(VIDEO) Maduro: «I tedeschi invadono la Grecia con l’Euro»

resizeda lantidiplomatico.it

«Il capitale finanziario europeo ha imposto una dittatura crudele perché il popolo greco aveva votato no al neoliberismo»

«Una volta i nazisti invadevano con i carri armati, oggi i tedeschi invadono la Grecia con l’Euro». Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro commenta così l’umiliazione della democrazia inflitta al governo di Syriza dopo il referendum del 5 luglio scorso da parte del regime di Berlino, Bruxelles e Francoforte.

«Il capitale finanziario europeo ha imposto una dittatura crudele perché il popolo greco aveva votato no al neoliberismo. Tutta la solidarietà al popolo greco e al primo ministro greco Alexis Tsipras, nella buona e cattiva sorte», ha proseguito Maduro, che ha concluso sottolineando come il neoliberismo, un modello di sfruttamento, non è la soluzione, non è la via per la democrazia e la felicità.
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Caracas prevede di approfondire le relazioni bilaterali con Atene

il-presidente-maduro-e-il-premier-ellenico-tsipras_421031da mre.gov.ve

Durante un’intervista rilasciata all’emittente multi-statale Telesur, il capo di stato, Nicolás Maduro, ha reso noto che il governo bolivariano ha intenzione di approfondire le relazioni bilaterali con la Grecia al massimo livello, in ambito economico, energetico, turistico e commerciale.

Il Presidente ha dichiarato di essere già in contatto con il Primo Ministro greco, Alexis Tsipras. A tal proposito, ha annunciato di essere pronto a visitare questa nazione sorella «nel momento in cui si presentino le condizioni».

Maduro ha inoltre colto l’occasione per complimentarsi con Alexis Tsipras e manifestargli sostegno in seguito al rifiuto delle misure neoliberiste della Troika mediante il referendum del 5 di luglio, dove oltre 11 milioni di cittadini greci si sono opposti ai tagli sociali imposti dai creditori: il Fondo Monetario Internazionale, la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea.

«L’intelligenza di questo giovane (Alexis Tsipras) è ammirevole, incredibile. (…) Alexis mi ha detto che questo referendum gli ricorda il referendum revocatorio contro il Presidente Hugo Chávez, per l’impatto che ha avuto sul mondo», ha sottolineato il Presidente Maduro.

Infine ha fatto appello ai popoli del mondo affinché seguano l’esempio della Grecia «liberandosi dal giogo del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e del neoliberismo».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Giacché: «Europa destabilizzata dal potere di ricatto dei creditori»

renzi-merkel-510-2-7-2015da Marx21.it

Le ultime vicende sulla crisi greca hanno mostrato come un governo democratico, fedele al suo mandato elettorale, possa mettere in discussione la governance europea, rigida su regole punitive che nulla hanno a che fare con la virtuosità dei paesi dell’eurozona. Il fallimento più grande è proprio l’architettura della UE e dei suoi Trattati, che negano la possibilità di agire su obiettivi realmente strutturali, come l’occupazione, la capacità produttiva e i redditi. In questo contesto, la moneta unica è uno strumento di potere funzionale ad interessi altri, quali la stabilità dei prezzi e delle banche. Se è vero che bisogna rimettere in discussione regole e obiettivi europei, allo stesso tempo è necessario capire in quali tempi queste modifiche possono intervenire. Più i tempi sono lunghi più è inevitabile che anche la moneta unica possa essere rimessa in discussione, in quanto strumento di potere. Ne parliamo con Vladimiro Giacché, economista e Presidente del Centro Europa Ricerche.

Nonostante l’intransigenza mostrata dal governo tedesco e qualche gioco strategico, pare che la fermezza di Tsipras abbia mandato in tilt l’armonia della governance europea. Come lo interpreta?

Tsipras ha fatto una cosa nuova nell’Europa di questi ultimi anni: ha cercato di tener fede al mandato elettorale ricevuto. Ha trattato, ma quando ha visto che quello che veniva richiesto dalla controparte (peraltro senza contropartite immediate in termini di debt relief) era incompatibile col mandato elettorale ricevuto, ha detto che a quel punto soltanto gli elettori del suo Paese potevano decidere se accettare le proposte europee. In questo modo ha rotto il potere di ricatto dei creditori. Questo ha mandato in tilt la governance europea, che in questi ultimi anni è stata caratterizzata da un potere esorbitante dei creditori. L’Europa oggi viene destabilizzata non da Tsipras, ma proprio da quel potere esorbitante, che ha avuto conseguenze pesantissime per molte economie tra cui la nostra.

