Leopoldo López condannato a 13 anni e 9 mesi: giustizia è fatta

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di Alessandro Pagani

“Fai attenzione ai mezzi di comunicazione, perché se non sarai prevenuto, costoro ti faranno amare l’oppressore e odiare l’oppresso”, ebbe a scrivere Malcom X, il grande attivista nero assassinato il 21 febbraio 1965 all’interno del terrorismo di Stato statunitense contro la comunità afroamericana negli USA. Orbene, quando leggiamo articoli come quello di Massimo Cavallini sul “Fatto Quotidiano” dell11 settembre 2015 in merito alla condanna di 13 anni e 9 mesi al fascista e golpista reo confesso Leopoldo Lopez, non possiamo fare a meno di constatare come la suddetta frase di Malcom X si addica proprio a questo genere di giornalisti salariati, che cercano di far “amare l’oppressore e odiare l’oppresso”. Costui infatti accusa di “processo farsa” e di “condanna farsa” il potere giudiziario di un paese sovrano riconosciuto dalle Nazioni Unite. Egli, parla di un paese all’orlo del baratro, quando, invece, sappiamo che il Venezuela è stato premiato dalla FAO per aver debellato completamente il problema della fame in Venezuela; senza poi menzionare tutte le missioni e progetti sociali che hanno ridato speranza ad una popolazione – quella venezuelana – che nella sua maggioranza, fino a prima del trionfo rivoluzionario di Chávez nel 1999, si trovava relegata ai margini della società.

Il giornalista, inoltre, si lascia andare a giudizi di valore fuori luogo e fuori da ogni realtà quando afferma che: “il governo bolivariano – oggi guidato da Nicolás Maduro, figlio ed apostolo di Hugo Chávez- s’è rivelato del tutto incapace, non solo di governare un Paese trascinato sull’orlo dello sfascio economico, politico e morale, ma anche di allestire un’appena decente (decente nel senso di non totalmente grottesca) parodia di giustizia”. Ora, tali affermazioni sono false. Maduro – come sappiamo – si sta dimostrando un ottimo successore di Chávez, se pensiamo alla politica interna e internazionale che sta portando avanti assieme alla collaborazione del popolo venezuelano e mediante accordi che stanno rafforzando il progetto bolivariano e martiano di una Patria Grande in “Nuestra América”.

Da quando Maduro è al governo, non è di certo mancato l’ampliarsi della guerra di “Quarta Generazione” contro il processo rivoluzionario. Questo lo si evince se pensiamo alle campagne mediatiche in corso contro il governo di Maduro; se pensiamo alla guerra economica, alla guerra psicologica e culturale; al paramilitarismo e alle “guarimbas”, che hanno portato il paese andino-amazzonico al limite di una guerra a “bassa intensità”, e che se non si è conclusa in un colpo di stato o in una guerra civile, è dovuto alla grande capacità politica e umana del primo presidente operaio di “Nuestra América”, il Compagno Nicolás Maduro. Un Nicolás Maduro, che ha saputo raccogliere e rafforzare la bandiera dell’unità civico-militare ereditata dal Comandante Eterno Hugo Chávez.

Le accuse di “processo farsa” e di “condanna farsa” palesano il ridicolo, se non fosse che tali considerazioni vanno inserite all’interno di una campagna di odio orchestrata dalle agenzie dell’impero con sede a Washington. Non è un caso, infatti, che l’articolo di Cavallini è un vero e proprio “copia e incolla” di altri articoli “spazzatura” della stampa allineata agli interessi di stato statunitensi (BBC, el Pais, El Mundo, etc) e che cercano di “far amare l’oppressore”: l’imperialismo yankee e i suoi accoliti, e “odiare l’oppresso”: i popoli e i governi che oggi stanno dimostrando all’opinione pubblica internazionale che uscire dalla crisi del capitale è possibile solo nella costruzione del socialismo del XXI secolo; attraverso la realizzazione di quello che i popoli e i governi membri dell’ALBA-TCP definiscono – a ragione – come “Nuestros Socialismos” (al piurale, perché basato sulle proprie condizioni oggettive e soggettive presenti nelle diverse nazioni).

Ma chi è Leopoldo Lopez? Questo fascista e golpista reo confesso, che suddetto giornalista italiano lo disegna come un “paladino della libertà”, un “oppresso”, un “combattente per la libertà”?

Lopez, di cittadinanza venezuelana, è il capo dell’organizzazione di estrema destra “Voluntad Popular”, gruppo che non ha mai nascosto le proprie simpatie per altri gruppi di estrema destra che nel passato non troppo remoto, durante gli anni delle dittature militari fasciste e dell’Operazione Condor in America Latina, si sono macchiati dei peggiori crimini contro l’umanità; da quando è finita la seconda guerra mondiale. Per fare un confronto con l’Italia potremmo dire che Voluntad Popular rappresenta la stessa forza politica che allora ha rappresentato l’MSI in Italia.

Le attività di Leopoldo Lopez hanno inizio negli anni Novanta del secolo passato quando costui intraprende un percorso di studi nel Kennedy School of Government dell’Università di Harvard, un Centro di alti studi strategici e militari finanziato e diretto dalla Agenzia Centrale di Intelligence statunitense(CIA). Fu allora che Lopez conobbe il generale David Petraeus, che successivamente si è scoperto essere un agente della CIA.

Nel 2002, in seguito all’addestramento ricevuto da quella accozzaglia di spie e assassini che sono la CIA, lo vediamo dirigere le proteste che provocarono decine di morti innocenti, propiziando il colpo di stato contro il governo rivoluzionario e bolivariano di Hugo Chávez. Sempre i quei giorni, si fece conoscere per l’assedio contro l’Ambasciata della Repubblica di Cuba a Caracas.

Nonostante un’amnistia ricevuta nel 2007, Lopez rimarrà al centro dell’attenzione, per l’ingente e cospicuo furto di fondi da PDVSA, attraverso “Primero Justicia”, il Partito di cui è stato il dirigente principale.

Leopoldo Lopez non ha mai nascosto il suo interesse a diventare presidente della Repubblica, qualcosa che non è un reato in Venezuela, non fosse altro che, per ottenere tale obiettivo e di fronte all’incapacità di fare breccia nella maggioranza della popolazione venezuelana, decideva di costituire un “patto criminale” con l’estrema destra narco-paramilitare colombiana e nella fattispecie con Alvaro Uribe, accusato non poche volte per i suoi stretti legami con le Autodefensas Unidas de Colombia che, al contrario di essere state smantellate durante il suo governo, hanno trovato riparo giuridico dietro alla sua “mano dura” contro il popolo colombiano e il suo “cuore grande” verso i paramilitari.

In un intervista Alvaro Uribe dichiara: “Mi sono riunito con Leopoldo Lopez, un dirigente politico, giovane e ambizioso, con grandi capacità come dirigente politico. Con lui abbiamo delineato la lotta contro il narcotraffico”. Questa intervista risale a quando Uribe era presidente della Colombia.

Ora, bisognerebbe chiedere a Cavallini, che scrive per il “Fatto Quotidiano”, un quotidiano che fa della “lotta contro la corruzione” il suo cavallo di battaglia, perché mai un presidente della Repubblica di una nazione come la Colombia si riuniva con il capo dell’opposizione – di una opposizione per di più golpista e immischiata nel narcotraffico – e non con il governo eletto democraticamente e costituzionalmente presente in Venezuela, per parlare di lotta contro il narcotraffico? Cosa direbbe un qualsivoglia governo italiano, se il presidente di un paese amico si incontrasse con i capi della mafia per parlare di lotta contro il narcotraffico, per esempio?

Risulta evidente che leggendo l’articolo di Cavallini, chi stia muovendo un “giudizio farsa” non è il potere giudiziario venezuelano, ma, semmai, il giornalista italiano, che al posto di provare ad analizzare senza pregiudizi ideologici la complessa situazione oggi in corso in Venezuela, ha preferito dare addito alle fanzine di una certa stampa internazionale allineata alla guerra non convenzionale in corso contro il Venezuela e contro tutti i Paesi membri dell’ALBA-TCP, che evidentemente danno fastidio agli interessi economici degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale, dove l’America Latina è sempre stata considerata dai governi statunitensi come il proprioPatio Trasero (Giardino di casa).

Un altro colpo contro la credibilità del giornalismo italiano.

Gli Stati Uniti non cambiano

2567da itanica.org

«Chi provoca, nella nostra regione? Gli Stati Uniti. Chi danneggia questi vertici? Gli Stati Uniti. Perché non ci sarà un documento finale in questo Vertice?  A causa degli  Stati Uniti», ha detto il pomeriggio di questo sabato il Presidente della Repubblica, Daniel Ortega Saavedra, nel suo intervento dinanzi la seduta plenaria del Vertice delle Americhe, a Panama.

Il Comandante ha iniziato il suo discorso ricordando la risposta del Generale panamense Omar Torrijos  alla domanda di un giornalista che gli chiedeva come pensava di entrare nella storia, alla quale rispose  dicendo che quello che gli interessava era entrare nel Canale interoceanico insieme al suo popolo, il quale aveva sacrificato molte vite per ottenerlo. Poi, ha ricordato come alla fine si era imposto il dialogo e si era riusciti ad intavolare negoziazioni tra Torrijos e l’allora Presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter. 

