Argentina: 10 anni di paternalismo indeboliscono le classi popolari

petrasdi James Petras – La Haine  

3feb2016.- Durante il kirchnerismo, le riforme e i miglioramenti ottenuti dai lavoratori sono venuti dall’alto, non sono stati il risultato della lotta, della mobilitazione dal basso.

Efraín Chury Iribarne: ti volevamo chiedere un’analisi di ciò che accade negli Stati Uniti per quanto riguarda le prossime elezioni.

JP: Potremmo dire che c’è un’enorme insoddisfazione tra gli elettori, compresi quelli a favore di uno dei due partiti; e per questo motivo, coloro che non sono rappresentativi del sistema – vale a dire che non riflettono solo le idee e le ideologie della società dominante – hanno raggiunto un consenso notevole alle primarie.

Bernie Sanders, un auto-dichiarato socialista, sta conducendo le primarie in uno stato – il New Hampshire – ed è alla pari con Hillary Clinton, che è la preferita da Wall Street e dall’industria militare. E questo è un indicatore che ora negli Stati Uniti non è possibile prevedere chi finirà candidato.

Donald Trump è un altro personaggio che ha lanciato segnali populisti, attaccando la politica guerrafondaia all’estero, promuovendo il protezionismo economico e dando l’impressione di essere contro la globalizzazione dell’economia; al di là del razzismo e delle politiche anti-immigrati. Quindi, c’è qualcosa di nuovo nella politica americana. C’è la possibilità che i candidati tradizionali non ottengano la candidatura dal loro partito.

Ma nel caso di Trump c’è un settore del capitalismo che crede che tutta la demagogia populista basti per ottenere il voto dei cretini, e poi, una volta che si vince la presidenza si torna alla politica tradizionale di Wall Street. Dobbiamo notare che i due stati in gioco questa settimana, lo Iowa e il New Hampshire, rappresentano l’1% di quello che potremmo chiamare l’elettorato. In altre parole, è indicativo di qualcosa, ma non molto.

EChI: Passiamo al Venezuela, la destra ha esaurito il repertorio o è in attesa?

JP: Ovviamente la destra in Venezuela si prepara a mettere le mani sull’esecutivo. Stanno facendo tutto il possibile per rovesciare il presidente Maduro e tutte le politiche sociali che sono state attuate dal governo. Ma non hanno abbastanza forza al loro interno, in piazza e nemmeno nel potere istituzionale hanno mano libera, perché l’esercito non è disposto a sostenere un colpo di stato, come nel 2002. Si può semplicemente dire che c’è una offensiva della destra, ma a quanto pare essa non ha abbastanza forza per rovesciare il presidente venezuelano.

Ora, siccome tocchiamo il tema della destra in America Latina, voglio segnalare un’altra destra che sembra molto più pericolosa di quello che sta succedendo in Venezuela, ed è l’offensiva di Macri con la purga istituzionale, il licenziamento di più di 20.000 dipendenti – tecnici e funzionari – l’attacco per riscattare i militari coinvolti in omicidi e nei 30.000 desaparecidos. I funzionari di Macri dicono che i processi (cui sono stati sottoposti i responsabili di violazioni dei diritti umani in Argentina) sono stati una vendetta o, in altre parole, che non erano legali. Vogliono liberare i genocidi.

Credo che la violazione della Costituzione, insieme ad altre misure, costituisca davvero uno smantellamento della democrazia. Bene, questo lo abbiamo anticipato in altre analisi; ma ci aspettavamo più resistenza. Ovviamente, c’è un’opposizione di massa, ci sono dimostrazioni significative contro Macri, ma la resistenza reale è ancora residuale, manca un’offensiva di resistenza, che sola potrebbe limitare il governo a prendere provvedimenti contro la Costituzione.

