Cuba, Venezuela e Bolivia uniti di fronte all’ONU

L'immagine può contenere: 3 persone, testoda Rete di Solidarietà “CaracasChiAma”

Ieri alla Assemblea dell’ONU i presidenti di Venezuela, Cuba e Bolivia hanno parlato contro la politica dei blocchi economici, delle invasioni, delle ingerenze, portate avanti dagli Stati Uniti d’America.

Il presidente cubano Díaz-Canel: “I principali problemi che affliggono il mondo sono il risultato del capitalismo, in particolare dell’imperialismo e del neoliberismo. L’egoismo e l’esclusione che accompagnano questo sistema, sociale e culturale favoriscono l’accumulo di ricchezza nelle mani di pochi a scapito della maggioranza e causano sfruttamento e miseria. L’attuale Amministrazione statunitense, in un nuovo sfoggio di politica imperiale, attacca il Venezuela con speciale ferocia. Ribadiamo il nostro assoluto sostegno alla Rivoluzione Bolivariana e al legittimo governo del presidente Maduro”.

Il presidente Maduro: “Porto la verità di un popolo combattivo, eroico, rivoluzionario. La voce di un paese che ha rifiutato di arrendersi all’ingiustizia. Ieri agli schiavisti coloniali, oggi agli schiavisti neocoloniali. Le porte del paese sono aperte, per una indagine indipendente e internazionale con un emissario dell’ONU che indaghi sul fallito attentato con droni del 4 agosto subita dal popolo e dalle sue autorità. Attentato preparato da autori che risiedono negli Stati Uniti e che hanno avuto l’approvazione delle autorità colombiane. Esorto i paesi della America Latina e dei Caraibi a non accettare la dottrina Monroe statunitense che tanti danni ha fatto nel 20° secolo”.

Il presidente socialista boliviano Evo Morales: “Respingo l’intenzione spudorata degli Stati Uniti di intervenire militarmente in Venezuela. I problemi interni dei venezuelani devono essere risolti dai venezuelani, senza alcun intervento esterno di alcun tipo o governo. Esorto il governo degli Stati Uniti a ritirare le misure unilaterali e illegali, che rappresentano una delle cause dell’attuale situazione economica della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Respingo il blocco economico illegale di Cuba da parte degli Stati Uniti. Il governo nordamericano ha l’obbligo di riparare finanziariamente il danno causato da queste misure al popolo cubano, di rispettare le risoluzioni dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e di togliere immediatamente il blocco contro l’isola”.

Bolivia: Morales denuncia assassinio del viceministro degli interni

Bolivia: ucciso il viceministro degli Interni. La denuncia e il dolore di Evo Moralesda lantidiplomatico.it

Rodrigo Illanes è stato sequestrato, torturato e barbaramente ucciso dai cooperativisti del settore minerario in protesta contro il governo.

«La morte del fratello viceministro Illanes, fa molto male, si tratta di un atto codardo… il sequestro, la tortura e la sua morte», con queste parole il presidente della Bolivia Evo Morales ha condannato l’assassinio del viceministro dell’Interno boliviano Rodrigo Illanes, avvenuto nella località Pandoro per mano dei cooperativisti del settore minerario che sono in protesta contro il governo.   

Il viceministro degli Interni era stato inviato per promuovere il dialogo tra il governo ed i cooperativisti sul piede di guerra perché il presidente Evo Morales ha promulgato una legge che permette la formazione di sindacati in questo settore, secondo quanto riportato dall’emittente satellitare TeleSur.

L’agenzia di stampa boliviana ABI informa che secondo i risultati dell’autopsia svoltasi sul corpo martoriato del viceministro Illanos, la morte sarebbe avvenuta per emorragia cerebrale e toracica.

Rodrigo Illanos è stato dapprima sequestrato, poi torturato e infine barbaramente ucciso. Il procuratore di La Paz, Edwin Blanco, ha affermato che il corpo del viceministro è stato ‘flagellato’ dai cooperativisti. 