Sottolineando l’importanza del dialogo, il presidente del Nicaragua ha segnalato che ai Vertici delle Americhe ci sono stati due grandi assenti: Cuba e Porto Rico e che però si è già  ottenuto che Cuba partecipi. Tuttavia, ha citato la canzone di Pablo Milanés: «Cuba e Porto Rico sono le due ali di un passero», dato che «Porto Rico è Latinoamericano e Caraibico».
 Ortega ha commentato il breve incontro che ha avuto luogo alla vigilia tra il leader indipendentista di Porto Rico Rubén Berrios, incluso nella delegazione nicaraguense al Vertice, con il Presidente Obama, e ha accolto favorevolmente le parole del Presidente statunitense circa la sua apertura al dialogo con Porto Rico, dato che si tratta di un popolo i cui diritti sono limitati.

Allo stesso tempo il rappresentante nicaraguense ha approfittato, visto che si era parlato molto di diritti umani nelle riunioni di vertice, per richiedere la liberazione di Oscar Lopez Rivera, che da 34 anni è detenuto negli Stati Uniti a causa della sua lotta per l’indipendenza di Porto Rico.

Il Comandante Daniel Ortega ha detto di come gli Stati Uniti si considerassero esempi di democrazia, di cui desideravano dare lezione imponendo loro dittature; e ha ricordato l’esempio di William Walker, l’intellettuale e giornalista che nel 1856 invase il Nicaragua e decretò la schiavitù. Ha altresì assicurato che l’antimperialismo in Nicaragua non è nato dal conflitto Est-Ovest.

Il comunicato degli Stati Uniti contro il Venezuela, ha detto, ci ricorda il ‘Comunicato Knox’, un ultimatum che gli Stati Uniti diedero al Presidente José Santos Zelaya  nel 1907 obbligandolo all’esilio a Parigi e che provocò una sanguinosa guerra civile. Cinque anni più tardi, «nel 1912 arrivarono le truppe yankee nel paese, e ancora non aveva trionfato la Rivoluzione di Ottobre» in Russia, ha ricordato. «Non è un problema ideologico», ha sottolineato.

Il problema, ha assicurato Ortega, è che «gli yankee non cambiano». Da una parte, ha detto, fanno un cenno a Cuba, dall’altro fanno un attacco al Venezuela.

Tuttavia, quello che i paesi latinoamericani hanno con il Venezuela, sono programmi sociali: magari gli Stati Uniti si mettessero a competere col Venezuela in questo ambito, ha aggiunto.
 
Il Comandante Daniel Ortega ha commentato le intenzioni di cambiamento espresse dal Presidente statunitense constatando che la politica degli Stati Uniti non è quella di un Presidente, bensì quella di un Impero. Ha sottolineato come la ragione per cui gli Stati Uniti si sono sviluppati maggiormente dei popoli al di sotto del Rio Bravo non dipende dal fatto che siano più intelligenti, bensì dal fatto che la potenza del nord deriva dal trasferimento dell’ avanzato Impero Britannico in America del Nord, cosa che ha dato agli Stati Uniti una natura imperialista. 

In questo senso i tempi non sembrano essere cambiati, ha aggiunto; e anche se Obama sembra essere una persona di buona volontà, l’Impero gli pone limiti di azione, e se la macchina degli interessi imperialisti capisce che esce dalla linea, «allora lo assassinano. In questo momento a Obama staranno piovendo addosso insulti negli Stati Uniti perché si riunisce con Cuba», ha commentato.

Il Comandante Ortega ha qualificato l’ordine esecutivo di Obama contro il Venezuela come «un attacco contro la Nostra America», e ha aggiunto che come Latinoamericani hanno il diritto di pensare che il modo di agire degli Stati Uniti, che da una parte intavolano un dialogo con Cuba e allo stesso tempo alzano il livello delle minacce contro il Venezuela, obbedisca ad un piano.

Si è riferito alle ultime spiegazioni fornite dal governo degli Stati Uniti, cioè che dovevano mettere nell’ordine esecutivo che il Venezuela rappresenta una minaccia per loro a puro titolo di  formalità, solo per impedire l’entrata nel loro territorio di alcuni funzionari. “Se si tratta di negare visti, perché c’è bisogno di un decreto?”, si è chiesto. «Se a noi negano visti tutti i giorni!», ha affermato, aggiungendo come sia inaccettabile che per negare visti debbano andar dicendo che gli altri paesi rappresentino una minaccia.
 
Il Presidente ha continuato la sua riflessione dicendo che, invece di partecipare al presente Vertice per parlare di temi quali equità, prosperità ed educazione, ha dovuto partecipare per parlare dell’inammissibile Decreto degli Stati Uniti contro il Venezuela.

Ha aggiunto che non dobbiamo farci illusioni sul fatto che gli Stati Uniti faranno marcia indietro sul Decreto contro il Venezuela in un futuro prossimo, se consideriamo che sono  voluti  loro 50 anni per iniziare a riconoscere il fallimento del blocco a Cuba – e a proposito di questo ultimo, ha pregato Dio affinché Obama ottenga l’approvazione del Congresso al suo annullamento prima della fine del suo mandato presidenziale.

Il Comandante ha poi continuato col tema dei progetti sul gas nella regione, tema che provoca grande preoccupazione al governo del Nicaragua perché tali progetti vanno a collidere con gli obiettivi ambientali, in quanto si tratta di risorse non-rinnovabili e inquinanti. 

Il Presidente ha ricordato che il suo paese è andato aumentando la produzione di energia elettrica a partire da risorse rinnovabili, arrivando a più del 60% di produzione di energia da fonti pulite. Il problema è che, con la caduta del prezzo del petrolio, questo tipo di progetti non sono più redditizi. “Come si può equilibrare questa situazione, se si costruiscono gasdotti che dal Nord America portano alla regione prodotti più convenienti?”. 

Il Comandante ha suggerito che sarebbe necessario sovvenzionare la produzione di energia da fonti rinnovabili affinché, almeno in Centroamerica, la introduzione del gas venga razionalizzata.

Chi provoca, nella nostra regione? Gli Stati Uniti. Chi danneggia questi vertici? Gli Stati Uniti. Perché non uscirà un documento finale da questo Vertice? A causa degli Stati Uniti, perché c’era consenso su quasi tutto,  fuorché sul tema del Decreto contro il Venezuela, ha detto il Presidente. 

Ortega ha terminato il suo intervento appoggiando il processo di pace in Colombia, il diritto dell’Argentina alle Isole Malvinas ed esprimendo il suo sostegno alla domanda di restituzione a Cuba della base militare di Guantanamo. 
 
Discorso del Presidente Comandante Daniel Ortega al VII Vertice delle Americhe, 11 Aprile 2015.
Grazie, stimata Vicepresidente di Panama, Isabel Saint Malo.

Ieri, quando conversavamo durante la riunione del SICA (Sistema di Integrazione Centro Americana, ndt ) con il Presidente Obama, dicevo prima al Presidente Juan Carlos Varela che ho ricordato una frase del Generale Omar Torrijos detta in una delle tante interviste che gli hanno fatto. 

Chiesero al Genarale Torrijos: “E lei come pensa di entrare nella storia?” Lui rispose: “Io quello che desidero è entrare nel Canale”. E lì è il Canale, nelle mani del Popolo  Panamense. Dopo che è stato versato molto sangue. Dopo che furono assassinati molti studenti, giovani panamensi che lottavano per quel Canale.

Alla fine si è imposto il dialogo. In questo dialogo, furono il Generale Torrijos e il Presidente Jimmy Carter coloro che alla fine trovarono il modo di far arrivare il Canale nelle mani del Popolo Panamense. Il dialogo!

Dicevo al Presidente Obama quanto ci faccia felice che oggi ci sia Cuba in questo Vertice delle Americhe. E gli ricordavo che durante il Vertice tenutosi a Trinidad e Tobago gli manifestai che in quella occasione c’erano due grandi assenti: Cuba e Porto Rico. 

Bene, già c’è Cuba. Manca Porto Rico. Porto Rico è latinoamericano, caraibico! “Sono le due ali di uno stesso passero” disse un poeta, o una poetessa portoricana, “Cuba e Porto Rico”. Due ali di uno stesso passero.

E Porto Rico, me lo ricorda qui il nostro fratello Ruben Berrios Martinez che ci accompagna, Presidente del Partito Indipendentista di Porto Rico; ci ricordava che a partire dall’anno 1898, Porto Rico ha uno status coloniale. E’ per questo che all’interno della CELAC (Comunità degli Stati Latino Americani e dei Caraibi, ndt) abbiamo raccolto questa rivendicazione. E’ per questo che anche alle Nazioni Unite  è stato sollevato il tema di Porto Rico nel Comitato di Decolonizzazione.

