás es el líder máximo e indudable, hoy por hoy, de la poderosa vanguardia política y social de la Revolución que es el chavismo. Esa gran vanguardia, que será factor decisivo en cualquier desarrollo político en el futuro cercano del país, quiere, respeta y apoya a su líder, quien la ha conducido a varias victorias en medio de peligrosas tormentas, agresiones económicas y mediáticas, intentos de desmedida violencia, terrorismo en diversas modalidades, presión imperialista, conjura implacable de la derecha continental y mundial en general.

Igualmente hay que decir que Maduro, un trabajador incansable, ha demostrado admirables virtudes humanas y políticas. Ha sido un líder creativo, audaz, valiente, decidido. A comienzos de su mandato no eran pocos los que no daban medio por él, hoy casi todos, incluidos muchos de los dirigentes opositores, así no lo digan, no pueden sino mirarlo con respeto o al menos con avergonzada frustración ante la resistencia épica de este hombre, blanco de todas las formas del desprecio y subestimación. Nicolás se las va ganando todas, poco a poco, paso a paso, con paciencia de orfebre.


Es claro que cualquiera otra opción de candidatura que no fuera la de Maduro, acarrearía la división del chavismo y su segura derrota, electoral o de cualquier otro tipo. La unidad del chavismo en este momento pasa por Nicolás Maduro como candidato presidencial, otra cosa sería camino seguro al descalabro de la Revolución.

Nosotros no estamos diciendo, Dios nos libre, que Maduro es perfecto, bien se sabe que no lo es. Como todos nosotros, está inmerso en un aprendizaje, en una escuela complejísima, la escuela de la lucha social. Nicolás tiene defectos y errores, como los tuvo Chávez. Pero igualmente creemos que, al igual que en el caso del Comandante Supremo, en la balanza de sus acciones, el peso de las virtudes es muy superior al peso de sus defectos. En un buen ser humano, un buen político y un buen líder, en este momento de los mejores, si no el mejor. Las probables próximas victorias de esta Revolución solo podrán ser con Nicolás Maduro al frente; si no, nos las veremos negras, de eso se puede estar seguro.

Ahora, volviendo al tema de las descaminadas ideas de Rafael Ramírez, véase lo que este hombre plantea, y que lo hace parecer fuera de sí: “Si yo vuelvo al país, reto a Maduro a unas primarias, libres, con garantías, para definir quién hará frente al candidato de la derecha, quién será el candidato del Chavismo” ¿Será esto parte de un juego político intrincado y malicioso, con elementos que no manejamos, o una simple expresión de un megalómano, alguien tan preciado de sí mismo, que se ve empujado a estos desvaríos, probablemente con el impulso de algunos amigos interesados? No podemos saberlo, pero es claro de estamos ante una propuesta sin destino, en su sentido estricto.

También afirma Ramírez: “Si el presidente Maduro me ofrece las garantías necesarias, entonces volveré al país para recorrer el camino de Chávez, para hablar con el partido, con los dirigentes, para hablar sin ser censurado” ¿De qué garantías habla? Porque en este momento él está siendo investigado por la Fiscalía en vinculación con hechos de corrupción en PDVSA? ¿Acaso todo este montaje es solo una manera de huir hacia adelante?

Por otra parte, no podemos olvidar que hay factores que se definen como de izquierda que están haciendo oposición al Gobierno Bolivariano, y en esas instancias, tal como ocurre con la MUD, no hay liderazgos claros y hay muchos que compiten por sobresalir sobre los demás. Acaso Ramírez se incluye ahora en ese quilombo.

Para Ramírez habría otra opción; presentarse a las primarias, sí, pero las de la MUD. Pero para eso tendría que dejar de hablar de Chávez. Con el PSUV que no busque nada, el candidato de la Patria se llama Nicolás Maduro Moros.

Venezuela: contro chi lotta la Rivoluzione Bolivariana?

di Marco Teruggi – resumenlatinoamericano.org

Davanti a sé la rivoluzione ha un avversario politico nazionale in rotta: senza leadership popolare, con elezioni primarie tristi, solitarie e finali, partiti che sono fratelli coltelli, assenza di un discorso nazionale, dirigenti incoerenti castigati dalla loro base sociale, scene del ridicolo. Una destra tragicomica che non lascia luogo al riso a causa del suo bilancio di morte. Solo il tentativo insurrezionale di aprile-luglio ha lasciato 159 vittime, senza parlare delle forme di violenza, prediligendo il bruciare vive le persone, solo per il fatto di esser chaviste o povere.

Questo quadro è un’evidenza per tutti, in Venezuela e fuori. In primo luogo, per la stessa destra che ha incentrato la propria iniziativa nel viaggiare per l’Europa e gli Stati Uniti per ottenere – a volte la parola sembrerebbe essere “elemosinare” – appoggi diplomatici e più pesanti sanzioni economiche. I risultati stanno nelle fotografie con Angela Merkel, Enmanuel Macron, Mariano Rajoy, le dichiarazioni di Benjamin Netanyahu, e soprattutto l’offensiva pubblica statunitense, con il tour latinoamericano del vicepresidente e le dichiarazioni di Donald Trump.

L’ultimo avvenimento è stato il discorso di Trump davanti alla Nazioni Unite (ONU), in cui ha qualificato il Venezuela come “dittatura socialista” – inserito tra i “regimi piaghe del pianeta”, ha minacciato “più misure”, e ha fatto appello all’azione internazionale. “Più misure” significa dire attacchi, significa appesantire quelle che già sono state prese nel campo economico, che hanno come obiettivo assediare l’economia venezuelana, bloccarla e spingerla al fallimento.