Evo Morales ha affermato che «i veri cooperativisti minerari sono stati ingannati da alcuni dirigenti (…) quando vi sono in ballo interessi politici, non si tratta di rivendicazioni sociali ma di politica». Il presidente boliviano ha poi invitato a individuare il prima possibile gli autori materiali e intellettuali di questo efferato delitto.  

ONU: Maduro e Morales denunciano i disastri dell’imperialismo

da L’antidiplomatico 

Nei loro interventi alla 70a Assemblea Generale dell’ONU, Il Presidente venezuelano Nicolás Maduro e il suo omologo boliviano, Evo Morales hanno evidenziato come le guerre imperialiste siano il principale fattore dei problemi che affliggono l’umanità

Come riportato da Hispantv e RT, i Presidenti Del Venezuela e della Boliva, Nicolás Maduro e Evo Morales, nei loro interventi alla 70a Assemblea generale dell’ONU, si sono scagliati contro le politiche imperialiste che hanno causato disastri umanitari, ecologici ed economici.

«La guerra è il miglior business del capitalismo», ha dichiarato Morales, denunciando coloro che sostengono le politiche neoliberiste, ovvero i paesi sviluppati, quando queste politiche attaccano i più bisognosi.

«Come risultato delle guerre imperiali, oggi gli oceani sono diventati i cimiteri dei rifugiati che periscono in mare, dal momento che i loro paesi sono diventati trincee della guerra», ha aggiunto Morales.

Il presidente boliviano ha sottolineato che esistono le «fabbriche di guerra, si demonizzano i leader e gli stati progressisti e si criminalizza il loro orientamento anti-capitalista». Inoltre, Morales ha avvertito che le politiche del sistema capitalista non soddisfano i bisogni dell’umanità. «Ogni giorno l’impero crea veri eserciti di fanatici religiosi che non possono controllare, come l’esercito dello Stato islamico», ha spiegato commentando le accuse che gli Stati Uniti sostengono le organizzazioni terroristiche.

Inoltre, Morales ha annunciato che la politica del capitalismo colpisce direttamente l’ambiente e lo sviluppo sostenibile, a tal proposito ha chiesto ai governi di lavorare insieme per un mondo di maggiori opportunità.

Il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venzuela, Nicolás Maduro sulla stessa linea di Morales, ha denunciato che le «causa concrete, specifiche, che hanno avuto un impatto devastante sui popoli fraterni di Afghanistan, Iraq, Libia e Siria, non sono altro che le guerre ingiuste, un tentativo di controllare il mondo da parte una sola potenza egemone che cerca di avere il suo dominio sui popoli».

Inoltre, Maduro ha sottolineato che l’origine della povertà e della miseria nel mondo è la disuguaglianza sociale che si deve quindi combattere con la creazione di un nuovo modello economico e sociale.

Allo stesso modo, ha chiesto la fine della ingiustizie e delle guerre imperialiste con l’intenzione di stabilire le condizioni che dirigano l’essere umano verso i suoi “nobili obiettivi”.

Egli ha aggiunto che l’aggressione e la conquista di interi paesi ha causato il flusso di richiedenti asilo che provengono da paesi arabi coinvolti nella guerra, coloro che fuggono dalla miseria e dolore.

«Pensiamo ad una casa comune dei popoli che si basi sulle loro relazioni sul rispetto del diritto internazionale e dei popoli che vedano l’Agenda 2030 come un Agenda umana di costruzione, pace, felicità e giustizia universale», ha concluso.

Morales ha dichiarato il 2 agosto Giornata dell’Antimperialismo

da hispantv

Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha designato il 2 agosto come la Giornata dell’Antimperialismo, festa che si celebrerà nello stesso giorno della Rivoluzione agraria, produttiva e comunitaria.

«Vogliamo designare il 2 agosto anche come la Giornata dell’antimperialismo, perché molti dei nostri fratelli che hanno combattuto per la rivoluzione agraria hanno dato la loro vita per abbattere l’imperialismo e il neoliberismo che ha fatto soffrire la nostra gente per tanti anni», ha dichiarato Morales, ieri, nel corso di una cerimonia commemorativa tenutasi a Cochabamba.

