Maduro proporrà l’ingresso dell’ALBA nella Banca dei BRICS

presidente-nicolas-maduro_mirafloresda Telesur

Il Presidente venezuelano assicura che questa unione servirà per consolidare i nuovi mondi finanziari in America Latina e nei Caraibi

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, proporrà all’Alleanza Bolivariana per i popoli di Nuesta America (ALBA) di incorporarsi nella Banca del blocco BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica).

Durante un’intervista esclusiva concessa a Telesur, il capo dello stato ha spiegato che la proposta mira a favorire il consolidamento di una nuova architettura finanziaria che andrà a beneficio dei popoli dell’America Latina e dei Caraibi.

Inoltre, ha rilevato che la regione dovrebbe prendere esempio da questa banca di sviluppo, per consolidare i propri meccanismi economici, come il Banco del Sur e il Fondo de Reserva del Sur.

«Vedendo questa esperienza dei BRICS dobbiamo essere motivati. Il mondo si muove – ha detto Maduro – è un mondo multipolare, con vari centri, dove ogni centro è un motore che genera risultati, e noi abbiamo prodotto alcuni risultati nel continente».

Il capo dello stato ha poi aggiunto che prenderà l’iniziativa, in modo che insieme al governo dell’Unasur, si cominci a lavorare per l’attivazione definitiva del Banco del Sur, il cui accordo di fondazione è stato firmato sei anni fa.

Il Presidente ha infine spiegato che il funzionamento di questo organismo regionale è stato ritardato, dall’esistenza di vizi burocratici e dalla «mancanza di volontà politica dei governi».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

I BRICS salveranno la Grecia dal default?

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La Troika non è realmente intenzionata ad aiutare la Grecia a uscire dalla difficile situazione economica in cui si trova, quindi Atene secondo quanto scrive Global Research, potrebbe optare per l’unione con i BRICS

Nel mese di maggio, il viceministro delle Finanze russo Sergei Storchak, ha proposto alla Grecia di diventare il sesto membro dei BRICS. Il primo ministro ellenico Alexis Tsipras ha mostrato interesse, perché in questo modo il suo paese potrebbe avere accesso alla Banca di Sviluppo dei BRICS, ricorda l’esperto Stephen Landman, del portale canadese Global Research.

«L’obiettivo della Banca di Sviluppo è quello di porre fine all’egemonia occidentale nei mercati finanziari e diventare una delle principali entità di credito del mondo. Russia e forse Cina potrebbero offrire aiuto finanziario alla Grecia», scrive l’autore, il quale poi assicura che sono in corso trattative per la partecipazione del paese al blocco, che sarà discussa in occasione del prossimo vertice BRICS, in programma il 9 di luglio nella città russa di Ufa.

Rimane ancora irrisolto il problema del debito greco, mentre crescono le tensioni tra Atene e i suoi creditori. Il viceministro ellenico della Difesa Costas Isychos ritiene che la Grecia si traformerà in una «colonia economica» se nel referendum del 5 luglio i suoi cittadini voteranno a favore delle misure di austerità della Troika.

A sua volta, la Troika non è intenzionata ad aiutare realmente il paese debitore, ma vuole peggiorare la situazione, considera Ledman. «I creditori non sono interessati alla ristrutturazione del debito e alla ripresa dell’economia greca. Vogliono devastare il paese e privarlo di tutti i suoi beni e delle imprese».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

La Fao esalta il lavoro del Venezuela per eliminare la fame nel mondo

maduro-fao_premioda Correo del Orinoco

Il direttore della Cooperazione Tecnica della FAO: «Il Venezuela può essere considerato come uno di quei paesi, al pari di Brasile e Cina, che contribuiscono maggiormente alla cooperazione Sud-Sud nel mondo»

Gli esperti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO il suo acronimo in inglese) hanno evidenziato che il Venezuela oltre ad aver raggiunto in anticipo ‘L’Obiettivo di Sviluppo del Millennio’, in merito all’eliminazione della fame il paese ha fornito assistenza ad altri paesi affinché anch’essi possano raggiungere questo importante obiettivo.

Il direttore della Cooperazione Tecnica della FAO, Laurent Thomas, ha segnalato che le politiche in materia alimentare applicate dal governo bolivariano, hanno fatto sì che il Venezuela sia uno dei 29 paesi riusciti a dimezzare il numero di persone denutrite entro il 2015, e oltre a essere un esempio per gli altri paesi risulta tra i maggiori contribuenti ai meccanismi di cooperazione internazionale in materia di alimentazione.

