NSA: Israele responsabile dell’uccisione di un generale siriano

da al manar

Israele è responsabile per l’omicidio, avvenuto nel 2008, del generale siriano Mohammed Suleiman, un uomo molto vicino al presidente Bashar al-Assad. Lo rivela un documento dell’agenzia dell’intelligence statunitense, NSA, citato dal sito web The Intercept.

L’attribuzione dell’assassinio ad Israele è stato rivelato in un documento interno della NSA, fornito dall’ex consulente Edward Snowden.

Il documento NSA, un estratto di Intellipedia, un database interno per il servizio di intelligence, indica che l’omicidio sia stato commesso da un commando della marina israeliana nella città costiera di Tartous.

Questo assassinio è il primo esempio conosciuto di un attacco di Israele contro un funzionario di un governo legittimo, secondo il documento NSA.

Nel 2010, WikiLeaks aveva pubblicato un cablogramma degli Stati Uniti sostenendo che la Siria già sospettava che Israele fosse responsabile per l’assassinio del generale.

Il Generale Sleiman è stato ucciso la notte del 1 agosto 2008 dai cecchini nella sua villa sul bordo delle acque di Tartous, mentre riceveva gli ospiti.

Il Generale aveva fama di essere un punto collegamento del governo siriano con Hezbollah in Libano.

Secondo gli USA affermano, Sleiman era legato al complesso di Al-Kibar, distrutto nel settembre 2007 da con il pretesto che fosse una centrale nucleare in costruzione.

Mohammed Sleiman è stato l’interlocutore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), nelle indagini sulle ambizioni nucleari siriane.

Secondo la rivelazione, NSA ha stabilito la responsabilità di Israele nella morte del generale attraverso l’intercettazione delle comunicazioni israeliane.

L’uccisione di Mohammed Suleiman, avvenne sei mesi dopo quella a Damasco di Imad Mughniyeh, il principale comandante militare di Hezbollah, rimasto ucciso in un attentato con un’autobomba, tipico marchio delle uccisioni di Israele.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Wikileaks rivela il piano saudita per rovesciare Assad

da hispantv

Wikileaks rivela il disegno dell’Arabia Saudita del 2012 per formare un comitato militare congiunto con la Turchia e il Qatar per rovesciare il governo siriano.

Secondo quanto ha rivelato l’Agenzia di stampa libanese Al-Akhbar, che ha citato un documento di Wikileaks, nel 2012, il piano del regime di Al Saud proponeva la formazione di una commissione militare congiunta con la Turchia e ilQatar per armare 30000 terroristi e per aiutare gli sponsor dell’opposizione siriana in Libano, Iraq e Giordania.

Nell’articolo si sottolinea che, a quel tempo, la Siria ha subito gli attacchi più brutali da parte dei terroristi e il cosiddetto Esercito siriano libero(ESL).  Questi eventi sono coincisi quando Bandar bin Sultan (2012-2014) era a capo dei servizi segreti sauditi e monitorava in prima persona il dossier siriano.

Dall’inizio della crisi siriana nel marzo 2011, si legge dai documenti rivelati da Wikileaks, che i sauditi hanno evidenziato la necessità di fornire aiuti militari agli oppositori del governo di Damasco.

In un documento del 29 aprile 2012 e firmato dall’allora direttore generale del Intelligence saudita Muqrin bin Abdulaziz Al Saud (2005-2012), e poi dal ministro degli Esteri saudita Saud al-Faisal (1975-2015), si esalta l’enfasi di Riad sull’importanza di inviare aiuti all’opposizione siriana e all’ESL.

Inoltre, il carteggio parla di un accordo raggiunto tra l’Arabia Saudita, Turchia e Qatar per formare un comitato o una delegazione di alto livello militare in questi paesi, al fine di lavorare per rafforzare i legami tra ESL e opposizione.

Tra l’altro, la relazione cita un altro scritto l’8 aprile 2012 da Saud al-Faisal in cui c’è il supporto del defunto re saudita Abdollah bin Abdulaziz Al Saud dovuta alla delicatezza della situazione e per aumentare la pressione sul governo Damasco.

«Dobbiamo aumentare i nostri contatti con i rivoluzionari siriani e fare pressioni su loro per coordinare le loro fila e posizioni, in quanto ciò contribuirà ad accelerare la caduta del governo siriano», scrive Al-Faisal in quella lettera.

