L’eredità cubana di Fidel Castro

15181202_1816868731936049_8641418156679388569_ndi Gideon Polya

La vera democrazia fatta di buona salute pubblica, bassi tassi mortalità infantile, alta alfabetizzazione ed eco-socialismo.

 

1°dic2016.- Nonostante decadi di sanzioni U.S.A. illegali e un reddito annuo pro-capite di soli circa 7.000 dollari da paragonare ai 56.000 degli U.S.A., Cuba ha un buon sistema di salute di base, 100% di alfabetizzazione, un’aspettativa di vita di livello occidentale e una mortalità infantile al di sotto dei 5 anni, di 6 su 1.000, la stessa degli U.S.A. La vera democrazia significa fondamentalmente espressione della volontà del popolo e nella Cuba di Castro a un solo partito, ciò ha significato eco-socialismo e la sopravvivenza dei neonati, in vista di una vita decente, sana, alfabetizzata, istruita e lunga.

La cuba socialista di Fidel Castro è stata un modello per lo sviluppo civilizzato del Terzo Mondo, che rispetti il diritto umano fondamentale, quello alla vita, ed è in opposizione ideologica alla globalizzazione neo-liberista ecologicamente insostenbile, mossa dall’avidità, che favorisce in maniera spropositata l’Uno Per Cento a spese dell’Umanità e della Biosfera. Le conquiste della Cuba socialista di Fidel Castro sono elencate qui di seguito:

        1.Fidel Castro e la Cuba socialista sono sopravvissute all’ostilità criminale degli U.S., al terrorismo, all’invasione e al blocco economico.

Fidel Castro e i suoi compagni rivoluzionari socialisti rovesciarono la dittatura di Batista sostenuta dagli U.S.A. nel 1959. Fidel Castro (Fidel Alejandro Castro Ruíz) in seguito ha governato la Repubblica di Cuba per 47 anni, dapprima come Primo Ministro (1959-1976) e poi come Presidente (1976-2006). Gli U.S.A. hanno intrapreso un blocco economico contro Cuba nel 1961, che ancora persiste, nonostante un recente parziale riavvicinamento diplomatico da parte del Presidente U.S.A. Barack Obama, che il neo-eletto Presidente estremista di destra Donald Trump ha giurato di buttare all’aria. L’embargo U.S.A. impedisce le esportazioni verso Cuba che non siano cibo e medicinali, sotto minaccia di detenzione fino a dieci anni. Dal 1992, l’Assemblea Generale dell’O.N.U. ha approvato una risoluzione ogni anno, condannando l’embargo in quanto violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto Internazionale. Così, per esempio, nel 2014, delle 193 nazioni dell’Assemblea Generale dell’O.N.U., 188 hanno votato per condannare l’embargo U.S.A., con gli U.S.A. e il pro-apartheid Israele votanti contro e le ossequianti filo-americane micro-nazioni del Pacifico insulare Palau, Marshall e Micronesia astenute. Amnesty International, Human Rights Watch e la Commissione Interamericana per i Diritti Umani hanno condannato l’embargo U.S.A. Gli U.S.A., all’epoca del Presidente Kennedy, risposero militarmente alla Cuba di Castro con la fallita invasione della Baia dei Porci nel 1961. Quando Castro fece entrare i missili nucleari sovietici a Cuba, il Presidente U.S.A. John Kennedy porto’ il mondo al bordo dell’annientamento nucleare e i missili furono ritirati. La C.I.A. e gli esiliati cubani appoggiati dalla C.I.A. montarono senza successo circa 600 complotti criminali per assassinare Fidel Castro. Cuba sostenne i movimenti rivoluzionari in Africa e in Latino-America, al che gli U.S.A. risposero con invasioni belliche criminali, l’appoggio a dittature di estrema destra e l’allenamento e finanziamento di squadroni della morte, con il compagno rivoluzionario di Fidel, Che Guevara, come vittima più nota degli stessi.

 

  1. I diritti umani e la detenzione negli U.S.A. e a Cuba

Da una prospettiva dei diritti umani, una Cuba comunista a partito unico può essere legittimamente criticata per il governo mono-partitico, per la soppressione del dissenso e la detenzione dei dissidenti. Comunque, queste azioni del regime di Castro devono necessariamente essere viste nel contesto dell’embargo, della violenta ostilità, del terrorismo di stato e non di stato e dell’infinita sovversione verso Cuba da parte di un invasore seriale ed eccezionalista, il criminale di guerra seriale nonchè “stato canaglia”, gli U.S.A., che si considerano al di sopra della legge internazionale e in effetti dominano e sovvertono l’intero pianeta (2, 6 e 7). In termini di tassi di detenzione misurati come “numero di prigionieri per ogni 100.000 abitanti”, gli U.S.A. sono un leader mondiale, con 693 in paragone ai 510 di Cuba, ai 45 dell’Islanda e ai 265 del pro-apartheid Israele appoggiato dagli U.S.A. (37.300, se si includono tutti i Palestinesi Occupati e 15.900 se si considerano solo i due milioni di Palestinesi imprigionati nel Campo di Concentramento di Gaza). Gli U.S.A. hanno il 4% della popolazione mondiale ma hanno il 25% dei circa 10 milioni di prigionieri a livello mondiale. Milioni di Americani sono esclusi dalla partecipazione alla farsa elettorale a due partiti tipica del sistema U.S.A. da leggi fraudolente. Il libero discorso è vitale per il progresso sociale, ma una nuova Cuba, democratica e socialista, dovrebbe comunque proteggere la democrazia promuovendo un punto di vista rigorosamente scientifico o, quantomeno, fondato sull’expertise degli studiosi e (mantenendo) i meccanismi per bloccare la sovversione delle multinazionali del Grande Capitale, che ha trasformato le Democrazie Occidentali in Lobbycrazie e Corporatocrazie, e a titolo di esempio, ha trasformato il britannico parlamentare Partito Laburista nel neo-liberista Blair-ita New Labour.

 

  1. La vera democrazia di Cuba vs la plutocrazia degli U.S.A.

Come ampiamente dimostrato dalla recente Corsa Presidenziale, gli U.S.A. sono dominati da quel ricco Uno per Cento che è variamente descritto come il Sistema, lo Stato Profondo o l’Oligarchia. Il Sistema degli U.S.A. e i suoi servili media main-stream hanno esageratamente sostenuto la criminale seriale di guerra nonché neo-liberista Hillary Clinton nelle recenti elezioni presidenziali. L’oppositore della Clinton, il miliardario neo-liberista Donald Trump, si è ritratto come oppositore del Sistema e difensore degli “Americani comuni”. Comunque, il meno che 50% di “Americani comuni” che hanno votato per Trump si renderanno presto conto che hanno votato per un ingente taglio alle tasse dei ricchi di circa un trilione per anno, per un ipotetico “miglioramento economico, pompato da un aumento senza senso della spesa militare, per la mano libera alle ambienticide compagnie di combustibile fossile, per l’inerzia terricida verso il cambiamento climatico, per l’insicurezza riguardo le assicurazioni sulla salute adombrate dall’abolizione dell’Obamacare e, naturalmente, per il razzismo, la bigotteria, la misoginia e la regressione dei diritti conquistati a fatica dalle donne e dalle  minoranze. Il Sistema ha vinto con Trump proprio come avrebbe vinto con Clinton. Gli “Americani comuni” avrebbero vissuto immensamente meglio con le politiche socialiste pro-ambiente, a favore dell’educazione universitaria gratuita e della salute pubblica garantita di un Bernie Sanders (eliminato con l’aiuto del Sistema del Partito Democratico) o con il programma socialista del Dr Jill Stein (Partito Verde Americano), ignorato dai media main-stream, che ha guadagnato un misero 1 % dei voti.

La Cuba comunista è governata dal Partito Comunista a beneficio di tutti i Cubani, mentre gli U.S.A. sono governati da e per il Sistema dell’Uno per Cento. Negli U.S.A. la Democrazia è diventata una Plutocrazia, una Cleptocrazia, un’Omicidiocrazia, una Lobbycrazia, una Corporatocrazia e una Dollarocrazia, nella quale il Grande Capitale compra la gente, i politici, i partiti politici, la percezione pubblica della realtà, il potere politico e da ciò deriva sempre più profitto per i plutocrati. “Fabbricare il consenso” da parte dei media main-stream posseduti dall’Uno per Cento fa sì che quelli che non sono esclusi dal voto e che davvero si preoccupano di andare a votare, quase tutti votino per i candidati repubblicani o democratici.

In effetti, bisogna riflettere su cosa si intende per “democrazia”. Nel suo senso più profondo, “democrazia” o “governo del popolo” sicuramente significa realizzare i più profondi desideri del popolo, vale a dire una vita lunga, sana e significativa, la sopravvivenza per la propria prole, obiettivi che sono ottenuti con la pace, il buon governo, l’eguaglianza, una buona sanita’, 100% di alfabetizzazione e una buona istruzione. In questo senso, il socialismo altruistico sotto la guida di Fidel Castro ha assicurato una “vera democrazia” al popolo cubano, realizzando questi desideri fondamentali della gente comune.

  1. L’imperialismo U.S.A. produce infanticidi di massa, mentre la Cuba socialista, pur impoverita dagli U.S.A., ha raggiunto in maniera mirabile gli stessi tassi di mortalità infantile dei ricchi U.S.A.