E io lo dicevo al Presidente Obama: “Presidente, se le Hawaii avessero mantenuto lo status di Porto Rico, lei non sarebbe il Presidente degli Stati Uniti….” E’ così semplice; perché il Popolo di Porto Rico non ha diritto! Benché dicano che è uno Stato libero e associato negli Stati Uniti, non hanno la libertà di aspirare a diventare presidente degli Stati Uniti, per esempio. Perché è uno Status Coloniale.

E per questo quando ci sono le votazioni… Perché mi diceva il Presidente Obama: “Però quando ci sono le votazioni..” Si, quando ci sono elezioni, è vero che c’è una parte della popolazione che vota favorevolmente a che Porto Rico diventi una volta per tutte  Stato degli Stati Uniti, e un’altra parte della popolazione che rivendica il diritto legittimo di Porto Rico ad essere indipendente, e a far parte di questa famiglia a cui realmente appartiene. 

La verità è che lui mi diceva di essere aperto al dialogo con Porto Rico, e che bello che il Presidente Obama sia aperto al dialogo con Porto Rico! E ieri sera lui era lì, si è incontrato alla cena con Ruben e si sono dati la mano. E Ruben gli ha illustrato  il tema  di Porto Rico, e il Presidente Obama gli ha detto che è disposto a parlare. Bene, è bene che parli con i lottatori per l’indipendenza di Porto Rico.

Perché le Autorità di Porto Rico sono subordinate agli Stati Uniti. Non rappresentano la volontà del Popolo di Porto Rico. Perché in fin dei conti, quello che è il tema dell’autodeterminazione, dell’indipendenza di Porto Rico, lo hanno lasciato in disparte, e si tratta di un Popolo con diritti limitati,  una nazione con diritto limitato.

E venendo a questo Vertice, ci troviamo con denunce, detenuti di qua, detenuti di là, e non ci possiamo dimenticare che c’è 
un prigioniero politico, un patriota portoricano… Oscar Lopez Rivera, che è in prigione da ormai 34 anni. Il suo delitto? Lottare per l’indipendenza di Porto Rico! 34 anni!

E noi vogliamo, da questa tribuna, appellarci una volta ancora agli Stati Uniti, affinché liberino Oscar Lopez Rivera!  Che non è altro che un dovere che hanno verso il Popolo di Porto Rico, che tengono sottomesso, soggiogato. Ed è una battaglia che si continua a portare avanti.

Ascoltavamo con attenzione ieri, durante il SICA, le parole del Presidente Obama, e io direi oggi che egli è stato molto più aperto rispetto a quelli che sono i temi che hanno provocato, e provocano ancora, conflitti nelle relazioni tra gli Stati Uniti e la Nostra America Latina e Caraibica.

Ha parlato della storia; egli stesso ci ha ricordato, e io ricordo le notizie di quei giorni in cui ha celebrato la lotta per i diritti civili guidata da Martin Luther King, e  si è recato nel posto in cui furono assassinati combattenti a favore dei diritti civili. 
Furono assassinati dal razzismo di una società che già allora si vantava di essere la portabandiera della “Democrazia” nel mondo, e nel pianeta; che voleva dare lezioni di democrazia ai popoli, imponendoci dittature e tiranni. 

Per cui, a causa della sua politica espansionista, al Nicaragua toccò un Presidente yankee, che la prima cosa che fece fu di instaurare la schiavitù. Il Nicaragua già indipendente dalla Spagna… anno 1821, indipendente dalla Spagna.

1854-56: le imprese navali nordamericane in lotta per il controllo di una via di transito dalla costa est alla costa ovest degli Sati Uniti attraverso il Nicaragua, portarono allora espansionisti nordamericani del sud degli Stati Uniti, che anteriormente avevano tentato di appropriarsi di Sonora per annettere anch’esso al sud degli Stati Uniti.

Arrivarono in Nicaragua e con la forza delle armi, bene, Presidente degli Stati Uniti: il Signor William Walker. Era un giornalista, un intellettuale, un fascista, un razzista; avvocato, giornalista, intellettuale, bene, primo decreto: la schiavitù in Nicaragua.

Alla fine fu abbattuto; bene, perché tutto il Centroamerica vide che l’espansionismo yankee interessava tutta la regione, e si fece la Unione dei Centroamericani che affrontò con le armi il filibustiere che incendio le città del Nicaragua. 

E come si può dimenticare la storia? Perché l’anti-espansionismo, l’anti-imperialismo in Nicaragua non nascono col conflitto Est-Ovest. Niente ha a che vedere col conflitto Est-Ovest! Se l’Unione Sovietica non esisteva ancora!  Non aveva ancora trionfato la Rivoluzione di Ottobre, e già gli yankees stavano intervenendo in Nicaragua.
 
E poi, come ci preoccupiamo quando arriva questo comunicato contro il Venezuela. A noi  ricorda immediatamente il Comunicato Knox… il Segretario di Stato degli Stati Uniti che in nome del Governo degli Stati Uniti diede un ultimatum al Presidente del Nicaragua  José Santos Zelaya nell’anno 1907. Un ultimatum, e il Presidente Zelaya dovette andarsene in Francia, fuggire, e iniziò da là una guerra di patrioti nicaraguensi contro l’intervento yankee. E arrivarono poi nel 1912 le truppe yankees nel nostro paese… 1912, non aveva ancora trionfato la Rivoluzione di Ottobre.
 
Non è un problema ideologico, compagn@. Almeno, quello del Nicaragua non è un problema ideologico.  Non ha niente a che vedere col pensiero di Marx, Engels, né di Lenin. Il Nicaragua non aggredì gli Stati Uniti, è l’espansionismo yankee quello che arrivò nelle nostre terre quando ancora questi non trionfavano. In seguito gli altri interventi, e Sandino in lotta.
E’ per questo che quando noi sentiamo di questo comunicato che dice che il Venezuela rappresenta una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti… beh, dietro un comunicato come questo subito accorre la storia. Ritorna la storia. E che diciamo? Gli yankees non cambiano. Questo è ciò che diciamo. 
 
Gli yankees non cambiano! Da un lato, un gesto verso Cuba, dall’altro, un attacco al Venezuela. E’ un gesto verso Cuba, è un gesto verso l’America Latina, indubbiamente. E’ un gesto verso il   mondo che ha lottato affinché si rimuova l’embargo, il blocco. 
 
Il gesto verso il Venezuela è un attacco contro i nostri Popoli, contro l’Unità Latinoamericana e Caraibica. Quello che abbiamo dal Venezuela nella nostra regione, sono programmi di solidarietà. La complementarietà, il commercio giusto. Questo è quello che abbiamo nella regione col Venezuela. In Petrocaribe, nell’ALBA (Allenza Bolivariana per i Popoli di Nostra America, ndt) non c’è nessun progetto di tipo militare col Venezuela. Sono tutti programmi di ordine sociale. 
 
Beh, magari gli Stati Uniti si mettessero a competere col Venezuela in questo campo, così, alla stessa maniera. Sarebbe magnifico se gli Stati Uniti si mettessero a contribuire come lo fa il Popolo Bolivariano, senza condizioni. Grazie a questa iniziativa, al cuore immenso del Comandante Hugo Chavez, che con Fidel furono i creatori di questo progetto.  E ora Nicolas che gli sta dando continuità.
 
E non ripeterò quanto stavo loro dicendo nel pomeriggio, che la politica nordamericana non è la politica di un Presidente. E’ la politica di un Impero. Gli Stati Uniti sono un Impero… chiaro che sono un Impero!
 
E perché sono un Impero? Perché si sono sviluppati più di noi Latinoamericani? Non è per il loro ingegno, non per le loro grandi capacità, non perché siano più intelligenti dei Latinoamericani e dei Caraibici… no! Semplicemente perché si è trattato del trasferimento dell’Impero Britannico nelle terre nordamericane che appartenevano ai popoli originari, i quali furono sterminati.
 
E l’Impero Britannico  era il paese più sviluppato dell’epoca; logicamente, essendosi fatto il padrone di quelle terre e di quei territori, vi trasferì tutta la sua conoscenza, tutta la tecnologia, tutta la scienza; la Rivoluzione industriale, dove avvenne il gran salto se non in Inghilterra? Questo spiega perché gli Stati Uniti abbiano una natura imperialista! Si tratta dell’Impero Britannico trasferitosi nel territorio nordamericano; espandendosi e subito entrando in contraddizione. Logicamente entrarono in contraddizione già dal momento che si installarono.
 
Il braccio dell’Impero Britannico si installa negli Stati Uniti e da subito sorgono le contraddizioni; contraddizioni economiche, contraddizioni commerciali, per le imposte… E arrivano le guerre. Ossia, non è altro che il processo, il processo di sviluppo che stava raggiungendo l’Europa, che si trasferì negli Stati Uniti, in quella che noi oggi chiamiamo tecnologia di punta. Si trasferì là, negli Stati Uniti.
 
Qui, nelle nostre terre, vennero le nazioni che avevano la tecnologia, e che ancora continuano ad essere le nazioni con la tecnologia e con lo sviluppo economico più basso d’Europa, che sono la Spagna e il Portogallo. E venne anche l’Inghilterra, che si appropriò della metà del territorio del Nicaragua, e se la disputò con la Spagna.
 