«Il Venezuela può essere considerato come uno di quei paesi, al pari di Brasile e Cina, che contribuiscono maggiormente alla cooperazione Sud-Sud nel mondo», ha dichiarato Thomas da Roma, in Italia, dove si sviluppa la 39° conferenza dell’organizzazione.

Il direttore dell’Ufficio per la Cooperazione Sud-Sud della FAO, Carlos Watson, ha evidenziato i progressi nelle relazioni di sostegno e contributo reciproco che il Venezuela ha raggiunto con gli altri paesi, nell’ambito della riduzione di fame e denutrizione nel mondo.

«La prima iniziativa di cooperazione Sud-Sud che abbiamo con il Venezuela, è diretta a 10 paesi dell’America Latina membri dell’ALBA (Alianza Bolivariana para los pueblos de Nuestra América), poi ci sono state altre esperienze e scambi», ha spiegato Watson.

In occasione della 39° conferenza, in fase di svolgimento dal 6 al 13 di giugno, il Venezuela riceverà un nuovo riconoscimento per i risultati raggiunti nell’ambito dell’alimentazione.

Un premio che arriva dopo quello del 2012, ottenuto per aver ridotto di oltre il 50% fame e povertà estrema, e il riconoscimento arrivato nel 2013 quando il Venezuela è riuscito ad abbattere il numero delle persone che soffrono la fame, dal 13,5% al 5%.

Nel 2014 è stato annunciato un nuovo riconoscimento da parte della FAO, espressamente diretto alla Misión Alimentación, iniziativa che promuove i programmi sociali implementati dal Governo Nazionale con giornate dedicate alla distribuzione di beni alimentari a prezzi equi per il popolo.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Nicaragua: il ‘Grand Canal’ garantirà l’indipendenza economica

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L’opera, secondo quanto spiegato dal dirigente sandinista Fonseca Terán, difenderà il paese dalle pretese dell’imperialismo

Il Segretario per le Relazioni Internazionali del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN), Carlos Fonseca Terán, ha spiegato che il ‘Grand Canal Interoceanico’ garantirà l’indipendenza economica del Nicaragua.

Durante il XIX Seminario Internazionale ‘I partiti e una nuova società’, tenutosi in Messico, Fonseca Terán ha ricordato che l’opera di collegamento tra l’oceano Atlantico e il Pacifico riaffermerà la sovranità di fronte alle rivendicazioni storiche imperialiste. A Washington sono a conoscenza delle conseguenze positive che avrà il canale per i sandinisti, ha aggiunto il Segretario.

Grazie a quest’opera, il Nicaragua non dipenderà dalle sue insufficienti materie prime e risorse naturali, mentre nel processo di costruzione non cederà il controllo del territorio nazionale a nessun altro paese, ha sottolineato il dirigente sandinista.

Fonseca Terán, ha infine evidenziato che nonostante la nazione centroamericana non disponga delle risorse necessarie per l’esecuzione del progetto, l’Autorità del Canale è composta e guidata principalmente da Nicaraguensi.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Roma: il G77+Cina rigetta le sanzioni Usa contro il Venezuela

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I paesi membri del G77 e Cina accreditati presso la FAO e le altre organizzazioni delle Nazioni Unite con sede a Roma, riuniti in sessione pleanaria, lo scorso venerdì hanno approvato il comunicato emesso dal G77+Cina – capitolo New york, dove si rigetta la decisione del governo degli Stati Uniti d’America di estendere le sanzioni unilaterali contro il Venezuela.

Il comunicato invita il governo degli Stati Uniti ad abrogare le sanzioni imposte alla Repubblica Bolivariana del Venezuela, sottolineando che vanno contro la Carta delle Nazioni Unite e i principi che regolano il diritto internazionale.

Alla testa del gruppo di supporto al Venezuela il presidente del G77+Cina, l’ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran, Majid Dehghan Shoar, seguito dai presidenti dei gruppi regionali che compongono il G-77: Africa, Asia, America Latina e Caraibi, e il Medio Oriente.

