(VIDEO) Maduro a RT: «C’è grande miopia nella leadership occidentale»

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Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, che si trova a Mosca per le celebrazioni del Giorno della Vittoria, ha visitato la sede di Russia Today e concesso un’intervista esclusiva sui temi chiave della politica internazionale

Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, è uno dei leader mondiali arrivati a Mosca per commemorare il 70° anniversario della Grande Vittoria sul fascismo nella Seconda Guerra Mondiale. Dalla sede di Russia Today il dirigente bolivariano ha concesso un’intervista che ha toccato diverse questioni internazionali.

«RT ha riempito di qualità la televisione internazionale», ha affermato Maduro ringraziando l’emittente per l’invito.

Commemorazione del Giorno della Vittoria

Il capo dello stato venezuelano ha evidenziato che «fu il popolo russo a rompere la spina dorsale della Germania nazista».

«Spetta alla gioventù assumere il compito di costruire un altro mondo. Questo è il messaggio proveniente dalla celebrazione della Vittoria», ha commentato il presidente, sottolineando che la storia è ancora tutta da costruire.

Riguardo le celebrazioni per il 70° anniversario, il presidente venezuelano ha dichiarato che l’arrivo di tanti leader mondiali a Mosca è il segno «della grande ammirazione per la storia russa».

«Sembra che l’Europa stia lavorando contro se stessa. Per la meschinità di alcuni leader, che sono essi stessi i grandi perdenti», con queste parole Maduro ha commentato la mancata partecipazione alle celebrazioni nella capitale russa di alcuni capi di stato occidentali.

Relazioni tra Venezuela e Stati Uniti

Parlando della tensione nelle relazioni tra Venezuela e gli Stati Uniti, il Presidente della Repubblica Bolivariana ha descritto il decreto di Washington contro Caracas come ‘sproporzionato’. Il decreto, che è stato approvato nel mese di marzo, impone sanzioni a vari funzionari venezuelani e qualifica il Venezuela come una minaccia. Maduro, da questo punto di vista, ritiene che sia Obama con il suo ordine esecutivo a voler «minacciare il Venezuela».

Secondo il presidente, in America Latina «abbiamo una posizione unanime contro questo documento». Grazie all’appoggio del continente al Venezuela, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, «si è reso conto» che la Repubblica Bolivariana non è sola. «Il rifiuto al decreto degli Stati Uniti è forte».

«Gli Stati Uniti vogliono arrestare la crescente forza della Russia»

«La Russia si è già affermata nel XXI secolo come una delle grandi potenze», ha affermato il dirigente bolivariano, che ha poi spiegato che Washington cerca di «ostacolare il percorso naturale della Russia». Secondo la sua opinione, la Russia è in forte crescita e gli «Stati Uniti vogliono arrestarla».

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«Gli Stati Uniti necessitano sempre di un nemico – ha denunciato il presidente – così adesso hanno creato un nuovo mostro, il terrorismo internazionale».

La ‘stretta di mano’ tra Cuba e Stati Uniti

In occasione del Vertice delle Americhe tenutosi a Panama i presidenti di Cuba e Stati Uniti hanno tenuto uno storico incontro, che ha rappresentato una simbolica stretta di mano dopo oltre mezzo secolo di restrizioni economiche imposte contro la nazione cubana. Nicolás Maduro ha ricordato che il presidente statunitense ha «riconosciuto» che il bloqueo imposto a Cuba «è stato un fallimento».

«Cuba ha vinto e conquistato una nuova era nelle relazioni con gli Stati Uniti», ha affermato il presidente venezuelano, sottolineando che «Cuba è un esempio di dignità, di lotta e di resistenza da 56 anni».

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«Stiamo lavorando affinché gli Stati Uniti imparino ad avere rapporti rispettosi con Cuba e tutta l’America Latina», ha concluso Maduro.

La situazione economica in Venezuela

In ripetute occasioni il governo venezuelano ha denunciato di dover far fronte a una guerra economica promossa dall’estero e dalla destra venezuelana. A questo proposito, il presidente ha dichiarato «la guerra economica è il residuo fronte di attacco rimasto alla politica imperiale». «Abbiamo ingaggiato una tremenda battaglia verso il contrabbando […]. Stiamo facendo sforzi enormi per soddisfare tutte le necessità dei venezuelani».

