Egipto: Detienen a dos sospechosos de introducir bomba en el avión ruso

por RT

Dos empleados del aeropuerto egipcio de Sharm el-Sheij fueron detenidos este martes bajo sospecha de haber ayudado a introducir la bomba en el avión ruso A321 siniestrado en el Sinaí el pasado 31 de octubre, según informa Reuters, que cita una fuente en los servicios de seguridad de Egipto.

“Diecisiete personas se encuentran retenidas, dos de ellos sospechosos de haber ayudado a quien puso la bomba en el avión en Sharm al-Sheij”, señaló uno de los funcionarios citados por Reuters.

Por su parte, el Ministerio del Interior egipcio negó la detención de los empleados del aeropuerto del balneario del mar Rojo.

Este martes, el jefe del servicio de seguridad ruso Aleksandr Bórtnikov, ha anunciado que el accidente del A321 en el Sinaí del pasado 31 de octubre fue un atentado terrorista. Sus declaraciones surgieron durante una reunión con el presidente ruso, Vladímir Putin.

El 31 de octubre, un Airbus A321, con 224 personas a bordo, que cubría la ruta Sharm el-Sheij (Egipto) – San Petersburgo (Rusia) se estrelló en el norte de la península egipcia del Sinaí. En el avión, de la aerolínea rusa Metrojet (Kogalymavia), viajaban 25 niños, 192 pasajeros adultos y 7 tripulantes.

WSJ: «La visita di Assad a Mosca è disobbedienza all’Occidente»

da lantidiplomatico

La visita del presidente siriano Bashar al Assad a Mosca indica la sua disobbedienza verso l’Occidente e il ruolo essenziale che la Russia cerca di svolgere in Medio Oriente, secondo il quotidiano statunitense The Wall Street Journal.

Sul quotidiano nordamericano The Wall Street Journal si legge che è stata la «prima visita effettuata da Al Assad al di fuori del suo paese dopo lo scoppio del conflitto».

“L’invito del presidente russo Vladimir Putin mostra un forte sostegno pubblico al leader siriano e ribadisce le garanzie di Mosca di fronte alle critiche occidentale», secondo il giornale statunitense.

Con il suo intervento militare, si legge nell’articolo, il Cremlino si è posizionata come un attore chiave nel risolvere il conflitto che dura quattro anni, contribuendo ad aiutare al-Assad per evitare una sconfitta diretta sul campo di battaglia.

Nell’articolo si ricorda che nei mesi precedenti l’operazione aerea russa, le forze governative siriane hanno perso molte delle loro posizioni con un grande logorio e perdita di combattenti.

Nella conclusione dell’articolo di sostiene che «Ora Damasco si sente abbastanza sicura per lanciare un’offensiva e tornare a controllare i territori perduti».

Fisk: «Davano per spacciato l’esercito siriano, ora è diverso»

da lantidiplomatico

Nel suo articolo su The Independent il noto reporter di guerra, Robert Fisk, analizza gli ultimi sviluppi in Siria dopo l’interventi russo. Fisk, pur ritenendo importante ruolo di Putin, ritiene che l’esercito siriano sarà decisivo per le sorti di questa guerra, nonostante in molti lo considerassero spacciato

Mentre il mondo con presunzione si infuria ancora con la Russia in Medio Oriente, perché è intervenuta in Siria invece di lasciare che gli americani la decisione su quali dittatori debbano sopravvivere o morire – tutti stavamo dimenticando l’unica istituzione in quella terra araba che continua a funzionare e proteggere lo stato e che Mosca ha deciso di conservare: l’esercito siriano. Mentre la Russia ha propagandato i suoi missili, l’esercito siriano, a corto di personale e senza munizioni qualche mese fa, si è improvvisamente portato all’offensiva. All’inizio di quest’anno, lo possiamo ricordare, questo stesso esercito era stato cancellato, si era detto che il governo Bashar al-Assad ormai aveva i giorni contati.

Abbiamo usato il nostro esercito di luoghi comuni per perorare la causa un cambio di regime. L’esercito siriano ha perso terreno – a Jisr al-Shugour e a Palmira – e quindi abbiamo previsto che Assad avesse raggiunto un “punto di non ritorno”.

Poi è arrivato Vladimir Putin con le sue flotte aeree e missilistiche e improvvisamente l’intero scenario si è trasformato. Mentre noi sbuffavamo e protestavamo sul fatto che i russi stavano bombardando i ribelli “moderati” – moderati che in precedenza avevano cessato di esistere secondo alti generali americani – abbiamo prestato nessuna attenzione per l’offensiva militare che gli stessi siriani, stanno ora attuando contro il Fronte Al Nusra(ramo di Al Qaeda in Siria ndt) intorno ad Aleppo e nella valle dell’Oronte.