È interessante considerare la “mortalità infantile sotto i cinque anni” in unità di “infanti al di sotto dei cinque anni su 1.000 nascite” (2015) e per “PIL pro-capite” in dollari U.S. ($; U.N., 2015): a) in riferimento a Cuba e agli Stati Uniti; b) ai paesi caraibici invasi dagli U.S.A. a memoria vivente (Repubblica Dominicana, Haiti, Grenada e Panama); c) ai paesi caraibici soggetti a violenti conflitti civili sobillati dagli U.S.A. a memoria vivente (Colombia, El Salvador, Guatemala, Honduras e Nicaragua) e d) agli altri paesi invasi dagli U.S.A. a memoria vivente.

  1. a) Cuba (7 morti sotto i 5 anni per 1.000 nascite; 7.274 dollari di PIL pro-capite; invasa dagli U.S.A. senza successo nel 1961); U.S.A. (7; 54,406 dollari di PIL pro-capite). Resistendo con successo all’invasione e all’embargo degli U.S.A. e con i mezzi del buon governo, di un’istruzione e di una sanità di qualità, la Cuba impoverita dagli U.S.A. ha raggiunto gli stessi bassi tassi di mortalità infantile dei ricchi U.S.A.;

b)paesi caraibici invasi dagli U.S.A. a memoria vivente – Repubblica Dominicana (28; 6.147 dollari; invasa dagli U.S.A. nel 1965), Grenada (13, 8.313 dollari, invasa dagli U.S.A. nel 1983), Haiti (77, 813 dollari, invasa dagli U.S.A. nel 20014), Panama (20, 12.712 dollari, invasa dagli U.S.A. nel 1989);

  1. c) paesi caraibici soggetti a violenti conflitti civili sobillati dagli U.S.A. a memoria vivente – Colombia (25, 7.904 dollari; guerra civile supportata dagli Stati Uniti, 1964-2016), El Salvador (20, 4.120 dollari; guerra civile supportata dagli Stati Uniti, 1972-1992), Guatemala (32, 3.673 dollari; guerra civile supportata dagli Stati Uniti, 1954-1999), Honduras (40, 2.449 dollari; guerra civile supportata dagli Stati Uniti, dominio militare supportato dagli Stati Uniti, anni ’20-’80; “democrazia” sovvertita dagli U.S.A. che ha sovvertito violentemente i propri vicini a favore degli U.S.A., 1989-2009; 2009, colpo di stato supportato dagli U.S.A.) e Nicaragua (24, 1.963 dollari; guerra civile supportata dagli Stati Uniti, 1979-1992);
  2. d) altri paesi a vario titolo invasi dalle forze U.S.A. dal 1950 – Afghanistan (93, 668 dollari; colpo di stato supportato dagli U.S.A. nel 1978, con conseguente guerra tra gli jihadisti supportati dagli U.S.A. contro gli invasori russi e i loro alleati, 1979-1989; occupazione U.S.A., 2001-presente), Cambogia (30, 1.095 dollari; guerra U.S.A., 1965-1975, che ha precipitato il Genocidio cambogiano, 1976-1979), Iran (16, 6.391 dollari; colpo di stato supportato dagli U.S.A. e installazione dello Scià pro-U.S.A., 1953-1979; raid militare fallito, 1979; guerra Iran-Iraq supportata dagli U.S.A., 1980-1988; letali sanzioni U.S.A. poi U.N. contro l’Iran sprovvisto di armi atomiche per conto di Israele praticante l’Apartheid e dotato di 400 testate nucleari, 1979-2016), Iraq (36, 6.391 dollari; guerra Iran-Iraq supportata dagli U.S.A., 1980-1988; guerra del Golfo guidata dagli U.S.A., 1990-1991; sanzioni U.N. promosse dagli U.S.A., 1990-2003; invasione da parte dell’Alleanza U.S.A., 2003-2011; Alleanza U.S.A. coinvolta nella guerra civile irachena, 2014-presente), Laos (54, 1.756 dollari; sovversione U.S.A. e guerra, 1958-1975, con bombardamenti a tappeto, 1964-1975), Libia (27, 6.602 dollari; distruzione della Libia, precedentemente uno dei paesi più prosperi dell’Africa da parte della Francia-Regno Unito-Stati Uniti (FUKUS), 2011-presente), Nord Corea (26, 696 dollari; guerra coreana promossa dall’Alleanza U.S.A., 1950-1953, con il 28% della popolazione uccisa; continue minacce e sanzioni), Pakistan (83, 1.358 dollari; bombardamenti U.S.A., 2001-presente, inclusi attacchi com droni, 2004-presente; invasione U.S.A., si presume per uccidere Osama Bin Laden, 2011), Filippine (29, 2.971 dollari; forze speciali U.S.A. in guerra a Mindanao, 2012-presente, nonostante l’opposizione dell’attuale governo delle Filippine), Siria (19, 1.418 dollari; vari tipi di suporto dell’Alleanza U.S.A. ai ribelli siriani, inclusi l’ISIS, 2011-presente), Vietnam (23, 2.015 dollari; Guerra U.S.A. nel Vietnam, 1955-1975), Yemen (70, 1.821 dollari; U.S.A. coinvolti con l’Alleanza a guida saudita nella guerra in Yemen, 2010-presente). Da notare che lo stato d’Israele pro-Apartheid (4, 38.261 dollari) appoggiato dagli U.S.A. domina violentemente sulla Palestina Occupata (23, 2.811 dollari).

Dovrebbe essere sottolineato: (i) che gli U.S.A. hanno basi in 75 paesi; (ii) che gli U.S.A. sovvertono attivamente tutti i paesi; (iii) che gli U.S.A. sono stati coinvolti in numerose guerre civili in Africa, in Latino-America e in Asia; (iv) che la struttura spionistica congiunta U.S.A.-Australia Pine Gap nel centro dell’Australia indirizza attentati coi droni in Libia, Somalia, Yemen, Siria, Iraq, Afghanistan e Pakistan; (v) che 40 milioni di Asiatici sono morti di violenza o deprivazioni imposte nelle guerre asiatiche post-anni ’50; (vi) che circa 32 milioni di Musulmani sono morti di violenza (5 milioni) o deprivazioni imposte (27 milioni) in 20 paesi invasi dall’Alleanza U.S.A. nella Guerra U.S.A. ai Musulmani (chiamata Guerra degli U.S.A. al Terrore) dall’11.09.2001, cioè dall’epoca degli orrori del falso attentato  del Governo U.S.A.

 

  1. Zero morti annuali evitabili a Cuba, in Cina e nei paesi occidentali

Per un paese in un certo período, la mortalità evitabile (morti evitabili, eccesso di mortalità, morti in eccesso, morti che non sarebbero dovute accadere) consiste nella differenza tra le morti reali in un paese e le morti attese in un paese pacifico e governato decentemente e con la stessa demografia. Il Dipartimento della Popolazione dell’O.N.U. fornisce dettagliati dati demografici per quasi tutti i paesi del mondo dal 1950, cioè dati sulla popolazione, i tassi di mortalità e di nascita, i crolli demografici e il tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni. Per i paesi sviluppati ad alto tasso di natalità e con buoni risultati in termini di bassa mortalità infantile evitabile, il tasso di mortalità è di 4 morti per 1.000 su base annuale e, conseguentemente,  per i detti paesi  il “tasso di mortalità evitabile” (calcolato in morti annuali su 1.000 abitanti) = al tasso di morte attuale – 4. Usando i dati del Dipartimento della Popolazione dell’O.N.U., è stato possibile calcolare per il periodo 1950-2005 le “morti evitabili” (morti evitabili, eccesso di mortalità, morti in eccesso, morti che non sarebbero dovute accadere) per ogni paese del mondo. Il totale di mortalità evitabile per il periodo 1950-2005 [e i dati della mortalità infantile sotto i 5 anni nello stesso periodo calcolati indipendentemente nelle parentesi quadre] sono 1.303 milioni [878 milioni] (in tutto il mondo); 1.248 milioni [878 milioni] (il mondo non-Europeo); 55 milioni [25 milioni] (il mondo Europeo); e 0,6 miliardi [0,4 miliardi] (il mondo Musulmano) – un Olocausto da Mortalità Globale Evitabile, un Olocausto del Terzo Mondo e del Mondo Musulmano che è cento volte più grande che l’Olocausto Ebraico della Seconda Guerra Mondiale (5-6 milioni di morti, 1 su 6 morto per deprivazioni) o l’Olocausto bengalese “dimenticato” (Seconda Guerra Mondiale), la Siccità artificiale del 1943-45 nella quale i Britannici con la complicità degli Australiani hanno fatto morire di fame deliberatamente 6-7 milioni di Indiani in Bengala e nelle contigue province dell’Assam, dell’Orissa e del Bihar. Su questa base di stima, le “morti annuali evitabili” in percentuale rispetto alla popolazione sono approssimativamente dello 0% nella Cuba socialista, nella pluralista Cina, nel Giappone e nei paesi occidentali, ma sono dello 0.4% nel Sud-est asiatico, dello 0,6% per i Nativi Australiani e dell’1.0% per l’Africa non-araba. 