Sanzioni significano anche la forza. Le dichiarazioni di Trump in merito alla possibilità dell’uso della forza militare contro il Venezuela datano poche settimane. Si è detto, non sarà un film di Capitan America o lo sbarco in Iraq – quanto meno è l’ipotesi più improbabile – ma esistono segnali che indicano che la variabile armata sia in marcia.

In primo luogo, per il quadro che si è prodotto all’interno, con lo sviluppo paramilitare, azioni violente come gli assalti alle caserme, bande di giovani addestrati agli scontri di strada e all’uso di armi artigianali e professionali. Quanta forza e che possibilità hanno nel campo di battaglia? Bisognerà verificarlo nel caso in cui quest’opzione venga attivata.

In secondo luogo, per movimenti come l’esercitazione militare “America Unita”, diretta dagli Stati Uniti, che avrà luogo alla frontiera tra Brasile, Colombia e Perù. Un attacco al Venezuela potrebbe venire dalla frontiera amazzonica meridionale, dalla frontiera andina – retroguardia e punto di avanzamento paramilitare – con la Colombia, dalla zona marittima settentrionale. L’evoluzione di queste possibilità, lontane eppure ogni volta più vicine, è relazionata ai negoziati e alle pressioni sui governi subordinati del continente. Prima delle dichiarazioni all’ONU, Trump si era riunito con i presidenti di Colombia, Brasile e Panama. La cospirazione non si nasconde.

Gli Stati Uniti hanno tutte le variabili sul tavolo. Possono attivarsi in base al corso degli eventi, alla necessità di influenzare il loro sviluppo – accelerarlo, ad esempio – alle condizioni e alle dispute interne ai fattori di potere dello stesso impero, e alle alleanze economiche, politiche e militari che potrà sviluppare Nicolás Maduro, in particolare con Russia e Cina.

Una cosa risulta chiara: la Rivoluzione lotta contro gli Stati Uniti e le grandi imprese petrolifere che operano nell’ombra. La battaglia del Venezuela è parte della disputa geopolitica globale.

*

“Se mi chiedete chi sia il nemico della pace e della sovranità del Venezuela, io vi dico Mister Trump, ma se chiedete chi sia il peggiore e più pericoloso nemico che ha il futuro del Venezuela, io vi dico il burocratismo, la corruzione, l’indolenza, i banditi e le bandite che hanno incarichi pubblici e non compiono il proprio dovere […], quelli che hanno incarichi pubblici e rubano al popolo, dobbiamo intraprendere una battaglia senza alcuna pietà contro di loro”.

Queste sono state le parole di Maduro nello stesso giorno in cui Trump ha parlato dinanzi all’ONU. Le ha pronunciate durante l’atto conclusivo della mobilitazione antimperialista realizzata a Caracas nella cornice del vertice di solidarietà internazionale. Sono state le più applaudite del suo discorso, un’evidenza – una in più – del fatto che la corruzione sia uno dei dibattiti più urgenti all’interno della Rivoluzione. Non è la prima volta che il presidente tocca la questione, era stata parte del suo discorso anche davanti all’Assemblea Nazionale Costituente (ANC) negli scorsi giorni.

Si tratta di un tema che inizia a prender spazio nel dibattito pubblico. È dovuto alla gravità del problema, ai tempi urgenti, alla sua complicità con la situazione di guerra/crisi economica, ai recenti episodi politici, in particolare con riferimento al caso della Fiscalía General. Non sembra possibile trovare soluzione al quadro attuale, economico e politico, senza attaccare la corruzione che sembra aver guadagnato terreno in maniera trasversale. È presente, ad esempio, nel potere giudiziario, nella Fascia Petrolifera dell’Orinoco, e nell’assegnazione delle valute per le importazioni.

Questi casi sono emersi dalle investigazioni aperte a partire dall’intervento della Fiscalía General. Il bilancio presentato sulla situazione da questo potere pubblico è che lì si è incistata una mafia per dieci anni. Vale a dire dal 2007, quando Hugo Chávez era presidente e le principali variabili della Rivoluzione erano in pieno sviluppo. Le radici della corruzione sono profonde e sono parte della spiegazione del perché, ad esempio, la produzione statale non raggiunge i suoi obiettivi, o perché non ci siano stati arresti nei tre mesi insurrezionali e ci sia stato bisogno di processi militari.

C’è di più: è uno dei punti di connessione tra il nemico esterno e il nemico interno. La strategia di attacco economico opera per creare e ampliare i fuochi di corruzione in aree e territori centrali dell’economia, per sabotare, frenare e far fallire. È il caso del petrolio, in cui l’obiettivo – in uno scenario di prezzi bassi che si mantiene dal 2014 – è far collassare l’industria attraverso la riduzione della produzione. Nel caso del Venezuela, in cui il petrolio garantisce circa il 95% delle entrate del paese, significherebbe soffocare ancor di più le possibilità economiche di importare e produrre.

Oggi questo è uno dei fronti principali della Rivoluzione. Con una battaglia complessa a causa delle ramificazioni che esistono all’interno dello Stato, per gli spazi di direzione, perché attaccare la corruzione significa produrre sommovimenti all’interno del processo che, già si sa, sono poi utilizzati dagli Stati Uniti, che benedicono e danno protezione a traditori e corrotti.

La conclusione è la simultaneità della battaglia: non si può combattere il fronte esterno e congelare la battaglia interna, che a sua volta è legata a quella esterna. La Rivoluzione si batte contro l’impero, la tradizione e la storia. Già lo diceva Chávez: non siamo davanti ad una passeggiata nel giardino delle rose.

[Trad. dal castigliano a cura di Giuliano Granato – intiyalhamuy@gmail.com]

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