I comandanti siriani stanno fissando le coordinate per quasi ogni attacco aereo russo. In origine stavano fornendo dalle 200 alle 400 coordinate a notte. Ora a volte la cifra raggiunge quota 800. I siriani hanno scoperto che i russi non vogliono sparare su bersagli nei centri abitati; non intendono lasciare gli ospedali in fiamme e colpire le feste di matrimonio come gli americani in Afghanistan. Questa politica potrebbe sempre cambiare, naturalmente. Nessun paese aviazione bombarda senza uccidere civili. Né senza attraversare frontiere di altri paesi.

Ma i russi sono ora comunicano ai turchi – e, per estensione logica, queste informazioni devono andare agli americani – le coordinate il loro volo. Ancora più rilevate, hanno istituito un sistema di comunicazione telefonica tra loro base sulla costa mediterranea siriana e il ministero israeliano della Difesa a Tel Aviv. Ancora più incredibile è che gli israeliani – che hanno l’abitudine di colpire siriani e iraniani nei pressi delle alture del Golan – sono improvvisamente scomparsi dai cieli. In altre parole, i russi sono coinvolti in una grande operazione, non deve quindi generare meraviglia quello che da un mese sta succedendo in Siria. Ed è probabile che continuerà per parecchio tempo.

I siriani erano in origine ansiosi di tornare a Palmyra, conquistata dall’Isis lo scorso maggio, ma i russi hanno dimostrato più interesse per la regione di Aleppo, in quanto credono che le loro basi costiere intorno a Lattakia siano vulnerabili. Al Nusra ha sparato parecchi missili verso Lattakia e Tartous e Mosca non ha alcun intenzione di avere la sua forza aerea colpita da terra. Ma l’esercito siriano ha ormai schierato le sue principali unità – la 1a e 4a Divisione, Guardia Repubblicana e le Forze Speciali – sui fronti di battaglia e si stanno muovendo molto vicino al confine turco.

Tutto questo è solo l’inizio dell’avventura di Putin. Lui sta dimostrando di essere un buon viaggiatore in Medio Oriente – e si è già fatto buon amico, un altro pilastro della regione, il Presidente-Feldmaresciallo che ha vinto con oltre il 96 per cento le elezioni e attualmente governa l’Egitto. Ma l’esercito egiziano, combattendo la sua piccola guerra nel Sinai, non ha quell’esperienza strategica di una grande guerra. Né, nonostante i loro combattimenti  in aria su Yemen, Libia, Siria e altri obiettivi, le autorità militari presenti in Arabia Saudita, Emirati e in  Giordania, hanno molta cognizione di come si combatte una vera e propria guerra. L’Esercito libico non esiste. L’esercito iracheno ha appena ottenuto qualche medaglia contro i suoi nemici islamici.

Ma c’è un fattore che non deve essere trascurato.

Se vince – e se resta compatto insieme nella sua forza operativa,  l’esercito siriano verrà fuori da questa guerra in corso come il più spietato, agguerrito e preparato alla guerra di qualsiasi esercito arabo della regione. Saranno guai per i suoi vicini se lo dimenticheranno.

Stone: «Bene Putin che aiuta l’esercito siriano, spero che vinca»

da lantidiplomatico

Oliver Stone, regista e sceneggiatore, autore di “USA, la Storia mai raccontata”, ha rilasciato un’intervista esclusiva al quotidiano spagnolo El Mundo, nella quale ha dichiarato che la NATO è uno “strumento di intimidazione”e ha elogiato il presidente russo Vladimir Putin.

Nell’intervista a El Mundo, il regista Oliver Stone, che attualmente sta girando un film su Edward Snowden e lavora su un documentario sulla guerra civile in Ucraina, ha definito la NATO, guidata dagli Stati Uniti, come uno “strumento di intimidazione”. Per quanto riguarda il rapporto tra gli Stati Uniti e l’Unione europea il regista ha dichiarato: «L’Europa si è sottomessa ed ha sacrificato i suoi principi in nome di una presunta prosperità e sicurezza».