Tsipras ha fatto default, ma ha comunque rilanciato chiedendo ristrutturazione del debito, tema che sembrava sparito dal tavolo dei negoziati, e nuovi prestiti. Com’è finita la negoziazione dell’ultimo eurogruppo di fatto e cosa significa concretamente?

La ristrutturazione del debito greco la chiede la situazione prima ancora che Tsipras: l’entità attuale del debito greco è semplicemente impagabile. Lo era già nel 2010, ma allora si decise di non praticare un taglio del debito, perché questo avrebbe colpito le banche francesi e tedesche, fortemente esposte sulla Grecia. Non avendo ridotto il debito, il successivo intervento di BCE, fondo salva-Stati e FMI è servito unicamente a quelle banche per far rientrare la loro esposizione sulla Grecia senza troppi danni, ma non ha rappresentato alcun “salvataggio” della Grecia. A quanto è dato di capire l’Eurogruppo ha deciso comunque di chiudere la porta al governo greco sino al referendum, probabilmente confidando in un suo esito positivo (vittoria del Sì ndr).

Seppure sia stato un errore entrare nell’euro (cosa dimenticata da quasi tutte le sinistre europee), è possibile dire che è tutta colpa della moneta unica? Quanto pesano per i Paesi del Sud Europa le mancate politiche industriali a prescindere dalla moneta?

No, non è tutta colpa della moneta unica. Le mancate politiche industriali pesano, come pure gli insufficienti investimenti da parte delle imprese, che nella seconda parte degli anni Novanta ritennero di non averne bisogno potendo giovarsi dei maggiori profitti derivanti dall’abolizione della scala mobile. Il risultato è stata una perdita di competitività evidente nel decennio successivo, che però a quel punto, essendo nel frattempo partita la moneta unica, non poteva più essere corretta da una svalutazione. Il punto però è un altro: la moneta unica rappresenta comunque un elemento di rigidità che ostacola, e non favorisce, la convergenza tra le economie. Questa divergenza negli ultimi anni si è accentuata.

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(VIDEO) Maduro ai greci: «Spezzate le catene del FMI»

resize-1da lantidiplomatico.it

«Mi rivolgo al popolo greco, a Tsipras e a Syriza». Inizia così il video-messaggio del presidente della repubblica bolivariana Nicolás Maduro diretto ad Atene. «Il popolo bolivariano offre tutto l’appoggio e il suo abbraccio fraterno al popolo greco».

E ancora: «Nasce in Grecia due mila anni fa la parola democrazia e il popolo greco sta rispondendo con democrazia. Noi abbiamo vissuto questa stessa fase: in Venezuela si privatizzò tutto, si sono portati via le pensioni, l’istruzione pubblica. Poi abbiamo rotto le catene del FMI». E qui arriva il messaggio preciso al popolo greco: «Non abbiate paura di rompere le catene del FMI e del neoliberismo, fratelli e sorelle della Grecia, non permettete che facciano ancora scorrere altro sangue del popolo e depredare le ricchezze del paese».

E’ questo il cammino, prosegue Maduro. «Ammiriamo quello che sta facendo il popolo greco. Una lotta difficile di fronte al ricatto finanziario in corso. E’ una guerra economica. E’ in corso una guerra economica per impedire che il popolo greco ritrovi la sua libertà ed indipendenza».
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I BRICS salveranno la Grecia dal default?

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La Troika non è realmente intenzionata ad aiutare la Grecia a uscire dalla difficile situazione economica in cui si trova, quindi Atene secondo quanto scrive Global Research, potrebbe optare per l’unione con i BRICS

Nel mese di maggio, il viceministro delle Finanze russo Sergei Storchak, ha proposto alla Grecia di diventare il sesto membro dei BRICS. Il primo ministro ellenico Alexis Tsipras ha mostrato interesse, perché in questo modo il suo paese potrebbe avere accesso alla Banca di Sviluppo dei BRICS, ricorda l’esperto Stephen Landman, del portale canadese Global Research.