E in seguito l’Inghilterra si appropriò anche delle Malvinas; e lì sta ancora, nelle Malvinas, l’Inghilterra, l’Impero Britannico! Lo stesso Impero il cui braccio fece un salto fino al territorio nordamericano, la cui scienza, la cui tecnologia, la cui cultura si spostarono nel territorio nordamericano, e che spiega quel fenomeno. 
 
Invece qui, in queste terre, nacque una nuova cultura.  Quella era la vecchia cultura europea trasferitasi al Nord della Nostra America. Qui era la cultura meno sviluppata d’Europa… Spagna, Portogallo, gli imperi meno sviluppati trasferiti nel nostro territorio;  e, sterminando in molti casi la nostra popolazione indigena, e in altri casi mescolandosi, alla fine hanno dato realmente luogo ad una nuova civilizzazione. Siamo una cultura molto giovane, e questo spiega come quelli là, con il loro grande sviluppo, pensarono immediatamente di diventare padroni di tutta la Nostra America.
 
E parrebbe che i tempi non sono cambiati, perché, che bravo il Presidente Obama! Dico io, è una persona di buona volontà; ascoltando il suo discorso, è una persona di buona volontà. Però, in che condizioni governa? Fino a che punto egli può prendere decisioni negli Stati Uniti? Dove stanno i limiti che gli impone il sistema?
 
Là c’è un sistema, c’è un meccanismo che mette i presidenti affinché servano a tale meccanismo economico, finanziario e militare. E se il meccanismo sente che il presidente devia, lo assassinano, lo ammazzano, come fecero con Kennedy. Non si è mai saputo che ha assassinato Kennedy.
 
Io sono sicuro che al Presidente Obama staranno piovendo addosso maledizioni ed insulti là negli Stati Uniti, per essersi riunito qui con Cuba. Gli staranno piovendo addosso maledizioni, e lo chiameranno “comunista”, perché questo gli hanno detto in altre occasioni. Gli grideranno “comunista!”. Gli diranno perfino che è islamista, e tireranno fuori tutto il razzismo che ancora possiedono, le forze più oscure negli Stati Uniti. Ma lui ha avuto il coraggio di fare questo passo con Cuba.
 
Dall’altro lato, però, l’attacco contro il Venezuela, che è un attacco contro la Nostra America, contro la CELAC, contro tutti noi, e abbiamo il diritto di pensare che si tratti di un piano… bene, cercheremo insieme a Cuba di trovare una via distensiva. L’America Latina, è chiaro che ha aperto relazioni con Cuba, nessuno pone blocchi a Cuba; il mondo chiede che cessi il blocco contro Cuba.
 
Cuba non si è arresa, ha resistito; però adesso si va contro il Venezuela! Perché il Venezuela non è un paese democratico; con 20 elezioni, non è un paese democratico! Perché adesso il Venezuela è il diavolo, è il male, perché sta portando un esempio di solidarietà ai popoli di Nostra America! E allora, un colpo di qua e una mano di là. Parrebbe una manovra, e abbiamo il diritto di pensarlo. 
 
Per cui, è importante, il Governo degli Stati Uniti, il quale ha dichiarato che tale Decreto non stigmatizza realmente, o non vuole dire, perché lo dice? Adesso dice che il Decreto non dice quello che il Decreto dice: che il Venezuela rappresenta una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti. Questo dice il Decreto.
 
Però adesso abbiamo un’altra interpretazione: il Decreto non vuole dire ciò. Se si tratta semplicemente di negare visti e proibire conti negli Stati Uniti a qualsiasi cittadino di Nostra America e del Caribe, lo fanno già tutti i giorni senza necessità di un decreto. Saremmo pieni di decreti, allora, perché in tutti i nostri paesi negano visti. In tutti questi paesi negano visti.
Quando capita a noi di viaggiare negli Stati Uniti, dobbiamo affrontare procedure speciali per ottenere il visto, e ce lo danno pure limitato, il visto. Là abbiamo innumerevoli autorità, e in altri paesi latinoamericani che sono senza visto, non possono andare negli Stati Uniti.
 
Sta bene, è un loro diritto, così come noi abbiamo il diritto di dire che i senatori nordamericani, che i funzionari nordamericani non devono entrare nel nostro paese… è nostro diritto!
 
E’ un loro diritto, sta bene; noi non stiamo chiedendo loro di darci visti. Quello che è inaccettabile è che, per revocare visti, utilizzino il concetto che il paese ai cui cittadini stanno negando i visti sia una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti.
Lì sta il pericolo! Lì sta la minaccia per la sicurezza del Venezuela e per la stabilità di tutta la regione. Perché noi siamo qui a lottare, notate bene, con questa agenda “Prosperità con Equità, Educazione”, e all’improvviso ci cade addosso questa bomba.
 
Se è vero che qui dovevamo venire a parlare di questo, di equità, prosperità, educazione e salute. Di questo dovevamo stare qui a parlare; ma la verità è che anche quando si è fatto uno sforzo per affrontare questi temi, l’interesse della comunità internazionale e dei nostri popoli non si è concentrato su questi temi, ma si è concentrato sul fatto che si è aperta una breccia con l’America Latina, dal momento che gli Stati Uniti lanciano un Decreto del genere contro il Venezuela.
 
Ci sono già state dichiarazioni da parte della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici, di cui la posizione è chiara. Cioè, è un Decreto inammissibile, inammissibile! Gli Stati Uniti lo ritireranno? Molto difficile. Difficile, molto difficile che lo ritireranno. Ci sono voluti 50 anni affinché riconoscessero che si debbano avere relazioni normali con Cuba, e si debba riflettere sul fatto di togliere l’embargo. Che si dovrà vedere, si dovrà vedere se tolgono l’embargo.
 
Si dovrà vedere, perché? Perché non lo può decidere il Presidente Obama, già lo ha detto qui, lo abbiamo sentito… Non ci facciamo illusioni! Felici si per il passo che si è fatto, però c’è ancora tanto cammino davanti, e c’è tanta resistenza là negli Stati Uniti, lo sappiamo, contro le misure che persino localmente ha preso il Presidente Obama a favore dei poveri.
 
Gli hanno bloccato i programmi a favore della salute negli stessi Stati Uniti. Lo hanno bloccato sul tema dell’immigrazione, chi? Chi domina il Congresso. E allora, quanto tempo passerà perché si concretizzi la sospensione del blocco? Dio voglia che il Presidente Obama riesca a persuadere il Congresso, affinché il blocco si tolga prima che il Presidente Obama lasci la Presidenza degli Stati Uniti. Dio voglia!
 
E nell’immediato cosa speriamo? Speriamo che gli Stati Uniti siano realmente coerenti con quanto ha oggi manifestato il Presidente Obama, anche quando ha detto che il tema della sicurezza non esiste in relazione al Venezuela. Lo ha detto.
 
Adesso deve dimostrarlo con fatti, con gesti, con atti. Come dicono loro: abbiamo bisogno di gesti. Bene, anche noi abbiamo bisogno di gesti da parte loro. Perché solo loro hanno diritto ad esigere gesti da parte nostra? Noi siamo obbligati ad esigere gesti da parte loro; perché ci preoccupano a tutt@. Creano una situazione di insicurezza in tutta la regione, quando invece dovremmo star affrontando quei temi che menzionavo… i temi riguardanti la crescita dell’economia; il tema
del gas che ieri ha affrontato lo stesso Presidente Obama.
 
Perché si sta parlando del gas, ve lo voglio dire, fratell@ Latinoamerican@ e Caraibic@; si sta parlando allegramente del gas e in Nicaragua siamo preoccupati sul tema del gas. Perché? Perché il tema del gas, così come si sta prefigurando, viene a scontrarsi con quella che è stata la cultura a favore dell’ambiente che si è andata favorendo a livello globale: l’energia rinnovabile. Il gas non è rinnovabile.
 
Per quanto gas possa avere il Canada, per quanto gas possano avere gli Stati Uniti, o altre regioni del mondo, si tratta di risorse limitate, finite; non sono rinnovabili. E in più sono inquinanti… chiaro, non inquinano tanto quanto il carbone, però inquinano. E l’ideale, per poter avanzare in quelle che sono le scommesse dell’agenda ambientale e del riscaldamento globale, è includere le risorse rinnovabili nella  produzione di energia; quindi, come possiamo fare per gestire ciò?
 
In Nicaragua abbiamo aumentato il ricorso a risorse rinnovabili. Ricordo che il Presidente Chavez ci diceva: lavorate sulle risorse rinnovabili, su progetti rinnovabili. Ci consigliava. E noi siamo avanzati in questa direzione; più del 60% dell’energia in Nicaragua si genera da fonti rinnovabili.
 