L’ambasciatrice della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso la FAO, Gladys Urbaneja Durán, ha ringraziato a nome del governo bolivariano e del popolo venezuelano, tutte le missioni diplomatiche indicando che questo appoggio totale ricevuto a Roma costituisce una dimostrazione di unità e coerenza del G77+Cina alle Nazioni Unite, e una prova della solidarietà che la comunità internazionale ha dato alla Rivoluzione Bolivariana.

Il G77+Cina è l’organizzazione intergovernativa dei paesi in via di sviluppo più grande in seno alle Nazioni Unite, sin dalla sua fondazione nel 1964 ha esortato ad adottare azioni efficaci e urgenti per eliminare l’uso di misure economiche coercitive unilaterali nei confronti di qualsiasi Stato, in particolare verso i paesi in via di sviluppo.

In questa sessione plenaria, è stato anche evidenziato il contributo della Repubblica Bolivariana del Venezuela a rafforzare la cooperazione Sud-Sud, la solidarietà e le relazioni di amicizia tra i popoli, in particolare attraverso l’attuazione dei programmi di cooperazione per l’eradicazione della fame.

A questo proposito, l’ambasciatrice Urbaneja, ha evidenziato che grazie a uno stanziamento iniziale di 12 milioni di dollari messi a disposizione dal governo venezuelano, si darà inizio al Programma di Cooperazione Triangolare di Sicurezza e Sovranità Alimentare e Nutrizionale per l’America Latina e i Caraibi (SANA), rivolto ai ventuno paesi aderenti l’accordo Petrocaribe e l’Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America – ALBA.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Xi Jinping: «Gli accordi con il Venezuela sono il motore per lo sviluppo globale della Cina»

potd-china-colombi_2981171kda Correo del Orinoco

Il leader cinese ha assicurato che gli accordi con il Venezuela sono come solide pietre che contribuiranno allo sviluppo delle relazioni tra i due paesi

Il presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, ha sottolineato che la cooperazione in ambito energetico, educativo, culturale, agricolo, nelle infrastrutture e nella tecnologia con il Venezuela, è come un motore per lo sviluppo globale tra i due paesi.

Ha spiegato che lo scopo della sua visita nel paese sudamericano è quello di promuovere l’amicizia, ampliare la cooperazione e promuovere lo sviluppo congiunto con il Venezuela.

Durante il discorso tenuto alla chiusura della XIII Commissione Mista Venezuela-China, ha spiegato che l’incontro serve a dare una definizione strategica ai vincoli binazionali per svilupparli a un livello più alto.

«Per rafforzare l’amicizia tra Venezuela e Cina, bisogna avere lo spirito di raggiungere nuovi traguardi», ha dichiarato indicando al contempo che «per arricchire il contenuto delle nostre relazioni dobbiamo stimolare lo scambio culturale con il Venezuela».

Con il Venezuela sono stati sottoscritti oltre 200 accordi in ambito culturale, economico, petrolifero, ed educativo, ha sottolineato il Presidente cinese. Ha riferito inoltre che la Cina attraverso il Fondo di Finanziamento, ha sostenuto più di 220 progetti riguardanti produzione e benessere sociale.

«Siamo diventati – ha detto Xi Jinping – il secondo partner commerciale e il secondo più grande importatore di petrolio dal Venezuela».

Infine, il Presidente della repubblica popolare cinese, ha assicurato che gli accordi con il Venezuela sono come solide pietre che contribuiranno allo sviluppo delle relazioni tra i due paesi.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

 

Ucraina e Russia: aggressione degli Stati Uniti in stile jugoslavo

Immaginedi Miguel Angel Ferrer – Telesur

Convenzionalmente sono otto i paesi che possono essere considerati potenze: Stati Uniti, Germania, Inghilterra, Francia, Canada, Italia, Giappone e Russia. Sono quelle nazioni che formano il noto gruppo del G8, cioè i paesi più industrializzati del mondo.

Ma se si vuol parlare di potenze vere, a questa lista di otto dobbiamo aggiungere la Cina ed eliminare Giappone, Italia, Canada, Inghilterra, Germania e Francia. Quindi, parlando seriamente di potenze, restano solo tre nazioni: Stati Uniti, Russia e Cina.

E questo perché la caratteristica essenziale di una potenza è quella non essere subordinata a qualsiasi altro potere, nessun’altra nazione, o qualsiasi altra entità. E questo non è il caso di Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Giappone e Canada.

