Brescia 4nov2016: Dove va l’America Latina?

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Bergamo 3nov2016: America Latina, quale futuro?

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(VIDEO) Al fianco di Maduro per la democrazia!

Geraldina Colottida libera.tv

V Incontro di solidarietà con il Venezuela

Mentre in Venezuela le forze della reazione che hanno conquistato il Parlamento cercano in ogni modo di provocare la caduta del Presidente Nicolas Maduro anche in Italia si mobilita il movimento di solidarietà con il Venezuela chavista e bolivariano. A Roma è tenuto il V incontro di solidarietà con il Venezuela. Abbiamo sentito: Geraldina Colotti del Manifesto, Alba Beatriz Pimentel ambasciatrice di Cuba in Italia, Juan Fernando Holguin Ambasciatore dell’Equador in Italia, Giovanna Martelli deputata di Sinistra Italiana e Jualian Isaias Rodriguez Diaz Ambasciatore del Venezuela in Italia.

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Isaías Rodríguez: «Resistere! Come hanno fatto Vietnam e Cuba»

L'ambasciatore Julián Isaías Rodríguez Diazdi Chris Barlati – crudezine

Aggressioni militari, finanziamento di gruppi mercenari e sovversivi, manipolazione dei mercati e dei cartelli economici, sono solo alcune delle tecniche utilizzate dall’amministrazione statunitense per destabilizzare paesi sovrani ‘non allineati’ in tutto il mondo. Anche in America Latina, in Venezuela, la vittoria del MUD, Mesa de la Unidad Democrática, partito d’opposizione filo statunitense e antichavista, ha inaugurato a partire dal 7 dicembre 2015 un nuovo orientamento governativo, nettamente in contrasto con le precedenti politiche Chaviste, miranti alla nazionalizzazione delle risorse petrolifere e alla limitazione delle speculazioni occidentali.

La crescente ingerenza statunitense nelle politiche venezuelane è stata più volte denunciata pubblicamente, oggetto di numerose interrogazioni parlamentari, ma l’aggressività statunitense continua a intralciare il governo dell’attuale presidente venezuelano Nicolás Maduro, imponendo embarghi e sanzioni che limitano l’erogazione di servizi pubblici e la distribuzione di beni di prima necessità.

In precedenza il Cile, Cuba, ma anche Libia e Siria, sono storici esempi che permettono di capire l’attuale scenario geopolitico mondiale, che vede contrapposti al monopolio statunitense lo schieramento di paesi come la Russia, la Cina, l’Iran, il Venezuela, il Vietnam e la Corea del Nord, intenzionati a resistere contro le ingerenze americane sulle sovranità popolari. Al riguardo, per meglio comprendere la situazione odierna in cui versa il Venezuela, abbiamo intervistato l’ex vice presidente Julián Isaías Rodríguez Díaz, attualmente Ambasciatore presso gli uffici di rappresentanza venezuelana di Roma.

L’attuale situazione politica e sociale in Venezuela?

«Dal punto di vista politico il Venezuela è uno Stato perseguitato dagli Stati Uniti d’America, perché ha dichiarato la sua sovranità; perché aspira all’integrazione dell’America Latina, nonostante non ci siano trattati di libero commercio esistenti con gli USA; e soprattutto perché amministra le sue riserve di petrolio autonomamente attraverso Petrocaribe.
Questi tre peccati hanno portato, dal 2002, a un colpo di stato continuato, che in seguito alla morte di Chávez si è inasprito attraverso l’uso della tecnologia e il perfezionamento della strategia invasiva, dopo aver architettato l’assassinio di Salvador Allende in Cile. Grazie all’appoggio di un settore dell’opposizione venezuelana, sono riusciti a creare uno scontro istituzionale tra il Parlamento e il Tribunale Supremo di Giustizia. Allo stesso tempo, grazie a un oligarchia senza identità, che ha in mano la distribuzione degli alimenti in Venezuela, sono riusciti a far scarseggiare i prodotti basici in tutto il paese, nascondendo gli articoli di prima necessità e rincarando i prezzi, adesso inaccessibili, dei pochi prodotti che ancora vengono distribuiti. Tutto ciò ha provocato una situazione di tensione sociale, di aggressività, gestita da delinquenti mercenari, oltre che uno stato di guerra diplomatica e di comunicazione che è quasi peggiore delle bombe scagliate contro Nagasaki e Hiroshima. In breve, è questa l’attuale situazione politica e sociale del Venezuela.»

Quali manovre economiche il Governo si propone di attuare per far fronte alle difficoltà che sta attraversando il paese?