Quello che dimostra la sottomissione dell’Europa, secondo Oliver Stone, è il caso di Edward Snowden. «Il caso di Snowden per me è il mondo alla rovescia. Se questo fatto fosse accaduto nel negli anni 50 o 60, probabilmente la Francia o qualsiasi altro Paese europeo gli avrebbe dato asilo (…), ma [ora] nessun paese può affrontare gli americani temendo rappresaglie», ha affermato il regista.

Alla domanda sul conflitto in Ucraina, Stone ha spiegato che la CIA è responsabile per la guerra nel paese ed ha giustificato le azioni della Russia: «(…) il punto di vista della Russia non è mai stato preso in considerazione. E la destabilizzazione dell’Ucraina ha il marchio di precedenti episodi di cambiamenti di governi sponsorizzati dagli USA (…) Quello che ha fatto Putin, per come ho capito, è stato quello di difendere i propri interessi geostrategici contro le intrusioni politiche degli Stati Uniti ed dell’ Europa, desiderosi di estendere la sua influenza verso est».

Secondo Oliver Stone, che conosce personalmente il presidente russo Vladimir Putin da 15 anni, la Russia ha cambiato e il paese è diventato un “contrappeso al potere agli Stati Uniti.” In merito alla domanda sugli attacchi russi in Siria, il regista nordamericano ha risposto: «Mi sento di dire che ha fatto Putin a prendere provvedimenti e spero che vinca, che consenta all’esercito siriano di ricostruirsi per permettergli di resistere allo Stato islamico».

Per quanto riguarda il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, Stone ha affermato che “è in uno stato di totale confusione”, aggiungendo che «i suoi due mandati possono essere considerati come il terzo e il quarto di George W. Bush”, dal momento che Obama continua a promuovere “il militarismo americano.”

Assad confida nell’alleanza antiterrorista con Russia, Iraq e Iran

da lantidiplomatico

Il presidente Bashar al-Assad ha rilasciato,oggi, un’intervista al canale iraniano Khabar nel corso della quale, ha ribadito che la posizione dei governanti occidentali e le loro dichiarazioni alla stampa, sia positive che negative, non possono essere prese sul serio per la mancanza di fiducia nei loro confronti.

Il presidente siriano ha sottolineato che il futuro della Siria e il suo sistema politico, sono nelle mani del popolo siriano e non delle cancellerie occidentali.

Inoltre, ha spiegato che la Siria, la Russia, l’Iraq e l’Iran devono sconfiggere il terrorismo, altrimenti la regione sarà distrutta completamente, sottolineando che il terrorismo è un nuovo strumento per sottomettere la regione e a quel punto non si avrà altra scelta che battersi se si vuole essere indipendenti e prosperi.

Il presidente al-Assad ha evidenziato che la Siria non ha visto i risultati della coalizione orchestrata da Washington, semplicemente perché i paesi che appoggiano il terrorismo non possono combatterlo,che la lotta al terrorismo è efficace attraverso la pressione sui paesi affinché venagno fermati finanziamenti e armi.

Il testo dettagliato:

In risposta a una domanda circa i cambiamenti che si verificano a livello internazionale sulla situazione in Siria, in cui i paesi che insistevano per rovesciare il governo siriano, ora sostengono la partecipazione del presidente al-Assad in un governo di transizione, il presidente siriano ha detto che la Siria non ha fiducia nei funzionari occidentali e nelle loro dichiarazioni positive e negative.

Egli ha anche sottolineato che i cambiamenti nella posizione dell’Occidente sono dovuti al terrorismo che hanno patrocinato e adesso si è rivoltato contro di lui, e le ondate di immigrati verso i loro paesi, non solo provenienti dalla Siria, ma da diversi paesi del Medio Oriente, ribadendo che, nonostante questi cambiamenti delle posizioni, l’Occidente è inaffidabile.

Rispondendo ad una domanda sulle posizioni dell’Occidente nei confronti della situazione in Siria, il presidente al-Assad ha detto che «i paesi occidentali hanno un padrone, che sono gli Stati Uniti. Tutti questi paesi si comportano secondo i dettami del loro maestro americano». Quindi «le dichiarazioni di tutti questi paesi si somigliano».

Il presidente siriano ha accusato l’Occidente di voler rovesciare il governosiriano per creare mini Stati deboli per garantire la sicurezza dell’entità sionista.

Tra l’altro ha messo in guardia contro il pericolo del terrorismo nella regione, dal momento che è stato dichiarato come islamico e in realtà non ha nulla a che fare con l’Islam. «Questi gruppi stanno promuovendo la sedizione tra le diverse componenti della vasta regione … Ora, per fortuna, c’è una grande consapevolezza nella nostra società circa il pericolo della sedizione confessionale …. Ma nel corso del tempo, e con la continuazione dell’ incitamento settario, un divario tra le diverse componenti della società può creare una nuova generazione dove emergono idee sbagliate, questo è un grave pericolo», ha detto il presidente siriano.