 

  1. Il governo altruistico stile cubano e una tassa annuale sulla ricchezza potrebbero abolire l’Olocausto da Mortalità Evitabile Globale

La Cuba di Castro fornisce un eccellente esempio di governo altruistico, razionale e umano e di come l’umanità può fermare l’Olocaustoda Mortalità Evitabile Globale nel quale 17 milioni di persone muoiono evitabilmente ogni anno per deprivazioni nel Terzo Mondo (eccetto in Cina). Così, l’Olocaustoda Mortalità Evitabile Global sta avendo luogo sulla navetta spaziale Terra con il ponte di comando in mano al 10% più ricco, che detengono circa il 90% della ricchezza del Mondo e che, a loro volta, sono controllati da quell’Uno per Cento, che possiede circa il 50% della ricchezza del pianeta. Una tassa annuale globale sulla ricchezza del 5% fornirebbe circa 20 trilioni di dollari all’anno, innalzando il reddito pro-capite di tutti i paesi all’equivalente dei circa 7.000 dollari per persona all’anno della Cina e di Cuba, paesi relativamente poveri per i quali il tasso di mortalità annuale evitabile è zero (0), grazie a un governo competente e altruistico. Si tratta di un’alternativa praticabile per fermare l’Olocausto da Mortalità Evitabile Globale. In effetti, una tassa annuale progressiva sulla ricchezza è stata proposta per ragioni di democrazia e di sostenibilità economica dall’economista francese Prof. Thomas Piketty nel suo importante libro “Il Capitale nel XXI Secolo”. La Francia ha una tassa annuale sulla ricchezza dell’1,5% circa e per 1.400 l’Islam ha avuto una tassa annuale sulla ricchezza (zakat) del 2,5%, considerata uno dei 5 Pilastri della Saggezza.

 

  1. L’eredità dell’eco-socialismo di Fidel Castro

Fidel Castro ha lasciato un’eredità finale di eco-socialismo a un mondo fortemente minacciato dal riscaldamento globale artificiale, da un’emergenza climatica che si va aggravando e da un genocidio climatico in via di peggioramento. La Cuba di Fidel Castro ha dimostrato che il governo altruistico e competente in una società socialista può fornire una vita decente a tutti con una buona sanità, 100% di alfabetizzazione, un’aspettativa di vita di livello europeo e un tasso di mortalità infantile molto basso in un paese con un P.I.L. pro-capite di soli circa 7.000 dollari, ovvero circa otto volte meno di quello degli U.S.A. Comunque, le economie devono essere non solo equitative ed efficienti in termini energetici ma anche sostenibili in riferimento alla nostra Biosfera fortemente minacciata. La sostenibilità ambientale è la grande sfida esistenziale all’Umanità di oggi, e deve essere affrontata con uneco-socialismo ambientalmente solido. Fidel Castro, a proposito della stessa sopravvivenza della società umana minacciata dal riscaldamento globale imposto dal Primo Mondo (ha detto a Copenhagen nel 2009): “I giovani sono più interessati di ogni altro al futuro. Fino a poco tempo fa, la discussione verteva intorno a che tipo di società vorremmo avere. Oggi, la discussione è intorno a se la società umana sopravviverà. Queste non sono frasi sensazionali. Dobbiamo essere preparati ai fatti reali. La speranza è l’ultima cosa che gli esseri umani possono abbandonare. Con argomenti veritieri, gli uomini e le donne di tutte le età, specialmente i giovani, hanno combattuto una battaglia esemplare al Summit e hanno insegnato al mondo una grande lezione.”

 

  1. L’alto tasso di alfabetizzazione, anche femminile, e l’importanza del raccontare la verità nella Cuba socialista

Una considerevole conquista della rivoluzione cubana del 1959 è stata l’aumento rapido dell’alfabetizzazione. La Campagna Cubana per l’Alfabetizzazione ha raggiunto il suo apice nel 1961 e, in seguito, ha avuto un grande impatto globale. L’alfabetizzazione è adesso al 99,7% (cioè, quasi al 100%) nella Cuba socialista, in confronto al 60,7% di Haiti, invasa dagli U.S.A. e occupata dalle potenze occidentali. Un’alta alfabetizzazione femminile è fondamentale per una buona salute di base, anche infantile, e questo si riflette nella bassa mortalità infantile tipica dell’Occidente, nella mortalità infantile evitabile pari a zero e nella lunga attesa di vita nella relativamente povera Cuba. Un’alta alfabetizzazione è fondamentale per la gestione del rischio razionale e fondata sulla scienza, che a sua volta è cruciale per la sicurezza sociale e che prevede, in ordine, (a) un’accurata informazione, (b) un’analisi basata su criteri scientifici e (c) cambiamenti sistemici per minimizzare il rischio basati su criteri scientifici. Una tale gestione del rischio a livello societale e anche globale è fondamentale per un’azione efficace contro il cambiamento climatico in un mondo in cui un innalzamento catastrofico di più di gradi centigradi di temperatura è ormai inevitabile.

Circa il 14% degli Americani sono funzionalmente analfabeti nella misura in cui sono incapaci di realizzare un’elementare lettura o scrittura in prosa nel quotidiano e si suppone che una percentuale molto maggiore di Americani, forse circa il 50%, non riescano a leggere e scrivere in prosa correttamente (a titolo di esempio, il 46% degli Australiani sono funzionalmente analfabeti in questo senso e il 53% sono funzionalmente incapaci di calcolare). Questa analfabetismo funzionale ha conseguenze terribili, per esempio un recente sondaggio ha mostrato che il 42% degli Americani crede che Dio ha creato l’essere umano proprio nella sua forma attuale in un’unica volta e negli ultimi 10.000 anni o cose così, che un ulteriore 31% crede che l’uomo sia evoluto ma con Dio come guida del processo e che solo il 19% crede nell’evoluzione umana senza un ruolo di Dio nel processo. Si suppone che siano stati questi “comuni Americani”, impoveriti e funzionalmente oltre che scientificamente analfabeti a votare in massa per il miliardario neo-liberista Donald Trump, che è contro la scienza e nega il cambiamento climatico. Circa 1,7 milioni di “Americani comuni” muoiono ogni anno in maniera evitabile per tutti i tipi di cause, dal fumo al suicidio, ma diversi governi U.S.A. si sono votati alla perversione fiscale di accrescere sul lungo termine di 6 trilioni il costo della Guerra al Terrore, stanziando trilioni di dollari per uccidere milioni di Musulmani all’estero, piuttosto che di mantenere milioni di Americani vivi a casa. Nel suo film “Sicko”, Michael Moore ha drammatizzato quest’indifferenza depravata del Sistema U.S.A. per le vite e le morti dei “comuni Americani”, portando alcuni eroi del primo soccorso del 09.11 gravemente malati a Cuba per un trattamento medico gratuito cui non avevano diritto a casa.

 

Commento conclusivo

Fidel Castro (1926-2016) non solo ha liberato Cuba da un dittatore corrotto appoggiato dagli U.S.A. ma ha anche liberato il popolo cubano dalla povertà, dalla corruzione, dall’analfabetismo, dalla mancanza di sanita’, dalla mortalità infantile evitabile e dalla mortalità precoce in generale. La Cuba di Fidel Castro ha fornito un ottimo modello per lo sviluppo del Terzo Mondo. Infatti, l’esempio cubano di un buon governo altruistico mostra come l’Umanità può finirla con l’Olocausto da Mortalità Globale Evitabile nel quale 17 milioni di persone muoiono di stenti inutilmente ogni anno. Sotto la straordinaria pressione dell’implacabile terrorismo di stato U.S.A., Cuba è stata uno stato a un solo partito, sebbene il libero discorso sia fondamentale per l’istruzione, la scienza e il progresso sociale. Un eco-socialismo democratico deve avere libero dissenso ma ha bisogno di una robusta narrazione del vero basata su criteri scientifici e di forti meccanismi per bloccare il pervertimento della democrazia da parte delle multinazionali. L’alta efficienza economica tipica di Cuba (eccellenti risultati per un paese con un reddito pro-capite così basso), insieme alla sostenibilità ed equità ambientale imposte per legge, puntano a un’alternativa in termini di eco-socialismo all’avidità neo-liberista delle multinazionali, che sta minacciando esistenzialmente l’Umanità e la Biosfera.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

(FOTO) Addis Abeba e l’Africa celebrano Fidel

dsc_0309di Marco Nieli

Addis Abeba, 4dic2016.- Giornata indimenticabile e cerimonia commovente quella che l’Associazione Etiopia-Cuba, insieme all’Ambasciata (e al Consolato) cubani ad Addis hanno dedicato oggi alla memoria dell’immortale Jefe Supremo della Rivoluzione cubana e mondiale, Fidel Alejandro Castro Ruíz.

All’ombra del Monumento al Dherg e tra le ali del monumento ai Caduti Cubani in Etiopia, circa 3000 partecipanti sbandieranti i simboli di Cuba e dell’Etiopia, hanno ascoltato i commossi discorsi delle varie rappresentanze diplomatiche, sudamericane e africane, che hanno reso omaggio alle gesta del vittorioso comandante, nel giorno del suo definitivo passaggio all’eternità.