Inoltre, il dirigente bolivariano ha spiegato che sono stati fatti passi importanti per superare i problemi economici, evidenziando che l’anno scorso si è concluso con il «5,4% di disoccupazione». Il presidente ha poi ricordato che sono state adottate misure per incrementare gli investimenti nella sfera pubblica e per aumentare i poteri presidenziali (habilitantes) al fine di proteggere la popolazione dalla guerra economica.

L’opposizione e il governo venezuelano

«Credevano che con la scomparsa fisica di Chávez si sarebbero potuti liberare facilmente di me, adesso sanno che non è così», ha dichiarato il presidente venezuelano, commentando la tensione nel paese dovuta alle azioni dell’opposizione.

Il presidente ha rivelato che «quasi tutti i settori dell’opposizione sono coinvolti nei piani golpisti».

Tuttavia, «noi continueremo per la nostra strada. Siamo sempre pronti a dialogare con l’opposizione» ha sottolienato Maduro. «Il nostro è un popolo nobile», ha affermato il presidente, ricordando che «financo gli oppositori si sono riempiti con i valori della rivoluzione bolivariana».

Nicolás Maduro ha confessato con un sorriso che, evidentemente, è un «compito difficile» governare dopo Hugo Chávez, anche se ha sottolineato che «il Comandante ci ha preparato per questo e altro ancora. Ha formato un popolo molto partecipativo, critico ed esigente».

RT in Venezuela

Da novembre 2014, il blocco informativo di RT è trasmesso dal canale televisivo pubblico venezuelano VTV. Lo scorso mese di dicembre RT in spagnolo ha iniziato a trasmettere il suo segnale sul canale 709 della rete venezuelana satellitare DIRECTV, la maggiore piattaforma digitale del mondo, e sul canale 25.05 della ‘Televisión Digital Abierta de Venezuela’.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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Il Venezuela si congratula con la Russia per il Giorno della Vittoria

bf154796-7cf2-4b58-9370-97d88c336c3bda Ministerio del Poder Popular para Relaciones Exteriores

Il Presidente Nicolás Maduro, a nome del governo e del Popolo venezuelano, rivolge sincere congratulazioni al governo e al popolo russo in occasione dei 70 anni del Giorno della Vittoria, data in cui si concretizzò la sconfitta militare delle forze fasciste, sbaragliate dall’Esercito Rosso.

Come affermava l’immortale uruguayano, Eduardo Galeano: «La storia è un profeta con lo sguardo rivolto all’indietro: da ciò che fu e contro ciò che fu, annuncia ciò che sarà». Oggi ricordiamo le gesta eroiche del popolo sovietico e dei suoi alleati contro la barbarie del nazifascismo.

Il Governo venezuelano esalta questo giorno con la certezza che si tratta di un momento storico che ci consente di porre le basi per ottenere un mondo più giusto, nel quale possiamo pensare a relazioni internazionali di rispetto e uguaglianza tra gli Stati, dove i popoli hanno il diritto di determinare liberamente il proprio destino.

Il Comandante Eterno Hugo Chávez, che ha sempre avuto tanto affetto e ammirazione per il popolo russo e la sua storia, considerava l’unità un fattore fondamentale nel cammino verso la piena libertà, osservando: «Dire liberazione e unione è ridondante, perché solo uniti saremo liberi. Solo unendoci, ma sinceramente, saremo liberi e consegneremo alle generazioni future un mondo di liberi ed eguali». Per questo, di fronte alle minacce incombenti, facciamo appello all’unità e alla libertà come elementi fondamentali per il consolidamento di un mondo multipolare e multicentrico.

La storia di devozione e dignità che ci ha lasciato in eredità il popolo sovietico, ci insegna che per quanto grande possa essere il nostro compito, quanto complicate possano essere le difficoltà, quanto durra possa essere la lotta; possiamo sempre uscirne vittoriosi in nome della giustizia e dell’uguaglianza.

Caracas, 9 maggio 2015

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Commemorare la vittoria sul nazi-fascismo e rispettare la verità storica

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di Ângelo Alves*

“Perché non accada mai più”

Il 2 maggio 1945 l’esercito dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche conquistava il Reichstag. La bandiera rossa con la falce e il martello, innalzata da un soldato sovietico, sventolava a Berlino. Passati alcuni giorni, l’8 maggio 1945, la Germania nazista firmava la sua resa incondizionata. Il 9 maggio il popolo sovietico commemorava a Mosca la vittoria nella “Grande Guerra Patriottica” facendo passare questo giorno alla storia come il “Giorno della Vittoria”. Terminava la II Guerra Mondiale nel continente europeo, e sarebbe seguita la sconfitta del Giappone imperiale nel continente asiatico. L’Umanità avrebbe conosciuto ancora terribili crimini come quelli di Hiroshima e Nagasaki perpetrati dagli USA quando il Giappone era ormai militarmente sconfitto e si preparava a firmare la resa.

Fu in quel mese di maggio che si pose fine alla tragedia più grande che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto e che è costata la vita a più di 50 milioni di esseri umani. Erano stati anni di distruzione di paesi interi con “l’impero” nazista e le dittature fasciste che avevano occupato la quasi totalità dell’Europa continentale. Città intere furono rase al suolo, autentici genocidi furono commessi (solo l’URSS perse il 15 per cento della sua popolazione) dalle orde naziste. I campi di concentramento, le camere a gas, le fucilazioni e le deportazioni di massa sono diventati i simboli di una barbarie che non dobbiamo dimenticare.

Circa metà delle vittime della Seconda Guerra Mondiale è costituita da sovietici. Non esiste revisionismo storico che possa negare questa realtà. Non esistono operazioni di riscrittura della storia che possano eliminare fatti come quello che è stato l’Esercito Rosso a combattere da solo nel 1942 il 92 per cento della forza militare nazi-fascista, sul fronte orientale. Non c’è anticomunismo che permetta di rimuovere dalla realtà storica la resistenza eroica del popolo e dell’esercito sovietico, come quella degli 875 giorni dell’assedio di Leningrado. Non esistono menzogne e occultamenti che cancellino dalla storia il ruolo determinante di grandi battaglie come quella di Stalingrado – che avrebbe segnato definitivamente la svolta nella guerra e l’inizio dell’impetuosa controffensiva sovietica – e quella di Kursk, la “maggior battaglia della storia”, dove furono eliminate 50 divisioni dell’esercito nazi-fascista. Non esiste manipolazione storica che faccia dimenticare che lo sbarco in Normandia delle forze britanniche e nordamericane avvenne solo quando ormai era acquisito che l’Unione Sovietica si trovava nelle condizioni di liberare, da sola con le proprie forze, tutta l’Europa.

Commemorare la Vittoria è onorare la verità storica e rendere omaggio al coraggio e alla determinazione di chi, come i comunisti, ha dato tutto sé stesso per sconfiggere il nazi-fascismo. Ma è anche di più. E’ ricordare che il fascismo non è stato un caso della storia, è stato la forma violenta che le classi dominanti hanno trovato per dare risposta alle profonde contraddizioni emergenti da una crisi economica del capitalismo che si prolungava dal 1929. E’ ricordare che le due grandi guerre che l’umanità ha conosciuto sono risultate non da un qualsiasi incidente del percorso storico, ma dall’evoluzione del capitalismo e della sua crisi intrinseca e strutturale. La storia non si ripete, ma se guardiamo oggi al mondo, alle guerre imperialiste di aggressione che segnano la realtà di diversi continenti, alla profonda crisi del sistema, ai crescenti attacchi alla democrazia e alla sovranità e alla riapparizione di forze e crimini fascisti – molti dei quali appoggiati dalle cosiddette “democrazie occidentali” come in Ucraina – il parallelismo è inevitabile. Non è un parallelismo che spaventi e blocchi la lotta dei comunisti, ma ci illumina sull’importanza decisiva della nostra lotta contro lo sfruttamento, l’oppressione e la guerra e sottolinea l’importanza della nostra missione storica, per il superamento del capitalismo e per la costruzione del socialismo che dia senso reale e definitivo alla frase: “Perché non accada mai più”.

Ângelo Alves è membro della Commissione Politica del CC del Partito Comunista Portoghese

[Traduzione di Marx21.it]

Hollywood non offuscherà la verità sulla II guerra mondiale

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«La macchina della propaganda hollywoodiana» non offuscherà mai quello che è accaduto veramente nella seconda Guerra Mondiale. Lo ha dichiarato il ministro degli Affari Esteri venezuelano Delcy Rodríguez come riportato da RT Sepa Mas.

«La Grande guerra offre lezioni anche per il presente. Non possiamo dimenticare quello che la macchina di ‘Hollywood’ tenta di nascondere su ciò che è realmente accaduto», ha dichiarato il ministro durante una mostra fotografica dedicata alla Seconda Guerra Mondiale, organizzata dall’ambasciata russa a Caracas per il 70° anniversario della vittoria sul nazismo e della Liberazione del continente europeo. 
 
«Se lasciamo che sia la macchina di Hollywood a presentare questi fatti storici, non si racconterà la storia dei 27 milioni di cittadini sovietici che hanno dato la vita contro il fascismo e il nazismo e in difesa della loro libertà e indipendenza. E’ la storia non raccontata da loro», ha concluso il ministro degli Esteri.

Il contributo sovietico alla vittoria sul fascismo non si dimentica

resizeda lantidiplomatico.it

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha detto in un’intervista a Interfax che «il prezzo della vittoria nella seconda guerra mondiale, con i suoi 40 milioni di vittime tra la popolazione civile e 20 milioni di vittime tra i soldati non è quantificabile e sfugge ad ogni comprensione», ha riferito l’agenzia di stampa Interfax.
Ban Ki-Moon ha inoltre sottolineato che «circa la metà delle vittime provenivano dall’Unione Sovietica che ci ricorda il grande prezzo pagato sconfiggendo nazisti e i loro alleati. Questo contributo e sacrificio non devono essere dimenticati e non saranno dimenticati».
 
Ban Ki-moon si recherà il 9 maggio a Mosca per partecipare alla celebrazione del 70 ° anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica. 

(VIDEO) Nicolás Maduro sarà in Russia per il Giorno della Vittoria

nicolas-maduroda laradiodelsur.com.ve

Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, sarà in Russia per la commemorazione del 70° anniversario Giorno della Vittoria.

«Sarò a Mosca – ha spiegato Maduro – per rispondere all’invito che mi ha fatto il presidente Vladimir Putin».

Durante il suo programma, ‘En contacto con Maduro’, il presidente ha ricordato che il 9 di maggio a Mosca si terrà una cerimonia per il Giorno della Vittoria e ha quindi invitato i mezzi di comunicazione a focalizzare la propria attenzione sulla lotta dell’Unione Sovietica contro il nazifascismo.

«In questo mese di maggio – ha dichiarato Maduro – il nostro popolo attraverso i mezzi di comunicazione, deve avere accesso a tutte le informazioni e le analisi sulla Grande Guerra Patriottica».

Nicolás Maduro ha ricordato che i campi di concentramento voluti da Hitler, «furono liberati dall’Armata Rossa. Il popolo russo perse oltre 20 milioni di uomini e donne».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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Yemen. Rivoluzione, non colpo di Stato

di Talal KhraisSpondaSud.it

I recenti avvenimenti nello Yemen, malgrado la loro specificità che riguardano la partecipazione degli esclusi dalla società, favoriscono un’alleanza che coinvolge Iran, Iraq, Siria e Libano. Questi eventi favoriscono inoltre una presenza massiccia della Federazione Russa che, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, aveva perso il controllo strategico su quell’area. Non sono servite le sanzioni e il ribasso del prezzo del gas per indebolire Tehran e Mosca. La caduta di San’a nelle mani degli Huti (o Houthi) ha imbarazzato la Casa Bianca perché impossibilitata ad andare contro un movimento che da sempre è in prima linea contro al Qaedah nello Yemen.

Questo scenario è in grado di far tremare anche la monarchia saudita dove tre milioni di sciiti vivono sotto la soglia della povertà. L’Esercito Regolare Yemenita e il Potere Centrale hanno lasciato gli Houthi a combattere da soli contro i Jihadisti di Aymen al Zawahri che, in un appello, ha invocato l’unificazione tra al Qaida yemenita e lo Stato islamico (Isis) per combattere gli alleati di Tehran: “Che Allah illumini gli emiri di al Qaida nello Yemen per l’elezione del califfo (ndr. Abu Bakr al Baghdadi) per evitare il male in arrivo per la loro gente”.

Da quando gli Houthi, una ramificazione zaidita, della regione settentrionale di Saada,organizzata sotto la guida di Abdel-Malek Al Houthi, è insorta avanzando attraverso gli altopiani dello Yemen, e facendo sempre più pressione sulla fazione politica più importante e potente, Al Islah, il Paese ha assistito al passaggio di potere in loro favore.

Pochi sanno chi sono gli Houthi, malgrado la loro storia e la loro cultura. Gli Houthi sono i principali emarginati della politica yemenita, hanno patito molte umiliazioni e sconfitte perpetrate dal regime dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh. Costretti a sopportare una repressione secondo criteri religiosi e un isolamento politico a causa della loro presunta amicizia con l’Iran.

Contro le oppressioni e l’ingiustizia, e di fronte all’estensione di al Qaedah principale nemico dei sciiti, hanno organizzato una milizia reazionaria sotto la spinta dello sceicco Hussein Baddreddin Al Houthi.

Nonostante gli Houthi siano riusciti con successo a incassare il sostegno pubblico, anche da parte della società civile delusa della corruzione e dall’incapacità dello Stato di fare fronte al fenomeno qaedista, e si siano presentati come una vera alternativa alla vecchia guardia nell’Arabia Felice, chiamando tutti a far parte della vita politica, si sono trovati tra due fuochi: da una parte al Qaedah e dall’altra un potere colluso con le forze più radicali e i movimenti terroristici.

Malgrado il successo, gli Houthi si sono trovati nell’occhio del ciclone della propaganda occidentale, accusati di qualunque nefandezza, compresa la corruzione. Abdel-Malek al-Houthi ha respinto ogni accusa: “L’ipotesi di un colpo di Stato è falsa, è il presidente Hadi ad aver protetto i corrotti”. Un presidente che, secondo i rivoluzionari, è in combutta con al Qaedah e, nella migliore delle ipotesi, non fa nulla per ostacolarla.

Gli Houthi da settembre controllano ampie zone di San’a, grazie a un attacco sferrato un istante dopo la firma di un accordo di pace con il governo, raggiunto grazie alla mediazione delle Nazioni Unite, che prevedeva la nascita di un nuovo esecutivo non ostile a loro.

 BREVE ACCENNO SUGLI HOUTHI

La fazione zaidita– branca dell’Islam sciita  -era nata inizialmente in reazione alla propensione della capitale Sana’a verso l’Islam sciita,nel 1994. Una volta crollato il regime di Saleh, gli Houthi rinacquero come nuovi protagonisti della scena politica dello Yemen. Prima dell’arrivo del gruppo a Sana’a, gli Houthi sono passati attraverso lo Yemen meridionale, contestando e rimuovendo, ovunque, la principale forza politica dello Yemen, Al Islah – fazione che agisce da ombrello politico per parecchi gruppi, fra cui i Fratelli musulmani e i salafiti. Potenti con un programma socio economico guidati da Abdel-Malek Al Houthi sono diventati l’emblema del malcontento degli yemeniti, portavoce dei deboli e dei poveri e salvatore dello Yemen.

Il Paese è stato per decenni diviso in due Stati, con lo Yemen del nord dominato dal governo assolutista di Ali Abdullah Saleh,mentre nella parte sud vigeva il governo delle Repubblica Democratica popolare dello Yemen. Poi nel maggio 1990 è arrivata l’unificazione. In questo quadro si inseriscono gli Houthi, anche detti “Ansar Allah” (Partigiani di Dio), che rappresentano la minoranza sciita del Paese (circa il 40% dello Yemen).” Chiedendo della natura del suo movimento, il leader ha detto: “Siamo nati nei primi anni ’90 nella regione di Sadaa, nel nord-ovest del Paese, e apparteniamo ad una variante minoritaria dello sciismo, gli Zaydi, nome che discende da Zayd bin Ali, pronipote di Maometto, a cui riconoscono il titolo di quinto Imam. Dopo un decennio di prevalente attività religiosa e culturale, noi gli Houthi siamo passati all’attivismo politico schierandosi contro il governo centrale,ancora dominato da Saleh”.

Houthi deriva dal nome del leader Hussein al-Houthi, ucciso nel 2004. Una morte che ha dato vita a una lunga fase di conflitto con il governo centrale, causando decine di migliaia di morti e oltre 340mila sfollati. La successione di Hussein come leader del gruppo cadde sul fratello Abdulmalik al-Houthi. Oggi la loro guida è Abdul Malik al-Houthi.

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