Allo stesso modo, la relazione cita le lettere che chiedono l’invio di grandi quantità di armi attraverso la Turchia per l’ESL: «Se l’esercito ha abbastanza armi possono addestrare circa 30.000 uomini, in questo modo possiamo abbattere il governo siriano, senza la necessità di attendere che la Russia cambi posizioni».

Nel frattempo, aggiunge il rapporto, l’ambasciata saudita a Damasco ha mostrato preoccupazione per l’avanzata dell’esercito siriano nella sua lotta contro il terrorismo e chiede un aumento degli aiuti all’opposizione in Siria e a quella presente in Libano e Iraq.

Secondo il rapporto, mentre il coordinamento tra Arabia Saudita e Turchia per sostenere l’opposizione siriana aveva avuto inizio anni prima, a questa misura, dopo, ha fatto eco il viaggio del principe ereditario saudita Mohammad bin Nayef bin Abdulaziz Al Saud, ad Ankara, lo scorso mese di aprile.

[Trad dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

 

(VIDEO) Correa condanna il ruolo della stampa nel caso Assange

La polizia britannica sorveglia l'ambasciata ecuadoriana a Londra

La polizia britannica sorveglia l’ambasciata ecuadoriana a Londra

da Telesur

Secondo il presidente ecuadoriano i principali media internazionali mantengono un silenzio complice rispetto alla situazione dell’attivista e giornalista australiano; che da due anni si trova da richiedente asilo nell’ambasciata ecuadoriana a Londra senza la possibilità di lasciarla

Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha condannato la censura imposta dalla stampa internazionale sul caso di Julian Assange, il fondatore di Wikileaks perseguitato dagli Stati Uniti a causa delle sue rivelazioni.

Attraverso il proprio account Twitter il presidente della nazione andina ha sottolineato: «Da due anni Assange è bloccato nell’ambasciata ecuadoriana a Londra. Dov’è la stampa ‘libera e indipendente’? Cosa sarebbe successo se fosse accaduto in Ecuador?».

Assange è oggetto di persecuzione da parte del governo degli Stati Uniti a causa delle numerose informazioni rivelate circa irregolarità e violazioni commesse durante le guerre in Iraq e Afghanistan.

Ed è anche messo sotto accusa dalla giustizia svedese per reati che ha più volte negato di aver commesso.

Malgrado il governo ecuadoriano abbia offerto asilo politico al giornalista nel proprio territorio nazionale, ciò non è potuto avvenire perché gli agenti di polizia del Regno Unito sorvegliano l’ambasciata a Londra per arrestare Assange se tentasse di lasciare l’edificio per raggiungere l’Ecuador.

Da parte sua, il ministro degli Esteri dell’Ecuador, Ricardo Patiño ha incontrato domenica Assange ribadendogli il suo impegno oltre al pieno sostegno e la necessaria protezione.

«La nostra decisione è assolutamente ferma, è una decisione che si basa sul riconoscimento del suo coraggio, una decisione che può contare non solo sul sostegno dell’Ecuador, ma sul sostegno di milioni di persone» recita un comunicato ufficiale diffuso dal Ministero degli Esteri.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

__

Wikileaks: Ban Ki-moon ha collaborato segretamente con Israele

da Hispan.tv

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha collaborato segretamente con il regime israeliano “allo scopo di minare” le indagini che accusavano l’entità sionista di nove attacchi contro strutture dell’Onu a Gaza tra dicembre 2008 e gennaio 2009. Lo ha rivelato il sito Wikileaks.

In una lettera, Ban chiese al Consiglio di indagine delle Nazioni Unite di non fare asserzioni giuridiche, dal momento che il regime di Tel Aviv, “continua a lavorare” con l’agenzia.

La relazione indica che l’esercito israeliano giocava un ruolo diretto in sette dei nove attacchi su edifici dell’Onu nell’enclave costiera palestinese. Inoltre, accusava il regime israeliano di violare l’immunità delle Nazioni Unite.

«Le forze israeliane non hanno preso precauzioni sufficienti per adempiere alle loro responsabilità di proteggere la proprietà delle Nazioni Unite dove, oltre il personale, ospitava anche civili palestinesi», recita il testo.

