Alle donne progressiste del mondo: aprite gli occhi sul Venezuela!

mujeres bolivarianeda donneinrosso.wordpress.com

Un messaggio della compagna Maritza Roquett, esponente del Movimento Participación Activa y Social del Venezuela, intervenuta alle celebrazioni del 70° anniversario della Federazione democratica internazionale delle donne (L’Avana, 1° dicembre 2015) in rappresentanza della vice presidente della Fdim per le Americhe, Elizabeth Tortosa.

Nel suo messaggio la compagna Roquett ha messo in evidenza l’attacco ideologico e mediatico al Venezuela bolivariano portato avanti dalla destra internazionale e da molti mass media occidentali. Tale attacco tende a far passare sotto silenzio le grandi conquiste sociali ottenute grazie alla Rivoluzione bolivariana e all’uso pubblico delle risorse naturali del Venezuela, a partire dal petrolio. Dietro l’attacco ideologico è facile quindi scorgere il desiderio delle grandi multinazionali di rimettere le mani sulle risorse naturali ed energetiche venezuelane.

A 70 anni dalla nascita della Fdim, fondata proprio per proteggere i deboli e i bambini, è oggi più che mai necessario che le donne progressiste di tutto il mondo prendano piena consapevolezza dei processi di emancipazione in corso in Venezuela ed esprimano in modo forte e chiaro la loro solidarietà e il loro sostegno alla Rivoluzione bolivariana e a tutta la grande trasformazione che sta investendo l’America Latina.

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Appello alla solidarietà internazionalista

Fermiamo la guerra contro i popoli! 

All’indomani delle manifestazioni di carattere fascista, razzista e filo imperialista dell’opposizione svoltesi domenica scorsa in Brasile, l’ex presidente Fernando Cardoso afferma che il governo è “illegittimo” e che la compagna presidentessa Dilma Roussef deve rinunciare al mandato che il popolo sovrano brasiliano nel suo diritto pieno e assoluto le ha concesso.

Taluni indigeni ecuadoriani, rappresentanti delle suggestioni più retrograde e corporative, distanti da quelle che sono le aspirazioni del movimento internazionale “La via campesina”, vero rappresentante – a livello globale – delle rivendicazioni popolari e sociali, di giustizia sociale, della maggioranza dei contadini in tutto il tricontinente, hanno radicalizzato le loro proteste con azioni violente che palesano le infiltrazioni tra loro di gruppi paramilitari.

Come se non bastasse, aumenta sempre di più la guerra a bassa intensità, vale a dire: la guerra mediatica, psicologica, economica e culturale contro i popoli lavoratori e i governi rivoluzionari, bolivariani e martiani, del Venezuela, di El Salvador, del Nicaragua, della Bolivia plurinazionale di Evo Morales e dell’Argentina di Cristina Kirchner.

Recentemente è stata diffusa la notizia da parte della Commissione Internazionale sui Diritti Umani (CIDH) che sta investigando in Messico sulla scomparsa di 43 studenti, figli della “meglio gioventù”, erede di quello spirito rivoluzionario e ribelle che sempre ha caratterizzato il movimento popolare messicano dai tempi di Emiliano Zapata e Pancho Villa, del furto e della distruzione delle principali prove che avrebbero potuto indirizzare gli inquirenti sui veri colpevoli di tale crimine.

La gioventù ribelle di tutto il mondo, i popoli lavoratori, non possono rimanere con le braccia incrociate dinanzi a tali politiche di ingerenza, verso la creazione di un secondo piano Condor in tutto l’emisfero occidentale, da parte della “Roma americana”, come la definiva José Martí, e di quelle oligarchie nazionali latinoamericane, gli epigoni di quella classe dominante santanderista che allora tradì i sogni di emancipazione sociale di Simón Bolívar e Manuelita Saenz.

Pertanto facciamo appello alla rete degli intellettuali e degli artisti in difesa dell’Umanità e ai movimenti progressisti e democratici, ai popoli di tutto il mondo, a coloro che hanno partecipato alle “Cumbres de los Pueblos”, ai governi rivoluzionari di Cuba socialista, della Repubblica Bolivariana del Venezuela, e più in generale ai popoli e ai governi membri dell’ALBA-TCP alla mobilitazione totale e permanente di tutti i veri democratici del mondo in difesa del processo bolivariano e martiano di una Patria Grande latinoamericana.

Chiediamo pertanto la convocazione urgente di una nuova “Cumbre de los Pueblos” da tenersi a Cuba per poter coordinare e contrastare questo vento reazionario e fascista che soffia in tutta l’America Latina e che fa tornare in mente un’epoca, quella del Condor, che mai più deve tornare in auge. 

ANROS Italia – ALBAinformazione per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli – Assadakah Napoli – Progetto CubainformAzione  

per adesioni: albaredazione@gmail.com 

Raul Capote eladversariocubano
Ronald Hernandez Torres – funcionario APS, Direccion Provincial de Salud Las Tunas presso MINSAP – CUBA
Roberto Pazmino – Alianza Pais Ecuador
Emilio Lambiase
Luis Antonio Silva-Acosta
Mara Sarango Paredes
Ciro Brescia
Alessandro Pagani
Francesco Guadagni
Fabrizio Verde
Antonio Cipolletta
Sergio Nessi
– Associazione di Amicizia Italia – Cuba di Bergamo – Italia

Indira Pineda Daudinot – Sociologa cubana
Mario Neri – Circulo Bolivariano Antonio Gramsci – Caracas
Ida Garberi – Cubadebate
Etten Carvallo – ilustradora CiudadCCS
Danilo Della Valle
Gabriela Pereira
– Alianza Pais Ecuador
Evelyn Donoso – Alianza Pais Ecuador

Cabello riceve una delegazione del Partito Comunista Cinese

chinavenezuelada Correo del Orinoco

Il viceministro del Dipartimento Internazionale, Zhou Li, ha consegnato un documento con le principali disposizioni adottate nell’ultima riunione del Comitato Centrale

Il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, ha ricevuto questo venerdì una delegazione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, guidata dal viceministro del Dipartimento Internazionale, Zhou Li, recatasi in Venezuela al fine di trasmettere informazioni sulla IV Sessione Plenaria del 18° Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, che ha avuto luogo lo scorso novembre nella nazione asiatica.

Il viceministro del Dipartimento Internazionale, Zhou Li, ha consegnato un documento con le principali disposizioni adottate nell’ultima riunione del Comitato Centrale, svoltasi in Cina lo scorso novembre.

Presenti per il Dipartimento Internazionale del Partito Comunista Cinese, la Direttrice Generale Fu Jie; la Direttrice del Bureau V Zeng Xiangwei; il Primo Segretario Qui Meng; Feng Yue Terzo Segretario dell’Ufficio Generale e Wang Xiaocui membro della delegazione.

Il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, ha ricevuto le disposizioni adottate in quest’importante Sessione Plenaria, e ringraziato il viceministro del Dipartimento Internazionale del Comitato del PC-cinese, Zhou Li, per i contributi contenuti nel documento che gli è stato consegnato.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Unisciti alla Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana!

¡Alerta que camina la espada de Bolívar por América Latina!

Hugo-Chavez1

da Rete nazionale Noi Saremo Tutto: City Strike (Genova) / Gagarin 61 (Teramo) / Insurgent City (Parma) / Mensa Occupata (Napoli) / Militant (Roma)

¡Que viva Venezuela! È una frase semplice, sicuramente poco analitica, ma rappresenta una necessità concreta e improrogabile. Si presta, inoltre, a considerazioni che vanno anche oltre il caso venezuelano: come Rete “Noi Saremo Tutto” abbiamo notato che negli ultimi anni la sinistra italiana – anche nella sua versione antagonista – presenta una difficoltà, che è quasi una reticenza, a difendere i Paesi antimperialisti e socialisti. I discorsi dei compagni sono spesso infarciti di “sì, però…”, “è vero, ma anche…” che si traducono in uno scarso impegno nella causa internazionalista. Ogni Paese ha il suo percorso, ed è possibile che commetta errori. D’altronde è solo facendo che si sbaglia, mentre il commentare seduti a una scrivania è un’attività piuttosto comoda e indolore, per quanto scarsamente utile. Il Venezuela è dal 1999 la patria di una rivoluzione che parte da molto tempo prima, dal sogno e dalla spada di Simón Bolívar. Soprattutto, dall’entusiasmo di un intero popolo, dall’entusiasmo dello stalliere che sellava il cavallo di Bolívar, come ebbe a scrivere Luis Sepúlveda.