Dobbiamo cercare di capire perché, se vi è un’opposizione di massa, è così debole la resistenza contro gli atti incostituzionali. Penso che sia perché durante il periodo di Kirchner, le riforme e i miglioramenti conseguiti dai lavoratori sono venuti dall’alto, non sono venuti dalla lotta, dalla mobilitazione dal basso. Quindi, dieci anni di immobilità, dieci anni di paternalismo, hanno indebolito la capacità della classe operaia in Argentina di mettere in piedi le grandi lotte di oggi. Richiederà tempo, tre mesi, sei mesi, un anno.

Nel frattempo, Macri sta indebolendo le posizioni istituzionali e questa è una situazione piuttosto complessa al momento. C’è un’opposizione su larga scala, ma con poca potenza e deve emergere un po’ di leadership, al di là dei sindacati che indicono incontri di protesta, invitano gruppi rock, etc. Ma ciò non avrà alcun effetto su Macri, perché Macri ha una visione del potere, una visione da governo bonapartista, dittatoriale, e queste misure parziali – un corteo un giorno, lo sciopero dei dipendenti pubblici per 24 ore, ecc. – tutto ciò rientra nel quadro di Macri, lo tengono già in conto e calcolato. E penso che il problema della sinistra e dei movimenti sindacali è che sono abituati a negoziare e a trattare con i governi di centro-sinistra e non hanno avuto la capacità di convertire la lotta precedente nella  lotta in corso.

EChI: È stato annunciato che tra le misure portate avanti da Macri, c’è il ritorno della coscrizione obbligatoria.

JP:  Questo mobiliterà la gioventù, non c’è dubbio. L’arruolamento obbligatorio negli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam è stato la miccia che ha portato milioni di giovani in strada; dal momento in cui hanno abolito il servizio militare, abbiamo perso tra l’80 e il 90% dei giovani nella lotta.

Quindi, penso che l’istituzione della coscrizione obbligatoria mobiliterà centinaia di migliaia di studenti e giovani civili. Speriamo che si faccia, perché questo potrebbe essere l’innesco tra i giovani, il che potrebbe avere ripercussioni in altri settori popolari.

EChI: Si sente dire che siamo di fronte a una nuova svolta di crisi economica. È una versione interessata o un dato di fatto?

JP: Beh, dovremmo cominciare col dire che un sondaggio di questo fine settimana tra più di un centinaio di economisti, ortodossi per la gran parte, indica che oltre il 50% ritiene che il 2016 sarà un anno di recessione negli Stati Uniti, vale a dire di crescita negativa. Dunque, a parere di maggioranza degli economisti integrati, il 2016 e il 2017 saranno anni di crisi e non di crescita. E dal momento che gli Stati Uniti sono il principale motore dell’economia mondiale capitalistica, dobbiamo dire che è molto probabile una crisi.

Ora, dobbiamo essere molto cauti circa la profondità della crisi. Ma la crisi, sicuramente ci sarà nell’anno in corso. Non c’è dubbio che questo avrà un impatto, al di là dell’Europa stagnante e di un Giappone in recessione. Dobbiamo notare che la Cina cresce più lentamente rispetto al passato. L’anno 2016 non sarà un buon anno per il capitalismo e i suoi sostenitori nei sindacati.

Abbiamo anche le guerre e le proteste che iniziano a crescere in altre regioni del mondo, ricordiamo ad esempio il caso di Haiti, dove ci sono grandi mobilitazioni popolari contro l’occupazione da parte delle forze imperialiste delle Nazioni Unite, tra cui le infami Forze Armate dell’Uruguay. L’Uruguay di José Mujica e Tabaré Vázquez è coinvolto nella repressione del movimento democratico di Haiti, il che moltiplicherà i problemi interni dei paesi che partecipano a questo atto vergognoso.

EChI: Dal momento che hai menzionato Mujica, lo abbiamo visto incontrarsi a La Habana con dirigenti delle FARC.