Inoltre, Wikileaks ha rivelato che il consigliere di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Susan Rice, ha parlato tre volte il 4 maggio 2009 alla più alta carica delle Nazioni Unite, per mostrare la sua «preoccupazione circa la portata della relazione della commissione d’inchiesta sugli incidenti presso le sedi delle Nazioni Unite nel dicembre 2008 e gennaio 2009».

A quel tempo, il consiglio elaborò undici osservazioni da presentare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC), in cui si esortava a indagare su nove eventi «ulteriormente e sugli incidenti non correlati con l’Onu che colpirono i civili, nell’ambito di un’indagine imparziale».

Secondo i dati forniti da Wikileaks, nella conversazione telefonica, il funzionario americano chiese a Ban che questa raccomandazione non fosse inclusa nella sintesi della relazione.

All’epoca, il funzionario delle Nazioni Unite affermò che «il suo staff stava lavorando con una delegazione israeliana nel testo della lettera».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Quello che i documenti di Wikileaks dicono di Leopoldo López

da venezuelanalysis.com

Il leader dell’opposizione venezuelana Leopoldo López è salito alla ribalta della scena politica internazionale in occasione delle proteste occorse in Venezuela la settimana passata e del suo arresto, il 21 febbraio. López viene menzionato almeno 77 volte in documenti diplomatici pubblicati da Wikileaks. Molti dei documenti vertono su dispute interne all’opposizione, e vedono López entrare spesso in conflitto sia con altri membri del suo partito, sia con altri esponenti dell’opposizione. Dati questi precedenti, forse non sorprende che le attuali mobilitazioni di cui è alla testa, che chiedono “la salida”, l’uscita di scena del presidente venezuelano Nicolás Maduro, abbiano causato anche divisioni in seno all’opposizione. David Smilde, un membro di spicco del Washington Office on Latin America, ha scritto la settimana scorsa:

“Mentre Capriles a gennaio ha stretto la mano a Maduro, il che non solo indica un atteggiamento più conciliante ma è anche un tacito riconoscimento della legittimità di Maduro, sia Leopoldo López che Maria Corina Machado hanno intrapreso una linea più dura e stanno lavorando fuori dalla Mesa de Unidad Democrática (MUD)”.

Senza dubbio, in termini politici immediati, il maggior beneficiario della violenza di ieri (12 febbraio) è stato López.

Questa settimana Smilde ha aggiunto in una dichiarazione a USA today “Prima che succedesse questo, López faceva ancora da secondo violino a Capriles… Credo che il suo obiettivo sia cercare di scavalcare Capriles. Le proteste studentesche lo hanno messo sotto i riflettori”.

I documenti di Wikileaks mostrano un’interessante storia dell’ascesa di López verso la leadership, e mostrano anche alcune delle divisioni all’interno dell’opposizione. Nelle righe che seguono a un leader di partito vengono attribuite queste parole: “per i partiti di opposizione, López è secondo solo a Chávez per la sua capacità di suscitare ira, l’unica differenza fra i due è che López è molto più bello.” E ancora: “Durante un incontro del partito, il 6 dicembre, il Segretario Generale di Primero Justicia (PJ) Tomás Guanipaha invitato López a rispettare il partito, le sue decisioni e la sua unità. Guanipa ha esortato López a ‘non continuare a dividerci, non possiamo passare la vita a scontrarci e litigare con tutti’”.

Il governo statunitense finanzia l’opposizione venezuelana da almeno 12 anni, comprese, come il Dipartimento di Stato ha riconosciuto, alcune delle persone e organizzazioni coinvolte nel colpo di stato militare del 2002. Il loro obiettivo è sempre stato sbarazzarsi del governo Chávez e sostituirlo con qualcosa che fosse più di loro gusto. Tuttavia il loro sostegno economico probabilmente non è il contributo più importante in Venezuela, dal momento che l’opposizione venezuelana possiede la maggior parte della ricchezza e delle rendite del paese. Un ruolo più importante è la pressione fatta dall’esterno in nome dell’unità che, come mostrano questi documenti e la storia degli ultimi 15 anni, è venuta a costituire un serio problema per l’opposizione venezuelana. I documenti dimostrano anche che si tratta di una seria preoccupazione per il governo degli Stati Uniti.