Inoltre, Morales ha chiesto che la rivoluzione boliviana abbia e mantenga un carattere antimperialista, dopo aver ricordato i tempi in cui i legislatori e i leader degli Stati Uniti sostenevano la colonizzazione della Bolivia nel secolo scorso.

Morales ha anche ribadito che durante la riunione ordinaria delle Nazioni Unite (ONU) in programma per il prossimo mese di settembre, chiederà che i precetti di Ama Sua (non rubare), Ama Llulla (non essere pigro) e Ama Kella (non mentire) siano riconosciuti a livello internazionale.

Alla conferenza tenutasi ieri, il presidente della Bolivia è stato anche premiato come Personaggio dell’anno 2014, dalla televisione libanese Al-Mayadeen.

«Benedetta sia quella terra che ci diede Evo Morales. Evo Morales non è solo leader della Bolivia, Evo Morales è diventato un leader universale», ha affermato il Direttore di Al-Mayadeen, Ghassan Ben Jeddou.

Il Giorno della Rivoluzione agraria, produttiva e comunitaria commemora la data in cui gli indigeni boliviani sono stati liberati durante la prima delle quattro amministrazioni di Victor Paz Estenssoro, uno dei leader della rivoluzione popolare che restituì la terra agli indigeni, stabilì riforma agraria, il suffragio universale l’istruzione gratuita e di massa.

Oltre alla Bolivia, i Paesi dell’America Latina, come Venezuela, Argentina, Ecuador, Cuba, hanno sempre espresso la loro protesta e il loro rifiuto nei confronti delle politiche imperialiste.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Morales, Bergoglio e il crocifisso su falce e martello

Croceda vita.it

Il regalo con cui il presidente boliviano ha omaggiato Bergoglio lungi dall’essere una provocazione comunista è un esplicito richiamo alla morte di un prete gesuita, punto di riferimento per tutti i cattolici andini: Luis Espinal. Ecco chi era

C’è chi ha perfino parlato di provocazione e di regalo di Stato comunista. C’è chi ha parlato del regalo del presidente boliviano Evo Morales a Papa Francesco come uno dei doni più bizzarri scambiati far capi di Stato e leader politici. La bizzarria sarebbe il crocefisso sulla falce e martello con cui il presidente boliviano ha omaggiato Bergoglio al suo arrivo nel Paese andino. Le cose non stanno proprio in questi termini. Il crocefisso in questione infatti è una riproduzione di quello che teneva accanto al proprio letto Luis Espinal, sacerdote spagnolo gesuita (come Bergoglio), poeta e regista torturato ed ucciso in Bolivia dai paramilitari nel 1980. Morales ha consegnato una riproduzione realizzata dal sacerdote gesuita Xavier Albo.

Ma chi era Espinal? E qual è il significato di un crocefisso così particolare? «Luis Espinal sostituì la croce con la falce e il martello per rappresentare la presenza del cristianesimo nelle lotte sociali per l’emancipazione dei diseredati», ha scritto in un editoriale il settimanale Aquì (fondato proprio da Espinal) qualche mese fa. Espinal, oltre che un prete era infatti un appassionatissimo giornalista. Per lui il giornalismo doveva essere un luogo di incontro fra religiosi, cattolici e altri cristiani, laici e marxisti, impegnati in un giornalismo del popolo, con il popolo e per il popolo. Per lui infatti il giornalismo indipendente «non esiste, il giornalismo è sempre al servizio di una causa». La sua era quella dei «semplici della terra». In un articolo intitolato “I cristiani e la rivoluzione”, scrive che «alla rivoluzione partecipano laici e cristiani. Ma, in Latinoamerica, non ci può essere rivoluzione senza cristiani. Espinal però non credeva nei martiri individuali e individualisti. Pensava che i combattenti in prima linea per il cambiamento della Bolivia fossero i lavoratori, la responsabilità della liberazione per lui «è sempre in mano al popolo».

«Tacere è lo stesso che mentire», questa forse la sua frase più popolare, che campeggia sull’homepage del sito di Aquì: se si sottostà alla censura, all’autocensura, alle mezze verità, alla manipolazione, si mente.