Particolarmente sentiti i discorsi dell’Ambasciatore cubano, Juan Manuel Rodríguez Vasquéz, che ha ricordato i numerosi interventi di Cuba a sostegno dei processi rivoluzionari africani (dall’Algeria all’Angola, dalla Namibia all’Etiopia, dove il dispiegamento e il sacrificio di 18.000 soldati dell’Ejercito Revolucionario ha aiutato a respingere, a metà degli anni ’80, l’invasione della regione meridionale dell’Ogaden da parte della Somalia di Siad Barre, all’epoca alleata degli U.S.A.), quello dell’Ambasciatrice della Namibia, che ha ribadito l’importanza di Fidel per la lotta rivoluzionaria e di indipendenza nazionale dei popoli dell’Africa del Sud e quello dell’Ambasciatore Venezuelano ad Addis, Luís Mariano Joubert Mata, che ha sottolineato l’infaticabile ruolo di Fidel come mentore di Chávez e della svolta bolivariana di tanti paesi del Latino-america, all’inizio del nuovo secolo.

Mesfin Habtom, dell’Associazione Etiopia-Cuba, ha poi ricordato come gli stretti legami tra La Havana e Addis ai tempi del Dherg abbiano permesso a tanti giovani etiopi (circa 5000) di studiare e formarsi nell’isola dei Caraibi, per poi ritornare come professonisti (per lo più agronomi, medici e ingegneri) nel loro paese di origine, e contribuire con progetti mirati allo sviluppo dello stesso.

Nel frattempo, la presenza dei medici cubani, tra i più altamente specializzati al mondo, continua a farsi sentire nei progetti di cooperazione attivati coi paesi in via di sviluppo come l’Etiopia (si calcola che circa 35.000 medici cubani siano stati inviati dall’inizio della rivoluzione in missione all’estero, in Africa si conta oggi la loro presenza in 39 paesi su 57). Un altro segno dell’immenso legato di umanesimo rivoluzionario che lascia questo titano della storia del XX-XXI secolo, che alcuni da noi (in Europa) si ostinano a declassare a tirannucolo dell’ennesima repubblica delle banane, relitto destinato a essere spazzato via dal presunto trionfo del libero mercato a livello globale.

Pochi dalle nostre parti sono infatti oggi disposti ad ammettere che Cuba, sotto la sapiente guida di Fidel, è stata la promotrice di una sfida senza precedenti contro l’Impero più forte della storia dell’umanità e che, fatto ancora più mirabile, ne è uscita vincitrice, sia materialmente che moralmente (pur con tutte le difficoltà implicate da un processo dialettico tanto complesso come la costruzione di una società socialista sotto la pressione formidabile di cotali avverse potenze capitalistiche).

E mentre gli anti-castristi festeggivano a Miami, i popoli africani, per i quali la figura di Fidel ha significato la speranza di una patria sovrana e la fine dell’oppressione coloniale, hanno dimostrato con questa commossa cerimonia ad Addis che loro, in realtà, la pensano diversamente. Accompagnate dall’accensione simbolica di un cero a testimonianza della memoria imperitura che non può essere soffocata da nessun revisionismo storico,  le parole storiche di Raúl, in altri tempi sentite nella giungla del Congo o alla battaglia di Cuito Cuanavale in Angola, hanno chiuso la celebrazione al grido di: Patria o muerte, vencer, venceremos!

(FOTO) Gli auguri della InterUnit dal Donbass per il 90° di Fidel!

Comunicato della InterUnit

(Unità degli Internazionalisti) per il 90esimo compleanno di Fidel Castro

Auguri Comandante!

Come militanti internazionalisti, organizzati in InterUnit all’interno della Brigata Prizrak, siamo onorati di partecipare alle celebrazioni del 90esimo compleanno del Compagno Comandante Fidel Alejandro Castro Ruz, organizzate dal Partito Comunista della Repubblica Popolare di Donetsk, Novorossiya.

Questo sabato 13 agosto 2016 accompagneremo a distanza i festeggiamenti del popolo cubano, tenendo in mente il vivo esempio di lotta rivoluzionaria, che ci ha dato durante tutta la vita il comandante Fidel.

In questa occasione, dalla nostra lotta come internazionalisti antifascisti, in questa guerra di liberazione che l’eroico popolo del Donbass ha intrapreso da più di due anni, ricorderemo le eroiche gesta che Fidel ha combattuto per il popolo cubano, tanto nel suo paese come in altre terre, dove il suo altruismo e il suo coraggio offrono alla storia dell’umanità il più grande esempio di internazionalismo proletario, come le rivoluzioni in America Latina o le guerre di liberazione in Africa.

Poiché oggi più che mai l’ingranaggio fascista e militarista dell’imperialismo yankee e dei suoi seguaci minaccia l’umanità, c’è bisogno di più Fidel, più Cuba, più internazionalismo rivoluzionario, per gridare uniti che i fascisti No Pasaran!

Viva il Comandante Fidel Castro!
Viva il Popolo di Cuba!
Viva i Popoli del Mondo!
Dalle terre libere del Donbass,
InterUnit, Agosto 2016

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Clara Statello]

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Mensaje de Fidel al Presidente Nicolás Maduro

por Fidel Castro Ruz

Querido Nicolás:

       Me uno a la opinión unánime de los que te han felicitado por tu brillante y valiente discurso la noche del 6 de diciembre, apenas se conoció el veredicto de las urnas.

       En la historia del mundo, el más alto nivel de gloria política que podía alcanzar un revolucionario correspondió al ilustre combatiente venezolano y Libertador de América, Simón Bolívar, cuyo nombre no pertenece ya solo a ese hermano país, sino a todos los pueblos de América Latina.

       Otro oficial venezolano de pura estirpe, Hugo Chávez, lo comprendió, admiró y luchó por sus ideas hasta el último minuto de su vida. Desde niño, cuando asistía a la escuela primaria, en la patria donde los herederos pobres de Bolívar tenían también que trabajar para ayudar al sustento familiar, desarrolló el espíritu en que se forjó el Libertador de América.

       Los millones de niños y jóvenes que hoy asisten a la mayor y más moderna cadena de escuelas públicas en el mundo son los de Venezuela. Otro tanto puede decirse de su red de centros de asistencia médica y atención a la salud de un pueblo valiente, pero empobrecido a causa de siglos de saqueo por parte de la metrópoli española, y más tarde por las grandes transnacionales que extrajeron de sus entrañas, durante más de cien años, lo mejor del inmenso caudal de petróleocon que la naturaleza dotó a ese país.

       La historia debe dejar también constancia de que los trabajadores existen y son los que hacen posible el disfrute de los alimentos más nutritivos, las medicinas, la educación, la seguridad, la vivienda y la solidaridad del mundo. Pueden también, si lo desean, preguntarle a la oligarquía: ¿saben todo eso?

       Los revolucionarios cubanos —a pocas millas de Estados Unidos, que siempre soñó con apoderarse de Cuba para convertirla en un híbrido de casino con prostíbulo, como modo de vida para los hijos de José Martí— no renunciarán jamás a su plena independencia y al respeto total de su dignidad. Estoy seguro de que solo con la paz para todos los pueblos de la Tierra y el derecho a convertir en propiedad común los recursos naturales del planeta, así como las ciencias y tecnologías creadas por el ser humano para beneficio de todos sus habitantes, se podrá preservar la vida humana en la Tierra. Si la humanidad prosigue su camino por los senderos de la explotación y continúa el saqueo de sus recursos por las transnacionales y los bancos imperialistas, los representantes de los Estados que se reunieron en París, sacarán las conclusiones pertinentes.

       La seguridad no existe hoy ya para nadie. Son nueve los Estados que cuentan con armas nucleares, uno de ellos, Estados Unidos, lanzó dos bombas que mataron a cientos de miles de personas en solo tres días, y causaron daños físicos y psíquicos a millones de personas indefensas.

       La República Popular China y Rusia conocen mucho mejor que Estados Unidos los problemas del mundo, porque tuvieron que soportar las terribles guerras que les impuso el egoísmo ciego del fascismo. No albergo dudas que por su tradición histórica y su propia experiencia revolucionaria harán el máximo esfuerzo por evitar una guerra y contribuir al desarrollo pacífico de Venezuela, América Latina, Asia y África.

       Fraternalmente,

Fidel Castro Ruz

Diciembre 10 de 2015

6 y 42 p.m.

Cuba svela il complotto occidentale contro la Siria

da prensa latina

«Nonostante le difficoltà incontrate dalla nostra gente, rimaniamo determinati a continuare la lotta contro il terrorismo e difendere la nostra sovranità», ha dichiarato Abdul Nasser al-Shafia, presidente dell’Associazione di Amicizia Siria-Cuba (AASC).

Prensa Latina ha parlato con al-Shafia, che è anche un membro del Comitato regionale del partito Arabo Socialista siriano al-Baath, nell’ambito delle celebrazioni per il 50° anniversario delle relazioni diplomatiche tra l’Avana e Damasco.

Per il leader siriano, ad unire davvero le due nazioni e  due popoli è il fatto di condividere la stessa trincea contro un nemico comune, e mantenere posizioni identiche rispetto al colonialismo, al razzismo, all’egemonia sionista e imperialista e all’ingerenza negli affari stati interni.

«La politica estera cubana si basa sull’antimperialismo, sulla solidarietà e unità tra i paesi del Terzo Mondo. Cuba crede nei principi della “diplomazia popolare”, ispirato alle idee del Eroe Nazionale José Martí, che ha contribuito alla realizzazione di un pensiero rivoluzionario diffuso in America Latina e nel mondo», ha aggiunto al-Shafia.