A seguito riportiamo i documenti più interessanti, in ordine cronologico:

2 febbraio 2006: “Il 27 gennaio poloff [l’Ufficale Politico dell’Ambasciata Statunitense] ha incontrato il Segretario Generale di Primero Justicia Gerardo Blyde per discutere per discutere delle voci secondo cui una lotta di potere in corso fra i leader di PJ – Blyde e il sindaco di Chacao Leopoldo López contro il presidente del partito e candidato presidenziale Julio Borges e il sindaco di Baruta Henrique Capriles – potrebbe portare a una rottura nel partito (rif. A e B).”

8 dicembre 2006: il documento informa sui “vincitori” e i “perdenti” delle elezioni presidenziali del 2006. Uno dei “vincitori” è López. “Il trentacinquenne Leopoldo López, sindaco del distretto Chacao di Caracas per Primero Justicia, si è distinto nella campagna di Rosales. Ha giocato un ruolo importante nell’organizzazione dei tre grandi comizi di Rosales a Caracas, compreso quello enorme del 25 novembre sull’autostrada Francisco Fajardo. Rosales ha preso il 76% dei voti a Chacao e ha vinto con ampio margine negli adiacenti quartieri borghesi.” Chacao è stato l’epicentro delle attuali proteste.

8 giugno 2007: Durante un periodo di grandi manifestazioni studentesche, il documento sostiene che: “I partiti politici, tuttavia, sono ansiosi di cooptare il movimento [studentesco]. Il giovane, dinamico sindaco di opposizione del municipio di Chacao, Caracas, Leopoldo López, si è rivolto agli studenti già dalle prime manifestazioni nella sua giurisdizione, e li sta attivamente dirigendo da dietro le quinte (Rif. A)”.

6 dicembre 2007: Dal documento: “Nonostante Chávez continui a criticare duramente l’opposizione, Arreaza [capo dello staff dell’ex vicepresidente José Vicente Rangel] ha detto che il presidente venezuelano ha chiesto all’ex vicepresidente Rangel di tendere una mano all’opposizione. Arreaza ha detto che Rangel questa settimana si è incontrato con il leader di Primero Justicia Julio Borges, e con i leader di Un Nuevo Tiempo (UNT), fra cui il sindaco di Chacao Leopoldo López. Il governo vede López come il canale migliore per arrivare al movimento studentesco, ha aggiunto Arreaza”.

28 marzo 2008: Il documento riporta un incontro fra il senatore statunitense Ron Wyden (democratico, Oregon) e López, facendo notare che “Il senatore e il suo staff hanno discusso con López di possibili strategie mediatiche e metodi per far arrivare il suo messaggio positivo al pubblico statunitense”.

11 aprile 2008: L’ambasciata statunitense ha incontrato una consulente legale di López, il quale ha illustrato la sua strategia per contestare l’interdizione dai pubblici uffici. Secondo lei, “trasformare López in una vittima delle macchinazioni del governo bolivariano lo rende più popolare come candidato”.

17 luglio 2008: Gli Stati Uniti concordano con l’analisi della consulente legale, e scrivono: “è interessante notare come le interdizioni stiano apparentemente trasformando Leopoldo López in una figura di livello nazionale per l’opposizione, piuttosto che un semplice astro nascente a Caracas”.

18 luglio 2008: “C’è una diffusa preoccupazione all’interno dell’opposizione che la rivalità fra il governatore dello stato Zulia Manuel Rosales e il sindaco di Chacao Leopoldo López stia ulteriormente [sic] pregiudicando l’unità dell’opposizione”.

31 luglio 2008: “Un aumento in settimana dell’interesse internazionale per la causa degli ineleggibili indica che López e altri leader di opposizione hanno avuto un certo successo nel raccogliere sostegno sulla scena internazionale, forse ancora più che nei loro paesi”.

28 marzo 2009: “Un’attivista di UNT parla di un attrito crescente fra il sindaco di Maracaibo Manuel Rosales e l’ex sindaco di Chacao Leopoldo López per la leadership del partito. Si è lamentata del fatto che i politici più anziani alla guida di UNT – in particolare Rosales – sono interessati solo al potere personale, piuttosto che a far crescere all’interno del partito astri nascenti che possano avere un maggiore richiamo per la gente”.