«L’obiettivo della Banca di Sviluppo è quello di porre fine all’egemonia occidentale nei mercati finanziari e diventare una delle principali entità di credito del mondo. Russia e forse Cina potrebbero offrire aiuto finanziario alla Grecia», scrive l’autore, il quale poi assicura che sono in corso trattative per la partecipazione del paese al blocco, che sarà discussa in occasione del prossimo vertice BRICS, in programma il 9 di luglio nella città russa di Ufa.

Rimane ancora irrisolto il problema del debito greco, mentre crescono le tensioni tra Atene e i suoi creditori. Il viceministro ellenico della Difesa Costas Isychos ritiene che la Grecia si traformerà in una «colonia economica» se nel referendum del 5 luglio i suoi cittadini voteranno a favore delle misure di austerità della Troika.

A sua volta, la Troika non è intenzionata ad aiutare realmente il paese debitore, ma vuole peggiorare la situazione, considera Ledman. «I creditori non sono interessati alla ristrutturazione del debito e alla ripresa dell’economia greca. Vogliono devastare il paese e privarlo di tutti i suoi beni e delle imprese».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Argentina: «Crisi in Grecia come la nostra»

Argentina-Cristina-Kirchner_LPRIMA20150327_0141_24da Telesur

Il capo di gabinetto dell’Argentina commenta la situazione nel paese ellenico dopo il rifiuto opposto dal governo alle imposizioni della Troika

Il capo di gabinetto dei ministri argentino, Aníbal Fernández, ha criticato le imposizioni avanzate dalla Troika alla Grecia e definito la crisi dello stato ellenico molto simile a quella vissuta dal suo paese.

«La crisi in Grecia è molto simile a quella del nostro paese (anno 2001). Per prima cosa voglio esprimere piena solidarietà al popolo greco e al suo governo che sta agendo di conseguenza, evitando di complicare la situazione», ha dichiarato Fernández ai mezzi di comunicazione.

In riferimento alla decisione del primo ministro greco, Alexis Tsipras, che ha deciso di chiudere le banche per arginare la fuga di capitali, il funzionario governativo ha osservato che «la situazione si era complicata, lo hanno obbligato a una decisione quasi di non ritorno».

A tal proposito, ha criticato la posizione assunta dai creditori della Grecia, i quali hanno richiesto ulteriori tagli alle pensioni e riduzione della spesa pubblica. Misure che, secondo Fernández, complicherebbero la situazione economica della Grecia.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

L’ALBA-TCP si schiera al fianco del «coraggioso popolo greco»

resizeda lantidiplomatico.it

«È una lotta per la salvezza dell’intera specie umana, per la vita, per la libertà, e per l’autodeterminazione di tutti i popoli»

Comunicato dell’ALBA-TCP* sulla situazione in Grecia.

«L’Alleanza bolivariana dei popoli di Nuestra America-Trattato di commercio per i popoli (ALBA-TCP) esprime il suo più fermo sostegno e solidarietà al popolo e al governo greco di fronte al vorace assedio del capitalismo finanziario mondiale e dei suoi rappresentanti europei, coloro che senza scrupoli e con eccessiva ambizione hanno la pretesa di piegare la scelta di questo paese per una vita degna e giusta; il cui centro sia la salvaguardia della vera democrazia e dei diritti umani, non dei vergognosi privilegi e le conseguenze distruttive del capitale neo-liberista transnazionale.

Noi popoli e governi dell’ALBA-TCP, convinti dal Comandante Hugo Chávez che la «storia ci chiama all’unione e alla lotta», inviamo un messaggio di sostegno per il coraggioso popolo e governo greco, convinti che la battaglia storica che sta portando avanti è una lotta per la salvezza dell’intera specie umana, per la vita, per la libertà e per l’autodeterminazione di tutti i popoli.

Siamo sicuri che un’altro mondo è possibile».

Caracas, 28 giugno 2015

*Paesi membri dell’ALBA-TCP: Venezuela, Cuba, Nicaragua, Ecuador, Bolivia, Antigua e Barbuda, Dominica, Granada, San Cristobal y Nieves, Santa Lucia, San Vicente y Las Granadinas, Surinam

L’obiettivo degli Stati Uniti è soggiogare l’Europa

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Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il ritorno del G8 al suo formato originale di G7 non rappresenta solo un restringimento dello spazio di dialogo tra l’Occidente e la Russia, ma anche una manifestazione del nuovo clima presente nel rapporto tra i partner euro-atlantici. Il 7-8 giugno al Vertice del G7 in Baviera, tutte le questioni affrontate – la globalizzazione, la zona transatlantica di libero scambio, il cambiamento climatico, la situazione in Ucraina oppure le sanzioni contro la Russia – hanno assunto una forma tale da consentire la promozione, in un modo o nell’altro, degli interessi americani in Europa.