Espinal

Un’immagine di Luis Espinal, il prete-giornalista che «nel tempo libero intagliava il legno»

Luis Espinal, fu rapito, torturato e ucciso con 17 colpi di pistola a El Alto, la notte tra il 21 e il 22 marzo di 35 anni fa. Qui, nel luogo dell’eccidio, ieri papa Francesco ha tenuto la sua prima visita in Bolivia. Forse il regalo di Morales è stato qualcosa di diverso da una stravaganza “cristomarxista”

Pieno sostegno all’Ecuador dai governi dell’America Latina

asdfs.jpg_1718483346da Telesur

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro, il suo omologo Evo Morales e altri leader regionali hanno espresso sostegno totale all’Ecuador

Nicolás Maduro e altri presidenti della regione, solidali con il presidente dell’Ecuador, Rafel Correa, che ha denunciato una cospirazione ordita per cercare di rovesciare il suo governo. In Ecuador vi sono state diverse proteste dell’opposizione contraria al progetto di legge sulle successioni.

Il presidente ha ricordato che il governo venezuelano ha sperimentato qualcosa di simile a ciò che sta accadendo in Ecuador, nel 2001, quando fu approvata la Ley habilitante. Maduro ha denunciato che la destra protesta nuovamente per giustificare una campagna criminale contro Correa.

Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha respinto le azioni destabilizzanti promosse dai gruppi oligarchici in Ecuador, ed ha espresso il suo sostegno al presidente del paese, Rafael Correa.

«La mia solidarietà, il mio rispetto, il mio sostegno al presidente Correa», ha dichiarato in occasione di un discorso tenuto presso il Palazzo Quemado, sede del governo.

Nel suo intervento, il capo dello stato boliviano ha invitato tutti i movimenti di destra del continente a rispettare la democrazia, perché si deve lavorare sulla base degli interessi nazionali, non settoriali.

Nel frattempo, anche il governo cubano ha rilasciato delle dichiarazioni sulla situazione in Ecuador, attraverso il portale del Granma: «davanti ai recenti atti di destabilizzazione dei gruppi oligarchici del paese, il Governo Rivoluzionario della Repubblica di Cuba esprime la sua ferma e incondizionata solidarietà e sostegno al popolo fratello ecuadoriano, al Governo della Revolución Ciudadana, e al suo leader, il compagno Rafael Correa Delgado».

Il Governo cubano ha inoltre invitato a rispettare l’ordinamento giuridico dell’Ecuador e a respingere qualsiasi ingerenza negli affari interni del paese, in linea con i principi che dichiarano l’America Latina e i Caraibi Zona di Pace.

Secondo il presidente Morales non è giustificabile il fatto che la destra continui a destabilizzare la nazione sudamericana dopo che il presidente ecuadoriano ha provvisoriamente ritirato il progetto di legge sulle successioni, utilizzato dall’opposizione come punta di lancia per chiamare allo sciopero, al boicottaggio e alle manifestazioni violente.

Allo stesso tempo, ha denunciato l’interferenza di nazioni straniere, come gli Stati Uniti, che hanno sostenuto questo tipo di piani destabilizzanti non solo in Ecuador, ma in altri paesi come il Venezuela.

Appoggio al Venezuela

«Quando sorgono movimenti di liberazione in America Latina e nei Caraibi intervengono gli Stati Uniti. Adesso aggrediscono Venezuela ed Ecuador», ha precisato Morales.

Sulla recente visita in Venezuela dell’ex presidente spagnolo Felipe González, il capo dello stato boliviano ritiene che quest’uomo, il quale pretende di difendere giuridicamente gli oppositori detenuti per atti di violenza costati la vita a oltre 40 persone, non sia mosso da buone intenzioni.

«Perché non si batte per la restituzione di Guantanamo a Cuba? Questo sì che sarebbe lottare per la giustizia», ha chiesto Morales.