10 giugno 2009: “L’attivista di Un Nuevo Tiempo Yenny De Freitas l’8 giugno ha detto ad alcuni poloff che il partito continua a soffrire un grave scisma fra il suo leader auto-esiliato Manuel Rosales e Leopoldo López. Ha affermato che López, che attualmente si occupa dei programmi di UTN nel sociale, sta tramando per creare un proprio ‘movimento’ di opposizione all’interno dell’attuale struttura di partito, probabilmente avvantaggiandosi delle reti di relazioni che ha sviluppato nel suo ruolo attuale e della sua personale popolarità a Caracas.” Il documento aggiunge: “L’assenza della maggiormente popolare giovane generazione di leader dell’opposizione alimenterà quasi certamente illazioni sul fatto che non tutto è a posto all’interno dei partiti, e che figure di scontenti come Leopoldo López si stanno forse preparando a lanciare un ‘movimento’ a proprio uso e consumo, a spese di quel poco di coesione che gli attuali partiti di opposizione sono in grado di raggiungere”.

2 settembre 2009: “López tuttavia ha annunciato il 1 settembre che in realtà era stato espulso da UNT a causa di ‘divergenze’ dai funzionari del partito su come procedere in vista delle elezioni per l’Assemblea nazionale (AN) e quelle municipali, previste per il 2010. Alcune conversazioni con la base del partito indicano che López, il quale ha capeggiato l’iniziativa di ‘reti popolari’ di UNT, potrebbe attrarre un ampio seguito col suo ‘movimento dei movimenti’, probabilmente creando ancora un altro ostacolo ai goffi tentativi dell’opposizione di raggiungere l’unità elettorale. Sembra che López stia dicendo di avere un’idea migliore di cosa ci voglia per battere Chávez, e che sia disposto a rompere con il partito per averla vinta”.

2 settembre 2009: “Il tanto pubblicizzato atteggiamento ribelle di López probabilmente renderà più complicato per l’opposizione creare una lista unitaria di candidati per le elezioni del 2010. Sembra che López creda di sapere meglio degli altri come battere Chávez, e che non esiterà a rompere con i suoi colleghi dell’opposizione per averla vinta”.

15 ottobre 2009: “[Il sondaggista Luís Vicente] León ha sottolineato come all’opposizione manchi un leader che possa unirla e trasmettere il suo messaggio al popolo venezuelano. Ha valutato che probabilmente Leopoldo López spera di catapultarsi in quel tipo di ruolo di guida con la sua iniziativa di ‘reti popolari’ (redes populares)”.

3 novembre 2009: “L’ex sindaco di Chacao Leopoldo López, che si è staccato da UNT a causa del suo sostegno all’idea di una lista unitaria, ha detto a Polcouns [il Consigliere Politico] il 16 ottobre che i partiti trovano lo status quo troppo comodo per assumersi dei rischi. Ha anche respinto l’idea che ci fossero ‘partiti maggiori’, sostenendo che all’interno dell’opposizione ‘tutti i partiti sono piccoli’.
“L’ex sindaco di Chacao Leopoldo López è diventato una figura di divisione all’interno dell’opposizione, in particolare dalla sua pubblicizzatissima rottura con UNT a settembre. È spesso descritto come arrogante, vendicativo e assetato di potere, ma i funzionari del partito gli riconoscono anche una popolarità che resiste al tempo, carisma e talento come organizzatore. Ponte, di Primero Justicia, ha detto di aver lavorato per López quando era sindaco e di essere rimasta impressionata dalla sua abilità nell’organizzare il suo staff e nell’implementare efficacemente i programmi. Tuttavia, ha detto che la licenziò su due piedi quando il marito di lei si oppose a López durante un conflitto interno al partito, quando lui era ancora un membro di PJ. (Nota: López fu tra i fondatori di PJ ma ha lasciato il partito per entrare in UNT nel 2007. Fine della nota)”.