Per quanto riguarda le posizioni della Turchia e dell’Arabia Saudita sul cambio di governo in Siria, il presidente al-Assad ha affermato che qualsiasi discorso sul sistema politico in Siria è una questione interna e né l’Arabia Saudita né la Turchia hanno il diritto di parlare di democrazia.

Rispondendo ad una domanda sulle ragioni della crisi in Siria, il presidente siriano ha dichiarato che lo Stato si assume parte della responsabilità, però ha lavorato per molte riforme a tutti i livelli, ribadendo che il fattore principale dietro la crisi siriana è l’ingerenza straniera negli affari interni del paese e che il popolo siriano è il solo che può decidere sul futuro del suo paese e senza nessun ingerenza straniera.

Allo stesso modo, il presidente siriano ha ribadito l’impegno della Siria per la lotta contro il terrorismo per rimuoverlo e il dialogo intersiriano per risolvere la crisi.

In merito alla richiesta del governo siriano di sedersi allo stesso tavolo dei negoziati con i terroristi, il presidente al-Assad ha risposto che questo può essere fatto nel caso in cui costoro depongano le armi e tornino a rispettare le leggi dello Stato siriani. Con i gruppi terroristici che si rifiutano di dialogare e pensano di servire la loro religione commettendo massacri, secondo Assad «è impossibile il dialogo con questi gruppi».

In risposta a una domanda circa le ragioni del fallimento delle operazioni di “Coalizione internazionale contro lo Stato islamico”, il leader siriano ha così commentato: «Il ladro non può essere la polizia».

Il presidente al-Assad ha osservato che la Siria non ha visto i risultati di orchestrata da Washington, semplicemente perché i paesi che appoggiano il terrorismo non possono combatterlo, inoltre,  sarebbe necessaria una pressione sui paesi che armano e finanziano il  terrorismo.

Sulla considerazione di alcuni Paesi, secondo la quale, la permanenza del presidente al-Assad al potere è la causa della continuazione della guerra in Siria, ha così replicato: «Se io fossi un pretesto per il terrorismo in Siria, qual è allora il pretesto per il terrorismo in Yemen. Io non sono in Yemen. Qual è il pretesto per il terrorismo in Libia? Qual è il pretesto per il terrorismo in Iraq? Infatti, se prendiamo lo Stato islamico come un esempio, si vedrà che non è apparso in Siria. È apparso in Iraq nel 2006, quando gli americani gestivano quasi tutte le questioni, se non tutte, in particolare quella della sicurezza in Iraq».

Per quanto riguarda la nuova coalizione che si è formata nella regione tra la Siria, l’Iran, la Russia e l’Iraq, il presidente siriano ha aggiunto che questa alleanza deve sconfiggere il terrorismo, altrimenti la regione sarà completamente distrutta. Egli ha anche sottolineato che ci sono grandi possibilità che questa nuova partnership abbia successo.

Sulla questione dei rifugiati siriani, Assad ritiene che bisogna trovare le ragioni che hanno portato a quelle persone a lasciare il loro paese, che si riflette nel terrorismo e nel continuato sostegno occidentale a questo flagello.

«La domanda di ogni rifugiato è smettere di sostenere il terrorismo», ha sostenuto.

E sulla sua valutazione della situazione in Siria e la durata dela crisi, Assad ha espresso il rammarico che la crisi continuerà fintanto che saranno supportati e di finanziati i terroristi. «Non solo stiamo combattendo contro i gruppi terroristici all’interno della Siria, ma contro i gruppi terroristici provenienti da tutto il mondo con il sostegno dei paesi più ricchi e potenti». Ha anche fatto riferimento ai mutamenti dello scenario internazionale, che potrebbero cedere il passo ad una soluzione politica della crisi, ma questa soluzione non può essere raggiunta, mentre ci sono paesi che sponsorizzano il terrorismo.

Il presidente al-Assad ha messo un accento particolare sull’ iniziativa del presidente russo Vladimir Putin, sottolineando che la Siria ha fiducia nell’alleanza creata la Russia, l’ Iraq e l’Iran.

