Guerra alla Siria: oltre 200 miliardi di dollari in perdite economiche

da al manar

Secondo l’ultimo rapporto del centro di ricerca siriano, le perdite economiche e sociali che la Siria ha accumulato nel corso degli ultimi quattro anni è di oltre 202.600 milioni, quattro volte il PIL del 2010. con un incremento di 58,8 miliardi dollari in perdite alla fine del 2013.

Il rapporto, che è stato redatto con il supporto del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite UNRWA ha sottolineato le conseguenze disastrose del conflitto sullo sviluppo. Pertanto, il tasso di disoccupazione alla fine dello scorso anno ha raggiunto il 57,7%, con quasi tre milioni di persone che hanno perso il lavoro durante la crisi, privando 12.220 mila persone della loro principale fonte di reddito. Con l’espansione dell’economia della violenza, molti giovani siriani sono stati coinvolti in reti e attività direttamente legate al conflitto armato ed altre attività illegali.

Il deterioramento delle condizioni economiche ha costretto quasi la metà della popolazione a lasciare le loro case, causando un peggioramento della “disuguaglianza, dell’ingiustizia e della povertà. Secondo il rapporto, nel 2014 «cinque persone su quattro vivono in povertà, e quasi due terzi della popolazione vive in condizioni di estrema povertà, vale a dire che non possono soddisfare le loro esigenze alimentari »di base.

In tali circostanze, ad una percentuale elevata di bambini si ritrova privata della scuola, quindi, c’è il rischio di un aumento dell’analfabetismo.

Sotto il titolo di “disastro silenzioso”, il rapporto mette in guardia sul fatto che «il 6% dei residenti è minacciato di morte, lesioni o menomazioni» e quindi vi è una «aspettativa di vita che passa dai 75,9 anni del 2010 ai 55,7 anni nel 2014».

Il rapporto si conclude con alcune cifre allarmanti, tra cui il Pil con una contrazione del 9,9%

Nel 2014, gli investimenti pubblici che continuano a scendere al 17%, con un leggero miglioramento degli investimenti privati. La copertura delle importazioni dalle esportazioni ha registrato un netto peggioramento dal 82,7% nel 2010 e 29,7% nel 2014, con un conseguente enorme deficit commerciale del 42,7%.

Infine, il deficit del bilancio generale rispetto al PIL è stato del 40,5% nel 2014. Questo deficit ha gettato un onere supplementare sul debito pubblico, che ha continuato a crescere a livelli record per raggiungere il 104% nel 2013 e 147% nel 2014.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

(VIDEO) Palestinesi a Yarmouk protestano contro i terroristi

di Francesco Guadagni

Gli abitanti di Yarmouk, quartiere palestinese di Damasco, ieri, hanno manifestato contro la presenza dei terroristi nel campo che da 13 settimane impediscono l’arrivo degli aiuti umanitari sparando sui convogli dell’UNWRA, struttura dell’Onu per i rifugiati palestinesi.

Da quando la Siria è sotto attacco congiunto della NATO, israele, Turchia e Monarchie del Golfo, Yarmouk, grazie anche alla complicità di alcune fazioni palestinesi come Hamas, che hanno permesso l’ingresso dei terroristi nel campo, il quartiere simbolo dell’accoglienza e integrazione dei palestinesi nella Repubblica araba siriana, vive una terribile situazione umanitaria. Tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, per 200 giorni, si è consumato lo stesso scenario, quando le bande armate hanno impedito l’ingresso degli aiuti umanitari e dei medici. Grazie ad un accordo tra le fazioni, si riuscì a consegnare cibo e medicinali ed a permettere che i più bisognosi di cure fossero ricoverati negli ospedali di Damasco.

In virtù del fatto che questa circostanza si è ripetuta, non per l’assedio dell’esercito siriano, la popolazione di Yarmouk, esasperata, è scesa in piazza.

Centinaia di manifestanti hanno protestato all’ingresso del quartiere per chiedere l’immediata uscita dei gruppi terroristici.

I partecipanti al raduno hanno condannato i crimini commessi da queste bande, sostenendo che i terroristi sono uno strumento per eseguire i piani del progetto americano-sionista in Siria e nella regione araba.

«Questo incontro ha lo scopo di accelerare il ritorno dei figli del campo, palestinesi e siriani, nelle loro case», ha dichiarato il presidente della commissione riconciliazione nel campo, Mohammad Oumari.