3 novembre 2009: “Sebbene i partiti abbiano bisogno del seguito di López per espandere la loro ristretta base elettorale, sembrano infastiditi dalla sua indisponibilità al compromesso e sospettano che abbia secondi fini. Ponte ha affermato che per i partiti di opposizione, López è secondo solo a Chávez per la sua capacità di suscitare ira, scherzando sul fatto che ‘l’unica differenza fra i due è che López è molto più bello’. Caldera, di PJ, ha minimizzato le ‘reti sociali’ di López come ‘proselitismo politico’ e i suoi progetti, secondo lui non diversi da quelli spesso portati avanti dai partiti di opposizione nel tentativo di costruire sostegno elettorale”.
22 dicembre 2009: “Durante un incontro del partito, il 6 dicembre, il Segretario Generale di Primero Justicia (PJ) Tomás Guanipa ha invitato López a rispettare il partito, le sue decisioni e la sua unità. Guanipa ha esortato López a ‘non continuare a dividerci, non possiamo passare la vita a scontrarci e litigare con tutti. Non è bene per il paese che tu speri in qualcosa di diverso rispetto a noi’”.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Pier Paolo Palermo]

(VIDEO) Ricardo Patiño: «Noi cittadini sovrani e disobbedienti»

Roma, 5nov2013.- Intervista a Ricardo Patiño, ministro degli Esteri dell’Ecuador: «La rivoluzione cittadina di Correa sfida la Chevron e gli Usa, e si batte per liberare il cofondatore di Wikileaks dall’ambasciata ecuadoriana a Londra dove ha trovato rifugio»

di Geraldina Colotti – il manifesto

La sala è gremita. Quando il ministro degli Esteri ecuadoriano, Ricardo Patiño, arriva al centro sociale romano «el Chentro» di Tor Bella Monaca, martedì sera, non ci sono più posti a sedere. Al tavolo ha già parlato Gianni Minà e i rappresentanti delle comunità indigene amazzoniche in guerra con la Chevron. Dopo la cena, il concerto con Matices, Sigaro della Banda Bassotti e Assalti Frontali. Ci sono personalità politiche regionali e locali (5 stelle e Pd), docenti e studenti dell’università Roma Tre, che ieri hanno ospitato Patiño. Alle pareti, una mostra sui disastri ambientali delle multinazionali in Amazzonia.

«Un’amica giornalista mi ha chiesto perché scegliere un centro sociale e non una sede diplomatica per parlare della nostra battaglia contro Chevron – inizia a parlare Patiño – la verità è che la revolución ciudadana viene dalla società civile e che preferiamo la diplomazia dal basso per risolvere i nostri problemi». Musiche per le orecchie in sala. Scattano gli applausi. Patiño è simpatico e brillante. Rivolge un saluto a Julian Assange, il cofondatore di Wikileaks che ha pubblicato le rivelazioni del soldato Bradley (Chelsea) Manning sullo scandalo del Cablogate. L’Ecuador gli ha concesso asilo politico e da oltre un anno l’attivista è imbottigliato nell’ambasciata ecuadoriana a Londra.
Il ministro si alza in piedi quando i militanti di Italia-Cuba srotolano uno striscione per la libertà dei 5 cubani prigionieri nelle carceri Usa, e dicono che «senza Cuba non ci sarebbe stato questo nuovo cambiamento in America latina». E a mezzanotte lascia il «Chentro» saltando agilmente una staccionata. L’Ecuador di Rafael Correa (economista cattolico che ha studiato in Belgio e negli Usa), è il più attento – fra i paesi del Latino-america che si richiamano al Socialismo del XXI secolo – alla comunicazione con l’Europa. Sovranità, indipendenza economica e partecipazione popolare sono state le parole chiave della serata, le stesse usate, prima, per rispondere alla nostra intervista, che si è svolta durante il tragitto in macchina dall’ambasciata ecuadoriana all’iniziativa.

Il ministro Alberto Acosta dice che Correa ha un discorso di sinistra e una pratica di destra e che state progressivamente dismettendo i temi forti della revolución ciudadana.
L’84% considera la gestione Correa buona o molto buona: una percentuale altissima, dopo 7 anni di governo, dovuta anche al livello di comunicazione permanente che abbiamo con la cittadinanza. Una volta al mese, come ministri ci riuniamo in un villaggio diverso. Abbiamo cambiato la costituzione: non al chiuso di una caserma militare, per tenere lontano la cittadinanza, come hanno fatto prima di noi, ma discutendo ogni singolo articolo con la popolazione. Crediamo nelle reti sociali e nella comunicazione alternativa. Nella nuova legge sui media, una terza parte delle frequenze va alle organizzazioni comunitarie, un altro terzo ai privati – che non sono stati contenti di non aver più il monopolio di quella che noi chiamiamo non opinione pubblica, ma pubblicata -, e il resto allo stato. Abbiamo fatto molto per il nostro paese, ottenendo livelli di crescita sorprendenti: la disoccupazione è diminuita fino al 4,3%, il potere d’acquisto del salario minimo delle famiglie è aumentato dal 60 al 90%, abbiamo messo fine alla terziarizzazione del lavoro, condotto politiche di inclusione dei diversamente abili, messo l’imposta sul reddito, duplicato il numero di iscritti alla previdenza sociale minacciando col carcere gli imprenditori che non mettevano in regola i dipendenti. La qualità dell’istruzione è notevolmente migliorata.