I problemi della globalizzazione sono legati, in primo luogo, con l’architettura finanziaria internazionale. In particolare, con la moneta dei regolamenti internazionali, che è il dollaro americano, non protetto da nulla se non dalla paura dei creditori e dei partner commerciali dell’America di perdere tutto . E persino le lamentele di Barack Obama in merito al dollaro costoso, che non consentirebbe di inondare il mondo di prodotti americani, rappresentano una velata richiesta agli europei di contribuire al sostegno dei produttori di oltre oceano a scapito dei propri interessi.
Anche la creazione di una zona di libero scambio tra gli USA e l’Unione Europea dopo la stipula del relativo accordo non è funzionale prima di tutto agli europei. Proprio l’errore di valutazione sulle conseguenze per l’UE della comparsa di tale accordo è stata la causa della riduzione degli intensi negoziati in materia e, di conseguenza, dell’aumento della pressione sull’Europa da parte di Washington.

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Patelis alla Grecia: «Avvicinarsi di più a Russia e Brics»

5545e26ac46188580e8b45bcda Russia Today

La situazione economica della Grecia nell’Unione Europea si è molto aggravata, per questo motivo il paese ellenico deve differenziare le sue relazioni estere prestando maggiore attenzione allo sviluppo dei rapporti con i paesi del blocco Brics, e con la Russia in particolare, secondo quanto spiegato dal professor Patelis

«Dobbiamo trovare un sostegno alternativo a livello internazionale. L’avvicinamento alla Russia deve essere multidimensionale: economico, politico e tecnico-militare», ha dichiarato il professor Dimitris Patelis, dell’Università Tecnica di Creta, come riportato da Russia Today.

Secondo il professore, la Grecia non resterà nell’Unione Europea, che di fatto è «il principale nemico» del paese, perché la sua permanenza è «assurda e illogica».

«Devono differenziare il loro approccio e prendere misure più decise di avvicinamento alla Russia e agli altri paesi Brics».

Patelis ritiene che l’adesione della Grecia alla Comunità Economica Europea, e quindi, all’Unione Europea «abbia causato un danno strategico al nostro popolo».
«Come risultato di questa unione, abbiamo avuto la distorsione di tutti gli elementi d’economia, che ha reso impossibile uno sviluppo indipendente del Paese», ha sottolineato l’esperto, aggiungendo che, pertanto, le autorità dovrebbero «cercare strade alternative».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

L’UE vuole riprendere i contatti con Siria e Hezbollah

da al manar

Alti rappresentanti, tra cui il presidente del dipartimento del Parlamento europeo, Elmar Brok, hanno sottolineato che l’Unione europea sta ora discutendo un cambiamento nella sua politica nei confronti del governo di Bashar al Assad in Siria.

 Brok, che recentemente ha fatto una visita in Libano, non ha dato molti dettagli, ma ha annunciato che l’Unione europea è pronta a combattere l’Isis e si sta muovendo nella direzione della ricerca di una collaborazione con Assad in questo campo.

 All’inizio della guerra, l’Unione europea ha tagliato le sue relazioni con il governo di Assad e fermato le importazioni di petrolio siriano.

 Ora, però, molti nell’Unione europea, in particolare l’Italia, temono l’ascesa di gruppi terroristici in Medio Oriente e Nord Africa. Recentemente ci sono state segnalazioni che l’Isis cerchi di invadere l’Europa dalla Libia e Nord Africa.

«Siamo in una nuova battaglia mondiale», ha affermato Brok ed ha spiegato che l’Europa è stata profondamente colpita dal terrorismo takfiro. Recentemente, individui legati agli estremisti attuali hanno compiuto attacchi in Francia e Danimarca.

Il dibattito, però, non è finito, perché gli Stati Uniti e la Turchia e alcuni paesi dell’UE, come la Francia e il Regno Unito, hanno sollevato obiezioni al riguardo.