Infine, il presidente ha spiegato che il neoliberismo non ha risolto i problemi economici e sociali della regione. «In America Latina queste politiche non sono state in grado di risolvere i problemi economici e sociali. Il neoliberismo e l’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) hanno fallito».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

(VIDEO) Morales: «Non accetteremo di essere i guardiani del Nord»

da lantidiplomatico.it

In un’intervista esclusiva a RT, Morales attacca i tentativi Usa di dividere l’unità latina e accusa alcuni politici europei di incitare colpi di stato dell’estrema destra

Evo Morales, presidente della Bolivia, ha rilasciato un’intervista esclusiva a RT da Bruxelles dove è in corso il vertice tra l’Ue e la Celac.

Nel corso dell’intervista, Evo Morales ha criticato i tentativi degli Stati Uniti di dividere l’unità dell’America Latina e ha raccomandato i paesi europei di restare politicamente liberi degli Stati Uniti ed economicamente dalle catene del FMI. E poi una frecciatina sull’immigrazione: «Ci sono molti più europei in America Latina che latinoamericani in Europa, eppure non abbiamo mai pensato di espellerli».

Il presidente boliviano ha precisato che negli Stati Uniti è ampiamente usata la tattica di lanciare accuse infondate per cercare di dividere e dominare i governi dell’America Latina, oltre ad utilizzare alcuni politici europei per incitare colpi di stato da parte di politici dell’estrema destra nel continente. E’ notizia di ieri, non a caso, che il presidente del Venezuela Maduro ha chiesto spiegazioni formali alla Colombia dopo che l’ex premier spagnolo Gonzales ha lasciato senza avviso il paese con un aereo di stato colombiano, dopo aver incitato molto probabilmente l’estrema destra del paese ad un nuovo tentativo di colpo di stato. 

Nel proseguo della sua intervista, Morales ha sostenuto che gli Stati Uniti sono impegnati a “fermare la grande rivoluzione latino-americana”, con la costruzione di nuove basi militari. «Noi che viviamo al sud non accetteremo mai di essere i guardaparchi del Nord», ha dichiarato.

«I tentativi degli Stati Uniti sono ora volti a dividere i paesi UNASUR dell’Alleanza del Pacifico. L’Alleanza del Pacifico vuole privatizzare di nuovo i servizi di base e parla di nuovo di libero mercato. Dopo aver fallito nell’imporre questi principi al processo di integrazione dell’America Latina, ora prova a dividerci», prosegue il presidente della Bolivia, sottolineando che la cosa più importante è che «il sogno di Fidel Castro, Hugo Chavez e Nestor Kirchner, la CELAC, si consolida. É una nuova organizzazione degli stati americani senza gli Stati Uniti ed è la testimonianza più importante che la l’America Latina è oggi una regione di pace, ma con la giustizia sociale», ha sottolineato il presidente. 

Per quanto riguarda l’attuale posizione dell’Occidente nei confronti della Russia nella crisi ucraina, il presidente Morales ha affermato che «la nuova politica anti-russa degli Stati Uniti” viene effettuata “con espansione militare» e «l’ingerenza da parte di alcuni paesi europei».

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Evo Morales: «Narcotraffico business capitalista»

evoo_122221da librered.net

Gli Stati Uniti includono la Bolivia nella lista nera dei paesi che non combattono il traffico di droga, mentre l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine evidenzia i risultati conseguiti dal paese nella lotta contro la droga, secondo quanto riportato da Russia Today.

Gli esperti ritengono questo atteggiamento come una vendetta per la strategia boliviana di rispetto verso la millenaria cultura cocalera del paese, che si è liberato dal controllo degli Stati Uniti, conservando la sua sovranità.

Prima dell’arrivo al potere di Evo Morales, l’Amministrazione per il controllo della droga (DEA), controllava il narcotraffico, ma in modo aggressivo, criminalizzando gli agricoltori tradizionali mentre i veri trafficanti spostavano le loro fortune all’estero.

Per il presidente della Bolivia, Evo Morales, gli Stati Uniti sono «il cuore del problema» e il traffico di droga è un «business del sistema capitalista» rappresentato da questo paese. Inoltre gli Stati Uniti sono il più grande consumatore di cocaina nel mondo.