L’esponente del Baath siriano ha ribadito che «la Siria sempre espresso la sua solidarietà con Cuba per le pressioni e le sfide che deve affrontare».

Al Shafia ha ricordato che «l’isola caraibica conferma il suo sostegno per il nostro popolo e il suo diritto di recuperare il Golan occupato e continua ad appoggiare il popolo palestinese nella sua lotta legittima per liberare la sua terra e stabilire uno Stato indipendente».

Per il presidente della AASC, i legami tra il popoli siriano e cubano ha radici storiche e di lotta comune, dal momento che la Siria è stato uno dei primi paesi a riconoscere la Rivoluzione cubana e stabilire relazioni diplomatiche.

Questo legame si è rafforzato con l’amicizia tra il defunto presidente siriano Hafez al-Assad e il leader storico della Rivoluzione cubana, Fidel Castro, stabilendo un solido rapporto politico e personale, che ha reso le relazioni bilaterali basate su solide basi solide.

«Siamo sempre a conoscenza delle posizioni degli alti dirigenti cubani, con i quali comunichiamo attraverso la nostra ambasciata a L’Avana, e nella direzione del partito le apprezziamo», ha spiegato.

Durante la sua ultima visita a Cuba, nel maggio di quest’anno, al-Shaifa ha constatato tra i cubani un grande interesse per ciò che accade in Siria, ed ha sentito un sostegno assoluto, senza riserve e un grande apprezzamento e ammirazione per la determinazione del popolo Siria.

«Sentiamo che Cuba elogia il coraggio e la fermezza del presidente Bashar al-Assad, nella guerra globale condotta contro la Siria dovuta alle sue posizioni e principi, quali la difesa della sua sovranità, dignità e indipendenza».

«Non dimentichiamo che la guerra che affronta il nostro paese è molto simile a quella alla quale hanno assistito i cubani in termini di piani di cospirazione occidentale nel corso della storia. Gli attacchi contro i nostri paesi è in gran parte dovuto l’attaccamento alla loro sovranità e all’indipendenza e per la difesa dei nostri diritti».

Al-Shaifa ha fatto anche riferimento al recente ripristino delle relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Stati Uniti, e si è detto fiducioso che queste non pregiudicheranno gli obiettivi della Rivoluzione cubana nella sua politica estera.

«Credo che Cuba resterà ferma sulle sue posizioni di principio, nonostante tentativi degli Stati Uniti di sabotare le relazioni dell’isola con il Terzo Mondo che è stato uno dei suoi principali punti di forza in oltre 56 forza oltre 56 anni» ha affermato al Shaifa.

«In Siria continuiamo a sottolineare la necessità di togliere l’embargo ingiusto e le sanzioni Usa contro Cuba, perché sono misure unilaterali per mettere sotto pressione il popolo cubano e minare gli obiettivi e i principi della Rivoluzione».

Al Shaifa ha concluso: «Siamo certi che la leadership cubana conosce il ruolo imperialista che Washington e i suoi alleati giocano contro il nostro popolo».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

 

AL: non epoca di cambiamenti, un cambiamento di epoca

11903537_820128578104618_664332439_ndi Ida Garberi*

«Nella storia degli uomini ogni atto di distruzione trova la sua risposta, presto o tardi, in un atto di creazione».

(Eduardo Galeano)

La famosa frase del titolo, enunciato del presidente ecuadoriano Rafael Correa, oggigiorno, non è oramai qualcosa di profetico, bensì una realtà invariabile.

Stavo pensando proprio questo osservando John Kerry mentre parlava nel cortile della nuova ambasciata statunitense a L’Avana. Lui stesso ha dovuto ammettere: “Prima di terminare voglio, sinceramente, ringraziare i leader delle Americhe, che hanno spronato gli Stati Uniti e Cuba per molto tempo affinché ristabiliscano lacci diplomatici normali”.

Questa dichiarazione dimostra che il popolo cubano ha sconfitto il vicino del Nord.

Dal trionfo della Rivoluzione nel 1959, Cuba ha rappresentato un raggio di luce nel continente: però poi, ha dovuto pagare molto caro la sua disobbedienza. Il suo nemico, che dista solo 90 miglia, ha tentato di isolarla dall’America Latina (nel 1962 l’OSA – Organizzazione degli Stati Americani – rompeva le relazioni diplomatiche con l’isola), condannandola ad un bloqueo genocida, ancora vigente.

Dopo l’espulsione dall’OSA, il popolo di Cuba ha emesso la “Seconda Dichiarazione de L’Avana”, un appello a tutti i popoli dell’America Latina e del mondo dove rivendica il lascito martiano e segnala il principale nemico dell’indipendenza e della sovranità del continente: il potere imperialista di Washington.

Questa dichiarazione costituisce un appello all’insubordinazione ed alla disobbedienza di tutte le nazioni contro un potere egemonico che vuole schiacciare le aspirazioni di libertà, uguaglianza e giustizia sociale degli umili e dei poveri della terra americana.

Penso che questo testo, pilastro dei distinti processi di integrazione e Resistenza agli appetiti imperiali degli USA, sia una delle fonti di ispirazione dei nuovi leader progressisti dell’America Latina. Chavez, Correa, Morales sono arrivati al potere nel momento in cui l’America Latina già non era più un fuoco insorgente, le armi non risultarono essere la soluzione per vincere il “Norte revuelto y brutal”; il socialismo del XXI secolo è l’evoluzione del progetto emancipatore del secolo XIX di Josè Martì e Simon Bolivar, ed i popoli latinoamericani hanno capito che dovevano creare una federazione di tutte le forze progressiste con un piano di integrazione regionale basato nella solidarietà, nella reciprocità, nella giustizia sociale e nella preservazione della cultura per vincere, nell’unità.

Un’altra volta, Cuba, col suo Comandante in capo Fidel Castro, è stata il faro che, con Hugo Chavez, ha creato nel 2004 l’Alternativa Bolivariana per le Americhe, ora Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America, e che volle realizzare un’integrazione basata nella cooperazione, nella solidarietà e nella volontà comune per soddisfare le necessità e gli aneliti dei popoli latinoamericani e caraibici e, allo stesso modo, preservare la sua indipendenza, sovranità ed identità. Sorsero in seguito progetti come Petrocaribe, fino alla CELAC (Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici), organizzazione regionale intergovernativa che riunisce i paesi dell’America Latina e dei Caraibi, senza l’ingerenza degli Stati Uniti e del Canada.

Il suo Vertice di fondazione è stato il 2 ed il 3 dicembre 2011 a Caracas con la presenza dei Presidenti e dei Capi di Governo di 33 paesi latinoamericani e caraibici, presieduta da colui che sempre rimarrà il nostro Comandante Eterno, Hugo Chavez.

Tra i governi progressisti del XXI secolo, la Rivoluzione Cittadina di Rafael Correa presiede questo anno la strategica organizzazione e lo stesso presidente ha affermato che “la CELAC dovrebbe sostituire l’OSA, che è sempre stato uno strumento di dominazione del governo statunitense”. “La nostra agenda di lavoro avrà 4 assi: la pianificazione dell’integrazione per far scomparire la povertà estrema; la nuova architettura finanziaria regionale; la regolazione del capitale multinazionale ed, in maniera fondamentale, la garanzia dei diritti umani”.

E come sicurezza che per Correa la solidarietà non è solo una parola, possiamo ricordare il suo appoggio incondizionato a Cuba dal suo arrivo al potere nel 2006: ha sempre contribuito con appoggi materiali in seguito ai danni degli uragani che hanno colpito l’Isola e nel 2012 ha istituito la “Missione di Appoggio alla Riabilitazione ed alla Costruzione Ecuador-Cuba Eloy Alfaro” che ha reso possibile l’edificazione di ben 1600 soluzioni domiciliari in Santiago di Cuba; nella lotta politica è stato il primo presidente che ha avuto il coraggio di chiedere agli USA la liberazione dei Cinque cubani nel Vertice dell’OSA di Trinidad e Tobago con Obama fisicamente presente nel forum; nel campo diplomatico fu il primo presidente che ha avuto l’idea di disertare i Vertici delle Americhe fino a che Cuba non fosse riammessa. Ed in tutte queste sfide chi ha vinto è stato Rafael Correa, con l’appoggio di “Nuestra América”.

L’Ecuador è quello che ha bisogno di solidarietà, poiché è minacciato da “un golpe soave” come parte della restaurazione conservatrice di quei settori di destra che persero il potere. Cuba è pronta per offrire il suo appoggio incondizionato. Si sono emesse dichiarazioni dell’Assemblea Nazionale cubana e perfino lo stesso popolo ha inviato il suo spirito di Resistenza a Rafael Correa ed alla Rivoluzione Cittadina ecuadoriana.

Un’altra volta, per concludere, voglio utilizzare alcune affermazioni di Fidel Castro che possono servire per riflettere, sia per Cuba che per Ecuador, due paesi che affrontano momenti determinanti. Alla sua entrata a L’Avana a Ciudad Libertad l’8 gennaio 1959 egli affermava: “Credo che sia questo un momento decisivo della nostra storia: la tirannia è stata abbattuta. L’allegria è immensa. E tuttavia, rimane molto da fare, ancora. Non dobbiamo farci illusioni credendo che da adesso tutto sarà facile; magari, da adesso, tutto sarà più difficile”.