Una società che non cura i suoi talenti, è destinata a fallire, per noi l’istruzione è una priorità. Qualunque studente ecuadoriano che viva nel paese o fuori e sia iscritto in una delle 100 università migliori del mondo ha diritto al pagamento di tutte spese universitarie, di trasporto, di alloggio, non importa il suo corso di studi. Se invece studia in un’università classificata dal 101 al 500mo posto, queste facilitazioni può averle solo per gli indirizzi considerati prioritari per il nostro paese come energie pulite, scienze sociali… Non facciamo quel che è politicamente corretto, ma quel che dobbiamo fare. I grandi media dicono che siamo populisti, invece siamo un governo popolare. Prima, c’era il populismo del capitale che dava sussidi alle élite, il cui sport preferito era quello di non pagare le tasse. In un incontro con i ministri degli Esteri dell’America latina il mio omologo italiano ci ha chiesto come avessimo fatto a realizzare tutto questo. Ho risposto: ignorando i consigli dell’Fmi e della Banca mondiale, per favore fate altrettanto con la Banca europea. Il suo sorriso scomparve e l’incontro si concluse.

L’Ecuador ha scelto il campo dell’America latina indipendente e sovrana. Quali sono stati i passi principali?
Primo, liberarci delle grandi istituzioni internazionali: Fmi e Banca mondiale, che avevano emissari nel paese e che lo avevano devastato, imponendo le loro politiche monetarie e il resto. Sono stati cacciati, nonostante le minacce di embargo al nostro petrolio, quando abbiamo chiarito che avremmo pagato solo il debito legittimo, non quello illegittimo. Abbiamo rinegoziato i contratti con le compagnie petrolifere, facendo pagare le tasse. Abbiamo chiuso la base militare Usa, l’unica nel paese. Abbiamo rispedito a casa loro due alti diplomatici che pretendevano continuare a decidere la nomina del capo della polizia. In uno dei cablogrammi pubblicati da Wikileaks, grazie ad Assange abbiamo saputo che l’ambasciatrice Usa scriveva a Washington che il presidente Correa aveva nominato un corrotto in quell’incarico per tenerlo in pugno. Ho chiesto spiegazioni, e mi ha risposto che la posizione del suo governo era quella di non commentare Wikileaks. Allora abbiamo espulso anche lei. Snowden ha poi mostrato le proporzioni dell’ingerenza Usa nella vita privata e negli affari economici dei singoli paesi, i silenzi complici di chi non ha protestato perché ha la coda di paglia. Quale pericolo terrorista cercavano le Agenzie Usa nelle telefonate di Angela Merkel o di Papa Francesco? Per vederci fra ministri degli Esteri dovremo lasciare i cellulari in ambasciata e incontrarci in un parco, e sperare che non nascondano microfoni nel becco dei passerotti? La nostra disobbedienza, si chiama sovranità.


Cosa state facendo per risolvere il problema Julian Assange?
Abbiamo avuto due conversazioni con il ministro degli Esteri inglese, William Hague, ma senza esito. Hague sostiene che, in base ad accordi europei, devono estradare in Svezia Julian perché sia sottoposto a processo. Ma è intervenuto un fatto nuovo, l’asilo politico dell’Ecuador, basato sul diritto internazionale, e noi non siamo in Europa. Abbiamo proposto una commissione di esperti bilaterale. Ora ci rispondono che preferiscono un tavolo di lavoro. Lo chiamino come vogliono, ma che si arrivi a una soluzione. Assange subisce un’ingiusta limitazione della sua libertà, rischiando anche problemi di salute.