Nonostante i tentativi di minimizzazione degli Stati Uniti, le organizzazioni internazionali riconoscono il lavoro delle autorità boliviane.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

La Bolivia nazionalizza le telecomunicazioni: tariffe -80%

Evo-Morales-aniversario-nacionalizacion-Entel_LRZIMA20120504_0102_4da Agencia Boliviana de Información 

L’azienda pubblica Empresa Nacional de Telecomunicaciones (Entel) ha incrementato dell’875,9% la sua larghezza di banda Internet internazionale negli ultimi sei anni, passando da 1620 megabit per secondo, nel 2008, a 15.810 megabit per secondo nel 2014.

L’informazione è stata diffusa da Entel, in occasione della Giornata di Internet, che viene celebrata ogni 17 di maggio a livello internazionale.

L’aumento della larghezza di banda Internet internazionale consente di navigare a velocità molto più elevate, e offre l’accesso a molti più utenti contemporaneamente, ha evidenziato Entel.

Secondo quanto riferito da Entel, nel 2008 la larghezza di banda Internet internazionale era di 1.620 megabit al secondo, passata poi a 2.240 nel 2009, 3.410 nel 2010, e attestatasi a 6.355 tra il 2011 e il 2012, salita poi nuovamente a 9840 nel 2013 e, infine, raggiunto i 15.810 megabit al secondo nel 2014.

Inoltre, nel mese di aprile 2014, Entel ha ribassato le tariffe internet fino all’80%, al fine di favorire la popolazione e democratizzare le telecomunicazioni nel paese.

Per quest’anno, Entel ha annunciato un investimento di oltre 350 milioni di dollari per migliorare la propria presenza nel paese e rafforzare i servizi offerti: telefonia mobile, televisione satellitare e internet.

Il 1 Maggio del 2008, nel quadro della sua politica di recupero delle imprese, il governo nazionalizzò Entel che, all’epoca, era nelle mani dell’italiana Euro Telecom, società straniera che fu artefice della privatizzazione della società avvenuta nel 1996.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Il G77 più Cina respinge le sanzioni statunitensi contro il Venezuela

G77-+-Chinada Correo del Orinoco

Il presidente della Bolivia, Evo Morales ha spiegato che il testo del G77 più Cina richiede che venga abrogata con urgenza la misura legislativa degli Stati Uniti contro il Venezuela, «perché mina la Carta Democratica delle Nazioni Unite e il diritto internazionale»

Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha reso nota la risoluzione emessa dal Gruppo dei 77 più Cina (G77 + Cina) che rigetta le sanzioni imposte dagli Stati Uniti (USA) contro il popolo del Venezuela.

«Riaffermiamo al contempo, la risoluzione adottata in occasione del Vertice dei Capi di Stato del G77 che condanna l’imposizione di leggi e regolamenti con effetto extraterritoriale e altre misure economiche coercitive, incluse le sanzioni unilaterali nei confronti dei paesi in via di sviluppo», ha affermato Morales alla lettura del testo.

Il 9 di dicembre, il Senato degli Stati Uniti ha approvato l’imposizione di nuove sanzioni contro il Venezuela, firmate la scorsa settimana dal presidente Barack Obama.

Il capo di Stato boliviano ha spiegato che il testo del G77 più Cina esige che venga abrogata con urgenza la misura legislativa degli Stati Uniti contro il Venezuela, «perché mina la Carta Democratica delle Nazioni Unite e il diritto internazionale», come evidenziato dall’agenzia ABI.

Morales ha inoltre segnalato che questo nuovo attacco imperialista viola i principi di non intervento negli affari interni, l’uguaglianza dei diritti e l’autodeterminazione dei popoli.

«Il gruppo di G77 più Cina esprime solidarietà e sostegno al governo venezuelano colpito da queste violazioni del diritto internazionale che non contribuiscono in alcun modo al dialogo politico ed economico, oltre all’intesa trai due paesi».