Dal 1999 in poi il Venezuela ha conosciuto tutte le diverse tipologie di attacco neo-imperialista: veri e propri golpe militari – sventati dalla fedeltà del popolo venezuelano – guerre economiche, dissidenze interne foraggiate dai dollari, attacchi mediatici, tentativi di isolamento a livello internazionale e diplomatico. Gli Stati Uniti hanno tentato tutte le strade possibili per “normalizzare” il Venezuela, temendo che la Repubblica bolivariana potesse fungere da esempio per altri Paesi latinoamericani, come è puntualmente accaduto e continua ad accadere. Negli ultimi tempi, soprattutto dopo la morte del Comandante Chávez, la strada tentata è stata quella del “golpe suave”, con una destra che presentava il suo “volto pulito”, ma intanto organizzava un’offensiva armata che colpiva i chavisti, cioè le forze popolari. Si è trattato solo dell’ultimo tentativo di sovvertire la Repubblica Bolivariana e non è detto che sia quello definitivo. Non è detto, inoltre, che precluda un intervento militare vero e proprio, anche perché la recente strategia statunitense appare “multilivello”: creazione di una forte inflazione mediante meccanismi speculativi (così da scontentare la popolazione interna), costruzione di un clima di violenza per intimidire i chavisti e comunicare alla comunità internazionale l’opportunità di un intervento, rappresentazione mediatica totalmente in favore dei cosiddetti “ribelli”, in modo da rinforzare gli obiettivi dei primi due livelli.

La Repubblica Bolivariana come ha risposto a questi attacchi? Non cedendo mai alla tentazione di contrapporre violenza a violenza, cercando invece di mantenersi nell’alveo della legalità e della democrazia. Il Venezuela ha confidato nella fedeltà del popolo chavista e non ha mai chiesto al suo esercito di colpire gli oppositori politici, di introdurre uno stato di eccezione e di sospendere le libertà fondamentali. Il Presidente Maduro sa perfettamente che le forze imperialiste cercano appositamente un’escalation di violenza, così da poter giustificare uno di quegli “interventi umanitari” che abbiamo imparato a conoscere. Per questo motivo, nessuna violenza governativa e piena fiducia nella resistenza bolivariana!

Qui, però, entriamo in gioco noi, come militanti internazionalisti e anti-imperialisti: la costruzione di un forte fronte di mobilitazione in favore del Venezuela bolivariano e chavista renderebbe più forte la resistenza venezuelana e consiglierebbe all’imperialismo una maggior cautela. Per questo motivo lo scorso 29 giugno diverse decine di associazioni di solidarietà, collettivi politici e partiti si sono visti al centro sociale romano S.Cu.P. – Sport e Cultura Popolare, alla presenza della compagna Gladys Urbaneja Durán (ambasciatrice della Repubblica Bolivariana presso la FAO) del compagno Julián Isaías Rodríguez (ambasciatore della Repubblica Bolivariana in Italia) per costruire la prima Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, alla stregua di quanto già è attivo e funziona altrove (nel Paese Basco e in Francia, giusto per rimanere in Europa). Crediamo che un punto sia fondamentale: non serve l’ennesima sigla-contenitore di associazioni e collettivi che, in realtà, continuano a lavorare singolarmente e isolatamente. Quello che serve è un’effettiva rete di solidarietà che faccia un intervento incisivo intorno ad alcune direttrici: 1) contro-informazione necessaria ad annullare, quantomeno contenere, la “guerra mediatica” contro il governo bolivariano; 2) azioni concrete per ribadire il ruolo del Venezuela all’interno del socialismo del XXI secolo; 3) approfondimento del dibattito in corso in Venezuela e dei futuri sviluppi dell’Alba; 4) collegamento tra le esperienze latino-americane e gli altri contesti (i “Sud del mondo”) in cui il capitalismo globale estrae il plusvalore dalla produzione, al fine di indicare un modello possibile di emancipazione.

Lo abbiamo sempre detto e scritto: probabilmente il Venezuela non è (ancora) il paradiso del comunismo, sicuramente vive le sue contraddizioni e, nello specifico dei tempi attuali, sta conoscendo una transizione difficile, come testimoniato dalla recente lettera di Jorge Giordani, ministro per la Pianificazione. Siamo abituati a osservare e giudicare le vicende degli altri Paesi e degli altri compagni, proviamo a invertire la rotta e fare un minimo di autocritica. Ci troviamo di fronte a un bivio: lavorare per il consolidamento della Rivoluzione Bolivariana oppure comportarci da arguti commentatori politici, quelli con il ditino sempre alzato.

(VIDEO) Migranti italiani in Ungheria solidali con il Venezuela bolivariano

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