«Una misura immediata è stata ristabilire il prezzo del petrolio, in 40 giorni i prezzi sono aumentati da 24,53 $ a 40,68 $ e continueranno ad aumentare perché la strategia (americana) del fracking (Tecnica per migliorare la produttività di un pozzo di petrolio fratturandone le rocce – ndr) attuata contro Russia, Iran e Venezuela è stata fallimentare. Una seconda misura è stata quella di diversificare la produzione, in particolar modo quella agricola, proteggendo così ciò che avevamo dimenticato.
Abbiamo aumentato l’esportazione di alcuni prodotti non petroliferi e stiamo controllando la distribuzione alimentare sovvenzionata dai CLAP, ovvero i Comitati Locali di Approvvigionamento e Produzione, che hanno permesso la distribuzione di prodotti alimentari direttamente ai cittadini. Attualmente esistono 1.500 Comitati e si trovano in alcuni comuni del paese. I CLAP sono strutture del potere popolare organizzato, sono organizzazioni basiche nella lotta contro la guerra economica che è stata dichiarata contro di noi con il crollo del prezzo del petrolio.»

Cosa minaccia la realizzazione di questi piani del Governo?

«Grazie alla presenza di una diplomazia implacabile, è stato creato un embargo simile a quello di Cuba, ma senza alcuna dichiarazione ufficiale. Minacce costanti che tentano di dipingerci, in modo estremamente ridicolo, come se fossimo i nemici della stabilità degli Stati Uniti, un paese che non potrebbe essere destabilizzato neanche dalla somma di tutte le armi del mondo, contando anche sull’appoggio dei suoi avversari e degli amici più intimi delle loro politiche. Una campagna, organizzata usando i mezzi di comunicazione, descrive uno scenario come quello dell’invasione della terra da parte del pianeta Marte che, nella notte del 30 ottobre 1938, rese famoso Orson Welles tra milioni di ascoltatori statunitensi. Gli Stati Uniti mostrano come, anche noi, siamo atterrati qui sulla terra e abbiamo contaminato l’aria con gas tossici. Sì, è come se ci trovassimo nel romanzo di fantascienza “La Guerra dei Mondi” di H.G. Welles.»

Previsioni per il futuro?

«Resistere! Come hanno fatto Vietnam e Cuba. Il mondo prima o poi capirà che dal punto di vista geopolitico gli Stati Uniti cercheranno di recuperare a tutti i costi quello che è stato denominato come il suo “giardino di casa”, per il timore della crescente potenza economica della Cina e di una sua eventuale alleanza con la Russia e l’Iran, per sopravvivere al potere assoluto dell’impero nordamericano. Ma il Venezuela non è più il “giardino di casa” degli Stati Uniti, e mai più lo sarà. Gli Stati Uniti possono riuscire a instaurare colpi di stato in Honduras, Paraguay e Brasile. Possono vincere parzialmente le elezioni in Argentina e in altri paesi. Possono cercare di ingannare il mondo con supposte riflessioni e rettifiche sulla questione di Cuba, ma l’America Latina non sarà mai più il cagnolino addomesticato e obbediente di questo paese. La Nostra America ha assaporato l’identità e sa cosa significa per il suo popolo avere la sovranità, poter gestire e avere la proprietà delle proprie risorse e l’integrazione. Neppure con la complicità bastarda dei settori più conservatori di un’Europa, che ha perso la sua leadership nel mondo, potranno cancellare dalla memoria del continente latinoamericano l’indipendenza che si sono guadagnati attraverso la coscienza della resistenza e della dignità.»

Isaías Rodríguez: «Internazionalismo questione di classe»

da EmbajadaVenezolanaEnItalia

Una lettera che, per il suo essere esemplare, merita una traduzione in italiano. Una lettere che si rivolge al prof. Vasapollo, ma non solo.

Si tratta di una lettera pubblica che ben si adatta a tutti coloro che, in una maniera o in un’altra, mettono in campo comportamenti simili a quelli qui magistralmente descritti dall’Ambasciatore Julián Isaías Rodríguez Díaz.
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Prof. Luciano Vasapollo
vasapollo.luciano@virgilio.it

Prof. Vasapollo,

Lei ha creato una distanza che non ci fa piacere. Nuovamente un’attitudine personale della sua condotta ha incrinato le relazioni tra lei ed il Venezuela. Il suo individualismo è davvero insopportabile. Nessuna diplomazia può farlo passare inosservato.

Soprattutto quando ha posto in pericolo la realizzazione dell’atto più importante che si sia portato a termine a Roma in solidarietà con il nostro paese.

In una prima opportunità lei è riuscito a far posticipare l’atto. In una seconda, ha avuto la presunzione di esercitare la leadership sullo stesso. In una terza non ha occultato le ferite del suo “ego” perché la scelta del luogo è stata realizzata senza la sua partecipazione. In una quarta, la scusa della morte di un funzionario consolare d’Italia in Venezuela, è quasi riuscita ad abortire l’atto pubblico.