Parlando dei colloqui russo-americani e se questi sono visti come un intervento russo negli affari siriani, il presidente al-Assad ha precisato: «Abbiamo vecchi rapporti con l’ex Unione Sovietica e poi in Russia da oltre sei decenni. I russi non hanno mai cercato di imporre qualsiasi cosa su di noi in tutta la storia di questi rapporti, in particolare durante la crisi. Il dialogo tra la Russia e gli Stati Uniti non è una interferenza in Siria, il dialogo è in corso tra le due parti: una che crede in interferenza negli affari di altri Stati, in particolare gli Stati Uniti e l’Occidente, e l’altra che cerca di prevenire tale egemonia intervenendo e prevenendo la violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e della Carta dell’ONU, vale a dire, la Russia, i paesi BRICS e molti altri paesi».

Il presidente al-Assad ha parlato della importanza della conferenza di Mosca, dal momento che ha un diverso meccanismo di discussione rispetto a quella di Ginevra, che include disposizioni chiare come l’indipendenza della Siria, l’integrità territoriale e il dialogo tra siriani. Ginevra, invece, si focalizzava su un singolo punto:  “il corpo di transizione”.

Mosca III aprirà la strada a Ginevra III secondo Assad.

Sull’iniziativa iraniana avanzata dal ministro degli Esteri Jawad Zarif, per il presidente Assad è in pieno accordo con i principi dell Siria, ma la nuova iniziativa del presidente russo Vladimir Putin e le sue dichiarazioni al G8 ha portato dei cambiamenti.

In questo contesto, il presidente siriano ha affermato che la Siria mantiene contatti con il Ministero degli Esteri iraniano su questa iniziativa iraniana in armonia con le nuove modifiche.

Alla notizia dell’arrivo di una nave da guerra cinese e di una portaerei russa al porto di Latakia, il Assad ha risposto che la Cina ha esplicitamente dichiarato che non parteciperà all’aspetto militare della guerra al terrorismo. Tuttavia, questo paese sostiene l’iniziativa del presidente Putin per quanto riguarda la lotta antiterrorista, aggiungendo  che la Russia ha una presenza negli aeroporti siriani e non hanno bisogno di questa portaerei.

Infine, Assad ha ribadito che l’alleanza tra la Siria, l’Iran e Hezbollah ha contribuito a rafforzare l’indipendenza dei paesi della regione, aggiungendo che questo asse della resistenza riuscirà a sconfiggere il terrorismo che «è un nuovo strumento per soggiogare la regione».

(VIDEO) Putin: «I siriani scappano dall’Isis non da Assad»

da rt

Il Presidente russo Vladimir Putin è arrivato, oggi, nella città di Vladivostok per intervenire al primo East Economic Forum dove partecipano delegazioni dei 24 paesi della regione Asia-Pacifico. Dopo il suo discorso, il presidente russo ha affrontato, tra le altre cose, il problema dei migranti che arrivano in Europa.

«Ci si aspettava la crisi dei migranti in Europa, la Russia ha messo in guardia sull’entità del problema», ha dichiarato il capo di stato russo, aggiungendo che la crisi dell’immigrazione è causata dalle “politiche sbagliate dell’Occidente.”

Secondo Putin, i paesi del continente «seguono ciecamente la politica USA nei confronti dei migranti per questo si trovano ad affrontare un problema molto grande». A questo proposito, il presidente russo ha confessato la sua sorpresa per le critiche che i media degli Stati Uniti hanno mosso sugli abusi subiti dai migranti in Europa.

Coalizione internazionale antiterrorismo

Inoltre, Putin ha precisato che i siriani sono «in fuga dal proprio paese non a causa del governo di Assad, ma dallo Stato islamico». Il leader russo ha aggiunto che la partecipazione della Russia alle operazioni militari contro il gruppo terrorista non è al momento all’ordine del giorno. Tuttavia, il presidente russo ha discusso con la sua controparte statunitense, in una conversazione telefonica, la creazione di una coalizione internazionale contro il terrorismo.

«Vogliamo davvero creare una sorta di coalizione internazionale per la lotta contro il terrorismo e l’estremismo, a tal fine ci sono state consultazioni con i nostri partner, anche con gli statunitensi», ha spiegato Putin.

Crisi Ucraina

Putin ha deplorato che Kiev non abbia accolto emendamenti alla Costituzione dell’Ucraina anche sul Donbass non soddisfacendo le quattro condizioni di base per la soluzione politica del conflitto in Ucraina. Si tratta di un nuovo ciclo di crisi interna nel paese.