*corrispondente di Cubainformacion a Cuba

La realtà e i sogni

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da Cubaminrex.cu

Il leader della Rivoluzione cubana sottolinea che “mai e poi mai smetteremo di lottare nemmeno per un secondo per la pace e il benessere di tutti gli esseri umani, al di là del colore della pelle o il paese di origine di ogni abitante della terra”.

Scrivere è una maniera per rendersi utili se consideriamo l’importanza che riveste una tale attività, di fronte a una popolazione mondiale che ha bisogno di educazione per poter superare i propri limiti dovuti ad un alto livello di ignoranza. Tale ragionamento, esclude quei ricercatori che attraverso le scienze cercano di dare risposte soddisfacenti. E’ un concetto che in poche parole deve riflettere il suo contenuto infinito.

Ognuno di noi ha sentito nominare almeno una volta nella propria vita il nome di Einstein e, in particolare, all’indomani dell’esplosione delle bombe atomiche a Hiroshima e Nagasaki, che misero fine alla crudele guerra tra il Giappone e gli Stati Uniti. Quando quelle bombe furono lanciate, dopo la dichiarazione di guerra degli Stati Uniti come risposta all’attacco giapponese alla base di Pearl Harbor, l’impero giapponese era già vinto.

Gli Stati Uniti, il cui territorio nazionale e le proprie industrie rimasero indenni dai bombardamenti della guerra, divenne il Paese con la maggior ricchezza di armamenti in tutto il pianeta; tutto questo, di fronte a un mondo completamente distrutto, pieno di morti, feriti e affamati. Sia l’URSS che la Cina avevano perso oltre 50 milioni di vite, sommate alle enormi distruzioni materiali.


Quasi tutto l’oro della Terra fu trasferito negli Stati Uniti. Oggi si calcola che il totale di quel metallo, inteso come riserva monetaria di suddetta nazione, raggiunga gli 8.133,5 tonnellate.

Fu proprio allora che gli Stati Uniti decisero di non rispettare gli accordi sottoscritti a Bretton Woods, e dichiararono unilateralmente che non avrebbero rispettato il cambio pattuito tra il valore in peso dell’oro rispetto alla carta moneta.

Tale decisione decretata da Nixon violava palesemente i impegni contratti dal presidente Franklin Delano Roosevelt. Secondo non pochi esperti di tale materia, venivano create, così facendo, le basi di una crisi che tra i tanti disastri avrebbe creato le basi per l’instabilità stessa del modello economico degli Stati Uniti. Detto questo, mi sembra ovvio che sia necessario indennizzare Cuba per il danno provocato e che ascende a moltissimi milioni di dollari, come del resto ha denunciato il nostro Paese con prove e dati inconfutabili durante tutte le discussioni che si sono svolte in questi decenni nell’ambito delle Nazioni Unite.

Come fu affermato con precisione dal Partito e dal Governo di Cuba, sulla base della nostra buona volontà di costruire la pace tra tutti i Paesi di questo emisfero, ovvero assieme a tutti i popoli che fanno parte di questa grande famiglia umana, e con il fine di contribuire a garantire la sopravvivenza della nostra specie all’interno di quel modesto spazio che ci viene concesso di stare nell’universo, reiteriamo ancora una volta la nostra ferma volontà di non smettere mai di lottare per la pace e il benessere di tutti gli esseri umani, al di la del colore della pelle o del paese di origine di ogni abitante del pianeta. Questo è il desiderio che auguro a tutti coloro che condividono appieno o in parte le mie idee, a quelli che fanno un’analisi assai migliore della mia ma che condividono la mia stessa prospettiva. A tutti voi, voglio dirvi grazie, miei cari compatrioti.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessandro Pagani]

Cuba e Siria: 50 anni di lotta, fraternità e solidarietà

da prensa latina

Le relazioni bilaterali tra la Siria e Cuba risalgono a 50 anni fa contrassegnate dalla cooperazione politica, economica e culturale. Oltre alla presenza di un coordinamento permanente e di consultazione tra i due paesi nelle sedi internazionali. 

Queste relazioni hanno contribuito a rafforzare i rapporti tra i due paesi, leader indimenticabile Hafez al-Assad e il Comandante Fidel Castro, ebbero un solido rapporto politico e personale, e resero le relazioni siro-cubane basate su solide fondamenta, avendo una comune  sugli eventi internazionali. 

Fidel Castro ha descritto il defunto presidente Al-Assad come un uomo di forza, orgoglio e dignità, che non ha mai ceduto ai suoi principi e diritti, ha saputo difendere la sua causa e portare la Siria verso la gloria. 

Allo stesso tempo, la leadership e il popolo della Siria hanno sempre visto Fidel Castro come un leader rivoluzionario che ha schiacciato i piani imperialisti contro Cuba, riuscendo con la sua saggezza, forza, resistenza e l’impegno per i principi della Rivoluzione cubana, a preservare l’indipendenza e la sovranità di Cuba, sostenendo tutti i movimenti e popoli che lottano per la loro libertà e la dignità è al continente latino-americano o in altri paesi. 

Fidel non ha ceduto i diritti del suo popolo e ha trasformato Cuba in una fortezza per la difesa della pace e della libertà. 

Indubbiamente, le relazioni tra i due paesi sono state basate su fondamenti e principi chiari, in quanto entrambi i paesi sono ancora bersaglio di un’aggressione imperialista e una cospirazione contro il loro popolo, e sono uniti nella stessa trincea per affrontare queste cospirazioni e aggressioni da parte dell’imperialismo e dei suoi alleati, oltre ad affrontare le correnti intellettuali reazionare.  

La storia dei due paesi è stata testimone di importanti fatti politici e di lotta. A questo proposito, Cuba è sempre stata consapevole della verità del conflitto arabo-israeliano e ha sempre ribadito il suo sostegno alla Siria nel suo conflitto con Israele. 

Nella guerra di liberazione nel mese di ottobre del 1973, Cuba ha inviato in Siria una forza d’elite come forte messaggio di solidarietà con l’esercito siriano arabo in quella guerra. 

Un altro aspetto che rendono particolari questi rapporti è lo scambio di opinioni e di coordinamento tra i leader dei due paesi. Il presidente Hafez Al-Assad ha visitato L’Avana negli anni settanta per partecipare al Vertice del Movimento dei Paesi Non Allineati, dove i due leader si unirono per le loro posizioni basate sulla resistenza e la difesa dell’indipendenza e della sovranità del loro paese, e nel sostenere i movimenti di liberazione nel mondo. 

I rapporti fraterni tra la Siria e Cuba hanno avuto un altro punto di svolta con la storica visita di Fidel Castro a Damasco nel maggio 2001, dove ha avuto colloqui con il presidente Bashar al-Assad sulla situazione in Medio Oriente e le modalità per rafforzare cooperazione tra i due paesi, soprattutto in campo economico. 

Il Comandante Castro, il leader rivoluzionario che ha mobilitato l’America Latina e schiacciato piani imperialisti contro Cuba, visitò la Biblioteca Nazionale dove depose una corona di fiori presso la statua della indimenticabile presidente Hafez al-Assad. 

In poche parole, davanti al monumento, Castro descrisse il leader Hafez al-Assad, come uno degli uomini più seri e cordiali e uno dei più carismatici e umani che avesse mai conosciuto in vita sua. 

Il Comandante Fidel all’epoca visitò anche la Grande Moschea degli Omayyadi nella capitale siriana. Lì, scrisse alcune parole sul libro degli ospiti: «Questa magnifica opera architettonica è un faro civico e religioso e simboleggia la tolleranza religiosa in Siria», salutando i costruttori di questo capolavoro e i lavoratori che lo avevano restaurato. 

Dieci anni dopo la visita del Comandante Castro in Siria, il presidente Bashar al-Assad ha fatto una storica visita a Cuba nel giugno 2010 come parte di un tour in diversi paesi dell’America Latina. 

La visita giunse in un momento storico e decisivo, dove al-Assad incontrò il presidente cubano Raul Castro, e attraverso intensi colloqui tra i due presidenti ci fu un ulteriore impulso per la costruzione di relazioni strategiche a livello politico ed economico. 

Il presidente al-Assad affermò durante la visita che «non è facile viaggiare per più di diecimila chilometri per visitare l’America Latina, ma quando veniamo qui si scopre e si sente che ci sono molte cose che ci appartengono». 

Come parte della sua visita, al-Assad visitò l’Istituto di Ingegneria Genetica e Biotecnologia, considerato uno dei centri più avanzati a livello mondiale nei settori della ricerca genetica, e lo sviluppo e la produzione di vaccini e farmaci. 

Il presidente al-Assad elogiò i risultati scientifici del Centro di  Cuba, nonostante l’embargo imposto per 55 anni. 

Il presidente al-Assad sottolineò che la vera battaglia nel mondo, in generale, è di natura cognitiva tra coloro che hanno la conoscenza e coloro che non la possiedono. 

Il presidente continuò a riferirsi a condizioni simili vissute dalla Siria e Cuba per decenni, e la sua capacità di resistere e far fronte a queste difficili circostanze. 

Ponendo una corona sul monumento dell’Eroe nazionale di Cuba, José Martí, il presidente al-Assad ribadì il sostegno della Siria a Cuba nella sua lotta contro il blocco imposto ingiustamente per oltre mezzo secolo per tentare di destabilizzare questo paese. 