A che punto è la vertenza con la Chevron?
Ci scontriamo con una multinazionale che ha entrate pari a tre volte il nostro Prodotto interno lordo. E’ stata condannata da un tribunale dell’Ecuador – che ha dato ragione alle popolazioni indigene dell’Amazzonia -, a pagare 19 mila milioni di dollari per i danni compiuti dalla Texaco (comprata dalla Chevron nel 2001) tra il 1964 e il ’90. Anziché aspettare l’appello, si è rivolta alla Corte permanente di arbitraggio, e spesso questi tribunali emettono sentenze a favore delle multinazionali. Chevron vorrebbe farsi pagare la somma che deve dallo stato, mettendoci in ginocchio. Si rifanno a un trattato bilaterale firmato tra Ecuador e Usa, entrato in vigore nel 1997, quando Texaco se n’era già andata: ma intanto queste norme non hanno effetto retroattivo, e poi questa è una causa tra privati – le popolazioni che hanno sporto denuncia e la compagnia petrolifera – lo stato non c’entra. Per questo, ad aprile, 12 paesi latinoamericani colpiti come noi hanno fatto causa comune, creando un osservatorio del sud. Ma abbiamo bisogno della solidarietà internazionale.

E il progetto Yasuni? Perché lo avete abbandonato? Perché avete deciso di cercare il petrolio nel grande parco della foresta Amazzonica?
Per il bene del pianeta, avremmo rinunciato al 50% del ricavo calcolato dalle riserve petrolifere custodite nello Yasuni, ma la comunità internazionale avrebbe dovuto contribuire, e questo non è avvenuto. Allora abbiamo deciso di estrarre petrolio da una millesima parte di quel territorio, discutendone in Parlamento: abbiamo bisogno di quelle risorse per continuare la rivoluzione cittadina senza ricorrere allo sfruttamento del lavoro o al taglio della spesa pubblica come fanno altrove. Lo faremo però riducendo al minimo l’impatto ambientale e rispettando le popolazioni che hanno scelto di vivere isolate. A scavare sarà solo l’impresa pubblica Petroamazona, che ha i più alti standard di protezione ambientale, riconosciuta a livello internazionale.

[Si ringrazia Leonardo Landi per la segnalazione]

(VIDEO) Julian Assange solidale con la causa dei Cinque cubani

da vanguardia.co.cu

L’Avana, 26 set (PL).- Il fondatore del sito Wikileaks, Julian Assange, ha denunciato il blocco economico, finanziario e commerciale che gli Stati Uniti mantengono contro Cuba, durante una videoconferenza tenutasi a L’Avana. 

Julian Assange ha dichiarato la sua solidarietà con i Cinque cubani ingiustamente condannati negli Stati Uniti.

Nel corso della riunione, i giornalisti partecipanti, studenti di giornalismo e bloggers provenienti da diverse città, Assange ha espresso interesse per la situazione di Cuba a causa dell’accerchiamento anche informatico degli Stati Uniti.

Secondo la rivista digitale Cubahora, Assange ha affermato che tale scambio di opinioni ha permesso di rompere, almeno per un momento, il blocco immorale subito da Cuba da oltre 50 anni.

Ha anche detto che la sua organizzazione ha imparato dall’isola sugli sforzi per l’aggressione americana soprattutto sui principi, la determinazione, l’umanità, la chiarezza etica e l’intelligenza.

Inoltre ha espresso solidarietà con la causa dei quattro combattenti antiterroristi cubani imprigionati negli Stati Uniti per il monitoraggio delle azioni di gruppi violenti contro la nazione caraibica.

Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Antonio Guerrero, Fernando González e René González sono stati arrestati nel 1998 a Miami e condannati a pene lunghe in un processo che un gruppo di giuristi dell’ONU ha definito arbitrario.

Quest’ultimo è già a Cuba, perché dopo aver scontato la sua pena e posto sotto regime di libertà vigilata, ha rinunciato alla cittadinanza statunitense.

Per mostrare il suo sostegno a questi combattenti, Assange è apparso sullo schermo con un fiocco sul petto, simbolo giallo usato come parte della campagna internazionale per promuovere il suo ritorno all’isola dei quattro imprigionati.

Il dialogo ha rappresentato la chiusura di un workshop sul cibergiornalismo, tenuto da Pedro Miguel Arce, editorialista del quotidiano messicano La Jornada, evento promosso dall’Istituto Internazionale Cubano di Giornalismo José Martí.

[Si ringraziano per le segnalazioni Manolo Muoio e Gabriela Saiovici]

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: