Venezuela e Grecia rafforzano legami e cooperazione

072815RLgrecia07da mre.gov.ve

Il Segretario Generale per le Relazioni Economiche e la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri greco, Yiorgos Tsipras, si trova in visita a Caracas, per rafforzare i legami di cooperazione che uniscono i popoli della Repubblica Ellenica e della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

A tal proposito, Tsipras ha tenuto una riunione di lavoro con il suo omologo venezuelano, il Viceministro per la Cooperazione Economica del Ministero degli Esteri del Venezuela, Calixto Ortega, e il Viceministro del ‘Despacho’ per l’Europa, Ramón Gordils, nella quale si sono discussi temi di interesse per le due nazioni. Riunione volta a stabilire uno scambio nel settore economico ed energetico, per appronfondire le relazioni di cooperazione e solidarietà tra le due nazioni.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

In Grecia, Syriza apre uno scenario di polemiche

tsiprasdi Achille Lollo, da Roma, per il Correio da Cidadania, 4 Marzo 2015

In Grecia, l’entusiasmo per l’emozionante vittoria elettorale del partito Syriza è durata solo tre giorni, durante i quali Alexis Tsipras e il suo braccio destro, Yanis Varoufakis, il nuovo ministro delle Finanze, hanno continuato a recitare il copione del populismo elettorale, ripetendo in campagna: «… non ci abbasseremo mai agli uomini della Trojka e i loro dettami non torneranno mai ad Atene».

Per tre anni, vale a dire, dal momento in cui la coalizione della sinistra “Syriza” è diventato partito, Alexis Tsipras ha sapientemente coltivato l’illusione nella maggior parte dei Greci, che più volte ha votato per lui e per i parlamentari di Syriza, credendo agli slogan delle campagne elettorali, che erano chiari, diretti, come il programma che non presentava dubbi, concludendo con la frase celebre: «… mai abbasseremo la testa, noi non accetteremo mai la prosecuzione dei programmi di austerità. Belle parole, che hanno fatto piangere di felicità i Greci, tanto che, nei giorni precedenti le elezioni, ciò che più si sentiva nelle strade era il ritornello della campagna elettorale di Syriza, «Alla fine… è il momento di un cambiamento». Un ritornello che le radio avevano trasformato in un secondo inno nazionale e che ha ricevuto la solidarietà dei partiti di sinistra di tutto il mondo.

Syriza a due teste?

Oggi, si deve riconoscere che il marketing elettorale di Syriza è stato più che ottimo. In particolare, la performance del suo leader, Alexis Tsipras, ha segnato il massimo dei voti, dal momento in cui ha saputo convincere la maggior parte dei Greci che il nuovo governo avrebbe combattuto intensamente a Bruxelles, al tavolo delle trattative, per piegare i tecnocrati della BCE.

Escludendo pochi commentatori – tra cui il sottoscritto – tutti hanno creduto alle promesse di Tsipras, anche perché lo stesso New York Times, una settimana prima delle elezioni, ha sentenziato: «… Alexis Tsipras è l’Hugo Chávez ellenico, in grado di portare la Grecia fuori dall’Unione Europea e di rompere con l’Euro…».

Un enorme equivoco politico, che i media mainstream hanno creato appositamente, per far esplodere la sensazione di allarmismo già esistente nei paesi dell’Unione Europea, a causa delle minacce degli jihadisti dell’IS, del caos in Libia e della guerra in Ucraina. Un equivoco in cui sono inciampati tutti, da Atilio Borón a Noam Chomsky, da Tony Negri a Naomi Klein.
Ma è in Italia che questo malinteso ha raggiunto il livello massimo, perché in questo paese, Paolo Ferrero, leader del PRC (Partito per la Rifondazione Comunista), dopo le elezioni europee del maggio 2014, aveva tentato la carta del marketing elettorale Syriza, cambiando il nome e il badge del PRC nello slogan “Lista Tsipras”. Un’opzione, che ha causato la perdita di quasi il 3% dei voti, dal momento che non tutti gli elettori di sinistra sapevano chi era Alexis Tsipras e perché il partito aveva rinunciato alla sua identità comunista!

Tuttavia, nonostante il risultato elettorale slavato, nella sinistra italiana è rimasta forte la convinzione che Syriza fosse «l’essenza della nuova sinistra del XXI secolo», tanto che Nicky Vendola, leader di SEL (Socialismo Ecologia e Libertà) – una sorta di PSOL, ma molto più parlamentare e riformista – poco dopo la vittoria elettorale di Syriza, ha dichiarato: «… Alexis Tsipras, leader di Syriza, intende liberare i gruppi di sinistra dai limiti dell’ortodossia e dai rimasugli dell’estremismo. In realtà, ieri, Tsipras ha incontrato il presidente del Parlamento Europeo e del PSE (Partito Socialista Europeo) Martin Schultz, poi si dovrà incontrare con Matteo Renzi, e questo significa che vuole fare politica… Dopo l’affermazione di Syriza, credo che abbiamo bisogno di guardare con molta attenzione ciò che accadrà nelle famiglie della sinistra politica europea, visto che i partiti ortodossi, cioè i partitini comunisti, possono lasciare la GUE/NGL (gruppo parlamentare della sinistra europea), così come hanno fatto i due deputati europei del KKE nel giugno dello scorso anno…

Declarações de mero oportunismo político, que pretendem mascarar e, sobretudo, esconder aos militantes da esquerda o conúbio no Parlamento Europeu com os deputados europeus da socialdemocracia alemã. Um casamento ilícito, que provocou a saída do KKE (Partido Comunista da Grécia) do GUE/NGL (Esquerda Unitária Europeia/Esquerda Verde Nórdica), porque, segundo o secretário do KKE, Dimitris  Koutsoumpas: «… o novo posicionamento político e a pressão hegemônica do Syriza e dos alemães do Die Linke (partido “A Esquerda”) no âmbito do GUE, em favor de  um maior relacionamento com os  socialdemocratas do PSE (Partido do Socialismo Europeu), na realidade acabou por desnaturar a natureza política confederativa do GUE que, originariamente, visava preservar a identidade da esquerda europeia…».

Dichiarazioni di mero opportunismo politico, che aspirano a mascherare, e, soprattutto, a nascondere ai militanti di sinistra il connubio nel Parlamento Europeo con i deputati europei della socialdemocrazia tedesca. Un matrimonio anomalo, che ha portato all’uscita del KKE (Partito Comunista della Grecia) dal gruppo GUE/NGL (Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica), perché, secondo il segretario del KKE, Dimitris Koutsoumpas: «… il nuovo posizionamento politico e la pressione egemonica di Syriza e dei Tedeschi di Die Linke (partito “La Sinistra”) nell’ambito del GUE, a favore di un maggiore rapporto con i socialdemocratici del PSE (Partito del Socialismo Europeo), in realtà si è rivelato snaturare la natura politica confederativa del GUE che, originariamente, aspirava a preservare l’identità della sinistra europea…».
 

Allineamento con la socialdemocrazia?

 

A Bruxelles, i negoziati tra SYRIZA, la BCE e l’Unione Europea sono durati dieci giorni. Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis erano gli unici rappresentanti di SYRIZA, dal momento che nella delegazione del governo greco non c’era nessun membro della “Piattaforma di sinistra”, la minoranza di sinistra di Syriza. Da parte sua, la trojka è stato rappresentata da Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Euro-gruppo, da Wolfgang Scheuble, ministro delle Finanze della Germania, e da Mario Draghi, presidente della BCE, tutti in diretto contatto con il presidente del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, e con il primo ministro della Germania, Angela Merkel.

È stato a questo punto che la vera essenza politica e ideologica dei vecchi “euro-comunisti” greci, Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis, si è manifestata chiaramente. In effetti, è stato sulla base della logica di un presunto “compromesso storico di stampo europeo” che Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis hanno firmato un accordo che, da un lato, è la negazione del Programma di Salonicco del 14 Settembre 2014 e, dall’altro, è una re-edizione migliorata del vecchio Memorandum che il governo Samaras ha firmato con la Trojka (FMI, UE e BCE) nel luglio 2012.

La stampa europea e, in particolare, giornali e televisioni tedeschi, esaltavano il “realismo politico di Alexis Tsipras”, per distruggere dalle fondamenta tutte le tematiche della sinistra di Syriza (Piattaforma di Sinistra e Tendenza Comunista). Tuttavia, si deve sottolineare che il vero obiettivo strategico dei tecnocrati dell’UE era di mantenere la Grecia ancorata all’euro, strettamente monitorata con i programmi di austerità della BCE.

Così, era evidente che il nuovo governo greco avrebbe perso tutta la sua vitalità politica, cessando di essere un esempio ripetuto per la resistenza in Europa. Di conseguenza, il “realismo politico” di Alexis Tsipras e di Yanis Varoufakis avrebbe permesso di prevenire ipotetiche fratture nell’Euro-gruppo, dal momento che l’allineamento di Syriza con le posizioni concilianti della social-democrazia tedesca avrebbe attutito le contraddizioni politiche in Spagna, Portogallo, Italia e nella stessa Francia. Infatti, va ricordato che in questi paesi, la disoccupazione e la spirale recessiva hanno raggiunto i livelli massimi, a causa dei programmi di austerità e delle norme finanziarie europee fissate il 12 marzo 2012, con il Trattato Europeo sulla Stabilità, sul Coordinamento e sulla Governabilità. Regole che invece di aiutare, hanno depresso ancora di più le economie dell’Italia, della Spagna, del Portogallo e della Francia, con l’introduzione del Fiscal Compact e l’obbligo di mantenere il rapporto tra deficit di bilancio e il Pil al massimo del 3%.

In realtà, il perno della situazione greca è di natura politica, poiché l’argomento della ristrutturazione del debito o la programmazione di nuovi prestiti, per realizzare interventi di carattere meramente assistenziale, sono elementi tecnici che possono essere inquadrati, in qualsiasi momento, nei diversi programmi “Salva-Stati”, che la BCE guarda nelle sue casseforti come una semplice riserva finanziaria dell’ultima ora. Pertanto, l’elemento politico decisivo della questione greca è stato di evitare che Syriza radicalizzasse il suo programma politico a sinistra, per la salvezza della nazione greca e che il sostegno popolare ricevuto dalla sua contrapposizione ai dettami di Angela Merkel e di Christine Lagarde non diventasse un esempio vittorioso, soprattutto in Spagna e in Italia, dove esistono forze politiche in crescita, che hanno puntato sulla possibilità di costruire una vera alternativa al Fiscal Compact dell’Unione Europea e alla logica neo-liberista degli apparati finanziari tedeschi e francesi.

Un contesto che ha anche mostrato l’assenza di una base ideologica e di una preparazione politica da parte del gruppo di maggioranza di Syriza – politicamente guidato da Alexis Tsipras e da Yanis Varoufakis – necessarie per sostenere il confronto politico con i tecnocrati dell’Unione Europea e anche con il primo ministro tedesco Angela Merkel, il cui governo è sostenuto dai socialdemocratici della cosiddetta “Grande Coalizione”. Elementi che sono risultati evidenti quando Alexis Tsipras ha chiamato al governo il partito della destra nazionalista ANEL, per poi far nominare presidente della Repubblica Procopios Pavlopoulos (storicamente legato al partito di destra Nuova Democrazia), al posto di Manolis Glezos, eroe della resistenza al nazi-fascismo e attuale deputato europeo di Syriza.

Tutte queste opzioni prevedevano l’allineamento con le posizioni conciliatrici della socialdemocrazia tedesca; in realtà, non è stato per mera simpatia che il socialdemocratico Martin Schultz, presidente del Parlamento Europeo e del PSE, due giorni dopo della vittoria elettorale di Syriza, era già ad Atene per incontrare Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis!

All’interno di Syriza

Il ministro delle Finanze della Germania, Wolfgang Schaeuble, portavoce dell’ala più conservatrice del CDU, dopo l’insediamento del governo greco, con l’aria di vincitore, ha detto che «… i parlamentari del Bundestang, a larga maggioranza, hanno ratificato l’accordo tra l’Unione Europea e il nuovo governo della Grecia, decidendo l’estensione dell’assistenza finanziaria per altri quattro mesi, con la condizione che questa venga subordinata al rispetto delle riforme economiche che il governo greco si è impegnato a fare. Pertanto, l’importo di 11 miliardi di euro non sarà accreditato presso la Banca Nazionale di Grecia, ma nelle casse del Fondo Europeo (EFSF) gestito dalla Banca Centrale Europea…».

È chiaro che un tale accordo ha smascherato completamente le contraddizioni tra la strategia politica di Syriza, avversa ai programmi di austerità della Trojka e al progressivo indebitamento per circa 153 miliardi di Euro, in gran parte utilizzati per pagare i debiti con le banche europee (tedesco, francese e italiano) e per il rifinanziamento delle banche greche, e il marketing elettorale di Alexis Tsipras, che, nell’ultimo comizio ad Atene, il 25 gennaio, davanti a quasi un centinaio di migliaia di persone, ha detto: «… Dopo di aver vinto queste elezioni, il personale della Trojka non metterà più piede ad Atene!».

Se Alexis Tsipras e il suo braccio destro, Yanis Varoufakis, avessero subito dichiarato che non avrebbero mai rotto con l’Euro-gruppo, ma che avevano il solo scopo di migliorare le dure condizioni dell’indebitamento, realizzando i programmi di privatizzazione individuati dal personale dell’FMI, sicuramente molti elettori avrebbero votato per i comunisti del KKE, che sono sempre stati contro l’Unione Europea e la NATO. D’altra parte, se Alexis Tsipras avesse rivelato che l’aumento del salario minimo da 450 a 750 euro non sarebbe stato immediato ma graduale e forse dal settembre 2015, sulla base dell’insieme delle nuove risorse finanziarie, è chiaro che Syriza non avrebbe mai vinto le elezioni, e forse non sarebbe mai esistito come Partito della Sinistra Radicale.
Una considerazione che riflette l’analisi del complesso processo di trasformazione di Syriza in partito. Infatti, nel 2004, la coalizione di movimenti Synaspismós è stata trasformata in un partito, con un programma di sinistra del tutto diverso dalla logica sociale-democratica del PSE (Partito della Sinistra Europea), del quale oggi, Alexis Tsipras e il suo braccio destro, Yanis Varoufakis, sono ferventi discepoli.

Un contesto che lo studioso sloveno marxista Slavoj Zizek, ha perfettamente messo a fuoco nell’ottobre 2013 al Festival Sovversivo di Zagabria, sottolineando: «… la situazione in Grecia e quindi l’emergere di Syriza ci costringe a mettere in discussione le cosiddette alleanze intelligenti, dal momento in cui dobbiamo ancora vivere diversi decenni nel capitalismo, cioè, la cosiddetta borghesia progressista o patriottica che, di fatto, è interessata a produrre… Oggi, nel capitalismo, ci sono cose che funzionano, per esempio, la concorrenza. Così, Syriza, che agisce nell’ambito della redistribuzione globale dell’economia, dovrebbe rendere la vita più facile per i capitalisti che producono. Questo sarebbe il vero trionfo di Syriza, nel senso che, oltre a sostenere i lavoratori, sarebbe in grado di risolvere i problemi dei capitalisti. In realtà, credo che, oggi, un capitalista onesto dovrebbe votare per Syriza!».

Un argomento che non è sfuggito a Paolo Ferrero, leader del PRC italiano (Rifondazione Comunista) e fedele discepolo di Fausto Bertinotti, teorico del socialismo democratico, ma anche definito «… il fomentatore dell’anti-comunismo del secolo XXI…». Dal 2014, Ferrero usa l’esempio delle vittorie elettorali di Syriza per rimodellare il PRC italiano ideologicamente, allo scopo di togliergli lo “stigma comunista” e, quindi, essere in grado di afferrare il consenso nell’elettorato e tornare in Parlamento. Infatti, per gli orfani del “compromesso storico” del PCI di Berlinguer, le vittorie elettorali e la crescita politica di Syriza sono diventate l’elemento fondamentale per imporre il cosiddetto “socialismo democratico”, che è una mera forma di convivenza serena con il capitalismo. Un contesto che, oggi, dopo aver firmato l’accordo con l’Unione Europea, i principali gruppi che controllano il partito Syriza, gli euro-comunisti del ​​gruppo Akoa, i socialdemocratici e gli ambientalisti di Synaspismos e i nazionalisti di sinistra (DIKKI), non nascondono più.
Tuttavia, il preteso “controllo politico” del Comitato Centrale di Syriza e, quindi, il “controllo sociale delle masse” possono sfuggire dalle mani di Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis, dal momento che i gruppi minoritari di sinistra si sono ribellati nell’ultima riunione del Comitato Centrale di Syriza, quando 5 deputati non hanno votato l’accordo che Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis avevano firmato con l’Unione Europea, e altri 30 si sono rifiutati di votare. Nel frattempo, le piccole organizzazioni di sinistra associate con Syriza, tra cui i trotskisti di Xekinima, Κόκκινο e DEA, i maoisti del KOE, i rivoluzionari del KEDA, i gruppi femministi, ambientalisti ed eco-socialisti, hanno iniziato proteste pubbliche contro la firma dell’accordo con l’Unione Europea.

Di conseguenza, il complesso sistema di alleanze e di impegni politici che governano il partito Syriza ha cominciato a vacillare, quando Statis Kuvelakis, uno dei teorici del partito, Dimitris Stratouli, Ministro della Previdenza Sociale, Panaghiotis Lafazanis, Ministro dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e dell’Energia, il presidente della Camera dei Rappresentanti, Zoe Konstantopoulou, e il mitico Manolis Glezos, eroe nazionale della resistenza al nazi-fascismo e oggi eurodeputato, hanno espresso il loro dissenso aperto con Alexis Tsipras, aumentando così il gruppo di oppositori di sinistra, riuniti nella cosiddetta “Piattaforma di sinistra”. Per inciso, Manolis Glezos ha fatto di più, pubblicando un editoriale dove, letteralmente, ha scritto «… Mi scuso con i Greci per aver scommesso su di un’illusione. Mi dissocio dalle scelte economiche fatte dal nuovo capo del governo, Alexis Tsipras, visto che hanno cercato di utilizzare una nuova terminologia per migliorare il Memorandum della Trojka, senza che cambi nulla nella situazione della Grecia… È un mese che speriamo di implementare ciò che è scritto nel nostro programma e che abbiamo promesso di realizzare. Quindi, chiedo scusa al popolo greco per aver partecipato a questa illusione!».

È chiaro che questo contesto trasformerà Syriza in un grande calderone di idee, rivendicazioni, cooptazioni, alleanze, programmi di lotta, il quale sicuramente scoppierà entro quattro mesi, quando la Commissione Europea, la BCE e il governo tedesco dovranno accertare la realizzazione dei programmi di austerità e il rispetto delle “riforme”, con le quali il governo dovrà ridurre l’occupazione, completamente privatizzare il sistema portuale del Pireo e tutte le imprese pubbliche, in particolare quelle che distribuiscono elettricità e acqua.

Por qual motivo deveríamos apoiar um governo que, com muita fadiga, vai conseguir poder garantir uma estável permanência na União Europeia, mantendo inalteradas todas as condições que destruíram a economia da Grécia? As poucas coisas feitas em favor do povo, tais como os cupons para dar um prato de sopa aos mais pobres, por exemplo, perdem seu valor humanitário diante das garantias que Alexis Tsipras deu à União Europeia, aos banqueiros, aos operadores da City e, sobretudo, à Confederação dos Empresários Gregos. Afinal, o que podemos esperar de um governo que se diz de esquerda, mas, na realidade, deixou inalterado o poderio dos grandes empresários gregos e das multinacionais?».

Un periodo che sarà estremamente positivo per il KKE (Partito Comunista Greco) e per la confederazione sindacale PAME, che oggi sono i veri avversari, ideologici e politici, del governo di Alex Tsipras.

Per questo, il segretario del KKE, Dimitris Koutsoumpas, ha dichiarato: «… Che cosa possiamo aspettarci da un governo che legittima un debito che non è stato creato a beneficio del popolo, ma solo per le banche? Possiamo contare su un governo che ha ridotto gli investimenti per trovare i soldi per i gruppi imprenditoriali e che non si è preoccupato di evitare la fuoriuscita di 20 miliardi di euro dalle banche della Grecia? Per quale motivo dovremmo sostenere un governo che, con molta fatica, sarà in grado di garantire una residenza stabile nell’Unione europea, mantenendo inalterate tutte le condizioni che hanno distrutto l’economia della Grecia? Le poche cose fatte per la gente, come i buoni per dare un piatto di minestra ai poveri, per esempio, perdono il loro valore umanitario di fronte alle garanzie che Alexis Tsipras ha dato all’Unione Europea, ai banchieri, agli operatori della City e, soprattutto, alla Confederazione degli Imprenditori Greci. Dopo tutto, che cosa possiamo aspettarci da un governo che si dice di sinistra, ma, in realtà, ha lasciato invariato il potere dei grandi imprenditori greci e delle multinazionali?».

Achille Lollo è un giornalista italiano, corrispondente di Brasil de Fato in Italia, curatore del programma televisivo “Quadrante Informativo” e colonnista di Correio da Ciudadania.

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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