Siamo stati rispettosi delle sue ragioni che l’hanno fatta desistere dal partecipare. Comprendiamo quella relativa all’Università che lei rappresenta e delle altre organizzazioni che lei guida. Ha dato argomenti istituzionali che ammettiamo come validi. Ciò che mai condivideremo con lei è un comunicato di dissociazione, dove testualmente ha dichiarato: “sospesa per lutto la partecipazione alla manifestazione per il Venezuela”.

Anche se non fosse stata sua intenzione, i movimenti sociali hanno interpretato la sua decisione di non partecipare come un appello che invita gli altri a non prendere parte all’evento. Confusi, sono stati sul punto di non presentarsi all’attività. Ci scusi i termini, ma non è possibile non parlare della solidarietà come un valore. Essa si contrappone all’ansia di apparire, di stare in primo piano e, soprattutto, al debordante e primitivo individualismo privo di qualsiasi pensiero socialista.

Nell’ambito politico, solidarietà significa accompagnare e servire. Assumere con convinzione il successo di una causa condivisa collettivamente. La solidarietà contrasta con la superbia ed il malinteso orgoglio. In sé, la solidarietà è un valore rivoluzionario che promuove l’unione.

I poteri forti mondiali avevano scatenato la loro ferocia contro il Venezuela. In quanto obiettivo fondamentale dell’imperialismo. La situazione che si è voluta affrontare era drammatica. Nessun egoismo, con o senza scuse, avrebbe dovuto osare smantellare un atto di solidarietà, che per di più, per gli altri è stato il frutto di uno sforzo immenso per mettere da parte tra voi gli odi reciproci, i rancori personali, le vuote contraddizioni, le vanità e i personalismi portati all’estremo.

Utilizzo le sue stesse parole: “non è un favore che vogliamo fare al Venezuela…”. Professore, l’internazionalismo è una questione di classe, non di filantropia. I reciproci interessi a lungo termine sono più importanti di quelli individuali. Non è questione di buone intenzioni, è impegno e lealtà cosciente. Non è retorica, ma è la decisione di trionfare insieme per una società giusta e di uguali.

La solidarietà è un dovere internazionalista. Tale prospettiva di classe si traduce nella difesa ad ogni costo del socialismo. Con essa ciò che si difende non è un nazionalismo, nemmeno una nazionalità, né una cultura specifica, ma il socialismo come patria.

Professore, ci dispiace, non sarà più invitato ai nostri atti fintanto che lei non porgerà pubblicamente le sue scuse, non a questa Missione Diplomatica, ma ai compagni, suoi e nostri, ai quali lei ha mancato di rispetto con un comportamento poco solidale.
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Ornella Bertorotta (M5S) incontra l’Ambasciatore venezuelano a Roma

di Ornella Bertorotta – Portavoce M5S al Senato

Ultimamente si parla sempre più di Venezuela.
La settimana scorsa la Commissione Affari Esteri del Senato ha ricevuto alcuni parlamentari dell’opposizione venezuelana.

A loro avviso il Paese è sull’orlo del collasso, la fame si fa strada sempre più, mentre i processi politici non riescono a dare una risposta concreta alla popolazione. I media internazionali, tra cui anche quelli italiani, fanno da cassa di risonanza a queste denunce che descrivono un Paese al collasso, versione sostenuta anche da diversi cittadini italo venezuelani. Io, come sono solita fare, ho voluto ascoltare anche l’altra campana, ovvero quella Governativa.

Ho cosi chiesto e ottenuto un incontro con l’Ambasciatore venezuelano in Italia, Julián Isaías Rodríguez che ci ha ricevuti stamane presso la sede diplomatica.

Al centro dei colloqui la difficile situazione nel Paese e le possibili soluzioni. Si è discusso anche di temi molto specifici, come la questione relativa alle pensioni che l’Inps versa ai nostri cittadini residenti nel Paese, nonchè la sospensione dei voli, da parte di Alitalia da e per Caracas.

I punti principali che abbiamo approfondito riguardano:

A) La crisi alimentare e la produzione agricola
B) Il contesto internazionale e le pressioni estere
C) Il processo referendario
D) Corruzione e violenza
E) Le soluzioni alla crisi della distribuzione degli alimenti

Ritengo questo incontro molto proficuo, soprattutto utile a chiarire una versione, quella ufficiale dei media, che come spesso succede anche in Italia, risulta troppo semplicistica rispetto alla realtà.

L’ambasciatore ha denunciato a sua volta i tentativi di guerra economica ai danni del Paese, nonostante i contributi dati per l’acquisto di alimenti dal Governo alle compagnie private da gennaio 2016, sarebbero stati sufficienti ad acquistare derrate per ben tre volte superiori al fabbisogno della popolazione.

L’ambasciata ci ha consegnato anche del materiale informativo sul referendum, su cui attualmente l’opposizione si sta battendo per costringere il Presidente Maduro alle dimissioni, e che trovate qui di seguito.