«Per quanto riguarda i tragici eventi avvenuti [vicino al Parlamento di Kiev], penso che in nessun modo siano legati ai cambiamenti della Costituzione, perché tutto quelli che propongono come cambiamenti ha un carattere pienamente dichiarativo e, essenzialmente, non cambia la struttura del potere in Ucraina», ha osservato Putin.

«Le modifiche alla Costituzione sono utilizzati solo come un pretesto per intensificare lotta di potere», ha aggiunto il leader russo.

Inoltre, il presidente russo è convinto che i nuovi eventi che si verificano in Ucraina dipenderanno da quanto tempo il suo popolo “tollererà questo baccano”.

Difendere la verità sulla Grande Guerra Patriottica

La Russia farà tutto il possibile per difendere la verità sulla Grande Guerra Patriottica nella mente dei russi ed degli europei. Il leader russo ha sottolineato che è essenziale per garantire «che tutto questo non accada di nuovo nella storia del genere umano».

«Da parte nostra, stiamo facendo e faremo di tutto per garantire che la verità sulla Grande Guerra Patriottica e coloro che difesero la nostra indipendenza e la libertà, e che ha portato  libertà ai popoli d’Europa, resti non solo nella mente, ma anche nel cuore dei nostri cittadini e di quelli di altri paesi», ha evidenziato Putin.

Situazione economica

Putin sostiene che l’economia russa si è già quasi adattata alla volatilità dei prezzi mondiali del petrolio, anche se ci sono «elementi sui quali sia il governo che le imprese devono ancora lavorare». Il governo russo ha avviato una serie di misure volte a sostenere l’economia nella situazione attuale, ha annunciato il presidente russo.

Eastern Economic Forum che si terrà quest’anno per la prima volta nella storia e diventerà un evento annuale, darà agli investitori, agli esperti e uomini d’affari interessati i progetti sulle risorse naturali nel settore del petrolio e del gas, risorse di legname e marine, tra gli altri, per trovare e rafforzare i legami multilaterali necessari per un effettivo sviluppo della regione dell’Estremo Oriente.

Il Presidente Vladimir Putin è giunto questa mattina con  la delegazione russa a Vladivostok subito dopo la sua visita in Cina in occasione del 70° anniversario della vittoria della guerra di resistenza del popolo cinese contro il Giappone e la fine della seconda guerra mondiale, dove ha incontrato anche il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Maduro.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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Putin all’inviato turco: «Dì a Erdogan di andare all’inferno con l’Isis»

da al manar 

Il presidente russo Vladimir Putin ha rotto i protocolli diplomatici, ha personalmente convocato l’ambasciatore turco a Mosca, Ümit Yardim, e lo ha avvertito che la Federazione russa è intenzionata a rompere le relazioni diplomatiche, immediatamente, a meno che il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan fermi il supporto ai terroristi dell’Isis in Siria, dove la Russia mantiene la sua ultima base navale nel Mediterraneo. Lo ha riferito la FNA.

Il sito web di notizie di AWD, citato da Moscow Times, ha segnalato che il presidente russo, presumibilmente, ha avuto una discussione con Yardim, criticando la politica estera turca e il suo ruolo malevolo in Siria, Iraq e Yemen sostenendo i terroristi di al-Qaeda. Il colloquio è poi degenerato con l’ambasciatore turco in una polemica feroce.

Anche il sito web Repubblican ha riferito che, secondo le informazioni ottenute dal Moscow Times, l’incontro tra Putin e l’ambasciatore turco è stato pieno di risentimento reciproco dove Yardim ha respinto tutte le accuse russe, addossando le responsabilità alla Russia per la guerra civile prolungata in Siria.

«Puoi dire al tuo presidente dittatore che può andare al diavolo con i suoi terroristi dell’Isis e renderò la Siria un’altra grande Stalingrado per Erdogan e i suoi alleati sauditi che non sono meno crudeli di Adolf Hitler», ha risposto Vladimir Putin, dopo 2 ore discussione ed aver messo alla porta l’emissario turco.

Putin ha continuato dicendo che il suo paese non abbandonerà il legittimo governo siriano e collaborerà con i suoi alleati, in particolare Iran e Cina, per trovare una soluzione politica alla guerra interminabile in Siria.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

I BRICS salveranno la Grecia dal default?

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La Troika non è realmente intenzionata ad aiutare la Grecia a uscire dalla difficile situazione economica in cui si trova, quindi Atene secondo quanto scrive Global Research, potrebbe optare per l’unione con i BRICS

Nel mese di maggio, il viceministro delle Finanze russo Sergei Storchak, ha proposto alla Grecia di diventare il sesto membro dei BRICS. Il primo ministro ellenico Alexis Tsipras ha mostrato interesse, perché in questo modo il suo paese potrebbe avere accesso alla Banca di Sviluppo dei BRICS, ricorda l’esperto Stephen Landman, del portale canadese Global Research.