E in questo momento c’è stata una valanga di investitori disposti a finanziare più progetti rinnovabili. Abbiamo dovuto trattenerli. Perché? Perché le tariffe non ripagano il costo della produzione di energia da fonti rinnovabili; in questo momento con la caduta del costo del petrolio si mettono a rischio i progetti basati sulle fonti rinnovabili. Con la caduta del prezzo del petrolio è più conveniente generare energia con petrolio bunker fuel, come lo chiamano; è molto più conveniente che farlo da fonti rinnovabili. E’ più costoso con queste.
 
E allora, si tratta di situazioni complesse perché tutti vogliamo energia a basso prezzo. Si, desideriamo energia economica. Bene, esiste la possibilità di sviluppare dotti e gasdotti dagli Stati Uniti, dal Canada, dal Messico, verso il Centroamerica, magnifico! Però, come si può equilibrare ciò, e chi investe, o chi sovvenziona l’energia da fonti rinnovabili? Perché in queste condizioni bisognerebbe sovvenzionare l’energia da fonti rinnovabili.  
 
Proprio ora in Nicaragua stiamo sovvenzionando l’energia da fonti rinnovabili. Perché? Perché abbiamo un’offerta di energia da fonti non rinnovabili, e abbiamo un’offerta di energia da fonti rinnovabili che era più conveniente, e cosa reclamano gli impresari, cosa reclamano gli investitori? Vogliamo energia economica, dicono. Lo sapete voi stessi, la prima cosa che chiedono nei vostri paesi è energia a basso prezzo.
 
E che cosa ci dicono? L’energia più cara in Centroamerica è quella in Nicaragua. Però il fatto è che noi ci siamo impegnati con l’energia da fonti rinnovabili, e tale energia è cara. Chiaramente, coi prezzi che aveva il petrolio tempo fa, era più conveniente; però adesso l’energia da fonti rinnovabili è più cara.
 
Questo è un aspetto che noi vogliamo portare nei differenti Forum in cui si trattano questi temi, affinché si possa razionalizzare la introduzione del gas per lo meno in quella che è la regione del Centroamerica, dove siamo molto impegnati in questo senso; ci sono altri paesi come il Costa Rica che hanno energia da fonti rinnovabili quasi al 100%. E si pone pertanto questo dilemma. 
 
Sono temi che dovremmo stare qui ad affrontare, però non ci hanno lasciato più opzione. Perché? Perché in questi Vertici, per quanto riguarda i temi di ordine politico, già ci siamo felicitati con Cuba. Semplicemente, saremmo qui a salutare nuovamente la presenza di Cuba, la decisione degli Stati Uniti, e non ci saremmo infilati nel tema del Venezuela.
 
Chi provoca? Gli Stati Uniti. Chi danneggia questo Vertice? Gli Stati Uniti. Perché non c’è una Dichiarazione del Vertice? Gli Stati Uniti. Perché gli Stati Uniti, logicamente, non vanno a sostenere il 3%. Perché il presidente Varela ha dichiarato che il 97% del Documento ha il consenso in tutti gli aspetti economici e sociali che riguardano i temi che sono in agenda. 
 
Però c’è un 3% che non riscuote il consenso: il tema politico. E qual è il cuore del tema politico? Il Decreto. E quindi, con quel Decreto, non hanno fatto altro che eliminare la possibilità di una Risoluzione che avremmo firmato tutti noi contenti, e qui avremmo marciato tutti molto contenti e fiduciosi, logicamente, volendo avere fiducia nella volontà espressa dal Presidente Obama riguardo la politica nordamericana nei confronti dell’America Latina e del Caribe.
 
Ma, come ho detto all’inizio, il dialogo è la unica cosa che ci rimane in questo ambito. Noi sosteniamo lo sforzo che sta facendo il Presidente Santos là in Colombia a favore della pace. E sosteniamo anche l’Argentina in tutti i suoi sforzi affinché quei territori (le Isole Malvinas, ndt) ritornino ai suoi legittimi proprietari, e affinché il territorio di Guantanamo torna anch’esso al suo legittimo proprietario, che è Cuba.
 
Molte grazie, stimata Vicepresidente Isabel Saint Malo. E i nostri saluti vadano al Presidente e al Popolo di Panama.

(FOTO) Gaza, palestinesi solidali con il Venezuela

da telesur.net

Con una manifestazione, a Gaza, nella Piazza dei Martiri, i palestinesi hanno espresso il loro rifiuto alle azioni unilaterali degli Stati Uniti contro la sovranità della nazione sudamericana. Un gruppo di palestinesi, a Gaza, questa mattina, ha tenuto una manifestazione in solidarietà con il Venezuela, per il nuovo assalto degli Stati Uniti che considerano la nazione sudamericana come una minaccia per il loro paese. L’iniziativa è stata organizzata dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e si è svolta nella piazza dei Martiri di Gaza.

Sventolando le bandiere del Venezuela e mostrando striscioni con le scritte: “Stati Uniti fuori dal Venezuela” e “Venezuela, la Palestina è con te”, gli abitanti di Gaza hanno voluto ribadire la loro solidarietà con il governo e il popolo del Venezuela di fronte a  questa nuova aggressione del governo degli Stati Uniti.

I partecipanti alla manifestazione hanno anche esposto poster del leader rivoluzionario Hugo Chávez e del presidente Nicolás Maduro come simbolo di sostegno per la Rivoluzione Bolivariana.

Ieri, un gruppo di persone appartenenti ai movimenti sociali e alle associazioni di difesa dei diritti umani, in Palestina, hanno organizzato un sit-in davanti all’ambasciata del Venezuela per esprimere sostegno al governo venezuelano contro le continue minacce da parte degli Stati Uniti.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]
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(VIDEO) Unasur solicita derogación de decreto EEUU contra Venezuela

CAGPzHTUMAAU32c.jpg:largepor TeleSur

Los Estados miembros de la Unión de Naciones Suramericanas (Unasur) manifestaron su rechazo al decreto ejecutivo del Gobierno de Estados Unidos aprobado el pasado 9 de marzo porque “constituye una amenaza injerencista a la soberanía y al principio de no intervención en los asuntos internos de otros Estados”, afirmó el canciller de Uruguay, Rodolfo Nin Novoa, quien le dio lectura al texto institucional. En el comunicado, Unasur solicita a los Estados Unidos la derogación del decreto ejecutivo que declara a Venezuela como una “amenaza” a la seguridad de ese país. El organismo considera que el Decreto “constituye una amenaza injerencista a la soberanía y al principio de no intervención en los asuntos internos de otros Estados”.

Asimismo, reafirmaron su compromiso “con la plena vigencia del derecho internacional, la solución pacífica de las controversias y el principio de no intervención”. También reiteraron su llamado a que “los Gobiernos se abstengan de la aplicación de medidas coercitivas unilaterales que contravengan el derecho internacional”

En este sentido, instaron a Estados Unidos a evaluar y poner en práctica “alternativas de diálogo con el Gobierno de Venezuela bajo el principio de soberanía de los pueblos”.

Por otro lado, el canciller uruguayo indicó que seguirán acompañando “el más amplio diálogo político con todas las fuerzas democráticas venezolanas con el pleno respeto al orden constitucional, los derechos humanos y los estados de derecho”. Expresa que la situación interna en Venezuela debe ser resuelta por los mecanismos democráticos previstos en la Constitución venezolana.

También manifestaron su apoyo para las próximas elecciones parlamentarias en el país suramericano “convencidos de la importancia del mantenimiento del orden constitucional así como al democracia y la más plena vigencia de todos los derechos humanos fundamentales de Unasur”.

A continuación, el texto de los dos comunicados:

Comunicado de la Unión de Naciones Suramericanas sobre el Decreto Ejecutivo del Gobierno de los Estados Unidos sobre Venezuela

Los Estados miembros de la Unión de Naciones Suramericanas manifiestan su rechazo al Decreto Ejecutivo del Gobierno de los Estados Unidos de América, aprobado el 9 de marzo de 2015, por cuanto constituye una amenaza injerencista a la soberanía y al principio de no intervención en los asuntos internos de otros Estados.

Los Estados Miembros de UNASUR reafirman su compromiso con la plena vigencia del Derecho Internacional, la Solución Pacífica de Controversias y el principio de No

Intervención, y reiteran su llamado a que los Gobiernos se abstengan de la aplicación de medidas coercitivas unilaterales que contravengan el Derecho Internacional.

UNASUR reitera el llamado al gobierno de los Estados Unidos de América para que evalúe y ponga en práctica alternativas de diálogo con el gobierno de Venezuela, bajo los principios de respeto a la soberanía y autodeterminación de los pueblos. En consecuencia, solicita la derogación del citado Decreto Ejecutivo.

Mitad del Mundo, Quito, 14 de marzo de 2015

Comunicado de la Unión de Naciones Suramericanas sobre la continuación del diálogo político en Venezuela

Los Estados Miembros de UNASUR renovaron el mandato contenido en la Resolución 02-2014 de la Comisión de Cancilleres para seguir acompañando, con el apoyo de

la Secretaria General, el más amplio diálogo político con todas las fuerzas democráticas venezolanas, con el pleno respeto al orden institucional, los derechos humanos y el estado de derecho.