 Nel frattempo, la Reuters ha citato diplomatici di diversi paesi europei che, in privato, affermano che la chiusura delle ambasciate a Damasco è stato un errore e che è giunto il momento di ristabilire le relazioni con la Siria.

 Tra i paesi, oltre l’Italia, a difendere questa nuova posizione, ci sarà la Svezia, la Danimarca, la Romania, la Bulgaria, l’Austria, la Spagna e la Repubblica Ceca, che non hanno chiuso le loro ambasciate in Siria. Norvegia e Svizzera, al di fuori dell’UE, figurano fra quei paesi che sono d’accordo nel seguire questa direzione

 Secondo questi diplomatici, «il presidente Bashar al-Assad è una realtà e dobbiamo tenerne conto quando si parla di minacce contro l’Europa, in relazione ai terroristi europei di ritorno dalla Siria».

 Anche in Francia sono in crescita le voci che si oppongono alla posizione del governo anti-siriano Hollande. Un diplomatico francese ha dichiarato a Reuters di essere a favore del dialogo con la Siria e il suo alleato l’Iran. «La chiusura dell’ambasciata (francese) a Damasco è stato un errore», ha detto aggiungendo che «il desiderio di dialogo è presente nell’ambiente dell’ intelligence».

Rapporti con Hezbollah

Brok ha anche invitato Hezbollah, uno stretto alleato del governo di Assad, a «favorire un clima di unità politica» in Libano e ha ipotizzato che l’ala militare del partito potrebbe essere rimossa dalla lista delle organizzazioni terroristiche nel prossimo futuro, nel caso in cui ci fosse una «prova di responsabilità» per allentare le tensioni in Libano.

Inoltre, ha precisato che se è ancora prematuro per dire che se l’UE faccia questo passaggio, ha comunque, tenuto colloqui con il gruppo.

Brok ha anche espresso sostegno al dialogo tra Hezbollah e il Movimento del Futuro e ha sottolineato quanto sia necessario per la stabilità. Egli ha osservato che tali conversazioni sono anche fondamentali per condurre le elezioni parlamentari e le elezioni presidenziali in Libano.

Il rappresentante della UE ha ribadito che la situazione regionale è fragile, in particolare, anche se la minaccia dell’Isis e di altri gruppi terroristici potrebbero servire a unire le diverse fazioni libanesi.

Brok, infine, ha spiegato che la sua visita in Libano mira «a mostrare e fornire sostegno al paese nelle attuali circostanze, in particolare, per quanto riguarda la questione dei profughi».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Il Governo bolivariano respinge la risoluzione del Parlamento Europeo

Escudo_Oficial_2011da Correo del Orinoco

«Per il Governo Bolivariano è preoccupante che il Parlamento europeo così come l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, distolgano l’attenzione dalla grave crisi economica che colpisce i paesi membri dell’Unione Europea», recita il comunicato del Ministero degli Esteri

Il governo ha rigettato e catalogato come ingerenza la risoluzione adottata dal Parlamento Europeo giovedì scorso contro il Venezuela, per una presunta violazione dei diritti umani ai danni portavoce della destra che hanno promosso le azioni violente verificatesi al principio di quest’anno.

Attraverso un comunicato del Ministero degli Esteri sono state inoltre respinte le dichiarazioni rilasciate il 18 e 19 dicembre dall’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Federica Mogherini, dove l’italiana ha manifestato la propria solidarietà ai dirigenti dell’estrema destra venezuelana, il cui invito alla violenza ha provocato oltre 40 vittime in Venezuela tra febbraio e giugno di quest’anno.

La risoluzione, approvata con 476 voti, 109 contrari e 49 astensioni, esprime «profonda preoccupazione per la situazione in Venezuela e condanna la detenzione di manifestanti pacifici, studenti e leader dell’opposizione». Allo stesso tempo, il testo del Parlamento europeo sollecita «l’immediata liberazione dei detenuti arbitrariamente».

Il comunicato integrale del Ministero degli Esteri venezuelano:

La Repubblica Bolivariana del Venezuela, attraverso il Ministero del Potere Popolare per gli Affari Esteri esprime il suo più profondo rigetto nei riguardi della risoluzione adottata dal Parlamento Europeo, così come verso le insolenti dichiarazioni dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, Federica Mogherini, che minacciano la sovranità e le istituzioni democratiche del Governo Bolivariano.