Il presidente boliviano ha spiegato che la risoluzione del blocco esorta la comunità internazionale ad adottare misure urgenti ed efficaci per «eliminare l’uso di misure economiche coercitive unilaterali contro i paesi in via di sviluppo».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

I movimenti popolari del mondo a Roma

di Geraldina Colotti – il manifesto

Papa Francesco benedice le occupazioni

29ott2014.- «Una fabbrica recuperata? Dove devo firmare? Nel mio paese stiamo varando una legge specifica per togliere le fabbriche ai padroni che non sanno mandarle avanti». Gigi Malabarba porge l’appello in favore della RiMaflow, una fabbrica recuperata dai lavoratori a Milano. E il presidente boliviano Evo Morales, firma. Intorno, cardinali vescovi e suore che discutono. Siamo in una sala del Vaticano, dove si sta svolgendo l’Incontro mondiale dei movimenti popolari. Papa Francesco ha appena finito di parlare, accolto da una platea di delegati dei cinque continenti: organizzazioni sindacali, contadine, femministe, realtà autogestite, venute a discutere di Terra casa e lavoro e a chiedere «diritti per tutti».

Un consesso inusuale che ha messo insieme esperienze laiche o religiose con il forte impegno di reti internazionali come la Via Campesina e movimenti come quelli dei Sem Terra brasiliani o dei Riciclatori in America latina. Vi sono anche delegati dei movimenti italiani, come Elena Iannuzzi Hileg, dell’Associazione Sharewood, del centro sociale Leoncavallo.

«Siamo stati invitati ufficialmente come centro sociale – dice Iannuzzi – tutto è nato da un’iniziativa che abbiamo fatto a Milano insieme alla Ri-Maflow durante la quale si è presentato il libro di Elvira Corona, Lavorare senza padroni. Poi ad agosto ci è arrivato l’invito a nome del Cardinale Turkson e a settembre ne abbiamo discusso in assemblea. Vedendo i tavoli di discussione e gli invitati, ci siamo resi conto che tutto era molto simile a un forum sociale mondiale delle realtà contadine e di lotta e che avremmo incontrato le stesse organizzazioni con cui abbiamo discusso a Porto Alegre.

E poi c’era Evo Morales. Abbiamo preso l’invito con serietà: per portare all’attenzione la questione dell’autorganizzazione sociale che crea reti di solidarietà non riconosciute dalle istituzioni, quella delle nuove forme del lavoro, dell’altra economia. E poi, abbiamo sempre camminato al fianco di preti di strada come Don Gallo».

E d’altronde, dopo trent’anni di occhiuta chiusura, la chiesa di Francesco sembra tornare al linguaggio del Cristo delle origini: «Avete i piedi nel fango e le mani nella carne. Odorate di quartiere, di popolo, di lotta!», ha detto il papa ieri mattina. E ancora «Non si può affrontare lo scandalo della povertà promuovendo strategie di contenimento che unicamente tranquillizzano e trasformano i poveri in esseri addomesticati e inoffensivi. Che triste vedere che, dietro a presunte opere altruistiche, si riduce l’altro alla passività, lo si nega o, peggio ancora, si nascondono affari e ambizioni personali: Gesù le definirebbe ipocrite. Che bello invece quando vediamo in movimento popoli… Allora sì, si sente il vento di promessa che ravviva la speranza di un mondo migliore. Che questo vento si trasformi in uragano di speranza».

Terra, casa e lavoro

Dal pontefice anche il Leoncavallo e gli operai della Ri-Maflow. Il linguaggio della scelta, che a volta implica anche di scegliere per gli altri e di disobbedire. Molte delle esperienze che si sono confrontate, vengono dal margine. L’Incontro mondiale dei movimenti popolari ha messo al centro realtà invisibili, ha discusso di democrazia reale, di partecipazione ma anche della necessità di prendersi ciò che spetta a chi lo produce, e di non subire. Al nord o al sud del mondo. Per l’Italia c’era anche Giovanni, delegato di Genuino clandestino, una fattoria di Firenze che il demanio voleva privatizzare e che i lavoratori hanno occupato.