Sono utili alcune precisazioni su Yarmouk. Dai massacri della Nakba ad opera dei sionisti contro i palestinesi nel 1948 e che continuano fino ai giorni nostri, la Siria ha ricevuto milioni di rifugiati palestinesi a braccia aperte. Il paese ha ospitato la più grande popolazione palestinese in esilio in tutto il territorio.

Una delle più grandi comunità palestinesi in Siria è al campo profughi di Yarmouk, vicino Damasco, dove oggi vivono circa 20.000 palestinesi. Ma, come sottolinea l’analista politico Christof Lehmann, il termine “campo profughi” è fuorviante. Questo perché ai residenti palestinesi sono sempre stati concessi la cittadinanza siriana piena e i diritti civili. «Yarmouk è più di un sobborgo ordinario di Damasco, osserva Lehmann», ma ha uno status tecnico del campo profughi ai sensi del diritto siriano e internazionale. Questa è una misura della tradizionale ospitalità concessa sulla diaspora palestinese all’interno della Siria.

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Ripreso l’accesso al Quartiere Palestinese di Yarmouk

da Sana.Sy

E’ ripartita ieri e proseguirà fino a domani, la consegna dei soccorsi alla popolazione del campo di Yarmouk assediati dai gruppi terroristici.

In una dichiarazione all’Agenzia SANA, il Direttore del Comitato generale per i profughi arabi palestinesi in Siria, Ali Mustapha ha spiegato che l’accesso al nuovo carico di aiuti umanitari si svolge sotto la supervisione del Comitato di Soccorso e in collaborazione con l’UNRWA al fine di distribuire circa 900 cesti alimentari. Mustapha ha precisato che le bande armate ostacolano la fornitura di aiuti ai residenti del campo.

Da parte sua, il membro del Comitato Centrale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Comando generale, Kifah Abou Ghazi, ha dichiarato che le persone del campo vivono in una condizione tragica, a causa delle pratiche delle bande terroristiche, sottolineando che gli atacchi dei terroristi impediscono l’ingresso degli aiuti umanitari al campo di Yarmouk.

In una dichiarazione simile, il direttore del Dipartimento politico dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, l’ Ambasciatore Anwar Abdul Hady, ha osservato che dopo l’accordo con i funzionari siriani, la distribuzione di aiuti alimentari nel campo è ripresa da ieri mattina.

L’Ambasciatore Abdul Hady ha assicurato che l’organizzazione non risparmierà alcuno sforzo per fornire aiuti umanitari alle persone nel campo di Yarmouk, in collaborazione con il governo siriano e l’UNRWA per alleviare le sofferenze del popolo palestinese, dentro e fuori dal campo, al fine di giungere ad una soluzione della crisi nel campo, con la consegna delle armi, l’allontanamento degli uomini armati, per consentire alle famiglie di tornare alle loro case.

Inoltre, si è focalizzata l’attenzione sui servizi offerti dal governo siriano per alleviare le sofferenze dei palestinesi in tutti i campi, compreso quello di Yarmouk.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Il comitato per i rifugiati palestinesi ha chiesto la fine degli attacchi contro i campi palestinesi in Siria

Tramite Sana.Sy

Il comitato per i rifugiati palestinesi ha chiesto la fine degli attacchi contro i campi palestinesi in Siria.

Il Direttore Generale del Comitato dei profughi palestinesi arabi, Ali Mostafa, ha sottolineato la necessità di obbligare chi finanzia e sostiene i terroristi a fermare la loro barbara aggressione contro i campi palestinesi in Siria.

In un messaggio indirizzato al Commissario generale dell’UNRWA, Pierre Krähenbühl, Mustafa ha spiegato che la situazione dei profughi palestinesi in Siria richiede l’impiego di qualsiasi tentativo per costringere i terroristi a ritirarsi completamente dal campo di Yarmouk.

Il messaggio evidenzia i continui attacchi terroristici contro i campi palestinesi. Giovedì scorso l’attacco selvaggio contro il campo Dannoun, ha provocato un numero di morti e feriti tra i rifugiati.
Mustafa ha aggiunto che la Siria aveva insistito fin dall’inizio del complotto con la necessità di rendere neutri i campi per non deviare il popolo palestinese della sua bussola, vale a dire la causa per recuperare i suoi diritti usurpati, esprimendo apprezzamento per il sostegno della Siria per alleviare le sofferenze dei profughi palestinesi e il loro trattamento come cittadini siriani.

Mostafa ha sottolineato, infine, la cooperazione e il coordinamento tra il governo siriano e l’UNRWA per adempiere al piano di risposta umanitaria per l’anno 2014 per la fornitura di aiuti ai rifugiati palestinesi.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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