Per il Governo Bolivariano è preoccupante che il Parlamento Europeo e l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, devino l’attenzione dalla grave crisi economica che colpisce i paesi membri dell’Unione Europea a causa dei tagli in materia sociale, e la conseguente povertà strutturale a cui sono costretti i suoi Popoli, e concentrino i loro sforzi nello screditare le conquiste della Rivoluzione Bolivariana.

Le dichiarazioni dell’Alto Rappresentante e la risoluzione del Parlamento, in nessun modo rappresentano le opinioni dei popoli europei, che hanno storicamente mantenuto legami con il Venezuela.

Inoltre, il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ritiene che tali dichiarazioni, oltre a essere profondamente irrispettose e interferire, siano apertamente in contraddizione con tutti gli organismi internazionali che hanno espressamente riconosciuto gli enormi progressi del Venezuela in differenti aree, la cui posizione di appoggio si materializza con l’ampio sostegno ricevuto nelle votazioni delle diverse istanze internazionali.

Il Governo del Venezuela, nel fedele rispetto della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, emanata nel 1999, promuove la democrazia partecipativa sulla base dell’uguaglianza e della giustizia, così come l’autonomia di tutti i poteri, ribadendo al contempo la sua volontà a mantenere il dialogo tra tutti i settori del paese.

Infine, il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela, intende ribadire l’amicizia e il profondo affetto per i Popoli d’Europa, che la Patria di Bolívar ha sempre accolto fraternamente.

Caracas, 19 dicembre del 2014.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Algeria: L’Ue offre fino a 150.000 euro a chi “gioca a fare l’oppositore”

di Meriem Sassi – Algerie Patriotique

L’iniziativa della delegazione dell’Unione europea in Algeria che vuole sovvenzionare associazioni algerine, fino a 150 000 euro, per svolgere attività legate alla “difesa dei diritti umani,” è in buona fede? La questione si pone per l’obiettivo che potrebbe nascondersi dietro una tale iniziativa che, con il pretesto di assistenza ad azioni pacifiche, potrebbe essere interpretata come un chiaro incentivo per le azioni di “sovversione”, sostenute da cospicui finanziamenti.

La delegazione dell’Unione europea, in ogni caso, gioca sulla “trasparenza” pubblicando la sua offerta sul suo sito web e si nasconde dietro il termine “pace”, come se volesse escludere la responsabilità per probabili perdite o azioni di deviazione che potrebbero essere condotte attraverso il suo finanziamento.

La delegazione dell’Unione europea in Algeria si è, infatti, prefissa di lanciare un invito a presentare proposte con l’obiettivo dichiarato di sostenere le organizzazioni della società civile, al fine di «consolidare e rafforzare il loro ruolo e le strategie nella promozione dei diritti umani e delle riforme democratiche», si legge sul suo sito web.

«La sovvenzione per ogni azione verrà fissata tra i 50 000 e 150 000 euro» e le azioni di finanziamento ammissibili deve soddisfare almeno una delle priorità, che l’Unione europea specifica nel «sostegno alla libertà di espressione e promozione dei valori democratici, la promozione della libertà di riunione pacifica, l’adozione di misure per lottare contro gli ostacoli all’esercizio di tali libertà. Sostenere lo sviluppo del dibattito democratico con lo scopo di promuovere la libertà di espressione, in particolare, attraverso la formazione professionale di avvocati dei diritti umani e giornalisti, prevenire e combattere la corruzione, aumentare la consapevolezza e promuovere la cittadinanza attiva dei giovani».

La Ue in Algeria prevede anche il finanziamento di azioni in relazione alla «tutela e alla promozione dei diritti e del ruolo delle donne, giovani e bambini nella società, comprese le azioni relative all’integrazione sociale, il dialogo e la lotta contro la violenza».

Si evidenziano, tra l’altro, anche le azioni che prevedono un «programma di sovvenzioni a cascata, permettendo, ad esempio, alle organizzazioni di nuova costituzione senza capacità di gestione dei progetti su larga scala e alle organizzazioni che non hanno familiarità con le procedure dell’Unione europea, di beneficiare dell’accesso ai finanziamenti comunitari, al rafforzamento delle capacità e/o per implementare le attività mirate ad alto valore aggiunto, per amplificare così la portata e la qualità dell’azione». L’UE avverte che saranno scelti i progetti, in particolare, «sulla base della loro pertinenza, sui risultati attesi e la loro potenziale efficacia».

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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