Los Estados Miembros de UNASUR expresan que la situación interna en Venezuela debe ser resuelta por los mecanismos democráticos previstos en la Constitución venezolana. Los Estados Miembros de UNASUR manifiestan su apoyo para la celebración de las próximas elecciones parlamentarias, convencidos de la importancia del mantenimiento del orden constitucional así como de la democracia y la más plena vigencia de todos los derechos humanos, principios fundamentales de UNASUR.

Mitad del Mundo, Quito, 14 de marzo de 2015

En contexto

El lunes pasado, el Gobierno norteamericano sumó una nueva agresión contra la soberanía y la democracia de Venezuela cuando el presidente de Estados Unidos, Barack Obama, firmó una orden ejecutiva que declara a Venezuela como una “amenaza extraordinaria e inusual a la seguridad nacional y política exterior estadounidenses”.

El documento fue rechazado por gran parte de la comunidad latinoamericana, que apoyó a Venezuela en la defensa de su soberanía.
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FPLP esprime solidarietà al Venezuela contro le sanzioni USA

da Almayadeen

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, ha espresso, attraverso un comunicato ufficiale, la sua piena solidarietà al Venezuela, contro le sanzioni degli Stati Uniti che cercano di rovesciare il sistema politico e di governo che combatte le politiche dell’imperialismo e del capitalismo USA e cercano di far tornare il Paese caraibico il suo cortile, come prima che Chavez avviasse la Rivoluzione bolivariana.

A tal proposito, Kayed Al-Ghoul, membro dell’Ufficio Politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, ha chiamato tutti i popoli liberi e progressisti nel mondo, in particolare di quelli dell’America Latina, a condannare le decisioni degli Stati Uniti e a fornire il supporto e la solidarietà con il Venezuela nella sua confronto di resistenza contro queste misure statunitensi che cercano di indebolirlo per il suo ruolo da protagonista nella regione e impedire un ulteriore sostegno ai movimenti ribelli e progressisti nel mondo.

Al-Ghoul ha aggiunto che il Fronte Popolare confida che il Venezuela continuerà, così come nel periodo di Chávez, ad essere una spina nel fianco dell’amministrazione statunitense e del capitalismo mondiale, e resterà il paese che sostiene la lotta del nostro popolo, e di tutti i popoli che cercano la liberazione e la salvezza dell’egemonia imperiale dell’amministrazione statunitense, che continua ad applicare le sue politiche di saccheggio, sfruttamento, sottosviluppo, occupazione, guerra e sottomissione di tutti i popoli il mondo per promuovere i suoi interessi.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

(VIDEO) Caracas: nasce il Comando Popolare contro la guerra economica

jorge-arreazada Telesur

Il vicepresidente venezuelano ha esortato la popolazione a sostenere la Rivoluzione Bolivariana e il governo del presidente Nicolás Maduro nella lotta contro la corruzione, il sovrapprezzo e l’accaparramento dei prodotti

Il vicepresidente del Venezuela, Jorge Arreaza, ha insediato dallo stato di Lara (nel Venezuela nord-occidentale) il Comando Militare Popolare contro la guerra economica.

Nel corso dell’atto a cui hanno preso parte centinaia di leader sociali dello stato venezuelano, Arreaza ha spiegato che uno degli obiettivi fondamentali del Comando è quello di garantire la fornitura di prodotti ed eliminare le code.

«Qui, nello stato di Lara, il Potere Popolare e le istituzioni del Governo Bolivariano si uniscono per combattere la guerra economica, che possiamo vincere solo insieme al popolo» ha affermato il vicepresidente del Venezuela.

Arreaza ha poi ricordato che in Venezuela è in corso «un colpo di stato come nel 2002, noi abbiamo il dovere di garantire al popolo la massima protezione».

In precedenza, il presidente Nicolás Maduro, aveva dichiarato che l’unione civico-militare è il primo passo per vincere la guerra economica e porre fine alle azioni destabilizzanti promosse dalla destra nella nazione sudamericana.

Attraverso il proprio account Twitter @NicolasMaduro il capo dello stato ha sottolineato l’importanza dei Comandi Statali Popolari-Militari nella difesa dei servizi e beni del popolo venezuelano.

 

In un altro tweet, il presidente ha assicurato che lavorando al fianco del popolo le azioni contro la guerra economica avranno sicuramente successo.

 

Al principio dello scorso gennaio Arreaza ha guidato il sequestro di oltre mille tonnellate di alimenti di prima necessità in una zona industriale del municipio di San Francisco, nello stato di Zulia.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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Video sulla presunta scarsità di alimenti in Venezuela

 

Aveledo, el insustituible

por Clodovaldo Hernández

La locura guarimbera sumió a toda la oposición en densa crisis

 A la Mesa de la Unidad Democrática le ha costado tanto encontrar un reemplazo para Ramón Guillermo Aveledo que un apologista podría decir que este gentilhombre socialcristiano es insustituible. Pero, hablando en serio, la causa real hay que buscarla en el profundo daño que la ola de violencia de febrero y marzo le infligió a la coalición opositora.

La locura guarimbera sumió a toda la oposición en una densa crisis en la que, medio año después, sigue entrampada. En estricta lógica, podría pensarse que el fracaso de la vía rápida afectó únicamente a sus promotores directos, es decir, a los líderes de las organizaciones políticas más radicales de la liga antichavista, pero resulta claro que causó perjuicios estructurales a toda la MUD, al punto de que encontrar un nuevo Aveledo ha sido como dar con la fórmula del agua pesada.

Más allá de los dirigentes y sus partidos, hay evidencias de que el frenesí escuálido provocó delicados traumas a la militancia, al opositor silvestre. Las bases de la MUD también quedaron confrontadas. Hubo peleas entre vecinos de toda la vida y hasta entre familiares por loqueteras como “yo prendí más cauchos que tú” o “eres un cobarde porque te negaste a lanzarles miguelitos a las ambulancias”. La politóloga Eva Ritz Marcano, durante un paréntesis en su peregrinación hacia el Valle del Espíritu Santo, comentó que algunos opositores quedaron en conflicto consigo mismos porque durante esos días demenciales se dieron cuenta de que -pese a su condición de sociedad civil- son muy capaces de destruir bienes públicos, de ser insensibles ante el dolor ajeno, de desear la muerte del prójimo e, incluso, de matar, tal como pasó en respetables enclaves de la clase media acomodada. (Por cierto, ¿habrá algún procesado por el motorizado degollado de Sebucán o por el asesinato de un policía nacional en Los Palos Grandes?).

Eva tiene razón, como casi siempre. Las tensiones internas son poderosas y perniciosas. El ala moderada ha acumulado un amargo rencor contra el ala pirómana, a la que acusa de echar por la borda el capital político acumulado pacientemente. Por su lado, el ala pirómana no le perdona al ala moderada su actitud de querer “bañarse y cuidar la ropa” durante los días de la revuelta sifrina. Los moderados ya no pueden confiar en los pirómanos porque quedó muy claro que no querían solo desplazar al presidente Maduro, sino también descabezar a la MUD. Y los pirómanos no pueden confiar en los moderados porque a los pobres presos de Ramo Verde no les han mandado ni siquiera unos golfeados.

Con tal grado de desconfianza mutua no es de extrañar que Aveledo se haya tornado insustituible. Calcule usted el tamaño de la crisis.

Il volto violento della protesta venezuelana

di Fabrizio Verde – lantidiplomatico.it

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Violenza, agguati, devastazione, saccheggi. Dietro la cortina fumogena dell’informazione edulcorata mainstream, si può riuscire a scorgere il vero volto della «protesta» venezuelana. Non formata da  normali studenti e semplici cittadini esasperati da scarsità di prodotti alimentari e repressione, ma bensì da soggetti armati di tutto punto, diretti dal partito di estrema destra Voluntad Popular. Il cui unico obiettivo è quello di ottenere la salida, ossia, l’uscita di scena del legittimo presidente Maduro. Adottando una strategia ormai apertamente golpista.
 
Per comprendere meglio il fenomeno possiamo ricorrere alle parole rilasciate dal ministro degli Interni venezuelano Miguel Rodriguez Torres, a Geraldina Colotti de «Il Manifesto». Secondo le dichiarazioni dell’esponente di governo bolivariano, per far luce sul fenomeno «guarimberos» bisogna prima fare un passo indietro e ricordare quando «ancora c’era il Comandante e furono arrestati 150 paramilitari nella tenuta di Robert Alonso, un cubano-venezuelano che ora è a Miami. È lui l’ideologo della ‘guarimba’, connesso a una rete di fascisti a livello internazionale e locale: da Alvaro Uribe in Colombia a Otto Reis negli Usa, a Leopoldo Lopez o alla grande amica di George Bush, Maria Corina Machado che gira le università a infiammare i nostri ragazzi contro ‘la dittatura cubana in Venezuela’ e poi si camuffa da pacifista». 
 
Il ministro inoltre rivela dell’addestramento ricevuto da chi guida le violenze: «I leader studenteschi di questa protesta violenta sono stati in un campo di addestramento paramilitare che si è tenuto in Messico nel 2010 e che, in codice, era ‘la festa messicana’. C’era gente di Otpor (l’attuale Canvas), gemellata coi nazifascisti locali di Javu, a insegnare le tecniche di Gene Sharp per il «golpe suave». C’erano alcuni attuali sindaci di opposizione. Javu nasce per opera dell’ex governatore dello stato Carabobo, Salas Romer, puro prodotto dell’oligarchia, che ha fatto fortuna come imprenditore all’ombra di Leopoldo Lopez». 
 
La denuncia del ministro Torres trova conferme nell’intervento davanti al Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu di Luisa Ortega Díaz, Procuratrice Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, che ha illustrato i piani golpisti contro il legittimo governo venezuelano. 
 
Di fronte al Consiglio riunito in quel di Ginevra, la procuratrice ha denunciato che gli Stati Uniti finanziano l’acquisto di sostanze esplosive da parte dell’estrema destra venezuelana, attraverso fondi che vengono elargiti allo scopo di difendere i diritti umani. «Costoro hanno chiesto denaro – ha affermato Luisa Ortega Díaz riferendosi alla destra venezuelana, secondo quanto riportato dall’emittente satellitare Telesur – per finanziare le azioni violente che sono state realizzate in Venezuela. Per acquistare C-4 una sostanza altamente esplosiva. Fino a ora è stato sequestrato oltre un chilo di C-4». 
 
Una prova ulteriore che ad animare le violente proteste vi sono persone con una preparazione quantomeno paramilitare, necessaria nel maneggiare un esplosivo al plastico com il C-4. Utilizzato ampiamente dai militari statunitensi durante gli anni della guerra in Vietnam. Circostanza che bene rende l’idea della potenza di questo esplosivo. 
 
I gruppi violenti hanno inoltre provveduto alla creazione di vere e proprie «fabbriche» di armi improprie utilizzate nelle giornate di guerriglia urbana. Nella giornata di ieri, la Guardia Nazionale Bolivariana ha scoperto e sequestrato materiale esplosivo, 841 miguelitos e 273 bottiglie molotov.  
 
L’ingente flusso di denaro, che giunge all’opposizione attraverso l’agenzia Usaid – come confermano svariati cablo resti noti da Wikileaks – viene inoltre impiegato per ingaggiare manovalanza proveniente dalle fila della criminalità organizzata: secondo i risultati di un’inchiesta, ogni mercenario ingaggiato dal partito Voluntad Popular, viene retribuito con la somma di 5000 Bolivar a settimana.

Violenza e terrorismo mediatico: l’ondata reazionaria investe il Venezuela

Immaginedi Fabrizio Verde – Marx 21

Una nuova ondata reazionaria, la più forte dopo il golpe del 2002, si è abbattuta in maniera violenta sul Venezuela. L’obiettivo è palese: costringere il legittimo presidente Maduro a capitolare. Evidentemente i settori reazionari e fascisti della destra venezuelana, con l’appoggio esterno dei loro padrini di Washington, hanno optato ancora una volta per la linea dura e golpista, avendo constatato che il processo rivoluzionario gode di ottima salute oltre che di un saldo sostegno popolare. Le 18 tornate elettorali su 19 vinte dal «chavismo» – senza alcuna ombra come certificato da organismi e osservatori internazionali – sono lì a confermarlo senza tema di smentita.

Lo schema è quello classico, da rivoluzione colorata: sulla base di una protesta studentesca, intrisa di classismo e senza alcuna chiara rivendicazione – circostanza confermata dal giornalista spagnolo Ignacio Ramonet – settori dell’opposizione della Mesa de la Unidad Democratica capeggiati da Leopoldo López , hanno dato vita a Caracas e in alcune regioni del paese ad atti di violenza, devastazione e saccheggio.

Con l’ausilio del lavorio mediatico, incessante, del circuito mainstream volto a far credere che in Venezuela siano in atto poderose proteste di massa, quando invece nella realtà si tratta di una minoranza. Ben addestrata, armata e finanziata.

Bisogna chiarire che le proteste non sono organizzate dal movimento studentesco, ma bensì dal partito fascista Voluntad Popular di Leopoldo López e sono concentrate solo su circa l’8% del territorio venezuelano. Principalmente in quei municipi e stati governati dall’opposizione:

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Lo stato di Miranda governato da Capriles, protagonista attivo insieme a Leopoldo López nel tentato golpe del 2002, dove secondo quanto ha denunciato Maduro, i comportamenti ambigui tenuti dal governatore hanno concesso enorme libertà di violenza agli estremisti.

Táchira stato di frontiera al confine con la Colombia, dove il governo ha dovuto inviare forze speciali per contrastare gli squadroni paramilitari penetrati dalla vicina Colombia. Stato dove si trova il municipio di San Cristóbal, il cui sindaco Daniel Ceballos è ritenuto il “coordinatore” delle azioni violente. «Abbiamo un militante dell’ala destra del gruppo estremista Voluntad Popular – ha rivelato Maduro a Telesur – che è già stato messo sotto inchiesta. Èun uomo di Álvaro Uribe Vélez (ex presidente colombiano), è un uomo coinvolto nel traffico d’armi, di droga e omicidio. Il suo nome è Daniel Ceballos, si tratta di un nazista».

«In Venezuela è in atto un tentativo di colpo di stato – ha spiegato ancora Maduro nell’intervista rilasciata domenica sera all’emittente Telesur – basato sull’azione di piccoli gruppi che hanno l’obiettivo di gettare nell’angoscia il popolo venezuelano».

L’azione di questi gruppi è necessaria per montare artatamente un clima da guerra civile e provare il colpo di mano. Così facendo l’opposizione, con l’apporto fondamentale dei media locali e internazionali, uniti all’utilizzo massiccio dei social network, ha potuto montare una «brutale campagna mediatica» facendo ricorso alle peggiori manipolazioni. L’obiettivo è palese: provocare, la salida, ossia l’uscita di scena di Maduro e se ciò non dovesse accadere, creare il clima necessario a giustificare un eventuale intervento armato esterno. Uno scenario, per intenderci, simile a quello libico, siriano o ucraino. Comprovato dalle palesi ingerenze dell’amministrazione Usa. A tal proposito il presidente ha invitato il popolo venezuelano a continuare la lotta e occupare le piazze del Venezuela nel caso dovesse avere luogo la sua eliminazione fisica per mano dei fascisti.

La «brutale campagna mediatica». Il presidente venezuelano ha efficacemente bollato quella in atto, come la «campagna di terrorismo mediatico più brutale dal 2002 ad oggi». Essa è parte fondamentale della strategia di delegittimazione del governo e di guerra economica che costituisce il cosiddetto «golpe suave» tentato dall’opposizione.

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Paradigmatica in tal senso la vicenda della modella venezuelana morta durante una delle manifestazioni di protesta: grande risalto sui media internazionali alla foto che ritraeva un uomo in moto trasportare il corpo della giovane donna ormai senza vita. Nessun risalto, invece, all’inchiesta che ha acclarato come il proiettile che ha spezzato prematuramente la vita di questa miss provenisse dalle fila dei manifestanti stessi. La donna è stata in realtà uccisa da fuoco amico.

Lo stesso schema è stato ripetuto nel caso delle gravi accuse mosse ad alcuni funzionari della Guardia Nacional Bolivariana (GNB): i funzionari, secondo l’opposizione, avrebbero dapprima torturato un cittadino tratto in arresto e, successivamente praticato violenza con un fucile. La notizia ha avuto ampio eco nei media a livello planetario, che ovviamente hanno fatto a gara nel dipingere il governo bolivariano come un crudele repressore dei propri cittadini, capace delle peggiori nefandezze. La perizia condotta dal medico legale Pedro Fósil – medico forense dell’unità contro la violazione dei diritti fondamentali – ha però accertato che il cittadino non ha subito alcun abuso. Anche in questo caso, l’esito dell’indagine è stato completamente ignorato.

Il Venezuela viene dipinto come un luogo dove il governo esercita un ferreo controllo sui mezzi d’informazione. Un luogo dove, sostanzialmente, è negata ogni minima libertà d’informazione. Risulta quindi particolarmente curioso che questo brutale regime permetta che le Tv di Stato raggiungano solo il 4% del pubblico totale, mentre il restante viene coperto da quei gruppi che rispondono ai nomi di CNN, Univisión, Telemundo, Fox News e NBC – per restare solo nell’ambito delle tv più importanti – che stanno montando la campagna di terrorismo mediatico producendo menzogna su menzogna. Addirittura la CNN da giorni cerca di giustificare in ogni modo, preventivamente, l’eventuale assassinio del presidente Maduro.

Stride inoltre il il totale silenzio, da parte di chi grida al Venezuela censore, sul criminale assedio con cui i fascisti hanno tentato per una settimana di bloccare le attività della Tv di Stato Venezolana de Televisión. Con tentativi d’incendio e aggressioni ripetute ai danni dei giornalisti impossibilitati a svolgere il proprio lavoro.