Un’esperienza che, cercando di unire città e campagna è andata a dar manforte agli immigrati schiavi di Rosarno e ora insieme cercheranno di costruire una sponda con le esperienze internazionali che hanno incontrato a Roma. «Ne ho apprezzato il discorso ma non pendo dalle labbra del papa – ci dice Malabarba – e da marxista se vedo che si apre uno spazio per contrastare il capitalismo, cerco di sfruttarlo».

E oggi, nella giornata conclusiva, in molte intendono anche porre la questione del sacerdozio femminile. Una sfida epocale per papa Francesco.

Roma: Evo Morales e il futuro del mondo

di Manlio Di Stefano*

«Nella cultura occidentale, chi viene eletto pensa immediatamente a come guadagnare denaro. A quale impresa esigere il 10%, il 15%, in cambio del privatizzare questo o quello; sono quelle che chiamate tangenti. Ma se guardiamo alla nazione come una famiglia, e la famiglia per noi è molto importante, questo tipo di autorità non risponde alle esigenze della famiglia, di quella famiglia che è la Bolivia. La nostra cultura, le comunità indigene, si muovono su altre basi. I nostri principi si basano sul ‘ama sua, ama llulla, ama qh’ella‘, che in lingua aymara significa non rubare, non mentire e non battere la fiacca. […] Le nostre politiche oggi sono orientate contro quel modello economico, a recuperare la dignità della Patria, a favorire l’uguaglianza tra i boliviani. E poi c’è un altro tema di fondo, quello della madre terra, della Pachamama. Noi popoli indigeni crediamo di dover vivere in armonia e difendere la madre terra. Risorse naturali come l’acqua, che il capitalismo considera una merce, noi invece le consideriamo un diritto umano.»

Avete mai sentito queste parole? Sono di quella persona in foto tra me e Alessandro Di Battista ovvero Evo Morales, Presidente della Bolivia dal 2006, appena rieletto col 61% dei voti.

Oggi abbiamo avuto il piacere di incontrarlo in seduta privata su sua personale richiesta.


Il Presidente, infatti, ha chiesto di vederci come primo (e forse unico) gruppo politico della sua visita in Italia perché riconosce, nel
‪#‎M5S‬, le stesse finalità del suo partito, il MAS.

Una su tutte la necessità di contrastare l’imperialismo che schiaccia i popoli per riappropriarsi della sovranità monetaria, alimentare ed energetica.


Dall’ambasciatore ha conosciuto anche il nostro interessamento alle nuove realtà sudamericane come l’accordo di collaborazione “ALBA”, tra i Paesi dell’America meridionale, che noi vediamo come modello per un’eventuale alleanza tra i paesi del Sud Europa.


La prima cosa che ha fatto Morales è stata nazionalizzare il settore energetico (petrolio e gas) e allontanare dal paese le grandi multinazionali nordamericane che sfruttavano il territorio.


Un flusso di denaro che ha consentito al governo di investire più risorse in programmi sociali e infrastrutture pubbliche. Nello stesso periodo, il pil del Paese è triplicato, il pil pro capite è più che raddoppiato e il salario minimo è triplicato.


La politica statalista di Morales non ha però scoraggiato gli investimenti stranieri che sono aumentati.


Ma la rivoluzione vera è quella sociale, la rivoluzione della normalità come la chiamiamo noi. Niente formalità, niente apparenza, tutta spontaneità e programmazione per il futuro.


Gli abbiamo raccontato la storia del MoVimento 5 Stelle, ovviamente non sapeva tutto ed è rimasto estremamente colpito dal percorso comune che abbiamo fatto fondato su partecipazione diretta, rifiuto dei privilegi, dei soldi e delle strutture verticistiche.

Ah dimenticavo, ci accomuna un’altra cosa, anche a lui lo chiamano populista, fascista, comunista, terrorista ecc ecc… anche per questo ci ha detto di esserne certo, prima o poi vinceremo noi e, come lui in Bolivia, libereremo l’Italia.

A riveder le stelle *****

* portavoce in parlamento del M5S

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Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

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