JP: Sì. Le FARC sono in un processo di negoziazioni per porre fine alla guerra. Essi richiedono un ampio sostegno dei partiti di centro, di centro-destra, e di tutti gli altri che potrebbero sostenere la loro tattica di entrare nella lotta politica. E Mujica si presta a questa tattica e non gli costa niente in Uruguay. Perché il peggio della politica di Mujica è all’interno, all’estero può essere progressista quanto vuole, a Cuba, in Colombia, in qualsiasi parte del mondo. È il tipo che chiamiamo “socialista da migliaia di chilometri”, il che significa che un migliaio di chilometri al di fuori del proprio paese è molto radicale, ma dentro … È come le caramelle rosse all’esterno e all’interno di colore bianco.

EChI: A che altri temi stai lavorando?

JP: Ce ne sono diversi. In primo luogo, la visita di Raul Castro in Francia, dove emerge che la Francia sta compiendo un grande sforzo per sostituirsi alla Spagna come principale interlocutore in Europa dell’America Latina. E dare il benvenuto a Raul Castro è un modo per aumentare le esportazioni ed espandere i mercati della Francia. Non c’è nessun segnale progressista, ma mostra la concorrenza dei capitali in Europa, allo stesso momento cercando di minimizzare l’influenza americana. E Cuba sta approfittando di questa tattica della Francia, per migliorare le proprie condizioni economiche e per la cancellazione del debito estero.

Credo che in un certo senso sia una manipolazione reciproca: Cuba cerca di migliorare i propri conti con l’estero e diversificare i propri scambi commerciali; la Francia cerca di penetrare i mercati e scalzare concorrenti come la Spagna e gli Stati Uniti.

Un altro tema che voglio toccare è il premio Nobel, perché il candidato più forte al Premio Nobel per la Pace è Edward Snowden, che ha rivelato tutti i documenti comprovanti la politica aggressiva degli Stati Uniti. È un segnale che indica che il mondo è stanco delle aggressioni americane. Vediamo se Snowden riceve il premio Nobel per la pace, perché se lo merita.

D’altra parte, voglio commentare qualcosa cui già abbiamo accennato, la Spagna giudicherà l’ex- direttore del Fondo Monetario Rodrigo Rato, che è un criminale. Era un leader del Partito Popolare con Rajoy ed è una persona che merita 30 anni di carcere per le frodi che ha commesso contro i piccoli investitori.

Infine, voglio ricordare due cose. Una sono i colloqui di pace in Siria. Non possono andare molto lontano, perché mentre si parla di pace, i rappresentanti dell’opposizione che i paesi occidentali stanno sostenendo sono i gruppi terroristi. Gli stessi terroristi che ieri, quando i colloqui stavano iniziando, hanno fatto esplodere delle bombe a Damasco, che hanno ucciso 60 persone. Come puoi avere degli interlocutori che stanno mettendo bombe all’inizio dei colloqui di pace? Quindi, non credo che faranno molti progressi.

Per ultimo, voglio sottolineare una cosa, c’è un ricercatore argentino di nome Zicari Julian, che ha fatto uno studio sul litio. Si tratta di un minerale usato per le batterie delle auto, per l’elettronica e altre cose. Lo studio di Zicari indica che il prezzo del litio grezzo è compreso tra i 45 e i 90 dollari, mentre una batteria speciale al litio può vendersi tra i 10.000 e i 40.000 dollari.

Vale a dire, nei paesi che hanno il controllo del litio, quando lo Stato ha il controllo del minerale, si potrebbero produrre batterie e si potrebbero moltiplicare geometricamente  gli utili e il valore aggiunto. Per queste ragioni, si parla di anti-imperialismo, di nazionalizzazione dei minerali, perché si potrebbe passare dal prendere $ 40 a ottenerne $ 40.000.

Per questo motivo la Bolivia ha iniziato a processare il litio e cerca una partnership con l’Argentina e il Cile in questa fase, ma con Macri al governo argentino non credo avrà molto successo la formazione di un consorzio tra i tre paesi. Forse la Bolivia potrebbe nazionalizzare e produrre da sola le proprie batterie. Speriamo che Evo Morales sarà all’altezza.

Estratto da La Haine

Testo completo in: http://www.lahaine.org/diez-anos-de-paternalismo-han

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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