Al-Assad elogiò «la superiorità del popolo cubano in molti settori, soprattutto medico e nell’istruzione, che confermano la certezza della scelta della resistenza di questo popolo e la sua capacità di affrontare il blocco». 

Durante la visita, furono firmati presso la sede del Ministero degli Affari Esteri di Cuba diversi accordi di cooperazione tra i due Paesi nei settori della “lotta contro il traffico di droga”, e nella cooperazione nei settori dell’agricoltura e dei media comunicazione. 

Nella Stipula degli accordi di cooperazione si unirono gli sforzi per condividere le esperienze nella lotta contro il commercio illegale di droga, lo scambio di esperienze nel campo della semina di cereali e la produzione di vaccini; oltre allo scambio di notizie tra siriana Arab News Agency, “SANA” e l’agenzia di stampa latino americana “Prensa Latina”. 

Inoltre, ci sono state visite di partito e di governo tra le delegazioni di Siria a Cuba, al fine di rafforzare le relazioni bilaterali tra le due parti. L’ultima visita è stata di una delegazione di alto livello del partito Baath a Cuba nel periodo 25-30 Maggio di quest’anno. 

Per quanto riguarda le posizioni politiche dei due paesi, i popoli di Siria e Cuba sono fratelli e condividono un destino comune nella lotta per l’indipendenza e la sovranità nazionale e affrontano l’aggressione straniera e occupazione e i tentativi di egemonia, oltre ad essere popoli sentono la fraternità e il rispetto per quello che è stato realizzato in termini di lotta contro il colonialismo e l’ingerenza straniera. 

I punti di vista dei due paesi sono concordi sugli sviluppi in Medio Oriente e America Latina. A questo proposito, la Siria ha sempre espresso solidarietà con Cuba e il suo sostegno per questo paese per le pressioni e le sfide che si trova ad affrontare. 

Allo stesso tempo, Cuba ha sempre confermato il suo sostegno per la Siria e il suo diritto a recuperare il Golan occupato e ha sostenuto il popolo palestinese nella sua lotta legittima per liberare la loro terra, riconquistare i loro diritti e stabilire il loro stato indipendente. 

C’è sempre stata un costante coordinamento per sostenere le giuste cause in Medioriente e America Latina nelle sedi internazionali, come la Siria ha sostenuto le posizioni politiche cubane, così Cuba ha sostenuto la causa dei detenuti siriani nelle prigioni dell’occupazione israeliana arrestati per la loro lotta contro l’occupazione. 

La Siria, nel frattempo, ha espresso sostegno a Cuba nel caso dei Cinque Eroi cubani che sono stati imprigionati in carceri degli Stati Uniti mentre difendevano il loro paese contro il terrorismo, e che dopo essere stato liberati, ha sollevato la bandiera siriana davanti al  monumento dell’eroe nazionale di Cuba, José Martí. 

Per quanto riguarda il blocco economico, commerciale e finanziario imposto a Cuba dagli Stati Uniti da più di 55 anni, il popolo siriano è stato e rimane uno dei popoli che più ha compreso le conseguenze di questo blocco criminale contro Cuba. 

La posizione della Siria è stata ferma e chiara su questo argomento in tutte le riunioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e nei vari forum internazionali. 

La posizione siriana si è caratterizzata per il pieno sostegno alla leadership e al popolo di Cuba contro il blocco ingiusto imposto dagli Stati Uniti da più di 54 anni fa, opponendosi alla cospirazione volta a destabilizzare Cuba per colpire la sua indipendenza. Damasco ha condannato le misure coercitive di Stati Uniti e Unione europea hanno imposto ai popoli della Siria e Cuba, confermando che tali misure rappresentano una flagrante violazione dei principi del diritto internazionale e uno strumento di egemonia occidentale sui paesi e loro popoli. 

La Siria ha continuato a ribadire la necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto a Cuba dal 1959 ed ha definito illegali queste misure unilaterali che non lasciano che conseguenze negative. 

Damasco ha dichiarato che queste misure violano il diritto internazionale e condannano Cuba a subire ogni sorta di danni economici, sociali e politici, oltre che ad aumnetare la sofferenza del popolo cubano. Queste misure hanno anche messo gli Stati Uniti in un confronto diretto con il consenso internazionale che rifiuta il blocco ingiusto a Cuba e ha causato perdite materiali di gran lunga superiore ad un trilione di dollari. 

Cuba ha deplorato costantemente l’occupazione israeliana del Golan siriano e ha ribadito la necessità che questo territorio torni alla sovranità siriana. Ha inoltre sostenuto la Siria nel suo confronto con la guerra globale che soffre da più di quattro anni. L’Avana ha inequivocabilmente condannato questa guerra e l’aggressione contro la Siria nelle varie sedi internazionali e ha svolto un ruolo significativo nel sostenere la Siria attraverso blocchi regionali a livello continentale in America Latina come ALBA, tra gli altri. 

Coerentemente alle sue idee politiche, Cuba ha offerto alla fine del 2014, le cure mediche e farmaci per il popolo siriano che soffre le sanzioni del blocco statunitense e occidentale. 

Per quanto riguarda le relazioni bilaterali, entrambe le parti hanno sempre avuto comune desiderio di sviluppare relazioni economiche e di promuoverle per raggiungere il livello delle eccellenti relazioni politiche tra Cuba e la Siria, tenendo conto delle iniziative specifiche che entrambi i paesi si stanno giocando. 

Nel settore della sanità, i due paesi hanno rafforzato la cooperazione nel campo delle malattie oftalmologiche, sistema di gestione ospedaliera e il trasferimento di tecnologia cubana alla Siria. 

Dopo la visita del presidente al-Assad a Cuba nel 2010, le prospettive di scambi reciproci aono aumentate e si sono sviluppate, contratti che superavano il valore di 5.000.000 di euro sono stati firmati, avviando una nuova fase con l’aumento del volume di commercio. 

Gli anni 2010 e 2011 hanno testimoniato un salto di qualità nelle relazioni economiche e commerciali tra Cuba e la Siria. 

Inoltre, uomini d’affari siriani hanno ripetutamente partecipato alla Fiera Internazionale de L’Avana. 

I due paesi hanno firmato molti accordi commerciali, economici e informativi, di cui ricordiamo: 

– Accordo di cooperazione economica, scientifica e tecnica. 

– Accordo in materia di cooperazione culturale. 

– Un accordo di cooperazione nel campo della sanità tra i Ministeri della Salute dei due Paesi. 

– Un accordo nel settore del trasporto aereo. 

– Un accordo di cooperazione nel settore delle opere pubbliche e delle costruzioni. 

– Un accordo di cooperazione tra i due paesi per i media. 

– Un accordo di cooperazione nel settore dei trasporti marittimi. 

– Accordo tra l’agenzia di stampa SANA e Prensa Latina. 

Per quanto riguarda le guerre, la Siria e Cuba hanno affrontato nel corso della storia i piani di cospirazione occidentale nei loro confronti. Forse il tentativo di invasione della “Baia dei Porci” nel 1961 ad opera degli Stati Uniti che prevedevano di rovesciare il governo cubano, è molto simile ai tentativi occidentali di attaccare la Siria. 

Le aggressioni contro la Siria e Cuba da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati arabi, paesi della regione e occidentali sono dovuti all’attaccamento della Siria e Cuba per la loro sovranità e indipendenza. 

Durante la guerra scatenata dai paesi occidentali e alcuni paesi della regione contro la Siria, Cuba ha sempre ribadito la propria posizione a sostegno della decisione siriana e il diritto del popolo siriano a trovare una soluzione politica alla crisi, e anche espresso il suo rifiuto ad un intervento straniero nella crisi. 

Cuba, come ha detto il suo ministro degli Esteri, ha ribadito che la strenua resistenza condotta dal popolo siriano è un bisogno essenziale per il destino dell’umanità, riaffermando il rispetto de  L’Avana alla resistenza del popolo siriano. 

Alle Nazioni Unite, Cuba ha avvertito sui pericoli di un intervento straniero in Siria, sottolineando che ciò avrebbe gravi conseguenze per la pace e la sicurezza internazionale, soprattutto in Medio Oriente. 

Il rappresentante di Cuba presso le Nazioni Unite ha denunciato l’uso del concetto di protezione dei civili e la loro manipolazione, come pretesto per un intervento straniero, direttamente o attraverso gruppi terroristici armati e mercenari che combattono in Siria. 

Il delegato cubano all’ONU ha sostenuto che il dovere delle Nazioni Unite è quello di promuovere la pace e la non violenza, e prevenire la destabilizzazione piuttosto che aiutare  finanziariamente,  logisticamente i gruppi che vogliono destabilizzare la Siria. 

Non vi è dubbio che l’attacco alla Siria e Cuba è dovuto al fatto che questi due paesi continuano a difendere la loro sovranità e indipendenza, e continuano a sostenere i movimenti di liberazione e la resistenza contro il colonialismo e l’egemonia. 

Cuba e la Siria vogliono relazioni basate sul rispetto reciproco e sulla base del rispetto della loro indipendenza, e non vogliono essere governati da governi reazionari e burattini nelle mani dell’Occidente. 