Stay tuned
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Napoli 6mag2016: Abril – appunti di democrazia partecipativa

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La Rivoluzione è Donna!

di Maria Elena Uzzo*

13 marzo 2016.- Atto in Commemorazione della Giornata Internazionale della Donna
 
Il Comandante Eterno, nelle “Líneas de Chávez” pubblicate l’8 marzo 2009, sette anni fa, è stato contundente nell’esprimere “Senza la vera liberazione della donna, sarebbe impossibile la liberazione piena dei popoli” già che aveva la piena convinzione che “Un autentico socialista deve essere un’autentico femminista”.

Io sono qui, vi porto il saluto del compagno Nicolás Maduro, primo presidente chavista della nostra storia, della Ministra del Potere Popolare per gli Affari Esteri, compagna Delcy Rodríguez, del compagno Isaías Rodríguez, nostro ambasciatore in Italia e della moltitudine di uomini e donne venezuelane che, grazie alla rivoluzione bolivariana, sono diventati figure chiave del processo di cambio iniziato da Chávez.

E sono qui per esprimere in questo atto in omaggio alla donna che anche se sono molto orgogliosa del mio genere, di essere donna, questo sentimento si moltiplica di fronte a voi per dirvi che sono orgogliosissima di essere una donna chavista. Come non esserlo di fronte a un uomo che ha avuto il coraggio di affermare che

“L’amore che alberga nel cuore di una donna è forza sublime per salvare la Causa Umana. Voi siete l’avanguardia della battaglia! Rendo omaggio alle donne del mondo e alle donne della mia patria. Avanti! Viva le donne!”.

Perché nella vita e nell’opera del Comandante Eterno, teoria e prassi andavano mano nella mano e oltre la retorica, il femminismo di Hugo Chávez si è espresso in fatti concreti che il tempo previsto per il mio intervento non permetterà di raccontare con i dettagli che merita.

La totalità dell’iniziative governative nella rivoluzione bolivariana si sono rafforzate nell’uguaglianza di genere dallo stesso discorso in cui il Comandante ha cominciato a parlare di Tutte e Tutti, dando a la donna venezuelana il posto che le spettava negli spazi pubblici della nazione.

Sempre è stato questo il desiderio e l’agire di Hugo Chávez, che oggi rimane nell’eterna eredita lasciata al presidente Nicolás Maduro.

Gli aspetti principali dell’opera femminista nella gestione rivoluzionaria bolivariana, in grande sintesi sono:

  • Creazione e consolidamento del Ministero del Potere Popolare per la Donna e l’uguaglianza di genere, istituzionalizzando il progresso della donna e alle sue lotte e aspirazioni per l’uguaglianza e l’equità di genere.
  • Creazione e consolidamento dell’Istituto Nazionale della Donna, per riconoscere il suo ruolo di motore e fulcro delle trasformazioni sociali; sostenere il processo di legittimazione delle idee femministe nella sua lotta contro il patriarcato e la promozione della legge per uscire dalla violenza contro le donne.
  • Creazione e consolidamento del Banco della Donna, per dare sostegno economico alle donne più povere, cancellando cosi il viso femminile della miseria. In questo senso, i micro-crediti Banmujer hanno dato sostegno alle donne imprenditrici in tutto il territorio nazionale.
  • Approfondimento della partecipazione femminile in tutti gli ambiti della vita del paese:

–          Ampliando le opportunità di formazione con le Missioni Educative e le nuove università (Bolivariana, delle arti, della sicurezza, militare, ecc.) si è incrementata cosi la partecipazione delle donne nel sistema educativo venezuelano.

–          In un momento cruciale per la donna, all’interno della rivoluzione bolivariana, 4 poteri su un totale di 5 che formano la struttura governativa venezuelana sono stati in mani femminili.

–          La partecipazione della donna venezuelana agli incarichi pubblici è cresciuta come mai prima si era visto in nessuna gestione presidenziale prima della rivoluzione.

–          Nell’ambito elettorale, le liste del governo bolivariano sono arrivate ad avere la stessa partecipazione di uomini e donne, segnando la fine della “tradizionale e sacrosanta” iniquità che caratterizza la società maschilista mondiale.

–          Il sostegno solidale alle madri che crescono da sole i propri figli liberando una generazione dalla povertà, grazie alla missione “Madres del Barrio”.

–          Il riconoscimento al valore del lavoro della donna casalinga garantiscono la sicurezza sociale delle nostre madri e nonne, cosi come stabilito nella nostra costituzione bolivariana.

E sì… confermo la mia soddisfazione e il mio orgoglio di essere chavista, cioè combattente, socialista, coraggiosa, solidale, bolivariana, ma allo stesso tempo donna sensibile e creativa.

Per questo motivo non ci sarà guerra economica, mediatica, psicologica, politica o militare che ci fermerà.

La “Rivoluzione” è Donna!