«L’obiettivo della Banca di Sviluppo è quello di porre fine all’egemonia occidentale nei mercati finanziari e diventare una delle principali entità di credito del mondo. Russia e forse Cina potrebbero offrire aiuto finanziario alla Grecia», scrive l’autore, il quale poi assicura che sono in corso trattative per la partecipazione del paese al blocco, che sarà discussa in occasione del prossimo vertice BRICS, in programma il 9 di luglio nella città russa di Ufa.

Rimane ancora irrisolto il problema del debito greco, mentre crescono le tensioni tra Atene e i suoi creditori. Il viceministro ellenico della Difesa Costas Isychos ritiene che la Grecia si traformerà in una «colonia economica» se nel referendum del 5 luglio i suoi cittadini voteranno a favore delle misure di austerità della Troika.

A sua volta, la Troika non è intenzionata ad aiutare realmente il paese debitore, ma vuole peggiorare la situazione, considera Ledman. «I creditori non sono interessati alla ristrutturazione del debito e alla ripresa dell’economia greca. Vogliono devastare il paese e privarlo di tutti i suoi beni e delle imprese».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Lavrov: la Russia contribuirà alle capacità militari della Siria

da hispantv

La Russia continuerà ad aiutare la Siria a rafforzare la sua capacità militare e risolvere i suoi problemi economici, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov.

«La Russia e il presidente Putin hanno confermato che continueranno il loro sostegno al popolo e al governo siriano per risolvere i suoi problemi economici e rafforzare le sue capacità di difesa in rispetto alle minacce terroristiche», ha sottolineato, oggi, Lavrov durante una conferenza stampa a Mosca, con il suo omologo siriano Walid Al-Moalem.

Lavrov ha espresso la disponibilità della Russia ad assistere in possesso terzo giro di colloqui tra il governo e l’opposizione in Siria, a Mosca, per sollecitare la necessità di evitare qualsiasi ritardo nei colloqui politici per risolvere la crisi siriana.

«Oggi, quando la minaccia terroristica che incombe su Medio Oriente estende ulteriormente i suoi tentacoli, non ci dovrebbero essere alcun pretesto per ritardare il processo politico», ha aggiunto.

Il capo della diplomazia russa ha anche indicato che il suo paese intende cooperare con altri paesi della regione dell’Europa e del Nord America per coordinare le azioni contro la crisi in Medio Oriente.

Tuttavia, Al-Moalem ha espresso il suo scetticismo circa la possibilità di lavorare insieme ad alcuni paesi che, a suo parere, sono gli sponsor del terrorismo.

«So bene che il Presidente Putin e la Russia hanno fatto diversi miracoli, ma occorre un miracolo più grande per formare una coalizione con la Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Stati Uniti, in quanto, questi paesi, invece di lottare contro il terrorismo in Siria, lo incoraggiano», ha spiegato il ministro degli Esteri siriano.

In questo senso, egli ha criticato Washington per il sostegno finanziario ai terroristi che operano sul suolo siriano per rovesciare il governo del presidente Bashar al-Assad.

«Gli Stati Uniti esortano a trovare una soluzione politica, però, spendono miliardi di dollari per sostenere i terroristi», ha lamentato.

Negli ultimi anni, alcuni paesi occidentali e regionali come Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Giordania e Turchia hanno fornito tutta l’assistenza a gruppi terroristici in Siria e Iraq per promuovere i propri obiettivi politici.

Al-Moallem, ieri, ha iniziato una visita di tre giorni ufficiale in Russia su invito di Lavrov, al fine di affrontare la situazione in Siria e i legami Damasco-Mosca con alti funzionari russi.

[Trad dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Putin ha confermato il sostegno della Russia alla Siria e ad Assad

da al manar

Il presidente russo Vladimir Putin ha confermato ancora una volta la propria disponibilità a sostenere la Siria e il presidente siriano Bashar al Assad per cooperare in materia di riforme politiche nel paese.

Putin ha messo in guardia contro il ripetersi dello scenario che si è verificato in Iraq e Libia anche in Siria. Il presidente russo lo ha ribadito, ieri, in un discorso in occasione del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo.

