“La Resistenza Siriana” (Al Muqāwamat al-Sūriyah)

aaaca cura di Enrico Vigna, marzo 2016

La Resistenza siriana è una organizzazione guidata da Mihraç Ural, anche chiamato Ali Kayali, un turco alawita con la cittadinanza siriana. Inizialmente Ural era il leader di un gruppo clandestino nella provincia di Hatay nel sud della Turchia, il “Partito/Fronte Popolare di Liberazione Turco ‘Acilciler’”.

aaadUna foto di Ural/Kayali con Che Guevara sullo sfondo

Questa formazione rappresentava in particolare la popolazione alawita di Hatay e la difendeva dagli attacchi dell’esercito turco; dopo lo scoppio della guerra in Siria ha completamente spostato la sua zona di operazioni in Siria per combattere il terrorismo fondamentalista a fianco del governo siriano, formando prima il Fronte Iskenderun e ora la “Resistenza Siriana”. L’organizzazione opera in unità con formazioni minori, sulle basi di una piattaforma politica fondata da un lato su posizioni di patriottismo siriano inserito in una analisi marxista e leninista (con una particolare rilevanza alla figura di Che Guevara) e dall’altra sulla missione di difendere le minoranze religiose alawite e sciite duodecimane della Siria; a questi scopi si affianca l’obiettivo di favorire il ritorno alla Siria di quelle aree siriane che da decenni sono occupate dalla Turchia.       

vaassdAli Kayali a Homs con un rappresentante della Chiesa Cristiana, nel solco della tradizionale solidarietà siriana

La milizia è composta anche da curdi, armeni e cristiani, e sono presenti vari ceti sociali siriani ed esponenti di tutte le religioni, sette ed etnie, compresi sunniti.

Iskenderun è una di quelle parti della Siria vittime di conquiste coloniali che hanno amputato questo antico paese, e nel popolo siriano è ritenuto un dovere patriottico cercare di riconquistare questo territorio, considerato sacro nella storia siriana. Questa zona, ricca di risorse naturali, per migliaia di anni ha fatto parte della Siria e fu ceduta alla Turchia dai francesi.

aaafLa regione di Iskenderun è storicamente un’area di tensione e di conflittualità tra Siria e Turchia. Tutto inizia il 5 luglio 1938, quando le forze turche guidate dal colonnello Sukril Kanath lanciarono una aggressione con l’approvazione francese ed attuarono una pulizia etnica delle popolazioni locali armene, cristiane e alalawite. L’invasione turca fu resa possibile dai francesi, che con la Gran Bretagna erano restati come occupanti illegali della Siria, sulla scia del mandato della Società delle Nazioni. I francesi furono gli architetti e i complici di un referendum truccato che stabilì la cessione del territorio siriano di Iskanderun, poi denominato Repubblica di Hatay. Questo furto faceva parte di un accordo segreto per garantire la neutralità della Turchia in vista della guerra che si stava avvicinando con la Germania.

aaadfgSono decenni che la Turchia e Israele, con i paesi occidentali al seguito, accusano la Siria di avere mire espansionistiche; nella realtà dei fatti la Siria storicamente ha perso territori, non si è certo ingrandita. Ha perso il nord della Palestina e la zona di Iskenderun, il Libano nel 1920, il Golan con l’aggressione israeliana del 1967.

Il quartier generale dell’organizzazione è a Latakia e le sue zone di attività militare sono le regioni di Latakia, di Homs, le aree di Jisr al Shughur, Ariha e Azaz. La sua forza militare è stimata in circa 4.000 combattenti. Al fianco dell’Esercito Arabo Siriano e delle Forze di Difesa Nazionale di cui è parte, ha combattuto nelle offensive antiterroriste di Latakia nel 2013 e nel 2014, nella seconda battaglia per gli impianti del gas di Shaer, nelle offensive per la liberazione del nordovest siriano dai terroristi, nell’aprile-giugno 2015 e nell’ottobre 2015. Attualmente è parte della grande controffensiva delle forze siriane per cacciare i terroristi e i mercenari che hanno invaso il paese.

aaagbNelle sue dichiarazioni viene ribadito che questa è una fase storica in cui il governo siriano e il Presidente Assad hanno un ruolo fondamentale di resistenza all’imperialismo occidentale e che non è il momento per creare disaccordi nel paese su problemi secondari o politici interni. Il conflitto prioritario è “quello con i nemici esterni e con i terroristi che vogliono distruggere la nostra nazione“.

Una delle guide spirituali e politiche più note, nonché comandante del Fronte popolare per la liberazione d’Iskenderun,  è stato lo sceicco alawita Muwaffaq al-Ghazal, sempre al fianco di Kayali nelle uscite pubbliche e poi ucciso dai terroristi di Jabhat al-Nusra.

aaaazxcNella propaganda sui canali TV e via web, viene molto utilizzato lo strumento delle canzoni, che esprimono linee guida politiche e sentimenti popolari di massa.  Ad esempio: “Noi siamo gli uomini di muqawama, non accettiamo compromessi, noi vogliamo sradicare il terrorismo”. Oppure: “Noi siamo gli uomini della Resistenza siriana”.  “Noi siamo gli uomini del sole. Noi veniamo dalla gente. Per il tuo popolo, o Siria, noi resisteremo, noi siamo la resistenza siriana“. Molte delle canzoni contengono uno slogan ideato da Kayali: “La Siria non si piegherà mai”. Nei video qui sotto il leader e comandante del Fronte, Ural/Ali Kayali parla ai miliziani:

http://youtu.be/r0cqxgSHf9o

https://youtu.be/vs3IM-9JiXE

https://youtu.be/dfPoT0bIjzw

Questo patriota siriano, Ali Kayali/Urcal, alias “Abu Zaki”, nato come figlio di una terra (Iskanderun) siriana occupata dalla Turchia, ha finito per diventare leader di una delle più efficaci milizie nel nord siriano in questi anni di resistenza all’aggressione terrorista contro il legittimo governo siriano.  

aaacvUral/Al Kayali con Ocalan

Il suo cammino si sviluppa partendo dal consistente aiuto ai siriani palestinesi dato nei primi anni Ottanta, impegno che lo ha portato a Beirut nel 1982 per unirsi alla resistenza contro l’aggressione sionista. Ha guidato le forze del suo nuovo gruppo il Fronte Popolare per la Liberazione di Iskenderun (PFLI) sotto la leadership di George Habash, comandante del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), combattendo in una serie di fronti nel sud del Libano e a Beirut ovest. Dopo il ritiro dell’OLP nell’agosto del 1982 si è trasferito a Tartous in Siria. Passò poi in Turchia ma fu catturato e riuscì a fuggire dal carcere, tornando così in Libano a Tripoli dove si unì alle battaglie dell’esercito siriano contro la le milizie islamiche di Al Tawhid guidate da Bilal Shaaban. Quindi il PFLI si spostò nella zona di Halba a Akkar dove organizzò un campo di addestramento della Resistenza, per poi tornare definitivamente in Siria in modo da continuare la lotta per liberare il territorio siriano di Iskanderun. In quel momento il Fronte non era formalmente parte degli apparati militari della resistenza siriana.

Ora a Latakia il PFLI ha la reputazione di essere la migliore forza militare in campo, con una ottima conoscenza della geografia e della politica della costa siriana e delle aree  in cui i suoi combattenti sono attualmente attivi, tra Tartous e la campagna intorno a Latakia, così le zone di Idlib, Aleppo, Homs e Damasco, la pianura di al-Ghab a est di Latakia, a Hama, Jisr ash-Shughur a Idlib, i due villaggi sciiti di Nubl e Zahara nel governatorato di Aleppo, da cui il Fronte ha acquisito numerose reclute. Di tutte queste aree di combattimento, Latakia è naturalmente la più rilevante.

Il PFLI oggi è stretto intorno alla parola d’ordine: “la Siria non si piegherà“. Come ribadisce il comandante Ali Kyali: “il progetto sionista di distruggere l’unità e l’indipendenza della Repubblica Araba di Siria si fonda su due linee strategiche dirette dall’estero, la prima mira a distruggere le conquiste del popolo siriano e il tessuto sociale della Siria, del suo patrimonio multiculturale e la seconda utilizza l’infiltrazione di mercenari stranieri“.

In questo video si può riscontrare il ruolo chiave che il PFLI ha avuto nella battaglia contro l’ISIS nella zona tra Baniyas Tartous e Latakia; nelle immagini si può osservare anche la partecipazione delle donne.

Ai combattenti del PFLI non vengono pagati gli stipendi di cui dispongono le forze sostenute dai paesi del Golfo e dai paesi occidentali che anche li addestrano, i cui pagamenti mensili si aggirano tra 500 e 1000 dollari. Al contrario la milizia popolare filo-governativa composta da circa 4.000 unità e i combattenti della Difesa Nazionale ricevono circa 20.000 sterline siriane o 126 dollari al mese. I finanziatori di gran parte di questi versamenti sono uomini d’affari siriani tra cui Rami Mahlouf, cugino del presidente Bashar Assad.

Le reclute regolari dell’esercito siriano ricevono solo 3000 Lire siriane (circa 20 dollari) al mese, ma essi ricevono anche vitto e alloggio assicurati, così come benefici per la salute e i viaggi. I riservisti dell’esercito siriano ricevono circa 10,50 dollari al mese.

asddcLa famiglia combattente Kayali

Nel PFLI è coinvolta tutta la famiglia Kayali. La moglie, la figlia di Ali e i due figli sono fortemente coinvolti negli obiettivi del PFLI, i figli maschi come miliziani e la moglie e la figlia come combattenti in momenti particolari di bisogno, mentre negli altri momenti sono impegnate nei progetti sociali del Fronte in supporto alla popolazione locale. La figlia di 22 anni, soprannominata “Giovanna d’Arco”, è assistente presso la sanità della milizia, ma è anche considerata una dura combattente, abile nella tattica sul campo di battaglia, fama acquisita grazie ad alcune vittorie da lei preparate in una serie di battaglie contro “i ribelli”. Si tratta di una figura molto amata dalle donne siriane locali: spesso i ribelli takfiri rimangono sbigottiti nel vedere lei e la sua unità femminile lanciarsi al loro inseguimento.

In una intervista al sito intifada palestine il figlio di Kayali (che quando non è operativo al fronte insieme con un altro miliziano funge da guardia del corpo di suo padre), ha denunciato i governi occidentali, che hanno sempre dichiarato di fornire “aiuti umanitari non letali” ai gruppi ribelli (tra cui occhiali notturni, apparecchiature per le telecomunicazioni e dispositivi GPS):  “Queste attrezzature sono definite falsamente umanitarie e nei fatti costituiscono un aiuto letale, in quanto queste apparecchiature facilitano da un lato le uccisioni tramite cecchini notturni, e dall’altro facilitano movimenti di truppe. Per noi non è un gran problema perché siamo in grado di capire dove sono i combattenti di al Nursa, ed essi tendono a non combattere di notte. Questo non per un editto religioso di qualche tipo. La ragione è che alla fine della giornata sono troppo paranoici e devastati dalla grande quantità di Captagon e di droghe ancora più forti che assumono per poter combattere. A molti, se non alla maggior parte, degli jihadisti sostenuti dai paesi del Golfo vengono dati sacchi di pillole per migliorare il loro coraggio sul campo di battaglia”. Il figlio di Kayali prosegue: “All’alba di ogni giorno i jihadisti prendono farmaci, tra cui a volte grandi dosi di Captagon e altri farmaci ampiamente disponibili tra i miliziani, inclusi alcune potenti sostanze note localmente come “Baltcon”, “Afoun”, “Zolm”, oppio, eroina, cocaina, hashish. Le principali rotte della droga nelle zone di battaglia siriane partono da Pakistan, Afghanistan e Libano, mentre rotte minori sono quelle dalla Turchia, Iraq e Giordania. Dalla valle della Bekaa nel Libano partono grandi quantità di pillole Captagon con destinazione verso il Golfo e ora in Siria. Gli jihadisti imbottiti di droga apparentemente si sentono invincibili e non temono la morte. Molti sono infatti sono combattenti feroci e impavidi durante il giorno, come molti media hanno riferito, ma di sera, quando gli effetti del farmaco svaniscono, i combattenti sono spossati e talvolta li troviamo addormentati nella stessa postazione in cui avevano combattuto.. Secondo un’altra fonte del PFLI gli jihadisti stranieri muoiono in gran numero perché ignorano come muoversi sul campo di battaglia. Il loro numero medio di morti in ogni scontro a fuoco nel corso degli ultimi anni è stimata essere circa cinque volte il numero di vittime di Hezbollah, tre volte il numero di combattenti PFLI e il doppio delle vittime dell’esercito siriano regolare.

aaadfsUn martire della patria e della Resistenza Siriana: Aamer Mahmoud Taha ucciso mentre combatte i “ribelli” nella zona di Jabal Arbaeen di Idlib.

    

 

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