La Rivoluzione Bolivariana continuerà ad avanzare!

Continueremo a resistere, senza dare riposo alle nostre braccia, tutto il tempo che sarà necessario… come hanno fatto le coraggiose venezuelane vittime de las Guarimbas organizzate dalla destra fascista venezuelana, o come l’ha fatto, fino a dare la vita per questo nobile obbiettivo, l’infaticabile leader indigena dell’Honduras Berta Cáceres, alla quale dedico la mia partecipazione e l’applauso di tutte e tutti voi. Grazie mille.

* Ministra Consejero della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia

[Trad. dal castigliano di Patricia Vargas]

Napoli 14mar2016: Lectio Magistralis di Julián Isaías Rodríguez Díaz

Isaías Rodríguez: «Il Caracazo precursore degli “indignati”»

di Prensa Embaveneit 25feb2016

L’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso la Repubblica Italiana, in collaborazione con la Rete italiana di solidarietà “Caracas ChiAma” e Noi Saremo Tutto, ha realizzato, presso il centro sociale Spartaco a Roma, l’iniziativa “La Rivolta del Caracazo 27F, origine della Rivoluzione Bolivariana”, in occasione del 27° anniversario di “El Caracazo”, storica rivolta popolare venezuelana che avvenne il 27 e 28 febbraio del 1989.

All’incontro, cui hanno partecipato l’Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Julián Isaías Rodríguez e le giornaliste Luciana Castellina e Geraldina Colotti, la partecipazione dei movimenti sociali, delle associazioni, degli artisti e degli intellettuali che supportano, da questa storica terra di giuramenti, la Rivoluzione Bolivariana e i processi di lotta indipendentista in corso in America Latina, è stata massiva.

L’Ambasciatore venezuelano, nel suo eloquente intervento, ha raccontato i fatti accaduti durante la rivolta venezuelana del 1989, mettendo quest’ultima a confronto con i diversi movimenti che stanno sorgendo in diversi paesi europei contro il sistema neoliberale, “escludente e schiacciante”. Ha poi definito il 27F come “L’antecedente più immediato del movimento europeo degli indignati”. Inoltre, ha ricordato che “Il Caracazo fu un movimento cittadino di protesta, privo di messaggi di partito, risultato di un’epoca storica che non fu gestita da dirigenti politici”.

Secondo Rodríguez, “La Rivolta sfidò il bipartitismo e rappresentò il germe di quella che oggi viene definita “democrazia partecipativa”… Fu un movimento molto simile a quello che, pur sempre con le sue caratteristiche, si è verificato in Grecia, si sviluppa attualmente, in modo più coerente e organizzato, in Spagna ed ha una certa familiarità con ciò che sta accadendo in Portogallo”.

L’iniziativa è proseguita con l’intervento della scrittrice e giornalista Luciana Castellina, che ha ricordato alcune personali e toccanti esperienze con il Comandante eterno Hugo Chávez e ha sottolineato che “Una rivolta sociale resta frammentata se non si ricompone”.

Poi è stata la volta Geraldina Colotti, nota combattente politica e giornalista, che ha arricchito l’incontro attraverso il racconto delle numerose e recenti visite che ha realizzato in Venezuela, occasioni che le hanno permesso di conoscere da vicino gli ostacoli, le lotte e le sfide che oggi deve affrontare la Rivoluzione Bolivariana.

Secondo Colotti, l’opposizione venezuelana non dovrebbe parlare di diritti civili, economici e sociali se a non rispettarli è lei stessa. “Negli ultimi anni, in Venezuela è in corso la rivolta dei ricchi. Chi protesta non sono studenti pacifici, indigeni, afrodiscendenti o persone povere. Quelli che i media tradizionali chiamano “pacifisti”, sono i veri responsabili dei morti e dei feriti delle guarimbas, poliziotti e militari che erano sostenitori del governo bolivariano”.

L’evento si è concluso con un ricco scambio di opinioni con il pubblico, in cui i partecipanti hanno affermato che la Rivoluzione Bolivariana può contare su un movimento di solidarietà solido che, dall’Italia, veglierà per la sua continuità, con l’obiettivo di costruire un mondo pluri-polare e umano, basato sull’uguaglianza e l’inclusione.

La solidarietà in Italia difende la diplomazia di pace bolivariana!

di Rete “Caracas ChiAma” *

Comunicato di denuncia contro le diffamazioni a danno della Console Generale di Prima della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, Amarilis Gutiérrez Graffe.

Il suo esempio e il suo duro lavoro hanno causato disagio ai nemici della Rivoluzione bolivariana ed è per questo che la stanno attaccando.

Noi, gruppi di solidarietà che svolgono le proprie attività sul territorio italiano, denunciamo fortemente la vile campagna denigratoria che stanno cercando di montare sui social network contro la combattente e diplomatica Amarilis Gutiérrez Graffe.