«Siamo pronti a lavorare con il presidente Bashar al Assad per spianare la strada per le riforme politiche e al fine di dare a tutti gli abitanti della Siria gli strumenti di potere e porre fine al confronto militare. Ma questo non può essere raggiunto attraverso alcuna interferenza esterna».

«Siamo preoccupati circa la possibilità che la Siria prendere lo stesso percorso dell’Iraq e della Libia», ha affermato, aggiungendo: «Non vogliamo che la Siria finisca in questa situazione. Pertanto, sosteniamo il presidente Assad e il suo governo».

Putin ha sottolineato che il popolo siriano è l’unico che può decidere il suo destino. «Abbiamo incoraggiato il presidente Assad a cooperare in modo costruttivo con l’opposizione siriana in favore di riforme politiche».

Infine, Putin ha anche ricordato che l’ONU ha recentemente discusso la possibilità di cooperazione con il presidente Assad per combattere l’Isis e altri gruppi terroristici nella regione.

[trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

L’alleanza cino-russa nel presente e nel futuro

accordo-cina-russia-gasdi Manuel Yepe – marx21.it

Poco dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, i popoli hanno iniziato ad avvertire – nonostante l’implacabile campagna di discredito che Washington dispiegava allora contro Mosca, convinta di avere l’esclusiva del segreto della bomba atomica – che l’Unione Sovietica era il concorrente capace di frenare le ambizioni di dominio globale degli Stati Uniti.

Di quel mondo bipolare contrassegnato da due sistemi differenziati da ideologie contrapposte – uno che rispondeva agli interessi di chi possedeva la maggior parte delle ricchezze materiali frutto dello sfruttamento della grande maggioranza degli abitanti del pianeta; l’altro espressione delle aspirazioni di giustizia di queste masse sfruttate impegnate nella lotta per rendersi indipendenti dal giogo coloniale ed emanciparsi dallo sfruttamento imperialista – derivano le principali contraddizioni del mondo contemporaneo.

L’Unione Sovietica, l’unica grande potenza dove prevaleva la seconda ideologia, scontava però un enorme ritardo economico, militare e tecnologico rispetto agli altri paesi e aveva dovuto certamente pagare il prezzo maggiore per sconfiggere la Germania fascista.
Noi sostenitori del socialismo e della pace in tutto il mondo sognavamo allora che l’avvicinamento della Russia e della Cina avrebbe rappresentato la risposta appropriata per avanzare sulla via tracciata dalla sconfitta del nazismo verso un futuro di collaborazione tra le nazioni.

La tenacia con cui la Cina aveva affrontato l’esercito giapponese dal 1931 con l’invasione della Manciuria fino al 1945, fece si che l’Unione Sovietica non dovesse lottare su due fronti contro il fascismo. L’invasione giapponese provocò la morte di 35 milioni di cinesi e causò alla Cina distruzioni con danni economici calcolati in 600 mila milioni di dollari.

La celebrazione a Mosca lo scorso 9 maggio del 70° anniversario della Vittoria dell’Esercito Sovietico sulla Germania nazista e la comparsa di nuove alleanze internazionali che si sono manifestate, o perlomeno prospettate, in occasione della grandiosa commemorazione promettono cambi epocali nella struttura politica del mondo in questo XXI secolo.

Di fatto, è stata il segno della fine di un’era dominata da un’unica superpotenza mondiale, gli Stati Uniti, la cui incapacità all’assolvimento della responsabilità assunta al termine della Guerra Fredda, è stata ampiamente dimostrata e ha condotto alla prospettiva di una configurazione globale multipolare come necessità imperativa.

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Rogozin: «Sosteniamo la politica indipendente del Venezuela»

da Russia Today

Russia e Venezuela opporranno una tenace resistenza all’intenzione di alcuni paesi di utilizzare la forza per mostrare la loro superiorità

«Sosteniamo la linea politica indipendente del Venezuela e respingiamo l’uso della forza nelle controversie internazionali», ha dichiarato il primo viceministro russo Dimitri Rogozin in occasione di una riunione della Commissione bilaterale intergovernativa.

«Insieme difendiamo i principi del multipolarismo e il rispetto per la sovranità dei paesi», ha aggiunto l’esponente politico russo secondo quanto riportato dall’agenzia Tass.

Rogozin ha poi assicurato che i due paesi «impediranno qualsiasi tentativo da parte di alcuni paesidi imporre la propria volontà su altri paesi sovrani in violazione delle norme di integrità territoriale e sovranità».

Infine, ha ringraziato la parte venezuelana per la comprensione e il sostegno della posizione russa sugli eventi in Ucraina.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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