Questi sei paesi non possono essere considerati potenze in quanto subordinati agli Stati Uniti. Dobbiamo ricordare che, ad eccezione della Francia, i rimanenti cinque sono occupati da militari degli Stati Uniti? E quanto alla Francia, che di certo non ha truppe statunitensi sul proprio territorio, già dalla lontana epoca del generale Charles de Gaulle, non ha dato alcuna prova concreta di essere libera dalla tutela degli Stati Uniti. Anche durante i mandati del falso socialista Francois Mitterrand e del suo attuale omonimo Hollande.

La questione è molto chiara nel conflitto in corso in Ucraina. Gli Stati Uniti hanno provocato la caduta del presidente Viktor Yanukovich a loro non gradito, al fine di circondare la Russia militarmente. Con la Russia che risponde ospitando lo spodestato Yanukovich, indurendo il suo discorso antistatunitense e spostando truppe nella penisola ucraina, ma russofona, di Crimea, dove è di stanza la Flotta russa del Mar Nero.

Si tratta, come è evidente, di un conflitto che ricorda i tempi della Guerra Fredda tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Dove la potenza americana viene accompagnata dalle sue semipotenze vassalle dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO) e da Francia e Giappone schierate dalla sua parte nonostante non siano interessate dalla controversia russo – americana.

E sebbene la Russia adesso non sia più comunista (o socialista), venendo così meno il pretesto della lotta contro il comunismo per aggredirla militarmente e sottometterla al vassallaggio, nella memoria collettiva del popolo russo (e anche del suo governo) vi sono le immagini e i fatti della precedente aggressione imperialista del 1941-1945, da parte della Germania nazista.

Il suo popolo e il suo governo sanno, o si aspettano o temono che prima o poi questa aggressione possa ripetersi. Il rovesciamento di Yanukovych e il successivo sequestro dell’Ucraina (la zona occidentale) da parte degli Stati Uniti è stato il primo e più importante segnale che la temuta aggressione è in fase preparatoria.

Aggressione, in linea di principio, non necessariamente militare. Ma piuttosto un assalto in stile ucraino o simile al modello jugoslavo utilizzato per abbattere e assassinare Slobodan Milosevic e occupare militarmente l’ex Jugoslavia. Accerchiare, domare ed eliminare Vladimir Putin e i leader russi che si oppongono o si opporranno alla dominazione della Russia da parte degli Stati Uniti è il proposito di Washington nel medio termine.

Se le cose stanno così, vedremo presto in Ucraina – almeno per ora solo nella sua parte occidentale – l’installazione di basi militari, di armi atomiche e il dispiegamento di molte truppe statunitensi. E non sarà fatto, ovviamente, con finalità amichevoli, ma come sempre per dominare e sottomettere. La palla è ora dalla parte russa. E la Russia, che ha già iniziato, dovrà pianificare le sue prossime mosse. Dapprima difensive, poi vedremo.

http://www.miguelangelferrer-mentor.com.mx

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

…eppur si muove!

dal forum BRICS e dall’America Latina grandi stimoli per politiche alternative

di Carlo Amirante

In questi giorni si è verificato a Durban, nella Repubblica Sudafricana, il Quinto summit dei paesi del BRICS (Brasile, Russia, Cina, India e Sud Africa). Il risultato più significativo è stato la fondazione della Banca di Sostegno allo Sviluppo, un’istituzione della quale potrà beneficiare in prospettiva circa il 40% della popolazione mondiale.

Si tratta indubbiamente di un evento destinato a realizzare una svolta in un sistema monetario-finanziario-bancario mondiale governato fino ad oggi dalla coppia Fondo Monetario Internazionale-Banca Mondiale che ha esercitato una influenza determinante non solo sulle politiche monetarie e commerciali mondiali ma anche su quella che fino ad oggi era considerata l’area economica e commerciale più potente, estesa e integrata del mondo occidentale: il Mercato Comune Europeo.

I risultati del 5° summit dei BRICS, nel proseguire le linee tracciate dagli accordi dei forum precedenti, sono la base di una nuova e più articolata strategia generale di sviluppo che si propone l’espansione della collaborazione tra i paesi BRICS. Le prospettive di forte implementazione della cooperazione economica fra tali paesi destano grande interesse perché innanzitutto viene confermato lo sviluppo della green economy e un accordo sul supporto di progetti per le infrastrutture in Africa.

In questo quadro la prospettiva di una rapida attivazione della Banca di Sviluppo – che si dovrebbe giovare anche di una valuta di riserva autogestita per un ammontare iniziale di $100 miliardi, mentre la creazione di una sorta di «rete assicurativa» finanziaria globale integrerebbe i meccanismi internazionali di difesa finanziaria esistenti – sembra destinata a rappresentare un evento che non mancherà di avere una forte influenza sia sull’attuale regime degli scambi internazionali che sulla stessa filosofia di sostegno dei paesi o delle regioni in via di sviluppo che finora hanno sofferto le politiche neocoloniali del FMI e della BM.

In attesa dell’annunziata formalizzazione di un grande accordo USA-UE per cui è già previsto a giugno l’inizio dei negoziati per raggiungere nel 2014 la firma di un contratto per una zona economica super-globale denominato TAFTA (Transatlantic Free Trade Area), le forze progressiste e soprattutto i movimenti autonomi che si stanno sviluppando nei paesi dell’Europa meridionale più colpiti dall’onda lunga della crisi capitalistica, ed in particolare in Italia dove il M5S sta costringendo i partiti, le associazioni e le rappresentanze sindacali ad una radicale e benefica autocritica, si trovano finalmente di fronte alla possibilità di prospettare soluzioni e proposte alternative rispetto agli esiti disastrosi della globalizzazione neocoloniale lanciata con leggerezza, condivisa dai responsabili della UE, da Clinton come il “nuovo secolo americano”.

Mai come oggi tutte quelle intelligenze individuali e collettive che non accettano il fatto compiuto dell’inevitabile perpetuazione dei processi di unificazione mercantile, economica e soprattutto finanziaria guidata dalla troika FMI, BM e OMC e sostenuta da un sistema di compagnie di rating, finanziate e sostenute dalle più potenti multinazionali (spesso a prevalete capitale nordamericano, inglese e tedesco) sono chiamate ad una riflessione che lungi dal partire da zero può valersi, senza ovviamente mitizzazioni né pregiudizi, delle stimolanti esperienze di organizzazioni politico-economiche latinoamericane come l’ALBA, UNASUR, MERCOSUR e CELAC. Queste organizzazioni che fanno della cooperazione, della solidarietà fra i paesi membri e i rispettivi popoli e di rapporti di scambio rivolti alla soddisfazione dei bisogni piuttosto che alla perpetuazione dei rapporti di forza fra economia e governi, le linee guida di un modo alternativo di intendere le relazioni internazionali, possono rappresentare infatti un momento estremamente utile di riflessione.

Anche a partire da precedenti e virtuose esperienze è possibile infatti prospettare un nuovo quadro economico e sociale; nuove possibilità di occupazione e riorganizzazione dell’economia possono derivare dalla valorizzazione della green economy e dal recupero di tutte quelle professionalità sia tecnologiche che artigianali di cui è ricco in nostro paese, per un rilancio di forme di organizzazione di vita che partano da un serio recupero e dalla valorizzazione dei patrimoni produttivi, ambientali, artistici, culturali ed identitari, sciaguratamente trascurati all’insegna di una insensata omologazione di modi di produzione e di stili di vita.

Venezuela-Cina, sviluppo integrato

La ministra Betancourt con Geraldina Colotti

di Geraldina Colotti – Il Manifesto

«Desarrollo soberano». Questo l’imperativo categorico del governo bolivariano, che si serve del protagonismo cinese per fornire elettrodomestici a basso costo alla popolazione. «Dobbiamo immaginare un modello di sviluppo che tenga conto della natura. Abbiamo un’unica nave, la terra, non possiamo farla affondare». Edmée Betancourt, ministra del Commercio e dello sviluppo, ci riceve negli uffici del Bandes, il Banco de Desarrollo economico y social de Venezuela. Intorno, pulsa il caos di Caracas, una città in grande trasformazione, «ma ancora indietro per quel che riguarda la raccolta dei rifiuti», dice la ministra, che mostra le immagini di alcuni progetti-pilota per la raccolta differenziata. Un obbiettivo ancora lontano, per le inadempienze di certe amministrazioni locali, ma anche «per l’assenza di formazione», sostiene Betancour.

Al riguardo, racconta al manifesto: «Noi dedichiamo molto tempo e energie alla formazione politica, a far crescere il livello di coscienza e l’assunzione di responsabilità anche nei comportamenti dei singoli, ma non è facile. Prendi la questione dei rifugi. Il nostro governo ha progressivamente fornito un alloggio degno agli sfollati delle alluvioni dei 2010. Nel frattempo, tutti sono stati portati nei rifugi. Abbiamo dedicato molto impegno e risorse a organizzare la vita nei rifugi e a preparare il passaggio delle famiglie alla nuova vita. Ma in molti casi, abbiamo dovuto riconoscere che non abbiamo ottenuto i risultati sperati: molta gente continua a reclamare senza prendere davvero in mano il proprio destino e quello della propria comunità».
Alle pareti, grandi pannelli illustrano l’organizzazione del lavoro del Ministero e i progetti di Bandes, nel cui edificio lavorano circa 600 persone. Per il personale, ci sono corsi per il tempo libero, gruppi sportivi, formazione integrata secondo le inclinazioni. Le immagini a grandezza naturale, danno l’impressione di trovarsi per strada, innervati alla vita del quartiere e confrontati ai problemi dei portatori di handicap, delle donne maltrattate, dei malati e degli anziani soli. Il messaggio evidente è: nessuno è solo, gli umani sono esseri sociali, capaci di guardare con rispetto anche gli animali. Qui i cani sono molto benvoluti, nei quartieri vi sono tende per visite e vaccinazioni gratuite per quelli che girano liberi per la città e spesso finiscono sotto le ruote delle macchine o dei moto-taxi (fonte di sostentamento per molte comunità sociali organizzate), che sfrecciano a velocità supersonica facendosi spazio a colpi di clacson.

Nella stanza adiacente, c’è una vetrina con i prodotti tipici provenienti da Cuba, Bolivia, Ecuador… i paesi dell’Alba, l’Alternativa bolivariana per i popoli della nostra America messa in campo nel 2004 da Cuba e Venezuela per contrastare i piani commerciali neoliberisti degli Usa nell’ex cortile di casa. Sul lungo tavolo per le riunioni, le collaboratrici della ministra – quasi tutte donne – smistano volumi e pieghevoli. Uno, con copertina rossa, s’intitola «Desarrollo sovrano», Sviluppo sovrano. L’introduzione di Jorge Giordani, ministro di Pianificazione e finanze, invita a scorrere le grandi foto a colori che, all’interno, illustrano i risultati della collaborazione con la Cina: «Perché un’immagine – scrive Giordani – vale più di mille parole».

L’economia del Venezuela è prevalentemente basata sul petrolio. Come pensate di costruire un nuovo modello di sviluppo basato sul rispetto della natura?
Il nostro paese non è solo ricco di petrolio e di ferro diamanti oro, ma anche di natura: acqua, biodiversità, che sono di tutti e vanno protetti costruendo un progetto di paese basato su un nuovo modello produttivo, nuove relazioni di lavoro orizzontali capaci di irradiarsi nel circondario allargandosi via via in modo concentrico e producendo un’altra cultura. Tutto questo è scritto nella nostra Costituzione, approvata nel ’99, e che è stata il frutto di un’ampia consultazione popolare le cui proposte sono state incluse negli articoli. In questo quadro ha preso forma, nel 2007, il Primo piano di sviluppo socialista Simon Bolivar, dal nome del nostro Libertador che per primo ha immaginato la Patria grande. E oggi, con quel che abbiamo costruito nel paese e nelle relazioni di solidarietà internazionali, possiamo dire: abbiamo una patria, basata sui principi della sovranità popolare. Il Piano 2007-2013 si è articolato interno a sette assi fondamentali, che attengono al politico, al sociale, all’economico, all’educazione, al lavoro soprattutto senza il quale non c’è vita, alle relazioni internazionali. Il primo, riguarda l’etica socialista. Al punto 4 è stato definito il nuovo modello produttivo e le nuove relazioni di lavoro non piramidali, si mette al centro il ruolo del lavoratore e della lavoratrice e quello dell’ambiente circostante. Il punto 7 ha definito il quadro di nuove relazioni internazionali: con i paesi più prossimi dal punto di vista politico, come Cuba, Bolivia o Ecuador, ma anche con altri alleati strategici come la Cina o i paesi del Mercosur. Come puoi vedere in questo catalogo, le relazioni con la Cina sono al centro dei nostri piani di sviluppo economico-sociali.

In che modo?
Prima di tutto sono basati sulla ricerca dei punti di equilibrio in tutti i campi a cui accennavo prima: dal territorio alle relazioni internazionali. In questa ottica, abbiamo cercato di ottener risorse firmando un primo accordo con il Banco di Cina, che ci ha facilitato le risorse finanziarie con un prestito a 36 mesi, che è stato rinnovato e sempre onorato. Abbiamo creato una linea di credito con un fondo comune, il Fonden, in cui la Cina ha messo 4 milioni di dollari e noi 2. Pdvsa, l’impresa petrolifera dello stato ha venduto il petrolio e la Cina, con la sua impresa ha finanziato la linea di credito con cui abbiamo potuto realizzare alcuni importanti progetti di sviluppo. L’idea del presidente Chávez è stata, però, quella di dire alla Cina: noi compriamo inizialmente da voi cellulari, automobili, tecnologia, ma in cambio voi dovrete aiutarci a impiantare le industrie in Venezuela per il nostro sviluppo industriale. E così è stato. Poi, a partire dal 2010, parallelamente col Banco di sviluppo della Cina abbiamo sollecitato un vero e proprio credito su 10 anni basato sul fondo congiunto cino-venezuelano: un credito chiamato Gran volume e largo plazo con cui abbiamo avuto in prestito 20 mila milioni di dollari. Così, trasformando moneta cinese – con cui ripaghiamo parte del debito – in bolivar, abbiamo messo in campo progetti di cooperazione e sviluppo industriale, alimentare, di trasporti, il catalogo che vedi ne dà conto in dettaglio. Al centro c’è un progetto che si chiama La mia casa bene equipaggiata. Lo abbiamo realizzato con gli elettrodomestici cinesi: forniamo a prezzi bassissimi una cucina e lavatrice e televisore anche alle famiglie poverissime. Non si tratta di un ulteriore invito al consumismo, ma di un progetto integrato per garantire un livello di vita degna anche alle fasce meno favorite della nostra popolazione. La collaborazione integrata con le banche come quella della donna, quello del popolo e altre, consente di erogare crediti agevolati anche a chi vive da solo e della sola pensione che è comunque equivalente al salario minimo. In questo, ci avvaliamo della collaborazione della Forza armata nazionale bolivariana, che trasporta gli elettrodomestici nei punti più reconditi del nostro paese. E con la quale organizziamo giornate di informazione, dedicate non solo alla distribuzione degli elettrodomestici, ma anche alla salute, all’educazione, alla scuola, ai problemi del territorio.

Le imprese cinesi non rispettano molto i lavoratori, e alcune imprese russe sono partite coi soldi del governo lasciando all’asciutto i lavoratori che lavoravano alla costruzione di case. E il governo ha dovuto risarcire i lavoratori.
È vero. Ma chiunque venga da noi, deve rispettare le nostre leggi del lavoro, che sono molto severe con le imprese. Per il resto, bisogna figurarsi il nostro sistema economico come un insieme di tre cerchi: in uno c’è l’economia statale o mista, in un altro c’è il settore privato, ancora molto consistente, e nell’altro c’è l’economia sociale basata su un nuovo modello di produzione orizzontale e sociale che cerca di coinvolgere anche la piccola e media impresa privata in un modello di relazioni sociali e produttive che mettono in discussione il modo di produrre capitalistico basato sull’estrazione del plusvalore. In questo disegno, scompaiono i responsabili delle risorse umane o i capi reparto e tutto l’apparato di figure proprio del sistema di sfruttamento capitalistico. Chi coopera con noi, deve cambiare registro. Gli utili non servono al profitto individuale, ma a quello collettivo: allo sviluppo del territorio, al miglioramento della qualità di vita delle persone e del paese. Lo stato aiuta e accompagna questo tipo di iniziative per tutto il ciclo produttivo. Così abbiamo anche la possibilità di controllare i prezzi all’origine, di calmierarli e di cercare di contenere l’inflazione, che non è ancora al livello che ci proponiamo. Organizziamo diverse fiere, molto seguite nel paese. Lo abbiamo fatto per un mese, nel corso delle feste natalizie, e lo facciamo periodicamente per favorire la piccola produzione alimentare, i piccoli pescatori. In parallelo, abbiamo moltiplicato le catene di distribuzione statale, in cui la popolazione può trovare i prodotti a prezzi calmierati.