Ribadiamo il nostro sostegno alla diplomazia di pace bolivariana e al lavoro svolto dalla Console Generale. Fin dal suo arrivo a Napoli, alla fine del 2014, il consolato non aveva mai svolto un lavoro tanto intenso, implacabile in tutti gli ambiti di azione, sia lavorando con gruppi di solidarietà sia con i gruppi di opposizione.

Si tratta di una donna che rappresenta degnamente ciò che il comandante Chávez ha chiesto ai rappresentanti diplomatici di un progetto rivoluzionario bolivariano.

Amarilis Gutiérrez Graffe è una figlia del Comandante e del popolo venezuelano; dimostra una preparazione politica impressionante, con esperienza diretta di lavoro nella costruzione del potere popolare nei porti venezuelani, nell’autogestione operaia, è stata agente di polizia, insegnante, avvocato, una persona che conta con tutte le qualità accademiche, intellettuali e professionali per svolgere al meglio le proprie responsabilità.

Ma ribadiamo che la condizione che più la accredita per svolgere le proprie funzioni, e di essere una degna diplomatica del processo rivoluzionario, è la sua qualità umana. Lavora a stretto contatto con la linea politica del governo, senza mai perdere di vista la prospettiva della sua responsabilità.

La gestione da lei realizzata ed il gruppo di lavoro che ha creato con la sua missione diplomatica, ci ha rafforzato, come gruppi di solidarietà, e sono ormai un punto di appoggio prezioso per il nostro lavoro.

La compagna Amarilis Gutiérrez non ha orario, non ha fine settimana liberi, è stata in grado di portare il consolato come mai prima nelle regioni del Sud Italia e della Campania, Basilicata, Puglia, Sicilia e Calabria. Il suo lavoro va dalla cura delle relazioni con il corpo diplomatico accreditato nel Sud, con le istituzioni, i sindaci, i consiglieri, le associazioni culturali, sportive, ecologiche, a lavorare a stretto contatto con i lavoratori, gli studenti, gli artisti, gli intellettuali, etc.

Con la compagna Amarilis, sosteniamo, come gruppi di Solidarietà della Rivoluzione bolivariana in Italia, con forza il lavoro del nostro ambasciatore a Roma Julián Isaías Rodríguez, del ministro Delcy Rodríguez e del presidente Nicolás Maduro.

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Comunicado de denuncia de difamación en contra de la Cónsul General de Primera de la República Bolivariana de Venezuela en Nápoles, Amarilis Gutiérrez Graffe.

Su ejemplo y trabajo constante ha causado molestias al enemigo y por eso la están atacando.

Nosotros, grupos de solidaridad radicados en el territorio italiano, denunciamos firmemente la vil campaña de difamación que están intentando montar en las redes sociales contra la combatiente y diplomática Amarilis Gutiérrez Graffe.

Ratificamos nuestro apoyo a la diplomacia bolivariana de paz y al trabajo que la Cónsul General viene realizando. Desde su llegada a Nápoles a finales del 2014, nunca el consulado había realizado un trabajo tan intenso, incansable y en todos los ámbitos de acción sea con los grupos de solidaridad que con los grupos de la oposición.

Se trata de una Mujer digna representante de lo que el Comandante Chávez pedía a los representantes diplomáticos de un proyecto bolivariano y revolucionario.

Amarilis Gutiérrez Graffe es una hija de El Comandante y del pueblo venezolano; con una impressionante preparación política, con una experiencia directa de trabajo en la construcción del poder popular en los puertos venezolanos, en la autoigestión obrera, fue agente policial, profesora, abogado, una persona que le sobran las condiciones académicas, intelectuales y profesionales para desempeñar su cargo.

Pero reiteramos que la condición que más la acredita para sus funciones, y para ser una digna diplomática del proceso revolucionario, es su calidad humana. Trabaja codo a codo con la línea polítuca del gobierno, sin perder jamás la perspectiva de su responsabilidad.

La gestión que ha realizado, y el grupo de trabajo que ha logrado crear con su misión diplomática, nos ha reforzado como grupos solidarios, constituyen hoy un punto de apoyo invaluable para nuestro trabajo. La compañera Amarilis Gutiérrez no tiene horario, ni fin de semana, ha sido capáz de llevar el consulado como nunca antes a las regiones del Sur de Italia como la Campania, Basilicata, Puglia, Sicilia y Calabria. El trabajo que desempeña va desde el intercambio con el cuerpo diplomático acreditado en el Sur, con instituciones, alcaldes, consejales, asociaciones culturales, deportivas, ecológicas, hasta el trabajo estrecho con los obreros, estudiantes, artistas, intelectuales, etc.

Apoyamos firmemente, juntos con nuestra compañera Amarilis, el trabajo de nuestro embajador en Roma Julián Isaías Rodríguez, la ministra Delcy Rodríguez y el Presidente Nicolás Maduro.

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* Qui di seguito la lista dei comitati, delle associazioni, delle reti sociali, delle organizzazioni popolari ed operaie, sociali e politiche, che il 29 giugno 2014, presso lo SCUP, a Roma, hanno dato vita alla Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana che prenderà il nome di “Caracas ChiAma”: Albassociazione/AlianzaPaís-Italia/Amig@s MST-Italia/ANROS/Areaglobale/Associazione di Amicizia Italia-Cuba (Roma-Ravenna-Parma)/Associazione Italia-Nicaragua (Circolo Leonel Rugama)/Associazione LiberaRete/Associazione Nazionale Nuova Colombia/P-CARC/Casa dei Popoli/Casa del Popolo di Torpignattara/Centro Sociale Spartaco/Centro di Iniziativa Popolare Alessandrino/Centro Sociale La Talpa e l’orologio-Imperia/Centro Studi Antonio Gramsci/CESTES centro studi USB/CIRCinternazionale/Circolo Bolivariano “Alessio Martelli”/Circolo Bolivariano “Hugo C
hávez”/Circolo Bolivariano “José Carlos Mariátegui” -Napoli/Associazione dei Giuristi Democratici/CORTOCIRCUITO/CSPAAAL/Fronte della Gioventù Comunista/J-PSUV-Italia/Marx XXI/MAS-Bolivia en Roma/Militant/Partito Comunista(Italia)/PDCI/Piattaforma Comunista/Rete dei Comunisti/Rete in Difesa dell’Umanità/Rete No War/Rifondazione Comunista/SuramericAlba/(n)PCI

International Migrants Alliance/Lega Immigrati albanesi “Iliaria”/Misil (movimento integrazione sviluppo italo latinoamericano/Associazione “I Blu”/Fronte di liberazione del popolo.JVP (Sri Lanka)/Associazione Umangat-Migrante/Comitato Immigrati in Italia/Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia

Contropiano/Il Manifesto/Le Monde Diplomatique/LiberaTV/Radio Città Aperta/Rivista Nuestra America/Web Sibia-Liria

Associazione Sportiva Quartograd

Associazione di Amicizia San Marino-Cuba/Asociación Civil Canción Bolivariana/Asociación Euskadi-Cuba/Associazione Galego-Bolivariana Hugo Chávez/Comando Electoral Hugo Chávez–España/Coordinadora Estatal Solidaridad con Cuba-España/COSAL-Asturias/CUBADEBATE/ Guachirongo 98,5FM/Iniciativa Comunista-España/Movimiento América Libre y Socialista para Europa/Círculo Bolivariano “La Puebla” de Euskal Herria/Peña del Aljibe/Plataforma Bolivariana de Madrid/Plataforma Comunicacional Somos Sin Banderas/RESOLVER-Red de Solidaridad con Venezuela Revolucionaria-Suecia

Roma: l’incontro con l’Ambasciatore Isaías Rodríguez al CSOA Spartaco

di Davide Angelilli – Rete Caracas ChiAma

Lo scorso 16 di dicembre, come Rete Caracas ChiAma, abbiamo organizzato un importante confronto tra l’ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Julián Isaías Rodríguez Díaz, e le realtà sociali e politiche che sostengono il processo socialista nel paese caraibico. Ovviamente, l’incontro pubblico era incentrato sulle ultime elezioni che hanno sancito la prima vera sconfitta elettorale del fronte rivoluzionario chavista, dopo il referendum del 2007 perso di misura.

Oltre alla grande partecipazione al dibattito, bisogna evidenziare che l’incontro si è svolto al Centro Sociale Spartaco, nel quartiere Quadraro, periferia Sud della capitale. La borgata ribelle del Quadraro rappresenta il “centro storico della periferia romana”, barricata popolare ai tempi del fascismo, fu chiamato il “nido di vespe” dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale che non riuscivano a domare l’opposizione del quartiere, nonostante vi organizzarono uno dei loro più crudeli e infami rastrellamenti.

Al di là della storia del quartiere, il Centro Sociale Spartaco continua ad essere uno dei punti di riferimenti del movimento popolare romano. Molto di più che quattro mura e una stanza, Spartaco è oggi un’importante risorsa per tutta la periferia meridionale della città, per i lavoratori, le lavoratrici, le persone migranti, per tutti e tutte quelle che nel territorio non s’arrendono all’individualismo e la rassegnazione, costruendo invece spazi di dignità e orgoglio popolare.

In un momento così delicato per il processo, è allora significativo che l’ambasciatore di un paese come la Repubblica Bolivariana del Venezuela: tra i più importanti nell’economia latinoamericana, abbia scelto un contesto come il Centro Sociale Spartaco per confrontarsi con le realtà solidali alla Rivoluzione Bolivariana.

Significa, in primo luogo, che il governo e la diplomazia venezuelana hanno le idee chiare su quali sono i suoi veri alleati politici in questa strana globalizzazione neoliberista: i subalterni, i movimenti popolari, le forze anticapitaliste e antifasciste, nonostante queste non siano attualmente egemoni nel nostro paese.

Inoltre, conferma che i paesi dell’ALBA, e in particolare il Venezuela, stanno rivoluzionando il senso stesso della diplomazia: smarcandosi da una visione stato-centrica e puntando su una diplomazia dal basso, dei popoli, basata e costruita attorno alla solidarietà internazionalista.

Chiarito questo, ed entrando nel merito del dibattito, il discorso dell’Ambasciatore – figlio di operai, luchador instancabile e attore chiave nella Rivoluzione Bolivariana, oltre che avvocato costituzionalista – s’è concentrato su due questioni d’importanza cruciale.

Nella prima parte del suo intervento, il compagno Isaías ha chiarito che la sconfitta elettorale del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) ha dato alle forze controrivoluzionarie la maggioranza al parlamento, ma questo non vuol dire che il potere politico è passato nelle mani dell’opposizione. Al contrario, il modello presidenzialista della Repubblica Bolivariana, e in generale la sua costituzione prodotta dal potere costituente messo in moto da Hugo Chávez, continuano a garantire al fronte chavista una forte agibilità politica, anche sul piano istituzionale.

La Costituzione stessa – ha spiegato l’Ambasciatore – non potrà essere facilmente modificata dalle oligarchie, nonostante la maggioranza dei partiti d’opposizione. Infatti, la Costituzione del Venezuela, oltre ad essere un corpo di leggi che protegge il popolo dall’assalto neoliberista, può essere modificata e riscritta solamente a seguito di un processo sociale potente, capace di generare un potere costituente incisivo e popolare, come quello chavista e bolivariano che l’ha prodotta. E, ovviamente, la controrivoluzione non è minimamente in grado di poter generare un processo popolare ampio e determinato politicamente. D’altronde, la sconfitta del PSUV alle ultime elezioni non è altro che il risultato del malcontento generato dalla guerra economica e dai limiti e le contraddizioni interne al processo rivoluzionario.

Nella seconda parte del suo intervento, e specialmente nel dibattito con le realtà presenti, Isaías ha invece stimolato una riflessione collettiva sulla necessità di pensare al processo socialista in Venezuela e in generale alla primavera che sta vivendo il continente latinoamericano come un doppio movimento liberatorio. Una transizione dal capitalismo al socialismo che si articola dialetticamente con una ricerca dell’identità rubata ai popoli del continente dal colonialismo e dall’imperialismo.

La ricerca di un’identità popolare propria è un baluardo del progetto socialista in Venezuela e dei movimenti sociali in America Latina, ma molto spesso non impedisce alle realtà europee di guardare erroneamente ai processi latinoamericani con le lenti dell’eurocentrismo. Como ha spiegato Isaías, non si può interpretare il voto venezuelano come lo si fa in un paese europeo.

La sociologia dei popoli è chiaramente distinta in ogni paese, ma lo è ancora di più se si paragonano i movimenti delle società latinoamericane e di quelle del resto dell’Occidente. Quindi, anche un esercizio politico, che pare non avere molto di rivoluzionario, come il voto elettorale nella cornice di una democrazia borghese, non dev’essere letto e interpretato in un’ottica eurocentrica. La sconfitta elettorale del PSUV non vuol dire un allontanamento reale delle basi sociali che hanno rappresentato il vero motore della trasformazione sociale, ma indica sicuramente un malcontento tutto interno al chavismo.

Chi si è astenuto dal votare i candidati chavisti non ha votato per l’opposizione, e non accetterebbe mai di partecipare a un eventuale (perché ancora non esiste) programma politico dell’opposizione volto a modificare la Costituzione rivoluzionaria.

In chiusura, il dibattito si è spostato più nettamente sulla strategia del potere popolare per affrontare la nuova congiuntura aperta dall’elezioni. Isaías ha chiarito che continuerà ancora a lungo il conflitto tra il potere politico – gestito dalle forze popolari – e la struttura economica nelle mani delle vecchie oligarchie, che ancora gestiscono in buona misura la sfera commerciale della società venezuelana.

Ovviamente, la complessità del tema e il poco tempo a disposizione non hanno permesso di sviscerare in profondità la questione. L’Ambasciatore ha comunque avuto il tempo di spiegare come il Partito sta vivendo un vivace e costruttivo dibattito interno per correggere gli errori commessi.

L’organizzazione di meccanismi democratici alternativi alle logiche alienanti dello Stato capitalista e coloniale, lo sviluppo di ulteriori strategie popolari di comunicazione dal basso e la partecipazione sempre più da protagonisti dei movimenti sociali, sono alcuni tra i punti nevralgici su cui si stanno concentrando le assemblee popolari.

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