La «brutale campagna mediatica» posta in essere comprende la narrazione di un Venezuela segnato da un’economia fuori controllo e ormai destinata al disastro. Il dito viene puntato principalmente su inflazione e scarsa disponibilità di cibo e beni di prima necessità. Per quanto concerne l’inflazione, secondo gli ultimi dati disponibili sarebbe al 40%, dunque ben 16 punti percentuali in meno rispetto all’anno passato quando viaggiava al 56%. Dati da valutare tenendo presente che nel periodo precedente l’ascesa al potere di Hugo Chávez, l’inflazione superava anche il 100%.

Mentre la scarsità di cibo oltre che di alcuni beni di prima necessità è riconducibile, sostanzialmente, alla guerra economica che il governo bolivariano sta contrastando con ogni mezzo disponibile, e alla forte espansione dei consumi tra le fasce più povere della popolazione.

Nonostante una siffatta situazione, le conquiste del chavismo anche in questo campo sono innegabili: prima dell’entrata in scena di Chávez nel 1998, un venezuelano consumava in media 2000 calorie al giorno. A febbraio 2014, siamo intorno alle 3000 calorie assimilate quotidianamente. Insomma, chi afferma che il popolo venezuelano è ridotto alla fame, sta mentendo in maniera spudorata.

Leopoldo López e le ingerenze degli Usa. Già protagonista nel golpe cruento del 2002, l’attuale coordinatore del partito fascista Voluntad Popular si presenta come leader di un gruppo che promuove «un conciliante messaggio di pace, benessere e progresso, che s’impegna per la costruzione di un’alternativa per il paese dove i diritti sono per tutti i venezuelani».

In realtà abbiamo constatato con mano che López è una creatura degli Stati Uniti e il suo obiettivo è quello di destabilizzare attraverso la violenza il legittimo governo Maduro. Il suo nome viene citato per ben 77 volte nei vari dispacci diffusi dall’organizzazione Wikileaks. In uno di essi viene definito come «ambizioso e assetato di potere».

L’ex sindaco del municipio di Chacao è legato a doppio filo alla Central Intelligence Agency (CIA), a cui si è legato ai tempi della sua permanenza presso il Kenyon College, nello stato dell’Ohio, dove la CIA ha elementi tra gli insegnanti il cui compito è quello di individuare tra gli studenti, quelli che possono essere utili alla propria causa.

Tornato in patria, dal 2002, ha compiuto diversi viaggi negli Usa, presso la sede dell’International Republican Institute (IRI) del Partito Repubblicano, dove ha sostenuto svariati incontri con funzionari dell’allora governo Bush. Dall’Iri ha ottenuto supporto strategico e finanziario.

Una volta terminato il mandato come sindaco del municipio Chacao, è stato interdetto a causa della malversazione delle risorse pubbliche che erano a sua disposizione.

I finanziamenti nordamericani a quell’eterogenea galassia che forma l’opposizione venezuelana sono davvero ingenti: secondo quanto rivelato dall’avvocato e scrittrice Eva Golinger nel solo anno 2014 dagli Usa sono arrivati ben 5 milioni di dollari destinati ai vari gruppi d’opposizione. Mentre dal 2010 ad oggi la cifra sarebbe superiore ai 100 milioni di dollari. A veicolare il flusso di denaro verso i gruppi d’opposizione è la nota agenzia Usaid, il cui zampino è sempre presente nel mondo quando vi sono in atto tentativi di destabilizzazione di un qualsivoglia governo che non corrisponde alle esigenze del tracotante imperialismo nordamericano. 

L’estetica della sovversione sfodera profumi e aromi speziati

di Geraldina Colotti

«All’erta, all’erta che cammina il tratto di Bolívar per l’America latina…». Sfogliando le opere e il profilo degli artisti venezuelani presenti alla Biennale, si potrebbe sostituire così, giocando con le parole, il famoso slogan che, in originale, recita: «Alerta, alerta che camina la espada de Bolivar para América latina». Il sogno di una nuova indipendenza, basata sull’inclusione e sulla «vita buona» (il buen vivir) produce un immaginario senza lacci e steccati, disegna una nuova cartografia del presente in cui irrompe il futuro.

Nel Venezuela «bolivariano», l’arte è di strada e incontra il desiderio di partecipare. I fondi destinati alla cultura e alle tutele sociali degli artisti registrano anche quest’anno un aumento, e la vivacità del settore salta agli occhi in ogni angolo del paese. Così, collettivi di arte urbana, provenienti da diverse regioni sono al centro della proposta Arte urbano. Una estética de la subversiónche caratterizza il padiglione venezuelano, in cui i giovani artisti realizzeranno le loro opere in situ: attraversamenti multipli di nuovi linguaggi che combinano video documentali, gigantografie, immagini fotografiche, paesaggi sonori e dispositivi tridimensionali come metafore dei graffiti. Un grande museo immaginario della città, in cui i movimenti giovanili mostrano il cuore pulsante del «socialismo del XXI secolo». Una proposta – assicura il curatore del progetto, Juan Calzadilla – al diapason con il tema della Biennale (Il Palazzo enciclopedico), inteso come teatro delle ossessioni e del potere trasformatore dell’immaginazione.

«In questo modo – spiega Calzadilla, artista plastico, critico, storico, poeta e saggista – abbiamo voluto rompere la consuetudine di portare a Venezia solo l’artista venezuelano più affermato nel panorama nazionale». Tra i diversi collettivi di Crew (equipe, equipaggio, gang o bande) presenti a Venezia, Comando creativo, Colectivo cultural Toromayma, Pc, Silenciadores, Simbiosis perfecta, Cms…

Nel padiglione dedicato all’arte figurativa del continente, El Atlas del imperio, organizzato dall’Istituto italo-latinoamericano (Iila), la venezuelana Susana Arwas fotografa a sua volta i graffiti di natura politica, che raccontano la realtà con sarcasmo e ironia. Tra i venti Paesi aderenti all’Iila e presenti alla Biennale, c’è l’Uruguay. Il maestro del pop Martin Sastre – uno degli artisti selezionati dai curatori Alfons Hug e Paz Guevara e accompagnati dalla commissaria Sylvia Irrazabal – propone il video promozionale di un profumo che ha creato: un composto di essenze ed erbacce provenienti dalla campagna del presidente Pepe Mujica. Ex guerrigliero tupamaro che ha trascorso 13 anni nelle carceri sotterranee uruguayane ai tempi della dittatura, Mujica continua a vivere nella sua modesta fattoria fuori città coltivando fiori che poi vende nei mercati locali. E dona il 90% dello stipendio alla costruzione di opere sociali. Con lo stesso spirito, Sastre ha annunciato che con i proventi delle vendite verrà istituito un Fondo nazionale d’arte  contemporanea per il sostegno degli artisti uruguayani.

Si ispira all’Uruguay anche Il sol dell’avvenire, dell’italiano Luca Vitone, che disegna isole utopiche su una serie di biglietti in corso in vari periodi della storia uruguayana, mentre la boliviana Sonia Falcone propone a sua volta un tappeto di spezie nell’operaCampo de color.

Centinaia di vasi di argilla pieni di cacao, peperoncino, cannella, curcuma e altre intense fragranze modulano un quadro in stile color field, ma suscitano sensazioni opposte rispetto alle superfici colorate, lisce e fredde, del minimalismo nordamericano.

Gli ecuadoriani Miguel Alvear e Patricio Andrade, hanno invece girato il film surrealista Blak Mama in cui tre personaggi dediti al riciclaggio della carta nella capitale Quito compiono un viaggio metaforico che ha il potere di trasformare le persone.

E da Cuba, grande vivaio di artisti, arriva Humberto Diaz. Ha scelto di legare idealmente la sua isola con 150 metri di corda annodati a diversi oggetti che richiamano le tappe dello sviluppo umano.

Anch’egli proviene dai collettivi giovanili che animano il paese. Si è formato nell’Associazione Hermanos Saiz, ospite di recente dell’Arci con cui sta sviluppando progetti finalizzati alla pro promozione di giovani artisti cubani.

[fonte: Alias, 25 maggio 2013]

Il saluto di Maradona al Comandante

 

El ex jugador argentino, Diego Armando Maradona, se unió al duelo que embarga al país y al mundo por el fallecimiento del Presidente, Hugo Chávez Frías.

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En su cuenta en twitter, el astro del fútbol se despidió del Comandante Chávez al escribir: “Hasta siempre comandante @chavezcandanga, lo vamos a extrañar por siempre #ChávezVive”.

Maradona además publicó en su cuenta una foto acompañado del presidente Chávez, quien en 2010 recibió en el Palacio de Miraflores al ex futbolista, luego de la eliminación de Argentina del Mundial de fútbol en Sudáfrica.

Diego Armando mostró siempre mucho afecto por Chávez, de quien dijo era su amigo íntimo. Incluso en una oportunidad manifestó su deseo de tatuarse el rostro del líder revolucionario.

El mismo Diego declaró alguna vez: “Es un orgullo poder estar al lado del presidente (Chávez), porque lucha por la gente, lucha por su país, lucha por sus ideales y estoy con él a muerte, permanentemente, escuchando cómo defiende todas sus posturas. Me parece fantástico”.

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