L’opposizione dice che il governo ha fatto una finanziaria al di sopra dei propri mezzi, che mancano i prodotti dai negozi, che la vostra è una gestione economica fallimentare.
Si tratta di propaganda politica. In tutti questi anni, siamo riusciti a rimontare dal baratro in cui era precipitata l’economia dopo il colpo di stato del 2002. Abbiamo fatto fronte alle ricadute della crisi finanziaria europea del 2008 proprio con una politica finanziaria improntata alla prudenza, parametrata sul costo del barile di petrolio calcolato a metà del suo prezzo reale e ragionevolmente previsto. I prodotti ci sono, quando scompaiono questo si deve soprattutto alle grandi catene distributive e anche alla preferenza di certe fasce dalla popolazione per un tipo di marca particolare, che a un certo punto la principale catena distributiva privata, Polar, ha interesse a manovrare. Abbiamo istituito un tavolo di discussione settimanale con tutti i settori produttivi del paese e con la collaborazione di tutti i ministeri interessati per controllare i prezzi sui prodotti basici e contenere l’inflazione, che prima era al 24%, poi è scesa al 24, in novembre al 15%. Il settore alimentare ha molta incidenza, anche per questo stiamo potenziando i progetti di sviluppo per arrivare alla sovranità alimentare.Un altro settore determinante è quello dell’imballaggio degli alimenti, il settore plastico, con cui stiamo lavorando bene.

In Venezuela manca una leadership collettiva – dicono alcuni – e questo, in assenza del presidente Chávez, porterà al crollo del progetto bolivariano.
Stiamo lavorando alla costruzione di un’intelligenza collettiva. Anche per il nostro lavoro, per un lavoro di progettualità integrata, vale il discorso che facevo prima dell’unità produttiva. Anche noi funzioniamo come una unità produttiva in cui il dirigente è come un direttore d’orchestra che mette al diapason gli strumenti di tutti: abbiamo bisogno di chi gestisce la contabilità come di chi porta un pacco. Non c’è solo da pensare ai ministeri, ci sono i 24 governatorati, i municipi. Bisogna fare un calcolo costi-benefici, calcolare le uscite e le entrate sulla base dell’utilità sociale. Tutto questo si decide e si discute nei tavoli di lavoro. Tutto deve servire a trovare il punto di equilibrio nella nostra economia, con l’obbiettivo di ridurre il peso dell’impresa privata in quei tre cerchi a cui accennavo prima. Per questo, è importante aver presente gli architravi etico-sociali del nostro Piano di sviluppo socialista, e i suoi attori sociali: principalmente i consigli comunali che stanno imparando a gestire le proprie risorse e a orientare i progetti in vista della costruzione di un sistema statale basato sul modello comunale.

Il Venezuela è entrato a pieno titolo nel Mercosur. Cosa significa questo per i progetti economici di sviluppo?
Il secondo Piano di sviluppo socialista 2013-2019, che diventerà legge dopo l’approvazione in parlamento, ha raccolto e vagliato i suggerimenti della popolazione. Fra i suoi cinque obbiettivi storici, ha quello dell’indipendenza, che stiamo consolidando sulla base di nuove alleanze internazionali. Se abbiamo tante ricchezze -diciamo – perché non possiamo diventare una grande potenza? Il nostro lavoro all’interno dell’Alba o di altri organismi regionali più ampi come il Mercosur si basa sulla necessità di costruire un mondo multicentrico e pluripolare. All’interno dell’Alba, stiamo mettendo in campo relazioni di fratellanza basate anche sull’uso di una moneta comune, il Sucre che mira a ridurre lo strapotere del dollaro. Nel Mercosur, stiamo ampliando il numero di prodotti che possono circolare senza barriere doganali. Per noi si è trattato di uno sviluppo, su scala più ampia di alcune relazioni economiche bilaterali – con l’Argentina, con il Brasile o con l’Uruguay – che andavano un po’ nello stesso senso. Ora è come se fossimo tutti in una piscina comune. Si tratta di nuotare trovando spazi proficui che ci proteggano dalle speculazioni esterne ma anche dagli squilibri regionali.

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