Nonostante tutte le difficoltà, la guerra, l’assedio e il terrorismo praticato contro questi due paesi fratelli, i siriani ed i cubani sono determinati a continuare la lotta contro il terrorismo e la difesa del loro approccio sovrano e indipendente.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

(VIDEO) Castro su Chávez: «Vero rivoluzionario Latinoamericano»

1363014821_0di Fabrizio Verde

Nel dicembre del 1994, il tenete colonnello e leader della ribellione militare del febbraio 1992 contro il governo neoliberista guidato da Carlos Andrés Pérez, Hugo Chávez, si recò in visita a L’Avana dove incontrò Fidel Castro. Fu allora che ebbe iniziò una nuova storia per l’intera America Latina. 

Nel 61° anniversario della nascita del Comandante Chávez, vogliamo ricordarlo con le parole di ammirazione ed elogio che il capo della Rivoluzione Cubana utilizzò per descrivere il futuro leader della Rivoluzione Bolivariana al quotidiano cubano Juventus Rebelde: «Chávez è un soldato pronto a dare la sua vita, in ogni momento, per la causa dei popoli dell’America Latina. Un vero rivoluzionario. Bolivariano. Latinoamericano».  

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L’Assalto alla Caserma Moncada

f0008671da it.granma.cu

Il 26 di Luglio del 1953 fu la risposta del popolo cubano alla situazione creata da Fulgencio Batista con il colpo di Stato, il 10 marzo del 1952, e la ricerca di un cammino con una Rivoluzione che permettesse di sradicare i gravi danni economici e sociali provocati dal controllo nordamericano.

Il 26 di Luglio del 1953 fu la risposta del popolo cubano alla situazione creata da Fulgencio Batista con il colpo di Stato, il 10 marzo del 1952, e la ricerca di un cammino con una Rivoluzione che permettesse di sradicare i gravi danni economici e sociali provocati dal controllo nordamericano.

In quei giorni a Santiago di Cuba si realizzava il carnevale, una diversione, quando un gruppo di uomini guidati dal giovane rivoluzionario Fidel Castro attaccò la Caserma Moncada, la seconda fortezza dell’esercito batistiano.

Fu evidente che il fatto marcò un avvenimento storico, generazionale e rivoluzionario e la sua vigenza, dopo lo sbarco dello yacht Granma, è sempre assoluta tra gli eventi storici cubani e nello sviluppo politico successivo dell’America Latina.

Nessuno può negare che quando avvenne, l’Assalto alla Caserma Moncada fu un fatto slegato dalle politiche tradizionali esistenti in quell’epoca e con una visione distinta, che fece entrare in scena per lungo tempo la generazione del 1953, chiamata del Centenario per l’anniversario dell’Eroe Nazionale José Martí.

Dal principio proclamò la necessità d’effettuare cambi sociali nel paese, senza vincoli con nessuno dei partiti tradizionali, cercando l’autenticità di una Rivoluzione con tutti e per il bene di tutti, come proclamò José Martí, l’ispiratore intellettuale dell’azione.

Fidel Castro, in una conversazione sostenuta nel 1978 con dei giornalisti svedesi che lo accompagnarono e percorsero con lui gli scenari dei fatti del 26 di luglio, ricorda come pensava d’impadronirsi delle armi della caserma, chiamare ad uno sciopero generale e utilizzare le stazioni radio per convocare alla mobilitazione, partendo dalla situazione di scontento e odio verso Batista.

La piccola fattoria Siboney servì  per concentrare le armi e i partecipanti.

Tatticamente era il luogo migliore per quell’operazione, perchè lì passava una strada che giungeva vicino alla Moncada.

Il luogo aveva il pretesto d’essere un allevamento di pollame alla periferia di Santiago di Cuba.

I giovani in quella fattoria non si esercitarono assolutamente, perchè sarebbe stato molto rischioso, ma lo avevano a L’Avana, dove si erano addestrati a sparare più di mille uomini, in diversi luoghi.

Centotrentacinque giovani si riunirono all’alba del 26 di luglio, mentre un altro gruppo si trovava nella zona di Bayamo, per prendere la Caserma Carlos Manuel de Céspedes, con l’obiettivo d’avere un’avanguardia organizzata nella direzione principale di un possibile contrattacco di Batista.

L’elemento sorpresa era il fattore decisivo dell’operazione nella quale era in gioco l’occupazione della seconda fortezza militare del paese, con più di mille uomini, e si poteva realizzare.

«Ancora oggi penso che il piano non era un cattivo piano: era un buon piano», precisò Fidel Castro.

«L’azione fu pianificata durante il Carnevale di Santiago per poter mobilitare le forze precisamente in quei gironi in cui i militari raddoppiavano la guardia attorno al reggimento», osservò.

«Questo complicò la situazione decisamente. Fu lo scontro attorno alla caserma e per la strada principale che originò il combattimento al di fuori. Al contrario avremmo sicuramente occupato la caserma», spiegò ancora.

Alla domanda di quante macchine erano in tutto, rispose che: “Prima partirono le tre macchine che andavano a occupare l’ospedale civile, poi le due verso l’udienza con trentacinque uomini. Con me c’erano quattordici macchine e novanta uomini”.

Fidel e i giornalisti arrivarono alla Caserma Moncada, dove continuò la testimonianza.

«La crisi si produsse perché le guardie venivano in questa direzione, verso di noi. Una macchina era passata prima di noi – quella che doveva disarmare le guardie – e si trovava cento metri davanti a noi.

Le disarmò ma le altre guardie che avevano visto passare la prima macchina restarono a guardare e quando videro che l’automobile disarmava quella pattuglia, si posero in guardia e all’erta.

Come risultato, il combattimento cominciò fuori dalla Moncada mentre lo si doveva realizzare dentro la caserma.

Si mobilitò il Reggimento e si mobilitò la difesa.

Realmente la sorveglianza esterna con le guardie era una novità, organizzata per via del carnevale.

Il piano doveva cominciare quando la guardia terminava perché allora avrebbero camminato senza fare caso alla truppa disarmata, alle altre macchine e noi avremmo occupato il luogo», indicò.

«Se non fosse avvenuto quell’incidente noi prendevamo la caserma, perché la sorpresa era totale. Era un buon piano. E se fosse necessario pianificare oggi un altro assalto con l’esperienza che abbiamo, disegneremmo un piano più o meno uguale. Il piano era buono!», affermò ancora Fidel Castro.

Lettera di Fidel Castro a Telesur per il decimo anniversario

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«La sua creazione fu un’iniziativa dell’indimeticabile Hugo Chávez, cosciente dell’importanza di promuovere l’integrazione latinoamericana»

«…Non vi è stato alcun importante accadimento politico, economico e sociale nel quale teleSur non sia stata presente con immediatezza, obiettività e veridicità…», ha scritto il leader della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro, in una lettera inviata a teleSur in occasione del suo decimo anniversario.

TeleSur iniziò le sue trasmissioni il 24 luglio del 2005, grazie a un’iniziativa congiunta di Fidel stesso e del leader della Rivoluzione Bolivariana, Hugo Chávez, che furono i principali promotori del processo di integrazione tra le nazioni latinoamericane e caraibiche.

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Sin dalla sua nascita, l’emittente televisiva ha trasmesso i principali eventi politici e sociali della regione così come del resto del mondo, offrendo sempre un punto di vista alternativo, diverso dai mezzi d’informazione egemonici.

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[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Misión Milagro ha restituito la vista a 4 milioni di pazienti

010615_Antigua_y_Barbuda_Jornadas_Mision_Milagro_WEB03da Prensa AVN/MPPRE

In Venezuela, in America Latina e nei Caraibi, quasi 4 milioni di pazienti hanno recuperato la vista attraverso la Misión Milagro, un programma creato nel 2005 dai leader della rivoluzione cubana e bolivariana, Fidel Castro e Hugo Chávez, con l’obiettivo di curare quei cittadini sprovvisti delle risorse necessarie per affrontare un intervento oftalmologico.

Durante il suo programma settimanale ‘Con Cilia en Familia’, la prima combattente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Cilia Flores, ha parlato del supporto fornito dalla Misión Milagro, che costituisce un programma sociale consono alla costruzione di un mondo possibile, basato sulla solidarietà e l’assistenza completa ai popoli.

Flores ha spiegato che in ogni paese dove arriva la Misión Milagro vi è un processo di formazione di professionisti con attrezzature all’avanguardia per garantire interventi di qualità per tutti i beneficiari.

Inoltre ha evidenziato la volontà del governo bolivariano di estendere questo programma sociale alla comunità del Bronx negli Stati Uniti: «La nostra Misión Milagro cura quest’anno i pazienti dei Caraibi Orientali. Potremmo prestare assistenza anche ai nostri cari fratelli del Bronx».

Il Presidente Nicolás Maduro, attraverso il proprio account Twitter ha dichiarato che la Misión Milagro, è una meravigliosa creazione dell’Alleanza Bolivariana per i popoli della Nuestra América (ALBA). «La rivoluzione delle missioni socialista è che donano la vista a chi non la possiede e soprattutto amore per la vita a tutti. Viva la Rivoluzione!».

L’8 luglio del 2004, un gruppo di venezuelani fece un primo viaggio a Cuba per essere operati da specialisti in oftalmologia dell’isola. Da quel momento iniziò a prendere forma la Misión Milagro. Quasi un anno dopo, il 25 di agosto del 2005, Chávez e Castro firmarono il ‘Compromiso de Sandino’, che prevede l’assistenza solidale ai popoli d’America per promuovere lo sviluppo della regione.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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